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Amedeide

PARALLELO

Reading edition

DELL'AMEDEIDA MINORE

COLLA MAGGIORE.

L'Amedeida maggiore, ossia quella pubblicata dall'Autore, Genova 1620 in 4.º, è partita in canti 23, ed ha in tutto 1335 stanze: l'Amedeida minore, cioè quella impressa in Genova dal Guasco, 1654 in 12.º in soli 10 canti, contiene stanze 667. Non sarebbe senza qualche diletto l'investigare i motivi che indussero il Poeta a ridurre alla metà precisamente il suo nobil lavoro; ma la brevità delle nostre illustrazioni non ci consente di far lungo discorso. S'egli avverrà mai che sieno date al pubblico le lettere del Chiabrera a Bernardo Castello, delle quali il diligentissimo signor Ponthenier incominciò la stampa nel 1834, si avranno in esse molte notizie sull'accrescimento che o il Poeta o l'altrui desiderio andavano procacciando all'Amedeida; e chi vorrà tener conto di non pochi stralciamenti, s'accorgerà che vennero suggeriti all'irritabile autore da un pensiero di quella vendetta poetica, che involge nel silenzio i falsi promettitori e gli uomini ingrati. Consiglio più generoso sarebbe stato il cacciare da se l'iracondia, e rider degli uomini stolti; ma dovendo il Chiabrera troncare tanta parte del poema, malagevolmente poteva resistere alla tentazione di far una forse giusta, ma non leggiadra vendetta. Come che sia, ecco un parallelo delle due Amedeide, che può tener luogo di ambedue l'edizioni; stantechè il Poeta nulla mutò dell'elocuzione, nulla dell'ordine, nulla delle parti fondamentali: troncò de' canti interi, delle descrizioni, delle dicerie, degli episodj, ma con avvedimento così sottile, che le cose stralciate si potrebbono rimettere a' luoghi proprj senza guastare l'Amedeida minore. Per qual forma il facesse, diciam brevemente.

I. Il primo canto della minore è quel desso che si ha nella maggiore.

II. Una sola variante si osserva nel canto 2.º della minore, ed è indicata nelle nostre annotazioni: nel rimanente ambedue l'edizioni si trovano concordi.

III. Il canto 3.º della minore non differisce dal terzo della maggiore, se non se in questo, che mancano ad esso le stanze 8, 9, 10, 11, 15, 47 e 48 della maggiore. Le poche varianti si leggono registrate nelle nostre annotazioni.

N.B. I canti IV. e VI. della maggiore furono soppressi interamente nella minore.

IV. A formare il canto IV. della minore concorsero il V. e il VII. della maggiore: cioè fu conservato tutto il V, meno le stanze 9-18, 36, 37, 38, 39, e meno le ultime quattro; e i troncamenti furono compensati con introdurvi le stanze 1-22 del canto VII. Le annotazioni al canto V. della magg. additano le varianti dei due testi.

V. Per comporre il canto V. della minore si adunarono le spoglie dei canti VII. VIII, e IX. della maggiore.

Del VII. si ritennero le st. 23-59, meno le st. 26, 27 e 47. La 72. che nella maggiore diceva,

Feroce, atroce, e fa sanguigni i lidi Fra pianti avversi, fra dolor, fra gridi;

nella minore vedesi racconcia così:

Feroce, atroce; ma tra furie accensa Su 'l risco Aletto d'Ottoman ripensa.

Il canto VIII. diede le st. 15-39.

Il canto IX. contribuì le st. 36 fino alla 55. ch'è l'ultima del IX. nella maggiore e del V. nella minore.

N.B. Il verso della st. 36. canto IX. della magg.

Amedeo seco: ei di sua man l'adduce,

trovasi nel V. della min. mutato nel seguente:

Così dicendo, di sua man l'adduce.

VI. Il canto VI. della minore formasi del X. della maggiore, soppresse in quella le st. 48, 63 e 68, e racconciato il primo verso dell'ultima nella maniera seguente:

Così dicendo, a l'infernal soggiorno.

VII. Può dirsi che il canto VII. della min. altro non sia, se non se l'undecimo della maggiore. La differenza consiste nello stralciamento delle st. 24, 40, 45, 46, 47, 52 e 53; e nelle varietà di lezioni, che qui si registrano.

St. 44. magg.

Venuta a men nel duol che la trafisse: Allora Irene ver Sangario disse:

nella min.

E venia manco: Irene indi diparte, E si rinchiude in solitaria parte.

I primi due versi della st. 48. magg. sono così emendati nella min.

E prende ferro bene acuto, e franca Pur con lo sguardo ec.

Similmente vi ha diversa lezione nella st. 54 magg. che nella min. si legge:

Nè così tosto il molle petto aperse, Che vaga Fama a raccontar si mise Come a morte magnanima s'offerse La bella Irene, e di sua man s'uccise. A nunzio sì crudel ecc.

