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Madri.... per ridere

MADRI.... PER RIDERE (continued 2)

Reading edition

Avvoltata nel lenzuolo, s’agitava sul letto, inconscia di sè, abbandonandosi a tutte le stravaganze che, in quello stato morboso, divenuta preda di sè stessa, la passione le imponeva. Era un delirio.

Or inveiva contro Giulio, caricandolo d’improperj — or gli rivolgeva dimande, e poi, come se avesse avuto risposta, gli replicava furiosa.... e il dialogo continuava fra il suo labbro e la sua mente....

Piangeva.... narrava le sue torture.... supplicava e.... s’adirava di nuovo.... ma tosto — le era forse stata detta una parola, una menzogna pietosa.... perdonava, gli rivolgeva i più teneri accenti — il sereno era tornato, rideva, si confessava pazza.... chiedeva scusa. — Seguiva un lungo silenzio, pareva assopito. Ma quindi si ridestava in un nuovo accesso di furore....; il tradimento era provato....!

«Sei andato con lei....! Chi è? Voglio saperlo! Voglio ucciderla.... e te pure ucciderò.... ma.... dilaniarti voglio!»

Il farneticamento durò più ore.... poi il sonno tanto invocato, e invano, al coricarsi, la colpì fulmineo.

Batteva il tocco dopo mezzanotte quando si svegliò. Si sentiva alquanto ristorata — la mente era un po’ confusa, ma calma. Ricordava il patito trambusto, ma con indifferenza....; l’esaurimento di forze la rendeva insensibile al dolore. Aveva solo una sete ardente — accese il lume e bevè.

Poi, coll’occhio semichiuso, affaticato, stette qualche tempo appoggiata alla spalliera, immobile, senza pensiero....

A un tratto le parve di sentirsi male, d’essere oppressa dal caldo, di non poter più respirare.

Lentamente lasciossi scorrere giù dal letto, e vacillante mosse alla finestra ad aprirne le vetriate. Sedutasi quindi là, respirò avidamente per procurarsi qualche sollievo, ma non ne ottenne, chè non spirava un filo d’aria.

Ai primi di giugno, la temperatura era già torrida. Da un mese e più non cadeva una stilla di pioggia. Fra la notte e il giorno unica differenza era l’assenza del sole. La stagione quell’anno era troppo bella, e gli uomini invocavano fulmini e tempeste che li liberassero da tanto felice primavera.

Dopo un quarto d’ora d’inutile attendere, Maddalena, non provando alcun refrigerio, stava per tornarsene a letto, quando udì chiudersi forte lo sportello della porta di casa. Ciò non la interessava punto, ma quando vi si aggiunse un rumor di passi nell’androne, vi prestò attenzione. Chi poteva venir a casa a quell’ora? Non era nelle abitudini di alcuno degli inquilini. Severina forse?... Ma il passo era d’uomo.... Il rumore cessò.... L’uomo saliva. Maddalena continuò a porger orecchio, e ben presto la sua piccola curiosità fu appagata.

Le imposte di una finestra furono schiuse, e una voce maschile, che veniva dalla camera di Severina, disse: «Ma qui si soffoca!» Maddalena, al suono di quella voce, balzò in piedi, col sangue rimescolato.... e stette un momento, prestando sempre orecchio, tutta ansante, colle occhiaje spalancate. Era.... non era.... non poteva credere.... attendeva qualche altra parola per avere una certezza qualunque.

E l’ebbe subito. Un No alto, sonoro, squillò, e vi tenne dietro un argentino riso di donna.

Maddalena mandò un gemito. V’era la peggiore, la più temuta delle certezze. Era lui! Allora, sconvolta, quasi demente, corse a soffiare sul lume, poi, a piedi nudi, brancolando nel bujo, riuscì di nuovo alla finestra, e con cautela, per non essere udita, ne socchiuse le gelosie tanto da poter vedere senza essere veduta.

Sulle prime le fu impossibile distinguere bene, perchè la notte era chiara, e nella camera il lume era collocato in modo che dalla finestra di Maddalena non si vedeva d’illuminato che una piccola parte del pavimento presso il terrazzino.

Ma presto la scena mutò, ossia divenne più ampia e meglio visibile...., troppo.

Giulio, che era seduto, celato dal fogliame del terrazzino, si alzò e mosse per entrare nella camera, ma si fermò nel vano della finestra. Parlava con qualcuno, ma non si udiva nulla.

Prese quindi il lume, ch’era sur un mobile a lui vicinissimo, e s’avanzò lentamente verso il fondo della camera. Posò il lume sur un tavolino da notte, e si trasse in disparte facendosi invisibile a Maddalena.

Allora la camera si rischiarò tutta, e la fanciulla vide il letto, e sovr’esso, in posa languida, colle mani che s’intrecciavano sulla fronte, il seno ignudo, Severina.

I suoi occhi parevano chiusi.... parlava a spizzico.... e sbadigliava di tanto in tanto.... sorridendo deliziosamente.

A un tratto si scosse da quella specie di torpore, certamente artificiale, e coll’indice accennò alla finestra, ordinando alcunchè.

Ma, siccome non veniva obbedita, fe’ un celere movimento ed era per balzar dal letto — ma trattenuta — parve — da una parola o da un gesto, si mise nuovamente a giacere nella posa primiera.

Maddalena vide allora ricomparire Giulio alla finestra e, preso il cordone, farne calare la tenda....

Furibonda a tale atto, fu sul punto di gridare.... — ella voleva sapere, tutto sapere, avesse anche dovuto perdere la vita in quell’ora — ma la speranza (!) di non essere delusa del tutto, che ancor restasse qualche spiraglio, le diè la forza di frenarsi.

Non sperò indarno; chè se la tenda dapprima scese tutta fino al suolo, un leggier cigolío disse subito che si voleva lasciare un vano in alto per non togliere affatto la possibilità di ventilazione alla camera.

Maddalena ebbe quindi la triste consolazione di rivedere la camera fra un interstizio di circa una spanna.

Ma di visibile ora non v’era che la parte superiore del letto, poco più del guanciale. — Tuttavia a Maddalena bastava.

Essa, dopo qualche minuto, vide Severina con gesto vezzoso chiamare a sè Giulio, come se desiderasse qualche cosa — e poscia, dovendo aver ricevuto un diniego, mettersi a finger di frignare, agitando la mano.

Allora Giulio s’avvicinò al letto e porse a Severina il suo sigaro acceso.

Quella, non più frignante, soddisfatta, si mise a fumare beatissimamente.

Indi Giulio sturò una bottiglia e versò del vino color ambra in due calici, offrendone uno a Severina.

Ella si levò reggendosi sul gomito, preso il calice, vi posò le labbra e libò lentissimamente, guardando lui.

Gli rese poi il cristallo, e, come affaticata, si lasciò cadere il capo sul guanciale, coll’occhio semispento sempre in lui, e col sorriso di chi muore vedendo aprirsi il cielo.

Egli si curvò a baciarla, e si rizzò quindi facendo colla mano: — Aspetta.

Maddalena, per quanto si tenesse aggrappata con una mano alla ringhiera colla disperazione del naufrago, non poteva più sostenersi. L’altra mano, che teneva socchiuse e a un tempo unite le gelosie, era in tal convulsione che le imposte, come per vento, s’agitavano.

E.... un’ora ebbe il coraggio di restar là.... tremante di odio.... grondante di sudore, or gelido, or cocente — ma quando in quella camera, ad un tratto, si spense ogni luce.... anche le sue forze si spensero e cadde inginocchioni come tramortita.

— Maddalena! — gridò la madre dalla stanza attigua, destatasi di soprassalto al rumore che la figlia nel cadere aveva fatto, rovesciando la sedia e urtando nella vetriata.

La fanciulla con un sforzo eroico ricuperò in un lampo gli spiriti, e potè persino dire con calma:

— Che vuoi, mamma?

— Ma cosa fai?

— Nulla, m’era caduto il libro e sono andata giù a raccoglierlo.

— Ma ti pajon queste le ore da leggere?

— Ecco, ho finito. —

Allora si mosse, si buttò sul letto di traverso e vide farsi giorno, senza che dagli occhi accesi potesse spremersi una lagrima, straziandosi il seno colle unghie per impedirsi di urlare.

Quando il primo raggio di sole entrò a dirle che poteva alzarsi.... guardossi le mani.... erano sanguinolenti.... guardossi nello specchio.... si metteva orrore — era una furia. — Fece per scender dal letto.... non potè.... era tutta attrappita e indolenzita.

Si cacciò fra le coltri, ove la stanchezza e la luce del dì riuscirono ad assopirla.

Quando risvegliossi, era mezzogiorno e più.

Sulle prime guardossi intorno smemorata, ma quando il suo occhio posossi sulla finestra ancor aperta.... allora le si presentò alla mente tutta la terribile notte, rivide l’odioso quadro, e balzò dal letto coll’impeto d’una fiera....

Quello doveva essere il giorno della vendetta.... quale, poi, ella non sapeva... ella sapeva solo che voleva vendicarsi — e di entrambi!

Ma prima, di Giulio...; vederlo, fingere di ignorare, trangugiarsi tutte le di lui menzogne.... e poi.... e poi.... oh! l’ira l’avrebbe ben ispirata! — Dopo.... avrebbe pensato a Severina.

Si vestì per uscire.... ponendo una cura speciale in ogni minuzia della sua toilette. Voleva essere bellissima.... onde Giulio avesse a sentire tutta la perdita ch’egli faceva in quel giorno.... sciocco!

Stava abbottonandosi i guanti quando fe’ capolino nella camera la madre, curva, gelatinosa, che vedendo la figlia vestita fe’ le meraviglie.

— Come!.... ti credeva ancora a letto io.... Sono venuta qua tre volte, ma dormivi sempre, ed io ti ho lasciata stare. Vedi cosa vuol dire legger troppo! Vai fuori?

— Sì.

— Non fai colazione?

— No.

— Vuoi che te la prepari?

— No.

— Vai, senza neanche salutarmi?

— Sì.... addio.

— Sei sempre in collera per l’affar del matrimonio....? Oh! che tosa.... —

Maddalena era già sul pianerottolo e non udiva più.

Quando fu abbasso, si fermò, domandandosi dove andava. Ella aveva pensato a tutto fuorchè a questo. Fortunatamente ricordò che Giulio frequentava due dei principali caffè. Là qualcuno avrebbe saputo indicargli il domicilio di lui.

E si avviava, quando s’imbattè nella fantesca di Severina, che veniva dalla strada.

— Spero che non sarà salita dalla signora — disse quella.

— Perchè? — fe’ Maddalena, fermandosi punta da sospetto.

— Perchè non avrebbe potuto riceverla. C’è gente anche oggi.

— Ah! — e suo malgrado la fanciulla arrossì per tosto impallidire. — È quel giovinotto che è venuto da lei jeri sera tardi?

— Come lo sa? — e la fantesca la guardava sorpresa.

— Diavolo.... non vi sono segreti fra me e Severina.... Anzi.... prima di uscire voglio salire a salutarli.

— Ma....

— Ma che cosa? Lo conosco molto io quel giovine.

— E se la mia signora mi sgrida?

— Non temere.... Mi credi forse capace di commettere un’indiscrezione?

— Faccia lei. —

Salirono, la domestica aperse, e Maddalena si precipitò nell’anticamera.

— Dove sono?

— Là....

— Bene. —

Maddalena, coll’occhio sfavillante d’ira e di gioja a un tempo, spalancò l’uscio indicatole dalla servente, e si presentò sulla soglia, colle braccia incrociate sul seno, squadrando Severina e Giulio che stavano a un tavolino facendo colazione.

— Ma bravi! — esclamò essa.

Giulio si turbò.... ma subito si ricompose.

Quanto a Severina, dopo un primo moto di sorpresa, represse la noja che le cagionava quella visita intempestiva, e disse cortese:

— Avanti.... avanti. Che buon vento? —

Maddalena s’avanzò fino al tavolino. Una convulsione, che si sforzava invano di padroneggiare, le agitava le membra. L’ira e il dolore erano così intensi che voleva prorompere e non poteva disserrar le labbra.

S’appoggiò coi pugni alla mensa.... e guardò per qualche istante or l’una, or l’altro.

Giulio non diceva parola, e a capo chino attendeva rassegnato la burrasca.

Severina, che non capiva nulla, disse freddamente:

— Ma di’ un po’, Maddalena, si potrebbe sapere....? —

La fanciulla allora ruppe in uno scroscio di riso così stridulo, così spasmodico che pareva pazza.... e fe’, con accento che a Giulio mise i brividi:

— Che bravi commedianti siete voi.... per darla ad intendere al mondo!.... Suo fratello! Ah! ah! ah!.... tuo fratello! —

Severina guardò attonita Giulio, il quale fece un movimento per alzarsi — ma Maddalena gli afferrò il braccio e lo forzò a star seduto, gridandogli furente:

— Se ti muovi.... se dici una parola.... ti schiaffeggio, sai! brutta faccia smorta!.... —

E allora, vedendoli ambedue allibbiti e tremanti, sentì come un disdegno supremo di dir altro a simil gente.

