PROCLAMA DI FRANCESCO DE SANCTIS "Al popolo irpino".
Reading edition
Cittadini!
Voi siete chiamati a votare, io voglio dirvi cosa è il vostro voto.
Votare pel NO significa:
Votare per l'ignoranza.—I cittadini di Montemiletto dicono ingenuamente, in una loro domanda al Dittatore, che i galantuomini avevano una lista di donzelle per disonorarle, e che perciò avevano meritato la morte. Quelli di Ariano credevano che i liberali erano venuti a rubare il loro Santo. Queste sciocchezze avrebbero fatto sorridere di compassione i popolani Toscani e Piemontesi, che tutti sono andati a scuola.
Presso di noi le scuole vi sono per cerimonia; là si fa davvero.
Votare per la povertà.—Il nostro paese per natura è il più ricco del mondo; il governo borbonico ne ha fatto il più povero. Mendicanti, cenciosi, contadini affamati, borghesi anelanti come cani alla pagnotta, ecco in che stato si trova una gran parte di noi.
Votare per l'arbitrio dall'alto al basso.—Sulla sommità una volontà capricciosa, che diceva: la legge sono io; alla base spie, ladri e birri. Arbitrio del re, arbitrio del ministro, dell'intendente, del giudice, di monsignore, del capo urbano, del gendarme, non si sfuggiva all'arbitrio se non a danaro contante; il ladroneccio era organizzato dalla reggia sino alla casa comunale.
Votare per l'intrigo.—Le vie diritte non spuntavano; il merito divenuto un titolo di esclusione: l'onestà derisa come imbecillità. Volevate riuscire? Bisognava conoscere la chiave. Quando uno saliva in un posto la prima domanda era: chi l'ha portato? Si era perduta l'idea della giustizia.
Anche oggi, io credo di far giustizia e tutti mi ringraziano del favore.
Il Governo borbonico aveva detto: facciamo il popolo ignorante, povero e corrotto. Un popolo ignorante non ragiona, ma ubbidisce. Un popolo povero pensa al pane e lascia fare a noi. E quando un popolo è corrotto, nelle sue basse passioni di campanile, dimenticherà la libertà e la patria.—Ed il Governo borbonico ha lavorato sì bene, che oggi ancora, dopo che la Giustizia di Dio lo ha colpito a morte, oggi ancora si sentono alcuni popolani gridare viva a quello stesso, che ne aveva fatto dei bruti, ed alcuni preti chiamar sacra Maestà quello stesso, che ne aveva fatto delle spie. Ma lode a Dio! questi popolani imbecilli e questi preti degradati diventano assai rari.
Ecco, o cittadini, cosa vuol dire votare pel NO. Vuol dire votare per il governo delle bastonate, che vi avrebbero reso il popolo più stupido ed incivile del mondo, se l'ingegno e la forma della razza italiana lo avesse consentito.
Sentite ora cosa vuol dire votare pel SI.
Votare pel SI significa:
Votare per l'istruzione.—Quando avremo scuole popolari, scuole tecniche per gli operai, scuole agrarie, scuole industriali; nuove vie si apriranno per guadagnarci la vita, acquisteremo coscienza della nostra dignità, e non si dirà più di noi: furono trattati da animali, perchè erano animali.
Votare per la ricchezza.—Le strade ferrate ci ravvicineranno. Avremo associazioni di operai, casse di risparmio e di mutuo soccorso, la beneficenza meglio diretta e meglio ordinata, i trasporti a buon prezzo, per mercato tutta l'Italia.
L'industria e il commercio faranno di questo paese privilegiato il più ricco e potente di Europa.
Votare per l'indipendenza e la grandezza della patria.—Che siamo stati finora? un popolo diviso in piccoli stati, incapaci di difenderci, invasi e calpestati da Francesi, da Spagnuoli e da Tedeschi, e fino da Russi e da Turchi, chiamati da Ferdinando IV, gran protettore dei briganti.
Saremo una Nazione di 26 milioni di uomini, una di lingua, di religione, di memorie, di coltura, d'ingegno e di tipo; saremo padroni in nostra casa; potremo dire con orgoglio romano: siamo Italiani. E lo straniero che ci ha comandato e ci ha disprezzato dirà: questa è una razza forte: è stata grande due volte, e quando dopo tanti secoli di oppressione la credevamo morta, eccola che leva il capo, più grande ancora.
Votare per la libertà, vale a dire per ciò che l'uomo ha di più prezioso, la libertà individuale, l'inviolabilità della coscienza, la libertà della parola e della stampa, la legge fatta da noi stessi per mezzo dei nostri rappresentanti, e l'indipendenza assoluta dell'individuo, nei limiti della legge.
Votare per un Re, che ha avuto il più bel titolo che un popolo abbia mai dato, il Re galantuomo.
Per un Re che, primo ed unico, ha messo a pericolo il trono e la vita per far noi grandi e liberi.
Per un Re che ha meritato di esser gridato da Giuseppe Garibaldi: il primo cittadino d'Italia.
Votare per Vittorio Emanuele.
Cittadini! accorrete tutti in folla. Che questo bel giorno non sia contaminato da violenze e da disordini! Che nell'unità d'Italia si unifichino i cuori di ogni Comune! Imitiamo i Toscani, i Romani, i Lombardi, che col loro sangue ci hanno riscattati, e che hanno votato con tanta unanimità e con tanta concordia. Mostriamo che la nostra provincia, la quale nel '20 alzò il primo grido di libertà, è sempre la stessa.
Napoli, 16 Ottobre 1860.
Il governatore
Francesco De Sanctis
(Cfr. G. L. Capobianco—Francesco De Sanctis, biografia e ricordi inediti—Avellino, ed. Pergola 1913, pag. 23-25).