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Il libro di Sidrach

IL LIBRO DI SIDRAC (continued 6)

Reading edition

Cap. CCCCXXXII. (1370)

Se lo novero falla in Iupiter, quello giorno conpera oro e argento e metallo e ferro. Non conperare drappi nè sottile avere. Conpera per guadagnare. Bestie cavalline non conperare. Pesci non mangiare (1371). Cominciare puoi viaggi in terra. Conpagnie con tutte le genti lo giorno sicuramente puoi fare. Non ti menomare sangue lo giorno. Sicuramente piglia medicina. Battaglia lo giorno non cominciare. Inanzi giudicio e inanzi signore sicuramente poi andare. Se voi volete sapere di persona malata, guarrà, similemente di persona che è innaverata. Quelli che è in distretta tosto dilibero sarà. Lo giorno puoi vestire roba nuova, e cavalcare sicuramente, e montare in albore e in altro. E se tu ài amico, lo giorno ti puoi fidare, e discoprire lo tuo segreto. E lo vostro disio voi l'avrete. Lo giorno puoi fare tutte medicine del tuo corpo. Se voi volete sapere di persona ch'è morsa di serpente o di bestia arrabiata, non avrà niuno male. Se voi volete sapere di persona che è in viaggio, con grande allegrezza ritornerà. E se voi volete sapere di signore novello, con grande onore la sua signoria manterrà. Se l'uomo vi dee dare moneta, sicuramente lo giorno ricevete. Se voi volete prestare, sicuramente prestate. Se voi volete sapere di bestia malata, sicuramente ella guarirà. Lo giorno i fanciulli metti ad aparare arte, che bene anderà. Se voi volete sapere di femina gravida, sanza pericolo partorirà.

Cap. CCCCXXXIII. (1372)

Se 'l numero falla inverso il giorno (1373), tu ti dei guardare di molte cose di vendere, e di conperare tutto sottile avere, nè oro nè argento nè metallo nè ferro. Arme vendi; e compera sicuramente bestie cavalline; nè bestie da mangiare per guadagnare. Lo giorno non conperare grano, nè vendere drappo. Lo giorno non ti intramettere in niuno edificamento. Non fare lo giorno viaggio in terra nè in acqua. Non fare conpagnia nè con mercatante, nè con uomo d'arte. Con uomo d'arme non avere a fare. Isposare moglie (1374) nè giacere con pulcella non fare. Lo giorno sicuramente medicina piglia. Battaglia non fare. Lo giorno sicuramente fa incominciare (1375) città e castella, che a capo verrai. A giudicamento sicuramente va, ma troppo non apellare (1376). Cosa perduta non si troverà. Sangue lo giorno non ti menovare. Se voi volete sapere di persona malata, a grande pericolo sarà. Sicuramente lo giorno ti guarda di fare roba nuova (1377). Lo giorno sicuramente tutte cose che apartengono a fatto d'arme sicuramente fa. Lo giorno guarda lo tuo seguito; non dire a niuno lo tuo disio (1378). Lo giorno non pigliare niuna medicina. Se voi volete sapere di persona ch'è morsa di serpente o di bestia arrabiata, a grande pericolo sarà. Se voi volete sapere di persona che è in viaggio, a pena verrà che non gli venga grande dannaggio (1379). Se voi volete sapere di signore novello, in che tornerà lo suo fatto, e egli staràe molto in guerra, e al didietro monterà (1380) i suoi nimici; e durerà (1381) in grande signoria intorno di VIII anni. Se voi avete a domandare, lo giorno non domandate nulla. Bestia malata guarrà. Lo giorno non vendere nimica possessioni. Lo giorno metti fanciulli a 'nprendere fatti d'arte, che in bene anderà. Se voi volete sapere di persona gravida, a grande pericolo partorirà.

Cap. CCCCXXXIIII. (1382)

Se il novero falla nel sole, quello giorno potete sicuramente vendere e conperare. Drapi di lana, possessioni, vendere lo giorno e comperare sicuramente. Tutti edificamenti puoi lo giorno edificare. Viaggi per terra e per acqua sicuramente comincia. Lo giorno sicuramente ti menova sangue. Battaglie e asediamento di terra sicuramente potete fare. Inanzi a signoria sicuramente (1383), e dalla sua parte diritta istà. Cosa perduta si ritroverrà. Se voi volete sapere di persona malata, ella guarrà; e simigliantemente s'ella è innaverata. Lo giorno potete vestire roba nuova, cavalcare bestia d'ogni lato (1384), ma non montare a cavallo dall'alto (1385). Non passare grande acqua a cavallo. Voi avrete lo vostro disio per signorie. Morso di serpente, niuno male avrà, se non che grieve sarà, e in grande pericolo di morte. Quelli che è in viaggio a grande gioia verrà. Fanciullo puoi mettere e tutte arti. Vostra visione in bene averrà. Femmina pregna con grande pericolo partorirà.

Cap. CCCCXXXV. (1386)

Se il novero falla in Venus, quello giorno vi sarà contrario in tutte le cose, infino a mezzo giorno. E da mezzo giorno inanzi guardati di comperare nè di vendere nè oro nè argento nè bestie menute nè grandi; e tutte l'altre cose vendi sicuramente. Non conperare quello giorno edificamento conpiuto. Medicina lo giorno piglia sicuramente. Battaglia nè asediamento di terra la mattina insino a mezzo giorno non farai; e da mezzo giorno inanzi sicuramente puoi fare. Cosa perduta si troverrà, con grande travaglio. Se voi volete sapore di persone inaverate, con grande travaglio in pericolo di morte serà. Quelli che è tenuto su libro presentemente sarà (1387). Se voi volete sapere di persona che sia morsa da serpente o da bestia arrabiata, ella guarirà e alcuno male non avrà. Persona che è caduta da alto in grande pericolo sarà. Se voi volete sapere di persona che è in viaggio, tardi verrà, ma in grande allegreza poi verrà. Se voi volete sapere di signore novello, per femina si consumerà. Con femina lo giorno non t'acostare. E femina pregna a gran pena partorirà.

Cap. CCCCXXXVI. (1388)

Se lo novero falla in Mercurio, lo giorno ti guarda di vendere e di conperare tutte cose per guadagnare. Lo giorno puoi cominciare viaggio. Lo giorno non entrare di conpagnia di piccolo uomo (1389). Lo giorno ti guarda bene. Sposa moglie (1390). Lo giorno sicuramente isciemerati sangue. Non fare battaglie. Asediamenti lo giorno comincia. Cosa perduta tosto ritroverrai. Se voi volete sapere di persona malata, in grande pericolo sarà; e se ella è innaverata, guarrà. Fanciullo lo giorno non mettere a niuna arte. Se puoi, conpera possessione. Femina gravida con grande pericolo partorirà (1391).

Cap. CCCCXXXVII. (1392)

Per le due cose che si chiamano caput e cauda, e per lo sole e per la luna e per gli segni che trascorrono nei loro camini, quando la luna iscontra col sole, allora toglie brunore della terra, e toglie lo chiarore (1393).

[[Figura: Ruota della stonomia]]
[[Figura: Ruota della stonomia]]
[[Figura: Caput e cauda]]
[[Figura: Caput e cauda]]

ARIES

LEO

SAGITTARIO.

Sono di natura di fuoco, e sono orientali.

TAURUS

VIRGO

CAPICORNIO.

Si sono di natura di terra, si sono meridionali

GEMINI

LIBRA

AQUARIO.

Questi sono di natura di vento, e sono occidentali.

CANCER

SCORPIO

PISCES.

Questi sono di natura d'acque, e sono settentrionali

Cap. CCCCXXXVIII. (1394)

Per la ruota della stonomia e per la natura (1395) del fanciullo può l'uomo sapere cio ch'egli avrà intera (1396) la sua vita. Che lo giorno e la notte àe XXIIII ore, e ciascuna ora è MLXXX punti; e ciascuno punto può nasciere una persona, che non si somiglierebono del tutto, e s'egli (1397) si somigliassero d'alcuna cosa, di richeza o di povertà o di morte o di malizia, e di cogitazioni e di volontà o d'alcuna altra cosa; chè le diferenze sono pure visibili e non visibili. E se alcuna persona avesse in cuore alcuna cogitazione, o di segnale (1398), dentro e di fuori, conciosiacosa ch'egli fosse piccolo come una punta d'ago; e un'altra persona no' l'avesse in sè, egli non sono mica d'una maniera. Se tre uomini fossono d'una volontà e d'uno godere e d'una maniera, e che di tutte cose si somigliassono, e uno avesse uno piccolo segnale al petto, gli altri noll'avessero, anzi l'avessero alla spalla o in altro luogo, dunque non si somiglierebono tra loro, che alcuna diferenza non avesse tra loro. Perciò in uno punto del giorno e della notte nascono due criature, già perciò non si somiglierebono del tutto. E perciò sono le diferenze de' punti delle XXIIII ore. E perciò Idio volle che niuno uomo sapesse quello ch'egli sapea; ma egli comandò bene che uomo sapesse alcuna cosa. E le cose che l'uomo non potesse sapere nè ritenere, egli le riceve (1399) in lui; e da sè niuno le potesse sapere, se non egli, e quelli a cu' egli comanderà lo suo comandamento, ch'egli lo saprà, cio è a sapere le cogitazioni e i pensieri e la volontà e la morte e l'ore e punti e le diferenzie delle creature, e molte altre cose, che niuno le puote sapere, se non Iddio e quelli che egli vuole che le sappiano. Gli angioli no' le possono sapere, se non per la volontà di Dio. Ma bene ci à egli dato per la sua misericordia iscienzia di sapere dell'altre cose che sono avenire, e di ciò che averrà a una persona, per questa arte. E volle Iddio e degniò che noi la sapessimo; così com'egli aprese per lo suo angelo a Giafet lo figliuolo di Noè. E se tu vorrai sapere che averrà a una persona, in tutta sua vita, in sua natura (1400), lo potrai sapere.

Cap. CCCCXXXVIIII. (1401)

Quando la femina partorisce inanzi lo suo partorire d'uno giorno o di più, tu inchinerai lo tuo cuore verso Dio e la tua pensata verso tutta gente (1402); e ti terrai netto di tuo corpo e di tutti peccati e di follia. E in su questa maniera ti terrai infino al partorire. E priega Dio, di buon cuore, che ti dia asapere dell'essere di quella criatura. E a quella ora che la femina vorrà partorire tu sarai in disparte, in un altro luogo, ove tu potrai udire l'affare, gli gridi ch'ella farà (1403); e si avrai la tua ruota in uno luogo presso di te; e arai apostata una persona, che ti gridi o faccia cenno in quello punto. Tu alluminerai la candela ch'è di sopra alla ruota, e in sulla pianeta ove lo chiarore discienderà, quella sarà la pianeta del fanciullo. Quello capitolo di quella pianeta potrai sapere, e il fatto di quello fanciullo; e ciò che sarà di lui discienderà sopra la pianeta. E quando tu avrai fatto accendere la candela ne la ruota, fa' alungare tutti gli altri lumi, per meglio vedere lo chiarore della candela della tua ruota. E se lo lume tocca in due pianete, la natura del fanciullo sarà in quello che lo lume avrà più toccato. E se tu vuogli sapere lo contradio del fanciullo, tu lo potrai sapere.

Cap. CCCCXXXX. (1404)

Per gli segni che saranno in quella ora e incontro a quella pianeta, ove lo chiarore discienderà sopra lei; che altresì come le pianete si volgono in cielo, altressì si volgono i segni, e molto più tosto.

Cap. CCCCXXXXI. (1405)

Quando tu fedirai la ruota d'una mano, per fare lo suo torno, e tu falli (1406), e se tu la fiedi e ella non si volgie, non ti travagliare più in quello fanciullo (1407). E se ella torna al primo colpo, nolla fedire più. E se voi volete conoscere la pianeta del fanciullo, prendete gli punti della pianeta; e pigliate lo nome del giorno e del mese in che lo fanciullo è nato; e pigliate i punti che sono sopra le lettere; e ciascuno punto mette una volta. E se lo fanciullo è nato da prima sera infino alla mezza notte, si sarà contato del giorno che dee entrare; e altrettale conta del mese e della luna. E quando voi averete presi i punti della pianeta e i punti del mese e i punti del giorno, tu farai di tutti una somma; e li nomeri disparte (1408) tu abatterai, sicchè rimangano pari; e poi abbatterai XV; e poi fa' li punti de' segni, e abbattine VII; e lo rimanente conta VII a VII, sopra gli XII segni, e si comincerai da Virgo; e in quello segno sarà incontrata la pianeta del fanciullo, al punto di sua natura. E per quello segno potrai conoscere l'arte e i punti da sua natura, e la contrario, e la vita che sarà del fanciullo; che per lo segno corre l'arte e li punti e la vita e lo contrario, e lo segnale di tutte le criature, secondo lo 'ncontramento di sua pianeta, che sarà al punto di sua natura; e tutte cose della persona come della pianeta.

Cap. CCCCXXXXII. (1409)

Se tu vuogli conoscere l'essere d'una persona, che tu non sia istato al suo nasciere, e conosciere grande partita di quello che sarà di lei, piglia lo suo diritto nome, e quello della sua madre, e li nomi delle VII pianete, e pigliate i punti, e i punti delle lettere per ciascuna lettera una volta; e contate tutti gli punti che voi pigliate per decine, VII a VII; e ciò che dimora (1410), si abatte. E poi contate lo settimo per decine altra volta; e ciò che iscanperà, si abatte. E poi fate delle decine una somma, e si abattete di loro VII; e lo rimanente contate sopra li XII segni; e cominciate a Capicornio, e contateli VII a VII. E là ove finirà quello segno, si pigliate lo nome di quello segno, e per ciascuna lettera una volta; e piglia li punti medesimi che sono di quello detto segno, e tutti i punti che tu ài abattuti, e fa una somma, e conta sopra le VII pianete una a una, e comincia a Saturno. E là ove gli punti falleranno, quella pianeta è di quella persona; e al capitolo di quella pianeta conoscierai l'essere di quella persona. E se tu vorrai conosciere lo segno, leggi tutti gli segni di quella pianeta; e quello che toccherà più a sua maniera e al suo fatto, quello sarà lo suo segno.

Queste sono le lettere e gli loro punti:

XII. X. XIIII. L. LI. XI. II. XLVI. V. VI. XI. X. VIIII. XXI. XLIIII. IIII. VIII. III. X. VIIII. IIII. LVIII. XIII. II. — A B C D E F G H I K L M N O P Q R S T V X Y. —

Queste sono le pianete e li loro punti, sopra loro, per ragione ordinati:

XI VIIII XX XVIII

SATURNUSIUPITERMARSSOL

XVI XIII VII

VENUSMERCURIUSLUNA.

Questi sono gli segni e gli loro punti sopra loro:

XV X VIII XXIII

ARIES,TAURUS,GEMINI,CANCER,

XII XVII XIIII XVIII

LEO,VIRGO,LIBRA,SCORPIO,

VIIII XXXI XIII

SAGITARIO,CAPICORNIO,AQUARIO,

XVII

PISCIES.

