CONTRATTI ARTISTICI DI MICHELANGELO BUONARROTI
Reading edition
DAL 1498 AL 1548.
Archivio Buonarroti. Roma, 27 d'agosto 1498.
I.
Allogazione a Michelangelo del gruppo di marmo della Pietà in Roma.
Die xxvij mensis augusti 1498.
Sia noto et manifesto a chi legerà la presente scripta, come el reverendissimo cardinal di San Dionisio[557] si è convenuto con mastro Michelangelo statuario fiorentino, che lo dicto maestro debia far una Pietà di marmo a sue spese, ciò è una Vergene Maria vestita, con Christo morto in braccio, grande quanto sia vno homo iusto, per prezo di ducati quattrocento cinquanta d'oro in oro papali, in termino di uno anno dal dì della principiata opera. Et lo dicto reverendissimo Cardinale promette farli lo pagamento in questo modo, ciò è: Imprimis promette darli ducati centocinquanta d'oro in oro papali, innanti che comenzi l'opera: et da poi principiata l'opera promette ogni quattro mesi darli ducati cento simili al dicto Michelangelo, in modo che li dicti quatro cento cinquanta ducati d'oro in oro papali siano finiti di pagarli in vno anno, se la dicta opera sarà finita; et se prima sarà finita, che la sua reverendissima Signoria prima sia obligata a pagarlo del tutto.
Et io Iacobo Gallo prometto al reverendissimo Monsignore che lo dicto Michelangelo farà la dicta opera in fra uno anno et sarà la più bella opera di marmo che sia hoge in Roma, et che maestro nisuno la faria megliore hoge. Et si versa vice prometto al ditto Michelangelo che lo reverendissimo Cardinale la farà lo pagamento secundo che de sopra è scripto. Et a fede io Iacobo Gallo ho facta la presente di mia propria mano, anno, mese et dì sopradito. Intendendosi per questa scripta esser cassa et annullata ogni altra scripta di mano mia, o vero di mano del dicto Michelangelo, et questa solo habia effecto.
Hane dati il dicto reverendissimo Cardinale a me Iacobo più tempo fa ducati cento d'oro in oro di Camera et a dì dicto ducati cinquanta d'oro in oro papali.
Ita est Ioannes, Cardinalis S. Dyonisij.
Idem Iacobus Gallus manu propria.
Archivio Buonarroti. Firenze, 22 di maggio 1501.
II.
Dichiarazione di Michelangelo circa ad alcuni patti della scritta col cardinal Piccolomini, poi Pio III, per le quindici statue della sua cappella nel Duomo di Siena.[558]
Io Michelagniolo di Lodovicho Buonaroti sono contento e obrigomi a quanto in questa scritta si contiene, eccietto che per spresso dichiarato che nel capitolo dove dice che si tolga maestri per dichiarare se le figure sono alla prefetione (sic) quanto nella scritta si contiene, voglio e dichiaro che esso reverendissimo Monsignor debba chiamare uno maestro dell'arte, qual piacie a sua Signoria, e io Michelagniolo ne debbo chiamare un altro dell'arte, qual piacie a me: e quando essi due così chiamati non fussin d'acordo, allora e in tal caxo essi dua maestri chiamati debbino e possino tutti e dua d'acordo chiamare uno maestro dell'arte. E poi così chiamato, possino e' dua di loro d'acordo dichiarare la prefezione (sic) delle sopradette figure, come nella scritta si dicie.
E quanto al caso del sodamento che si dicie nella scritta, che e' reverendissimo Monsignore mi debba dare quanto al pagamento delle figure, e de' sodamento che si dicie che io debba dare del fare le quindici figure; questa parte non intendo nè voglio che essa sua Signoria sia tenuta farlo, nè io sia tenuto fare sodamento a sua Signoria.
E quanto al tempo de' tre anni, si dichiara cominci el tempo di detti 3 anni el dì che m'àrà sua Signoria pagati o fatti pagare e' ducati ciento d'oro in oro in Firenze per conto della presta, come in questa scritta si dicie.
Di tutte l'altre cose, eccietto queste dua ecciettuate, sono contento e obrigomi come è detto di sopra, quando suo Signoria àrà soscritto e obrigatosi a quanto in questa scritta si contiene e non altrimenti; e però mi sono soscritto di mia propria mano in questo dì ventidua di maggio 1501.
Archivio de' Contratti di Siena. Siena, 15 di settembre 1504.
III.
Esibizione e ratifica fatta da Iacopo ed Andrea de' Piccolomini del contratto passato tra Michelangelo e il predetto Cardinale per l'opera suindicata.[559]
In nomine domini nostri Ihesu Christi. Anno Dominice incarnationis millesimo quingentesimo quarto, inditione octava, die vero quintadecima mensis septembris. Serie presentis publici documenti noverint universi, qualiter constitutus personaliter coram me notario publico et testibus infrascriptis, magnificus et generosus dominus Andreas de Piccolominibus, eques, nobilis civis Senensis, facto produxit et exhibuit quamdam scriptam privatam cum subscriptionibus tribus diversarum literarum in fine illius existentium: cujus scripte et subscriptionum tenores de verbo ad verbum sequntur et sunt tales, videlicet:
In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti, et gloriosissime Virginis Marie: Amen.
Sia noto et manifesto ad qualunche persona vedrà ho (sic) legerà la presente scripta, come el reverendissimo Cardinale di Siena adcoptima et alloca ad Michelangelo di Ludovico Bonarroti, sculptor fiorentino, ad fare figure quindici di marmo carrarese, novo, candido et bianco, et non venoso, ma della perfectione se li richiede ad quelle: le quali tutte, salvo le infrascripte, habiano ad essere de braccia due l'una alte, quali sia tenuto ad fare in anni tre, per prezo di ducati cinquecento d'oro in oro larghi ad tutte sue spese di marmo et ogni altra cosa: et quando in Fiorenza non habia tanti marmi faccino le quindici figure, sia tenuto farlo venire da Carrara a la sopradecta perfectione.
Item, sia tenuto et obligato fare quelli Appostoli et Santi che sua Signoria reverendissima nominarà, a dextra et sinistra della cappella, con li apanamenti, posamenti, gesti et nudo se li conviene; et sieno della perfectione che lui promette; cioè di più bontà, meglio conducte, finite et a perfectione, che figure moderne sieno hogi in Roma. Et perchè decte cuindici (sic) figure se hanno per lui ad lavorare in Fiorenza, dove sua Signoria reverendissima nè altri per quella intelligente et praticho può vedere nè considerare la lor perfectione, ho (sic) manchamento et defecto havessero; si domanda per esso Cardinale, che li sia lecito et possa volendo, finir (sic, leggi: finite) che siano le due prime, farle vedere ad uno maestro perito dell'arte, quale allui piacerà; et similmente Michelangnolo, volendo, possa ancora lui eleggere uno maestro quale li piacerà, praticho; el quale insieme con quello che eleggerà el Cardinale, habia ad iudicare se le decte due figure sonno della bontà et perfectione, che lui promette, cioè più belle et meglio conducte et finite et di più perfectione che figure sieno hogi in Roma, moderne. Et quando essi due maestri non fussero d'acordo, allora possino et debbino essi di comune voluntà et iudicio eleggere et chiamare uno terzo maestro, el quale habia insieme con li due ad iudicare; et quello che li due di loro d'accordo dichiararando (sic: dichiararanno) sia acceptato, sopra la perfectione d'esse figure, come esso Michelangnolo promette; et quelle non havesseno la perfectione, dice et sia tenuta rifarle, o vero le facte meglio redurre et finire, in fino habbino la perfectione li manchasse, et sia da' maestri iudicata necessaria.
Item, sia tenuto et oblighato, duranti li tre anni, nelli quali promette fare esse fighure quindici, non tôrre nè pigliare ad fare altro lavoro di marmo, ho altro, per lo quale si ritardasseno: ma quelle sia tenuto continuare, et fare di sua mano, et finire in tutto, come promette per una sua di mano di misser Iacomo Gallo.
Item, sia tenuto et obligato, innansi cominci affare esse figure, andare ad Siena e vedere la Cappella, misurare le tribunette dove quelle hanno da stare per li posamenti, zoccolo, o vero scabello dove si hanno a collocare, non havendo el mezo tondo dirieto, ma andando alquanto piane et dolci.
Item, finite sieno le due prime figure, et facte approbare da sua Signoria reverendissima et Michelangnolo, come di sopra si contiene, per maestri periti de l'arte, possa esso Cardinale volendo da due in due, ho le altre tutte, finite siano, far vedere et iudicare da maestri, come nel terzo capitolo si contiene: le quali quindici figure finite sieno da Michelangnolo, come promette, in Fiorenza, ho dove altrove lavorasse: et esso Cardinale ha da fare condurre ad Siena ad tutte sue spese: et Michelagnolo sia tenuto et obligato, fatte esse quindici figure, andare ad Siena, et quelle mettare in opera nelle sue tribunette, dove hanno da stare, et ad sue spese, ristio et fortuna.
Item, innansi cominci ad fare esse figure, dati li nomi delli Appostoli et Sancti che vanno in essa Cappella, sia obligato quelli in prima designiare in uno foglio, acciò si vega panni, gesti et nudo se li richiede, et bisogniando, innansi si faccino di marmo, si li possa adiungere et diminuire quello si vederà necessario.
Item, innansi cominci ad fare esse figure, esso reverendissimo Cardinale sia tenuto et debbi prestare ad esso Michelagnolo ducati cento d'oro in oro larghi, per li quali, da scontare nelle tre utime figure, misser Iacomo Gallo, cittadino Romano, per una sua scripta si obligha et promette, che quando, Idio el cessasse, esso Michelagniolo morisse, et de le figure facte fusse paghato, sia tenuto ad esso Cardinale restituire li ducati cento larghi hauti Michelagniolo in presta.
Item, esso Cardinale sia tenuto paghare ad esso Michelagnolo figura per figura, quando sia finita con tutta sua perfectione interamente, in Fiorenza, ducati trenta tre e uno terzo d'oro in oro larghi, toccando tanto per una alle XV de li cinquecento.
Item, sia tenuto Michelagnolo fare el Cristo va in summità d'essa Cappella, secondo el disegno, maiore di due braccia uno palmo, per la distantia dell'ochio: et similmente el Cristo va ne la tribuna grande di mezo, quattro dita: el sancto Thomasio, et sancto Iohanni che li vanno appresso, di braccia due: li due Agnoletti vano in lo extremo de le cornici con le tronbette in mano, minori quatro dita di due braccia; iudicando così maestro Andrea[560] necessario.
Item, sia tenuto tutte le predecte figure fare di marmo carrarese novo et bello, come di sopra si dice, et non di pezi capo, braccia, piedi, come spesso se ne vede. Et più si dice et dichiara, che el tempo delli tre anni, ne li quali Michelagnolo promette fare le quindici figure, s'intendano cominciare dal dì che in Fiorenza li serano numerati per commessione d'esso reverendissimo Cardinale li cento ducati d'oro larghi.
Item, perchè vi he (sic: è) un sancto Francesco di marmo facto per mano di Pietro Turrisiani,[561] si domanda per el Cardinale, che esso Michelagnolo per suo honore et cortesia et humanità, non essendo quello finito di pannamenti et testa, che el finisca di sua mano in Siena, dove sua Signoria reverendissima el farà condurre, acciò possa stare infra le sue figure, et non si mostri maestro et mano diversa, perchè a lui ne sequitaria manchamento; chè ognuno el vedesse, diria fusse sua opera.
Item, esso reverendissimo Cardinale vole potere, piacendoli; finite che sieno esse figure et paghate da una in una iudicate da maesti (sic) da due in due, come di sopra si dice, in Fiorenza; di quelle come di sue disponere; stando in casa di Michelagnolo, di quella levarle, piacendoli, et collocarle et metterle in Fiorenza dove li parerà, ad sua instantia, petitione et richesta, acciò che in sue mani emuli et malivoli non le guastassino et rompesseno. Et finite tutte, sua Signoria reverendissima possa ad Siena farle condurre ad sue spese: et esso Michelagnolo sia tenuto come di sopra si dice, et obgligato (sic) ad sue spese, ristio et fortuna andarle a mettere in opera, et colocarle nelle sue tribunette, dove hanno ad stare.
Et per observatione di tutte le sopra decte cose et capitoli in questa scripta si contengano, in prima esso reverendissimo Cardenale di sua mano propria si sottoscrivarà, et similiter Michelagnolo di sua propria mano: volendo la presente tanto vaglia, quanto ogni autentico contracto: de le quali, una ne rimarrà appresso sua reverendissima Signoria et una apresso Michelagnolo. Datum Romae in domibus prefati reverendissimi domini Cardinalis, die quinta Iunij MCCCCCi.
Ita est, F. Cardinalis Senensis manu propria.
Io Michelagnolo di Ludovico Buonarroti, fiorentino, sono contento di osseruar quanto di sopra in questa si contiene, et per chiareza del vero mi so' sottoscripto di mia propria mano, questo dì 19 di gugnio 1501.
Io Iacomo Gallo prometto al reverendissimo Cardinale di Siena pagare li cento ducati d'oro larghi, quali presta a lo sopra decto Michelagnolo: quando dal detto Michelagnolo sua Signoria reverendissima non sia sodisfacta nel modo et forma che in nello octavo capitolo si contiene: et per fede del vero, io Iacomo Gallo ho facti questi versi di mia propria mano, questo dì 25 di iunio 1501.
Idem Ia. Gallus manu propria.
