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Le lettere di Michelangelo Buonarroti

NOTE:

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Lodovico di Guglielmo del Buono fu di cognome Lotti, e nacque in Firenze nel 1458. Nella sua prima gioventù stette all'orafo nella bottega di Antonio del Pollaiuolo; poi si diede a far di getto, e fu maestro delle artiglierie della Repubblica fiorentina. Nel 1516 fuse una campana, e due candelieri di bronzo pel Duomo. Da lui nacque Lorenzo, detto Lorenzetto, scultore, del quale scrisse il Vasari.

L'Araldo della Signoria, che faceva parte della famiglia di Palazzo, era un ufficiale, nel quale in processo di tempo si riunirono le incombenze che avevano in antico il Sindaco e Referendario del Comune, ed il Cavaliere di Corte o Buffone della Signoria. A questo ufficio erano sempre eletti uomini che avessero qualche spirito di poesia, perchè era loro commesso di comporre canzoni morali o storiche da recitarsi alla mensa dei Signori. E restano ancora poesie, parte a stampa e parte a penna, composte e recitate dagli Araldi; i quali cominciando dal 1350 durarono fino al 1539, e tra questi, come componitori di versi, sono più noti, Antonio di Matteo di Meglio, Anselmo Calderoni, Gio. Batta dell'Ottonaio e maestro Jacopo del Bientina, che fu l'ultimo. Negli ultimi tempi l'ufficio dell'Araldo consisteva più specialmente nel guidare tutte le cerimonie occorrenti per ricevere i grandi personaggi che capitavano con ufficio pubblico in Firenze, e gli ambasciatori de' Potentati e delle Signorie; e nel tenere un libro, dove brevemente era registrata la venuta e il ricevimento loro. Tra gli Araldi, Francesco Filarete, il primo a cui fu commesso di formare questo registro, fu anche intendente di architettura, e si trova che egli nel celebre concorso del 1490 per la facciata di Santa Maria del Fiore, presentò un suo disegno; e comparisce insieme col detto messer Angelo tra coloro che furono chiamati a dire del luogo più conveniente pel David di Michelangelo.

La statua di papa Giulio, di grandezza più d'un uomo e del peso di 17 mila libbre, fu lavorata da Michelangelo in una stanza del Paviglione vecchio dietro a San Petronio, e fusa col metallo d'una campana che era nella torre de' Bentivogli e di una bombarda del Comune di Bologna. Fu tirata su nella facciata di San Petronio a' 21 di febbraio del 1508, e poi a' 30 di dicembre del 1511 venne gettata a terra, e spezzata per ordine degli Otto della guerra del Comune di Bologna. (Vedi Potestà Bartolomeo, Intorno alle due statue erette in Bologna a Giulio II. Atti e Memorie della Regia Deputazione di Storia patria per le provincie di Romagna. Anno VII, pag. 105.)

«Ricordo come ogi questo dì 6 di marzo 1474 mi nacque uno fanciulo mastio: posigli nome Michelagnolo; et nacque in lunedì matina innanzi di 4 o 5 ore, et nacquemi, essendo io potestà di Caprese, et a Caprese nacque e compari furno questi di sotto nominati. Battezossi addì 8 detto nella chiesa di S.to Giovanni di Caprese. Questi sono e' compari.

»Don Daniello di Ser Bonaguida da Firenze, rettore di Santo Giovanni di Caprese.

»Don Andrea di.... da Poppi, rettore della Badia di Diariano (Larniano?).

»Giovanni di Nanni da Caprese.

»Jacopo di Francesco da Casurio.

»Marco di Giorgio da Caprese.

»Giovanni di Biaggio da Caprese.

»Andrea di Biaggio da Caprese.

»Francesco di Jacopo del Anduino da Caprese.

»Ser Bartolomeo di Santi del Lanse, nottaro.»

Nota che addì 6 di marzo 1474 è alla Fiorentina ab incarnatione, et alla Romana ab nativitate è 1475.

Lascia di esser seppellito, dopo la sua morte, nella chiesa della Minerva.

Dice che da madonna Cornelia di Guido dei Colonnelli da Castel Durante, sua moglie, ebbe fiorini 700 per parte della dote di fiorini mille promessigli ed assegnati sopra una certa casa posta in Castel Durante nel Quartiere di San Cristofano: i quali danari vuole che sieno pagati ad essa madonna Cornelia sopra la detta casa.

Lascia alla detta sua moglie 50 fiorini, che il testatore pagò a Guido padre di lei, al tempo della divisione di essa casa fatta tra lui e il detto Guido.

