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I funghi mangerecci e velenosi dell'Europa media

I. IMENOMICETEE

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Famiglia delle Agaricacee

Genere Amanita.

Funghi carnosi, nel primo sviluppo involti in un sacco membranaceo squamoso-farinoso, detto volva, che nel fungo completo si squarcia e resta aderente alla base del gambo sotto forma di calza, per lo più all'apice libera e lobata; gambo quasi sempre con anello il cui tessuto è separato da quello del cappello, per cui facilmente si possono staccare uno dall'altro; lamelle libere o attenuato-appressate al gambo; spore bianche (jaline), liscie, globose, globoso-ellittiche o allungate.

Amanita caesarea Scop. — Tavola I.

Nome italiano: Uovolo, Uovolo buono. Nome volgare: Bragaldo rosso (Storo), Bolèt, Fongo ovo, Coco bon (Italia). Nome francese: Oronge vraie. Nome tedesco: Kaiserling.

Nel primo sviluppo è inchiuso in una volva bianca e presenta l'aspetto di un uovo. Indi la volva si apre e il fungo s'innalza presentando un cappello (a) convesso che poi si spiana, col margine striato, tinto d'un bel ranciato o rosso-ranciato; le lamelle (b) sono spesse, color giallo-uovo, libere al gambo, cioè non aderenti allo stesso; il gambo (c) è pieno internamente sul principio, poi diventa vuoto, tubuloso, color giallo come le lamelle, all'apice porta l'anello (d) del medesimo colore, striato esternamente; alla base del gambo si trova la volva (e) di color bianco, col bordo lobato; la carne è bianca, con striscie gialle sotto l'epidermide, di odore e sapore gradevole; la spora è di forma ovale, di color bianco-vitreo, della dimensione di 10-12 × 6-7 µ., cioè lunga da 10 a 12 millesimi di millimetro e larga da 6 a 7: i basidii sono clavati, 40-45 × 8-10 µ., cioè lunghi 40 a 45 e larghi 8 a 10 millesimi di millimetro[4].

Cresce nei boschi della zona della vite. Trento a Gocciadoro, Rovereto, Giudicarie, Val di Non, Verla, ecc.

È una delle specie più squisite. Era già nota ed apprezzata dai Greci e dai Romani. Si può facilmente distinguere da ogni altro; l'unica specie colla quale può confondersi sarebbe il Moscario quando ha perduto le verruche del cappello; però, anche in questo stato, è subito distinto se si osserva che quest'ultimo ha sempre le lamelle e il gambo bianchi, mentre l'Uovolo li ha sempre gialli.

Illustration from I funghi mangerecci e velenosi dell'Europa media con speciale riguardo a quelli che crescono nel Trentino - II edizione riveduta ed aumentata

Tav. I — Amanita caesarea Scop. (Uovolo) Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: 1. Fungo giovane ancora inchiuso nella volva. 2. Il medesimo sezionato, dove si scorgono i rudimenti del cappello, delle lamelle e del gambo. 3. Fungo sviluppato. 4. Il medesimo sezionato per vedere la disposizione delle lamelle, la cavità del gambo ecc. 5. 1 basidii ingranditi 750 volte. 6. Le spore allo stesso ingrandimento.

Amanita ovoidea Bull. — Tav. II.

Nome italiano: Farinaceo. Nome Volgare: Farinon, Coch bianch, Oeuf bianch. Nome franc. Oronge blanche.

Si sviluppa come l'Uovolo. Ha cappello da emisferico spianato, bianco, con leggiera tinta nocciola o pagliarina, liscio come pelle di guanto, col margine nel fungo giovane farinoso-frangiato; lamelle molto spesse, ventricose, cioè più larghe nel mezzo, libere dal gambo, bianche; gambo solido (pieno internamente), alla base radicato nella terra, tutto coperto da fiocchi farinosi che scompaiono nel fungo adulto; anello bianco, tomentoso-farinoso, fragile, che sparisce nel completo sviluppo; volva persistente, tenace, bianca, poi giallastra; carne bianca, di grato sapore ed odore; spora ovata, bianca, 9-10 × 6-7 µ.; basidi clavati, 35-40 × 8-10 µ.

Nasce nelle boscaglie di collina sotto le quercie e i castagni. Io non l'ho ancora trovato nel Trentino, ma mi fu detto che si trova nel tenere di Arco e di Ala, dov'è conosciuto sotto il nome di Bragaldo, nome del resto che nel Trentino vien dato a qualunque sorta di fungo.

È specie mangereccia molto buona, ma meno pregiata dell'Uovolo.

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Tav. II — Amanita ovoidea Bull. (Farinaccio) Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a Fungo giovane inchiuso nella volva. b Fungo sviluppato. c Sezione verticale del medesimo. d Basidi. e Spore.

Amanita phalloides Fr. — Tav. III.

Ital. Tignosa verdognola. Franc. Oronge verte. Ted. Grünlicher Knollenblätterschwamm.

Ha cappello da prima obovato, indi campanulato, poi spianato, a tempo umido un po' viscido, a tempo secco sericeo-lucente, di color bianco-citrino o verdognolo o anche grigio-olivastro; lamelle spesse, bianche, verso il gambo rotondate ed appressate allo stesso; gambo internamente da prima pieno, poi con cavità, attenuato verso la sommità, coperto da piccoli fiocchi che presto cadono rimanendo liscio, di colore biancastro; anello membranaceo, bianco-giallognolo, esternamente striato; volva membranacea, bianca, persistente, a margine lobato; carne bianca, nel fungo giovane senza odore, ma nel fungo adulto d'un odore forte, nauseante, quasi cadaverico; basidi clavati, 35-40 × 7-10 µ.; spore ovato-sferiche, bianche, 8-9 × 7-8 µ.

Nasce nei boschetti a foglia di collina in estate e autunno, dovunque.

È uno dei funghi più velenosi; anzi si giudica il più pericoloso di tutti; nè si conosce finora rimedio efficace contro la natura particolare del veleno che contiene, il quale è conosciuto sotto il nome di Fallina. Anche nel fungo disseccato ne sarebbe contenuto l'1%. Fu esperimentato sopra cani e gatti che questo veleno produce la morte facendone delle iniezioni sottocutanee a ragione di mezzo milligramma per chilogramma d'animale. È quindi della massima importanza di ben conoscerlo, onde evitare le conseguenze funeste che derivano dal cibarsene. La maggior parte dei casi di avvelenamento seguiti da morte, dei quali si ha potuto constatare la causa, provenivano da questa Amanita.

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Tav. III — Amanita phalloides Fr. var. viridis (Bubbola verdognola) (VELENOSO) Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a-b Fungo in vario grado di sviluppo. c Sezione verticale. d Basidi. e Spore.

Amanita verna Bull. — Tav. IV.

Ital. Tignosa di primavera. Franc. Oronge printanière. Ted. Weisser Knollenblätterschwamm.

Ha cappello da prima convesso, poi spianato e depresso nel mezzo, liscio, a tempo umido un po' viscoso, di color bianco candido con leggiera tinta paglia nel centro: lamelle spesse, bianche, libere al piede; gambo pure bianco, tutto coperto da fiocchetti cruscosi, che svaniscono al tatto o colla età, internamente cavo e nel vuoto qua e là otturato da fiocchi bambagiosi; anello pure bianco, apicale, membranaceo; volva libera alla sommità e lobata; carne bianca, molle, nel fungo giovane di nessun odore, poi nauseante e di sapore da prima dolcigno, indi acre; basidi clavati, 40-45 × 10-12 µ.; spore globose, bianche, 7-10 µ. di diametro.

Nasce nei boschetti di collina, dovunque, ma raro.

È venefico, anzi una delle specie più pericolose. Anche essa può confondersi colla varietà bianca dell'Amanita vaginata la quale però si distingue subito per la mancanza di anello.

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Tav. IV — Amanita verna Bull. (Bubbola primaverile) (VELENOSO) Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a-b Fungo in vario grado di sviluppo. c Sezione verticale. d Basidii. e Spore.

Amanita mappa Batsch. — Tav. V.

Ital. Tignosa pagliata. Franc. Oronge citrine. Ted. Citronengelber Knollenblätterschwamm.

Ha cappello da prima obovato, poi spianato e depresso nel mezzo, di color limone pallido, per lo più coperto dei rimansugli della volva sotto forma di verruche piramidali, fioccose, talora appuntite, di color giallo-fulvastro; lamelle spesse, di color bianco, verso il gambo rotondato-appressate allo stesso; gambo tutto coperto da una pruina cruscosa che svanisce coll'età, bianco o con leggiera tinta citrina, terminante alla base in un tubero rotondo, spianato alla sommità e nel contorno screpolato longitudinalmente, di colore giallo-fulvastro; anello grande, color giallo-canarino, sopra liscio, sotto tomentoso-bambagioso, col bordo frangiato: carne bianca, molle, nel fungo sviluppato di odore viroso nauseante; basidii clavato-capitati, 30-35 × 10 µ.; spore globose, bianche, 8-9 µ. di diametro.

Nasce nelle selve di montagna, specialmente nei luoghi abbondanti di terra vegetale e sulle ceppaglie intieramente marcite e ridotte quasi a humus.

È venefico, però molto meno pericoloso dell'Amanita phalloides e dell'Amanita verna, e gli avvelenamenti con questo fungo non ebbero mai esito letale se si usarono i debiti rimedii.

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Tav. V — Amanita mappa Batsch. (Tignosa pagliata) (VELENOSO) Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a Fungo intieramente sviluppato. b Sezione verticale. c Basidii. d Spore.

Amanita muscaria Linn. — Tav. VI.

Ital. Tignosa dorata, Moscario, Uovolo malefico rosso. Franc. Fausse Oronge. Ted. Fliegenschwamm.

Ha cappello da prima ovato, poi piano-convesso, leggermente viscoso, di colore rosso-ranciato, rosso-cinabro o scarlatto, tutto coperto da verruche di varia forma, bianche o con tinta citrino-pallida; lamelle spesse, bianche, verso il gambo attenuate, attingenti lo stesso ad uncino; gambo bianco, coperto di piccolissimi fiocchi che poi svaniscono, pieno, diventante vuoto coll'età, alla base ovato-bulboso, con varie serie di squame circolari; anello bianco, bambagioso, liscio, dal lato interno bordato da un tomento giallo; carne bianca, sotto l'epidermide del cappello color giallo-uovo, di nessun odore o sapore speciale; basidii clavati, 40-50 × 10-12 µ.; cistidii fusoidei; spore ovato-sferiche, 10-12 × 8-9 µ.

Nasce copiosissimo in autunno, specialmente nelle selve di conifere, in tutto il Trentino. Contiene un alcaloide conosciuto col nome di Moscarina che presenta delle proprietà venefiche. Se si macera il fungo un po' nell'acqua saturata di sale e commista coll'aceto, il veleno si discioglie, e si può, gettando l'acqua, mangiare il fungo senza pericolo. In questa guisa viene consumato dai contadini russi, i quali preparano anche collo stesso una bevanda inebriante, assai in uso colà. Onde evitare disgrazie, nel caso non venisse ben preparato, è meglio astenersi affatto dal mangiare questo fungo che del resto è subito riconoscibile, nè è facile scambiare con altri. Le forme a cappello rosso-ranciato, quando sono sviluppate e hanno perduto le verruche del cappello, potrebbero confondersi coll'Uovolo (Tav. I), ma se si osservano le lamelle e il gambo l'errore non può aver luogo, giacchè nel Moscario sono sempre bianchi, mentre nell'Uovolo sono gialle.

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Tav. VI — Amanita muscaria Linn. (Moscario) (VELENOSO) Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a Fungo nel primissimo sviluppo ancora involto nella volva. b Fungo sviluppato. c Sezione verticale. d Basidii. e Cistidio. f Spore.

Amanita pantherina De C. — Tav. VII.

Ital. Tignosa bigia, rigata. Franc. Oronge panthère. Ted. Pantherschwamm.

Ha cappello da prima emisferico, poi spianato-depresso, leggermente viscoso, col margine striato, color castagno-fuligineo o terra d'ombra, tutto coperto da piccole verruche bianche, fioccose; lamelle spesse, bianche, libere al gambo; gambo bianco, fibrinoso, da prima pieno, poi cavo, terminante alla base in un bulbo ovato, limitato superiormente da un orlo ottuso formato dalla volva; anello per lo più sotto la metà del gambo, talora doppio, bianco-cotonoso, nel fungo intieramente sviluppato quasi sempre scomparso; carne bianca, di odore nauseante, viroso nel fungo adulto; basidii clavati, 32-40 × 12 µ.; spore obovate, bianche, 10-12 × 7-8 µ.

Nasce nei boschetti a foglia di collina abbastanza frequente.

È velenoso; contiene esso pure la Moscarina, e i sintomi che presenta l'avvelenamento con questo fungo sono quasi identici a quelli che si osservano nell'avvelenamento prodotto dal morso della vipera, per il che si usò sovente con successo anche contro questo avvelenamento l'ammoniaca, a cui però si faceva precedere una dose di emetico, onde far evacuare le parti del fungo non ancora digerite.

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Tav. VII — Amanita pantherina De C. (Tignosa bigia rigata) (VELENOSO) Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a-b Fungo in due varii gradi di sviluppo. c Sezione verticale. d Basidii. e Spore.

Amanita solitaria Bull. (Am. strobiliformis Vitt.) Tav. VIII. 1/2 grandezza naturale.

Ital. Tignosa bianca maggiore dei campi con radice grossa. Franc. Oronge solitaire.

Ha cappello da convesso spianato e finalmente depresso nel centro, di colore bianco, con tinta bianco-sporca grigiastra nel mezzo, tutto coperto da verruche piramidali troncate, di color cinereo, col margine elegantemente frangiato da fiocchi candidi, farinosi, che spariscono nel fungo adulto; lamelle assai spesse, candide, appressate al gambo e poi libere dallo stesso; gambo solido, bianco, coperto sul principio da squame bianche, fioccoso-farinose, che scompaiono al tatto e nel fungo perfettamente sviluppato, terminante alla base in un bulbo ovato o coniforme, talora di grande dimensione, superiormente per lo più spianato e quasi tutto confitto nel terreno; anello apicale, bianco, ampio, reflesso, membranaceo-fioccoso, esternamente striato, che cade sempre a pieno sviluppo; carne bianca, senza odore speciale e di grato sapore; basidii clavati, 40-50 × 9-10 µ.; spore ellittiche, bianche, 11-12 × 7-8 µ.

