IL CATACLISMA. SCENE DEL NOVISSIMO GIORNO. (continued 3)
Reading edition
L’uomo è fatto così. Facilmente è distratto ed oblia.
Aveva dieciotto anni quando venni la prima volta a visitare la dissepolta città. Vi tornai più tardi per Garibaldi e con Garibaldi. Il suo aspetto ebbe sempre per me qualche cosa di attraente, di fuggevole, di misterioso che attizza potentemente le fiamme del cuore. A furia di contemplare con riverente affetto le dirute cose io finii per disvelare secreti che i molti non vedono. E qui provo rivelazioni inattese e faccio conoscenze gradite che tanto piacciono all’anima mia.
Dopo il discoprimento di Pompei molte parole furono dette sopra il suo funebre lenzuolo e sulle rotte e vaghe sue membra. La fredda temperie del sepolcro le ha tutte diacciate. Le pagine che ho scritto conserveranno forse un po’ di calore nello amato cadavere. Io raccolsi il sangue delle ferite ond’essa morì. Feci tesoro dei suoi aneliti estremi. Afferrai la parte taciuta della sua vita, e l’ho rivelata ai pietosi che gitteranno lo sguardo su queste povere carte.
FINE.