Vuole che 200 fiorini avuti sopra la detta casa sieno pagati a madonna Cornelia da' suoi eredi, i quali sono Michelangelo suo figliuolo, e il figliuolo che nascerà da madonna Cornelia gravida. Nel caso poi che di lei nascesse una figliuola, vuole che al suo tempo essa sia maritata con dote di 500 fiorini.

Lascia che dopo quattro anni dalla sua morte il suo erede sia tenuto a maritare due fanciulle povere.

Sostituisce nel caso di morte de' suoi eredi la Confraternita di Santa Caterina di Castel Durante, volendo che i frutti della sua eredità sieno dispensati a' poveri.

Nomina suoi esecutori testamentari e tutori de' figliuoli pupilli, messer Michelangelo Buonarroti, Roso de' Rosi e Pier Filippo Vandini da Castel Durante.

Fatto in Roma nel Rione di Trevi, nella camera del detto testatore, nella casa di messer Michelangelo Buonarroti, alla presenza de' testimoni: ser Sebastiano del fu Pietro Marianetti da San Gimignano in Toscana, soprastante della Fabbrica di San Pietro di Roma; Francesco di Gio. Filippo Perfetti da Castel Torchiaro da Parma, pizzicaiuolo al Macello de' Corvi; maestro Paolo del fu Bartolommeo Ducci dal Borgo San Sepolcro, scarpellino; Mario di Bartolo, scarpellino dal Borgo San Sepolcro; Vitale di Girolamo da Urbino, scarpellino; Antonio di Bisino da Carona Ghiringhelli della Diocesi Milanese, muratore, abitatore in Borgo, e Stefano di Giovanni da Romano, Diocesi di Brescia, muratore.

E qui parmi opportuno di avvertire che la massima parte delle lettere scritte da Michelangelo a varii, mancano, per essere in bozza, di qualunque indicazione di data; e quella che io ho cercato di assegnare a loro, è stata per lo più desunta dalle lettere indirizzate al Buonarroti, o da' riscontri de' fatti accennati in quelle.

»E addì xiii di giugno, scudi quaranta quatro di giuli X per ducato auti contanti per le paghe d'aprile e maggio .... sc. 44.

»E addì xj di dicembre, scudi quaranta quatro di giuli auti contanti per le paghe di giugno e luglio .... sc. 44.»

«A nome di Dio a dì 11 di magio 1508.

»Io Piero di Iacopo Roselli maestro di murare òne ricevuto ogi questo dì 11 magio deto di sopra, da Michelagnolo Bonaroti iscultore, ducati dieci d'oro di camera per parte di isciarvare (scialbare) la vòlta di papa Sisto in ne la cappella, e ariciare e fare quelo bisognerà: che fane fare papa Giulio. E per fede del vero òne fato questa di mia propria mano questo dì sopradeto duc. 10 d'oro di camera.

»A dì 24 di magio ducati quindici d'oro di camera ebi a dì deto e per lui da Francesco Granaci contanti duc. 15 d'oro di cam.

»E a dì 3 di gugnio ducati dieci d'oro di camera per lui da Francesco Granaci ebi contanti duc. 10 d'oro di cam.

»E a dì 10 di gugnio ducati dieci d'oro di camera per lui da Francesco Granaci ebi contanti duc. 10 d'oro di cam.

»E a dì 17 di Iulio ducati dieci d'oro di camera ebi contanti da Michelagnolo detto duc. 10 d'oro di cam.

»E a dì 27 di Iulio ducati trenta d'oro di camera per resto di ponte e de l'ariciato e di quelo òne fato insino a questo dì duc. 30 d'oro di cam.»

La data del principio della lettera fa supporre che due sieno state le gite di Michelangelo a Venezia: l'una sul finire dell'agosto 1529, partendosi da Ferrara dove era stato mandato a vedere le fortificazioni; e l'altra quando fuggì da Firenze il 21 di settembre. Il conto delle spese riguarda questa seconda gita, essendovi nominati il Corsini, il Mini e il Piloto, che gli furono compagni.

