ATTO SECONDO
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Bosco in riva all'Eufrate.—Agli alberi stanno appese delle arpe.—Diverse capanne.—Quella di Jeroboàm, in mezzo, ai piedi d'un albero.—Fra tronco e tronco, si vede, poco lontano, scorrere il fiume, e, sulla sponda opposta, biancheggiare degli edifici in costruzione.
SCENA I
JEROBOÀM, seduto presso alla propria capanna.— EFRAIM alla sua destra.—Intorno siedono gli schiavi Ebrei.—Poi alcuni Aguzzini.
JER. (come continuasse un racconto)
E poscia, in sogno, mi parea con voi, Cieco qual sono, di fuggir tra i monti Verso la patria. Al fianco mio venivi, Sostegno e guida tu, Efraìm.—Dicevi: «Fra poco il giogo toccherem!… Là giunti, «Noi rivedrem il suol di Galilea!» Ed ecco uscir da tutti i petti un urlo E il popolo sostar. Ond'io ti chiesi: «Che avvenne?»—E tu: «Oh, l'infausto portento! «A precluderci il varco a un tratto è sorto «Un colosso di bronzo!»—Allora ai miei Occhi tornò la luce, e ch'esso avea Di creta i piedi io vidi.—Una pietruzza Raccolsi e la lanciai….—Ero lontano; Debole al par del braccio d'un fanciullo Era il mio braccio;… eppur colsi nel segno! Sicchè il colosso tentennò, poi cadde, E rovinò giù per l'erta montana Come neve spezzandosi ai macigni.
EFRAÌM
È una promessa questo sogno!
ALCUNI AGUZZINI (irrompendo, sferzando gli ebrei)
Schiavi, Al lavoro!… Al lavoro!…
SCENA II
JEROBOÀM solo. (sempre seduto ai piedi dell'albero)
O d'Israele Arpe sospese sul mio capo; o nidi, Da cui sono fuggiti i lieti canti, Simili a rondinelle nell'inverno, Dacchè su noi piombò l'ira divina; Io non m'inganno, no,… sento che l'aria, Spirante adesso tra le vostre corde, Più non vi desta gemiti e lamenti! Una melòde piena di dolcezza Piove da voi dentro l'anima mia…. E mi sembra che parli di perdono!
SCENA III
JEROBOÀM—ZALA—ARGIASP, dal fondo.
ARG.
Alla reggia torniam…. Lottar che giova Contro i destini?….
ZALA
Ah, no!… Lo stesso sangue Non scorre in noi, che vil troppo o bugiardo Nato tu sei!—Vil, se credevi incendio Quell'amor, che soltanto era scintilla; E bugiardo, se tal tu lo sapevi E fingevi con me!—Poich'io comprendo Chi trema innanzi all'idolo che adora Per ignota malìa; ma chi si lascia Quell'idolo rapir, ne rïaverlo Tenta, anche a prezzo della vita, mai L'adorò certamente!
ARG. (con impeto di disperazione)
A Istàr io dunque Sacrarmi debbo?—Ebben mi sacro!—Mite, Leale io nacqui! Feroce gli eventi M'han voluto!… Stassera essi morranno!
(fa per allontanarsi)
ZALA (trattenendolo)
No…. Verrò teco anch'io, sacra ad Istàr, Il giorno in cui l'estrema mia speranza Svanir vedrò…. Ma tal speranza forse Or per compiersi sta….—Dacchè Nabuco Tornò, la reggia ogni notte risuona Per allegri conviti; pur, seduto A mensa, o a contemplar le danze, ei resta Sol pochi istanti, e, spesso, non vi appare…. Perchè vive ei così?
ARG.
Dell'amor suo Egli vive soltanto!—Come un bimbo Daìra lo conduce.—Ora discendono Nell'antico giardino; or dalla reggia Escon la sera.
ZALA
Ma li segue un'ombra…. Io!—E a quest'ombra ora un mistero è noto! Odi: Nabuco non ama Daìra!
ARG. Non l'ama?
ZALA
No!… Forse, nei primi giorni, I ricordi d'infanzia e la bellezza Della fanciulla aveano acceso in lui D'amore una parvenza; ma, passato L'impeto primo, egli è caduto preda Di strano morbo che lo strugge.—Quando, Soli, la sera, essi ne vanno insieme Fuor della reggia, a lor, no, non sorride Il tripudio che da questo pensiero: «Esser liberi e amarsi!»—Egli cammina Taciturno; e Daìra, al fianco suo, Vien silenziosa….
