DOCUMENTI (continued 5)
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Partendose de Erzingan per miglia 10 se ritrova una fiumana grande la qual nasce nelle montagne che divide la Armenia mazor da la menor; passato detto fiume se entra in un paexe qual dura due zornate fino al fiume Euphrate dove è el passo solito a passar le gente che vano in Tauris, quì il fiume è larghissimo, fa de molti polexeni dentro giarosi. Quivi se apresentò el signor Mahumetho cum lo exercito suo per voler passar, dal altra banda del fiume se ritrovava le gente de Ussum Cassan. El signor Turco volse far experientia de dover passar se anegò Asmurath bassà della Romania et assai altri, si che tra annegati, presi et morti se perse de le persone 12 mille. El signor Turco, visto non poter far altro, lassò la impresa del passar et andò cum l'exercito seguitando el fiume verso levante per zorni due e mezo. Dapoi voltatosi per maistro abbandonato el fiume intrò in algune ville dove el retrovò esser passato Ussum Cassan a traverso di quelle montagne furno a le mani el fu rota a la gente de Ussum Cassan et morto Ezeniel suo fiol prese li cariazì e pavioni e le gente furono fugate dopo de questo el dito signor Mahumetho se redusse a le sue terre e messo lo exercito intorno in termine di 17 zorni l'ebbe a patti, questo è quanto operhò el dito signor Mahumetho contra Ussum Cassan el qual non havea la mità del poder che ha al presente el signor Sophì, sì che questa è la conclusione et opinion nostra che più altro non passerà de quello fece suo avo. E si el passera el camin che aveva a far dito signor per andar in Tauris e questo passato che l'averà lo Euphrate troverà do strade, una verso levante, l'altra verso ostro e sirocho; quella verso levante è strada inusitata per esser mal habitata passando Palu che uno castello sopra un monte, sotto del qual passa lo Euphrate se ritrova campagne che produce giunchi e non se habita, salvo a pe di monti, siche qua exercito non po andar. La strada in ostro e sirocho è quella che è usitata dove vanno caravane, sichè partendose dal fiume per pocho spatio se trova montagne nel principio dele qual è uno castello andando per valle et monti se ritrova Angora per due zornate et per due altre pur vallade e monti se discende in una pianura dove è Amith, questa è città murata et ha un castello sopra un monte, qua se fa grandissime marchatantie sì per la Sorìa come per la Persia. Dal dito loco de Amith per garbin se va per 6 zorni in Alepo. Qui stanzia el capetanio zeneral del signor Sophì; da questo loco per andar in Tauris ghè do strade le qual vanno a una cità nominata Tiflis la quale è posta fra due montagne et è passo fortissimo sì per el sito del loco come per la fiumana che fa forte el dito passo. Quivi ne sarà da far assai.
Da Amith per sirocho se va a Mardin che è passo sopra un monte et è zorni cinque, da Mardin per zorni do per levante se va in Askaranchief, quì se ritrova da la banda da levante del dito locho una fiumana grandissima che quella che vien per Amith, questa fiumana è profonda et ha le rive altissime, sichè ruinato el ponte che passa dito fiume è impossibile che exercito alcun passa da el dito locho de Askaranchief, per 3 zorni pur per levante se va a Tiflis, hor partendose de Amith per levante se va per una vallada larghissima et abitatissima per zurnade 10 se ariva a Tiflis e nel mezo del camin se ritrova una piccola terra de un signor el qual non volea dar obedienzia al Sophì e ghe mosse el campo el have per forza e tagliò tutti a pezi, al presente è tuto rovinato. Quando se parte da Tiflis per levante per 3 zorni declinando uno poco a la mancha se trova Van la quale è in principio de un lago chiamato dello stesso nome, el qual è longo miglia 100 largo 20, l'acqua sua è salsa e non è poca maraveglia perchè essendo detto lago in mezzo de la Armenia sia salso. El se ritrova uno altro lago arente Tauris do zornade lo qual è salso et è grande più de 20 miglia, longo se chiama Salamas del quale se traze sai assai de la qual se fornise la Media, Persia, Armenia et Mesopotamia.
El lago dito de Vanar ha tre insule dentro, una è desabitata e le altre due habitate, la principal se chiama Santa Croxe, l'altra Santa Maria, quella di Santa Croxe è miglia do lontan da terra da la banda de ostro del lago, la qual insula ha uno monasterio dove sta un patriarcha con 100 monaci, in questo monasterio Jacub signor de Tauris fiol de Ussuni Cassam fece custodir sua sorella major che fo de Shàh Aider padre del signor Sophì insieme cum el fiolo qual stete 7 anni et quando fo messo ne haveva nove morto Jacub andò nel paexe del padre e fecesi signor, del qual al presente non se dirà altro, ma andando a Van dal dito loco suso per el lago per una zornata se trova altri casali, fino che dopo 10 giorni, se arriva a Tauris. Tauris è in pianura et è in sul confin de la Media et de la Armenia, volge mia tre murato de terra dove è la stanzia di signori de la Persia, avanti che diti signori l'avvesseno dito locho de Tauris la stanzia sua era in Susa. Resta a dir de' Giorgiani ma per non esser al proposito a questo cammino non se dirà altro.
Marin Sanudo, Cod. Marciani, vol. XIX.
DOCUMENTO LXXXI.
Sumario de una lettera de ser Donato da Leze scrita a Zuan Giacomo Caroldo, secretario ducal, a dì 7 octubris 1514.
...... Et quanto a la parte de venir le spetie in Trapesunda per el seno Persico, qui soto noterò il modo se solea tenirse neli tempi passati, essendo l'impero de Costantinopoli ne le man dei Greci. Li navili che venivano dall'India cum spetie non solevano andare nel mar Rosso, ma tutti venivano nel seno Persico, nel qual golfo è uno porto dove buta l'Eufrate, quivi entrava li navili e si conduceva alla cità de la Balsera, la qual è sopra la riva del dito fiume, mìa 50 lontan dal mar. Parte de le qual specie si conduceva in Trabesonda et parte in Erzingan e de lì alla terra, da poi essendo el deto paese in guerra, rote le strade fu forza ai mercanti condurle nel seno Arabico come fanno al presente.
La cità della Balsera è grande e mercantesca, dove se fa faccende assai, come de fide degni armeni ho inteso, et è situata ne la provincia de Babilonia. Da questo loco in Trabesonda sono giornate XXX a mìa XXV per zornata. Sicchè tanta strada feva dita mercanzia e lungo saria narrar li lochi dove capitavano, e de Trabesonda con navigli se conducevano a Costantinopoli. L'altra strada che è Astrakan, partendosi dalla Balsera e fuori per tramontana al fiume Eufrate fina dove se congiunge Tigris che è zornate 8, e de lì a Cazan cità sopra el Tigri giornate 4, poi se passa pur per tramontana molte zornate de caravana fino a la gran cità de Schamachi, e da detto luoco fina in Bachù che è posta sopra il mar Caspio zorni 4. Quivi è una cità dove se fa gran fazende, da la qual è ditto mare de Bachù. In questo loco se cargava le spetie sopra li navigli e se conduceva in Astrakan terra dei Tartari posta sopra il fiume Volga e de qua per 8 zorni chi volesse andar alla traversa se andaria alla Tana per la campagna che per esser disabitada se va suso per el fiume, poi se traversa al dicto loco de la Tana in zorni 16. Quivi venia le galere de Venezia e levavano dicte spetie come è scritto nell'itinerario di Messer Josafat Barbaro.