Questi sono gli vii capitoli delle vii pianete:

Cap. CCCCXLIII.

Saturno inprimamente.

Fanciullo ch'è nato in quella (1411), egli saràe noioso garzone a nutricare; e sarà in pericolo d'essere infermo in sua gioventudine. Egli crescerà in bene; e averà forte malattia; e sarà folle garzone. E quand'egli passerà gli IIII anni, egli sarà pauroso e codardo; e da X anni insino a XIIII, sarà in pericolo d'annegare in acqua; e da XXV anni innanzi venture (1412) averà in bestie cavalline. E si sarà grande uomo bruno, con grande barba; e piglierà in sua vita tre mogli: l'una sarà pulcella e l'altra no. E sarà malinconoso; e spesso perderà e spesso guadagnerà. E sarà amato da uno grande signore sanza profitto; e sarà odiato da' suoi parenti. E sarà grande manicatore e piccolo bevitore; e sarà troppo frettoloso; e amerà di fare servigio alle genti. Volentieri udirà novelle, volentieri l'ascolterà. Amerà la moneta, e sarà cupido e scarso; e spesso si muterà d'un luogo in un altro; e non avrà ventura di conpagnia. E sarà di buono pentimento; e dotterà li suoi nimici; e sarà molto lusurioso; e avrà aversità in sua vita; e perderà sangue di suo corpo di ghiado (1413). Le collere nere signoregeranno lo suo corpo. Le vivande agre gli faranno male. Dotterà troppo lo freddo. Lo migliore giorno della settimana si sarà la domenica; e de' mesi, lo settenbre; e de' colori, lo vestimento biadetto.

Cap. CCCCXLIIII.

Lo re domanda: se Aries è stato contrario alla sua pianeta che sarà? Sidrac risponde:

Se Aries lo primo segno è contrario alla sua pianeta, al punto di sua natura, egli morrà piccolo fanciullo. Se Saturno è stato, egli averà arte di lavoro di terra; e fia rubello (1414) uomo, ma povero sarà; e avrà segno nel ventre, e sarà in pericolo di bestie. E se egli di questo scanpa, egli viverà lungamente.

Cap. CCCCXLV.

Lo re domanda: se Gemini è stato che sarà? Sidrac risponde:

Se Gemini è stato, sarà in pericolo d'acqua; e se egli di questo scanpa, viverà brieve tempo. Se Cancer v'è stato, elli diventerà contratto, e non avrà niuna arte. Se Leo v'è stato, egli sarà uomo d'arme; e sarà comunale cogli altri uomini; e avrà segno nel collo; e sarà in pericolo di morte d'arme; e se di questo scanperà, viverà lungamente. Se Virgo sarà, egli morrà piccolo fanciullo. Se Libra v'è stato, egli avrà arte di stormenti. Se Scorpio v'è stato, egli averà arte di ferro, e sarà povero uomo. Se Capicornio v'è stato, egli avrà arte d'agora (1415), e avrà segno nel volto, e morrà giovane. Se Aquario v'è stato, sarà lavoratore di terra, e avrà segno nella mano. Se Pisces v'è stato, egli avrà arte d'andare e di vienire. E se la creatura è femmina, tutto in questa gli averrà.

Cap. CCCCXLVI.

Lo re domanda: che sarà del fanciullo se Aries è stato contra a Iuppiter? Sidrac risponde:

Lo fanciullo che sarà nato in questa pianeta sarà fello garzone, e avrà grande malattie, e scamperà di morte; e da XVIIII anni infino a XXVIII sarà fedito di tre fedite, e perderà molto sangue; e da XX anni infino a XL sarà fedito di V fedite. E sarà di grandi mali incolpato. E sarà grande uomo rosso; e avrà occhi neri, e male ne' denti (1416); e si frammetterà tra grandi signori, e averà onore e prode di loro. E sarà sottile e coperto (1417). E piglierà due mogli, e amendue vedove. Se Aries lo primo segno è stato contra la sua pianeta, al punto di sua natura, sarà ricco uomo, e venderà e conperrà; e fia in pericolo; se di questo scanpa, viverà comunale tenpo. Se Taurus vi fia istato, egli averàe arte di ferro, e sarà povero uomo; e avrà segno nel collo; e avrà pericoli di fuoco; e se di questo canperà, viverà comunal tenpo. Se Gemini v'è stato, avrà arte di tessere (1418), e sarà ricco uomo; e avrà segnale nel volto; e sarà in pericolo di pietra (1419); e se di questo scampa, viverà poco. Se Cancer v'è stato, egli sarà possente uomo; e avrà segno nel capo; e sarà in pericolo d'acqua; e se di questo scanpa, viverà lungo tempo. Se Leo v'è stato, egli sarà ronpitore di pietre (1420); e avrà segnale nel collo; e avrà pericolo di cadere dirupo (1421); e se di questo scanpa, viverà comunal tenpo. Se Virgo v'è stata, egli avrà arte di lettera; e sarà savio uomo; e avrà segno nella coscia; e avrà pericolo d'acqua; e se di questo scanpa, viverà gran tenpo. Se Libra v'è stata, egli avrà arte di colori; e fia comunale uomo di persona; e sarà in pericolo d'essere magagnato; e se di questo scanpa, viverà lungo tenpo. Se Scorpio v'è stato, egli averà segno al bellico, e viverà poco. Se Sagittario v'è stato, egli sarà maestro d'ascia; e sarà ricco; e avrà segno nella gota. Se Capicornio v'è stato, egli morrà giovane fanciullo, e avrà segno nelle giunte, e sarà bello garzone. Se Pisces v'è stato, egli sarà barattiere e trincatore (1422); e sarà povero uomo; e avrà segno nella gola; e avrà pericolo di morire subito (1423); e se di questo egli canpa, viverà lungo tenpo. E s'ell'è creatura femmina, in questo mondo sarà lo suo essere in tutte cose che a femina apartiene.

Cap. CCCCXLVII.

Lo re domanda: che sarà del fanciullo se Aries è stato contro alla sua pianeta, e Iupiter al punto della sua natività? Sidrac risponde:

Lo garzone che è nato in questa pianeta, egli sarà comunale garzone a nudrire; e da VII anni inanzi avrà grande malatie, infino a XVI anni. Sarà savio garzone; e avrà ventura di vendere e di conperare; e sarà bello uomo e bianco e ritondo; e amerassi di portare (1424) nettamente; e dotterà troppo signoria. Lo suo essere migliorerà tuttavia in riccheza. Egli troverrà avere sotterra; e sarà amato da femmina e da' suoi. E sarà di grandi pensieri, e piccolo mangiatore e leggiere; e non amerà nimica troppo lo servigio del suo Dio. Spesse volte si muterà d'uno luogo in uno altro. E avrà una sola moglie in sua vita; e avrà molti fanciulli; e sarà di belle parole e di belle risposte; e sarà pauroso, e molto lusurioso. Le femmine signoreggieranno lo suo corpo. Le vivande agre gli saranno contrarie. Lo migliore giorno della settimana gli sarà lunedì; e de' mesi il giugno; e del vestire il bianco.

Cap. CCCCXLVIII.

Lo re domanda: che sarà del fanciullo se Aries è stato contrario? Sidrac risponde:

Se Aries lo primo segno fia istato contro alla sua pianeta, al punto di sua natura (1425), egli avrà arte di vendere e di conperare, e sarà ricco uomo; e avrà segno nel ventre; e sarà in pericolo d'acqua; e se egli di questo scanpa, viverà grande tenpo. Se Taurus v'è stato, egli averàe arte di cuoi; e sarà povero uomo; e avrà segno nel collo; e sarà in pericolo di signoria; e se di questo iscanpa, viverà lungo tenpo. Se Gemini vi fia istato, egli avrà arte di lettera e di penna; e saràe molto savio uomo e ricco e di grande podere; e avrà segno nel braccio; e avrà pericolo d'acqua; e se di questo scanpa, viverà brieve tenpo. Se Cancer vi fia istato, egli sarà grande uomo possente: e avrà segno nelle reni; e sarà in pericolo di morte d'arme; e se di questo scanpa, viverà gran tenpo. Se Leo v'è stato, egli avrà arte d'arme; e sarà povero uomo e ardito; e avrà segno presso del fermamento (1426); e sarà in pericolo di morte di colpo di bestia; e se di questo scanpa, viverà brieve tenpo. Se Virgo fie stata, egli avrà piccoli figliuoli (1427). Se Libra fia stata, egli avrà arte di stormenti; e sarà ricco uomo; e avrà segno nel bellico; e fia in pericolo di signoria; e se di questo scanpa, viverà lungo tenpo. Se Scorpio v'è stato, egli avrà arte di ferro; e fia povero uomo; e avrà segno nella natica; e sarà in pericolo di cadere da alto; e se di questo scanpa, viverà brieve tenpo. Se Capicornio v'è stato, egli avrà arte d'agora; e fia povero uomo; e avrà segno nel volto; e sarà in pericolo d'essere magagnato; e morrà giovane. Se Aquario v'è stato, egli sarà lavoratore di terra; e sarà povero uomo; e morrà giovane sanza niuno pericolo; e avrà segno nelle mani. Se Piscies fia istato, egli avrà arte d'andare e di venire; e sarà comunale uomo di podere; e avrà segno al bellico; e sarà in pericolo d'acqua; e se di questo scanpa, viverà gran tenpo. E se la criatura è femmina, tutto altressì a questa ragione fia di questa natura, cioè di quello che apartiene a fatto di femmina.

Cap. CCCCXLVIIII.

Lo re domanda della natura del garzone (1428). Sidrac risponde:

Lo fanciullo ch'è nato (1429) in questa pianeta sarà buon fanciullo, di buona aria a nodrire; e avrà grande malizia nella sua gioventudine. Di X anni sarà umile fanciullo, e amerà lo suo Iddio e lo suo comandamento, e sarà di buone parole e di buona iscienzia. E sarà lungo uomo e bianco; e non averà moglie in tutta la sua vita; e non amerà lo peccato; e fia casto; e piccolo mangiatore e piccolo bevitore. Lo migliore giorno della settimana gli fia lo martedì; e de' mesi lo maggio. Le collere gialle signoreggieranno lo suo corpo. E de' vestimenti gli sarà lo biadetto migliore.

Cap. CCCCL.

Lo re domanda: che sarà dal fanciullo se Aries è stato contro a Sol? Sidrac risponde:

Se Aries lo primo segno è stato contro la sua pianeta, al punto della sua natura, egli sarà possente uomo e grande, cioè signore; e avrà segno nel ventre; e sarà in pericolo d'arme; e se di questo scanpa, viverà gran tenpo. Se Taurus fia stato, egli non toccherà nimica gli VII anni. Se Gemini fia stato, egli avrà arte di vendere e di conperare; e non avrà niuno pericolo; e sarà ricco uomo; e avrà segno nella gamba; e viverà assai. Se Cancer fia istata, egli viverà piccolo garzone. Se Leo fia stato, egli sarà uomo d'arme; e avrà segno nel collo. Se Virgo fia stata, egli avrà segno nel volto; e in pericolo d'acqua, e se di questo scampa, viverà lungamente. Se Libra fia stata, egli avrà arte di bilancie; e fia ricco uomo; e morrà sanza niuno pericolo (1430); e avrà segno nel membro. Se Sagittario fia stato, egli avrà arte di legname; e sarà ricco uomo; e avrà segno nella coscia o sopra il pettignone; sarà in pericolo d'essere vocolo; e viverà lungamente. Se Capicornio fia istato, egli avrà arte di lettera; e morrà giovane; e sarà povero uomo; e avrà segno al petto. Se Sagittario fia istato, egli avrà arte di tessere; e fia ricco uomo e comunale. Se Pisces fia istato, egli avrà arte di lettera; e sarà molto possente uomo, e onorato; e avrà segno al braccio. E se la criatura fia femina, tutto altressì averrà a questa medesima ragione, a ciò che a femina s'apartiene.

Cap. CCCCLI.

Lo re domanda: che sarà del fanciullo nato in Mercurio, che ne dice elli? Sidrac risponde:

Lo fanciullo che è nato in questa pianeta sarà amato in sua piccolezza dalla gente; e sarà avenente, e di buona notricatura. E poi diventerà orgoglioso e maldicente; e sarà fedito di lancia per la sua lingua; e sarà scarso e cupido. E piglierà una femmina in sua vita, e avrà due fanciulli. E sarà di male parole e di mali pensieri. Le collere gialle signoreggieranno lo suo corpo. E di vestimenti gli sarà buono il verde; lo migliore giorno della settimana gli sarà lo giovedì; e lo migliore mese dell'anno gli sarà febraio.

Cap. CCCCLII.

Lo re domanda: che sarà del garzone, che ne dice Mercurio (1431)? Sidrac risponde:

Lo fanciullo ch'è nato in questa pianeta egli sarà comunale a nudrire (1432); e sarà in pericolo di cadere in fuoco; e se di questo scanpa, egli sarà bello fanciullo, insino a otto anni; e poi insino a XIIII anni avrà grande malatie. Le flemme nere signoregeranno lo suo corpo, le vivande agre gli saranno contrarie; gli vestimenti bianchi gli saranno buoni; lo migliore giorno della settimana gli sarà lo venerdì; e de' mesi l'ottobre. Se Aries lo primo segno è stato contro alla sua pianeta, al punto del suo nascimento, egli avrà arte di bilancie; e sarà ricco uomo; e avrà segno nel petto; e viverà lungamente.

Cap. CCCCLIII.

Lo re domanda: che dice la Luna del fanciullo? Sidrac risponde:

Lo fanciullo che è nato in questa pianeta egli sarà noioso garzone a nodrire; e sarà sano garzone infino a XV anni; fino a XXII sarà tuttavia malato; e sarà lungo e bianco e cupido; e avrà malvagio istomaco; e porterà la sua vita orgogliosamente. Le vivande agre gli faranno prode; lo migliore giorno della settimana gli sarà il sabato; e de' mesi il dicenbre. Se Aries lo primo è stato contro la sua pianeta, al punto della sua natività, egli sarà ricco uomo; e avrà segno al pettignone; e sarà in pericolo di morte, in fuoco; e se di questo scanpa, e' viverà lungamente. Se Taurus fia istato, egli sarà possente uomo, e avrà pericolo d'essere contratto; e viverà lungamente. Se Gemini fia stato, egli avrà arte di lettera; e sarà possente uomo d'altezza; e avrà segno nella poppa; e viverà comunal tenpo sanza pericolo. Se Cancer fia istato, morrà povero uomo, lavoratore di terra; e fia malfattore; e viverà molto. Se Virgo fia istato, egli avrà arte d'agora; e avrà segno agli orecchi; e sarà in pericolo d'acqua; e se di questo scanpa, viverà brieve termine. Se Libra fia stata, egli avrà arte di ferro e di fuoco; e sarà povero uomo; e avrà segno nella gola; e viverà lungamente. Se Scorpio fia istato, egli sarà rubatore e malfattore; e avrà segno nel ventre; e sarà in pericolo d'essere inpiccato; e se di ciò scanpa, viverà lungamente. Se Sagitario fia stato, egli avrà arte di cuoio; e avrà segno nel volto; e avrà pericolo di bestia; e se di ciò iscampa, viverà lungamente. Se Aquario fia stato, egli avrà arte di vendere e di conperare; e sarà in pericolo d'acqua; e se di questo scanpa, viverà comunal tenpo. Se Pisces fia istato, egli avrà arte di legname; e avrà segno alle natiche; sanza niuno pericolo viverà brieve tenpo. E se la criatura è femina, lo suo essere fia in quella medesima ragione, di tutto ciò che apartiene a fatto di femina.