ARG.
È per gli amanti caro Idioma il silenzio!
ZALA
Ebben lo rompe Nabuco; ma d'amor non parla; parla Fra sè di strani sogni.—Essa, lo interroga Timidamente; ma ei non l'ode. Entrambi Erran del fiume in riva infin che annotta; E, allora, come da fatal possanza Spinto, ei qui move, mentre, dietro a lui, Pallida ed ansimante ella s'innoltra.
ARG.
E tu udisti quant'ei dice a sè stesso?
ZALA
Sì….
ARG.
Lo ricordi?
ZALA
Sì…. D'astri egli parla. Il senso invan comprenderne da sola Sulle prime tentai;… poi lo fe' noto Inconsciamente a me quel vecchio ebreo, Che là tu vedi….
(indica Jeroboàm)
ARG. (riconoscendolo)
Ah, lo ravviso!… È il cieco Jeroboàm!
ZALA
Sì, desso!
ARG.
Il dì ricordo In cui Nabuco gli salvò la vita.— Perchè or quì vien?… Lo riconobbe il cieco?
ZALA
Ignoto gli è.—Giafìr, ricco mercante, Egli lo crede, come a lui fu detto. Forse potea la voce sua tradirlo; Ma, al par dell'uragano, era tonante Del re la voce il dì che a lui la vita Serbava…. ed oggi di chi implora ha il suono!
ARG. (stupito)
Implora…. il re?!
ZALA
Sì…. implora!—Questo io vidi Evento prodigioso: a un mendicante Volger Nabuco lagrime e preghiere!
ARG.
A un mendicante?…. Egli?… Nabuco?:
ZALA
Sì! Da lui stesso l'apprendi!
(andando a Jeroboàm)
Jeroboàm.
JER.
Chi sei?… Forse la donna, che ogni sera Vien con colui, che follemente il cielo Vol conquistare?
ZALA (piano a Argiasp)
Udisti?
(a Jeroboàm)
Non son quella.
JER.
Ah, è ver!… Lo squillo d'una tromba pare Il suon della tua voce, e quel dell'altra D'un flauto ha la dolcezza.—Sei tu sola?
ZALA
No…. mio fratello è meco.
JER.
Parli.
ARG.
Il suono Della mia ti ricordi?
JER. (scosso, alzandosi)
Ah…. Non ignoto Mi giunge…. No!—Ma dove io già l'udii?… Quando?…—Nella tenèbra, che mi avvolge, Ogni voce, ogni suono, ha un'eco lunga; Sicchè, talor, nell'incessante rombo Di quell'eco io mi perdo, e una memoria Vaga e confusa sol mi resta!—Io posso Ben dirmi: «Già l'udii!»…. Ma, d'onde l'eco Cominci, invano a ricercar mi struggo! A parlare con me vien da più notti Un mercante, Giafìr, colla sua donna…. Orben, dal primo dì ch'ei mi rivolse La parola, pensai: «Dove ho tal voce Udita già?» Nè rispondere ancora A tal domanda io posso!—È noto a voi Questo Giafìr?
ZALA
Egli è parente nostro…. A te veniam perchè un timor ne cruccia E tu soltanto consigliar ci puoi.
JER.
Parla.
ZALA
Da tempo egli negli occhi ha lampi Di febbre; e, assorto in tetre idee, s'aggira Farneticando; e non risponde; oppure Con strani detti chi si volge a lui Congeda o insulta…. e fugge….—Di qual morbo Ei dunque è preda?…
JER.
Conquistare il cielo Ei sogna…. Già tel dissi….—E, poichè a lui Narrò qualcun, che a me son noti i libri Dei sapïenti, egli da me pretende Di conoscer l'ermetica potenza Che della vita ogni mister discopre E insegna quello che Dio sol conosce! Poter da terra sollevarsi, e l'aria Attraversar per conquistar le stelle, A una freccia simìl:… questo egli brama. Blandemente io risposi sulle prime, Pietoso a lui ed alla sua compagna Dalla voce gentil che sa di pianto; E, della scienza dei miei libri santi, Sì, gli parlai, ma qual maestro a alunno Che gli scerne la lettera e lo spirto… Ahimè, coi folli intendimenti suoi, Ei tutto confondea!… Sicchè schermirmi Ora soltanto alle sue inchieste io tento E alle preghiere sue.