È noto che il gruppo della Pietà stette dapprima nella cappella di Santa Petronilla del vecchio San Pietro, e che poi rovinata la detta cappella nella riedificazione di quel tempio, fu trasportato nell'altra detta della Madonna della Febbre, dove ancora si vede. Michelangelo per provvedere il marmo che gli bisognava, fu senza dubbio a Carrara; e di queste, che furono forse le sue prime gite colà, abbiamo la prova nelle seguenti due lettere del Cardinale suddetto: l'una agli Anziani di Lucca, pubblicata dal marchese Campori nelle Notizie biografiche degli Artisti della provincia di Massa: Modena, Vincenzi, 1874, in-8º, e l'altra, fino ad ora inedita, alla Repubblica di Firenze.

(Archivio di Stato in Lucca.)

«Magnifici ac potentes Domini tanquam fratres honorandi. — Novamente ci semo convenuti con maestro Michele Angelo di Ludovico statuario fiorentino presente latore, che ei faccia una pietra di marmo, cioè una Vergine Maria vestita con Cristo morto, nudo in braccio, per ponere in una certa Cappella, quale noi intendemo fondare in S. Piero di Roma nel luocho di Sancta Peronella; et conferendosi lui al presente lì in quelle parti per far cavar et condurre qui li marmi a tale opera necessarij, noi confidentemente preghiamo le Signorie vostre a nostra comtemplatione li prestino ogni aiuto et favore per tal cosa, come da lui più a pieno gli sarà exposto: il che tutto reputaremo esser fatto in noi propio come in verità sarà facto: et di tal benefitio non ci scorderemo: ma achadendo che mai possiamo riservire le Signorie vostre in cosa alchuna per effecto, intenderano quanto questo haveremo hauto accepto et grato. Bene valete.

«Rome, die xviii novembris 1497.

«Io: tituli Sancte Sabine presbiter Cardinalis Sancti Dionisij, ec.»

(Archivio di Stato in Firenze.)

«Excelsi ac potentes Domini tanquam fratres precipui, salutem. — Per che intendemo esser impedito a Carrara uno nostro; quale havemo mandato lì per cavare marmi et farli condure a Roma per une certa opera che intendemo domino concedente far fare in una nostra cappella in S. Piero di Roma, ricurremo a le Signorie Vostre, pregandole vogliano scrivere per tal modo al Marchese di quello luoco, al quale etiam noi scrivemo, che mediante el conveniente prezo da pagarsi per dicto nostro, ogni impedimento rimoto, li lassi cavare et trasportare dicti marmi, et si degni prestarli ogni aiuto, non sia per alcuno modo turbato, o vero in longo detenuto. Il che certamente haveremo da le Signorie Vostre a gratia singulare. Et a li suoi beneplaciti sempre ce offerimo. Bene valete.

Rome, die vij aprilis 1498.

M. Saxoferratensis.»

Da queste lettere si rileva che il lavoro era già cominciato da Michelangelo circa un anno innanzi alla presente allogazione.

Insieme coll'allogazione della statua del David mi pare che importi di ripubblicare ancora il Parere dei principali artisti di Firenze, chiamati a proporre il miglior luogo da darsi alla detta statua. Questo Parere fu già pubblicato dal Gaye, Op. cit., vol. II, pag. 455; ma ora si dà più corretto ed intiero. A questo faranno seguito altri documenti che si riferiscono alla stessa materia.

«Die 25 mensis ianuarii 1503 (s. c. 1504).

»Prefati Operarii — viso qualiter statua vel seu David est quasi finita; et desiderantes eam locare et eidem dare locum commodum et congruum, et tale locum tempore quo debet micti et mictenda est in tali loco, esse debere locum solidum et resolidatum, ex relato Michelangeli, magistri dicti Gigantis, et Consulum Artis Lane; et desiderantes tale consilium mitti ad effectum et modum predictum; omni modo — deliberaverunt — convocari et coadunari ad hoc ut eligatur dictus (locus) infrascriptos homines et architectores — et quorum nomina sunt ista — et vulgariter notata — et eorum dicta adnotavi de verbo ad verbum:

»Andrea della Robbia

»Betto Buglioni [Benedetto di Giovanni Buglioni, scultore e maestro di terre cotte invetriate. Nacque nel 1469, e morì nel 1521.]

»Giovanni Cornuole [Giovanni di Lorenzo dell'Opere detto delle Corniuole. È celebre il ritratto in corniuola del Savonarola fatto da lui. Morì nel 1516.]

»Vante miniatore [Vante o Attavante di Gabbriello Attavanti, nato in Firenze nel 1452. Viveva ancora nel 1512.]

»L'Araldo di Palazzo [Francesco di Lorenzo Filareti.]

»Giovanni piffero [Cellini, padre di Benvenuto.]

»Lorenzo della Golpaia [L'autore del celebre Orologio, o meglio Planisferio.]