Guardò per l’ultima volta Giulio, concentrando in quell’ultima tutta la nausea, tutto il disprezzo, quindi volte le spalle ai due, lentamente, dignitosa, grande.... uscì.

Era guarita.

Due mesi dopo, il signor Paolo Minelli, detto Minella Bellabarba, notissimo e grosso merciajo, memore della felicità goduta colla prima moglie, di cui piangeva da dieci mesi la «Ahi! immatura perdita» — per regalarsi, cosa di suo pieno diritto, di nuova felicità, sposava, a cinquant’anni, ornato di precoce e perfetta calvizie, la signora Maddalena Papetti....

Precisamente così.

Abbiamo detto che Maddalena, dopo quel piccolo e innocuo sfogo in casa di Severina, ne partì guarita. Il disprezzo aveva ucciso in lei amore e dolore.... Uscendo da quelle camere le pareva di non aver mai conosciuto nè Giulio, nè Severina. Felice natura! Buona stoffa!

Qualche altra ragazza avrebbe pensato al suicidio — ed ella, non eran scorsi otto giorni che cominciava a ringrassare.... non poteva più vedere il caffè tostato, odiava il sale e gli agrumi, e quanto alle bibite spiritose, si limitava già ad un uso ragionevole.

Aveva tutto obliato, tanto che una sera li incontrò per via e non sentì al cuore la più lieve puntura, nè al cervello la più piccola onda di freddo o di caldo.

E quando lesse sur un cartellino alla porta che l’appartamento, di Severina era da affittarsi «anche al presente,» ebbe un sorriso di compiacimento. — E quando, pochi giorni dopo, Severina traslocò, non volle nemmeno fermarsi in casa, e per poter star fuori tutto il dì, trascinò i Papetti ad una scampagnata, in cui finalmente fu fatta la pace, per sempre, fra le potenze, senza umiliazioni da nessuna parte, ma con abbracci e inaffiamenti analoghi.

La sera stavano sotto tutti e tre.

A diciassette anni, però, non si caccia un amore senza sostituirvi un nuovo amore o qualcos’altro. Quelle che vanno al Conservatorio, per esempio, possono ingolfarsi nell’arte.... che permette poi molti altri surrogati — ma Maddalena che non andava al Conservatorio?

E sentiva un vuoto, un malessere, una impazienza, una noja, una smania senza scopo.... avrebbe voluto non vedersi più in quella città.... cambiar aria.... fare un’altra vita....

Fu allora che si pentì d’aver perduto volontariamente l’occasione di maritarsi. Oh! il suo sacrificio aveva proprio avuto una bella ricompensa! Se quel maggiordomo si fosse presentato di nuovo.... ella l’avrebbe accolto a braccia aperte. Ma ora tutto era guastato, ed il suo orgoglio non le permetteva certamente di mandargli a dire che aveva mutato pensiero.

Allora disse: — Il primo che mi capita, foss’anche lo spazzacamino, purchè possa mantenermi, lo sposo. Lodevole risoluzione.... e tutt’altro che rara. E si può anche aggiungere che, sapendosi di una donna che è giunta a tal grado di.... filosofia...., è quasi lecito dire che cosa sarà un giorno.

Quando si è in simili disposizioni e si è belle ragazze non si ha che a fare un po’ la civetta e.... lo spazzacamino, con un briciolo di pazienza, si trova.

E lo trovò anche Maddalena, e più presto di quanto sperava.

Il signor Paolo Minelli....

Un momento.... omettevamo di menzionare un incidente.... insignificante, per verità, in sè stesso, ma che per una certa relazione che ha col resto del racconto, non vuol essere taciuto.

I signori Soranzi, proprietarj della casa in cui abitavano i Papetti, avevano un figlio — unico — che si chiamava Oreste, e «faceva» l’ultimo anno di legge all’università. Venuto a passare in famiglia le feste di dicembre, gli avvenne, la mattina del giorno di Natale, d’incontrare Maddalena che, colla madre, tornava dall’aver ascoltato le indispensabili tre messe.

Vederla, restar stupefatto e invaghirsene fu una cosa sola. Durante gli studj universitari, egli aveva perduto di vista Maddalena, che prima, d’altronde, e per la troppa giovinezza e per il suo modo di vestirsi e di acconciarsi, non attirava certo lo sguardo.

Ma rivederla ora nel fiore de’ suoi vezzi, colla fisonomia animata dal primo amore di cui gustava, solo da un mese, il primo miele, ricordarsi d’un.... bruco e trovare una splendida farfalla.... come non restarne colpito?

L’effetto del colpo si vide subito. Ogni festa egli salutava l’università e veniva a bearsi un momento gli sguardi nella bella fanciulla.

Egli salutava — ella chinava il capo per quella deferenza convenzionale che ha l’inquilino pel padrone di casa, e tutto finiva lì.

Era meno di niente, ma bastava a lui per riscaldarsi sempre più. È quel che avviene a ventiquattro anni.

Voleva parlarle.... voleva farsi meglio capire da lei — ma come fare? Ella era sempre accompagnata.

Finalmente una domenica — di marzo — essendo per caso sul balcone, vide Maddalena uscire.... sola. Non era scorso un minuto ch’egli si trovava al fianco della fanciulla, tutto ansante, e stava già per levarsi il cappello e dirigerle la parola.... ma ella a quell’atto finse di non riconoscerlo, si fece rossa di dispetto — egli credette di pudore — calò il velo, e affrettando il passo verso una chiesa poco lontana, vi entrò....

Oreste avrebbe fatto molto bene se l’avesse seguita, perchè avrebbe scoperto che facendo le viste di andar in chiesa a prender lezioni di dottrina cristiana, Maddalena entrava dalla porta maggiore.... usciva tosto dalla porticina di dietro, e di là si recava alla casa di Giulio — e tale scoperta l’avrebbe guarito perfettamente.

Invece egli si fermò per paura di far paura alla timida cervetta.... e se ne tornò a casa più innamorato di prima. — «Oh! io sono stanco di far questa vita — diceva fra sè — adesso prendo la laurea e poi la sposo. È povera.... ma sono ricco io, e basta.» —

Le cose fino al giugno andarono avanti così, anzi peggio, perchè Maddalena non ebbe più occasioni di andar in chiesa all’ora della dottrina cristiana.

Ma in giugno, verso la metà, mancando poche settimane a finire il corso, Oreste pensò che era tempo di fare il primo passo. E scritta una bella lettera di dichiarazione, la consegnò alla portinaia, perchè la facesse tenere in gran segreto a Maddalena. Quindi partì.

La risposta era desiderata per la prima domenica.

La lettera fu consegnata, e Maddalena, per quanto potesse desiderare un buon partito, fu ben sorpresa di vedere che aspirava a lei nientemeno che il figlio del padrone di casa. Da quella brava fanciulla che era, e anche per far presto — avendone abbastanza di quanto aveva passato con Giulio — diede la lettera ai genitori, i quali strabiliarono e piansero di contentezza.

Ma la gioja.... ahimè! fu breve.

Il padre Papetti, presentatosi al padre Soranzi e mostratagli la lettera del figlio dicendogli «che era venuto per prendere i debiti concerti fra genitori, come è uso in simili casi» — ebbe la sgradita sorpresa di vedersi stracciar la lettera sul muso e di sentirsi dire:

— Mio figlio è matto.... Vi rimedierò io.... Spero che, dal canto loro, la cosa non avrà seguito.... altrimenti dovrò pregarli di andarsene da casa mia. —

Papetti, esterrefatto, colpito da paralisi, non fu capace di dire più di «Sissignore....» e non si riebbe che quando, restato solo, comprese che si doveva uscire.

Il padre Soranzi partì e tornò dopo due giorni — il figlio sospese le sue gite festive — e non se ne parlò più.

Il padre Papetti disse in casa con calma e dignità che non avevano potuto intendersi sul capitolo interesse e che quindi non bisognava pensarvi altro. — «Del resto.... meglio! — aggiunse — il signorino è troppo giovane per essere un buon marito; per Maddalena ci vuole un uomo posato. E lo troverai.... sta pur sicura!»

Papetti — chi l’avrebbe mai detto? — fu profeta.

Il signor Paolo Minelli — detto Minella Bellabarba — stava di casa ed aveva anche, da venti anni, il negozio, precisamente di fronte all’abitazione di Maddalena.... quindi aveva veduto nascere, come si dice, la fanciulla. Più tardi ne aveva ammirato la serietà e la gravità, e diceva sempre a sua moglie: «Se io avessi una figlia, vorrei che fosse come quella ragazza lì.»

Ma la figlia non venne mai — anzi, anche la moglie, forse perchè si vedeva inutile, pensò bene d’andarsene anche lei.

Rimasto vedovo, dopo qualche tempo sentì che quel gran dolore che aveva messo sul cartellone funerale non lo opprimeva più.... Egli voleva ancora essere addolorato per sempre, e quindi sospirava, parlava continuamente della morta, ne vantava le virtù: — «Una donna come quella!» — ma in sostanza, più che pensare alla trapassata, sentiva delle aspirazioni verso le presenti.

Maddalena aveva allora compiuto la sua metamorfosi, e il nostro buon Minelli non potè a meno di restar colpito da quella trasformazione, per cui, conservandosi sempre quella ragazza costumata, seria, grave, ecc., aveva acquistato anche le qualità più appetibili. Quella era la perfezione, perchè ve n’era per il morale e anche per il fisico, e Minella voleva appunto che le due cose non andassero disgiunte.

Cominciò dal formar dei desiderj e, ai sospiri per la defunta, mesceva quelli per la viva.

A cinquant’anni gli occorreva una ragazza soda. Nulla di meglio di Maddalena, ch’era soda di carattere — e di carni.

Ma come aver l’animo di farsi innanzi?

Egli la conosceva....; in addietro, per molto tempo le aveva dato anche del tu — ma da qualche anno si stava sul lei.... Questo non voleva dir niente, ma egli si sentivo in soggezione. Se non avesse saputo — il Papetti non aveva potuto a meno di sfogarsi con qualcuno e la cosa s’era propalata — se non avesse dunque saputo del rifiuto dato da Maddalena a quell’altro, avrebbe avuto un coraggio da Don Giovanni.... ma così, sebbene si ritenesse ancora.... con poche ragioni, un bell’uomo — tuttavia non poteva nascondersi che cinquanta e diciassette anni, nel matrimonio, stanno male insieme. Si possono tutt’al più giocare al lotto.

Ma ogni qualvolta egli la vedeva, la tentazione diveniva sempre più forte.... finchè una notte dovette prendere il partito di commettere la corbelleria.... ossia di tentar di commetterla. Avrebbe rifiutato anche lui....; pazienza! Se non altro sarebbe uscito d’incertezza.... e gli sarebbe sempre restata la consolazione della volpe.

Maddalena, dacchè s’occupava tanto della sua toilette, andava spesso nel negozio Minelli — per cui il nostro innamorato ebbe presto l’occasione di parlare.

Per attaccar discorso, cominciò dal dirle che gli pareva, da qualche tempo, di non vederla più con quella sua amica.

Maddalena rispose che aveva capito non esser quella un’amica per lei.

Allora Minelli, felicemente ispirato, disse che aveva ragione, perchè una ragazza bella, buona, onesta, laboriosa come lei... insomma, questo.... insomma, quell’altro.... conchiudendo con una frase che doveva servir di addentellato — «Beato chi sposerà una donnina cara come lei!» —

Ah! Minelli in quell’istante aveva proprio l’occhio del pesce morto.... il che, con quella stortatura di collo, con quella gran barba nera e quei riflessi di luce sull’eburneo cranio, formavo un complesso abbastanza comico.

Maddalena capì che c’era qualche cosa, disse fra sè: — Il mio uomo è forse qui! — e lasciandogli allora piovere lentamente negli occhi uno sguardo languido, affettuoso, disse solo:

— Crede?

— Ah! sì.... ma bisogna anche aver un coraggio da leone per osar di aspirare alla sua mano.

— Perchè? — fe’ essa mostrando grande sorpresa.

— Dico così, perchè so che ella ha già rifiutato un buon partito.

— Non mi piaceva.... ed io ho avuto un po’ paura. —

Con che grazia disse questo. Pareva umiliata del suo stesso rifiuto.

Minelli allora, lisciandosi la lunga barba e facendosi pettoruto per mettersi tutto in rilievo — ma balbettando — sentiva avvicinarsi l’istante fatale della sentenza:

— Chi sa.... chi sa che cosa Ella desidera!... Chi sa quali pretensioni.... giustissime del resto....

— Io?.... oh! signor Iddio! — Quanta umiltà in quella scrollatina di testa e nello sguardo dolcissimo. Come a dire: «Sono gli altri che devono degnarsi di me.... non io degli altri.»

Il povero uomo sentissi conturbato da capo a piedi.... tanto che ella fece un grazioso inchino accompagnato da un «Riverisco,» ed uscì, senza che egli potesse più dir una parola.

