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Le lettere di Michelangelo Buonarroti

LETTERE ALLA FAMIGLIA. (continued 5)

Reading edition

Archivio Buonarroti. Di Roma, 18 di maggio (1560).

CCCXXII.

A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.

Lionardo. — Io ò per l'ultima tua, come se' tornato da Loreto. Io t'aspettavo a Roma, tornando; ma veggo non avesti la mia lettera inanzi che partissi di Firenze. Ora poi che è seguito così, e che oramai siàno distante, mi pare per più rispetti che sie meglio indugiare a settembre il tuo venire, e allora t'aspetterò. Non mi acade altro per ora. Io vo sopportando la vechiezza el meglio ch'i' posso con tutti i suo' mali e disagi che porta seco: e raccomando a chi mi può aiutare.

A dì.... di maggio.

Michelagniolo Buonarroti in Roma.

(Di mano di Lionardo.)

Di Roma, addì 22 di magio 1560: de' dì 18 detto.

Archivio Buonarroti. Di Roma, 1 di giugno 1560.

CCCXXIII.

A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.

Lionardo. — Poichè non se' venuto qua al tornar da Loreto, per non avere avuto la mia lettera, inanzi che partissi di Firenze, è meglio lasciar passar questa state e venire questo settembre. Altro non ò da scriverti per ora.

Michelagniolo in Roma.

(Di mano di Lionardo.)

1560, di Roma. Riceuta a dì 5 di gugno: de' dì primo detto.

Archivio Buonarroti. Di Roma, 27 di luglio (1560).

CCCXXIV.

A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.

Lionardo. — Io ebbi una tua pochi dì sono con la morte di Lessandra tua figluola. N'ò avuto passione assai; ma mi sarei maravigliato se fussi campata, perchè in casa nostra none sta mai più che uno per volta. Bisognia aver pazienzia, e tanto più aver cura a chi ci resta. Altro non mi acade. Passati e' caldi, se potrai, verrai insin qua, come t'ò scritto altre volte; e quando ti parrà tempo, da'mene prima aviso.

A dì 27 di luglio.

Michelagniolo in Roma.

(Di mano di Lionardo.)

Di Roma, 1560, addì 31 di luglio: de' dì 27 detto.

Archivio Buonarroti. Di Roma, (27 d'ottobre 1560).

CCCXXV.

A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.

Lionardo. — Io ti scrissi più mesi sono, che àrei caro che tu venissi qua. Ora (ò) inteso per la tua, come ti parrebe indugiare insino a ottobre. Io ti dico che 4 mesi o più o meno non dànno noia: però sarà buono indugiare a questa primavera, che sarà miglior tempo da venire, e da tornare. Altro non mi acade. Quando sarà tempo, te lo farò intendere. Alli.... d'ottobre 1560.

Michelagniolo in Roma.

(Di mano di Lionardo.)

Di Roma, 1560. Riceuta addì 31 d'otobre.

Archivio Buonarroti. Di Roma, 12 di gennaio 1561.

CCCXXVI.

A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.

Lionardo. — Io ebbi più dì sono da te dodici marzolini: sono stati begli e buoni: di che ti ringrazio. Non te n'ò scritto prima, perchè non ò potuto, e perchè lo scrivere, sendo vechio come sono, lo scrivere[268] m'è di gran fastidio. Altro non mi acade. Del venire ora qua non è tempo, perchè sto in modo, che sarebbe uno acresermi[269] noia e affanno. Quando sarà tempo, te n'aviserò.

A dì dodici di gennaio 15sessantuno.

Michelagniolo Buonarroti in Roma.

(Di mano di Lionardo.)

1560, di Roma, addì 17 di gennaio: de' dì 12 detto.

Archivio Buonarroti. Di Roma, 18 di febbraio 1561.

CCCXXVII.

A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.

Lionardo. — Io t'aspetto qua in queste feste di Pasqua. Non m'è paruto tempo prima. Però se ti torna bene, non mancare.

A dì 8[270] di febbraio 15sessantuno.

Michelagniolo in Roma.

(Di mano di Lionardo.)

1560, di Roma, addì 23 di febbraio: de' dì 18 detto.

Archivio Buonarroti. Di Roma, 22 di marzo 1561.

CCCXXVIII.

A Lionardo Buonarroti in Firenze.

Lionardo. — Io t'aspetto dopo le feste o quando t'è comodo, perchè non è cosa che importi. Fa' d'aver buona compagnia, e non menar teco gente che io abbia a tener qua in casa, perchè ci ò donne e poche masserizie; e in fra due o tre dì ti potrai ritornare a Firenze, perchè con poche parole ti farò intendere l'animo mio.

Al venti dua di marzo mille cinque cento sessantuno.

Michelagniolo Buonarroti in Roma.

