LA CATASTROFE.
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Mercoledì grasso, ore 11 antimeridiane.
Minelli solo sta facendo colazione.... La signora è ancora nella sua camera.
Compare il ragioniere tutto serio.
Rag. (grave) Buon giorno.
Min. (non senza inquietudine) Buon giorno.
Rag. Signor Minelli.... io vengo a darle le mie dimissioni.
Min. (in piedi) Cosa dice?
Rag. Sì, le mie dimissioni.... perchè il decoro, la delicatezza, tutte, insomma, le ragioni di un uomo d’onore m’impongono di ritirarmi da un’amministrazione che va a male.
Min. (sedendo — con mal umore) Va a male.... va a male....
Rag. Vedendo che le mie rimostranze non La persuadevano molto.... vedendo che si continuava sempre col medesimo andazzo.... io ho preso l’unica risoluzione che doveva prendere. Non voglio che, un giorno, si dica che io L’ho rovinato.... mentre ho fatto di tutto per salvarlo.... Eccole lo stato della sua casa.... Sono otto giorni che non prendo quasi alcun riposo per far più presto.... perchè ho fretta d’andarmene.
Min. (tutto mortificato) Ah! ha fretta.... (prende ed esamina lo stato, senza batter ciglio, poi con voce semispenta) E.... è esatto?....
Rag. Pur troppo!
Min. E.... non c’è più speranza di rifarsi?
Rag. Se si va avanti così.... nessuna speranza! — se, invece, si ha il coraggio d’una riforma radicale.... sarei per garantire che si tornerebbe alla floridezza primiera.
Min. (respirando) Pazienza.... quando mi parla così....
Rag. (lieto) Ho un progetto! Se Ella lo approva e lo mette a esecuzione.... fra tre anni, forse prima. Ella può essere ancora il Minelli d’una volta....
Min. (battendogli sulla spalla) Bravo.... ragioniere.... Bravo! Sentiamo, sentiamo.
Rag. Un momento.... Prima di pensare a progetti.... bisogna trovar diecimila lire per far fronte alle scadenze di questo mese....
Min. (già scoraggiato) Diecimila lire.... Dove vuol che le trovi io?
Rag. Sua moglie ha una dote....; se la faccia consegnare — (ad una smorfia di Minelli). Non si tratta di consumargliela.... si tratta semplicemente di servirsene per salvare la situazione.... È un interesse della moglie come del marito.
Min. Mi rincresce.... Se vi fosse un altro mezzo....
Rag. Impossibile.... Non si può già ricorrere agli strozzini.... senza rovinarsi ancor più presto.
Min. (con sforzo) Bene.... adesso vado da mio suocero e mi faccio dare le diecimila lire.... Ella vada pure ad aspettarmi in negozio.....
II.
Mezz’ora dopo in casa Papetti.
Min. Caro papà.... buon dì.
Pap. To.... To...., che vuol dire a quest’ora?
Min. Vuol dire che ho bisogno d’un favore.
Pap. Ma parla subito...., che cosa vuoi?.... sono qui tutto per te!
Min. Ecco.... si tratterebbe.... anzi si tratta, mi hanno proposto una operazione eccellente.... ma siccome, in questo momento non ho tutta la somma che occorre.... sarei costretto a lasciarmela sfuggire.... Se invece potessi compire la somma.... allora io sarei certo di fare un bel guadagno.
Pap. (con difficoltà) E.... che somma occorrerebbe?
Min. Oh! solo diecimila lire....
Pap. Bagattelle!.... e dove vuoi che vada a prenderle io?
Min. Subito fatto.... tu.... Un momento; prima voglio ricordarti una cosa. Quando io ti ho chiesto la mano di Maddalena, e che si è parlato d’interessi, io cosa t’ho detto?.... Si goda.... — ho detto — allora ci davamo del Lei.... Si goda pure, in pace, gli interessi delle diecimila lire ch’Ella mi offre in dote....; a me basta la sua Maddalena.... È inutile far contratti... Denaro non ne ho bisogno.... Parenti non ne ho...., dunque.... quel ch’è mio è suo e nessuno glielo può togliere.
Pap. (che ha capito l’antifona, comincia a far il muso lungo)
Min. Ho io mai pensato a farmi consegnar la dote di Maddalena?.... No. — Ma adesso mi è necessaria.... e vengo a chiedertela.... Del resto, non temere.... Quel che t’ho detto allora, te lo mantengo — gli interessi li godrai sempre tu!
Pap. (freddo) Senti.... io i denari non li ho.... cioè.... li ho, ma non sono in contanti. Io ho impiegato quella somma in tanta rendita dello Stato.
Min. Oh! non importa.... venderemo la rendita....
Pap. Dimmi un po’.... che operazione è.... che vuoi fare....? Non avertene a male.... sai.... capisci bene.... un padre.... Vedi.... se tu m’avesti detto allora....: — Voglio la rendita — figurati.... te l’aveva offerta io! ma venir proprio adesso.... che cosa vuoi....; avrò torto.... sarà una paura sciocca la mia.... ma abbi pazienza.
Min. (contenendosi) Dunque non me la dai....
Pap. Abbi pazienza.... ti ripeto...... non posso.
Min. (contenendosi) Senti.... sono venuto a chiedere un favore.... ma.... in fine dei conti, quelle diecimila lire mi appartengono...., sono roba mia.
Pap. (convinto) Scusa, caro.... sono roba di Maddalena!
Min. Accettato! E se Maddalena ti dicesse: — Dagliele pure? —
Pap. Risponderei....: alla nostra morte, avrà quello e anche il resto.... ma ora, no.
Min. Ma e se per cagion tua.... io dovessi lasciarmi sfuggire quell’operazione....?
Pap. (adulandolo) Eh! un negoziante come te.... ha credito fin che ne vuole.... e non saranno proprio quelle povere diecimila lire che gli faranno caldo piuttosto che freddo.
Min. (alterandosi) Questa poi non me l’aspettava.
Pap. (freddo) E neanch’io.
Min. Ma per Bacco!....
Pap. Che cosa?
Min. (mutando pensiero) Niente....
Pap. Bravo....
Min. Ne farò a meno.... e così vedrai che hai avuto torto di diffidar di me.
Pap. (con espansione) E io non desidero di meglio, anima mia!....
III.
Nel negozio Minelli, dialogo a bassa voce.
Rag. (sentito l’insuccesso di Minelli) Diavolo.... diavolo!.... (pensa) E dica un po’.... se si potesse ottenere dal signor Papetti che prestasse il suo avallo sur una cambiale?.... Che ne dice?.... Chi sa.... Alle volte, si hanno delle difficoltà a metter fuori il denaro.... e si mette fuori invece, per far un favore, la propria firma. A noi servirebbe egualmente, perchè io ho un amico il quale ha la più grande fiducia in me.... e mi sconterebbe certamente....
Min. E sconti senza l’avallo.... allora!
Rag. Ah! no.... Ella mi capisce.... io voglio essere perfettamente tranquillo....
Min. (rassegnato) Bene.... gliene parlerò.
Rag. Ma.... badi.... bisogna far in modo da non metterlo in sospetto.
Min. Lasci fare a me.... Per stasera lo invito alla nostra festa.... e lo faccio bere un pochino.... Siccome è molto espansivo, quando ha bevuto...., otterrò da lui tutto quello che voglio.... Mi prepari la cambiale intanto.
················
Il nessun successo della povera astuzia di Minelli con Papetti s’è visto e sarebbe stato prevedibile per tutt’altri che per quell’uomo scervellato.
Invece a lui parve tanto impossibile di non esser riuscito, se ne addolorò, si indispettì talmente contro sè stesso, che, per poter non pensare alla propria disfatta.... per poter dimenticare, fino al domani, quelle diecimila lire.... vuotò la bottiglia del Cipro. Ma non bastò, anzi fu peggio.... perchè, cominciata l’ebbrezza, quelle maledette cifre, presa forma umana, si misero a ballonzargli e sgambettargli negli atteggiamenti più grotteschi, nella mente trasognata — or irridendolo coi più strani sberleffi, or minacciandolo coi pugni e coi denti.... Non sapendo più come salvarsi.... si fece portare una bottiglia di Erlauer.... poi, un’altro ancora.
Allora le cifre scomparvero — tutto dintorno a lui diventò bujo — gli parve d’essere sul tetto d’una casa, nelle acque d’un fiume straripato.... E il terribile elemento saliva.... saliva.... e il vento muggiva, e la pioggia scrosciava.... e nessuno veniva a salvarlo.... e l’acqua gli lambiva già i piedi.... Allora sentì un guizzo di freddo per tutta la persona, volle alzarsi.... e sconciamente stramazzò.
IV.
Giovedì grasso, ore 9 antimeridiane.
Minelli si sveglia e chiama, senza aprir gli occhi.
— Lena..... Lena.... — nessuno risponde — dormi ancora?.... Ma.... — si leva a sedere, si stropiccia gli occhi, si guarda d’intorno.... Non è la sua camera.... non è la sua casa.... si ricorda.
— Pover uomo! — balbuzia — pover uomo! Chi sa cosa avrà detto Maddalena.... Chi sa! —
Poi pensando ai casi suoi:
— Quella è l’ultima.... ah! sì.... è tempo di finirla....; or vado a casa.... e da questo momento.... vita nuova! —
Forte della buona risoluzione, si sente bene e sarebbe quasi felice.... se non fosse il pensiero martellante delle diecimila lire e dei rimproveri che lo attendono al domicilio conjugale.
— Ma passerà anche questa! — dice e si alza. Dà la mancia al servo del cassiere della Società, e gli lascia tante scuse con tante cose pel padrone e la promessa d’una visita, dopo pranzo.
Torna a casa, ma trova chiuso. La fantesca è uscita ed egli non ha le chiavi. Scende e entra in negozio, il che, a quell’ora, maraviglia i garzoni. Parla col ragioniere, gli dice del secondo fiasco toccato con Papetti e finisce coll’esclamare: — Cosa facciamo adesso?
— Ci penserò! — risponde il ragioniere, che ha già pensato, con un accento che fa sperare ancora una speranza.
— Bene.... io sono nelle sue mani. Ah! ecco la domestica che ritorna....; vado a vedere se mia moglie s’è svegliata. Ella venga pure, verso mezzogiorno.
Mezzodì.
Minelli entra nel salotto, in cui v’è già il ragioniere ad aspettarlo.
Il povero marito non è gajo. La moglie era di pessimo umore, e alle sue scuse e spiegazioni non ha risposto che un: — Taci, taci. — Quanto alla conferenze, l’ha accettata con un annojatissimo: — Sì, sì. —
Min. Favorisca aspettare un momento.... Mia moglie sta vestendosi.
Rag. L’ha prevenuta?
Min. Sì.... le ho detto a un dipresso....
Rag. E cosa ha risposto?.... è bene ch’io sappia in quali disposizioni....
Min. Eccola.... — entra Maddalena e saluta freddamente. Siedono.
Rag. Signora Minelli.... mi rincresce di averla forse disturbata, ma era necessario. Dovendo presentare la situazione finanziaria del signor Minelli.... ho desiderato che Ella pure ne prendesse conoscenza.... sia perchè si tratta di cosa che deve starle molto a cuore.... sia perchè, occorrendo poscia adottar dei provvedimenti pel seguito, e la di lei cooperazione potendo essere assai utile.... è bene ch’Ella sia perfettamente informata di tutto. —
Maddalena corruga la fronte — non ha capito niente, cioè ha capito che è un brutto preambolo.
Rag. (con solennità) Ecco adunque lo stato, in poche cifre tonde. La dimostrazione l’avrà poi se la desidererà:
L’ATTIVO è composto, in gran parte, delle spese sostenute in questi ultimi ventun mesi.
Per ammobiliare l’appartamento L. 15,000
Per le gioje della signora » 9,000
Fatture saldate per conto della signora » 14,000
Simili per conto del signore » 4,000
Spese di famiglia » 25,000
Mobili di negozio » 10,000
Crediti diversi » 23,000
Merci esistenti » 40,000
Totale L. 140,000
Passivo:
Scadenze di marzo L. 10,000
Scadenze di aprile » 4,000
Scadenze di maggio » 6,000
Totale L. 20,000
Se vi siano altre fatture da pagare per loro conto non so.
La posizione non è disperata, ma bisogna mutar sistema per salvarla. I provvedimenti da prendersi sono varj:
I. Depurazione del personale. — La rendita di questi ventun mesi basta appena alle spese di negozio e alle sottrazioni fatte da qualcuno, che si dovrà licenziare. I colpevoli restarono al coperto per molto tempo, ma finalmente si tradirono in questo carnevale, colle loro pazze spese.
II. Vigilanza continua del signor Minelli.
III. Bisogna tornare alla cifra normale di L. 80,000 circa, pel conto merci generali, tanto richiedendo l’importanza del negozio.
IV. Estinguere le passività.
Le diecimila lire scadenti in aprile e in maggio verranno colle vendite. Le merci che arriveranno in sostituzione non saranno pagabili che in novembre e in dicembre.