Marin Sanudo, Cod. Marciani, vol. XIX.
DOCUMENTO LXXXII.
Copia de una letera de ser Donado da Leze, podestà e capitano a Rovigo, scrita a Zuan Jacomo Caroldo, secretario. Data a Rovigo adì 2 novembre 1514.
Per lettere vostre de ultimo del passato son avvisado, esser nove importantissima venuta al clarissimo Gritti da Ragusi, come el signor turco Selim a dì 23 agosto su la campagna de Choi ha fatto zeneral battaglia col signor Sophì con crudelissima strage dell'esercito suo. Tandem era restato victorioso et era fugito detto signor Sophì e lo signor Selim dovea andar in Tauris, pregandomi che io vogli far risposta sopra di ciò. Io desideroso di satisfar al voler vostro, anchor che sii occupatissimo in diverse cose et abi dei gran fastidj in questo locho, non resterò che io notifichi li lochi et siti che potrà andar detto Selim, et dove si potrà ritrager el detto Sophì, per ritornare iterum a la campagna; ben ve dirò questo che Selim è entrato troppo dentro, che da Choi dove me scrivete esser sta la battaglia fin al principio del so paese sono giornate 25, et avendo avuto una tal rotta qual me scrivete non potendose refar per esser el paese tutto per el signor Sophì non so come el farà se iterum un altro esercito adosso li venirà, nonostante questa vittoria, facio mal juditio del fato suo come qui soto intenderete.
Choi è uno casale grande sopra la campagna, non è murato e da questo luoco fin in Tauris sono sei zornate. In tuta campagna, se ritrovano due loci grandi, due zornate lontani l'uno dall'altro chiamati Moriam et Sophiam, come vedrete ne le mie lettere per avanti scritteve. Sichè dicto signor Turco anderà in Tauris, et sono certo che li se affirmerà, perchè el signor Sophì s'era lontano da lui, et volendo andar a trovarlo vorrà del tempo. S'el Sophì serà vivo potrà far gran numero di zente et presto in diverse provincie come è nella Persia, Kerman, Eri, Ghan, Fars, et Shirvan. Tutti questi paesi sono abbondantissimi de uomini. Accostato a qual voi di questi loci con quelle poche zente se ritrova ritornerà iterum alla campagna e serà alla condizione di Antheo che reassumeva le forze tante volte quante la terra toccava. Et acciò intendiate li paesi scripti de sopra:
Tauris è in li confini de la Media et Armenia, guardando dal dicto locho di Tauris verso levante a banda destra è la Persia, Cherman Irak. La principal cità de presente della Persia è Schraz, la quale è lontana da Tauris per levante e scirocco zornate 20, e da lì in Kar altre 20. Shiraz è di sotto da questo verso ostro per mezzo l'isola de Ormus. Da tutte queste tre provincie se pol trazer una gran quantità de zente et massime de Schiraz et Persia. La dicta cità de Schraz fa 200,000 anime ed è murata. Altre volte ribellò a Ussun Cassan de volontà de un suo figliuolo che voleva farse signor, sicchè da questi loci potria esser tratto esercito potentissimo, ma tengo non andrà a questa banda, ma anderà ad altra parte verso tramontana per aver li Georgiani con lui, quali sono inimicissimi col Turco ancor che venissero nel suo campo. Questo farieno per non se lo retirar adosso per confinar loro con Trapesonda.
Or torniamo a Tauris; partendosi de lì, andar per greco per 7 giornate se trova Ardevil, confina da ponente con el paese de Shirvan dove è la gran cità de Schiamachi. Et il paese de Schirvan confina con li Giorgiani verso maistro dove è Emircapi dicta e porte de ferro, et da questa banda potrà aver soccorso numeroso sì dai Giorgiani come da quelli altri paesi nominati. Puol aver etiam soccorso grande de Azerbigian che confina da levante col paese de Ardevil, et etiam de Sara che è sopra el mar Caspio. Se potria dir che el potesse trager zente assai dal paese de Corassan, ma per esser novi sotto el suo dominio non credo che vorrà di quelle. Se potria anco servir di bona zente de Ispaan et altri paesi che sono in la Media. Sicchè per concludere tengo farà grandi eserciti per esser ben voluto da tutti e liberalissimo. Sta che, come ho dicto di sopra, mi dubito assai del fatto de Selim.
Marin Sanudo, Cod. Marciani, vol. XIX.
DOCUMENTO LXXXIII.
Relazione di Persia, del clarissimo messer Teodoro Balbi console veneto nella Siria dall'anno 1578 al 1582.
Serenissimo Principe,
Dalla guerra di Persia, nella quale con numerosissimo esercito e con gran spargimento di sangue contendono insieme due potentissimi re del mondo, non mi ha parso poter avere informazione della quale la Serenità Vostra possa in parte rimanere soddisfatta, se non coll'aver minutamente inteso se le forze del presente esercito come di ogni altra particolarità con cui si possa far giudicio, come il re persiano sia per resistere alli assalti turcheschi, e con che ordine e fondamento possa muover le armi contro un tanto forte inimico. Così mi sono andato, con più certezza che ho potuto, informando delle entrate e spese di detto re, della milizia che egli ha, dell'ordine del guerreggiare e stipendiar li soldati, dell'obbedienza che gli porta il suo popolo, di molti altri successi nelli tempi passati nella creazione di re, dalla quale si può comprender la durazione di quell'imperio, e di molte altre cose pertinenti alle forze e poter suo; le quali tutte ho voluto far sapere alla Serenità Vostra con questa mia scrittura, non aspettando di farlo personalmente nel mio ritorno a Venezia, per sapere quanto più ora, che si fa questa guerra famosa appresso tutti li principi del mondo, erano desideratissimi tali avvisi, di quello sarà di qui a tre anni, quando forse sarà compito il guerreggiare in quelle parti. Supplico intanto Vostra Serenità che in questa mia relazione attenda più alla volontà e desiderio con che io la faccio, che è di darle quanto più per me di sua soddisfazione; perchè del resto sono sicuro che per la mia poca esercitazione nel dire non sarà degna del suo cospetto, e per non essere stato io nella Persia, nè aver ragionato con persone maggiormente istruite di quel regno, potrà parere in molte parti imperfetto.
È posta la Persia sotto il clima stesso di Venezia e dell'Europa, e nella parte di tramontana dove è il mar Caspio è montuosa e freddissima, da quella di mezzogiorno è pur anco montuosa ma fertilissima e calda. Ha molte fontane e fiumi, e dove è il golfo d'Ormuz è dal mare perfino bagnata. Confina coi Tartari e con altri re idolatri. Dove è la città di Vastan ed altre città dalla parte di ponente confina con Turchi e Georgiani.
Ebbe questo imperio molti re, dei quali siccome è stato scritto copiosamente da molti scrittori, così ora non tocca a me ragionare che di quelli che della legge maomettana in quà hanno regnato.
