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Della peste e della pubblica amministrazione sanitaria

INDICE DELLE MATERIE CONTENUTE IN QUESTO PRIMO VOLUME. (continued 2)

Reading edition

Nel gennajo 1720 s'introdusse la peste a Marsiglia col mezzo di una nave infetta proveniente da Seide (antica Sidone nella Soria), la quale aveva fatto a Tripoli nuovo carico di mercanzie e presi passeggieri a bordo — » 523

Circostanziata ed interessante descrizione della detta peste di Marsiglia — » 522 a 607

Poca cautela dei signori Intendenti della Sanità nel trattamento contumaciale della suddetta nave infetta, e poca sollecitudine nell'adottare le necessarie misure precauzionali — » 524 e seg.

Altri gravi falli da essi commessi in quella circostanza — » 528 a 535

Erronea opinione del chirurgo ordinario del Lazzeretto, che si ostinò a dichiarare che quelle fossero malattie ordinarie — » 525 e 526

Altri medici sopracchiamati affermarono tutti assolutamente essere peste — » 527

Il contagio intanto penetra nella città, serpeggia furtivamente di casa in casa, e prepara il fatal fomite distruttore di quella popolazione — » 529

Si moltiplicano le morti con segni evidenti di contagio. Intere famiglie ne vanno estinte con buboni e carbonchi. Il D.r Payssonel ne dà avviso ai Magistrati, e dichiara che que' morbi realmente fossero peste. Però, un altro chirurgo avendo dichiarato in vece che la malattia era una febbre verminosa semplice e senza contagio, prevale questa falsa opinione. Gli altri medici si tacciono — » 532

Il contagio, superato ogni argine, si sparse rapidamente in tutti i quartieri della città — » ivi

A malgrado le stragi fatte dal contagio qualche medico ancora si ostina a dichiarare che que' morbi altro non sono che febbri maligne ordinarie cagionate dai cattivi alimenti e dalla mendicità. Altri dotti e sperimentati all'incontro dichiarano al Magistrato non esservi più luogo a dubitare che vera peste si fosse. Il Magistrato pubblica un avviso nel senso della prima opinione — » 534 e 535

Gravi imbarazzi, confusione e disordini nella città, terribile spavento — » 536 e 539

Gli ufficiali comandanti il corpo delle galere stazionato allora a Marsiglia si condussero con sorprendente saggezza, che forma contrasto con l'imprudenza degli ufficiali municipali — » 536 e seg.

Si accendono grandi fuochi nelle strade e nelle piazze pubbliche per tre giorni seguitamente. Accresciuto il calor naturale della stagione per detti fuochi, ed ingombra l'atmosfera di un fumo nero ed ardente, parve conferissero al contagio nuovo alimento — » 540

Il male spiega la più grande violenza. I più intrepidi sono spaventati. Gli abitanti disertano le proprie case: le religioni fuggono dai monasteri; gli officiali della giustizia, dei municipii, quasi tutti gl'impiegati cercano fuori della città un rifugio, ma sventuratamente questi fuggiaschi portano seco il fatal seme che dovea ucciderli — » 541

I membri del Magistrato di Sanità, i parrochi ed i vicarii, animati dall'esempio del loro capo, il venerando vescovo Monsignor Belzunce, restano fermi al loro posto. Quel venerabile prelato animato da ardentissima cristiana carità, novello San Carlo, si vedeva da per tutto dove la salute del popolo lo richiedeva sprezzando con eroico coraggio ogni pericolo pur per recare altrui ajuto e conforto — » 542

La fama di sue virtù passò fino in Inghilterra, a tale che Pope medesimo ne fece l'elogio — » 564

In quella terribile circostanza si sono altresì distinti per eroica carità, e con ogni sorta di pietosi ufficii i Padri dell'Oratorio, e specialmente il Padre Gualtier loro Superiore, i Cappuccini, i Canonici Regolari Lateranensi, ed i Gesuiti — » 565 e 566

Grande mortalità fra i medici, maggiore però fra i chirurghi. Il celebre D.r Bertrand, che ci lasciò la miglior descrizione di questa peste e che fu di essa testimonio oculare, venne attaccato tre volte e guarì — » 567

Orrori e desolazioni di quelle memorabili giornate, che gelano il cuore e fan raccapriccio — » 545 e seg.

I medici Chicoaneau e Vernay, professori a Montpellier, invitati dalla Corte Sovrana a recarsi a Marsiglia per dare un definitivo giudicio sulla natura della malattia e suggerire i necessarii soccorsi, prendono un grossolano errore; e quantunque il male fosse giunto ad un punto da escludere qualunque dubbio anche fra le persone che non eran dell'arte, pure essi non lo ravvisarono per peste, e dichiararono, che quel morbo che metteva tante stragi e scompigli, altro non era che una febbre maligna cagionata dalla corruzione e dai cattivi alimenti — » 547 e 548

M.r Chirac primo medico del Reggente, che godeva a quel tempo di molta riputazione, appoggia in una sua memoria l'erronea opinione dei medici di Montpellier. Ignoranza tanto più funesta quanto che nel sapere di detti medici si aveva la maggior confidenza — » 548

Que' signori medici però stimarono prudente cosa di non trattenersi molto a Marsiglia; e dopo pochi giorni se ne partirono — » ivi

Il Magistrato di Salute fa pubblicare un avviso nel senso delle dette mediche opinioni. Questo assicura il popolo, che da quel momento rallenta le precauzioni e si dà a comunicare più liberamente. Si fa anche la processione di S. Rocco — » ivi

Intanto la peste a guisa di rapido torrente tutto invade e distrugge. La mortalità s'accresce di sì fatta guisa che giunge fino a mille persone al giorno: giovani e vecchi, deboli e forti, poveri e ricchi indistintamente cadono vittima dell'orrendo flagello, riempiendo tutta la città di disperazione e di pianto — » 549 e seg.

In mezzo a tanti orrori così proprii ad ammorzar le passioni, l'avarizia e la dissolutezza si videro giunte al più alto grado, ad eccessi tali da far vergogna all'umanità — » 559

Alla fine di agosto il contagio si propagò nella contrada di Riva nuova che sta fuori di Marsiglia. Ivi, come a Marsiglia, la peste si diffuse con rapidità e violenza, ma non fece tante stragi come in quella, nè v'ebbero li stessi disordini a merito della vigilanza e buona polizia sanitaria stabilite d'ordine del cav. Rose, uomo di molta energia e prudenza e di gran perizia, il quale aveva già a tempo disposto tutto ciò che occorrer potesse pei malati e pei morti. Quindi la contrada più lontana della città, la quale sembrava dover esser anco la più abbandonata, per la virtù di un uomo solo fu la meglio regolata, più prontamente ed abbondantemente soccorsa — » 567 e 568

Ridotte le cose alla più grande desolazione, gl'intendenti della Sanità rivolsero le loro istanze ai comandanti ed ufficiali delle galere pregandoli di volerli assistere coll'opera e coi consigli — » 572

Per sgomberare le strade dai cadaveri, i comandanti delle galere accordarono dei forzati, promessa loro la libertà finita la peste. Di 200 forzati a tale ufficio destinati 12 soli scamparono la vita; tutti gli altri presi dal contagio morirono — » 574 e seg.

Manifestatosi al Reggente il miserando stato di Marsiglia nominò a Comandante Supremo della città e del territorio il Maresciallo di campo cav. di Langeron capo squadra delle galere, uomo di merito, e di tale virtù quale si conveniva in quelle circostanze — » 577

Sotto il nuovo regime di lui le cose ben presto cambiarono d'aspetto. Adoprò egli tosto con energia e fermezza allo ristabilimento dell'ordine, a dare pronto e convenevol ricovero agli ammalati, allo sgombramento de' cadaveri, ed al provvedimento di buone sussistenze pei sani. Il che fattosi esattamente e sollecitamente, le cose migliorarono d'assai, e die' a divedere quanto possa un uomo solo, e quanto importi in sì gravi frangenti il pronto ordinare, ed il pronto eseguire — » 577 e 578

Sul finire di settembre il contagio cominciò a declinare nella città, e s'incominciò a riparare alle miserie della carestia e della peste — » 578

Grandiose somme furono versate dai più facoltosi, e dai Vescovi del Regno, per provvedere gli indigenti e supplire agli altri bisogni della città

Anche il Pontefice Clemente XI. mandò soccorsi a Marsiglia — » 580 e seg.

Si rifornì la città di medici e di chirurghi, con grossi stipendii e generose pensioni — » 579

Verso la fine di ottobre si sperò che la peste fosse terminata del tutto; ma in novembre accaddero nuovi casi. In dicembre s'ebbero soli 5 o 6 malati alla settimana. In gennajo fu assai limitato il numero dei malati, de' quali più della metà guarivano — » 585 a 587

Il contagio però continuò nel territorio; e ciò avvenne in ispecieltà per l'avidità degli eredi impazienti di usar delle robe infette, e per quella dei ladri (che molti ve n'erano) di appropriarsele — » 585

L'ordine civile venne ristabilito. Assai matrimonii succedettero e di essi tanto grande fu l'affluenza, che sarebbesi in poco tempo ripopolata Marsiglia, qual era prima, se il periodo di gravidanza avesse potuto abbreviarsi — » 586

Si procedette agli espurghi della città — » 587 e 588

Mentre queste cose operavansi si riaccesero qua e là alcune scintille di contagio; e ciò fino all'aprile del 1721 — » 589

Nel giorno di Pasqua il popolo non si ritenne dal gittar a terra le porte delle chiese, e vennero celebrati i divini uffici nella città. Ricomparvero le malattie comuni e ordinarie, ch'erano sparite durante il contagio, e nella primavera ritornò la salute e la calma; e le pubbliche e private faccende ripresero felicemente il loro corso — » 589

Di novanta mila persone, dalle quali prima della peste era popolata Marsiglia, ne perirono quaranta mila, e dodici mila nel territorio — » 590

Parte che risguarda la medicina e la chirurgia.

Osservazioni pratiche fatte in mezzo di quella peste — » 590 a 607

Distinzione della malattia in benigna e maligna — » 590

Forme varie e bizzarre della medesima. — Suo andamento — » 591 e seg.

Descrizione della malattia. — Sintomi che la precedevano. — Sintomi coi quali soleva spiegarsi, e che l'accompagnavano; — Segni di buon pronostico; — Segni indicanti un funesto fine; — Sezione de' cadaveri — » 591 a 598

Trattamento curativo — » 598 e seg.

Cura esterna dei buboni e carbonchi — » 603 a 606

Governo dietetico — » 605 e seg.

Aceto aromatico detto dei quattro ladri, accreditato come preservativo di peste — » 606

Modo di prepararlo. (Nota 42) — » ivi

Da Marsiglia la peste si propagò in parecchie città e specialmente ad Aix, a Tolone, Arles, Tarascona, Martignes, ed altre ancora, nelle quali tutte fece gravissime stragi — » 608

In tal occasione si adottò per la prima volta in Francia la così detta quarantena generale. Tal pratica in Aix fu evidentemente utile e benefica; imperciocchè non sì tosto s'ebbe incominciata la general quarantena, che la peste pur cominciò a scemarsi, dimodochè al finir di essa, finì insieme la malattia — » ivi

A Tolone fu introdotta la peste nell'ottobre 1720 col mezzo di una balla di seta appartenente al carico del capitano Chateaud, quello stesso che portò la peste a Marsiglia, la quale fu rubata dagli abitanti di Bandol, picciolo porto di mare presso Tolone, e che da certo Carnelin venne poi introdotta in città col mezzo di un certificato falso di Sanità. Dal Magistrato però usatasi ogni sorta di difesa, parve che il morbo vi fosse spento. Ma in gennajo 1721 introdotte a Tolone per contrabbando alcune mercanzie di Aix, la malattia si sparse rapidamente in varii quartieri della città. In aprile morivano dalle 200 alle 500 persone al giorno — » 609 e 610

Fu quindi ordinata la quarantena generale, ma poco buon effetto se n'ebbe da essa, forse dal modo tenutosi nell'usarla. Finalmente obbligati rigorosamente tutti quelli che avevano avuto malati o morti in famiglia a portar un segnale sopra la manica del loro vestito affinchè ciascuno potesse evitarli, e ad altre discipline, la peste cedette del tutto in agosto 1721, dopo aver ucciso 13,280 abitanti, e secondo d'Antrecheaux 15,785, in una popolazione di 26,260, che contava Tolone prima della peste — » 610

In Arles fra 12,000 ne morirono 8100 in Tarascona 7210 di 10,000: ed in tutta la Provenza 84,719. Ma di tanta mortalità fu in parte cagione la fame, derivata dalla particolare avarizia di alcuni malvagi speculatori — » 610 e seg.