In giornata, urge trovare le diecimila lire di marzo. Sono indispensabili, una condizione sine qua non dell’assestamento degli affari. Si sarebbe potuto provvedervi facilmente se il signor Papetti fosse stato più arrendevole....; così, non resta a nostra disposizione che un mezzo solo.... lecito e non rovinoso. La signora vorrà permettere che si diano in pegno le sue gioje.... (moto di spiacevole sorpresa della moglie — e anche del marito) per qualche tempo. M’incarico io di cavarne almeno L. 7000....; per le altre 3000, supplirò io coi miei piccoli risparmj.... —
Minelli, con ammirazione, rasserenandosi, alla moglie: — Ma vedi.... vedi che uomo! E se si presta lui, che cosa non dobbiamo far noi?!
— Rimane a prendersi un ultimo provvedimento, dal quale io mi riprometto vantaggi grandissimi, più che da ogni altra misura (fissa sorridendo, Maddalena), ed è questo: La signora dovrebbe compiacersi di passare almeno sei ore al giorno, al banco del negozio....
Min. (incerto) Come....?
Madd. (sdegnosa) Io?....
Rag. Scusi, signora,... io ho pensato che la di Lei presenza in bottega contribuirebbe a ristabilire la disciplina nel personale — ed essendo anche un bellissimo e nuovo ornamento del negozio, contribuirebbe, altresì, a richiamare gli avventori disgustati, non solo, ma a farne accorrere di nuovi. Qual più bella soddisfazione per la signora che quella di poter dire un giorno: — Ecco, Casa Minelli è risorta all’antico splendore.... e questo è tutto opera mia!?.... —
La cosa può sembrarle forse un po’ nojosa al momento.... ma ci si abitua presto, e col tempo diventa un divertimento. Si tratta poi di così poche ore.... che si può fare un piccolo sacrificio.... Già, senza mortificazioni non si può aspirare neanche al paradiso....
Madd. (insensibile ai sorrisi, alle delicatezze, alle adulazioni e agli scherzi del ragioniere — con stizza mal dissimulata) Io non discuto le proposte del signor ragioniere, anzi dico anch’io che sono buone.... e quindi farò anch’io tutto quello che potrò, perchè è troppo giusto. Le mie gioje sono a sua disposizione.... fin da questo momento.... Vuole anche i miei abiti....?
Rag. (grave) Signora.... Ella mi offende.... si direbbe quasi che io....
Min. (spaventato, supplice) Per carità, Maddalena!.... signor ragioniere!....
Madd. Se ho esagerato.... è stato involontariamente.... mi perdoni.... ma non avevo proprio l’intenzione di offenderla.... Dunque.... farò il mio dovere.... Ma ch’io scenda in negozio.... questo è proprio impossibile.... Che vuole.... che io me ne stia là, come una civetta per attirar la gente? So che si usa, ma a me ripugna....
Min. Bene, bene! lasciamo questo punto. Io devo già ringraziare Maddalena del sacrificio ch’è disposta a fare. Sta pur certa che le gioje torneranno a casa il più presto possibile. Quanto a richiamar gli avventori, ci penserò io.... anche senza esporre mia moglie....
Rag. Signora, io spero che Ella non mi terrà il broncio....
Madd. Le pare? Io devo anzi ringraziarla per tutte le sue premure.... Posso andarmene adesso?
Min. Fa pure, cara...., e noi scendiamo.... (mentre si levano, si ode la voce della fantesca domandare dal di fuori) — È permesso?
Min. Avanti.
Fant. (aprendo) V’è qui un giovane, che desidera parlare colla signora.
Madd. Con me?
Min. Sarà qualche operajo....; fallo pure venire innanzi.
Fant. (introduce un cameriere d’albergo e si ritira)
Madd. (vedendo il cameriere, impallidisce come un cadavere)
Cam. (s’inchina, poi tutto grazioso a Maddalena:) Sono molto contento d’averla trovata in casa.... Dica.... Avrebbe mai, per accidente, smarrito il suo ventaglio, stanotte?
Madd. (non ancora riavutasi) Io?....
Min. (al cameriere) Scusi.... Lei chi è?....
Madd. (tenta far comprendere al cameriere, cogli occhi, i quali pare voglian schizzar dalle orbite, che non deve parlare — ma quello non vede)
Cam. Io sono un cameriere del Restaurant Bouquet. Siccome abbiamo trovato un ventaglio nel gabinetto in cui la signora.... (guarda in viso a Maddalena, e vedendone la terribile espressione, s’interrompe tutto confuso)
Min. (sorpreso per quel silenzio subitaneo, dopo tal principio, vedendo il turbamento del cameriere e di Maddalena) E così....? finisci.... (poi al ragioniere, che, per delicatezza, vorrebbe andarsene) Si fermi pure....
Cam. (con sforzo) Probabilmente m’hanno mal diretto....
Min. (colpito da sospetto a Maddalena studiandola) Dov’è il ventaglio che avevi ieri sera?....
Madd. (sconcertata, non trova parole, dice col gesto che non sa)
Min. (scoppiando) Ah! ma dunque è vero!.... (al cameriere, imperioso) Finisci quello che avevi incominciato....; guardami bene in faccia!
Cam. (asciugandosi la fronte, balbetta) Siccome.... si è trovato un ventaglio....
Min. In un gabinetto!
Cam. Sì, signore.
Min. Che la signora vi ha lasciato.... stanotte.
Madd. (rompendo in pianto, grida) Ma non è vero!.... questa è un’infamia!....
Cam. (dice fra sè) Apriti terra!
Min. (lancia alla moglie un’occhiata fulminante, quindi al cameriere) Dammi quel ventaglio....
Cam. (la cui mano, involontariamente, s’era mossa nella direzione d’una tasca, preso da pietà per Maddalena, dice:) Non l’ho....
Min. (frenandosi a stento) Ah! non l’hai?....
Cam. (con sicurezza) No.... è all’albergo....
Min. (coi denti serrati, facendo un passo) Ah! all’albergo?....
Cam. (indietreggiando) Sì, signore.
Min. Bene! verremo all’albergo.... E ora dimmi un po’...., come mai t’è venuto in mente di venir.... precisamente qua?.... (moto disperato di Maddalena) Zitta tu!.... se parli.... io....
Madd. (che ha preso una risoluzione, con subitanea energia) Ma, insomma.... è una vera indecenza.... questa, che si vada in una casa.... e che....
Min. (interrompendola) T’ho detto di non parlare!.... (freddo) Non è un’indecenza.... è onestà.... e siccome questa onestà dà una traccia di qualche cosa.... appunto d’indecente.... così io voglio saper tutto.... e lo saprò.
Madd. (sedendo, disdegnosa) Va benissimo.
Min. (al cameriere) Dimmi, adunque, come t’è venuto in mente....
Cam. Ecco, se si fosse trattato d’un ventaglio qualunque, non ce ne saremmo curati.... ma trattandosi d’un ventaglio di valore.... capisce.... Allora io, che aveva veduto il cocchiere del brougham.... (esita)
Min. (fremente).... in cui la signora era venuta....
Cam. .... questo non so.... sapeva solo che aveva condotto gente.... quindi sono andato da lui....
Min. (tremante d’impazienza) E t’ha detto?
Cam. (esitante) E.... m’ha detto.... che s’era...., ossia che gli pareva d’essersi fermato davanti a questa casa....
Min. (colla vista oscurata) E allora?
Cam. Allora.... ho interrogato il portinajo.... e m’ha detto che, della casa, la signora Minelli, per quanto egli ne sapeva, era l’unica signora che la scorsa notte fosse uscita.... con suo marito. O il cocchiere era ubbriaco.... o il portinajo era mal informato....
Min. (con riso spaventevole) Sicuro.... dev’essere così.... (fregandosi le mani e guardando Maddalena) Ora, adunque, andremo all’albergo a prendere il ventaglio.... e se non ci sarà.... se ne vedranno delle belline.... va bene?....
Cam. (stanco, volendo uscirne, senz’altri rischi nè noje) Senta.... poichè devo darglielo.... o prima o poi.... tanto fa che glielo dia adesso....; dopo tutto, non sono cose che mi riguardano.... (gli dà un involtino. Maddalena non sembra accorgersi di quanto avviene; pensa)
Min. (frenando un grido di furore al riconoscere il ventaglio, con orgasmo al cameriere) Bravo.... così si fa.... a te.... per il tuo incomodo.... prendi (gli dà cinque lire; aggiungendo con intenzione minacciosa), e se sarai discreto.... farai una buona azione.... capisci?....
Cam. Non dubiti.... grazie.... Riverisco (s’inchina ed esce).
Rag. (contristato) Permetta che me ne vada anch’io?....
Min. No.... si fermi.... si fermi...., perchè questa donna sa mentire.... e può essere che io abbia bisogno di testimonj....
Madd. (alzandosi, fredda al ragioniere) Ha sentito?.... mio marito m’insulta.... Ora io non voglio più restare in questa casa.... (muove per uscire)
Min. (vietandole il passo, furente) Non si parte.... (respingendola) Non si parte.... per Dio!
Madd. (al ragioniere, con riso forzato) Ma sa che questa è nuova.... (siede)
Min. (la guarda torvamente, poi suona il campanello; entra la fantesca) A che ora è venuta a casa mia moglie.... stamattina?
Fant. (incerta) Alle....
Madd. (pronta) Alla una!
Min. (contenendosi, ripete con flemma) A che ora è venuta a casa mia moglie?
Fant. (che ha capito) L’ha già detto la signora.... alla una.
Min. (urlando) Tu menti.... tutti mentite! ma.... la saprò ben io.... per l’inferno.... la verità.... Quel cocchiere.... è ancora vivo!.... (battendo un gran colpo sul tavolo) lo troverò....!
Fant. (spaventata si ritira)
Madd. (a quelle parole, si perde d’animo, supplice) Ma Dio! un po’ di pietà!
Min. (stravolto) Con chi sei andata a quel Restaurant.... con chi?
Madd. (mancando) Ma io non sono andata in alcun Restaurant.
Min. A che ora sei partita dalla festa....?
Madd. Che so io.... alla una.
Min. Sola.... no già!.... con chi adunque?
Madd. Con una persona.... che conosci anche tu.... e che io stessa ho pregata d’accompagnarmi.
Min. E.... chi è.... questa persona....?
Madd. È il signor Soranzi....
Min. E.... siete venuti a casa.... subito?
Madd. .... Subito....
Min. A piedi?
Madd. A piedi....
Min. (al ragioniere) Ella ha sentito.... (a Maddalena) Ora.... io esco.... e se io saprò.... che hai mentito.... guai.... guai a te! E se poi il ventaglio sarà stato smarrito.... supponiamo.... sulla festa.... resterà a scoprire qual è la signora che l’ha trovato.... e riusciremo a sapere anche questo.... va bene? (al ragioniere) Ella intanto mi faccia il favore di rimanere.... e le impedisca di parlare con chicchessia e di fare un sol passo.... Siamo intesi! (esce)
Madd. (vedendosi sola col ragioniere, riprende coraggio, e fingendosi oppressa, con voce flebile) Scusi, signore.... se mi ritiro nella mia camera.... ma io ho troppo bisogno di piangere....
Rag. Mi faccia la grazia di restar qui. Ella ha udito le raccomandazioni....
Madd. (piangendo) Ma sono in casa mia, infine....! Mi segua, se vuole.... mi lasci andare nella mia camera....
Rag. (con pietà) Mi dica.... Ella è proprio innocente....?
Madd. .... Creda.... io sono una povera vittima del destino, che mi perseguita.... ma io non so proprio nulla di nulla! mi crede?
Rag. Ma.... per me.... si figuri....
Madd. .... Dunque.... sia buono.... guardi.... mi lasci almeno rinfrescarmi il volto.... devo avere gli occhi ben rossi....
Rag. Bene.... faccia presto.... perchè io non voglio aver noje....
Madd. (dolcissima) Un minuto solo.... (esce)
Il ragioniere resta solo, facendo delle considerazioni morali sul matrimonio, e rallegrandosi di essersi conservato celibe; tutt’a un tratto balza in piedi esterrefatto, ha udito un rumore di chiavi giranti nelle toppe; corre ad un uscio, — chiuso — corre all’altro, — chiuso anch’esso. — Ah! balordo ch’io sono.... — esclama — doveva ben pensare che una donna....! e adesso quell’altro tornerà.... ed io.... Ah! bah! — corre alla finestra, apre, e grida: — Portinajo! Portinajo!
Eh? — fa il portinajo sull’uscio del suo stambugio....
— Vieni su.... subito....
— Subito....
— Ma dov’è? — domanda forte il portinajo, salito, girando per le camere.
— Qui.... qui! — grida il ragioniere — apri....
— Ecco.... ma come mai....
Fuori di sè. — Niente.... di’ al signor Minelli che io non sono nè un gendarme nè un aguzzino.... e tanto meno poi un prigioniere.... Il resto glielo scriverò io....!
— Va benone! — fa il portinajo, che non capisce niente, vedendolo fuggire a precipizio. — Il marito se ne va, la moglie se ne va, la serva se ne va.... e questi, non appena può andare, scappa.... Così, chiudiamo e andiamocene anche noi. —
Sono scorse due ore. Minelli torna. Ha cercato di tutti quelli che potevano fornire qualche schiarimento e ha parlato con tutti.... col cocchiere, col portinajo di casa Soranzi, coi servitori della Società, ha voluto rivedere il cameriere del Restaurant.