Il primo dei quali fu Ismail Gioneid che seguendo la legge di Alì et per questa cagione perseguitato dai Turchi fuggì in queste regioni nella città di Ardevil, dove vivendo vita esemplare e da tutti i circonvicini tenuto per santo, venne in tanta reverenza appresso ciascuno che ridusse molti di quei popoli alla fede di Alì, essendo da loro tenuto per capo. Così visse molto tempo e dopo la sua morte successe Haider, il quale non stette molto che in guerra fu morto restando suo erede Ismail che dopo gli idolatri di Nembrod fu il primo che ebbe titolo di re della Persia, e quasi di tutta se ne fece padrone sottomettendola al suo impero con molti regni e ducati di fede turca. Combattè con sultan Selino, e per causa delle artiglierie fu rotto. Fu uomo liberalissimo e sopratutto coi soldati spendeva quanto aveva, e la sua morte ne diede il segno che pochissimo oro se gli ritrovò. Fu bellicoso e sopramodo si dilettò della caccia. Fabbricò una gran moschea nella città di Ispahan, morì ad Ardevil, dove era andato a visitare la tomba di suo padre l'anno 1523, avendo xv anni con assai buona fortuna amministrato il regno.
Il figliuolo per nome chiamato shàh Thamasp padre del presente re successe nel regno in età di 11 anni e ne regnò 50. Guerreggiò con Selim quantunque non volesse mai seco venire a giornata, per la esperienza che ebbe dal padre dell'artiglieria; prese Tauris città principale di quel regno e di nuovo la riacquistò, fece la pace con detto Turco e promise di mai rompergli guerra, siccome fu veduto nelli capitoli fatti tra loro, nè fu detto che la fortezza di Kars fosse gittata a terra, e che per 8 miglia da una parte e dall'altra fosse fatto deserto affinchè in niun tempo potesse nascer mai fra circonvicini dissensioni. Così mai l'uno contro l'altro mosse le armi, anzi in occasion di bisogno si promisero soccorso. Il detto shàh Thamasp andando contro un re georgiano a questo e quello inimico così fece, e lo vinse a tempo che d'ogni altra cosa pensava che alla guerra per esser l'invernata e d'ogni intorno la neve, ed oltre il sacco e bottino che fece menò un 30 mille anime fra uomini e donne da 15 fino ai 30 anni.
E perchè si trovavano del re morto 24 figliuoli tutti in diverse città del regno divisi, che intendendo la perdita del padre e della città regia, nissuno se ne fece padrone chiamandosi re di quelle, e ne restò il regno in 14 parti diviso. Uno di questi fratelli è Simbes che è quello che l'anno passato era in poter del re di Persia e che prometteva andar ad infestar li passi e non lasciar andar niuna cosa all'esercito dei nemici, ed acciocchè gli fosse data credenza si fece turco-persiano. Siccome scrissi a Vostra Serenità è uomo di grandissima stima, e tanto che in qualcuno è animo che se questi è da parte dei Persiani, basti lui a metter in gravissima necessità i nemici. Son tutti i suoi georgiani soldati veterani dati a vita comoda, che non hanno alcun pensiero nè cura della cavalleria. Dicono discender da una figliuola di Salomone. Tengono altari e chiese come le nostre con figure del Salvatore e della Beata Vergine. La sua sede è ora a Tiflis che rende tributi al regno di Persia.
Fu quel Shàh Thamasp il primo che andò ad abitare Kasbin ed ivi poner la sedia; e quella città era per avanti antica villa suddita del re di Ghilan, il territorio della quale per lunghezza è 18 leghe e per larghezza 14, situata in mezzo di alte montagne dalla parte di tramontana, dove la neve in ogni tempo dell'anno si trova; e questo fece per sicurtà e per esser in mezzo del suo regno in sito fortissimo, e di essa ne ha fatto una città principalissima. Si chiama questa villa Kasbin che in sua lingua non vuol dir altro che castigo, perchè a quel tempo in essa erano rilegati tutti i malfattori che non erano giudicati a morte; ed ora è città nobilissima adorna di grandissime fabbriche e giardini di molta spesa, fra li quali ve n'è uno del proprio re, di spesa di più di 12,000 ducati, per la cui bellezza lo chiamano reest che in lingua loro intendono paradiso. È città popolatissima che dicono che ad ogni richiesta del re gli sono sempre pronti 30,000 cavalli, il circuito della quale è intorno a leghe tre. Ebbe il suddetto shàh Thamasp dal re dei Tartari il regno di Candar in dono per l'aiuto e soccorso che egli diede per rimetterlo in stato al tempo che fu rotto nel regno di Cambaia.
Fu questo shàh Thamasp crudel tiranno, che chi vedeva ricco e di qualche autorità nel suo regno lo privava della roba, e se non gli toglieva la vita gli faceva cavare gli occhi; di niuno suo capitano o cavaliere si fidava, nè d'alcuno voleva consiglio; era avarissimo e per accumular danari mandava perfino al bazar le proprie vesti, tratteneva il soldo che prometteva ai soldati, per il che 15000 e più abbandonarono la Persia facendosi vassalli dei Tartari ed altri re delle Indie, per non esser sottoposti a un tanto tiranno. Usava d'anno in anno rinnovar la moneta facendola fare di metà valor, e non si stampava dell'altra, proibendo quella, e quasi tutta la colava nella zecca, e di questa ragione nelle altre città del regno cavava danaro grandissimo, che non si mette in computo delle sue rendite. Alla sua morte gli fu trovato fra oro argento e gioie, cosa che par impossibile, nondimeno mi è stata confermata da più bocche più di 80 milioni di ducati, tra li quali v'erano 17 milioni battuti a maidini d'oro. Lasciò fra cavalli, cavalle e cammelli al nº di 100,000. Morì del 1576 ai 11 maggio, avendo regnato 50 anni. Poche ore avanti conoscesse la sua morte, ordinò il suo testamento, e avanti che nel suo regno succedesse shàh Ismail suo figlio secondogenito, per trovarsi il presente Mohammed Kodabende dedicato alle cose della sua legge e per aver corta vista: e si fidò pur di 4 suoi capitani che essi chiamano sultani, il nome dei quali sono: sultan Ibraim mirza, suo nipote che si trovava in alcuni suoi castelli discosti da Kasbin 6 in 7 giornate dalla parte di levante, al qual fece intender venisse con quante più forze potesse, così fece venendo con 12 mille cavalli: mettendosi nella casa regale, e datogli dal detto re autorità del governo, e fattolo camerier principale con autorità di portar la spada che a niuno è concessa; il secondo era mirza Alì sultan; il terzo Absalon bey; e del quarto non si è potuto aver il nome, e solo per il tratto intendeva andar attorno dal Derogi che a loro usanza vuol dir governatore del regno, il quale era quarto visir creato di più dell'ordinario, già per avanti trattava di far morir shàh Thamasp e suo figliuolo shàh Ismail per metter in sedia sultan Aider altro figlio di shàh Thamasp e di madre georgiana, sol perchè lui saria stato, sopraintendente di tutto il maneggio del regno.