Agli anni 1731-32 penetrò la peste nella Dalmazia e nell'Albania Veneta, introdottavi dalla vicina Bosnia ove infieriva con maggior forza. Per le diligenti precauzioni della Sanità la maggior parte di quella Provincia ne restò illesa, limitatosi il contagio al solo territorio di Spalato, dove uccise circa 300 persone. Era allora Provveditor generale in Dalmazia Simon Contarini — » 611

Nell'anno 1737 l'Egitto fu particolarmente travagliato da peste fierissima e desolatrice. Nella sola città del Cairo la mortalità giunse fino a dieci mila persone in un giorno. Gli europei si chiusero nei loro quartieri il dì 9 febbrajo d. a. e non ne uscirono se non il 24 giugno. Giusta l'opinione di quel tempo degli abitanti del Cairo, questa peste fu l'unica che sia derivata dall'alto Egitto — » 611 e 612

Regnava la peste fra i Turchi della Bessarabia allo stesso anno 1757, e specialmente menava grandi stragi a Oczakow, capitale di quella Provincia. Assediata in quell'anno e presa dai Russi detta città, il contagio si sviluppò fra la truppa russa in essa posta al presidio. Nell'anno seguente 1738 i Russi abbandonarono Oczakow dopo averne demolite le fortificazioni. Ritiratasi la guarnigione russa ai proprii aquartieramenti, fu per tal mezzo introdotta la peste in Ukrania, ove imperversò dal giugno 1738 a tutto il resto di quell'anno e parte del 1739. Dall'Ukrania non penetrò più avanti il contagio. — Il Dott. Schreiber di Königsberg, Professore di medicina a Pietroburgo potè fare utili osservazioni in quella pestilenza, pubblicate colle stampe nel 1740 — » 613

Utili osservazioni pratiche fatte dal Dott. Schreiber in detta pestilenza — » 614 a 622

Notazione di particolari casi d'insuscettività al contagio. (Nota 44) — » 621

A questi stessi anni 1738-39 la peste che travagliava la Bessarabia, la Romelia, la Servia, e la Valacchia, e che infieriva in que' paesi ottomani che confinano da quella parte colle Signorie della casa d'Austria, penetrò con molto impeto nei Comitati limitrofi dell'Ungheria e della Transilvania, e vi fece molte rovine.

La Suprema Commissione Aulica di Sanità in Vienna d'ordine Sovrano pubblicò a quel tempo, cioè nel 1738, un'Opera sulla maniera di conoscere, preservarsi, e curare la peste, ristampata a Vienna e a Praga nel 1758 — » 622 e 625

Nel 1742 si riprodusse la peste in Aleppo e vi durò tre anni. Nel 1743 spiegò la sua maggiore fierezza, cagionandovi immensa mortalità. Nel 1744 fu assai mite, e discreto fu il numero delle vittime — » 623

Gli anni 1743-44 segnano l'epoca memorabile della terribile peste di Messina.

Erano scorsi 168 anni da che quella città era libera dalla peste, cioè dal 1575. In detto anno 1743 la peste s'introdusse in Messina incognita e mal appresa, come è avvenuto di molti altri paesi di Europa, e vi operò immense rovine — » 625

Vi fu recata col mezzo di una tartana genovese carica di lana, di frumento e di telerie proveniente da Missolongi, la quale arrivò a Messina con patente netta dopo 30 giorni di viaggio — » ivi e seg.

Dalla patente di Sanità e dai costituti giurati delle persone dell'equipaggio restò ingannato quel Magistrato di Sanità — » 624

Permesso lo scarico delle merci, due giorni appresso si ammalò il capitano del bastimento con resipola nella faccia, giusta la relazione del medico del Lazzeretto, e morì in tre giorni. Chiamati altri medici a giudicare della cagione di questa morte dopo sì breve decubito, stabilirono fosse morto per la retrocessione della resipola — » 624 e 625

Due giorni dopo ammalò un altro individuo dello stesso bastimento, e morì in due dì con tumore sotto l'ascella e con petecchie per tutto il corpo, di maniera che lo si giudicò tocco da peste — » ivi

Ragunatisi i medici più riputati e le persone più distinte, si determinò doversi bruciar la tartana con tutto ciò che dentro vi era, salvate le genti; lo che nel dì 30 marzo fu anche puntualmente eseguito. Se non che, insorta furiosa tempesta mentre il bastimento era in fiamme, dalla violenza dell'onde fu spinto il naviglio ad arenare sul lido, e porzione della lana e del frumento ne fu dispersa per quella riviera — » 625 e 626

Stabilite guardie e cordoni, passarono quaranta giorni senza alcun tristo accidente, di maniera che si credette la città libera da ogni pericolo. Quindi nel giorno 15 maggio fu cantato solenne Te Deum nella Cattedrale. Ma poche ore appresso si rilevò che in un quartiere della città s'erano manifestate febbri di mal costume. Inviatisi tosto i medici della Deputazione a visitare gl'infermi, e riconoscere la natura del male, riferirono essi «non esser in conto alcuno quelle malattie contagiose e pestifere, ma bensì epidemiali, quelle stesse che s'erano fatte veder nel febbrajo ultimo scorso» — » 627

La stessa relazione diedero i medici della cura, lo stesso dichiararono quelli altresì ai quali veniva attribuito di aver divulgato esservi la peste nella detta contrada; sicchè sollevati gli animi, i Magistrati si abbandonarono ad una cieca fiducia, trascurate le opportune precauzioni, ed intanto la peste si sparse rapidamente negli altri quartieri della città — » 628

Moltiplicavasi ogni giorno il numero degl'infermi e dei morti: ciò non pertanto i medici continuavano ad assicurare, che non era mal contagioso ma epidemia maligna. Fondavano essi il loro giudizio sul non osservarsi comunicazione del male a coloro che assistevan gli infermi, quando se peste fosse stata, dicevan essi, doveva mostrarsi il morbo sommamente contagioso — » 629

Uno dei medici però di quella città, il cui nome non ci fu tramandato, non era persuaso delle suddette ragioni, e dubitava che fosse peste effettivamente, adducendo esempii simili, in cui s'ingannarono uomini insigni e di profondo sapere — » ivi

Questa opinione però così isolata e dagli altri medici combattuta, non prevalse; sicchè non furono adottate valide misure di riparazione — » 630

Lo storico Orazio Turiano, che di questa peste ci lasciò la miglior descrizione, narra alcune singolari coincidenze di circostanza. (V. N. 45) — » 627

Giunto il mese di giugno, ed oltrepassando il centinajo il numero degli estinti, incominciarono i medici ad accorgersi dell'errore, ed a conoscere pur troppo evidente il carattere del male, che ogni giorno si faceva più esteso e spaventevole. Quindi si ordinarono alcune cautele, che non corrisposero, perchè troppo tardi s'era ad esse fatto ricorso — » 630

Si aumentò a dismisura il numero de' morti e degli infermi; la mortalità s'accresceva ogni dì; ogni regolamento veniva a sconcertarsi; la confusione, il disordine, la desolazione, il terrore eran giunti a tale da costernare ogni anima forte. Riempite le fosse, non sapevasi più ove porre i cadaveri; mancavano i beccamorti, i carri, le carrette per trasportarli, non trovavasi più chi si prestasse pei bassi servigi. Ognuno si nascondeva, si rintanava, e procurava salvarsi. I villani armati ed uniti, non permettevano avvicinarsi alcuno dalla città; mancavano le sussistenze. In ogni passo scorgevansi disordini; in ogni provvidenza ostacoli, ed intoppi; da per tutto non v'era che angustia, costernazione e morte — » 631

Crudeli estremità a cui fu ridotta Messina sotto i colpi di questo terribile flagello — » 632 e seg.

Brano storico tratto dall'opera del Turiano che fu di tutta quella pestilenza testimonio oculare — » 632 a 633

I casali vicini alla città, tranne due soli, Molino ed Artelia, provarono lo stesso flagello. Delle Ville del Distretto parecchie restarono illese — » 637

Il contagio cominciò a diminuire in luglio, fu in piena declinazione in agosto, ed in settembre si considerò interamente cessato. Il numero de' morti nella città e ne' sobborghi, nello spazio di tre mesi, fu di 28,841, fra 40,321 abitanti. Ne' casali attorno la città sono morte 14,561 persone — » 638

Osservazioni fatte nella detta pestilenza, meritevoli di particolar menzione — » 638 a 640

Il Re di Napoli ricercò a Venezia persone capaci e pratiche per eseguire gli espurghi a Messina. Da Venezia furono spediti all'effetto il Dott. Pietro Polacco, un Coadiutore, tre Guardiani, e due Bastazzi. Questa brigata arrivò a Messina in dicembre 1743, e diede tosto mano agli espurghi, che incominciarono l'undeci gennajo 1744 — » 639 e 640

Descrizione del modo con cui vennero eseguiti i detti espurghi, e delle sostanze che si usarono pei profumi — » 640 e 641

Nel tempo degli espurghi furono attaccate dal contagio 17 persone in alcuni casali contigui alla città, delle quali nove morirono, ma prese all'istante le opportune precauzioni il male non si dilatò — » 641

Così in marzo si manifestò in Pezzòlo la peste, colà introdotta col mezzo di robe infette portatevi clandestinamente: undeci persone in tre famiglie ne furon colte. Ma interdette tutte le comunicazioni, e stabiliti rigorosi sequestri, si continuarono gli espurghi, ed ogni rio seme s'estinse — » ivi

Condotti felicemente a termine in ogni luogo gli espurghi, li 29 maggio 1744 Messina fu dichiarata libera e sana, riaperte tutte le comunicazioni, e ristabilito in ogni sua parte il commercio — » 641 e 642

Nell'anno 1745 regnando in Bosnia la peste, penetrò in Dalmazia in una villa del contado di Zara (Dobropoglie) e distrusse la maggior parte di quegli abitanti. Ma per l'energiche misure prontamente adottate dal Colonnello del contado co. Possedaria, il contagio si estinse senza altre conseguenze — » 642

Nell'anno 1752 la peste fu portata in Algeri dalle Provincie Occidentali di quel Regno, dove infieriva da varii mesi, col mezzo di alcune persone infette giuntevi liberamente, secondo il costume di que' tempi in detti paesi. Serpeggiò occulta da principio per qualche tempo, sotto colore di malattie comuni, ma al soffiare di venti sciloccali umidi e soffocanti per varii giorni seguitamente si palesò in giugno con generale incendio nella città — » 643

I Consoli delle varie Nazioni ed i Negozianti Europei si chiusero nelle loro case, muniti di tutto ciò ch'era necessario per vivere e preservarsi. I Kabaili (ossia Montanari), ed i Piskari (ossia confinanti col Deserto), fuggirono tutti, quindi mancarono le provvigioni per la città, non avendovi più chi volesse trasportarle. Il Governo fece intimare la forca ai fuggiaschi, ed obbligò le genti della campagna a vendere al solito, benchè più care, le loro derrate. Questo provvedimento sortì l'effetto, ma sparse di sì fatta guisa la pestilenza tanto ne' vicini che ne' rimoti villaggi, che la desolazione è divenuta presso che generale — » 643 e 644

In Algeri sono perite in quell'anno oltre cinque mila persone; un numero maggiore ne perì alla campagna — » 644

Si osservò, che il caldo della stagione contribuiva all'aumento del male. Secondo che crescevano i gradi del calore, la forza pur del male aumentavasi, misurata dal numero degli infetti; — che nelle case all'aperto il numero dei morti è stato solo un terzo di quello degl'infetti, laddove negli spedali, a malgrado tutte le possibili assistenze, appena un terzo salvavasi; — che il Palazzo Reale, ossia il palazzo del Bascià, abitato da molta gente, e frequentato giornalmente da ogni sorte di persone, è stato immune dal contagio, non essendo stati attaccati che due soli schiavi che assistevano alla cucina reale. Ciò che dal volgo venne attribuito a prodigio — » 644 e 645

Lo stesso fenomeno pure osservossi nell'ultima pestilenza di Algeri, che durò tre anni, e che distrusse un terzo degli abitanti di quella città; della quale pestilenza non è fatto cenno in alcun luogo della presente storia, perchè non venne fatto di trovare autori che di proposito ne abbiano trattato. Qui è da osservarsi che il detto Palazzo del Bascià è l'abitazione più vasta e più ventilata che siavi in Algeri; quella che gode il privilegio delle finestre anteriori, e ch'è ancora la più fresca per l'abbondanza delle fontane perenni che la bagnano — » 645 e seg.