Non v’è una dissonanza. Tutto concorre ad accertare in modo ormai incontrastabile la temuta verità. Ebbene, egli non è più furente.... è di ghiaccio. — Egli non ha da far altro che strozzare Maddalena.... e la strozzerà; e dopo andrà a consegnarsi alla giustizia. — Questo è così semplice, che egli è tranquillo. — Si è sempre tranquilli quando si compie il proprio dovere.
Il portinajo, vedendo passare il signor Minelli: — Signor Minelli, ha detto il di lei ragioniere che non è nè un gendarme, nè un aguzzino.... e tanto meno poi un prigioniere. Quindi se n’è andato.
Min. (accendendosi) E dove è andato?
Port. Io non saprei.... Ah! prenda la chiave....; non v’è nessuno in casa.
Min. (afferrandolo per un braccio, come pazzo) Cosa dici! non c’è nessuno?....
Port. (liberandosi) Se non crede.... vada a vedere. — Che cos’ha?.... Si sente male?
Min. (atterrato, cupo) No.... grazie. —
Sale lentamente, curvo, barcollante, apre, entra, passa di camera in camera, con tal circospezione, che si direbbe tema di trovar alcuno. Giunge alla camera da letto.... vorrebbe.... si pente.... si decide.... spinge l’uscio.
— Ah! — grida gemendo — Son rovinato! —
Al primo sguardo, egli ha tutta compresa la sua disgrazia.
Non gli resta nemmeno il conforto della vendetta.
Corre al forziere aperto.... Pur troppo è vero.... L’unico valore che vi si trovava, lo scrignetto dei giojelli, è sparito.
Sur un tavolino v’è un biglietto scritto colla matita in modo quasi inintelligibile, tanta era la furia di chi lo vergò.
Ecco quel che vi legge Minelli coll’occhio semispento:
«Non cercare di me.... non mi troveresti. Addio per sempre.
«Maddalena.»
Minelli alza gli occhi e i pugni al cielo.... La sua maledizione non si ode.... ma deve essere orrenda!
Poi biascica sordamente:
— Ah!.... non cercare di te?... addio per sempre?.... Voglio trovarti.... voglio.... capisci? —
Vuol muoversi, per uscire, ma le gambe non lo reggono.... tutto è distrutto in lui e cade inginocchioni. Egli vuol rialzarsi.... e non può.... Si rode i pugni per la rabbia, si percuote il petto, la fronte, si strascina sulle ginocchia.... ma ogni sforzo è vano.
Il portinajo, che s’era impensierito pei modi strani di Minelli, sale dopo mezz’ora e lo trova immobile, accosciato, cogli occhi sbarrati, fissi al suolo, colla bocca intrisa di una spuma verdognola e sanguigna.
— Lo diceva io che ci doveva essere qualche cosa — borbotta il portinajo, e lo solleva e lo mette a giacere sul letto, e gli domanda che cosa ha, che desidera....
— Nulla — mormora Minelli estenuato — lasciami dormire; va pure.
— Vuol che dorma qui nella camera vicina, stanotte?
— No, no, adesso mi è passato.... grazie.
— E l’uscio che è aperto....?
— Lascia pure aperto... non c’è pericolo.... chiuderò io.... Il negozio non sarà aperto.... m’imagino....
— Eh! già.... è giovedì grasso....
— Giovedì grasso.... — sospira Minelli. — Va pure.... addio. —
Quando il mattino susseguente, il portinajo salì per veder come stava il signor Minelli, non lo trovò più.
Sul tavolo, nel salotto, v’era un piego suggellato diretto al ragioniere.
Lettera di Minelli al suo ragioniere.
Caro amico,
Permetta che, in questi ultimi momenti, riconosca quanto Ella ha fatto o tentato di fare per me, col chiamarla amico. Se io Le avessi dato retta, sarei certamente felice e degno della stima generale.... così sono un povero miserabile.
Non lo sarò tuttavia che per poche ore.
Cosa vuol che ne faccia io, adesso, della mia vita?
Si può vivere soli, coll’anima esulcerata; impotenti a tutto, colla mente che non sa obliare.... sapendo che ella è viva, che mi disonora, che mi deride.... perchè le è riescito di ingannarmi e di derubarmi?!
D’altronde sono rovinato, caro ragioniere, e non saprei come rialzarmi, perchè io non sono più capace di lavorare.... lo sento.
E poi, ho sempre veduto che quando si comincia a rotolar giù, non si può proprio più fermarsi.
Dunque arrischierei di perdere quel poco che ancor mi resta, mentre è mio dovere sacrosanto di salvarlo per mia figlia?
No.... no.... ne ho già troppe sulla coscienza, e almeno questa voglio risparmiarmela.
Povera Silvia!.... non l’ho mai riveduta....
Questo è forse il più grave mio torto.... e non ho scuse.... Non posso a meno di piangere pensando a quella meschina....
Desidero che Ella, signor ragioniere, sia il tutore di mia figlia — e se Ella accetta, io dico, anzi: voglio, affinchè Ella possa venir più facilmente nominato dal Tribunale.
Forse ci sono molte altre cose che sarebbe necessario dire.... ma or non saprei.... ah! È mia assoluta volontà che quanto potrà essere salvato dal naufragio della mia fortuna, venga investito in rendita pubblica e intestato a mia figlia. Tutto in rendita, ad eccezione di poche lire 3000, tremila, che io La prego, signor ragioniere, di accettare come un lieve segno della mia gratitudine pei servigi che Ella mi ha resi.
Non ho proprio altro ad aggiungere.
Parli qualche volta di me alla Silvia, quando potrà capire.... e la baci per me.
Addio.
Paolo Minelli.
PS. Favorisca far consegnare le unite due lettere — e faccia dir una parola ai giornali, onde non si occupino di me.... se pur possono defraudare, in via d’eccezione, una volta la curiosità dei loro lettori. Non è tanto per me che desidero questo, quanto per mia figlia, che un giorno saprà leggere.... e vorrà sapere... Addio, addio.
Lettera al padre di mia moglie.
Voleva quasi quasi partire, senza neanche salutarti — ma siccome, sebbene involontariamente, sei stato la cagione principale di tutto quello che è avvenuto — perchè se non mi avessi rifiutato quanto mi devi, nulla sarebbe avvenuto.... così voglio salutarti.... e ringraziarti.
L’ho qui.... qui alla gola.... veh! — e non mi passa.... e se io ascoltassi solo la mia rabbia....
Ma, per Dio! vengo a domandarti la mano di tua figlia.... e non ti chiedo un soldo — la adoro tua figlia, la tratto come una principessa, non so cosa farei per vederla sempre sorridere di soddisfazione.... procuro ad un padre una rara consolazione e la più grande, quella di veder felice sua figlia.... ed ecco il bel compenso che trovo!
Un giorno, quando per un concorso di circostanze, e anche per mia colpa — sì, non lo nego! — mi trovo in bisogno e mi rivolgo al padre di mia moglie.... egli mi lascerebbe morire piuttosto che ajutarmi! Mi nega il prestito di diecimila lire che mi deve.... me lo nega a me, che ho speso quattro, cinque volte tanto in pochi mesi per far star allegra sua figlia! È dura, sai?! È proprio una cosa che grida vendetta in cielo!
E sua figlia, tanto per fare ancor qualche cosa di meglio di suo padre, mi tradisce, mi deruba.... e fugge!
Ma me la sono meritata!
Cosa mi è mai venuto in mente, dopo essere stato felice venti anni — cosa straordinaria — con una donna, di prendere moglie per la seconda volta.... per avere una donna bella?! — Prendila, Paolo, la donna bella.... prendila! — ecco il bel frutto.
Ma chi poteva imaginarselo? chi?
E pazienza ancora, se le avessi fatto imporre di sposarmi....! Ma ha avuto tutta la libertà d’agire come sentiva! Perchè non rispondermi francamente un no? Imbecille ch’io fui!.... Credetti che il suo fosse un sì d’amore.... ed invece, non era che una furberia per poter venire a godersi il mio denaro!
Ed io.... mi sono rovinato per questa donna!
Basta.... io adesso me ne vado all’altro mondo, e spero che tu non starai molto a seguirmi.
Intanto godi.... godi le tue, ossia le mie diecimila lire! — e quanto a tua figlia, ora trionfi pure.... ma la mia maledizione la perseguiterà per tutta la vita.... e qualche giorno giustizia sarà fatta!
Il marito di tua figlia.
Lettera di Oreste ai suoi parenti.
Miei cari,
Spero che v’avranno subito consegnato jeri il biglietto, in cui vi diceva che io doveva assentarmi per una partita di piacere.
Mi sono assentato.... ma per ben altro motivo. Non ve l’ho detto jeri, perchè, a dirvi tutto, ci voleva tempo, e urgeva partire senza il menomo indugio. Il più importante era che foste tranquilli a mio riguardo.
Eccovi ora la verità.
Una donna mi aveva inspirato una profonda passione e la ricambiava.
Jeri, il marito, messo da qualcuno in sospetto di tale mistero, interrogò la moglie, che, naturalmente, negò, chiedendo le prove, per guadagnar tempo. — Vado a procurarmele, disse il marito furente, e se sarà vero, io ti ucciderò. — Non appena il marito fu uscito, la moglie — doveva forse aspettare che ritornasse con quelle prove, che pur troppo si potevano ottenere? — corse dalla persona, presso la quale soltanto poteva trovare rifugio e difesa.... venne da me. Era alla disperazione! Se l’aveste veduta, avrebbe mosso a compassione una tigre....
Prego mio padre e la mia buona madre di non esser troppo severi.
So anch’io.... come lo sa Lei, che legge mentre vi scrivo.... tutto quello che si può dire. Ma non discutete, per carità, la ragione o il torto d’una passione! Ditemi solo se un uomo che si trovava nella mia posizione ha fatto o no il suo dovere, accogliendo questa povera donna, che tutto aveva prima arrischiato ed ora ha tutto perduto per lui! — Su questo solo punto siate giusti.... il resto lo abbandono all’indulgenza di gente di cuore, la quale sa che cos’è vita, che cos’è giovinezza.
Mia madre sarà addoloratissima nel leggere queste righe, lo so....; crederà che io abbia smarrito quei sentimenti d’onestà che ella mi ha sempre inspirati.... No, io non sono stato che amante.
D’altronde, v’era qualche cosa di predestinato.... era scritto che presto o tardi le nostre sorti dovessero confondersi in una sola, che sarà fonte perenne di comune felicità. Lo sento.... e sono certo che non è un’illusione.
Siamo a X.... al confine.
Scrivetemi subito per tranquillarmi.
Il nostro ritorno dipende dagli avvenimenti.
In caso di separazione legale, torneremo presto.... Nel caso contrario, verrò a vedervi il più sovente possibile.
Sono felice.... ma solo per metà, lontano da voi, lo sapete.
Vostro aff. Oreste.
Risposta dei parenti.
Oreste,
Tu ci hai arrecato il più profondo dolore!
Tu non vuoi che si discuta la ragione o il torto della passione — ma un uomo non deve ridursi fino al punto da mettersi volontariamente al livello dei bruti, pei quali non v’è ragione nè torto.
Quando, al primo riveder quella donna, tu sentisti ridestarsi l’antico affetto — dovevi fuggirla. Era già moglie.
Il sacrifizio allora sarebbe stato ben lieve, credilo!
Non hai avuto quella meschinissima forza.... e or vedi le conseguenze orribili della tua debolezza!
Al solo pensarvi v’è da raccapricciare....
Quel marito s’è ucciso!.... ucciso per causa vostra.
La donna che tu ami è l’oggetto della esecrazione generale in questo momento.
Essa non aveva alcuna ragione di mancare alla fede giurata.... dopo un anno e mezzo di matrimonio!
L’opinione pubblica è meno severa per te.... ma, per la gente ben pensante, tu sei responsabile quanto colei, di quell’omicidio, perchè siete voi due che l’avete commesso.... Negalo un po’ se hai tanto coraggio!
Leggi, leggi la lettera che lo sventurato ti ha scritto sul punto di morire, e poscia abbi ancora stima di lei.... di te.... se lo puoi!
E ora che farai?.... Sposerai tu quella donna? La tua passione ti trascinerà anche a questo? Sarai tanto cieco da non veder che v’è un cadavere fra voi....?
E quando l’avrai sposata, sarà essa veramente tua? E un giorno non sarai forse trascinato ad imitare l’esempio del primo marito?
Basta.... fa quel che vuoi. Noi ti abbandoniamo a te stesso.
Io ti dico solo che in questi giorni io devo benedire la sventura che m’ha quasi affatto privato della vista.... perchè così io sono certo di non veder quella donna, se mai osasse venir in questa casa....; ma non l’oserà, perchè nessuno oserà condurvela.
Tuo padre ha dettato
Tua madre ha scritto — e
aggiunge che stima troppo suo figlio per poter supporre, un solo istante, che egli le mancherà di rispetto.