Nasce al margine dei prati dove sono costeggiati da alberi, nei boschetti di collina, nei luoghi un po' umidi. Da noi è raro; trovasi nei dintorni di Trento a Gocciadoro, S. Rocco, ecc.

È mangereccio e assai gustoso. Si cuoce in una mezz'ora, e se si prepara fritto con olio, sale, pepe e prezzemolo, conservando il cappello intiero, oppure se si frigge involto con farina ed uovo, è sufficiente una cottura di un quarto d'ora.

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Tav. VIII — Amanita solitaria Bull. (Tignosa bianca) (1/2 gr. nat.) Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento

Amanita rubescens Fr. — Tav. IX.

Ital. Tignosa vinata. Franc. Oronge vineuse. Ted. Perlenschwamm.

Ha cappello da convesso piano-depresso, di colore grigio-rossastro, giallo incarnato o vinato sporco, con macchie più sature, tutto coperto da verruche della medesima tinta; lamelle bianche, spesse, attenuate verso il gambo e decorrenti sullo stesso sotto forma di filetti o strie; gambo solido, raramente vuoto in età, bianco, poi prendente una leggiera tinta vinata, che termina alla base in un bulbo ovato con solchi circolari e screpolature longitudinali; anello apicale, ampio, bianco con bordo fioccoso, rosseggiante, esternamente striato; carne bianca nel fungo giovane, rosso-vinata al taglio e nel fungo adulto, di odore appena sensibile e di sapore dolcigno; basidii clavati, 30-40 × 8-10 µ.; spore ovato-sferiche, bianche, 8-9 × 6-7 µ.

Nasce specialmente nei boschi a foglia di collina, più raro nelle selve di conifere, in tutto il Trentino.

È mangereccio, di buon gusto e si prepara come l'Amanita solitaria. Si può facilmente confondere coll'Amanita aspera (Tav. XI), la quale è velenosa, e perciò si deve bene attendere quando si raccoglie. L'Amanita aspera non ha mai tinta rossastra e la carne della medesima è sempre bianca.

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Tav. IX — Amanita rubescens Pers. (Tignosa vinata) Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a Fungo nel primo sviluppo quasi intieramente involto nella volva. b Fungo sviluppato. c Sezione verticale. d Basidii. e Spore.

Amanita spissa Fr. — Tav. X.

Ital. Tignosa screziata. Franc. Oronge perlée.

Ha cappello da prima emisferico, poi spianato-depresso, di colore grigio-fuligineo o castagno-fuligineo, tutto coperto da verruche irregolari, bianco-grigiastre; lamelle bianche, spesse, aderenti al gambo e decorrenti a filetto sullo stesso; gambo pieno, in età un po' cavo, bianco, sotto la metà coperto da squame bianche e con tinta quadrello, alla base radicato; anello apicale, bianco, esternamente striato, che scompare nel fungo adulto: carne bianca, molle di nessun odore o sapore speciale; basidii clavati, 35-40 × 8-10 µ.; spore bianche, ovato-sferiche, 10 × 8 µ.

Nasce nelle selve di conifere piuttosto raro. Val di Sole, Campiglio, ecc.

È velenoso, ma poco conosciuto essendo per lo più confuso coll'Amanita pantherina, alla quale somiglia molto.

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Tav. X — Amanita spissa Fr. (Tignosa screziata) (VELENOSO) Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a-b Fungo osservato in due diverse posizioni. c Sezione verticale. d Basidii. e Spore.

Amanita aspera Fr. — Tav. XI.

Ital. Tignosa aspra. Franc. Oronge âpre. Ted. Schuppiger Fliegenschwamm.

Ha cappello da convesso spianato, a tempo umido viscosetto, di colore fosco-grigiastro, con tinta qua e là giallastra, tutto coperto da verruche bianco-giallognole, appuntite al centro e nel resto appianate; lamelle bianche, spesse, verso il gambo attenuato-aderenti; gambo pieno, poi cavo, tutto coperto da piccoli fiocchi o squamette che svaniscono nel fungo adulto, alla base terminante in un bulbo obovato, coperto dai brandelli della volva; anello apicale, bianco, esternamente striato e bordato internamente da una frangia di fiocchi gialli; carne bianca, sotto l'epidermide del cappello giallognola, di sapore dolciastro e odore nel fungo vecchio nauseoso, basidii clavati, 45-50 × 8-10 µ.; spore ovato-sferiche, 8-10 × 6-7 µ.

Nasce nei boschi a foglia di collina, specialmente nei castagneti, ma raro.

È velenoso: anzi è una delle specie più deleterie. Si può confondere, osservandolo superficialmente, coll'Amanita rubescens (Tav. IX); ma questa, come abbiamo osservato, è chiaramente distinta pel colore vinato di tutte le sue parti, specie della carne.

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Tav. XI — Amanita aspera Pers. (Tignosa aspra) (VELENOSO) Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a-b Fungo in due gradi di sviluppo. c Sezione verticale. d Basidii. e Spore.

Amanita vaginata Bull. — Tav. XII.

Ital. Bubbolina rigata senza anello, Falso farinaccio. Volg. Colombina. Franc. Grisette, Coucoumelle grise, Coucoumelle orangée. Ted. Brauner Wulstblätterschwamm.

Ha cappello da obovato spianato-depresso, talora con leggiera protuberanza (umbone) nel centro, col margine striato, poi solcato-pettinato, di color variabile, bianco, piombino, cenere o fulvo-ranciato: lamelle spesse, bianche, libere al gambo; gambo bianco, senza anello, coperto da piccoli fiocchi che svaniscono a perfetto sviluppo, pieno, poi vuoto, attenuato alla sommità e inviluppato alla base in una volva grande, bianca, membranacea, lobata; carne bianca, di sapore grato e odore non speciale; basidii clavati, 40-50 × 10-12 µ.; spore sferiche, 10-12 µ. di diam.

Nasce dovunque nelle selve dalla primavera a tardo autunno, generalmente sotto due forme. La prima di colore piombino (Agaricus plumbeus Schaeff.) e l'altra di color fulvo-ranciato (Ag. fulvus Schaeff.). È mangereccio e si presta ai medesimi usi dell'Amanita solitaria e A. rubescens. Conviene però osservare bene di non confonderla coll'Amanita pantherina, dalla quale si distingue subito per la mancanza dell'anello, e per la volva membranacea persistente. Quando si raccolgono perciò degli individui dubbii devesi sempre osservare se alla base del piede hanno la volva, che sovente è coperta dalla terra.

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Tav. XII — Amanita vaginata Bull. (Bubbolina rigata senza anello) Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a-b Due individui nel primo sviluppo della varietà fulva. c Individuo completamente sviluppato della varietà plumbea. d Individuo verticalmente sezionato. e Basidii. f Spore.

Genere Lepiota.

Funghi carnosi con cappello e gambo; gambo fornito d'anello, ma senza volva; tessuto del gambo separato da quello del cappello e perciò facilmente staccabili uno dall'altro; lamelle libere; spore bianche, liscie, di varia forma, per lo più ellittiche od obovate.

Lepiota procera Scop. — Tav. XIII.

Ital. Bubbola maggiore, Mazza da tamburo, Pellicione, Parasole, Tobbia. Franc. Couleuvrelle. Ted. Parasolschwamm.

Ha cappello da prima ovale, indi campanulato, finalmente disteso col disco rialzato in una protuberanza (umbone) di colore grigio-rossastro o marrone, con epidermide dura, che si screpula tutta in squame di varia forma sovra un fondo bianco-sporco, fibroso, con margine elegantemente frangiato, largo fino a 20 centimetri; lamelle spesse, larghe, bianche, al gambo libere e congiunte ad anello; gambo cilindraceo, alto fino a 24 cm., tutto tigrato da squame brune, alla base bulboso, internamente cavo; anello mobile, composto di due o tre zone circolari, frangiato-lacere, al di sotto cartilagineo e bruno, sopra bianco e fioccoso-tomentoso; carne bianca, molle, in età tenace, di buon gusto e odore marcato, fungino; basidii clavati, 30-40 × 10-12 µ.; spore ellittiche od obovate, 12-15 × 8-10 µ.

Nasce nei luoghi campestri, al margine dei boschi sassosi, dovunque. È di buon gusto quando è giovane; si deve però levare il gambo, il quale è coriaceo e nettare il cappello dalle squame. Il fungo adulto diventa tenace e non si presta agli usi culinarii.

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Tav. XIII — Lepiota procera Scop. (Mazza da tamburo) (1/2 gr. nat.) Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a Fungo a quasi completo sviluppo. b Fungo sezionato. c Basidii. d Spore.

Lepiota excoriata Schaeff. — Tav. XIV.

Ital. Bubbola buona. Volg. Tobbietta, Fungo della rugiada. Franc. Coulemelle chauve. Ted. Geschundener Blätterschwamm.

Ha cappello da prima obovato, poi conico-campanulato, finalmente spianato e rialzato nel mezzo con protuberanza a foggia di capezzolo (cappello umbonato), di color nocciola-pallido o biancastro, colla epidermide granulosa, presto lacerata in squamette e verso il margine ritirata, per cui apparisce come escoriato; lamelle spesse, bianche, al gambo libere e congiunte ad anello; gambo bianco, pruinato, poi liscio (glabro), internamente cavo (fistoloso), alla base terminante in un piccolo bulbo spianato alla sommità; anello libero, membranaceo, che sparisce in età; carne bianca, di buon sapore; basidii clavati, 30-35 × 10-12 µ.; spore ovato-oblunghe, 15-17 × 9 µ.

Nasce nei luoghi erbosi al margine dei boschi, nei prati sterili vicini alle selve, nei luoghi incolti, al margine dei campi ecc. dall'agosto all'ottobre.

È mangereccio e di buonissimo gusto quando è giovine; invecchiando la carne diventa tenace, perde l'aroma e riesce indigesta.

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Tav. XIV — Lepiota excoriata Schaeff. (Bubbola buona) Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a-b Fungo in due diversi gradi di sviluppo. c Fungo sezionato. d Basidii con un cistidio. e Spore.

Lepiota naucina Fr. (Ag. leucothites Vitt. Ag. laevis Krombh. Ag. Schulzeri Kalchbr) — Tav. XV.

Ital. Tobbietta bianca. Franc. Bisette. Ted. Nakter Blätterschwamm.

Ha cappello della medesima forma della Lepiota excoriata e del medesimo colore o un po' più bianco, ma con epidermide liscia come pelle di guanto, diventante però un po' granulosa e con piccolissime squame al margine del cappello nel fungo adulto; lamelle spesse, al gambo libere e unite a circolo o anello, da prima bianche, indi quasi sempre con tinta color rosa o carnicina più o meno marcata; gambo bianco, un po' fibrilloso, internamente pieno d'un midollo bambagioso, poi cavo, alla base un po' ingrossato; anello bianco, membranaceo, internamente fioccoso; carne bianca, di buon sapore; basidii clavati, 35-40 × 10 µ.; spore obovate, bianche, con nucleo oleoso, color paglia, 8-9 × 6 µ.

Nasce nei medesimi luoghi della Lepiota excoriata, colla quale è facile confonderla quando è giovane.

È mangereccia e più delicata dell'escoriato. Non si può confondere con specie velenose.

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Tav. XV — Lepiota naucina Fr. (Tobbietta bianca) Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a Fungo sviluppato. b Fungo sezionato. c Basidii. d Spore.

Genere Armillaria.

Funghi carnosi con cappello e gambo fornito di anello membranaceo o squamiforme, ma senza volva; tessuto del gambo omogeneo con quello del cappello, per cui non si possono staccare che rompendoli; lamelle variamente inserte al gambo, non libere; spore bianche, liscie, globose, obovate o ellittiche.

Armillaria robusta Alb. et Schw. (Ag. caussetta Barla) — Tav. XVI.

Ital. Agarico robusto. Franc. Le robuste. Ted. Starker Blätterschwamm.

Ha cappello da convesso spianato e depresso, di colore rosso-mattone vivo o fulvo-ranciato o castagno-fulvo, con epidermide fibrosa, screpolata longitudinalmente al margine ed in piccolissime squame al centro; lamelle spesse, bianche, poi macchiate, del colore del cappello, verso il gambo rotondato-libere o sinuato-appressate; gambo solido, sopra l'anello bianco, coperto di piccoli fiocchi, sotto l'anello del medesimo colore del cappello, con fibrille longitudinali o piccole squame che scompaiono nel fungo vecchio; carne bianca, al taglio diventante color aurora, di odore leggiero, non tanto grato e di sapore dolcigno; basidii clavati, 25-35 × 4-5 µ.; spore bianche, ovato-oblunghe, con goccia oleosa, 5-6 × 3 µ.

Nasce nei pineti della zona della vite solitario o a cespi. Si può mangiare con piena sicurezza; però non è tanto gradevole per la carne un po' tenace ed amarognola. Sulla costa mediterranea (Genova-Nizza) è molto più frequente ed è consumato in grande quantità dalla gente di campagna che lo conosce sotto il nome di Caussetta. Si deve badare di non confonderlo coll'Armillaria aurantia (Tav. XVIII), specie sospetta e frequente anche nelle selve di montagna, dove manca o è molto rara l'Armillaria robusta.

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Tav. XVI — Armillaria robusta Alb. & Schw. (Agarico robusto) Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a Cespo di individui completamente sviluppati. b Individuo sezionato. c Basidii. d Spore.

Armillaria caligata Viv. — Tav. XVII.

Ital. Agarico calzato. Volg. Calzetta, Caussetta (Litorale mediterraneo). Franc. La Caussetta de Nice.

Ha cappello da convesso spianato, col centro quasi sempre rialzato ad umbone, secco, color marrone tendente nello sfondo al rossastro, tutto coperto da eleganti squame del medesimo colore; lamelle spesse, bianche, nel fungo adulto pagliarine, verso il gambo sinuato-aderenti (smarginate), talvolta coperte da gocciole resinose giallognole; gambo solido, verso la base attenuato-radicato, sopra l'anello bianco e come cruscoso, sotto l'anello a squame circolari scure, simili a quelle del cappello; carne bianca, compatta, di odore grato di frutta e di sapore dolce-amaro; basidii cilindraceo-subclavati, 40-45 × 6-8 µ.; spore bianche, ovato-sferiche, con goccia oleosa, 6 × 5 µ.

Nasce a preferenza nelle selve di Abete bianco (Avez), per lo più solitario.

