INDICE DELLE MATERIE CONTENUTE IN QUESTO PRIMO VOLUME.
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INDICE DELLE MATERIE CONTENUTE IN QUESTO PRIMO VOLUME.
Prefazione — pag. 1 e seg.
PARTE PRIMA.
Bibliografia — » 1 a 181
Opere sulla peste in Latino — » 1 a 79
— — in Italiano — » 80 a 99
— — in Francese — » 100 a 118
— — in Tedesco — » 119 a 167
— — in Inglese — » 168 a 178
— — in altre lingue — » 179 a 181
Osservazioni ed avvertenze sulle premesse Notizie bibliografiche — » 182 a 202
Utilità che si può ritrarre dalle dette Notizie bibliografiche — » 185 e seg.
Storici e Filosofi Greci e Latini che trattarono della peste e ne riconobbero la contagione — » 189
Più chiare idee sulla peste, e sui mezzi di ripararsi da essa, dovute agli autori del secolo XV. e particolarmente a quelli del secolo XVI. — » 190 e seg.
Ridicole opinioni di alcuni medici del secolo XVII. intorno la peste — » 191 e seg.
I morbi contagiosi confusi coi morbi epidemici. — Autori che si occuparono di proposito di questa materia gravissima — » 192
Autori che oppugnarono la comunicabilità della peste — » 195 e seg.
Autori pratici, ch'ebbero a trovarsi in occasione di peste. — Loro preferibilità — » 195 e seg.
Uomini celebri, che senza esser medici hanno dato al pubblico trattati e descrizioni sulla peste di un merito superiore a quello di molti medici — » 198
Storici e Cronologisti della peste — » 199
Regolamenti Politico-Sanitarii particolari delle varie Città e Governi. — Ragioni per le quali si crede non doverne dare un giudicio. — Avvertenze generali nel proposito — » 199 a 202
PARTE SECONDA.
Serie Cronologica di tutte le pestilenze memorabili, dai più remoti tempi fino al presente — » 205
PRIMA EPOCA.
Anni del Mondo secondo l'Era la più comune. — » 209
Descrizione delle pesti di questa prima epoca — » 209 a 221
Descrizione della peste di Egina riferita da Ovidio (Metamorph. VII.) — » 211 e seg.
Descrizione della peste di Troja agli anni del Mondo 2750 regnando Laomedonte, lasciata da Seneca nell Edipo — » 215 e seg.
Prima peste in Italia, di cui la Storia ci abbia conservato memoria nell'anno del mondo 2778 — » 219
Celebre pestilenza che desolò la Giudea agli anni del Mondo 3017 sotto il regno di Davidde, di cui parlano le Sacre carte — » 220
SECONDA EPOCA.
Anni della Fondazione di Roma avanti Gesù Cristo. — » 221
Singolare descrizione di una pestilenza che afflisse Roma nell'anno 282 della sua fondazione, sotto il Consolato di Pinario Macerino, di cui parla Dionigi d'Alicarnasso; versione di Francesco Venturi — » 224
Celebre peste di Atene degli anni di Roma 323; avanti G. C. 431 — » 227
Bellissima descrizione che di questa peste ci ha lasciato Tucidide (de bello Peloponnesiaco, lib. II. cap. 48, lib. III. cap. 80) — » 228 a 238
Altra descrizione della stessa peste di Atene, di Lucrezio Lib V. v. 1123 — » 238 a 244
Descrizione fatta dal poeta Silio Italico, che visse nel primo secolo dell'Era Cristiana, della fierissima pestilenza che agli anni di Roma 541, avanti G. C. 213, travagliò l'armata Cartaginese nelle Sicilie avanti Siracusa, e di cui parla Tito Livio, Decad. III. Lib. 5 — » 249 e seg.
Peste terribile che agli anni di Roma 628, avanti G. C. 126, desolò la parte settentrionale dell'Affrica, nota sotto la denominazione di costa della Barbaria, e vi fece perire, secondo Orosio, ottocentomille persone nella Numidia, e duecentomille nelle provincia della costa marittima Cartaginese e Uticense — » 252 e seg.
Peste fra l'esercito di Mitridate in Asia agli anni di Roma 680, av. G. C. 74, da cui, secondo Appiano Alessandrino (de bello Mithridatico), perirono più di cento ventimille persone — » 255
Fierissima peste della Tessaglia, provincia della Macedonia, preceduta da terribile epizoozia, agli anni di Roma 705, avanti G. C. 49 — » 254
Descrizione di questa peste data da Lucano, Lib. VI. v. 80 a 105 — » ivi e seg.
Pestilenza insorta fra l'armata Romana che formava parte della spedizione contro i Parti, attribuita alla fame, di cui parla Appiano (de Bello Parth.) — » 255
TERZA EPOCA.
Era Cristiana.
Secolo I.
Menzione delle pestilenze di questo primo Secolo — » 256 e seg.
Peste sotto Nerone negli anni 65 e 66 di G. C., 819-20 di Roma, da cui perirono nella sola città di Roma oltre 30,000 persone — » ivi
— sotto Vespasiano agli anni 72 dell'E. C. al tempo dell'assedio e distruzione di Gerusalemme — » 257
— micidiale e così fiera a Roma, all'anno 80 dell'E. C. regnando Tito, che pervenne ad uccidere fino dieci mille persone al giorno, secondo Svetonio — » ivi
Secolo II.
Pesti del Secolo II — » 258 a 262
Feroce pestilenza che desolò l'Italia, e Roma singolarmente sotto l'Impero di Marco Aurelio nell'anno 170 dell'E. C. Essa durò tre anni, e fu una delle più memorabili della Storia — » 258
Descrizione di detta pestilenza. Galeno che s'attrovava a quel tempo a Roma fu preso da tanto spavento che se ne fuggì a Pergamo — » 259 e seg.
Salona, Nona, e Scardona, città una volta considerevoli della Dalmazia, ora semplici borgate, nel detto anno 170 di Cristo, nel tempo della guerra dei Romani contro i Marcomanni, sono rimaste quasi distrutte dalla peste — » 274
Altra peste violentissima desolò Roma sotto l'Impero di Commodo agli anni 188-89 dell'E. C. in cui per certo tempo morivano fino due mille persone al giorno. Fu questa la prima circostanza di peste, in cui i medici consigliarono gli odori, e di portar adosso sostanze odorose per preservarsi e purificare l'aria, ma senza alcun effetto — » 261
Secolo III.
Menzione delle pesti del Secolo III — » 262 e seg.
Nuova peste in Italia, e Brescia afflitta principalmente nell'anno di G. C. 216 — » 262
Sotto l'Impero di Gallo e Volusiano, agli anni 254-55 dell'E. C., l'Italia fu travagliata di nuovo dalla peste, che desolò Roma e quasi tutte le provincie al Romano Impero soggette. Durò con eguale sevizie due anni, e, secondo alcuni, serpeggiò qua e là per dieci, fino a che nel 263 sotto Galieno la peste imperversò più forte, e la fame ed i terremoti si combinarono a desolare parecchie provincie Romane. Nello stesso anno Alessandria di Egitto fu pur dalla peste travagliata fino agli estremi — » 262 e seg.
Peste in Oriente sotto Diocleziano nell'A. 295 E. C. accompagnata da vasti carbonchi, e nella quale il veleno pestilenziale soleva scaricarsi negli occhi, di maniera che quelli che scampavano dalla peste, per lo più restavano ciechi — » 263
Secolo IV.
La Storia delle pesti di questo secolo è avvolta in densa caligine. Ammiano Marcellino fa menzione di una pestilenza fra la truppa nella Mesopotamia, sotto Amida assediata dai Persi. Il P.re Kirchero e Lebenswaldt fanno menzione di altre pestilenze negli anni 512, 554, 577, dell'E. C., ma se vera peste fossero state effettivamente le dette malattie, e se ed in quanto abbiano esse realmente esistito non è ben chiaro, non facendone gli altri storici menzione alcuna — » 263 e seg.
Secolo V.
Menzione delle pesti di questo Sec. — » 264 e seg.
Peste accompagnata da sintomi singolarissimi, che si sviluppò nell'Asia minore agli anni di G. C. 454 e continuò nel 455; si propagò nella Palestina, e di là fu trasportata in Europa ed attaccò la città di Vienna — » 264 e seg.
Secolo VI.
Pesti del Secolo VI — » 265 a 276
Descrizione della terribile peste di Costantinopoli sotto l'Impero di Giustiniano, nell anno 542 dell'E. C. Fu questa una delle più memorabili e perniciose che ricordi la Storia. Il numero de' morti, secondo Evagrio e Procopio, giunse a Costantinopoli fino a dieci mila al giorno. Si propagò in quasi tutto l'Oriente e nell'Occidente; invase l'Italia, la Germania, la Francia ed altri paesi, e durò 32 anni, secondo gli storici, devastando gran parte della terra — » 266 a 271
Peste desolatrice nella città di Zara che durò tre mesi nell'anno 548 di G. C. — » 274
Dall'anno 542 al 590 dell'E. C. la peste divenne quasi indigena in Francia e in Italia — » 275 e seg.
Nuova peste in Dalmazia, e segnatamente nella città di Zara nell'anno 588 di Gesù Cristo — » 274
Negli anni 588-89-90 dell'E. C. peste in quasi tutta l'Italia, a Roma particolarmente, memoranda per le sue devastazioni e singolarità de' suoi sintomi, non che per gli usi ed istituzioni cui diede motivo; usi ed istituzioni che sussistono tuttora. Vittima di essa perì il Pontefice Pelagio II. Questa stessa invase la Spagna, e la Francia, e ridusse deserti intere Città, tra le quali Marsiglia — » 274 a 276
Secolo VII.
Menzione delle pestilenze del Secolo settimo — » 276 a 278
In questo Secolo sì Roma che tutta l'Italia travagliate più volte da fierissimi morbi epidemici preceduti da cruda fame, da straordinarie innondazioni, da terremoti, da tempeste spaventevoli che concorsero ad accrescere la tristezza e lo spavento delle popolazioni. Alcuni autori annunciano questi morbi qual vera peste orientale, altri come morbi epidemici di diversa natura, e dietro altre memorie sembra che nel maggior numero dei casi fosse stata la lepra, o elefantiasi contagiosa — » ivi
Nel 618 dell'E. C. vi fu vera e fierissima peste in Germania, e nel 640 a Costantinopoli — » 277
Secolo VIII.
Menzione delle pesti dell'ottavo Sec. — » 278 a 280
Peste così desolatrice a Brescia e suoi contorni nell'anno 709 dell'E. C., che i morti giacevano insepolti sulle strade e nelle case; il perchè ogni famiglia fu incaricata di seppellire i suoi — » 278
Costantinopoli assediata dai Saraceni, fu dalla fame e dalla peste così travagliata nell'anno 717 di G. C., che vi perirono trecentomila persone — » ivi
Memoranda pestilenza, che afflisse Costantinopoli e quasi tutto l'Oriente sotto Leone Isaurico agli anni di G. C. 745-46-47. Travagliò la Grecia, le Sicilie, le Calabrie e molte altre Provincie — » 279
Pavia, l'antica Capitale del Regno dei Longobardi, afflitta nell'anno 774 di G. C. da crudelissima fame, essendo stretta d'assedio da Carlo Magno. Alla fame ben presto tenne dietro la peste. Forse essa altro non fu che una malattia tifica prodotta dallo scarso e cattivo alimento — » 279 e seg.
Peste nuovamente a Costantinopoli, sotto l'Imperatore Costantino Copronimo che ne rimase infetto nel tempo della spedizione da lui intrapresa contro i Bulgari, e vi morì il giorno 14 settembre 775 di G. C. — » 280
Secolo IX.
Pesti del Secolo nono — » 280 a 281
Al principio di questo Secolo, e precisamente nell'801 la peste desolò l'Italia, la Germania e la Francia, preceduta da spaventevoli terremoti — » 280
Agli an. 811-12 dell'E. C. terribile pestilenza presso che universale. Inferocì particolarmente a Costantinopoli, dove i morti restavano insepolti per non trovarsi più chi li sotterrasse — » ivi
Nell'820 la peste fra gli uomini ed un morbo pestilenziale fra gli animali fecero orrende stragi in tutta la Francia — » 281
In Inghilterra la peste nell'anno di G. C. 865 fu preceduta da un'immensa quantità di locuste, che hanno distrutto le biade e cagionato la fame — » ivi
Agli anni 889 e 90 l'Italia provò ad un tempo tutte le sventure della guerra e della peste — » ivi
Secolo X.