Sapendo adunque shàh Thamasp questo disegno del governatore consultò coi sultani, di tor di vita sultan Aider figliuolo suo, e lo mandò a chiamar con fargli dire che avanti chiudesse gli occhi desiderava vederlo e farlo suo successore, alla qual richiesta fu il figliuolo obbediente, e giunto al cospetto del padre disse il re ad un suo capitano chiamato Absalon bey che facesse il suo ufficio; per il che fu il figliuolo legato e posto in catena in una stanza con sicurissima guardia. Mancato il re fu tenuta detta morte secreta facendo serrar tutte le porte del palazzo. Il che vedendo il terzo giorno che fu li 8 detto, il governatore ribelle non volse più tardare che Aider non fosse pronunziato re, corse armata mano alla casa regale con 15000 fanti suoi seguaci, gettando a terra la prima, seconda e terza porta gridando a loro usanza Aider suo re. Questo vedendo li sultani che erano alla custodia del palazzo, mandarono nella stanza dove era Aider serrato, Samal bey di sangue circasso e fecero che gli troncasse la testa; e troncata che l'ebbe la portò in mano gettandola dalle scale del palazzo a piedi del cavallo del governatore nemico, che pur attendeva a gridar Aider re: dicendogli, piglia la testa del tuo re con molte parole vituperose. Ed essendo ancor essi provvisti di gran banda di gente e soccorsi, attaccarono la zuffa, tagliandone quanti ne trovavano che ascesero al numero di 4 mille e più, non lasciando in vita nè grande, nè piccolo, nè dell'uno, nè dell'altro sesso della sua prole, mettendo a sacco le case loro e dispianandole fino alle fondamenta; e lui togliendo la fuga con non più di 2000 cavalli se ne uscì fuori della città, e per necessità di fame ed altri disagi fu abbandonato nel viaggio dalle sue genti, e dal proprio figliuolo che si ricorse nella città di Kom a Sultania madre di Ismail e del presente re di nazione turcomanna zia di Emerkan, il quale al presente è capitano generale, ed è detto per sopranome Spada di Persia, sperando che per mezzo di lei gli fosse salvata la vita; ma non gli riuscì perchè de li a poco fu morto insieme con sei altri fratelli. E vedutosi detto governator abbandonato da ognuno si vestì da medico in alcune montagne fuggendo per venirsene al Turco, fu da alcuni cacciatori inviati da Absalon bey suo nemico, conosciuto e preso e condotto ad esso e tenuto fino alla venuta di Ismail che lo fece morire, siccome dirò più abbasso. E perchè per le rapine e morti che si facevano nella città, per non vi essere il re, pochi erano sicuri nelle case proprie, il giorno 17 Absalon bey ed alcuni capitani del re morto, con gran banda di gente andarono per la città e per li bazari assicurando e dando animo a ciascuno che tornasse ai suoi negozi: dicendo che il re Ismail non poteva far che ogni ora non comparisse: mandando bandi attorno che sotto pena della vita niuno avesse ardire di molestare nè cosa, nè persona della città; e dove si trovava un malfattore gli erano troncate le mani e i piedi o tagliata la testa siccome pareva meritasse il delitto, ponendola sopra le lancie e portandola attorno per la città e bazari, e con questi mezzi fecero cessare il spavento ed assicurare l'animo di ognuno. Facevano al mezzogiorno e alla sera che fossero sonate gnacchere, e fatta allegrezza con gridi altissimi che il re era vicino, e questo solo per tenere il freno a qualcuno che avesse animo di perseverar nelle stesse rapine.
Il giorno dietro che fu alli 18 fu pubblicato shàh Ismail re, nella moschea grande, e di subito tutti li capitani e soldati che erano alla custodia della città e di tutte le circonvicine, andarono a levare il re che ancora si trovava in un castello sottoposto alla città di Ardevil discosta da Kasbin giornate dieci dalla parte di tramontana, dove fu dal padre relegato, per il mal animo che lui credeva avere contro i Turchi, et per esser di natura feroce dubitava calasse alli confini e fosse cagione di romper la guerra col Turco, e per questo lo tenne in quella fortezza appresso anni sedici. E giunti in vista di detto castello cominciarono a gridar shàh Ismail che vuol dire re Ismail, facendo molti segni d'allegrezza; al che però da lui non fu dato ascolto nè manco dal capitano che era in sua custodia congiunto di sangue col governator ribelle, e diceva voler combatter con loro; ma fu da Ismail ordinato che non facesse motto alcuno perchè in breve la visita si sapria, sì come fu che non stettero molto che da ogni luoco vedeva comparir gente ed empiersi le campagne di soldati che gridavano colle stesse voci Ismail re. Del che fatto certo discese dalla fortezza, ed il capitano che primamente non volse credere fu il primo a baciargli il piede, e dimandargli perdono con la spada legata al collo se l'aveva offeso, perchè tutto aveva fatto per non esser disobbediente al re morto padre suo, che già tanti anni glielo avea dato in custodia; e così gli perdonò, anzi concesse ad un suo figliuolo il governo di Tauris; e di poi gli corse ognuno a baciare il piede: e veduto che già si erano adunati più di 85 mille cavalli con forse 5 mille padiglioni deliberò incamminarsi verso Kasbin ed a mezzo cammino fu incontrato da sultan Mirza suo germano da parte di padre e cognato, e smontato da cavallo, volse il re fare il medesimo abbracciandolo e raccogliendolo caramente, e dopo molte parole di complimento lo creò suo capitan generale, confirmandolo nella stessa dignità la quale il padre gli aveva data, ordinando che il suo padiglione fosse posto all'incontro delli reali ancorchè ciò non fosse solito a farsi in niun tempo. E giunto alli 14 luglio alla vista della città di Kasbin, ivi si accampò ed alli 15 gli fu menato in catena per il capitano Absalon bey il governatore ribelle, e da esso re gli furono dette molte parole come conveniva alla sua infedeltà, e se lo scacciò davanti serbando la sua morte a pochi giorni. Dopo, lui stette fino li 17 facendo molte giustizie crudeli. Venne fino alle porte della città sopra 12 cavalli cavalcando or sopra l'uno or sull'altro, per segno delli 12 figliuoli di Alì suo profeta; e per timore non gli fosse tirata qualche archibugiata e fosse morto, con 20 suoi più fidati si mise in una strada dove non era aspettato e per la porta del giardino ascosamente se ne andò nel palazzo reale, facendo che il suo capitano generale andasse sotto l'ombrello per la strada ove tutto il popolo stava aspettandolo.
