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Le due colpe

§ 1. Dalla cronaca del giornale della sera *** del 17 maggio 18**.

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§ 1. Dalla cronaca del giornale della sera *** del 17 maggio 18**.

Il Conte assassino.

Questo pare il titolo di un romanzo di Boisgobey o del famoso visconte Ponson Du Terrail, eppure non è che l’unico titolo veramente adatto a compendiare il tristissimo delitto — delitto anormale, sia per le circostanze in cui esso è avvenuto, sia per le persone che vi si trovano implicate — consumato nel pomeriggio di oggi in uno dei quartieri più popolati della nostra città, delitto che ha commosso e intensamente rattristato tutta quanta la nostra cittadinanza.

Raccontiamo minutamente il fatto, incominciando dalla descrizione dell’ambiente.

In una casa di via Arenula, di cui ora non serve dare il numero, non molto distante dal ponte Garibaldi, abita una tal Palmira Girelli, la quale ha risoluto allegramente il problema di campar comodamente la vita sua, affittando le camere del suo appartamento a un tanto il giorno — e non poco davvero! — e qualche volta anche a un tanto l’ora. E non è a dire che alla signora Palmira vadano male gli affari o che le manchi la buona clientela, se si deve giudicare dal lusso e dalla ricchezza — forse, a dir la verità, un poco troppo pesante e di un buon gusto non molto fine — con cui alcune di quelle camere, che chi scrive queste righe ha avuto agio di esaminare, sono state arredate. Tende di velluto alle porte, coperte di seta sui letti, seggioline dorate per tutti li angoli, tavolinetti intagliati di fine lavoro in una profusione da rivenditore di mobili usati, pesanti tende di merletto alle finestre, tappeti morbidi sui pavimenti: tutto in quella casa è combinato in modo da mostrare all’occhio dell’osservatore la ricchezza ed il lusso più che l’agiatezza vera della famiglia borghese.

La padrona di casa, dal suo canto, è assai conosciuta da tutti i «viveurs» di Roma; e le sue relazioni salgono fino ai più alti gradini della scala sociale, nonostante che essa sia una donna tutt’altro che giovine e, diciamolo pure, tutt’altro che simpatica. La signora Palmira Girelli ha li occhi dell’uccello di rapina, le guancie grinzose e floscie, una peluria cenerognola che le incornicia il mento e una voce chioccia, quando parla riscaldandosi alquanto, che pare il suono mandato da colpi ripetutamente battuti sul coperchio d’una pentola fessa.

All’apparenza essa mostra di avere una cinquantina d’anni, ma forse la sua fede di nascita ne registra ancora qualcuno di più.

Come poi sia andato che oggi Amanda di Valberta, la ben conosciuta amica del conte Romolo Laureati, il notissimo «sportman» si sia trovata in un costume molto intimo, dentro a una delle camere dell’appartamento della signora Girelli; come sia andato che in sua compagnia si trovasse anche il «clown» Robody — quello delle oche e dei gatti ammaestrati della compagnia Scwhobs e Amari, la quale ora ha le sue tende al Circo Reale ai Prati di Castello; — come infine sia andato che il conte Romolo Laureati sia riuscito a penetrare, non visto da nessuno, nell’appartamento della detta signora Girelli e abbia così potuto sorprendere la sua amante insieme al «clown»; tutto ciò a noi può venire fatto di supporre e dalla supposizione ci può essere dato di dedurre la spiegazione di ciò che è fatalmente avvenuto, ma non certo ci è concesso di asserire alcun che con la sicurezza della più scrupolosa verità.

Un psicologo ha detto che a questo mondo ci sono due specie di verità: verità assolute e verità relative. La nostra, in questo caso, non può essere che una verità puramente relativa: la verità assoluta, la verità vera, indiscutibile, non potrà risultare che dalle indagini della Questura o dalla confessione del colpevole, se pure sarà arrestato.

Il fatto intanto è tutto qui; il «clown» Robody e Amanda di Valberta sono stati barbaramente assassinati, ed il conte Romolo Laureati — che la signora Palmira Girelli ha designato come l’assassino — è scomparso.