La peste che aveva fatto strage nel 1752 venne mitigata dalle fresche piogge autunnali, ma non estinta. Essa mantennesi qua e là vagante in tutto quel verno, finchè nell'aprile del 1753 ripullulò con grande spavento di quegli abitanti, e distrusse nello spazio di tre mesi altre cinque mila persone. Verso la fine di agosto del detto anno 1753 il contagio cessò intieramente su tutti i punti — » 646 e 647

Sintomi varii che accompagnarono quella malattia — » 647 e 648

Metodo di cura semplicissimo usato dai Mori in quella pestilenza — » 649

Nessun rimedio veniva somministrato. Un empiastro fermentativo applicavasi sopra i buboni, i quali ridotti a maturità venivano aperti colla lancetta, e libero poi lasciavasi al maligno umore lo sfogo. Il sugo di limone si è trovato utilissimo. Fra i rimedii, meglio degli altri corrisposero i leggieri purgativi, e gli elettuarj alessifarmaci, come la teriaca, e simili, accompagnati da copiose bibite acide. Fra le altre cose, l'applicazione de' ranocchi vivi sopra i buboni è stata trovata opportuna — » 649 e 650

Per confermare gli Europei nel savio uso delle prudenti loro cautele in simili calamitose circostanze, gioverà notare, che niun accidente pestifero in due anni di peste è succeduto in Algeri nelle loro case; eccettuata la morte di tre servi, che furono convinti di aver infrante le contumacie ed avuta comunicazione cogl'infetti — » 650

Negli anni 1755-56-57 il contagio travagliò crudelmente la Transilvania, la Valacchia e la Moldavia. Il celebre Dott.r Chenot che fu di questa pestilenza in Transilvania testimonio oculare, e che fu da essa fieramente colpito, ci lasciò della medesima una bella descrizione, e molte utili osservazioni pratiche — » 650 e seg.

La peste è stata introdotta nella Transilvania col mezzo di un Armeno negoziante di ferro, che dalle foci del mar nero erasi diretto verso Vienna, il quale prima di entrare nel Lazzeretto di Temeswar, dove morì di peste, aveva sparso dei semi del contagio nei luoghi del suo passaggio, e specialmente a Kimpina, villaggio due giornate distante da Temeswar, dove morirono l'oste e le sue due figlie che lavarono la biancheria di cui era stato servito — » 651

Tre mercanti trovavansi in Lazzeretto a Temeswar alla morte dell'Armeno. Due di essi ritornarono sani alle case loro in Valacchia, il terzo spaventato dall'inopinata morte dell'Armeno, volle abbandonare il Lazzeretto; e quantunque si sentisse molestato da dolore alla parotide destra, e da ardente calore interno, montò a cavallo, e s'avviò per ritornare nella Valacchia. Avendo seco molto denaro, gli fu assegnato un guardiano del Lazzeretto per scorta, il quale doveva accompagnarlo fino al monastero del monte Sinai, ma a sei leghe distante dal confine il mercante morì; ed il guardiano di Sanità ritornò a casa sua seco portando alcuni effetti del morto e con essi la peste — » 652

Il giorno appresso all'arrivo del guardiano, un di lui figliuolo venne colpito dalla peste, e morì; tre altri suoi figli vennero colpiti con buboni e carbonchi, ed in pochi giorni diciotto persone furono prese dal contagio, il quale si estese rapidamente in alcuni distretti della Transilvania, percorse la Valacchia e la Moldavia a malgrado tutte le precauzioni usate per arrestarlo — » ivi

Precauzioni Sanitarie che furono a quel tempo prescritte per arrestare la peste. (Nota 48) — » 652 e 653

Per Sovrano comando vennero spediti da Vienna quattro medici in assistenza del Protomedico D.r Chenot, tra quali il D.r Bruckmann, che si distinse tanto in quella che nella successiva peste della Transilvania — » 652

Nel distretto di Temeswar di 6677 infetti, ne sono morti 4303; guariti 2374 — » 653

Trattamento curativo usato in quella pestilenza — » 653 a 656

Nel detto trattamento curativo s'impiegarono le bevande e brodi acidulati, gli acidi minerali, la limonata infusa sopra i fiori di zolfo, o sopra la mirra, le infusioni di tè specialmente nel principio della malattia, il nitro, l'antimonio diaforetico, la birra molto usata dai Valacchi, o sola o col macis, o colla cannella, il vino, il siero vinoso, l'aceto, la teriaca, il muschio, ora solo, ora unito alla canfora — » 653

La canfora ha spesse volte corrisposto, sia unita collo zucchero, o colla gomma arabica, sia sciolta in una picciola quantità di spirito di vino, od unita all'aceto distillato, od a qualche sciropo, di scordio, cannella, contrajerva, serpentaria e simili; come pure gli alcali volatili; p. es. lo spirito di sal ammoniaco succinato o anisato — » 653 e 654

Finalmente il P. M. Chenot raccomanda l'uso della corteccia Peruviana nella peste, asserendo che la sua utilità fu confermata da replicate esperienze, somministrata sì per infusione sì per decotto, specialmente quando le forze sono in uno stato medio, cioè nè eccessivamente esaltate, nè molto esaurite. Ove esista una diatesi stenica, una condizione d'irritamento, o dove siavi molte saburre nelle prime vie, la corteccia Peruviana non conviene, e gioverà astenersene. All'incontro ove la malattia ha un andamento tifico, allorchè vi sono petecchie pallide o nere alla cute, manifesta tendenza alla dissoluzione, si potrà attender da essa molto vantaggio — » 654

Siccome la prima e principal indicazione a cui è utile soddisfare negli attacchi pestilenti, è quella di disporre l'ammalato al sudore, così molti Greci usarono con reale profitto nel corso di questa pestilenza alcune gocce di Opobalsamo collo zucchero, soprabbevendovi tre o quattro tazze di tè di Moscovia: metodo che si usa anche al dì d'oggi in circostanze di contagio dai principali signori della Soria e di altre provincie dell'Oriente, e specialmente dai Greci di Costantinopoli — » 654 e 655

Avvertenze pratiche che si devono avere nel cercar di promuovere il sudore nella malattia della peste, e necessità di togliere previamente gli ostacoli, che talvolta lo impediscono — » 654

Interrogato il Protomedico D.r Chenot da parecchj di quegli abitanti, qual metodo dovessero usare, subito dopo che avevano sospetto di aver contratto il contagio; consigliò loro di prendere una dramma di triaca entro ad un brodo unito al sugo di limone, ovvero sciolta in qualche infusione calda; p. es. di melissa, di ruta, di scordio, di serpentaria virginiana, di corteccia d'arancio; ovvero soprabbevere alla triaca un siero vinoso o coll'aceto. — Assicura egli che molti avendo usato di questo metodo al primo manifestarsi de' sintomi del contagio, si sono salvati, nato un copioso sudore che in poche ore li lasciò sani e salvi — » 656

Osserva da ultimo lo stesso D.r Chenot, che tutte le cautele dall'umana mente escogitate finora per preservarsi dalla peste si comprendono nelle tre seguenti prescrizioni;

1.º Allontanare ogni comunicazione colle persone e colle cose infette o sospette;

2.º Distruggere il principio del contagio, o sospeso nell'aria, o delitescente in qualche corpo od ente passivo;

3.º Fortificare il corpo umano contro l'azione del contagio medesimo, ossia renderlo meno atto a provare l'influsso morboso — » 658

Dall'anno 1759 al 1765 la peste fece molte stragi in Oriente, imperversando or in una or nell'altra di quelle principali città;

Sul principiare dell'anno 1759 afflisse crudelmente Costantinopoli, e dilatò le sue stragi in parecchie isole dell'Arcipelago, ed in varie città dell'Asia Minore — » 657

Un bastimento mercantile proveniente da Costantinopoli nel 1759, che aveva in quel tragitto perduto per peste alcuni uomini dell'equipaggio, la portò in Alessandria d'Egitto, donde non tardò molto a propagarsi a Rosetta, a Damiata, ed in varii villaggi sulla strada che conduce al Gran Cairo. Poco appresso s'ebbero al Cairo i primi sentori del male. In marzo dello stesso anno vi si spiegò con gran forza, e la mortalità fu grandissima sì al Cairo e sì nelle altre città e paesi dell'Egitto. Secondo i computi e le relazioni potutesi avere dalle varie parti dell'Egitto stesso, da circa trecento mila persone vi son perite in quell'anno — » 657 e 658

Durante la state si mitigò la violenza del male. Gli Europei che fin dal mese di marzo si tenevano chiusi nei loro quartieri, circa la metà di luglio sortirono e si riordinarono le comunicazioni; ma nel verno del susseguente anno 1760 il contagio ringagliardì, e vi recò immense rovine, come fatto aveva nel precedente — » 658

Nel 1759 il contagio fu portato nell'Isola di Cipro dall'equipaggio di un bastimento turco che aveva preso carico in Alessandria; e che naufragò sul promontorio di Baffo. Alcuni marinari e passeggieri salvati dal furore delle onde ripararono in alcuni villaggi sulla strada di Limsol, ed ivi sparsero il fatal seme del morbo. Nè stette molto il contagio a penetrare nella città di Limsol, dove si propagò con grande rapidità e violenza, estendendo le sue stragi a Biscupi, a Baffo, ed in varii, altri luoghi — » 658

La città di Larnica, distante circa 40 miglia da Limsol offerse all'osservazione in quel tempo un singolare fenomeno. — Le comunicazioni tra Larnica ed i paesi appestati non essendo state mai intercette, ma libere e aperte col resto dell'Isola come per l'innanzi, giungevano a Larnica molti degli equipaggi e passeggieri de' bastimenti infetti approdati a Limsol; i contadini e mulattieri dalle ville infette con buboni pestilenziali ancora aperti, ed in attualità di malattia vagavano liberi per le strade e pei mercati della città, ed alcuni di essi pure colà si morivano senza che il contagio venisse ad altri comunicato. Il dì 20 maggio arrivò pur a Larnica un bastimento infetto proveniente da Damiata con parecchi marinari e passeggieri attaccati dalla peste, i quali sbarcati presero alloggio nelle case di Larnica; un altro bastimento turco approdò egualmente nel porto di Lamica avendo al suo bordo varii appestati, de' quali ne morirono tre nell'atto dello sbarco. A malgrado tutto ciò, nessun abitante di Larnica, per quanto si seppe, venne attaccato dalla peste. Gli Europei ivi dimoranti non presero alcuna precauzione, nè alcuna ne presero gli abitanti del paese, eppure nessun danno ebbero a risentirne; la peste non s'è comunicata ad alcuno di essi — » 658 e 659