Lettera di Minelli a Oreste Soranzi.
Signore,
Come vede, io mi ritiro. A Lei piace mia moglie.... ed io gliela cedo. Ma cosa vuole di più?!
Sia certo che Le faccio un bel regalo.
Ella la conosce per una bella donna, ma forse non sa che è anche una buona donna. In tal caso, se ne persuaderà in seguito....
Poi, ha altre belle qualità: sa mangiar bene, bever meglio, veste con un gusto eccellente. A ballare, l’ha vista.... anzi l’ha fatta anche ballare.... Per spirito non ha l’uguale. Nè questo è tutto. Ha un cuor d’oro. Basta dire che ha avuto una figlia e che non ha ancor avuto tempo di vederla.... ma è sempre tanto occupata, poverina!
Io le ho scoperte, un po’ tardi, tutte queste perfezioni.... ma io sono un imbecille.
Credo che Ella sarà molto felice con Maddalena, perchè è una donna che sa fare.
Se mai, per caso, un giorno si stancherà, non Le darà alcun disturbo, prenderà il bello e il buono e se ne andrà....
Ha agito così con me, ed io voglio sperare che non La tratterà meno bene di me.
Saluti tanto la mia vedova, e mi creda niente affatto suo devotissimo
Paolo Minelli.
Lettera di Oreste a Maddalena.
Maddalena,
Il nostro amore riceve un colpo mortale!
Egli si è ucciso!
Senza saperlo, ha scelto la più tremenda delle vendette.
Egli vivo, ci univa — morto in tal modo, ci disunisce per sempre!
Qual vita, infatti, sarebbe la nostra, se ci ostinassimo a volere una felicità impossibile? — Il suo fantasma sarebbe sempre con noi.... le nostre famiglie ci respingerebbero, tutti ci segnerebbero a dito, dicendo: — Ecco coloro che hanno ucciso quell’infelice.... vedete gli sposi assassini! — E noi stessi potremmo sopportare la vista di noi?
Che abbiamo mai fatto!
Ora, non ci resta che piangere, tornare nel seno delle nostre famiglie, espiare con una vita onesta un errore giovanile — e non vederci mai più.
A te, Maddalena, più avventurata di me, perdendo le gioje dell’amore, rimangono ancora le gioje sublimi della madre.
La tua bambina sarà la tua delizia e il tuo conforto.
Rinunciando ad amarci e a vederci, noi non potremo certo obliare i sogni passati.... La memoria di questo amore sarà una religione!
Addio. Addio!
Oreste.
PS. Le vicende della vita sono varie.... Se mai ti tornassero avverse.... ricordati di me. Ho voluto, dovuto dirti questo per togliermi dall’animo un peso opprimente.
Parto senza vederti.... il perchè lo comprendi.
Risposta di Maddalena.
Oreste,
Hai ragione. — Addio per sempre. — Grazie. — Non ho, nè avrò mai bisogno di nulla.... Saprò lavorare.
Sei un gentiluomo — dunque, tutto è sepolto, tutto!
Maddalena.
Quella sera, il padre e la madre di Oreste stavano seduti sur un divano, nella sala da pranzo, silenziosi e mesti. Vedevano che la mensa era servita, ma non potevano muoversi.
A un tratto si scossero.... — era una scampanellata....
Pochi secondi dopo, l’uscio si aperse e comparve Oreste, fermandosi sulla soglia, umile, abbattuto, esitante....
— Ah! è lui — gridò la madre giubilante, correndo ad abbracciarlo.
Il cieco padre ebbe un tremito, ma non fe’ motto.
— Sei solo?.... — mormorò la madre all’orecchio del figlio.
— Solo.
— È finita?
— Finita.
— Vieni!.... — Eugenio — fece verso il marito, conducendo a lui Oreste per mano — consola questo povero ragazzo.... che ha mancato.... ma che è pentito.... e soffre. —
Il cieco porse una mano, che fu presa e coperta di baci — quindi respirando largamente e alzandosi, disse:
— E ora che siamo ancora in tre.... pranziamo.... Oreste, adesso se potessi vederci.... non sarebbe proprio male! —
················
In casa Soranzi non si parlò più di Maddalena, come se neanche esistesse.
Un anno circa dopo la catastrofe, Oreste era avvocato e sposava la figlia di un alto magistrato, buona, timida, graziosa creatura, sulla quale la madre di Oreste aveva da un pezzo posto gli occhi, e di cui diceva: — Per quella, garantisco. —
Oreste fu conquistato dalla soavità della giovinetta — e quando la madre gliela propose, non seppe dir di no.
Quando Maddalena lesse il biglietto di Soranzi, per quanto fosse corazzata e tutt’altro che tenera del marito, non potè a meno di fremere. Una morte naturale.... pazienza! Era una disgrazia, e oltrechè inevitabile, preveduta vicinissima, e al punto a cui eran giunte le cose.... non avrebbe messo nessuno alla disperazione — ma quell’uccidersi!....
Tal senso di terrore tuttavia fu breve e lieve — seguirono intensi e lunghi invece il dispetto della perduta fortuna e le ansiose apprensioni per l’avvenire.... Che sarebbe di lei?....
Più ci pensava e più le pareva che la delicatezza di sentire di Oreste fosse esagerata.
Che relazione aveva l’avvenire col passato? l’ombra.... un’ombra!.... del defunto colle gioje reali dei vivi?.... perchè temere l’opinione pubblica.... la quale si sa che cos’è e della quale si fa tutto quel che si vuole? — fisime, ubbíe! — Ci fu un momento in cui balzò in piedi per corrergli dietro, afferrarlo per un braccio e dirgli: — Fermati, fanciullo.... e lascia fare a me! — ma siedè tosto.
Raggiungerlo.... in casa, forse? — affrontare.... chi sa.... fosse un oltraggio? — Scrivergli, supplicarlo, minacciarlo di darsi morte?
Non essendovi amore, l’orgoglio ne la dissuadeva.
D’altronde, a che poteva servire un espediente.... per quanto drammatico, con un figlio che sapeva tanto subordinato ai parenti?
Si trovava nelle di lei braccia.... ed era fuggito!....
Dunque che sperare mai ora? Ah! non bisognava pensarvi più.
Bisognava pensare piuttosto a provvedere altrimenti per l’avvenire.
Dopo un’ora di meditazione, il suo programma era fissato.
Prima di tutto era necessario ripresentarsi in società colla ragione da parte sua. Ella era la vittima! Chi osava sostenere che ella era il carnefice?
E poteva provar tutto in propria difesa, mentre nessuno poteva provar nulla contro di lei.
Cominciò dal partire per recarsi, la furba, in altro luogo, donde potè scrivere:
Cari genitori,
Sono presso mia figlia.
Ho saputo della triste fine di quel povero uomo.... Io lo compiango.
Se la gelosia non lo avesse accecato, non avrebbe, senza alcuna cagione, dato corpo a delle ombre — io non mi sarei spaventata.... e la mia assoluta innocenza sarebbe stata luminosamente provata.... me ne appello al signor ragioniere! — Così invece.... basta, non ci pensiamo, perchè non v’è più rimedio. Sono immersa in una profonda tristezza. Mamma, vieni a trovarmi. Io non ritornerò che fra qualche mese in casa vostra, se mi vorrete. S’intende che a Pasqua lasceremo casa Soranzi, perchè non voglio abitare vicino a quell’altra casa, che mi ricorderebbe tante sventure.
Non so che cosa dica la gente. Dite pure al signor ragioniere che faccio assegnamento sulla sua prudenza e sul suo buon cuore, onde dichiari null’altro che la pura verità, senza entrare in alcun particolare ozioso, che potrebbe far torto alla memoria di mio marito.
La gente deve sapere solo che in séguito ad un diverbio fra me e il povero Paolo, per ragioni d’interessi, io, d’accordo con voi, sono venuta a passare qualche giorno presso mia figlia, per lasciar campo al sereno di tornare.... e ch’egli, uomo debole, senza fibra, ormai vedendosi dissestato, si è ucciso, mentre si poteva ancora, col tempo, lavorando, rimediare a tutto.
Non so se mio marito abbia lasciato delle disposizioni.... Ad ogni modo, dite al signor ragioniere che io non voglio nulla per me. Tutto per mia figlia.... per la mia Silvia, che è tanto bella.... oh! se è bella!
Mamma, vieni subito, e fa di condur con te anche il signor ragioniere.... Al quale devo fare mille scuse, e col quale voglio intendermi per molte e molte cose.
Vostra affezionatissima figlia Maddalena.
PS. Vi prego di deporre una corona sulla tomba del mio povero Paolo.
I Papetti, ricevendo questa lettera, cominciarono a respirar meglio. Quell’altra di Minelli li aveva costernati, avviliti al punto che non osavan più uscir di casa.... tanto loro pareva che tutta la gente avesse a segnarli a dito e chieder loro conto del sangue d’un innocente.
Figurarsi che balsamo lo scritto della figlia! Tutta la verità era ora chiara, lampante — ed era proprio quella verità che si voleva. Maddalena, pura come un angelo — Minelli, un uomo disperato e ubbriaco.
Già l’avevano sempre detto che beveva troppo, che doveva finir male!
La madre raggiunse la figlia conducendo con sè il degno ragioniere, il quale non aveva, per caso, ancor da rimproverarsi alcun torto verso Maddalena.
Uomo prudente e di cuore infatti.
Non appena letto il testamento di Minelli, egli l’aveva abbruciato — perchè dubitando da lungo tempo del cervello del suicida, e non trovando provata l’infrazione del regolamento conjugale, o, per lo meno, provata la gravità — non si era creduto in diritto e, tanto meno, in dovere di assumersi alcuna responsabilità, nè in faccia agli uomini, nè in faccia alla sua coscienza.
Aveva dunque detto: — Il tribunale provveda. —
Quando poi ebbe parlato con Maddalena, si felicitò con sè stesso della sua prudenza. La bella donna ebbe per lui tante gentilezze, tante graziose parole, seppe tanto bene dargli ad intendere tutto quello che volle, che egli tornò in città disposto a dichiarare che la signora Minelli era una santa.
Il padre Soranzi aveva scritto che Maddalena era l’oggetto della esecrazione generale, — ma l’esecrazione generale non v’era che nella sua coscienza rivoltata. Innanzi tutto, mancavano assolutamente gli elementi per poter esecrare. Quel giornale aveva detto di non voler parlare, ma.... non sapeva niente. Il ragioniere, Soranzi e Papetti non avevan fiatato, ciascuno per le sue buone ragioni — per cui la città, che usciva tutta arrembata, intorpidita, sonnacchiosa, infreddata, aveva ben altro a fare che interessarsi per due iniziali trovate morte in un giornale — senz’alcun particolare.
Si, i conoscenti fantasticarono.... ma le dichiarazioni del ragioniere e dei Papetti non lasciarono neppur subodorare la verità vera. Il dissesto finanziario era proprio l’unica causa impellente al suicidio.
Il giorno di Pasqua, al corso, la gente ammirava una signora di maravigliosa bellezza, alla quale un lutto intiero del miglior gusto dava un risalto e un carattere fantastico — che sola, severa, imponente, marciava, senza vedere alcuno.
— Guarda la bella Minelli! — dicevano i conoscenti, e trovavano che anche la vedovanza a lei faceva bene.
Che floridezza di carnagione!
Il ragioniere era stato, come si poteva prevedere, nominato tutore della figlia di Minelli.
La liquidazione della sostanza produsse in cifra tondo L. 40,000, che furono investite in rendita intestata a Silvia Maria Caterina Minelli del fu Paolo, minorenne.
S’intende che l’assegno accordato alla vedova pel suo mantenimento — finchè ella non passasse ad altre nozze — doveva venir prelevato dai frutti del suddetto capitale. Maddalena trovò che non v’era da star allegri. Quella era la miseria.... per lei.
Nulla per me, tutto per mia figlia, aveva ella scritto — ma quando si è Maddalena, sono cose che si scrivono, per un secondo fine. Nella sua ignoranza assoluta in materia di affari e di codice, ella sperava ben altro. La circostanza di tale trattamento omeopatico, la forzò a modificare sensibilmente il suo programma....
Bisognava rinunciare alla caccia d’un marito ricco, perchè probabilmente lunga, faticosa, dispendiosa — oltrechè d’incertissimo successo — fare invece la caccia alla borsa.... il trovare una posizione, essendo molto più agevole e breve — il che urgeva.
Ma perciò, occorrendo una perfetta libertà di movimenti, uscì di casa e andò a far la signora sola, sul corso più frequentato dal denaro e dalla lussuria, in un bell’appartamentino ammobiliato negli ammezzati, pel riflesso che il vivere.... quasi in istrada, le permetteva di offrirsi continuamente in tutti gli abbigliamenti più originali ed eleganti e in tutte le pose più seducenti.
Annodò l’amicizia colle donnine più.... coraggiose, che aveva conosciute negli ultimi mesi e che tenevano corte galante — e cominciò a ricevere.
Erano geniali ritrovi, in cui si faceva della musica e del tè, per aver una ragione di far della diplomazia amorosa.
Si poteva dire tutto quello che occorreva per, poscia, poter fare.