Maddalena passò tre giorni di fila davanti a quella bottega senza entrarvi, ma ricercando evidentemente collo sguardo il Minelli, che accorreva subito sulla soglia a salutarla.... Ella, che s’era fermata per caso davanti alla vetrina, rispondeva arrossendo.

Il quarto giorno, Maddalena tornando a casa, verso le cinque, notato dall’opposto marciapiedi che Minelli era solo in bottega, attraversò la via ed entrò.

— Vede.... pover uomo? — esclamò sospiroso il merciajo — qui solo come un cane. Mentre tanti hanno moglie e non sanno che farne.... io....

— E perchè non la prende?

— Perchè amo una donna sola.... e non so come dirglielo.

— È così difficile?

— Ah! sì.... è troppo bella! —

Maddalena sembrò non capire nemmeno che si potesse trattar di lei — disse solo sorridente e buona:

— E allora.... se non glielo dice.... non lo saprà mai. —

Poi tacque e arrossì sotto il di lui sguardo luccicante.

Egli, dopo un istante d’imbarazzo..... si fece cuore. — Chinatosi, le prese una mano, che stette qualche tempo a contemplare in estasi.... poi si levò lentamente un anello dal mignolo e glielo posò sulla rosea estremità dell’anulare.... e, respirando con affanno, mormorò:

— Ecco.... gliel’ho detto.... Ora attendo la risposta. —

Ella tacque alquanto, meditabonda, mesta.... poscia con voce commossa e con due lagrime — due perle! diceva Minelli quella sera all’osteria — disse con espressione di riconoscenza:

— Grazie. —

Indi uscì.... portando con sè l’anello.

Minelli era solo, ma gridò come fosse sur un palcoscenico: «Oh! gioja!»

Un’ora dopo, egli faceva la sua prima visita ai Papetti — e, come s’è visto, fu un matrimonio a vapore.

— Per noi già non occorrono nè informazioni, nè lo studio del caratteri — diceva Minelli. — Ci siamo sempre conosciuti! —

Il mattino susseguente la domanda del merciajo, Papetti volle proprio incontrar Soranzi padre e dirglielo:

— Sa poi.... mia figlia sposa nientemeno che il signor Minelli.

— Perchè niente più? — ribattè l’altro, ironico.

— Oh! è abbastanza.

— Chi si contenta, gode. Piacere tanto! — e, salutatolo coll’indice, se ne andò.

— Che rabbia che ha! — disse Papetti fra sè con una buona fregatina.

Quando un uomo prende una donna come moglie, l’ultima cosa di cui si preoccupa — quando pur se ne preoccupa — è l’opinione vera che questa donna abbia di lui e perchè ella acconsenta a sposarlo.

Gli basta d’essere sposato, e include nel fatto che ella nutra la «grande stima» e «l’ardente amore per lui». — Ora, quando un uomo si trova nelle condizioni che devono piuttosto alienare da lui, che avvicinargli una bella fanciulla, come mai non si spaventa all’udire che essa acconsente a divenir sua.... tutta sua? E invece se ne rallegra.... e crede che gli altri se ne rallegrino con lui sul serio!?

È vero che ve n’è anche di quelli, i quali, quando si sono messi in mente di sposare quella tal donna, la vogliono a qualunque costo.... e la sposano persino sapendo che ella non sa proprio cosa farsene di loro — anzi forse appunto per questo — come se il possedere un corpo inanimato o animato da spiriti ostili e disposto necessariamente alla vendetta, fosse cosa invidiabile. — E voi cosa volete farci?

Così noi sappiamo che il signor Minelli condusse a casa la sua sposina, convinto di due cose: — ch’egli era il di lei primo amore e che ella era fior di roba.

E Maddalena seppe tanto bene inebbriarlo, stordirlo colla bellezza, colle sue carezze, e colle arti apprese alla scuola di Giulio, che egli vi perdette la testa. Avrebbe dovuto sospettare qualche cosa.... non è vero... a tanta scienza....? ma egli non poteva sospettare; egli diceva semplicemente: — «Questa è una donna!.... altro che la mia prima!» — E siccome non s’era mai trovato a simile festa, — l’abbiamo detto, — perdette la testa.

Qui bisogna sapere ch’egli in origine era un povero garzone di negozio, al quale si poteva predire anche.... nessun avvenire. La fortuna volle che a sua madre venisse in mente di farlo entrare in uno dei così detti oratorj. — Sono congregazioni di gente di tutte le età e condizioni, la quale i giorni festivi si diverte, prima di pranzo, in una cappella, per quattro o cinque ore, ascoltando delle messe, delle prediche, cantando a squarciagola dei Magnificat, dei Maria Mater Gratiæ, ecc. — e dopo pranzo, in un giardino.... non troppo all’inglese, giocando ai birilli e alle pallottole — con finale purificazione serale, dei maggiori, all’osteria.

All’oratorio un sacerdote prese a voler bene al nostro Minelli, per la di lui dolcezza e ingenuità, coprendolo della sua protezione e, venuto il tempo, gli trovò anche la moglie.

Era una fanciulla di trent’anni, discretamente tarlata, se non nella virtù, nel fisico, ma che portava una ventina di mille lire nel grembiale.

Dormiva poco, mangiava meno, scopava molto ed era tanto economa da far dire che le mancava persino il cuore di mirarsi nello specchio per paura di sciuparlo. Senza idee al di là della calza, un ghiaccio per quello che di solito infiamma le donne — e infine religiosa.

Questo non occorreva nemmen dirlo.

Ebbene, un simile matrimonio passò venti anni sereni e tranquilli, in cui se non si contribuì alla propagazione della specie, si misero insieme onestamente altre centomila lire, cosicchè quando Minelli prese la seconda moglie, era padrone di centoventimila lire, oltre l’avviamento del negozio, che ogni anno prosperava sempre più.

Sposare Maddalena, e mutarsi il vento e tutto andare a precipizio fu una cosa sola.

Con quali idee era entrata Maddalena nel matrimonio? Con nessuna e con tutte. Avrebbe veduto e, a seconda delle circostanze, si sarebbe regolata.

L’importante per lei era maritarsi.... per le ragioni che conosciamo.

Il marito era ricce.... «Tanto meglio! — si disse — godremo la vita. Ormai già non mi resta a far altro a questo mondo.»

E si accinse a godere colla smania con cui vediamo sulla scena un affamato gettarsi sur un pasticcio.

Di simpatia, d’amore, di stima, di intime compiacenze della vita di famiglia — non era a discorrersi neanche per baja.

Se avesse potuto sposar Giulio quando la sua fede in sè e in lui era intiera, l’amore le avrebbe dato quei principj, quelle convinzioni che occorrono per una donna di famiglia — perchè una donna innamorata è capace di tutto e, non persino, ma principalmente d’essere onesta.

Ma l’amore essendole stato strappato dal seno, di sorpresa, con tanta violenza, ella rimase come.... senza un viscere, eppur viva.

Ella non fu più una donna. Coll’amore aveva perduto ogni senso morale, ciò che si chiama cuore — e, quel ch’è peggio, senza alcuna speranza di riacquistare nè l’uno nè l’altro.

Dunque: marito ricco e godere.

E per disgrazia, Minelli, invece di frenarla, si associò a lei a lavorare per la comune rovina. Egli, che durante tutta la sua vita non aveva dato prove che d’energia e di buon senso — trasportato dalla sua folle passione, non diede, dopo le seconde nozze, che prove dì debolezza e di stoltezza.

Nonchè rifiutare.... offriva. — Anche le cose a cui Maddalena sarebbe stata indifferente, quasi quasi venivano da lui imposte.

«Oggi faremo» — «domani andremo» — «ecco cosa t’ho comperato....» e così via.

Non v’era da desiderare. Era già fatto.

Niente di meglio per Maddalena. Abiti, giojelli a profusione, gite di piacere, teatri, cene, pranzi, e tutto senza posa al punto che doveva essere un faticare piuttosto che un godere.

La casa, che durante il primo matrimonio era arredata con una semplicità quasi campagnuola — vi si vedeva il puro indispensabile e tutta roba di gusto più che tramontato — ora pareva un bazar. E il cambiar il vecchio in nuovo aveva costato quindicimila lire.

Il ragioniere del signor Minelli vedeva con spavento questo scialacquo crescente, e arrischiava talora una timida osservazione.... Minelli ascoltava, gonfiava le gote, poi si passava una mano sulla fronte.... e le cose continuavano sempre sullo stesso piede — il che vuol dire sempre in peggio, perchè le rendite non aumentavano e non si faceva che consumar capitale.

Il ragioniere, vedendo l’inutilità delle sue premure, tacque, lusingandosi che, quando alla chiusura del bilancio sarebbe risultato il guasto profondo fatto da tante follie nella situazione della casa, il signor Minelli avrebbe fatto senno.

Ma s’ingannò. Minelli vide, fu malcontento, disse che bisognava fare, che bisognava dire, che sperava anni migliori pel seguito.... ma che quanto alle spese di casa era difficile ridurle.... Però avrebbe fatto il possibile. Si capisce subito che non fece niente. La solita storia. Non v’è alcuno di quelli che si rovinano, che non lo sappiano di rovinarsi, eppure nessuno sa fermarsi a tempo e salvarsi. In che cosa mai sperano?

Un fatto che avrebbe dovuto avere le più benefiche conseguenze per casa Minelli, fu invece una cagione di nuove spese, e nulla più. Vogliamo parlare del giorno in cui Maddalena mise alla luce una figlia.

Allora si vide alcun che di stranissimo in quella casa. Si festeggiò la nascita con un ricevimento, in cui, fra confetti e vini di lusso, si consumò in poche ore un capitale, si fecero brindisi innumerevoli alla neonata, alla puerpera, vi furono dei versi sulle gioje della famiglia, vi furono complimenti, abbracciamenti e baciucchiamenti senza fine per il papà, per l’avventurata mamma, che il cielo aveva benedetti subito regolarmente.... e poi, buona notte! l’indomani si mise la bambina sulle braccia della nutrice, che partì, e non si parlò più di figlia nè di gioje della famiglia, come se nulla fosse nato....!

Le varietà del genere madre sono infinite.

Accenneremo solo delle seguenti:

Vi sono delle madri-nate che amerebbero i proprj figli anche se il padre fosse la creatura più odiosa, anche se egli si fosse sottratto colla fuga a qualsiasi responsabilità. — Vi sono delle donne che amano i figli, perchè amano il marito — altre che si rassegnano a mantenerli, perchè non si è potuto non averli e li educano perchè un giorno «ne porteranno in casa» — altre infine che odiano la loro prole. Queste ultime non sono donne, sono.... cimici.

Maddalena fu estremamente seccata quando sentì d’essere madre. «Perchè avere dei figli?» si diceva. Nelle disposizioni in cui aveva preso marito, e tutta simulazione e affettazione nelle sue tenerezze per quell’uomo, del quale una sola cosa le premeva — «che spendesse per lei» — ella non vedeva a cosa potessero servire dei figli.

L’istinto materno aveva forse esistito in lei, ma in tal caso era stato ucciso in germe insieme all’amore per Giulio. Così ella era madre come un bruto qualunque, anzi peggio, perchè aveva generato contro la sua volontà. Questo non lo disse per convenienza, ma lo fece capire quando dichiarò al marito che «non ne voleva più.» Ella voleva essere libera. Ecco perchè, battezzata la figlia, la mandò alla campagna e ben lontano.

Il marito diceva qualche volta: «Andiamo a trovare la nostra Silvia» — «Sì.... andremo», rispondeva Maddalena, ma non si andava mai. Non è a credere però che proprio nessuno pensasse alla povera Silvia. Oh! ci pensavano i Papetti, che di tanto in tanto montavano in diligenza e facevano le loro brave quaranta miglia per andar ad abbracciare la bambina....

Ritornavano poi a dire cose meravigliose della sua bellezza e del suo spirito.... ma non sgelavano nulla. Padre e madre avevano ben altro a fare, come stiamo per vedere.

Si può farne a meno dell’amore, nella vita, quando si hanno delle ragioni per non volerne sapere, ma non si può trovare bella e neanche sopportabile la propria casa se l’amore non vi regna.

Maddalena s’annojò tanto della casa conjugale negli ultimi mesi della gestazione, che si propose, non appena avesse riacquistata la primiera libertà di movimenti, di stare in casa il meno possibile.

E tenne, e la prima cosa che volle, tosto che potè uscire, fu non pranzar più a domicilio. — Il marito sulle prime non ne voleva sapere, poi cedette a malincuore, infine si abituò al nuovo genere di vita e fu contento come di tutto il resto.

Questa innovazione malaugurata ebbe le più funeste conseguenze.

Primo, la casa da quel momento fu casa.... di nome. Non v’era attaccato più niente. Casa volle dire solo: luogo dove si sta a dormire.

Secondo, il marito, che già nei primi mesi della seconda unione aveva perduto alquanto della sua diligenza e attività — quando si prese l’abitudine di pranzar fuori, a poco a poco finì col trascurar del tutto i suoi interessi, perchè da principio si stava all’osteria un pajo d’ore, e poi si arrivò a passarvi tutta la sera e quindi anche parte della notte. Si giunse al punto che il tempo bastava appena per smaltire a letto e per riempirsi di nuovo.