Cap. CCCCLIIII.

Lo re domanda: di quante maniere e di quante virtù sono lo pietre preziose, e ove si trovano? Sidrac risponde:

Sarde (1433) e granate e lamandine (1434) e giaconte (1435) sono contate insieme (1436). Ma le giaconte ànno la vertù di tutte queste pietre. Ella dà colore gentile e vermiglio; e fa l'uomo giocoso, e diventare giovane e leale; e fa all'uomo dimenticare lo suo contrario; e non teme niuno tosco nè veleno di mala bestia. Quelli che porta questa pietra può passare per luoghi pericolosi. E lealmente lo ricolgono gli osti in albergo. E quand'elli domanda cosa ove egli àe ragione, la sua ragione gli darà dirittamente (1437).

Cap. CCCCLV.

Lo re domanda: che à a fare lo topazio (1438)? Sidrac risponde:

Topazio è di giallo colore, e è d'una maniera d'oriente e d'arabo, e sono gli migliori topazi. Egli guarisce e rifreda d'una malizia che à nome fie (1439). Chi è segnato di topazio, già più non crescerà la sua malizia. Topazio ritrae alla luna, e piglia simiglianza (1440). Quando la luna è laida e piovosa (1441), si è questa pietra torbida; quando la luna è bella, si è questa pietra più bella e più chiara e di migliore colore. Chi porta questa pietra, ama di portare lo suo corpo nettamente e castamente, e più ama e più teme lo re celestiale. Questa pietra à colore d'oro e d'azurro. Li re (1442) deono spesso riguardare topazio, perch'ella dà buona ricordanza a quelli che la raguardano, e falli pensare alla reale vita coronata, che giammai non fallerà. Topazio è pur cotale com'elli nasce (1443); e perch'elli è così piacente che non cale altrui di pulirlo; e anche perciò non perde la sua virtù nè la sua forza. Topazio dee essere sopra oro.

Cap. CCCCLVI.

Lo re domanda: che à a fare lo smeraldo?

Ismeraldo sormonta tutti i verdori. Li fini ismeraldi vengono di Soria, del fiume di paradiso. Ismeraldo migliora gli occhi, e lo vedere guarda di peggiorare (1444). Lo smeraldo crescie le riccheze, e fa l'uomo in parole atemperare (1445). E si guariscie una malattia del cuore; e si vale molto contra le gotte, e incontro a tempesta, e incontro a guerra. Sapiate che quelli che lo smeraldo porta sopra sè, più ama di portare suo corpo nettamente, e più si guarda d'udire villanie, e più si mantiene godente e bello e netto, e pensa nella sua anima; e più ama netti diporti e buone opere; chè Idio donò a questa pietra questa virtù. Ismeraldo è sopra la terra pietra nomata di Dio. Una maniera di bestie sono che ànno nome grifon, che guardano gli smeraldi sopra lo fiume di paradiso, nella terra di Soria. E questo maniere di bestie ànno lo corpo dinanzi a modo d'aquila, e dietro a modo di lione. E una maniera di gente che ànno nome Atrupes (1446), che non ànno se non uno occhio nel mezzo della fronte; quelli vanno tutti armati al fiume, e pigliano di questi ismeraldi; e queste bestie gli difendono tanto come possono; ma quelli sono armati, e torre no' gli possono loro (1447). Esmeraldo netto e gentile è molto verdissimo.

Cap. CCCCLVII.

Lo re domanda: che à a fare il rubino? Sidrac risponde:

Rubino è vermiglio, e vince tutte le cose vermiglie. Lo gentile rubino fine e netto è lo signore delle pietre. Egli è la gemma delle gemme. Egli à vertù delle pietre preziose e di sopra queste (1448); e di questa signoria (1449), quando quelli che lo porta è tra gente, tutti gli portano onore e riverenza, e si ringioiscono della sua venuta. Le bestie che beono dell'acque dove il rubino è stato, guariscono della loro malizia. Chi in buona credenza raguarda questa pietra, ella il conforta, e fagli ubriare tutti i suoi contrarii, per la vertù di Dio. Ella pasce gli occhi, e conforta il cuore: e con questa à l'uomo signoria sopra tutte le pietre che preziose sono (1450). Rubino è trovato nella profonda India, nel fiume di paradiso (1451).

Cap. CCCCLVIII.

Lo re domanda: che à a fare il zaffiro? Sidrac risponde:

Zaffiro è molto convenevole pietra in dito di re; e molto è santissima pietra e graziosa. Nella rena di Libeo, nel fiume d'Oriente, presso d'uno petrone di mare, sono trovati i zaffiri, più che in niun'altra parte. Quello è gentile zaffiro che somiglia al puro cielo. Nella profonda acqua sono trovati i zaffiri iscuri; ma egli non sono nimica di quella virtù. Ma tutti sono dalla parte di Dio virtudiosi e pieni di grazia. Queste tre maniere di pietre di zaffiri distornano follie e invidia, e confortano i corpi e i menbri, e istornano l'uomo da prigionia; e gli aiutano a diliberare (1452). E gli prigioni gli deono toccare a' IIII cantoni della prigione e a' suoi legami; e s'egli àe (1453) la buona credenza, egli sarà diliberato, per la virtù di Dio, ch'egli à donato a' zaffiri. Zaffiro è buono per acordare genti insieme, e per rompere malie; e molto vale a guarire di bocche, e di tutte enfiagioni; che l'uomo mette lo zaffiro nell'acqua, e poi gli dà a bere di quella acqua. Idio consiglia quelli che nettamente lo porta. Zaffiro è del colore del cielo; ma si somiglia biadetto (1454). Chi zaffiro isguarda tutto bene gli aviene, tuttavia.

Cap. CCCCLVIIII.

Lo re domanda: il diaspro (1455)? Sidrac risponde:

Diaspri sono di VIIII maniere, e di diversi colori; e sono trovati in fontane del mondo (1456). Ma lo diaspro ch'è verde, è migliore che gli altri. E quando v'àe candelle vermiglie (1457), e ispartite e intagliate di vecchie intagliature (1458), quelli è lo signore de' diaspri. E si è buono contra tutti i vermini. E se tosco è recato là ove diaspro sia, egli suderà, e muterà via di colori. E si dee per ragione istagnare il sangue a quelli che àe buona credenza; e dee guarire di febre di ritropisia. Chi diaspro guarderà incontro lo giorno, egli fia guardato di fantasima. E fa l'uomo possente e savio. E molto vale a femina che partorisca figliuoli, e più tosto partorisce. Diaspro guarda l'uomo di contrario. Chi lo porta egli si dee guardare nettamente (1459). Diaspro è verde e di bello verdore (1460).

Cap. CCCCLX.

Lo re domanda: che à a fare di liguria? Sidrac risponde:

Liguria (1461) è una pietra trovata nella terra d'India, sopra il fiume pieno di foreste. E una bestia che à nome lins (1462) la guarda, e la ripone dentro alla sua gola, bene in profondo, per le sue virtudi grandi, che non ci siano attevole (1463). Ligure sono di più maniere; ma la migliore èe a colore d'oro; e tali ne sono di colore di mora (1464), e altre di colore d'incenso. E tali ne sono che ànno colore di giarcande. A questa pietra Iddio donò molta virtù. Ella distorna l'uomo di malvagi vizii; e si è bona a portare incontro a più maniere di genti; e guarisce lo male dello stomaco; e fa l'uomo allegro ch'è adirato e malinconoso; e stagnia il sangue de' menbri. La femina che ligura porta, ella è più piacevole. Questa pietra si rinfresca lo colore. Chi la porta in bocca, e chi la tocca agli occhi, ella caccia la malizia. E quella bestia che la guarda, ella si corica nella rena, per meglio guardare questa pietra.

Cap. CCCCLXI.

Lo re domanda: che à a fare d'agate? Sidrac risponde:

Agate sono trovate in uno fiume che à nome Aquide (1465). Elle sono trovate di più maniere: elle sono di nere e di bianche; e tali sono verdi come diaspro taccato di vermiglio. Questa pietra è piena di grande virtude. E una maniera sono d'agate a vene candelate (1466), e ànno colore d'oro o di cera. La verace agata conforta l'uomo vecchio, e spegne la sete (1467); e vale molto contro al morso del serpente, e di bestia arrabiata; e fa l'uomo parlatore. La verace agata, quando l'uomo la mette nel suo pugno chiuso, niuno lo può vedere. E questa pietra è di verde, taccata di vermiglio.

Cap. CCCCLXII.

Lo re domanda d'amatista. Sidrac risponde:

Amatista è di proprio colore, e si ritrae a colore di sangue. Questa pietra è molto profitevole a quelli che la porta. Le bestie salvatiche vengono contra lei, e si confortano per la sua vertù. E tiene l'uomo in buona credenza. Quelli che amatista porta è benveduto dinanzi dal re e dinanzi a gran signori, e avrà diliberatamente quello ch'egli chiederà. E si tiene l'uomo umile e amichevole. E quelli che questa pietra porta, à in sè memoria di Dio, e si è molto grazioso (1468).

Cap. CCCCLXIII.

Lo re domanda di crisolita (1469). Sidrac risponde.

Crisolita somiglia acqua di mare (1470). Crisolita è buona per portare incontro a naturale pietra. Chi la porta non dee mica essere lordo di peccati. E si puote entrare sicuramente in tutte corti, che grazia gli porteranno tutte genti. Chi à questa gloriosa pietra, porta il suo corpo lealmente; e si la dee portare dalla diritta parte. Crisolita si truova in Tiope (1471); e si è di colore d'aqua di mare e d'oro.

Cap. CCCCLXIIII.

Lo re domanda d'onica. Sidrac risponde:

Onica e saldonia e calcidonia sono contate insieme; e sono nella terra d'India e d'Arab; e sono di diversi colori e di diverse vertudi. Onica è nera; e quand'ella à vene (1472) o cinture bianche o perse o tacche vermiglie, quelli è diritto. Onica fa l'uomo pro' e ardito e coragioso; e cresciegli la sua vita; e dagli sanità a quelli che la porta. E fa l'uomo di sognare di notte, di parlare al suo amico morto (1473), dormendo. E gli fa sovenire al mattino di che lo morto à bisogno. Quelli che la porta à di molte buone grazie.

Cap. CCCCLXV.

Lo re domanda di beriella (1474). Sidrac risponde:

Beriella è una pietra che è di colore d'acqua, quando lo sole la fiede. Si viene della terra d'India. La leale beriella gitta fuoco contra il sole (1475). Beriella nudrisce amore in uomo e in femina (1476). E sapiate che l'acque ove le berielle sono state messe, vale molto a malizie, e a' porci e a' buoi che la beono. Guarisce di stranguglione e di male di testa. Beriella non dee essere nimica intagliata malamente, ma essere piana e pulita, che la loro tagliatura gli magagna, quando lo sole gli fiere. E chi agiugne (1477) la beriella alla sua carne, lo fuoco che n'escie piglia la sua carne.

Cap. CCCCLXVI.

Lo re domanda di calcidonia. Sidrac risponde:

Calcidonia è una pietra che è d'uno torbido biancore (1478); e è come cristallino. Idio le donò tale virtude, che quelli che la porteràe è buono parlatore, e bene insegnato; e s'egli piatiscie con uomo che abia torto nella cosa, se egli mostra a colui calcidonia, quelli che avrà torto perderà la quistione; e per la forza della pietra, quelli che la porta nel dito, guarda. Quelli che oniche e sardonie e calcidonie porta è bene guardato, se per lo suo peccato no' le perde; chè calcidonia porta grazia, e l'altre lo guardano di pericoli.

Cap. CCCCLXVII.

Lo re domanda di sardonia. Sidrac risponde:

Sardonia è una pietra che è d'uno colore negrina. Questa pietra atenpera ira, e fa passare, e lieva li rei vizii, e dona ad uomo castità, e fallo vergognoso, e guardalo di pericolo.

Cap. CCCCLXVIII.

Lo re domanda di diamante (1479). Sidrac risponde:

Diamante è una pietra che viene d'India, e sono i maschi di buono colore violetto. Quelli che vengono d'Arabie sono femmine, e sono più biadetti. E niuno diamante è più grosso che una piccola nocciuola. Questa è la più dura pietra di tutte le pietre. Nulla non puote menovare con nulla altra pietra (1480). E di quella maniera che voi le vedete sono nate e trovate. Idio diede al diamante molte vertudi, e più grazie. Egli dona a uomo che lo porta forza e vertù, e guardalo di sogniare rei sogni, e di fantasima e di veleno. E si guarda così degli ossi sani e interi. Già tanto non cadrà di cavallo o d'altra bestia, che tuttavia non sieno interi, chi v'è bene credente. Egli cava la paura di corpo all'uomo, e la tradigione e l'ira; e di lusuria ci guarda. E si amenda l'uomo di senno e di valore e di pregio e di ricchezza. Diamante si fa l'uomo molto forte, e l'aiuta contra gli suoi nimici. Quelli che 'l porta, più inamora di Dio. E guarda gli semi dentro alli corpi alla creatura (1481). E chi vuole provare, egli lo dee portare dal lato manco (1482); Iddio gli mosterrà la sua virtù; e si lo dee avere leale di sua conpera o di dono. Sanza niuno male dee essere chi cotale pretiosa pietra porta.

Cap. CCCCLXVIIII.

Lo re domanda di giarconsia. Sidrac risponde:

Giarconsia è una pietra che è chiamata balascio, e si truova in una ysola di Rabe (1483). Balasio ritrae a colore di rubino, ma non è mica di quella maniera; e quando ella è trovata in altra parte che rubini, ella megliora biltà contra biltà. E molto è più chiara, quando lo tenpo è chiaro, e àe piùe gentile colore. Questo è lo signore delle giarconesi. Rubino e giarconese e balascio, zaffiro e granate, queste tre maniere di pietre può l'uomo chiamare giarconese.

Cap. CCCCLXX.

Lo re domanda di grisopasa (1484). Sidrac risponde:

Grisopasa è una pietra che viene della terra d'India; e lo suo colore è verduccio (1485). Rinfiamma come oro da tutto parti. Quelli che lo porta è molto grazioso di sua ventura.

Cap. CCCCLXXI.

