LA CATASTROFE. (continued 2)
Reading edition
La coscienza dei figli, quasi sempre, non è che la coscienza delle madri.
Era un piacere intenso ma tutto intellettuale quello che provava Silvia durante le prime visite di Soranzi. Ben arrivato quel bel signore che veniva a rompere la monotonia della sua esistenza. E poichè egli aveva facondia, esperienza della vita, l’abilità dell’uomo di mondo ed il fuoco dell’innamorato, non poteva che sedurre la mente della giovinetta, nell’età in cui, sebbene inconsciamente, si è tanto avidi di impressioni nuove e di emozioni.
Il cuore non aveva ancor palpitato, ma palpitò subito.... quando Maddalena cominciò a delirare per Oreste.... Ella non si diceva che era l’amante di Soranzi.... ma lo amava.... — non si diceva che egli l’amava, ma sentivo d’essere, per lui, l’oggetto d’un culto. Non v’erano dichiarazioni, perchè non ve ne potevano essere, ma gli occhi di lui avevano tal eloquenza, che ella, or arrossiva, or si faceva smorta e, lui partito, restava lunghe ore pensosa.
Quando Maddalena vide che Soranzi, accortosi della muta corrispondenza di Silvia, si faceva.... poco prudente, pensò che era tempo di richiamarlo al dovere, in modo che egli, trovandosi al muro, avesse a prendere una decisione.
— Insomma, Soranzi, come la facciamo qui? — gli disse, — Per Bacco, abbi un po’ di coscienza.... Io ho paura che tu mi faccia innamorare la figlia.... e poi.... cosa succederà? Io t’ho già fatto capire.... ma vedo che tu vai avanti per la tua strada.... e io ti dico: fermati!
— Fermarmi? non veder più Silvia? ma ti pare possibile? Ma piuttosto....
— Taci....
— No.... piuttosto.... mi divido da mia moglie.
— Ma tu sei pazzo.
— E allora cosa vuoi ch’io faccia? Io sento che se continua così, finirò ad uccidermi.... Ma.... bada bene che in tal caso.... Silvia non sarà d’altri! —
Maddalena, a queste parole, diè un passo indietro e stette come atterrita — mentre, nel suo interno, gioiva.
Per alcuni minuti sembrò che non potesse trovar verbo, tanta era la sua commozione — poi disse, smozzicando, con accento di dolorosa rassegnazione:
— Tu vuoi rovinarmi.... Ebbene.... fa pure.... Noi, già, siamo due povere donne senza difesa.
— Io voglio render felice la Silvia, contenta te per sempre! — fe’ con slancio Soranzi, il quale, finalmente, vedeva rimossi gli ostacoli, vicino il compimento de’ suoi ardenti voti; e, strettale con forza la mano, uscì precipitosamente giubilante.
Maddalena, rientrando, abbracciò strettamente Silvia, baciandola e ribaciandola. Silvia la guardò maravigliata, sorridendo, e le disse:
— Che cos’hai?
— Nulla.... so io!
L’indomani, si attendeva Soranzi — non sapremmo dire chi lo desiderasse di più — ma non venne. Pranzarono più tardi del solito e male. — Non capisco.... non capisco: — borbottava, di tanto in tanto, Maddalena.
Il giorno seguente, l’attesero ancora.... e ancora mancò. Neppure il terzo dì, comparve, nè il quarto, nè il settimo. Maddalena sbuffava, ed il suo occhio aveva dei lampi sinistri.
Silvia non parlava, ma ogni giorno diveniva sempre più mesta, nè toccava quasi cibo.
Maddalena la guardava e cominciava a sentire dei rimorsi. — Se Soranzi non tornasse più.... e la figlia morisse di passione.... Uccisa da sua madre!.... No.... no! — Ella non pativa più scrupoli d’alcun genere.... ma, efferata non era ancora.... per lo meno, fino a tal punto.
D’altronde, la figlia, dopo che il mondo l’aveva abbandonata, era divenuta una necessità morale per lei. Non v’era merito, ma era così.