Pesti del Secolo decimo — » 282 a 284
Negli anni 910-11 e 12 dell'E. C. fiera peste a Costantinopoli. Si riprodusse nel 920 con tanta forza che uccise, secondo il Lebenswald, da 500 mila persone — » 282
In questo Secolo la peste si appiccò due volte a Venezia, cioè nel 938 e 989, e vi operò orrende stragi — » 282 a 283
Milano nell'anno 964 fu travagliata dalla peste così fieramente, che secondo Bernardino Corio, era ridotta a pochissimi abitanti, ancorchè fosse una delle città più popolate e fiorenti — » 282
Introdotta la carestia in Italia nel 983, a questa succedette la peste nel 984 che imperversò fierissima nei successivi anni 985 e 86. In detti tre anni, le calamità della fame, della peste e della guerra si combinarono unite a spopolare questo importante paese — » 283
Agli stessi anni la medesima pestilenza travagliò la Germania, preceduta da estremo freddo, per cui gelarono i fiumi e con essi i pesci — » ivi
Nel 990 peste a Cattaro in Albania, nella quale colla famiglia Leghletta perì Bastardo Re di Servia — » 284
Secolo XI.
Pesti del Secolo undecimo — » 284 a 287
Venezia nell'anno 1006 afflitta dalla peste, che le recò gravi danni; e nell'anno susseguente parecchie altre città d'Italia, fra le quali Bologna e Modena, ove fu grande il numero dei morti — » 284
Nuova peste a Venezia nel 1012; e nel 1013 in varie altre città d'Italia, e così micidiale, che quelli che n'erano colpiti morivano quasi improvvisamente. Un fuoco interno divorava loro le viscere, ed una diarrea straordinaria li traeva in brevi istanti al sepolcro — » 285
La peste nel 1016-17 fu quasi generale in Europa, ma desolò specialmente l'Italia, dove, volendo dar fede al Platina, il numero de' morti superò i superstiti. — La peste ridotta da alcuni anni quasi permanente in Italia, vi si riaccese nel 1022 con istraordinario furore, e contemporaneamente in Costantinopoli e in diversi altri paesi di Europa — » ivi
Peste pressochè generale in Europa nell'anno 1065 accompagnata dalla fame — » 286
— nel 1085 in Ungheria e nella Dalmazia; la città di Zara ne fu presa, ma il morbo in Dalmazia non si estese gran fatto, mentre in Ungheria fece molto danno — » ivi
Peste negli anni 1093-94 in Francia, in varie parti d'Italia, e della Germania. In Italia e nella Germania epizoozie sterminatrici; in Inghilterra inondazioni strabocchevoli accrescevano la miseria e la desolazione di quelle popolazioni. — Nel 1098 il morbo pestilenziale si riprodusse in Germania, ed ivi scaricò tutto il suo furore facendovi orribili strazii. Vi ebbe pure di nuovo l'epizoozia. A vizio dell'aria, secondo l'opinione di que' tempi, si attribuì la grande mortalità dell'una e dell'altra specie — » 287
Nello stesso anno 1098 l'esercito Cristiano delle Crociate trovandosi stretto di assedio in Antiochia, venne quasi distrutto dalla fame e dalla peste — » ivi
Secolo XII.
Pesti del Secolo duodecimo — » 287 a 289
Peste in Inghilterra nel 1103, preceduta da morbo pestilenziale fra gli animali — » 287
— devastatrice in Italia, nel 1119, preceduta e susseguitata da freddo eccessivo, da calori intollerabili, da terremoti spaventevoli — » 287 e seg.
Agli anni 1125-26-27 la Germania fu in particolare travagliata dalla peste, propagatasi quasi generalmente in tutta Europa, cagionando immensi strazii fra le differenti nazioni, afflitte contemporaneamente da fame e da guerra in cui gran parte delle potenze di Europa trovavasi avvolta — » 288
Nel 1135 la peste si sviluppò nell'Insubria, ossia in quella parte del Milanese conosciuta sotto questo nome, e vi recò molti danni — » ivi
Peste fra l'esercito di Federico Barbarossa, allorchè nel 1167 portava le sue armi contro Roma — » 289
— fra la truppa dell'Imperatore Enrico VI allorchè assediava la Città di Napoli nel 1193 — » ivi
Secolo XIII.
Pesti del Secolo decimoterzo — » 289 a 293
Peste fierissima in Siria, appiccatasi all'esercito di Balduino nell'anno 1202 — » 289
— egualmente fiera, che desolò nello stesso anno la città di Zara, assalita e presa in quel tempo dai Veneziani — » 289 e seg.
Peste nel 1218 fra l'esercito delle Crociate, che assediava Damiata in Egitto — » 290
Nell'anno 1225, la peste si sviluppò nella città di Bologna, si riaccese nel 1227, e spense la maggior parte degli abitanti di quella illustre città — » 290 a 291
Desolò Roma negli anni 1231-32-33. Il Tevere, avendo per grande spazio allagata la campagna, accrebbe le miserie e le devastazioni del contagio. Fu tale la violenza del morbo, che fra dieci infetti appena uno se ne salvava — » 291
In Grecia, in Italia, in Francia v'ebbe negli anni 1242-43, peste micidiale ed atroce. Invase l'esercito di S. Luigi Re di Francia, mentre inseguiva l'armata di Enrico III — » 292
Si apprese di nuovo alle falangi di quel Principe nel tempo della sua spedizione contro l'Affrica, e particolarmente alla truppa che assediava Tunisi. Vi fu colpito lo stesso S. Luigi che morì il 25 agosto 1270 — » 292 a 293
Nell'anno 1288 la peste riprese novelle forze, desolò e distrusse gran parte d'Italia sotto il Pontificato di Nicolò IV. Il Pontefice si chiuse nel suo palazzo durante la pestilenza, nè ommise perciò le cure ch'ei doveva al governo de' suoi popoli. Si nota, che servendo alle opinioni di que' tempi, faceva accendere continuamente grandi fuochi ne' cortili del suo palagio e ne' suoi appartamenti — » 293
Secolo XIV.
Pesti del Secolo decimo quarto — » 293 a 327
Peste del 1301 divenuta famosa stante il pietoso affetto e lo zelo con cui S. Rocco servì i malati di Piacenza in Lombardia — » 295 e seg.
Fierissima pestilenza agli anni 1316-17 che invase l'Italia, imperversò in Lombardia, e specialmente in Brescia. Nè si limitò all'Italia, ma travagliò fieramente anche le provincie settentrionali di Europa, la Germania, l'Olanda, le Fiandre, il Belgio, la Polonia, ed altre. Riferisce il Bugati essere morti circa un terzo degli abitanti de' paesi che ne furono infetti — » 294 e seg.
L'anno 1335 è celebre negli annali del Mondo per la quantità incredibile di cavallette che coprirono la terra e devastarono i seminati. Alla putrefazione, per la gran copia di quegli animali, aggiuntivi li strazii della fame, v'ebbe pur assai onde predisporre gli uomini alla peste; da cui in quest'anno venne afflitta gran parte di Europa — » 295
Nel 1340 la peste involò alla Toscana il sesto circa della sua popolazione, secondo il Rondinelli ed il Corio — » 295
In questo stesso anno vi fu la peste a Sebenico in Dalmazia — » 296
Regnò la peste in Francia nel 1342. Si accusarono allora gli Ebrei di aver avvelenati i pozzi. Ciò bastò perchè il popolo si scagliasse con furore contro di loro — » ivi
Nel 1343 Venezia fu di nuovo afflitta dalla peste — » ivi
La celebre Peste nera, la più terribile che sia stata mai ricordata. Tale sciagura non fu mai nè più generale nè più atroce. Descrizione di questa peste che cominciò nel 1345, imperversò in Italia particolarmente nel 1348, e terminò solo nel 1363, dopo aver distrutto, giusta il computo degli storici più accreditati, tre quinti di abitatori di tutta l'Europa — » 296 e seg.
Fra le molte città d'Italia invase dal morbo nell'anno 1348 fieramente ne fu presa Firenze, e Giovanni Boccaccio con molta eloquenza ne fece la Descrizione (Decamerone Giornata I.ma) — » 298 a 313
A questa stessa età funestissima, cioè nel 1348, la peste si è manifestata anche a Spalatro in Dalmazia, e vi fece progressi così rapidi e terribili, che distrusse quasi tutti gli abitanti di quella città e lo stesso zelantissimo Arcivescovo Cucari — » 313
Descrizione latina di questa peste fatta a quel tempo da un individuo della famiglia a Cuteis di Spalatro, che ritiene forme solenni ed energiche di verità — » 314 a 317
A questi stessi anni 1348 e 49 peste a Zara, dove regnava contemporaneamente ferocissima epizoozia, e nella città di Ragusi — » 316 e 17
Cenni sulla durata, e sulla mortalità prodotta da questa memoranda pestilenza nelle varie città d'Italia, di Francia, ec. nel corso degli anni 1346-47-48 — » 317 e 318
Modo di sua propagazione, sintomi che l'accompagnavano — » 318 a 320
Cause che furono attribuite a questa pestee — » 321
Bizzarra opinione del Collegio di Medicina di Parigi di quel tempo, per ispiegare il fenomeno di sì terribile e general pestilenza — » 321
Dominato tutto questo secolo da fierissima peste, ne andò presa ora una parte ed or l'altra del mondo abitato. Le città di Venezia e di Genova furono spopolate per essa nel 1377. Venezia fu invasa di nuovo nel 1381; il contagio continuò nel 1382 e vi recò gravissimi danni. Fra gli altri morì il Doge Michiele Morosini. Nello stesso anno divampò con grande rovina nella città di Bologna, e ne' paesi circostanti; devastò la Boemia, e la città di Praga particolarmente. Nel 1383 penetrò di nuovo a Firenze. Nel 1390 dominò in Francia, e si riaccese di nuovo in Italia, e segnatamente nella Romagna. Dalla Romagna il contagio fu portato di nuovo a Venezia nel 1391 dai bastimenti. Da Venezia a Verona e a Brescia; ed allo stesso tempo travagliò varie provincie della Germania. Nel 1399 e 1400 si sviluppò di nuovo nella Lombardia; a Firenze, a Siena, a Roma, ed in parecchie altre delle principali città e paesi di Italia. Roma fece immensa perdita di persone, tra le quali moltissimi pellegrini ed altri forestieri ivi accorsi pel Giubbileo — » 322 e seg.
Nel 1400 la peste invase la città di Ragusi; fu fierissima e durò due anni — » 325
Secolo XV.
Pesti del Secolo decimoquinto — » 326 a 345
Peste in Spagna nel 1415 che desolò quel Regno per varii anni consecutivi — » 326
— a Ragusi nel 1416. In due mesi, o poco più, il contagio uccise 3800 circa di quegli abitanti — » ivi
Nel 1420 Ragusi fu di nuovo invasa dal contagio, ma Giacomo Gondoaldo Ferrarese, allora medico in condotta a Ragusi, avendo suggerito il preservativo e la precauzione di separare gl'infetti dai sani, si ottenne, che la peste recasse pochissimi danni — » 327
Lo stesso avvenne nel 1430; in cui introdotta la peste in Ragusi da Trebigne, paese Turco confinante, a merito dei saggi suggerimenti del suaccennato medico Gondoaldo, pochissime furono le vittime del contagio — » 329 e seg.
Articolo latino sopra Giacomo Gondoaldo nella serie degli uomini illustri — » ivi
Curzola in Dalmazia colta nel 1428 da peste così terribile e micidiale, che distrusse interamente quella popolazione composta di oltre 7000 persone. La città andò deserta, nè mai più si ripopolò, contando ora appena 1000 persone — » 328
La Lusitania propriamente detta, cioè il Portogallo, l'Estremadura, e la vecchia Castiglia, furono nel 1436 miseramente devastate dalla peste, che vi durò più anni. Il Re Edoardo, che si era ritirato nel Monastero di Thomast, prese il contagio da una lettera da esso incautamente aperta, la quale se gli fece pervenire coll'espresso divisamento di appiccargli la peste, e vi morì da quella il dì 9 settembre 1458 — » 331
Nuova peste a Ragusi nel 1437 così micidiale e violenta, che in soli tre mesi spogliò quasi intieramente di abitatori quella città. La maggior parte però de' patrizii e considerevole numero di altre persone, si sono salvate, essendosi sottratte colla fuga a tale calamità, ritirati i nobili a Gravosa, e gli altri in altri luoghi al primo scoppiare del morbo — » 331
Nel 1438 la peste estinse ancora gran numero di abitanti a Venezia sotto il Dogado di Francesco Foscari. Il contagio penetrò in questo stesso anno in parecchi altri paesi d'Italia; si propagò in Francia, in Germania, in Inghilterra. Tanto in Italia, che in varie parti dei sopraccennati Regni, continuò negli anni 1439 e 40. La peste di Brescia nel 1439 aveva per sintomo particolare un profondo letargo. I malati dopo un apparente sonno di due o tre giorni si destavano, ricadendo poi tra poco in agonia. Nel 1440 fece orrendo strazio a Basilea, dove a quel tempo tenevasi il famoso Concilio. Parecchi di que' prelati ed altri padri insigni della chiesa vi perirono. Enea Silvio Piccolomini poi Pontefice sotto il nome di Pio II fu pure attaccato e vi guarì. Egli descrisse quel contagio in un singolare suo libro — » 332 a 334
Negli anni 1448-49-50 quasi tutta l'Italia e in particolare il Milanese, fu soggetta a pestilenza, che si mantenne fierissima. Nello stesso tempo in Dalmazia, in Germania, in Francia, in Spagna il contagio imperversò ferocemente. Si pretende che nel 1450 esso uccidesse quarantamila persone nella sola città di Parigi in due mesi. Era accompagnato da sintomi terribili. Lo spavento invadeva tutti gli animi, anche i più coraggiosi e fermi, di maniera che non permetteva loro di vedere altri oggetti che una morte inevitabile — » 334 e seg.