Lo re domanda di diana (1486). Sidrac risponde:

Diana è una pietra vermiglia e chiara, e si è della grandeza di una unghia d'uomo o di meno. Chi à buona fede in questa pietra, che lo possa aiutare per la virtù che Idio gli à donata, ella istagna lo sangue della fedita là dove ella tocca; altresì fa del naso e di tutto lo sangue del corpo, di qualunque parte egli fia corrotto, o di malattia, o per l'acqua che l'uomo bee. E si guarisce gli occhi che ànno sangue di malattia, quando è toccata di questa pietra. Queste pietre si truovano nell'isola del mare d'India; e si si nodriscie nel ventre d'uno pescie; e dimora d'uno pesce ad altro trecento anni o più; allora è buona; e infine lo mare la getta a terra.

Cap. CCCCLXXII.

Lo re domanda di turchiman (1487). Sidrac risponde:

Sorgoe è una pietra verde che viene dal paradiso teresto, per uno fiume che di là viene. Questo fiume passa per mezzo la grande India, e per uno grande diserto, e si rauna tra due montagnie, chiuse da tutte le parti, la quale acqua si raguna in uno piccolo mare; e le montagne per lo comandamento di Dio luce non ànno (1488) da tutte parti, sicchè inghiottono l'acqua, e la gettano d'altra parte. In quella montagna à bestie, che sono granti come cani, e sono più correnti che gli uccelli volanti, e non vivono se non di pesci di quella acqua. Queste bestie truovano queste pietre, e le nascondono e serbano nella loro gola, perchè noi no' le troviamo, nè sapiamo le loro virtudi. E l'uomo non puote avere di quelle, se non per le pulcelle. Quando la gente le vogliono avere, elle mettono le pulcelle alla riva di quella acqua, e scuoprono loro lo petto e le poppe, e gli uomini l'amaestrano, che non abiano paura; e le pulcelle si pongono alla riva dell'acqua, e gli uomini si nascondono tra gli albori che vi sono. E quando le bestie che portano queste pietre, sentono le pulcelle, elle si vengono incontanente a loro, e mettono lo muso tra le poppe alle pulcelle, e dello grande diletto ch'elle ànno, s'adormentano come tramortite. E allora gli uomini escono del bosco, e uccidongli, e cavano le pietre loro di gola (1489). Questa pietra è di tale vertude, come Iddio l'à dato, ch'ell'è buona incontro a tutte malizie al corpo, di gotte. E chi bee dell'acqua, in che la pietra sia bagnata, incontanente sana. E chi bee a digiuno uno mese di quella aqua, da indi a uno anno non sente male di gotte. E si è buona al male dello stomaco e degli omori; contra tutte bestie arrabiate e rei vermini. L'acqua di questa pietra guarisce il corpo di tutte malizie e di tutti omori. E quelli che la porta dee essere netto di suo corpo.

Cap. CCCCLXXIII.

Lo re domanda di cramis (1490). Sidrac risponde:

Cramis è una pietra piccola bianca. Chi questa pietra porta colla vertude che Iddio gli à donata, egli potrà andare sicuramente tra nimici e tra tutta gente, e niuno lo potrà vedere. Ma questa vertude non à se non al giorno della luna. Ma ella àe altre vertude ciascuno giorno; che quelli che la vede da mattina e da sera, quello giorno nè quella notte non potrà morire di morte subitana. E chi fosse fedito, e egli la portasse sopra se, quella fedita non puote inpostimire nè infracidare nè avere niuno pericolo. Quelli che la porta sopra lui sarà onorato e pregiato, e tutti gli faranno onore e reverenza. Chi la portasse sopra il suo capo, e dormisse con essa, egli vedrebe certamente quelli che l'odiano e quelli che l'amano. E chi la tenesse sopra il petto d'una criatura, quand'ella dormisse, ella direbe tutto quello ch'ell'avrebe fatto. Questa pietra si truova in una isola del profondo mare d'India la maggiore; e truovasi sopra la rena, alla riva del mare. Quando lo mare la gitta fuori alla riva, gli pesci che la sentono, si vanno fuori dell'acqua, alla rena, là ove ella è; e l'acqua falla loro, e gli pesci muoiono. E le genti che truovano gli pesci alla riva, conoscono che là è la pietra; e allora la cercano, e trovallo. Ma questa pietra si truova rade volte, perchè ne sono meno che l'altre pietre.

Cap. CCCCLXXIIII.

Lo re domanda di vermidori (1491). Sidrac risponde:

Vermidore è una pietra ritonda, come noce e meno; e si rende di notte chiarore come candela; e di giorno grande rinfiabilimento. E si è buona contra tutte malizie del corpo e del ventre. E questa pietra truova l'uomo a una montagna in India; ben profonda nella montagna, nelle vene d'una pietra viva.

Cap. CCCCLXXV.

Lo re domanda di riflabina (1492). Sidrac risponde:

Riflabina è una pietra gialla, grande come fava, e si à una cotal vertù, ch'ella toglie la sete, e abatte lo giallore del corpo, a chi à giallo il volto e gli occhi. E quelli che bee l'acqua ove la pietra tocca, guarisce del male del fegato. Questa pietra chi la porta sopra sè, si gli conforta gli menbri, e dagli grande forza, conciosia cosa ch'egli sia vecchio uomo. Questa pietra si truova in uno fiume, che passa per la piccola India. Una gente v'à, che non ànno se non uno occhio nella fronte, che guardano queste pietre, che neuno le può pigliare. Si vengono una gente, che si chiamano Nulvei (1493), e combattono co' loro, e piglianne per forza.

Cap. CCCCLXXVI.

Lo re domanda di cocrice (1494). Sidrac risponde:

Cocrice è pietra bianca con una tacca vermiglia. La pietra è grande come una fava o meno; e si à cotal vertù: che gli occhi che ànno la perla del bianco sopra la luce o di vaiuolo (1495), e sono toccati con questa pietra, quattro volte, lo male guarisce, e l'occhio sana per la vertù di Dio. E tutti gli uomini che beono di quell'acqua, ove questa pietra tocca, quello giorno non puote avere niuno pericolo di tosco. E quelli che la porta sopra lui, niuno malvagio vermine gli si osa apressare, nè dimorare in piazza (1496) ov'è. Questa pietra si truova in una ysola del mare d'India, tra due montagne, la ove è sì grandi dirupi, che niuno vi puote andare per nullo ingegno. E quando gli uomini vogliono avere di queste pietre, si uccidono di capre magre, e si l'ungono di mele, e fannone pezzi d'un palmo, e gittagli di qua e di là, per questi dirupi. E poi viene uno ucciello (1497), e, volando in suso, e' pigliano quella carne, e portalla sopra la cima di quella montagna per mangiarla; e le genti gli asaliscono da tutto le parti; allora lasciano la carne per la paura; la carne cade alla valle del dirupato (1498). E sapiate che le pietre s'appiccano alla carne. Gli ucciegli pigliano la carne, e portalla fuori del dirupo; e le genti in questa maniera truovano alcuna volta le pietre, che sono apiccate a questa carne (1499).

Cap. CCCCLXXVII.

Lo re domanda di turchimanti (1500). Sidrac risponde:

Turchiman sono di tre colori: le fini ritragono a verdi, l'altre sono cielestiale, e sono migliori e buone agli occhi. Che chi la tocca, quella pietra, giammai non potrà essere confuso nè guasto; nè caldo nè freddo non gli fa male. Quello che la porta non potrà anegare in acqua, per le virtù che Idio l'à donate. Anche sono di molte pietre preziose al mondo, e di molte virtudi; ma le più preziose sono XXIIII, che ànno vertude in loro, fanno profitto alli corpi. Siccome lo giorno e la notte sono XXIIII ore, e così sono XXIIII pietre preziose.

L'erbe preziose sono di molte grande quantitade; e chi le volesse tutte contare, grande istudio gli converrebbe mettere (1501). Ma d'una parte ve ne diremo, e diviseremo la loro vertude e le loro maniere e le loro insegnie, che grande fatto sarebe di tutte contarle e di tutte divisare. Che tutte l'erbe che fanno bene a' corpi degli uomini apelliamo noi preziose; ma le più di queste sono più degne e più avantate (1502) che non sono l'altre; e sono piene di molte vertudi, grande e buone. E di queste ne diremo noi una partita.

Cap. CCCCLXXVIII.

Lo re domanda: quelli ch'ànno perduto la vista? (1503) Sidrac risponde:

Una erba di tre palmi, o di meno, e di VI branche, e ritonda foglia, con fiori violetti, e seme ritondo, e radicie ritonda. Questa erba è buona per colui che à perduta la vista. Chi pigliasse lo sugo e mettessene negli occhi che non vede, da indi a XL giorni vedrebbe lume.

Cap. CCCCLXXVIIII.

Lo re domanda erba da stagnare sangue. Sidrac risponde:

Anche è un'erba con piccole foglie e ritonde, verde, con uno filo di violetta (1504); nel mezzo fiori gialli, e seme lungo. Questa erba è per lo sangue, chè niuna piaga è che segni di sangue (1505), e l'uomo mettesse su di questa erba masticata e pesta, che lo sangue non istagnasse. Chi beesse lo sugo delle sue branche, con un poco d'acqua, vincerebe gli rei colori e gli omori del corpo. Chi bevesse la radicie con un poco di vino, uomo che fosse ritruopico (1506), guarirebe di questo male.

Cap. CCCCLXXX.

Lo re domanda erba a bestie velenose. Sidrac risponde:

Anche è un'erba di mezzo palmo, con molte foglie lunghe, sottili fiori bianchi, seme ritondo, radici corte e grosse. Chi mangiasse di questa erba a digiuno, di quello anno non temerebe morsura di niuna malvagia bestia. E chi pigliasse l'erba e mangiassela, verde o secca, e poi bevesse un poco di vino o d'acqua, incontanente vomicarebe lo veleno della morsura.

Cap. CCCCLXXXI.

Lo re domanda erba per contratti guarire (1507). Sidrac risponde:

Anche è un'erba lunga d'uno braccio o di meno, con foglie crespe e fiori violetti, con liste verdi, seme ritonde vermiglio, grande radice e grosse. Chi la pestasse bene, e mescolasse con cera, per tre cotanti d'olio d'uliva (1508), e fare questo cose tanto bollire che torni al terzo, e di quello unguento si faccia ugnere ispesso al fuoco, egli guarrà tosto, e andrà sopra gli suoi piedi, se andare egli non potesse.

Cap. CCCCLXXXII.

Lo re domanda erba per avere la vista. Sidrac risponde:

Anche è un'erba di tre palmi, con poche frondi ritonde e fesse, e radice forcate in tre parti, lo seme giallo e verde. Chi la pestasse e mettesse sopra gli suoi occhi, e legassevi suso di forte drappo, e ciò facesse due volte il dì, in capo di XL dì vederebe chiaramente.

Cap. CCCCLXXXIII.

Lo re domanda qual'è buona al male degli stranguglioni (1509). Sidrac risponde:

Anche è un'erba piccola, e a molte foglie; un poco escie sopra terra, i suoi fiori sono bianchi, la radice è lunga. Chi la pestasse, e facessela bene bollire in acqua, e desse di quella acqua a bere all'uomo che avesse istranguglioni, egli gli gitterebbe; e altrettale averebbe della bestia.

Cap. CCCCLXXXIIII.

Lo re domanda erba per l'enteriole guarire (1510). Sidrac risponde:

Anche è un'erba che fa la sua foglia a guisa di fronde di chisciti (1511), e à gli fiori gialli, e piccola radice, e piccolo seme. Quando l'uomo mastica uno poco di quella erba, e priemela, si distende a modo di sangue. Che la facesse (1512) con bianco dell'uovo, e dessela a mangiare all'uomo che avesse l'enteriora magagnate (1513), incontanente, s'egli l'usasse, guarrebe.

Cap. CCCCLXXXV.

Lo re dimanda per inpregnare. Sidrac risponde:

Anche è un'erba di più d'uno palmo, e è molta nera, e à molte foglie a guisa di mortelle. Le sue fronde si tengono a due a tre e a quattro; à piccole radici. Chi la pestasse, e mettessela sopra acqua tiepida, e la femina la portasse tre dì nella sua natura, e al vespro e al mattino la mangiasse, infine di tre dì giacesse con suo marito, s'ella non fia isterile, overo lo suo signore, ella ingraviderà (1514).

Cap. CCCCLXXXVI.

Lo re domanda erba per guarire del giallore. Sidrac risponde:

Anche è un'erba con piccole frondi fesse e lunghe, con fiori violetti, seme giallo e ritondo, radici piccole. Chi la bollisse bene in acqua piovana, e desse a bere a uomo che avesse giallo colore, VII dì, al mattino e alla sera, egli guarrebbe del giallore.

Cap. CCCCLXXXVII.

Lo re domanda erba per lo male dell'orinare. Sidrac risponde:

Anche è un'erba piccola, con grandi foglie forcate gialle, con piccolo seme e piccole radici. Chi la facesse bollire in vino, e dessela a bere a l'uomo che non potesse pisciare, tre dì, da mattina e da sera, essendo bene istretto di caldo (1515), si guarirà.

Cap. CCCCLXXXVIII.

Lo re domanda erba per lo male de' denti. Sidrac risponde:

Anche è un'erba che somiglia al finocchio, e à i fiori vermigli, e, seme giallo, e radici grosse e ritonde. Chi questa erba facesse bene pestare, con tutte le radici, con olio d'uliva, e colui che à male ne' denti, s'egli s'enpiesse tre volte il dì di quello olio la bocca, in cinque giorni guarrebbe, che mai non avrebe niuno male.

Cap. CCCCLXXXVIIII.

Lo re domanda per lo fiato che pute. Sidrac risponde:

Anche è un'erba che somiglia a' porri, lunga tre palmi e più, e à lo seme bianco. Chi pigliasse le branche, e tagliassele, e gittasele in de le nari puzolenti, due pezi, tanto come l'uomo potesse sofferire, XV dì, da mattina e da sera, egli guarirebe e avrebe buono fiato.

Cap. CCCCLXXXX.

Lo re domanda erba per lo sordo. Sidrac risponde:

Anche è un'erba che somiglia a lingua bovina; chi la pigliasse e pestasse, e traesene il sugo, e pigliasse la banbagia e ponessela agli orecchi due volte o tre il dì da mattina, insino in XV dì, udirebe chiaramente. Questa erba à fiori bianchi e poche foglie e poche radici.

Cap. CCCCLXXXXI.

Lo re domanda erba per la puzza di bocca guarire. Sidrac risponde:

Anche è una erba con lunghe foglie, e à fiori violetti e seme giallo e radici forcute in quattro parti. Chi masticasse di questa erba due giorni a digiuno, egli guarirebbe.

Cap. CCCCLXXXXII.

Lo re domanda erba per lo freddo. Sidrac risponde:

Anche è un'erba lunga a due branche o più, e fiori bianchi e seme bianco, radici ritonde e grosse. Chi la pestasse, e prendesse lo sugo, e quando à quello male medesimo nelle orecchie, e' se ne ugnesse gli anari e gli orecchi e le labra, tre volte, egli guarirebbe.

Cap. CCCCLXXXXIII.