Nei mesi di luglio agosto e settembre non si udì più parlare di peste, e credevasi che fosse interamente estinta tanto a Limsol che negli altri luoghi. Ma in ottobre ripullulò, e di là si dilatò a Nicosia Capitale dell'Isola di Cipro, 25 miglia distante da Latachea, e nei mesi di dicembre e gennajo siffattamente si accrebbe, che i turchi spaventati dalla grandissima mortalità ordinarono pubbliche processioni e preghiere, che servirono a propagare vieppiù il contagio ed accrescer le stragi — » 659 a 670

Grande quantità di persone fuggite da Nicosia si ricovrarono a Larnica. Solo allora gli abitanti di Larnica incominciarono a temere per essi. Ed infatti nel febbrajo di quell'anno (1760) manifestaronsi nel porto di Larnica i primi sentori di peste, indi in Larnica stessa, dove morivano da 25 a 30 al giorno. Molti di quegli abitanti fuggirono alle montagne. La peste continuò ad affligger Larnica per tutto il mese di aprile. Contemporaneamente si dilatò nelle isole vicine, a Famagosta, ed invase la provincia di Carpaso. Continuando le emigrazioni dalla città di Larnica il contagio andò in essa proporzionatamente scemando. In maggio era nel pieno suo declinare — » 660

Mentre infieriva a Larnica e a Famagosta si andava estinguendo a Nicosia. La mortalità a Larnica non fu gran fatto considerevole. Non così a Nicosia, dove secondo Patrick Russel da quella pestilenza morirono circa venti mila turchi, e da quattro a cinque mila greci e armeni: mortalità sterminatrice rispetto al numero della popolazione di detta città, che si calcolava di circa quaranta mila abitanti. Secondo Giovanni Mariti però, a soli venti mila ascendono gli estinti da quel contagio in tutta l'isola. Nel giugno la peste cessò quasi intieramente in tutta l'Isola di Cipro. In luglio i Francesi colà dimoranti cantarono il Te Deum in rendimento di grazie, e tutte le case degli Europei ritornarono alle usate comunicazioni di prima — » 661

A quegli stessi anni 1759, 1760 la peste afflisse pur crudelmente una parte della Palestina, della Siria, della Mesopotamia, non che parecchi altri luoghi. — Essa venne quasi generalmente preceduta dalla carestia e dalla fame. — Nella Palestina e nella Soria, oltre che dalla carestia, venne pur preceduta da replicate fortissime scosse di terremoti, che distrussero nel 1759 porzione della città di Damasco, e danneggiarono molto s. Giovanni d'Acri e Medina di Sidone. — In Aleppo oltre alla carestia desolatrice venne preceduta negli anni 1758-59 da una febbre maligna petecchiale, che cagionò sì grande mortalità come se fosse stata vera peste bubonica. Nella primavera 1759 comparve una cometa; nel 1760 un'eclissi solare: fenomeni questi tutti che gli Orientali sogliono risguardare come precursori della peste; nello stesso modo che per forieri e quasi compagni della peste sogliono risguardare la straordinaria mortalità degli animali, l'irregolarità della stagione, la maggiore abbondanza d'insetti, l'abbandonare che fanno gli uccelli i consueti loro nidi, il meno sonoro dell'ordinario gracchiare de' ranocchj ec. — » 662 a 664

A Medina di Sidone, a Tripoli nella Soria, a Latachea la peste andò percorrendo regolarmente i suoi stadii dal marzo all'agosto 1760; nè fu di grande violenza, mentre il numero dei guariti eguagliò incirca quello dei morti. Nei dintorni di Tripoli si riaccese nel 1762 — » 662

A Gerusalemme si sviluppò nel febbrajo 1760, e vi produsse orribili devastazioni sì nella città che ne' villaggi dei contorni. Nel convento di Terra santa fra vent'un sacerdoti ne morirono dicianove — » 662 e 623

A Damasco si manifestò nel marzo dello stesso anno 1760, e la mortalità vi fu immensa, forse maggiore che in verun altro luogo: così in altre città picciole e villaggi della Palestina, ne' quali ne vennero per essa orribili devastazioni — » ivi

Mentre la peste faceva le più grandi stragi a Damasco, e lungo le città marittime della Palestina e della Soria, gli abitanti della città di Aleppo erano presi da forti timori, che vicina fosse la comparsa anche fra essi del tremendo flagello; nè andò molto che si è pur fra essi manifestato — » 663 e 664

Descrizione della peste di Aleppo — » 664 a 673

Al principio di maggio 1760 arrivarono in Aleppo alcune carovane da Damasco, da Gerusalemme, da Latachea con parecchi individui infetti. Fra questi tre mercanti turchi, che presero alloggio, in città in una casa vicina al Consolato Inglese. Costoro comunicarono il contagio alla famiglia presso cui alloggiarono. Alla fine del maggio altre carovane arrivarono da Gerusalemme, e da Tripoli con parecchi pellegrini turchi e cristiani, tra' quali eranvi alcuni negozianti di Aleppo. Questi facendo ritorno da' luoghi santi contrassero l'infezione per via; e ricovratisi senza verun ostacolo presso le proprie famiglie in città, propagarono più estesamente l'esiziale contagio — » 664

Ciò non pertanto fu assai lento in detto anno (1760) l'avanzarsi del morbo, e dappoichè si vedeva che non veniva attaccato dal contagio nessun degli ebrei, i quali fra tutti sono sempre i più facili a contrar l'infezione; e che quelli che assistevano i malati ne andavano per lo più esenti, vi ebbe appena chi dicesse che quel morbo vera peste si fosse — » 665

In sul finire di giugno si accrebbe la mortalità, più facile divenne il comunicarsi del contagio; e vieppiù si diffuse sì nella città, sì ne' sobborghi aggiacenti abitati da molte famiglie cristiane. In luglio la ferocia del morbo s'accrebbe ancora più, ma nella prima settimana di agosto cominciò a declinare. Si manifestarono le malattie così dette intercorrenti, o almeno la peste cominciò a vestire una diversa apparenza. Dopo la metà di agosto gli attacchi divennero sempre più rari. Alla fine di agosto la peste scomparve — » 666

A malgrado che il contagio fin dal principio manifestato avesse la sua più grande malignità, mentre di sei appestati uno appena salvavasi; pure per tutto l'anno 1760 fece lenti progressi, ed il numero de' morti in tutto quell'anno, secondo le note raccolte dal D.r Russel, non montò che a 500 circa. Avvi però ragioni per credere che molto maggiore sia stata la mortalità se si rifletta alla vastità delle contrade e dei sobborghi di Aleppo, al numero della popolazione, all'indole della malattia; se si consideri che in quel paese non vi avea nè polizia sanitaria nè registri di morti, che i calcoli del Russel sono stati desunti dalle relazioni de' becchini, i quali tenevano conto di que' soli che nel seppellirli mostravano chiari segni di peste; finalmente all'asserzione dello stesso Russel, il quale confessa che in quell'anno avea badato meno attentamente al numero de' morti che negli anni susseguenti — » 666 e 667

Cessata la peste in Aleppo speravasi che non avesse più a riprodursi; ma ne fallì la speranza.

I villaggi delle vicine montagne fra Antiochia e Latachea, dove il contagio, cessato in Aleppo, s'era manifestato, continuarono ad esserne afflitti per tutto il verno; anzi sotto i rigori del freddo, che quell'anno fu più acuto dell'ordinario, erasi rinvigorito assai fieramente. Dai detti villaggi le persone già infette che s'erano rifuggiate nelle pianure sparsero il rio seme del morbo specialmente a Edlib, Sogre, e ad Aleppo stesso: ciò che avvenne anche per il libero comunicar fra Aleppo e Damasco, dove la peste continuava — » 668

Nel marzo del 1761 si spiegò il contagio nelle ville di Aleppo, in Aleppo stesso, e circa alla metà del mese nel campo degli Arabi, e fu tale la violenza del morbo fin dal suo principio, che gli Arabi spaventati abbandonarono nella maggior parte le proprie tende e si rifuggiarono nelle case de' lor conoscenti ed amici. Di settanta appestati appena due andavano salvi. Nè solo fra gli Arabi, ma sì bene fra i Turchi ed i Maroniti si propagarono le stragi — » 668

Sopraggiunte le feste del Bairam, al qual tempo i bazzari e i caffè sono straordinariamente affollati di gente, aumentandosi le ragion de' contatti, il morbo in proporzione si dilatò. In aprile si contarono 856 morti: in maggio 1211. Dopo la metà di aprile gli europei si chiusero nei loro quartieri. In giugno la peste infierì vieppiù, e somma fu la mortalità. Alla fine del mese in ispecielità giunse il contagio al suo più alto grado di forza e recò le maggiori rovine. Dal 31 maggio al 5 luglio sono morte 5535 persone, fra le quali 639 cristiani, e 183 ebrei. Penetrò nell'harem dello stesso Cadì, ed in parecchie famiglie de' principali signori turchi — » 669 e 670

Dopo la prima settimana di luglio fu rapida la declinazione del morbo. Dal 5 luglio al 2 agosto sono perite 2115 persone. Dopo la metà di luglio non moriva più alcuno prima del terzo giorno di malattia; mentre prima morivano dopo 10 ore dalla contratta infezione, altri, ed in maggior numero, in 24 ore. Verso la fine del mese ricomparvero febbri terzane ed altre malattie che diconsi di carattere, di un andamento diverso dalla peste. Il popolo in generale cominciò a rincorarsi. Gli europei, sì cristiani e sì ebrei, uscirono al pubblico, nè si viddero più deserti e abbandonati i bazzari come per l'innanzi. Dai 15 ai 31 agosto la mortalità fu minore che nel febbrajo che ha preceduto la peste, ed in settembre la pestilenza si risguardò terminata; ma le trepidazioni e le angustie di quegli abitanti non cessarono, dappoichè alcune morti improvvise, ed alcune febbri anomale mantennero vivi fra essi i timori, e solo nel marzo 1762 fu ristabilita la primiera tranquillità e sicurezza — » 670 a 673

Da Aleppo la peste s'innoltrò in altre città della Siria e della Mesopotamia, specialmente ad Arta, (o Orta) ove imperversò con la massima violenza; uccise il Bascià e quasi tutti i soldati e le persone del suo seguito. I villaggi dei dintorni rimasero spopolati quasi intieramente. Suez e Adena ne furono pur fieramente travagliate. Narrasi che in Adena e ne' vicini villaggi sono perite venticinque mila persone — » 673

Nella primavera del 1761 la peste si manifestò anche nella città di Marasch, e vi durò più anni, cioè fino a tutto il 1765 con alcune tregue, e con alternative di maggiore o minore violenza, ora serpeggiando tacitamente, ed or divampando apertamente; ma sempre divenendo più mite ed appena sensibile durante l'inverno; fino a che nel 1765 aumentò in fiero modo le sue stragi, sì propagò nei vicini villaggi, e vi recò orribili devastazioni. — La lunga durata della peste a Marasch, più che in alcun'altra città della Soria, fu un singolare fenomeno — » 674

Osservazioni sull'andamento della peste nel Levante, e sopra i fenomeni, che più facilmente inducono in errore nel riconoscerla al suo primo apparire e nel giudicarla — » 675 e seg.