È poco conosciuto e perciò non ha da noi un nome volgare. Nel Litorale mediterraneo, dove è più frequente, viene raccolto assieme all'Agarico robusto, col quale è confuso e perciò chiamato col medesimo nome di Caussetta. È mangereccio ed ha le medesime proprietà e il medesimo gusto dell'Ag. robusto.

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Tav. XVII — Armillaria caligata Viv. (Agarico calzato) Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a Due individui nel primo sviluppo. b Individuo sviluppato. c Individuo sezionato. d Basidii. e Spore.

Armillaria aurantia Schaeff. — Tav. XVIII.

Ital. Agarico ranciato.

Ha cappello convesso, poi spianato con leggero umbone, viscoso a tempo umido, colore ranciato-fulvo o ocraceo-fulvo, tutto coperto da piccole squame concolori; lamelle spesse, bianche, poi a macchie ferruginee o fulve, al gambo sinuate ed attaccate sullo stesso ad uncino; gambo solido, talora però nel fungo adulto diventante cavo, sopra l'anello bianco e cruscoso, sotto coperto da squamette identiche a quelle del cappello; anello incompleto, squamiforme e non già membranaceo come nell'Armillaria robusta e calzata; carne bianca con tinta quadrello ai lati, di odore forte d'olio rancido o di cimice e di sapore dolcigno; basidii clavati, 25-28 × 4-5 µ.; spore subglobose, 5-6 × 4-5 µ.

Nasce a preferenza nelle selve di Abete bianco per lo più in grandi truppe. Osservato superficialmente è facile confonderlo coll'Armillaria robusta, dalla quale però si distingue specialmente per l'odore nauseante, per la viscosità, per le squame e per l'anello non membranaceo. All'osservazione microscopica si trova diversità anche nelle spore ecc.

È specie sospetta da tralasciarsi, quantunque non si possa dichiarare venefica, giacchè in certi luoghi viene mangiata senza pericolo dopo essere stata cotta e macerata nell'acqua. Convien rimarcare che cuocendosi i funghi nell'acqua salata perdono gran parte dei principi drastici, che contengono, e se, dopo cotti, si getta via l'acqua e si condiscono, riescono innocui. Questo metodo, per lo più usato dai contadini, se è più sicuro per garantirsi dagli avvelenamenti, ha però l'inconveniente di rendere i funghi insipidi e più indigesti pel motivo che perdono il gusto gradito e delicato, nonchè parte degli elementi nutritivi.

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Tav. XVIII — Armillaria aurantia Schaeff. (Agarico ranciato) (SOSPETTO) Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a, b, c, Individui di vario sviluppo. d Sezione verticale d'un individuo. e Basidii. f Spore.

Armillaria imperialis Fr. — Tav. XIX.

Ital. Agarico imperiale. Volg. Brise matte (Trento).

Nel primissimo sviluppo ha il cappello quasi rotondo e strettamente unito al gambo mediante la volva membranacea che aderisce ai margini; intieramente sviluppato poi è disteso e spianato, assumendo dimensioni talora molto grandi da raggiungere in diametro 20 cm. e più. Il colore del cappello è castagno, variando in intensità a misura dello sviluppo, e l'epidermide, da prima contigua, si sfibra in squame eleganti specialmente al centro; le lamelle sono bianche, spesse, grossette, forcate, talora al taglio crenolate, scorrenti sul gambo; il gambo è solido, duro, verso la base attenuato e radicato profondamente nel terreno; l'anello sta in basso vicino alla volva, è reflesso, al di sotto bruno-fibroso, al di sopra bianco, striato-solcato; la volva è membranacea, tenace, in età lacerata, color paglierino sporco; carne biancastra, compatta, del gambo dura; basidii clavati, 50 × 6-8 µ.; spore allungate, 12-14 × 5-7 µ.

Nasce copioso a truppe in tutte le selve di abete della regione tridentina.

È una delle poche specie che vengono portate sul mercato di Trento, dove si vende sotto il nome di Brise false o Brise matte. Come fungo mangereccio è di poco valore per la carne troppo tenace e di sapore non tanto gradito. Riesce invece abbastanza gustoso come guarnizione (appresso) se si prepara nel modo seguente:

Si scelgono possibilmente individui del medesimo sviluppo, si mondano raschiando la pelle del cappello e del gambo e si tagliano a pezzi cubici (forma di dado) della dimensione di circa 3 cm. Indi si lavano, si pongono nell'acqua e aceto con sale e si fanno bollire finchè abbiano raggiunto un terzo circa di cottura, indi si colano e si mettono nell'olio con un po' di aceto e si fanno nuovamente bollire per 7 o 8 minuti. Subìto questo trattamento, si versa il tutto in un vaso di terra cotta, osservando che i funghi rimangano tutti sotto olio, e quindi si ripongono. Dopo cinque o sei giorni possono essere serviti come guarnizione della carne ecc.

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Tav. XIX — Armillaria imperialis Fr. (Agarico imperiale) Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a Fungo giovane. b Fungo di mezzo sviluppo. c Sezione verticale. d Basidii. e Spore.

Armillaria mellea Wahl. — Tav. XX.

Ital. Famiglia buona, bianca e leonata. Volg. Fonghi del morar, Ciodini de morer. Franc. Tête de Méduse. Ted. Hallimasch.

Nel primo sviluppo ha la forma di chiodo pel cappello conico arrotondato ai margini, poi piano-convesso, indi spianato con umbone nel centro, di vario colore a seconda della matrice, cioè giallo-melleo se cresce al piede dei gelsi, rossastro-carne se ai piedi o su tronchi marciti di conifere, bruno se ai piedi di roveri ecc. È tutto coperto da fiocchi di peli o piccole squame nerognole o giallastre che poi spariscono nel fungo adulto; lamelle attenuate alle due estremità e scorrenti a uncino sul gambo, bianche, poi con tinta rosea e chiazze rossastre; gambo eguale, alla base per lo più compresso, pieno d'una sostanza spongiosa, sopra l'anello di colore carnicino pallido, sotto giallastro o bruno; anello fioccoso, bianco, a fiocchi giallastri; carne bianca, acidetta; basidii clavato-capitati, 30-40 × 6-7 µ.; spore ellittiche, 7-8 × 4-6½ µ.

Cresce al piede o sulle ceppaie di vari alberi, specialmente Gelsi, Salici, Abeti, Larici, Quercie ecc. in ottobre e novembre, per lo più in grandi cespi da 10-30 individui. Raramente si trova solitario, ed allora assume dimensioni maggiori e il piede alla base diventa bulboso.

La carne di questo fungo è un po' acida, poco compatta e nel gambo fibrosa, per cui, quando si trova bene sviluppato, si deve sempre rigettare la parte inferiore dei gambi riuniti a cespo. È dovunque conosciuto come mangereccio e si consuma in gran quantità; però non è da considerarsi tra le specie migliori.

Da questo micete è causata la mortalità dei gelsi, conosciuta in Italia col nome di male del Falchetto, investendo il suo micelio, che si presenta sotto forma di filamenti bianchi o di una membrana bianca, le radici dell'albero e facendole marcire.

Avvertimento. Le denominazioni volgari, che si danno ai funghi mangerecci, se tolte dal nome degli alberi sui quali crescono, sono sovente occasione di accidenti deplorevoli, come p. es. il nome dato all'Armillaria mellea di Fonghi del morar, perchè facilmente infiltra nel volgo la falsa idea che tutti i funghi, i quali si sviluppano sul gelso sieno da riferirsi a questa specie mangereccia, mentre invece crescono su quest'albero molte altre specie, anche sospette venefiche. Le quali poi raccolte e mangiate producono disturbi gravissimi o avvelenamenti, che a torto si attribuiscono ai Funghi del morar in quanto riguardano la specie buona. Una specie mangereccia è sempre tale, purchè, come già accennai altrove, si rigettino gli individui troppo attempati che incominciano a putrefarsi. Se quindi si hanno a deplorare inconvenienti, se lo deve attribuire a specie nocive che furono confuse colle buone, perchè nascevano nei medesimi luoghi, sui medesimi alberi o presentavano un aspetto simile. Conviene quindi badare non all'albero su cui cresce il fungo, nè al luogo dove si trova o alla esteriore parvenza, ma alle note che presenta la specie che si ritiene mangereccia, e confrontarle colla descrizione e colle figure che qui si danno. Sul gelso cresce anche una specie che è nociva, l'Agarico amaro (Hypholoma fasciculare Huds. Tav. LV a), il quale forma pure dei grandi cespi somiglianti a quelli dell'Armillaria mellea, ma che però, se si bada soltanto un poco, non può essere confuso colla stessa, perchè ha caratteri affatto diversi. Ritengo che a questo fungo sieno da attribuirsi la maggior parte degli avvelenamenti che si riferiscono ai Fonghi del morar.

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Tav. XX — Armillaria mellea Vahl. (Famiglia buona, bianca e leonata) Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a Gruppo di funghi in vario stadio di sviluppo. b Individuo sezionato. c Basidii. d Spore.

Genere Tricholoma.

Funghi carnosi con cappello e gambo senza anello e senza volva; tessuto del gambo omogeneo, cioè congiungentesi con quello del cappello; lamelle al luogo d'inserzione sul gambo scavate a seno (smarginate, sinuate), non scorrenti sullo stesso; spore bianche, per lo più ellittiche, sovente con la membrana esteriore (episporio) granulata.

Tricholoma acerbum Bull. — Tav. XXI.

Ital. Agarico acerbo. Volg. Orletto (Lombardia), Carnio, Padoan bianco (Veneto). Franc. L'Acerbe.

Ha cappello da convesso spianato coll'orlo tomentoso e quasi sempre rivolto verso le lamelle (onde il nome di Orletto), fornito di rialzi pure tomentosi e goccie viscose nel fungo giovane, di colore bianco-giallastro o giallo-paglierino, con centro nocciola o fulvastro, d'aspetto sericeo; lamelle spesse, posteriormente (al gambo) smarginate, da prima bianche, poi a chiazze color quadrello; gambo solido, eguale o più sovente attenuato alla base, qualche volta anche bulboso, gialliccio, all'apice coperto da squamette furfuracee, bianche o giallo-zolfino; carne bianca, di sapore amarognolo-acerbo; basidii clavati, 25-30 × 5-7 µ.; spore obovate, vitree, con goccia oleosa, 6-7 × 3-3½ µ.

Nasce in tutta la nostra regione nelle selve di conifere e anche nei boschi a foglia per lo più in famiglie o riunito in cespi di due a quattro individui, a tardo autunno.

È mangereccio, ma deve cuocersi bene; ed affinchè perda l'acerbezza, prima di condirlo sarebbe meglio farlo bollire fino a mezza cottura nell'acqua salata, indi colarlo e cuocerlo col metodo ordinario.

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Tav. XXI — Tricholoma acerbum Bull. (Agarico acerbo, Orletto) (SOSPETTO) Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a Fungo giovane. b Fungo adulto. c Sezione verticale. d Basidii. e Spore.

Tricholoma colossus Fr. — Tav. XXI a.

Ital. Agarico colosso. Franc. Le colosse. Ted. Rieser Ritterling.

Ha cappello molto carnoso, convesso-espanso, coll'orlo rivolto verso le lamelle, liscio, poi sovente con epidermide lacerata a squamette, leggermente viscoso al margine nel fungo giovane, di color quadrello o salmone più o meno caldo, nel pieno sviluppo largo sovente fino a 20 cm.; lamelle spesse, bianche, poi specialmente al taglio con tinta o macchie del color del cappello, al gambo quasi libere o smarginate; gambo solido, compatto, tuberoso o ventricoso e talora con bulbo smarginato, all'apice bianco e furfuraceo, sotto il velo del color del cappello; velo manifesto nel fungo giovane e che segna una zona sul gambo; carne compatta, bianca, al taglio diventante da prima color carnicino, poi color salmone, di odore grato e sapore mite, basidii clavati, 30-35 × 7-8 µ.; spore obovate o allungate, con nucleo oleoso, 8-10 × 5-6 µ.

Cresce in autunno nei boschi di Pino (Pinus silvestris) tanto nel Trentino che nel Regno d'Italia, non comune, ma ove si trova abbastanza copioso.

È mangereccio e di buon gusto; a motivo della carne molto compatta si deve cuocere almeno due ore perchè riesca maggiormente gradito.

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Tav. XXIa — Tricholoma colossus Fr. (Agarico colosso) B.ssa Turco-Lazzari dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a-b Due individui di mezzo sviluppo in posizione diversa. c Individuo sezionato. d Basidii. e Spore.

Tricholoma russula Schaeff. — Tav. XXII.

Ital. Agarico avvinato, Avvinato. Volg. Carniol roàn, Padoan rosso (Veneto). Franc. Rouget. Ted. Stocktäubling.

Ha cappello da convesso-spianato, leggermente viscoso a tempo umido, colore carnicino, tutto coperto da piccole squame concolori; lamelle non tanto spesse, molli, bianche, poi macchiate di rosso, verso il gambo ora rotondate, ora smarginate o attaccate, sovente anche scorrenti leggermente sullo stesso; gambo pieno, eguale o ventricoso alla base, bianco, con tinta o macchie del color del cappello, all'apice bianco-furfuraceo; carne bianca, al taglio diventante carnicina, poi ritornante bianca, di buon gusto; basidii cilindraceo-clavati, 45-60 × 5-7 µ.; spore ellittiche, vitree, 6-7 × 4 µ.

Nasce nei boschetti a foglia negli autunni molto piovosi per lo più in cespi di 2-4 individui.

È fungo assai gustoso e presto cotto. Si può confondere, se si osserva soltanto il colore, con qualche Rossola venefica, come la Russula rubra, sanguinea o emetica; ma questi funghi sono fragili, hanno le lamelle secche, non molli e la carne acre. Basta quindi, nel dubbio, assaggiarli e, se si presentano pungenti al palato, rigettarli. Ha pure molta somiglianza coll'Igroforo avvinato (Hygrophorus erubescens), anzi talvolta riesce difficilissimo distinguerlo, ma tale scambio non apporterebbe danno, giacchè quest'ultimo è pure mangereccio. Chi però volesse distinguerlo osservi che l'Igroforo avvinato cresce soltanto nelle selve conifere, non è così regolarmente tinto di color carne, ma su fondo bianco ha chiazze rosse, il gambo è più snello, tutto puntato di rosso, e la carne al taglio diventa giallo-citrina e non rossa come nell'Agarico avvinato.