Lo re domanda erba per la tigna. Sidrac risponde:

Anche è una erba lunga d'uno braccio e lunghe le foglie e lunghi i fiori e lungo il seme, giallo. E chi la pestasse, e mettesse in uno vasello, e coprisselo tutto d'olio d'oliva dentro lo vasello, e poi lo lasciasse XX dì al sole, e poi ugnesse la tigna, XV dì, egli guarirebbe.

Cap. CCCCLXXXXIIII.

Lo re domanda erba per la rogna. Sidrac risponde:

Anche è una erba piccola, e àe otto rami e in ciascuno ramo à quattro foglie. Chi pigliasse solamente i rami, e pestassegli, e ponesseli con olio d'uliva, e bolissono tanto che tornasono alla metà, e di quello ugnesse tre volte li rognosi, guarirebono della rogna. Questa erba non à fiori, se non seme giallo.

Cap. CCCCLXXXXV.

Lo re domanda erba per lo male del corpo (1516). Sidrac risponde:

Anche è una erba di due palmi o di più lunga, e à foglie tenere a guisa di mortella, e non à fiori, e à piccole radici e piccolo seme. Chi la facesse bene frigere con olio d'uliva, e la mettesse tanto calda come l'uomo potesse sofferire in sulla fronte e in sulle tenpie, la mattina e la sera, VIII dì, egli guarirebe di tutte malizie di testa. Questa erba si truova il più in su a' muri, presso ad acqua.

Cap. CCCCLXXXXVI.

Lo re domanda erba di parlare. Sidrac risponde:

Anche è una erba a pochi fiori, bianche le foglie, a guisa di lingua d'uccello, sottile radice, ritonde, seme giallo. A persona che avesse perduto la favella per infermità, chi gli mettesse una foglia di questa erba sotto la lingua, la favella gli ritornerebe una grande ora, se ella fosse pesta e secca.

Cap. CCCCLXXXXVII.

Lo re domanda per quelli che crollano il capo (1517). Sidrac risponde:

Anche è una erba corta d'uno palmo, e le foglie lunghe e grandi come uno dito, e à fiori vermigli e radice lunga, e seme ritondo e bianco. Quelli che crolla il capo, se gli facesse radere il capo, e facesse mettere uno impiastro in sul capo di questa erba e di quello mele (1518), e poi sopra quello inpiastro ne mettesse un altro di cera, e questo facesse tre volte, si guarirebe, s'egli metterà tre dì questi impiastri in sul capo.

Cap. CCCCLXXXXVIII.

Lo re domanda erba per colui che cade di rio male. Sidrac risponde:

Anche è un'erba lunga e sottile, e à foglie che si tengono a due a due, molte vermiglie, a piccole radici. Chi la mettesse sopra il capo di colui che è impazato (1519), al nome del padre e del figliuolo e dello spirito santo, egli ritornerebe incontanente in suo senno (1520).

Cap. CCCCLXXXXVIIII.

Lo re domanda erba per sanità del fanciullo. Sidrac risponde:

Anche è un'erba che non à se non cinque foglie, e fiori violetti, e radice ritonde, e seme bianco. Chi pigliasse il sugo di questa erba, e lo coprisse, e quando lo fanciullo nascesse, incontanente fosse unto del sugo di questa erba, giammai non avrebe malvagia malizia nel suo corpo.

Cap. D.

Lo re domanda erba per lo fegato. Sidrac risponde:

Anche è un'erba isparta sopra terra, le foglie larghe, e i fiori verdi e gialli, piccole radici, e giallo seme, e poche foglie. Chi l'arostisse in uno vasello, e poi la pestasse, e ugnesse sopra il fegato, egli guarirebbe.

Cap. DI.

Lo re domanda erba per la lena. Sidrac risponde:

Anche è un'erba a gialli fiori, e branche e bianche foglie. Chi la bollirà bene con vino forte, e darà a bere quello vino a colui che avrà male fiato, III volte, a digiuno, egli guarirà.

Cap. DII.

Lo re domanda erba per le crepature guarire. Sidrac risponde:

Anche è un'erba verde, à gialli i fiori e rami, foglie grandi, radice e seme bianco. Chi la bollisse bene con vino forte, e poi mettesse di sopra mele, e la bollisse tanto che tornasse a maniera di lattovaro, e se quelli che à le crepature l'usasse, egli guarirebbe.

Cap. DIII.

Lo re domanda erba per veghiare. Sidrac risponde:

Anche è un'erba gialistra (1521), e à molte foglie ritonde, e fiori gialli a due bottoni, ritondi, dentro vermigli, seme ritondo, e radici gialle e grosse. Chi mettesse di questa erba dentro alla sua bocca, egli non potrebe dormire, intanto quant'egli ve la tenesse in bocca, eziandio se ve la tenesse sette mesi.

Cap. DIV.

Lo re domanda erba per vedere chiaramente. Sidrac risponde:

Anche è un'erba alta mezzo palmo, e à foglie verdi a guisa d'occhi, e à poco seme, e poche radici e lunghe. Chi la tenesse in bocca, egli vedrebe tanto chiaramente, ch'egli conoscierebe apertamente lo verde dal bruno, da lunga VII miglia, e vedrebe di notte chiaramente.

Cap. DV.

Lo re domanda erba per vedere le stelle di giorno. Sidrac risponde:

Anche è un'erba alta uno mezzo dito, e à foglie a guisa di lupini, e gialli i fiori, e dentro vermigli, radice di due palmi e più. Chi mettesse di questa erba sopra il capo suo e nella sua bocca, egli vedrebe apertamente le stelle di giorno.

Cap. DVI.

Lo re domanda erba per saldare fedite. Sidrac risponde:

Anch'è un'erba verdetta terragna (1522), lunga due braccia, foglie agute, fiori bianchi, seme giallo, radice lunghe. Chi la mettesse sopra fuoco, e poi la pestasse, e la mettesse sopra la sua fedita fortemente legata, e tenessevela uno dì, si salderebe, tutto che la fedita fosse molto grande.

Cap. DVII.

Lo re domanda erba per la tossa. Sidrac risponde:

Anche è un'erba piccola come menta per noce (1523), e à sottili foglie e lunghe, e à i fiori violetti, seme vermiglio, radice ritonde. Chi mettesse uno dì e una notte di questa erba in bocca, la tossa si partirebe incontanente da lui.

Cap. DVIII.

Lo re domanda erba che fa dire dormendo ciò che l'uomo avrà fatto. Sidrac risponde:

Anch'è un'erba lunga presso di due palmi, e à fiori come bottoni gialli, seme fesso e bianco, radice ritonde. Chi mettesse di questa erba sopra la criatura che dorme, cioè solamente di quelli bottoni, egli manifesterebe ciò ch'egli avesse fatto già V anni.

Cap. DIX.

Lo re domanda erba che non lasci l'uomo vedere. Sidrac risponde:

Anche è un'erba piccola di mezzo dito sopra terra, e à foglie nere. Chi la mettesse in bocca, e andasse tra gente, niuno il potrebbe vedere.

Cap. DX.

Lo re domanda erba per torre la parola alle genti. Sidrac risponde:

Anche è un'erba che non à se non V foglie tenere, vermigli fiori, e rosso seme, gialle radice ritonde. Chi mettesse sopra il suo capo quella erba, e passasse tra gente, neuno gli potrebe favellare, tanto come egli lo sentisono.

Cap. DXI.

Lo re domanda erba d'amore. Sidrac risponde:

Anche è un'erba grande uno palmo; e à teneri rami e sottili, foglie ritonde violette, fiore bianco, violetto seme, gialle radici lunghe. Chi tagliasse di questa erba al nome d'alcuna persona ch'egli volesse, e poi la portasse sopra (1524), quella persona l'amerebe, e mai di lui amare non si rimarrebbe, tanto com'egli avesse quella erba adosso.

Cap. DXII.

Lo re domanda erba d'odio (1525). Sidrac risponde:

Anche è un'erba di due palmi, e à foglie a guisa de le stelle, fiori vermigli, seme vermiglio, radice lunghe. Chi portasse sopra sè di quella erba, egli sarebe odiato da tutta gente. E se alcuna bestia l'avesse adosso, andando, l'altre bestie no' la vorranno mai vedere nè trovare, nè udire di lei favellare, nè in camino nè in contrada, tanto com'egli sarebbe di quella diliberato (1526).

Cap. DXIII.

Lo re domanda per iscaldare il corpo d'uomo. Sidrac risponde:

Anche è un'erba di V palmi o di meno, cioè foglie fesse, e fiori bianchi, e seme giallo, e radice ritonde grosse. Chi la portasse e bevesse lo sugo tre dì a digiuno, egli sarebe la notte di calda conparasione; altresì la femina come l'uomo.

Cap. DXIIII.

Lo re domanda erba per infrescare il corpo. Sidrac risponde:

Anche è un'erba lunga di due palmi o di meno, e à foglie in guisa d'isoppo, e fiori gialli, e seme giallo, e radice forcute. Chi la pestasse, e bevesse lo sugo uno dì a digiuno, egli sarebe di fredda conparisione, altressì come uno uomo castro (1527); e non potrebe ingenerare nè giacere con femmina, chè egli à perduto la forza e lo vigore.

Cap. DXV.

Lo re domanda erba per fare ingenerare. Sidrac risponde:

Anche è un'erba lunga di quattro palmi o di meno e è a guisa di crescioni, e à fiori violetti, e lo seme vermiglio, e radice piccole forcute. Chi la facesse pestare e bollire con mele, e mangiassene XXX dì a digiuno, egli ingienerebbe, s'egli o la femina non fosse sterile.

Cap. DXVI.

Lo re domanda erba per la sete. Sidrac risponde:

Anche è un'erba di mezzo palmo, fiori bianchi, seme bianco, foglie e radici. Chi tenesse uno poco di quella erba sotto la lingua, tanto quanto egli la tenesse non avrebe sete dentro.

Cap. DXVII.

Lo re domanda per disfare incantamenti. Sidrac risponde:

Anch'è un'erba di meno di due palmi, e à foglie come salcio, fiori gialli, e seme giallo, e radice piccole. Che l'ardesse tanto a lunga, quanto lo suo fumo durasse, incantamento che v'avesse sarebe disfatto, e niuno incantamento vi potrebe fare.

Cap. DXVIII.

Lo re domanda erba per pericolo d'acqua. Sidrac risponde:

Anch'è un'erba poco meno di due palmi e di meno, foglie violette, seme giallo, radici corte. Chi passasse acqua dolce con essa, egli non avrebbe niuno pericolo; tutto fosse l'acqua molta pericolosa, si non potrebe egli annegare.

Cap. DXVIIII.

Lo re domanda erba per salvare memoria. Sidrac risponde:

Anch'è un'erba lunga come uno uomo o di meno, in guisa d'ulivo, e à fiori a guisa di bottoni biondi, seme vermiglio, radice lunghe e grosse. Chi portasse uno di questi fiori sopra capo, non potrebe perdere la sua memoria, per niuna cagione, per cruccio nè per vino nè per niun'altra cosa.

Cap. DXX.

Lo re domanda erba per incantare i suoi nimici. Sidrac risponde:

Anch'è un'erba di lungheza di sei palmi o di meno, e à sottili fronde a guisa di ramerino, e fiori verdi, e il seme nero, vermiglie radici e lunghe e forcute. Chi questa erba portasse sopra sè, e passasse in terra tra suoi mortali nimici, niuno gli potrebe nuocere, tutto ch'eglino avessono la sua morte giurata.

Cap. DXXI.

Lo re domanda erba per farnetico. Sidrac risponde:

Anche è un'erba di due palmi, e à VII rami, e in ciascuno ramo à uno fiore biadetto, seme giallo, e gialle radici un poco forcute. Chi la bollisse con mele, e facesse di quelle inpiastro, e mettesselo sopra il capo raso di colui che à il farnetico, egli guarirebbe.

Cap. DXXII.

Lo re domanda erba per colui che non può tenere l'orina (1528). Sidrac risponde:

Anche è un'erba d'uno palmo, e à molte foglie a guisa di menta, fiori vermigli, radici gialle. Chi beesse il suo sugo a digiuno, egli gli conforterebbe le reni, chi la beesse tre dì.

E altressì queste erbe che noi abiamo nominate, quando sono secche, ànno altresì la loro vertude, come verdi. E anche ne sono molte volte altre assai, maravigliosamente virtudiose, che l'uomo le potrebe trovare per l'universo mondo; ma nonne vogliamo fare menzione, che tropo sarebe grave; che per tutte le cose à vertù, ciò è nelle parole e nell'erbe e nelle pietre preziose; ma sopratutto sono le vertudi nelle parole. Ciò sono le parole che adorano Iddio, lo criatore di tutto il mondo. Tali parole vagliono a tutti bisogni, e scanpano e scanperanno le persone di molti pericoli. E noi facciamo priego a l'altissimo signore del cielo e della terra, che scanpi quello ch'è scritto qui de' pericoli dello 'nferno e delle brighe del mondo. Iddio gli dia buona vita e sanità conpiuta. Amen. E faretene a Cristo orazione, per quelli che à scritta questa ragione.

Cap. DXXIII.

Lo re domanda: qual'è il più degno luogo del mondo? Sidrac risponde:

Lo più degno luogo del mondo si è lo bellico del mondo, cioè Ierusalem, e per ragione egli dee essere corporalmente; chè il bellico del mondo si è lo mezzo del mondo; e chi vi fosse, tanto sarebbe presso del levante come del ponente, e di mezzo giorno come di tramontana. In quella terre sarà la terra di promessione, nella quale sarà fatto lo giudicamento del figliuolo di Dio, quando egli verrà in terra la seconde volta, a giudicare i vivi e' morti; chè quando lo mondo finirà, sarà conpiuto lo comandamento di Dio.

Cap. DXXIIII.

Lo re domanda: quando tutto il mondo finirà, e il figliuolo di Dio verrà a giudicare i vivi e' morti, quali saranno i vivi e quali saranno i morti? Sidrac risponde:

Spiritualmente e corporalmente egli giudicherà i vivi e' morti. I vivi sono quelli che saranno istati suoi amici, che saranno degni d'avere la vita che mai non averà fine, e la conpagnia degli angeli in cielo. E li morti saranno quelli che saranno istati suoi nimici, che non avranno voluto in opere e in parole ubidire i suoi comandamenti, onde egli saranno degni d'avere le pene dello 'nferno, nella conpagnia del diavolo. Che egli non vorrà seco ma che una maniera di gente: ciò fieno quelli che l'averanno conosciuto, e ciascuno dì lo conoscieranno, e lo suo comandamento faranno. Ma sopra tutte maniere di rei giudicherà quelli che le sue parole sapranno, e gli suoi comandamenti non osserveranno: ciò fieno gli falsi cristiani. Ma gli buoni che saranno del suo popolo, i quali comandamenti osserveranno, quelli fieno e sono dal cominciamento del mondo giudicati ad avere la vita senpre eternale, e la gloria del cielo. E altressì tutti i miscredenti saranno giudicati a senpre eternali pene.

Cap. DXXV.

