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La Repubblica di Venezia e la Persia

DOCUMENTI (continued 4)

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Li 29 aprile partissimo per la marina e vi giunsimo li 5 di maggio; ci trattenessimo dalli 5 di maggio alli 12 giugno, allora ci imbarcassimo, li 25 facessimo vela verso Astracan, ma volendo così la Divina Maestà fossimo costretti a ritornar al luogo dove eravamo partiti per li venti contrarii e poco mancò che non s'affogasse la barca. Li 28 per grazia di Dio facessimo di nuovo vela e giunsimo li 6 di luglio all'acqua dolce, ed in detta acqua navigassimo 5 dì. Io mandai il mio interprete con un nobile polacco in Astracan, al palatino di detta città, e lui ci mandò 2 barche piccole perchè la barca grande non poteva andare per esservi poca acqua.

La domenica mattina 29 ci vennero incontro molti nobili moscoviti e soldatesca che quivi si ritrovava in Astracan; li 29 partissimo di detta città provvisti di ogni cosa necessaria al viaggio come barca e soldati per la Volga, 60 leghe da Astracan. Li 15 agosto giunsimo in Saricina città sopra la Volga, 70 leghe da Astracan. L'istesso giorno partissimo per Saraton, 20 leghe da Saricina, ivi giunsimo li 29, e li 13 di settembre giunsimo in Samaria dove siamo stati molto ben trattati dal Palatino di quella città. Di Samaria a Simbir, a Tetiuschi, li 4 di ottobre a Cazan e li 6 partissimo e giunsimo li 14 di ottobre a Cosma e Damiano e Vailgoroda li 19. Li 25 giunsimo a Nisni Novogorod che fu domenica, li 3 di novembre giunsimo in Murom e li 8 a Vladimiria e li 19 giunsimo a Mosca residenza e sedia del granduca di Moscovia, ove fui ricevuto con grandissimo onore ed affetto, visitandomi li due cancellieri da parte del granduca offerendomi quello m'era necessario.

Li 5 di dicembre partissimo di detta città e giunsimo in Smolensco città del serenissimo re di Polonia, ove mi fermai tre settimane per li pericoli delli Cosacchi. Li 8 di gennaio partissimo per Cracovia ove giunsimo li 8 di febbraio, e li 13 ebbi udienza da S. M. il re di Polonia e resi le lettere del serenissimo re di Persia.

La strada più breve per andar in Persia di qua è per la via di Aleppo, ovvero pel mar Nero imbarcandosi a Caffa per la Mingrelia, non trovandosi comodità per imbarcarsi in Caffa per Mingrelia si troverà per Trebisonda. Di Mingrelia nel stato del re di Persia in tre settimane si può entrare per la Moscovia. Bisogna aspettare il tempo opportuno perchè il fiume nella primavera è troppo grande, d'inverno è congelato, e gravi sono i pericoli dei tartari, mongoli, e dei calmuchi, inimici comuni delli moscoviti: all'andar sarebbe facile ma al ritornar difficile. Questo è quanto per la brevità del tempo posso narrare a Vostra Serenità circa il mio viaggio.

Di Vostra Serenità

Devotissimo Servitore Fra Antonio di Fiandra Domenicano. Stà a ss. Giovanni et Paolo.

Espositioni Secrete.

DOCUMENTO LI.

29 marzo 1649.

Serenissimo Principe,

Espedito che fui dalla Serenità Vostra con lettera ed ordini per la reale Maestà di Persia, per procurare da lui la guerra in Babilonia contro l'Ottomano, conforme alla mia promessa, con lui ho operato molto efficacemente si per l'ordine avuto da S. S. come da Vostra Serenità, ed anco per zelo della mia patria, che più caldamente mi ha spinto con ogni vigore e seguito durante il mio viaggio per Sorìa. Giunto in Aleppo mi sono infermato di grave malattia, che mi ha tenuto aggravato per lo spazio di mesi 5 con pericolo della vita; ma con l'aiuto del signore Iddio rilevatomi e convalescente ho seguito il mio viaggio e per nuova strada non frequentata mi sono condotto alle frontiere di Persia, con le mie robe per il presente, onde mi ha costato grande spesa, acciò non fossero aperte e vedute dette robe, e speso alla somma di 1430 reali da otto, a condurmi fino in Ispahan.

Ora entrato nella terra del detto rey, alle frontiere mi fu subito domandato dal duque di quelli paesi chi io era e di dove venivo e dove volevo passare, non essendo costume per tal strada simili persone e tali robe venire. Li risposi esser mandato di cristianità, da quattro monarchi potentissimi cristiani, con lettere dirette alla maestà di Persia, onde il detto le volse vedere. Io mostratele, mi fece grande onore, trattenendomi 3 giorni, e intanto espedita una staffetta al rey, dandole conto come un tale veniva con tali negozi, e di poi mi lasciò passare con una persona sua che mi accompagnerìa al detto rey, essendo così il costume. Però bisognò che io li fassi il suo presente, il quale fu alla somma di reali n. 350 tra lui e suoi grandi, perchè così è costume per tutta la Persia e Turchia a camminar con li presenti, come credo che la S. V. sarà bene informata di ogni cosa.

Seguitò il mio viaggio onde mi condussi in Ispahan, e per la nuova che era andata, me viene ad incontrar tutti li franchi che la estano, e mi condussero in città con molto onor. Onde il visir mi mandò il capo di mehemendar a dimandare se era vero che io avessi tali lettere e se avevo presenti para el rey. Io le risposi non aver cosa niuna mandata da niuno, ma avendo alcune galanterie io comperate per queste parti che gliele presenteria volentieri. Lui rispose che bene, e che sarebbe andato a dar nuova di tutto a detto granvisir. E così mi mandò subito il vitto della tavola del rey nelli vasi d'oro, per el spazio de 8 giorni; dapoi mandò reali 450 dicendomi che mi espesassi da me, e mi disse che mi mettessi in ordine che un di questi giorni sarebbe venuto a levar me all'udienza, e che preparassi il presente che avevo da fare al rey, e che facessi copiar le lettere che aveva da presentare in scritto persiano. Questo fu gran favore di Dio che el me ordinasse a me, perchè se le riceveva così e le avesse mandate ad altri franchi per interpretare, li erano tali che altro non desideravano perchè la coda di Francia arriva fin qui, e quelli che manco si estimano e che paiono sancti sono quelli che estano qui, para avvisar il tutto, come volevano fare volendo corrompere il mio mullà, sive escrivano persio, che li dasse le copie del tutto. Ma io accortomi, operai tanto sicuro e cauto che non hanno avuto il loro intento.

Tutte le lettere che io avevo degli altri principi, il principe fece che io le presentassi essendo lui insieme con me, questo per non aver lui con chi poterle accompagnare essendo in grandissima calamità e miseria; e qui dando lettere bisogna anco le si porti in compagnia. Le presentai colla istruzione del pontefice insieme tutto in scripto, essendo la udienza in pubblico, e per non aver tanto a parlare, così si fece onde passò bene tutto il negozio.

A cabo di altri 8 giorni il detto mehemendar mi venne a levare e condurre davanti al rey in udienza, e comparso le presentai in mano del proprio rey tutte le dette lettere ed istruzione, insieme con il presente, il quale era portato da 24 uomini essendo pel valore di 4500 reali. Fui ben visto dal rey e dal gran visir e da tutti li grandi della corte, e con cortesi parole disnando in sua tavola con lui e visir e grandi del regno, disse a me poi che altra volta mi avrebbe chiamato all'udienza e convito in questo tempo. Seando la audienza del visir, con il presente suo, qual era della summa de trescientos e sescenta reali in circa, ed un'altra copia dell'istruzione, acciocchè anche lui a parte potesse veder e saper el tutto, sebbene egli fa tutti li negozi del reino, essendo il re giovane di anni 18 in circa. Qui anco si ebbe cortese risposta, si diede il suo presente al suo partir acciò si potesse aver l'ingresso libero, avendo a trattare più volte con il detto visir.

A cabo di altri 15 giorni in circa el rey mi mandò a casa il mio presente per il mehemendar il quale era in danaro 750 reali ed alcune pezze di seta con oro ed altre senza ed alcuni telami, le quali robe diceva il detto mehemendar valere settecentos et cincuenta reali, sicchè il tutto tra roba e soldi sommava 1500 reali; ma volendo io vendere la roba per bisogno di denari per le spese fatte, non mi davano la metà di quello diceva il mehemendar. Di che le conservai e me ne servii per altri presenti che avevo a fare, e non ne tirai niun profitto de le. Mi mandò anco insieme la ghalata regia, cioè veste, e disse che fra pochi giorni mi verrebbe a levare all'udienza; e da li a 5 giorni mi chiamò all'udienza del rey, gli portai un altro presente del valore di reali 225; mi diede le risposte dicendo che riverisci le EE. VV. da sua parte; mi dimandò poi per quale strada volevo partire, io gli risposi non aver altra strada che per Moscovia, ovvero India, ora la più breve era per Moscovia, onde al detto principe chiesi per favore lettere pel granduca di Moscovia, e lui cortesemente mi rispose volentieri; ma in questo darmi la detta lettera e passaporto passarono altri due mesi, per cagione di alcuni emuli che portarono ogni risposta e spedizione a mesi 4, avendo fatta molta spesa per il vitto di mia tavola per detti mesi, reali 480 presente per il detto mehemendar, reali 230 per altra spesa di servitori, e quello che portò il vitto del rey con el mio presente e la ghalata, il mio dragomano, mullà sive escrivano persico, ed altri che son molto lungo mettere in carta mi andò reali 620. Per cavalli, tappeti, pavoni, ed altra spesa per il mio viaggio me andò 460; onde avendo fatta tanta spesa ed essendo con pochi denari e viaggio lungo da fare avendo 10 cavalli, chiesi al rey alcun viatico onde mi mandò altri 750 reali, ma questi non è bastanti al viaggio che finora ho fatto, oltre ad alcuni vestimenti fattomi per comparir all'audienza pel valor di 470 reali, per un presente fatto a colui che mi condusse in Moscovia, e spesi altri 220 reali pel viaggio da Ispahan fin ora presente, e pel mio vitto reali 450 che è stato questo el corso di mesi 7. Sicchè mi trovo di sotto da 7000 reali in circa, ma al capo di 4 giorni dalla mia partenza da Ispahan mi incontrai in un tale Giorgellis ambasciatore della sacra maestà di Polonia, che Dio volesse non avessi mai veduto per essermi stato di notabilissimo danno, e da Sua Maestà medesima ne avrà V. S. informazione del tutto, perchè io glielo scritto, e poi con la mia venuta più oltre saprà ogni cosa; ora rivolto addietro accompagnatolo in Ispahan con ogni onore, sì per la maestà di Polonia come per aver seco una lettera del serenissimo defunto Enrico, dipoi rivolto il mio viaggio venni fino la porta sopradetta di Moscovia, ma per alcun negozio scoperto sono tornato addietro essendo stata data mala informazione alli Moscoviti, ed essendo zente sospettosa perfida e mal fida, non mi hanno permesso il passaggio per la sua terra. Onde ritorno per via d'India la quale sarà per lo spazio di 15 mesi in circa con mio grandissimo dispendio oltre il speso. Questo io non dico per essere rimborsato di alcuna cosa, ma lo dico solo acciocchè sappi la Serenità Vostra che li son buon suddito, e quello che li ho promesso per amor della patria e per mantenere l'onore ed il decoro di Vostra Serenità e della cristianità ho fatto, ed osservato la mia parola, e la manterrò se dovessi vender la camicia e me stesso ancora, e con il mio arrivo in patria vederà il tutto che io avrò operato, ma anco avanti sentiranno le nuove come sarà eseguito ogni cosa, e con altra mia per altra via significherò più volte a Vostra Serenità il tutto e per fine riverentemente genuflesso le bacio il manto d'onore.

Di Sciangai il dì 24 aprile 1648.

Supplicherò riverentemente V. S. far noto il tutto alla Santità di N. S. acciocchè lui ancora sappia quanto si opera in questa corte conforme li suoi ordini, senza preterire niun punto anzi con il mio dispendio ho sostenuto e mantenuto la riputazione ed onore che a Sua Beatitudine si conveniva, traendone dal tutto frutto e profitto buonissimo, che fra poco tempo per quanto si parla qui lo vederà, e con altra mia per altra via sarà di ogni cosa informato, e poi al mio arrivo molto più oltre. E riverentemente me inchino.

Di Vostra Serenità

Umilissimo et devotissimo servitore et schiavo Domenico De Santi q.m Luca.

Espos. Principi secreta.

DOCUMENTO LII.

1661 (1660 m. v.) 22 gennaro.

Al re di Persia.