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Tav. XXII — Tricholoma russula Schaeff. (Agarico avvinato) Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a Fungo giovane. b Fungo adulto. c Sezione verticale. d Basidii. e Spore.

Tricholoma columbetta Fr. — Tav. XXIII.

Ital. Agarico colombetta. Volg. Colombetta. Franc. Colombette. Ted. Seidenglänzender Blätterschwamm.

Ha cappello da obovato spianato, liscio, secco, sericeo, bianco-candido, per lo più con macchie rosse o celestine o verde-rame; lamelle spesse, bianche, sovente con tinta rosea al margine del cappello, al gambo smarginate; gambo pieno e qualche volta diventante cavo negli individui adulti, alla base ingrossato, raramente un po' radicato, bianco, leggermente pruinato, in età liscio o fibrilloso, verso la base quasi sempre con macchie celestine o verde-rame; carne bianca, compatta, gustosa; basidii clavati, 25-30 × 6-8 µ.; spore ellittiche, jaline, 6-7 × 4 µ.

Nasce nelle selve di conifere in settembre e ottobre dopo le grandi pioggie. Negli autunni poco piovosi è raro o manca affatto.

È mangereccio, di sapore delicato e merita d'essere ben conosciuto e raccolto. Non è facile confonderlo con specie nocive se si bada alle note caratteristiche che lo distinguono.

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Tav. XXIII — Tricholoma columbetta Fr. (Colombetta) Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a Fungo giovane. b Fungo adulto. c Fungo sezionato. d Basidii. e Spore.

Tricholoma terreum Schaeff. — Tav. XXIV.

Ital. Agarico terreo. Volg. Morette (Val di Non), Cavarese (Veneto). Franc. Agaric drapé noir. Ted. Erdfarbiger Blätterschwamm.

Ha cappello da campanulato spianato-umbonato, secco, di colore nerognolo, grigio-sorcio o grigio-cinereo, da prima peloso, poi a squamette concolori; lamelle spesse, bianco-cinerine, a chiazze fosche nel fungo adulto, al gambo smarginate; gambo pieno, poi cavo, di colore bianco-cinereo, oscurantesi coll'età alla base, eguale, fibrilloso, all'apice bianco o nero furfuraceo; carne bianco-cinerea, di leggiero odore farinaceo e sapore non marcato; basidii clavati, 25-30 × 6-8 µ.; spore ellittiche, jaline, 6-8 × 4 µ.

Nasce copioso in autunno, specialmente nelle pinete campestri, in famiglie, gregario o raramente in cespi di 2-3 individui.

È fungo mangereccio di buonissimo gusto, e si cuoce perfettamente in un'ora. Si può confondere col Tricholoma virgatum (Tav. XXVI) e col Tricholoma tigrinum (Tav. XXV), specie sospette, le quali però non crescono mai in famiglie così numerose, nè sono così fragili come l'Agarico terreo. Se si confronteranno attentamente le descrizioni e le figure che presentiamo, sarà escluso ogni pericolo di confonderli.

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Tav. XXIV — Tricholoma terreum Sow. (Agarico terreo) Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a Individuo giovane. b Individuo adulto. c Individuo sezionato. d Basidii. e Spore.

Tricholoma tigrinum Schaeff. (non Fr.). — Tav. XXV.

Ital. Agarico tigrato. Franc. Agaric tigré. Ted. Getiegerter Blätterschwamm.

Ha cappello da campanulato spianato e largamente umbonato, di colore grigiastro-chiaro, secco, sericeo-fibrilloso, indi a squame fioccose grigio-scure; lamelle spesse, larghe, al gambo smarginato-uncinate, colore bianco-sporco con riflesso glauco; gambo solido, robusto, sovente ventricoso, bianco-grigiastro, fibrilloso e talora a squamette puntiformi, brune; carne bianco-grigiastra, di nessun sapore o odore speciale; basidii clavati, 40-50 × 9-8 µ.; spore ellittiche o ovato-allungate, 8-10 × 6 µ.

Nasce nelle selve di abete in piccole famiglie o anche isolato, ma non tanto frequente.

È specie velenosa, per cui si deve por mente di non confonderlo coll'Agarico terreo, del quale sembra una forma più grande e compatta.

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Tav. XXV — Tricholoma tigrinum Schaeff. (Agarico tigrato) (VELENOSO) Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a Individuo giovane. b Individuo adulto. c Individuo sezionato. d Basidii. e Spore.

Tricholoma virgatum Fr. — Tav. XXVI.

Ital. Agarico vergato. Franc. Agaric vergeté.

Ha cappello da conico-campanulato piano-convesso e umbonato, di color pallido-cinereo, secco, tutto coperto da fibrille longitudinali scure; lamelle spesse, bianco-cineree, facilmente staccabili dal cappello, al taglio tomentose, verso il gambo rotondate e attaccate ad uncino; gambo pieno, poi cavo, alla base clavato o bulbosetto, di colore bianco-cinereo, leggermente fibrilloso-furfuraceo; carne biancastra, un po' scura sotto l'epidermide, di odore non marcato, e sapore un po' astringente; spore jaline, subglobose, 9-8 × 5½-6 µ.

Nasce nelle selve di abete, ma raro, per lo più in gruppi di pochi individui.

È specie sospetta. Si può anche questo confonderlo coll'Agarico terreo, e perciò ne ho dato la figura. Del resto tanto questa specie, quanto, l'Agarico tigrato, non trovandosi mai in famiglie numerose, sarà facile distinguerli anche praticamente dall'Agarico terreo. Si osservi inoltre che l'Agarico vergato non è mai peloso, come l'Agarico terreo, nè ha la carne così fibrosa, ma compatta; anche le fibre del cappello sono di tutt'altra specie di quelle del cappello dell'Agarico terreo.

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Tav. XXVI — Tricholoma virgatum Fr. (Agarico vergato) (VELENOSO) Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a-c Individui in vario grado di sviluppo. d Individuo sezionato. e Spore.

Tricholoma sulphureum Bull. — Tav. XXVII.

Ital. Agarico zolfino. Franc. Sulphurin puant.

Ha cappello da convesso o campanulato spianato ed umbonato, da sericeo glabro, di colore zolfino sporco col centro rosso-mattone; lamelle distanti, colore zolfo carico, al piede smarginato-uncinate; gambo pieno, poi cavo, eguale o un po' panciuto alla base, fibrilloso, del medesimo colore del cappello; carne pure concolore, di odore forte nauseante da cloro; basidii clavati, 35-40 × 9-10 µ.; spore a forma di mandorla, 9-10 × 5 µ.

Nasce tanto nelle selve conifere, quanto nei boschi a foglia in piccole famiglie dall'agosto all'ottobre.

È velenoso, però riesce facile conoscerlo dall'odore acuto e ripugnante che tramanda.

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Tav. XXVII — Tricholoma sulphureum Bull. (Agarico zolfino) (VELENOSO) Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a-c Individui nel vario grado di sviluppo. d Individuo sezionato. e Basidii. f Spore.

Tricholoma georgii Clus. (Agaricus albellus De C.) — Tav. XXVIII.

Ital. Prugnuolo, Prugnuolo nostrale color d'Isabella. Volg. Spinarolo, Maggengo, Fungo della Saetta. Franc. Mousseron. Ted. Musseron, Maischwamm, Rossling.

Ha cappello da prima quasi rotondo, poi convesso, indi spianato, coi margini rivolti verso le lamelle, con superficie secca, generalmente di color nocciuola languido, variando però dal bianchiccio all'isabellino; lamelle spesse, bianche, nel punto d'inserzione sul gambo varianti, ora smarginate, ora attenuato-uncinate o leggermente decorrenti, sovente anche rotondate; gambo solido, eguale o attenuato verso la base, talora anche bulbosetto, bianco, con tinta nocciuola nella parte inferiore, fibrilloso, all'apice furfuraceo; carne compatta, bianca, odorosa, nel gambo un po' fibrosa; basidii clavati, 25-30 × 6-8 µ.; spore ovato-ellittiche, jaline, 5-6 × 3 µ.

Nasce nei luoghi aprichi fra i cespugli e più sovente negli erbosi, ne' pascoli, prati magri, in primavera da aprile alla fine di maggio, abbastanza frequente. Si trova ordinariamente in file longitudinali a zig-zag (onde il nome di fungo della Saetta) o circolari concentriche, segnate ancora prima di nascere dallo sviluppo dell'erba, che vi cresce più rigogliosa e con tinta verde-cupo, perchè nutrita dal micelio del fungo.

Il Prugnuolo è uno dei funghi mangerecci più saporiti e gustosi che si conoscano. Si presta specialmente per essere disseccato e quale condimento, giacchè conserva l'aroma piccante che ha da vegeto e lo comunica facilmente ai cibi coi quali si unisce. Il metodo che si usa per essiccarlo si è di tagliarlo in due o quattro parti fino alla metà del gambo, indi viene infilato con accia ed esposto all'aria. Essendo la carne assai compatta e coll'essiccazione diventando un po' coriacea, si deve bene cuocere altrimenti riescirebbe indigesta, specialmente negli essiccati.

Non si può confondere con specie venefiche.

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Tav. XXVIII — Tricholoma georgii Clus. (Prugnuolo) Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a-c Individui in vario grado di sviluppo. d Individuo sezionato. e Basidii. f Spore.

Tricholoma georgii Clus. var. FLAVIDA (Agaricus gambosus Fr.) — Tav. XXVIII a.

Ital. Prugnuolo giallo. Ted. Pomona-Blätterschwamm.

Questa varietà differisce dalla specie per il color del cappello che è d'un giallo pallido, più marcato ai bordi, e per la carne più molle in conseguenza del crescere all'ombra degli alberi ove lo sviluppo è più celere e il tessuto riesce perciò meno compatto. Del resto l'odore e il sapore sono identici col tipo.

Merita pure di essere ricordata la varietà che trovasi nel Trentino a mezza montagna negli erbosi aprichi, la quale si conosce dai sistematici sotto il nome Tricholoma graveolens Pers. Ha la medesima forma della specie, dalla quale si allontana per il colore generale fuligginoso, più carico nelle lamelle, e per l'odore un po' più piccante.

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Tav. XXVIII a — Tricholoma georgii Clus. var. flavida (Prugnuolo giallo) Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a-c Fungo in vario grado di sviluppo. d Fungo sezionato. e Basidii. f Spore.

Tricholoma goniospermum Bres. — Tav. XXIX.

Ital. Agarico a spore angolate. Volg. Fongo di Penede.

Ha cappello da emisferico piano-convesso, secco, da prima fosco, poi giallo sporco o colore isabella; lamelle spesse, grigio-fuligginose o più raramente lilacino-violacee, indi giallastre, al gambo rotondato-smarginate; gambo solido, eguale o un po' ventricoso, raramente bulboso, pruinato, all'apice bianco o lilacino, alla base scuro; carne compatta nel cappello, fibrosa nel gambo, bianco-sporca, di odore forte di farina un po' rancida, sapore dolciastro; basidii clavati, 35-40 × 8-9 µ.; spore angolate, quasi a forma di croce, 8-10 × 5-7 µ.

Nasce in primavera e in autunno a grandi famiglie nei boschetti del colle di Penede fra Nago e Torbole, dove finora fu unicamente trovato.

È mangereccio e si avvicina per la forma e per il gusto al Prugnuolo, dal quale differisce per l'aroma meno pronunciato e per la carne meno compatta. È da annoverarsi fra le specie più squisite. Si può anche disseccare con buon risultato. Non esiste specie venefica da confondersi collo stesso, il quale d'altronde, per chi potesse usare del microscopio, sarebbe subito distinto dalla spora angolata, propria di questa specie di Tricholoma.

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Tav. XXIX — Tricholoma goniospermum Bres. (Agarico a spore angolate) Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a-c Individui di vario sviluppo. d Individuo sezionato. e Basidii. f Spore.

Tricholoma nudum Bull. — Tav. XXX.

Ital. Agarico nudo. Franc. Agaric nu. Ted. Nackter Blätterschwamm.

Ha cappello da convesso spianato e depresso nel centro, umido ma non viscoso, di color violaceo-fosco, col centro a tinta rossastro-quadrello, impallidentesi coll'età; lamelle spesse, color violaceo vivo, persistente, al gambo rotondato-uncinate, a uncino talora lunghetto e decorrente sul gambo; gambo pieno, del medesimo colore, fibrilloso-peloso, alla base sovente un po' ingrossato; carne violaceo-chiara, di odore appena marcato e sapore leggermente acidulo; basidii clavati; spore ellittiche, jaline, 6-7 × 4-5 µ.

Nasce gregario al margine delle selve dal maggio all'ottobre.

È specie abbastanza buona; conviene però cuocerla bene, giacchè la carne, quantunque sembri molle, è un po' fibrosa e perciò più difficile a cuocersi. Si può facilmente confondere pel colore con alcune specie di Cortinarii (p. e. Cortinarius cyanopus, C. caerulescens, C. purpurascens, C. violaceus, C. cyanites ecc.) i quali sono sospetti, ma se si osserva un po' accuratamente non riuscirà difficile il distinguerlo dal cappello che non è mai viscoso e dalle lamelle che rimangono sempre violacee, mentrechè nei Cortinarii, pel motivo che hanno le spore colorate, diventano da violacee color ruggine nel fungo sviluppato. Inoltre i Cortinarii sono sempre provvisti nel fungo giovane di anello fibroso a modo di velo, il quale manca sempre nell'Agarico nudo.

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Tav. XXX — Tricholoma nudum Bull. (Agarico nudo) Bar. Turco-Lazzari dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a Fungo veduto di prospetto. b Fungo veduto colla faccia inferiore. c Fungo sezionato. d Basidii. e Spore.

Tricholoma cnista Fr. (Agaric grammopode Bull. tav. 585 f. 1) — Tav. XXXI.

Ital. Agarico montano.

Ha cappello da emisferico convesso-gibboso, poi espanso-umbonato, glabro, secco, bianco, sovente con tinta paglierina specialmente al centro; lamelle spesse, bianche e coll'età traenti al grigiastro, al piede smarginato-uncinate, facilmente staccabili dal cappello; gambo pieno, eguale o un po' bulboso alla base, fibrilloso, all'apice furfuraceo, bianco; carne tenera, fibrosa nel gambo, bianca, talora al taglio diventante carnicino-pallida, di buon sapore ed odore di farina fresca; basidii clavati, 30-35 × 6-7 µ.; spore ellittiche, jaline, 7-9 × 4-5 µ.