La mattina dopo, uscì, e recatasi a casa Soranzi, domandò al portinaio se il signor avvocato fosse assente o ammalato.
— Nè assente, nè ammalato — fu la risposta.
— Non capisco.... non capisco — ripeteva fra sè Maddalena, tornando a casa. — Che fare?
Madre e figlia lavorarono silenziose, sospirando. Verso le quattro, Silvia s’alzò e disse con voce velata:
— Scusa, mamma.... io vado a letto.
— Perchè, Silvia?
— Perchè.... non so.... mi sento male.
— È debolezza, sono otto giorni che digiuni, si può dire. Prendi qualche cosa....
— Impossibile.... credi.
— Bene.... va pure.... io esco un momento.... Non temere, torno subito, spero portarti a casa una buona medicina.
— Quale?
— So io.... —
Fu allora che scrisse e portò quel biglietto, che mise sossopra casa Soranzi e richiamò Oreste presso Maddalena.
Quando Maddalena, alle sei e mezzo, sentì quella scampanellata, balzò in piedi, con un ruggito di gioja.
— Ah! sei tu.... finalmente! — fece, aprendo con furia — ci voleva proprio che morisse!
— Perdona.... se tu sapessi.... Dov’è?
— Qui a letto.
— Ah!.... —
Silvia giaceva assopita.
Cogli occhi chiusi, col nuovo pallore delle guance smunte, ancor rigate di pianto, aveva qualche cosa d’etereo, che destò in Oreste la più profonda pietà.
Allora egli sentì che quella creatura lo distaccava da tutto il mondo.
— Vedi? — gli disse Maddalena. Poscia si mise ad accarezzare la fronte della figlia e chiamò dolce, dolce:
— Silvia.... Silvia.
— Che vuoi?.... — sospirò quella, aprendo gli occhi, poi, visto lui: — Ah! — e il suo volto si suffuse di subito rossore.
— Sei guarita, adesso?.... — continuò la madre sorridendo.
— Sì.... — fe’ Silvia, guardando lui con riconoscenza.
— Allora, prenderai qualche cosa.... e anch’io con te, — perchè devi sapere — aggiunse voltasi a Soranzi — che, in questa casa, sono otto giorni che non si mangia più o quasi. —
Maddalena uscita — Oreste non potè più frenarsi.... curvossi e depose un ardente bacio.... il primo bacio, sulle labbra della fanciulla, che ebbe un brivido e chiuse gli occhi.
— Tuo.... tuo per sempre! — le susurrò Oreste con passione — poi si tolse di là...., sentiva offuscarsi la ragione, ed ebbro, vacillante, raggiunse Maddalena.
— Sai la bella novità?.... — disse Maddalena alla figlia, quando rientrò nella di lei camera, con un tavolino, su cui era pronta una refezione — dopo domani, partiremo per la campagna. Soranzi ci invita a passarvi la primavera, in una villina, che mi dice essere un bijou.
Silvia giunse le mani e levò gli occhi al cielo....
Ma non pregava perchè.... era esaudita.
Rientrando in casa, Soranzi, quella sera, trovò Giovanni in anticamera che lo attendeva e che gli porse una lettera, dicendogli gravemente:
— La sua signora non c’è; è uscita col suo signor padre.... lasciandomi questo biglietto da consegnarle, immediatamente, al di Lei ritorno.
— Va bene — disse secco Soranzi, dirigendosi verso lo studio, in cui si rinchiuse al solito.
Quindi, aperse e lesse:
«Caro genero,
«Se hai dei dolori morali, perchè vuoi che abbia a soffrire la mia povera Costanza, la quale non ti ha mai cagionato il benchè menomo dispiacere in quattordici anni di unione?
«Le hai detto di regolarsi come crede....?
«Spiegati.
«È interesse di tutti, anche tuo, che simili scene disgustose — senza ragione apparente! — non abbiano a rinnovarsi — e certamente si devono poter evitare.
«Tuo suocero.»