ZALA
Ei, dunque, è pazzo?
JER.
Non ancor!… Ma la china egli discende Di quell'abisso, in fondo al qual diventa L'uom pari al bruto…. e, se chi l'odia, spingerlo Nell'abisso or volesse, agevol cosa Compier dovrebbe.
ARG.
E tu non ve l'hai spinto? Perchè?
JER.
Non l'odio.
ZALA
Egli è Caldeo….
ARG.
Nemico Esser dovresti a lui….
JER.
Sì…. come a voi Nemico io son, perchè Caldei voi siete, Se del suo sangue; e come il son di tutta La gente vostra.—Ma so ben che è vano Una gente odïar!—Essa è la spada Nella man del carnefice! È l'inconscio Strumento ond'ei si val!…—No… Non ha colpa La spada…. ma la man!… Soltanto a questa, Al carnefice solo io l'odio serbo!
ARG.
Al re, dunque?
JER.
A Nabuco!
ZALA
Or ben, colui Che conquistar il ciel vorrebbe…. è il re! È Nabuco!
JER.
Nabuco?!
ARG.
Argiasp io sono!
ZALA
Io Zala!
JER.
I figli di Sârak!… Ed egli…. Egli è il colosso…. e la pietruzza io sono!
ZALA (indicando a destra)
Ei viene….
JER. (indicando la capanna)
Là…. là…. nella mia capanna!
(Argiasp e Zala entrano nella capanna.—Jeroboàm torna a sedere ai piedi dell'albero.—Entra Nabuco concitato, poi Daìra).
SCENA IV
DAÌRA—NABUCO—JEROBOÀM
DAÌRA (a Nabuco)
Fermati…. Ascolta….
NABUCO
Lasciami!
DAÌRA
Promesso Pur tu mi avevi, che dal vecchio ebreo Non saresti tornato….
NABUCO
Ed or vi torno Poichè mutai pensier…. Ciò non ti garba?… Alla reggia rimani!
DAÌRA
E sei tu quello Che mi parli così?…—Quando quì vieni Son le tue notti spaventose!… Mille Torvi fantasmi turbano i tuoi sogni…. Ed io, che veglio a te vicina, piango I tuoi rantoli udendo e i tuoi lamenti! Ah, dove son le dolcissime notti, Che noi passammo nel giardino antico Fra l'olir delle rose!
NABUCO
D'ogni olezzo Oggi più grate a me son le parole D'un sapïente!—Di Nabuco è questa La vita!… Ei vuol non una gioja sola! Amore, e gloria, e sapïenza:… tutte Le gioie umane ei vuol, tutte le ebbrezze! Lasciami!
JER. (dall'albero)
Olà…. Chi è là?… Sei tu, Giafìr?
NABUCO
Sì…. Son io!
(Daìra va verso il fondo, come spiando che nessuno si avvicini, e vi resta)
JER.
Mio signor, come mi scese Al cuor la voce tua!… Che tu in eterno Esser possa felice!
NABUCO
E lo può forse Esser chi, al par di me, alla meta anela Che tu conosci?
JER.
Ancor t'agita, dunque, La stessa idea?
NABUCO
Sì….
JER.
Ancor, dunque, tu vieni A me, credendo ch'io donar ti possa La magica virtù che i sogni tuoi Adempier deve?
NABUCO
Sì…. Non mi narrasti Forse tu stesso dei profeti vostri L'onnipossente fuoco?…
JER.
È ver….
NABUCO
Rapiti, Essi vedean gli eventi del futuro E i misteri del cielo e della terra….
JER.
Sì…. È vero!
NABUCO
Ebben…. come i profeti tuoi Esser io voglio!… Or, perchè il rito, il verbo, Tu sempre a me di rivelar negasti, Con cui nel proprio sen potevan essi La sacra fiamma suscitar?
JER.
Tremenda Cosa chiedevi….
NABUCO
Ah!… Tu non sai chi sono!