Asserens, quod locatio predicta propter obitum dicti reverendissimi Cardinalis, deinde felicis recordationis domini Pii pape Tertii, eius germani, non est sortita debitum effectum, et negotium ipsum remansit infectum; volens, prout idem sanctissimus dominus Pius in sua ultima voluntate disposuit, opus ipsum executioni debite demandare, nomine suo proprio et vice et nomine magnifici viri et generosi domini, domini Iacobi de Piccolominibus, equitis Senensis, eius etiam germani, pro quo de rato promisit, et se facturum et curaturum taliter et cum effectu, quod idem magnificus dominus Iacobus habebit ratum et gratum, et attendet et observabit quicquid eius nomine in huiusmodi negotio per ipsum magnificum dominum Andream factum fuerit sive gestum; nec non hereditario nomine dicte olim felicis recordationis domini Pii pape Tertii, cuius uterque, videlicet, dominus Iacobus, et dominus Andreas, prout idem dominus Andreas asseruit, sunt heredes: ratam primo et gratam habens omnem et quamlibet obligationem, quam idem Michaelangelus, civis florentinus, sculptor prefatus, cum eo et prefato domino Iacobo in absentia ipsorum, contraxit, ratificando omnia et singula in supradicta scripta contenta, ut patere asseruit manu honorabilis viri ser Donati Thome de Ciampellis notarii publici Florentini,[562] et Curie Archiepiscopalis florentine scribe, publicum documentum. Et se ad ea dictis nominibus de novo obligans, et omnia et singula in dicta scripta contenta cum pactis et conditionibus additis infrascriptis, eandem scriptam superius annotata et omnia et singula in ea contenta, approbavit, confirmavit et emologavit, nominibus antedictis; et pro confirmata, approbata et emologata, et inter prefatos heredes et magistrum Michaelangelum sculptorem de novo facta haberi voluit, et habere se affirmavit in omnibus et per omnia, prout in ea continetur, cum pactis et conditionibus additionalibus infrascriptis pro dicti magistri Michaelisangeli sculptoris commoditate appositis, videlicet:
Quod pro termino trium annorum, effluxo predicto, sit terminus duorum annorum a presenti sive a die notificationis huiusmodi ratificationis huiusmodi sibi facte computandus: ac quod huiusmodi terminus sibi non currat, casu quo per magnificos dominos Florentinos flumen Arni averteretur sive derivaretur, ut proponitur: quo fieret, ut marmoris carrarensis copia fieret difficilior: ac in eventum infirmitatis dicti magistri Michaelisangeli sculptoris: in quibus casibus negotium sive opus ipsum pro commoditate ipsius prorogetur ad tempus sive temporis dilationem necessariam et oportunam. Que omnia et singula prefatus magnificus dominus Andreas, nominibus quibus supra, promisit michi notario publico infrascripto recipienti et stipulanti pro dicto magistro Michaelangelo sculptore absente, attendere et observare.
Acta fuerunt premissa Senis in curia audientie Causarum palatii Archiepiscopatus Senarum, anno, inditione, die, mense, premissis, coram et presentibus ibidem honorabilibus viris eximio utriusque iuris doctore domino Nicolao Nannis Pieri de Piccolominibus, Francisco Coni de Ragnonibus, nobilibus, ac Iohanne Pietri Chianciani, civibus Senensibus, testibus.
Et ego Franciscus olim Iacobi Ilcinensis notarius, rogatus scripsi.
Archivio del Duomo di Firenze. Firenze, 16 d'agosto 1501.
IV.
I Consoli dell'Arte della Lana, e gli Operai di Santa Maria del Fiore allogano a Michelangelo la figura del David.[563]
1501, die xvj augusti.
Spectabiles etc. viri Consules Artis Lane una cum dominis Operariis adunati in Audentia dicte Opere, elegerunt in sculptorem dicte Opere dignum magistrum Michelangelum Lodovici Bonarroti, civem florentinum, ad faciendum et perficiendum et perfecte finiendum quendam hominem vocato Gigante abozatum, brachiorum novem ex marmore, existentem in dicta Opera, olim abozatum per magistrum Augustinum grande de Florentia, et male abozatum, pro tempore et termino annorum duorum proxime futurorum, incipiendorum kalendis septembris proxime futuri, et cum salario et mercede qualibet mense florenorum sex auri latorum de moneta; et quicquid opus esset eidem circa dictum edificium faciendum, Opera teneatur eidem presare et conmodare et homines dicte Opere et lignamina, et omnia quecumque alia quibus indigeret: et finito dicto opere et dicto homine marmoreo, tunc Consules et Operarii qui tunc erunt, iudicabunt an mereatur maius pretium; remictentes hoc eorum conscientiis. (In margine è scritto): Incepit dictus Michelangelus laborare et sculpere dictum gigantem die 13 settembris 1501, et die lune de mane, quamquam prius.... die eiusdem uno vel duobus ictibus scarpelli substulisset quoddam nodum quem (sic) habebat in pectore: sed dicto die incepit firmiter et fortiter laborare, dicto die 13 et die lune primo mane.
Archivio di Stato in Firenze. Firenze, 12 d'agosto 1502.
V.
Allogazione a Michelangelo della figura di bronzo del David.[564]
— Dicti domini — locaverunt Michaelangelo Ludovici Bonarroti de Florentia et magistro sculture, ad faciendum unam figuram unius Davit alti brachiis duobus et uno quarto alterius brachii in circa, bronzi, infra tempus sex mensium proxime futurorum, pro ea mercede que declarabitur post perfectam dictam figuram per duos amicos communes, eligendos unum a dictis magnificis dominis Prioribus pro tempore existentibus, et unum alium a dicto Micaelangelo, cum hoc quod dicti Domini teneantur ad presens dare dicto Michaelangelo totam materiam, et ulterius florenos 50 largos auri in auro pro parte mercedis predicte: et quam figuram dicti magnifici Domini dixerunt se velle facere fieri pro donando illam Marischali de Gie francioso, et baroni regis Francorum, quando perfecta fuerit.[565]
Archivio del Duomo di Firenze. Firenze, 24 d'aprile 1503.
VI.
Statue de' XII Apostoli allogate a Michelangelo per il Duomo di Firenze.[566]
1503, die 24 aprilis.
Die 24 mensis eiusdem, presentibus Iuliano Francisci da San Gallo vocato Francione legnaiuolo, et Simone Tommasii del Pollaiuolo caputmagistro in dicta Opera; actum in Opera predicta, et etiam presente ser Niccolao Michelozii de Micheloziis cancellario dicte Artis Lane, et aliis testibus.
Spectabiles viri Consules Artis Lane, absentibus Iacob (sic) de Pandolfinis, Ioanne Pagni de Albizis, eorum collegis, et Operarii Opere Sancte Marie del Fiore, absente tamen Paulo Simeonis de Carnesechis uno ex dictis Operariis, locaverunt Michelangelo Ludovici de Bonarrotis, sculptori et civi florentino, presenti et acceptanti, statuas duodecim Apostolorum fiendorum de marmore carrariensi albo, altitudinis brachiorum quatuor et unius quarti quolibet statua dictorum duodecim Apostolorum, per dictum Michelangelum in honorem Dei, famam totius civitatis, et in ornamentum dicte civitatis et dicte ecclesie Sancte Marie del Fiore; et ponendorum in dicta ecclesia in loco picturarum[567] que in presenti sunt in dicta ecclesia, vel alibi ubi videbitur et placebit et commodius prefatis Consulibus et Operariis pro tempore existentibus. Quas statuas dictus Michelangelus debeat sculpere et laborare et perfecte finire et diligentissime et secundum dignitatem dicte ecclesie et artem ingenium et artificium suum, adeo quod de eis acquiratur gloria et honor civitati predicte et ecclesie et sibi. Quas quidem 12 statuas dictus Michelangelus debeat sculpere et laborare, et illas sculpsisse et laborasse, et perfecte absolutas et completas dare et consignare dictis Consulibus et Operariis et eorum successoribus tam presentibus quam futuris, infra tempus et terminum annorum duodecim hodie initiatorum; et videlicet anno unam absolutam et perfectam ad minus. Et predicta omnia et singula suprascripta promisit dictus Michelangelus facere et observare diligenter et absolute ex parte sua, remota omni cavillatione et seu contradictione, secundum consuetudinem et usum boni et perfecti sculptoris et artificis et eius industriam, magisterium et ingenium. Et versa vice dicti spectabiles viri Consules et Operarii, ut supra, servatis servandis et omni modo — promiserunt — dare et tradere dicto Michelangelo, ab eo die quo dictus Michelangelus missus fuerit vel ibit Carrariam pro faciendo seu procurando marmor seu bozas marmoreas duodecim (statuarum) et pro pretio dictarum duodecim statuarum et pro eis et eas cavando, et illas ad Operam conducendo ad omnes expensas dicte Opere, adeo quod per dictum Michelangelum nihil aliud mittatur, nisi eius industriam (sic), che non vi abbia a mettere se non la sua faticha et industria, e ogni altra cosa l'Opera, pro dictis duodecim Apostolis solvatur dicto Michelangelo expensas et sibi et sue comitive, non ascendendo plusquam uno eius socio, si et in casu quo vellet se conferri ad cavandum dictas statuas usque Carrariam, et non aliter. Et insuper et ultra predicta solvere dicto Michelangelo florenos duos auri largos in auro quolibet mense, durantibus dictis XII annis, libere et absque aliqua retentione[568].... et preterea solvere eidem Michelangelo pro dicta gita Carrariam et pro eius labore id totum et quicquid dictis spectabilibus Operariis videbitur et placebit. Quorum discretioni dictus Michelangelus libere et absolute se submisit et conmisit, promictens pro tali eius mercede recipere et acceptare quicquid prefatis Operariis, et ultra dictos duos florenos largos in auro quolibet mense, videbitur et placebit; et etiam nihil recipere, si ita dictis Operariis videbitur. Et etiam promiserunt ut supra, dare et tradere et consignare Michelangelo predicto situm unum per eos hodie emptum in angulo vie Pinti.... conspectu monasterii Cestelli, a Bernardo Bonaventure Serzelli, longitudinis brachiorum vigintiquatuor per viam Pinti predictam versus angulum Montislori, et br.... in via que vadit ad monasterium Servorum.... sita quinque, et loca quinque situum domorum designatorum cum hostiis per dictam viam que vadit ad dictum monasterium Servorum, prout constat manu ser Stephani Antonii Pacis Bambelli notarii dicte Opere. Super quo solo, prefati Consules et Operarii predicti teneantur murare unam domum pro habitatione dicti Michelangeli, in qua domo intra solum predictum et edifitium domus fiende expendantur, et intra dictam emptionem factam dictarum librarum noningentarum quadraginta otto et solidorum decem expensarum in duabus vicibus, et solutarum dicto Bernardo, pro ut in margine e contra apparet; et in edificio et murando in totum ut supra: et inter omnia expendantur et expendant prefati Operarii pro tempore ad minus florenos 600 largos de auro in aurum. Que quidem domus fieri debeat et fiat iuxta et ad similitudinem et secundum modellum factum uel fiendum per Simonem del Pollaiuolo caput magistrum dicte Opere et dictum Michelangelum simul concordes. Et si in dicta domo fienda secundum dictum modellum expendatur uel expenderetur maior summa, quam predicta dictorum florenorum 600 largorum; id totum reliquum expendi et exbursari debeat per dictum Michelangelum et non per dictam Operam. Et cum pacto in predictis expresso et declarato, quod dictus Michelangelus non acquirat vel intelligatur acquirere ius vel dominium quoad dictam summam florenorum 600 expendendam per dictos Operarios et Operam predictam inde vel super dicta domo, nisi de tempore in tempus, secundum promisit, sculpserit seu laboraverit dictas statuas, videlicet quotiescumqne dictus Michelangelus consignaverit vel dederit unam ex dictis statuis absolutam et in omni sua parte perfectam; tunc intelligatur acquirere et acquisisse ius et dominium super dicta domo de duodecima parte dictorum florenorum 600 et non ultra; et si consignaverit duas statuas perfectas, ut supra, intelligatur et voluerunt acquisisse et acquirere ius et dominium super sexta parte dicte domus; et sic in reliquis statuis et statua per.... observabitur. Et dictum salarium florenorum duorum quolibet mense dicto Michelangelo, incipiat et incipere intelligatur die qua ibit Carrariam pro cavando dictas bozas vel quum non iret, et huc ad Operam essent apportate, die qua incipiet laborare super prima statua in dicta Opera. Que omnia — promiserunt dicti Consules — dicto Michelangelo presenti — et non propterea eorum bona obbligare — sed bona dicte Opere; et e converso dictus Michelangelus promisit dictis dominis Consulibus et Operariis — omnia suprascripta attendere et contra non ire — sub pena florenorum mille. —
Archivio de' Contratti di Firenze. Firenze, 11 d'ottobre 1504.
VII.
Nuova convenzione tra Michelangelo e i fratelli ed eredi di papa Pio III, sopra il lavoro della Cappella Piccolomini nel Duomo di Siena.[569]
1504, die xj octobris.
Actum Florentie in populo Sancti Pauli et in domo habitationis mei Laurentii, presentibus honorabilibus viris domino Ricciardo Lodovici de Giandonatis, plebano plebis sancti Iacobi de Soriana, et Roberto Philippi Iohannis de Corbizis, civibus florentinis, testibus.
