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I Bianchi e i Neri

ATTO TERZO.

Reading edition

· · · · · · · · · · · I lor tetti · · · · · · · · · · · · · · · Quasi spelunca di ladron son fatti · · · · · · · · · · · · · · · E tra gli altari, e tra le statue ignude Ogni impresa crudel par che si tratti. Deh quanto diversi atti! Non senza squille si comincia assalto Che per Dio ringraziar fur poste in alto. Petrarca.

SCENA II.

GERI, MANENTE, e detti.

Geri

Ben ne venga

Uberto, e ben con esso la masnada. —

Nulla t'incolse al venir tuo molesto?

Uberto

Nulla: — al comando di Gualfredo io mossi

Ratto, e se mal non veggo, il suo disire

Parmi ho precorso.

Geri

E di ciò grande t'abbi

Mercè. — Ti appella in questi luoghi un alto

Consiglio; — e poichè il padre di altre cure

Gravato or si sta lunge, — io pianamente

Vo' chiarirti di tutto. — A tale impresa

Vuolsi or por mano, in che il periglio scema

A misura del core.

Uberto

Ed io parato

Pel piacer vostro sono a tutto.

Geri

I Guelfi

Non ti dirò perchè altra volta, e Roma,

Chiamato a tutelar venisti, e come,

Anzi che pro, te ne arrivasse danno:

Perocchè ingrata questa terra tenne

Vostra vita un tributo e il sangue un dritto.

Giova gridare Impero, e i Guelfi adesso

Cacciare in bando.

Uberto

Ma che Pisa è un nome

Pensaste mai, — Guelfa Fiorenza, — e starsi

Sul roman seggio Bonifazio ottavo?

Geri

Me' si sanno in Pistoia che in suo contado

Queste novelle, Uberto. — I miei consorti

Fatto han com'io di lor gente adunata,

E di amistadi; e se un menar da franchi,

Un assalire alla impensata i nostri

Nimici a cacciar valgono, ella è vinta

Tutta la impresa.

Uberto

Io non comprendo.

Geri

Lieve

Fieti però quando saprai, Fiorenza

Ordir la trama istessa, non diversa

Argomentare Lucca, e a questa volta

Venir con mille cavalier tedeschi

Dell'imperio il Vicario: — il modo poi

Di correr la città non anco è fisso;

Quando fie tempo lo saprai. — L'impresa

Questa è, — perigli questi: — or vo' che il premio

Sappi — di patria non dirò, — di amici

Meno, — e non pur della romana soma...

Motti vani, novelle da contarsi

Dal querceto alla rupe. — Un più securo

Consiglio or teco valgami, che al core

Ti giunga dritto.

Uberto

Ed è?

Geri

Lo tuo pro istesso:

Però che farai tue le ricche spoglie

Degli usciti, e i tenèri; e dove prima

Errante masnadiere alla campagna,

Or tolto al soldo del Comune avrai

Stanza e vita secure.

Uberto

Oltre il diletto

Di farvi cosa che vi aggradi, voce

Per me non suona sì soave, quanto

Cangiar fortuna, come quei che traggo

Dura vita, non certa del dimane,

Ed appena dell'oggi.

Geri

Or ben precorri

Il premio tuo con la speranza. — In modo

Vo' far che ti dirai contento.

Uberto

Geri!...

Poichè in periglio vita io pongo certa,

Parmi, securo in ugual modo il premio

Dovrebbe essere, e certo.

Geri

Uberto!... il senno

Vienti meno? — Ti chiamo nella terra,

I miei ti affido, e me. — Signor di tutto,

Securtà chiedi?

Uberto

Che non sia dell'altre

La mia testa più alta, — amo; — starmi

Sublime senza scala, — temo; — e soglio

Senza guatarla attraverso lo raggio

Vuotar la tazza. M'intendete?

Geri

Intendo.

Se savio sei, ti guarda.

Uberto

Dal nemico

Mi guardo, — perocchè quando ei più presso

A me verrà, che non la spada ho lunga,

Freddo sarò; ma dalla man che blanda

Par che si accosti a carezzarti il mento,

E ti rompe la gola, chi ti guarda?

Geri

Tanta astrattezza ricercar che giova?

Noi non concerne: — il mio fedel tu sei, —

Dovizioso per me; — dove fatto

Tale, non fora ch'io ti muti certo

Con nuovo impronto, che di te men valga.

Uberto

Sia. Ogni uom suo sentier corre; io corro il mio,

Pensando che sul letto della morte

Alto conforto pel tradito è questo,

Ch'ei può legar la sua vendetta. — Geri,

Son vostro.

Geri

Va, — nelle terrene stanze

Tacito statti del castello; — all'uopo

Quanto fia troverai. — Lo duca vostro

Seguite voi silenziosi, come

Sorprendete il viandante alla foresta. —

Tu gli conforta a bene oprar la spada.

Uberto

L'hanno tutti a due tagli.

SCENA III.

GERI, MANENTE.

Geri

Ei vuol morire.

Poca per celar sapienza, e ingegno

Per conoscere ha troppo. Or tu ben nota,

Manente; al terzo grido per lo Imperio

Pon fine alla bisogna; — e tal ti adopra,

Che al colpo primo la si spacci: — in modo

Farò che Bianca non si opponga.

Manente

Questo,

Vel dissi io già, non lo raddoppia mai.

Geri

Una volta mancasti. — Altrove io corro

A vegliare. Ricorda... al terzo ei...

Manente

Cada.

SCENA IV.

MANENTE.

Facciamo i conti. — Mi torna ch'ei cada? —

Debbo esser tristo traditore, o tristo

Fedele? — Tristo sempre! — Parmi il meglio

Torre il bel vanto di restar fedele...

Ecco come s'accoppia al maleficio

Virtude, e come ogni uom può dirsi onesto.

SCENA V.

BIANCA.

Di arme un suono qui intesi. — Ah! m'ingannai. —

Se come scellerata io son punita

A inaridirmi nel sospetto, questa

Innocenza che giovami? — Versato

Fu il sangue qui del mio fratello... O terra,

Dal dì che l'empio diffuse la prima

Morte sul volto all'uomo, tu bevesti

Più sangue che rugiada; eppur vestita

Di luce, — eterna in tua beltà sorridi,

E pietosa raccogli entro al tuo grembo

E i giusti e i tristi — tutti! — È la tua faccia

Cener di morte: — calpestiam la polve

Dei padri noi, — calpesteranno i figli

La nostra... O terra, una gran tomba sei!

Non pertanto sorridi... Oh! quanto meglio

Era non esser nati. — Ecco il vestigio...

Dio già lo vide... Oh! a te non sorga il grido

Di vendetta da questo... e s'ei surgesse...

Non ascoltarlo, — no, — rimanga inulto; —

Fu sparso senza offesa: — ma nol vegga

La gente... deh! nol vegga... Oh! se uomo mai,

Questo luogo accennando, e altrove il volto

Per orrore volgendo: — Un Cancelliero, —

Dicesse, — là trafisse un Cancelliero, —

Oh I quanta infamia: — celisi, — nol vegga

La gente, — deh! nol vegga.[15]

SCENA VII.

LEMMO.

Questa è ben gioia!...

Ma è figlia del travaglio. — Nel dolore

Si nasce,... nel dolor si muore,... e l'ora

Tra il nascimento e la morte è un dolore...

S'ei tace, — godi... — in altro modo lieto

Esser non puoi quaggiù. — Oh! non è questa

La patria nostra... non è questa... In cielo,

Al cospetto di Dio è vera gioia.

Notes in this chapter

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