Un’abitudine poi ne genera delle altre, e, colle molte amicizie di buontemponi che la vita all’osteria procurò a Minelli, egli prese insensibilmente anche l’abitudine ai liquori e specialmente al terribile absinthe.

Dopo pochi mesi di tal disordinare, non si riconosceva più in Minelli l’uomo una volta robusto e pieno di vitalità. Già era cominciata quell’incuria di sè stesso così propria della gente dedita al bere. La barba incolta e brizzolata, gli abiti sempre gualciti, scuciti, unti....; non si vedeva mai quando eran nuovi. Gli occhi imbambolati, la persona accasciata, incapace di celeri movimenti. Solo quando aveva trangugiato una dozzina di bicchierini di quelle infernali bevande.... aveva dei sussulti galvanici. Egli pareva rianimarsi allora, ma tosto cascava addormentato col volto di tutti i colori. Risvegliatosi, ricominciava per riaver qualche spirito.... e tosto ricadere.

— Perchè bevi così, Minelli? — gli diceva alle volte qualche amico, dolente di vederlo compiere un lento suicidio.

— Bevo.... per mettermi in forza.... e per dimenticare.

— Che cosa dimenticare? i tuoi affari vanno a gonfie vele, tua moglie ti vuol bene.

— Sì, è vero, ma ho bisogno di dimenticare.... capisci....? Bisogna essere qui.... qui nel cuore! —

Nessuno ci capiva nulla, per cui si cominciò a dire che il povero Minelli andava impazzando.

Che cosa mai aveva bisogno di dimenticare?

Eh! aveva bisogno di dimenticare la sua miseria fisica e morale, non voleva vedere il dissesto de’ suoi affari, non voleva vedere la sua imbecillità.

Egli voleva vedere una cosa sola.... sua moglie.... e sempre più cresceva la sua passione per lei, perchè ella diveniva sempre più magnifica. La vita dell’osteria le si confaceva!

La chiamavan già la «Minella dalle belle spalle.»

Aveva il volto freschissimo della prima gioventù e l’opulenza di forme dei trent’anni. Era una di quelle bellezze che quando passano vi strappano una bestemmia.

E Maddalena, colla sua influenza, avrebbe potuto salvare Minelli. Perchè non lo fece?

Un giorno il padre e la madre le dissero:

— Guarda che tuo marito beve troppo.... lo dicono tutti.

— È un’esagerazione.... — rispose.

— Guarda che gli farà male....

— Ma che!

— Ma sì, quando si bevono tanti liquori, si muore abbruciati.... Bel gusto sarebbe per te restar vedova così giovine. —

A queste parole ella ebbe un sorriso sinistro.... e scrollò le spalle.

Nero abisso in cui non vogliamo nemmeno lasciar cadere uno sguardo.

Intanto il tarlo continuava il suo lavoro nella fortuna del merciajo.

La voce della sua negligenza, del suo dilapidare s’era sparsa — e, nonostante gli sforzi del suo ragioniere, l’avviamento della sua bottega ne soffriva. Tutti prima erano abituati a vedere il Minelli, ed ora il Minelli non c’era mai o quasi — e quando c’era, pareva stupido. Gli avventori si stancavano. Ad aggravare il male, s’aggiunse una nuova piaga.... i giovani di negozio cominciarono a fare quel tal mestiere.... cosicchè spesso avveniva che certi articoli, i quali non erano mai stati venduti, non si trovassero più. Perchè? Ma come? Chi è stato? Il ragioniere sbuffava, sgridava.... ma l’occhio e il braccio del padrone mancavano e non c’era rimedio possibile.

E che faceva Maddalena?

Un primo amore da ridere aveva fatto di lei una moglie, e quindi una madre per ridere. Che le restava a fare? — Ridere. — Qual miglior modo di divertirsi, che studiare quel mondo per lei affatto nuovo in cui s’era trovata sbalestrata, quasi d’improvviso?

Quanto gliene aveva detto Severina era poco in confronto della vasta scienza, e l’aveva messa in viva curiosità di imparare il resto. D’altronde, avesse anche Severina potuto dirle tutto, altro è viaggiare sui volumi dei viaggiatori, e altro è viaggiare colle proprie gambe.... toccare e vedere.

In poco tempo ne toccò e ne vide tante che il suo cervello ne fu profondamente guasto. Vi sono degli individui che passano in mezzo a tutte le immondezze e ai delitti senza soffrirne altro che un po’ di noja alla vista e all’olfatto — vi son altri invece cui l’immondezza e il delitto seducono, e non hanno ancor finito di vedere che già sono immondezza essi medesimi o rei. — Altri infine si divertono e imparano.... pel momento.... salvo poi il far più o meno loro pro di quanto hanno appreso — a norma delle circostanze.

Maddalena era di questi ultimi.

Vedere, pigliar un gusto matto a studiare, a scoprire — e tener a mente.

E davvero aveva ragione di pigliarsi gusto. Nella sua posizione e colle numerose amicizie d’ambo i sessi, di cui il matrimonio e la vita nuova l’avevano circondata, ella poteva veder chiaro in tutto questo amalgama stranissimo che si chiama «Società,» niuna classe esclusa.

L’osteria è una specie di lavatojo, in cui si mettono in evidenza tutte le macchie della città e della provincia.

Non si smacchia mai nulla, è vero — ma in compenso, si scopron delle macchie anche dove non ve ne sono.

Minelli aveva cominciato dall’esser solo colla moglie all’osteria, poi vi si era aggiunto qualche amico, poi gli amici degli amici, in modo che in poche settimane la sala o il berceau, sotto il quale, a seconda del tempo, si pranzava, bastava appena per «Minelli e compagnia bella.»

Fino alla frutta, di solito, tanto più se v’era qualche faccia nuova, si conservava la bussola, si discorreva di cose di famiglia, di affari, di politica, specialmente estera, perchè più facile, ecc., ecc., — poi, a poco a poco, colle libazioni, il termometro saliva e veniva il resto, il vero condimento del pranzo, la più gradita droga, il coronamento dell’edificio, venivano cioè i discorsi lubrici.

Si cominciava dai doppj sensi, poi si passava ai sensi semplicissimi, e quindi si mettevano sul tappeto la vita materiale conjugale e le questioni analoghe in tutta la loro crudezza.

L’imprudenza dell’uno provocava l’accusa o le giustificazioni dell’altro. Si udivano certi rimproveri che avrebbero fatto arrossire.... un frate.... forse.... Si davano dei consigli che avrebbero ispirato ad un legislatore, delle aggiunte al codice penale. Si facevano dei paralleli.... a cui la storia era affatto estranea, ma che commovevano — v’erano delle liriche ad un dio che nell’antichità si vedeva da per tutto, e che ora si tien celato per render più saporito il suo regno.... perchè egli impera sempre.... Oh! sì — v’era..... v’era insomma la morale come veramente la intende il mondo.

Un marito, mostrando sua moglie, diceva: Ecco il mio sacramento — una moglie, parlando del marito assente, diceva: Oggi non c’è il mio matri...., cercate fra i moccoli la finale.... quanto a noi non la scriviamo. L’amor conjugale si assicurava non esser possibile perchè è sempre quella minestra. I figli, un imbarazzo che fanno diventar brutta la donna e tolgono gli agi alla casa, anzi, precisamente che impediscono di berne un bicchier di più.

Le mogli devono essere tanti mobili. I mariti sono copertoni, ecc. Poi venivano le storielle dei barcajuoli, dei curati, dei frati, delle monache, e si discorreva dei porti di mare e delle famiglie-alberghi, dove non si arriva mai tardi e si alloggia sempre bene. Il tutto accompagnato da commenti, discussioni, miglioramenti di testo....

V’erano dei momenti in cui si credeva di essere proprio.... in questo mondo.

E la società non era cattiva, vedete.

Era quella che si trova.... da per tutto.

V’era Minelli, dunque, e altri merciaj. V’eran dei commissionarj, v’era un parrucchiere de la haute, come diceva lui — un calzolajo del gran chic.... per sua sventura, assicurava — un sarto molto ganimede e ballante a cinquant’anni — v’eran degli impiegati senz’ordine e con meno concetto, ecc., ecc., e v’erano, s’intende, le rispettive consorti.

Nei giorni festivi, poi, la società era numerosissima. Venivan parenti ed altri amici, fra i quali delle vecchie zitelle che non capivan mai niente, e parlavan del loro gatto — delle vecchie vedove, e anche delle maritate, che si facevan capire senza fatica — dei fanciulli d’ambo i sessi, delle ragazze sboccianti, e delle ragazze già sbocciate alla ricerca.... delle api.

V’eran dei giovani di primo, secondo e terzo pelo, che cercavano e trovavano anche dei sollievi alle pene d’ogni età.

Prudenza non ve n’era mai troppa, ma quando i bambini morti di sonno s’abbandonavano sulla tavola, e le sboccianti insieme a piccoli tulipani di dodici, tredici anni vagavano fra le ombre a coglier lucciole, e le sbocciate romanticamente passeggiavano in un vialetto dove trovavan sempre qualche furtiva stretta.... di mano — allora nel grosso della compagnia composta di gente spregiudicata, o, come dicasi, «di mondo....» si alzava la gran cateratta e si dava la fuga alle acque.... Ah! ah! che orgia spirituale!

Quanti argomenti saltavano in scena che di solito sono roba da medici e da confessori! — quante confidenze in un orecchio.... che tutti udivano! — quante proposte a bruciapelo accolte con schiaffi.... corretti da sorrisi. — E le vecchie e grasse comari, crivelli disusati, avvinazzate, colle labbra grosse e nere pel bere, le guance pavonazze, come se la godevano, come si scompisciavano dalle risa, asciugandosi poi le lagrime della consolazione! Quanti altarini non si scoprivano! — E il marito della tale era innamorato della fantesca, alla quale portava il caffè la mattina, mentre era ancora a letto. — E la moglie del tale aveva.... non occorre dir cosa.... — E il lusso di questa costava tanto e tanto. — E quella buona massaja che aveva fatto la fortuna di suo marito.... colla sola e dolce fatica di qualche sospiro! — E quei due marito e moglie, che erano sempre in tre, al teatro, al caffè, all’albergo.... a spese non del marito! — E quella bella signora che si vedeva sempre così e colà, e che facendosi condurre al caffè dal suo favorito, per non farlo sfigurare al momento di pagare, gli faceva passare di sotto il tavolino il suo portamonete! — Un mercante diceva delle raccomandazioni di certe signore, le quali non vogliono che il marito veda tutto il conto: «Soltanto questo e questo e questo, gli faccia vedere.... il resto lo pagherò poi io!! — Ih! ih! ih! faceva il coro. —

Ma e la bella moglie di quel tal impiegato che lasciava i suoi ritratti presso varie buone conoscenze, le quali, si incaricavano di far nascere la ricerca dell’originale! — E non è la sola!.... gridava taluno — io ho visto degli album! — Oh! bello! Oh! bello! — rigridava il coro.

E naturalmente v’era gran varietà di soggetti. Non si limitavano alle cose.... allegre. V’erano anche le tristi. Si parlava degli odj di questa e di quella famiglia — del tal tentativo d’avvelenamento — di certe enormezze incomprensibili — di usure inaudite — di ruberie a man salva — di crudeltà consumate fra le mure domestiche — di infamie senza nome — di mariti che trascurano e peggio moglie e figli, e si fanno rovinare di borsa e di salute fuori di casa — di mogli che.... fanno altrettanto....

Ma alfine bisognava pur muoversi e andarsene a casa. Bello spettacolo quella marcia notturna! Pareva la ritirata da Mosca. Andavano a due, a tre, a quattro, a uno.... Chi barcollava, chi s’appoggiava al muro, chi correva, chi cantava.... tutto. — Chi urlava, chi bestemmiava.... Or non si trovava più questo.... or non si vedeva più quella. Le ragazze erano sempre davanti, molto davanti.... e mezzo stordite da un po’ di vino e dalla veglia ascoltavan commosse le prime dolcezze e facevano imprudentemente le prime concessioni.

Qualche moglie aveva suo marito indietro.... e intanto difendevasi da qualche conquistatore.... ma difendevasi male.... e qualche volta, nell’addio, v’era anche una non sempre tacita promessa.

Passando vicino a qualche coppia si udivano dei rimproveri.... e guardandoli in faccia non si poteva dire avessero delle ragioni legali per farsene.

Intanto la sparpagliata comitiva andava.... andava.

Chi entrava di qua, chi prendeva di là.... finchè restavano soli tre o quattro molto cotti... che noi non seguiremo certo.

E le cose finivano forse là?

L’indomani cominciava la cronaca della notte. Un marito aveva battuto la moglie — una moglie aveva battuto il marito — un marito aveva costretta la moglie a fare, in camicia, il maneggio del fucile — un fanciullo s’era rotto la testa — un giovinetto aveva sbagliato di piano — .... un altro, di uscio, in casa propria — i tali erano così poco ubbriachi che, dopo molte vicende notturne, ora erano tutti a letto ammalati....