Le dichiarazioni e le proposte non mancarono a Maddalena, ma ella — senza disgustare alcuno, ben inteso; non si sa mai! — rispondeva sempre che non le era permesso di prenderle nella considerazione che meritavano — a motivo del lutto.
Realmente le pareva di meritar meglio. Tutti i giorni ne entra uno, dicono, in città.... poteva arrivare anche quello che ci voleva per lei.
Arrivò....
Maddalena credette aver fatto un gran colpo.... e invece non fu che un colpo di gran cassa.... vuota.
Era un agente di cambio esotico, che pareva il Re di denari, ma che, i denari, li faceva scappare. Non aveva la fortuna propizia.... ossia, qualche volta essa gli sorrideva, ma egli, allora, si mostrava tanto indiscreto, che era costretta a fargli subito il broncio. Egli aveva visitate le primarie Borse, e, partendo, le aveva lasciate tutte molto afflitte, perchè molto piagate. Cosa straordinaria, la cagione della piaga era sempre un cerotto.
Quando conobbe Maddalena, era in un momento di vena; — in una sola liquidazione aveva guadagnato cinquantamila lire. Per due mesi, Maddalena menò l’esistenza più fastosa — era la donna più invidiata.... anche da qualche donna onesta — ma una sera, in cui egli lasciandola in teatro con un’amica, la salutò dicendole: — Vado un momento al club, poi ci rivedremo; — ella, tornata a casa, — come Minelli buon’anima! — non trovò più le sue gioje e trovò un biglietto che diceva:
Mia cara,
«Ho perduto e devo andarmene. — Perdona se riprendo qualcuno de’ miei doni. Tu mi ami troppo per non voler permettermi di partire.... ed io ti giuro imperitura riconoscenza.»
Maddalena urlò, cacciò la cameriera, ruppe uno specchio, due bottiglie, non potè mangiare per tre giorni.... e poi, ebbe pietà di sè stessa e di un nuovo aspirante.... un nuovo molto vecchio, venerabile però.... per ricchezza, il quale aveva due soli culti, quello della lunga ed argentea sua barba, e...., l’altro non occor dirlo.
Per rispetto alla sua età, tuttavia, egli si accontentava delle cure filiali.
Quelle di Maddalena riempirono nuovamente lo scrignetto, ed ella potè sognare di trovare un giorno un codicillo a di lei favore sul testamento del vegliardo, che le giurava eterna fede.... forse perchè aveva già un piede nell’eternità.
Ma un giorno le vennero a dire che il veglio era morto sotto un colpo apopletico, e che il testamento non aveva il codicillo.
Due anni di tenerezze filiali proprio sciupati!
Allora.... allora cominciò per lei un’esistenza d’un certo genere, in cui noi non possiamo seguirla. Sarebbe anche nojoso. Le posizioni furono molte e varie.... e ricorderemo a tal proposito certi versi, che un insolente ex-cuoco arricchito le dedicò, senza arrossire dell’irriverenza che commetteva contro il Poeta:
. . . . . . . . . . . Le procellose e trepide Gioje di gran disegni, L’ansie d’un cor che docile Fervente è pei sostegni E i giunge e tien quel premio Che diè Follia a sperar. (s’intende la Follia degli sciocchi) Tutto provò: la gloria Di far sentir gli artigli... Le fughe.... la baldoria.... La reggia.... no! — ma figli (di famiglia) Molti sì, che in polvere Per lei i padri mandar....
Continua, ma basta.... non è vero?
Chi conobbe Maddalena nel fortunoso periodo che corre fra i ventidue e i trent’anni, dice che a poco a poco, della donna, perdette sin la vernice, e finì ad essere la più spudorata e la più cinica delle creature.
Noi supponiamo che, in uno di quegli anni, debba essere stata scritta quella tal lettera, la quale conteneva tante buone informazioni di Maddalena — e probabilmente da qualcuno che — chi sa come fu spennacchiato, deriso, mistificato! — non potendo più salvare sè stesso, voleva salvare qualche amico.
Era diventata uno di quei cavallacci del piacere che si trovano in tutti i festini, in tutti i bagordi, e che la gioventù corre sempre a cercare, perchè hanno il diavolo nel sangue, perchè saltano, urlano, strillano, trangugiano, tracannano per notti intiere alla fila.... dicendo e facendo.... quello che l’indomani, gli stessi ubbriachi commilitoni della notte, svegliandosi, non vogliono nemmen ricordarsi.
I genitori, sulle prime, scandalizzati, avevano protestato — inutilmente — poi si erano rassegnati, dietro il riflesso che in fin dei conti ella era libera.... Finirono quindi ad accettare i di lei inviti a pranzo, anche quando v’erano i suoi protettori, e può essere che l’indigestione non sia stata estranea alla loro morte.... Caterina però finì come aveva sempre vissuto, da buona cristiana, con tutti i conforti della religione.
Per dare un’idea..... debole, già! di ciò che era diventata Maddalena, citeremo alcune delle frasi che di lei ci furono riferite.... e che non sentono l’ubbriachezza. Sentono certo un bel disprezzo per gli altri e anche per sè.... ma vi si trova qua e là in mezzo alle facezie, quello che noi cerchiamo avidamente da per tutto: la verità....
Si dirà: euh! la verità che viene da una simile bocca....!
Maledite pur la bocca — ma benedite la verità, e benedite anche il vino, se esso l’ha fatta sgorgare.
Ma leggete e accettate.... quel che vi conviene:
— La paura è la virtù di molte donne. Col pensiero, chi sa quanti desiderj, colla bocca, chi sa quanti sospiri che volano chi sa per dove, chi sa quanti abbracci legali che illudono, per un istante, una mente già occupata.
Le giovinette, che scrivono lettere amorose, hanno sempre la frase sacramentale: «Ti giuro che ti sarò fedele fino all’ara.» Esse giurano il vero: fino. — Siamo belle noi altre donne! Prima ci diciamo offese, se non ci rispettano; dopo, è il rispettarci che diventa non solo offesa, delitto.
Un uomo che non può più correre, non deve permettersi nuovi amori....; se ne stia ai vecchi — gli verrà tenuto conto, se non altro, dei servigi prestati. — Una moglie che vede suo marito ubbriaco, ne ha tanta nausea che comincia subito ad amar un altro, anche quando non sa chi possa essere.... se poi lo sa!.... — Di riscontro essa fa bere il suo amante, e se lo vede ebbro.... ride.... — Una moglie che tollera un marito che beve.... o beve anch’essa.... o ha bisogno ch’egli beva.... — Una donna onesta può essere indifferente a che non le si faccia attenzione, perchè si sa che è inaccessibile, ma può anche soffrire. Se soffre, è certo che accetterà una medicina. — Se una donna è giovane, abbracciatela solo quando, cogli occhi, ve ne dà il permesso. Se ha passati i quaranta, se è dopo pranzo e se nessuno vede, abbracciatela senz’altro.
Nulla di più vero che: errando s’impara. — S’impara a errare sempre meglio.
Un discorso che le mogli infedeli amano — ahi! troppo! — fare ai loro amanti, è quello dei rimorsi da cui sono amareggiate. V’è un altro discorso, ed è quello delle qualità, delle virtù dei loro mariti.
Se una moglie ama davvero il suo amante, ciò che è abbastanza raro, è già disposta ad uccidere il marito. — Gli uomini hanno il torto di voler spiegare troppo e troppe cose alle donne, come se esse non capissero niente.... ed esse sanno già tutto. — Noi donne capiamo, forse non molto, di tutto quello che interessa gli uomini, ma per noi ci vuol così poco.... ossia....
Un marito non deve mai parlare dei suoi diritti.... corre gran rischio di subire dei rovesci. — Una donna è sempre onesta, dove arriva per la prima volta.
Riabilitare.... se vuol dire rendere abile di nuovo.... è l’illusione degli imbecilli. Quando si danno dei casi che farebbero credere alla riabilitazione.... state pur certi che quella donna era molto stanca. Del resto, una donna si può riabilitare molte volte.
Essendo donna, non credo a quello che mi dicono le donne, neanche quando mi parlano male di sè stesse. — I mariti che dicono: «A noi non ce la fanno....» fanno ridere.... Ma se è già fatto!
Noi donne non ci divertiamo mai tanto quanto allora che dobbiamo punire un uomo della sua presunzione o delle sue villanie. È vero che non abbiamo a nostra disposizione che un mezzo unico di vendetta.... ma ce ne accontentiamo.
Un uomo ricco può essere un asino, ma è un asino ricco. D’altronde è un asino a cui tutti accordano dell’ingegno. E se prendete un uomo d’ingegno, ma povero, non è forse tenuto per più asino dell’altro?
E poi, un asino è ciò che conviene meglio ad una donna, perchè si può farne quello che si vuole....; quando ha la sua biada, non cerca altro. — L’uomo molto barbuto è il più docile colla donna. E quando vorrebbe mostrarsi un po’ restío, la donna non ha che accarezzargli la barba.... ed egli va.
L’amore è una bellissima cosa in un bell’appartamento, ben serviti e ben nutriti.
A stomaco vuoto, non v’è amore possibile — e due amanti, che sarebbero pronti a morir l’uno per l’altro, se fossero affamati e trovassero un tozzo di pane.... se lo contenderebbero a pugni. — Una scena del teatro è che una moglie, la quale pericola, si salvi al comparire della sua bambina — una scena della vita è che essa mandi la bambina a dormire o a spasso colla fantesca.... quando non l’abbia già fatto.
Se invece d’una sola bambina, gli autori si servissero.... di dodici figli, per esempio.... qual scena commovente!.... Ella griderebbe allora: — Venite.... correte.... tutti sul mio cuore, o miei dodici figli, e salvatemi! — Si potrebbe chiamare la scena delle canne dell’organo. È vero che con dodici figli non si dovrebbero correre più perigli.... a meno che non fossero sei coppie di gemelli di produzione annuale.
Una donna dice a lui piangendo: — Ma perchè mai volete perdermi? — Ma no.... cara.... anzi, io voglio trovarvi. —
V’è della gente che m’ha rimproverata perchè io, dopo aver lasciato per tre anni la mia Silvia presso i miei parenti, quando essi morirono, la misi in collegio, invece di prenderla con me.... Cosa volete che faccia con me.... o, cosa volete che io me ne faccia, colla vita che conduco? — Vi sono delle madri che, per economia, tengono le loro figlie con sè.... ma questo non vuol sempre dire che diano loro buon esempio.... e quanti siete qui, ne sapete qualche cosa.... E poi, già, io non sono nata madre.... quindi non è colpa mia se io non sento niente di quello che le altre dicono di sentire, o sentono anche realmente, pei loro figli. Io ragiono forse troppo.... ma si divien madre tanto per un.... nonnulla!.... e quando meno vi si pensa o lo si desidera. Chi non è madre, materialmente.... cominciando da qualunque bestia?
Quanto all’esserlo moralmente.... con tutto quello che ci vorrebbe.... mi pare un po’ difficile.
È una cosa curiosa e divertente il ragionare su tutto quello che si dice e si scrive sulla maternità e sulla paternità, sui padri e sulle madri. A sentirli, si direbbe che, perchè si è guadagnato.... per il proprio piacere, il nome di padre e di madre, si sia diventati qualche cosa di sacro e di santo.... si direbbe che vi sia alcun che di generalmente sentito e scrupolosamente praticato, giusta tutte le esigenze di un sentimento reale e della virtù. Ora, si può dire che, preso il complesso delle famiglie, v’è un po’ pochino di buono, e mi si può credere, tanto più che io non ho a lodarmi nè di casa mia, nè del mio matrimonio, nè del mio me.... oh! io sono sincera più che obbligante, anche con me stessa.
Dunque, vedete che c’è di serio nella parola paternità!
Gli uomini, fino al giorno in cui prendono moglie — e quanti non la prendono mai! — seminano tanta paternità, da coprir di bipedi il globo in ben pochi anni — eppure non si danno alcun pensiero delle loro.... inutili azioni. Non si danno pensiero nemmeno delle azioni utili, perchè, ciò che riesce a incarnarsi, i loro figli effettivi, vivono sotto altri nomi e sotto altri tetti, compreso quello dell’ospedale. — Oh! un bel giorno prendono moglie e, allora, cominciano tutte le smanie paterne.... quando cominciano. Per molti non cominciano mai, per molti durano poco.... il tempo in cui i bambini sono un balocco! e quindi si mutano in indifferenza, in noja, e anche in odio. E lo stesso avviene nelle donne....
Ma anche quando v’è la famiglia, la maternità e la paternità sono forse prese sul serio? Vi sono dei matrimonj che vogliono aspettare qualche anno ad aver figli, per poter godere un po’ la gioventù....; dopo poi si vedrà. Ve ne sono altri in cui si vuol avere un figlio.... o due.... o tre.... o quattro.... a scadenza fissa di due, tre anni.... secondo! e poi basterà. Basterà, a meno che il dio Bacco non disponga altrimenti.... Quanta gente non deve la vita.... a un bicchiere di vino di più. Vi sono invece moltissime unioni, in cui la natura non vien mai delusa.... e allora, nasce una nidiata di figli, pei quali non v’è nè un cencio, nè un tozzo di pane sicuro. Bell’amor paterno e materno davvero! — Si parla di maternità e di paternità, e vi sono matrimonj di etici, di storpj, di nani, di gobbi, di gozzuti, di scrofolosi! — Paternità e maternità.... e la maggior parte dei padri e delle madri non hanno alcuna idea di alcuno dei loro doveri.... non hanno nemmeno un’idea di ciò che è igiene. Quanti matrimonj, i quali non sono che fabbriche di miasmi!