Lo re domanda: La città del figliuolo di Dio Ierusalem, la quale è nel bellico del mondo, di cui sarà alla dopo la sua morte? Sidrac risponde:

La città del figliuolo di Dio sarà di più gente e di più lingnaggi. Molti re la disiderranno d'avere per la sua dignità. E VII volte dee essere presa e guasta; e molta buona gente vi sarà morta e lapidata. La prima gente che la piglieranno, apresso la morte del figliuolo di Dio, saranno quelli che l'uccideranno, li giudei, ch'elli la teranno apresso poco tenpo; che la torrà loro il popolo di Dio, e la signoregeranno, gli quali saranno convertiti al figliuolo di Dio: ciò fieno gli greci, gli quali signoregeranno gran parte del mondo, e saranno in loro tenpo la più pregiata e la più possente gente del mondo; gli quali sapranno tutta l'arte della stolomia. Questa gente greca per la loro potenzia e signoria innorgogliranno; e Iddio, per distruggere il loro orgoglio, farà nasciere uno uomo, Macometto d'Iberia, della più forte gente del mondo; e torrà loro tutta la terra, e gitteragli in uno cantone del mondo, in Romania, e perderà podere e senno.

Cap. DXXVI.

Lo re domanda: qual'uomo sarà quelli che nascierà di boschi che sì grande sarà? Sidrac risponde:

Egli sarà uno uomo Macometto, povero e di laida fazione, pastore di cavagli; e sarà amonito (1529) dal diavolo, tanto ch'egli lo farà suo profeta, per suo reo ingegno, e non avrà se non XL uomini in suo podere. Per gli aguati e scaltrimenti del diavolo, e' ingannerà molta gente; e la maggiore parte del mondo convertirà a sè; e guadagnerà la magior parte del mondo, inverso il levante; e ordinerà in fra la gente una legge molta malvagia; e tutto questo farà per l'amunimento (1530) del diavolo. Egli ordinerà inanzi la sua morte uno capo della sua legge, e chiamerallo Califfo; e comanderà a lui e al suo popolo che difendano la sua legge colla spada. E così sopraprenderà una grande parte del mondo; ma alla fine egli perderanno tutto, che gli saracini regneranno oltra a CVII quarantuno anni. Quando questo termine fia compiuto, egli sarà presso alla fine della loro signoria; pure a quello termine averanno egli perduto le tre parti del loro podere; e saranno in servigio del popolo del figliuolo di Dio, latini (1531). Ma altra generazione di gente che quelli latini loro toglierà la terra in prima; che altra gente più miscredenti che saracini torrà loro la terra (1532), che quando gli saracini saranno nel loro grande istato, egli signoregeranno grande parte del levante e ponente, e Ispagna e la magior parte dell'isole di mare di Turchia e d'Erminia e di Soria la grande e la piccola; ch'egli saranno idolatri, la magiore parte di loro.

Cap. DXXVII.

Lo re domanda: questa brutta gente saracini terranno molte terre che signoregeranno il ponente (1533)? Sidrac risponde:

Uno tenpo le terranno; ma apresso ciò verranno uno reame franceschi (1534), che saranno una sola gente (1535), molti fermi nella credenza e nelle virtù d'Iddio; e in quello reame sarà uno re, che avrà nome Carlo magnio, che istrugierà molta di quella gente miscredenti; e torrà loro molte terre, per la volontà di Dio. E da quello Carlo inanzi, dimorerà tutta la gente miscredenti nel servigio (1536) del popolo del figliuolo di Dio.

Cap. DXXVIII.

Lo re domanda e dice: dopo questo che sarà (1537)? Sidrac risponde:

Apresso la morte del re Carlo magnio veranno quelli del ponente, latini, della fe' del figliuolo di Dio; e torranno loro molte terre, a quella lorda gente saracina, e guarderanno Damiato e Antioccia, e la città del figliuolo di Dio, Gerusalemme. E molti di quelli che faranno lo comandamento e lo conquisto, dimoreranno in Soria (1538); e gli altri torneranno al ponente; e quelli rimarranno uno grande tenpo (1539). Ma poi verrà del levante uno soldano (1540); quelli torrà molte terre al popolo del figliuolo di Dio, e anche la nobile città di Gerusalemme. Ma poi a uno tenpo uscirà una brutta gente d'entro a due montagne; ciò fieno tartari; e torranno tutto il levante a quella lorda gente saracina. E quand'elli saranno al cominciamento del loro onore, i saracini terranno grande parte del mondo. Poi averanno alla venuta de' tartari perduto lo ponente e lo levante e grande parte delle loro terre. Ma lo Califo fia morto per quelli tartari e preso. Apresso uno tenpo uscirà fuori uno re di quella lorda gente saracina, e farà molte diversità al popolo del figliuolo di Dio; e torrà loro molte terre, e confonderà (1541) Robraste e Antinocie, e le metterà in grande distretta.

Cap. DXXVIIII.

Lo re domanda e dice: appresso (1542)? Sidrac risponde:

Quelli del ponente franchi, apresso uno tenpo passeranno lo mare, per grande forza, e per conquistare la città del figliuolo di Dio loro signore, cioè Ierusalem; e poi prenderanno consiglio d'andare in altra parte, e niente faranno, anzi torneranno indietro; onde a questa gente franca non rimarrà poi gente in Soria, che tutto fia de' saracini, onde egli monteranno in grande orgoglio; e quello sarà loro diretano podere, e presso della loro fine. Apresso a poco tenpo passeranno gli franceschi per terra e per mare, e conquisteranno tutta la terra, per la loro grande forza, di grande gente; e piglieranno tutte le forteze e le terre de' saracini; e fornirannola tutta di cristiani, e terrannola uno grande tenpo. E uno di loro terrà la terra di verso gli tartari, sicchè intra loro non avrà ma uno (1543) grande fiume d'acque fredde, che vengono d'oriente. Questo uomo domanderà una nobile donna cristiana, donna del Caire e di Babillonia, per moglie; ma quelli che governerà e terrà ivi, no' glie la vorrà dare; onde quelli che guarderà gli passi dell'acque fredde ne sdegnerà molto, e avrallo in grande dispetto; e però penserà di tradire la terra. E manderà a dire a coloro che usciranno delle due montagne, tartari, e prometterà loro di dare loro lo passaggio (1544), e d'essere in loro aiuto contra i cristiani. E per questa cagione passeranno i tartari, e piglieranno a forza tutta la terra di fuori. Allora quelli del Cairo e di Babilonia, che fieno fermamente credenti nel figliuolo di Dio, gli sconfigieranno, caccieranno i tartari di là da quello fiume dell'acque fredde; e piglieranno colui che gli arà traditi. Poi apresso uno tenpo quelli delle due montagnie faranno conpagnia cogli greci, per conquistare il Cairo e Babillonia; e verranno per grande forza; e conquisteranno tutta la terra, dentro e di fuori, del Cairo e di Babillonia; e uccideranno molto del popolo del figliuolo di Dio; e loro terranno tutte le terre, in tale modo che non rimarrà loro di tutte che una città sopra mare, Alexandria, e una forteza in terra, lo franco Moreale; e terrannola uno grande tempo; e averà molte riccheze nella città del figliuolo di Dio, Ierusalem. Ma apresso uno tenpo quelli del ponente, franchi, per grande gelosia si raguneranno molti insieme, che le guerre faranno in tutto finire tra cristiani. E quando egli fieno tanta grande moltitudine ragunati, egli si partiranno in due parti: l'una parte andrà in Romania, sopra i Greci e sopra i Tartari, che saranno con loro in compagnia, e toranno loro la magior parte di Romania. L'altra parte andranno nelle contrade d'Alexandra, e andranno contra i tartari loro nimici, e si gli sconfigeranno malamente, e loro torranno tutte le terre, e andranno loro dietro infino alla terra di Baldacca; e quivi dimoreranno III anni; e tutto dì verrà aiuto a' loro nimici. E uno dì di venerdì andranno alla battaglia gli cristiani incontro a' tarteri; e nel cominciamento della battaglia avranno lo migliore gli cristiani sopra di loro nimici, infino al mezzo dì; ma dal mezzo dì inanzi gli loro nimici avranno vigore sopra loro, e sconfigeranno malamente, e caccerannogli fuori di loro terra, e uccideranno molti, e molti ne faranno annegare, al passare ch'egli faranno lo fiume dell'acque fredde; e loro torranno altra volta la terra del figliuolo di Dio, Gerusalem, e ancora lo Caire e Babillonia; in tale maniera che non rimarrà loro altro che Alexandria e Moreale. Allora n'andrà la novella in ponente; e non dimorerà III anni che gli cristiani passeranno daccapo, e passeranno molto grande gente; e con loro passerà lo loro capo, che sarà padre della magione del figliuolo di Dio, ch'egli chiameranno papa; co' lui molti re e baroni, e medesimamente lo re di Spagna. Questi guadagneranno tutto, e gitteranno i loro nimici fuori della loro terra, e uccideranno molti di loro, e caccierannogli insino a Baldacca, là ov'egli saranno istati isconfitti in prima; e quivi istaranno all'assedio; e gli tartari crescieranno molto tutto dì; e così faranno XIII mesi; e poi una domenica usciranno alla battaglia. Allora lo padre della magione del figliuolo di Dio monterà in alto, e amonirà la sua gente di benfare, e loro comanderà che egli vengano alla battaglia, al nome di Dio padre e filio e spirito santo. Allora fia la battaglia, e gli cristiani avranno la vittoria, che gli tartari fieno isconfitti malamente. E quella sarà la più aspra giornata di battaglia, che mai sia al mondo, chè grande moltitudine di tarteri saranno quivi morti, poi lo rimanente andranno uccidendo e cacciando, LXXXVII giornate, tanto che saranno all'albore secco; e quivi dimoreranno V mesi. E a loro giugnerà vivanda d'ogni parte, però ch'egli signoregeranno tutta la terra; e la magior parte convertiranno alla fede del figliuolo di Dio; e tutti quelli che non si vorranno convertire, si uccideranno colle spade. Che se allora le pietre e l'erbe avessono lingue, si griderebono, uccidete i miscredenti, che al figliuolo di Dio non vogliono credere. Apresso gli tartari si raguneranno incontro ai loro nimici, e anche saranno a l'altra volta sconfitti; e uccideranno tanti di loro, che di XVIIII iscanperà uno. E caccierannogli infino all'albore secco. Quegli che iscanperanno, piglieranno altro cammino, e si metteranno nella terra di loro nazioni, giorgiani, che i più di loro saranno di quella terra; e gli altri si riduceranno nella terra diserta di Tarsi (1545). E quando i cristiani saranno al grande albore secco, egli vi dimoreranno due mesi; e tuttavia andrà loro apresso la vivanda, e le cose bisognevoli al popolo, che tutte le genti gli serviranno, per tema ch'avranno di loro. In cotale dì chente lo figliuolo di Dio risuciterà, passando da morte a vita, lo padre della magione, del figliuolo di Dio, papa, farà sagrificio della messa al figliuolo di Dio, a quello albore secco, e in quell'ora che il papa sagrificheràe, averrà che l'albore secco rinverdirà, e metterà fiori e foglie e frutti (1546). E allora sapranno egli che la grazia di Dio sarà distesa sopra loro; chè il verdire dell'albore significa che il popolo del figliuolo di Dio avranno vendicata l'onta e la ingiuria che tutti i miscredenti gli aveano fatta, di ciò, ch'egli noll'ànno creduto. E allora la boce di Dio dirà che vadano inanzi, e andrannovi XXV giornate, e poi torneranno adietro.

Cap. DXXX.

Lo re domanda: di quale maniera sono gli alberi (1547)? Sidrac risponde:

Egli sono II albori secchi, e egli andranno al più a lungi (1548), lo quale sarà sì grosso, che sette uomini nol potrebono abracciare (1549), e sarà cavato dentro; e sarà si presso al diserto, là ove lo sole non dimora se non una ora del giorno; e si è al capo del levante. E quivi ordineranno i cristiani gente per tutto il mondo, per guardare la terra (1550). Poi ritorneranno indietro alla città del figliuolo di Dio, Gerusalem, e indi Caire di Babilonia. Apresso usciranno indiani, e non terranno ma una parte della terra d'una gente credenti nel figliuolo di Dio (1551). Quelli manderanno per soccorso al signore di Babilonia, e quelli manderà loro gran soccorso, però ch'egli saranno credenti al figliuolo di Dio; e Idio darà loro vittoria sopra i miscredenti; onde molti di loro fieno morti, e gli altri si convertiranno alla fede del figliuolo di Dio; doventeranno subbietti al signiore di Babillonia, per soccorso ch'egli averà fatto loro.

Cap. DXXXI.

Lo re domanda: che saràe apresso di questo? Sidrac risponde:

Apresso uno tenpo quelli (1552) saranno contra di loro nell'aiuto de' tartari; e poi s'accorderanno di venire al ponente, e diventeranno buoni amici insieme. Allora fia il mondo tutto in buona pace, a la subizione di quelli del ponente, franchi (1553); e ciò durerà uno grande tenpo. Ma poi verrà gente molto disconosciuta (1554), e faranno molte ingiurie al popolo del figliuolo di Dio, cristiani; e guadagneranno la terra infino all'acque fredde. I cristiani s'asenberranno contro a costoro, tre nazioni del popolo del figliuolo di Dio, e andranno contra coloro, e metterannogli a niente; e tutti quegli che scanperanno di coloro, si convertiranno alla fede del figliuolo di Dio. Allora ritorneranno anche all'acque fredde, e passeranno; e ritorneranno alla città del figliuolo di Dio, e avranno grande concordia e leale amore intra loro; e ciascuno di loro vorrà donare la signoria l'uno all'altro; e niuno di loro la vorrà ricevere, per fare onore al suo conpagno. Allora, uno dì ch'egli saranno in grandi pensieri di queste cose, istando insieme, si verrà una boce da cielo, e dirà loro: andate, e ciascuno di voi segga nel suo seggio, e faccia sagrificio a Dio; e quello sagrificio che più sarà alzato, di colui per cui si fa sia la signoria. Elli così lo faranno. Allora lo sagrificio di quello del ponente sarà più alzato grandemente, e elli avranno la signoria sopra tutti; e daranno le sottane signorie agli altri. E ciò sarà diritta ragione, ch'egli saranno signori degli altri, egli saranno avanterani (1555) in signoria e in potenzia. Ma egli per la loro umiltà e per la loro bontà vorranno dare l'altre piccole signorie agli altri; si loro confermerà la signoria (1556). E queste cose credo che saranno presso al nascimento del falso profeta anticristo, figliuolo del diavolo. Apresso ciò alquanto tenpo, molte città profonderanno e cadranno, e molte genti nascieranno, e molte dislealtà e falsità si faranno, e molte province arderanno. E questi saranno i segni della venuta del falso profeta anticristo.

Cap. DXXXII.