VIII. Quattro canti della maggiore cedettero alcuna parte delle loro ottave per formare il canto VIII, della minore.

Il XII. diede le st. 1, 38, 39-48, 51 e 58. Ma la 51. è rifatta nella min. come segue:

Cotale altier su l'arenosa riva Giva Ottomano, e fra le schiere egli erra, E dovunque nel campo egli appariva; Nessun la bocca a le sue glorie serra; Et Amedeo da l'altra parte usciva A franca far la rodiana terra; E fra gridi magnanimi cosparsi Fermo alquanto ciascun fa rimirarsi.

Il primo verso della st. 58 così è scritto nella minore:

Movonsi poscia a la battaglia, e crudi ecc.

Dal canto XIII. passarono nell'VIII. della min. le stanze 1-19 e 37-41. Il ritratto di Megapente che occupava le tre st. 42, 43, e parte della 44, trovasi compendiato in una sola:

Costui fra l'armi e fra l'orror di Marte ecc.

Le altre st. 44, 45, 46, 55, 56 e 57 sono pure concorse alla formazione del canto VIII.

Nulla contribuì il XIV. stralciato interamente.

Il canto XV. diede le st. 1, 2, 4, 12, 13-32. e la 51. Ma nella 2.ª della magg. leggevasi Tomandro; dove nella min. si legge, e meglio, Timandro.

Una sola stanza potè salvarsi del canto XVI. per passare nell'VIII. con questa variante:

Ma poi cosparge d'un odor possente.

Per altro tra la st. penultima e l'ultima del canto VIII, della minore apparisce una lacuna, chi ne considera il senso; ma non sapremmo come restituire la vera lezione.

IX. Anche il canto IX. della minore componsi di brani tolti a diversi canti della maggiore.

Il XVII. diede le st. 2-7, 18, 40, 41, 42, 43, 57 e 58. Le due st. 44 e 46 vennero dal Poeta ristrette in questa forma:

Ma sì fatte d'amor memorie antiche Dentro il seno del tempo anco ben chiare, Benechè per uso a gioventute amiche, Al giovinetto cor poco eran care: Quinci lasciando le campagne apriche Ove Scamandro se ne corre al mare, Ei venne a Rodi, e fra cotante squadre Armarsi volle e seguitare il padre.

La st. 57. varia così nella minore:

Feroce oltra l'etate or quì saetta, E dal suo segno in discoccar non erra: Ma gridava il Baglione: oggi n'aspetta ecc.

Nulla potè contribuire il canto XVIII. troncato al tutto dal poema.

Il XIX. porgeva le st. 1-35.

Dal XX. s'ebbero le st. 1, 2, 3, 4, 5, 6, 35-50.

Furono tratte dal canto XXI. le st. 1-9, 13, 14 e 15.

X. Il canto X. ed ultimo della minore si compone di spoglie rapite a' tre ultimi della maggiore.

Dal canto XXI. passaron nel X. la stanza 20; i primi sei versi della 21 e gli ultimi due della 24; le st. 31-40; 42, 43, 44, 45, 46, 47, 48, 49, 50; i primi sei versi della 51, e gli ultimi due della 53; le st. 54-59.

Il canto XXII. porse la st. 14. così ritoccata:

E tosto inverso lei volgendo il piede Mesto Ebram da la sua fe sospinto;

la 15; la 19. col primo verso così rifatto:

A che deggio, Ebrain, dianzi beata;

la 22 col primo verso racconcio in tal guisa:

Deh! che dich'io? se la presente sorte

la 23, la 24, la 25. La seconda metà della st. è così rifatta nella minore:

Et egli un vaso le ne dà ripieno, Che tosto de la vita i varchi chiude, Indi fuore se n'esce. Ella dolente Così parlò sovra il destin presente:

Le altre stanze del XXII. conservate nella minore, sono la 30, e la 31. Avvi qualche varietà ne' primi versi della 37, che nella minore si leggono in tal forma:

Cotanto appena il rio demon favella, Che s'involve di nebbia atra e profonda, Ma lascia l'oro avvelenato, ed ella Ponselo a bocca, e tutto il sen n'inonda.

Hannovi senza discrepanza le st. 38 e 39.

Dal canto XXIII. trasse il Poeta la st. 1. con ritoccarne il verso primo,

E già correa del ciel l'alto sentiero;

e le st. 2, 3, 4, e 5. La 6. ha una variante di molto rilievo: nella magg. diceva:

Per darle a' tuoi nelle più grand'imprese,

e nella min. vi si legge,

Per darle a' Grandi nelle grav'imprese.

Appresso si trovano le st. 18, 19, 20, 21, 22 e 23. La 35. sta nella min. con una leggerissima variante:

Quì l'italico Re lunga dimora ec.

Chiudono la minore le st. 50, 51, 52 e 53 che similmente impongono fine alla maggiore.

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