Non stette molto che divenne crudele sopra ogni altro non perdonando ad alcuno della stirpe del governatore ribelle, nemmeno al cognato creato da lui capitano generale che tutti fece morire insieme con dieci fratelli, chi di veleno e chi strangolandoli, fuori che il presente re il quale si trovava in Schiraz discosto da Kasbin due giornate che non lo potè aver mai in così poco tempo che regnò; ma bensì il suo figliuolo con due suoi germani e tutti li principali sultani che erano nella corte del padre; et soleva dire che non si potevano sostentar i padiglioni reali con corde vecchie, e con le sue proprie mani ne ammazzò infiniti, dicendo voler vedere se la sua spada tagliava, e per il computo fatto delli morti di mano sua e di suo ordine ascesero al numero di dodici mille, senza quelli che in così breve tempo che regnò privò degli occhi e scacciò in esilio. Fu di pensiero per qualche suo fine di lasciar la fede di Aly e pigliar quella di Omar, ne diede segno col cavar gli occhi ad un suo califfo persona principal della fede; e con far molte altre offese ed insulti a molti altri suoi santoni; il che pressentito da' principali che restarono nel regno fecero congiura insieme con una sua sorella alla quale lui aveva fatti molti oltraggi e toltigli 200,000 ducati e più che si trovava e li schiavi e schiave, facendola star in vita ristretta e piena di disagi; donna di 30 anni astuta e prudente e che dal padre suo era stimata e si fidava di lei; e così insieme ordinarono il veleno ponendolo in alcune palle di teriaca che soleva mangiare, e postate in una busteta che soleva portare il figliuolo di un suo capitano confidente che sempre gli stava a lato; egli al solito ne prese e la notte seguente restò morto, essendo in età di 44 anni e fu alli 24 novembre 1577, la vigilia di santa Catterina avendo regnato solamente 1 anno 7 mesi e 6 giorni, morto a tempo che disegnava far pubblicar la legge che voleva firmare all'ultimo del suo Ramadan, e diceva pubblicamente che avria fatto doni e tenuti in sua grazia tutti quelli i quali l'avessero seguitato ed altri che avessero voluto star ostinati nelle sue opinioni gli avria fatti andar a fil di spada; e per non lasciar andar più avanti questo suo disegno gli fu dato il veleno. Fu tenuta dalla detta sorella la morte del re secreta, mandando a chiamar li capitani principali complici della morte del detto re, e lor disse che nelle sue mani stava quell'abbondantissimo regno, e se volevano essi con gli odi particolari vederle il fine facevano gran peccato; ma che allora era tempo di rimettere ogni malanimo che avessero, l'uno contro l'altro, e non dar questa allegrezza ai Turchi e Tartari che dall'una e dall'altra banda confinano che goderiano di beverli il sangue, e di veder la desolazione di quell'impero, e quello diceva, lo diceva per loro e suoi successori non per lei che ne aveva la minor parte, essendo donna e di sangue regio che da qualche banda avria pur avuto un pezzo di pane; e non voler che tante fatiche del padre ed avolo suo rimanessero distrutte per le lor dissensioni in questo momento, e fusse annullata la casa del suo profeta, e con parole assai maggiori, cosa insolita in una donna e massime in quelle parti, e con tanta eloquenza che fece risolver ogni mal animo che era tra loro ed aquietar l'uno e l'altro alla sua presenza, facendo loro dopo giurare sopra il suo mufti di conservare il regno per il fratello.
Fu per questi sparsa voce per la città che il re fosse morto e fu dal popolo levato tumulto, il quale andando alla casa reale e gridando voler vedere il suo re, la sorella con li capitani deliberarono di far comparire uno vestito cogli abiti regali sopra una terrazza eminente, intonando la voce come Ismail era solito fare, mostrando colle mani segni di comandare ai suoi, e diede a creder al popolo che quello fosse il re e lo aquetò ed ordinò di subito che tutta la milizia fosse posta sotto quei capitani che erano sette e che cadauno avesse cura delli sottoposti, ed a detta signora furono fatti venire tutti li capitani in loro lingua sultani, dicendoli sotto che banda di capitano volevano stare, perchè il re era morto e bisognava tenere il regno senza confusione fino a che venisse il fratello. Tutti assentirono e nominarono il capitano, cui volevano essere sottoposti colle sue genti fra li 7 antedetti; ed ordinata la città in sette quartieri ed a cadauno consegnato il suo con li soldati sottoposti, spedirono quante più genti poterono sì di Kasbin come delle città circonvicine con padiglioni ed altre cose necessarie per levare il nuovo re che era pure in Schiraz.
Così venne a far l'entrata ai 25 di gennaio 1577 essendo di età di anni 41, tutto canuto ancor che si tinga la barba; di bella faccia, e proporzionata persona, impedito della vista e non vede niente a basso, ma guardando all'alto vede così ben come ciascuno; ma avanti venisse a Kasbin, mandò a dimandar al zio della sorella, come quello che l'amava, dubitando che al disegno avea fatto di farlo morir questo suo zio non se li opponesse con vederla difender; e perciò non gli nascesse tumulto, ed essendo questo buon capitano ed amato sopra ogni altro dai suoi soldati ed era chiamato Samahal sultan, il quale andò se ben con timore, ed avea fatto per avanti andar la nipote sorella del detto re a casa sua, avendo fortificato benissimo il suo palazzo, e messovi grandissimo numero di gente colla guardia e donatogli quanto aveva d'importanza, acciocchè in ogni occasione fossero pronti a morir con lui; dove dal re fu accolto caramente e non mostrando segno di animo cattivo, anzi confermatolo gran cancelliero; siccome era stato fatto dal fratello; avendo ordinato prima che fosse strangolato, subito fosse partito da lui, come fu eseguito spedendo di subito a far morir la sorella a compiacenza della prima moglie di shàh Ismail fratello del marito; ma più per l'invidia che le portava per esser donna accorta e prudentissima facendo anco far il medesimo ad Alì sultan uno dei 7 capitani che gli conservarono il regno, sol perchè trovandosi lui governatore per avanti dove lui abitava gli usò molte stranezze e per esser stato molto amico del fratello morto, e che teneva ancora un suo figliuolo di mesi 4 in governo che lo fece anche morire. Entrò nella città, fece doni liberalissimi di centinaia e migliaia di ducati; i banditi fece venir nella città e restituir loro le dignità, fece di subito liberare gli ambasciatori dei Tartari che si trovavono in un castello postivi dal fratello, e con doni e cortesi parole gli dimostrò il dispiacere che sentiva del mal procedere loro usato, e che lui era prontissimo di conservar la stessa amicizia che li usò il padre suo; e si partirono soddisfattissimi da lui. Fece il medesimo a molti ambasciatori di re delle Indie e ciaus turchi che si trovavano in Bagdad e Caraemit che in tutto erano otto, e li fece consegnare a 4 di quei capitani principali acciò li custodissero fino ad altro suo ordine. E questo per li moti che già erano stati sentiti al tempo del fratello che i Turchi volevano mandare a fortificar Kars e che intendevano voler il kasnadar e facoltà a loro modo lasciate in quel regno alla morte di sultan Bocafir, fuggito in Persia al tempo di sultan Selim suo padre, che lo perseguitava per farlo morire per la discordia e disamore che le venne coi fratelli, e che alfine di ordine di sultan Soliman fu morto nella Persia in un banchetto che shàh Thamasp gli fece, e non per altro che per non voler romper la guerra col Turco secondo la fede promessa, facendo anche morire insieme col padre, due suoi figliuoli e tutta la corte che ascendevano al numero di 2000 persone; e restatigli 17 pezzi di artiglieria minuta, uno di 50 e gli altri di 21, con numero grande di archibugi, che aveva seco, del che sultan Amurath al presente re dei Tartari, gli mandò a ricercar dette facoltà, ovvero come essi dicono tesoro, ed anco perchè fino l'anno avanti al tempo di shàh Ismail era concertato di aver Shirvan a tradimento colli propri terrieri, avendo veduta una lettera che prometteva alli detti di Shirvan di mandargli 50,000 archibugi, se loro si contentassero d'accettarlo per loro re; la quale ebbe per mezzo di un proprio di Shirvan con industria, e se ne fuggì al re suo, narrandogli particolarmente quanto era allora seguìto, e per questo si diede voce di guerra, e tanto più era tenuta per certa, quanto che Ismail era in pensiero di andar a cingersi la spada e far le solite cerimonie siccome fecero li suoi predecessori in Babilonia; del che essendo morto e successo il presente re nominato Mohammed Khodabende e trovati gli umori alterati, le opinioni di Amurath di voler fortificare Kars, anzi che tuttavia lo fortificava (fortezza che per li capitoli del padre sultan Soliman con il suo shàh Thamasp non poteva ad alcun modo fare), commesse a quei sangiacchi vicini che non permettessero che tal fortificazione andasse avanti, d'onde per necessità ne seguirono scaramuccie e danni all'uno e all'altro nelle città e castella vicine; e furono mandati da una parte e dall'altra per propria difesa gente e soldati con sangiacchi ed altri venendo in questo modo a guerra odiosa ed a scoperta battaglia. Fu per questo spedito in diligenza da Costantinopoli Mustafà che se ne andò con potentissimo esercito verso quelle bande, nè per altro sono venuti questi due barbari e potentissimi re a definizione di armi, ancorchè alcuno voglia che tutto sia nato più per causa della fede che per altro. Ma le cause sono state le sopradette che furono prima origine di tante guerre. Questo è quanto alle condizioni delli re che fino al tempo presente hanno avuta la Persia.