DAÌRA
(accorrendo frettolosa, piano a Nabuco)
Deh, non tradirti!
JER.
Chiunque tu sia, Fino dal primo dì che mi parlasti Forte tra i forti per l'ardir ti seppi Della mente….—Ma ai vecchi vien compagno Il dubbio…. ed esitai l'estrema prova A rivelarti, perchè premio è dessa Dei costanti soltanto.
NABUCO
Ed or, rispondi, Lo vorrai tu?
JER. Sì.
NABUCO
Vorrai dirmi come Salire agli astri, e conquistarli, e il corso Dominarne io potrò?
JER.
Sì….
NABUCO
Nella polvere Prosternato t'ascolto!
JER.
E sia. Ma, prima, In te stesso raccogliti.—La zolla, Su cui fiorisce la magica pianta D'ogni sapere, è l'estasi;… e può solo L'estasi aver chi medita in silenzio.
(China il volto fra le mani e medita.—Nabuco, sempre in ginocchio, lo imita.—Scende la sera.—In fondo Babilonia si illumina).
DAÌRA (tornando dal fondo, piano a Nabuco, con grande passione)
Vieni, Nabuco…. Andiam…. Col mendicante Assai parlasti…. Or non ti par sia tempo Di tornare alla reggia?… Ascolta: Sazio Forse sei tu di star tutte le notti Fra rose gialle e baci di Daìra? Ebben…. guarda: il regal palazzo splende Per il convito consueto….—Vieni…. Te farà lieto degli altri il tripudio!… E, se al tuo fianco a me concederai Di rimanere, tu vedrai ch'io posso Giocondamente mescer nelle coppe, E toccar l'arpa, ed intonar canzoni…. Vieni, Nabuco….
(disperatamente, vedendo che egli rimane immobile)
Ahimè!…. Più non mi ascolta!
JER. (avanzandosi)
Giafìr, t'appressa…. A me porgi la mano E rispondi: È sereno il firmamento?
NABUCO (alzando gli sguardi)
Risplendon gli astri nel glauco profondo Di pura luce.
DAÌRA
O soavissima notte!
JER.
Non una nube?
NABUCO
Non un velo!
DAÌRA
Piove Dal ciel soltanto un'armonia di raggi, Che sembran sguardi lunghi e sfavillanti Di voluttà infinita….
JER. (a Nabuco)
Or, dunque, torna Alla tua casa, e in agape gioconda Le membra riconforta; indi, allorquando Il pianeta Ixïon volger vedrai Verso occidente (indizio che la notte Del suo cammin giunse a metà) alla torre Più alta di Babele in vetta sali E ai quattro venti grida: «O Dio ti sfido!» E arditamente nelle stelle affisa L'occhio dominatore; e, in te raccolto, Nel glauco ciel l'anima tua sospingi. Oh, non temer! Dell'infinito anch'esse Sono schiave le stelle! E, quando vinte Dell'infinito tu le leggi avrai, Ne avrai facil vittoria, chè tu stesso Diverrai l'infinito!…—Allor dell'aquila L'estasi eccelsa avrà l'anima tua L'aria fendendo; e le parrà guizzare Attraverso un giardin, dai luminosi Immani fior sospesi su un abisso Senza limiti;… e, lieve come piuma, Anche il tuo corpo s'alzerà da terra!…
NABUCO.
O speranza!… O delirio!
JER.
Va! T'affretta! È in te la febbre dei profeti!…
NABUCO (farneticando)
O cielo Tu sarai mio!… Come la terra trema Dinnanzi a me, tremeran gli astri!… Un solo Signore avranno terra e ciel: Nabuco! Un nome solo echeggierà nel vasto Glauco infinito, un nome sol: Nabuco! Eterno io solo!…. Io solo, Iddio!… La mia Forza legge soltanto!… Io solo, io solo, Dispensator di vita e morte!—Ah, sento Che il soffio è in me dell'universo, e l'alba Doman non spunterà s'io non lo voglio!
(si allontana rapidamente)
DAÌRA (a Jeroboàm)
Ah, giusto fu nel maledirti l'Jéova Che adori tu!…—Ch'egli dannar ti possa Eternamente a viver schiavo e cieco!
(Segue Nabuco.—Sulla soglia della capanna compajono Argiasp e Zala, che muovono verso Jeroboàm).