Risposta di Oreste.
«Carissimo,
«Sì, mi spiegherò.
«E mi sarei spiegato con mia moglie questa sera stessa, anche non invitato, perchè non ne potevo più e perchè.... mi ripugna la odiosa e ridicola commedia del marito che fa l’uomo rigido, l’uomo dei principi, l’uomo morale, il cascante colla moglie, alla luce del giorno — mentre tiene una o più amanti nelle tenebre.
«No, io disdegno ogni finzione, ogni ipocrisia — ed ho il coraggio di dire: Ieri io era un buon marito — oggi non lo sono più!
«Tu dirai che io sono un uomo disonesto, perchè calpesto i miei doveri, perchè dimentico i miei giuramenti, perchè rendo infelice la tua buonissima figlia — ed io ti do ragione. Ragione, perchè sei padre, perchè realmente è una enormità.... ma ti dico:
«Se tu sei da tanto da strapparmi questa passione dal cuore, se tu sei da tanto da rimettervi il primiero affetto che nutrivo per Costanza.... avanti!
«Riesci e io ti benedirò.
«Ma, hai capito — non di consigli ho bisogno, ma di tanaglie.... Dio, io non ci vedo più.
«Scusa, mio caro, se io ti scrivo in questo modo, se io ferisco così crudelmente il tuo amore di padre.... ma credilo, io mi sento proprio impazzire....
«E io l’amo sempre, vedi, tua figlia — ed è questo che rende più orribile ancora la mia posizione, più intollerabile l’esistenza, perchè io non posso pensare a quell’angelo, senza odio di me stesso — non posso, senza disprezzarmi, ricordare che io sono stato villano, inumano con lei.... — ma la sua presenza è la condanna della mia passione, ed io devo fuggire per non veder più quell’eterno, vivente rimprovero.
«Tu, l’uomo onestissimo, che, in tutta la tua esistenza, non hai mai avuto un istante d’esitazione nel compiere il tuo dovere — non solo non comprenderai, ma anche riuscendo a comprendere, rifiuterai d’ammettere che un uomo della mia età, e del carattere che tu conosci, possa calpestare improvvisamente tutto, per seguire una.... gonnella!
«Gli è perchè tu non sai in qual modo io sono arrivato a questo punto.
«Io so che, quando l’anima tua si aperse al primo amore, tu avesti anche la più ampia soddisfazione che il cuore umano possa bramare.
«La amasti.... e la ottenesti!
«Il tuo cuore si conservò puro, così, la tua mente conservò tutte le sue illusioni, il sangue una perfetta calma — e vivendo della vita che era il sogno della tua giovinezza, tu potesti non vedere e non curare i pericoli di cui è sempre irta l’esistenza di tutti.... — ma io?!
«Io potei, a mala pena, sognare, qualche istante, questa vita del cuore, che è indispensabile agli uomini, uomini come noi, s’intende, incorrotti. — Sognare, dico, perchè la donna, per la quale mi struggevo, dapprima mi fu rapita — e quando, incontratala una seconda volta, avrei potuto possederla.... mi fu tolta, ancora, da una tremenda sventura.
«Non chiedermene di più, perchè, ne soffro troppo.... soffro, perchè penso che se allora i miei voti fossero stati appagati, io non sarei ridotto a questo punto — soffro, perchè quella donna, delusa, allora, al par di me, ora è diventata un oggetto spregevole, mentre, a me unita, sarebbe ancor una donna onesta — soffro, perchè non posso risparmiare Costanza!
«Tu dirai: ma adunque, perchè sposasti mia figlia?
«Ti rispondo: — Ero in uno stato di prostrazione morale — il mio cuore non batteva più — mi sentivo profondamente, amareggiato e disgustato di tutto — vedevo, innanzi a me, una lunga vita morta.
«Tua figlia mi apparve come un angelo di consolazione, come una suora di carità, che avrebbe potuto, col balsamo della sua anima soave, guarire l’anima mia.
«Guarii sì.... ma non vissi.