»Bonaccorso di Bartoluccio [Ghiberti.]

»Salvestro gioielliere [Del Lavacchio.]

»Michelangelo orafo [Bandinelli, padre di Baccio, scultore.]

»Cosimo Rosselli

»Guasparre orafo [Guasparre di Simone Baldini, padre di Bernardone, orafo.]

»Lodovico orafo e maestro di getti [Lodovico di Guglielmo Lotti, padre di Lorenzetto, scultore.]

»El Riccio orafo [Andrea di Giovanni, detto il Riccio.]

»Gallieno ricamatore [Gallieno di Mariano.]

»David dipintore [Del Ghirlandaio.]

»Simone del Pollaiuolo [Il Cronaca, architetto.]

»Philippo di Philippo dipintore [Filippino Lippi, pittore.]

»Sandro di Botticello pittore

»Giovanni alias vero Giuliano et

»Antonio da San Gallo

»Andrea da Monte a San Savino pittore (sic)

»Chimenti del Tasso [Clemente di Francesco del Tasso, legnaiuolo.]

»Francesco di Andrea Granacci

»Biagio pittore [Biagio d'Antonio Tucci.]

»Pietro di Cosimo pittore

»Lionardo da Vinci

»Pietro Perugino in Pinti pittore

»Lorenzo di Credi pittore

»Bernardo della Ciecha legnaiuolo. [Bernardo di Marco Renzi, intagliatore ed architetto, detto della Cecca, perchè discepolo di Francesco d'Agnolo, chiamato la Cecca, ingegnere famoso. Morì nel 1529.]

(In margine è scritto):

»Baccio d'Agnolo legnaiuolo, Giovanni piffero e fratello: ma questi non furono richiesti nè vennono.

»Francesco da Settignano [Francesco di Stoldo Fancelli.], Chimenti scultore [Clemente di Taddeo da Santa Maria a Pontanico.].

»Iacopo legnaiuolo da Santa Maria in Campo, Gio. Francesco sculptore [Rustici.].

»Questi sono arroti e non furono invitati per errore.

»Comparuerunt dicti omnes supranominati in audientia dicte Opere et tanquam moniti et advocati a dictis operariis ad perihendum et deponendum dictum et voluntatem, et locum dandum ubi et in quo ponenda est dicta statua; et primo narrando de verbo ad verbum que retulerunt ex ore proprio vulgariter:

»Maestro Francesco, araldo della Signoria. Io ho rivolto per l'animo quello che mi possa dare el iuditio: havere due luoghi dove può sopportare tale statua: el primo dove è la Iuditta; [La Giuditta di bronzo di Donatello.] el secondo el mezo della corte del Palagio dove è il David primo;[Il David di bronzo del Verrocchio.] perchè la Iuditta è segno mortifero: e non sta bene, havendo noi la ✠ per insegnia et el giglio; non sta bene che la donna uccida l'uomo, et maxime essendo stata posta con chattiva chostellatione; perchè da poi en qua siete iti di male in peggio et perdèsi Pisa. Et David della Corte è una figura e non è perfetta, perchè la gamba sua di drieto è sciocha. Pertanto io consiglierei che si ponesse questa statua in uno de' due luoghi; ma più tosto dovè è la Iuditta.

»Francesco Monciatto, legnaiuolo, rispose et disse: Io credo che tutte le cose che si fanno si fanno per qualche fine; e così credo; perchè fu fatta per mettere in su i pilastri di fuori, o sproni intorno alla chiesa [Di Santa Maria del Fiore.]. La causa di non ve la mettere, non so; e quivi a me pareva stéssi bene in ornamento della chiesa et de' Consoli. E mutato loco, io consiglio che stia bene, poi che voi vi siete levato dal primo obietto, o in Palazo, o intorno alla chiesa: e non bene resoluto, referirommi al decto d'altri, come quello che non ò bene pensato per la extremità del tempo, del luogo più congruo.

»Cosimo Rosselli. Et per messer Francesco et per Francesco s'è detto bene: che credo stia bene intorno a quello Palazo. Et aveo pensato di metterlo dalle schalee della chiesa dalla mano ritta chon uno inbasamento in sul chanto di dette schalee, con uno inbasamento et ornamento alto, et quivi le metterei, secondo me.

»Sandro Botticello. Cosimo à detto apunto dove a me pare esser veduto da' viandanti; et dall'altro canto con una Iuditta, o nella Loggia de' Signiori; ma piutosto in sul canto della chiesa: et quivi iudico stia bene, et esser el miglior luogo da' Lorini.