A lungo andare, in una compagnia come quella, raccogliticcia, senza scelta, messa insieme proprio a casaccio, non potevan non nascere intrighi, imbrogli d’ogni genere e se di quel che avvenne non si può parlare per non mormorare del prossimo, si può dire però che vi furono scene di gelosia — che vi furono ire di genitori.... Mariti e parenti ingenui, i quali lasciavan ber smoderatamente mogli e fanciulle.... come se il vino potesse produrre nella donna effetti differenti da quelli che produce nell’uomo!

Il solo che non diceva mai niente nè di nè a sua moglie era il buon Minelli, il quale anzi la incoraggiava a bere, perchè quando ella aveva il viso acceso e gli occhi, grazie a Bacco, più brillanti — gli occhi di lui del pari alterati dal vino la trovavano ancor più affascinante.

Forse Minelli avrebbe rinunciato a compiacenze di tal genere, se il liquido avesse fatto commettere delle sciocchezze a Maddalena, ma ella era sempre la «tosa di bronzo» — non obbediva al vino, lo dominava. Tanto è vero che in sei mesi, neppure la più piccola imprudenza si poteva rimproverarle.

Ella si teneva sempre vicina al marito, sorrideva e rideva alle licenze poetiche di tutti.... ma anche sollecitata non apportava il suo contingente. Non era in pubblico ch’ella amava prodursi. Oh! nella conversazione intima con qualche amica, era un altro pajo di maniche.

Allora ella diceva delle cose gustosissime.

Ma all’osteria, fra i fumi del vino e dello zigaro, quando si era perduta ogni misura, esporsi come gli altri le pareva triviale. L’immoralità le piaceva, ma piccante, di buon gusto, fina insomma. L’allieva di Severina non poteva essere che così.

Avvicinandosi l’inverno, Maddalena pensava seriamente a quello che farebbe in carnevale. Nel carnevale precedente non aveva potuto ballare, a motivo della gravidanza — ma si ricordava d’aver giurato allora a sè stessa di compensarsene ad usura nel prossimo inverno. Però il mendicare inviti o il ballare nei teatri non le garbava punto.

Una cosa che le avrebbe molto piaciuto sarebbe stato il dar delle feste in casa sua — ma l’angustia relativa dell’appartamento non permetteva di pensarvi. Ed ella voleva divertirsi, ballare, e godere uno splendido carnevale, senza noje, proprio colla perfetta libertà di cui avrebbe fruito in casa. Come fare? — Subito fatto.

Una sera Minelli — suggeritrice la moglie — disse che la compagnia era tanto buona che sarebbe stato un vero peccato il lasciarla disperdersi nell’inverno.

Gli pareva che, essendo tanto numerosa, si potesse benissimo costituire in Società per dare delle feste da ballo a sè stessa dal primo dicembre alla fine del carnevale.

Maddalena aveva pensato e suggerito bene. Il progetto di Minelli fu ricevuto con acclamazioni generali.

Otto giorni dopo la Società era costituita e lo statuto, steso da un socio pratico di simili faccende, approvato e firmato. Minelli fu eletto, per riconoscenza, presidente; la Società, in omaggio al gentil sesso, fu denominata: Delle belle donne, e il primo dicembre si apersero le sale, con tripudio generale.

Si ballava tre volte la settimana alla Società delle belle donne. Il martedì e il giovedì, la veglia non si protraeva però oltre il tocco. Il sabato solo, la festa durava fino all’alba vegnente.

Maddalena nelle prime feste si abbandonò con tutta la foga della sua gioventù e robustezza in preda alla molteplice voluttà di turbinare fra due braccia d’uomo a suon d’orchestra. Nuova voluttà per lei, chè da quando aveva lasciato la scuola non aveva più mosso piede. Era instancabile e stancava tutti. Eppure non era più pesante di una piuma.... quando danzava.

Ma in capo a qualche settimana parve annoiarsi di quel trottolare. Non aveva affatto estinto quella smania nel sangue di un moto continuo e vertiginoso, ma siccome, man mano la stagione inoltrava, le feste si facevan sempre più affollate, si finiva a ballare tutt’al più due minuti ogni mezz’ora e a passar il resto in processione attraverso le sale, sospirando, talora invano, altri due minuti — il che per lei era ultra nojoso. Non avendo delle ragioni particolari per ballare ad ogni costo, preferiva ritirarsi, con qualche amica, nel salotto giallo, riservato appunto alla conversazione delle signore, e che Maddalena chiamava la sua oasi. Infatti, essendo l’ultima delle sale sociali ed avendo l’ingresso difeso da una spessa portiera, vi si godeva una frescura, una quiete, un silenzio ch’erano un vero ristoro per chi veniva dalle torride sale in cui ferveva la danza.

Là su quelle poltroncine presso quel tenue fuoco che scoppiettava nel caminetto, coll’accompagnamento della sordina del gas, nasceva spontanea la conversazione e si sentiva il bisogno delle confidenze.

Ma è difficile che alle signore, tanto più se belle, venga fatto di restar sole.... Oltrechè la donna ha.... non sappiamo cos’ha.... ma qualche cosa ha certo che attira l’uomo sulle sue orme, quel ritrarsi così in disparte non poteva non destare sospetti e curiosità nei signori uomini, che invasero ben presto il salotto giallo. Sulle prime quelle signore n’ebbero stizza, ma dopo ci pigliarono diletto. La conversazione di molte gentili persone dei due sessi, che avevano a pensar solo a darsi buon tempo, se non era più intima, diveniva certamente più animata ed arguta.

Nel salotto giallo si formavano dei gruppi e si scherzava amabilmente. V’era un gruppo però che la vinceva sugli altri per numero e brio — quello della presidentessa. Ella aveva saputo attorniarsi delle donne più sapienti e degli uomini più scettici e più caustici.

All’intorno, come spettatori, v’era una schiera di giovinetti del primo corso di galanteria, i quali non dicevano niente per rispetto ai maestri, e che, con quei loro colli torti per l’attenzione e lo stupore, e con quei visi imberbi senz’altra espressione fuor quella delle cravattine bianche, facevan l’effetto delle foglie incurate che circondano un mazzo di fiori.

Quanti frizzi! quanti razzi! quante scoperte filosofiche e anche geografiche!

Ma ad alta voce si diceva quel che si può dire in una festa da ballo ad alta voce. Quel che si usa dire a bassa voce non lo si diceva che dopo cena, il sabato, fra quei quattro o cinque signori e signore dei più matricolati.... nessun marito presente. Allora si diceva l’indicibile con una grazia, un sapore, un buon gusto, che avrebbero deliziato Fiammetta.... Quello era il campo d’azione di Maddalena.... ma noi non possiamo, sgraziatamente, entrar in particolari, perchè erano tutta gente discreta e non divulgavan nulla, nemmeno una parola!

Si dice: per ballare, ma realmente le Società che si costituiscono per ballare, si costituiscono per amare.

Non sofistichiamo sulla parola, che è molto elastica, e può significare tutto quello che si vuole, e conveniamo che non può essere che così. Come, infatti, supporre che gente bella, giovane, ardente, di vario sesso, se ne stia insieme di frequente, per molte ore, volando abbracciata, mangiando, bevendo, ridendo, discorrendo, in un’atmosfera torrida, profumata.... godendo di tutte le voluttà dei cinque sensi, — senza che l’anima prenda un po’ parte alle ebbrezze del corpo? Ora, quando l’anima, ossia questo complesso di fantasia e di cuore, viene riscaldata dalle fiammelle che si svolgono dagli spiriti accesi della materia.... la prima cosa che fa: è amare. Preghiamo nuovamente di non sofisticare.

Noi abbiamo tanto buona opinione della umanità, da assicurare che riunendo a caso uomini e donne che non si sono mai veduti, e facendoli mangiare, bere e ballare, dopo un’ora — qualche coppia anche più presto — parleranno d’amore, e quindi.... Dunque è naturale che lo stesso avvenisse nella Società delle belle donne e con minore difficoltà, perchè, meno un certo numero di socj nuovi, tutti i membri si conoscevano, come sappiamo, da tempo — e perchè, qualche vincolo più o meno poetico già esisteva o era desiato.

Il romanzo di alcune giovinette continuò colla speranza del buon scioglimento, ossia conclusione — cominciò quello di altre — alcune signore ancor oscillanti si decisero — altre che s’erano già decise prima, mutarono avviso — questo non vuol dir che si pentirono! — altre, invece, replicando una volta ancora la prova del fuoco, ne uscirono illese, colla coscienza tranquilla, ma sospirose. Quanto a Maddalena, lo si sapeva che non era una donna facile, ma non si credeva poi che fosse una virtù di ferro, come mostrò di essere in mezzo a tante seduzioni. I giovani più abili e fortunati in fatto di galanteria, tentarono l’assalto.... e furono tutti sconfitti da’ suoi sorrisi beffardi.

Nè le adulazioni, nè i sospiri, nè le offerte.... di un’anima! ecc...., nulla le fece impressione. Tanti bellissimi giovani.... e nessuno fu tanto avventurato da farle ripetere quelle famose parole: «Eccolo.... è lui!»

Tale inqualificabile indifferenza sorprendeva i respinti, i quali, pratici nel fare i conti sulle esigenze del sangue delle donne e sulle solvibilità dei mariti, trovavano che ella avrebbe dovuto essere molto esigente, perchè v’era poca solvibilità — ma era forza accontentarsi di sorprendersi.

Se però Maddalena si mostrava indifferente per tutti i suddetti, non mancava di divertirsi a suo modo. Il suo modo era quello di farsi fare la corte dai giovinetti.... Ella godeva mezzo mondo vedendo i loro ansiosi sguardi frugarla da per tutto, godeva destando sfrenati desiderj, ch’ella incoraggiava con occhiate magnetiche e con parole equivoche.... per poi.... udita una timida dichiarazione, liberarsi con uno scoppio di riso.... o con un consiglio materno, che li faceva diventar rossi rossi, sudare, fuggire.

Ma nessuno sapeva nulla di nessuno, perchè nessuno aveva.... alcun che di buono a dire — e così Maddalena, alla sua età, passava per una donna superiore, e Minelli pel marito più invidiabile.

Ed ella stessa si credeva invulnerabile, perchè insensibile, ed era certa di poter continuare sempre a burlarsi degli uomini e a ridere delle debolezze delle donne.

Ma invulnerabile ed insensibile non voglion dire inaccessibile!

Maddalena faceva i conti senza l’imprevedibile e specialmente senza sè stessa.

Questo parrà strano, ma se fosse così, lo si vedrà.

Una sera, dopo i primi valzer, in quel momento di confusione che nasce in una sala da ballo allo svanir dell’ultima battuta, Maddalena sentì toccarsi il braccio. Era un’amica che, con una delle solite smorfie:

— Chérie — le disse — c’è qui il signor Soranzi, che desidera tanto l’onore di conoscerti.

— Oh! l’onore è mio.... — rispose con accento di sorpresa Maddalena, rivolgendosi e squadrando il giovine che s’inchinava muto e arrossente.... Quando egli rilevò la fronte, e i loro occhi s’incontrarono, un sorriso benevolo, quale di rado ella ne aveva per gli uomini, le spuntò, e naturale, quasi affettuosa, continuò:

— Non siamo conoscenze nuove.... mi pare.

— Allora io sono perfettamente inutile qui — disse l’amica, ridendo — ma.... mi raccomando! — e senz’attender altro li lasciò.

— Perchè vi siete fatto presentare....? — fe’ Maddalena, posando la mano sul di lui braccio e segnandogli con un gesto grazioso la via da tenersi.

— Era incerto sull’accoglienza che avreste potuto farmi.

— Che cosa temevate.... da una povera donna?

— Temeva che, a motivo di un certo incidente della mia vita.... mi aveste mal giudicato e quindi tenuto il broncio.

— Oh!.... che idea!

— Se vi foste ritenuta offesa, però, n’avreste avuto tutte le ragioni.... benchè io possa pienamente giustificarmi.

— Perchè doveva offendermi?

— Ma.... scusate — fece Oreste con sorriso stentato — quale effetto produsse in voi....?

— Nessuno.... Cosa volevate mai che sentissi? Mi arriva una lettera inattesa.... in cui un signore, che, sotto tutti i rapporti, io era ben lontana dall’imaginare potesse occuparsi di me, mi dice che....

— Che vi ama!

— Sì.... al tempo imperfetto.... adesso è imperfetto.... già! Sss.... ora parlo io.... Ecco la mia oasi, sediamo qui, se non vi spiace. Ma forse voi avete degli impegni, chi sa quante signore vi aspettano con impazienza....

— Nessuna m’aspetta, perchè io sono venuto solo per voi....

— Ah! ah! ah!

— Non credete?

— Credo.... credo.... Torniamo al nostro discorso.... Che vi diceva? ah! dunque.... ricevo una lettera inattesa....; mio padre la prende e va per sapere se quello che c’è scritto sta bene — gli rispondono che sta male.... Cosa volete mai che pensi io?.... penso che chi ha scritto è stato un po’.... troppo giovine.... e buona notte! Tutto è avvenuto così telegraficamente che non ha lasciato traccia.... Davvero, m’è parso un gioco di prestigio. Eccolo qua.... marcia, sparisci.... non c’è più! ah! ah!