Certum esse dicitur, quod anno domini MDI, et sub die quinta mensis Iunii dicti anni vel alio tempore veriori, fuit facta et firmata quedam conventio per scriptam et cautionem privatam inter reverendissimum tunc dominum Cardinalem de Senis ex parte una; qui Cardinalis postea successit in pontificatu pape Alexandro Sexto, et vocatus fuit Pius Tertius; et Michelangelum Lodovici de Buonarrotis, scultorem florentinum, ex parte alia: per quam scriptam in effectu dictus Michelangelus promisit et se obligavit dicto domino Cardinali facere et sua manu et opere sculpendo fabbricare quindecim statuas, et seu figuras marmoreas, pro pretio florenorum quingentorum auri largorum in auro, et cum illis tamen pactis, modis et capitulis, prout in dicta scripta privata, et subscripta manu dicti reverendissimi domini Cardinalis, et dicti Michelangeli latius dicitur apparere: ad quam habeatur relatio.
Et cum prefatus reverendissimus dominus Cardinalis, et beatissimus papa Pius predictus hodie sit vita functus, et cum magnifici viri dominus Iacobus et dominus Andreas fratres et filii olim domini Vannis de Senis, sint heredes ex testamento felicissime recordationis dicti pape Pii, et velint quod illud, quod per suam felicem memoriam fuerat inceptum et ordinatum, sequatur et habeat suam perfectionem.
Hinc est, quod hodie hac presenti suprascripta die, venerabilis vir dominus Philippus Nicolai Antonii, presbyter Senensis, et plebanus plebis Sancti Blaxii de Scrofiano, comitatus Senarum, vice et nomine prefatorum domini Iacobi et domini Andree fratrum et filiorum domini Vannis de Senis et heredum ex testamento prefati beatissimi pape Pii, pro quibus et quolibet eorum de rato promisit, etc. et se facturum, etc. quod prefati dominus Iacobus et dominus Andreas infra unum mensem ab hodie proxime futurum, rathificabunt et quilibet eorum rathificabit omnia et singula in presenti instrumento contenta, alias de suo et attendere, etc. promisit, etc. et quolibet dictorum modorum et nominum, ex parte una, et prefatus Michelangelus ex altera, per se et eorum et cuiuslibet eorum dictis modis et nominibus heredes, etc. et omni modo, etc. devenerunt ad infrascriptam novam conventionem, pacta, et concordiam, videlicet:
In primis dicte partes sibi invicem et vicissim dictis modis et nominibus promiserunt de novo, salvis infrascriptis, observare omnia contenta in dicta scripta et cautione privata, exceptis tamen infra dicendis, et cum infrascriptis limitationibus, correctionibus et additionibus, et pactis et modis, videlicet. Quoniam virtute dicte scripte et cautionis private dictus Michelangelus tenetur facere quindecim figurae et statuas marmoreas predictas, dicte partes ex nunc declaraverunt dictum Michelangelum usque in hunc diem de dictis figuris iam fecisse et consignasse quatuor figuras et statuas marmoreas dictis heredibus beatissimi Pii Tertii predicti, et dictos heredes dictas quatuor statuas habuisse et acceptasse a dicto Michelangelo pro figuris idoneis et illius qualitatis et bonitatis, cuius tenebatur facere dictus Michelangelus, virtute dicte scripte private: et ita dictus dominus Philippus dictis nominibus confessus fuit sibi dictis nominibus fuisse et esse consignatas et datas a dicto Michelangelo; et è converso dictus Michelangelus confessus fuit sibi fuisse et esse integre solutum et satisfactum de pretio dictarum quatuor figurarum consignatarum a dictis heredibus domini nostri pape Pii predicti, ultra etiam centum ducatos, de quibus infra proxime fiet mentio. Et ideo concorditer convenerunt dicte partes dictis modis et nominibus, quod dictus Michelangelus solum teneatur facere undecim figuras pro residuo figurarum promissarum in dicta scripta, eo tamen modo et forma et pro illo pretio pro qualibet figura, et solvendo singulum pretium pro singola figura, ut et quemadmodum in dicta scripta inter partes conventum fuit.
Item cum in dicta scripta dicatur, quod dictus Michelangelus centum ducatos, quos habere debebat a dicto domino Cardinali antequam operari inciperet, non teneretur computare nisi in ultimis tribus figuris per eum conficiendis, ut ibi latius in dicta scripta continetur; et cum dictus Michelangelus post dictam factam scriptam habuerit et habuisse confiteatur dictos centum ducatos, ultra pretium dictarum quatuor figurarum, de quibus supra fit mentio; convenerunt de novo, et sic promisit dictus Michelangelus illos centum ducatos computare in primis pagis trium primarum figurarum fiendarum per eum ex numero dictarum undecim.
Item cum tempus ad faciendum dictas figuras sit modo elapsum, secundum tenorem dicte scripte, ideo de novo dicte partes dictis modis et nominibus convenerunt quod dictus Michelangelus habeat adhuc tempus duorum annorum proxime futurorum ab hodie; et sic prorogaverunt dictum tempus ad faciendas dictas xj figuras adhuc per duos annos predictos ab hodie proxime futuros.
Item cum dictus Michelangelus virtute dicte scripte pro conficiendis figuris teneatur facere conducere marmora de montibus Carrarie ad civitatem Florentie, et cum de nouo pro obsidione Pisanorum in comitatu Pisarum vigeat guerra et Respublica Florentina conetur mutare cursum fluminis Arni, et sic de facili posset impediri dicta conductio marmorum de montibus Carrarie ad civitatem Florentie, et cum etiam dictus Michelangelus posset infirmare, quod Deus avertat: iccirco dicte partes dictis nominibus convenerunt quod casu, modo aliquo, occasione, vel propter revolutionem aquarum dicti fluminis Arni, vel propter guerram, vel propter infirmitatem dicti Michelangeli fieret aliquod impedimentum, propter quod dicta marmora venire non possent, vel dictus Michelangelus operari non posset propter dictam infirmitatem; quod tunc et in dictis casibus, et quolibet vel altero eorum, dictum tempus dictorum duorum annorum non currat, durante et donec duraret dictum impedimentum; sed cessante impedimento, procedat et sequatur cursus dicti temporis.
Item cum dicte partes de mense septembris proxime preteriti fecerint aliud contractum et conventionem super predictis, et seu circa predictas figuras, prout constat manu ser Donati de Ciampellis notarii publici Florentini, in quo contractu etiam dictus Michelangelus etiam se obligavit in forma Camere; ex nunc dicte partes dictis modis et nominibus discesserunt a dicto contractu et obligatione facta per instrumentum manu dicti ser Donati de Ciampellis rogatum de dicto mense septembris proxime preterito, et noluerunt virtute dicti contractus et instrumenti dictum Michelangelum aliquo modo posse cogi vel inquietari in rebus aut persona, sed convenerunt quod dictum instrumentum et dicta obligatio habeatur et sit penitus pro non facta.
Item cum dictus Michelangelus virtute dicte scripte teneatur ire Senas ad videndum capellam in qua debent stare dicte figure; et quia hoc observavit, declaraverunt dicte partes, quod ipse Michelangelus amplius non teneatur ire ad videndum dictam capellam pro videndis locis ubi stare debent dicte figure, quia ut dictum est, ipse observavit et illuc ivit, antequam operari inciperet in dictis figuris.
Item convenerunt dicte partes dictis modis et nominibus, quod dicta scripta, salvis et firmis stantibus supra contentis, remaneat et sit firma in omnibus suis aliis partibus et capitulis, sane omnia intelligendo. Que omnia, etc. promiserunt, etc. dicte partes dictis modis et nominibus sibi invicem dictis modis et nominibus observare et contra non facere, etc. sub refectione damnorum et expensarum litis et extra et cuiuslibet interesse earum, etc. pro quibus, etc. bona, etc. quibus, etc. per guarentigiam, etc. rogantes, etc.
Archivio Comunale di Carrara. Carrara, 12 di novembre 1505.
VIII.
Patti tra Michelangelo e alcuni padroni di barche di Lavagna per condurre marmi dal porto dell'Avenza a Roma.[570]
In nomine etc. Die XII novembris 1505.
Pateat per hoc publicum instrumentum qualiter Dominicus Pargoli et Iohannes Antonius de Merlo ambo de Lavagna, habentes et quilibet eorum est patronus sue barce, constituti coram me notario et testibus infrascriptis convenerunt per pactum expresse cum magistro Michaelleangelo Ludovici florentino sculptore marmorum, quod ipsi patroni promittunt eidem portare Romam 34 carratas marmorum, inter quas sunt due figure, que sunt 15 carrate, in hunc modum, videlicet: Quod dicti Dominicus et Iohannes Antonius promiserunt et promittunt, a presenti die usque ad 20 diem presentis mensis, venire ad littus maris Aventie, et super eorum et utriusque eorum barcis onerare dictas quantitates marmorum et deinde navigare expensis ipsius magistri Michaelis Angeli, et deinde dictas quantitates marmorum vehere et portare Romam, expensis ipsorum prenominatorum, exceptis gabellis, si que fuerint; quas ipse magister Michael Angelus teneatur solvere; et deinde eam quantitatem marmorum exonerare ad Ripam, ubi marmora exonerantur. Et si in illo loco ubi ipsa marmora exonerantur, non possent ipsi patroni ipsa exonerare propter periculum frangendi suas barcas; quod exonerare teneantur in loco comodiori, ubi non immineat damnum frangendi dictas barcas: et ibi in exonerando dicta marmora ipse magister Michael Angelus promisit prestare petia lignaminum grossorum secundum consuetudinem et morem boni et nobilis viri. Cum hoc pacto, quod ipsi patroni, post quam oneraverint ipsa marmora in ipso littore Aventie, non possint navigare nec aliud facere aut inceptum capere, nisi ire Romam quam celerius poterint: salvo in omnibus supadictis omni iusto impedimento: et quando dicti Patroni ad dictum 20 diem non venissent ad ipsum littus Aventie sua culpa et non pro iusto impedimento, quod cadant in penam 25 ducatorum solvendorum ipsi magistro Michaeli Angelo. Et ex altera parte ipse magister Michael Angelus promisit nomine nauli dare et solvere eisdem patronis, etc. ducatos 62 auri in auro latos, etc. que omnia, etc. promiserunt dicti, etc. et ipse magister Michael Angelus hic presens promisit attendere, etc.
Actum Carrarie in domo mei not. etc.
Archivio Buonarroti. Carrara, 10 di dicembre 1505.
IX.
Convenzione di Michelangelo con alcuni scarpellini di Carrara per cavare marmi.
Sia noto e manifesto a qualunche persona leggierà la presente scritta, com'io Michelagniolo di Lodovico Buonarroti, scultore fiorentino, alluogo e acottimo oggi questo dì dieci di dicembre nel mille cinque cento cinque, a Guido d'Antonio di Biagio e a Matteo di Cucarello da Carrara carrate sessanta di marmi all'uso di Charrara; ciò è dumila cinque cento libre la carrata: e infra i detti marmi s'intende essere quatro pietre grosse, dua d'otto carrate l'una, e dua di cinque; e delle dua pietre d'otto carrate l'una, restiamo d'acordo che io deba dare trenta cinque ducati d'oro largi dell'una; e delle dua pietre di cinque carrate l'una, siamo d'acordo io debba dare venti ducati simili dell'una; e el resto delle carrate per insino al numero sopra scritto debbono esser tutti pezi di dua carrate e da dua in giù; e di queste simili carrate el prezo abbia a essere ducati dua d'oro largi la carrata, che così siamo d'acordo, e le pietre grosse con tutte l'altre carrate soprascritte. Ancora restiamo d'acordo pel detto prezo mi debbin dare in barca a ogni loro spese: e tutta la sopra scritta quantità di marmi, e massimamente le pietre grosse, s'intenda essere nette di peli e di veni e bianche sopratutto; e che non sieno niente peggio che quelle che io ò fatte nel sopra detto milleximo personalmente in Carrara. Ancora debbino essere e' sopra scritti marmi vivi e forti e non cotti e cavati al Polvaccio o in altro luogo; che sieno vivi simile a quegli, quando sono bianchi, netti e begli. Ancora restiamo d'acordo che per tutto el mese di maggio prossimo a venire i sopra scritti ciò è Guido e Matteo mi debbino dare in barca carrate trenta delle sopra scritte, infra le quale carrate debba essere dua delle grosse, una d'otto carrate e l'altra di cinque, e poi per tutto settembre el resto per insino al numero ditto. E tutti e' sopra ditti marmi debbino bozare, secondo le misure che io darò loro. E perchè el sopra detto Matteo resta di venire a Fiorenza infra un mese da oggi, restiamo d'acordo io in questo tempo gli debba dare in Fiorenza le misure de' detti marmi o lasciare gli sieno date.
Ancora se obrigano i sopra scritti darmi buona sicurtà de' mia danari in Luca o dov'io gli farò loro pagare, ciò è in questa forma; che non osservando loro quanto in questa si contiene, la detta sicurtà sia per restituire e' mia danari; e io Michelangniolo soprascritto debba in fra dua mesi da ogi fare pagare a Matteo e a Guido sopra scritto ducati cinquanta colla detta sicurtà. E tutto ciò che in questa si contiene, s'intenda osservare l'uno all'altro, vivendo la Santità del nostro signior papa Iulio; perchè io Michelagniolo sopra ditto e tutti e' sopra detti marmi fo per sua Santità. Ancora, se bene vivessi e non seguitassi l'opera per la quale i' ò bisognio de' sopra ditti marmi, s'intenda non esser valida la scritta; e a quel tempo che l'opera per ogni rispetto non séguiti più, io debba pigliare, e i sopra scritti mi debbino dare marmi begli e netti, come è detto, pe' danari avessino ricievuti. E per fede della verità e' sopra ditti, ciò è Matteo e Guido si sotto scriverranno di lor propria mano.