Nasce nei pascoli, luoghi erbosi, campigoli di montagna, dal maggio all'autunno, sovente in famiglie numerose.

È una delle specie più delicate dei nostri monti e merita di essere conosciuta meglio. Io non la vidi mai raccogliere. Non si può confondere con funghi venefici. Il solo che gli somiglia, l'Agarico bianco (Tricholoma album Schaeff.), non si trova mai in simili località, ma sempre nelle selve; inoltre, come già accennai altrove, questa specie è rarissima dovunque.

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Tav. XXXI — Tricholoma cnista Fr. var. gracilis (Agarico montano) Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a Individuo veduto di prospetto. b Individuo veduto colla faccia inferiore. c Individuo sezionato. d Basidii. e Spore.

Tricholoma grammopodium Bull. (Tav. 548). — Tav. XXXII.

Ital. Agarico a piede striato. Volg. Fonghi della Saetta de auton. Franc. Agaric grammopode.

Ha cappello da campanulato espanso-gibboso o umbonato, glabro, non viscoso, a tempo umido molle, di colore fosco tanè, a tempo secco con pelle morbida come pelle di guanto, di colore grigiastro-scuro, grigiastro pallido o traente al cinereo; lamelle spesse, bianche, larghe, verso il gambo rotondato-attaccate o smarginato-uncinate; gambo robusto, assai variante nella lunghezza, pieno, pallido, longitudinalmente striato da fibrille scure; carne biancastra, di sapore grato ed odore di farina fresca un po' rancida; basidii clavati; spore ellittiche, asperule, bianche, 9-10 × 5 µ.

Nasce nei luoghi erbosi e nei prati in autunno dopo il taglio dei fieni in grandi famiglie, per lo più disposto in file. Tramanda dalle lamelle una abbondante polvere seminale bianca, che talvolta colora l'erba circostante, come fosse cospersa di farina.

È fungo mangereccio di buon gusto; conviene però rigettare la parte inferiore del gambo che è troppo fibrosa e tenace. Non vi sono funghi venefici coi quali possa essere confuso.

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Tav. XXXII — Tricholoma grammopodium Bull. (Agarico piedestriato) Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a-b Individui in vario grado di sviluppo. c Individuo sezionato. d Basidii. e Spore.

Genere Clitocybe.

Funghi carnosi con cappello e gambo, senza anello e volva; tessuto del gambo omogeneo, entrante in quello del cappello; lamelle al gambo attenuate e scorrenti più o meno sullo stesso; spore bianche, globose, ovate o ellittiche, liscie, raramente con episporio granulato o aculeato.

Clitocybe nebularis Batsch. — Tav. XXXIII.

Ital. Agarico nebuloso. Franc. Agaric nebuleux.

Ha cappello da convesso-gibboso spianato, di colore grigiastro-nebbia col centro fosco, glabro, secco; lamelle spesse, strette, scorrenti sul gambo, bianche, facilmente staccabili dalla carne del cappello; gambo pieno, biancastro, traente al grigio, alla base bulboso, fibrilloso-pruinato, poi glabro; carne bianca, di odore di farina fresca e di sapore dolcigno; basidii clavati; spore ovato-allungate, jaline, 6-7 × 9 µ.

Nasce nelle selve, per lo più ai margini erbosi, in cerchio o in gruppi di parecchi individui.

Non sono concordi i pareri degli Autori sulle qualità di questo fungo. Chi lo dice sospetto, chi mangereccio, chi lo ritiene innocuo se mangiato in poca quantità e nocivo se mangiato in quantità straordinaria. Il fatto sta che veri casi di avvelenamento con questo fungo non si conoscono, e che al più potrà forse riuscire indigesto o causare qualche disturbo se mangiato troppo abbondantemente. Io me ne cibai molte volte, anche in abbondanza, e non ebbi a soffrire disturbo alcuno. La carne è tenera, presto cotta e di buonissimo gusto, per cui io lo tengo per uno dei migliori funghi mangerecci.

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Tav. XXXIII — Clitocybe nebularis Batsch. (Agarico nebuloso) Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a-b Individui in vario grado di sviluppo. c Individuo sezionato. d Basidii. e Spore.

Clitocybe conglobata Vitt. (Agaricus coalescens Viv.) — Tav. XXXIV.

Ital. Agarico conglobato, Agarico a cespuglio. Volg. Zonati (Val di Non).

Ha cappello da convesso spianato-depresso o anche leggermente umbonato, nel fungo giovane color bianchiccio, indi grigio-chiaro o grigio-scuro, longitudinalmente striato; lamelle bianche, poi grigie, congiunte nel fondo a vene, verso il gambo rotondato-attaccate o sinuato-annesse o anche decorrenti sullo stesso; gambo pieno, bianco, furfuraceo, alla base sempre unito coi gambi di altri individui (crescendo sempre in cespi) in un tubero carnoso, compatto, informe, sotterraneo, della dimensione da 5-10 cm.; carne bianca, compatta, di grato sapore e odore non sensibile; basidii clavati, 40-45 × 7-9 µ.; spore sferiche, jaline, 6-7 µ. di diametro.

Nasce in autunno ed è frequente nelle pinete della Valle di Non. Altrove finora non lo trovai; in Italia fu raccolto nel milanese (Vittadini) e nel genovese (Viviani).

È conosciuto volgarmente nel Trentino sotto il nome di zonati e si mangia in tutti i luoghi dove cresce. La sua carne è un po' tenace, e perciò conviene cuocerlo bene e con abbondante condimento, ed allora riesce veramente squisito.

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Tav. XXXIV — Clitocybe conglobata Vittad. (Agarico conglobato) Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a Cespo di funghi in vario stadio di sviluppo nascenti dal medesimo tubero, il quale fu sezionato in b onde apparisca come è sviluppato. c Sezione verticale d'un cappello e tronco di gambo. d Basidii. e Spore.

Clitocybe cinerascens Bull. (non Fr.) — Tav. XXXV.

Ital. Agarico cenerognolo. Franc. Agaric cinerescent. Volg. Zonati (Val di Non).

Ha cappello da convesso spianato-gibboso o anche depresso, ondulato al margine, di colore grigio-cinereo più o meno oscuro conforme l'età; lamelle spesse, bianche, poi con tinta grigiastra, verso il gambo variabili, quando sinuato-attaccate, quando troncato-aderenti, quando leggermente decorrenti; gambo pieno, bianchiccio, alla base unito ad altri gambi, ma senza formare tubero, carne biancastra, di sapore un po' amarognolo; basidii clavati, 30-35 × 7-9 µ.; spore globose, jaline, 6-7 µ. di diametro.

Nasce in grandi circoli a cespi di 3-15 individui, raramente solitario, in quasi tutte le selve tanto di conifere, che di foglia.

È mangereccio ed ha le medesime proprietà dell'Agarico conglobato, dal quale differisce quasi unicamente per la mancanza di tubero alla base. Anche questo fungo deve essere ben cotto per renderlo più gustevole ed evitare che riesca indigesto. Non si può confondere con specie nocive.

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Tav. XXXV — Clitocybe cinerascens Bull. (Agarico cenerognolo) Bar. Turco-Lazzari dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a-b Due cespi di funghi in vario stadio di sviluppo. c Individuo sezionato. d Basidii. e Spore.

Clitocybe cartilaginea Bull. (Agaricus effocatellus Maur.) — Tav. XXXVI.

Ital. Agarico cartilaginoso, Sfogatello. Franc. Agaric cartilagineux.

Ha cappello da convesso spianato-depresso o umbonato, da prima quasi nero, indi castagno-marrone e finalmente castagno-chiaro, coll'epidermide tenace, quasi cartilaginosa; lamelle spesse, verso il gambo attaccate o sinuate, sovente anche un po' decorrenti sullo stesso, tenaci come l'epidermide del cappello, bianchiccie, con tinta grigia o paglierina; gambo pieno, in età anche cavo, nella parte superiore biancastro, inferiormente nereggiante e unito a cespo con altri gambi, colla superficie pure tenace, quasi cartilaginea; carne bianca, di odore non tanto gradito e sapore dolcigno; basidii clavati, 30-35 × 6-8 µ.; spore globose, jaline, 6-8 µ. di diametro.

Nasce nelle pinete della zona della vite (Val di Non, Sopramonte ecc.), per lo più in grandi famiglie e a cespi di 5-20 individui. In Italia è frequente nella provincia di Roma.

È mangereccio, ma molto tenace, per cui si deve cuocere molto (2-2½ ore) con abbondante condimento, ed allora riesce del medesimo gusto dell'Agarico cenerognolo. Non si può confondere con specie venefiche.

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Tav. XXXVI — Clitocybe cartilaginea Bull. (Agarico cartilaginoso) Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a Cespo di funghi in vario stadio di sviluppo. b Individuo sezionato. c Basidii. d Spore.

Clitocybe connata Schum. — Tav. XXXVII.

Ital. Agarico connato. Franc. Agaric rameux.

Ha cappello da convesso spianato-depresso o anche leggermente umbonato, al margine ondulato-repando nei funghi molto sviluppati, glabro, secco, di colore dal bianco-candido al grigio-cinereo; lamelle non tanto spesse, bianche o tendenti al cinereo-fusco, verso il gambo variamente inserite, intieramente attaccate o smarginate o decorrenti; gambo solido e in età cavo, bianco, fioccoso-pruinato, alla base congiunto in cespite o anche in tubero con altri; carne bianca, di forte odore di farina recente, sapore mite; basidii clavati, 25-30 × 5-6 µ.; spore ovato-allungate, jaline, 6-7 × 2-3 µ.

Nasce a cespi nelle selve alpine (Rabbi, Selva di Dimaro, Paneveggio ecc.) dall'agosto all'ottobre.

È una delle specie più squisite e si presta anche per essere disseccata. Non si può confondere con specie nocive.

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Tav. XXXVII — Clitocybe connata Schum. (Agarico connato) Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a Cespo di funghi. b Individuo sezionato ed unito alla base col cespo. c Basidii. d Spore.

Clitocybe infundibuliformis Bull. — Tav. XXXVIII.

Ital. Agarico imbuto, Imbuto. Volg. Imbuto. Franc. La Coupe bocagère. Ted. Gelber Trichterschwamm.

Ha cappello da convesso-subemisferico espanso-ombelicato o imbutiforme, con umbone nel fondo quasi sempre persistente, al margine sovente con rialzi tomentosi che lo rendono come striato, di color nocciuola o di pan cotto; lamelle spesse, strette, bianche, assai decorrenti sul gambo; gambo pieno, tenace, bianco, inferiormente con tinta nocciuola, un po' bulboso; carne bianca, tenace, di grato odore e sapore un po' astringente; basidii clavati, 30-35 × 6-7 µ.; spore ovato-sferiche, 5-6 × 3-4 µ.

Nasce nei luoghi erbosi, ne' pascoli e anche nelle selve di montagna dalla primavera all'autunno, per lo più in file.

È comunissimo dovunque e perciò, quantunque sia povero di carne, si può raccogliere con vantaggio offerendo un cibo sano e gustoso. Ha tendenza a divenire coriaceo, per cui si devono raccogliere soltanto gli individui freschi e giovani, rigettando gli adulti o già disseccati in piede. Si deve pure ben cuocere (circa un'ora e mezzo) con abbondante condimento. Non si può facilmente confonderlo con specie venefiche. Si presta pure per essere disseccato, bastando tagliare per metà il cappello e passare per mezzo un filo sospendendolo per alcuni giorni all'aria. Disseccato si deve porre in luoghi asciutti entro sacchetti di carta o cassettine di legno.

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Tav. XXXVIII — Clitocybe infundibuliformis Fr. (Agarico imbuto) Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a Gruppo di funghi. b Individuo sezionato. c Basidii. d Spore.

Clitocybe geotropa Bull. — Tav. XXXIX.

Ital. Agarico geotropo. Volg. Fongo del Monte Brione (a Riva). Franc. Agaric géotrope.

Ha cappello da prima convesso-umbonato o gibboso, col margine largamente involto verso il gambo, indi espanso e depresso, con umbone nel mezzo o anche senza, di color isabella, giallo-carne o pane cotto; lamelle non tanto spesse, grossette, da prima attaccate, poi scorrenti sul gambo, bianche sul principio, ma poi quasi del colore del cappello; gambo solido, generalmente molto alto, robusto, del medesimo colore del cappello, alla base bulboso; carne bianca, di odore forte, assai grato, come di frutta (Calvil) e sapore non speciale; basidii clavato-capitati, 35-45 × 6-8 µ.; spore ovato-globose, jaline, 6-7 × 5-6 µ.

Nasce nei luoghi erbosi, pascoli, in grandi famiglie negli autunni molto piovosi, ma non dovunque (Sopramonte, S. Anna, Monte Brione presso Riva).

È uno dei funghi più squisiti, e pel forte aroma che possiede si può cuocere anche alla maniera dei tartufi servendosene come di questi per condimento. Si può pure facilmente disseccare alla maniera già indicata per l'Agarico imbuto. Non si può confondere con specie venefiche.

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Tav. XXXIX — Clitocybe geotropa Bull. (Agarico geotropo) Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a-b Due individui in diverso stadio di sviluppo. c Individuo sezionato. d Basidii. e Spore.

Clitocybe candida Bres. — Tav. XL.

Ital. Agarico candido.

Ha cappello da convesso-piano a forma di imbuto, con margine involuto, colore bianco-latteo, coll'età tingentesi di color paglia, quando è perfettamente sviluppato largo fino a 2 decimetri; lamelle molto spesse, assai strette, talora forcute, scorrenti sul gambo, bianche, poi paglia; gambo robusto, solido, del medesimo colore del cappello; carne bianca, compatta, di odore forte di farina fresca e sapore grato, mite; basidii clavati, 30-35 × 6-7 µ.; spore ovato-allungate, jaline, 7 × 3 µ.

Nasce in grandi file nei prati grassi, lungo i sentieri dove viene smossa la terra o anche al margine delle selve dove si trova terra pingue, p. es. nei campigoli delle malghe. Finora nel Trentino lo trovai soltanto nei prati della Valle di Rabbi, in Andalo e alle Vezzene di Malè. In Italia fu raccolto lungo il littorale mediterraneo.