Li regni sottoposti a questa corona sono Korassan, Candar, Shirvan, Kuhistan, Curdistan, Ghilan, Laristan, Avaz e il regno di Ormuz; ma questi tre ultimi gli rendono solo tributo, e la sede è posta in Kasbin. Ma dalla parte di ostro le città Kom, Kashan che è la principal di mercanzia, Jepaham, Shiraz, che anticamente era la sedia del regno di Kars e che fu fabbricata da un pastore, dal qual portò il nome, divenne città grandissima, e per causa delli suoi cittadini che non volsero accettar il suo re che fuggiva per una rotta che ebbe dai suoi nemici, fu da lì a poco tempo da lui rovinata fino alli fondamenti, le sono situate attorno più ville e moltissimi castelli; seguono la città di Ardistan Abircà, la quale fu rovinata da Ismail primo per la poca obbedienza. Dalla parte di tramontana è posta Tauris che prima era la sedia reale discosta dieci giornate da Kasbin, Ardevil, che era già loco dove si dava sepoltura alli re, la città di Erzengian, Naschivan, Shirvan ed altre. Da levante tiene il regno del Korasan con molte città e castelle. La città di Mohamedsal, così chiamata per il nome del suo profeta, in cui vi è una moschea, nella qual dicono essere un grandissimo tesoro ammassato d'oro e d'argento, che è discosto da Kasbin giornate 24; inoltre Bistam, Sistan. Dalla parte di ponente ha un regno di Kurdi nelli confini di Bagdad, il cui re si dimanda Rustan ed ha per moglie una figliuola che fu di shàh Thamasp re di Persia e mette in campagna 12000 cavalli. Questo rende tributo e non si sa di quanto, tiene anco alcune città di Georgiani sebben ora si sono ribellate al Turco; gli è anco reso tributo a Lar che è regno discosto 5 giornate da Ormuz; ha più abbasso la città di Bursa che è sedia di un re d'Arabi nelli confini della Balsera appresso il fiume Tigri che d'ogni intorno la bagna, il re della quale gli rende tributo di 20 fra cavalli e cavalle di pregio grandissimo. Ma ora si è ribellato da lui e datosi ai Turchi, che è quello che per avanti scrissi, confina con Babilonia da una banda, e dall'altra con Mossul ancor città della Persia e molte altre città e castella.
Le entrate del regno suddetto, ancorchè non si abbiano potuto aver particolarmente di provincia in provincia, nondimeno si diranno succintamente in somma, la quale molti vogliono che ascenda a 4 milioni e ½ d'oro. Ma la più parte dice che ha 4 milioni soli all'anno; se bene non doveriano arrivarci di gran lunga, ma per la tirranide dei re loro, che di uno ne traggono cinque finchè viene a questa somma.
Oltre di questo ha una infinità grande di ville e castella tutte applicate a stipendi della cavalleria, che il minor salario che dà, è di ducati 100. Ma perchè essi le fanno lavorare non cavano d'ognuno tre; a questo modo ha anco parte della fanteria pagata che tiene alla sua guardia; se tutto questo danaro le venisse nel suo Kasnada avria grandissima quantità d'oro, avendo oltre la cavalleria, come la S. V. intenderà alla sua guardia 6000 gentiluomini, li quali sono pagati per li 4000, come ci ha detto, in ville ed assegnatoli da 300 fino a 2000 ducati l'anno, e per il resto delli 2000 entra nella spesa, siccome dirò: questo è quanto ho potuto sottrarre delle rendite del regno di Persia.
La spesa che fa e tiene dirò alla Serenità Vostra con la medesima brevità: ha 70 sultani che sono deputati al governo delle città pagati de proprio kasnà con partito di 10 fino a 30000 ducati all'anno per uno, con obbligo di tener chi 3 chi 4 chi 5 cento fra cavalli e pedoni li quali tutti sieno pronti ad ogni servizio del re. Paga li due mille Turchi della sua guardia da 100 a 160 ducati all'anno per uno, fino a tanto che nasce occasione di premiarli in ville come dissi sopra e la maggior parte dell'arcobugieria è pagata dallo proprio kasnà, e queste sono le maggior spese che ha quella corona.
Le dignità e gradi che sono appresso il re sono queste: la prima è Mirza che vuol dir principe, e si dà solo a' figliuoli o nipoti regii. Segue la dignità di Kan e questi sono adoperati solamente per capitani generali nelli negozi principali del regno; tiene anco una specie di vicerè che tiene cura di tutte le cose, così in pace come in guerra. Oltre questo sono tre visiri, uno delli quali attende a riscuoter l'entrada; il secondo ha carico delle scritture; il terzo ha il governo del Kasnadar, cioè del denaro della corona. Ha un Curchi bassi che è capo della guardia dei 6000 curchi: come anco ha un capo dei portinari, che ascendono al n. di 700. Ha due gran Kan che uno dei quali porta sempre il bollo reale detto homajon appeso al collo. Seguono poi li sultani cioè capitani, e di questi se ne serve il re oltre il tener la gente ad essi sottoposta all'ordine e pronte in mandarli al governo di città e provincie. Vi sono anco molti altri gradi e dignità che per non tediar Vostra Serenità lascio da parte.
La dignità pontificale è chiamata da loro Mugieteed, che vuol dire papa della legge; il qual titolo sebbene è nella persona delli propri re, nondimeno è conferito in altre persone per non occuparsi egli in tal negozio. Tiene il Califfo che è persona sacerdotale che ha il carico di poner il corno al re ed a tutti quelli che sono fatti degni da esso re del corno. Vi è il cadì che attende alle cose civili e criminali della città, e che col tempo poi ascende alle dette due dignità.
La milizia che tiene il suddetto re è di 100,000 cavalli pagati come avanti ho detto; tutta gente conosciuta ed esercitata nell'armi, e fedelissima al loro re e potrà anco valersene, siccome intendeva, pagandola. Ha pedoni in grandissimo numero, che dicono che ad ogni bisogno ne caveria 200,000, ed anco 250 mille è questo, è affermato per cosa certa che non ha 100,000 archibugii, i quali in parte sono pagati in ville e castelle, ma la più parte dal kasnà del proprio re.