E io Michelagniolo ò fatto oggi questo dì sopra scritto in Carrara la presente scritta, presente Baccio di Giovanni,[571] scultore fiorentino e Sandro di Nicholò di Bartolo,[572] scarpellino fiorentino. E il detto Baccio e Sandro per testimoni della verità si sotto scriveranno di lor propria mano.
Io Guido d'Antonio di Blaxio di Carrara sono contento a tuto e quanto di sopra si contiene a dì me(se) anno soprascritti.
Io Matteo di Chucarello soprascritto refermo quanto di sopra si contiene a dì e ano soprascritti in Carara.
Io Bacco di Giovanni fiorentino sono testimone a quanto di sopra si contiene.
Io Sandro di Nicholò di Bartolo sopradetto sono testimone a quanto di sopra si chontiene: per fede di ciò mi sono soschritto di mia mano.
Ancora di nuovo, perchè il detto Guido e Matteo non vogliono auere a trovare le barche pe' detti marmi, sieno tenuti avisarmi a Roma, o dov'io sarò, tanto innanzi che io le possa avere proviste al tempo che loro me gli ànno a dare in barca.
Archivio Comunale di Carrara. Carrara, 23 di gennaio 1511.
X.
Lodo dato nella controversia tra alcuni scarpellini per cagione della loro compagnia nel cavar marmi per Michelangelo.[573]
In nomine etc. Die XXIII ianuarii 1511.
Nos Michael olim Andree Iacobi Guidi et Nicodemus olim Cecchini Corselli, ambo de Torano, arbitri arbitratores et amicabiles compositores et boni viri ellecti assumpti comuniter et concorditer inter.... et Guidonem Antonii.... ex alia, super litibus et differentiis et controversis inter ipsos, de quibus apparet in compromisso in nos facto per dictas partes, rogato et scripto manu notarii infr. sub suo datali: Viso in primis dicto compromisso, et visa bailia et potestate nobis attributa et data per ipsas partes, virtute dicti compromissi; Viso et lecto et diligenter considerato et excusso quodam Consilio super dictis differentiis per nos habito de voluntate et mutuo consensu dictarum partium ab eximio legum doctore D. Lazaro Arnolfino, Lucensi cive: quod Consilium ego quoque notarius infrascriptus vidi legi et perlegi coram testibus infrascriptis: cuius Consilii tenor talis est, sic in lingua materna editum et scriptum, videlicet:
Invocato etc. Visto uno scripto de compagnia facto a dì 20 di magio 1506 in fra Guido di Antonio di Biagio, et Matheo di Cucarello per una quarta parte, et Pedro di Matheo di Cason, per un'altra quarta parte, et Iacopo di Antonio dicto il Caldana per un'altra quarta parte, et Zampaulo el Mancino per un'altra quarta parte, in cavare et lavorar marmi in la cava de dicto Zampaulo; in lo quale etiam si chiarisse che il lavoro dato per maestro Michelangioro fiorentino a dicti Guido et Matheo venghi in dicta compagnia: Visto etiam un altro scripto come li dicti Pedro et Iacopo et Mancino si obligano come compagni dare in su la marina a Pierino da Lavagna carrate 16 di marmo, le quali si dicono essere quelli marmi di maestro Michelangelo et per lo quale scripto dicto Guido promette alli dicti due compagni di servirli et pagar per loro li carratori et lavoranti che li serviranno appresso la pietra grossa delle otto carrate: Visto ancora un altro scripto facto a dì 17 agosto 1506, per lo quale il dicto Guido promette a' dicti Caldana, Mancino et Pedro servirli di ugni quantità di danari farà loro bisogno per lo lavoro de Firenze loro avevano a compagnia, cioè di ducati uno per carrata o più bisognando, et per lo quale li predetti promettono al dicto Guido per suo premio darli soldi 15 per carrata, et che allo ritratto de' marmi dovesse Guido havere il suo intero pagamento con il suo premio. Visto etiam li acti della lite etc.: Visto etiam il compromesso facto a dì 14 agosto 1510 tra dicti, etc. etc. presertim per rispecto delli marmi di maestro Michele Angelo et delli marmi di Firenze, in Michele e Nicodemo di Torano; giudico le parti di detti arbitri essere in giudicare sopra dicte differentie come appresso, cioè: ec. ec.
Et visis etc. omnibus computis dictarum partium tam ratione laborerii dicti magistri Michaelis Angeli, quam etiam ratione laborerii de Florentia: et Visis, etc. Christi ac, etc. nominibus invocatis, etc. pronuntiamus, etc.
Quia primo dicimus et declaramus nos reperisse in dictis computis dictarum partium dictos Iacobum, Petrum et Mancinum habuisse et recepisse ducatos 50 a dicto Guidone pro dictis marmoribus faciendis dicto magistro Michaeli Angelo in una partita, et in una alia etiam habuisse mutuo a dicto Guidone ducatos 32 pro vehendis et conducendis ad marinam dictis marmoribus; deinde nos etiam invenisse in dictis computis dictos Iacobum, Petrum et Mancinum satisfecisse dicto Guidoni sive magistro Michaeli Angelo de dictis ducatos 50 in tot marmoribus positis ad marinam, etc.... Et dicimus, etc. laudamus omni meliori modo, etc....
Latum, etc. Carrarie in domo mei notarii, etc.
Archivio Buonarroti. Roma, 6 di maggio 1513.
XI.
Secondo contratto per la sepoltura di papa Giulio II fra Michelangelo e gli esecutori testamentarii di detto Papa.[574]
Die VI maij 1513.
Cum sit quod alias felicis recordationis Iulius papa Secundus in eius testamento suos executores fecerit reverendissimum dominum, dominum Leonardum, sacrosancte Romane Ecclesie presbiterum cardinalem Agienensem vulgariter nuncupatum, et reverendum dominum Laurentium Puchium prothonotarium apostolicum, Camere apostolice clericum et presidentem nec non ipsius domini Iulii pape Secundi datarium; et inter cetera eis commiserit ut sue sepulture constructionem procurarent; dicti reverendissimus dominus Cardinalis et reverendus dominus Laurentius, volentes testamentum et piam voluntatem ipsius domini Iulii pape in hac parte totis pro viribus exequi: hinc est, quod prefati reverendissimus dominus Cardinalis et dominus Laurentius Puchius, ut executores predicti ac eorum nominibus propriis ex una, et honorabilis vir magister Michaelangelus, florentinus scultor, partibus ex altera, super scultura et fabricatione sepulture ipsius felicis recordationis Iulii pape; insimul et ad inuicem convenerunt in modum et formam sequentes:
In primis convenerunt, et ita promisit prefatus magister Michaelangelus non capere aliud opus ad fabricandum saltim importantie et per quod impediri posset fabrica et labor dicte sepulture; quin ymo continue attendere in fabrica et labore dicte sepulture; quam sepulturam promisit facere, finire et integre perficere infra septem annos proxime futuros ab hodie incohandos et ut sequitur finiendos, secundum unum designum modellum seu figuram dicte sepulture vel circa, et iuxta tale designum sive modellum, quantum ipse magister Michaelangelus poterit pro maiori honorificentia et pulchritudine dicte sepulture.
Item conueniunt dicte partes dictis nominibus, quod prefatus Michaelangelus habeat habere pro eius mercede et salario dicte sepulture et pro omnibus expensis in fabricatione dicte sepulture fiendis, quas omnes teneatur et facere debeat dictus Michaelangelus, habere debeat ducatos sexdecim mille quingentos auri de Camera soluendos et eidem formis, modis temporibus et terminis infrascriptis. Et quod super valore, extimatione et perfectione figurarum dicte sepulture iudicio et conscientie dicti Michaelisangeli, pro quanto honorem et famam suam existimat, stetur et stari debeat.
Item prefatus Michaelangelus fuit confessus habuisse et recepisse de dictis ducatis sexdecim millibus quingentis, ducatos tres mille quingentos auri similes a prefato felicis recordationis Iulio Secundo mille quingentos per manus eiusdem domini Iulii Secundi et duo mille per manus Bernardi Bini ciuis et mercatoris florentini Curiam romanam sequentis. De quibus se bene contentum vocauit et pagatum et propterea eundem et eius successores quietauit.
Item convenerunt insimul super pretio solutionis tresdecim millium ducatorum restantium de dictis ducatis sexdecim millibus quingentis, quod prefatus Michaelangelus debeat habere singulo mense ducatos ducentos auri similes, hinc ad duos annos proxime futuros; et deinde in aliis quinque annis restantibus, ducatos centum triginta sex similes, singulis mensibus, usque ad complementum integre solutionis dicte summe sexdecim millium quingentorum ducatorum auri similium.
Item convenerunt, quod in casum et euentum in quem prefatus Michaelangelus dictam sepulturam finiret ante dictos septem annos et quandocumque ante dictum tempus, secundum designum et modellum ut supra; quod tunc eidem Michaeli Angelo fieri debeat integra solutio usque ad complementum dicte summe sexdecim millium quingentorum ducatorum.
Item convenerunt, quod casu quo dicta sepultura propter aliquem casum fortuitum aut propter difficultatem operis, gravis infirmitatis ipsius Michaelisangeli, aut aliquem alium casum infra dictos septem annos finiri non posset; quod nihilominus ipse Michaelangelus in ea continuare debeat et cum omnibus modis et viis possibilibus perficere et finire. Et de tempore in quo eam dicto casu veniente finire debeat, stare voluit idem Michaelangelus declarationi prefati domini Bernardi Bini et domini Bartholomei de Auria infrascripti.
Item promisit prefatus reverendus dominus Laurentius soluere dicto Michaeliangelo singulis primis mensibus ut supra, usque ad summam ducatorum septem milium auri similium, qui sunt restantes de summa decem millium quingentorum, quos prefatus felicis recordationis Iulius papa Secundus pro constructione dicte sue sepulture dimiserat. Ipse vero reverendissimus dominus Cardinalis promisit eidem Michaeliangelo de suis propriis pecuniis soluere et exbursare ducatos sexmille auri in auro similes proportionabiliter ut prefertur, singulis mensibus post solutionem dictorum septem millium ducatorum, singulis mensibus per prefatum dominum Laurentium eidem Michaeliangelo fiendam.
Et ad preces, instantiam et requisitionem dicti reverendissimi domini Cardinalis, prefatus dominus Bartholomeus de Auria civis et mercator ianuensis. Rome commorans, nec non dominus Bernardus Bini ciuis florentinus prefatus, pro et ad instantiam dicti reverendi domini Laurentii Puchii, et quilibet ipsorum respective, ipse Bartholomeus pro reverendissimo domino Cardinali, et ipse Bernardus pro ipso reverendo domino Laurentio, promiserunt et quilibet eorum promisit dicto Michaeliangelo dictam summam solvere et exbursare, ut premissum est, et per prefatum reverendissimum dominum Cardinalem et reverendum dominum Laurentium, ut premissum est. Pro quibus obligarunt se et quilibet ipsorum in solidum etc.
Acta Rome in Palatio apostolico in camera ipsius reverendissimi domini Cardinalis, presentibus dominis Galeatio Boscheto, prothonotario apostolico, et domino Petro de Serris de Cortona, presbytero ipsius reverendissimi domini Cardinalis, testibus.
Franciscus Vigorosi Curie causarum Camere apostolice notarius.
Sia noto a qualunche persona com'io Michelagniolo, scultore fiorentino, tolgo a fare la sepultura di papa Iulio di marmo da el cardinale d'Aginensis e dal Datario, e' quali sono restati dopo la morte sua seguitori di tale opera, per sedici migliaia di ducati d'oro di Camera e cinquecento pur simili: e la composizione della detta sepultura à essere in questa forma ciò è:
Un quadro che si uede da tre facce, e la quarta faccia s'apicca al muro e non si può vedere. La faccia dinanzi: cioè la testa di questo quadro à essere per larghezza palmi venti e alto quattordici, e l'altre dua faccie che vanno verso el muro dove s'apiccha detto quadro, anno a essere palmi trenta cinque lunge e alte pur quattordici e in ognuna di queste tre faccie va dua tabernacoli, e' quali posano in sur uno imbasamento che ricignie attorno el detto quadro e con loro adornamenti di pilastri, d'architrave, fregio e cornicione, come s'è visto per un modello piccolo di legnio.
In ognuno de' detti sei tabernacoli va dua figure magiore circa un palmo del naturale, che sono dodici figure, e innanzi a ogni pilastro di quegli che mettono in mezo e' tabernacoli, va una figura di simile grandeza: che sono dodici pilastri: vengono a essere dodici figure; e in sul piano di sopra detto quadro viene un cassone con quatro piedi, come si vede pel modello, in sul quale à a essere il detto papa Iulio et a capo à a essere i' mezo di due figure ch'el tengono sospeso ed a piè i' mezo di du' altre; che vengono a essere cinque figure in sul cassone tutte a cinque magiore che 'l naturale, quasi per dua volte el naturale. Intorno al detto cassone viene sei dadi, in su quali viene sei figure di simile grandeza, tutte a sei a sedere: poi in su questo medesimo piano dove sono queste sei figure, sopra quella faccia de la sepultura che s'apicca al muro, nascie una capelletta, la quale va alta circa trenta cinque palmi, nella quale va cinque figure maggiore che tutte l'altre, per essere più lontane dall'ochio. Ancora ci va tre storie o di marmo o di bronzo, come piacerà a' sopra detti seguitori, in ciascuna faccia de la detta sepultura fra l'un tabernacolo e l'altro, come nel modello si vede. E la detta sepultura m'obrigo a' dar finita tutta a mie spese col sopradetto pagamento, faccendomelo in quel modo che pel contratto aparirà, in sette anni; e mancando finito i sette anni qualche parte della detta sepultura che non sia finita, mi debba esser dato da' sopra detti seguitori tanto tempo quanto fia possibile a fare quello che restassi, non possendo fare altra cosa.