La signora Girelli
La signora Girelli

Quest’oggi stesso, poco dopo il delitto, noi ci siamo fatti un dovere di recarci dalla signora Palmira Girelli per interrogarla personalmente. E la sora Palmira — come la chiamano le sue conoscenze — che pareva, e doveva essere realmente, molto conturbata dal triste caso capitato proprio nella sua abitazione — con quella voce sgolata che abbiamo detto, e con li occhi abbondantemente pieni di lagrime, che ogni tanto si andava rasciugando con un gran fazzoletto di colore oscuro, ci ha raccontato minutamente e dettagliatamente tutto quello che era a sua conoscenza; e noi ora, avendo presso che stenografato l’intero discorso della sora Palmira, cercheremo di riassumere di tutto il nostro meglio il racconto dell’unico «testimone in partibus» della tristissima scena.

Erano trascorsi più di quindici giorni da quando la signora Girelli aveva affittato una camera del suo appartamento ad Amanda di Valberta.

— Io avevo capito fin da principio — ci ha detto la donna cominciando il suo racconto — che quei due si volevano un bene di paradiso! Era tanto bella e tanto buona quella povera ragazza! rideva sempre, cantava sempre, scherzava sempre... Ed ora! Non ci posso proprio pensare, che mi pare di diventar matta addirittura! E il signor Robody?.. un giovinotto d’una bontà unica più che rara: e poi, bello di viso, alto di persona, ben formato... con due spalle larghe così... Però doveva essere un poco corto a quattrini, almeno questa era l’idea che, per certi suoi discorsi, io mi ero fitta nella mente: e io credo che la povera Amanda l’aiutasse assai, assai... Capirete bene: un pagliaccio dei giuochi di cavallo quanto mai volete che prenda al giorno?.. Poveraccio! Ma se non aveva quattrini, cuore però ce n’aveva, sapete?.. Le voleva un bene lui a quella povera ragazza!.. Si trovavano insieme quasi tutti i giorni e sempre alla stessa ora, sempre nel pomeriggio, poco dopo le due... e stavano insieme fino alle cinque, qualche volta anche fino alle sei o alle sette... Erano proprio fatti l’una per l’altro. Che barbarie che è stata! Che razza d’infamia!.. È inutile, caro signore, voi mi dovete compatire, ma, è inutile, io proprio non ci posso pensare.

Qui una pausa lieve ricolmata da un sospiro lungo e profondo: quindi ripresa.

— E quel che è peggio poi è che io non mi sono accorta di nulla: figuratevi che non li avevo visti nè meno entrare: non ce li sapevo nè meno in casa! La signora Amanda aveva, come anche tutti li altri miei inquilini, la chiave della porta sulle scale. Io dunque vi posso garentire che non so a che ora oggi loro siano venuti. È stata una vera fatalità, perchè se io mi fossi accorta di qualche cosa, scommetto che quello che sventuratamente è successo non sarebbe successo. Ma queste tanto, adesso, sono chiacchiere inutili: il fatto è che io verso le quattro — eran suonate da poco le tre e tre quarti — me ne stavo tranquillamente di là nella cucina a preparare una limonata, quando... pin! pan! pun!.. ho inteso tre, quattro, cinque colpi... una fila di spari che non finivano mai, e ognuno di essi mi pareva più grosso di quello che avevo inteso prima.

Altra pausa ed altro sospiro, accompagnato da un congiungimento di mani rivolte verso il cielo. Quindi nova ripresa.

— Dio santo, buono e benedetto, che razza di paura! Là per là non sapevo nè meno che diamine pensare. È stato un vero miracolo della Madonna se il bicchiere non mi è cascato dalle mani. Sono rimasta lì ferma per un momento d’avanti alla chiave dell’acqua, che tremavo come una foglia... Però non mi sono affatto perduta di spirito: mi son fatta coraggio alla meglio, senza pensare a niente, sono uscita dalla cucina e, proprio quando ero sul punto di traversare qui la camera d’ingresso, dove adesso stiamo noi, ho veduto il conte Laureati uscire precipitosamente dalla camera della povera Amanda e infilare l’uscio della scala in fretta e in furia, sbattersi dietro le spalle sonoramente la porta... e chi s’è visto s’è visto!..

Qui credetti opportuno di interrompere la sora Palmira, la quale, fino a quel punto, aveva fatto il suo racconto quasi tutto d’un fiato, per domandarle se ella conosceva bene e da molto tempo il conte Romolo Laureati.