— Nemmeno una punta di rammarico....?

— Ora non posso dirvi nè sì nè no. Se vi dico che la punta c’era.... faccio torto a mio marito.... se vi dico che non c’era.... vi dispiace.... vedete quindi.... —

Il giovine stette qualche momento sopra pensiero e mesto, poi mormorò:

— Pensare che per pochi mesi soltanto vi ho perduta per sempre!

— Non capisco.... ma forse è meglio.... e a che gioverebbe poi capire?.... Ritorniamo in sala?

— No, lasciatemi dirvi solo questo..... Ho bisogno d’essere perfettamente giustificato ai vostri occhi..... Via, siate buona, vi chiedo così poco! — Quando io vi scrissi quella lettera.... credetelo.... io vi amava perdutamente.... È inutile che io vi riferisca la scena violenta che ebbi con mio padre... potete imaginarvela... Dovetti cedere! E come non cedere, quando egli minacciò di rinnegarmi piuttosto che riconoscervi per mia moglie?

— Ah! è lusinghiero per me! — disse gajamente Maddalena.

— Non dovete offendervene.... ogni padre ha le sue idee fisse e non crede alla bontà delle idee dei figli, i quali, secondo i genitori, mancano sempre d’esperienza quando vogliono agire per impulso di cuore. — Il suo rifiuto, del resto, non implicava una opinione sfavorevole a vostro riguardo.

— Voglio ben crederlo.

— Ah! sì, credetelo.... tanto è vero.... ma questo ve lo dirò dopo. — M’era proibito di allontanarmi dall’università.... ero angustiato dagli studj.... non potei fare alcun passo verso di voi. D’altronde, dopo quel colpo di testa che doveva parervi ben ridicolo, come avere il coraggio di farsi vedere? — Erano scorsi pochi giorni, quando mio padre mi diede la notizia del vostro prossimo matrimonio.... Non vi dico che ho pianto.... perchè ridereste.... —

La voce d’Oreste, già tremolante, si spense, ed egli chinò il capo vergognando della sua debolezza. Il suo racconto era stato detto con un accento così ingenuo e sincero, che Maddalena quasi per sorpresa ne era stata interessata, e quando lo vide come avvilito, gli disse cordialmente, per toglierlo d’imbarazzo:

— E come mai non vi ho più veduto in tutto questo tempo?

— Se non aveste preso marito, io, finiti gli studj, avrei fatto tutti gli sforzi per piegare la volontà di mio padre. E vi sarei riuscito. Avevo il mio progetto e buono! Anche un figlio può minacciare.... basta la minaccia di perdersi! Ma quando seppi che vi maritavate... ricevetti tal colpo che durai fatica a rimettermi un po’ d’ordine nel cervello. Senza l’incubo dell’ultima prova all’università.... che per me voleva dire onore o ridicolo eterno.... non so che avrei fatto! Potete pensare se, finiti gli studj, pensassi pure a toccare questa città.... Viaggiai qualche mese. Quindi, allorchè bisognò pensare al ritorno, tremando all’idea di rivedervi dalle mie finestre, felice con un altro, e di essere un oggetto di derisione per voi....

— Via....

— Scrissi a mio padre che desideravo si traslocasse....

— Ah! ecco il perchè....

— Sì.... abbiamo una casa presso la stazione, siamo andati ad abitar là. Ma allora, quando tornai, sentii subito che non bastava.... era ancor troppo vicino a voi.... e dissi che voleva passar l’inverno in campagna. I miei genitori mi seguirono.... essi comprendevano molto bene lo stato dell’animo mio. Dopo l’inverno, venne la primavera.... seguì l’estate.... e nessuno pensava a ritornare, quando una sventura ci obbligò a lasciar la campagna. Mio padre, che soffriva, già da qualche anno, d’oftalmia, per un aggravamento improvviso, correva pericolo di restar cieco.... Si tornò quindi in città per aver a nostra disposizione i migliori professori.... Ma tutte le cure possibili giovarono a nulla....

— Cieco?

— Non precisamente, ma la sua vista è affievolita in modo che non può occuparsi di niente. Ora, tutti gli interessi di casa sono affidati a me. Quel che volevo dirvi poc’anzi è questo: Ora che mio padre è ridotto in così triste stato.... è un altro uomo. Mentre, prima, mi ha sempre distolto da ogni idea conjugale, ora egli vorrebbe che io prendessi moglie, perchè sente che il chiasso e le carezze dei bambini sarebbero per lui un immenso conforto. Non è egli vero che se voi oggi foste ancora libera, io potrei farvi mia ed appagare il vivo desiderio di mio padre?

— Ma egli m’ha rifiutata una volta per ragioni d’interesse.... e mi rifiuterebbe ancora.

— Non v’ho detto ch’è un altro uomo adesso? Basti dirvi che un giorno in cui mi pregava appunto di prender moglie, avendogli io risposto: — Perchè non me l’hai lasciata prendere allora.... Saremmo tutti felici! — Ma! sospirò.... allora non prevedeva.... e poi era così persuaso che il tuo amore fosse un puro capriccio giovanile, che ho voluto salvarti da un tardo pentimento. — E se adesso potessi ancora sposarla? — È un discorso inutile questo.... ma se tu trovi una brava ragazza.... sia anche senza un soldo.... purchè piaccia a te, sposala! — Non vi pare, Maddalena, che questo sia parlar chiaro?

— Sì — fe’ Maddalena ridendo — ma, come dice vostro padre, adesso sono discorsi inutili. — Ora ditemi un po’, come mai vi trovate su questa festa?

— Il marito della signora che mi ha presentato è mio amico. L’altra sera discorrendosi, al caffè, del carnevale, mi ha invitato ad onorare queste feste!.... — Ci sono belle donne?.... ho domandato ridendo. — Diavolo, è la Società delle belle donne! Abbiamo.... mia moglie.... abbiamo la signora Minelli.... — Non bastava sapere che v’eravate voi....?

— Non era una ragione.

— Ma diventò una ragione quando mi disse che dopo il vostro matrimonio eravate divenuta ancor più bella. Siccome questo mi pareva impossibile.... ho voluto accertarmene.

— Ah! ah! non vi domando se è vero.

— Perchè lo sapete.... Sentite, Maddalena!

— Sss! — ecco mio marito. — Paolo.... — continuò rivolta a lui che entrava, facendogli cenno d’avvicinarsi.

Minelli andò a lei lentamente.... e Oreste lo guardava con dolorosa sorpresa — non lo raffigurava più.

Le lunghe, troppo frequenti veglie e i nuovi disordini del carnevale avevano dato un forte crollo al disgraziato. Sembrava un cencio. Curvo, cascante, la faccia angolosa, la pelle giallastra con certi tocchi verdi che dovevan far fremere una donna. Le orecchie senza sangue, parevano essere state staccate e poscia male appiccicate.

Era cosa miseranda veder quell’ombra d’uomo, balbuziente, coll’aria imbecillita, venir offrirsi al confronto, colla balda e aitante consorte.

— Ho il piacere di presentarti il signor Oreste Soranzi.... — fe’ Maddalena.

— Ah! piacere.... — biascicò Paolo, con un inchino sur un fianco.

— Lo conoscerai.... È il padrone della casa in cui ha sempre abitato la mia famiglia....

— Ah! vedo.... infatti, adesso mi ricordo. Ma.... è un pezzo che non lo vedo.... Oh! se è un pezzo.... Sicuro.... ma che bel giovinotto s’è.... s’è fatto.

— Mi diceva che il suo povero papà ha quasi perduta la vista.

— Ohi mi rincresce.... proprio. Che lo saluti tanto il papà.... e anche la mamma.... Oh! venivano sempre in negozio.... E si balla.... si balla? Bravo.... Bravo.... a ben ri.... rivederla. — E cacciatasi una mano in una tasca delle falde.... lentamente s’allontanò.

Quando Minelli fu uscito, Oreste guardò fisso, con intenzione, Maddalena, la quale sorrise.

— Ho paura che.... — cominciò egli, ma fermandosi tosto già pentito.

— Di che cosa?

— Ve lo dirò un giorno.... se ve lo dirò....; ora è troppo presto.

— Va bene.... sentiremo anche questa....

— Signora Minelli — entrò a dire una voce da basso profondo — vuol favorirmi per la quadriglia....? è promessa, se se ne ricorda....

— Scusi, signor Soranzi, la quadriglia mi chiama.... Eccomi, signor Tabarini.... —

Quella sera — martedì — la festa fu breve, e Soranzi non potè dir altro a Maddalena. Contro il solito, essa ballò sempre.

Pensieri notturni di Maddalena dopo quel primo incontro.

Cosa voleva dire Soranzi colle parole: «Ho paura che....?» Che non mi crede felice o che presto dovrò restar vedova? Forse una cosa e l’altra.... Sarebbe un secondo marito conveniente Soranzi.... Ma lo sposerei io? — È ricco, ha modi da gentiluomo, è simpatico, n’ho sempre sentito dire un gran bene fin dall’infanzia.... ma non mi seduce.... Diciamo però la verità.... chi mai potrebbe adesso farmi perdere il cervello....? Se Giulio fosse stato Soranzi o se Soranzi fosse Giulio, quale felicità.... Maledetto Giulio....

Pensieri come sopra di Soranzi.

Un pensiero solo espresso da una parola sola ripetuta e vegliando e dormendo male: Maddalena!

Soranzi non mancava mai ai festini della Società, e tutti dovettero accorgersi che egli vi veniva per l’unico scopo di trovarsi con Maddalena.

I giovinotti e i giovinetti noncurati, allora cominciarono a guardar in cagnesco quel signore che non conoscevano, il quale aveva avuto semplicemente a mostrarsi per assorbire tutta l’attenzione di Maddalena e — quel che era orribile a pensarci — fors’anche le di lei simpatie — perchè le loro sedute a due erano d’una frequenza e d’una lunghezza tali da permettere di sospettarlo. — Dunque egli aveva dello spirito? — Però, pensavano che le cose non potevano essere serie.... perchè nessun atto, nessun detto meno che conveniente non era mai stato notato, neanche dai più indiscreti. — E tuttavia che si dicevano di così interessante da poter trovar piacere a star insieme tanto a lungo? — E quel Minelli che non ci trovava niente di male!

Maddalena, non solo non si curava di quello che si diceva e che non ignorava, perchè o la gelosia dell’uno o la malignità dell’altro glielo avevan lasciato capire — ma pareva facesse a bella posta di tutto per inasprire peggio e gelosi e maligni.

Tuttavia Soranzi non progrediva di un punto nella conquista di Maddalena. Ella lo lasciava discorrere di tutto, anche dell’amore in generale, ma quando egli toccava quel tal tasto.... ella faceva deviare il discorso. S’egli insisteva, ella scherzava — e una volta ch’ella volle lasciarsi costringere ad udire una dichiarazione formale, rispose seriamente una parola sola e glaciale: — Impossibile!

— Ebbene! — fe’ egli esasperato. — Sia pure impossibile...! Io vi amerò egualmente, perchè non posso vivere che a questa condizione. Avete capito? —

Ella non disse nulla, gli lanciò un’occhiata fra lo spaventato e il giojoso, che dovette lasciargli intravedere un lembo di cielo.... e non si lasciò più avvicinare per tutta la sera.

Coricandosi poi e pensando a quella escandescenza, Maddalena rideva mormorando fra sè: — Se io resto vedova stasera.... Soranzi mi sposa domani! —

Un sospiro del marito giù assonnato attrasse il di lei sguardo su di lui. Allora ebbe un moto di nausea e d’odio, e mormorò ancora: — È una posizione pagata a caro prezzo la mia.... Se.... il Signore volesse ricordarsi di me.... non sarebbe tempo? —

Frattanto finiamo d’avviluppare Soranzi.... perchè si sposa una fanciulla, si può corteggiarla maritata.... ma si può non volerla vedova.... Ora con Maddalena non si scherza più!

Soranzi non le fece più alcuna dichiarazione, temendo guastare. Egli si teneva certo, del resto, che un giorno o l’altro ella gli avrebbe corrisposto. Questione di tempo. Una donna come Maddalena non poteva non amare. Si vedeva che affettava indifferenza, che cercava nelle distrazioni mondane il mezzo di stordirsi, e rideva perchè troppo fiera per far la vittima, per mostrarsi crudelmente disillusa, disgustata di quel matrimonio contratto per inesperienza. — Ma un giorno doveva venire, in cui la sua pazienza sarebbe esaurita, in cui il suo cuore sentirebbe prepotente, invincibile il bisogno d’amare e d’essere amata. Allora egli sarebbe là.... e la salverebbe. Sì, perchè al suo amore, Soranzi annetteva anche una missione morale. Gli pareva che dandosi ad un altro ella cadrebbe nel fango — mentre, affidandosi a lui, ella sarebbe salva! — È la morale degli uomini innamorati sul serio.... e anche di quegli altri.