La peste nel Levante tiene il medesimo andamento che in Europa. Cresce lentamente, va fluttuando, dilatandosi, e si aumenta poco a poco fino a che giunge al suo maggiore incremento. Non è però così del suo declinare, osservandosi in quest'ultimo suo periodo manifeste differenze, non solo secondo i luoghi, ma eziandio secondo il tempo; p. es. al gran Cairo la peste suol terminare quasi sempre più presto che in Aleppo e lungo le coste della Soria, ed ivi in certi anni più sollecitamente, in altri più tardi. Nell'Isola di Cipro si osserva dominare all'ordinario in sul finire d'autunno, nel corso dell'inverno, e nel principio di primavera, e cessar nella state. Ne' paesi montani suole imperversare particolarmente nel verno, ed infierire in proporzione dei rigori del freddo; mentre in altri cessa del tutto sotto i rigori invernali, e col procedere della cruda stagione — » 676 e 677

In nessun luogo è più manifesta l'influenza dell'aria pura, della libera ventilazione per menomare ed arrestare i progressi del contagio, quanto nei paesi del Levante Ottomano. E di fatti il morbo suol fare stragi fra le famiglie del popolo, che abitano case anguste, sepolte, senza finestre, senza ventilazione; mentre al contrario nel così detto Serraglio, nei palazzi dei grandi, che sono spaziosi, ventilati, con ampie sale e belle gallerie d'intorno, e con ogni possibile miglior maniera di costruzione adattati al clima, di rado vi penetra; e se giunge ad insinuarsi, non s'appicca ordinariamente che agli schiavi, alle persone di servizio, ed al più alle donne dell'harem le cui stanze non sono nè così ampie, nè così ventilate, per cagion de' ripari e dell'altezza delle finestre che vi si usano attesa l'estrema gelosia con cui quelle donne sono custodite — » 677

La maniera di vivere e di conversare dei grandi della Turchia influisce del pari alla loro preservazione. Il naturale loro orgoglio non permette che alcuno ad essi si accosti. Giacciono la maggior parte del giorno in una gran sala nel fondo del loro Divano, fumando tabacco, prendendo caffè, ed occupandosi degli affari, solo in compagnia di persone di alto grado, le quali pur si tengono ad una certa distanza da loro. I servi ed i paggi stanno fuori dei Divano, e non si fanno avanti se non quando sono obbligati dal respettivo servigio, tornando poi subito al loro posto — » 678

Nell'anno 1763 regnava la peste in Bosnia, confinante colla Dalmazia. Per la qualità dei confini assai difficile a custodirsi, non essendosi potuto impedire del tutto le comunicazioni col paese ottomano infetto, il contagio non istette molto a propagarsi in Dalmazia, dove andò serpeggiando qua e là più o meno palese pel resto del 1763. Travagliò con più forza quella provincia nel 1764, avendo infierito particolarmente nei borghi di Spalatro, dove sono perite in breve spazio di tempo 530 persone. Per ragion delle buone discipline e precauzioni usate, la città di Spalatro ne fu preservata — » 678 e 579

Gli anni 1769-1770-71-72-73 segnano una delle epoche più memorabili della storia riguardo alla peste.

A detti anni essa travagliò fieramente la Moldavia, la Valacchia, la Transilvania, la Podolia, la Volinia, la Russia, e Mosca particolarmente, come vedremo in appresso, la Turchia Europea e l'Asiatica, portando da per tutto grandissime stragi e rovine — » 679

Nell'anno 1769 ardeva la guerra fra la Russia e la Porta Ottomana, cominciata in Moldavia. Dopo replicati combattimenti, ne' quali i Turchi furono posti in fuga, l'armata russa vittoriosa s'impossessò di Galatz, e di tutto quel tratto di paese che giace al di quà dal Pruth. Galatz fu presa d'assalto ed abbandonata al sacco. In detta città vi regnava la peste di fresco introdottavi col mezzo di mobili e di mercatanzie portatevi da Costantinopoli per ragion di una fiera che appunto vi si teneva in que' dì. Il comandante russo, che ignorava che colà vi fosse la peste, ordinò che ai soldati si desse quartiere nelle case della città, e di tal modo s'apprese il contagio alla truppa, che si diffuse co' suoi più manifesti segnali, ed uccise in breve non pochi soldati — » 681 e 682

Dietro l'ordine del supremo comandante conte di Romanzow l'armata si ritirò da Galatz e si diresse verso Yassy, dove mantenersi doveva in stretta contumacia, inviando i malati ad un Lazzereto. — Nella marcia da Galatz a Yassi minorate sensibilmente le malattie e le morti s'incominciò a dubitare che vera peste si fosse. Si distribuirono i soldati per le case di Yassi, ed i malati si allogarono nello stesso palazzo de' Principi di Moldavia, convertito in spedale. Tre settimane passarono tranquillamente, e solo nella quarta settimana osservarono i chirurghi dello spedale che vi comparivano molte febbri accompagnate da petecchie. Esse furono definite da prima febbri maligne. A parecchi di tali malatti in settima od ottava giornata compariva qualche bubone, che veniva risguardato qual decubito del male, con tanto più di persuasione quanto che non pochi malati, dopo una discreta e legittima suppurazione, guarivano — » 683

Verso la fine della quarta settimana osservaronsi buboni e carbonchi, e morti repentine e sollecite, ed assai più frequenti. I timori di peste andaronsi quindi in proporzione aumentando — » ivi

Tale era il corso delle malattie nello spedale. Nella città le cose passavano tranquillamente. Racconta l'Oreo, siccome un soldato uscito dallo spedale venduta avendo ad un ebreo una pelliccia che aveva preso ad un turco prima di giungere a Yassy, sia stato questo il mezzo, che diffuse il primo seme del morbo nella città — » 684

Fosse questa, o veramente altre più generali cause che abbiano concorso a diffondere l'infezione fra gli abitanti, è certo che il contagio si è propagato con grande rapidità in più quartieri della città, ed uccise molti fra i cittadini. Sebbene fossero presso che generali le voci di peste, e molti casi si contassero di morti repentine e violente con manifesti segni di contagio, pure molti vi erano ancora che ostinati il negavano, sostenendo che que' morbi fossero semplici febbri maligne.

Di questo partito sgraziatamente fu lo stesso generale comandante barone de Stoffeln, tratto in inganno dalle false insinuazioni de' magnati Moldavi, i quali temendo più della peste l'allontanarsi dell'armata russa, e di restar nuovamente esposti alle incursioni dei turchi, si sforzavano con ogni studio e ragione nel far credere che quella malattia non fosse di pestilenza. Il detto generale cadde vittima del suo errore. Le medesime ragioni private, che avevano tratto in errore il generale servirono a render più diffusa la peste fra gli abitanti di quella città non solo ma in tutta la Moldavia — » 684 e 685

Le case, le ville, le città stesse divenero deserti. Gli abitanti presi da estremo infrenabil spavento fuggivano sulle montagne. Molti cadaveri restavano insepolti; e siccome v'ha nella Moldavia gran quantità di cani, la quale per barbaro popolar costume e per superstizione, a somiglianza de' Turchi, si procura di conservare, così que' cani rimasti in gran parte senza padrone e senza trovar cibo; facevano di que' cadaveri lor pasto comune. Il perchè, giusta quanto assicura l'Oreo, che a quel tempo trovavasi a Yassy, molti ne divennero idrofobi; quindi oltre il flagello della peste, pur quello dell'idrofobia univasi a travagliare quegli infelici abitanti — » 685

Comunque fosse grande la violenza e la diffusion del contagio, pure fino alla metà incirca del maggio 1770, la peste se ne rimase ristretta alla sola classe del basso popolo. Ma d'allora, cioè dalla metà di maggio? s'appiccò indistintamente ad ogni sorta di persone, mercadanti, sacerdoti, nobili, plebei, ufficiali di ogni grado, soldati venivano colti egualmente. Alla fine di giugno incominciò a declinare, e a mitigarsi la violenza del male — » 686

A Bukarest, a Fockschiany nella Valacchia la peste si è introdotta più tardi che nella Moldavia, e vi cagionò molto minori danni, cessatavi anche più presto. Ma negli spedali di Fockschiany e di Bukarest fu grande la mortalità — » 686

Nè solo nelle Capitali e nelle principali città della Moldavia e della Valacchia fece stragi il contagio, ma sì bene nei villaggi e paesi della campagna di quelle vaste provincie. In nessun altro luogo però tante come in Yassy, che anzi nelle ville e paesi della campagna si estinse in breve. Ciò avvenne forse per gli usi di quegli abitanti, i quali al primo manifestarsi della peste in fra loro, sogliono la maggior parte fuggire tra monti, e nelle campagne, sceverandosi ne' luoghi più romiti e selvaggi; donde armati di pistole e di fucili, e col continuo sparo tengono da essi lontano qualunque forestiere che cercasse di avvicinarsi — » 686 e 687

Ad impedire il progresso del contagio nei luoghi della campagna contribuiscon forse non poco, oltre la già accennata, altre particolari costumanze de' paesani Valacchi e Moldavi; essendocchè in circostanze di peste, al primo accorgersi che qualche individuo della famiglia ne sia infetto, usan essi trasportarlo nascostamente nel più vicino bosco, deporlo in luogo ombroso sopra un letto di foglie, con a canto un vaso pieno di acqua ed alcuni alimenti, visitandolo poi di tratto in tratto, secondo che per pietà, per parentela, o per interesse lor caglia della vita di lui. — Que' malati, a' quali reggono ancora le forze s'accendono da se un po' di fuoco; e morendo, lo che accade il più di sovente, sono nel sito stesso coperti di terra; o rimangono colà insepolti, e vengono divorati dai cani, dalle fiere, o dai vermi. — Sogliono in oltre que' villani bene guardarsi dal toccare l'ammalato, e qualunque cosa che sia stata da esso usata, maneggiata, od anche solamente tocca — » 687 e 688

Al manifestarsi della peste sì nella Moldavia che nella Valacchia, ne son presi in nota tutti gli abitanti del paese dall'Ispettore generale, o Intendente della peste. — La città o paese si divide immediatamente in quartieri. — Per ogni quartiere viene dall'Intendente nominato un sotto-ispettore della peste. — Tosto che ammala qualche individuo por si dee fuori della porta della casa un segnale, e darne immediatamente avviso al sotto-ispettore o ispettor del quartiere, il quale è obbligato di tosto visitarlo e dar le occorrenti disposizioni a tenore del bisogno e delle ricevute istruzioni. — Se in tal visita il detto sotto-ispettore riconosca essere l'ammalato realmente appestato, lo fa trasportare, permettendolo la stagione, fuor delle porte di quella casa con tutti i suoi vestimenti. Se ciò accade nel verno, fa collocar l'ammalato in un certo luogo, che viene stabilito appositamente per gli ammalati di peste. — Ognuno che muore dal contagio, col mezzo di persone a questo ufficio appositamente destinate, viene trasportato e sepolto. — A tale ufficio di becchini sono stabiliti individui della feccia del popolo, e per lo più, i gran bevitori. — Dipendono essi dall'ispettore e si prestano a tal pericoloso ministero avendo tutto il corpo ed i vestiti unti di catrame. — Sogliono costoro portare degli amuletti appesi al collo, e taluni entro al loro turban un bubone secco e tagliuzzato, che alle volte poi vendono ai più creduli del luogo ad un prezzo assai caro, tenuta essendo questa sostanza in conto di grande preservativo, ed impiegandosi come ingrediente principale per fare degli amuletti — » 689 e 690

Peste nella Transilvania — » 690

Trovandosi la Moldavia e la Valacchia in preda alle devastazioni della peste, i signori di quelle Provincie, e particolarmente i più ricchi, abbandonarono le case loro e si rifuggiarono nel territorio della Transilvania, parte accampati sotto tende sulla linea del confine, altri entrati nei Lazzeretti, e la maggior parte rifuggiatisi nei villaggi montani limitrofi. Alte giogaje di monti dividono la Valacchia dalla Transilvania. Il confine è assai esteso e difficile a custodirsi. Il contagio quindi non istette molto a propagarsi nella Transilvania, ed invase primamente il più prossimo distretto di Corona; siccome quello che col paese vicino infetto era in più frequente e libera comunicazione. Le precauzioni per impedirle vennero prese troppo tardi — » 690 e 691