Lo re domanda: lo falso profeta onde verrà e onde nascierà? Sidrac risponde:

Lo falso profeta anticristo nascierà nella grande Babilonia e Caire, d'una malvagia femmina della schiatta d'Adamo, lo quale concieputo nel ventre di sua madre, si sarà pieno di spirito di diavolo; e si nodrirà in ria cosa, per incantatori, e sarà re del mondo, perch'elli sottometterà a sè tutta gente, per IIII modi. Ch'elli convertirà in prima a sè tutti i ricchi uomini e nobili, ciò è per doni di grande ricchezze, e lo minuto popolo per paura, ch'egli sarà di crudeli tormenti ch'egli ordinerà sopra loro (1557). E d'altra parte conquisterà gli uomini sottili di scienzia, per grande sottiglieza di scienzia, ch'egli sarà molto pieno di sottili arti, e parlerà molto ingiegniosamente; però ch'egli saprà tutte l'arti e tutte le scritture, e sarà uomo di grande memoria. Per altra parte egli convertirà a sè i religiosi, e quelli che avranno abandonato il mondo per amore di Dio, per segni e per miracoli, ch'egli per gli suoi incantamenti mosterrà ch'egli farà iscendere fuoco d'aria, che arderà tutti gli suoi aversari; e i morti farà per arte di spirito maligno parere sucitati, ch'egli porteranno testimonianza di ciò ch'egli farà; e in questo modo (1558), che i diavoli enterranno nel corpo d'alcuno uomo dampne (1559), e si lo porteranno, e farannolo favellare per loro ingegnio, tutto altressì come s'egli fosse vivo. E si farà adorare e coltivare come Idio; edificherà la città del figliuolo di Dio, Gerusalem; e la gente della prima leggie, ciò sono gli giudei, lo riceveranno a grande onore, ch'egli verranno a lui di tutte parti del secolo. Ma alla fine egli torneranno alla diritta fede del figliuolo di Dio, per la predicazione di due buoni uomini, d'Enoc e d'Elia, ch'egli saranno veraci signori e leali a Dio, elli sofferranno troppo grandi e aspri tormenti. E questi buoni uomini saranno istati rapiti in cielo, è molto tenpo, e di cielo verranno a contastare lo falso profeta; e quello falso profeta gli faràe uccidere. E regneràe tre anni, e poi indegniamente per grande diavoleria metterà lo suo padiglione (1560), però ch'egli vorrà vincere gli giusti uomini, e quivi si troverrà morto di morte subitana, chè Idio l'ucciderà per lo sancto spirito di sua bocca; ciò è a dire ch'egli sarà morto per lo suo sancto comandamento. Quelli giorni saranno gli uomini minori che ora. E il falso profeta regnerà poco più di due anni e mezzo. E noi siamo minori che gli nostri antichi.

Cap. DXXXIII.

Lo re domanda: che farà Idio poi (1561)? Sidrac risponde:

Quaranta dì rimarranno, però ch'egli possano fare sodisfacimento, quelli che per lo suo inganno furono messi in errore. E apresso questo non sa niuno uomo quando lo giudicamento dee essere fatto. Ma apresso lo giudicamento di Dio, saranno due resurresioni, cioè che Idio risuciterà tutte criature umane, in anima e in corpo.

Cap. DXXXIIII.

Lo re domanda: in qual giorno suciteranno? Sidrac risponde:

In quello medesimo dì che lo figliuolo di Dio risucitò di morte, risuciterà egli loro; chè li cieli lassù saranno pieni di buone anime di coloro che dopo la morte del figliuolo di Dio furono morti; e i buoni che allora morranno di paura, incontanente suciteranno.

Cap. DXXXV.

Lo re domanda: risuciteranno quelli che sono nel ventre della madre? Sidrac risponde:

Tutti coloro suciteranno, che nel ventre di loro madre furono vivi; e di tale statura, come se egli fossono vivuti XXX anni. E tutti i buoni avranno tali corpi, che mai non morranno; e saranno di meravigliosa bellezza. E li malvagi avranno altressì corpi, che mai non morranno; e avranno dolore e pene senza fine. E per tutte le pene che avranno, non usciranno dello 'nferno, e morire non potranno.

Cap. DXXXVI.

Lo re domanda: in quale ora sarà fatto lo giudicamento? Sidrac risponde:

Nella mezza notte; a tale ora come lo figliuolo di Dio ispoglierà lo ninferno, a quella medesima ora diliberrà egli gli suoi amici di questo secolo.

Cap. DXXXVII.

Lo re domanda: come verrà lo figliuolo di Dio al giudicamento? Sidrac risponde:

Egli verrà come uno posente inperadore e come uno possente re, che dee entrare in una città: che l'uomo porta inanzi lui la sua corona e le sue altre conoscienze, perchè lo suo avenimento sia conosciuto. E in cotale modo verrà lo figliuolo di Dio, a fare lo suo giudicamento. E in quello modo verrà egli di cielo co' gli suoi ordini degli angieli; e gli suoi angeli andranno dinanzi da lui, e porteranno la sua crocie, e si isveglieranno tutto le genti, e risuciteranno, però ch'egli si levino contra (1562) l'avenimento del figliuolo di Dio. Tutti gli alimenti turberanno inanzi lui; e quando il fuoco andrà inanzi lui, egli seranno dinanzi lui. Allora sarà grande tempesta, che tutti gli alimenti si turberanno per lui incontro agli felloni.

Cap. DXXXVIII.

Lo re domanda: dove sarà il giudicamento e chi il farà? Sidrac risponde:

In una valle. La valle significa questo mondo; e lo monte di questa valle è lo cielo. Però sarà fatto questo giudicamento, ch'ello sarà fatto in questo mondo, là ove i malvagi saranno istabiliti dalla sinistra parte del nostro signore, e li buoni e gli giusti dalla destra parte, come le berbici (1563). La sua destra è la sua gloria; e la sua sinistra, giustizia. Ma li giusti per la loro umilità andranno in cielo, e gli malvagi andranno sotto la terra, in ninferno, là ov'egli non avranno niuna redenzione.

Cap. DXXXVIIII.

Lo re domanda: in che forma si dimosterrà il figliuolo di Dio? Sidrac risponde:

Lo figliuolo di Dio si dimosterrà in quella medesima forma ch'egli fia, quand'egli trafigureràe tra li suoi disciepoli, in una montagna. Agli felloni si dimosterrà in quella maniera egli fia quand'elli sarà in crocie.

Cap. DXL.

Lo re domanda: sarà scura l'aria? Sidrac risponde:

Non, niente, ma una grandissima chiarezza, in similitudine di croce, la quale sarà più lucente e più bella che il sole; e elli faràe lo giudicamento, che a lui sarà fatta la 'ngiuria. E allora ch'egli averà vinti e sottomessi i suoi nimici, elli averà la sua isposa ricevuta. Allora sarà nella sua maestade, cioè a dire che l'umanità riposerà nella divinità.

Cap. DXLI.

Lo re domanda: gli ministri del figliuolo di Dio saranno al giudicamento? Sidrac risponde:

Le loro coscienzie avranno sedie, e quivi si riposeranno egli; e quand'egli avranno vinto lo secolo e gli vizii, egli saranno veduti in aria; ch'egli è scritto ch'egli saranno sopra sedie al giudicamento.

Cap. DXLII.

Lo re domanda: come sarà fatto il giudicamento? Sidrac risponde:

Allora (1564) saranno mescolati i buoni e li malvagi insieme, e molti v'avrà di quelli che paranno buoni, e saranno rei; e tali sono che sono tenuti rei, che sono molti buoni uomini. Ma allora dipartiranno gli angeli gli buoni da' rei; tutto altressì come lo grano è sparto dalla paglia, così saranno dipartiti in tre parti: l'una parte è de' perfetti uomini, gli quali faranno lo giudicamento col nostro signore insieme; e l'altra maniera, gli quali saranno giudicati ad avere la gloria di paradiso, ciò fieno gli buoni; la terza saranno i malvagi, che saranno dannati ad avere ispiritual (1565) pene.

Cap. DXLIII.

Lo re domanda: quali saranno quelli che faranno il giudicamento? Sidrac risponde:

Li buoni che debono nasciere, li quali anunzieranno la venuta del gran profeta figliuolo di Dio; e quelli che saranno presso all'avenimento del figliuolo di Dio, e sufferranno per lui martirio, siccome fieno apostoli e tutti quelli che saranno principali confessori della sua magione; e quelli che serveranno la loro verginitade per lo suo amore, e faranno de' loro corpi astinenzia, gente religiosa; quelli che mosteranno che averanno seguitata la sua dottrina all'asenpro del figliuolo di Dio; poi (1566) saranno degni d'avere lo regno del cielo co' lui.

Cap. DXLIIII.

Lo re domanda: chi saranno quelli che così saranno giudicati? Sidrac risponde:

Quelli che lealmente meneranno la loro vita con le loro femmine; e quelli che raccatteranno gli loro peccati per limosine e per buone penitenzie. A coloro dirà lo figliuolo di Dio: venite, benedetti dal padre mio, e si riceverete lo regnio, che v'è aparecchiato dal cominciamento del mondo. Io ebbi fame, e voi mi desti da mangiare; io ebbi sete, e voi mi desti da bere; io fui ignudo, e voi mi vestisti; io fui sanza albergo, e voi m'albergasti; io fui malato, e voi mi vicitasti. Che il figliuolo di Dio sarà quivi come uomo, e tutti gli altri intorno a lui corporalmente. E queste parole fieno dette, perchè tutti sapiano bene per quale ragione saranno salvi o dannati ciascuno.

Cap. DXLV.

Lo re domanda: saravvi niuno perito (1567) sanza giudicamento? Sidrac risponde:

Si, sono quelli che fecero o faranno peccato sanza legge; e quelli che faranno peccato apresso la morte del figliuolo di Dio, e vorranno del tutto tenere la vecchia leggie, sanza la nuova, in tutto saranno sanza leggie. E quelli che negheranno il figliuolo di Dio, tornerà il giudicio in loro dannazione, ch'egli vedranno colui che egli crocifissero. Che tutti i malvagi fieno altressì come stati consentevoli alla morte del figliuolo di Dio.

Cap. DXLVI.

Lo re domanda: quali saranno quelli che saranno dannati e quelli che saranno salvi? Sidrac risponde:

Li buoni che fanno e fecero lo comandamento di Dio; e gli profeti ch'annunziarono la venuta del figliuolo di Dio; e li suoi ministri apostoli; e li giudei che innanzi la venuta del figliuolo di Dio non peccarono contra gli X comandamenti che loro invierà Idio; e quelli che faranno lo comandamento di Dio. I cristiani saranno salvi e degni d'avere gloria del cielo; e quelli che peccheranno contra i X comandamenti, che Idio manderà a uno uomo; e quelli falsi che per le loro male opere divoreranno lo figliuolo di Dio, e peccheranno contra lui e contra i suoi comandamenti; quelli saranno gli perduti e' dannati. E a coloro dirà il figliuolo di Dio: partitevi da me, voi che siete maledetti. Allora mosterranno loro gli buoni, per gli loro meriti (1568), che gli rei non vollono seguire nè in detti nè in fatti i loro meriti nè le loro opere (1569). Apresso dirà che egli sono degni di tutti tormenti; che il figliuolo di Dio turberà le foglie (1570). E tutte le altre cose passibilmente giudicheràe. Egli darà dirittamente la sentenzia contro gli felloni; onde gli senberràe ch'egli sieno felloni; che ciascuno giudicherà la sua coscienzia, che egli saranno alluminati della croce di Dio. Chè tutto altressì come lo sole è ora veduto da tutte genti, tutto altressì aparirà la croce del figliuolo di Dio a la coscienzia di tutti.

Cap. DXLVII.

Lo re domanda: conosceranno allora il bene e 'l male che fecero in questo secolo? Sidrac risponde:

La dottrina e l'esenpro di quelli che insegniano la venuta del figliuolo di Dio ed i suoi ministri, e quelli che scriveranno i suoi santi vangeli e parole, e quelli che sofferanno per lui martiri e morte, e quelli che saranno governatori della sua santa chiesa, e i confessori, e quelli che per lo suo amore guarderanno la loro verginità e la sua dottrina e li suoi asenpri, saranno veduti da tutti; e vedrassi apertamente lo loro bene, ch'egli avranno fatto; e molto grande allegrezza avranno di ciò, ch'egli avranno ischifati i mali. E gli malvagi vedranno in loro ciò ch'egli doveano avere ischifato; di che egli avranno grande trestizia. Ma quella trestizia e dolore non varrà loro niente.