Agli ingiusti travagli che tuttavia ci fanno risentire i Turchi, resiste la Repubblica nostra con costanza generosa, e prepara per la vicina ventura campagna ogni vigorosa provisione, particolarmente per la parte di mare, mirando ad occupare con la necessaria prevenzion il posto importantissimo dei Dardanelli con buon numero di navi. V. M. da tutti tanto stimata, non solo per la propria potenza, ma per il valore delle sue armi, aquisterebbe appo il mondo un merito singolare e gloria insigne al suo nome, se con le sue forze si disponesse ad abbattere l'Ottomano comune nemico. Molte buone congiunzioni e la pace universale già segnata in cristianità aprono la strada a fortunati successi ed a grandi vittorie, mentre sono tutti i principi disposti a secondarle. Abbiamo voluto portare alla M. V. queste notizie, acciò comprenda la buona opportunità che se le offerisce di abbattere così fieri nemici; confirmandole con tale incontro la nostra antica osservanza, e la confidenza che si tiene di riportare dalla sua gran mano ogni più valida assistenza: sicura la M. V. della memoria grata e perpetua che sarà per conservargli la Repubblica con desiderio di corrispondergli con sinceri testimoni di stima, augurando intanto alla M. V. il colmo di ogni grandezza e prosperità.

De si 79

De no 0

Non sinceri 3

Senato Corti. R. 37.

DOCUMENTO LIII.

1662, 10 giugno.

Serenissimo Principe,

Io Aranchies Vartapiet, arcivescovo d'Armenia maggiore, raccomandato alla S. V. ed a tutti i principi cristiani nel passaporto dell'em.mo Chigi, essendomi stato illuminato il cuore nel conoscimento della vera fede, e però andato a Roma a confessarla nelle mani del sommo Pontefice, desiderando colle opere di confessarla e conoscendo la Serenissima Vostra Repubblica di Venezia religiosissima, e che più di tutti li principi cristiani con la confessione e con le armi la sustenta, humilmente espongo:

Con l'occasione che supplico passaporto, dovendo passare per la Persia, ed avendo stretta intelligenza con quella Maestà, se fosse conferente agli interessi della S. V. di trattar lega con quel re a danni dell'Ottomano, mi offerisco di praticarla, assicurando la Maestà di certa lega ed unione colla Ser. Rep., supplicandola di secretezza in questo affare, perchè li Armeni che sono in Venezia inimici degli Armeni cattolici ed a me inimicissimi, a quale hanno l'occhio, per esser persona la prima dopo il patriarca d'Armenia, onde se sapessero alcuna cosa avviserebbero e mi leverebbero la vita per strada. Benchè mi sarebbe caro di perderla per la fede e per la Ser. Rep., le sicurezze che io ho e l'inclinazione del re di Persia a questa lega mi certificano, e le espressioni a me fatte mi necessitano della sicurezza del fine.

Nel passaporto supplico la S. V. raccomandarmi a tutti e specialmente al suddetto re. Ricevendo la S. V. la mia esibizione, si compiaccia farmi dar braccia sei di soprarizzo d'oro per donar al re, perchè da questo conosca quella Maestà le commissioni delle S. V. e un poco di danaro per far il viaggio. Le difficoltà che si hanno per passar nel paese dell'Ottomano sono benissimo note. Io non ho difficoltà alcuna del passaggio, e se paresse alla suprema prudenza della S. V. far che alcuno si accompagni con me con commissioni più secrete, sarà sicurissimo.

Protestando al sig. Dio e alla S. V. che in questo viaggio questo affare avrà buon fine o morirò martire per la santa fede e per questa Ser. Repubblica.

Filza Corti, 66.

DOCUMENTO LIV.

1662, 10 giugno in Senato.

Al re di Persia.

È in cammino per queste parti Aranchies Vartapiet arcivescovo d'Armenia maggiore, e presentandosi occasione di rinnovare la memoria a V. M. del pubblico cordiale affetto, mancheressimo, non facendolo, all'ardore dello stesso desiderio che nutrisce verso di lei la nostra Rep. sempre con sentimenti particolari di stima grande e di amicizia vera. Udrà dalla viva voce di lui quello che dai nostri cuori ha potuto ritrar più al vivo nel discorso. Sieno però le presenti a ritratto di un'ottima disposizione; e se combattuti noi da gran nemico, più si cimentamo, giusti mantenitori del dominio nostro, vaglia ciò per pegno al mondo di una sincerissima volontà, ed a lei queste lettere di una immutabile osservanza che nei presenti tempi brameressimo poterle avvicinare con altrettante prove, quanto uniti se le trovamo sempre coll'anima e coll'affetto, pregando a V. M. per fine lunghezza d'anni e felicità di avvenimenti.

Affermativi 113

Negativi 1

Non sinceri 2

Verdizotti Segretario.

Colla parte del Senato 10 giugno 1662 fu poi stabilito che si dessero all'arcivescovo oltre alla presente lettera zecchini 50 per una volta tanto, per spese di viaggio, stante la molta sua povertà, e per contrassegno di conosciuto merito.

Filza Corti, 66.

DOCUMENTO LV.

1673, 19 luglio.

Per comando delle Eccellenze Vostre trasferitomi io Pietro Fortis, dragomanno pubblico, nel convento dei santi Giovanni e Paolo, dove si attrovano li padri domenicani venuti di Persia, nominati Maria di san Giovanni, e Antonio di san Nazaro, parlando in turco, ai quali dissi di aver le Eccellenze Vostre inteso il loro arrivo in questa città con qualche commissione del re di Persia, che saranno ben veduti, desiderando Sue Eccellenze d'intendere quali sieno gli ordini che tengono. Risposero render umilmente ed ossequientissime grazie alla Maestà pubblica, che si è compiaciuta degnarsi di ricercar di loro, et dissero essere tre anni che sono partiti dalla presenza del re di Persia, con lettere dirette al ser.mo principe di Venezia, tre per la sede apostolica, una pel re cristianissimo, ed una pel granduca di Fiorenza. Essere partiti per via di Moscovia, ma per le guerre d'allora aver convenuto fermarsi nel viaggio 22 mesi, che poi liberatosi il paese continuarono il loro viaggio, e passando per la Germania capitorno qui dopo un lungo e disastroso viaggio.

Ricercati da me se hanno qualche cosa da dire oltre alle predette lettere, dissero che già 4 anni fu spedito dalla sede apostolica con titolo di ambasciador di S. Santità. Matteo arcivescovo di Naschiwan dell'ordine di san Domenico con lettere al medesimo re, alle quali risponde, come pure ebbe lettere di Sua Serenità al medesimo re, e quelle che s'attrovano avere, sono le risposte. Mi dissero non aver d'avvantaggio, rimettendosi alle lettere e supplicando bene Vostre Eccellenze delle risposte che così hanno commissione dal re, perchè continui la buona corrispondenza colla Ser. Rep. instando d'esser spediti con celerità.

Aver nel viaggio così lungo patito molto e con un dispendio sopragrande, su di che si raccomandano alla somma benignità delle Eccellenze Vostre: instando pure di essere provveduti perchè possino far il viaggio per Fiorenza, che di là poi si porteranno a Roma e Parigi.

Tanto ho ricavato dai medesimi, in ordine ai comandi delle Eccellenze Vostre.

Esp. Principi.

DOCUMENTO LVI.

Serenissimi Signori,

Richiedevano le mie obbligazioni che in propria persona fossi venuto a render le dovute grazie a questo ecc.mo senato, ma la mia senile età, la lunghezza del viaggio, li gravissimi pericoli che si incontrano, mi impediscono e la soddisfazione del mio debito e la esecuzione del mio desiderio. Che però quel tanto non mi è permesso far di persona vengo a farlo colla penna, significandogli, come dopo gravissimi pericoli e di mare e di terra, singolarmente in Erzerum dove fui accusato per spia, giunsi in questa mia provincia e da qui poi mi trasferii in Ispahan, dove ritrovai appunto giunto l'ambasciatore di Polonia. Per molti affari del re fu ad ambidue procrastinata l'udienza per tre mesi. Venuto poi il tempo presentai le lettere delle Vostre Signorie Eccellentissime quali furono affettuosamente ricevute, et poi con la maggior efficacia possibile esposi la mossa della guerra contra del turco Ottomano conforme l'impostomi dalle Eccellenze Vostre e fui benignamente ascoltato. Mi domandò poi il re minutamente di tutti i principi cristiani, del loro numero, grandezza e potenza; e di codesta Ser. Rep. dissi quel tanto che in verità si doveva che non era ad altri inferiore. Per ottenere poi l'espedizione sono stato trattenuto sette mesi. La causa di tanta dilazione fu la nuova che sopraggiunse della resa di Candia dal re sentita al maggior segno, che mi disse queste parole:

Come! principi cristiani m'invitano alla guerra col turco, mentre essi hanno resa una piazza tanto tempo difesa, quasi che temano della loro propria potenza?

Non mancai far ogni sforzo per giustificar questo fatto, procurando di renderlo capace nel miglior modo fosse possibile.

Circa agli interessi della mia provincia ho ottenuto, mercè l'intercessione di Vostra Serenità, quanto per addesso desideravo. È ben vero che assai più avrei ottenuto se non fosse stato l'accennato disturbo di Candia. Intorno al negozio della guerra non mi ha dato risposta alcuna a bocca, dicendomi che nelle lettere risponsive si contenevano li suoi sentimenti; che però consegnatemi le lettere dirette a questo ecc.mo senato, insieme colle altre dirette al sommo pontefice, mi comandò che per due dei miei frati a posta le inviassi, acciò avessero sicuro recapito, e che colle scritture non toccassero i passi dell'Ottoman, ma che si inviassero per la strada di Moscovia, e che si accompagnassero con il suo ambasciatore quale egli inviava al re di Polonia. Tanto appunto eseguisco inviando per i miei frati alle Signorie Vostre Eccellentissime l'accennate lettere con affezionatissimo rendimento di grazie, promettendomi dalla loro benignità ogni possibile aiuto, in ogni altra occorrenza e bisogno di questi poveri cattolici, posti nel mezzo di tanti voracissimi lupi di scismatici ed infedeli, che fanno del continuo ogni sforzo per divorarli. E però le mie forze non sono sufficienti per difenderli se non vengo aiutato dalla pietà dei cristiani principi, e singolarmente da codesta Ser. Rep. che in pietà ogni altro eccede. Raccomando alla vostra benignità questi due padri, che invio; mentre per fine profondissimamente me le inchino augurandogli dalla Divina Maestà ogni bramata prosperità.

Da Naschirvan provincia dell'Armenia maggiore 10 agosto 1670.

Delle Vostre Signorie Serenissime

Umilissimo ed obbedientissimo servo Fra Matteo Avanisens Arcivescovo di Naschirvan.

Esp. Princ. Filza 87.

DOCUMENTO LVII.

Laudato sia il grande e onnipotente Iddio.

Potentissimo, maestosissimo ed altissimo principe, padrone e possessore del vasto dominio veneziano, signore e monarca di grandezza, maestà, giustizia e magnanimità, serenissimo possessore del manto della gloria, potente dominatore fra li re cristiani, di carità e di equità che non ha pari, qual s'assomiglia all'oceano che non ha paragone nella immensità, essendo nota a tutto l'universo la sua grandezza e potenza.

Dopo di che le portiamo colla presente che avendo la Serenità Vostra inviate sue da noi stimatissime lettere, per mano di Matteo vescovo di Naschirvan, dirette alla felice memoria del potentissimo nostro padre che ora gode stanze serene e gloriose nel paradiso; quali lettere sono state invece di lui a noi presentate, ed intesone il contenuto, alle quali si è fatta quella stima che meritano le grandezze cospicue di chi le ha inviate.

E sopra il motivo della raccomandazione per li popoli cattolici, della credenza di Gesù che si attrovano nel nostro dominio, acciò godino tutte le immunità e privilegi, abbiamo comandato che per tutte le città, castelli, terre e villaggi dove vi sono abitazioni sieno rispettati ed onorati, comminando che non li sia inferita molestia alcuna: anzi per maggiormente far palese la stima che facciamo delle raccomandazioni di Vostra Serenità, abbiamo comandato che attrovandosi in qual si sia castello e villaggio alcuno dei sopradetti, molti o pochi dei sudditi cattolici in molto o poco numero, a causa di loro restino anco immuni tutti gli altri di qualsivoglia condizione o setta, e ciò per esservi colà abitanti cattolici; e questo perchè si veda la nostra intenzione che è sempre per incontrare nelle soddisfazioni di un principe così a noi amico, al quale professiamo osservanza non ordinaria. Ma nonostante le immunità ed esenzioni da noi concesse ai popoli non solo cattolici, ma anco agli altri abitanti in quelle terre e castelli, hanno essi voluto colla direzione del suddetto vescovo Matteo contribuire un semplice segno di ricognizione al mio erario come dominante, e questo per goder perpetuamente le concessioni da noi fatteli, dove per consolarli abbiamo così confermato. Onde con questo decreto restano immuni da qualsivoglia altra contribuzione, cui per l'avanti soccombevano, non solo all'erario regio, ma anco alli rappresentanti che colà si attrovano e che per l'avvenire vi saranno; quali dovranno in tutta puntualità adempire ed eseguire i nostri comandi nel ben governarli, proteggerli e difenderli da qualsivoglia molestia, i quali popoli potranno a loro piacere e con sicurezza attendere ai loro negozi. Abbiamo avuto notizia come la guerra che vertiva sopra l'isola di Candia con l'Ottomano resti ora cessata, ed il tutto aggiustato con la pace stabilita e convertita in buona amicizia, ed attrovarsi al presente la predetta isola di Candia in potere del medesimo Ottomano e restate sopite tutte le differenze. Nonostante però se nell'animo della Serenità Vostra insorgesse altro di nuovo sopra ciò, la preghiamo che senza alcun rispetto o riguardo si compiaccia darci avviso e manifestarci l'animo suo, assicurandola di una prontezza nell'abbracciare e poner in esecuzione quanto ci dirà e quanto desidera.

