Il canto della richiesta
Reading edition
L’amante, che offre i doni: Sei tu pronta, o fanciulla, a prender questo Come un principio del nostro amore? I nostri genitori ci sono favorevoli. La fanciulla: Benvenuto! se il destino vuole Che io debba seguir la tua strada E aver cura dei tuoi armenti di renne. L’amante: Prendi dunque i miei doni Come pegno della nostra futura unione Se così è deciso Che noi dobbiamo esser congiunti. La fanciulla: E se noi non ci riuniremo Riprendi colla stessa mano Questi doni. L’amante: Vediamo ora, quanto tempo Durerà il nostro amore. Pensa bene, o fanciullina, Se tu mi potrai aiutare Ad aver cura delle mie renne. La fanciulla (ai circostanti): Abbiate le mie grazie, o congiunti Del giovane, anche questa volta! Quando io mi sarò decisa Sarà di nuovo e per l’ultima volta (festeggeremo il matrimonio).
Povero sciocco!
Un lappone pastore va da un lappone pescatore, di cui non aveva mai veduto gli ordigni. Egli dice:
Ha, ha, di quest’uomo Il legno-spauracchio è troppo lungo E quando è mosso, passa attraverso il camino della capanna, Mai ho veduto niente di simile. Povero sciocco, Esso è il legno che spaventa i pesci, Fa rumore e picchia attraverso la porta della rete.
Due volte
Quante volte suona la campana della domenica Nei vostri paesi? — Tre volte. Quante volte ciancia Il povero predicatore nei vostri paesi? — Due volte.
Dai manoscritti di Castren
Gente cattiva fa schiamazzo E va gridando con voce odiosa. Tacete qui nel nostro paese, Non dovete far molti passi Su queste travi. I vermi della terra Presto vi scaveranno i vostri luoghi (occhi?) E gli animali della foresta vi porteranno via Se voi incominciate Ad aprire la porta della nostra capanna. Lascia chiusa, O straniero, la porta. Noi siamo gli abitanti di questo paese, Voi siete abitanti di.....? Erranti verso......? Noi vi odiamo: Voi distruggete e scompigliate I nostri luoghi di caccia E noi abbiamo poco bottino Per cagion vostra. Voi altri avete molti bambini rapiti, Noi abbiamo molte abitazioni. Ora voglio io andare errante, Andate anche voi In un altro luogo. Se voi venite In vicinanza di una comoda pietra, Mettetevi a dormire. Allora io vedrò Se voi dormite, Come le pietre scivolano davanti a me, Come le renne corrono verso di me. Non movetevi prima Che queste pietre Vi tocchino E allora movetevi per vedere. Io ho già portato molte renne E ho legate loro solidamente le zampe. Esse non posson più Correr via dinanzi a voi. Prendete una grossa pietra E una bianca pietra. Vi si portano degli orsi, Uccidete questi. Noi abbiamo veduto un gran mucchio (di uomini) Ed ora ci si prendono ai nostri Dei I prodotti della natura, il denaro, L’oro e l’argento. Egli dà agli altri di queste cose, Noi lo abbiamo onorato (il Dio) E ciò non gli ha procurato alcun vantaggio. Noi raduniamo Corna di renne e ossa di orsi, Ed egli? Ora noi possiamo Andare in collera col nostro Dio, Dacchè egli ci disprezza: Noi portiamo via le corna. Noi lo abbiamo unto Col grasso d’orso, Col grasso di renna. Andiamo lontano E cerchiamo un Dio buono, Finchè noi abbiamo trovato un Dio che ci dia caccia, Che noi possiamo servire, Che noi possiamo onorare. Là noi andremo ad abitare e ricercheremo Una pietra (per il nostro Dio), Là restiamo noi un istante E dormiamo per vedere Come sia fatto quel luogo, Se là noi possiamo Innalzare un Dio. Lasciateci dormire un istante; E se essi di nuovo si avvicinassero a noi Noi prenderemo pietre nelle mani, Noi tireremo coll’arco buono, Noi tireremo colle freccie di osso, Ciascun di noi con quanta fretta può, E così noi ci guadagneremo un luogo di caccia.
I tre canti seguenti furono raccolti da Fellmann durante il suo soggiorno a Utsjoki dal 1819 al 1833.
Del Rombo
Il rombo nuota Lungo il fondo del mare; È un pesce prezioso Grande e potente. Quando esso prende l’amo Appena può Un uomo robusto Tirarlo nella barca.
Del Salmone
Il salmone nuota Lungo il fondo dell’acqua, Il potente pesce, Il prezioso pesce, Che si porta innanzi Anche se il fiume Penetrasse attraverso la terra. Così egli si porta sempre Alla punta (sorgente) del fiume; Egli diventa così nero E si cambia per modo Che mai più. Egli mangia Non una sola volta colla più grande fame. Egli ritorna In giù per la corrente Donde egli è partito, Nell’ampio mare Dove sono molti salmoni, E di nuovo diviene Così bianco Come era stato innanzi. Quando egli allora esce dal mare, Quando egli incomincia a mangiar le aringhe, Diventa grasso di nuovo, E appunto così Come era stato prima.