Archivio Buonarroti. Roma, 6 di maggio 1513.
XII.
Volgarizzamento del precedente contratto.[575]
A dì 6 di magio 1513.
Conciosiachè alias la felicie memoria di papa Iulio Secondo in suo testamento habbia fatto sui executori lo reverendissimo signore Leonardo cardinale de Agenna et lo reverendo messer Laurentio Puccio, prothonotario apostolico et cherico di camera, suo Datario; et cum altre cose loro avessi commesso prochurassino fare la sua sepoltura; volendo li prefati reverendissimo Cardinale et il reverendo messer Lorenzo datario, esso testamento et pia voluntà de esso signore Iulio papa Secondo in questa parte per tutta la loro possanza exequire; Hinc est, che questo presente dì sopra scripto, i prefati reverendissimo Cardinale et il reverendo Lorenzo, come executori sopradicti et alli loro nomi proprii da una parte e l'honorabile homo mastro Michelangniolo, fiorentino sculptore, dall'altra parte, sopra la scultura e la fabricatione della sepultura della decta santa memoria di papa Iulio, insieme sonno convenuti in modo et forma infrascripta:
In prima sonno convenuti, et così promette il prefato maestro Michelangniolo non pigliare altro lavoro a fabricare certo et importante, per il quale si potessi impedire la fabrica et il lavoro d'essa sepultura; ma di continuo attendere in la fabrica et lavoro d'essa; la quale sepoltura promette di fare et finirla integramente in fra sette anni prossimi futuri, da ogi incominciando et come séguita finirsi; secondo el disegnio et modello, overo figura de essa sepultura, vel incirca, et secondo il tale desegnio et modello, quanto esso poterà, per magiore honorificentia et belleza di essa sepultura.
Item sonno conventi ditte parti a detti nomi, che il prefato Michelagniolo habbia havere per la sua merzede et salario di decta sepultura et per tutte le expese che sonno da fare in detta fabricatione, alle quale sia tenuto esso Michelagniolo, ducati sedicimilia cinquecento d'oro di Camera per pagarli a' tempi, modi et termini infrascripti; et che sopra il valore, extimatione et perfectione delle figure di detta sepultura se ne abbia a stare a iuditio et conscientia de esso Michelagniolo, per quanto esso extima suo honore et sua fama.
Item il prefato Michelagniolo si confessa havere hauto et receputo di detta somma di ducati sedicimila cinquecento d'oro simili, ducati tre milia cinquecento dalla prefata felicie memoria (di) Iulio Secondo; cioè mille e cinquecento simili per le mani de essa felicie memoria et dumilia per le mani de Bernardo Bini merchante fiorentino: delli quali tremilia cinquecento si domanda bene contento et pagato, et proterea (sic) esso et li sua successori et tutti altri ha quello obligati, quita, libera et absolve ec.
Item sonno convenuti insieme sopra il pagamento de' ducati tredicimilia restanti de' ducati sedicimilia cinquecento d'oro simili, habbia ad havere ducati dugento d'oro simili per in fine a dua anni prossimi futuri, et de poi li altri cinque anni restanti, ducati cento trentasei simili per ciascheduno mese, fino allo integro pagamento de decta somma di ducati sedicimila cinquecento simili.
Item sonno convenuti che in caso che esso Michelagniolo finissi detta sepultura innanzi detti sette anni et quandocunque innanzi l'avessi finita secondo il desegnio et modello sopradetto, che allora a esso Michelagniolo si faccia lo integro pagamento della soprascripta somma.
Item sonno convenuti che in caso che detta sepultura per alcuno caso fortuito overo per dificultà dell'opera, o grave infirmità d'esso Michelagniolo, o altro caso non si possessi finire in fra detti setti anni; nientedimeno esso Michelagniolo habbia ad continuare, et detta sepultura per tutti li modi et vie possibile finirla, et che del tempo in caso sopradetto in nello quale l'abbia ad finire, ne vole stare alla declaratione di Bartholomeo Doria infrascripti (sic).
Item promette il prefato messer Lorenzo Puccio pagare a detto Michelagniolo in ciascheduno de' dicti primi mesi, come di sopra, per infino alla somma di ducati settemilia d'oro simili, quali sonno restanti di detta somma di ducati diecimilia cinquecento, quali la prefata felicie memoria di papa Iulio Secondo havea lassati per detta sua sepultura: e esso reverendissimo Cardinale promette a esso Michelagniolo de' sua propii danari pagare et sborsare ducati semilia d'oro simili proporzionabiliter ogni (e) ciascheduno mese da poi che sarà fatto il pagamento di ducati settemilia per il prefato messer Lorenzo Puccio datario, come di sopra è detto. E ad instantia et requisitione di detto reverendissimo Cardinale, messer Bartholomeo Doria mercante genovese, et per il reverendo messer Lorenzo Puccio sopradetto, Bernardo Bini, promettano inrespectivamente, cioè esso Bartholomeo per il prefato reverendissimo Cardinale, et Bernardo per il reverendo messer Lorenzo datario, pagare et sborsare a detto Michelagniolo la sopradetta somma di ducati tredicimila, come di sopra si contiene. Quali Bartholomeo et Bernardo li prefati reverendissimo Cardinale et il reverendo messer Lorenzo Puccio inc (sic) inde et respective promettano di rilevare indanno, ita et taliter che per la presente promessa non patiranno danno alcuno. Quale tutte cose le sopradette parte promettono inc (sic) inde respective attendere et observare e non contrafare nè contravvenire, obligandosi ciascheduno di loro in solido sotto le pene della Camera apostolica, con il giuramento et altre clausole consuete e solite.
Dato in Roma in nel Palatio Apostolico e in la camera del prefato reverendissimo Cardinale, presente messer Galeazzo Boschetto, prothonotario apostolico, et messer Pietro de seris da Cortona, prete del prefato reverendissimo Cardinale, testimoni etc.
Francesco Vigorosi notario dello auditore della Camera ec. (Firmato) Franciscus Vigorosi Curie causarum Camere apostolice notarius, subscripsi etc.
Archivio Buonarroti. Roma, 9 di luglio 1513.
XIII.
Maestro Antonio del Ponte a Sieve si conviene con Michelangelo di fargli tutto il lavoro di quadro e d'intaglio per la sepoltura di papa Giulio.[576]
Sia noto a ciascuna persona, come maestro Antonio dal Ponte a Sieve e io Michelagniolo scultore ci siàno convenuti insieme d'una cierta parte della sepultura che io fo di papa Iulio; la quale parte il detto maestro Antonio s'obriga darmi fatta e finita di quadro e d'intaglio per ducati quatrociento cinquanta di carlini, a carlini dieci per ducato di moneta vechia, ciò è ducati 60 detti di sopra, dandogli io tutti e' marmi che bisogniano a detta opera; la quale opera è la faccia che viene dinanzi, cioè una facciata larga palmi trenta circa, diciassette alta, secondo che sta il disegno. E 'l detto maestro Antonio s'obriga a squadrare e intagliare la detta opera pel detto prezo nominato, bene quanto si può, a giudizio d'ogni maestro. E per fede del vero io Michelagniolo ò fatta la sopra detta scritta, presente maestro Pietro Rosetto e Silvio che sta meco; e 'l sopra detto maestro Antonio si sotto scriverrà per fede di sua mano e 'l sopradetto maestro Piero e Silvio, ogi questo dì nove di luglio mille cinquecento tredici — 1513.
Io Antonio da Pontasieve aceto tanto quanto su questa si contiene, e al fede del vero mi sono soto scrito di mia propria mano, questo dì sopra deto, 1513.
Io Piero Roselli[577] sono istato presente a la sopra deta iscrita, e per fede de vero mi sono sotoiscrito di mia propria mano, questo dì sopra deto, 1513.
Io Silvio Falconi sono stato presente al sopra deta scrita; per fede del vero mi sono socto scrito di mia propria mano, questo dì sopra deto.[578]
Archivio Buonarroti. Roma, 14 di giugno 1514.
XIV.
Allogazione a Michelangelo della figura di marmo d'un Cristo risorto per la chiesa della Minerva di Roma.
Addì 14 di gugnio 1514.
Sia noto e manifesto a chi legerà la presente scritta, come messere Bernardo Cencio canonico di San Piero e maestro Mario Scappucci e Metello Vari ànno dato a fare a Michelagniolo di Lodovico Simoni scultore una figura di marmo d'un Cristo grande quanto el naturale, ignudo, ritto, con una croce in braccio, in quell'attitudine che parrà al detto Michelagniolo, per prezo di ducati dugento d'oro di Camera, a pagarli in questo modo, cioè: al presente ducati cento cinquanta d'oro di Camera, e 'l restante, che sono ducati cinquanta simili, el detto maestro Mario e Metello delli Vari promettono pagarli alla fine del lavoro, inanzi ch'el detto Michelangniolo metta in opera detta figura; la quale promette metterla in opera nella Minerva in quel luogo parrà a' sopradetti; e solo a sue spese n'à fare una gocciola dove posi detta figura; e ogni altro adornamento v'andassi, s'intende che li sopra detti messer Bernardo e maestro Mario l'abino a fare a loro spese. La quale figura el detto Michelagniolo promette farla in termine di 4 anni prossimi da venire, quel più o manco che li paressi; intendendosi però che non passi quatro anni.
E per fede della verità io Giovanni Nenti a preghiera de' sopradetti parti (sic) ò fatto la presente scritta di mia propria mano, la quale sarà soscritta di ciascuna delle parti; e delle simile scritte se n'è fatte dua, una ne terrà el sopradetto maestro Bernardo e maestro Mario, e l'altro el detto Michelagniolo.
Io Michelagniolo Simoni sopra detto son contento e prometto oservare quanto si contiene nella presente scritta, e per fede mi sono soscritto questo dì quattordici di gugnio.
Io Metello Vari prometto pagare ducati vinticinque d'oro ad maestro Michelagniolo, come di sopra si contene, finita ditta opera, per la parte mia.
Io Pietro Pavolo Castellano prometto pacare quanto di sopra è promesso per maestro Mario Scapuccio in mio nome allo predetto maestro Michelagniolo, cioè ducati vinti cinque d'oro, per la parte mia, finita l'opera: et affede del vero ho sottoscrita la presente di mia mano.
(Fuori di mano di Luigi del Riccio.)
✠ 1514. Scritta del Cristo della Minerva da Metello Vari.
(E di mano più antica.)
Scritta d'una figura a fare per Michelangelo Bonarrotti.
Io Pietro Pavolo Castellano mano propria.
Noi Giovanni Balducci e compagni abiamo auto da Metello Vari pel detto Michelagniolo ducati cento cinquanta a iuli X per ducato, de li quali abiamo a seguire la volontà del detto Michelagniolo e suo ordine, ogni volta che abbia fatto detta figura senza alcuna eccezione, ch'ora per la detta scritta si mostra.
Io Michelagniolo di Lodovico di Buonarroto Simoni confesso avere ricevuto oggi questo dì da' Balducci di Roma, cioè da Bonifazio Fazi, per le mani di Zanobi del Bianco, in Firenze, ducati cento cinquanta d'oro di Camera, e' quali ducati messer Metello Vari, cittadino romano, con altri sua compagni dipositorno nel detto banco de' Balducci in Roma a mia stanza, cioè che e' ne facessi el mio piacimento per prencipio di pagamento d'una figura di marmo ch'e' mi dettono a fare, come apariscie per una scritta ch'è tra noi.
Archivio Notarile di Massa. Seravezza, 18 di maggio 1515.
XV.
Gli uomini del Comune di Seravezza nel Vicariato di Pietrasanta donano alla Repubblica di Firenze le cave di marmo del monte detto Altissimo, e dell'altro della Ceresola.[579]
In nomine Domini, Amen. Die XVIII maij 1515.
Convocatis etc. hominibus Comunis Seravitie, Vicarie Petresancte districtus civitatis Florentie, inferiori loco, de mandato et voluntate Marci olim Gerardini et Luce olim Iacobi Folini de dicto Communi et eiusdem Communis et hominum, consulum et officialium, sono campane, more el loco consueto, pro infrascriptis peragendis et exequendis. In qua quidem conventione, congregatione et cohadunatione interfuerunt infrascripti 119 homines de dicto Communi: quorum officialium et hominum hec sunt nomina, videlicet.... etc. Qui omnes homines una cum dictis officialibus Communis Serravitii, etc. sunt ultra due partes quasi de tribus partibus dicti Communis, etc. etc. tenore huius publici instrumenti, etc. creaverunt; nomine ipsorum discrepante; et ordinaverunt in eorum et totius dicti Communis sindices et procuratores, etc. prudentes viros Thomeum olim Luce Thomei de dicto Communi, etc. et Iacobum Ioannis Fetti de la Corvaria dicti Communis, etc. specialiter expresse ac nominatim ad donandum ac titulo donationis tam pure et simpliciter, etc. etc. excelse Dominationi et Populo Florentino Montem qui dicitur el Monte di lo Altissimo et Montem qui dicitur el Monte di Ceraxola sitos et posites in pertinentiis Seravicii et Capelle Vicariatus Petresancte, in quibus dicitur esse cava et mineria pro marmoribus cavandis; et que loca prefatus et excelsus Populus Florentinus requisivit a dictis hominibus, ut dixerunt, pro cavandis marmoribus. Item omnia alia loca existentia in dicto Vicariatu et spectantia etc. in quibus essent marmora ad excavandum. Item loca ad faciendam viam pro conducta dictorum marmorum a cavea seu a dictis montibus et locis usque ad mare. Et in dictum excelsum Populum et prefatam Dominationem Florentinam dictos montes et loca cum omnibus spectantibus et pertinentibus ipsis montibus trasferendum et donandum semel et pluries, et quotiens, etc. eisdem placebit, etc.... etc. Sub obligatione, etc. Rogantes me Notarium infrascriptum ut de predictis omnibus publicum conficerem instrumentum consilio sapientis extendendum, substantia presentis mandati non mutata.
