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Il libro di Sidrach

IL LIBRO DI SIDRAC (continued 7)

Reading edition

Cap. DXLVIII.

Lo re domanda: che sarà dopo il giudicamento? Sidrac risponde:

Quando lo giudicamento sarà fatto, si sarà traboccato lo diavolo nel profondo dello 'nferno, con tutti gli malvagi insieme co' lui; e lo figliuolo di Dio andrà egli con tutti i suoi compagni nella città del suo padre, cioè la stazione del cielo. E saranno tutti i buoni nell'umanitade del figliuolo di Dio, e regneranno nella sua santa magione, nella divinità. Lo figliuolo di Dio sarà allegro di tutte le allegrezze de' suoi sudditi; e ciascuno avrà compiuta allegrezza, in vedere lo figliuolo di Dio.

Cap. DXLVIIII.

Lo re domanda: che sarà fatto del secolo (1571) dopo lo suo giudicamento? Sidrac risponde:

Egli arderà tutto; che tutto altressì come l'acqua del diluvio uccise lo secolo, e montò sopra gli nuvoli (1572) XV gonbiti, tutto altresì sarà lo fuoco più alto ch'e' monti XV gonbita. L'amirazione (1573) di questo secolo, e le parti e le stagioni, ciò sono gli freddi e gli caldi e le gragnuole e li venti e i tuoni e le folgore e l'altre tribolazioni di questo secolo, saranno allora tutti purgati; e rimarranno netti e mutati; che Idio gli muterà. Che tutto altressì come la figura de' nostri corpi passerà, e riavremo altro corpo, che troppo sarà migliore che questo, tutto altressì la figura di questo secolo trapasserà tutto; e avrà poi più graziosa forma; che Idio farà novello cielo e novella terra; e poi apresso rinovellerà lo sole e la luna e le stelle, che ora non si finano d'andare nè di correre. Tutte cose fieno rinovellate, che il sole sarà VII volte più bello che ora; la luna e tutte l'altre stelle saranno vestite di molta bella chiarezza. L'acqua che toccherà lo corpo del figliuolo di Dio, e che laverà gli corpi de' buoni uomini, in questo secolo, si sarà più chiara che niuno cristallo; la terra che nodrirà lo corpo del Figliuolo di Dio dentro da sè, si sarà paradiso; la terra, però ch'ella sarà innacquata del sangue de' buoni, che per l'amore del figliuolo di Dio egli lo sparsono, ella sarà inbellita di molte maniere di fiori e di delizie, delli ulivi e delle rose. Questo è lo giudicamento che Idio farà. La terra la quale è piena di spine e di cardoni, si sarà benedetta da Dio senpiternalmente, e mai non avranno labore nè dolore.

Cap. DL.

Lo re domanda: che corpi avranno gli buoni uomini? Sidrac risponde:

Egli avranno gli corpi sette cotanti più belli che lo sole; e di più bello coraggio e' saranno, di quello tenpo ch'egli erano, quando egli trapassarono di questo secolo.

Cap. DLI.

Lo re domanda: saranno egli ignudi o vestiti? Sidrac risponde:

Egli saranno ignudi di convotizia (1574) e di malizia; e saranno vestiti di vestimento di grazia e di gloria e di salvazione e d'allegrezza. Averanno e saranno ripieni di perfetto senno e di tutte bellezze; e gli loro membri non avranno vergognia (1575), più che noi abiamo del volto e degli occhi, quando l'uno mira l'altro.

Cap. DLII.

Lo re domanda: potranno egli fare ciò che vorranno senza licenzia? Sidrac risponde:

Egli non vorranno niuna cosa, altro che buona. E però faranno egli francamente ciò ch'egli vorranno. In tutti luoghi ov'egli vorranno essere, saranno, sanza punto dimorare. E' non avranno altra cosa in opra, fuori che riguardare Dio (1576); e lo loderanno; e la loro loda si è ciòe, che ànno la visione del nostro signore.

Cap. DLIII.

Lo re domanda: che allegrezza avranno? Sidrac risponde:

L'alegrezza sarà tanta, che mai occhi d'uomo tanto videro, nè orecchie udirono, nè cuore non potrebe tanto pensare, ciò che Idio à ordinato a coloro che lui ameranno e seguiranno; ch'egli avranno senpre etternale vita, e senpiternale fede, e conoscimento di Dio, abondanzia di tutti i beni, senza niuno mancamento, e sanza niuna fame. Gli corpi avranno VII ispeziali glorie, e l'anime altre VII. Gli corpi avranno belleza, isnellità, forteza, francheza, diletto, sanità, onore, sicurtà, allegrezza (1577); alla quale ci conduce quelli che vive e regna per tutti i secoli de' secoli. Amen.

Cap. DLIIII.

Come Sidrac domanda lo re. Botus come li risponde (1578).

Sidracco domanda lo re: volete voi altra cosa, ch'io sono aparecchiato di tutto dirvi, per la volontà del nostro signore? Lo re rispuose e disse: Iddio ti benedica, e ti dia la sua grazia sempre; chè tu m'ài mostrata la via, per la quale io posso andare a essere de' sergenti del re del cielo. Tu m'ài tratto di scurità e messo in chiarezza; tu m'ài detto pienamente ciò ch'io desiderava di sapere, e non poteva trovare persona che dire me lo sapesse. Ora io ò assai saputo delle cose che sono buone all'anima e al corpo salvare. Però possiamo oggi mai pensare del nostro fatto, al quale noi possiamo oggimai intendere; che però siamo noi venuti in questo strano paese.

Ora cominciamo (1579) al fatto del re Botus.

Cap. DLV.

Come lo re Botoso volle compiere ciò ch'egli avea inpreso a fare.

Allora montò a cavallo lo re Botus, egli e la sua gente e il suo maestro Sidraco; e vennono all'entrare della terra del re Garabo, a fare la torre ch'egli dovea fare. E Sidrac fece venire maestri, e fece mettere pietre nel fondamento della torre, al nome di Dio; e in XVI dì fue la torre fatta e compiuta.

Cap. DLVI.

Quando lo re Garabo vide che lo re Botus avea fatta e conpiuta la torre, egli fue tutto isconfortato, e non seppe che consiglio si dovesse pigliare. E seppe allora bene che gl'idoli nè loro forza no' gli poteano valere niente. Ond'egli fece aparecchiare messaggi, e mandò pregando lo re Botus, che avesse merciè di lui.

Cap. DLVII.

Lo re Botus gli mandò a dire, per lo consiglio di Sidrac suo maestro, che s'egli volesse lasciare in tutto gl'idoli, e credere nel vero Iddio, egli avrebbe merciè di lui. E lo re Garabo gli mandò a dire, ch'egli lo farà volentieri. E così si convertì a Dio, e ruppe tutti gl'idoli ch'egli avea. Lo re Botus, inanzi ch'egli morisse convertie tutto le sue contrade, e quelle dello re Garabo, alla fede del figliuolo di Dio, per lo consiglio di Sidrac suo maestro. Ma apresso alla morte di Sidrac e dello re Botus, per lo consiglio del diavolo tutti ritornarono ad adorare gl'idoli, e furono poi piggiori che prima (1580).

Conpiuto di scrivere a' dì XIIII di febraio, 1382, per mano di Benedetto di Banco degli Albizi. Cristo ne sia lodato. Amen. Alle 3 ore.

Notes in this chapter

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