»Giuliano da San Gallo. L'animo mio era vòlto in sul chanto della chiesa dove à detto Cosimo et è veduta da' viandanti: ma poi che è cosa pubblica, veduto la imperfectione del marmo, per lo essere tènero e chotto, et essendo stato all'acqua, non mi pare fussi durabile. Pertanto per questa causa ò pensato che stia bene nell'archo di mezo della Loggia de' Signori o i' nel mezo dell'archo, che si potessi andarle intorno, o dal lato drènto presso al muro nel mezo chon uno nichio nero di drieto in modo di cappelluzza: che se la mettono all'acqua verrà mancho presto: et vuole stare coperta.

»El sicondo Araldo [Angelo Manfidi, genero del primo Araldo.]. Vegho el detto di tutti e tutti a buono senso intendono per varii modi: et ricercando e luoghi rispetto a' diacci e freddi, ò examinato volere stare al coperto, e el luogo suo essere nella Loggia detta e nell'archo presso al Palazo, et quivi stare coperta et essere honorata per chonto del Palazzo; et se nell'archo di mezo si romperebbe l'ordine delle cerimonie che si fanno quivi per e' Signori e li altri magistrati. (In margine): Questo aggiunse poi dopo il detto d'ognuno all'ultimo. Et avanti che si disponghino le Magnificentie Vostre dove à stare, lo chonferiate con li Signori, perchè vi è de' buoni ingiegni.

»Andrea vocato el Riccio orafo. Io mi achordo dove dicie messer Francesco araldo, et quivi stare bene coperta et essere quivi più stimata et più riguardata quando fussi per essere guasta, et stare meglio al coperto et e' viandanti andare a vedere, et non tal cosa andare incontro a' viandanti et che noi e' viandanti l'andiàno a vedere, et non che la figura venghi a vedere noi.

»Lorenzo della Golpaia. Io m'achordo al detto dell'Araldo di sopra e del Riccio e di Giuliano da San Gallo.

»Biagio dipintore. Io credo che saviamente sia detto et io sono di questo parere, che meglio sia dove à detto Giuliano, mettendola tanto drento non guasti le cerimonie delli uffici si fanno in nella Loggia o veramente in su le schalee.

»Bernardo di Marcho. Io mi appicho a Giuliano da San Gallo ed a me pare buona ragione, et vonne chon detto Giuliano per le ragioni da lui dette.

»Leonardo di ser Piero da Vinci. Io confermo che stia nella Loggia dove à dètto detto Giuliano in su el muricciuolo, dove s'appichano le spalliere allato al muro chon ornamento decente e in modo non guasti le cerimonie delli uffici.

»Salvestro. E' s'è parlato e preso tutti i luoghi et che le siano tal cose vedute et dette. Credo che quello che l'à facta sia per darle miglior luogo. Io per me mi stimo intorno al Palazo stare meglio, e che quello che l'à facta niente di mancho, come ò detto, sappia meglio el luogo che nissuno, per l'aria e modo della figura.

»Philippo di Philippo. Io (sic) per tutti è stato detto benissimo, et credo che el maestro habia miglior luogo et più lungamente pensato el luogo e da lui s'intenda, confirmando el detto tutto di chi à parlato: che saviamente si è detto.

»Gallieno richamatore. A me, secondo mio ingiegno e veduto la qualità della statua, disegno stia bene dove è el lione di Piaza chon uno inbasamento in ornamento: el quale luogo a tal statua è conveniente, e el lione mettendo allato alla porta del Palazo in sul chanto del muricciuolo.

»David dipintore. A me pare che Gallieno habia detto el luogo tanto degnio quanto altro luogo, et quello sia el luogo congruo et commodo: et porre el lione altrove dove à detto, o in altro luogo dove meglio fussi iudicato.

»Antonio legnaiuolo da San Gallo. Se el marmo non fussi tènero, el luogo del lione è buono luogo: ma non credo fussi sopportato, essendo stato quivi lungo tempo. Pertanto essendo el marmo tènero, mi pare di darli luogo nella Loggia: e se non fussi così, in sulla strada e' viandanti durino faticha a vederla insino quivi.

»Michelangelo orafo. Questi savi hano bene detto et maxime Giuliano da San Gallo. A me pare che el luogo della Loggia sia buono; e se quello non piacesse, nel mezo della sala del Consiglio.

