← Table of contents
I Bianchi e i Neri

ATTO SECONDO.

Reading edition

E sì distretto m'ave in suo disire Lo core mio, che dallo suo pensare Un'ora solo io nol porria partire, Dante da Maiano.

SCENA II.

NELLO, GUIDO, e detto.

Nello

Messere.

Gualfredi

Il figliuol mio?

Nello

Non giunse ancora alle paterne case.

Gualfredi

Vagare innanzi dì per la foresta

Forse disio prendevalo?

Nello

Messere,

Noi l'aspettammo tutta notte indarno.

Gualfredi

Che!... gran Dio! Certo un qualche grave malo

Lo incolse... in qualche perigliosa impresa

Si cacciò male ardito... ahi! forse ei cadde.

Tu perchè pria non mel dicevi? O figlio,

Per darti stato a fiero passo io metto

L'alma e la vita mie, e tal sì acerbo

Tu mi rimerti? — Seguimi.

Nello

Pensate.

Ch'ora sia questa a uscir soli: — il nemico

Però non dorme, e il capo vostro ha messo

A prezzo.

Gualfredi

Vieni... ch'ove tremi un padre

Pei dì del figlio, non paventa morte...

E già mi è troppo questa vita grave,

Che vedovato strascinar la possa

Del figlio mio....

SCENA III.

GERI, MANENTE, e detti.

Geri

Vosco sta il figlio...

Gualfredi

Oh vista!...

Tu se' ferito... ell'è mortal la piaga?...

Chi t'offendeva?... Guido, il ferro mio...

Tu corri... va per mastro Dino, Nello...

Parla in nome di Dio; chi ti trafisse?

Nello, ma Nello, la mia spada dammi?

Geri

Rimanti, — lieve è questa piaga; — Dino

Videla, un tal suo farmaco vi appose.

Sì che ormai n'è la doglia al tutto spenta.

Gualfredi

Ma il feritore... il feritor?...

Geri

Lo taccio...

Gualfredi

Svelalo...

Geri

Padre!...

Gualfredi

Se il mio amor t'è caro,

Se grave t'è lo sdegno mio, lo svela.

Geri

Quanta angoscia di pianto e di vendetta

È per uscirne...

Gualfredi

Non ti calga,... il noma.

Geri

Egli consorte è nostro...

Gualfredi

È Lemmo?

Geri

È Dore...

Gualfredi

Schiatta iniqua!... vil serpe!... io calpestarti

Potea... nol volli... Maladetto l'uomo.

Che vede il serpe e nol calpesta. — Oh spenti

Siate voi tutti, ribaldi![10] ricada

Il vostro sangue su la vostra testa...

Sali il mio buon destriere, o Nello... sprona

Al mio castello; — trova Uberto; — digli

Che mova tosto, — che tra sesta e nona

Con le masnade armate io qui lo aspetto...

Parti, — vola. — E non se' partito ancora? —

Ora tu dimmi, il fiero caso come

Accadeva?

Geri

Poichè disio vi prende

Saper la triste istoria, e a vendicarvi

Siete parato, — io ben volenteroso

La vi dirò. — Con nera opra il codardo,

Ordita in grembo della notte, d'onta

Volea coprirci tal, che da qui innanzi

Senza arrossire non osasse il volto

Alzare un Bianco;... un redivivo... eterno

Portare obbrobrio... una infamia infinita

In casa di Gualfredo Cancellieri...

Gualfredi

Onta a Gualfredo!

Geri

E svellerti dal seno

Paterno il capo diletto di Bianca...

Spietato!...

Gualfredi

A forza?...

Geri

Oh! femminil talento

Fievole è cosa, e più che d'ira, degno

di pietà...

Gualfredi

Dunque consentia colei?...

Geri

Dai ribaldi travolta, con parole

Dolci di pace vinta, ir si lasciava

Semplicetta alle frodi...

Gualfredi

E tu?

