PARTE SECONDA STEFANIA (continued 2)
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— Mio Dio! Mio Dio! Povero signor Francesco! Signor Francesco! — Esclama la signora Eugenia, pallida a sua volta, tutta tremante, correndogli vicino per calmarlo, per reggergli la testa, per levarlo su diritto sul canapè.
— No, no, signor Francesco... Signor Francesco! Mi ascolti, la prego, la scongiuro, non faccia così, non si disperi così!
Il Roero continua ancora un pezzo a piangere, a singhiozzare, poi la signora Eugenia, a poco a poco, riesce a sollevarlo, a farlo sedere sul canapè. Allora egli la guarda cogli occhi ancor pieni di lacrime nel viso molle, ammaccato. Non può parlare: le prende e le stringe una mano come per domandarle perdono.
— Pianga pure, signor Francesco. Pianga, finchè si sente di piangere. Si sfoghi con me, liberamente. Può essere sicuro del mio cuore, della mia amicizia e della mia segretezza. Faccia con me come con una sorella... con una mamma. Vede? — E passa la piccola mano sui capelli, — potrei proprio essere la sua mamma!
Il giovine le stringe ancora l'altra mano che teneva sempre fra le sue, poi si china e gliela bacia.
— Grazie, signora Eugenia. Adesso... passerà. Creda pure, passerà. Soltanto mi dica, la prego, che cosa le ha detto l'Olivieri? Mi dica tutto.
— Mi ha detto soltanto del dispiacere per la sua freddezza, per il suo mutamento. Il resto... io lo sapevo già dagli altri.
— E... gli altri che cosa le hanno raccontato?
— Niente che le faccia torto. Se lei ha amato, se ama fortemente, con tutta la sua passione, ciò non fa torto a lei; farà torto invece... a quella persona che non ha saputo comprenderla e apprezzarla.
E la signora Eugenia, così severa e scrupolosa con sè stessa, si lascia trasportare e dimentica il povero don Giulio e la morale, per condannare in cuor suo la baronessa Stefania che non ha saputo apprezzare ed amare quel bel giovine così innamorato che si dispera per lei.
Il Roero per il bisogno di giustificarsi o di sfogarsi comincia a parlare, a raccontare, ma soltanto di sè, del suo accecamento, delle sue follie, delle sue speranze, dei suoi disinganni, accennando appena a «quella persona» con molto riserbo e con molta delicatezza, riuscendo così ad interessare e a commuovere più vivamente la signora Eugenia che attenta, ansiosa, più che ascoltare, assiste, per la prima volta in sua vita, allo svolgersi di una scena d'amore vera, viva, palpitante.
Eppure... Eppure com'è bello l'amore anche visto fra le lacrime!
La signora Eugenia ascolta, ascolta, e sospira a sua volta e anche le sue pupille luccicano tremolanti... forse non solo di pietà verso il giovine infelice; forse anche per un intimo, inconsapevole rimpianto...
Albeggia... Il Roero continua a parlare, a parlare, a raccontare, a ripetersi, ma sempre ascoltato intensamente, ansiosamente.
— Si faccia coraggio, si consoli, — gli dice la signora Eugenia. — Il dolore ha pure la sua bellezza; ha in sè un gran fascino. Ritempra, fa del bene. Una vita trascorsa senza soffrire, come lei soffre in questo momento, è una vita inutile e vuota. E nel dolore che vibrano più forti tutte le nostre fibre. Oh, benedette le lacrime, benedette queste sue lacrime!... Sono come la pioggia che rende il sole benefico e più sfolgorante. Coraggio, coraggio e vedrà! Ritornerà presto a lavorare, a scrivere e con che lena, con che ardore!... Quante nuove forze troverà in sè! Quanta nuova e dolce poesia!... Quanta indulgenza per gli altri; quanta bontà! Vedrà, dopo aver sofferto, come la sua intelligenza si farà più pura e più sensibile, come il suo occhio penetrerà più acuto nell'anima e nella vita. L'ingegno si nutrisce di dolore; i felici non hanno mai fatto niente di grande!
La signora Eugenia si sente vincere, quasi soffocare, da un orgasmo, da una commozione nuova, strana. Esita un istante, ha un tremito, una piccola scossa nervosa, poi ripiglia con impeto:
— Perchè no?... Ormai, alla mia età, posso dir tutto; posso confessarmi anch'io... Ebbene, sa? Questo suo dolore, invece di rattristarmi, di sbigottirmi, suscita in me l'amarezza, il rimpianto di non aver anch'io sofferto... così; di aver trascorsa tutta la mia esistenza, di esser diventata vecchia da vera stupida, senza... senza aver amato.
E al chiarore della lucerna, che ormai illanguidisce confondendosi con quello del giorno, il Roero vede il bel volto arrossire, farsi di fuoco, fin sulla fronte limpida, senza una ruga, fino alla radice dei bei capelli bianchi.