Nel resto le preghiamo dal Signor Dio tutte le felicità, prosperità e grandezze maggiori.

Sigillo del re di Persia Suleiman.

Pietro Fortis Dragomanno pubblico.

Esp. Princ. Filza 40.

DOCUMENTO LVIII.

1673. Luglio.

Relazione presentata al senato dal dragomanno Fortis intorno al colloquio da esso tenuto coi padri domenicani venuti dalla Persia.

Serenissimo principe,

Avendo fatta istanza i padri domenicani, venuti dalla Persia, a voler conferire con me Pietro Fortis, alcuni particolari da portarsi alla notizia di Vostra Serenità, ne diedi parte agli ecc. Savj dai quali comandato di riferire tutto ciò che dai medesimi sarà rapportato, dissero:

Che il viaggio loro benchè sia stato lungo, ad ogni modo questi tre anni non sono stati spesi sempre nel cammino, ma bensì per esser stati fermati nelli confini della Persia e Moscovia 22 mesi continui, per causa delle guerre con alcuni ribelli del moscovita, e che fu comandato alli medesimi padri dallo stesso re con ordine espresso di non progredire il viaggio se prima non ricevevano altre commissioni, dubitando che arrestati o svaligiati in qualche parte per le turbolenze insorte potessero perdersi le lettere che tenevan per la Serenità Vostra e per altri principi.

Furono fermati medesimamente in Polonia più di tre mesi, non permettendoli di passar oltre quei comandanti, e ciò per non aver lettere del re di Persia dirette a quelli; ma capitato poi l'ambasciatore Polacco, si levarono di là e proseguirono il loro cammino.

Nel discorso che tenne il medesimo re di Persia con l'arcivescovo di Naschirvan prima della loro partenza, fu sopra ogni altro principe della cristianità esaltato il nome della Serenissima Repubblica di Venezia, riguardevole a tutto il mondo, ma particolarmente per aver sola contro la potenza dell'ottomano imperio, non solo sostenuti gli incontri tanti anni, ma desertati tanti paesi, ed ottenute tante vittorie contro il medesimo, colla distruzione delle sue armate marittime, il che ha reso stupore a tutto l'universo. Dagli avvisi che capitarono in Persia si seppe la pace seguita, e sebbene l'isola di Candia rimase in potere del Turco, fu però col cambio di altri Stati e particolarmente di alcune piazze invece dell'isola predetta, rimaste sotto il comando della Repubblica. Ma che però la pace non poteva sussistere stantechè i principi cristiani avrebbero mosse le armi al Turco per la ricupera del detto regno. Esser molto tempo che il Persiano nutrisce stimoli di vendetta contro l'Ottomano; ma la tregua seguita fra loro nella presa di Babilonia, di 30 anni, con giuramento solenne lo obbligava all'osservanza. E benchè spirata sette anni orsono, furono tante le cause di ambe le parti che si prorogò da se stessa; perchè il Persiano occupato nella guerra con il Magor per la contesa di Conducar, fortezza di considerazione nei loro confini, ed il Turco impegnato in quella di Candia, fu cagione che ambidue simularono l'odio implacabile che verte tra queste due nazioni; ma l'assunzione al trono del regnante re d'età d'anni 28, con desiderio di riavere il perduto e restituire al nome persiano l'antico splendore, che sempre nei tempi andati fu superiore al Turco, lo stimula ad una generosa risoluzione, annuendo pure alla sua inclinazione i governatori delle provincie, nelle quali sono investiti dalli re in forma di feudo e vi continua la successione nei loro posteri, non come i bassà dell'Ottomano che di niente e senza meriti vengono innalzati al comando il quale appena principiato svanisce, e finisce senza memoria e senza posterità.

Vive dunque nella Persia la brama di cimentare le armi contro il Turco, e si andava disponendo l'armamento con gran coraggio, essendo capitati avvisi ai detti padri in Polonia della mossa di 60,000 cavalli con altri ancora che si attendevano dalle provincie più lontane, oltre la provisione che si faceva di fanteria, benchè lo sforzo di quella milizia consiste nella cavalleria. Essersi già pubblicamente promulgala la intenzione del Persiano, disponer l'armi contro l'Ottomano; essere seguite alcune fazioni nei confini di Erivan. La ribellione di un bassà turco, ricoveratosi sotto il Persiano, e mediante quella di un comandante persiano portatosi nello stato del Turco colle continue scorrerie che si fanno in quei confini, come pure la invasione dei cosacchi con saiche nelle paludi del mar Nero verso la Tana, che obbligava il Turco a spedir colà l'armata di galere. L'unione poi del Moscovita e del Polacco contro del medesimo Ottomano, lo potrà metter in grande apprensione, poichè l'invasione che possono far nel mar Nero, con il mezzo dei cosacchi con le saiche in forma di barche armate con 70 o 80 soldati armati per ciascheduna può opprimerlo molto, mentre lo sforzo dell'alimento di Costantinopoli d'altra parte non gli è permesso, che da quel mare, poco d'altrove avendone rispetto al bisogno di una così grande e popolosa città. Le qual saiche possono con facilità impedire alli vascelli che transitano per quel mare l'ingresso nel canale di Costantinopoli come altre volte è seguito, e che pose in gran costernazione il Turco; sicchè invaso nel mar Nero, molestato per terra nelle Provincie di Valacchia, Moldavia e Transilvania, possono senza difficoltà gli aggressori inoltrarsi fino a Costantinopoli, non vi essendo fortezze nè passi che lo impediscano, per aver anco uniti al loro partito buona parte di quei tartari che non obbediscono al gran Khan di Tartaria e che solo mirano al loro provecchio colla speranza di gran bottino.

L'esibizione del re di Persia fatta alla Serenità Vostra non essere senza gran fondamento, mentre stimate da lui queste forze nella cristianità maggiori di qualsiasi altro principe, si prefigge che possono far molto per mare e reprimere qualsivoglia tentativo del medesimo, perchè oppresso per terra dall'esercito polacco e moscovita, invaso dai medesimi nel mar Nero, che sarebbe un trafiggerlo nelle viscere più interne, assalito dal Persiano nell'Asia, e lontano dalli soccorsi, combattuto nel mar Bianco dalle armi di Vostra Serenità, portandosi le armate fino ai castelli dello stretto, caderà inevitabilmente quella potenza che con tirannide possede tanti regni e che va occupando alla giornata li Stati altrui.

Essere il Persiano propenso molto nell'incontrare le soddisfazioni della Serenissima Repubblica, e va meditando il modo di far conoscere il suo desiderio e di impiegare le sue armi a pro di questa, facendo gran capitale della medesima, per il beneficio che ponno ricevere con tale unione gli interessi di quella corona, come pure la Serenità Vostra.

Ma perchè quel principe non è come gli altri più vicini, e che si internano cogli avvisi nel comprendere lo stato degli altri, sarebbe molto giovevole agli interessi di Vostra Serenità e della cristianità tutta, che si compiacesse spedire qualche persona pratica a quel re colla istruzione di quello che ricerca lo stato presente delle vicende che corrono: perchè nè il vescovo suaccennato, nè altri di quel paese non avendo il filo e la notizia delle cose d'Europa, e di quello ricerca il bisogno non ponno e non sanno rappresentare a quel re, benchè istrutti, una minima parte di quello che farebbe una persona versata in affari simili, perchè al sicuro indurrebbe quel re a deliberazioni molto giovevoli alla cristianità e sarebbe gradita al maggiore segno, essendo stato già in altri tempi fatta simile spedizione dalla Serenità Vostra, come pure capitarno qui ambasciatori di quel re.

E perchè la mossa delle armi persiane contro il Turco può causare che resti preclusa la via al commercio per la Turchia delle merci che capitano a questa piazza dalla Persia, si potrebbe, come il re lo desidera, avere reciproco concorso colle flotte da Ormuz o d'altra scala in fino Moscovia, e di là poi con le carovane per terra per la Polonia e la Germania la condotta delle sete e d'altre merci preziosissime, le quali si porteranno dai medesimi Persiani in questa città con più sicurezza, per mutarle in tante pannine d'oro e di seta e d'altre merci, come si praticava prima simile condotta con le navi d'Aleppo d'altro scalo delle Sorie; perchè se gli Olandesi e gli Inglesi ne vorranno, capiteranno in questa città a comprarne, e non avranno per l'avvenire quelle forme così vantaggiose da loro praticate nella compreda delle medesime sete a loro piacimento, per non saper quei popoli altrove esitarle, e lo facevano a vilissimo prezzo.

Tanto mi dissero di portare alla notizia delle EE. VV. in ordine a quello è stato loro comandato.

Reg. Esp. Princ. pag. 43.

DOCUMENTO LIX.

1673, 23 luglio, in Pregadi.

Al re di Persia.

Dai padri domenicani in Europa spediti da monsignor reverendo arcivescovo di Naschirvan, ci sono state rese in questi giorni lettere di V. M. ricevute da noi con quel contento che può esser ben concepito dalla conoscenza della stima rispetto ed affettuosa osservanza professata sempre dalla Repubblica nostra alla sua serenissima casa, e continuata alla sua imperiale persona, secondo l'istituto dei maggiori nostri, dell'assunzione della quale al trono colle più cordiali espressioni dei nostri cuori, ce ne rallegriamo; come alla perdita della Maestà del padre, contribuimo affettuoso sincero compatimento, consolandosi nel vederla compensata colla successione di sì degno erede, d'ogni più squisita prerogativa adornato. Li favori dalla M. V. impartiti nei suoi felicissimi Stati a monsignor vescovo di Naschirvan ed ai cattolici con il riguardo di esimerli da ogni aggravio, che da tenue volontario solo all'imperial cassa, è degno effetto della sua generosità, che obbligando noi a' più sinceri ed efficaci rendimenti di grazie, impetrerà dal grande Iddio alla degnissima persona e casa di V. M. la affluenza d'abbondanti concorsi di prosperi eventi, al singolar merito che la adorna corrispondenti ed adeguati. A' sudditi però di codesto serenissimo imperio saran nei stati nostri sempre e per propension propria nostra, e per corrispondere alle cortesissime deliberazioni sue, prestato ogni miglior trattamento, assistiti li mercanti nei loro negozi, e fattegli godere tutte le prove di affetto e dilezione, e quanto più abbondante sarà il loro concorso sarà tanto maggiore il nostro godimento, di poter con più copiosi effetti far conoscere la stima che per Vostra Maestà havemo, ed il desiderio di comprobargliela con effetti. Con grandissimo sentimento si ricevono pure li cortesi sensi della M. V. verso le cose pubbliche, che ad ogni occorrenza saran sempre corrisposti dalla Repubblica nostra con pari affetto e propensione alle grandezze e vantaggi del suo serenissimo dominio.

Terminando le presenti col pregar a V. M. copiose prosperità e grandezze con incremento di gloriosi successi e lungo corso di anni felici.

E da mo sia preso: che nel darsi nel collegio le lettere ai padri domenicani pel re di Persia, sian dal Serenissimo Principe spese parole che indicando la stima delle lettere e persona reale, dichiarino soddisfazione e godimento per le loro espedizioni verso monsignor vescovo di Naschirvan che li ha mandati.

Sia pur deliberato che a' padri predetti che sono due con li compagni sia pagato il viaggio sino a Fiorenza che importa ducati cinquanta. Ed alli stessi, delli danari della Signorìa nostra sien dati in dono scudi d'argento cento per una volta tanto, che doveran esserli fatti capitar dalli Savi del collegio con la notizia del deliberato per il viaggio, come meglio loro parerà.

De parte 148

De non 0

Non sinceri 2

Padavin Seg.

Senato Corti.

DOCUMENTO LX.

1695, 4 giugno.

Al re di Persia.

Quanto ha sempre la Repubblica nostra tenuto in considerazione di veri amici, e quanto ha professato di affetto e di particolarissima stima a tutti li degnissimi progenitori della M. V., altrettanto conosce opportuno e convenevole nella esaltazione di sua persona presentemente al dominio di codesto celebre regno, portargliene un pieno testimonio con esprimergliene il contento del Senato di veder appoggiata la mole del governo alla grande sua direzione, che tale viene a ripeterlo il mondo tutto per le doti singolari che la adornano e che sono universalmente acclamate.