Geri

Li colsi

Al varco, — ruppi il nequitoso fatto. —

Di lieve piaga ebbi la mano offesa.

Ma di profonda il core.

Gualfredi

O scellerata

Figlia! Oh disdoro della casa mia!

L'ora tua estrema è suonata... la gente

Dirà a un punto il tuo fallo e la tua pena;

E che Gualfredo tra il delitto pose

E la tua morte quel tempo che vuolsi

A trarre un ferro, e a trapassare un cuore.

SCENA IV.

Un Servo, e detti.

Servo

Messere, un uom,

Gualfredi

Che vuole?

Servo

A grande istanza

Favellarvi...

Gualfredi

Che rieda a vespro.

Servo

Ei disse,

La sua bisogna oltre ogni pensier grave

Non dare indugio, e dove or non lo udite,

Ei mai più tornerà.

Gualfredi

Lo conoscesti?

Servo

Io nol conobbi: a grande studio il volto

Col mantel cela.

Gualfredi

Or chi fie questo? — venga.

SCENA V.

DORE, e detti.

Dore

Se Dore Cancellieri...

Gualfredi

Iniquo! muori...

Dore

Partecipate il retaggio dell'empio:

Un innocente trucidate.

Gualfredi

Il tuo

Ferro scaldossi per entro le vene

Del figlio mio, e se' innocente?

Dore

Sono:

Alla morte di Dio, lo giuro. — Questo[11]

Mi svelava il misfatto: e per comando

Del padre, solo, senza compagnia,

Con la coscienza che sol mi francheggia

«Sotto l'usbergo del sentirsi pura»

Venni a mercè d'involontario fallo. —

Assalito per l'ombra... a tradimento...

Geri

Certo, assalire io ti dovea per l'ombra,

Però che figlie di tenebra sono

Le opre tue bieche... In grembo della notte

Ogni codardo rapace l'artiglio

Dispiega; e tal ti argomentavi Bianca

Menarne, e farci infami...

Dore

Ove non foste

Voi mio consorte, e me solo offendeste,

Altra risposta io vi daria che motti.

Ma voi sozzate il vase del Signore,

Sfrondate il giglio di Pistoia, quind'io

Favellerò di queto: e posto ancora

(Guardimi il ciel!) ch'io proponessi cosa

Di lei non degna, avriami ascoltato ella?

Bianca! — creatura che si piacque Dio

Formar perfetta, onde di lui memoria

Rimanesse quaggiù. L'amo, ma di alto.

Di magnanimo amore io l'amo; — e dove

Il ciel compagna la mi desse, ah! suora,

Sposa, madre, per me tutto sarebbe;

L'adorerei sì come cosa sacra,

Nè direi più che questa vita è un pianto,

Una scuola di angosce; ma una via

Sparsa di fior che tra il diletto mena

Alle gioie immortali.

Geri

Oh! pria di morte

Sposa che tua sarà...

Dore

Geri, mi odiate,

Il so; — pur io non vi offendeva mai.

Membrate un fatto o un detto che in ingiuria

Vostra da me movesse; — A correr giostra

Certo talora, od a ferir torneo

Vi soverchiava; — ed io per me non veggio,

Oltre quest'una, altra cagion dell'odio

Vostro atroce: — se ciò fosse, — sventura

Al dì che appresi a trattare asta e spada!

Sventura al dì che ferir l'uomo io seppi

Con ferita immortal... con la vittoria!...

Geri

Tu te ne menti: e quando mai vincesti

Geri tu?...