«Tuttavia, non fui egoista.... Commosso all’affetto che tua figlia portava a quest’uomo freddo, insensibile, mi forzai, per non renderla infelice, ad aver, almeno, l’apparenza d’un altro uomo. Fu uno sforzo che mi costò.... e guaj per ambedue se mia moglie non fosse stata Costanza.... ma ella esigeva così poco.... Le bastò ch’io mi mostrassi amabile.
«A te.... non fui onesto?
«E credo che se la nostra unione fosse stata benedetta.... forse il mio cuore si sarebbe sgelato davvero e tutto — ma, nemmeno un figlio venne a rallegrare la nostra casa e tanti anni scorsero in un’atmosfera di tiepida cortesia.
«Si nasce per questo?!
«Ah! no — e io lo sentivo tanto che volli essere quello che non ero.... — volli essere ambizioso, volli fare l’uomo pubblico con tutte le sue piccole vanità, le sue passioncelle, e vi misi il maggior ardore. — Si trattava di riempire tutto il tempo che io doveva, per forza, starmene sulla terra! — Riuscii.
«Mi credeva sicuro del fatto mio, quando.... bastò una visione a distruggere tutto e ad attirarmi, colle sue irresistibili lusinghe, in un mare di fuoco.
«Ora vi sono — brucia il mio sangue, brucia l’anima mia.... dovrò starvi finchè non sarò consunto.
«E non credere che io non abbia lottato.... — ma è stato inutile. Natura non si delude impunemente. Il mio cuore e il mio sangue essendo stati violentati per tanti anni — le potenze misteriose, nell’inerzia si sono moltiplicate, agglomerate, fatte giganti.... — ora, esse voglion battaglia....
«Non rileggo.... a che varrebbe d’altronde?
«Sono come istupidito.
«L’uomo che ha vissuto, comprenda questa immensa miseria umana e consigli mitezza al padre offeso. Ma se il magistrato deve cercar pena condegna.... pensi che chi pare carnefice.... è forse solo una vittima.
«Del resto, mi sottometterò a tutto.
«Tuo genero.»
Lo suocero rispose:
«L’uomo ha compreso. — Il padre non può essere più severo della figlia.
«Ammira questa donna, che, colpita nel più profondo del cuore.... trova ancor modo di sorridere — ben mestamente.... è vero! — dicendo: — Io vedo nell’anima sua e compassiono. È vittima d’un’illusione. Guarirà. Aspetterò rassegnata sinchè egli torni a me — perchè egli tornerà! —
«Noi partiamo per la campagna, ove resteremo finchè....
«Ti regolerai in modo che nulla trapeli di questo momentaneo dissapore.
«Dico momentaneo, perchè, tutto ben ponderato, credo che mia figlia finirà coll’aver ragione.... Purchè non finisca, prima, di....»
Era il crepuscolo d’una sera d’aprile.
Nel cielo purissimo, uscivan le prime stelle. Respirando quell’aria tiepida e olezzante, i giovani sentivansi agitati da strani sussulti, e.... gli altri ricordavan, melanconicamente, il tempo trapassato delle vibrazioni simpatiche.
Nella graziosa villina che, da alcuni giorni, un signore aveva presa in affitto, sulla sfonda del piccolo lago di V...., regnava un perfetto silenzio.
Ma non era deserta.
In giardino, seduto, presso la vetriata semiaperta, un uomo tremava convulsamente e guardava smarrito il cielo con occhi lagrimosi.
A pochi passi da lui, nella sala, giaceva una giovinetta svenuta.
Ad una finestra del secondo piano si vedeva del fumo e una massa bruna.
Aveva forme di donna.
Quella.... donna fumava tranquillamente la sua cigarette.
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Tutto ciò è orribilmente immorale — ma noi saremmo molto lieti, se, in tutti i casi in cui i genitori vendono le loro figlie.... la paura della fame fosse, da una parte, l’incentivo al delitto.... e dall’altra, vi fosse la passione vera.