Gli uomini prendono moglie dicendo fra sè: — Ai bambini che verranno, penserà la loro mamma.... — Le fanciulle hanno smesso la bambola per imparare.... a ballare, a farsi più belle o meno brutte, e a cogliere un marito — talvolta smettono la bambola la vigilia quasi del loro matrimonio.
Oh! ne sapranno tanto, quando avranno dei figli! — Non hanno ancor imparato a capire tutto quello che c’è di falso nella educazione che hanno ricevuta.... e dovranno accingersi ad educare i loro bambini! È vero che si fa presto a dir quattro orazioni, a andare a messa e a confessarsi — ecco anzi mezza educazione — quanto al resto, per una metà, se ne incarica la fantesca, e per l’altra il maestro o la maestra....
Madri, padri, non hanno un’idea di medicina, e se i loro bambini cadono malati, è quasi sempre seriamente, perchè nessuno ha saputo capire i primi sintomi del male. Se muojono poi, sono strida e maledizioni contro il medico e contro la cosidetta Provvidenza! — Che studio infinito sarebbe quello delle varietà delle madri? Guardate, soltanto nella casa in cui io abito, vi sarà una ventina di madri. Quanta differenza fra l’una e l’altra, siano buone, siano cattive!
Innanzi tutto, cosa strana, la madre migliore è una matrigna, ma quella è nata per amare tutto il genere umano, i cani, i gatti, le galline, le tortore, i fiori.... tutto l’universo. — V’è una madre che si fa dar del Lei dai figli, e li tiene in un’estrema soggezione. Ha due ragazze, già grandi.... ebbene, quando va a passeggio se le manda davanti.... ma non unite, no, bensì l’una dopo l’altra....; pare un tiro a due.... tirolese.... che so io! — Quando v’è la mamma in quella casa, guaj a chi parla, guaj al figlio che ha un’opinione! È una madre? — Ve n’è un’altra che non può veder le figlie, perchè diventano grandi, più belle di lei, e le impediscono di.... brillare, come pel passato. — Una terza ha rubato l’amante ad una figlia, che n’è morta — avrebbe fatto altrettanto con una seconda figlia, se quella non fosse fuggita coll’amante, per finire poi.... come finì. — Ve n’è una quarta che non può star in casa sua un momento.... tutto il santo giorno è di qua o di là da un vicino o dall’altro, colla cigaretta in bocca — in casa, intanto, tutto va come Dio vuole. — In un’altra casa, invece, la mamma dice sempre ai figli: — Andate, andate dove volete, ma lasciatemi in pace, qui mi seccate! — V’è la madre del terrore.... I suoi figli sono tanti cenci lavati, non possono nè mangiare nè svilupparsi, tale è lo spavento che essa incute loro. Non apre bocca che per bestemmiare e minacciare, non muove mano che per percuotere. — A uscio a uscio con me, abita una donna, che è veramente incomprensibile.... un fenomeno. Era la maggiore di otto fratelli e sorelle. Restati orfani, ella, a quindici anni, prese la direzione della casa, allevò, educò — e benissimo — quei sette fanciulli, con un amore, con un’abnegazione proprio commoventi.... A venti anni non aveva ancor veduto un teatro. Un signore, a tale miracolo di fanciulla, se ne innamora e la sposa.... Bene! lo credereste? la più amorosa delle sorelle è una cattiva madre.... odia i suoi figli — ne ha otto — ed è diventata stolta al punto da pretendere che, bambini come sono, non abbiano a bere più di tre volte al giorno. Questo vi dà un’idea del resto. — Oh! sì.... v’è la madre buona, premurosa, dolce.... ma è tanto stucchevole, col suo cinguettamento eterno, coi suoi pettegolezzi, che non si può tollerarla.... e con lei i figli maschi e femmine, degni allievi di tanta maestra.
Questa ama i figli belli ed odia quei brutti.... e son tutti suoi! — quella idolatra i suoi figli, darebbe il sangue per loro, ma è la loro schiava, e quindi, siccome i fanciulli non hanno senso comune, imaginate che cosa potranno diventare! — Un’altra ama i figli, sì.... ma insegna loro a sprezzare e a deridere il padre. — Un bel genere è un certo donnone che abita all’ultimo piano. È vedova ed ha quattro figlie, la minore di dodici, la maggiore di vent’anni. In quella casa, pur che si porti da mangiare e da bere, non si bada tanto pel sottile.... Venga chi vuole.... basta che sia gente allegra e generosa. — Anche il cappellajo e la cappellaja, per godersela, non ischerzano! Di carnevale, hanno il coraggio di andare ai veglioni dei peggiori teatri, con tutta la brigata.... dieci figli! Là si fanno dare un palchetto con camerino in terza o quarta fila, e allons! si mangia e si beve fino alla mattina. Fra i figli, vi sono due ragazze.... belline anche, l’una di tredici, l’altra di quattordici.... ebbene, le trovate vaganti, sole pei corritoj, a udire, a vedere tutto quello che si può udire e vedere, specialmente dopo una cena, in simili luoghi — e chiunque vuole, fosse anche ubbriaco, le bacia, le accarezza, le trascina, le fa ballare. Non avranno ancor perduto niente, non so.... ma davvero che se fossi un uomo, non mi desterebbero più alcun desiderio. — Vedete quante donne che si chiamano madri!? — Ed io, per non essere migliore delle altre.... amo mia figlia, perchè è tanto bella che non posso non amarla.... e nello stesso tempo la odio.... perchè dico: — Va là che un giorno sarai anche tu come noi altre!.... — E ciò vuol dire che siamo tutti tanti bei matti.... perchè vogliamo il bene.... e non sappiamo fare che il male.... cioè.... sì, insomma, non siamo angeli già!.... —
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Maddalena che faceva della morale!!!
E quanti ce ne sono che ne fanno.... e non valgono meglio di lei.
Il dire che la vita del piacere avvizzisce il cuore e ci rende più egoisti di quel che siamo, è dire una verità nojosa — il dire che il piacere porta di frequente con sè tremende punizioni delle gioje che ci procura, come se tali gioje fossero delitti, è dire una verità nojosa e odiosa, perchè non bisogna mai disturbare la gente che si diverte.
Verso i trent’anni, Maddalena fu colta da malore così fiero e così lungo, da far temere non fosse indomabile. Tuttavia, guarì — relativamente, s’intende — perchè quando il sangue è guasto da certi principj malefici, vera vita non si può più godere.
Ma, pazienza ancora, il guarire relativamente! V’era un guajo ben più grave per lei.... la sua bellezza era sparita, non solo, ma anche la sua carnagione, l’occhio.... tutto in lei s’era tanto alterato da ispirare paragoni poco poetici.
Nè basta. La sua pinguedine, in dieci anni, era cresciuta sproporzionatamente — nondimeno la sapiente scelta delle stoffe e dei colori, l’abilissimo taglio delle vesti, la pressione spietata del busto lasciavano ancor supporre la statua.... statua fatta senza risparmio, ma marmo, con linee non inartistiche. E poi, c’era quel volto così pieno di vita e quegli occhi così rifulgenti che passava anche ciò che non poteva passare. Ma quando il suo sangue fu avvelenato, tutto diventò così floscio e cascante da potersi chiamare una donna.... spostata e squilibrata — il che, unito all’avvilimento da cui fu compresa a tanta degradazione fisica, tolse anche al suo incesso quella maestà che prima, come sappiamo, imponeva.
Allora, di adoratori.... non se ne vide più uno — le amiche giovani e belle la sfuggirono — ed ella restò sola.... ossia colla società di qualche veterana della stessa milizia, a cui unico conforto era il ricordare le fatte campagne.
Sulle prime Maddalena non si diede per vinta.... e mise in opera tutti i secreti miracolosi che l’arte e la ciarlataneria le offrivano, per ricuperare la primiera freschezza e vigorìa — ma ahimè! se volle parere ancor qualche cosa.... da lontano, dovette ricorrere ad empiastri e vernici d’ogni genere.... che non fecero tornare gli adoratori.
Allora, siccome la volpe era troppo vecchia e troppo bisognosa, per perdere le sue abitudini.... così, volendo continuare a tender reti agli imbecilli, dovette prendere delle precauzioni, per non spaventare nessuno, e accontentarsi della parte d’avventura di carnevale per i provinciali e per i gaglioffi, che chiamano avventura — in luogo di sventura! — un dominó il quale vi mangia una cena e può rubarvi borsa e orologio, oltre il lasciarvi qualche souvenir.
Ma, quel primo carnevale avendo reso poco, ella si trovò davanti la terribile prospettiva di una fila di anni più magri della più magra quaresima.
Il suo regno era finito!
E, quel che era desolante, mentre i re e le regine spodestate non patiscono l’asciutto, perchè, da brave formiche, anzi formiconi, nell’estate del potere, hanno messo in serbo abbondanti provvisioni per l’inverno dell’impotenza, Maddalena si trovava pressochè miserabile.
Spensierata, ella aveva sempre creduto ad un’estate eterna, e aveva sempre pazzamente gettato a due mani ciò che riceveva con una sola. Ora, dopo più d’un anno di malattia e d’abbandono, non le restava che qualche mlgliajo di lire, avanzo dell’eredità paterna, e il lusso ammassato in dieci anni.... il che, trattandosi di dover vendere, era proprio poco, ed entro alcuni anni, anche facendo economia — cosa molto dolorosa! — sarebbe tutto sfumato.
Allora.... allora le venne in mente sua figlia, che aveva, per tanto tempo, trascurata, e trovò che conveniva prenderla con sè e affezionarsela, perchè così, la figlia non avrebbe mai abbandonato sua madre.
Silvia, benchè, per varj anni — dopo la morte del nonno e della nonna — avesse veduto ben di rado sua madre, pure l’amava molto — era così bella la mamma! — Quei pochi nonnulla e confetti che ne riceveva, di tanto in tanto, le parevano il non plus ultra dell’affezione materna, anche perchè, il ragioniere e le maestre, presi da pietà per la quasi derelitta fanciulla, non volendo farla nè infelice, nè cattiva, fomentavano in lei la tenerezza filiale e le magnificavano la bontà e l’amore della madre. Così la ragazza, amando, cresceva felice e buona.
Imaginarsi la gioja di Silvia quando Maddalena la levò dal collegio, e come corrispose espansiva, ingenua, alle di lei interessate premure! Si sarebbe detto, tanta era la sua affettuosità, che ella sentisse essere quello l’unico modo di compensarla della bellezza perduta — e forse era così. — Poche madri potevano vantarsi d’aver una figlia tanto cara, e Maddalena per qualche anno visse tranquilla, senza preoccupazioni per l’avvenire, ma quando Silvia fu giunta ai quindici anni e, già vistosetta, cominciarono i complimenti, le occhiate, gli augurj, le apprensioni di Maddalena si ridestarono più vive che mai.... Se sua figlia si maritasse, che sarebbe di lei?.... Supposto anche che, per bontà, volesse continuare a pagare un certo assegno a sua madre, sarebbe pur sempre una meschinità.
E le condizioni economiche di tal matrimonio, ora d’importanza imprevedibile, lo permetterebbero poi? — il marito non si opporrebbe?... insomma, tutte le paure anche irragionevoli, ingiustificabili.... appunto perchè paure.
Ah! bisognava a qualunque costo far in modo che sua figlia non avesse mai a separarsi da lei.... o, per lo meno, che non avesse a separarsi senza che, prima, a lei Maddalena, fosse già assicurato un congruo trattamento per tutta la vita, e senza lesinerie, perchè ella era abituata bene, e non poteva assolutamente cominciare adesso a vivere come una pitocca....
Ed esaminando attentamente, come farebbe un perito, quasi a valutarle, tutte le varie perfezioni di quel vaghissimo fiore, ella diceva fra sè:
— Ma può un uomo negare qualche cosa alla madre di tanta figlia? —
Allora cominciò l’educazione, la vera educazione di Silvia, e la materia del primo corso fu, nell’intenzione di Maddalena, lo studio del modo di premunirsi contro l’amore.
Mise in avvertenza la figlia contro quegli insulsi complimenti ed augurj, parole d’uso, spiccioli convenzionali della conversazione, che si fanno a tutte e che, a spremerli, non c’è una stilla di sugo. — Le disse che il matrimonio era forse un male necessario o presto o tardi, ma sempre un male, e che quindi era bene non pensarci. — Lasciasse fare a lei, che era sua madre, la quale saprebbe guidarla sempre bene onde non avesse mai a trovarsi infelice. — Coperse di ridicolo tutti gli uomini in genere — e figurarsi se quella lingua non vi riuscì a meraviglia! — glieli dipinse tutti come ipocriti, sciocchi, venali.... Povera Silvia, se mai le avvenisse di credere a qualcuno.... povera dote! — e batteva su quella dote, unico scopo di tanti tristi. — Ah! se si presentasse quel tale che andasse bene.... sarebbe ella la prima a raccomandarglielo.... ma dopo un lungo studio, dopo.... dopo.... e dopo tante precauzioni che non finivano più.