Acta in terra Serravicij in hospitali S. Marie videlicet al ponte di la Capella etc.
Ego Antonius filius Peregrini olim Petri de Cortila, Vicariatus Gragnole, Lunensis diocesis ad presens habitator Masse, notarius scripsi.
Archivio Buonarroti. Roma, 8 di luglio 1516.
XVI.
Terzo contratto per la sepoltura di papa Giulio II.
In Dei nomine, Amen. Anno a nativitate Domini millesimo quingentesimo sexto decimo, indictione quarta, die vero quarta mensis iulii, pontificatus Sanctissimi in Christo patris et domini nostri, domini Leonis divina providentia pape Decimi, anno quarto.
In mei notarii infrascripti et testium infrascriptorum presentia, personaliter constitutus reverendissimus in Christo pater et dominus, dominus Laurentius de Pucciis florentinus, tituli Sanctorum Quatuor Coronatorum nunc presbiter cardinalis, asserens se et reverendissimum cardinalem Agennensem tunc executores testamenti, seu sepulture pape Julii, cum quodam Michaele Angelo, sculptore florentino, certo modo contraxisse, prout in instrumento desuper confecto dicitur contineri manu spectabilis viri Francisci Vigorosi notarii Auditoris Camere apostolice, sub die sexta mensis maii, millesimo quingentesimo tertio decimo, vel alio tempore veriori: ad quod et que dictus reverendissimus dominus Cardinalis se retulit et refert. Et quia dicte partes intendunt super premissis certo modo transigere seu de novo contrahere et convenire: Hinc est, quod hodie, hac presenti suprascripta die, dictus reverendissimus Cardinalis, omni meliori modo, etc. non revocando, etc. fecit, etc. procuratorem, etc. dictum reverendissimum dominum Leonardum cardinalem Agennensem, licet absentem, ad transigendum cum dicto Michaele Angelo et quamcumque conventionem et pacta et obligationes faciendum etc. in sua facta annullandum et de novo faciendum et modum solutionis fiende apponendum. Item ad obligandum ad observationem premissorum dictum Constituentem et in plena forma Camere, cum iuramento Constitutionis procuratorum et aliis clausolis consuetis et ad prestandum fideiussores ad libitum dicti Cardinalis et ad promittendum dictis fideiussoribus conservationem indemnitatis.
Item pro interesse dicti Constituentis, quamcumque domum sitam Rome ubi forsan habitavit dictus Michael Angelus occasione dicte sepulture conficende quo ad pensionem forsan dicto Cardinali debendam disponendo tantum quo ad Michaelem Angelum, et dictum Michaelem Angelum de pensione decursa, quo ad interesse dicti reverendissimi domini cardinalis de Pucciis finiendum, quietandum et liberandum.
Item quatenus expediat ad substituendum, et generaliter, etc. dans, etc. promittens, etc. Super quibus, etc. rogatus fui quatenus de predictis conficerem instrumentum vel instrumenta, unum seu plura.
Actum Rome in Palacio apostolico, anno mense die et pontificatu quibus supra, presentibus ibidem venerabilibus viris dominis Hieronimo de Iandaronibus de Senis, et Ferdinando Marzano Conchiensis diocesis et Petro de Ferrato Monte et aliis familiaribus dicti reverendissimi domini Cardinalis, testibus ad premissa vocatis, habitis specialiter atque rogatis.
Et quia ego Albizus Francisci de Seralbizis notarius florentinus de predictis rogatus, subscripsi etc.
In Dei nomine, Amen. Anno a nativitate Domini millesimo quingentesimo sexto decimo, indictione quarta, die vero octava mensis iulii, pontificatus sanctissimi in Christo patris et domini, et domini Leonis divina providentia pape Decimi, anno quarto.
Cunctis pateat evidenter et sit notum, qualiter in presentia mei notarii et testium infrascriptorum specialiter vocatorum, quod reverendissimus dominus, dominus Leonardus cardinalis Agennensis vulgariter nuncupatus, suo nomine proprio, ac pro et vice et nomine reverendissimi domini, domini Laurentii de Pucciis tituli Sanctorum Quatuor Coronatorum, et nomine procuratorio, et casu quo mandatum non sufficeret, promisit de rato etc. Et dictis modis et nominibus et quolibet dictorum modorum et nominum tam in solidum quam de per se, dicit et asseruit, quod cum alias sanctissimus tunc papa Iulius in suo testamento ordinasset et sue future sepulture conficiende et illius executores dictos dominum Laurentium Puccium tunc Datarium et nunc reverendissimum dominum Cardinalem prefatum instituisset. Unde dicti executores cupientes voluntati defuncti consulere et ut executores exequi et adimplere ut tenebantur; ac nominibus propriis tunc ex una; et honorabilis vir magister Michaelangelus sculptor florentinus, etiam suo nomine proprio, ex parte alia, de et super sculptura et fabrica dicte sepulture insimul certo modo ac cum certis pactis, modis et formis, et penis convenerunt, prout in instrumenito desuper confecto manu Francisci Vigorosi notarii auditoris Camere sub die sexta maii, millesimo quingentesimo decimo tertio, vel alio tempore veriori dicitur contineri: cui et quibus dicte partes intendunt hodie hac presenti suprascripta die transigere et facere novam conventionem et de novo contrahere de et super premissis et quolibet eorum, salvis nihilominus infrascriptis; dictus reverendissimus dominus Cardinalis Agennensis tam nomine proprio, quam procuratorio nomine dicti reverendissimi domini cardinalis de Pucciis, prout de eius mandato constat manu mei notarii infrascripti sub suo tempore et data, et dictis modis et nominibus et quolibet dictorum modorum et nominum tam in solidum quam de per se: et casu quo mandatum non sufficeret, promisit de rato in forma iuris valida, ex parte una; et dictus Michael Angelus suo nomine proprio ex parte alia, devenerunt ad infrascriptam transactionem, videlicet.
Imprimis dictus reverendissimus dominus Leonardus cardinalis Agennensis etiam nominibus quibus supra et dictus Michael Angelus dictum instrumentum manu Francisci Vigorosi, et de quo supra fit mentio et omnia in eo contenta, primitus et ante omnia cassarunt, annullarunt, decernentes quod nullus vel alter ipsorum in futurum possit uti dictum instrumentum in iudicio vel extra, sed ex nunc sit ac si nunquam celebratum esset et sit nullius roboris et efficacie vel effectus; et remiserunt hinc inde omnem et quamcumque penam conventionalem unus alteri, et e converso; sed de novo convenerunt, salvis infrascriptis videlicet.
Item convenerunt dicte partes hinc inde, ex eo quia dictus Michael Angelus promisit aliquod opus non capere saltim magni momenti, quo mediante, impediatur fabrica prefata, sed prius sepultura prefata facere et finire infra certum tempus: et quia dictus Michaelangelus quantum in eo fuit pacta servavit et adimplevit et dicta sepultura pro viribus continue operam dedit, sed propter infirmitatem et gravitatem operis et labores necessarios, voluit et convenerunt quod dictus Michael Angelus teneatur perficere dictam sepulturam infra tempus et terminum novem annorum inceptorum die sexta mensis maii, millesimo quingentesimo sexto decimo, ut supra, et ut sequitur finiendorum, ita quod teneatur infra dictum tempus opus perficere, prout infra, videlicet.
Item convenerunt dicte partes hinc inde et nominibus quibus supra, quod dictus Michael Angelus perficiat opus prefatum secundum novum modellum, figuras, et designum ultimo factum per dictum Michaelem Angelum dicte sepulture conficiende, et secundum tale designum et novum modellum, dictus Michael Angelus promisit tunc dicto reverendissimo cardinali Agennensi etiam presenti et perficere cum magna pulchritudine et magnificentia iuxta eius conscientiam.
Cuius novi modelli tenor est talis, videlicet:
El modello è largo ne la faza dinanzi brachia undeci fiorentine vel circa, ne la qualle largueza si move in sul piano de la terra uno inbasamento cum quatro zocholi o vero quatro dadi colla loro cimasa che ricigne per tutto; en su quali vàno quatro figure tonde di marmo di tre bracia et mezo l'una et drieto alle dicte figure in su uogni dado viene il suo pilastro, su che vàno alti insino alla prima cornice; la quale va alta dal piano dove possa (posa) l'imbasamento, in su bracia sei, et dua pilastri co' lor socoli da uno de' lati metto(no) in mezo uno tabernaculo, el quale è alto al vano bracia quatre (sic) et mezo: et similmente da l'altre bande metto(no) in mezo uno altro tabernaculo simile che vengono ad essere duo tabernaculi ne la facia dinanci da la prima cornice in gù (giù), ne' quali in ogni uno viene una figura simile a le supraditte. Di poi fra l'uno tabernaculo e l'altro resta uno vano di bracia duo et mezo alto per infino alla prima cornice, nel quale va una historia di bronzo. Et la dicta opera va murata tanto discosto al muro, quanto la largeza d'uno de' tabernaculi che sono ne la facia dinanci: et nelle rivolte de la dicta facia che vàno al muro, coè nelle teste, vàno duo tabernaculi simili a queli dinanzi co' loro zocoli et colle lor figure di simile grandessa che vengono ad essere figure dondeci (dodici) et una storia, come è decto, dalla prima cornice in gù (giù); et dalla prima cornice in su sopra e' pilastri che mettono in mezo el tabernaculo di socto, viene altri dadi co' loro adornamento, suvi meze colone che vàno insino a l'ultima cornice, coè vàno alte bracia octo dalla prima a la seconda cornice, ch'è suo finimento; et da una de le bande in mezo de le duo colonne, viene uno certo vano, nel quale va una figura a sedere, alta a sedere bracia tre et mezo fiorentine: el simile viene fra l'altre dua colone da l'altra banda. Et fra il capo de le dicte figure e l'ultima cornice, resta uno vano di circa a tre bracia simile per ogni verso, nel quale va una storia per vano, di bronzo: che vengono ad essere tre storie ne la facia dinante: et fra l'una figura a sedere et l'altra dinante, resta uno vano che viene sopra il vano de la storia del mezo di socto, nel quale viene una certa tribuneta, ne la quale viene la figura del morto, coè di papa Iulio, con dua altre figure che la metono in mezo. Et una Nostra Dona pure di marmor alta bracia quatro simili, et supra e' tabernaculi de le teste o vero delle rivolte de la parte di supra, ne le quali in ogni una de le dua viene una figura a sedere in mezo de dua meze colone con una storia di supra (simile) a quelle dinanti.
Item convenerunt dicte partes hinc inde dictis nominibus, quod prefatus dominus Michael Angelus habeat habere pro sua mercede de salario dicte sepulture vel edificii et pro omnibus expensis in dicta fabrica perferrendis, que sunt faciende sumptibus dicti Michelis Angeli; et debeat habere, ut supra, ducatos sexdecim milliaria et quingentos auri de Camera, solvendis (sic) per predictos duos Cardinales, modis et formis, temporibus et terminis infrascriptis, cum pacto et conditione quod perfectioni dicte sepulture et figurarum stari debeat et stetur iudicio et conscientia tantum dicti Michaelis Angeli.
Item, quia alias in primo contractu manu Francisci Vigorosi, ut prefatur, dictus Michael Angelus confessus fuit de dicta summa, ducatos tria milia et quingentos a sanctissimo papa Iulio, videlicet mille et quingentos per manus tunc Pontificis, et duo milia per manus Bernardi de Bignis mercatoris florentini: quam confessionem affirmavit et confirmavit omni meliori modo et de predictis vocavit se bene pagatum etc.
Item convenerunt de solutionibus fiendis de ducatis Xiij milium restantibus de summa prefata, quod dictus Michael Angelus habeat habere et habiturus sit, singule quoque mense, ducatos ducentos similes, inceptos iamdudum de mense maii millesimo quingentesimo tertio decimo per duos annos, et de quibus habuit partem a Bernardo de Binis, mercatore florentino, prout apparet per quandam scriptam manu dicti Michaelis Angeli penes Bernardum de Binis prefatum existentem. Et casu quo dictus Michael Angelus a die, videlicet a mense maii millesimo quingentesimo tertio decimo, ut supra, a dicto Bernardo per duos annos inceptos, ut supra, summam ad rationem ducentorum ducatorum non exegerit; volunt et convenerunt, quod dictus Michael Angelus dictum residuum ad rationem prefatam in quibus restavit creditor, a dicto Bernardo, ad eius libitum exigere posse, et finitis dictis duobus annis inceptis, ut supra, dictus Michael Angelus habeat habere et habiturus sit deinde singulo quoquo mense ducatos centum et triginta similes usque ad perfectionem et residuum solutionis fiende de dicta summa ducatorum sexdecim milium et quingentorum, ut supra.