A questo sentimento di nostra sincera inalterabile osservanza, non potemo non unire quelli delle speranze che giustamente concepimo, nella costanza e nel vigore coi quali da noi si versa, con profusioni d'oro e di sangue, per far argine alle vaste immagini della potenza ottomana di predominare l'universo intiero, veder anco dal canto della M. V. date le mosse ai proprii vittoriosi eserciti contro sì potente inimico, per tener abbassato non solo il di lui fierissimo orgoglio, ma per restituire a codesta corona quei stati che con violenta ed ingiusta usurpazione gli sono stati dal medesimo smembrati, onde vagliano le glorie di V. M. a divertire le vessazioni comuni, augurando noi al suo grande merito li avvenimenti più fortunati e le felicità più desiderabili, congiunte con lunghezza d'anni.

De parte 125

De non 0

Non sinceri 1

Senato Secreta.

DOCUMENTO LXI.

Sia lodato il grande Iddio, Sia sempre benedetto il nome del potente Iddio, Sia lodato e salutato il profeta Macometto et suoi seguaci.

Al sublime, eccelso, magnanimo signore, imperatore e monarca, supremo duce, glorioso, trionfante, cospicuo tra i più grandi imperatori. A voi che siete il re più potente fra i nazareni credenti, ed arbitro degli affari tra i più maestosi principi della religion del Messia e di tutto l'imperio della cristianità, quello che porta sopra il capo la corona universale e possiede la fortuna di Alessandro Magno, possessore del manto della gloria concessa ab eterno dalla maestà del sommo e potente Dio, signore che viverà in tutti i secoli glorioso e trionfante, che così le viene da noi augurato con tutta la credenza maggiore.

Si porta li più sinceri, amichevoli, cordiali ed affettuosi saluti quali possono derivare dalla corrispondenza pronta di buon amico. Dopo di che si notifica alla S. V. e grandezza esserci pervenuta una lettera scritta dalla sua magnanimità e presentataci in ora propizia da Antonio Doni, il quale ha in tutti i numeri adempiuto il comando che dalla sua sublimità gli è stato commesso, e dal quale ci è stata con tutte le forme più efficaci rappresentata la buona disposizione che la grandezza sua si compiace conservare verso di noi.

In quanto a quello si pratica in questo stato intorno al succedere all'eredità delle facoltà dei fratelli, cioè quando un armeno abbracci la legge maomettana, è costume sempre mai continuato e però tale essendo non si può alterare la legge antica: così lo rappresentiamo alla sua notizia poichè costà non può esser cosa alcuna a lei nascosta; tuttavolta per levare qualsisia inganno o pregiudizio dei medesimi si daranno ordini espressi ai giudici cui spetta, acciò questa nazione non abbi a soggiacere ad alcuna molestia, ma solo a quello comandano le leggi antiche, e ciò sarà fatto e intanto se ci sarà dato il modo di manifestare sempre più la nostra cordiale e sincera amicizia colla Ser. V. capitando qui alcuno dei suoi sarà in tutti i numeri ben visto, se li somministrerà ogni aiuto e si procurerà di fare il possibile acciò si adempisca la volontà della sua grandezza. Tanto desideriamo di corrispondere alle sue cordiali espressioni che si è compiaciuta darcene nelle sue lettere, le quali da noi al maggior segno sono desiderate, acciò sempre resti ferma e radicata questa buona corrispondenza, che come tale viene da noi sempre promessa, e per il resto il grande Iddio sii quello che prosperi e rendi fortunato il suo stato ed imperio.

Sigillo: Il servo di Dio, Abbas re di Persia.

Liber dominorum, Arch. gen., la sola traduzione.

DOCUMENTO LXII.

1663, 29 decembre.

Al re di Persia.

Fra le glorie più insigni della M. V. quella particolarmente risplende della bontà colla quale si degna di riguardare ed amare li proprii sudditi; nè essendo li cattolici commoranti sotto il felice suo impero niente meno divoti ed affezionati alla di lei corona di quello sieno gli altri, a ragione si persuadono e promettono ogni favore. Di qui è però che dovendo la M. V. essere supplicata dal padre fra Antonio Fassi domenicano vicario generale in Oriente di una grazia a favore dei medesimi, come essi se la persuadono dalla generosità del di lei animo, così la Repubblica nostra, che professa grande osservanza verso il suo cospicuo nome e che tiene tanta parte nel vantaggio del cristianesimo, viene ad intercedere con tutta la sua svisceratezza dell'animo per la medesima, il che non anderà disgiunto dai riguardi del vantaggio della sua corona, e sommamente obbligherà la Repubblica stessa, la quale brama che dalla M. V. sia prestato cortese l'orecchio al padre suddetto in ciò che le rappresenterà in ordine alla suddetta istanza. E qua alla M. V. bramando gli incrementi delle maggiori felicità, gli auguriamo felice e prospero il corso degli anni.

De parte 125

De non 1

Non sinceri 2

Tommaso Pizzoni Seg.

Questa raccomandazione è stata chiesta dal granduca di Toscana per mezzo del suo residente a Venezia Celesi; il quale fatto venire in collegio nel 29 decembre ebbe oltre questa lettera un'altra pel granduca, acciò il padre Fassi per incarico di quello sostenesse in Persia gli interessi della causa comune, rispetto agli impegni colle armi turchesche in Ungheria, invitando lo shàh a coglier l'occasione di riacquistare alla propria corona l'antico patrimonio.

Senato Corti, Reg. 40 e Filza 59.

DOCUMENTO LXIII.

18 luglio 1669.

Serenissimo Principe,

Quelle insegne gloriose che tiene spiegate la Serenità Vostra a difesa della cattolica religione sono tante ali della fama, che pubblicano le glorie di questa Ser. Rep. anco nelle più remote parti del mondo. Di qui è che per interceder l'alto patrocinio di V. S. sin dalla Persia son quì venuto; io Arachieli arcivescovo armeno servo umilissimo di Vostra Serenità.

Fiorisce in quelle parti tra le spine del maomettanismo la cattolica religione, e quei poveri cristiani bramano erigere nella città di Erivan una chiesa, e la pietà del sommo Pontefice è concorsa a scrivere al re di Persia perchè permetta questa erezione. Il stesso breve pontificio, accompagnato da molti testimoniali di quello eminentissimo porporato, humilio alla Serenità Vostra per comprobazione del tutto, e la supplico col solito di sua cristiana carità accompagnarmi anch'essa con sue lettere al re di Persia, acciò mediante le alte intercessioni della Serenità Vostra più facile riesca la permissione della erezione.

Humiliato pure imploro gli effetti della pubblica real munificenza, che valgano a sovvenirmi in un così lungo e disastroso viaggio, accertando la Serenità Vostra che così io nei miei sacrifici, come tutti quei poveri cristiani porgeremo fervide le preci alla Divina Maestà, perchè conceda vittorie e palme alle armi gloriose della Serenità Vostra. Grazie.

Senato Corti, 83.

DOCUMENTO LXIV.

1669, 20 julii in Senatu.

Ad Persarum Regem.

Pietatis impulsu digne excitatus venerabilis archiepiscopus Arachielis armenus prolixo plane despecto itinere Romam adiit, ubi humanitate ac virtute emicans vir habuit consequi apud Maiestatem Vestram officiosas ac enixas summi Pontificis commendatitias, ut generose ac perlibenter ipsi eadem largiatur facultatem construendi ecclesiam in civitatem de Erivan in cultum erga Deum et in Christi fidelium solatium qui illic incolunt. Eundem ergo huc perventum comiter excipimus cura suavitatis et honesti gratia ingenii causa, tum honoris, quo ipsum idem summus Pontifex suarum litterarum commenta prosecutus est, et ipsi Archiepiscopo nostrarum ibidem commendationum cupiditate flagranti, grato animo condescendimus, eas perlibenter concedendo, presertim ob sic nobis oblatam opportunitatem in Majestatis Vestrae memoriam redigendi veterem nostram observantiam. His igitur enixe rogamus, ut benigne de erectione eiusdem templi sua regia voluntas assentiatur, quam ipse Archiepiscopus suppliciter implorabit, non temere credentes Maiestatem Vestram consueta mira clementia imperturam hoc gratiae; quod certo fiet non absque sui nominis praeclarissimi gloria quae ab avectione divini cultu sibi emanavit, et inde magnus ad sua pristina erga nos studia cumulus accedet. Hoc interitu a Deo summopere petimus ut satis longum vitae spatium M. V. peragat et omnia sibi feliciter eveniant.

E da me sia preso che del danaro della Signorìa Nostra sia dato in dono per una volta tanto ducati cento buona valuta al sopradetto arcivescovo armeno.

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Lodovico Franceschi Segretario.

Senato Corti, 83.

DOCUMENTO LXV.

Sia glorificato il nome di Dio.

Silvester Valerius,

Adorno di felicità, principe confederato e grande di Venezia e delli stati Bergamasco, Cremasco, Bresciano, Veronese, di Padova, del Polesine, del Cadorin, dell'Istria, della Dalmazia, d'Epiro, Lesina, Corfù, Cefalonia, Zante, Cerigo, Candia, Micone, del Vicentino, del Trevisano, Feltrino, Bellunese, Cherso, Arbe, Chersoneso, ecc. Siccome colle espressioni fregiate dell'amicizia e buona corrispondenza mi portate le notizie ripiene di congratulazione e testimonianza di affetto per la assunzione mia disposta dalla divina Provvidenza al trono monarcale ed ornamento del mondo, così bramo di accudire in questo tempo con diligenza acciò possa riescir bello e fruttifero il fine; e che un albero piantato di primavera faccia confidare un buon autunno nella raccolta dei suoi desideri.

Si dissiparono poi in un istante le nubi ai raggi luminosi della pace ed amicizia con la partecipazione favorevole del vostro ben stare ed abbondante del genio vostro sincero verso di me, assieme con le vaste idee che nutrite per l'avanzamento a gradi maggiori che io ve lo prego dal creatore, ed assicuro che dal mio canto si avrà sempre riguardo a quello concerne alla grandezza e dominio del mondo.

Intanto vi desidero un fine propizio ed una vita coronata di vittorie ed aiuto eterno, come pure la continuazione della vostra colleganza. Ed augurando al vostro dominio e governo potenza e fine fortunato, prego Dio vi concedi il suo perdono.

Con tali caratteri invia e rappresenta la dichiarazione della sua sincerità il servo dell'Altissimo.

Sigillo — Sultan Huseim Monarca universale figlio di Suleiman.

Questa traduzione è del dragomanno Fortis; l'originale ed il sigillo, fotografati, stanno a pag. 1 e 55 della presente memoria.

DOCUMENTO LXVI.

1697, 15 marzo, in Pregadì.

Al re di Persia.

Passa negli stati felici di V. M. mons. rev. fra Pietro Paolo Palma carmelitano scalzo arcivescovo d'Ancira, per affari incaricatigli dal nostro sommo pontefice, e sebbene siamo certi che per le distinte condizioni di virtù e di merito che adornano questo degno soggetto, sarà benignamente accolto coi suoi compagni dalla bontà della Maestà Vostra, non lasciamo di raccomandarglielo, come pure li suoi negozi che anderà maneggiando, e stessamente monsignor Elia pure carmelitano scalzo, e tutta questa esemplar religione.

Confidiamo nell'animo invitto e grande di Vostra Maestà che queste nostre raccomandazioni saranno gradite dal suo molto stimato affetto, mentre noi siamo pronti a dare alla Maestà Vostra in tutti gli incontri vere prove dell'osservanza nostra sincera verso la reale persona di Vostra Maestà, a cui bramiamo incrementi sempre maggiori di gloria in anni lunghi di felicissima vita.

Affermativi 112

Negativi 0

Non sinceri 0

L. S. Michel Marino Segretario.

Filza Roma ordinaria, 1697.

DOCUMENTO LXVII.

1718, 23 decembre, in Pregadì.

Al re di Persia.

Dar cuore magnanimo dei gloriosi predecessori di Vostra Maestà e dall'imperiale benignità sua, protetta sempre egualmente la cattolica religione nei suoi felicissimi stati, riesce alla stessa tanto più sensibile il vedersi perturbata, quanto più lontani dalla regia sua mente son li disordini arrivati a Tiflis in Georgia ad istigazione del patriarca armeno e di un certo Minas Vartutier, con danno personale dei cappuccini missionari e d'altri armeni cattolici e collo spoglio della loro chiesa.

Quanto degno è l'oggetto di presentarsi all'animo retto e pietoso di Vostra Maestà per esigere gli effetti della sua imperiale giustizia, altrettanto forte è il motivo che move gli animi del senato ad avanzarle le proprie premure, onde con ogni maggiore efficacia preghiamo la Maestà vostra a degnarsi di porger sollievo agli oppressi cogli ordini opportuni, affinchè cessino gli insulti e le animosità, e sia restituita la cattolica religione nella sua pristina quiete. Mentre però in favor della istanza parla con vigor sufficiente l'equità, ed essendo certo il senato che questo titolo sarà motivo bastante per meritarsi l'imperial sua protezione: così non ci resta che ravvivare con tale incontro alla Maestà Vostra l'antica stima ben distinta e la osservanza affettuosa che la Repubblica nostra professa alla serenissima sua casa ed imperiale persona, e pregare il grande Iddio che sopra di essa diffonda le grandezze e prosperità più copiose, con incremento di gloriosi successi, e che il giro degli anni della Maestà Vostra sia lungo e ricolmo di ogni più desiderabile felicità.