L'arme che usa la cavalleria sono la lancia non più lunga di 5 braccia; l'arco e la scimitarra, della quale fanno professione sopra ogni altra nazione e la stimano principal arma sopra tutte che usano. Per difesa usano camicie di maglia, alcune corazze a similitudine delle nostre corazzine; portano il braccio destro armato di brazzaletto come fa il cavalleggiero, e questo per sicurtà nell'adoperare la spada. Li cavalli sono armati di piastre, groppa, testa, petto e collo, ma dicono che sono lame sottili e che la frecciata li offende, e di questi non ne ha che pochi armati. La fanteria porta la scimitarra e l'arco, gli archibugieri lo schioppo e la scimitarra, alcune calate a foggia di corona con 12 stringhe attorno per memoria dei 12 profeti coi quali morendo dicono che vanno in paradiso, ed altri portano certe catenelle in vece di calate e di queste calate e catenelle ne porta anche la cavalleria.
Il modo che tiene a poner in battaglia è questo: alla parte destra per uso antico pone 20,000 cavalli della stirpe che adesso la chiamano del traditore per il già detto governatore; alla banda sinistra vanno 10,000 della stirpe di quelli che dicono esser venuti da Damasco; mettono poi anco altri 28,000 della gente tenuta in minor conto, compartiti sotto due capi uno con 18 mille a banda sinistra e l'altro con 10,000 a banda destra. Nel corpo della battaglia sta il Sovrano che è sempre solito andar cogli eserciti: se ben questo, per quanto dicono, non andava per causa della vista, ma mandava un suo figliuolo di anni 14 che questo anno ha fatto cose notabili per quella sua età, e che vivendo riescirà un gran cavaliere. In tutto si stima che potrà metter in campagna 200,000 cavalli.
Nel regno vi sono cavalli da soma eccellenti di prezzo di 1000 fino 2000 ducati l'uno, assuefatti al maneggio a loro usanza che sono il galloppar, correre e volgersi all'una e l'altra mano, e sono sotto l'uomo ferocissimi e pare che niuno possa domarli.
Il popolo persiano era a tempo di shàh Thamasp popolo obbediente, il che nasceva per la disunione che era fra li sultani principali; ma dopo che la principessa prudentemente accompagnò e congiunse in matrimonio quelle famiglie, par che sia ridotto sotto miglior obbedienza e non seguano più quelle rivolte che erano solite a nascere: che quanto al re, quando mandava qualche sultan alle città, se le sottometteva in breve tempo come cosa propria, si opponeva al re, donde nascevano le morti e provvisioni di roba che esso shàh Thamasp quasi prudentemente per questo capo a quei tali usava.
Sono li Persiani uomini dediti alla fatica, e nella milizia gente che combatte fino alla morte, persone ben disposte, di bella faccia, e con comparazione in questa superiore alla gente turca; che se non avessero il timore che hanno della artiglieria, poco stimeriano quelle forze nemiche. Le donne sono bellissime, cavalcano molte di esse meglio degli uomini, credono agli augurii e nel giorno che se ne presenta qualcuno non vogliono far niuna cosa fino alla sera, essendo in questo assai superstiziose.
Questo regno non ha mai fatto lega con altri, perchè di altri non si fida; ma se pur avesse da domandar aiuto e di fidarsi di qualcheduno lo faria col governo di Ormuz per aver comodo di vascelli e andar per mare alla Balsera e di lì poi a Babilonia, tenendo con lui tal confidenza che mai in alcun tempo le saria negato.
Questo mi parve di doverle riferire. Ed alla Serenità Vostra mi raccomando.
Arch. Cicogna. Cod. MDCCLXII.
DOCUMENTO LXXXIV.
Di Persia l'anno 1586-87, nel qual tempo il signor Turco acquistò Tauris.
Da Venezia in Alessandria d'Egitto, quindi al Cairo, di dove attraversando l'Egitto arrivai in Sorìa, passando per mezzo la città di Damasco e di Aleppo, e di là passando oltre al fiume Eufrate giunsi in Caraemit città posta sopra la riviera del fiume Tigri e di quindi per l'Armenia maggiore pervenni in Van, ultima fortezza dei Turchi, frontiera de' Persiani, di onde passai in Tauris.
Sultania è città di Persia, lontana da Tauris 8 giornate e da Kasbin sei.
Gengie città di Persia non molto lontana dal mar Caspio e da Tauris giornate sei incirca.
Turcoman castello dei Turchi posto sulla strada tra Tauris et Kasbin.
Da Tauris a Kasbin et poi attraversando la Persia, et passando per le principali città Kashan, Ispahan, Schiraz, etc. pervenni ad Ormuz. Sono città di deboli fortezze.
Le armi dei Persiani sono solamente in certa qualità di gente chiamata chisilbaschi, che viene a dir testa rossa perchè sogliono portare in testa una cuffia rossa; ma non sono comunemente nelli popoli. Li quali teste rosse godono terreni pubblici assegnati loro per paga, et sono circa 30,000 non compresi quelli di Corassan o di Sciraz. Nelli quali si armerieno altri 30,000. Il qual numero è considerabile perchè 30 mille sanno far gagliarda resistenza a 100,000. È militia quasi tutta da cavallo di forte nerbo et valorosa con la spada con la lancia et con l'arco. Archibusi non usano perchè non li curano, non perchè non avessero modo da farne quanti volessero. Artiglierie non hanno, nè uomini da fortification e da espugnation.
Il re è anzi povero che no di danari. Non riscuote dazio di roba alcuna. Ma le arti contribuiscono un tanto per uno, e la rendita sua è di terreni propri di certa contribuzione fatta dalli possessori dei beni stabili, e dal ricavato dalle miniere di stagno, di ferro et di rame che vi sono ricche, e da miniere di turchesi e lapislazzuli da' quali si fa l'azzuro e l'oltremarino da noi tanto stimati.
Il regno di Persia è diviso in sette regni principali, e ciascuno di essi in molto più piccoli regni: come veggiamo il regno di Castiglia haver sotto di sè Granata, Toledo, Lione, Murcia et simili.
L'uno è detto Irak di cui è capo la città di Ispahan dal quale dicono che cava il re trentacinque mille tomani che è 700,000 ducati.
L'altro è chiamato Agiem di cui è capo Sciraz ed è el proprio regno di Persia, da cui ha preso il nome tutto il paese, come la Francia da quella parte ove siede Parigi, et questo dicono che è della medesima entrata.
Il terzo è Corassan di cui è capo Herat grande et famosissima città.
Il quarto Aderbigian di cui è capo Tauris. Et questi due sono di maggior rendita che li due primi.
Gli altri tre chiamati Mazendaran, Shirvan e Ghilan, di cui è capo Taberistan, possono essere tanto più ricchi come quei due primi, in modo che a quella rendita possono l'uno per l'altro agguagliar.
E dicendo che quel re abbia in tutto di rendita in tempo di pace 5 milioni di poco si può errar.
Le spese sono molto piccole, perchè la militia è pagata de' terreni come s'è detto, et la corte ancora è di poco costo. Perchè li signori che vi stanno sono alli governi dei regni ed alle città, quando uni quando altri, lasciando alli governi loro luogotenenti che vivono da certi terreni pubblici et utili, che dà l'ufficio. Tal che della sua corte non viene a pagare altro che i cortigiani, che servono la sua persona, nè questi sono di molto numero.
Resta la spesa del mangiar et del vestir, et questa anchora è piccola, essendo in quel paese poco deliziosi et molto parchi nell'uno et nell'altro. Talchè quel re, quando non corre guerra, può parere di starsi assai ricco.