Già in maggio 1770 il morbo aveva oltrepassato i confini ed attaccata una famiglia del distretto transilvano di Corona, che aveva dato alloggio ad un greco di Bukarest. La fanciulla che aveva lavate le di lui robe ammalò con un bubone sotto l'ascella sinistra ed un carbonchio al gomito destro, e se ne morì in quattro dì. Ad essa tenne dietro la madre, un di lei fratello, ed una picciola sorella, morti tutti e tre dopo breve decubito da quel morbo medesimo. Al padre s'appiccò più mite il contagio, manifestatasi una parotide presso l'orecchio sinistro, e scampò la vita; lo che avvenne pur di un'altra fanciulla di sei anni, cui scoppiato era un bubone all'inguine sinistro. Il rio morbo da quella in altre famiglie del distretto non istette molto a diffondersi — » 691 e 692

Dal distretto di Corona il contagio si propagò in altri cinque di quella Provincia, cioè in quello di Fogara, di Rosmunda, nel comitato di Nangy-Sinken, nella contea di Hàromszek, nella residenza Csìken, e nella contea Marussich. In tutti questi sei distretti popolati da 3486 famiglie, la peste vi penetrò in 506. Ammalarono 1643 persone, delle quali sono morte 1204; In dicembre di quell'anno la peste era pressochè interamente cessata. L'ultima incidenza accadde il dì 20 marzo nella contea Marussich — » 694 a 700

Sintomi principali di questo contagio giusta la descrizione che ci ha lasciato di esso il celebre Chenot — » 692 e 693

Visitate dal D.r Bruckmann tutte le località infette, e riconosciuto che non vi erano in esse più che malattie ordinarie, ciò che fu considerato di buon indizio, furono dati gli ordini necessarii per gli espurghi; e ad essi si procedette ai primi del seguente aprile — » 700 e 701

Metodo ivi tenuto nell'eseguire detti espurghi delle case e suppellettili infette — » 701 a 708

Dal pubblico erario veniva rifuso al proprietario il prezzo delle case e delle robe abbruciate, sul dato della stima che per ciascuna doveva farsi precedere all'abbruciamento. Questa misura altrettanto provvida che benefica, tendeva ad impedire maggiori danni, facilitando la consegna degli effetti per l'espurgo e togliendo il motivo per cui venissero occultati — » 706 e 707

Essa però non bastò. Il popolo inclinato alla contravvenzione e non prestando fede alle fatte promesse ebbe bisogno di un severissimo bando per determinarsi ad ubbidire e consegnare tutti gli effetti all'espurgo. D'ordine sovrano venne conceduto un premio di tre zecchini d'oro a quello che scopriva merci od effetti nascosti, e stabilita la pena di morte per chiunque osava qualsivoglia effetto occultare o nascondere. Siffatta misura sortì pieno effetto. Gli espurghi furono condotti felicemente a termine, ed in maggio 1771 levati i cordoni vennero ristabilite libere le comunicazioni in tutta la Provincia, meno la Contea Marussich, che fu messa a pratica soltanto in giugno successivo — » 707 e 708

La peste continuava fra la truppa Russa ch'era di presidio in Moldavia e nella Valacchia. I soldati abbandonarono le case de' cittadini, ov'erano aquartierati, e si posero a campo aperto fuori dell'abitato. Pochi giorni dopo accampata all'aperto la truppa, la peste tra essa minorò d'assai. Il corpo più grosso dell'armata comandato dallo stesso general in capo conte di Romanzow si manteneva sano. Il comandante avea diretta la sua marcia verso la parte sinistra del Pruth confinante colla Bessarabia, già quasi deserta, e prese altre precauzioni per impedire le comunicazioni coi paesi infetti. I varii corpi della detta grande armata si mantennero sempre sani durante tutta la state a malgrado le molte vittorie riportate sopra i turchi, ed il ricco bottino fatto dal soldato vittorioso negli abbandonati campi nemici — » 785 e 786

Fra le cose allora notate si rileva; che entro alle mura di Bender, picciola città della Bessarabia sul Niester, vi regnava la peste, e grande n'era la mortalità sì fra i soldati turchi di presidio e sì fra gli abitanti prima dell'arrivo dell'armata russa, e durante l'assedio. Dopo un vivissimo e sanguinoso combattimento che durò tre giorni, dopo un continuo tirar di cannoni e moschetti sì da parte degli assedianti che degli assediati; espugnata che fu la città, la peste si vide cessata del tutto, nè avvennero altre incidenze — » 786

Verso la fine di settembre 1770 durando per molti giorni un tempo sciloccale e piovoso, la peste si manifestò fra il detto grande esercito, attaccando da prima un corpo di cannonieri, che dopo aver espugnato valorosamente il castello di Ackermann se ne ritornò al campo carico di bottino, seco asportando con le spoglie dei vinti anco la peste. Nè andò molto che il contagio si propagò negli altri corpi d'armata a malgrado tutte le precauzioni — » ivi

La peste, dopo aver piantate profonde radici nella Moldavia, estese le sue stragi verso la Polonia, ed invase da prima la città di Chozim, situata sulle rive del Niester, al confine tra la Moldavia e la Polonia, recandovi gravi rovine — » 787

Di là propagossi nella Podolia e nella Volinia, nelle quali Provincie venne recata primamente da alcuni rivenduglioli ebrei, che avendo acquistati molti mobili a Yassi e Chozim ed in altri luoghi, li rivendettero in Polonia — » ivi

Dalla Podolia s'innoltrò il contagio nel mese di agosto fino a Kiew (o Kiovia), città considerevole della Russia europea, nella qual città uccise più di quattro mila persone: e dove, come suol accadere pur troppo nelle città maggiori, la peste fu da prima messa in dubbio, e non se ne ravvisò il pericolo che troppo tardi, allorchè alla cieca fidanza subentrarono lo spavento generale, la confusione, il terrore, nè v'era più tempo di riparare — » ivi

I più ricchi e potenti e parte delli stessi magistrati disertarono dalla città, lasciandola in balìa della sorte in uno stato di scompiglio e di abbandono da non potersi ridire. Studenti, mercadanti, operai, e tutti quelli cui le famigliari faccende permettevano di allontanarsi dalla città, fuggirono del pari, seco portando il rio seme del contagio, che per tal modo si sparse rapidamente in varii castelli e villaggi della picciola Russia — » 787 e 788

Dopo aver infierito a Kiew ed in altri luoghi delle vicinanze durante i mesi di settembre, ottobre e novembre, nel dicembre, al cader delle brine invernali, mitigò da se, e nel successivo gennajo scomparve intieramente tanto a Kiew che in tutti i luoghi vicini. Nella successiva primavera si riaccese di nuovo sì a Kiew e sì pure a Neskin, mostrando di voler riprodurre le stesse tragiche scene. Ma essendo stato spedito opportunamente colà d'ordine dell'Imperatrice Catterina II.da il general maggiore Schipow, ed a cura di lui attivati e rigorosamente mantenuti ottimi provvedimenti e discipline di Sanità, la peste venne subito arrestata ed estinta, e quel sviluppo non ebbe ulteriori conseguenze — » 788

Mentre la peste imperversava a Kiew e nelle altre località della picciola Russia, come si è detto, nel mese di settembre 1770 si propagò a Braensk e Sewsk città della gran Russia, poste quasi in mezzo tra Kiew e Mosca, ed in parecchi Casali e Villaggi che s'incontrano da quella parte; e finalmente nel dicembre dello stesso anno 1770 si manifestò nella città di Mosca, dove imperversò fieramente per tutto l'anno 1771 ed una parte del 1772 avendo ucciso cento tredici mila persone, come si vedrà in seguito della presente storia — » 788 e 789

Fra le pesti che afflissero l'impero Russo non fu forse questa la più distruttrice e la più memorabile, ma bensì apparisce essere stata quella del 1653-54, che devastò nel modo più spaventevole non solo la città di Mosca, ma varie altre città e paesi di quel vasto Impero, lasciandole presso che deserte e spoglie di abitatori. Ciò si raccoglie da una lettera scritta dai Bojardi di Mosca nel 1654 al Czar Alexa Micalovich, che allora trovavasi all'assedio di Smolensko — » 680

Tenore della detta lettera, la quale si trova negli archivii dell'impero scritta in lingua russa, e che si rileva sottoscritta dal Principe Petrovich Pronschy e da altri — » 680 e 681

DIAGNOSI

Sintomi della peste e loro variabilità — » 693 e seg.

Aspetto ingannevole sotto cui non di rado, specialmente nel principio, si presenta la malattia, ond'è difficile ravvisarla — » ivi

Esempii di uomini sommi e riputati che si sono ingannati nella diagnosi di questo morbo.

Funeste conseguenze dei loro falsi giudizii.

In che consiste principalmente tutta la dottrina della peste — » 693

Se la peste non viene conosciuta in tempo: se ravvisata, non si è solleciti a manifestarla; se invece di adottare gli opportuni mezzi per arrestarla, si versa in quistioni, in ambage, il contagio si diffonde, e le misure sanitarie applicate tardi, riescono per lo più frustranee ed inutili — » 694

Quanto importi che i medici, i chirurghi ed altri addetti ai sanitarii ufficii abbiano chiare e precise idee della peste e dei sintomi della medesima — » ivi

Preziosa avvertenza di Schraud da aversi presente nel giudicare una malattia sospetta di peste — » 695

La peste non ha in generale sintomi prodromi.

Sintomi che per lo più presentano i malati di peste — » 695 e seg.

Loro singolarità e violenza — » ivi

Ogni peste ha i suoi sintomi proprii, ed il corso di una pestilenza differisce sempre da quello di un'altra. — Non tutti i malati però sono afflitti da tutti i sintomi indicati osservarsi nella peste, ma la malattia viene accompagnata ora dagli uni ora dagli altri — » 700

Tutti i sintomi sopradescritti (pag. 695, 696, 697) isolati o riuniti possono ancora essere equivoci e comuni ad altre malattie — » 697

Segni positivi caratteristici della peste, proprii a farla conoscere indubbiamente — » 697 e 698

Avvertenze che debbono avere que' medici, chirurghi ed altri, che pel loro istituto sono chiamati primi a dar giudizio sopra le malattie dubbie o sospette di peste — » 698

Come la maggior parte degli errori più fatali all'umanità sia nata dall'ignoranza di que' fatti pratici che alle dette avvertenze si riferiscono — » ivi

Rapido corso della malattia. — Numero de' giorni che suole durare. — Come in parecchi casi muojano gli appestati in 10 o 12 ore, ed un maggior numero nello spazio di 24 ore; la maggior parte fra il secondo e quinto giorno; altri improvvisamente, quasi colpiti da fulmine, e prima ancora che si abbia potuto concepire il sospetto che sieno attaccati dalla peste — » 699 e 700

Morbose reliquie da cui sogliono esser afflitti quelli che hanno superata la peste — » 383 e 700

Sintomi della peste di Egina descritta da Ovidio — » 212 v. 30

— della peste di Troja secondo la descrizione di Seneca — » 218 v. 90

— da cui era accompagnata la peste di Atene secondo Tucidide — » 230 e seg.

— della stessa peste secondo Lucrezio — » 239 v. 21

— della peste che travagliò l'armata Cartaginese sotto Siracusa, descritti da Silio Italico — » 250 v. 19

— della peste della Tessaglia descritta da Lucano — » 255 v. 16

— singolari da cui era accompagnata la peste che si sviluppò nell'Asia minore agli A. di R. 1208-09 dell'era cristiana 454-55 — » 264

— dai quali secondo Evagrio e Procopio era accompagnata la fierissima peste di Costantinopoli del 542 E. C. — » 268 e seg.

