PARTE TERZA (continued 2)
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— Ebbene! chiese Loris con accento di comando.
Tatiana dal fondo della stanza si slanciò innanzi a lui, gli cinse il collo con un braccio, protendendo l'altra mano per respingere il principe.
— Chi siete, che cosa volete?
Un riso stridulo, quasi meccanico, fu la risposta.
— Scostatevi, signora, non si tratta di voi; e l'atto di Loris fu così violento, che Tatiana traballando si abbattè sopra una poltrona.
— Quest'uomo vuole uccidermi: vediamo.
— Ti ucciderò, rispose il principe con voce sorda.
— Mi assassinerete.... è il diritto dei deboli. In una lotta con me sareste ucciso.
Il principe ebbe un sorriso di scheletro, ma Loris, invece di restargli superbamente rigido dinanzi, indietreggiò di qualche passo, prese una poltrona, e vi si sdraiò squadrandolo con aria dileggiatrice. Il principe sorpreso da quella manovra si arrestò, nell'occhio di Loris passò un lampo. Il principe non era che a tre passi, teneva la rivoltella in pugno, puntata; la piccola canna pareva di cristallo.
— È dunque la mia morte che vi fa paura? gli chiese Loris con atto di scherno, piegandosi sulle ginocchia e stropicciandosi nervosamente le mani.
Il principe ebbe ancora un istante di agitazione, gettò un'occhiata di sbieco a Tatiana.
Questo bastò a Loris. Con un balzo da tigre, così seduto, s'avventò nelle gambe del principe e lo rovesciò; caddero entrambi sul tappeto, abbrancolati, senza un grido, senza un soffio. Loris tentava di afferrargli colla mano il pugno, nel quale teneva la rivoltella, mentre coll'altro gli stringeva furiosamente il collo; ma il principe era riuscito a scartare l'arma, e gli sparò nel fianco. Loris non provò che un urto violento, si rialzò di scatto, lasciando la presa, e arretrò di qualche passo.
Tatiana alla detonazione era svenuta.
Loris vide il principe raspare sul tappeto per rialzarsi; in un attimo capì che aveva tempo per scagliarglisi nuovamente addosso e soffocarlo, che avrebbe potuto correre a prendere la propria rivoltella nella pelliccia. Fu un baleno; poi un'ombra immensa gli ondeggiò agli occhi, e portandosi istintivamente la mano al cuore ricadde.
Il principe si era rialzato.
Loris aveva gli occhi socchiusi, col pallore della morte sul volto. La sua bella testa pareva dentro una nebbia, che ne intorbidasse la potente espressione; era caduto in una posa quasi elegante, come un gladiatore antico.
Quindi aperse gli occhi, che non sembravano più quelli. Il loro verde, diventato opaco, non aveva più fondo; si guardò attorno, tentando di raddrizzarsi faticosamente sopra una mano.
Un filo sottile di sangue gli usciva dal fianco, rompendosi come a goccie di coralli sul tappeto scuro.
Il principe lo contemplava, sempre coll'arma in pugno, senza che la sua faccia avesse cangiato. Allora la ragione di Loris si schiarì luminosamente, e l'opacità de' suoi occhi s'aperse lasciando passare un raggio così vivo, che il principe non potè sostenerlo. Loris si guardò attorno. La testa smorta di Tatiana penzolava dalla spalliera della poltrona respirando a stento; una mano le toccava il tappeto. La mano era diventata rossa.
Fu l'ultima sensazione.
Poi il suo sguardo si riportò sul principe, fisso, coll'immobilità vampeggiante di un incendio lontano. Quell'uomo era la fine della sua vita, l'ultima realtà del mondo, dal quale stava per sparire.
Una malinconia ineffabile gli calò sulla fronte.
— L'uomo che salverà la Russia non amerà: mormorò fiocamente.
Nè Tatiana nè il principe avevano inteso.