Avvicinandosi la fine del carnevale, a qualche membro della Società delle belle donne, che faceva parte anche di un’altra Società danzante detta Dei brutti uomini — tanto per poter gettar sei notti per settimana in luogo di tre sole — venne in mente di proporre che le due Società avessero a fondersi, per dare unite, nella settimana grassa, una festa da ballo monstre.

Le due Società rivaleggiavano quell’inverno a chi dava le più splendide feste.

Se i membri dell’una si ritenevano, in buona fede, il fiore dei ballerini della borghesia — i membri dell’altra si proclamavano la crème del bon ton.

Riconoscendosi degne l’una dell’altra, la proposta fu accolta con entusiasmo da ambe le parti, e venne fissato il mercoledì grasso per la festa della fusione o dei fusi o dei confusi, come dissero i soliti spiritosi — festa che fu, secondo le previsioni, affollatissima, elegantissima, ecc., ecc.

Noi ne faremmo la descrizione, se non l’avesse già fatta allora, subito, l’indomani, un compiacente e riconoscente cronista, il quale pagò la sua porzione.... sproporzionata di buffet, col mettere nel suo foglio l’iniziale del nome di tutte le belle donne...., enormità che ebbe per conseguenza una scissura terribile fra le belle e le brutte — con qual delizia dei mariti o in qualsiasi altro modo congiunti, lo dicano quelli che hanno provato le strida dell’orgoglio d’una bella offesa o le atrabiliari, cavernose, tragiche declamazioni d’una brutta conculcata!

Ma nè festa nè scissura ci interessano punto. Quel che ci preme è seguir Maddalena, ossia avvicinarci a lei.

È una sera che segnerà una gran data nella vita sua e di altri — non si può perderla di vista un solo istante.

Eccola nel solito salotto giallo, attorniata dalla sua corte maschile che pende dalle di lei labbra. — Ella ha già dichiarato che non ballerà, perchè s’è fatta male a un piede, l’ultima festa — e perciò s’è messo un abito di velluto nero.

Ah! quell’abito di velluto nero.... ossia.... Insomma, il tutto insieme di Maddalena quella sera.... fece un gran male!

Era proprio la toilette che più conveniva al suo genere di bellezza e che ne faceva spiccare tutte le rare qualità, come non mai in alcuna delle feste precedenti — anche perchè era la prima volta ch’ella veniva scollata.... fino a quel punto.

Era il non plus-ultra dell’arte di offrire e dì celare quei tesori.... che in questo mondo fanno sprecare tanti tesori...

Su quel seno alabastrino, d’una freschezza che faceva pensare ad una neve rosea, la luce, piovendo dalle lumiere, giocava per mostrare delle trasparenze azzurrine. I suoi capelli avevano delle fosforescenze che parevan dire: — Baciate qui!.... — e tutta lei un profumo che faceva piegar le ginocchia.

Gli uomini, guardandola, strabuzzavano e mandavano dei sospiri, mormorando: — Ci vuol pazienza! — e le donne, facendo dei confronti fra loro e lei, sorridevano del sorriso stereotipo delle feste da ballo — e se alcuno vantava le bellezze di lei, il miele che usciva dalle loro labbra, era sempre miele.... ma pareva avesse un po’ sofferto.

Chi soffriva più di tutti a quella vista era Oreste, che, appoggiato al caminetto, contemplava, pallido per l’emozione, Maddalena, la quale sembrava non l’avesse ancora veduto. Egli attendeva con intollerabile pazienza che la festa cominciasse, per poter avvicinarsi a lei. Non voleva confondersi nella folla di quegli adoratori.... perchè, quella sera, l’impressione di tanta beltà, sotto un aspetto nuovo, era stata così forte, ch’egli vaneggiava fra sè.... e voleva rinnovare l’attacco.... minacciandola di uccidersi se ella perdurasse a non aver pietà di lui. —

— Ma andatevene una volta! — gridava egli mentalmente a tutta quella gente — andatevene, se non volete che io commetta qualche eccesso....! —

Finalmente egli fu esaudito.... Giungeva la prima onda di lontane armonie. Una polka apriva la festa.

I cortigiani s’inchinarono a Maddalena per correre sul campo di battaglia, ed ella restò sola fra due giovinetti di mezzo pelo.

Allora, guardato l’uno e poi guardato l’altro, sbadigliò.

— Oh! — fece, dopo, mostrando avvedersi proprio in quel punto della presenza di Soranzi, e sorridendogli con un lieve moto d’invito. — Egli comprese e mosse verso di lei.... — I due giovinetti compresero del pari e mossero verso l’uscita, maledicendo all’importuno.

— Proprio adesso — dicevano — che si poteva.... nossignori!.... —

Oreste sedè a fianco di Maddalena, e, prendendole la mano, mormorò con voce tremante:

— Finalmente!.... —

Ella lo guardò seria, poi distolse gli occhi da lui e stette pensosa.

Pareva turbata.

Era il caldo più sensibile del solito? era il suo stesso profumo.... sempre quel profumo? era l’effetto d’una musica eccitante udita da lungi, in quel silenzio? era un subitaneo moto del sangue ardente, che si faceva giuoco dei di lei propositi.... o era abilità?

Probabilmente pensava solo a quello che voleva dire e udire, e perciò dimenticava sempre la sua mano in quella di lui.

Ma quando una più forte pressione la fece accorta di tale dimenticanza, si riscosse, parve sorpresa di quell’istante d’abbandono, tornò la Maddalena delle altre sere, ritirò la mano, e, ridendo, disse:

— Alle volte non si sa proprio quello che si fa....

— Ecco, vi siete già pentita di avermi reso, un momento, felice.

— Come! eravate felice?

— Non vi amo io forse....? E quando si ama, non si è felici per uno sguardo, per una stretta di mano?

— Siete poco esigente.

— Non mi permettete di più.

— Che cosa volete mai....? No.... basta! non voglio che parliate.

— Ma no.... sentite.

— Se dite una sola parola, me ne vado.

— Ed io voglio che m’ascoltiate! — egli le aveva afferrato un braccio, ma non era necessario. Ella aveva allora finito di convincersi che non era un semplice capriccio l’amore confessato da Oreste; e quella sera sentiva, per lo meno, la curiosità di un linguaggio ispirato dalla passione.

— Ascolto.... — disse freddamente, fingendosi offesa da quella violenza a cui ella pareva assoggettarsi per pura prudenza; e ascoltò cogli occhi al suolo, immota.

— Sentite, Maddalena, io sono stanco di vivere a questo modo. Voi dite che non potete amare.... vi fate beffe di tutti, ridete vedendo quali sentimenti ispirate.... è verissimo; ma io non credo che voi non possiate amare.

— Amo mio marito.... — disse seccamente Maddalena.

— No....! —

Si guardarono, egli cogli occhi lampeggianti.... ella peggio che sdegnata, sdegnosa. Dopo una breve pausa, in cui Oreste mise alla tortura il cervello per trovare la maniera di animare quella statua, ripigliò:

— Voi non amate nessuno ancora.... tutti lo sanno; ma questo è solo perchè non credete ad alcuno. Quando troverete uno che sappia.... che possa convincervi della veracità della sua passione, voi lo amerete! Ebbene.... che cosa volete che si faccia per convincervi?.... andiamo! qual prova pretendete da me?

— Io non pretendo niente.

— Guardate, Maddalena, che qualche giorno voi mi ridurrete alla disperazione! — ma tosto calmandosi con uno sforzo, supplicò:

— Via, siate buona.... ditemi.... che cosa devo fare per meritare il vostro amore.... Voi diffidate.... voi temete che, appagato ciò che si chiama capriccio.... io non v’abbandoni! Come mi giudicate male....! Guardate se non è vero.... Volete lasciare vostro marito....? volete che partiamo....? Dettate le vostre condizioni.... Tutto io accetterò ciecamente.... Ma non fatemi soffrire di più!

— Amo mio marito.

— Amate vostro marito.... e m’ascoltate!? — gridò Oreste quasi fuori di sè....

— M’avete trattenuta.

— Maddalena.... voi non avete cuore....

— Io non avrei cuore.... se vi amassi.

— Ma perchè.... perchè?

— Perchè il mio amore vi sarebbe fatale.

— E sia fatale!... mi faccia morire! morirò almeno per avervi posseduta.... non perchè forzato a rinunciare a voi!

— Addio. — Ella s’alzava.

— No.... non voglio. — Oreste la tratteneva di nuovo.

— Md voi mi compromettete!... guardate! —

Qualcuno era dietro la portiera, la quale oscillava.

Maddalena si diede subito un contegno, fingendo abbottonarsi i guanti. Intanto Oreste mormorava: — Perdono! — ed ella rispondeva affettuosa e sorridente: — Siate savio adesso! —

Qualcuno era entrato, e quando Maddalena, al fruscìo de’ passi sul tappeto, alzò lo sguardo, trasalì suo malgrado....

Ritto, appoggiato al caminetto, riconobbe Giulio. — Giulio di fronte a lei, che la mirava sogghignando.

Oreste s’accorse del moto di Maddalena, e guardò a sua volta quell’individuo.

— Ah! vedo — fece egli piano a Maddalena — lo conoscete?

— Io.... no.... cioè, non ho alcun rapporto con lui, ma lo conosco di vista.

— L’avete veduto forse presso quella vostra amica Severina....

— Appunto.

— Lo credevate anche voi suo fratello?

— Sì.... sicuro.... come mai avrei potuto dubitarne....? Ma perchè mi fate questa domanda?

— Perchè.... ora è suo marito.

— Ah! sì....? — e Maddalena pensò con rammarico alla sua vendetta non riuscita.

— Sì.... ma....

— Ma cosa?

— Ma la maldicenza vuole ch’egli abbia fatto un matrimonio di speculazione.... tutto quello che si può dire di speculazione.... nel senso spregevole. Capite?

— Non è difficile.

— Voi ne dovreste saper qualche cosa.

— Io ho avuto solo una brevissima relazione con Severina. Ai miei parenti non piaceva che la frequentassi; dicevano che non era un’amicizia conveniente.... non so poi perchè.

— E voi che pensate di quella donna?

— Era una donna gentile.

— Ma la vostra opinione quanto a carattere?

— Non saprei.... La sola impressione che io ne ho conservata è quella delle sue gentilezze.... ma, come v’ho detto, l’ho conosciuta così poco.

— Non avete domandato ai vostri genitori la ragione della loro contrarietà?

— Sì.... M’hanno detto che una donna, la quale non ha occupazione di sorta e ama il lusso, non è una buona amicizia.

— E dopo il vostro matrimonio non l’avete più veduta?

— No.... Ma si potrebbe sapere perchè v’interessate tanto per....?

— Ve lo dirò un giorno....! — fe’ Oreste coll’accento di chi ha provato una bella soddisfazione.

— Ecco un’altra cosa che mi direte un giorno.... Io voglio sperare che ne verrà una terza e poi una quarta....

— Certo.

— Quando?

— Un giorno.

— Brutto cattivo.... Oh! egli s’è seduto.... Allontanatevi un momento. Forse si ferma semplicemente perchè sospetta.... Quando sarete uscito, s’allontanerà. Del resto, a minuti vi sarà il riposo.... ed è meglio che non ci trovino ancor insieme.

— Vi obbedisco.... —

E Oreste, che s’era alzato, s’inchinò ed uscì.

Maddalena, al moversi di Oreste, lanciò un’occhiata alla sfuggita a Giulio per scoprire sul suo volto se v’era o no qualche sospetto. — Quale non fu la sua ira nel vedervi, e ancor più beffardo, il sogghigno di prima!

Offesa, volle respingere l’insulto coll’insulto, e al sogghigno oppose un’espressione di sprezzo, con cui le pareva di doverlo annientare.

Fu un’imprudenza.

Giulio non capì l’espressione, vide solo uno sguardo insistente, e pensando che Maddalena avesse allontanato Oreste per far posto a lui.... con fatuo sorriso e con una cert’aria di degnazione mosse verso lei.... ma fu un tantino sorpreso quando la vide alzarsi tutta seria e avviarsi verso l’uscio....

— Maddalena.... — pregò egli allora — Maddalena!

— Maddalena?.... — fece ella rivolgendosi rapidamente come punta da uno spino, guardandolo fredda e severa.

— Sì, Maddalena! — rispose egli insinuante, — che ha troppo spirito per non perdonare un peccato veniale di gioventù.

— Mi direste questo davanti a vostra moglie?

— Oh! mia moglie!... — L’ebete, triviale sorriso di Giulio nel dir questo, sarebbe stato una rivelazione per Maddalena, quand’anche ella avesse ignorato la abbiettezza di quei due esseri.

Ella guardò quell’uomo che aveva tanto amato, e pensò: — Se mai io non avessi scoperto ed egli mi avesse sposata, chi sa cosa m’avrebbe proposto.... o imposto, un giorno! —

— Facciamo la pace adunque?.... — e così dicendo, tutto mellifluo s’avanzò d’un passo, stendendole la destra.