Si presta come cibo e come condimento; ha la carne tenera, gustosissima ed aromatica. Anche disseccato riesce molto buono. Si può confonderlo con due specie di Lattario, il Lactarius piperatus e il Lactarius vellereus, funghi sospetti, coi quali ha comune la forma e il colore. Per distinguerlo basta tagliare gli esemplari per metà quando sono freschi; allora si scorge nei Lattarii una carne granulosa, rude e dura, dalla quale cola un abbondante succo lattiginoso bianco, di sapore acre-piperato, che infonde pure alla carne. Nell'Agarico candido invece la carne è sempre delicata, tenera, senza latte e di sapore mite.

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Tav. XL — Clitocybe candida Bresad. (Agarico candido) Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a Individuo quasi perfettamente sviluppato. b Individuo sezionato. c Basidii. d Spore.

Genere Collybia.

Funghi carnoso-tenaci con cappello e gambo, senza anello e senza volva; gambo fibroso-cartilaginoso, la cui trama è omogenea a quella del cappello; lamelle al gambo libere o troncate e aderenti allo stesso nella parte superiore; spore bianche, liscie, obovate, allungate o ellittiche.

Collybia dryophila Bull. — Tav. XLI.

Ital. Agarico driofilo. Franc. Fausse Souchette. Ted. Ockerbrauner Blätterschwamm.

Ha cappello da convesso o campanulato spianato, col centro depresso o anche rilevato ad umbone e col margine quasi sempre rivolto verso le lamelle, secco, di colore generalmente di pan cotto, ma variante dal rossastro al giallastro-biancheggiante; lamelle spesse, strette, bianche o raramente a tinta zolfina, verso il gambo sinuato-aderenti o libere; gambo fistoloso, cioè già da prima vuoto nell'interno, fibrilloso-tenace, eguale o alla base tuberoso-radicato, del color del cappello; carne pallida, di nessun odore o sapore speciale; spore bianche, ovato-virgoliformi, 5-6 × 3 µ.

Nasce in file a cespi o gruppi tanto nelle selve di conifere che a foglia, ma con preferenza nei querceti, dov'è abbondante in primavera ed estate.

È specie abbastanza buona, ma si deve usare soltanto il cappello e rigettare il gambo, perchè è troppo tenace e riuscirebbe indigesto.

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Tav. XLI — Collybia dryophila Bull. (Agarico driofilo) Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a-c Fungo in vario grado di sviluppo. d Individuo sezionato verticalmente. e Basidii. f Spore.

Genere Pleurotus.

Funghi carnoso-membranacei con cappello, ma talora senza gambo; cappello generalmente a forma di ventaglio, che s'inserisce immediatamente sulla matrice quando manca il gambo; gambo laterale o eccentrico, raramente fornito di anello, ma sempre senza volva; tessuto del gambo contiguo a quello del cappello; lamelle bianche, al gambo smarginate o scorrenti sullo stesso; spore bianche, cilindriche, ovate o globose, liscie o echinate.

Crescono sugli alberi o sulle radici di erbe, raramente sulla terra.

Pleurotus fuscus (Batt.) Bres. var. Ferulae (Lanzi) Comes. (Ag. nebrodensis Fr. Ag. Eryngii var. Ag. Cardarella var.) — Tav. XLII.

Ital. Fungo della Ferula, Felengo. Volg. Fungo della Bellamonte, Fungo d'Ampezzo. Ted. Ampezzaner-Schwämme (Bolzano).

Ha cappello convesso-gibboso, in età spianato e depresso, irregolare, sovente laterale o eccentrico, da prima di colore fosco fuligginoso, poi grigio-giallastro o grigiastro-lurido; lamelle non tanto spesse, bianche, con tinta paglia nel fungo adulto, scorrenti sul gambo e sovente reticolate; gambo solido, ventricoso-radicato, di color biancastro; carne compatta, bianca, di sapore grato e odore poco marcato nel fungo vegeto, ma molto profumata nel fungo disseccato; basidii clavati, 45-50 × 6-8 µ.; spore bianche, cilindracee o ovato-allungate, 10-14 × 5-6 µ.

Nasce copioso nei prati montani della Bellamonte nella Valle di Fiemme e nei dintorni d'Ampezzo nel mese di settembre, dopo il taglio del fieno, sulle radici del Laserpitium latifolium.

È fungo assai squisito, e si usa a preferenza come condimento per il forte aroma che tramanda quando è disseccato. In tale stato si vende sul mercato di Bolzano, dove è conosciuto sotto il nome di Ampezzaner-Schwämme, e se ne ricava dai 6 agli 8 fiorini il chilogramma. Da noi non cresce che nei luoghi nei quali trovasi la pianta matrice, nell'Italia invece, Sicilia, a Cipro, in Tunisia e Algeria è molto più frequente perchè si sviluppa sulla radice di varie altre piante che non allignano nel nostro paese, come a dire la Ferula communis, l'Elaeoselinum Asclepium, l'Opoponax Chironium ecc. Dovunque sono conosciute le sue proprietà mangerecce ed è ricercatissimo.

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Tav. XLII — Pleurotus fuscus (Batt.) Bres. var. Ferulae Lanzi (Cicciolo) Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a-b Fungo di vario grado di sviluppo. c Fungo sezionato verticalmente. d Basidii. e Spore.

Pleurotus ostreatus Jac. — Tav. XLIII.

Ital. Gelone, Cardella, Cerrena. Volg. Reccia de morar, Orgel (milanese), Ricchione (Napoli). Franc. Oreille du peuplier. Ted. Drehling.

Cresce a cespi coi cappelli imbricati e coi gambi uniti insieme e connati; la forma del cappello è di ventaglio o ovato-allungata; il colore è bruno-cinerino o grigiastro, nella parte posteriore verso il punto d'inserzione sui tronchi è coperto d'una lanugine biancastra; il gambo è laterale, conficcato nel tronco, talora assai corto da sembrare una specie di radice serpeggiante fra la corteccia, di colore biancastro e coperto da un fitto tomento grigio; le lamelle sono abbastanza spesse, larghe, scorrenti sul gambo, da prima bianche poi grigie; la carne bianca, in età tenace, di odore forte di farina fresca; i basidii clavati; le spore cilindracee, 8-12 × 3 µ.

Nasce cespitoso sui tronchi ancora vivi delle piante a foglia, specialmente del gelso, a tardo autunno, resistendo anche al freddo, donde il nome di Gelone.

È meritamente stimato come fungo mangereccio, ed in alcuni luoghi viene pure coltivato artificialmente; però la carne nel fungo intieramente sviluppato diventa dura, tenace e riesce piuttosto indigesta. Si devono quindi scegliere sempre i cespi giovani o di mezzano sviluppo ed inoltre cuocerli bene. — Non si può confondere con specie venefiche.

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Tav. XLIII — Pleurotus ostreatus Iacq. (Gelone) Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a Gruppo di due individui perfettamente sviluppati. b Sezione verticale. c Spore.

Genere Hygrophorus.

Funghi carnoso-molli con cappello e gambo, senza anello e volva, ma sovente con velo nel fungo giovane; tessuto del gambo contiguo a quello del cappello; lamelle molli, per lo più scorrenti sul gambo; spore bianche, ellittiche, liscie.

Hygrophorus pratensis Pers. — Tav. LIX.

Ital. Igroforo pratense. Volg. Fongo della doga, Doga (Veneto). Franc. Agaric ficoïde. Ted. Wiesenschwamm.

Ha cappello da convesso spianato-gibboso, quasi a forma di trottola, liscio, secco, di color fulvo o fulvo-ranciato, coll'epidermide di frequente screpolata; lamelle distanti, scorrenti sul gambo, nel fondo congiunte a vene, bianche o con tinta fulva; gambo pieno, nel fungo vecchio sovente cavo, fibrilloso, attenuato inferiormente, del colore del cappello o più pallido; carne pure della medesima tinta ma più languida, di sapore e odore grati; basidii clavati, 45-50 × 6-7 µ.; spore ellittiche, bianche, 6 × 4-5 µ.

Si trova nei luoghi erbosi e specialmente nei prati magri di montagna abbastanza copioso in autunno.

È fungo sapido, di carne tenera, che merita d'essere conosciuto.

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Tav. LIX — Hygrophorus pratensis Fr. (Igroforo pratense) Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a-c Fungo in vario grado di sviluppo. d Fungo sezionato verticalmente. e Basidii. f Spore.

Hygrophorus virgineus Wulf. — Tav. LX.

Ital. Fungo Mugnaio. Franc. Le Virginal. Ted. Iungferschwamm.

Ha cappello da convesso o conico-convesso spianato e quasi sempre rilevato nel mezzo, col margine rivolto verso le lamelle e poi nel fungo adulto ripiegato sul cappello, secco, glabro, liscio, ma con pelle screpolato-areolata in età, di colore bianco, sovente a macchie rosse; lamelle distanti, scorrenti sul gambo, bianche; gambo pieno, poi sovente cavo, glabro, attenuato inferiormente, del color del cappello, talora qua e là o specialmente alla base macchiato di rosso; carne bianca, di sapore grato ed odore fungino; basidii clavati, 50-60 × 6-8 µ.; spore bianche, ellittiche, 10-12 × 6-7 µ.

Cresce copioso in autunno nei pascoli e prati magri di montagna in società dell'Igroforo pratense.

Questo fungo, benchè piccolo, può essere raccolto con vantaggio essendo abbondante dove cresce. È migliore dell'Igroforo pratense pel sapore più delicato, che si avvicina a quello del Prugnuolo. Non si può confondere con specie venefiche. Somiglia molto all'Hygrophorus niveus, che forse è soltanto una varietà dello stesso, e alla Clitocybe ericetorum, ma ambedue sono mangerecci, per cui non può riuscire di danno l'eventuale scambio.

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Tav. LX — Hygrophorus virgineus (Wulf.) Fr. (Fungo Mugnajo) Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a-d Fungo nei varii gradi di sviluppo. e Sezione verticale d'un individuo. f Basidii. g Spore.

Genere Lactarius.

Funghi carnosi con cappello e gambo, senza anello e volva; tessuto del gambo contiguo a quello del cappello; lamelle rigide, ceraceo-membranacee, lattiginose, attaccate al gambo o leggermente scorrenti sullo stesso; carne pure con succo latteo; latte bianco, mite o acre, al contatto dell'aria sovente cangiante di colore; spore bianche o giallognole, globose o quasi globose, con episporio granuloso o aculeolato.

Lactarius controversus Pers. — Tav. LXI.

Ital. Peverone o Peveraccio. Volg. Brasca, Sottana (Veneto). Franc. Le poivré rose.

Ha cappello assai carnoso, convesso-ombelicato, poi ad imbuto, col margine da prima rivolto verso le lamelle e fioccoso, indi glabro, leggermente viscoso, di color bianco sporco con macchie rosseggianti e talora con zone gialliccie verso il margine, quasi sempre coperto da frustoli di terra; lamelle assai spesse, sottili, strette, attaccate al gambo con seno rientrante, bianche, indi carnicine o giallo-carnicine; gambo corto, solido o raramente in età cavo, biancastro; carne compatta, granulosa, di odore grato, contenente un succo lattiginoso bianco, immutabile all'aria, di sapore acre-piperato; cistidii clavati o quasi fusiformi, 65-75 × 12 µ.; basidii clavati, 40-50 × 7-9 µ.; spore jaline, echinulate, quasi rotonde, 6-7 × 5-6 µ.

Vegeta nei boschetti del piano o di mezza montagna in estate ed autunno. Nei dintorni di Trento si trova a Gocciadoro, s. Rocco, s. Antonio, Sopramonte ecc.

È fungo affatto innocuo, ma di qualità ordinaria per la carne troppo granulosa e per il latte acre che contiene. Onde renderlo abbastanza buono il miglior mezzo di prepararlo è sulla graticola o in uno stampo di torta con olio, pepe, sale e prezzemolo, oppure, se si vuol usare ad intingolo, col bollirlo un po' nell'acqua, che poi si getta, per indi cuocerlo col metodo indicato al n.º 1 del § sulla cucinatura dei Funghi. Con questa previa bollitura la carne perde il latte e quindi l'acredine e si toglie inoltre il pericolo che mangiandone in quantità riesca drastico, imperocchè quasi tutti i Lattari contengono nel latte un principio che agisce come drastico-purgativo se si mangiano in quantità. Per evitare tale disturbo, basta la previa bollitura che fa depositare nell'acqua il succo lattiginoso.

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Tav. LXI — Lactarius controversus Pers. (Peverone) Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a Fungo completamente sviluppato. b Sezione verticale d'un individuo. c Spore.

Lactarius insulsus Fr. — Tav. LXII.

Ital. Pepino strisciato. Franc. Lactaire rubanné. Ted. Weissmilchender Gift-Reizker.

Ha cappello assai carnoso, convesso-ombelicato, poi ad imbuto, col margine sovente lobato, da prima rivolto verso le lamelle e pubescente, viscoso, di colore giallo-ranciato e a zone igrofane più marcate a tempo umido, a tempo asciutto tutto unicolare; lamelle larghe, non tanto spesse, scorrenti un po' sul gambo, da prima bianche, poi gialliccie con macchie ocracee; gambo pieno, poi cavo, bianco, indi giallastro con fossette di color ocraceo; carne bianca, abbastanza compatta con latte bianco, immutabile all'aria, molto acre; basidii clavati, 55-62 × 12 µ.; spore quasi rotonde, echinulate, del diametro di 8-10 µ.

Cresce nelle selve conifere di montagna, nei luoghi erbosi, tra i cespugli ecc. nell'estate e autunno.

Viene considerato come venefico per il suo latte acerrimo, che agisce come vomitorio. È facile confonderlo col Lapacendro buono (Tav. LXIV), con cui cresce insieme, se si osserva soltanto la forma ed il colore del cappello. La nota per distinguerlo con sicurezza è il latte, che nel Lapacendro è colore ranciato e nel Peperino strisciato è sempre bianco.

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Tav. LXII — Lactarius insulsus Fr. (Pepino strisciato) (SOSPETTO) Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a-b Fungo in vario grado di sviluppo. c Fungo sezionato verticalmente. d Basidii. e Spore.

Lactarius aurantiacus Pers. Syn. p. 432. (Lactarius Porninae Roll.) — Tav. LXIII.

Ital. Lattario ranciato. Volg. Fong del Lares. Franc. Lactarie orangé.