Peste a Erfurt nella Sassonia nel 1453 — » 335
— in Dalmazia negli anni 1455 e 56 — » 336
Pestilenza di un indole singolare che si è sviluppata in Germania nel 1460, la quale uccideva irremissibilmente gli uomini robusti, meno le donne, e molto meno i fanciulli — » 336
La peste ricominciò a Ragusi nel 1464; continuò nei successivi due anni 65-66. Nel maggio 1466 il Senato di Ragusi decretò l'erezione di un Lazzeretto vicino alla città, che accogliesse le merci sospette provenienti dalla vicina Turchia, ed è quello che sussiste tuttora — » 337
Calori straordinarii ed eccessivi, lunghe siccità, tempeste desolatrici, ed immensa quantità di insetti devastatori cagionarono la perdita dei ricolti nell'anno 1473, cui è succeduta crudelissima fame. Alla fame venne dietro la peste, che desolò in detto anno l'Italia. O non bene estinta o riprodotta infierì di nuovo nell'anno 1475. Si ampliò nel 1476; anno considerevole pel continuo piovere dirottamente, per tempeste spaventevoli ed inondazioni, bersagliò fieramente la città di Roma e fece stragi a Marsiglia. Fu in diminuzione nel 1477. Prese nuova forza nel 1478 e nel 79; e la maggior parte dei paesi d'Italia fu vessata crudelmente. Firenze in ispecieltà, dove si contavano più di 500 morti al giorno, Venezia pur ne fu presa, e nel corso di detta pestilenza perdette da circa 50,000 abitanti, Brescia 20,000, e così altri luoghi — » 337 a 339
Nel 1480 la peste fu portata a Ragusi dalla Sicilia col mezzo di alcune balle di cotone infetto, e vi durò tre anni — » 339
Negli anni 1482-83 vi ebbe pur peste in Francia. I sintomi più comuni di questa peste erano la frenesia e l'avidità di acqua; di maniera che i malati si precipitavano dai tetti, e si gittavano nei fiumi e nei pozzi per l'avidità del bere. Alli stessi anni la peste travagliò anche la Germania e Norimberga in particolare — » 340
Guerra e peste terribili afflissero di nuovo l'Italia agli anni 1485-86. Venezia e Milano in ispecieltà. A Venezia la peste cominciò nella state, infuriò nell'autunno, continuò tutto l'inverno, e non cessò che nella seguente primavera. A Milano involò in detti anni 85 86 cento trentasette mila persone, secondo Bernardino Corio. Forse questo numero è esagerato — » 340 e seg.
Nel 1486 l'Inghilterra fu terribilmente afflitta da quella specie di peste, o morbo epidemico, conosciuto sotto il nome di Sudor Anglico, dal quale fra cento malati uno appena salvavasi. Dall'Inghilterra passò nel Belgio, nella Francia, nella Germania, dove invase principalmente le provincie del Reno. Il principio di questo morbo singolare rimonta al 1483, e dopo il 1551 non si è più osservato — » 341
Nel 1495 vi ebbe peste nell'Austria inferiore — » ivi
Portatosi Bajazet gran Signore de' Turchi nel levante nel 1500, ed accintosi all'espugnazione di Modone, Corone, Navarino e Corinto, dove allora regnava la peste, i Greci per salvarsi dal barbaro furore de' Saraceni abbandonarono la loro patria, e si sparsero per l'Italia, per la Sicilia, a Ragusi, a Zara e in varii paesi della Dalmazia. Questi fuggitivi apportarono in detti luoghi la peste — » 342
Nello stesso anno 1500 l'Inghilterra travagliata nuovamente dal Sudor Anglico vi perdette da circa 30,000 persone — » 343
Secolo XVI.
Pesti del decimo sesto Secolo — » 343 a 372
Peste ad Aix ed in altri luoghi della Provenza in Francia nel 1502, e contemporaneamente nella Puglia. — Da Barletta fu portata nel 1503 nell'isola di Calamata appartenente alla Repubblica di Ragusi. Da Alessandria d'Egitto fu portata a Giuppana nel territorio della stessa Repubblica, ma per le buone guardie, dice lo storico, non prese nella città — » 343 e seg.
Negli anni 1504-5-6. La peste fece stragi a Marsiglia e suo territorio. Essa è succeduta ad ardentissimi calori e ad un'estrema penuria di biade — » 344
Fierissima peste sterminatrice regnava in Bossina, Erzegovina, ed Albania Turca negli anni 1506-7. Agli stessi anni continuava, o s'era riprodotta in Puglia. I Ragusei in mezzo a tanto incendio avendo cautamente provveduto alla loro difesa, si preservarono. I Magistrati che presiedevano al Governo di Cattaro, meno cauti o meno fortunati, videro quel paese in preda alla peste che recò grande mortalità. In cinque giorni morirono più di 400 persone nella città. Si sparse ben tosto ne' villaggi circonvicini — » 345
Peste terribile e devastatrice nella Carniola all'anno 1509 preceduta da spaventevole terremoto — » ivi
Nel 1510 infierì la peste in Francia, e particolarmente a Parigi, togliendo di vita le persone in brevissimo corso di malattia, o improvvisamente a guisa di fulmine. I sintomi che per l'ordinario l'accompagnavano erano veementissimo dolor di testa con vertigine, e vasti carbonchi sotto l'orecchia. Le sottrazioni sanguigne e i purganti riescivano costantemente dannosi; i così detti cordiali utilissimi — » 346
Ripullulata la peste in Italia nell'anno 1522, si propagò rapidamente in parecchie città e paesi di quel Regno, e durò più anni. Incrudelì specialmente a Roma, dove erano state trascurate le necessarie precauzioni per arrestarla, o praticate troppo tardi, e ciò perchè il Pontefice Adriano VI. allora regnante, il quale non era d'Italia, aveva la falsa opinione, che tutte le precauzioni di Sanità ed i Lazzeretti altro non fossero che superstizioni e riscaldi delle menti Italiane — » 347
Si riprodusse a Roma nel 1527, continuò nel 1528, e vi fece gravissimo danno fra gli abitanti non solo, ma anche fra le truppe Tedesche e Spagnuole venute in Roma col Marchese del Guasto — » 353
Nel medesimo anno 1524 presa dai Milanesi Biagrassa, dov'era incominciata la peste, fu colle cose saccheggiate portata a Milano. Ivi si ampliò e tolse di vita 50 mila persone — » 347
Continuò ad imperversare nel 1525 nei paesi situati lungo le sponde del Ticino e del Pò. La mortalità fu immensa. Si narra che sia perito un terzo di quegli abitanti. Se ne attribuì la cagione alla quantità di cadaveri insepolti, che rigettati dalle acque sulle sponde degli stessi fiumi ov'erano stati immersi, ivi continuarono il loro corrompimento — » 348
Nello stesso anno 1524 la peste si spiegò di nuovo in Germania, e travagliò in ispecial modo Vienna, Norimberga ed Augusta — » 347 e seg.
Regnando nel 1526 la peste in Ancona, i funesti semi furono di là portati in Ragusi col mezzo di alcune mercanzie; e il contagio fece questa volta sì orrendo strazio di quella città e suo contado, che nello spazio di venti mesi morirono da circa ventimila persone, delle quali ottomila nella città, tal che, rimasta deserta, furono chiamate le genti del contado a riabitarla — » 348 e 349
Nel 1526 fu pure a Spalatro la peste — » ivi
Nel 1527 spopolò la Puglia — » 353
Dall'anno 1522 a tutto il 1527, la peste afflisse la Toscana e specialmente Firenze, e di essa vi perirono più di duecentomila persone — » 349 e seg.
Descrizione della peste di Firenze dell'anno 1527 di Nicolò Machiavelli — » 350 a 355
Nel 1528 la città di Napoli, assediata dai Francesi comandati da Lutrech, soffrì gravissima pestilenza che si comunicò poi anche agli assedianti e prese lo stesso Lutrech che guarì, mentre Valdemonte, altro capitano, morì, e l'esercito andò per la contagione pressochè distrutto. Continuò il contagio a Napoli nel 1529, ed in detti due anni andarono estinte da circa sessantamila persone — » 354
Ai detti anni 1527-28 e 29 quasi tutta Italia fu in preda a fierissima pestilenza. Alle stragi che faceva la peste vi si aggiunsero le devastazioni della guerra, e le crudeltà che si commettevano dalle armate del contestabile di Borbone — » 354 e 355
Contemporaneamente, cioè nel 1529, vi fu fierissima peste in Ungheria portatavi dalle armate Turche comandate dal feroce Solimano — » 355
Così pure a Lesina in Dalmazia, dove il contagio non fu conosciuto. Durò sei mesi — » ivi
Nell'indicata peste, che durò in Italia otto anni di seguito, cioè dal 1522 a tutto il 1529, assicura il Faloppio essersi costantemente osservato, che tutti i malati i quali furono dissanguati, morirono, mentre guarirono molti di quelli coi quali non si usò del salasso — » 356
Dal 1528 al 1532 furono in tutta Europa sì eccessivi calori, che sembrava continua la state. Nel 1529 una parte dell'Olanda e delle Fiandre restò sommersa dall'Oceano. Nel Portogallo sotto il Regno di Giovanni III nel 1531 infierì terribile e micidial pestilenza — » ivi
Nel 1533 la peste scoppiò di nuovo a Ragusi. Si decretò in questo caso, che nessuno partir dovesse dalla città. Il perchè usatasi maggior diligenza nelle guardie e nel provvedere ai bisogni degl'infermi e dei sani, la peste declinò più presto e con minori danni — » 357
Nel 1540 la peste devastò la Polonia ed il Ducato di Münster nella Slesia. Nei successivi anni si dilatò in Germania. Nel 1542 fu sì micidiale ed atroce, che vi fece perire la maggior parte delle truppe imperiali della spedizione Ungarica contro i Turchi. Continuò ad imperversare qua e là a tutto il 1544. A detta epoca travagliò l'Inghilterra e la Francia, particolarmente la Provenza — » 358
Contemporaneamente peste atrocissima a Costantinopoli, riprodottasi più fiera nel 1547 — » ivi e seg.
A Stagno, picciola città nel circolo di Ragusi, fu nel 1543 così atroce e micidial pestilenza che vi perirono nove decimi de' suoi abitanti. Questa città, i cui vestigi mostrano essere stata una volta florida e ben popolata, ora è misera, e pressochè spoglia affatto di abitatori — » 358 e 59
Peste di nuovo nella città di Milano nel 1550, che secondo il Morigia le tolse circa la metà della sua popolazione — » 360
Peste crudelissima nell'Ungheria, nell'Austria ed in varie parti della Germania nell'an. 1552. Essa penetrò nell'esercito di Carlo V quando le sue armate invadevano i confini della Gallia, e vi fece orrendo strazio.