Item convenerunt quod premissis non obstantibus, dictus Michael Angelus dictam sepulturam ante tempus si perficeret secundum novam modellum, ut prefertur; tunc et in tali casu, dicto Michaeli Angelo debeat fieri integra solutio dicte summe per dictos reverendissimos dominos Cardinales.
Item convenerunt pro maiori comoditate dicti Michaelis Angeli, et ut facilius dictus Michael Angelus laborare possit, quod dictus Michael Angelus possit laborare tam in Urbe, quam extra, Florentie, Pisis, Carrarie et alias, dummodo figure et opus serviat fabrice prefate.
Item dictus reverendissimus dominus Cardinalis Agennensis tam nomine proprio, quam procuratorio, ut prefertur, promisit dicto Michaeli Angelo presenti et infra tempus novem annorum, inceptum de mense maii, millesimo quingentesimo tertio decimo, dedisse et concessisse gratis et amore et pro faciliori commoditate dicti operis, dicto Michaeli Angelo ad habitandum solummodo aut per se aut per alium, prout hodie concessit per tempora predicta gratis et amore et sine mercede aut pensione, durante tempore suprascripto novem annorum, infrascriptam domum, videlicet:
Unam domum cum palchis, salis, cameris, puteo, horto et aliis suis habituris, posita Rome in Regione Trevi, cui a primo via publica, a secundo Hieronimi Petroci, a tertio Petri de Rossis, a quarto magistri Petri Palucii, infra suos confines, etc. et in qua domo dictus Michael Angelus habuit et habet saxa marmorea et laboravit per multos menses pro perfectione dicte sepulture. Et propterea ultra premissa, dictus reverendissimus Cardinalis nomine suo et procuratorio quietavit et finivit dicto Michaeli Angelo presenti, etc. de omni et quacumque pensione dicte domus tam presentis, quam future, et promisit per tempora prefata manutenere dictum Michaelem Angelum in dicta domo: etiam laborando extra Romam, dictus Michael Angelus habeat totum dominium utile dicte domus et promisit, etc. dicto Michaeli Angelo presenti, etc. defensionem, etc. in forma iuris valida, sub pena dannorum, expensarum et interesse.
Item convenerunt quod in casu et eventu fortuito infirmitatis aut propter difficultatem operis dictus Michael Angelus infra dictum tempus opus perficere non valeret, nichilominus habeat perficere dictum opus, declaratione temporis prorogandi reverendissimi domini Cardinalis Agennensis.
Item dictus reverendissimus Cardinalis pro maiori observatione premissorum, nomine procuratorio reverendissimi domini cardinalis de Pucciis, promisit, etc. dicto Michaeli Angelo dare et solvere eidem, etc. per duos annos inceptos ut supra, salario quovis mense ducatos ducentos et deinde singulo mense ducatos centum et triginta usque ad summam sexdecim milium ducatorum de ducatis solutis, quos, ut dicitur, remanserunt dari eidem de summa ducatorum decem milium, quos sanctissimus tunc papa Iulius dimisit pro sepultura conficienda.
Item dictus reverendissimus Cardinalis Agennensis nomine proprio promisit etc. eidem Michaeli Angelo presenti, de suis propriis pecuniis eidem solvere pro opera prefata, ut supra, ducatos septem milia in auro de Camera, singulo quoquo mense pro rata, post perfectionem solutionis fiende per dictum reverendissimum cardinalem de Pucciis.
Item dictus reverendissimus Cardinalis suo nomine proprio pro observatione premissorum, quoad illum ad eius ratam, promisit dare, etc. fideiussorem Bartholomeum Doria licet absentem, et promisit ea michi notario, etc. ut publice persone illum conservare indennem, etc. Et similiter procuratorio nomine reverendissimus dominus cardinalis de Pucciis promisit dare Bernardum de Binis in fideiussorem cardinalis de Puciis et servare indennem, etc. super quibus, etc. obligavit in forma Camere cum iuramento constitutionis et aliis clausulis consuetis.
Actum Rome in palatio dicti reverendissimi domini Cardinalis, presentibus dominis Gentile, auditore dicti reverendissimi domini Cardinalis, et Petro de Cesis, el Francisco de Placentio et aliis testibus.
Et quia ego Albizus Francisci de Seralbizis, notarius florentinus de predictis rogatus, subscripsi etc.
Die X mensis Iulii 1516.
Nobilis vir Bartolomeus Doria mercator Ianuensis, sciens se non teneri ad requisitionem reverendissimi domini Cardinalis Agennensis promisit, etc. dicto Michaeli Angelo presenti, etc. quod dictus reverendissimus Cardinalis observabit solutionem per eum promissam occasione sepulture conficiende sanctissimi domini pape Iulii premortui, alias de suo proprio, etc. et in effectu obligavit se, iuxta aliam obligationem per eum factam manu Francisci Vigorosi, millesimo quingentesimo tertio decimo, vel alio tempore veriori, unica solutione sufficiente; et obligavit se in parte forma Camere et iuramento constitution: procuratorum, et aliis clausulis consuetis, super quibus etc. Actum in Regione Pontis et in bancho dicti domini Bartholomei de Oria, presentibus ibidem Iohanne Iacobo Spinola mercatore Ianuensi, et Leonardo Francisci sellario florentino, et aliis testibus ad premissa vocatis, habitis specialiter atque rogatis.
Et quia ego Albizus Francisci de Seralbizis, notarius florentinus de predictis rogatus etc. etc.
Die undecimo mensis Iulii 1516.
Dominus Bernardus de Binis mercator florentinus, sciens non teneri etc. habens notitiam de quadam transactione inter Michaelem Angelum florentinum ex una, et reverendissimum dominum Cardinalem Agennensem, tam proprio nomine quam procuratorio reverendissimi domini cardinalis de Pucciis ex parte alia, manu mei notarii infrascripti. Et propterea pro dicto domino cardinali de Pucciis se obligavit iuxta suprascriptam transanctionem etiam in forma Camere dicto Michaeli Angelo presenti etc. iuxta obligationem alias per eum factam manu Francisci Vigorosi sub die sexta maii 1513, unica solutione sufficiente.... Actum Rome in domo dicti Bernardi, in Regione Pontis, presentibus Raphaele Auricellario et Bernardo de Paulis et aliis testibus et domino Mateo....... can. pontificis.
Et quia ego Albizus Francisci de Seralbizis, notarius florentinus et archivio Romano matriculatus etc. etc.
Archivio Buonarroti. Roma, 8 di luglio 1516.
XVII.
Transunto in volgare del precedente contratto.[580]
Con ciò sia cosa che altra volta la Santità di papa Iulio nell'ultimo suo testamento abbi ordinato e fatto sua essecutori el reverendissimo messer Leonardo cardinale Agiennense e 'l reverendissimo, allora messer Lorenzo Pucci protonotario apostolico e allora Datario, e ora cardinale di Santi Quatro vulgarmente chiamato, et in fr'altre cose a loro abbi commesso che essi constituire (sic) faccino la sua sepultura; unde detti reverendissimo cardinale Agennense e monsigniore reverendissimo de' Pucci, come esecutori prefati, volendo el testamento et ultima volontà di detto papa Iulio come esecutori eseguire et adempiere, come sono obligati; detti reverendissimi cardinali de' Santi Quatro e 'l cardinale Agenna, come esecutori e in nome loro proprio da una parte;
E lo onorabile uomo maestro Michelangelo, fiorentino scultore, in suo nome proprio dall'altra parte, sopra la scultura e fabricatione della sepoltura di papa Iulio, come di sopra, insieme si convengono con certi patti e modi e forma et pena, come nello instrumento di sopra ciò fatto si contiene per mano di Francesco Vigorosi, notaio dello Auditore della Camera, sotto dì sei di maggio 1513 o altro più vero tempo: al quale et le cose che si contengono in quello si referiscono.
E volendo detti reverendissimi Cardinali come esecutori prefati transigere e fare nuova convenzione e novazione e di nuovo convenire sopra le cose premisse et ciascheduna di quelle, salvo le cose infrascritte; ditto istrumento et ciò che si contiene in quello, prima et innanzi ad ogni cosa anullono e cassano e vogliono che per tempo avenire nessuno lo possa usare in iudicio o fuora, ma sia come se fatto non fusse, salvo le infrascritte cose; et di più ogni e qualunche pena conventionale l'uno a l'altro è converso remisseno, e di nuovo convennono come di sotto, ciò è:
Imprima si convennono et così l'uno all'altro et presertim ditto Michelangelo promisse non pigliare alcuna opera di grande importanza, per la quale si possa impedire la fabrica prefata, anzi promisse a quella dare opera ferventemente.
E la quale sepoltura promisse fare e finire infra nove anni prossimi futuri, cominciati più tempo fa, ciò è a dì sei di maggio 1513, e così finire come segue, secondo uno nuovo modello, figura e disegnio fatto per detto Michelagniolo a detta sepoltura; et secondo tale disegno e nuovo modello promisse a' detti Reverendissimi fare quanto lui potrà per maggiore bellezza e magnificentia di detta sepoltura secondo la sua conscienzia. Del quale nuovo modello el tenore si è questo, ciò è:
El modello è largo nella faccia dinanzi braccia undici fiorentine vel circa; nella quale largeza si muove in sul piano della terra uno inbasamento con quatro zocoli overo quatro dadi co la loro cimasa che ricignie per tutto, in su quali vanno quatro figure tonde di marmo di tre braccia e mezo l'una e drieto alle dette figure, in su ogni dado va el suo pilastro; alti insino alla prima cornice, la quale va alta dal piano dove posa l'inbasamento in su braccia sei; e dua pilastri dall'uno de' lati co' loro zocholi mettono in mezo un tabernacolo, el quale è alto el vano braccia quatro e mezo; e similmente dall'altra banda e' dua altri pilastri mettono in mezo uno altro tabernacolo simile: che vengono a essere dua tabernacoli nella faccia dinanzi dalla prima cornicie in giù, ne' quali in ognuno viene una figura simile alle sopra dette. Di poi fra l'un tabernacolo e l'altro, resta un vano di braccia, dua e mezo, alto per insino alla prima cornicie, nel quale va una storia di bronzo. E la decta opera va murata tanto discosto al muro, quant'è (la) largezza d'uno de' tabernacoli detti, che sono nella faccia dinanzi; e nelle rivolte della detta faccia che vanno al muro, cioè nelle teste, vanno dua tabernacoli simili a quelli dinanzi co' lor zocoli e con le lor figure di simile grandeza: che vengono a essere figure dodici dalla prima cornice in giù e una storia, come è detto; e dalla prima cornicie in su, sopra e' pilastri che metto(no) in mezo e' tabernacoli di sotto, viene altri dadi con loro adornamento, suvi meze colonne che vanno insino all'ultima cornice, ciò è vanno alte braccia otto simile dalla prima alla seconda cornice che è suo finimento; e da una delle bande in mezo alle dua colonne, viene un certo vano, nel quale va una figura a sedere, alta a sedere braccia tre e mezo fiorentine: el simile va fra l'altre dua colonne da l'altra banda: e fra 'l capo delle dette figure e l'ultima cornicie resta un vano di circa a braccia tre per ogni verso, nel quale va una storia per vano, di bronzo: che vengono a essere tre storie nella faccia dinanzi: e fra l'una figura a sedere e l'altra dinanzi, resta un vano che viene sopra el vano della storia del mezo di sotto, nel quale viene una certa trebunetta, nella quale va la figura del morto, ciò è di papa Iulio, con dua altre figure che 'l mettono in mezo; e una Nostra Donna di sopra di marmo, alta braccia quatro simile: e sopra e' tabernaculi delle teste, o vero delle rivolte della parte di sotto, viene le rivolte della parte di sopra, nelle quale, in ognuna delle dua, va una figura a sedere in mezo di dua colonne, con una storia di sopra simile a quelle dinanzi.
Item si convennero dette parte in detti modi e nomi, che il prefato Michelangiolo habi havere per sua mercede et salario di detta sepultura et edifizio e per ogni spesa da farsi in detta fabrica; le quali in detta s'abino a fare per detto Michelangelo; e debba avere per recompensa d'essa e per sua fatica, ducati sedicimila cinque cento d'oro di Camera, da pagarsi pe' detti a detto Michelangiolo ne' modi e forma, tempi e termini infrascritti: con patto che sopra alla stima et perfezione di detta sepoltura et figure se ne stia e habi a stare al parere et conscienzia di detto Michelagniolo.
Ancora, perchè detto Michelangelo nel detto primo contratto per mano di Francesco Vigorosi, come di sopra, ha confessato havere avuto e ricevuto de' detti sedicimila cinque cento ducati, tremila cinquecento da papa Iulio, ciò è mille cinque cento per le mani di detto Papa, e duo mila per le mani di Bernardo Bini mercante fiorentino: de' quali medesimamente oggi si chiama contento e pagato.
Ancora si convennono de' pagamenti da farsi de' ducati tredici mila restanti della somma de' sedici mila cinque cento, che detto Michelagniolo habbi havere et habbi ogni mese ducati dugento d'oro simili, cominciati del mese di maggio 1513, per dua anni; e finiti detti dua anni, cominciati ut supra, habbi avere ogni mese dipoi ducati cento e trenta simili insino al compimento et perfetione e resto del pagamento di detta somma de' sedici mila cinque cento d'oro, come di sopra.
Ancora si convennono che in caso che detto Michelangiolo detta sepoltura finissi innanzi al sopra scritto tempo, che ogni volta che l'àrà finita secondo el nuovo modello, come di sopra; allora et in tale caso, a detto Michelagniolo si debba fare lo intero pagamento di detta somma, come di sopra, non ostante le cose premisse.