(Di mano di Lionardo.)

1561, di Roma, addì 27 di marzo: del 22 detto.

Archivio Buonarroti. Di Roma, (22 di giugno 1561).

CCCXXIX.

A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.

Lionardo. — Io ò ricievuto oggi a dì venti dua di gugnio fiaschi quarantadua di trebbiano; di che ti ringrazio. È molto buono: faronne parte agli amici. El nome del mulattiere è Domenico da Feggine. E de' dua cappelli ti ringrazio. Àrei caro che m'avisassi come la fa la Francesca.

Michelagniolo in Roma.

(Di mano di Lionardo.)

1561, di Roma, addì 26 di giugno: de' dì 22 detto.

Museo Britannico. Di Roma, 18 di luglio 1561.

CCCXXX.

A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.

Lionardo. — Io ti scrissi la ricievuta del trebbiano e ultimamente com'io avevo caro d'intendere come sta la Francesca, e non ò avuta risposta nessuna. E ora perchè son vechio come sai, vorrei fare costà qualche bene per l'anima mia, ciò è limosine; che altro bene non ne posso fare, nè so. E per questo vorrei far pagare in Firenze una certa quantità di scudi, che tu gli andassi pagando overo dando per limosina dove è maggior bisognio. E' detti scudi saranno circa trecento. Ònne richiesto il Bandino, ciò è che me gli facci pagare costà; m'à risposto che infra quatro mesi gli porterà lui. Non voglio indugiar tanto: però se ài qualche amico fiorentino a chi io possa dargniene sicuramente che te gli dia costà, dàmene aviso, e tanto farò: e avisera'mi della ricevuta.

A dì diciotto di luglio mille cinque cento sessantuno.

Michelagniolo Buonarroti in Roma.

Archivio Buonarroti. Di Roma, 20 di settembre 1561.

CCCXXXI.

A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.

Lionardo. — Io vorrei che tu cercassi fra le scritture di Lodovico nostro padre, se vi fussi la copia d'un contratto in forma Camera, fatto per conto di certe figure ch'i' promessi seguitare per papa Pio Secondo,[271] dopo de la morte sua; e perchè detta opera, per certe differenze restò sospessa circa cinquant'anni sono, e perchè io son vechio, vorrei aconciar detta cosa, a ciò che dopo me ingustamente non fussi dato noia a voi. Parmi ricordare che 'l notaio che fece in Vescovado detto contratto, si chiamassi Ser Donato Ciampelli. Èmi detto che tutte le sua scritture restassino a Ser Lorenzo Violi; però non trovando in casa detta copia, si potrebbe intendere dal figliolo di detto Ser Lorenzo e se l'à e che vi si trovassi detto contratto in forma Camera, non guardare in spesa nessuna averne una copia.

A dì venti di settembre 1561.

Io Michelangiolo Buonarroti.

(Di mano di Lionardo.)

1561, di Roma, addì 25 di settembre: del 20 detto.

Archivio Buonarroti. Di Roma, 30 di novembre (1561).

CCCXXXII.

A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.

Lionardo. — I' ò avuto dua delle tua lettere e una d'Antonio Maria Picoluomini e un contratto. Io non ti posso dire altro, perche l'Arcivescovo di Siena,[272] sua grazia, s'è messo a volere aconciare questa cosa, e perchè è uomo da bene e valente, credo ch'àrà buon fine; e quello che seguirà, t'aviserò. Non altro.

Di Roma, a dì ultimo di novembre.

Io Michelagniolo Buonarroti.

(Di mano di Lionardo.)

1561, di Roma, riceuta addì 4 di dicembre: de' dì ultimo di novembre.

Archivio Buonarroti. Di Roma, 12 di gennaio 1562.

CCCXXXIII.

A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.

Lionardo. — Io ti mandai, già più anni sono, una scatola di scritture di grande importanza, perchè non andassino qua male, per certi pericoli che c'erano. Ora m'acade per mia utilità e onore mostrarle al Papa: però vorrei che ora più presto che puoi per uomo fidato me le rimandassi; e condannale in quel che tu vuoi senza rispetto; che tanto gli (farò) dar qua. Di Roma, a dì dodici di gennaio mille cinquecento sessanta dua.

Michelagniolo Buonarroti.

(Di mano di Lionardo.)

1561, riceuta a dì 15 di gennaio: de' dì 15[273] detto.

(D'altra mano.)

D. (Donato) Capponi fàtene di grazia servizio.

Archivio Buonarroti. Di Roma, 31 di gennaio 1562.

CCCXXXIV.

A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.

Lionardo. — I' ò avuto la scatola delle scritture. Òvi trovate più cose a proposito di quello ch'i' voglio poter mostrare, come ti scrissi. Vorrie fare copiare quelle che i' ò di bisognio, e poi rimetterle insieme e rimandartele. Altro non acade. Adì ultimo di gennaio in cinque cento sessanta dua; di Roma.