Ha cappello da convesso piano-depresso o ciatiforme, coi margini da prima rivolti verso le lamelle e bianco-pruinati, viscoso a tempo umido, di colore ranciato vivo con macchie o zone igrofane di color più marcato, che dispariscono nel fungo secco o asciutto; lamelle spesse, un po' scorrenti sul gambo e attenuate o più sovente un po' rotondate al punto d'inserzione, da prima bianche, poi color ocraceo-ranciato; gambo subito cavo, cilindrico, da giovane pruinato, del color del cappello, ma più languido; carne bianca, vicino all'epidermide giallo-ranciata, di forte odore; latte bianco, immutabile, molto acre; spore quasi rotonde, echinulate, 7-8 × 7 µ.

Si trova assai frequente in greggi nei luoghi erbosi, pascoli, nelle selve rade di larice in montagna dal luglio al novembre.

È fungo pericolosissimo mangiandone in quantità producendo diarree, vomiti e mal di capo; inoltre riesce d'un gusto sgradevole, quantunque venga antecipatamente bollito nell'acqua e poi ben preparato. Si confonde facilmente col Lapacendro buono, pel quale anzi lo vidi raccogliere parecchie volte; e vengono certamente causati da questo fungo gli avvelenamenti o i disturbi che talora si attribuiscono al primo. Conviene quindi star attenti per non scambiarlo, il che riuscirà facile se si osserva che al taglio nel Lattario ranciato la carne ed il latte sono bianchi, mentre nel Lapacendro sono colore arancio.

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Tav. LXIII — Lactarius aurantiacus Fl. D. (Lattario ranciato) (SOSPETTO) Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a-c Fungo in vario grado di sviluppo. d Individuo sezionato verticalmente. e Spore.

Lactarius deliciosus Linn. — Tav. LXIV.

Ital. Lapacendro buono. Volg. Fong dal Pin, Sanguignol. Franc. Le sanguin. Ted. Reissger, Brütling.

Ha cappello da convesso-ombelicato depresso o quasi imbutiforme, coi margini da prima rivolti verso le lamelle e pubescenti, un po' viscoso, di color rosso-ranciato più o meno vivo a seconda dell'età, sovente con zone più marcate, nel fungo adulto a macchie verde-rame: lamelle spesse, strette, color ranciato-languido, con macchie verdi in età; gambo subito cavo, cilindrico, del color del cappello, con piccole fossette ovali o rotonde a tinta più marcata ed in età pure a chiazze verdi; carne granulosa, bianco-gialla e alla periferia colore ranciato, di buon odore; latte copioso, colore ranciato vivo, di sapore piperato che tramanda alla carne; basidii clavati, 40-45 × 9-10 µ.; spore quasi rotonde, echinulate, 10 × 8 µ.

Si trova in tutte le selve, specialmente ai margini erbosi sotto le piante conifere, dal luglio al novembre.

Il Lapacendro buono è uno dei funghi più sicuri e più in uso che si conoscano. Già i Romani ne apprezzarono le proprietà mangerecce. Plinio nella sua storia naturale lo mette a paro dell'Uovolo, e negli affreschi scoperti a Pompei si trova pure la figura di questo fungo. I metodi usitati per prepararlo sono alla graticola e al tegame. Onde riesca saporito conviene scegliere individui giovani e ben conservati. Nel fungo adulto la carne diventa grumosa e perde molto del primitivo sapore.

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Tav. LXIV — Lactarius deliciosus (Linn.) Fr. (Lapacendro buono) B.ssa Turco-Lazzari dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a-d Fungo in vario grado di sviluppo. e Fungo sezionato verticalmente. f Basidii. g Spore.

Lactarius sanguifluus Paul. — Tav. LXV.

Ital. Lapacendro sanguigno. Volg. Fong dal sangue, Sanguignol. Franc. Lactaire à suc rouge.

Ha cappello da convesso-ombelicato spianato-depresso o quasi imbutiforme, col margine da prima rivolto verso le lamelle e bianco-pruinato, viscoso, di color ranciato-vinoso, poi ranciato-auroreo con macchie verde-rame, a zone più marcate che spariscono con l'età; lamelle spesse, sottili verso il gambo, attaccate e leggermente scorrenti sullo stesso, di color roseo, carnicino o violaceo-livido, volgenti al ranciato nel fungo adulto e macchiate di verde; gambo pieno o raramente cavo, attenuato verso la base, rosso-sanguigno o roseo, poi del colore del cappello, da prima coperto d'una pruina bianca, sovente a fossette con tinta più forte e colle medesime macchie verde-rame del cappello e delle lamelle, prodotte dal latte che al contatto dell'aria cangia di colore; carne bianca, al taglio macchiata di rosso, d'odore grato da frutta e sapore acre-piperato; latte di colore sanguigno, piperato; basidii clavati, 35-40 × 8-10 µ.; spore quasi rotonde, echinulate, 8-10 × 8-9 µ.

Nasce nei pineti della zona della vite in famiglie numerose dall'agosto al novembre.

Il Lapacendro sanguigno ha le medesime proprietà e serve ai medesimi usi del Lapacendro buono, col quale generalmente si confonde, specialmente quando è intieramente sviluppato e perde i bei colori giovanili; però il latte di color sangue lo conserva e da questo carattere può essere sempre distinto. Non cresce in montagna, nè nelle selve di conifere, ma esclusivamente nei boschetti di Pino nelle valli vitifere. Non si trova quindi in Val di Sole, in Val di Fiemme, Val di Rendena ecc. dov'è surrogato dal Lapacendro buono, il quale vegeta fin quasi al termine della vegetazione arborea.

È di gusto più delicato del Lapacendro buono e viene generalmente preferito a questo nei luoghi dove cresce in società.

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Tav. LXV — Lactarius sanguifluus Paul. (Lapacendro sanguigno) B.ssa Turco-Lazzari dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a-d Fungo in vario grado di sviluppo. e Individuo sezionato verticalmente. f Basidii. g Spore.

Lactarius volemus Fr. — Tav. LXVI.

Ital. Peveraccio giallo. Franc. La vachette. Ted. Brätling.

Ha cappello da prima globoso poi spianato-depresso, con margine da prima rivolto verso le lamelle e bianco pubescente, secco, di colore giallo aranciato o giallo fulvo tendente al bruno nel centro, tutto screpolato in età; lamelle spesse, da prima bianche poi giallognole, attenuate alle due estremità, un po' decorrenti sul gambo; gambo solido, cilindrico, duro, del colore del cappello o un po' più languido; carne compatta, dura, bianca, al taglio bruna, di sapore dolce e odore grato; latte copiosissimo, bianco, immutabile, di sapore dolce; spore bianche, rotonde, echinulate, 8-9 µ. di diametro.

Vegeta copioso tanto nelle selve di conifere che di piante frondose dal luglio all'ottobre, specialmente nei luoghi muscosi.

È fungo assolutamente innocuo e di buon gusto se viene ben cotto e condito.

Da noi non è conosciuto, ma in altri luoghi, specialmente nell'Austria inferiore, è ricercato a preferenza del Lapacendro buono. Colà si prepara dal popolo alla graticola facendo un taglio longitudinale al gambo e cospergendolo con molto sale, e dalle classi agiate alla casseruola con burro, brodo di carne, pepe, sale, prezzemolo e quando è presto cotto aggiungendovi del semolino (gries) quanto è necessario ad assorbire l'intingolo, e poi a piena cottura si serve come contorno alla carne.

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Tav. LXVI — Lactarius volemus Fr. (Peveraccio giallo) Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a-b Individuo in vario grado di sviluppo. c Individuo sezionato verticalmente. d Spore.

Lactarius vellereus Fr. — Tav. LXVII.

Ital. Lattario lanuto. Franc. Le poivré moutonné. Ted. Wollschwamm.

Ha cappello convesso-ombelicato, poi ad imbuto, assai carnoso, compatto, tutto coperto da una fina lanugine di colore bianco-calce; lamelle grossette, distanti, sovente ramose, al gambo troncato-attaccate, bianche; gambo corto, obeso, bianco, pubescente; carne compatta, granulosa, acre; latte bianco, acre-piperato, diventante al contatto dell'aria, dopo qualche tempo, color zolfino; basidii clavati, 40-50 × 7-10 µ.; spore bianche, quasi rotonde, 6-8 × 6 µ. minutamente asperule.

Cresce copioso in greggi nelle selve di conifere dal luglio all'ottobre.

Di questo fungo ho dato la figura perchè si distingua dalla Rossola delica, che è mangereccia e colla quale ha moltissima somiglianza. Pel suo latte riesce assai drastico e, se mangiato in quantità, agisce come vomitorio; perde però queste proprietà se viene prima bollito nell'acqua e poi, gettandola via, cucinato. In vari luoghi si usa prepararlo per l'inverno in salamoia cuocendolo quasi intieramente nell'acqua e poi, spremuto, polverizzandolo con sale e collocandolo in vasi di terra ponendovi sopra un peso per tenerlo ben compresso. Quando si vuol mangiarlo, se lo prende fuori e si cuoce alla graticola nel modo già altrove accennato. Trattandolo così riesce innocuo, ma non però buono.

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Tav. LXVII — Lactarius vellereus Fr. (Lattario lanuto) (SOSPETTO) Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a Fungo bene sviluppato. b Fungo sezionato verticalmente. c Basidii. d Spore.

Genere Russula.

Funghi carnosi con cappello e gambo, senza anello e volva; tessuto del gambo contiguo a quello del cappello; lamelle rigide, fragili, senza succo latteo, al gambo per lo più libere o soltanto aderenti; carne granulosa; spore bianche o giallognole, globose o quasi, con episporio echinulato.

Russula delica Fr. — Tav. LXVIII.

Ital. Rossola delica, Colombina bianca. Franc. Prévat.

Ha cappello convesso-depresso e poi quasi imbutiforme, coi margini da prima rivolti verso le lamelle, di colore bianco sporco, con tinta qua e là nocciuola, quasi sempre coperto dalla terra o dagli aghi delle conifere che smuove crescendo; lamelle abbastanza spesse, sovente forcate, un po' decorrenti sul gambo, bianche, sovente a riflesso glauco o verde-rame languidissimo; gambo eguale, cilindrico, glabro, bianco, sovente alla sommità con zona colore celestino o verde rame; carne granulosa, di odore non tanto marcato e di sapore un po' piccante nel fungo giovane; basidii clavati, 50-55 × 12-15 µ.; spore bianche, rotonde, echinulate, 9-12 × 9-11 µ.

È comune specialmente la varietà a lamelle glauche (Russula chloroides (Krombh.) Bres.) nelle selve tanto di conifere che di piante frondose dal giugno all'ottobre in famiglie di molti individui disposti per lo più in circoli.

È fungo mangereccio ma non della migliore qualità a motivo della carne troppo grossolana e dura. Conviene perciò cuocerlo molto bene e ben condirlo, affinchè riesca gradevole. È facile confonderlo col Lattario lanuto, dal quale diversifica specialmente per la mancanza di latte, pel colore meno bianco e per la carne meno acre.

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Tav. LXVIII — Russula delica Fr. (Rossola delica) Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a-b Due individui in posizione diversa. c Individuo sezionato verticalmente. d Basidii e cistidii. e Spore.

Russula virescens Schaeff. — Tav. LXIX.

Ital. Verdone, Colombina verde, macchiata. Franc. Palomet. Ted. Grünlicher Täubling.

Ha cappello carnoso, da prima quasi globoso, poi piano e depresso nel centro, secco, colla superficie subito screpolata in areole poligonali, di colore verde rame o glauco-azzurrognolo o anche giallo-verde su fondo paglierino; lamelle strette, eguali, spesse, bianche, fragili, al gambo attenuato-libere; gambo eguale, rugoso-strisciato, pieno d'una sostanza spugnosa, poi a cavità, bianco; carne compatta, un po' granulosa, bianca, al taglio diventante di tinta ontano-pallida, di grato odore e sapore; basidii clavati, 36-40 × 9-10 µ.; spore bianche, quasi rotonde, echinulate, 7-9 × 7-7½ µ.

Nasce nei boschi a foglia o misti dal luglio all'ottobre in famiglie.

È uno dei funghi più squisiti, e si può preparare tanto alla graticola che al tegame. Non è facile confonderlo con altre specie se si osserva alle screpolature del cappello, che non si verificano mai sotto questo aspetto in altre Rossole.

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Tav. LXIX — Russula virescens Schaeff. (Verdone) Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a-b Fungo in vario grado di sviluppo. c Individuo sezionato verticalmente. d Basidii e cistidii. e Spore.

Russula lepida Fr. — Tav. LXX.

Ital. Rossola lepida, Colombina rossa di sapore dolce. Franc. Rougillon pourpre. Ted. Rosen-Täubling.

Ha cappello carnoso, compatto, da convesso spianato-depresso, secco, di colore roseo-sanguigno o rosso-aranciato, col centro in età biancheggiante e coll'epidermide screpolata in areole o squame; lamelle abbastanza spesse, grossette, qua e là forcate, al gambo rotondate, bianche, poi giallognole, verso il margine del cappello talora col taglio rosso; gambo robusto, solido, liscio o un po' rugoso, bianco, tinto in parte di roseo; carne bianca, mite, compatto-granulosa, di sapore grato di nocciuola e odore non marcato; cistidii fusiformi, 70-80 × 9-11 µ.; basidii 35-40 × 8-10 µ.; spore bianche, echinulate, rotondate, 7-9 µ.

Cresce nei boschetti frondosi delle valli dal luglio all'ottobre in greggi.

Ha le medesime proprietà e il medesimo gusto del Verdone, e perciò merita d'essere conosciuta ed apprezzata. Osservandola solamente al colore, si può confonderla con altre specie di Rossola venefiche o sospette, come la Russula emetica (Tav. LXXIII), Russula rubra, Russula sanguinea ecc.; ma, oltre i caratteri specifici quivi indicati, una nota pratica sicura per distinguere questa specie, come pure tutte le Rossole mangerecce dalle Rossole venefiche e sospette, si è il sapore della carne, il quale nelle prime è dolce, mite, caseoso, e nelle seconde è acre e piperato. Basta quindi, nel dubbio che un esemplare di Rossola sia o no venefico o sospetto, assaggiarne la carne; se questa è mite si può senza nessun pericolo mangiarne, se è acre si deve rifiutare. Nè tale assaggio riesce di danno stante la tenuità della materia e poi perchè appena assaggiata si può tosto rigettare.

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Tav. LXX — Russula lepida Fr. (Rossola lepida) Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a-b Fungo in vario grado di sviluppo. c Sezione verticale d'un individuo. d Basidii e cistidii. e Spore.