Ancora si convennono per maggiore comodità di detto Michelagniolo et acciò che più facilmente possa lavorare così in Roma, come fuora; detti Cardinali promissono a detto Michelagniolo presente infra il tempo degli anni nove soscritti, cominciati a dì sei di maggio nel 1514 e per (e') tempi concedessono et dessino ad habitare, come oggi dànno e concedono per habitare solamente o per sè o altri per lui o di sua commissione gratis et amore, e senza alcuna mercede o pigione durante il tempo soscritto a detto Michelagniolo presente:
Una casa con palchi, sale, camere, terreni, orto, pozzi e sui altri habituri, posta in Roma in nella Regione di Treio apresso alle cose di Ieronimo Petrucci da Velletri, apresso alle cose di Pietro de' Rossi, dinanzi la via publica, adpresso a Santa Maria del Loreto: confini dirieto apresso le cose delli figliuoli di messer Carlo Crispo, apresso le cose di messer Pietro Paluzzi e la via publica dirieto responde a la piaza di San Marco; et nella quale detto Michelagniolo à più figure avute et e' marmi et lavori, et ha lavorato per molti mesi per detta sepoltura. Et per tanto detto reverendissimo monsignore Laurentio de' Pucci cardinale fece fine a detto Michelagniolo d'ogni e qualunche pensione potessi adomandargli per conto di detta casa. Et ancora ditto messer reverendissimo cardinale Agenna promisse infra e per il tempo che resta da fare detta sepoltura, dare et concedere, come oggi dà e concede, ad habitare a ditto Michelagniolo detta soscritta casa per lavorìo sopra scritto, e promisse a sua spese condurre ditta casa a sua propia pigione et a ditto Michelagniolo darla per habitare gratis et amore, come oggi dà e consegnia e promette che nessuno non gli domanderà mai pigione; et in caso di molestia, mantenervelo et conservarlo senza danno, sotto pena e spesa et interessi: et lavorando fuor di Roma o in Roma abi l'uso della casa.
Ancora perchè detto Michelagniolo è stato e di presente non si sente troppo bene, si convennono che detto Michelagniolo possi a suo piacere lavorare per finire detta opera a Firenze, a Pisa, a Carrara e dove parrà a lui, pure che il lavoro che farà servi a detta sepoltura.
Ancora si convennono che in caso che per caso fortuito o per difficoltà dell'opera o per infirmità, o alcuno altro caso, infra ditto tempo ditto Michelagniolo finir non possi; nientedimeno ditto Michelagniolo abbi a continuare e finire ditta opera nel tempo che chiarirà el reverendissimo cardinale Agenna.
Item promisse il reverendissimo cardinale de' Pucci al detto Michelagniolo presente et stipulante, ogni mese dare et pagare per primi dua anni cominciati come di sopra, ducati dugento il mese, insino che a lui tochi il pagamento insino alla somma de' ducati settemilia di Camera, e' quali gli restorno della somma de' ducati diecimila cinquecento, e' quali il prefato santissimo nostro papa Iulio lasciò per fare detta sepultura.
Ancora el reverendissimo cardinale Agenna promisse a detto Michelagniolo presente, di sua proprii danari pagarli ducati semila d'oro di Camera ogni mese per errata, doppo il pagamento fattogli per il reverendissimo cardinale de' Pucci.
Item a pregiera, requisizione et instanzia di detti reverendissimi Cardinali, reverendo messer Bartolomeo Doria mercante genovese per il detto reverendissimo cardinale Agenna, e Bernardo Bini per il reverendissimo cardinale de' Pucci respective promissono a detto Michelagniolo detta somma, come di sopra da pagarsi, obligandosi come principali in forma Camera con guramento e altre clausole consuete.
E detti promessono a' detti mercatanti conservargli senza danno.
Archivio Comunale di Carrara. Carrara, 1 di novembre 1516.
XVIII.
Francesco Pelliccia fa quietanza di cento scudi avuti da Michelangelo per cavare quattro figure.[581]
Francesco che fu di Giovannandrea de Pelliccia da Bargana existente et personalmente constituito dinanci a me notario infrascripto non per fortia, inganno o paura, overo per alcuna altra machinatione circonvenuto, ma di sua spontanea voluntà et certa scientia di animo, et non per alcuno errore di ragione o di facto, per questo presente publico istrumento, et con ogni altro melior modo, via, ragione et forma, con li quali lui meglio ha potuto et può, per sè et soi heredi, ha confessato et publicamente ha dichiarato lui avere hauto et ricevuto realmente et interamente dallo excellente homo maestro Michelagnolo, figliolo di Ludovico Bonarota, sculptore et ciptadino fiorentino, presente stipulante per sè et soi heredi, ducati cento d'oro in oro larghi di buono et iusto peso. De li quali dicto Francesco ne ebbe ducati 20 d'oro inanci alla celebratione del presente instrumento, sì come el si dice constare per una scriptura privata scripta per mano di Sanctino, figliuolo di dicto Francesco, la quale il prefato maestro Michelagnolo rese et restituì al dicto Francesco lì presente, ita che da qui inanci sia cessa et cancellata: et il resto et compimento de' dicti ducati cento, videlicet ducati 80, il prefato maestro Michelagnolo diè, pagò numerò et exbursò in tanto oro in questo medesimo loco, presenti et videnti me notaro et testimoni infrascritti: de li quali ducati cento pagati in quel modo et forma che di sopra, dicto Francesco si chiamò ben pagato tacito et contento, renuntiando lui alla exceptione del non havere hauto et riceuto dal prefato maestro Michelagnolo dicti ducati cento in quel modo et forma che di sopra. — Li quali ducati cento sono per arra et principio di pagamento di figure 4 di marmo, di altezza per ciascuna, braccia 4 e mez., et per ogni verso della sua largheza brac. 2 et uno terzo, così etiandio per ogni verso della sua grosseza brac. 2 et un terzo egualmente, abozando dicte figure quanto si conviene in quella parte che a dicto maestro Michelagnolo parrà; apregiata ciascheduna de dicte figure fra epse parte di comune concordia, ducati 18 d'oro in oro. Item et figure 15 di alteza per ciascuna brac. 4 et un quarto, et larghe et grosse secondo richiedono le loro proportioni; apregiata ciascheduna de dicte figure fra epse parte di comune concordia ducati 18 d'oro in oro. Le quali figure 4 e le 15, come di sopra, dicto Francesco ha promisso per sè et soi heredi al prefato maestro Michelagnolo, stipulante ut supra, remossa ogni exceptione di rasone et di facto, di farle del più bello et del più bianco marmoro della sua cava che sia vivo, bianco et necto di vene et di peli et senza macula nissuna, simile al saggio lui portò al dicto maestro Michelagnolo, alla misura et precio che di sopra è dicto et dichiarato, abozandole ut supra. Et de ogni due mesi in ogni due mesi, incominciando adesso, consignare fatte al prefato maestro Michelagnolo in nel canale existente a piè de dicta cava una de dicte figure 4 di alteza brac. 4 e mezo ut supra, et 3 delle dicte figure 15 di alteza brac. 4 et un quarto ut supra, così seguitando et consegnando di due mesi in due mesi ut supra, per insino alla fine del numero de dicte figure.
Le quali cose tutte et singule supradicte promesse il prenominato Francesco al prefato maestro Michelangelo stipulante ut supra attendere, etc. sotto pena del doppio di tutto quello si havesse ad agitare. La quale pena paghata o no, rate et ferme tutte le cose sopradicte sempre siano et perdurino.
Actum Carrarie in domo dicti Francisci posita burgo Carrarie ab imo platee Comunis, in qua prefatus magister Michelangelus ad presens habitat, presentibus etc.
Die VII aprilis 1517. De voluntate, presentia et auctoritate prefati magistri Michaeliangeli et dicti Francisci cassum et cancellatum fuit suprascriptum instrumentum per me notarium infrascriptum eo quia comuni concordia dictus magister Michelangelus fuit confessus habuisse a dicto Francisco, ac sibi restitutos fuisse supradictos ducatos 100, videlicet 60 ante presentem cassationem etc.
Archivio Buonarroti. Carrara, 18 di novembre 1516.
XIX.
Bartolommeo di Giampaolo detto Mancino da Carrara si obbliga di cavare marmi per Michelangelo nella cava del Polvaccio.[582]
Sia noto come oggi questo dì diciotto di novembre mille cinque cento sedici, Bartolomeo decto Mancino, figliolo di Giampagolo di Cagione da Torano, à venduto a me Michelagnolo, scultore fiorentino, pezzi tre di marmo bianchi e begli, i quali lui à cavato al presente al Polvaccio nella sua cava; e el maggiore pezzo è lungo circa braccia cinque e grosso circa a tre e dua e mezo per ogni verso. Gli altri dua sono circa quatro carrate l'uno, pur bianchi e netti, e lungi l'uno braccia quatro e largo braccia circa tre, e grosso circa un braccio o vero dua palmi: e questo è spicato dal pezo grosso sopraditto. L'altro è braccia tre e mezo e per ogni verso di grosseza circa dua o vero uno e mezo, per ducati dodici; e' quali io Michelagniolo sopra detto gli ò pagati oggi questo dì sopra detto, e lui, cioè el detto Mancino, confessa avergli ricievuti e dicie si chiama contento. Ancora confessa il detto Mancino avere ricievuti da me Michelagniolo, oltre a' dodici ducati sopra detti, ducati venti d'oro largi, e' quali io ne lo servo perchè lui si metta a cavare nella sopra detta cava del Polvaccio dove lui à cavati e' pezi detti che io ò comprati, e mandi giù una certa pietra grande che lui à scoperta, nella quale per quello che si vede di fuora è grossezza di braccia quatro e per largeza el simile e per lungeza braccia otto e dieci. E non si mettendo a cavare la detta pietra infra un mese, s'obriga el detto Mancino restituirmi e' venti ducati che io gli ò dati oggi questo dì detto, ciò (è) non cavando la detta pietra; e cavandola, io gli prometto tôrne una certa quantità, sendovi le mie misure, e sendo begli: e non sendo così, s'intenda che io debba tôrne tanti marmi a mia scielta per iusto prezo, che io mi pagi de' venti ducati che lui à ricievuti. E perchè nelle sopra dette pietre che io ò comprate si vede qualche pelo, il detto Mancino promette, quando mi facessino danno, soddisfarmi negli altri marmi che e' mi venderà. Ancora perchè e' detti tre pezi che io ò comprati sono in sul ravaneto della sua cava detta, lui, il detto Mancino, s'obriga mandargli giù nel canale e sodisfarmi, se lui gli rompessi mandandogli giù, o vero mandando giù gli altri marmi che lui caverà. Ancora promette quando m'accadessi per bozare mia pietre, prestarmi pali, martelli, e altre cose necessarie. E per fede del vero, perchè el detto Mancino non sa scrivere, farà scrivere in suo nome qui di sotto maestro Domenicho, scultore fiorentino,[583] come lui à ricievuti e' sopra detti danari, e come accietta ciò che in questa è scritto, present'e' testimoni che si sotto scriveranno. Ancora il detto Mancino s'obriga non dare a altri de' marmi che lui caverà facendo per me.
Io maestro Domenicho di Sandro, fiorentino ischultore, a pregiera di Mancino sopra detto, perchè no sa iscrivere, in suo nome afermo quanto di sopra si contiene e come testimone afermo come di sopra è detto.
E io Stefano di Giovambatista Ghuerrazi[584] come testimonio schrivo questo verso a quanto di sopra è detto.
Sia noto come el Mancino da Torano detto, oltre a tre pezzi di marmo che io Michelagniolo confesso in questa avere ricievuti dallui o vero lui avermi consegniati, e i' ò pagati come apariscie per questa.
Archivio Buonarroti. Carrara, 3 di gennaio 1517.
XX.
Iacopo di Piero da Torano e Antonio d'Iacopo da Puliga si convengono con Michelangelo di cavargli de' marmi al Polvaccio.[585]
Sia noto come io Michelagniolo, scultore fiorentino, ò allogato oggi questo dì tre di gennaio mille cinque cento sedici a Iacopo di Piero di Gildo da Torano e Antonio di Iacopo da Puliga figure quatro, cioè quatro pezi di marmo, alti l'uno braccia quatro e un quarto e bozati col picone in que' modi che io darò loro le misure, in modo che l'uno sarà carrate quatro: e obrigansi i detti, cioè Iacopo e Antonio, cavargli nella loro cava al Polvaccio d'una certa sorte marmi che e' v'ànno, che è simile a un pezo di tre carrate che e' ne cavorno a maestro Domenico fiorentino, el quale è in sulla piaza de' Porci: e obrigansi darmi el pezo posto in sulla piaza de' Porci, per iscudi dieci; e obrigansi non attendere a altro che servirmi de' detti pezi. Ancora s'obrigano, volendo io una quantità di marmi, non potere lavorare per altri che per me per gusto prezo, tanto che io sia servito: e del prezo delle sopra ditte pietre io Michelagniolo do loro ogi questo dì detto scudi sedici: e così loro confessono avere ricievuti. E per fede del vero si sottoscriveranno di loro propria mano. E perchè loro non sanno scrivere, fanno scrivere per loro a maestro Domenico, scultore fiorentino.
Io Domenicho di Sandro fiorentino perchè e' sopra detti (dissero) no sapere iscrivere, iscrivo per loro e sono testimone chome si contiene in questa ène la verità.
Io Raffaello di Nicholò[586] fiorentino fo fede chome testimonio, fo fede chome ciò che si chontene in questa è la verità.