Li confini di quel reame sono dalla parte di Persia, verso tramontana i Tartari che sono della stessa religione che li Turchi. Da ponente stendendosi verso mezzogiorno il re di Spagna col regno di Ormuz. E da levante verso tramontana il re delle Indie da noi detto il Gran Mogol, che finora non si mostra al Persiano nè amico nè inimico. Ma da questo lato si trammezza il piccolo regno di Conducar posseduto parimenti da questo re. E da ponente e tramontana non molto lontan dal mar Caspio, stanno in un angolo i Georgiani, cristiani di religione, valorosissimi soldati et devotissimi alla corona di Persia se ben sono signori liberi. Questi han fatto in suo servitio el tuttavia fanno dai lor confini, mortal guerra col sig. Turco, con perdita di qualche parte del loro stato et della loro più principale fortezza detta Tiflis (1587).
La città di Ormuz è capo non solo di quel piccolo regno che nel golfo di Persia si contiene, ma con la sua riputazione lo mantiene. Perchè qui è la fortezza, qui stanno li soldati, qui abitano li portoghesi e di qui si cavano le rendite che vengono al fisco. Il rimanente come di poca importanza e di meno considerazione si lascia quasi sotto la cura di quel re moro, re solo di nome vano et senza soggetto, perchè egli di quelle rendite viva et abbia qualche sembianza di governare.
Questa città per piccola che ella sia è popolosa e ricca di danari, sendo la più mercantile del mondo.
È posta in una piccola isoletta tanto sterile ed infelice che solo pare cosa maravigliosa a dire, perchè così essendo sia pur abitata. Poichè non produce non solo cosa alcuna al vivere necessario, fuori che sale, ma ne anche una gocciola d'acqua si ritrova. Nè fin ora hanno trovato modo de far cisterne o conserve per servirsi di quella che piove; come che una sola conserva sia nella fortezza, la quale per ogni occorrente necessità sogliono tener piena.
Ma questo si tien per certo che in tempo di battaglia si aprirebbe per il trono delle artiglierie. Et per questo Mattia de Alburcherch capitano di quella città, ha in quel cambio alcune tine di legno rimedio poco bastante, et di qualche incomodo come dicono alcuni.
Questo elemento con tutti gli altri elementi, sono condotti dalla costa di Persia, che tutta gli è amica e da alcun altro luogo sotto la sua giurisditione. Et ancora che di quivi gli siano somministrate vettovaglie tuttavia molto spesso ne hanno grandissima carestia et dell'acqua massimamente nelli mesi di giugno, luglio et agosto che soffiano per lo più venti contro la costa, di onde gli viene la migliore e la più dolce. Onde bisogna che si vada a torre con le spade et a comperarla col sangue.
E la gente bassa e la maggior parte delli habitatori se ne passano in terraferma, nè si trova in quella città artigiani o gente meccanica che facciano alcun servitio.
Questo esempio mostra chiaramente che ciascuna volta che sarà ad Ormuz vietata la costa di Persia, esso non sarà più Ormuz. Et posto che per qualche mese si sofferisse questo disagio a lungo andar bisognerebbe disabitarlo o darlo senza spada in mano di chi lo volesse. Al che aspira il sig. Turco per la comodità delle mercanzie et per esser questo il vero passo donde si traghetta alla India. Et perchè nella costa di Persia havrebbe comodità di fabbricar galere, che oggidì li costano come se si facessero d'argento.
Da Tauris in Ormuz ci sono cinquanta giornate di carovana. Ma la vittoria fa adito a tutti.
Il regno di Persia è pieno di ribelli, et è tutto posto in iscompiglio; et i popoli stanchi della guerra e della spesa, e dal non poter attender a' negozi.
Fra i nostri Codici.
DOCUMENTO LXXXV.
Relazione per li viaggi di Persia. 1673, 20 luglio.
Il viaggio da Venezia fino in Ispahan, dove s'attrova il re di Persia facendolo per via di Germania si arriva a Vienna in 14 o 15 giornate e di là in Varsavia in 20 giornate o poco più, ed altrettante fino a Mosca ove risiede il Granduca. È necessario poi attrovarsi nel tempo della partenza da Mosca nelli mesi di maggio, giugno, luglio e agosto, perchè dovendosi imbarcare nel fiume Volga, nel qual si cammina per lo spazio di 40 giorni sopra barconi senza remi con le sole vele ed in tempo di bonazza, vengono remorchiati da marinari coll'alzana. In altra stagione non si naviga quel fiume perchè in ottobre si gela e dura così gelato fino alla metà di aprile.
Nel terminar detto fiume si arriva alla città di Astrakan, fortezza di considerazione custodita dalli Russi sotto il comando del moscovita. Si sbarca colà e con altri vascelli più grandi si entra nel mar Caspio, nel quale navigando intorno a 20 e 30 giornate al più si arriva nella città di Derbent del Persiano. In questo cammino navigando con vascelli grossi si sta lontano dalla terra, perchè in alcuni siti vi sono genti di mal affare che tendono alle rapine e che non conoscono alcuna superiorità. Arrivati nel Derbent termina la navigazione e viaggiando di là per terra, per paese montuoso e sassoso lo spazio di 8 giornate si capita a Shumachia, città dove vi sta un provveditore generale del Persiano, e di là poi nel progresso di un mese di cammino si arriva ad Ispahan dove risiede il re e metropoli della Persia, facendosi d'ordinario le giornate di 4 o 5 leghe da 5 miglia l'una e talvolta fino 8 leghe per poter giungere alla posata. In questo viaggio vi si cammina sempre per pianura, eccetto che 3 o 4 giornate di montuoso, ma non però tanto malagevole. Sicchè tutto il viaggio da Venezia alla città dominicale di Persia Ispahan, con il continuo cammino vi potrà esser lo spazio di mesi 5 o 6.
Vi è quello poi che si fa per la Turchia. Da Ispahan fino a Erivan si va in 40 giornate per terra, ma vi bisogna l'unione di molti per formare le carovane, e convengono aspettare lo spazio di 2 o 3 mesi e talvolta 4 per la mossa, stantechè vi sono truppe di centinaia di Sciti che vivono di rapine.
Da Erivan in Erzerum si può arrivare in 20 giornate, ma però colle medesime provvisioni unendosi almeno 2 o più mille persone, perchè arrivati in Erzerum ciascuno si incammina pel paese destinato.
Da Erzerum a Tokat, che sono tutte due città grandi e popolate, si giunge in 20 giornate, e di là a Bursa città mercantile, metropoli della Bitinia, in 30 giorni, ed in 5 a Costantinopoli e continuando il viaggio per Adrianopoli con le carovane, al più in 2 mesi si capita a Spalatro, con l'ordinario cammino di 4 o 5 leghe di 5 miglia al giorno. Onde calcolando il cammino per la Germania, Polonia e Moscovia si arriva in Persia tra 5½ in 6 mesi; e quello per Costantinopoli in altrettanto. Da tutte due le parti vi sono i pericoli: per quella di Costantinopoli, l'invasione dei Sciti che svaligiano i viandanti, quando non sono numerosi per resisterli; per quella di Moscovia vi sono le fortune del mar Caspio, ed il rischio che si corre di cader nelle mani di quei popoli nelle rive del mar medesimo, i quali tendono alle rapine, quando non sono provveduti di assistenza.
Commerciali, 1673-74.
FINE