Russula cyanoxantha Schaeff. — Tav. LXXI.

Ital. Rossola iridescente, Rossola maggiore, Colombina maggiore. Franc. Charbonnier. Ted. Graublauer Täubling.

Ha cappello carnoso, compatto, da prima ovale, poi spianato-depresso, glabro, striato, a tempo umido viscoso, di vario colore, bruno ceruleo, con centro giallastro, lilacino-violaceo, violaceo-porporino, grigio ardesia o piombino, con tinta qua e là lilacino-cianea a seconda dell'età o del tempo umido o secco; lamelle spesse, larghe, fragili, sovente forcate e con lamellette, al gambo attenuato-attaccate, bianche; gambo robusto, verso la base per lo più attenuato, bianco o con tratti a tinta lilacino-violacea o anche tutto lilacino, pieno, poi lacunoso; carne compatto-granulosa, bianca, sotto l'epidermide lilacino-violacea, di sapore mite e odore non marcato; basidii clavati, spore quasi rotonde, bianche, 7-9 × 7-8 µ., echinulate.

Vegeta per lo più nelle selve conifere di montagna in famiglie dal giugno all'ottobre.

Anche questa Rossola è squisita, del medesimo gusto del Verdone e della Rossola lepida. Non è facile confonderla con altre se si osserva la sua robustezza; pei colori si avvicina molto alla Rossola grigia (Tav. LXXVII), che è più fragile e con lamelle colorate, ma anche questa è mangereccia, per cui nessun danno ne deriverebbe dallo scambio.

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Tav. LXXI — Russula cyanoxantha Schaeff. (Rossola maggiore) Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a-b Fungo in vario grado di sviluppo. c Individuo sezionato verticalmente. d Parte dell'imenio per vedere la disposizione delle lamelle. e Basidii e cistidii. f Spore.

Russula vesca Fr. — Tav. LXXII.

Ital. Rossola edule. Volg. Panarola fumola (Veneto). Franc. Rougillon comestible. Ted. Essbaren Täubling.

Ha cappello carnoso, da convesso spianato-depresso, glabro, a tempo umido un po' viscoso, presto secco, di colore bruno-carnicino, più languido nel centro, che assume coll'età una tinta giallo-lurida; lamelle spesse, strette, nel fungo giovane verso il piede rotondato-attaccate, poi un po' decorrenti, bianche, a tempo umido ploranti, indi a macchie gialliccie, prodotte dal disseccamento delle goccie; gambo solido, un po' ventricoso, rugosetto, bianco, con tinta a tratti carnicina ed alla base ocracea; carne bianca, mite, compatta, granulosa, di nessun odore e sapore speciale; cistidii fusoidei, 65 × 8 µ.; basidii clavati, 40-50 × 7-8 µ.; spore rotonde, bianche, echinulate, 7-8 × 7 µ.

Vegeta copiosa nelle selve di conifere dal luglio all'ottobre.

Per la consistenza e compattezza della carne è molto affine alla Rossola iridescente, della quale ha pure il gusto e le qualità nutritive. Non è facile confonderlo con altre specie.

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Tav. LXXII — Russula vesca Fr. (Rossola edule) Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a-b Fungo in vario grado di sviluppo. c Individuo sezionato verticalmente. d Pezzetto d'imenio per vedere la disposizione delle lamelle. e Basidii e cistidii. f Spore.

Russula emetica Fr. — Tav. LXXIII.

Ital. Rossetta, Colombina rossa. Volg. Panarola rossa (Veneto). Franc. L'Emétique. Ted. Speitäubling.

Ha cappello da convesso spianato-depresso, viscoso, glabro, color roseo, roseo-sanguigno, qua e là biancheggiante o anche a chiazze gialle, col margine in età solcato; lamelle un po' distanti, eguali, al piede rotondato-libere, bianche, poi paglierine; gambo solido, duro indi molle, rugosetto, bianco o con tinta del colore del cappello; carne bianca, sotto l'epidermide rosea, acerrima; cistidii fusoidei, 50-60 × 8-10 µ.; basidii clavati, 35-40 × 8-10 µ.; spore quasi rotonde, echinulate, bianche, 8-10 × 8 µ.

Cresce a preferenza nei boschi frondosi, ai margini erbosi, dal luglio all'ottobre.

Questo fungo si considera venefico e si citano dagli autori dei casi di avvelenamento. Quanto per mia propria esperienza posso dire si è che in dosi piccole è certamente innocuo, ma, per la carne molto acre e amara, riesce un cibo poco gustevole. Anche se preparato in unione ad altri funghi mangerecci di buon gusto li rende molto meno gradevoli.

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Tav. LXXIII — Russula emetica Fr. (Rossetto) (VELENOSO) Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a-b Fungo in vario grado di sviluppo. c Fungo sezionato verticalmente. d Basidii e cistidii. e Spore.

Russula integra Linn. — Tav. LXXIV.

Ital. Rossola buona. Franc. Rougillon bâtard. Ted. Rother Täubling.

Ha cappello carnoso, convesso, poi spianato-depresso, leggermente viscoso a tempo umido, colore rosso-porpora, con centro più languido o talvolta bianco-giallognolo, al margine da prima liscio, poi solcato-tubercoloso; lamelle abbastanza spesse, molto larghe, nel fondo congiunte a vene, al gambo rotondato-aderenti e bifide, nel fungo giovane bianche, poi tosto con tinta giallo-alutacea; gambo quasi eguale o attenuato alla base, striato-rugosetto, pieno, poi lacunoso, bianco; carne bianca, mite, di sapore grato, quasi di cacio e odore non marcato; cistidii rari, fusoidei, 60 × 9 µ.; basidii clavato-subventricosi, 45-50 × 9-12 µ.; spore quasi rotonde, echinulate, gialliccie, 7-9 × 7-8 µ.

Cresce a preferenza nei querceti e boschi di alberi frondosi al basso delle valli, già dalla fine di maggio o dai primi di giugno in famiglie.

È una delle Rossole migliori pel gusto e per la carne tenera, presto cotta. È facile confonderla colla Rossola languente (Tav. LXXV) che è indicata venefica. Per poterla con sicurezza distinguere conviene osservare il gusto della carne, che nella Rossola buona è mite, mentre nella Rossola languente è molto acre. Inoltre quest'ultima Rossola si trova per lo più soltanto in autunno e nelle selve di conifere.

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Tav. LXXIV — Russula integra Fr. (Rossola buona) Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a-b Fungo in vario grado di sviluppo. c Fungo sezionato verticalmente. d Basidii e cistidii. e Spore.

Russula veternosa Fr. — Tav. LXXV.

Ital. Rossola languente. Franc. Rougillon languissant.

Ha cappello carnoso, da convesso spianato-depresso, a tempo umido un po' viscoso, di colore roseo carico o carnicino, presto impallidente al centro, che resta biancastro o giallo-paglia, col margine nel fungo adulto solcato-tubercolato; lamelle spesse, al gambo rotondato-aderenti o libere, fragili, da prima bianche, poi giallastro-isabelline; gambo spongioso-pieno, poi lacunoso, rugosetto, eguale o un po' dilatato all'apice, per lo più bianco o con tinta rosea verso la base; carne bianca, caseoso-spongiosa, acerrima; cistidii fusoidei, 60-80 × 7-10 µ.; basidii clavato-capitati, 35-40 × 10-12 µ.; spore gialle, echinulate, quasi rotonde, 8-10 × 8-9 µ.

Vegeta nelle selve di conifere in montagna dalla fine di agosto all'ottobre.

Questa Rossola è considerata venefica dagli autori forse più per il sapore acre della sua carne che per fatti constatati di avvelenamento. Da noi è molto rara, ed io la trovai sempre in pochissima quantità. Dall'aspetto esterno sembra affatto eguale alla Rossola buona, dalla quale però si può subito distinguere per l'acredine.

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Tav. LXXV — Russula veternosa Fr. (Rossola languente) (SOSPETTO) Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a-b Fungo in vario grado di sviluppo. c Fungo sezionato verticalmente. d Basidii e cistidii. e Spore.

Russula alutacea Fr. — Tav. LXXVI.

Ital. Rossola alutacea. Volg. Colombina rossa e gialla. Franc. Rougillon. Ted. Ledergelber Täubling.

Ha cappello da convesso piano-depresso, carnoso, a tempo umido viscoso, col margine in età appena solcato-tubercoloso, di colore fosco-porpora o rosso, con centro quasi nero o anche pallido e a chiazze giallastre; lamelle spesse, grossette, nel fondo congiunte a vene, eguali, al piede sinuato-aderenti o rotondato-libere, da bianche ocracee; gambo robusto, rugosetto, bianco o qua e là tinto di rosso o anche tutto rosso, pieno d'una sostanza in età spongiosa; carne bianca, grumosa, al taglio diventante paglierina sotto l'epidermide, mite; cistidii fusoidei, 70-80 × 9-10 µ.; basidii clavati, ventricosi, 45-50 × 11-13 µ.; spore quasi rotonde, gialle, echinulate, 10-11 × 9-10 µ.

Si trova a preferenza nei boschi di quercia dall'agosto al novembre.

È fungo di ottima qualità, a carne più compatta di quella della Rossola buona, alla quale molto somiglia.

Illustration from I funghi mangerecci e velenosi dell'Europa media con speciale riguardo a quelli che crescono nel Trentino - II edizione riveduta ed aumentata

Tav. LXXVI — Russula alutacea Fr. (Rossola alutacea) Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a-b Fungo in vario grado di sviluppo. c Sezione verticale d'un individuo. d Basidii e cistidii e tessuto sottoposto. e Spore.

Russula grisea Pers. — Tav. LXXVII.

Ital. Rossola grigia. Franc. Rougillon gris. Ted. Grauer Täubling.

Ha cappello da convesso piano-depresso, glabro, a tempo umido viscoso, col margine tenue, da vecchio un po' striato-solcato, di colore molto vario nel medesimo individuo, lilacino, celestino, grigiastro, olivaceo, glauco-cesio, talora nel primo sviluppo quasi bianco, poi va colorandosi e nel fungo vecchio presenta una tinta uniforme grigio-acciaio con qualche sfumatura di giallo-sporco o olivaceo; lamelle spesse, eguali, sottili, al gambo attenuato-attaccate, bianche, poi nel fungo sviluppato color cera vergine; gambo pieno, lacunoso, un po' ventricoso, duro, rugosetto, bianco; carne bianca, mite, sapida; cistidii fusoidei, 50-65 × 10-12 µ.; basidii clavati, 30-35 × 7-8 µ.; spore quasi rotonde, echinulate, ocroleuche, 7-8 × 6-7 µ.

Si trova molto frequente tanto nelle selve di conifere che nei boschi a foglia dal luglio all'ottobre.

È una delle Rossole più gustevoli. Ha carne tenera, di sapore dolce, da cacio, ed è subito cotta. Non si può confondere con Rossole acri. Pei colori si avvicina alla Rossola maggiore, pure mangereccia, ma è di statura minore, più gracile e fragile in tutte le sue parti.

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Tav. LXXVII — Russula grisea Pers. (Rossola grigia) Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a-c Fungo in vario grado di sviluppo. d Fungo sezionato verticalmente. e Basidii. f Spore.

Russula aurata Fr. — Tav. LXXVIII.

Ital. Rossola dorata. Franc. Rougillon doré. Ted. Goldfarbener Täubling.

Ha cappello da convesso piano-depresso, glabro, a tempo umido viscoso, col margine nel fungo sviluppato solcato-tubercoloso, di colore giallo-uovo o dorato, con tinta qua e là rossa o porporina, raramente tutto unicolore giallo, nel centro talora anche bruno-porpora; lamelle spesse, eguali, al piede rotondato-libere, da bianco gialle, col taglio giallo-uovo; gambo quasi eguale o ventricoso, bianco o con tinta gialla, rugosetto, pieno, poi cavo o lacunoso; carne bianca, sotto l'epidermide di color citrino, mite; cistidii fusoidei, 55-60 × 9-12 µ.; basidii clavati, ventricosi, 45-50 × 13-15 µ.; spore quasi rotonde, gialle, echinulate, 10 × 8-9 µ.

Cresce a preferenza nelle selve di Abete bianco in greggi numerose in luglio ed agosto; raramente nell'autunno.

È forse la migliore specie di Rossola. Ha carne tenera delicata, di squisito sapore e subito cotta. Anche pei caratteri distintivi speciali è difficile confonderla con altre; merita quindi d'essere ben conosciuta.

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Tav. LXXVIII — Russula aurata Fr. (Rossola dorata) Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a-c Fungo in vario grado di sviluppo. d Fungo sezionato verticalmente. e Basidii. f Spore.

Russula lutea Fr. — Tav. LXXIX.

Ital. Rossola gialla. Franc. Rougillon jaune. Ted. Gelber Täubling.

Ha cappello poco carnoso, da convesso piano-depresso, a tempo umido viscoso, col margine soltanto negli individui vecchi solcato, quantunque tenue, d'un bel colore uniforme in tutta la superficie giallo-uovo; lamelle spesse, attenuato-libere al gambo, eguali, fragili, da prima bianche, poi giallo-isabelline, nel fondo congiunte a vene; gambo per lo più un po' ventricoso, bianco, vuoto, molle, fragile, rugosetto-reticolato; carne bianca, mite; cistidii rari, fusoidei, 60-70 × 6-7 µ.; basidii clavati, 35-40 × 12-15 µ.; spore gialle, quasi rotonde, echinulate, 8-9 × 7-9 µ.

Si trova gregaria tanto nelle selve conifere che frondose, però sempre in poca quantità, dal luglio all'ottobre.

È specie mangereccia molto delicata, gustosissima e per la carne tenera subito cotta. Anche questa specie, come la Rossola dorata, offre caratteri speciali da non potersi confondere con altre, per cui la raccolta non può essere pericolosa.

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Tav. LXXIX — Russula lutea Fr. (Rossola gialla) Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a-c Fungo in vario grado di sviluppo. d Fungo sezionato verticalmente. e Basidii e cistidii. f Spore.

Genere Cantharellus.

Funghi carnosi con cappello e gambo o cappello soltanto, senza anello e volva; tessuto del gambo contiguo a quello del cappello; lamelle grosse, carnoso-ceracee, veniformi, ramose e reticolate, col taglio ottuso, scorrenti sul gambo; spore bianche o paglierine, ellittiche, ovate o ovato-allungate; basidii a 4-8 sterimmi.

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