»Giovanni piffero. Poichè vegho la existimatione vostra, io confermerei el detto di Giuliano, se si vedesse tutta: ma non si vede tutta: ma e' s'à pensare alla ragione, all'aria, alla apertura, alla pariete et al tecto: pertanto bisognia andarle intorno: et dall'altro lato potrebbe uno tristo darle chon uno stangone. Mi pare sia bene nella corte del Palazo, dove dixe messer Francesco araldo, et sarà grande conforto allo autore, essendo in luogo degnio di tale statua.

»Giovanni Cornuole. Io ero vòlto a metterla dove è el lione, ma non haveo pensato el marmo essere tènero et havere a esser guasto dall'acqua et freddi: pertanto io iudico che stia bene nella Loggia, dove Giuliano da San Gallo à detto.

»Guasparre di Simone. A me pareva metterla in sulla piaza di San Giovanni: ma a me pare la Loggia più comodo luogo, poichè è tènera.

»Pietro di Cosimo dipintore. Io confirmo el decto di Giuliano da San Gallo et più che se ne achordi quello che l'à facta, che lui sa meglio come vuole stare.

»Li altri sopra nominati e richiesti chol detto loro per più brevità qui non si scripsono. Ma el detto loro fu che si riferirono al decto di quelli di sopra et a chi uno et chi a un altro de' sopra detti sanza discrepanza.» (Libro detto delle Deliberazioni degli Operai di Santa Maria del Fiore, c. 71 e segg.)

«Die 25 februarii 1501 (s. c. 1502).

»Spectabiles viri Consules Artis Lane — deliberaverunt quod Operarii possint dare Michelangelo de Bonarrotis sculptori flor. 400 largos de auro in auro pro Gigante incepto per eum, computatos (sic) id quod habuit usque nunc, et quod possint sibi dare fioren. sex largos pro mense, donec fuerit finitum; et teneatur eum complevisse ad minus infra duos annos ab hodie ita quod in effectu possint expendere usque ad integram perfectionem dicti Gigantis flor. 400 largos de auro in auro.» (Libro cit., a c. 41 tergo.)

«Die 28 dicti mensis.

»Prefati Operarii — visa dicta deliberatione facta sub dicta die 25 februarii presentis, per predictos — spectabiles — Consules, ut supra, de declarando per dictos Operarios salarium dicti Michelangeli de Bonarrotis, et quod possint dicti Operarii declarare et facere dictam mercedem et salarium; et audita petitione tam facta per dictum Michelangelum, quam voluntate dictorum Consulum; vigore auctoritatis predicte, declaraverunt dictum pretium et mercedem dicti Michelangeli pro faciendo et conficiendo plene et perfecte dictum Gigantem seu David, existentem in dicta Opera et iam semifactum per dictum Michelangelum, fuisse et esse floren. 400 largorum de auro in aurum, et eidem dictam summam persolvendam per camerarium dicte Opere, finito dicto Gigante, et cum salario quolibet mense, prout alias per dictos Consules factum fuit — et usque ad dictum tempus et perfectionis (sic) dicti Gigantis — computatis in dictam summam flor. 400, id quod tunc habuisset vel habuerit.» (Libro cit., a c. 42 e 42 tergo.)

«Die xxviij mensis maii 1504.

»Item dicti domini — deliberaverunt quod statua marmorea Gigantis ad presens in eorum platea existens collocetur et ponatur in eo loco in quo ad presens est aerea statua Iudit ante portam eorum Palatii, et propterea illa Iudit exinde removeatur.

»Item — deliberaverunt quod precipiatur spectabilibus viris Operariis Opere sancte Marie Floris de Florentia, quatenus quam citius fieri potest, iumptibus tamen et expensis dicte opere, ordinent et provideant magistros et manovales ac lignamina et omnia alia opportunos et opportuna ad conducendum et collocandum statuam marmoream in platea dictorum dominorum existentem ad locum et in loco in quo collocari debet.» (Deliberazioni de' Signori e Collegi del 1503-1504, c. 49.)

«Die xj iunii 1504.

»Deliberaverunt quod precipiatur spectabilibus Operaris Opere sancte Marie Floris de Florentia quatenus sumptibus et expensis dicte Opere quam citius fieri potest facere faciant basam marmoream subtus et circum circa pedes gigantis ad presens ante portam eorum palatii existentis modo et forma et prout designabitur per Simonem del Pollaiuolo et Antonium de Sancto Gallo, architectores florentinos.» (Deliberazioni dette, a c. 52.)

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