Si riprodusse nell'Ungheria nel 1554; inferocì specialmente nella Transilvania. Era accompagnata da singolare fenomeno, sì che i malati venivano straziati da dolori così crudeli e veementi, che per l'acerbità si laceravano co' denti le carni delle braccia e delle mani — » 360 e 361
Peste atroce e fierissima nella Gallia Narbonese nel 1553. Dice il Valeriola, ch'era così veemente e micidiale, che gli uomini camminando e discorrendo perivano improvvisamente, quasi colpiti da fulmine — » 361
— a Venezia nel 1556 — » ivi
Nel 1560 fierissima peste in Francia, e particolarmente a Parigi, dove accenna il Palmario averne egli stesso superata la malattia presa in quella occasione. Vi ripullulò nel 1566, e continuò a travagliare la Francia per altri due anni cioè nel 1567-68 — » 362 e 363
In detti anni la peste afflisse crudelmente or l'una or l'altra parte di Europa — » 362
Nell'anno 1564 e ne' successivi, infierì con tanta violenza nel Lionese, nella Savoja, nel paese dei Grigioni ed altri Cantoni confinarii della Svizzera, che secondo il Muratori, uccise in quelle bande poco meno che quattro quinti degli abitanti, V'ebbero in quell'anno quattro aurore boreali — » 363
Nello stesso anno 1564 la peste regnò anche nella città di Londra — » ivi
Dominava la peste nella Turchìa, allorchè nel 1570 si propagò nella Carniola e nella Dalmazia. Nella città di Curzola fu fierissima e terminò di distruggere quella popolazione — » 364
Nell'Ungheria fu particolarmente fiera agli anni 1571-72 e segnatamente a Cremnitz. Penetrò nel 1572 in Germania e in Polonia, ed in quell'anno, e nel successivo, fece miserando strazio particolarmente degli abitanti di Augusta — » 364 e 365
Gli anni 1575-76-77 segnano una delle epoche più memorabili per le devastazioni fatte dalla peste. Era divenuta famigliare nell'Ungheria niente meno che ne' paesi della confinante Turchia. Dall'Ungheria fatte passare pel Danubio in Germania, e da di là trasportate parte in Tirolo e parte nella Svizzera alcune mercanzie, queste introdussero la peste a Trento, a Zurigo, a Bolzano, ed in qualche altro luogo. Da Trento, ove uccise sei mila persone, si propagò a Verona, da Verona a Mantova. Alcuni fuggitivi di Mantova la recarono da prima a Oleggio. Si manifestò poi a Nogara, a Monza, e finalmente a Milano, a malgrado le guardie ai confini, e tutte le misure prese dai Milanesi per impedirne il passo. A Milano cominciò in agosto 1576 e durò sino al finire del 77. Perirono 18,300 persone nella sola città. Fu a quel tempo che splendettero le rare virtù, l'invitto animo, il coraggio, la carità e la pietà del grande arcivescovo di Milano s. Carlo Borromeo. La quarantena generale fu ivi adottata per la prima volta, ed altre saggie precauzioni e discipline di Sanità, secondo che dava quel tempo, ma con poco effetto. Straordinaria discesa di gran quantità di lupi si osservò sulle terre del Milanese, che ferivano e divoravano fanciulli e gente d'ogni maniera. Altre singolarità da cui venne contraddistinta quella pestilenza — » 365 a 369
Nel 1575 un Trentino rifugiatosi a Venezia vi recò la peste. Fu questa una delle più memorabili e micidiali che ricordi la Storia Veneta. Vi perirono da circa sessanta mila persone in diciasette mesi. Tanto danno avvenne per errore de' medici che non la riconobbero, e per la soverchia fiducia dei Magistrati nelle opinioni degli stessi medici, trascurate incautamente in principio le necessarie precauzioni di Sanità. Fu questa la memorabile pestilenza che ricorda il funesto errore dei due rinomati professori di Padova, Mercuriale e Capodivacca, chiamati espressamente dalla Repubblica per riconoscere la natura dei mali che cominciavano a diventare sospetti — » 365 e seg.
Fu a detta epoca che il Senato decretò l'erezione del magnifico tempio sotto il nome del Redentore, opera di Palladio, che si ammira nella contrada della Giudecca di Venezia — » 425
Da Venezia la peste si è propagata a Padova. Ivi però finì alcuni mesi prima che a Venezia, nè vi menò tante stragi — » ivi
Nel 1576 si manifestò anche a Vicenza, continuò nel 77; ma non vi fece grandissimo danno, a merito forse de' saggi provvedimenti usati. Il celebre medico Massaria, che si trovava a quel tempo a Vicenza sua patria, ce ne lasciò la Storia.
A quelli stessi anni 1575-76-77 regnò la peste in Russia, e specialmente nella Livonia. Sortita di là invase la Sarmazia e la Pomerania. Giusta il concorde sentimento degli Storici furono a pari tempo infette l'Austria, l'Ungheria, la Transilvania, la Turingia, la Misnia, ed altre Provincie Sassone, Renane ed Illiriche. Il Belgio in ispecieltà fu molto travagliato. Di quella pestilenza morì il celebre medico Cornelio Gemma di Lovanio. In Italia, oltre le Provincie di già indicate, il contagio afflisse la Sicilia, dove arrecò incalcolabili danni, la Calabria, la città di Forlì, ed altri luoghi — » 366 e seg.
Nel 1578 si spiegò il contagio nell'Istria, ed afflisse specialmente la città di Parenzo; ma vi fu arrestato dai saggi provvedimenti del Magistrato di Sanità di Venezia — » 423
Agli anni 1580-81 la così detta gran peste spopolò la Francia ed in particolar modo la Provenza. Essa viene così chiamata sì in riguardo all'estensione del paese che invase, e sì per la lunga sua durata; ed in fine perchè perirono quasi tutti quelli a cui si apprese. Ad Aix durò 13 mesi; a Marsiglia distrusse quasi intieramente la popolazione non lasciandovi superstiti che circa tre mila abitanti — » 370
Prospero Alpino (de medicina Egiptyorum) riferisce, che a questi anni 1580-81 sono morti dalla peste in Egitto circa 500 mila abitanti — » ivi
La peste forse non bene estinta in Francia, si riprodusse nel 1586 a Parigi. Bella descrizione che di questa peste ci lasciò Palmario. Il più di quelli che venivano presi cadevano in frenesia, la quale si menomava o si accresceva secondo la scorrevolezza del ventre. Durò a Parigi fino al 1587. Ne fu presa anche Marsiglia; ma spaventati al suo primo apparire quegli abitanti, se ne fuggirono; il perchè non trovò materia di appiccarvi il mal seme, e in pochi dì si spense — » 371
Nel Regno di Candia l'anno 1592 scoppiò la peste, trovandosi ancora quel Regno soggetto alla Veneta Repubblica, ed a merito delle misure adottate dal provvido e sollecito Magistrato Veneto di Sanità fu arrestata e spenta — » 425 e 424
Nel 1595 vi fu peste in Inghilterra — » ivi
Fierissimo morbo pestilenziale spopolò Amburgo nel 1596. Alcuni Autori però mettono in dubbio che quello vera peste si fosse — » 572
La città di Lisbona nel 1598 incominciò a provare i primi colpi della peste, la quale infierì poi negli anni susseguenti. Essa fu sopra ogni dire micidiale. Tutti i mezzi adoperati per estinguerla essendo riusciti vani, si credette dover dar fuoco al grande ospitale Regio, la cui fabbrica importò grandi somme, sperando per quel modo di spegnere ogni seme del contagio — » ivi
La peste non per anco bene spenta in Francia, ripullulò nel 1599 a Bordeaux — » ivi
Secolo XVII.
Pesti del Secolo decimo settimo — » 372 a 504
Nel 1601 la peste travagliò la città di Trieste. Da di là si stese sulle terre dell'Istria ai Veneziani soggette; ma anche questa volta, a merito delle provvide sollecitudini del Magistrato di Sanità, venne arrestato il corso al contagio. — » 424
Nel 1605 peste fierissima nella Livonia, succeduta a carestia desolatrice; anzi ad una fame delle più memorabili ed orribili che ricordi la storia. Vi si divoravano i cani, i gatti, i topi; e, cosa che fa inorridire, sin anche i cadaveri si dissotterravano per isbramar con essi la fame — » 375
Nello stesso anno 1605 pestilenza egualmente funesta in Inghilterra. Nella sola città di Londra perivano da circa due mila persone ogni settimana — » ivi
Regnò la peste in più luoghi della Germania nel 1606, nel Palatinato del Reno, a Magonza e nel suo territorio, nel Maddeburghese ed altri luoghi. Nel 1607 travagliò fieramente la città di Augusta — » ivi
Peste desolatrice a Spalatro in Dalmazia agli anni 1607-8 sotto l'Arcivescovato del dotto, ma troppo riscaldato filosofo Marc'Antonio de Dominis. Vi estinse la maggior parte di quegli abitanti. Brani di descrizione latina di detta peste — » 374
— nel 1610 a Basilea (ove uccise quattro mila persone). Mentre a detto anno a Colmar, a Schelestadt, ed in tutta l'Alsazia il contagio pestilenziale infieriva fra gli uomini, una maligna epizoozia distruggeva gli animali. Anzi narrasi che gli stessi volatili n'erano presi; tal che assai sovente vedevansi dall'aria cader a terra colti da improvviso malore — » 375
Nel 1611 vi fu peste in varj paesi della Svevia. Nel 1613 si manifestò nell'esercito del Re di Danimarca. Nel 1614 ripullulò in Svevia e specialmente nella città di Dillingen. Nel 1619 si rinnovò in Augusta — » 376
Nel 1619 peste così micidiale a Zara, che perì il maggior numero di quegli abitanti. Da Zara passò poi il contagio in altre città della provincia — » ivi
Peste così terribile e micidiale regnò a Petaw o Petau, picciola città della Stiria negli anni 1723-24-25, che durando troppo a lungo il miserando strazio di quella popolazione, già quasi interamente distrutta, non eravi più alcuno che osasse avvicinarsi alla sventurata città, convertita pressochè tutta in un tristissimo cimitero — » 377
Peste di nuovo a Londra nel 1625. Nello stesso anno a Metz nella Lorena. Nel 1626 a Tolosa nella Linguadocca — » ivi
Altra luttuosissima epoca di orrori e di stragi prodotti in Francia e in Italia negli anni 1627-28-29-30 e 31 dalla peste, che fu una delle più micidiali che abbiano mai inferocito sull'umana generazione — » 378
Nel 1628 si manifestò la peste a Lione, a Montpellier, a Digne, ed in altri luoghi della Francia, che fu oltre ogni dire terribile e funesta avendo ucciso nella sola Lione da circa settanta mila persone in un anno — » 376 e seg.
Interessante descrizione della detta peste di Lione — » 378 a 384
Sintomi che accompagnavano la malattia — » 379
Osservazioni. — L'uso del vino riconosciuto utile, funesto l'abuso. — A parecchi tornò vantaggiosa la zuppa d'orzo. — Cauterj e vescicatorj riconosciuti eccellenti preservativi — » 380
Uno di due fratelli colti dalla peste, ai primi sintomi del male si cacciò nel forno ancora caldo, sudò molto, e guarì, l'altro che così non fece è morto — » ivi
Orrori di quelle tristissime giornate. — A quanto giunga talvolta l'umana malvagità sotto il flagello. — Frequenza dei matrimoni in que' momenti terribili. — Una donna sposò sei mariti in poco tempo, e li seppellì tutti sei. — Facilità con cui si dimenticavano i passati mali e si passava dalla tristezza alla letizia. — Indifferenza sulle altrui sciagure. — I sterquilinj, e le case d'immondezza divenuti luoghi di sicurezza. — Tristi conseguenze lasciate dalla peste in quasi tutti quelli che guarirono. — Disordini avvenuti riguardo alla legittima successione delle famiglie. — I Magistrati Municipali di Lione accusati di gravissimi falli — » 381 a 384
Descrizione della peste di Montpellier del 1629-50 — » 384 a 386
Vive dispute fra i Medici sull'indole della malattia. — La peste intanto si diffonde. — Dispareri medici impediscono agli ufficiali del Municipio di prendere le necessarie precauzioni per arrestarla. Arrivo del Cardinal Richelieu e del Re a Montpellier con numerosa corte, e porzion dell'armata che faceva la guerra ai Calvinisti. Il male, che covava occulto, scoppiò ad un tratto in più contrade, e vi sparse il terrore. Il Re fugge, l'armata si ritira, gli abitanti fanno fardello, chi fugge da una parte e chi dall'altra. Viene creato un Consiglio di Sanità, ma per la paura fuggon gli eletti — Sono morte cinque mila persone, circa la metà di tutti quelli che erano rimasti in città. — Ottima misura presa dalla Municipalità durante il contagio, quella si fu di far trasportare i malati fuori della città. — Singolar specie di furfanteria organizzatasi a Montpellier in quella luttuosa circostanza; ed era che i serventi dei malati nelle case e negli spedali, inducevano gl'infermi a far testamento reciprocamente a loro favore — » 384 a 386
Descrizione della peste di Digne — » 386 a 392
Sintomi che accompagnarono questa peste — » 386 e seg.
Fenomeni singolari e stravaganti; specie di delirio osservato in questa pestilenza — » 387 e seg.