De si 96

De no 1

Non sinceri 0

Giovanni Maria Vincenti Segretario.

Senato Corti, Registro 95.

DOCUMENTO LXVIII.

Illustrissimi ed Eccellentissimi Signori V Savi alla Mercanzia,

Incaricata dal comando delle EE. VV. l'umilissima persona mia, di renderle informate di quali e quante spese occorrono sopra le mercanzie, le quali si distaccano da questa dominante per giungere in Astrakan, porto in ora dipendente dall'imperio di tutte le Russie e situato alle bocche del Volga, per mezzo delle quali esso gran fiume si scarica nel mar Caspio, non ho creduto di poterlo adempiere in modo migliore che con quello di rassegnare a VV. EE. l'inserto conto, il quale con chiarezza e preciso dettaglio dimostra ogni e qualunque spesa non solo, ma quale è altresì la strada per cui le mercanzie da queste lagune presentemente giungono, traversando li mari Adriatico e Arcipelago, li stati Ottomani, il regno di Persia ed il mar Caspio fino alle foci del Volga.

Dalla nota stessa rileveranno le EE. VV. che sopra colli 61 di libbre 500 sottili cadauno, in conseguenza pesanti fra tutti libbre 30,500, composti per la maggior parte di specchi, conterie, robe, allume, panni ad uso di Francia e carta tutte manifatture venete, come pure di qualche porzione d'oro cantarin, aghi e fil di citra, lavori germanici ascendenti al costo di L. 45,193 piccole, comprese le loro spese sino a bordo, nonchè le sicurtà sopra veneta nave sino in Alessandretta, rileveranno dico, che montarono le spese del loro distacco da questo porto sino al loro giungere per Aleppo in Babilonia a lire 20,313 piccole.

Nel caso poi che si avesse voluto far tradurre questi stessi colli 61 di merci sino in Astrakan per mezzo del Tigri e Bassora, indi per il seno Persico e Buscir ad Ispahan, poi nel Ghilan e finalmente per il Caspio in Astrakan, osserveranno che la aggiunta delle spese al proseguimento di un tal viaggio rileva oltre L. 41,310,15; sicchè unite queste alle precedentemente accennate spese da Venezia in Babilonia di L. 20,313 sommano assieme L. 61,623,15, che seco portano L. 45,193 di costo di mercanzie in peso di libbre 30,500.

Le spese adunque sopra le merci da Venezia sino a Babilonia montano a 15% sopra il loro capitale ed a soldi 14 per ogni libbra di peso veneto sottile, e giungendo poi esse merci sino in Astrakan arriverebbero le spese al 30% sopra il loro costo, ed a soldi 40 per ogni libbra del loro peso.

Oltre alla accennata strada per la parte meridionale della Persia, avvi per l'altra parte settentrionale di quel regno l'altra via di Tauris con cui si può passare dalli stati Ottomani nelli Russi, traversando li stati Persiani; ma quantunque questa sii strada più breve ed anco meno costosa, ciò non ostante praticata non viene attesi li gravi pericoli che incontrerebbero le merci e i loro condottieri attraversando il deserto, denominato deserto nero.

Ho l'onore di esponere tutti questi fatti, ed asserirli per indubitati per propria mia pratica o per asserzione non dubia degli Armeni miei compatrioti, li quali al presente a questa parte si trovano dopo averne incontrate le prove essi medesimi. Possiamo poi assicurare noi tutti con costanza a questo gravissimo Magistrato, che intanto limitatissimo si è il commercio tra questa dominante e la Persia con il Volga, che fanno gli Armeni qui domiciliati, come pure quelli che di continuo viaggiano trasferendosi dagli uni agli altri stati, in quanto che le spese sopra le merci dell'esporto e dell'introduzione, come le EE. VV. rilevano, sono maggiori del capitale, ed inoltre perchè a comodo delle differenti vetture del viaggio, ora con cammelli, che portano sino a libbre 1000, ora con muli capaci di libbre 600 solo, e qualche volta di altri animali da soma che non possono levare se non il peso di libbre 300, delle quali differenti vetture è necessità di servirsi, conviene più di una volta disfare e rifare li colli, ed assoggettarsi bene spesso alle ruberie, e per la difficoltà poi e lunghezza del viaggio soggiacere a rotture, le quali, massime nelli specchi e robe di allume lavoro di questo metropoli, sono assai significanti. Per altro qualora tutti questi ostacoli non si incontrassero, ed il cammino per giungere dall'Adriatico nel Caspio potesse riuscire più facile e più breve, anzichè limitato quale in oggi egli è per le difficoltà esposte, abbondantissimo e quasi immenso riescirebbe un tal traffico, tanto per ogni genere di prodotti e di manifatture che da questi stati si tradurrebbero nell'Asia, quanto delli effetti dell'Asia stessa che a questa parte giungerebbero.

Umilmente esposto quant'era a mia cognizione e quanto di vero ho potuto rintracciare da pratiche persone nel proposito ho l'onore di inchinarmi e di baciare le loro vesti. Grazie.

Li seguenti colli 61 merci diverse spedite per via di Alessandretta in Babilonia costano posti a bordo L. 45,193 »

Avvertendo che ogni collo pesava libbre 500 sottili compresa la cassa pel comodo del trasporto da Alessandretta in Babilonia sopra cammelli.

Seguono le spese occorse ai colli suddetti da Alessandretta sino in Babilonia, secondo il rispettivo loro contenuto cioè:

N. 2. Casse Luci dall'Ebreo con foglia Pezze 155 50

» 1. Cassa detti senza foglia 74 20

» 6. Casse rubini n. 1 e n. 2 410 34

» 1. Cassa aghi gialli 68 32

» 1. Cassa fil di citra 79 08

» 2. Casse oro cantarino 152 16

» 4. Balle panni ad uso di Francia 327 63

» 2. Casse rubini n. 3 143 62

» 3. Casse olivette nere n. 2 217 58

» 3. Casse coralli falsi 289 96

» 2. Casse di aghi da cucire 170 91

» 3. Casse conteria diversa 145 64

» 1. Cassa carta dorata 57 21

» 30. Ballotti carta bianca 1,241 89

Pezze 3,534 04 fanno L. 20,315 »

L. 65,508 »

Vi sono poi le altre spese da Babilonia fino in Astrakan, le quali sebbene ai suddetti colli non sieno occorse per non essere in detto luogo passati, non ostante spedendoli però sono le seguenti, cioè:

Da Babilonia a Bassora per acqua sul Tigri P. 5½ per % Pezze 335 50

A Bassora, dogana di sortita 2½ per % 240 »

Da Bassora a Buscir, pel seno Persico, a pezze 6 per collo 366 »

A Buscir, porto della Persia, dogana di entrata a 2% 240 »

Da Buscir a Shiraz sono giorni dodici di cammino a 4% 1,464 »

Si avverte che a Buscir conviene disfare li colli e formarli di L. 250 l'uno, sottili, perchè vanno a schiena di cavalli e muli, e non più a cammelli, e qualche volta per mancanza di cavalli e muli convien farli condurre a schiena di somari, e per questi si devono formare li colli di L. 120 circa sottili; e qualche volta oltre lo smarrimento e patimento delle mercanzie vi è la spesa del disfare e far di nuovo le casse suddette che non è indifferente.

A Schiraz, dogana a 2½ per % sopra la stima 300 »

Da Schiraz ad Ispahan giorni 12 a P. 16 per collo di libbre 500 sottili 976 »

A Ispahan dogana a 2½ per % sopra la stima 300 »

Da Ispahan a Ghilan giorni 25 a P. 20 per collo di 500 libbre sottili 1,220 »

A Ghilan dogana a 51⁄6 sopra la stima 600 »

Da Ghilan in Astrakan per nave a P. 6 per collo di libbre 500 366 »

In Astrakan dogana 7% sopra la stima di P. 12 840 »

Pezze 7,247 50 fanno L. 41,310 15

L. 106,818 15

Ascendendo l'importo delle suddette mercanzie qui fino a bordo L. 45193, quindi le spese che, come sopra, di poi occorrono, le aggravano di più di 35 per % circa.

Si avverte che da Babilonia può andarsi in Astrakan per la via di Tauris, passando per il deserto negro, e sono le spese all'incirca come sopra, e forse meno qualche cosa, ma per altro la strada è più pericolosa.

Archivio Cicogna, codice MDCCXCVII, fra le carte che appartenevano al senatore storiografo Francesco Donà.

DOCUMENTO LXIX.

Lettera scritta dal re di Persia all'ill.mo signor Giovanni Francesco Sagredo, console veneto in Aleppo, tradotta dal persiano in italiano.

Signore illustrissimo. Il desiderio mio, Re di Persia, da voi ill.mo signor console veneto nella Sorìa, degnissimo, onoratissimo, meritissimo e giustissimo giudice, il quale io molto amo, è che V. S. Ill. abbia per raccomandati li miei dipendenti, che vanno e vengono del continuo per coteste parti, e li favorisca, siccome io per il passato ho fatto, e per l'avvenire farò a tutti i suoi, che capiteranno in queste parti, alli quali resterò con obbligo di favorire per amore di V. S. Ill. e del serenissimo senato, stantechè tutti li miei predicano molto bene del favore che del continuo ricevono. Però per l'avvenire V. S. per amor mio non manchi di fare il medesimo, che io come affezionato alli cristiani non mancherò per l'amor suo di fare lo stesso in questi miei paesi: e così come V. S. è stata dal suo principe sostituita costì, così anco nel mio regno ha la medesima autorità e potestà; et inoltre in ogni altro che ella desideri da me in suo contento, me ne faccia consapevole che sarà soddisfatta. Et in fine etc.

1608 — 11 Archivio Donà. Miscellanee.

DOCUMENTO LXX.

A Giovanni Francesco Sagredo console veneto nella Sorìa.

D'ordine della maestà regia fo sapere a voi, onorato giudice e console della nazione cristiana, che avendo noi inteso da tutti li nostri messi, ambasciatori ed uomini che vanno e vengono di lì, li buoni trattamenti e le cortesie che voi li usate, e li favori che ci prestate per amor nostro, siamo restati di voi e delle opere vostre grandemente soddisfatti, e però giudicandovi degno dell'amore e grazia nostra, abbiamo voluto con questa regal carta darvi segno della buona volontà, ed affetto verso di voi, che è concepito in noi verso la vostra persona, la quale affezione anderà di giorno in giorno crescendo nella real nostra persona, si come anderete voi crescendo con questa volontà e amore nella divozione verso la nostra real corte, che sarà anche causa di accrescere maggiormente l'amore e la affezione che portiamo alla razza cristiana. E pertanto farete conto di risiedere lì non solo per il vostro altissimo e potentissimo principe di Venezia, ma anco per noi e per li nostri sudditi persiani, ai quali non resterete di prestar favore ed aiuto nelle occorrenze, e se da qui havete bisogno di cosa alcuna, lo farete senza alcun rispetto sapere alla nostra alta corte, che sarete da lei gratificato ed esaudito prontamente; così sappiate e prestate fede a questa nostra regal lettera.

1610, Filza Atti turcheschi.

DOCUMENTO LXXI.

Il regno è di Dio.

All'onorevole e prudente fra li seguaci principali della nazione cristiana, eletto fra i più nobili della generazione credente al Messia Giovanni Francesco Sagredo, il cui valore sia in aumento.

Dopo molti amorevoli ed amichevoli saluti che si convengono alle onorate sue qualità e condizioni, le si fa sapere con questa nostra regal lettera che sono state da noi ricevute per mano dell'onorato fra i sapienti della religione cristiana fra Vincenzo carmelitano le sue lettere piene di amore ed osservanza verso la nostra regal corte, insieme coll'onorato presente che le è parso di mandarci, il quale è stato da noi ricevuto ed accettato volentieri, perchè pervenuto dalle mani di persona che da noi è amata molto per la sua prudenza e buona disposizione che ha mostrato sempre in ogni occorrenza del nostro real servizio in Siria. Però ringraziandola molto le diremo di aver presentemente inteso da esse sue lettere il servizio prestatoci nel custodire ed inviare qui quelle robe che si ritrovavano costì di nostra ragione, e li favori e le cortesie usate alli nostri mercatanti ed agenti in quelle parti, la qual cosa avendo portato molto piacere e contento al nostro real animo è stata cagione di accrescere in noi la buona volontà ed affezione verso la sua persona ed il desiderio che abbiamo di gratificarla in ogni occorrenza: intanto augurando noi buono ed onorato fine alle sue azioni e prosperità maggiore alla sua casa, l'abbiamo ora per segno di questa nostra buona volontà ed affezione, come amico et curatore della nostra inclita eccelsa corte, eletto nostro procuratore generale nella città e stato di Venezia, volendo che tutti li nostri agenti e mercanti che capiteranno in quelle parti sieno ricevuti ed accettati da lei e fatti spedire delli loro negozi e faccende, ed in particolar di quelli così che si saranno da noi commessi ad uso della nostra regal corte; e offerendoci ancor noi pronti di far prestare dalli nostri qui ogni aiuto e favore alli suoi agenti e dipendenti che verranno nella Persia: desiderando noi che siano sempre aperte le porte fra l'una e l'altra parte alli negozii e commerci per servizio ed utilità comune di ambedue li stati; ed occorrendo particolarmente cosa alcuna qui in questa provincia per uso della sua persona ne la faccia sapere che sarà da noi adempito ogni suo desiderio, e la si assicuri del nostro amore in ogni tempo.