— con cui soleva manifestarsi, e dai quali veniva accompagnata la terribile peste nera del 1347 fino al 1362 nei paesi dell'Oriente — » 319 e 320

Alcuni sintomi più comuni della peste che travagliò la Francia nel 1482 — » 340

— di quella che infierì a Parigi nel 1510 — » 346

Veemenza e perniciosità particolare del contagio nella Gallia Narbonese del 1553, secondo il Valeriola — » 560

Singolari fenomeni da cui era accompagnata la peste che afflisse l'Ungheria e la Transilvania nel 1554 — » 561

— di quella che infierì a Parigi agli anni 1586-87 descritta dal Palmario — » 571

Sintomi che accompagnavano la peste di Lione del 1628 — » 579 e seg.

— della peste di Digne dell'anno 1629 — » 386 a 389

— dai quali fu colto il marchese Strigi che ammalò di peste nell'isola di s. Clemente, presso Venezia da dove si propagò la peste nella città nel 1630, e vi cagionò tante stragi — » 413

— con cui in quella circostanza si palesò nei primi malati della contrada di s. Agnese di Venezia — » 414 e 415

— della peste di Firenze del 1630 descritta dal Rondinelli — » 431 e seg.

— della peste di Nimega del 1636-37 descritta dal Diemerbroeck — » 445 e seg.

— della peste di Copenhagen del 1654 — » 464 e 465

— della peste di Roma del 1656 descritta dal Gastaldi — » 481

— della peste di Genova delli stessi anni 1656-57 — » 485 e seg.

— della peste di Brunswick del 1657 descritta dal medico Lorenzo Gislero — » 491 e seg.

— della peste di Londra di questi stessi anni 1665-66 descritta dall'Hodges e dal Sydenham — » 494 e seg.

— della peste di Gorizia del 1682 descritta dal D.r Giuseppe Candido — » 502

— della peste di Cracovia del 1707 — » 507 e 508

— della peste di Würtemberg del 1707 — » 510

— della peste di Marsiglia del 1720-21 — » 553 e 554, 590, 591, 592, 593, 594 e seg.

— della peste di Ukrania del 1738-39 descritta dallo Schreiber — » 614 e seg.

— della peste di Algeri del 1753 — » 647

— della peste di Yassy, secondo la descrizione del Protomedico barone di Asch — » 686 e 687

— della peste di Transilvania del 1770 descritta dal Protomedico Chenot — » 692 e 693

Non è questo il luogo di accennare alle cause; nè giova il farlo, giacchè non si potrebbe che riferirsi alle varie opinioni intorno ad esse.

ESPURGHI

Metodi che si usavano per espurgare le robe e case infette di peste, attaccare e distruggere il germe del contagio prima che si conoscesse la pratica delle disinfettazioni cogli acidi minerali — » 422

Nel 1493 s'instituì per la prima volta la pratica di profumare le lettere ed ogni carta, che veniva da luoghi infetti o sospetti — » 422

Prima di detta epoca solevasi abbruciare tutte le vesti e suppellettili dei morti da peste, pagatone dall'erario il prezzo. — Ciò che in alcuni luoghi si è fatto più o meno anco dopo quel tempo — » 330

Profumi disinfettanti usati nella peste di Genova nel 1657-58 — » 483 a 491

— di Marsiglia nel 1721 — » 587 e 583

— di Messina nel 1743 — » 639 a 641

— della Transilvania nel 1756-57 — » 701 a 708

Come siasi proceduto all'espurgo delle case e delle robe infette nell'ultima peste della Transilvania del 1770 — » 652 e 653

METODO

di disinfettazione col mezzo degli acidi minerali — » 711

Metodo per disinfettare le stanze e gli appartamenti delle case coi vapori del cloro — » 711 a 715

— da tenersi nel praticare detti vapori disinfettanti nelle stanze dove giacciono malati — » 715 e 716

Le sostanze che hanno servito alla disinfettazione degli appartamenti, gittate nelle latrine continuano ad agire come disinfettanti — » 717

Altri metodi per ottenere il cloro — » ivi

Come agisca il cloro sui germi del contagio — » 718 e 719

Come venga alterata e scomposta la natura dei germi riproduttori del contagio per l'azione degli acidi solforoso e nitrico — » 719

Dei vapori dell'acido nitrico e del modo di ottenerli — » 719 a 721

Del gas solforoso e dei vapori nitrico-solforosi da sostituirsi allorchè manca il cloro — » 720

Dei vapori dell'acido muriatico o idroclorico; del metodo di ottenerlo; e delle avvertenze nel praticarlo — » 722 e 723

Quantità degl'ingredienti necessarii per una completa disinfettazione proporzionata all'ampiezza de' locali ed al grado della loro contaminazione — » 723

Metodo da tenersi per disinfettare cogli acidi minerali i vestiti, le coperte, i letti, le biancherie, pelliccerie, ed altri oggetti suscettibili — » 725

Avvertenze che si debbono avere nell'eseguire le fumigazioni col cloro — » 725 e 726

Come le biancherie, vestiti, tessuti di lino, di lana, ed altri oggetti che non soffrono danno dall'espurgo d'acqua, possano venir spurgati egualmente bene, con egual sicurezza e più presto col liscivo, coll'acqua bollente, coll'immersione per parecchie ore nell'acqua del mare, o in una soluzione di cloruro di calce o di soda — » 728 e 742

Per tutti quegli oggetti che possono esser lavati senza che rimangano danneggiati, qualunque profumo è interamente superfluo — » 772

Della commissione medica inviata dal Governo di Francia in Egitto nel 1728 per vedere e studiare la peste — » 727 e seg.

Esperienze che sono state istituite dalla detta commissione per riconoscere l'efficacia dei cloruri come mezzo disinfettante — » 727 a 730

Metodi ch'erano in pratica ne' passati tempi per spurgare le lettere — » 730 a 739

Espurgo delle lettere col cloro. — Metodo di eseguirlo — » 730 e 731

Descrizione della cassetta che viene proposta come opportuna per lo spurgo delle lettere e delle carte. Istruzione sul modo di farne uso — » 730 a 734

Che cosa convenga fare per spurgar bene le lettere; e dopo spurgate che cosa occorra farsi prima di dirigerle alla loro destinazione; come condursi per quelle dirette alle prime cariche dello Stato — » 734 e 735

Sull'azione del calore considerato come mezzo possente di disinfettazione, atto a distruggere, o almeno ad assopire l'attività del contagio pestilenziale, portato che sia al grado 30 a 35 di Reaumur. — Opinione degli Orientali nel proposito. — Osservazioni ed esperienze che guidarono detta opinione — » 735 e 736

Come sulla base di tali osservazioni ed esperienze sia stato introdotto in alcuni dei nostri Lazzeretti l'uso di spurgare le lettere e le carte col calorico, assoggettate poscia ai vapori di nitro e zolfo — » 737 e 738

Intorno l'opportunità di detto metodo. — Distinzione — » 738

Sull'uso dell'aceto per espurgare le lettere e le carte, così pure per l'espurgo di altri oggetti, p. es. delle monete di qualunque sorte, utensili d'oro, d'argento, di rame e d'altri metalli. Metodo di praticarlo — » 741

Dei grandi fuochi che, servendo alle opinioni dei passati secoli, si solevano accendere nelle strade e sulle piazze pubbliche per purificar l'aria in tempi di peste. — Loro inutilità — » 539 e 540, 627, 293, 740 a 742

Qual uso si faccia oggidì del fuoco nei Lazzeretti, ed in tempi di peste per spurgare le vie, le piazze pubbliche, le porte delle case, i pavimenti, selciati, ed altro — » 743

In qual modo, e dove accesi possano detti fuochi riescir utili in tempi di contagio — » 743 e 744

Della botte per le fumigazioni disinfettanti da adoperarsi in tempi di peste — » 765 e seg.

Importanza ed utilità della medesima — » 765 e 766

Quanto sia utile attaccare prontamente i germi del contagio in qualunque luogo ed in qualunque tempo sieno essi per svilupparsi, e dare ai mezzi disinfettanti la maggior possibile diffusione ed universalità — » 776 e 767

I felici risultamenti ottenuti nella recente peste di Odessa del 1837 dai provvedimenti sanitarii colà attivati, confermano l'importanza e l'efficacia della detta disciplina, di attaccare cioè senza perdita di tempo i germi del contagio coi mezzi disinfettanti più attivi appena succede lo sviluppo di essi, in qualunque luogo ed in tutti i lor nascondigli — » 774

Come a detti espurghi domiciliari debbano prontamente prestarsi gli stessi individui delle respettive famiglie che rimangono sani, senza attendere i soccorsi dal pubblico; il quale però deve incaricare apposite persone per istruire e dirigere nell'esecuzione di detta pratica le genti del popolo — » 768

Descrizione della detta botte da espurgo — » 769

Modo di caricarla e di adoperare con essa per disinfettare i varii effetti destinati all'espurgo — » 769 a 772

Per quanto tempo occorra tener chiusi entro la botte esposti ai vapori del gas solforoso gli oggetti da spurgarsi; e dopo spurgati quanto debbano restare all'aria libera — » 771 e 772

Come in alcuni casi gravi, e secondo il bisogno e le circostanze, in vece delle fumigazioni col zolfo sieno da adoperarsi quelle col cloro, avendo presenti alcune avvertenze sulla espansibilità di detto gas, e sulla sua qualità di attaccare i colori — » 773

Cautele ed avvertenze che devono avere le persone che si prestano all'ufficio di caricare la botte onde evitare il contagio — » ivi

Le cose dette intorno le botti da espurgo possono esser applicate dietro una pratica illuminata a qualunque altro spazio chiuso — » 773 e 774

Dei vasi disinfettanti e preservativi, così detti, (vasi profumatorii di salute). Delle bottiglie di cloro portatili; a qual uso servano esse — » 744

Modi di prepararli — » 745 a 748

Avvertenze che si debbono avere nel farne uso — » 748

Utilità di tener in pronto tali apparati nei Lazzeretti, negli Spedali ed altri Stabilimenti Sanitarii — » 749

Delle boccie portatili disinfettanti propriamente dette; loro descrizione e maniera di prepararle — » 749 a 751

Utilità che da esse se ne può ritrarre per l'uso cui sono destinate a servire; — semplicità della loro preparazione; — comode ed importanti loro proprietà; l'attività loro si conserva per lunghissimo tempo — » 750 e 751

Composizione che si adopra per lo spurgo delle stalle infette — » 753 e 754

Cenni sull'azione disinfettante e sanatrice dell'aria e della luce — » 775

L'aria libera e pura considerata qual principal mezzo disinfettante, quello a cui noi dobbiamo la maggior parte degli espurghi che si praticano tuttogiorno nei nostri Lazzeretti; quello di cui l'esperienza di secoli ha dimostrato l'efficacia; nè vi fu ancora alcuno che abbia osato negarla — » 775 e 776

Esperienze particolari che hanno dimostrato come sotto l'azione dell'aria libera e pura, e specialmente dove l'ossigeno può esercitar liberamente il suo potere, venga distrutta o menomata l'azione micidiale del contagio e perda quegli la sua facoltà riproduttiva — » 777 e 778

Fatti di Filadelfia che comprovano questa verità — » 777

— di Macarsca — » 777 e seg.

— dell'Ungheria — » 779 e 780

— d'Italia — » 780

— di Parigi — » 780

Come nei casi di peste o di altro contagio esser debba cura specialissima dei Governi, o di quelli che presiedono alla conservazione della salute pubblica, istruire le popolazioni sull'efficacia di questo mezzo, e di esortarle a profittarne — » 781

PRESERVATIVI.

Delle boccette disinfettanti tascabili pei medici, chirurghi, ministri di religione, serventi, e per tutte le persone che sono obbligate ad avvicinare i malati di contagio, dette altrimenti boccette disinfettanti di Guyton; — modo di prepararle — » 751 e seg.