Lagrimevole spettacolo che offrivano i luoghi della campagna — » 389
La peste durò quattro mesi. Per tutto quel tempo il cielo fu coperto di dense nubi, l'aria esprimeva un calore bruciante, frequenti erano i temporali; nessun uccello si udì in tutto quel tempo nè in città nè in campagna — » 390
Sono perite 8500 persone fra 10,000, cioè quasi sei settimi di tutti gli abitanti; più uomini che donne, più giovani che vecchi. Fra i 1500 individui rimasti non ve n'erano che cinque o sei soltanto che non fossero stati presi dalla malattia — » 390 e 391
La peste ripullulò a Digne sei mesi dopo; ma quegli abitanti che fresca avevano la memoria delle passate disgrazie, se ne fuggirono quasi tutti, e non vi perirono che cento persone, tutti stranieri. Nessuno di quelli che avevano superata la malattia, fu preso nuovamente — » 391
Cause alle quali venne attribuita cotanta strage. Strana disposizione del Parlamento, gravi disordini, monopolii, ruberie, incendii, atrocità ch'ebbero luogo in quella circostanza — » ivi
Nel 1628 grande carestia in Italia, e specialmente nel Milanese ed in altri paesi della Lombardia, accresciuta dalla guerra che successe a quegli anni fra l'Austria e la Francia per la successione al Ducato di Mantova. La guerra diede occasione alla peste, portata in Italia dalle truppe Alemanne. Si sviluppò da prima nella parte settentrionale del Milanese; nè vi fu conosciuta, se non quando aveva già fatto di molti progressi, nè era più tempo di arrestarla — » 392 e 393
Lasciate aperte e libere le comunicazioni come per l'innanzi, la peste si diffuse con una rapidità incredibile. Penetrò a Milano nell'ottobre 1629, e vi fece sì orrenda strage, che il numero de' morti giunse fino a 3555 in un giorno, e questa grande mortalità durò qualche tempo. Assicurano gli storici aver perduto Milano per quel contagio cento sessanta mila abitanti, e che in proporzione sia stata maggiore la perdita che seguì nel Ducato — » 396 a 399
Descrizione di questa peste — » 392 a 399
Prosuntuosa ignoranza di alcuni medici e chirurghi che continuarono a sostenere quel morbo non esser peste, contro l'autorità di alcuni dotti e sperimentati che l'affermavano — » 394
Improvvida e barbara misura adottata di cacciar fuori dalla città tutti li forestieri e le persone senza mestiere — » 396
Suppostosi di vedere qualche cosa di soprannaturale nella malattia, si fece ricorso alle preghiere pubbliche, alle processioni, alle penitenze, ma queste concorsero ad accrescere la peste per l'affluenza di molte persone in un medesimo luogo — » ivi
Sospetti a quel tempo concepiti, che uomini perversi avessero formati unguenti con materia bubonica pestilenziale per uccider chi più loro piacesse. La casa ove si è creduto eseguita la manipolazione, fu spianata, ed in quel sito s'innalzò il dì 30 agosto 1630 una colonna d'infamia, che il Muratori dice di aver veduta — » 396 e seg.
La quarantena generale ordinata in quella circostanza produsse ottimo effetto.
Quest'è la peste, che fu descritta con tanta verità e vivacità di colori dal Manzoni nel libro I promessi Sposi — » 397
Si notò, che nel 1628 comparve una gran cometa, la primavera del 1629 fu calda con pioggie continue, e nella state i calori furono eccessivi — » ivi
Nell'anno 1629, s'insinuò pur in Dalmazia la peste, attaccò Spalatro recandovi nuove rovine; poi s'introdusse nel 1630 a Zara, a malgrado tutte le difese adottate, dove uccise più di 1000 persone, e 3000 nel contado, ch'era allora assai popolato. Il morbo fu violentissimo, ma di breve durata, cessatovi interamente lo stesso anno, e riconosciutane apertamente la grazia dall'intercessione del santo vecchio Simeone, protettore di quella città. Li Zaratini fecero solenne voto di affrettare la traslazione del corpo di detto Santo, lo che eseguirono con magnifica pompa l'anno 1632 — » 399
Peste fierissima a Verona nel 1630, dalla quale sono morte 32,900 persone fra 53,500 che costituivano la popolazione di quella città
Interessante descrizione della detta peste di Verona — » 399 e seg.
Discrepanti opinioni dei medici sulla natura di quel morbo — » 400
Insolente temerità del popolo, che volle farla da giudice — » ivi
Moltiplicazione delle morti; abbandono degli infermi; orrori di quelle tristissime giornate — » 403
La Repubblica di Venezia spedisce a Verona Alvise Valaresso come Provveditore straordinario — » ivi
La calamità si aumenta. Si ritorna a convocare i medici, e ad onta della grande mortalità, e della più chiara evidenza dei fatti, sono pur alcuni tra essi che negano esservi a Verona la peste — » 404
Sdegnoso rifiuto di queste erronee opinioni — » 405
Miserando spettacolo che offerivano i Lazzeretti, i luoghi da imbarco ed in generale tutta la città — » 406
Muojono i medici, i chirurghi, a malgrado le poma d'ambra, ed altre sostanze odorose di cui facevano uso per preservarsi. Muojono gli assistenti, i sacerdoti, i becchini, i fornai. In luglio succede l'incendio del Monte di Pietà. L'infausto avvenimento fa accrescere la forza del contagio pel concorso delle persone accorse ad estinguerlo, e per la nuova angustia e spavento — » 409
Mancano modi, luoghi, e ministri per seppellire i cadaveri. Si gettano nell'Adige. Orrendo e miserando spettacolo. Si dispera di tutto e di tutti. Si teme lo sterminio generale della città — » 406 e seg.
Leonardo Tedeschi medico e Canonico offre raro esempio di coraggio, di pietà, di carità generosa — » 407
La Repubblica fa venire a Verona con grande stipendio Giovanni Hennisio medico di Augusta — » 409
Viene ristabilito l'ordine nella città a merito delle cure del Valaresso — » 409 e 410
I luoghi del territorio però sono sempre più afflitti. Minora la peste in agosto. È presso che estinta in ottobre. Si ridesta qualche scintilla nella primavera successiva; ma ben presto ritorna la calma — » 411
La peste ardeva contemporaneamente a Mantova, Modena, Cremona, Pavia, Bergamo, Brescia, Lodi, Parma, Piacenza, Lucca, Bologna, Torino, ed altri luoghi. A Lucca fu per la prima volta in Italia ordinato, che i medici, imitando i francesi, si vestissero di lunghe vesti incerate, ed incappucciati coi cristalli agli occhi assistessero così gl'infetti — » 407
A Torino si manifestò il contagio in gennajo 1630 e terminò in agosto 1631. Essendo fuggiti dalla città tutti i più agiati cittadini, solo dieci mila vi restarono, delli quali soli tre mila lasciò il contagio superstiti — » 423 e 424
Bologna si annovera fra le città più travagliate; ed in proporzione di popolazione niente meno di Milano
A Bologna, il medico Camozza ordinava il salasso fino allo svenimento; ma non appare, che questa pratica sia stata riconosciuta utile — » ivi
Per le buone guardie poste al fiume Lamona, che scorre poco lungi da Faenza, e per la vigilanza del Prelato ch'era al Governo di quella città, Faenza si è mantenuta sana in mezzo a tanto incendio; e così impedì che il male penetrasse nella Romagna — » 424
Da Verona la peste erasi dilatata fino ad Ostiglia. Da di là un appestato era passato a Ferrara. Ma le vigorose e saggie misure adottate dai Magistrati di Ferrara al primo scoppio del morbo salvarono la città; ed a merito delle opportune precauzioni continuò a conservarsi illesa abbenchè il male si fosse innoltrato fino a Melara, ed in altre ville poco da Ferrara discoste.
Peste a Venezia negli stessi anni 1630-31.
Descrizione di detta peste di Venezia — » 412 a 420
Vi fu portata da Mantova col mezzo dell'inviato da quella città (marchese Strigi), che venne a domandar soccorsi dall'alleata Repubblica; morto nell'isola di s. Clemente, che gli era stata stabilita per iscontar contumacia — » 415
In questo caso tutti i medici furono per ben due volte d'accordo nel riconoscere la malattia — » ivi e seg.
Ma i Magistrati non furono cauti, nè solleciti abbastanza nell'adottare le discipline occorrenti per impedire che dall'isola non s'introducesse in città; nè diedero i provvedimenti necessarii per arrestarla. Invece con ultronea misura, d'ordine del Senato sono stati convocati trentasei medici perchè discutessero di nuovo sull'origine e qualità dei mali, e sui rimedii. Lite acerrima insorse fra essi; si divisero in due contrarie opinioni. Ciascuna ebbe un partito. Ma mentre i medici disputavano fra loro; mentre i Magistrati inoperosi attendevano la decisione della lite, la peste moltiplicava le sue conquiste, e preparava quelle immense sciagure a cui fu soggetta Venezia, non essendo stato più possibile di arrestare il corso al contagio, il quale fece sì orrenda strage, che nello spazio di undici mesi uccise 94,236 persone — » 416 a 418
Verso la fine del 1631 si pubblicò con grande solennità esser la città libera dal contagio; ma per molti anni appresso, restarono aperte le cicatrici di sì profonde piaghe. Per quella circostanza si fece voto di innalzare un tempio ad onore di Nostra Signora. Quest'è la magnifica chiesa della Madonna della Salute eretta nel 1632. Altri voti fatti allora dai Veneziani, sono stati adempiti fedelmente — » 418
Da quel tempo la peste non penetrò mai più a Venezia, quantunque sieno stati mantenuti sempre aperti i suoi porti ai bastimenti sospetti ed infetti di peste; quantunque per Sovrana Risoluzione tutti i bastimenti infetti da tutti i porti del Litorale Austriaco, ed anche da quelli della Romagna, debbano essere scortati e spurgati a Venezia; quantunque più volte siasi manifestata nei suoi Lazzeretti la peste — » 418 e seg.
Notizie sopra diverse altre pestilenze che afflissero Venezia nelle precedenti epoche — » 419 e seg.
Prima istituzione del Magistrato di Sanità di Venezia nel marzo 1348, composto di tre nobili col titolo di Provveditori della Sanità — » 421
Aggiuntivi allo stesso Magistrato altri tre nel col nome di Sopraprovveditori, ed allora gli fu dato il titolo di Supremo — » 422
Nel 1403 fu convertito ad uso di Lazzeretto il convento de' padri eremitani detto di santa Maria di Nazareth, nell'isola di contro a quella di s. Erasmo. Questo Lazzeretto sussiste ancora sotto il nome di Lazzeretto vecchio — » 421
Nel 1493 fu per la prima volta istituita la pratica di profumare le lettere — » 422
A Vicenza penetrò il contagio nel luglio 1630 portatovi da Verona col mezzo di alcuni soldati fuggiti di là. Durò sei mesi; ed in questo spazio perirono circa 11,000 persone nella sola città, oltre a 50,000 nel Territorio — » 426
Nel settembre dello stesso anno 1630 penetrò in Padova. Si propagò assai lentamente; e solo nei mesi di giugno e luglio del successivo 1631 giunse al sommo della sua forza, e a tale, che nel solo mese di luglio uccise 3529 persone, fra le quali parecchi professori, e considerevole numero d'illustri soggetti. La descrizione dei fatti che accompagnarono quella pestilenza desta orrore e raccapriccio. La Repubblica inviò a Padova Alvise Valaresso in qualità di provveditore straordinario, quello stesso che s'era distinto a Verona. Questo valentissimo uomo operò con molto zelo e coraggio, ed ebbe il conforto di vedere per le sue cure domata la violenza del male, che cominciò a declinare in agosto e settembre dello stesso anno, e poco dopo cessò intieramente. Diecisette mila persone sono morte a Padova per quel contagio — » 427 e seg.