Dato nella luna di.... dell'anno del nostro Profeta 1020. (1611).

Filza Atti turcheschi.

DOCUMENTO LXXII.

Il regno è di Dio.

Con questa real carta si fa sapere a Voi, onorata turba di mercanti venetiani, a' quali il signor Dio sia sempre propitio e favorevole, che avendo noi avuto sempre particolar mira di favorire et accarezzare nel nostro florido regno tutti li mercanti forestieri, sia di che grado et conditione esser si voglia, et in particolar quelli della natione cristiana amata et stimata da noi molto, non abbiamo mancato di procurare in ogni tempo di dar così a quelli, come a questi, et più a questi che a quelli ogni possibile satisfazione, acciò che ognuno di essi ritornasse alla sua patria et paese contento e satisfatto delli nostri buoni et onorati trattamenti, siccome potranno far di ciò fede tutti li mercanti della nazione franca et armena che sono stati finora in questa provincia; nè avendo mai permesso, nè consentito che niuno delli nostri sudditi e vassalli li possi far alcuna minima offesa et oltraggio, nè meno dargli danno che possi importar tanto quanto importa un semplice capello della testa sua.

Ma nondimeno vedendo noi che per tema e rispetto di questi presenti moti di guerra, li mercanti cristiani non ardiscono di venire così liberamente qui in questi paesi, come fanno tutti gli altri, abbiamo voluto colla presente nostra esortarli ed invitarli a voler frequentare senza alcun rispetto questo nostro amplissimo regno, et continuar con animo libero et franco nelli soliti negotii et faccende, per servizio ed utilità comune delli sudditi di ambedue le parti, che saranno da noi ben veduti ed accarezzati in ogni città et loco del nostro stato, dandoli libertà di poter comperare e condur fuori del nostro regno seta et ogni altra mercanzia senza tema di essere molestati od impediti da alcuno: siccome abbiamo anco di ciò scritto all'onorato fra i grandi e principali della nazione cristiana Giovanni Francesco Sagredo che è stato da noi eletto commesso generale nella città et stato di Venezia, il quale facendo consapevole di questa nostra buona volontà e desiderio tutti li onorati mercanti di Venetia, farà ad ognuno di loro palese questa nostra reale patente.

Data nella luna di Rabilsan dell'anno del nostro propheta 1020, cioè nel 1611.

Fra i nostri Codici.

DOCUMENTO LXXIII.

Il regno è di Dio

Al famoso et eccelso fra i Principi et signori grandi della nazion cristiana, sublime fra i più nobili e potenti del popolo vivente nella legge del Messia, ornato di virtù, valore et prudenza, pieno di gravità, pompe e grandezze il Principe di Venezia et altri onorati signori et giudici della Repubblica veneziana: che il Signor Dio conduca a fine ogni loro buono et onorato desiderio.

Dopo molti honorati et affettuosi saluti che derivano dall'amore ed affezion grande che portiamo alla sua eccelsa persona, et a tutta la sua famosa Repubblica, le facciamo sapere, con questa nostra real lettera, come abbiamo ricevuto, per mano dell'honorato et scientifico padre fra Vincenzo carmelitano, le sue onorate lettere, con le quali avendoci fatto sapere la buona e sincera volontà et affezion grande che lei e tutti li signori della sua Repubblica portano a questa nostra sublime corte, hanno accresciuto nel nostro real animo la stima che facciamo della loro buona amicizia, tanto maggiormente che abbiamo da esse sue lettere inteso li favori prestati, le cortesie usate costì alli nostri agenti, et anco la buona espedizione delli loro negozi, seguita mediante la loro honorata protezione et aiuto. Del che restando noi grandemente satisfatti, le auguriamo all'incontro da Dio felice avvenimento in ogni loro azione, et aumento di maggiore prosperità et potenza conforme al loro desiderio. E le facciamo di più saper con questa nostra real lettera, che essendo da noi e dalla nostra sublime corte osservate perfettamente le condizioni della buona e sincera amicizia e confederazione con tutti li principi e signori grandi della cristianità, siccome per le continue legazioni ed ambascerie che sono state mandate e ricevute fin'ora d'ambedue le parti s'ha potuto chiaramente vedere, così desideriamo che facendo ancor loro il medesimo con noi e con la nostra eccelsa corte, non voglino mancare di darci segno di questa loro sincera volontà et affezione in ogni occasione, che le si rappresenterà concernente il suo reale servizio et interesse; e sopra il tutto desideriamo di vedere spesso loro lettere per segno della continuazione et perseveranza loro nella suddetta buona volontà et amicizia: come che non mancheremo di far anco noi il medesimo dal canto nostro, esortandoli a comandar liberamente alli mercanti et sudditi del loro stato che debbano frequentar sicuramente con li loro traffichi et mercanzie il nostro custodito paese, perchè saranno benissimo veduti et accarezzati in ogni città et luoco del nostro stato, sì come possono far di ciò fede tutti quelli mercanti et altri della nazion franca, che l'hanno veduto et esperimentato; et noi li assicuriamo da ogni molestia, et travaglio, dandogli autorità di comprar, trager, et condur fuori dal nostro stato seta et ogni altra mercanzia che li parerà; et saranno sempre honorati et stimati meglio di ogni altra nazione et anco delli medesimi sudditi mussulmani; e se tanto per suo uso, che della eccelsa Repubblica, occorresse cosa alcuna qui nella Persia, ce lo faccia sapere che sarà da noi adempito volontieri ogni loro onorato desiderio, come si conviene alla buona amicizia et unione d'animo che è tra noi, la quale desideriamo che sia sempre in augumento.

Dato nella luna di Rabilsan dell'anno di Macometto 1020, cioè nel 1611.

Archivio Donà, Miscell.

DOCUMENTO LXXIV.

Lettera del re di Persia al nob. Alvise Sagredo.

Giunta che sarà al glorioso, nella religion del Messia, Alvise Sagredo gentiluomo del Consiglio dell'Ecc. Signoria di Venezia, questa nostra regia lettera, sia noto come dal canto nostro regio gli desideriamo ogni onore, e che le nobilissime sue azioni sieno sempre sublimate; e che sono capitate nell'Eccellentissima nostra Corte molte sue lettere scritte al padre Taddeo, dalle quali siamo stati ragguagliati dell'allegrezza da lei sentita per le nostre gloriosissime vittorie, avvisategli da Alvise Parente uomo grande fra i suoi pari: il che ha fatto maggiore la nostra benevolenza verso di lui.

Quello che scrive poi circa al mandar detto Parente in questo nostro regno, per comprar le nostre sede e per trattar con noi importantissimi interessi, gli dicemo che non può far se non bene, perchè finora tutti quelli che sono venuti nelli nostri paesi, così li uomini come le mercanzie, espediti che hanno li suoi affari se ne ritornano contenti alle patrie loro, e potendo ognuno venire ed andare a suo piacimento, tanto maggiormente potranno farlo li agenti suoi, li quali così nelle compere come nelle vendite saranno sempre protetti e favoriti, nè mai riceveranno molestia alcuna. Scriveressimo volentieri nostre lettere all'Eccellentissimo ed Eminentissimo Principe di Venezia, signore dei popoli cristiani, ma non avendo noi sentita nuova alcuna di Sua Serenità stimiamo superfluo il farlo; speriamo però in Dio Altissimo di doverne ricevere, ed allora poi non mancheremo di corrispondere a quella Repubblica in conformità della buona amicizia che tenemo seco, ed è quanto si conviene.

Già molto tempo Riza agà, uomo delli grandi della nostra Corte, ha mandato a quella volta con i suoi agenti 30 in 40 some di sete delle nostre regie entrate, e quelle ivi giunte sono state vendute, come dalle lettere del console veneto in Aleppo siamo avvisati, e che anco per il buon governo di quella città sono stati custoditi li retratti nella zecca dove tuttavia s'attrovano. Pertanto è convenevole che giunto che sarà in quella città Mehemet Alì servitore del gran ministro sopradetto abbi lui cura in conformità della buona amicizia che tiene con la nostra regia persona di farli aver il tratto a esse nostre sete, procurando che il detto Mehemet con li agenti e servitori predetti, pervenghino sani e salvi con la sopradetta facoltà nella nostra eccelsa Corte. Del resto se lei potesse venirsene con licenza dei suoi superiori in questo nostro regno, proverà favori tali che maggiori non saprà desiderarne, e tratteressimo negozi di gran rilievo per servizio di ambe le parti. Venga dunque allegramente che sarà sempre ben veduto e trattato e farà esperienza dell'amore che le portiamo.

Data nel mese di settembre 1627.

Archivio Cicogna, codice MDCCXCVI.

DOCUMENTO LXXV.

1629, 13 marzo in Pregadi.

Al Serenissimo re di Persia.

Quanto maggiore il desiderio della Repubblica nostra che fra li sudditi di Vostra Maestà e li nostri, passi reciproca buona intelligenza e traffico mercantile, utili ad ambi li stati, altrettanto ne riesce caro tutto ciò che viene dirizzato a questo fine. Per tanto carissimo ci è stato quello che abbiamo inteso dalle lettere della Maestà Vostra scritte al diletto nobile Alvise Sagredo, soggetto da noi per le sue ben degne condizioni grandemente amato, conducendosi nella Persia a negozio mercantile sarà ricevuto con quel candido e sincero animo che viene da lei espresso nelle medesime lettere, con la confirmazione in esse della buona disposizione della Maestà Vostra verso la Nostra Repubblica; e consolati rimanemo grandemente del buon zelo che vi tiene Vostra Maestà.

Noi ancora dove conosceremo poter riescire profittevoli ai suoi mercanti ed al comune interesse non mancheremo di porgere l'opera nostra, con quella prontezza vivezza ed affetto che avemo sempre fatto, e ne può essere stato riferto da suoi essendone grandemente a cuore la libertà del negoziare nel stato nostro a tutte le nazioni, specialmente alli Persiani; e siccome ricevemo a favore ogni testimonio che provenga da lei a maggior espressione della sua buona volontà verso il predetto diletto nobile nostro, così insieme col ringraziarnela di vivo cuore, venimo a renderla certa che tutte le volte che ne sarà dato modo non mancheremo con veri affetti di corrispondere a così graziosa dimostrazione e di conservare la nostra sincera cordialissima osservanza e comprobazione della buona amicizia che abbiamo tenuto sempre colli Serenissimi suoi Precessori; e che conserviamo e conserveremo sempre sincerissima colla Maestà Vostra affettuosa volontà verso le sue soddisfazioni, desiderandole sempre ogni maggior prosperità e contento; e gli anni di Vostra Maestà sieno lunghi e felicissimi.

De parte 114

De non 4

Non sinceri 7

Alberto Zuntani Nodaro Ducal.

Archivio Manin, codice MCCCLVII.

DOCUMENTO LXXVI.

Copia di capitolo contenuto nella parte dell'eccellentissimo senato 7 dicembre 1548.

L'anderà parte: che salve e riservate tutte le parti prese a questa non repugnanti, sia per l'autorità di questo consiglio preso et etiam confirmato nel nostro M. C. che l'elezione del nuovo console et successori, se faccia per anni 3 in loco de anni 2 che stanno ora, e il titolo suo sia Console della Sorìa, il qual console star debba in quel luoco della Sorìa che per questo Consiglio sarà deliberato più comodo alli mercadanti et mercanzia, e che sia di minor spesa al cottimo; il quale console aver debba de salario ducati 600 all'anno a v. l. 6,4 per ducato, netti da ogni angaria per sue spese, et etiam habbi tutti li consulagi di Tripoli e della Sorìa, il che sarà di buona utilità al predetto console per esser compita la concessione facta per il Consiglio nostro dei X alli figliuoli del n. h. Angelo Michel come avevano loro giusta la parte presa in questo Consiglio sotto li 2 zugno 1544, e debba cessar alli detti consoli la utilità che aveano dal cottimo delli 5 p. 0/0, per iscoder li 3 p. 0/0 ed ora li 2 da marine permessi a detti consoli fino a che compiva detta concession dei Micheli, giusta el tenor della predetta parte. Intendendo che la elezion del console di Tripoli sia fatta per il Consiglio dei XII per anno uno, e così di anno in anno s'abbia a continuar; et esso vice-console sia nobile nostro nè altrimenti possino far, ed il vice-console che sarà eletto ut supra debba dal cottimo aver il salario solito a darsi di asraffi 270 all'anno da grossi 5 per asraffo. Quanto veramente al scoder li 3 p. 0/0 ed ora due di cottimo et altre angherie alle marine, il console nostro sia obbligato lui far el scoditor, el qual console si intendi piezzo e servador di buona administrazion del danaro che si scoderà a dette marine, il qual scoditor sia pagato delli danari di esso console, e perciò il cottimo non abbia spesa alcuna come porta il dover.

