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Gloria e sventura - Canti repubblicani

SARDEGNA.

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Le tenebre del medio evo coprivano il mondo, allorquando una donna, la principessa Eleonora, giudichessa d’Arborea, pubblicava in Sardegna, il giorno di Pasqua del 1395, un codice in 198 capitoli, detto carta de logu (carta del luogo) nel quale l’applicazione della pena di morte si trova ristretta a pochi delitti, e assai buone massime di giurisprudenza contengonsi. Ma ciò ch’è più degno di nota si è questo, che per esso codice veniva fermato viemeglio il governo popolare già stabilito nell’isola. Dappertutto in Italia, e fino in Sardegna, paese riputato barbaro a quei giorni, esisteano franchigie politiche e municipali, dove in quest’era di civiltà sì vantata nessuna traccia di libertà più si scorge sulla terra italiana. Il codice del quale è parola dee riguardarsi come un vero tesoro di sapienza civile e politica, comparativamente ai tempi in che vide la luce. Abbracciava ogni cosa, il diritto civile, il criminale, l’ecclesiastico, e fino il rurale. La famosa giudichessa, il cui nome meriterebbe di essere più universalmente noto in Italia di quel che non è, oltre di aver fatto dono alla sua patria di un’intera legislazione, s’acquistò fama di grande e gloriosa per aver posto fine alle dissensioni civili dell’isola, e aver vinto gli Aragonesi‍[28]. Oscurissima vita vissero i Sardi dappoi, e poco o nulla oggidì si parla di loro nel mondo, tanto potevano sovra esso loro i funestissimi ordini feudali, solo da pochi anni interamente aboliti.

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