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Villa Glori - Ricordi ed aneddoti dell'autunno 1867

XV. Conclusione.

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Sono trascorsi trent'un anni!

Nel 1870, poco dopo la breccia di Porta Pia, un giorno vidi nella vetrina di un libraio al Corso una oleografia rappresentante la morte d'Enrico Cairoli. Era una copia del quadro dell'Ademollo e molti si trattenevano a guardarla.

— Chi era questo Cairoli? mi chiese un paino. Era un brigante?

I tre militari che si scagliano a baionetta calata sovra un borghese caduto gli suggerivano codesta idea, ignorando egli affatto la recente istoria della campagna di Roma del 1867 ed i suoi particolari.

La domanda di colui sintetizza veramente lo stato d'ignoranza e d'ignavia in che viveva allora la popolazione di Roma intorno ai propri destini.

Venuto il 1870, ed entrate le truppe dalla breccia, il patriottismo fiorì a dismisura, i martiri pullularono, tutti non solo conobbero la storia patria ma ne furono principali attori, tutti furono fattori efficaci della libertà e dell'indipendenza, gli eroi dalle coccarde e dalle bandiere fiorirono innumerevoli!

È storia, non di Roma soltanto, ma di tutta l'Italia. Le commemorazioni patriotiche, a partire da quell'anno diventarono d'obbligo. Quella di Villa Glori, per la vicinanza del posto fuori le mura, divenne popolare e rese pure popolare il fatto che, ignorato e quasi sconosciuto da principio, coll'andar del tempo, accresciuto, ingigantito da artisti e da poeti, per poco non divenne leggendario.

Queste brevi pagine spero rimettano le cose a posto.

Senza esagerare però d'idolatria o di feticismo io deploro un fatto. A merito del municipio di Roma e per iniziativa del compianto comm. Pianciani, coadiuvato poscia dal duca don Leopoldo Torlonia suo successore, venne collocato al Pincio il bel monumento dello scultore Ercole Rosa. Dell'opera d'arte fu già detto abbastanza. È un gioiello artistico, in cui non sono a lamentare che le modeste proporzioni, rese tali ancora più dallo spazioso ambiente dove fu collocato, dal vastissimo orizzonte e dall'imponente panorama che gli fa cornice.

Ma il luogo dove caddero i fratelli Cairoli, doveva essere dal municipio di Roma religiosamente conservato. Invece la passeggiata dei Monti Parioli mutò faccia interamente a quel posto.

Quando ancora la si stava costruendo, un giorno io condussi la mia famiglia a passeggio da quella parte e, quando arrivammo sul posto, io stesso non riconoscevo più la storica villa. Il cancello da cui penetrarono gli svizzeri, la stradicciuola da cui salirono e donde apersero il fuoco, sono spariti. Una frana di terra dava accesso alla sommità del colle ove a stento si scernevano i ruderi della casetta del vignarolo, donde fu aperto dai nostri il fuoco e dove cadde il povero Moruzzi.

La vigna, passata in altre mani, era stata espropriata ed il Municipio si era valso di quella collina come cava di terra per costruire la passeggiata. Per accedere al sommo non v'era altro modo che inerpicarsi per quella frana.

Recentemente, in occasione del 25º anniversario di Roma italiana, venne praticata una nuova strada d'accesso e sul posto ove caddero Enrico e Giovannino fu eretta una colonna commemorativa. La topografia però del posto è affatto mutata, nè alcuno può farsi un'idea del come avvenne l'attacco e si svolse l'azione. Della casa del vignarolo quasi non resta più traccia, la Villa ancora intatta è convertita in una caserma di guardie di finanza e dove spirò il Mantovani e giacque esanime il povero Enrico, ora è la camera di sicurezza per le guardie! Costava tanto poco il coordinare la passeggiata dei Parioli in modo da rispettarne quei cari ricordi! Si rispettano tanti ruderi insignificanti, unicamente perchè hanno il battesimo e la patina dell'antichità, senza forse conoscere se abbiano effettivamente un valore storico ed artistico! Non si risparmiarono quelle sacre zolle che ebbero battesimo glorioso di sangue e dove con nessuna spesa e con verun disagio poteva la generazione crescente tener viva e palpitante la religione dei ricordi colle visite frequenti e col riandare la pietosa storia del dramma ivi consumatosi.

Ora, da due o tre anni, e dopo l'inaugurazione della colonna avvenuta nel 1895, commemorazioni non se ne fanno più; la data però se la ricordano i superstiti ed i pochi che ancora tengono vivo il culto dei patrii ricordi, ed ogni anno il 23 ottobre infiorano di corone il mandorlo alla Villa ed il Monumento al Pincio.

Il popolo di Roma li ama quei due modesti ricordi, e quando passa per il Pincio o sale ai Parioli, vi si trattiene e manda un mesto saluto ai caduti.

Opportune le epigrafi, non così l'elenco del volontari a tergo del monumento. Il nome dei vivi non va mai passato solennemente alla posterità, poichè fino a che c'è vita, c'è campo ancora a coprirsi d'infamia.

Pur troppo però, mentre io scrivo, se venisse fatto di riunirci, molti mancherebbero all'appello.

Per quanto n'ebbi notizia io, li segnai tutti i poveri nostri morti con una crocetta ed ahimè! che la funebre lista già mi rende l'immagine di un cimitero.

Di settantotto nomi già una trentina portano il segno della morte! Uno per anno!

Chi sarà l'ultimo a spargere fiori e corone sui compagni caduti?...

A lui sieno raccomandate queste mie memorie!

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