Ma, come sa chi ha viaggiato attraverso questo gran mondezzajo di carne umana — in genere, non si vende che per ingordigia o per assicurarsi la poltronaggine. — Quel lavoro costa tanta fatica e rende così poco; e i bisogni sono tanti! —
Vi sono poi le vendite legali, ossia per contratto.... di nozze — ma quelle sono vendite sacre.... e la moralità pubblica, che vede rispettate le convenienze sociali, s’inchina.... «Mah! là.... col matrimonio si fa la famiglia!» Si è venduto.... è vero — in quella casa potranno esservi torture, lagrime, odj, mostruosità, ribellioni, tradimenti, crimini.... ma sulla casa sta scritto: — Famiglia. — E ci dite poco voi?!
Dopo tutto, consoliamoci, pensando che nè la morale, nè i romanzi non impediranno mai a nessuno di sentirsi il capriccio di comperare. E quando uno compera, trova sempre chi vende. E guaj se l’industria e il commercio rovinassero! Povero mondo.... allora!
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La fiducia espressa da Costanza nel ravvedimento del marito sarà parsa più che arrischiata. Che essendo perfettamente onesta, ella non potesse credere alla serietà di quel deviamento, sta bene — ma che avesse a promettersi il ritorno del colpevole emendato, ecco quello di cui sarebbe difficile capacitarsi, quando non si pensasse che la gente tre volte buona è sempre.... maravigliosa.
Una moglie buona, soltanto due volte, doveva piuttosto temere che, preso il volo e il gusto alla vita indipendente, non avesse, secondo ogni probabilità, a preferire il cambiare d’oggetti al ritornare sotto il tetto conjugale.
Ebbene, invece, le parole di Costanza furono profetiche.
V’è una chimica anche in amore e, guai se gli elementi non hanno proprietà che possano combinarsi. Pensate alle migliaja di matrimonj fatti a furor di cervelli, e.... sciolti l’indomani o quasi, con egual furore — o peggio che sciolti.
La mente ricorre, involontariamente, a certe esaltazioni al trono fatte a furor di popolo in.... amore — coll’immediato correttivo di quattro pugnalate, visto che l’esaltato di jeri era d’ostacolo alla nuova esaltazione del domani.
Eppure il furor di jeri era sincero! Almeno....
Ma, veniamo ad Oreste, il quale, quando scrisse quella bella lettera al suocero, avrebbe dato certamente del pazzo a chi gli avesse detto che egli era vittima di null’altro che d’una illusione prodotta da una straordinaria effervescenza del sangue, e che ne sarebbe presto stato persuaso da sè stesso.
Non bastava che il fuoco acceso fosse furioso — eran necessarj anche gli alimenti per mantenerne la violenza — e, invece, difettarono, mentre sopravennero in copia materie, le quali non potevan che spegnerlo.
La convivenza di quel tre esseri era un assurdo. Se Soranzi non lo sentì prima, lo sentì dopo.
Noi possiamo valerci di qualunque mezzo per arrivare al possesso d’una donna.... purchè quel mezzo resti poscia invisibile. Ora, Maddalena sarebbe sempre presente!.... Maddalena, che non avendo più bisogno di fingere nè con l’uno nè coll’altra, si esprimeva col suo cinismo abituale. Ma questo era intollerabile, oltrechè disonorevole pel suo stesso sentimento — questo sfigurava persino la Silvia, la quale non ci aveva colpa, ma non poteva impedire che l’aureola infernale, da cui, agli occhi di Soranzi, appariva cinta la testa di Maddalena, lasciasse cadere su di lei una luce uggiosa, a dir poco.
Un altro acerrimo nemico di quell’amore era il valore intrinseco di Oreste, di fronte al non valore di Silvia. Oreste vide subito che quella fanciulla era niente altro che bella. Forse per l’estrema giovinezza, o per l’insufficiente educazione, o per l’ignoranza della vita — come essere sociale era zero. Tutto quello ch’essa poteva fare per lui, pel suo amore, era.... abbracciarlo. Era molto, ma troppo poco per un uomo del carattere, dell’educazione e dell’età di Soranzi.
