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Vecchie cadenze e nuove

Volume 5 — I VECCHIETTI

Reading edition

—Quanti anni son passati, Anselmo? venti trent'anni che si viene insiem noi due a goder questo fresco? —Se ti senti ancor padrone delle gambe tue, o che importano i venti ed i trent'anni? ognun si aggiusta colle forze sue. —Sta ben! ma Giovannin non è Giovanni; e settant'anni sulla gobba un peso sono, che pesa settecento affanni. —Settanta è un bel fardello, ben inteso… —Or ti zoppica il pie'…. —Ti manca il fiato: —L'occhio ti trema dalla luce offeso: —Lo ragazze non sanno che sei nato: —D'accordo…. le ragazze. Oh che vorresti che inseguissero quello ch'è scappato? —Di dosso, gua', ti cascano le vesti: —E gli scalini? un sito non c'è dove non sian tropp'alti, orribili, molesti. —Se fai di camminar tre o quattro prove, sudi in gennaio e ghiacci sotto il sole; è brutto quando è bello e quando piove. —Per me il difficil sta nelle parole: penso a curato e dico cardinale, e la gente non sa quel ch'uno vuole. —E le gazzette? —Se le stampan male! —E quel che stampan? —È l'ira di Dio d'ogni ordine politico e morale. —Non è che un litigar sul tuo sul mio, di cani e gatti un odio vergognoso. —E le leggi? —Le leggi un arruffìo. —Davanti a questo vivere odioso, se l'impiccarsi un'eresia non fosse, cosa indegna d'un uomo religioso, guarda m'impicc…. uh! uh! —Gianni, che tosse! e che ci fai? —È un mese che la curo. —Provasti le pastiglie Delafosse? —Fanno bene? —È il rimedio più sicuro. —Dove si piglian? —Sai, quello speziale che sta vicino a San Giovan sul Muro… —Corro. Non vo' che invecchi, io, questo male.

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