Avvertenze che si debbono avere nel portarle addosso — » 752

Uso di portare addosso il cloruro di calce in boccette chiuse; — come nessuna utilità si possa attendere da questo uso; — ragioni sulle quali si appoggia siffatta opinione — » 754 e 755

Quale invece sarà l'uso che di dette boccette di cloruro si potrà fare utilmente — » 755

Essenziali ed utili cautele da usarsi da quelli che sono obbligati di avvicinare malati di peste — » 756

Quanto sia raccomandabile l'uso di lavarsi spesso le mani con una soluzione di cloruro di calce, o coll'acqua clorurata, coi quali liquidi si potrà pure bagnarsi il volto e specialmente le narici e le labbra — » 756 e 757

Dei sacchettini di tela pieni di cloruro di calce da portare in dosso — » 757

Quali sieno gli espedienti e mezzi migliori per conservarsi sano ed illeso dovendo vivere in mezzo ai malati di contagio nello stesso ambiente, trattarli ed assisterli — » 757 e 758

Cautele da non ammettersi nell'intraprendere le sezioni dei cadaveri delle persone morte di peste — » 758

Quanto sarebbe desiderabile che col mezzo delle investigazioni sui cadaveri, intraprese con più frequenza e con più di coraggio di quello che siamo soliti di fare, potessimo pervenire a scoprire più chiaramente le interne lesioni prodotte dall'azione del principio pestilenziale — » 759

Pericolosa ed incauta pratica, che si tollera tuttora in alcuni paesi, quella dei medici e chirurghi dei Lazzeretti ch'esplorano il ventre ed il polso dei malati sospetti od infetti di peste, sia che ciò facciano coi guanti cerati o gommati, sia con altri mezzi precauzionali, e sortano poi subito finita la visita, mettendosi in libera comunicazione colle famiglie e persone sane della città — » 760

Come importerebbe che le Autorità incaricate della tutela della salute pubblica provvedessero a tale inconveniente — » 761 e 762

Saggie e caute norme che sono in pratica in questo proposito nel Lazzeretto di Marsiglia — » 762 a 764

Sull'efficacia dell'aria libera e pura anche come mezzo preservativo. — Fatti che lo hanno dimostrato — » 771 a 781

Come in nessun luogo sia più manifesta l'influenza dell'aria pura e della libera ventilazione per preservarsi dal contagio, quanto nei paesi del Levante Ottomano — » 645 a 677

Avvertenze profilatiche, suggerimenti d'igiene particolare intorno al modo di vivere e di condursi in tempi di peste, a fine di mantenersi illesi da' suoi attacchi e conservarsi sano — » 781 e 784

Quanto importi di aver presente che ogni contagio ha una atmosfera contagiosa sua propria; che l'ambito del corpo di ogni malato esala incessantemente un vapore una traspirazione che si estende fino ad un certo punto; che questo è ciò che si chiama sfera di attività del contagio, atmosfera contagiosa; che i raggi di questa sfera variano secondo le circostanze, e che nei luoghi chiusi ove manca l'ossigeno, i germi del contagio non soffrono modificazione, restano latenti e nascosti entro ai corpi passivi, sempre pronti a svilupparsi tosto che si presentino favorevoli circostanze — » 784

Quali fossero i mezzi preservativi raccomandati nelle pesti dei passati secoli.

Nella peste di Roma agli anni 188-89 dell'E. C. sotto l'impero di Commodo fu per la prima volta consigliato di usare gli odori come preservativo, tener addosso sostanze odorose, e praticar profumi ad oggetto di purificar l'aria — » 261

Commodo avendo sentito dai medici che certi alberi spargenti odore, come il lauro, sono buoni a preservar dalla peste, se ne fuggì al luogo detto Laurentum (ora Pratica) rinomato pei suoi boschetti di Lauro — » ivi

Nella peste di Roma dell'anno 1288 E. C. si notò che il Pontefice Nicolò IV., servendo all'opinione di que' tempi, faceva accendere continuamente grandi fuochi ne' cortili e negli appartamenti del suo palazzo, considerato questo qual valido mezzo preservativo — » 293

Nella peste di Firenze dell'anno 1348 tenevansi pure gli odori in pregio di ottimi preservativi secondo la descrizione che ne diede il Boccaccio — » 304

La medesima cosa ebbe luogo nel contagio del 1529 della stessa città di Firenze, di cui narra il Machiavelli «chi l'uno fiori e odorifere erbe, chi spugne, chi ampolle, chi palle di diversa specie composte in mano portava, o per meglio dire al naso teneva come preservativo» — » 351

Nella peste di Verona del 1630 i medici e chirurghi a preservarsi dal morbo solevano far uso delle poma d'ambra e di altre sostanze odorose; ma a malgrado ciò perì la maggior parte di essi — » 407

Nei passati tempi fra la farragine di sostanze odorifere che venivano impiegate come preservativo si usava molto la canfora, anzi si aveva in essa una particolare fiducia — » 639 e 740

L'esperienza successiva ha mostrato non esser dessa senza qualche utilità. Lo stesso dicasi del tabacco — » 740

Nella peste di Lione del 1628-29 i cauteri e vescicatori furono riconosciuti eccellente preservativo. Le successive osservazioni ed esperienze hanno confermato l'efficacia di detti mezzi — » 380

Così nella peste di Roma del 1656 venne riconosciuto essere i cauteri, o fontanelle, eccellente preservativo. Il padre Kircher, il quale durante detto contagio trovavasi a Roma, assicura che niuno segnato da essi cauteri fu invaso dalla peste, tranne alcuni di vita epicurea — » 482

I Magistrati di Lucca, nella peste che afflisse quella città nell'anno 1630 assieme a molte altre, furono i primi in Italia che ordinassero, che i medici usar dovessero di un lungo drappo incerato ed incappucciati coi cristalli agli occhi, assistessero così gl'infermi — » 407

Nella peste di Firenze dello stesso anno 1630 si usarono molto le unzioni coll'olio tanto come rimedio quanto come preservativo — » 434

Altri preservativi usati nella medesima peste di Firenze — » 436

Qual metodo di vita abbia tenuto e di quali preservativi siasi giovato il celebre Diemerbroeck nella terribile peste di Nimega, per cui pervenne a mantenersi sano ed illeso a malgrado il continuo avvicinare i malati di peste in qualunque casa infetta sia che a ricchi o a poveri appartenesse — » 453 e 454

Qual metodo profilatico sia stato riconosciuto il migliore nella peste di Würtemberg del 1707 — » 311

Nella peste di Marsiglia salì in molto credito come preservativo l'aceto, e specialmente l'aceto aromatico, che dicesi dei quattro ladri — » 606

Efficacia che viene attribuita all'aceto, specialmente allorchè sia forte e buono, tanto come disinfettante che come preservativo — » 740 e 741

Quali mezzi preservativi sieno stati riconosciuti utili nella peste dell'Ukrania del 1738-39 — » 618 e 619

Intorno alle cautele da usarsi nei paesi d'Oriente in circostanze di peste — » 650

Suggerimenti del riputatissimo protomedico dott.r Chenot agli abitanti della Transilvania sul metodo che dovevano tenere per preservarsi dalla peste — » 656

Con quali preservativi si prestino all'esercizio del loro pericoloso ministero i becchini della Moldavia e della Valacchia in circostanze di peste — » 689 e 690

DELLA CURA

Consiglio dato dal protomedico dott.r Chenot agli abitanti della Transilvania sul metodo che dovevano usare, subito che potevano sospettare di aver assorbito il contagio; consiglio che in molti casi è riuscito utilissimo — » 656

Osservazioni pratiche sul trattamento curativo della peste fatta dal Palmario nella peste di Parigi e di altri luoghi della Francia — » 346

— — raccolte dal Falloppio nella peste che afflisse l'Italia dal 1512 al 1529 — » 356

— — che sono state fatte nella peste di Lione del 1628-29 — » 380

— — sull'efficacia della dieta e del moderato uso del vino — » ivi

— — raccolte dal Rondinelli, quantunque non fosse medico, nella peste di Firenze del 1630 — » 433 e 434

Del governo dietetico e curativo della peste, osservazioni pratiche del Diemerbroeck fatte nella peste di Nimega — » 452

Rimedii che sono stati riconosciuti utili nella peste di Copenaghen del 1654 — » 463

Come si medicassero i malati di peste nel contagio di Roma del 1656 giusta la descrizione che ci lasciò di esso il celebre cardinal Gastaldi — » 482 e seg.

Quali rimedii siensi usati nella peste di Genova dello stesso anno 1656 — » 487

Trattamento curativo usato dal Sydenham nella fierissima peste di Londra degli anni 1665-66 — » 495 e seg.

Autori che hanno opinato per la cacciata di sangue nella peste — » 496

Nella peste che infierì in Francia e particolarmente a Parigi nel 1510 le sottrazioni sanguigne riescirono costantemente dannose — » 346

Assicura il Falloppio essersi la stessa cosa osservato nella peste che durò in Italia otto anni di seguito, cioè dal 1522 al 1529 — » 356

Dice il Diemerbroeck parlando della peste di Nimega del 1636-37. «Le cavate di sangue erano assolutamente mortali» — » 452

Nella peste di Roma del 1656 fu osservata la medesima cosa, cioè che l'emissione di sangue era assolutamente seguita dalla morte, ed al più s'impiegavano le ventose scarificate — » 482

Nella peste di Marsiglia del 1721 fu osservato che le reiterate cacciate di sangue ed i purgativi adoperati negli spedali riescirono manifestamente dannosi — » 543

D'altra parte il celebre dott.r Bertrand nella sua descrizione della stessa peste di Marsiglia, dice. «La sanguigna in generale non doveva essere nè abbondante nè ripetuta» — » 599

Il dott.r Candido parlando del contagio di Gorizia del 1682, dove allora era medico, dice. «Il cavar sangue dalla vena fu osservato nocivo, così si tralasciò. Li vescicanti all'incontro furon trovati di gran sollievo» — » 502

La stessa osservazione intorno ai dannosi effetti della missione di sangue nella peste fu fatta da altri pratici nel corso di altre pestilenze.

Rimedii osservati utili nella peste di Cracovia del 1707, secondo le osservazioni ed esperienze del dott.r Schomberg che ve l'ha descritta — » 508 e 509

— che meglio corrisposero nella cura usata nella peste di Würtemberg del 1707 — » 511

Osservazioni intorno ciò che si è praticato riguardo alla cura nella peste di Marsiglia del 1720-21 fatte dal celebre dott.r Bertrand, che fu di tutta quella pestilenza testimonio oculare. Che cosa in essa sia stato trovato utile o nocivo — » 543

Quale sia stato il trattamento curativo adottato in quella pestilenza. — Avvertenze che si dovevano avere nella scelta ed applicazione dei varii rimedii — » 598 e seg.

Della cura esterna — » 603 e seg.

Intorno al governo del vivere che fu riconosciuto meglio convenire — » 603

Osservazioni del dott.r Schreiber di Königsberg nella peste dell'Ukrania del 1738-39 intorno ai rimedii che nel trattamento curativo hanno meglio corrisposto non che rispetto al tempo di usarli — » 619 e 621

Qual era la dieta che in quella circostanza solitamente si prescriveva — » 620

Qual metodo di cura usassero i Mori nella peste di Aleppo del 1753, e che cosa sia stata trovata più utile nel corso di detta pestilenza — » 649

Trattamento curativo adoperato con buon successo nella peste della Transilvania del 1757 dietro i suggerimenti del riputatissimo dott.r Chenot — » 653 a 655

NECROSCOPIA.

Apertisi in Genova nel 1656 alcuni cadaveri di persone morte dalla peste in quella terribile epoca che cosa siasi in essi trovato — » 486 e 487

Nelle sezioni cadaveriche instituite nella peste di Marsiglia del 1720-21 quali lesioni e particolarità sien state rinvenute — » 598

Che cosa siasi trovato nei cadaveri degli appestati che sono stati aperti in Ukraina nella peste del 1738-39 — » 618

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