Bella bambina.... ma bambina.
Si poteva educarla — ma corrisponderebbe poi alle cure? — La educherò io, — si disse per un momento, ma ne comprese tosto l’impossibilità.
Forzato a tener celata al mondo la sua conquista, come educare.... quando l’educazione vera sta nel viaggiare attraverso la vita degli altri?
Come educare.... quando quella madre distruggerebbe sempre l’effetto delle sue serie ed oneste parole?
Ed egli continuerebbe dunque a vivere così, — per finire fra quelle due donne, spregiato e spregevole a’ suoi stessi occhi?
A peggiorare ancora la situazione s’aggiunse, dopo un mese, il timore per Oreste che l’amore di Silvia non fosse che una fiamma prodotta dall’età e dall’occasione.... e per conseguenza il pensiero che qualunque altro uomo «presentabile» messole al fianco dalla madre le avrebbe fatto la medesima impressione. In ciò non s’ingannava, come si è potuto agevolmente indovinare.
L’animo di lei, infatti, non aveva alcuna di quelle manifestazioni dinotanti la miracolosa metamorfosi, che è la prima opera del primo amore.
Un incidente imprevedibile venne poi a dare l’ultimo colpo all’affetto già incertissimo di Oreste e a fargli prendere la risoluzione di troncare per sempre ogni rapporto con quelle due donne. Un giorno, Maddalena, per cui la temperanza non era forse la virtù principale.... passati oltre il solito certi limiti, già tutt’altro che limitati, non sapendo più bene quello che si dicesse, mise fuori dei progetti e si permise delle sollecitazioni, che fecero balenare alla mente di Oreste il sospetto che egli fosse stato la vittima della congiura di due furbe matricolate.... S’ingannava.... ma il sospetto v’era — e siccome, quanto più un sospetto è irragionevole, tanto più facilmente diventa in breve una certezza, da cui non si riesce a liberarsi, egli fuggì da quella casa, che da tal momento diventava un inferno.
Una mattina non lo trovarono più. Aveva lasciato un biglietto, in cui diceva che i suoi affari rendevano necessaria per alcuni giorni la sua presenza in città — intanto non si movessero dalla villa....
— Ha fatto bene — disse Maddalena — questo terzetto cominciava ad annoiarmi. Un po’ d’intermezzo non fa mai male. —
Otto giorni dopo, quando lor pareva che l’intermezzo si prolungasse di soverchio, giunse alla villa un vecchio signore di venerando aspetto, il quale chiese di parlare colla signora Maddalena, da solo a sola.
Quando ella sentì dal suocero di Soranzi — chè era lui — che bisognava rinunciare a rivedere Oreste, per le tali e tali ragioni, montò su tutte le furie. Un altro individuo avrebbe preso il suo cappello e battuto in ritirata, per paura di qualche brutto servizio. Ma il suocero era tetragono e troppo interessato, d’altronde, al miglior scioglimento di quella commedia, per lasciarsi intimorire. Alla prima sosta che Maddalena fece per prender fiato, disse con flemma due paroline, che le tolsero la voglia di continuare sul medesimo tuono, e, quando la vide più trattabile, seppe farle comprendere che il miglior partito — anche perchè il più utile — era per lei quello di rassegnarsi.... sotto date condizioni.
Maddalena, vedendo che non v’erano più speranze, pensò solo a far pagar cara la sua rassegnazione — e crediamo che Soranzi abbia dovuto ricordarsene per un bel pezzo!
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Dopo, la madre si trovò sulle braccia la figlia abbandonata, alla quale bisognava pur rivelar tutto.
Come fare? La ragazza era ancora nel primo sogno d’amore, e il destarla, per sorpresa, poteva essere pericoloso. Ora, Maddalena, che aveva fatto il primo passo nella via della speculazione — e a lei era costato pochissimo anche quello — non voleva, per niun conto, che il dolore avesse, non che ad avvizzirne, pur a sfiorarne la bellezza.
