LOMBARDIA.
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Se chiedi del governo austriaco a’ forestieri che han visitato la Lombardia, ti rispondono che meno alcuni rigori di polizia gli è uno de’ migliori che si conoscano. Ma i forestieri sono pessimi giudici delle cose nostre, e massime delle politiche, i forestieri che sogliono correre la penisola quasi di volo, e poco sanno la nostra lingua, e però poco o nulla conversano colle varie classi della nazione. Oltreacciò e’ non possono sentir come noi rispetto a’ Tedeschi, per il che non è dato loro lo intendere che comunque il governo austriaco fosse umano, dolcissimo, ottimo in tutto, e noi nol vorremmo. Ma prescindendo da questa che chiamerò incompatibilità di umori fra la razza alemanna e la nostra, mille buone ragioni s’hanno i Lombardi dell’abborrire che fanno dal giogo dell’Austria. Chi non sa dell’enormità delle imposte? Chi non sa de’ ventiquattro mila Italiani costretti a strascinare la vita sotto il bastone tedesco oltre l’Alpi? Chi non sa della natura del codice austriaco, segnatamente per quello che spetta al diritto penale? A chi non è nota la imperfezione degli ordini municipali del reame Lombardo-Veneto, dove essi ordini son pure alquanto larghi nella parte tedesca dell’impero? E non ho fatto parola delle inquisizioni politiche dal 1821 in poi, chè non potrei aggiugner gran fatto a quel che n’è stato detto in tanti libri, e massime nelle memorie di Pellico e Andryane. Ma l’amnistia? mi diranno taluni. L’amnistia, risponderò, oltre che fu una vera calamità in questo, che die’ a divedere come fosse malamente fondata l’opinione che avevasi del retto sentire d’alcuni, l’amnistia, dico, fu una perfida burla, perchè finora per essa non han riveduto la patria che i profughi; cioè coloro i quali per non essere stati mai giudicati, non erano da riputarsi colpevoli. E i condannati a morte pei tentativi del 1821, e coloro cui fu commutata l’agonia dello Spielberg nella deportazione in America, sono tuttora in esilio. Eppure i giornali francesi, eppure non pochi fra i liberali italiani (il che duole più assai) la clemenza di Metternich grandemente esaltarono, e a’ 6 settembre dell’anno scorso, vale a dire il giorno dell’incoronazione dell’imperatore, giorno che avrebbe dovuto considerarsi come luttuosissimo per la nazione, si fecero cose a Milano, che chiamerò matte, per non adoperare una più acerba parola. A quei che per rompere i ceppi non hanno altr’arma fuori dell’ugne non va rinfacciato il servaggio, massime quando inchinano il collo e non l’animo. Non così a chi mostrasi lieto del giogo. Ma per buona ventura quelle inettezze non si fecero dai più, ma da pochi, chè i più a Milano non solo, ma in tutta quanta l’Italia, hanno in odio sommo, profondo tutto che sa di tedesco. Gli è come dei Bavari in Grecia. Considerando da questo lato la cosa, antipongo il dominio austriaco a qualsivoglia altro, e soprattutto a quel dei Francesi, perocchè fra questa nazione e la nostra le differenze non son tanto grandi da torre alla prima il poter metter radici in Italia, dove l’Austriaca, ancorchè la sua usurpazione duri da sì lungo tempo, ha vivuto sempre fra noi a quel modo che oggi, cioè come straniera che teme e non ama in mezzo a gente inimica. A persuadersi di questo ch’io dico basta osservare in che guisa gli Austriaci sieno trattati dall’universale nelle città lombarde, e in ispecie a Milano, dove gli uffiziali non son ricevuti in quasi nessuna casa, e niun uomo del popolo se la fa coi soldati. Non potranno mai lodarsi abbastanza i Lombardi per questo loro procedere verso i Tedeschi. Così potessi lodarli del pari per quel che riguarda al vivere costumato e civile! E qui non parlo del popolo, che a Milano, come nel rimanente d’Italia, è sobrio e morigerato più che in ogni altro paese, ma del ceto bensì che dovrebbe dare al popolo ogni più nobile esempio. E’ direbbesi che la famosa satira del Parini non avesse fatto in Lombardia quasi alcun frutto, mentre la gioventù vive ancora nell’ozio e negli stravizzi, secondando in ciò involontaria le mire del governo, il quale vorrebbe vederla simile affatto a quella di Vienna, cioè rotta al mal costume, e dedita tutta ai piaceri. Altro vivere dimandano i tempi, e i giovani Lombardi, cui la natura fu larga d’ogni suo dono più caro, dovrebbero rinsavire una volta, e nell’espettazione di fortuna migliore per la lor patria, in alti e belli esercizii l’ingegno e le mani occupare.