AL CANTO III.
Reading edition
Osservazioni critiche
DEL CAV. ONORATO D'URFÈ.
St. 60: «Il dit qu'Alfange est cogneu de Fernande (sic) et meme il le nomme par son nom, combatant avec lui armé de toutte (sic) piece, et de meme Alfange le nomme Espagnol; en quoy il y a peu d'aparance s'il ne dit quelque chose au paravant qui soit cause qu'ils se recognoissent.» Qual maraviglia, che un prode cavaliere spagnuolo sia noto per nome ad un capitano de' Turchi, in una età, quando si combatteva continuo dagli Spagnuoli contro de' Mori, e quando i Baroni cristiani sovente andavano a militare in Oriente contro de' Turchi?
St. 66: «De plus en ce combat il fait qu'un amy d'Alfange luy parla fort long tems et en presance de Fernande; et que peut on panser qu'un ennemi fasse, dans la chaleur d'un combat, ou l'un et l'autre s'estoit blessé.» Ma nell'Amedeide, com'è stampata, non è detto che Fernando fosse presente alle parole che Dardagnano dice ad Alfange; le quali si stendono per soli qualtro versi, che non durano certamente fort long tems.
«Faut noter que toutte la description de cet assaut est fort ennuyeuse, tant parce qu'il est donné sans ordre ny sans art de guerre, que d'aulant qu'il y a fort peu d'incidants qui meritent d'estre racontez, et l'enumeration de tant de morts incognus, et mesmes (sic) tous tuez d'un coup est fort ennuyeuse.
Et encores que Virgile, et au paravant Homere, en ayent quelque fois usé, il n'est pas bon de les imiter en ce que lon les a repriz; outre que les tems sont fort differants et que le poete y doit faire une grande consideration. Outre qu'il n'est pas vrais semblable qu'etant armez ils soient tous tuez d'un seul coup.»
Non credo che il Chiabrera possa meritar lode d'intelligenza nell'arte militare, essendo veramente senz'ordine e senza strategia la sua descrizione dell'assalto dato alla città di Rodi e della difesa che ne fanno i Cristiani. Ma vuolsi pur avvertire che i Turchi non avevano allora quella cognizione dell'arte del guerreggiare, che ora cercano d'apprendere; e tutto facevano con impeto disordinato, supplendo col fanatismo e col numero degli uomini al difetto della scienza guerresca. E quanto a' Cristiani, non eran neppur essi tattici famosi; e il valore individuale, più che la forza delle masse bene ordinate, decideva dell'esito delle pugne. Non vorrei che l'Urfé avesse giudicato de' tempi di Amedeo colle idee e le arti de' tempi di Carlo Emanuele.
Egli è poi certissimo non esser verisimile, che un sol colpo uccidesse cavalieri armati di ferro da capo a piedi; ma il Poeta ci fa intendere assai volte la ragione perchè un guerriero cadesse al primo colpo nemico. Innanzi a tutto diciamo non essere stato mai costume de' Turchi, di ricoprirsi con armature di ferro; e perciò dovevano essi cadere prestamente sotto le spade e le aste de' forti cristiani. In secondo luogo, il Cavaliere cristiano non era invulnerabile; non essendo nè potendo essere l'armatura tutta d'un pezzo; e il pregio degli arcieri e de' più destri combattitori stava in questo di mirare colle saette, e di volgere le punte de' lor ferri, a quelle parti del corpo che non aveano riparo nè d'elmo nè d'usbergo, cioè alle giunture, dove le commettiture de' pezzi diversi dell'armatura lasciano un varco alle punte delle lance, delle spade e degli stocchi. E la storia ci fa conoscere che alcuna volta si perdettero battaglie per la grande uccisione cagionata dall'accorgimento di serrarsi da presso al nemico, e con gli stocchi ferirlo nelle parti vitali, ovunque le commettiture lasciavano un piccolo varco all'armi di punta.
Varie Lezioni.
Amed. magg. st. 2 E poi canuto crin, bianco le tempia. ……min. ivi E per canuto crin bianco le tempia.
La prima lezione è apertamente viziosa, mancando a crin l'articolo che noi vi abbiamo restituito, stamp. il crin.
Amed. magg. st. 3 Di Calvaria al monte. ……min. ivi Di Calvario al monte.
Possono stare amendue rettamente.
Amed. magg. st. 5 E colma di cordoglio in te confida. ……min. ivi E pur da te battuta in te confida.
Nell'Amed magg. la st. 7 finisce così:
E fan sonar di Dio le glorie sparte Con alto stil su le sacrate carte.
Poi seguono le st. 8. 9. 10. e 11. e questa si chiude co' due versi seguenti:
Ben che appellasse con più cupi orrori Notte a posarsi i miserabil cori.
Ma nell'Amed. minore, mancano al tutto le st. 8. 9. 10. e 11, terminando la 7 così come siegue:
Benchè chiamasse con più cupi orrori Notte a posarsi i miserabil cori.
Nell'Amed. min. manca la st. 15 E parmi udir ec.
Nella st. 37 dell'Amed. magg. ambedue l'ediz. leggono Bertagna, idiotismo genovese, che gli operaj delle stamperie avranno posto in luogo di Bretagna.
Le st. 47 e 48 non si leggono nell'Amed. minore.
Amed. magg. st. 63 marran; in questo dir sdegno e furore. ……min. Protervo; in questo dir sdegno e furore.
Amed. magg. st. ult. L'antica genitrice il si disia. ……min. st. ult. L'antica genitrice il si desia.
Il canto III. nell'Amed. magg. ha st. 68: nella min. st. 61.
Argomento del Peschiulli al canto III dell'Amedeide minore.
Dassi a Rodi battaglia, e i traci arcieri Caggiono a fasci, ove combatte Enrico; Ma, lui piagato, audace opponsi ai fieri Su la rotta muraglia, il Duce antico. Fernando, gloria dei famosi Iberi, Alfange in altra parte ha per nemico; Ma temuto il rampogna, e sì l'offende, Che dispossato in sul terren lo stende.