Preterea, detto console sia eletto con li modi della regolazion fatta per li Savi nostri sopra la mercanzia e provvigioni di tutti li cottimi nelle revision delle spese, che hanno fatte juxta la imposition fatta alli predetti, per la parte presa in questo consiglio sotto dei 11 febbraio 1545. In reliquis vero, sia con tutti li modi, autorità, giurisdizioni et utilità che sono tra li altri consoli e che è al presente.

Et acciocchè si ottenga il detto console stii dove stanno li mercadanti, e dove si trattano le faccende che è in Aleppo, però sia preso che sia data commission alli Baili nostri overo Oratori nostri, over altro che paresse comodo et atto a far tal officio, che debba tentar con ogni mezzo la permission che detti consoli abbino la sua ferma sede in Aleppo, con que' modi, forme e virtù per li Savi nostri sopra la mercanzia e provvigioni di cottimi sarà accordato, per beneficio del cottimo e mercanti nostri.

1548 die 19. Dic. In majori Consilio posita fuit suprascripta pars, et capta fuit.

Giacomo Augusto Pretti Nodaro ducal.

Archivio Manin, Codice Svaier, n. LVIII.

DOCUMENTO LXXVII.

Ill.mi ed Eccell.mi signori Savi alla Mercanzia,

Avendo io Andrea Benedetti servo e fedel suddito del mio principe serenissimo, ed umilissimo delle Eccellenze Vostre arricordato alli signori capi di piazza alcuni affari appartenenti al negozio della Sorìa e Palestina, trovo anco dovuto presentare alle Eccellenze Vostre i seguenti capitoli; ciò per la lunga pratica di quelle parti per avervi dimorato circa anni undici con privati e pubblici impieghi, dei quali circa 6½ come vice-console in Tripoli di Sorìa e Palestina, istituito dall'eccell.mo signor Marco Bembo e confermato dall'eccell.mo signor Francesco Foscari, furono ambidue consoli in Aleppo. Nel qual loco chiamato dall'eccell.mo Foscari, fui obbligato a restare in sua vece per interveniente della nazione veneta, dove vi ho dimorato anni 3, mesi 6 e giorni 13, come dalle carte quali con la presente saranno sotto il riflesso dell'Eccellenze Vostre, sino a che il sig. Giovanni Andrea Negri entrò in mia vece che fu li 5 agosto 1681.

Dove stimolato da zelo di vedere rindrizzato quell'importante negozio di questa piazza, e incoraggire li signori mercanti, offerisco ai piedi delle Eccellenze Vostre la mia persona per intraprendere gli affari medesimi, e sacrificare quando occorresse la propria vita con più dimorarvi anni 6, o quanto parerà alle Eccellenze Vostre, sino che sieno quelli affari ben stabiliti, il che non può essere se non colla lunghezza di tempo e con la mutazione di quei bassà e grandi che sogliono essere dalla Porta mandati al governo di quei paesi, che confidando in S. D. M. in tale affare spero ogni buon successo.

I. Per sollevare il negozio ed estinguere i debiti è necessario scansare le gran spese, che si sogliono fare in Aleppo ai grandi ed altri turchi del paese, e quelle che si va civanzando resti a diffalco dei debiti, il che sarà con il far trasportare la carica da Aleppo in Tripoli di Sorìa, e sarà facile nel primo ingresso, maggiormente che nelle capitolazioni stabilite l'anno 1670 non si fa menzione di Aleppo, ma solo di Tripoli e Beiruth.

Nei tempi andati, il console abitava in Damasco, ma per le gran spese, d'ordine dell'eccell.mo senato l'anno 1545 11 febbraio portò la residenza in Tripoli per sollievo del negozio, e per l'essere alle marine per il cottimo di entrata ed uscita e perchè il negozio dei veneti in quei tempi era florido ed opulento, ora al tutto diverso, l'eccell.mo senato decretò l'anno 1548 7 decembre che il console dovesse andare ad abitare in Aleppo invece di Tripoli.

Essendo dunque stato trasportato il console di Damasco in Tripoli e da Tripoli in Aleppo, non sarà difficile il trasportare di nuovo da Aleppo in Tripoli, conservando quella casa consolare per abitazione a suo tempo del console nobile, che sarà quando il cottimo sarà sollevato dai debiti presenti, tanto più che molte volte hanno fatto li signori mercanti tanto nazionali quanto forestieri passare le loro mercanzie da Aleppo in Tripoli, per caricare sopra navi venete per Venezia.

II. Quando io venghi graziato e istituito in carica in Tripoli di Sorìa in luogo di Aleppo, con quel titolo che parerà alle Eccellenze Vostre, ricerco che mi sia fatto sicuro assegnamento, acciò non sieno molestati gli effetti dei signori mercanti e che con onore del mio principe possa decorosamente sostenere quella carica, annualmente, di paga e panattica dalle Eccellenze Vostre con l'assenso dei signori mercanti se così li piace senza poder pretender qualsisia altra cosa, e sia tenuto con esso assegnamento fare tutte le spese al bassà, cadì, musalem, kachia, agà dei gianizzeri, agà di marina, doganieri, e ad altri turchi, sì pure ad altri del paese, tanto ordinarie quanto estraordinarie, con più salario di cancelliere, di dragomano, giannizzeri, capellano, cera per la capella, affitto di casa, vino ed aceto che si dispensa ai turchi, fattori di marina dove approdano le navi con bandiera di San Marco per gli interessi del cottimo ed altra servitù, che il decoro della carica richiede, il tutto io debba fare coll'assegnamento, senz'altro aggravare il cottimo. L'ancoraggio delle navi dover esser pagato dalli capitani o interessati di quelle, il quale è stato moderato e non pagano come prima. E le avarìe che cadessero, che Dio non voglia, benchè nel corso di anni 11 oltre ultimi anni 3 che io per particolari affari dimorai in Tripoli di Barberia, da me mai provate, nè alla nazione fatte sentire, quelle vadino a conto di cottimo, o di chi ne fosse l'autore, come le Eccellenze Vostre ordineranno.

III. Che appresso di me sieno eletti due mercanti della nazione per deputati, uno dei quali debba esser per mesi 6 cassiere e finito quel tempo debba far la consegna delle chiavi al successore, che sarà d'una cassa nella quale si ponerà il danaro di entrata ed uscita del cottimo che dalle mercanzie s'anderà scuotendo: così pure li libri e scritture appartenenti al medesimo, qual cassa doverà esser custodita appresso il rappresentante, serrata con due chiavi.

IV. Tutte le polizze e tratte d'entrada e d'uscita doveranno essere viste da me e dai suddetti deputati, e tenuta nota distinta sopra li libri, che saranno segnati con il solito san Marco, che dalle Eccellenze Vostre colle tratte e tariffe mi verrà consegnato, ciò dal scontro del cottimo per cauzione delli stimatissimi mercanti, i quali libri doveranno di tempo in tempo essere sottoscritti per cauzione ut supra.

V. Che non sieno permesse nella Sorìa e Palestina tratte di navi forestiere per Venezia, ancorchè volessero pagare li soliti diritti del cottimo, ciò per non levare il traffico alle nostre navi.

VI. Che tutte le mercanzie che saranno state caricate nelle scale della Sorìa e Palestina da Veneti o da loro fatte passare sotto nome supposto, del che venendo in cognizione siano per Livorno od altra parte, e poi quelle fatte passare in questa dominante a dazi del cottimo, sieno quelle mercanzie obbligate al pagamento di 20 p. 0/0 di pena conforme alla tariffa, qual dalle Eccellenze Vostre irremissibilmente verrà fatta levare, la metà di qual pena dovrà essere trasmessa in Sorìa, dove risiederà la carica di Aleppo per i bisogni di quel cottimo, e l'altra metà come le Eccellenze Vostre determineranno. E tanto si intendi di tutte quelle mercanzie che dalle scale medesime della Sorìa ut supra fossero fatte passare con nave barche in Cipro senza aver pagato il cottimo.

VII. Quando il debito di cottimo preso sopra di se il signor Giovanni Andrea Negri non sia stato da lui soddisfatto con il ricavare dalla tansa di 3 p. 0/0, el qual nel principio della sua carica in anno uno e mezzo gli è capitato a quelle scale 17 navi, oltrecchè dovea riscuotere il cottimo e tansa della nave san Giovanni Battista, che sotto di me partì per Venezia senza tratte, verranno li creditori in Tripoli, con li quali et con li deputati si potrà con vantaggio aggiustare come sarà dalle Eccellenze Vostre stabilito.

VIII. Che con ogni convoglio o almeno ogni anno siano mandati al Magistrato delle Eccellenze Vostre note distinte di quello sarà entrato in cassa di cottimo e pagato per cauzione alli signori mercanti.

IX. Quando le Eccellenze Vostre terminassero, che io dovessi risiedere in Aleppo e non in Tripoli di Sorìa pure mi esibisco nella conformità del II capitolo. Con che genuflesso alle Eccellenze Vostre mi inchino.

Andrea Benedetti.

Archivio Manin, Codice Svaier n. DCCXLII.

DOCUMENTO LXXVIII.

Serenissimo Principe,

Nella sollecitudine in cui siamo di mantenere e coltivare per ogni modo il veneto commercio, e procurar da esso i possibili vantaggi, abbiamo fatto nostro singolare studio per ravvisare quali traffici e quali profitti derivino alla nostra nazione solita a commerciare colla piazza di Aleppo.

Riconoscemmo in fatto che riaperto di presente il traffico con la Persia, molto contribuisce allo smaltimento delle merci e manifatture, che da questa a quella piazza si spediscono, il libero passaggio che da non molto tempo hanno le carovane di Bassora (prima scala delle Indie nel golfo Persico) e Bagdad per Aleppo e Damasco, nelle quali i sudditi negozianti stabiliti in Aleppo spediscono per arbitrio in dette due piazze merci di Germania, robe, allume, perle false, corniole e diverse conterie.

Gli stessi Arabi conduttori delle carovane fanno considerabili provviste di detti generi per contanti, ciò che rende un riguardevole profitto, ossia perchè i ritorni che ricevono quei veneti negozianti consistono per lo più in droghe diverse, capo di essenzial commercio di questa piazza, ossia perchè gli Arabi suddetti comperando in Aleppo per contanti le sopradette merci e manifatture provvedono li mercanti delle spezie, onde possano adempiere alle commissioni o tratte che lor vengono ingiunte dalli loro corrispondenti proprietari.

Utile pertanto e per noi vantaggioso ravvisando questo commercio, ci siamo perciò applicati nel cercare quale protezione venga nella detta scala di Aleppo donata al nostro traffico, e rilevassimo per il fatto essere presentemente appoggiati questi affari ad una ditta ebrea, e ciò fino a che si trasferisce a quelle parti la suddita persona di Domenico Serioli in qualità di deputato, dipendente questo dal veneto console in Cipro, nella di cui scala doveva per decreto di Vostra Serenità 10 aprile 1770 risiedervi in figura di console nostro Girolamo Brigadi che attualmente ne sostiene il carico. Sembrando a noi nelle già esposte circostanze di questo commercio non adattata la figura di un deputato, perciò chiamati i capi del Consorzio di Egitto e pur quelli di Cipro e Sorìa, ed eccitati a porre in scritto che a pubblici rispetti rassegniamo se convenisse unire li 2 Consorzi e le di loro rispettive casse, se più utile fosse a quel commercio destinarvi colà un console o pur bastasse lasciarvi un deputato, finalmente se la persona che avesse a sostenere il carico in Aleppo potesse soffrire l'annuo aggravio di piastre 600 da corrispondersi al veneto console in Cipro; mostrarono anzi la necessità di trascegliersi un console in Aleppo, indipendente da quello di Cipro, di sollevarlo dall'annua contribuzione delle accennate piastre 600, e perfino di unire i due Consorzii e le casse.

Ed infatti essendo li Consorzi stessi di Cipro, di Egitto e di Sorìa composti di un numero di negozianti che per lo più negoziano del pari nell'uno e nell'altro luoco, ne diviene che le viste dell'interesse sieno comuni e che questi due corpi abbiano ad essere diretti colle stesse massime e con gli stessi principii.