La città di Treviso, ancorchè d'ogni intorno assediata dal male; pure a merito de' saggi provvedimenti, e di buona ed assidua vigilanza si preservò illesa mentre Venezia, Vicenza, Padova, il Polesine, il Friuli, e quasi tutti gli altri paesi d'Italia al Veneto dominio soggetti erano in preda agli orrori della peste — » 425 e 426
Lo Storico Nani narra che nel sopradescritto corso di pestilenza sono perite da oltre cinquecento mila persone nei paesi d'Italia soggetti al dominio della Repubblica Veneta — » 429
Stravaganti e singolari casi di delirio nella peste di Padova — » 428
Grandi terremoti nel 1630 in Napoli ed in altri luoghi del Regno, avevano messo negli animi gravi timori. Maggiori ne aveva incusso la peste, la quale mentre ardeva nella Lombardia, più volte s'era avvicinata ai confini di quel Regno — » 429
Lo stesso spavento aveva invaso la Toscana. Il contagio si sviluppò in Firenze nel giugno del 1630 portatovi da Bologna. Serpeggiò occulto per qualche tempo; si dilatò apertamente in più famiglie. La città ne fu atterrita. Si fecero lunghe consulte coi medici. Alcuni negavano essere la peste, altri affermavano. La città tutta si divise in due opinioni. Ciò bastò perchè il popolo non prendesse guardia, e si addimesticasse cogli infermi e con chi li trattava. I progressi dello sterminatore contagio non lasciarono più dubbiosa la lite. Nel settembre dello stesso anno 1630 fu al sommo grado di fierezza e di forza. Durò quello strazio a tutto novembre. Nel gennajo 1631 fu ordinata la quarantena generale, e da essa si sono ottenuti ottimi effetti. In aprile era in piena declinazione. Nel settembre si considerò cessato. Nel 1633 ripullulò, ma con pochissime conseguenze — » 430 e 431
Descrizione di questo contagio tratta dal Rondinelli — » 431 a 436
Il Gran Duca di Toscana Ferdinando II. diede in tale circostanza chiaro esempio di coraggio e di paterno affetto. Si mostrò particolarmente sollecito della salute e del bene de' suoi sudditi travagliati da tanto flagello. Scorreva egli a piedi ed a cavallo con magnanimo ardimento le contrade e le vie della città pur quando la peste era nel suo forte, informandosi dei bisogni delle famiglie, e della maniera con cui erano eseguiti i suoi ordini e mantenute le discipline e precauzioni di Sanità. Pagò egli del suo le spese della quarantena generale, che importò circa 160 mila scudi. Ad oltre 55 mila montava il numero di quelli che si pascevano a pubbliche spese. In sole due ore si distribuiva la mattina il vitto per tutta la città. Tanta sollecita vigilanza del Principe tornò sommamente utile a quella popolazione — » 433 e 434
È notevole, che in questa peste si usarono molto le unzioni coll'olio, di mandorle, di gigli, di carabe ecc. tanto come rimedio, che come preservativo, e da quanto si può raccogliere dalla storia appare ciò essersi usato utilmente — » 434
I monasteri delle Monache entro la città si sono tutti conservati sani, tranne uno solo — » ivi
Non così fu dei conventi dei Frati, dei quali niuno rimase intatto. La strage maggiore fu tra il minuto popolo — » 434 e 435
Notarono i medici ed i storici di questa pestilenza, alcune varietà nel corso e negli effetti della malattia, le quali vennero da essi attribuite all'influsso della luna — » 435
Indicazione dei varii preservativi che si usarono in detta pestilenza, oltre le unzioni coll'olio — » 435 a 436
Nell'anno 1632 la peste si manifestò in molti luoghi della Germania, e si riaccese di nuovo a Zara in Dalmazia. Nel 1633 incrudelì fieramente nella Slesia, ed afflisse ben anche la città di Vienna, dove il numero de' morti giunse a circa 600 alla settimana. A Norimberga fino a mille. Pressochè altrettanti ne morivano ad Augusta, soggetta nello stesso tempo al doppio flagello della fame e della peste — » 438
Nel 1634 la stessa pestilenza travagliò la Sassonia. Nel 1635 infierì a Francfort sul Meno. Negli anni 1634-35-36 si sparse per tutto il Belgio, e nella maggior parte della Germania Superiore, e più d'ogni altra provincia travagliò la Gheldria, e particolarmente Nimega. Uccise da prima a Leyden venti mila persone: nel novembre 1635 si propagò a Nimega, ove nel marzo e aprile successivi pervenne al suo più alto grado di ferocia per modo che in tutta la città non v'ebbe casa che fosse restata immune dal contagioso morbo — » 439 e 440
Sunto Storico della peste di Nimega descritta dal Diemerbroek nel suo copiosissimo trattato de peste; il quale oltre a molte utili osservazioni contiene cento storie di peste — » 441 a 455
Temperatura calda, aria sciloccale e fenomeni atmosferici che precedettero la peste — » 441
Massima e quasi incredibile copia d'insetti — » ivi
Molti esempii raccolti di straordinario numero d'insetti come fossero in altri casi forieri e cagione della peste (Nota 26) — » 442 e seg.
La quantità degli uccelli soliti ad abitar la campagna fatta molto minore; li stessi uccelli domestici avvezzi alle gabbie morivano due o tre giorni prima che si appiccasse la peste agl'individui delle respettive famiglie — » 443
Aborti frequentissimi qualche tempo prima della peste, e predominio in oltre di morbi di indole maligna, vajuolo, morbilli, dissenterie maligne, febbri puerperali, nervose, tifiche, e con grande mortalità — » 443 e 444
Innumerevole quantità di morti. — Luttuosissime ed orrende scene. — La ferocia del male non cedeva a nessun rimedio o preservativo. Incominciò a diminuire nel novembre 1636. Improvviso ed acutissimo freddo avvenuto circa la metà di febbrajo 1637 la spense del tutto; sicchè in marzo la città fu affatto libera. Non però la campagna nè i paesi circonvicini, specialmente la diocesi di Utrecht e Monforte, dove continuò a inferocire per tutto l'anno 1637 — » 444 e 445
Due o tre giorni avanti il novilunio ed il plenilunio la malattia si esacerbava costantemente, e si accresceva il numero degli appestati. In tal ricorrenza di tempo l'invasione del morbo era fiera e violenta, e la morte succedeva nello spazio di poche ore — » 445
Come la malattia incominciasse e finisse alcune volte senza febbre. In alcuni casi cominciava con febbre; in altri la febbre sopravveniva, e si manifestava con leggieri brividi — » 445 e 446
Osservazioni sulla durata della malattia, sulla facilità con cui la peste si univa alle altre malattie così dette intercorrenti; sopra alcune cause che maggiormente predisponevano ad essere colti da essa — » 446
Sintomi che accompagnavano quella pestilenza — » 446 a 448
Segni di buon pronostico — » 448
Segni gravi — » 448 e seg.
Nota. Tra i segni gravi minaccianti funesto fine si legga nel testo, pag. 448, lin. 25, urine torbide, invece di urine.
Segni mortali — » 450 e 451
Governo dietetico e curativo — » 452
Come siasi regolato il Diemerbroek durante quella pestilenza, e come abbia potuto preservarsi — » 452 a 455
Negli stessi anni 1636-37 vi ebbe pur fiera peste nel Brandeburghese, dove per la grande quantità de' morti restando insepolti di assai cadaveri, narra lo storico, esserne andati molti consumati dalle fiere — » 456
Peste agli stessi anni a Francfort sul Reno e nelle Provincie Renane, dove contemporaneamente infierendo crudissima fame, è incerto se più dalla fame o dalla peste sieno periti quegl'infelici abitanti — » ivi
Contemporaneamente fiera e desolatrice pestilenza a Londra — » ivi
Nell'anno 1638 la Livonia è stata fortemente travagliata da morbi fierissimi. È però incerto se fosser quelli vera peste, od altra malattia epidemica, prodotta dall'estrema fame, cagionata da un'immensa quantità di vermi che distrussero le biade — » ivi
Nel 1640 peste a Marsiglia ed in varj luoghi della Provenza — » 456 e seg.
Nel 1644 la peste ha travagliato fieramente la città di Vienna. Nel successivo anno 1645 si propagò in più luoghi confinanti coll'Austria, fra' quali in alcuni della Stiria, dove fece orrendi guasti. In tale occasione si pubblicò il rinomato Regolamento sulla peste. Constitutio edictalis Ferdinandi III. — » 457
A Valenza in Spagna venne portata la peste da Algeri nel 1647 con un bastimento carico di cuoj ed altre pelli. Da principio il contagio serpeggiò occulto, ma poi si diffuse in tutta la città e nella Provincia in modo che fu ridotta ad uno stato di compassionevole disertamento. L'anno seguente s'insinuò verso l'occidente, ed invase da prima Elche nello stesso regno di Valenza. Quindi si propagò ad Orihuela, Alicante, Mesquinenzia, Cartagena, a Siviglia, a Cadice. Da Cadice passò colla flotta Spagnuola nell'Indie orientali. Dalla parte d'Oriente si propagò a Tortosa, a Girona, a Barcellona, ed in tutta quasi la gran Provincia di Catalogna, dove unitamente alla guerra fece particolarmente grandissima strage. Si conserva ancora viva fra quelle popolazioni la memoria di sì fiera calamità, che importò alla Spagna la perdita di oltre dugento mila persone, parte vittima del pestilenziale flagello, e parte della carestia e della fame che lo susseguitarono — » 458 e 459
Nell'anno 1649 vi fu peste di nuovo e crudelissima ad Aix, ad Arles, a Marsiglia, ed in quasi tutta la Provenza. Essa fece molte stragi specialmente a Marsiglia. Anche in questa circostanza di peste si segnalò l'eroica pietà dei PP. Cappuccini, i quali con generoso ardimento si diedero in buon numero all'assistenza spirituale degli appestati, rimasti essi poi quasi tutti vittima della cristiana loro carità — » ivi
Altri casi in cui i PP. Cappuccini diedero nobilissime prove dell'eroica loro cristiana carità in tempi di peste. (Nota 29) — » 459
Nello stesso anno 1649 la Dalmazia, e specialmente le città di Sebenico e di Zara furono travagliate da un contagio il più devastatore di quanti hanno afflitto quella Provincia. Continuò a Zara fino al febbrajo del successivo anno 1650. Sì a Zara che a Sebenico furono commesse molte ruberie e sevizie dai soldati nel tempo dei così detti espurghi — » 459 e 460
A due milioni circa di ducati si calcola il valore degli effetti rubati in tal occasione dalla milizia nella sola Sebenico, dove andarono estinte più di 6000 persone nella città, non compresi i soldati, de' quali perirono più di 800. De' Morlacchi morti per lo più alla campagna non si sa il numero, non essendone stato tenuto registro. La città non si è mai più ripopolata. Si scorgono ancora molte case disabitate, ed intere contrade deserte. Casimiro Venanzio testimonio oculare ci lasciò manoscritta memoria di questa pestilenza ove tutti i nomi degli estinti vi son registrati — » 461 a 463
Dalla Spagna citeriore il contagio venne trasportato nella Sardegna l'anno 1650. Ivi si propagò rapidamente, e per lo spazio di cinque interi anni fece orrendo scempio di quegli abitanti. Quell'isola fu così malconcia, che non si ristorò mai più dalle sue rovine. Vi restano anche oggidì monumenti di sì grave infortunio — » 463
Nell'anno 1651 peste nell'Alsazia, nella Svezia, nella Polonia, ed in una parte del territorio Prussiano. Secondo il Boyer, nel 1654 la peste desolò Arras grande città de' Paesi Bassi nella Contea di Artois — » 463
Negli anni 1654-55 vi fu peste in Russia e nella Danimarca. Il contagio si manifestò a Copenaghen nel 1654, e vi uccise nove mila persone. Ve lo portarono certi vascelli Olandesi, che ritornavano da Riga con carico di biade, canape e lino, rifugiatisi nel porto di Copenaghen per isfuggire la flotta Inglese — » 464
Dettagli storici sopra detta pestilenza. — La malattia si annunciava con violento parossismo febbrile conseguitato da dolore eccessivo alle parti dorsali e alla testa, che talora estendevasi anche alla gamba sinistra. In seguito esantemi, buboni, idatidi sopra le piante dei piedi, delirio furioso, suicidio. Gli alessifarmaci, così detti, e soprattutto l'elisire antipestilenziale di Ticon Brahe, furono i soli rimedj dai quali si abbia ottenuto qualche buon effetto — » 464 e 465
Nella Russia poi, secondo il Lebenswaldt, sono morte circa cento mila persone da questa pestilenza — » 465
Nello stesso anno 1655 vi fu pur peste a Vienna — » ivi
Nell'anno 1656, dalla Sardegna la peste fu portata a Napoli; e di là serpeggiando attaccò i paesi della spiaggia degli stati del Papa, penetrò a Roma, a Genova, ed in altre parti d'Italia, e vi fece immense stragi — » 465
La peste di Napoli del 1656 fu una delle più terribili che abbia mai afflitto l'Italia. In meno di sei mesi desolò le provincie di quel Regno, e ridusse Napoli in un vasto cimitero, avendo ucciso duecento ottanta mila di quegli abitanti, e secondo il Giannone quattrocento mila — » 465 e 466
Descrizione di questa peste di Napoli data dallo storico Giannone (Storia civile del Regno di Napoli) — » 466 a 480
Quello che vi ha di più notevole nella storia di questo contagio si è, la parte che nella introduzione e diffusione di esso ebbe lo stesso Vice Re di Napoli conte di Castrillo, cui più di ogni altro interessar doveva di tenerlo lontano. Fu portato a Napoli col mezzo di un vascello carico di soldatesche procedente dalla Sardegna infetta, a cui fu data libera pratica malgrado i sussistenti rigorosissimi bandi che lo proibivano; e v'ha ragione di credere ciò sia avvenuto per secreto ordine dello stesso Vice Re. Il contagio si sparse tosto in varii quartieri della città — » 467 e seg.
I medici, nel principio del morbo i perniciosi effetti ascrivevano, chi a febbri maligne, chi ad apoplessie, ed altri ad altri mali. Uno fra essi che pur vide il vero, e che per più accurata osservazione fatta dichiarò il morbo essere pestilenziale, fu d'ordine dello stesso Vice Re posto in carcere, dove ammalatosi gli fu per somma grazia concesso di andar a morire a casa sua, e ciò perchè al conte Castrillo sommamente rincresceva che insorgesse fama in Napoli esservi la peste, dovendo Egli spedire soccorso di soldatesche per la guerra dello stato di Milano, travagliato dalle armi del Re di Francia — » 467
Gli altri medici fatti accorti da tale lezione e spaventati, non osarono più denunziare esservi la peste a Napoli, ma continuarono ad occultare la qualità del male, il quale intanto esteso per tutti i quartieri della città mieteva ogni giorno più centinaja di vittime. Per le forti rimostranze del Cardinale Filomarino Arcivescovo di Napoli quel Vice Re fu costretto a far unire di nuovo i più rinomati medici de' suoi tempi, perchè dessero parere; ma questi, sia per ignoranza, sia per adulazione, e più probabilmente per paura, non ardirono dichiarare il morbo per pestilenziale, e si limitarono a suggerire alcuni mezzi profilatici. Altro che frasche, dice lo storico. — Orribili e spaventose divennero le stragi. Fino ad otto o dieci mila al giorno salì il numero de' morti. Vi fu un giorno che arrivò a quindici mila. Come descrivere gli orrori e l'eccidio di quelle spaventevoli giornate! — » 468 a 474
Il Vice Re e le Deputazioni s'affaticarono a dar quel migliore riparo che per loro si potesse, ma era troppo tardi. Tutte le misure furono inutili. Le stragi continuarono con un furore appena credibile; fino a che verso la metà di agosto un'impetuosa ed abbondante pioggia temperò alquanto la furia del male, il quale poco appresso cessò. Nessuno più s'è ammalato. Quelli ch'erano tocchi guarivano — » 476 e seg.