Pochi mesi di tal scuola premunirono Silvia contro tutte le seduzioni della giovinezza.
Era la più indifferente ragazza di questo mondo per quanto, d’ordinario, occupa la fantasia delle ragazze — e poco le mancava a compiere i bellissimi sedici anni.... quando, un incidente qualunque venne a dar principio ad avvenimenti molto deplorevoli, in cui la fanciulla fu travolta, e rappresentò una parte.... che sarà giudicata, che fu anche odiosa.... ma che alla gente fornita di ragione, spassionata, farà dire: — Non poteva essere altrimenti. —
Quando Maddalena aveva pensato a levare Silvia dal collegio, aveva veduto la necessità di cambiar, prima, d’abitazione. In quella in cui si trovava, da quattro anni, era troppo conosciuta e v’erano troppe conoscenze di genere equivoco! Continuando ad abitar ivi, era a temersi che la figlia, o presto o tardi, venisse a sapere cos’era sua madre, e che certi vicini poco scrupolosi, o col mal esempio d’una esistenza tutt’altro che misteriosa, quando avrebbe avuto bisogno di tutto il mistero, o, con peggio, avessero poi a corromperla — cose molto probabili in quella casa.
La abbandonò quindi e se ne andò ad abitare, dove nessuno la conosceva, dove non conosceva alcuno, ma sapendo di entrare in una casa, come si dice, assai pulita.
Tali delicatezze non devono destare meraviglia. Tutti possono aver visto donne cadute tanto basso, da non esservi modo di cadere più giù — ed essere così tenere dell’onestà delle loro figlie, da far quello che molte buone madri non sanno nemmen pensare, per rimovere dai loro giovani anni fin l’ombra d’un pericolo, smaniose di farne tutto ciò che si può imaginare di virtuoso e con maggior probabilità di riuscita che non il comune delle madri, perchè sapendone di più, possono essere più avvedute, più caute, e certo più saggie consigliere.
Maddalena aveva, senza dubbio, le migliori intenzioni circa l’educazione di Silvia — ma le ansie d’un egoismo sfrenato guastarono poi tutto, come abbiamo veduto e come, pur troppo, vedremo.
Il quartiere, la casa furono così abilmente scelti — e il nuovo contegno di Maddalena così prudente, che ella conseguì il suo intento: di passare, cioè, per una donna onesta.
La signora Maddalena fu, pei pochi vicini, una vedova agiata «oh! una buona donna,» che aveva una bella figliuola, «quieta e buona come un angelo».
Cosa naturale, e anche per salvarsi dalla noja opprimente di una vita isolata, monotona, senza movimento, Maddalena fece conoscenza a poco a poco di alcuni vicini, e, fra gli altri, di una eccellente vecchia, la signora Mantovani, vedova come lei, che viveva sola colla fantesca.
La signora Mantovani aveva una figlia, Eugenia, maritata, che veniva a trovarla tutti i giorni, e, colla quale, Maddalena e Silvia strinsero in breve una buona amicizia. Tale amicizia divenne, anzi, intima con Maddalena, quando, per una certa storia, affatto estranea al nostro racconto, Eugenia ebbe bisogno d’una confidente sicura, alla quale dare incarichi molto delicati.
Silvia non aveva ancora sedici anni quando la suddetta storia si fece molto seria, complicatissima, — era allo stato di partita in quattro, con un quinto che voleva entrarvi per forza e minacciava di scompigliar tutto — ed Eugenia si trovò nella necessitò di recarsi ad un veglione, per vedere, per sapere, per rimediare, per calmare, per consigliarsi, per accordarsi.... tutte cose molto urgenti e impossibili a farsi in casa. Eugenia, naturalmente, supplicò Maddalena che l’accompagnasse, perchè, andando in teatro, sola col marito, non potrebbe essere libera un minuto — ed allora tanto valeva restar a casa. — D’altre amiche non si fidava.
Maddalena disse:
— Ma.... e dove metto mia figlia? non posso lasciarla sola in casa. —
Ed Eugenia rispose:
— Pregheremo la mamma di tenerla presso di sè per una notte. È così buona e vuol tanto bene alla Silvia che non dirò di no. —
Infatti, la signora Mantovani, all’oscuro di tutto, acconsentì col massimo piacere «per permettere alla cara signora Maddalena di passare almeno una sera allegra nel carnevale.»
Il marito di Eugenia ringraziò vivamente Maddalena d’aver accettato l’invito di sua moglie. — Un torrione vostro pari — aggiunse — potrà supplire il povero marito, che non sarà costretto a far il cavaliere servente alla consorte.... cosa che non si usa. —
Maddalena supplì infatti, e le due signore, in dominò, non fecero che girare per la festa, sole e non sospette per alcuno. Così Eugenia potè vedere, sapere, rimediare, calmare, consigliarsi ed accordarsi.
L’accordo principale era per le tre, quando, finite le cene, vi sarebbe stata tal confusione, da permettere anche le sparizioni inosservate.
Alle tre, Maddalena e l’amica, uscite dal loro camerino, andavano pel loro destino, ossia pel destino di Eugenia, quando s’imbatterono in un signore, al veder il quale, Maddalena emise un leggier grido di sorpresa, e fermossi, dicendogli in falsetto:
— Sei tu o non sei tu?
— Pare che sia io.... — rispose il signore ridendo.
— Proprio tu, Soranzi?
— Soranzi.
— Che bell’uomo ti sei fatto!
— Se non avessi moglie, ti direi qual è il dovere d’una donna che trova bello un uomo.
— Sei fedele?
— Ecco una domanda, a cui una donna sola può rispondere....
— Perchè....?
— Perchè tanto il sì, quanto il no, in un uomo sono ridicoli....
— E in una donna....?
— In una donna.... il sì è un poema angelico.... il no.... un dramma.
— Io vado — disse Eugenia all’orecchio della compagna — altrimenti l’ora passa. Tu resta pure col signore, se t’interessa.
— Quasi quasi.... per ingannare il tempo.
— Bene, fra mezz’ora, vieni a prendermi, fila terza, numero cinque, a destra.
— Siamo intese.... sii felice. —
Eugenia s’allontanò.
— È qui tua moglie....? — disse Maddalena a Soranzi.
— Passò quel tempo, per lei —
— Allora dammi il braccio, se non hai paura delle male lingue, e andiamo nel tuo palco. Non posso girare, senza comprometter la mia amica, che è affidata a me.
— Si vede che è ben affidata!
— Che vuoi.... io non so resistere alle lagrime degli infelici.
— Ecco il mio camerino....
— No.... no, non entro.... vedo là un signore....
— Non temere.... è l’avvocato Bussola.... che la perde sempre.
— Che cosa....?
— La bussola.... È celebre per le sbornie che guadagna, in compenso delle cause che perde. Come vedi, è in uno stato che lo renderà molto prudente, qualunque cosa qui possa avvenire.
— Ah! non avverrà niente.... — e ciò dicendo, Maddalena entrò.
— Bevi?
— Bevo.
Soranzi sturò una bottiglia di Champagne.
— È un pezzo che non vai al Restaurant Bouquet? — fe’ Maddalena lentamente, come soprapensiero, senza guardarlo.
Egli, che stava per mescerle, si fermò, esaminando, sorpreso, quel dominò.
— Versa pure, sai,...
— Chi sei tu?
— Io sono una che era molto vicina a te.... una volta.... quando tu andasti al Restaurant Bouquet con una signora....
— Siccome non ci ero mai andato prima di quella volta, e non vi sono più andato dopo.... e quella volta, io non ho veduto nessuna donna....
— Eppure....
— Sentiamo un po’.... Quando è stato?
— Precisamente quattor.... no.... quindici anni fa....
— Dimmi chi sei!
— Te lo dirò.... un giorno.
— Ah! sei Maddalena! — gridò Soranzi giojoso e non senza commozione.
— Chi sa! — disse ella, con voce naturale.
— Leva.... leva quella maschera.... che io ti possa rivedere....
— No.... se la levo.... tu fuggi.
— Perchè?
— Perchè sono brutta.... d’una bruttezza.... classica.
— Non ti credo.
— Non credi a Maddalena, tu? a Maddalena, che direbbe la sua anche a Gesù Cristo? — Eh! sono rovinata, caro mio.... tanto.... che mi sono lasciata andare.... senti come sono floscia.... Per tutto il resto.... ti basti il dire che fiuto tabacco.
— Non importa! levati....
— In una festa, no.... sarebbe una apparizione troppo orribile per te, che mi hai conosciuta bella!
— E.... che cosa hai fatto, tutti questi anni?
— Non lo sai?!
— No.... come vuoi ch’io sappia?....
— Pare impossibile.... Ho fatto un po’ di tutto.... non per salvare l’anima.... per perderla. Adesso.... che non posso più far niente, tanto di ricuperarla.... faccio la donna onesta.... faccio la mamma, ecco!
— Ah! è vero.... tu avevi una figlia.... che ora deve essere quasi una donna.... È bella?
— Un sole.... Eh! è il mio dolor di capo.
— Per qual ragione?
— Oh! bella!.... per la ragione che è, si può dir, da marito.... e se me la tolgono, mi tolgono anche il pane, perchè ora viviamo in due col frutto della sua dote.... — A meno che — stridette, dopo una breve pausa — non le capiti un marito generoso, il quale faccia star bene anche la madre.... cosa molto difficile.
— Come l’hai educata?
— Oh! bene.... meglio di sua madre, certo.
— Vuoi lasciarmela conoscere?.... Chi sa che non glielo trovi io il marito.... generoso.
— Se tu fossi tanto bravo.... io ti benedirei!
— Lascia far a me.... Per la Maddalena della mia giovinezza, io farò questo e altro.
— Bene, Soranzi! tu almeno hai un cuore.... Ah! addio.... devo andare.
— Dammi il tuo indirizzo.
— Ahi sì.... Vieni in via.... numero 7, primo piano.
— Domani.... cioè, oggi alle quattro, io sarò da te.
— Grazie.... ah! se tu non mi avessi scritto quella brutta lettera.... quanto saremmo stati felici.... e io quanto sarei migliore!
— La tua risposta però fu ben orgogliosa. A proposito, hai poi lavorato?
— Io?.... altro che lavorato! ah! ah! ah! — e ridendo sgangheratamente, Maddalena fuggì in cerca dell’amica.
Arrivati a questo punto, noi non possiamo più narrare, descrivere, occupandoci di tutti i particolari. Dobbiamo accontentarci di prender delle note più o meno aride, a seconda delle situazioni...., sperando che bastino.
L’indomani del veglione — congedandosi da Maddalena, dopo la prima visita — non presente la figlia.
Or. Lo sposo glielo troveremo.... non ti nascondo però che lo sposo vorrei esser io.
Madd. E io te la darei con entusiasmo, se tu non avessi moglie.
Or. Ahi! tasto doloroso.... A rivederci. —
Soranzi, partendo, dice ch’egli è pazzo, ch’egli non deve lasciarsi, come un giovinetto, inebriare dalla bellezza di quella fanciulla, al punto d’aver il convulso...., si dice che egli ha quarant’anni, che ha moglie.... che.... che...., insomma, tutto quello che un uomo onesto può dirsi, per cancellare una impressione più profonda del bisognevole e irragionevole — perchè la ragione deve permettere solo ciò che i contratti sociali danno per lecito. — Ma se la ragione propone, il fisico dispone. — Soranzi torna a casa; appunto perchè non vuol esserlo, è preoccupato; il suo appartamento, per la prima volta, gli par tetro, una spelonca — e anche il dolce sorriso di sua moglie, per la prima volta, lo muove a ira. Non parla che per rispondere brevemente, con cortesia stentata.... esce, vaga, rientra, si rinchiude per lavorare....; è inutile!.... L’imagine di quella vergine di sedici anni lo perseguita, s’è ficcata nella sua mente.... non vuol uscirne più. Ah! gli acerbi e già maturi vezzi.... Ah! quelle mani fatte da Amore per l’amore.... quelle babbuccie, entro le quali si troverebbe appena tanto da potervi imprimere un bacio.... e i ricciolini.... d’aria di quella nuca, e la freschezza di quel viso, e la lanuggine impercettibile di quelle guance fatte per smorzar i baci, e gli occhi grigi erranti che pajono ansiosi.... e non lo sono ansiosi, perchè il sorriso è puro, è il sorriso della donna che ignora. Lo si capisce, dai suoi entusiasmi, che non sa niente....; tutto per lei è bello, nuovo, sorprendente. — E tuttavia, qualche cosa vi deve essere che si muove in lei....., ella deve udire come un susurrío interno, sia pure indistinto, ma che a volte la turba....
E Soranzi ricordava che, a qualche sua occhiata ardente, le di lei palpebre avevano avuto un tremito, e che mentre egli parlava, ella ascoltava, come meditabonda, coll’occhio che pareva bere, e che, senza ch’ella lo sapesse, la di lei lingua errava lambendo il labbro.