— Il conte Romoletto?.. — ha esclamato la brava donna, con una volata di straordinario entusiasmo — Lo domandate a me?.. niente di meno che io conosco il conte Romolo Laureati fin da prima che sposasse la marchesina Della Ventura!.. E mi domandate se conosco Romoletto!.. Basta, adesso non m’interrompete e fatemi seguitare, se no ci facciamo notte con questi discorsi... Veduto dunque il conte andare via in quella maniera così precipitosa, dopo aver inteso tutti quelli spari, io mi sentivo il cervello più che mai confuso... Ho pensato subito a qualche brutto fatto, perchè sapevo il legame del conte con la povera Amanda: ma chi mai si sarebbe potuto immaginare che fosse successo quello che realmente era successo?.. Basta: io non mi perdo d’animo, vedo aperta la porta della camera d’Amanda e, quantunque tremassi come una foglia, mi dirigo là chiamando la povera ragazza ad alta voce: nessuna risposta. Chiamo forte allora il signor Robody, ma pure questa volta non mi risponde nessuno. Alzo allora a due mani la tenda, quella tenda pesante di velluto che sta sul vano della porta, e... Che spettacolo orribile, Dio mio santo! Vi assicuro, caro signore, che se io non sono morta di un colpo alla vista di tutto quel sangue, credetelo, è stato un vero miracolo di Dio!.. Amanda, poverina, mezza nuda, quasi tutta scoperta, stava buttata attraverso al letto, con due gran buchi qui, proprio qui in mezzo al petto; ed era tutta orrendamente macchiata di sangue, sulla faccia, sul seno, giù per la vita e tante altre macchie di sangue si vedevano anche qua e là sulle lenzuola. Il signor Robody, spogliato pure lui, stava gettato boccone in mezzo alla camera, con le gambe aperte, le braccia spalancate e una gran ferita tutta sanguinolenta qui su alla testa, al principio dei capelli... E io che cosa avevo da fare in mezzo a tutto quel sangue?.. Chi mi ha dato la voce da strillare? Chi è che mi ha spinto a chiamare aiuto?.. Chi ne sa nulla adesso? Io so una sola cosa, ed è che io allora non capivo proprio più niente, alla lettera; e ho veduto venire i carabinieri e le guardie e il cavalier Gaglier, che era tanto amico del mio povero marito, e appresso a loro una quantità di altra gente, e ho inteso farmi da tutti una quantità di domande alle quali adesso non ricordo che cosa diamine ho risposto... Infine, caro signore, che cosa volete che vi dica?.. Mi pare che ci sia ben poco da starci a ragionar su: chi lo sa come sono andate le cose?.. Il fatto certo è che il conte Romolo Laureati — e l’ho visto scappare proprio io con questi occhi qua — ha ammazzato per gelosia quella bella figliuola dell’Amanda e quel povero disgraziato di Robody che, per quanto io sappia, non ha mai torto un capello a nessuno... e poi ha preso il volo.

Su quest’ultime parole della sora Palmira, urgendo il tempo, noi abbiamo creduto di rompere la nostra conversazione ed abbiamo abbandonato il luogo del delitto.

Ora aggiungiamo qualche altra notizia.

Il conte Romolo Laureati nativo di Ancona, molto conosciuto nel mondo dello sport romano, per i suoi bellissimi cavalli da corsa e il suo elegante «attelage,» non ha ancora compiuto i quarant’anni.

Nel 18** sposò la marchesina Lavinia Della Ventura — la seconda figlia del senatore Guadalberto Della Ventura — dalla quale dopo tre anni si divise, non paventando punto i pettegolezzi infiniti dello scandaloso processo che egli stesso volle provocare.

Il conte Romolo Laureati, al dire degli stessi suoi amici, non era un uomo troppo socievole ed era di carattere alquanto scontroso. La sua relazione con Amanda di Valberta — la bionda donnina che egli stesso aveva lanciato nel gran mondo, andandola a prendere di tra le baracche funambulesche di un circo equestre, — pare che risalisse a circa tre anni fa. Il buon accordo fra i due sembrava assolutamente perfetto.

È indubitatamente assodato che il movente del delitto sia stato la gelosia. Di tutto ciò però che ha preceduto lo scoprimento dell’assassinio, all’infuori di quanto si può dedurre dalla deposizione della signora Palmira Girelli, deposizione che i nostri lettori hanno potuto vedere qui sopra riprodotta, nulla si sa di positivo. E i comenti che si fanno per la città sono addirittura infiniti.

Il conte Romolo Laureati, fino al momento in cui scriviamo, non è stato ancora scoperto. La sua abitazione in via Condotti è sorvegliata dalle guardie. La polizia ha messo in moto tutti i suoi segugi per rintracciare il colpevole.

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