Non v’era che un mezzo solo — rendere ridicolo e odioso Soranzi agli occhi di Silvia — e se ne valse, e si può agevolmente imaginare s’ella trovasse le parole acconce.
Contemporaneamente — per non distruggere, senza edificare — la erudiva nella scienza della vita, nella sua scienza, e con tale accanimento, che l’anima della povera fanciulla, in breve, non ebbe più alcun pudore.... e cominciò a sogghignare, come sua madre.
Se Soranzi, per caso, fosse ritornato, a tanto mutamento avrebbe creduto di sognare o d’aver sognato prima.
Il guasto era talmente profondo, che quando Maddalena le rivelò che Soranzi era ammogliato, esclamò: — Tanto meglio, così sarò più libera! — e quando, a certi sintomi, essendosi compreso che madre natura non s’era data alcun pensiero delle convenienze e aveva fatto il suo dovere, nacque la discussione se fosse da preferirsi l’arrischiare o il sopprimere.... si decise di comune accordo che, tutto ben considerato, era meglio....
Fortunatamente la Natura medesima parve preoccuparsi della questione di moralità, e ribellandosi.... a sè stessa.... dimostrò l’inutilità, pur di tentar un delitto che avrebbe potuto costar molto caro agli stessi rei!
Fuggiamo, fuggiamo da queste madri.... per ridere, che davvero farebbero piangere, se gli occhi, troppo abituati allo spettacolo di una folla di vergini che, in un batter di ciglio, qualunque sia l’educazione ricevuta, diventan cortigiane.... potessero ancor sentirsi offesi.
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Agitiamo l’incensiere, purifichiamo, profumiamo.
Era scorso un mese all’incirca dal giorno in cui il suocero, compiuta la sua missione, era tornato presso la figlia, in campagna.
Una sera, verso le undici, Soranzi stava scrivendo al suocero. Non aveva ancor avuto il coraggio di scrivere a Costanza, ma, all’indirizzo del primo erano già partite trenta lettere, che finivano tutte colle parole «lavoro e spero».
La penna aveva vergate, per la trentunesima volta, quelle parole, e v’aggiungeva queste altre «comincio a star male,» quando l’uscio s’aperse e una bianca visione apparve sulla soglia.... Soranzi, al lieve rumore, alzò lo sguardo e trasalì di gioja.... ma non si levò....; attendeva tremante la prima parola per sapere se gli era concesso gettarsi a’ suoi piedi per adorarla.
Ella mosse verso lui lentamente — e non tremava meno.
— È l’ora del tè.... — balbettò, quando gli fu vicina, con un filo di voce. Era l’emozione del perdono che ella accordava.
Soranzi non potè proferir accento, tanto la sentì grande.
S’alzò — ella gli porse la mano, e, silenziosi ambedue, uscirono.... e s’avviarono verso una nota portiera.
— Come....? — mormorò Soranzi fremente di voluttà.
— Il tè è servito qui.... stasera. —
Ella rimosse la portiera ed entrarono.
Le finestre erano aperte; dal giardino venivano onde d’effluvj.
Lontan lontano, gemeva una romanza.
— Che aria pura.... sana.... questa! — esclamò Soranzi, giungendo le mani.
— Respiriamola sempre?....
— Oh! sempre.... —
Assicurano che non si possa dire: «nè mai nè sempre,» ma Soranzi potè sempre dire di non essersi illuso quella sera.
Ci hanno riferito che Costanza, qualche mese dopo, benedisse quella momentanea sospensione di vita conjugale, perchè, quando fu ripresa, si potè ottener quello che prima s’era aspettato tanti anni invano.... Il nonno lo chiamò il figlio della riconciliazione.
Se c’è qualche matrimonio infruttifero e se l’esperienza invoglia....
Ma, se i mariti si rassegneranno, non crediamo che le mogli avranno il coraggio di ripeterla. È un’esperienza troppo fisico-chimica.