Peste di Roma dello stesso anno 1656 — » 481 a 485
Al primo annuncio della peste in Napoli severe precauzioni di Sanità erano state adottate dalle Autorità Pontificie per impedire l'introduzion del contagio negli stati della Chiesa. Ciò nullostante il contagio penetrò prima a Rieti nel Ducato di Spoleto, poi si propagò a Nettuno piccola città della campagna Romana, finalmente a Civitavecchia, ed il dì 8 giugno si è sviluppato nella stessa Roma — » 481
Sintomi della malattia. La malattia si mostrava con un calore ai precordii sì violento che i malati mandavano spaventevoli grida, come se ad essi venissero strappate le viscere; indi succedeva il vomito, ardente febbre e continua, delirio furioso, a cui seguiva grande prostrazione di forze, convulsioni, sete inestinguibile, lingua bianco-cinericcia, e poi nera, urine torbide e sanguigne, atroce dolor di testa. Dietro le quali cose i carbonchi ed i buboni non tardavano a comparire, come pur le petecchie nere, segnali di vicina morte. Alcuni cadevano morti improvvisamente, e senza alcun segno manifesto di contagio — » ivi
Si usava bruciare e scarificare i carbonchi, che si medicavano poi con unguento egiziaco. Sopra i buboni applicavansi gli emollienti, le ventose, ed anco i vescicatori. Il Padre Kirchero, il quale a quel tempo trovavasi a Roma, assicura, che niuno segnato dai cauteri o fontanelle fu invaso dalla peste, tranne alcuni di vita epicurea — » 482
L'emissione del sangue era assolutamente seguita dalla morte, e al più s'impiegavano le ventose scarificate. Si usavano i clisteri purganti o alessifarmaci; e siccome la prostrazion delle forze era estrema, giovavansi i malati con brodi, renduti più eccitanti dalla pimpinella, dallo scordio, dalla scabbiosa, semi di cedro e simili con alcune goccie di acido solforico. Si somministrava parimenti l'acqua teriacale, i sudoriferi, ed il vino. Tornavano nocivi i medicamenti troppo riscaldanti. La decozione d'orzo acidulata con aceto era la bibita ordinaria — » 482 e 483
In quella circostanza si stabilirono in Roma non pochi spedali e Lazzeretti; si fecero espurghi, erettevi all'uopo alcune macchine; la città fu divisa in quartieri, e ad ogni quartiere fu assegnato il respettivo commissario, i suoi medici, chirurghi, confessori ecc. Molte provvide discipline vennero del pari ordinate sopra oggetti annonarii, ed altri di eguale necessità, senza guardar a spesa e senz'altri particolari riguardi — » 482 e 483
Il Pontefice Alessandro VII e molti cardinali non si partirono mai da Roma durante il contagio. Il celebre cardinal Gastaldi, eletto commissario generale di Sanità, si distinse per la saviezza, vigilanza e mantenimento delle discipline e precauzioni contro la propagazione del male. A queste ed al suo saggio rigore contro indistintamente ogni sorte di persone dee principalmente la città di Roma la salvezza di un gran numero di cittadini. Infatti per merito di un buon governo non sono perite a Roma in quella circostanza che 14,500 persone, mentre Napoli ne perdette dallo stesso contagio dugento ottanta mila (checchè ne dica il Giannone) e Genova pressochè settanta mila — » 484
In marzo 1657 diminuì, e nell'agosto dello stesso anno cessò affatto — » ivi
Nello stesso tempo, che infieriva la peste, un'epizoozia crudele faceva perire nella campagna di Roma la maggior parte de' bovi e delle pecore. Lo stesso cardinal Gastaldi ci lasciò la Storia di questa peste nel voluminoso suo libro de Avertenda et profliganda Peste — » 484 e 485
Anche a Genova, come s'è detto, si diffuse il contagio nello stesso anno 1656; ed ivi come a Napoli, avuto riguardo al minor numero della popolazione, offrì miserando spettacolo di desolazione e di stragi, che per la confusione e lo spavento che regnavano a que' tempi diventava ogni giorno più triste e più devastatore; anche a Genova, come in altri luoghi, in sulle prime invalse l'opinione che quel morbo fosse mal comune. Ma accresciutasi a dismisura la mortalità fra quella popolazione, ogni dubbio si cambiò in certezza — » 485
Descrizione della detta pestilenza di Genova del 1656 — » 485 a 491
Sintomi da cui era accompagnata — » 485 e 486
Apertura de' cadaveri. Cosa si è trovato — » 486 e 487
Quali rimedii siensi usati internamente ed esternamente — » 487
Quando la peste era nel più forte, tutte le altre malattie sia febbrili o no, casualmente accadute, acquistavano la natura e i segni di vera peste, ossia, come dicevasi, si convertivano in peste, anco in quelli, che tenevansi chiusi nelle proprie case con ogni sorta di riguardo, e per quanto sapevasi, senza alcuna esterna comunicazione. Ciò però non accadeva nel principio, e nell'ultimo stadio della pestilenza. In sul fine, come suol avvenire in ogni corso di pestilenza, si svilupparono delle malattie comuni, di altra indole. Questo è il segno, come altrove s'è detto, più sicuro che l'epidemia pestilenziale sia giunta al suo termine — » 487
Moltissime ruberie, spogli, orrendi assassinii accaduti in Genova nel tempo che durò il contagio — » ivi
La Repubblica di Genova chiamò dalla Francia alcuni PP. Cappuccini in soccorso degli infermi. Vi giunsero quattro di essi, fra quali il celebre P. Maurizio da Tolone. — Eroica loro carità — » 488
Il detto Padre Maurizio da Tolone introdusse in Genova con grande utilità il suo metodo de' profumi per ispurgare le robe e le case infette. Essi sono di tre sorte; 1.º per ispurgare le case ed altre suppellettili grosse; 2.º per ispurgare i Lazzeretti, le sepolture, ed altro che hanno bisogno di un purgamento più efficace; 3.º profumo soave per liberar le case dal puzzo — » 488 e 489
Composizione delle dette tre specie di profumo — » 489 e seg.
La peste a Genova cessò a poco a poco da se, come se fosse stanca di stragi — » 487
Anco in questa peste si usarono gli olj. Internamente l'olio di scorpione, esternamente quello del Mattioli, ma non si rileva se fossero riesciti utili — » ivi
Nello stesso anno 1657 vi ebbe peste nel Ducato di Brema nella Bassa Sassonia. Da Brema venne portata a Brunswick residenza del principe di questo nome da alcuni Brunswicesi fuggiti da Brema. Vi durò sei mesi — » 491
Sintomi da cui era particolarizzato detto contagio — » 491 e 492
Nel 1659 vi fu peste nella Svezia, e particolarmente nella città e fortezza di Hollen sulla costa meridionale dell'isola di Aland nella Finlandia — » 492
Nell'anno 1660 peste in parecchi luoghi della Germania, la quale attaccava più particolarmente gli uomini, e soprattutto i robusti, poco danno recando alle donne, e meno ancora ai fanciulli — » ivi
Nel 1662 fiera peste regnò a Costantinopoli, e vi fece grandissima strage; nel 1664 desolò l'isola di Candia — » 493
Gli storici ricordano esservi stata in questo stesso anno 1664 peste a Tolone ed a Cuers, picciola città della Francia nel dip. del Varo — » 493
Agli anni 1665-66 si è sparsa fierissima peste in Londra, una delle più celebri della Storia, già descritta dall'Hodges e dal Sydenham testimonii oculari. Per essa morirono in Londra in meno di un anno 90,306 persone — » ivi
Descrizione della detta peste di Londra — » 493 a 496
Malattie che l'hanno preceduta, e susseguitata — » 494
Rapidità con cui si propagò — » ivi
Sintomi che l'accompagnavano — » 494 e seg.
Cura usata dal Sydenham in detta pestilenza — » 495 e seg.
Fu praticato la cavata di sangue ripetuta, ma sempre moderatamente. Altri autori che raccomandarono la cavata di sangue nella peste — » 496
Negli stessi anni 1665-66, ed in pari tempo che a Londra, la peste fece orrendo strazio nell'Olanda. Nella sola città di Amsterdam morirono 24,143 persone. Secondo alcuni autori il morbo continuò in Olanda con qualche intervallo anche ne' successivi anni, a tale che nel 1669 spopolò la città di Leyden — » 497
Nel 1670 si manifestò la peste nella Lapponia portatavi da Riga per alcune balle di canape. Le donne impiegate alla filatura ne furono attaccate, ma il freddo di quel paese estinse ben presto la malattia — » 497
Nel 1676 fierissima peste travagliò di sì fatta maniera l'isola di Malta, che ne rimase quasi affatto deserta, non essendovi restate superstiti che sole dieci mila persone. Anche in questo caso i gravi dispareri dei medici sulla natura del male furono causa della fatale irreparabile propagazion del contagio — » 497 e seg.
Negli anni 1678-79 il contagio pestilenziale ritoccò di nuovo le terre della Dalmazia portatovi dalla vicina Turchia col mezzo di alcuni arnesi rubati dai Morlacchi della Villa Culla, che fu poi per ordine del Provveditor generale incendiata. Si propagò in altri villaggi delli territorii di Scardona e di Zara, poscia in Zara stessa col mezzo di robe infette introdottevi clandestinamente, e vi fece gravissimi danni. Cessò nel febbrajo 1679 — » 498
In detto anno 1679, imperando nell'Austria Leopoldo I, la città di Vienna fu travagliata da atrocissima peste, che fece immense stragi, sì fra la popolazione della città, e sì nei sobborghi aggiacenti, specialmente nel Leopoldstadt e nel Mariahülf. Nello spazio di sei mesi sono perite a Vienna oltre 70,000 persone, e nel corso intero della stessa pestilenza più di 76,000. Pur gravi danni recò il morbo nei villaggi dei dintorni di quella capitale, e specialmente a Ulrichskirchen, Neustift, Neubau, e Neustadt. A merito dei saggi provvedimenti e delle caute discipline, che d'ordine dell'Imperatore sono state usate in quella circostanza, si è potuto por argine alla ferocia del contagio, e molti paesi vicini sono stati preservati — » 498 e 499
Nello stesso anno 1679 la peste afflisse pur anche la Sassonia, e travagliò l'alta e bassa Slesia — » 500
Da Vienna si dilatò il contagio nella Stiria e nella Carintia. Si manifestò in un sobborgo di Gratz nel dicembre 1679. Nel gennajo successivo 1680 si sparse in molte famiglie del sobborgo stesso e nella città. Nei successivi mesi s'accrebbe ognor più, e s'apprese a più di 400 famiglie. Imperversò per tutto l'anno 1680, e terminò circa le calende di marzo 1681 dopo aver ucciso nella città e sobborghi di Gratz 2340 persone; guarite 816 — » 500
Dall'altra parte, il contagio dall'Austria si estese nell'Ungheria e nella Boemia, e vi recò gravi rovine. Nell'Ungheria nel 1679 fra le altre fu travagliata particolarmente la città di Posen. In Boemia, a quegli anni, più che altrove fece orrendo strazio, a tale che in un solo trimestre, cioè maggio, giugno e luglio del 1680, estinse a Praga 31,040 persone — » ivi
Anche a Gorizia nel Friuli Austriaco si dilatò il contagio portatovi, come si crede, da Vienna. Incominciò nell'agosto 1682, e v'infierì con somma violenza. Giuseppe Candido allora medico di Gorizia ci lasciò in una sua lettera un'esatta descrizione di quel contagio — » 501 e 502
Sintomi dai quali era accompagnato — » 502
Rispetto alla cura lo stesso medico Candido dice. «Il cavar sangue dalla vena fu osservato nocivo, così si tralasciò. Li vescicanti sono stati di gran sollievo, applicati dopo qualche evacuazione per la via dei clisteri» — » ivi
Nel 1683 ripullulò il contagio a Gratz ed in altri luoghi della Stiria, ma fu in breve estinto con pochi danni per gli ottimi provvedimenti che ne impedirono la dilatazione — » 502
Fierissima peste desolatrice imperversò a Costantinopoli negli anni 1685 e 86. È indicato essere stato assai grande il numero delle vittime rimaste sotto il flagello in quella popolatissima città: questo numero però non è conosciuto — » 503
Nel 1690 vi fu peste di nuovo nella Dalmazia, introdotta colà per l'arrivo di una famiglia fuggita dalla vicina Bossina infetta. Fu preso da prima Ostroviza nel contado di Zara, poi venne portata in Zara stessa. Ma per la vigilanza dei Rettori detta città e per le buone discipline e segregazioni fatte opportunemente, venne in breve estinta. Così però non fu nella città di Sebenico, ove fece molti danni — » 503 e 504
Nel 1691 fu attaccata dal contagio Ragusi; continuò circa sei mesi, e vi recò gravi rovine — » 504
Nel medesimo anno 1691 la peste devastò la Puglia — » ivi
Nel 1692 vi fu peste nella Sciampagna in Francia, ma non si conoscono di essa particolarità degne di speciale menzione — » ivi
Secolo XVIII.