Ben è vero però, che la pratica fin'oggi corsa nel metodo del pagamento dei consolati è stata eseguita in modo differente. Ma è vero altresì che questi rispettivi consoli si mantengono con li diritti consolari che si ricavano dalle merci andanti e venienti da quelle scale, con questa diversità però che il Consorzio d'Egitto corrisponde al suo console generale un annuo ed idoneo assegnamento, ed egli invece esige per cassa nazionale a questa parte tutti i diritti consolari; ma il Consorzio di Cipro e di Sorìa, che non tiene cassa nazionale, assegna alli suoi rispettivi consoli in moneta turca tutti i diritti consolari sopra il valore delle merci andanti e venienti, che risultano in ragione di 2 per 100 delle stime delle dogane turchesche, e mercè di tali esborsi viene la nazione protetta e resa immune da ogni altro aggravio. — Ora pertanto che la esperienza delle cose corse e l'indole delle presenti ci documenta, sembra perciò che convenga al rispettivo interesse dei commercianti ed alla buona disciplina del commercio l'unione di questi Consorzi nella parte che tende al pagamento dei consolati, da farsi sempre da ognuno indistintamente a Venezia, onde andrà a passare tutto il soldo in una cassa nazionale. Oltre il ravvisarvi per le importanti viste di quel commercio necessaria la residenza di un console in Aleppo dalli medesimi negozianti che là vi trafficano come abbiamo accennato, altro riflesso ancora persuase di aderirvi, mentre essendo stata eletta per lo innanzi la figura di deputato nella supposizione che risparmiar potesse molte spese, non sussiste per il fatto la stessa supposizione poichè i Turchi soliti a ricever regali dalla figura colà residente per la dovuta protezione delle rispettive loro nazioni, li professano inalterabilmente e senza alcuna diminuzione, nè potrebbero minorarsi senza molta dispiacenza di quei comandanti, i quali non distinguendo deputato da console, riguardando sì l'uno come l'altro come rappresentante la nazione, allorchè essi non rimanessero contenti, ne succederebbe inevitabilmente una rovinosa conseguenza pei mali trattamenti che riceverebbe la nazione e chi la rappresenta, con pericolo e danno del nostro commercio.

Se in Aleppo pertanto devesi per gli addotti motivi destinare un console, che per le informazioni prese e per le asserzioni scritte dagli stessi capi delli due rispettivi Consorzii, il più utile ed il più opportuno non sappiamo riconoscere se non se il veneto suddito Domenico Serioli persona di tutta probità e cognizione, avendone già dati saggi nell'esercizio del vice-consolato di Cipro con molta sua laude e nostra approvazione sostenuto; indebita perciò comparisce l'annua corresponsione delle piastre 600 verso il Briganti console in Cipro: sì perchè tal sottrazione gli toglierebbe il modo di potersi mantenere; sì perchè lo stesso Briganti, lorchè risiedeva in Aleppo, considerando non bastevoli i proventi consolari che senza alcuna diminuzione esigeva, supplicò in seguito che gli fossero aggiunti i dritti per le mercanzie che andassero e venissero da Alessandretta, Cipro, Acri ed altre scale; si perchè finalmente il ricavato di alquante merci che dalla dominante colà si spediscono passano con cambiali in danaro in Cipro e nelle coste della Sorìa per la provvista dei coloni e di altri generi necessari al carico delle venete navi di ritorno a questa parte. — Quando pertanto dall'eccellentissimo senato venga adottata la massima di destinar questo console ad Aleppo indipendente da quello di Cipro, vorrà pertanto V. S. precisamente stabilire che il Serioli abbia da rimanere sollevato da tal contribuzione tanto per il passato che per l'avvenire. E che sì l'uno che l'altro debbano conseguire un annuo certo ed idoneo assegnamento, da esser loro corrisposto dalla cassa nazionale che dovrà tenersi in questa parte ed in cui avranno ad affluire tutti i diritti consolari spettanti alli sopradetti due consoli, come si accostuma per quello del Cairo. Ma siccome per deficenze dei lumi non si può ora fissare il preciso annuo quantitativo, così si sono eccitati i capi delli sopradetti due Consorzi a denotarci qual provisionale assegnamento stabilir si potesse a dovuto mantenimento di ambedue questi consoli, sopra il qual punto non avendo essi per ora esibiti i loro pensamenti, ci riserbiamo perciò di produrre il reverente nostro parere in altra scrittura. Avendo la particolarità di questo consolato somministrato a noi argomento di riconoscere nella generalità dei consoli singolarmente del levante, la inosservanza e la indisciplina anco riguardo alla esazione dei cottimi e delle avarìe, faremo pertanto nostro impegno il rintracciarne i disordini, per quindi rilevati portarne distinte le relazioni all'eccellentissimo senato per gli opportuni rimedi e compensi. Ma poichè tale importante argomento esigerà qualche dilazione di tempo, così vorrà intanto la sovrana autorità rinnovare la tanto utile e salutar legge, che i consoli abbiano coi metodi soliti e praticati ad ogni quinquennio ad essere ammessi alla ballottazione o per la loro riconferma, o per la dimissione dal servizio, a norma delle loro direzioni. Grazie.

Data dal Magistrato dei V. Savi alla Mercanzia li 23 decembre 1762.

Marcantonio Trevisan — L. Andrea da Rezze Gabriel Marcello — Alvise Contarini Savi alla Mercanzia.

Senato Mar., Filza 1110.

DOCUMENTO LXXIX.

1762, 29 decembre in Pregadi.

Sollecito il benemerito magistrato dei Cinque Savj alla mercanzia in riconoscere i traffici e le utilità derivanti alla veneta nazione dal commercio, che ella esercita con la piazza di Aleppo, rappresenta nella diligente scrittura ora letta, che riapertasi di presente la comunicazione con la Persia, molto contribuisce allo smaltimento dei generi nostri il libero passaggio delle carovane di Bassora e Bagdad per Aleppo e Damasco, e quindi descrive i vantaggi che ne colgono i sudditi negozianti dalle spedizioni che fanno in dette piazze di merci di Germania, di robe, allume, perle false, conterie ed altre nazionali manifatture.

Dalla descrizione di un così utile e vantaggioso commercio, passando a riflettere alla figura non addattata di un veneto deputato, stabilito col decreto 10 aprile 1760, riferisce il magistrato stesso le commissioni che dietro a tale prudente considerazione ha creduto di dare ai capi del consorzio di Egitto e a quelli di Cipro e Sorìa, per li riflessi dei quali si vede risultare ad evidenza la necessità di doversi stabilire in avvenire un consolato in Aleppo indipendente da quello di Cipro, di sollevar nel frattempo il deputato dalla contribuzione di piastre 600 all'anno imposte a favore del console Brigadi (di Cipro), e finalmente di unire li due consorzi e casse, fissando ai rispettivi due consoli quell'annuo assegnamento che sia conveniente ai rispetti e convenienze dell'uno e dell'altro consolato.

Utili riconoscendosi dalla maturità di questo Consiglio tali suggerimenti, si assente a buon conto in via di massima allo stabilimento del console in Aleppo, indipendente da quello di Cipro in luogo della deputazione; e che debba assegnarsi all'uno e all'altro un congruo stipendio, con l'oggetto che il pagamento dei consolati abbia a farsi a questa parte come si pratica per quelli di Egitto; mentre per quello sia alla proposta unione dei consorzi e casse e rispettivi assegnamenti dovrà il magistrato stesso ricercare ai capi predetti se nel proposto espediente vi sia pure concorsa la volontà dei rispettivi consorzi, con tutto il di più che tiene rapporto alla materia.

Al giungere di tali riferte, che colla maggiore sollecitudine porterà il magistrato alla cognizione del senato, si fisserà parimenti quell'annuo stipendio dovrà assignarsi ai consoli di Aleppo ed a quello del Cairo, sospendendosi la contribuzione delle piastre 600 che dal Serioli doveano corrispondersi al Brigadi.

Nel rimarcarsi infine con sensibile rammarico quanto accenna il magistrato rispetto all'innosservanza e indiscipline dei consoli, singolarmente del levante nella esazione dei cottimi ed avarìe, attenderà questo Consiglio le premesse relazioni, per quindi addattarvi gli opportuni rimedii, unitamente a quanto prescrivono le leggi e i decreti sul generale dei consolati e ciò a lume delle più convenienti deliberazioni.

De si 82

De no 3

Non sinceri 3

Cesare Vignola Segretario.

Fra i nostri Codici.

DOCUMENTO LXXX.

Copia de una letera copiosa, scrita per ser Donado da Leze q. ser Priamo da Padova, a dì 14 settembre 1514, drizzata a Zuan Jacomo Caroldo secretario.

Come per sue lettere è avisato esser avisi da Costantinopoli del progresso che aveva fatto il signor Turco contra le genti del Sophì quali erano ritirate e el signor era intrado nel paexe 4 zornate et che lo exercito del dito signor Turco essendo in certe montagne havea patido de vituarie e che da poi per via di Trabisonda sono sta soccorsi, et era venuto 14 mille Giorgiani sul campo Turchesco li quali se oferivano de darli vituarie per il campo e che il signor Sophì non se sapea dove fosse et il signor havea deliberato andar in Tauris; a le qual nuove risponde a parte a parte licet non habi le scripture lì, et tutavolta essendo aiutado da domino Zuan Maria Anzolello citadin vicentino qual stete con l'avo de questo signor ani 20, e se ritrovò quando el dito signor andò contra Ussum Cassam sempre nel campo si che scriveva cossa che li piaceva, ecc.

Sempre che el Turco vol far exercito per andar in levante se aponta cum quello in mezzo della Natolia paese atto a nutrir li exerciti nel qual loco andò Baiezid signor Turco contra Tamerlan et li fo roto e preso e messo in una gabia di ferro dove morite e cusì fece Maumetho avo del presente signor quando l'andò contra dito Usson Cassam si che questo sarà el principio del camino che ha tegnudo el presente Selim. E qual camin tolse verso Amasia che è partendosi dal loco de Ancira per greco a man manca et è zornate sei da campo. Da questo loco de Ancira a banda destra per ostro se va al Cogno per sirocho alla Caramania e per sirocho a levante se va alla Cazaria. Ma torniamo in Amasia seguitando il viazo nostro. Amasia è una città grande murata quale era sedia del soldan Achmash posta fra colli ha uno castello alla parte di tramontana sopra uno monte, passa per la dita citade una fiumana la qual nasse nelle montagne del Tochat et come la pasa dita cità per miglia 10, se volze per maistro andando per vallade tra montagne grandissime buta in mar mazor avente Sinope cità nominata. Dala cità di Amasia per due zorni de campo se va al Tochat terra murada dove se fan pani da seda assai et chi se partisse da questo locho et chi andasse per grego per 100 mia anderia in Trapesonda; lassamo questo camin che viene al proposito nostro. Dal Tochat per dieci zorni da campo se va a Sivas casal grande e l'ultimo del paese del signor Turco, lontan dal qual per miglia cinque passa una fiumana grande la qual nasse nelle montagne apresso Trapesonda discore Cazaria et si mette in lo Eufrates. Sopra della strada partendosi da Sivas per passar el dito fiume v'è un ponte de piera grande, questa è la strada principal e più comoda a tutti quelli che voleno andar in Tauris passato dito ponte intrase nel paexe de Erzingan qual è parte de la Armenia minore et è del signor Sophi paese montuoso circumdato da due parte da montagne grandissime, da tramontana in parte montagne de Trapesonda ed in parte da la terra de Giorgiani, da levante le montagne che divide la Armenia mazor e menor le qual principia da li monti dei Giorgiani e va per ostro fino a lo Euphrates sopra le qual le gente del paexe fuze quando li vien invasion alcuna come ha fato al presente. Ma perchè si dice chel Sophis è retrato e non se trova, scrive lui tien certo, el non se trovi a quelle bande perchè come el scrisse lui feva gran guerra nel paese de Zagathay et haveva da far non solum con li fioli del signor de dito loco ma haveva etiam al incontro uno barbaro di diti fioli quale uno de li 7 soldani della Tartaria, si che tien lui non sia stato a queste bande si potria dir che gente sono queste che ha fato mover il signor Turco avvisa el signor Sophì per voler ajutar soltam Murath havea mandato comito a li paesi soi che confina con il Turco. Tutti obedisse al dito Murath e lui haveva fatto exercito de gente comandato a nostro modo, però sono retrati e questo sarà il vero. Passando el fiume Lys se intra nel paese de Erzingan el primo loco che si ritrova se chiama Niessier posto sopra un monte lontan dal fiume Lys mia do a banda mancha del dito locho andando per monte se trova uno altro castello: e da questo per una zornata dessendendo in capo del monte dove se fa lume de rocha, loco murato e forte, e questo è quello che in le lettere si chiama Cussari è paexe sterilissimo, e quando al signor Mahumeth fo li, el suo exercito patì grandemente come ha fato al presente Selim, da questo loco per zorni doi per campagna e coline se va in Erzingan e le dite campagne è dette de Erzingan, questo locho non è murato, ma hanno castello quando vi andò el signor Mahumetho avo de questo signor fo trovato pocha gente perchè tutti eran fugiti a la montagna, fo trovato in una chiexa de ditto caxal un vecchio qual aveva assai libri intorno et essendo andatti dentro molti Turchi dimandato chi l'era non respondendo fo morto. Da poi se intese che l'era gran philosopho el signor Mahumeth se ne dolse assai di questa tal morte.

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