Brividi e vampe.... Silvia! Silvia!
Sono trascorsi quindici giorni dall’incontro di Maddalena con Oreste, al veglione — e in casa Soranzi si vive già d’una vita nuova.... ma d’una vita che toglie il respiro.
La moglie e la servitù, che per tanti anni vissero in un ambiente di perfetta pace, di dolcezza tale che avrebbe ammansato l’essere più insocievole.... ora non sanno più in che mondo si trovano.
Soranzi sta fuori gran parte del giorno, il resto lo passa rinchiuso nel suo studio. Ben di rado si lascia vedere o fa udire la sua voce, ma anche quel poco è di troppo.
Egli è irascibile, impetuoso — in tutti i suoi moti, in tutti i suoi detti v’è alcun che di così secco, di così nervoso e, a volte, di così feroce, perfino.... che davvero fa paura. I servi, alle sue scampanellate, accorrono, ascoltano, si inchinano, s’affrettano ad obbedire.... Qualunque cosa ordinasse, non replicherebbero sillaba.... — e pensare che, un tempo, si parlava fra padrone e servitori come da amico ad amici, e si discorreva tranquillamente sul da farsi e il non da farsi.
Quando pranza in casa, non dice una parola.
Un giorno, la moglie gli ha detto, colla sua maggior soavità:
— Che cos’hai, Oreste?
— Nulla ho. Lasciami stare. —
Un cognato, dietro le preghiere della sorella, gli ha domandato, un altro giorno, ridendo:
— Vedo che sei arrabbiato...., hai forse giocato alla Borsa?
— Che! — e girando sui tacchi, l’ha piantato là come un matto.
Tutti sono certi che egli ha un dispiacere, che non vuole, non può confidare ad alcuno....
— Un po’ di pazienza.... tutto passerà. —
Pare che non abbian avuto torto.
Un giorno, Soranzi, da un’ora all’altra, è tornato quel di prima. Esultanza generale. Come mai questo?
Rovistando fra le sue carte, gli è venuta fra le mani una lettera di suo padre — e gli son venute sott’occhio queste parole:
«Quando, al primo riveder quella donna, tu sentisti ridestarsi l’antico affetto — dovevi fuggirla. Era già moglie. Il sacrificio, allora, sarebbe stato ben lieve, credilo!»
«Non hai avuto quella meschinissima forza.... e or vedi le conseguenze orribili della tua debolezza!»
Legge tutta la lettera.... la rilegge. Povero padre! povera madre!.... se esistessero ancora, egli forse, mirando quei volti mesti, si sentirebbe meno debole.... S’immerge in una profonda meditazione. Tenta, vuole ragionare.
Da una parte.... sua moglie così buona — la sua posizione sociale — il suo passato onorevole e un avvenire splendido, perchè egli è uno degli uomini più stimati ed è già designato ai più alti ufficj.... — dall’altra parte, una giovinetta, la quale viene a togliergli, a rovinare tutto.... con che? perchè?
Si apre l’uscio ed entra il suocero, vegliardo veramente venerando, per vita operosa, intemerata e per alto sentire. A tale apparizione, Oreste sente un non so che di refrigerante nell’anima; gli pare che un genio benefico venga ad additargli la via della salvezza. Ma sì! basta rinchiudersi nel seno della famiglia, non pensare più a nulla, lavorare, non permettere che alcuna distrazione....
E gli va incontro affettuoso, riconoscente — eccolo di buon umore, cortese, affabile, espansivo.
Sua moglie è felice a tal cambiamento subitaneo — aspettato, del resto! dice: — La gioja è tornata in casa Soranzi e, speriamo, per sempre.
— Che cosa mi dicevi tu? — è il padre che parla colla figlia — Oreste mi pare sempre il migliore dei mariti.
— È vero!... non so.... qualche cosa l’avrà disturbato. Ma poteva ben dirmi....
— Eh! le donne vogliono saper tutto.... Lasciate passare, quando vedete nubi fosche.... se no, andrete a rischio di far delle burrasche con.... niente.
È scorsa un’altra settimana. Tutti i giorni è stata una lotta fierissima.
A certa ora, egli udiva sempre quella cara voce infantile.... gli pareva sempre di accarezzare quella manina, di provocare quegli scoppietti di riso, di sentir quell’alito fresco, odoroso.
Era una tortura.... ma egli non si muoveva — l’ora passava — aveva vinto.
Dopo otto vittorie, gli pare che il vincere costi meno, e che forse, in breve, egli sarà perfettamente libero da quell’incubo ad ora fissa.
A tale scoperta, egli diventa ilare, respira a pieni polmoni — e va ad abbracciar la moglie.
Dopo pranzo, ella e lui stanno presso il caminetto sorbendo il caffè — egli racconta una gaja storiella.
— Una lettera pel signor avvocato.... — fa la cameriera entrando.
— Particolare: — legge Soranzi. La scrittura non gli è ignota, ma non ricorda di chi possa essere.... Apre, impallidisce.
«Soranzi,
«Tu non sei un uomo onesto. Tu m’hai stregato la figlia.... e adesso non ti lasci più vedere?
«Ella soffre, non prende cibo, dimagra.
«Non parla!.... ma l’occhio di una madre sa indovinare....
«Sarà una bella gloria per te, quando me la porteranno via!
«M.»
— Il mio cappello.... il mio soprabito — comanda Oreste, vibrato, balzando in piedi.
— Dove vai? — domanda la moglie.
— Dove mi chiama un affare urgente.
— Ma è qualche cosa di ben grave, di ben dispiacente! sei tutto alterato.....
— Tu sei pazza.
— No, Oreste, non dir così.... sai pure.... se hai qualche dolore, confidati con me.
— Non ho niente....
— Ma....
— Hai capito che non ho niente!? — grida Oreste, stralunando.
— Dio mio.... con te non si può più parlare! — geme la poverina, rompendo in lagrime.
— Eh! il miglior modo di parlare per una moglie, è tacere!
— Ma tu adunque vuoi che io muoja....
— Io?
— Ma sì!.... perchè se continua così, come si può vivere?
— Ebbene.... se.... se non si può vivere, così, con me.... regolati come credi.
— Ah! no, Oreste! — e la moglie si aggrappa a lui disperata — no, Oreste, senti.... senti per pietà.
— Lasciami.... lasciami.... — e respingendola con forza, sicchè ella cade inginocchioni, strappa dalle mani della cameriera quanto essa gli reca e fogge.
La cameriera rialza la signora semisvenuta, la adagia in una poltrona e le spruzza il viso con acqua. La signora ricupera gli spiriti.
— Desidera qualche cosa, signora padrona?
— No.... aspetta.... —
Dopo una lunga pausa.
— Di’ al Giovanni che vada a pregar mio padre di venir.... da me, stasera. Quanto a te.... non una parola con nessuno!
Vediamo un po’ che cosa abbia fatto Maddalena, dopo il veglione, perchè quel suo biglietto a Soranzi è abbastanza strano.
In omaggio al vero, riconosciamo che ella ha accettato la prima visita di Oreste senza alcun secondo fine biasimevole. L’unico suo fine era precisamente quello di valersi di Soranzi come di un sensale di matrimoni incaricato di trovare il «marito generoso».
Ella è ben lieta che Soranzi trovi bella e buona sua figlia — questo vuol dire che s’interesserà, con ardore, per collocarla bene.
Ma la frequenza — quattro di fila — la lunghezza delle di lui visite le pajon soverchie per un mediatore, oltrechè «compromettenti» — e il suo genere di conversazione un po’ troppo poetico. Maddalena s’impensierisce seriamente, tanto più che vedendo la figlia tutt’altro che indifferente alle premure di lui — premure, delle quali non sa come combattere l’influenza sul di lei animo, dopo averle presentato Soranzi come «un distintissimo signore, suo amico d’infanzia e tanto amico anche del povero papà....»
Il combatterla ora sarebbe pericoloso. Maddalena che è donna, le sa queste cose.
Bisognava prevenirla, indisporla contro di lui. Si potrebbe, è vero, con una parola sola, demolire Soranzi; basterebbe dire: — Guarda che egli è ammogliato — ma allora, Soranzi trovando subitanea freddezza, s’indispettirebbe, vorrebbe saperne la ragione.... e se ne andrebbe per sempre — il che è da evitarsi, perchè Maddalena, ora che ha riafferrato Soranzi, non vuol più lasciarselo sfuggire. In un caso estremo, ella potrebbe ricorrere a lui, senza umiliazione.
Invece, farà così: interrogherà cautamente Soranzi.... e se mai.... ella lo farà ragionare, e, toccandogli le corde del dovere, dell’onore, ecc., ecc., lo indurrà a diradare le sue visite.... pur non ritirando la sua protezione.
Quando non lo vedrà più, o ben di rado, Silvia non vi penserà altro.
Partendo dopo la sua quinta visita, Soranzi dice a Maddalena:
— Spero bene che non le avrai detto che io ho moglie.
— Perchè?
— Il perchè te lo dirò.... un giorno.
— Ah! ah!.... e se glielo avessi già detto?
— Disdici.
— Ohe! Soranzi.... avresti per caso delle malinconie pel capo?.... Se così fosse.... io dovrei rinunciare all’onore....
— Se tu sapessi....!
— Che cosa?
— Senti, Maddalena.... io sono sempre stato, dopo quel tempo....... l’uomo il più freddo. Mi credevo morto alle passioni. Ebbene.... ora mi vedi ridotto come un fanciullo, incapace di ragionare.... disperato.... quasi al punto di domandarmi che ne farò della mia vita.
— Senti, Soranzi.... da quella brava donna che sono.... ti dirò: non venir più.... Ma pensa che hai moglie!
— Ah! non parlarmene.... Ma non sai che da due giorni, vaneggio.... che io odio mia moglie.... tanto che, mi pare che per Silvia.... io sacrificherei....
— Va.... va.... tu bestemmi.
Tu bestemmi — ma, non appena Soranzi è partito, Maddalena si sdraja, nella sua poltrona, pensando alla fatta scoperta. «Soranzi odia sua moglie, e per Silvia è pronto a tutto».
Sì.... e Maddalena non può ingannarsi....; nel tremore della voce, delle mani, nel balenìo degli sguardi, ella ha indovinato la passione vera, possente, quella passione che non conosce ostacoli, e siccome Soranzi è uomo d’onore — anche i ribaldi hanno bisogno dell’onore.... degli altri — così tal passione non è a disdegnarsi.
Se Soranzi non ama sua moglie, potrebbe.... separarsene. — Se ama Silvia, potrebbe divenirne l’amico, il protettore. — La colpa, dopo tutto, dice Maddalena, è della Legge. L’uomo è lo schiavo delle passioni.... e la legge vuol incatenare le passioni, il che significa incatenar torrenti.... Tanto peggio per la Legge.
Se Soranzi farà questo, è certo che io mi troverò al coperto per sempre. Quanto a Silvia.... ella sarà ben grata a sua madre.... Maggior felicità potrebbe forse darle altro uomo.... se ella amasse Soranzi? — Restano la società e la moglie....; ma la società è composta di tanti individui, di cui ognuno farà molto bene pensando ai casi suoi.... del resto, padroni! Non renderanno perciò meno felici Soranzi e Silvia, e non torceranno un capello a me. — Quanto alla moglie, poi, se non sa farsi amare.... io non so proprio cosa farci!
Aggiustati, così, i conti colla propria coscienza, Maddalena si accinse all’opera.... Opera facile — non c’era che da secondare tacitamente, mantenendo tuttavia, per decoro, una certa vigilanza che, mentre non doveva nuocere all’essenza, doveva rendere impossibile la forma.... finchè, Soranzi scoppiando, non si sarebbe dato, piedi e mani legati, a Maddalena.
Naturalmente, occorreva qualche incoraggiamento indiretto, onde le impressioni si disegnassero più presto e meglio nel cuore di Silvia. Questo ella ottenne con dei brevi soliloqui fatti, quasi non avvertisse la presenza della figlia.
Un giorno, per esempio, esclamava:
— Che bontà quel caro Soranzi, che ingegno, che spirito, che distinzione! —
Un altro:
— Quello è proprio l’uomo che andrebbe bene per Silvia. Io non darò mai consigli a mia figlia.... perchè il cuore è libero.... ma se mia figlia me ne chiedesse.... —
Un altro ancora:
— Quanti anni può avere Soranzi?.... Quaranta, mi pare.... Non se gliene darebbero trentacinque.... proprio, la bella età dell’uomo.... di cui una donna può fidarsi.... —
Una sera poi le disse:
— Mi pare che Soranzi non ti guardi di malocchio.... eh! briccona! — e tu?.... Ah! non vuoi rispondere.... diventi rossa!.... Basta.... fate voi. —
Una fanciulla, che è già ben disposta a favore d’un uomo che la corteggia.... non ha bisogno di molta esca per accendersi — se poi vede che la madre è fanatica per quell’uomo.... non ha più difese di sorta.... e non cerca difesa.... come non ha alcun turbamento di coscienza, perchè ella sa già d’aver una complice.