Dore

Mento io? — Queste labbia ignote

Sono a menzogna, perocchè una sede

Eterna ha su le tue. — Sul ver ti punsi;

Ma se di un Cancellier figlio tu sei,

Rammenta i giorni andati, e su la polve

Pensa di quelli cui perpetua impresa

Fu nella vita, ed ultimo sospiro

Nella morte l'Italia, e tu pur anco

Prode sarai; — e nel dì della battaglia

Vedrai l'ombre paterne confortarti; —

Udrai la voce che raddoppia il core,

L'alito sentirai della vittoria. —

Ma per invidia non si sale in fama. —

Dagli stellati seggi nello abisso

Giacque della tenebra chi astiando

Avverso mosse al suo Fattore: — or l'astio

Con Satano accomuna; un giorno ancora

Avrai pena comune...

Geri

Ormai più modo

Non ha lo sdegno: — t'accomanda a Dio,

Ch'or sei morto...

Dore

Al ferire un uom senz'arme

Ti riconosco...

Gualfredi

Vivaddio, t'arresta![12]

Hai morto il senno? — Queste mura senza

Periglio a voi non sono: — andate, — e dite

Al padre che di pace e di perdono

Parole omai correr tra noi non ponno; — Che

non più di una terra il fosso stesso

Può rinserrarci, e nudrirne di un cielo

Medesmo l'aere; — che di noi due, l'uno

Da qui innanzi dee piangere, ed il giorno

Maledire in ch'ei nacque. — Uno sterminio,

Ditegli, in breve, una guerra di morte

Io moverogli contra, ond'ei si guardi

S'egli è vero che il dritto esalta Iddio.

Geri

Non fie lieve così lo tuo commiato

Da queste case. —[13] Altra ben'io di vostra

Morte, tra breve, da costoro ordita,

Trarrò vendetta. — Tu sappi per sangue,

Per parole non già, piaga sanarsi;

E l'anima tua... indegna che per questo

Mio pugnale sia sciolta. — A te, Manente,

Sotto pena di cor lo affido.

Dore

Forza

Mi fate voi? ben mi aspettava a questo. —

Gualfredo, e il consentite? — Intendo or come

Più che crudo esser frale è maggior danno; —

Ma e bene intendo qual pena, e qual merta

Pietà. — Gualfredo, per qualunque evento

In vostra casa possa incormi, — io prego,

Che conto un dì non vi domandi Dio...

Io vi perdono... or lo sdegnate? — Un giorno

Questa parola, più che prece e pianto,

Misericordia impetrerà...

Manente

Nè chierco

Mai sermonò così soave, o frate.

Venite al premio...

Dore

La trascorsa notte,

S'io mal non veggo, ti salvai la vita?

Manente

Oh! tristo me, ch'io son di mente lassa; —

E questo antico è sì, che omai non merta

Membrarlo.

SCENA VII.

GUALFREDI, GERI.

Gualfredi

Non periranno i Cancellieri.[14] — Figlio;

Molte io fin qui sopportai cose in vostro

Danno e mio da voi fatte, e pur di nulla

Tanto mi dolgo quanto di questa una

Che oggi faceste in mia presenza. — Or giovi

Membrarvi, — Dore qui securo starsi

Con la tutela del mio nome, — solo

Esserne signore io; — e da qui innanzi

Senza periglio non poter voi a scherno

Torre la santa autorità paterna... —

L'evento della notte...

Geri

Udite cosa

Che ultima vo' che in questo sia. — Gualfredo,

Poichè al mio detto non fidate, e in dubbio

Ponete la mia fe', non dirò verbo

In difesa... io disdegno...

Gualfredi

Oh! mal conviensi

Disdegno in ciò, — ma si vorria ben onta

Pria di mal fare. — Or vel ripeto, — sono

Signor supremo io qui. — Voi fate senno

Di mie parole, e pensate allo stato

Cui, se ben veggo, non vi chiama il cielo.

SCENA VIII.

GERI.

Nè a virtù tutto, — nè a delitto tutto: —

Tra il Caino e l'Abele... A me è conteso

Spegnerti o Padre: ora mi chiama il fato

Tuo mal grado a ferire, e strascinarti

Per una via di sangue al mio disegno.

Notes in this chapter

Explore with AITake your curiosity a little further.

Reading settings