Pesti del Secolo decimottavo — » 503 a 785
Niente meno del precedente fu questo Secolo funestato da orribili e desolatrici pestilenze.
Gravissimi morbi epidemici d'indole maligna dominavano agli anni 1700 e 1701 in varie parti della Germania, e specialmente a Berlino, nell'Holstein, a Tubinga, nella Svevia, a Rosenberg ed altri luoghi della Slesia, a Ratisbona, nella Sassonia, a Basilea ed altri luoghi della Svizzera, nella Transilvania, ed in parecchi paesi dell'Ungheria, e per quanto si può desumere, anche nella Polonia.
Preceduta dai detti maligni morbi, nel 1704, secondo lo storico Rzazynsschy, e secondo altri nel 1702, incominciò nella Polonia quella terribile e micidial pestilenza che durò fino al 1714, e che fece miserando strazio di tutto quel Regno — » 505 a 508
Trovandosi la città di Lemberg in preda di fierissima peste negli anni 1705 e 1706, da Lemberg venne recata nel 1707 a Cracovia col mezzo di alcuni mercanti ebrei. A Cracovia durò cinque mesi, ed in detto periodo uccise 18,090 persone — » 507 a 509
Sintomi che accompagnavano quella peste — » ivi
Si annunciava con fenomeni insidiosi. Ora con una febbre continua accompagnata da gran calore universale, e da frequenti brividi irregolari intercorrenti, ora con la così detta febbre lipiria, cioè congiunta a grande ansietà precordiale, tristezza, abbattimento, vomito di materie gialle, o verdi, e viscose, spontanea lassezza, sommo abbattimento di forze, pestamento delle membra, fiero dolor di testa, fisonomia cadaverica, delirio, inquietudine continua. Le donne fuggivan di casa nude, e correvano così per le strade e le piazze i piedi e le gambe tremanti, affette da contorcimenti convulsivi; indi, succedevano coliche crudeli, le urine si facevan sanguigne, il polso picciolo, languido, ineguale; la sete nulla, o inestinguibile; comparivano i buboni agl inguini, alle ascelle, il corpo si copriva di petecchie, o di stimmate, o neri suggellamenti. Succedeva la morte il terzo o il quinto giorno — » 507 e 508
L'emetico nel principio della malattia fu trovato utile. Il vecchio d.r Schomberg medico del Governo dice di aver guarito più di 300 appestati con questo rimedio, e col suo elisir antipestilenziale composto della tintura di benzoar, di genziana e di essenza canforata a parti eguali, del quale somministrava dalle 40 alle 60 goccie infuse in birra calda. La bevanda ordinaria era limonata. Quindi unzioni con olio aromatico e spirito di vino canforato specialmente sopra lo scrobicolo del cuore, facendo prendere ai malati otto goccie di questo stesso liquore entro ad un torlo d'uovo. Alcuni malati presero l'aceto teriacale. I nitrati e gli alcali provocavano l'estinzion delle forze ed una diarrea mortale in poche ore — » 508 e 509
Disordini e spavento introdotti per aver i Magistrati, i Medici, e la maggior parte delle persone ricche ed agiate abbandonata la città — » 508
Detta peste terminò circa alla fine di maggio. Negli ultimi mesi, allorchè era sul finire, non aveva più che l'apparenza di una febbre maligna. Poi di una semplice febbre quotidiana e pochissimi perivano — » 509
A questi stessi anni 1706-07 sembra che regnasse la peste nei paesi ottomani confinanti coll'Ungheria e colla Transilvania; si disse sembra, da che delle pesti nelle Provincie Ottomane non vi sono autori che espressamente ne parlino. Quello solo che viene positivamente asserito si è, che nel 1705 dopo un lungo predominio de' venti del mezzogiorno, imperversò di sì fatta guisa la peste a Costantinopoli, che in un sol giorno si contarono trasportati fuori da una porta della città 1800 cadaveri, innumerevole essendo stata la strage prodotta dal contagio in quella popolosa città — » 506
Nello stesso anno 1705 vi ebbe la peste in Inghilterra e nella Spagna, giusta la relazione del P. Labat, che fu egli stesso attaccato dal contagio due volte — » ivi
Ai medesimi anni 1706-07 regnò la peste a Thorn nel Palatinato di Culm nella Prussia occidentale. Da di là fu portata nel 1707 a Rosenberg nella Slesia da alcuni mercanti armeni, che la comunicarono ad altri ebrei col mezzo di una partita di lana infetta acquistata a Thorn. Quel contagio durò a Thorn tre anni, cioè fino al 1710 e per esso quella popolazione andò quasi distrutta — » 510 e seg.
La malattia non tardò molto a propagarsi a Würtemberg coi sintomi più spaventevoli. Questa peste uccideva da principio i malati nello spazio di 24 ore, ed in seguito il 3.zo 4.to 5.to od al più il sesto giorno. I cadaveri diventavano subitamente lividi. Non erano molto frequenti i buboni; e per lo contrario sopravvenivano dei carbonchi di un'enorme vastità alle braccia, all'addome, alle cosce, alle gambe, i quali degeneravano ben presto in isfacello. Il polso variava. Nel maggior numero de' casi era naturale, come naturali apparivano le urine. Se queste diventavano nere, era prossima la morte — » 509 e 510
Circa questi stessi anni il contagio menò grandi stragi a Marienberg nella Misnia, travagliò fieramente Berlino ed altri luoghi della Prussia. La Lituania Prussiana ne andò specialmente desolata. Nell'anno 1709, secondo il Büsching, quella Provincia perdette 59,196 persone pel furor del contagio, il quale fece del pari crudo strazio in Amburgo, in Augusta, ed in varie altre città e paesi della Germania — » 512
Nella città di Danzica si sviluppò il contagio nel 1710, e vi durò sei mesi. In questo corso di tempo uccise da oltre ventiquattro mila persone. Il medico Gottwald che vi fu presente ne lo descrisse nel suo Memoriale Loimicum de peste Dandiscana — » 512
A questi medesimi anni, cioè dal 1707 al 1714, andarono afflitte dalla stessa calamità molte altre provincie e paesi di Europa. Oltre la parte della Polonia già indicata, oltre la Sassonia e la Prussia, la peste invase la Samogizia, la Curlandia, la Livonia sul mar Baltico, la Svezia, la Danimarca; e dall'altra parte quasi tutta l'antica Dacia, ossia la Transilvania, la Moldavia, la Valacchia, la Servia, la Bessarabia, la Romelia, e gran parte dell'Ungheria. La città di Posen perdette la metà circa de' suoi abitanti, così quella di Sapron, e la contrada di Szegedin nella contea di Czongrad nella Bassa Ungheria, e varii altri luoghi di quel Regno — » 513
Fin dall'anno 1709 la peste menava stragi nell'Ungheria. Nel 1712 ne fu infetta anco la città di Presburgo. A tale notizia le comunicazioni coll'Ungheria furono più rigorosamente interdette. Malgrado ciò, poco dopo dall'Ungheria penetrò il contagio nella picciola città di Bruck sul Leptha nella bassa Austria, e quindi in Vienna. Da Vienna si dilatò in molti villaggi e comuni dei contorni, nella Stiria, nella Carniola, e Lubiana ne fu particolarmente travagliata — » 513
Particolari del contagio di Vienna — » 514 a 518
Anco in questo caso vi furono dispareri tra i medici, per cui le discipline e provvedimenti da opporsi ai progressi del morbo per sì fatti contrasti vennero in qualche modo arrestati — » 515
Il morbo progredì lentamente, e fece per qualche tempo una tregua in modo che fu creduto spento. I Magistrati stessi da sì ingannevoli apparenze vennero tratti in errore — » ivi
Incominciato sul finire del 1712, nel gennajo 1713 vi ebbero appena 52 malati sospetti, de' quali ne morirono 25. Nel febbrajo si contarono appena 28, dei quali 16 morti. In marzo s'accrebbe considerabilmente il numero de' malati e de' morti, e trapassata appena la metà di aprile la peste si fece generale, avendo penetrato in tutti i sobborghi e nella città. In agosto e settembre montò al suo più alto grado di forza. In ottobre incominciò a declinare. In febbrajo 1714 il morbo era interamente cessato, dopo aver ucciso 8644 persone. Fra 9565 che furono presi dal contagio 921 sono guariti — » 515 e seg.
I più hanno attribuito la cessazione della malattia al gran freddo del verno 1714. Ciò però può anche esser avvenuto a merito dei saggi provvedimenti usati. In tal circostanza venne creata una speciale Commissione Aulica e pubblicato un Regolamento di Sanità, e l'Imperatore Carlo VI a nome suo e del fedele suo popolo fece voto d'innalzare un tempio in onore di s. Carlo Borromeo, ch'è quel bellissimo tempio che si osserva nel sobborgo di Vienna fuori del Kärnthner Thor, di cui la prima pietra venne posta nel febbrajo 1716 — » 517 e seg. Nei villaggi dei dintorni di Vienna, il primo sviluppo seguì in marzo 1713 a Zellerndorf. In aprile si diffuse a Wahring, Otterkling, Neulerchfeld, e ne' mesi successivi a più di 40 altri luoghi e colpì 762 famiglie, fra le quali sono rimaste infette 4923 persone. Di esse morirono 3776 e 1147 sono guarite, la maggior parte senza alcun soccorso dell'arte — » 517 e 518
In questa peste tanto nell'Austria, che nell'Ungheria e nella Transilvania si è osservato che gl'individui più robusti erano più facilmente attaccati, e morivano quasi tutti, mentre i deboli, o andavano esenti, o venendo attaccati guarivano con maggiore facilità — » 519
Gran copia di Opere scritte sopra questa pestilenza — » 519 e seg.
Anche in Dalmazia fu a questi anni la peste. Nel 1710 serpeggiò nei sobborghi di Spalatro, e ne' casali circonvicini; ma adottate opportunamente le necessarie misure di precauzione, alle altre città di quella provincia venne fatto di preservarsi, e la peste cessò, dopo aver fatto pochi danni — » 520
In Italia, sentendosi ardere da tante parti il micidiale contagio, e già serpeggiando vicino, avevansi concepito forti timori, ed ogni paese tenevasi attentamente in guardia. Dal 1630 non era più comparso in Lombardia, e da oltre mezzo secolo in alcun'altra contrada d'Italia. Questi timori venivano accresciuti dalla tristissima circostanza, che da due anni, cioè dal 1711 al 1713 era afflitta da fierissima epizoozia, e da copia insolita di vermi che distruggevano i grani in erba, e portavano la carestia. Ma fortunatamente l'Italia ne andò illesa, ed il freddo acutissimo del 1714 estinse intieramente la peste tanto in Germania che in tutte le altre provincie e paesi sopraccennati — » 520 e 521
Agli anni 1716-17 fierissima peste spopolò la città di Smirne nella Natolia, e le isole della Grecia nell'Arcipelago, specialmente Scio, Mitilene o Lesbo, e Samo, che furono crudelmente travagliate. A questo medesimo tempo il contagio fece altresì orrendo strazio a Costantinopoli — » 521
Aleppo grande città della Soria, soggetta ad essere quasi periodicamente visitata dalla peste, provò sì fiero il contagio negli anni 1718-19, che nello spazio di circa sei mesi perdette da oltre ottanta mila de' suoi abitanti — » ivi
Gli anni 1720-21 sono celebri nella Storia delle pesti per le stragi che questa tremenda calamità fece a Marsiglia, ad Aix, a Tolone, in quasi tutta la Provenza, così pure in alcune città della Linguadocca e nella Guascogna. Scarsissimo fu il prodotto del grano e dell'olio nella Provenza, nel mille settecento dicianove, a tale che mancarono le sussistenze nel 1720; quindi un cattivo e scarso nutrimento aveva già predisposta alla malattia la minuta classe del popolo. A ciò s'aggiunsero gli eccessivi calori della state, le piogge continue, ch'erano succedute ai calori, e per vario tempo il furioso predominio de' venti dell'occidente — » 522