Maddalena si ritrasse di due, il suo volto esprimeva ribrezzo — e disse vibrata:

— Vi proibisco non solo di avvicinarmi, ma anche di lasciar capire in alcun modo, sulla festa, che voi mi conoscete.... altrimenti, guai!

— Guai.... che cosa? — fe’ una voce alle di lei spalle.

Era Oreste che rientrava e che si fermò sorpreso, incerto, a guardar l’uno e l’altra.

Cattiva consigliera fu l’ira a Maddalena in quel punto. Ella non seppe trattenersi, e rivolgendosi a Oreste, gli disse piano con vivacità:

— Ve lo raccomando!

— Ah! — esclamò Oreste, e guardò Giulio con espressione derisoria.

Giulio si fe’ smorto, e volendo punire Maddalena del suo scherno — disse umilmente, con sorriso maligno:

— Signora.... se Ella vuol aver la gentilezza di ricordarsene.... noi siamo due vecchie conoscenze.... due buoni amici.... —

Maddalena tremò.... Che stava per avvenire? — Oreste la interrogava collo sguardo, in attesa d’una parola, d’un cenno, per farla finita con quel villano. Ella sentiva che il cuore di lui batteva con estrema violenza, e questo accresceva il di lei timore.

— Non se ne ricorda proprio più? — continuò Giulio col medesimo sorriso.

Maddalena si strinse al braccio di Oreste, quasi implorando ajuto.

— Pare di no!.... — proruppe Oreste con accento provocante.

— È forse Lei che glielo vieta? — domandò Giulio sempre nel medesimo tuono.

— Oh! oh! mi pare che basti la signora — ribattè Oreste con uno scoppio di riso.

Giulio si morse le labbra, e preso un atteggiamento da bravo, disse:

— Scusi.... vorrebbe favorire un minuto?

— Due, se crede.

— Per carità.... prudenza! — supplicò Maddalena.

— Non temete.... si tratta di voi.... e non vi saranno certamente scandali.... —

Maddalena li seguì collo sguardo tutta tremante.... Non temeva più per sè, dopo le parole di Oreste.

In quel momento il suo cuore aveva un primo palpito — temeva per lui.... e la folla dei suoi adoratori che, finita la polka, allora tornava presso di lei, la trovò poco disposta alla ciarla e straordinariamente grave.

Se il lettore crede che Giulio volesse sfidare Oreste, si sbaglia. Egli voleva anzi comporre quel principio di litigio e dando una lezione a Maddalena, e all’amico, togliere, anche per l’avvenire, ogni possibilità di nuovi screzj con lui — perchè egli amava la sua pace.

Aveva preso per un istante l’aria da Rodomonte, perchè v’era presente una donna, ma non ci teneva affatto a passare per un accattabrighe. — Perciò bisognava commettere una bassezza, ma a lui non pareva tale, e d’altronde non era quello che potesse imbarazzarlo. Non sì tosto fu uscito dal salotto giallo, che la sua fierezza rientrò — ed egli prese invece un’aria fra il filosofo, o uomo di mondo, e il protettore, che sta per dare una lezione di savoir vivre a un povero ingenuo. — Cacciò i pollici nelle taschine del corpetto, lasciando fuori le altre tre dita a battere il tamburo, e cominciò:

— Senta.... può essere una soddisfazione per la vanità d’una signora il far nascere una contesa fra due galantuomini.... (Ad Oreste, questa imparzialità, questa indistinzione, suonò poco gradevole).... ma quanto a me, dichiaro che.... pel rispetto dovuto alla vita umana.... per risparmiare a mia moglie il dolore di restar vedova, e ai di lei genitori quello di perdere un figlio.... — Ella è il signor Soranzi.... non è vero? Ella non si ricorderà di me, ma io mi ricordo di Lei.... — Dunque, per tornare al nostro discorso.... sediamo qui, se non Le spiace, così non saremo disturbati.... — erano nella sala da giuoco ancor vuota. — Per continuare, diceva, La prego di ascoltarmi con perfetta calma. Quanto Le dirò non Le andrà molto a sangue.... oh! lo so!.... il togliere le illusioni sur una donna che.... per la quale ci interessiamo.... torna assai disaggradevole.... ma.... ma noi dobbiamo pensare che siamo in questo mondo.... e che v’è una sorpresa ad ogni piè sospinto. Però.... creda a me.... che forse ho vissuto più di Lei.... ho mangiato un patrimonio! — creda, dico, che il meglio che si può fare è di viver sempre nel disinganno proprio, e senza alcuna illusione sulle donne. Allora le donne si possono gustare per quel che sono e non per quello che noi sogniamo che siano.... e che non possono essere.... almeno, in genere, mi risulta questo....

— Ma.... — interruppe Oreste, che, durante tal preambolo, era passato dalla sorpresa alla noja, e infine all’apprensione — si direbbe che Ella creda a un rapporto qualunque fra me e quella signora.... Io Le posso giurare....

— Ah! io non ho detto niente.... nè Ella ha alcun dovere di coscienza di giurare.... che diavolo! Ella ha voluto intervenire a difendere la signora per generosità, per spirito di cavalleria.... sta benissimo. Ma Le pare che vi possa essere difesa dove non c’è offesa?

— Ma Ella ha ben veduto che la signora s’è risentita....

— Ah! sì.... nol nego.... Una signora si risente sempre se le dicono in pubblico quel che non vuol sentire.... ma che si può dirle....

— Come?! Ella persiste....

— Se Ella prende questo tuono.... io non posso più continuare. Valeva proprio la pena che io facessi quasi una prefazione, per vedere poi che Ella non vuol comprendere, e crede più a chi La inganna che non a me, il quale sto per dirle la verità, affine di risparmiare ad ambedue dei dispiaceri inutili.... pronto, se occorre, a provarla tale verità!

— Parli pure — mormorò Oreste con voce sorda, domandandosi con paura che cosa mai potrebbe uscire da quelle labbra.

— Io ho detto alla signora Maddalena che io la conosco.... ed è vero. Io la conosco così poco, che è stata mia amante.

— Ah! — gemette Oreste.

— Glielo giuro, e, se ne dubita, venga da mia moglie, la quale Le narrerà d’una certa scena che Maddalena le fece quando io, che avevo già degli obblighi con Severina, non potendo più lusingare quella ragazza, la quale mi perseguitava col suo amore, non mi lasciai più vedere da lei. Si imaginò d’aver ricevuto chi sa qual torto dalla povera Severina, e le fece una scena ridicola, perchè avesse a romperla con me. Per fortuna, Severina è una donna di buon senso e capì subito che era la gelosia d’un amore non corrisposto....

— E questi rapporti che Ella ha avuti con Maddalena? — disse con sforzo Oreste, provandosi a sorridere....

— Oh! sa bene.... — e Giulio, appressate le labbra all’orecchio di Soranzi, vi versò certe confidenze che, come veleno, cagionarono un dolore atrocissimo al povero giovine.

Se ne avvide Giulio, e mascherando la sua compiacenza, chè era appunto l’effetto ch’egli voleva ottenere, sotto una espressione d’interessamento pietoso:

— Ella divien smorto.... Non aveva dunque torto io di dirle che Ella aveva qualche cosa, qui, per quella donna? Tanto meglio! Ella ora ha aperti gli occhi e si saprà regolare. Quel che mi premeva, era che Ella fosse persuaso che io non sono un villano, e che fra noi non ci può essere alcun motivo d’attrito. Ho tanto piacere di averla conosciuto. A rivederci. —

E se ne andò lasciando Oreste fremente di rabbia e con un’acutissima fitta sotto il cuore, che gli rendeva oltremodo penoso il respirare.

Quale doloroso destarsi!

Aver sognato una perfezione morale rispondente alla perfezione fisica, e trovare una.... civetta volgare, con un passato per sopramercato!

Altro che vittima! — E come sapeva mentire! Ella la rivale disgraziata di Severina, l’amante respinta di Giulio.... solo pochi istanti prima, osava asserire che conosceva Giulio di vista! e che aveva trascurato l’amicizia di Severina per ordine superiore....

E se della di lei giovinezza veniva a conoscere ora quel mistero. — ed era il solo, poi? — chi sa quali misteri celava la sua esistenza conjugale.... con tale marito....

«Amo mio marito....» — diceva — ma questo doveva esser vero come il «conosco Giulio di vista!»

Restava pura e semplice la bellezza.... ma, con un’anima così nera, era una bellezza orribile. Era deciso.... bisognava fuggire Maddalena.

E pronunciando il sì della decisione, s’alzò e uscì avviandosi verso la guardaroba, ma quando fu sul limitare di quella si fermò titubante. —

— Ricomincia la musica, — pensò — Maddalena sarà sola e mi aspetterà. Partire colla ferma risoluzione di non vederla più.... sta bene, ma non prendermi proprio alcuna soddisfazione, nemmeno quella di vederla arrossire.... è un po’ da collegiale che fugge. Si direbbe che ho paura di lei!.... Ella mi ha ingannato; io devo punirla.... Con dignità, sia.... ma punirla. —

Attraversò di nuovo le sale ed entrò nel noto salotto.

Tanta ira bolliva nel suo petto.... e non appena la rivide.... sentì svanire tutti i suoi propositi. Maledetta quella beltà! Maledetto quel seno!.... Ed era possibile che un involucro tanto affascinante fosse animato da uno spirito infernale?

— Facciamo l’ultima prova! — si disse.

Maddalena guardò Oreste che s’avanzava e fu colpita dal di lui pallore, ma ella non poteva rivolgergli alcuna domanda, perchè non era sola.

Egli sedette vicino a lei, dicendo:

— Buona sera, signore!

— Buona sera! — risposero le signore, che erano tre, Maddalena e due vecchie derelitte e non rassegnate; oh! lo si vedeva....

Maddalena, ansiosa di sapere che cosa fosse avvenuto, disse:

— Signor Soranzi, volete favorirmi....? è tutta sera che non vedo mio marito.

— Ai vostri comandi, signora — fece egli serio alzandosi.

Le due vecchie guardaronsi fra loro ammiccando, ed avevan ragione. Il pretesto di Maddalena poteva esser migliore, ma ella aveva fretta.

Usciti:

— Dunque....? — fe’ Maddalena.

— Dunque, niente.

— Come, niente?.... Andiamo, voglio sapere.

— E io vorrei non saper nulla.

— Che cosa dite?

— Dico che se in questo momento potessi perdere la memoria, sarei un uomo felice.... e così.... —

Egli chinò il capo melanconicamente.

— Insomma.... ho detto che voglio sapere — continuò Maddalena con vivacità.

— Ma che cosa volete sapere? — rispose Oreste animandosi. — Che è un vigliacco? Sì, è vero, è un vigliacco, è tutto quello di odioso che potete imaginare.... ma, e allora perchè gli avete creduto....? perchè vi siete affidata a lui? perchè avete sperato qualche cosa da lui? dite! — Ma perchè mai vi parlo io di cose che sapete meglio di me!? Quel che è stato è stato, e non può cancellarsi. Tuttavia, non temete di nulla. Il vostro segreto sarà da me custodito come se si trattasse dell’onore di mia madre. Non ho alcun diritto di esercitare un sindacato qualsiasi sulla vostra giovinezza.... Però.... avrei voluto trovare in voi una donna...

— Dite pure.... una donna onesta? La sono sempre stata.... la sarò ancora.... sapete! — esclamò Maddalena, ironica, fermandosi. Alle prime parole di Oreste, vedendosi scoperta, s’era sentita le fiamme al viso, ma ella aveva subito riacquistato il suo sangue freddo, e, all’attacco inatteso, rispondeva attaccando, a sua volta, con impeto....

— Se io potessi agire senza scandalo ve ne convincerei.... Ma e poi.... che dico io?.... credete quello che volete.... Perchè devo convincervi io di qualche cosa?.... Chi siete voi?.... un ragazzo! —

Oreste la guardò stupefatto, ma dovette abbassare gli occhi, suo malgrado, soggiogato. D’altronde, quell’ira gli piaceva, quel sentirsi investito da una donna era una voluttà nuova.... e consolante, perchè gli pareva che ella stesse per provargli la sua innocenza. Ma ella voleva provargli tutt’altro.

— Sì, un ragazzo! e ve lo provo! — continuò, meno veemente, vedendolo intimidito, ma tuttavia vivacissima. — Voi vi fate presentare e mi fate la corte.... volete ch’io manchi a’ miei doveri.... volete rapirmi!.... e perchè, un imbecille, che non conoscete, e che avete, nel medesimo tempo, delle ragioni per disprezzare, viene a dirvi chi sa quali infamie sul conto mio, voi, senza menomamente riflettere, senza neppur farmi l’onore di dubitare un solo istante della verità di tali infamie, venite ad insultarmi e a dirmi.... con qual diritto poi, sarei curiosa di saperlo: — Voi non siete una donna onesta.... — Ah! io dovevo lasciarmi sedurre, dovevo lasciarmi rapire da voi per essere una donna onesta! Ragazzo! Ragazzo! Per voi io sono una donna onesta....! quanto al rimanente, non siete voi che dovete darvene pensiero. —

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