Notes in this chapter

Note 1 · Nel C. R. 2.: Lo re domanda se lo numero falla in Iupiter che diverrà? — Il C. F. R. ha semplicemente: IUPITER.Note 2 · possessions achate C. F. R.Note 3 · Nel C. R. 2.: Lo re domanda: se lo numero falla verso il giorno l'omo che de' fare? — Il C. F. R. ha non altro che MARS. — E Marte, non giorNote 4 · en Mars C. F. R.Note 5 · Fianser feme C. F. R.Note 6 · assediare C. R. 2.Note 7 · parlare C. R. 2.Note 8 · Robe neuve le ior ne vestir ne chaussement; et se la robe est vermille, seurement (chi) la veste et chi autrement la fait mort ou navres en Note 9 · de ton desir tu n'en auras neent C. F. R.Note 10 · apaines vendrà, et se il vient grant damage aura C. F. R.Note 11 · sormontera C. F. R. — sometterà C. R. 2.Note 12 · Manca durerà al n. t. e al C. R. 2. — Abb. suppl. col C. F. R.Note 13 · Nel C. R. 2.: Lo re domanda: se lo numero falla in sole sarà buono vendere e comprare? — Nel C. F. R. solamente SOL.Note 14 · Manca il verbo qui come nel C. R. 2. — Nel C. F. R.: devant segnor seurement entres.Note 15 · par tout C. F. R.Note 16 · en hautesse C. F. R.Note 17 · Nel C. R. 2.: Lo re domanda: se 'l numero falla in Venus che verrà? — Il C. F. R: VENUS.Note 18 · Mancano queste parole così al C. R. 2. come al C. F. R. — Intenderei per quelli che è tenuto su libro, il debitore. E forse dopo sarà deve lNote 19 · Nel C. R. 2.: Lo re domanda: se 'l nomero falla in Mercurio che cosa è buono a fare? Il C. F. R.: MERCURIUS.Note 20 · Garde toi le ior de conpagnie de home petit a grant barbe C. F. R.Note 21 · Non possiamo corr. col C. R. 2. dove la lezione è peggiore che nel nostro — Il C. F. R.: a feme ieune peus avoir compagnie.Note 22 · Manca al n. t. e al C. R. 2. il Cap. intit. LUNA nel C. F. R.Note 23 · Questo Cap. nel C. R. 2. ha per titolo: Lo re domanda: la scurità del sole e della luna e delle stelle, come si possono scontrare e fare cosNote 24 · Le due figure che seguono mancano al C. R. 2. e al C. F. R.Note 25 · Nel C. R. 2. ha per titolo: Lo re domanda come potrebe sapere l'omo quello che de' avere alcuna persona in tutta sua vita.Note 26 · nativite C. F. R.Note 27 · in tutta C. R. 2.Note 28 · Bisogna intendere: anche se essi somigliassero; o meglio: come che essi somigliassero.Note 29 · Intenderei o alcuno segnale, sebbene piccolo, come punta d'ago.Note 30 · le ritenne C. R. 2.Note 31 · natività C. R. 2.Note 32 · Nel C. R. 2. ha questo titolo: Lo re domanda: potrebe l'omo sapere la ventura de' fanciulli?Note 33 · et la pensee envers Dieu et vers toutes choses C. F. R.Note 34 · Queste parole ci fanno ricordare di quel Morin astrologo, che stava nascosto presso la camera di Anna d'Austria, per trarre l'oroscopo del gNote 35 · Nel C. R. 2.: Lo re domanda come si potrebe sapere li segni che saranno al punto della natività de' fanciulli.Note 36 · Nel C. R. 2.: Lo re domanda: come avrai tu toccata la ruota colla mano per fare lo suo torno?Note 37 · et tu failles III fois de ferir C. F. R.Note 38 · Il C. F. R. aggiunge: car il ne touchera mie les VII jors.Note 39 · Così anche il C. R. 2., ma è da credere abbia a leggersi non disparte ma dispari. — Il C. F. R. ha: nomp (così). — Supponiamo da intendere nNote 40 · Nel C. R. 2.: Lo re domanda se l'omo potrebe sapere o conosciere la pianeta d'una persona che tu non sia stato al suo nascimento.Note 41 · ciò che ne scanperà C. R. 2.Note 42 · in questo pianeta C. R. 2.Note 43 · Manca al n. t. innanzi e venture. — Abb. suppl. col C. R. 2.Note 44 · perdra sanc de son cors de glaive C. F. R. — Così spiegasi il di ghiado, che nel C. R. 2. non leggesi.Note 45 · bello C. R. 2.Note 46 · Agora per aghi non è registrato nella Crusca, la quale però definisce l'agorajo, chi fa o vende l'agora cioè gli aghi.Note 47 · e malvedenti C. R. 2.Note 48 · soutil et parfont C. F. R.Note 49 · art de letre et de penne C. F. R.Note 50 · de glaive C. F. R.Note 51 · il aura art d'armes C. F. R.Note 52 · di alto C. R. 2. — de morir de cop de best. C. F. R. — Potrebbe intendersi: cadere da un dirupo; o forse cadere e dirupare.Note 53 · brigante C. R. 2.Note 54 · di morte subitana C. R. 2.Note 55 · e amerà di portare sè C. R. 2.Note 56 · natività C. R. 2.Note 57 · pres dou fundement C. F. R.Note 58 · Così anche nel C. R. 2.; ma crediamo che la vera lezione sia quella del C. F. R.: se Virgo a este il mora petit enfant.Note 59 · Nel C. F. R. questo Cap. ha per titolo: Mars.Note 60 · Nel n. t.: detto. — Abb. corr. col C. R. 2.Note 61 · e sarà in pericolo d'essere vocolo C. R. 2.Note 62 · Nel C. R. 2.: che ne sarà del fanciullo che sarà nato in Marte?Note 63 · Il n. t. ha: udire. — Abb. corr. col C. R. 2.Note 64 · Cf. C. Plinii Sec., Hist. Nat. XXXVII, 31. La Sardonia, o pietra Sarda, è una varietà delle agate.Note 65 · Alamandines C. F. R. Forse adamantines? »Alamandina a loco in quo secundum plurimum generatur, sic vocatur, hoc est ab Epheso quae AlabandinNote 66 · Giarconsia o Giarcone — È un silicato di zirconio.Note 67 · sont crees ensemble C. F. R.Note 68 · si gli fie data dirittamente C. R. 2.Note 69 · che virtù àe lo topazio? C. R. 2.Note 70 · Nel n. t.: che anno fie. — Nel C. R. 2.: che ànno. — Nel C. F. R.: chi a nom fie. — E secondo quest'ultima lezione, come quella che ha un quNote 71 · retrait a la lune par semblant C. F. R.Note 72 · chant la luneison est laide ec. C. F. R.Note 73 · Manca al n. t. li re. — Abb. suppl. col C. R. 2., sulla scorta del C. F. R.Note 74 · Toupasse tel com'il naist est melior C. F. R.Note 75 · et guarde la veue C. F. R.Note 76 · et fait a home paroles atempees C. F. R.Note 77 · Arimpiles C. F. R.Note 78 · Odasi il dotto Alberto Magno parlare dello smeraldo (De Miner., II.): »Fertur quod illi de nidis griphonum auferuntur, qui lapidem hunc cum Note 79 · Il a la vertus des pierres preciousses par dessus toutes C. F. R.Note 80 · egli àe vertù che quando quelli che lo portano adosso C. R. 2. — il est de tel segnorie C. F. R.Note 81 · Il n. t. è conforme al C. F. R. — Ma migliore sembra a noi la lez. del C. R. 2.: con questo àe l'omo signoria. Sopra tutte le pietre preziosNote 82 · Anche del rubino vedi le virtù miracolose in Alb. Magn. loc. cit.Note 83 · e s'egli è in prigione ellino l'aiutano diliberare C. R. 2.Note 84 · Nel n. t.: e acciò che. — Abb. corr. col C. R. 2.Note 85 · mais la force de l'autre veue semble qu'il soit blef. C. F. R.Note 86 · Nel C. R. 2.: che virtù ànno li dyaspri?Note 87 · en soveraines parties dou monde C. F. R.Note 88 · guotes vermeiles C. F. R.Note 89 · entailes de veille entaille C. F. R.Note 90 · chi le porte doit mener nete vie C. F. R.Note 91 · Fra tante virtù, non è qui detto di quella più comunemente attribuita dagli antichi al diaspro, di dare facondia agli oratori. Nè l'altra, dNote 92 · Lyngurium Cf. C. Pl. S., H. N. XXXVII, 13.Note 93 · Nel n. t. e nel C. R. 2.: lius. — Ma è certo che deve leggersi lins, essendo notissima la favola del lincurio e della lince, di che parlano Note 94 · Nel C. F. R.: che ses grant vertus le soient aidables.Note 95 · myre C. F. R. Crediamo errore il mora del n. t. e del C. R. 2.Note 96 · Acate C. F. R.Note 97 · guotee C. F. R.Note 98 · »Sitim quoque sedant in os additae». C. Pl. S., H. N., XXXVII, 54. — E d'altre sue molte virtù parla Avicenna, tra le quali, che dà forza a Note 99 · Eas gemmas (amethysti) magorum vanitas resistere ebrietati promittit C. Pl. S., H. N. XXXVII, XLI. — E Alberto Magno dice dell'amatista: „opNote 100 · Gli antichi davano il nome di chrysolito (chrysos — lithos) a varie sostanze minerali, e in ispecie al cimotano, al peridoto e alla apatite,Note 101 · Benissimo aggiunge il C. F. R.: et gete flame come d'or de toutes pars.Note 102 · en Egypte C. F. R. — Atiopia C. R. 2.Note 103 · Nel n. t. e nel C. R. 2.: e quand'ella va e viene. — La correz. ci è indicata dal C. F. R.: et chant il a vaines ou saintures. Lo che ricordNote 104 · songier de nuit et parler C. F. R.Note 105 · I berylli sono una varietà degli smeraldi.Note 106 · „Expertum est quod quando.... oculo solis opponitur ignem accendit.„ Alb. Magn., loc. cit.Note 107 · „Dicunt aurifices quod coniugium conciliat inter maritum et uxorem.„ Alb. Magn., loc. cit.Note 108 · ioint C. F. R.Note 109 · torbida biancura C. R. 2.Note 110 · Plinio dice che il diamante „hircino rumpitur sanguine.„ Ed è curioso ciò che a queste parole nota un suo commentatore nel 1685, che il propNote 111 · Non si può menomare come un'altra pietra C. R. 2.Note 112 · dedens le cors de la feme C. F. R.Note 113 · „Dicunt magi, quod lacerto sinistro alligatus, valet contra hostes.„ Alb. Magn., l. c. — Plinio che non crede alle virtù delle altre pietre,Note 114 · Arabe C. R. 2.Note 115 · O piuttosto crisoprasio. E una varietà delle agate.Note 116 · verde C. R. 2.Note 117 · Così tutti i Codd. Non sappiamo che pietra siasi voluto indicare con questo nome. — Diana si chiamò nell'arte magica l'argento. — Ciò che ilNote 118 · sorigue C. F. R. — sorgie C. R. 2. — Non sapremmo che pietra nascondasi sotto questo nome. — Alcuni naturalisti hanno supposto che per sorgoNote 119 · ont souspirail C. F. R.Note 120 · Così nel Tesoro l'unicorno pone il capo in grembo a una fanciulla vergine, e s'addormenta.Note 121 · grasinif C. F. R. — Non sappiamo che abbiasi a intendere per questo nome.Note 122 · Potrebbe essere la vermiculite, specie di talco, la quale riscaldata alla fiamma di una candela, emette un gran numero di piccoli prismi cilNote 123 · tifabilina C. R. 2. — reflambine C. F. R. — Ma ci è ignoto che pietra possa esser questa.Note 124 · Nubiens C. F. R.Note 125 · Cocrisee C. F. R. — Sarebbero forse le cochlides di Plinio?Note 126 · chi ont mal dou blanc sur la prunele ou vairole C. F. R.Note 127 · en place C. F. R.Note 128 · vengono li uccielli C. R. 2.Note 129 · cade giù per le ripe C. R. 2.Note 130 · Questo racconto sembra quasi copiato dal Polo.Note 131 · turchemanti C. R. 2.Note 132 · faire C. F. R.Note 133 · Intenderei per vantate, ma potrebbe anche avere il significato dell'avantar prov., di che vedi a pag. 77.Note 134 · Nel C. F. R.: Herbe per la viste.Note 135 · con uno fiore violetto C. R. 2. — I liste dedens violete C. F. R.Note 136 · chi seingne sanc C. F. R.Note 137 · itropico C. R. 2.Note 138 · a guarire li membri contratti C. R. 2.Note 139 · aveuc elle III tans d'uille d'olives C. F. R.Note 140 · Nel n. t.: erba letricagione guarire. — Abb. corr. col C. R. 2.Note 141 · a guarire il male delle budella C. R. 2.Note 142 · Forse la chrysocome di Dioscoride (IV, 45), chrysitis di Plinio (XXI, 26).Note 143 · chi la friroit C. F. R.Note 144 · Manca magagnate al n. t. — Abb. suppl. col C. R. 2.Note 145 · Nel Libro de le segrete cose de le donne (Cod. inedito della Mediceo-Laurenziana), dannosi varie ricette, utili quando la donna non puote avNote 146 · Così anche nel C. R. 2. — È evidente che il traduttore non ha inteso il testo, che è pure chiarissimo: et la daroit a boire a home chi ne peNote 147 · Nel C. F. R.: Herbe per mal de teste.Note 148 · Nel C. R. 2.: a volere che gli vecchi non menino lo capo.Note 149 · e faccia pestare questa erba bene e bollire con mele d'ape vergine C. R. 2.Note 150 · di colui che cade di quel rio male C. R. 2.Note 151 · no' gli tornerebe quella malatia C. R. 2.Note 152 · con gialli fiori C. R. 2.Note 153 · Nel n. t. ragna. — Abb. corr. col C. R. 2. — Il C. F. R.: vert tendre.Note 154 · E il C. R. 2.: piccola per le nocie. — Come sarebbe possibile correggere l'errore dei due Codd. senza il testo francese? Nel quale si legge:Note 155 · sur soi C. F. R.Note 156 · Nel n. t.: erba di Dio. — Abb. corr. secondo i due codd. R. 2. e F. R.Note 157 · mentre che questa erba avesse C. R. 2.Note 158 · com I home chi cust perdu ses coilles C. F. R.Note 159 · Nel C. R. 2.: a guarire delle reni.Note 160 · enseigne C. F. R.Note 161 · industria C. R. 2.Note 162 · en servage as latins pueple dou fis de Deu C. F. R.Note 163 · autre nacion che cil a chi tolleront la terre, et autres plus mescreans diaus, tatars, chant il seront au comencement de leur honor, segnoreNote 164 · terranno la terra che signoreggieranno quelli del ponente? C. R. 2. — Ma migliore lezione ci sembra quella del C. F. R.: teront mout la terrNote 165 · veront franceis C. F. R.Note 166 · bone gens C. F. R.Note 167 · servage C. F. R.Note 168 · Nel n. t. presso a questo la morte del re Carlo? — Abb. corr. col C. R. 2. — Probabilmente doveva leggersi: che sarà dopo la morte del re CaNote 169 · Nel n. t. manca dimoreranno. — Abb. suppl. col C. R. 2.Note 170 · et la terront I grant tens C. F. R.Note 171 · I roi ce est Salahadin C. F. R.Note 172 · Abbiasi presente il significato del vb. confundre nell'ant. franc.Note 173 · Nel C. R. 2.: dopo questo che fia?Note 174 · che I. C. F. R.Note 175 · et mandera dire as tatars che il lor dora le passage C. F. R.Note 176 · Se perdront au desert C. F. R.Note 177 · Ved. ciò che scrive il Polo dell'albero secco (cap. XXX).Note 178 · li alberi secchi? C. R. 2.Note 179 · au plus loins C. F. R.Note 180 · che VII homes poront estre de dens C. F. R.Note 181 · Adonc establiront gent en la terre por elle garder C. F. R.Note 182 · Apres iront Indiens, et veront et tolleront I grant partie de la terre de une gent creant au fis de Dieu C. F. R.Note 183 · les griex C. F. R.Note 184 · et tous seront suges as latins de ponent C. F. R.Note 185 · desconoissans C. F. R.Note 186 · avanzeranno in signoria e in potenza — Pare che da avantar il traduttore abbia fatto avanterani. Il C. F. R. ha: seront davant.Note 187 · Corregg. col C. F. R.: et notre segnor... si lor confermera la segnorie.Note 188 · ce est par paor che il lor fera et per iustice che il metra sur iaus C. F. R.Note 189 · Ne entendes mie quo il pora les mors resusciter, mais le diable entrera ec. C. F. R.Note 190 · Pare che il trad. non abbia intesa la parola franc., onde l'ha trascritta come trovavala.Note 191 · au monte Tabor C. F. R.Note 192 · Nel n. t.: che fa Idio più? — Abb. pref. la lez. del C. R. 2.Note 193 · encontre C. F. R.Note 194 · come brebis C. F. R.Note 195 · Ores sont C. F. R.Note 196 · sempiternale C. R. 2.Note 197 · por ce C. F. R.Note 198 · Nel cod. pericolo. — Abb. corr. perito sulla scorta del C. F. R. e del C. R. 2., che ha: se nullo perirà senza giudicio.Note 199 · car les bons diront et monstreront par lor merites che li mauvais etc. C. F. R.Note 200 · lor dis ne lor fais C. F. R.Note 201 · Onde sieno uscite le foglie non sapremmo. Nel C. F. R.: eaus troblera le fis en la soe ire, et le feu li devorera.
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