Io Michelagniolo Buonarroti.

Archivio Buonarroti. Di Roma, 14 di febbraio 1562.

CCCXXXV.

A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.

Lionardo. — Io non ti rimando ancora le scritture che mi mandasti, perchè non ò potuto fare cosa nessuna di quello che io volevo, per rispetto del carnovale e del sentirsi male della vita. Ò avuto dolori colici molto crudeli: ora sto bene: e come ò aoperato dette scritture, me ne serberò la copia e rimanderoti ogni cosa, con quelle che io avevo prima. Riguàrdale, perchè è buono averle in casa.

A dì quattordici di febraio mille cinquecento sessanta dua.

Io Michelagniolo Buonarroti in Roma.

Archivio Buonarroti. Di Roma, 20 di febbraio 1562.

CCCXXXVI.

A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.

Lionardo. — I' ò ricevuto un bariglione con tre sachetti di civaie, ceci rossi e bianchi e pisegli verdi; di che ti ringrazio. Altro no' mi acade. Sono stato un poco male di dolor colici: son passati, e sto assa' bene.

Adì venti febraio mille cinquecento sessanta dua.

Io Michelagniolo.

Archivio Buonarroti. Di Roma, 27 di giugno 1562.

CCCXXXVII.

Carissimo Nipote. — Per questa vi aviso come ho recevuto il trebbiano, che furno fiaschi 43, il quale mi è stato, al solito, grato. Non vi maravigliate, se io non vi scrivo, perchè sono vechio come sapete, et non posso durar fatica a scriver. Io sono sano; il simile sperando de voi tutti. Pregate Iddio per me. Se la Cassandra fa figliolo, póreteli nome Buonarroto; se sarà figliola, póretili nome Francesca. Altro non scrivo. Il Signor Iddio da mal vi guardi et me insieme con voi. Di Roma, il dì 27 de giugno 1562.

(Sottoscritto) Michelagniolo Buonarroti.

Archivio Buonarroti. Di Roma, 31 di gennaio 1563.

CCCXXXVIII.

A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.

Lionardo. — I' ò ricevuto il panno per Simon del Bernia mulattiere. Io ti ringrazio. Del venire a Roma, non mi serebbe c'aggugnier noie alle mie passione, per ora. Altro no' mi acade. A dì utimo di gennaio del sessanta 3.

Michelagniolo in Roma.

Archivio Buonarroti. Di Roma, 25 di giugno 1563.

CCCXXXIX.

A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.

A dì 25 di gugnio 1563.

Lionardo. — Io ò ricevuto il trebbiano con altre tua lettere e della Francesca. Non ò risposto prima, perchè la mano non mi serve a scrivere; el simile dissi al signore Imbasciatore[274] del Duca. Della lettera di messer Giorgo, io ti ringrazio; e fa' mie scuse con messer Giorgo, perchè son vechio. A voi mi racomando.

Io Michelagniolo Buonarroti.

Archivio Buonarroti. Di Roma, 21 d'agosto 1563.

CCCXL.

A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.

Lionardo. — Veggo per la tua lettera che tu presti fede a certi invidiosi e tristi, che non possendo maneggiarmi nè rubarmi, ti scrivono molte bugìe. Sono una brigata di giottoni: e se' sì scioco, che tu presti lor fede de' casi mia, come s'io fussi un putto. Lèvategli dinanzi come scandalosi, invidiosi, e tristamente vissuti. Circa il patir del governo che tu mi scrivi e d'altro: quanto al governo, ti dico che io non potrei star meglio, nè più fedelmente esser in ogni cosa governato e trattato; circa l'esser rubato, di che credo voglia dire, ti dico che ò in casa gente che me ne posso dare pace e fidarmene. Però attendi a vivere, e non pensare a' casi mia, perchè io mi so guardare, bisogniando, e non sono un putto. Sta' sano. Di Roma, a dì 21 d'agosto 1563.

Michelagniolo.

(D'altra mano.)

A Jacopo Buonsigniori che ne faci servitio.

Archivio Buonarroti. Di Roma, 28 di dicembre 1563.

CCCXLI.[275]

A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.

Lionardo. — Ebbi la tua ultima con dodici marzolini begli e buoni; te ne ringrazio: rallegrandomi del vostro buon essere, e 'l simile è di me. E avendo ricevuto pel passato più tua, e non avendo risposto, è mancato perchè la mano non mi serve; però da ora inanzi farò scrivere altri e io sottoscriverò. Altro non m'acade. Di Roma, a dì 28 di dicembre 1563.

Io Michelagniolo Buonarroti.

FINE DELLE LETTERE ALLA FAMIGLIA.

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