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Tempeste

LA VEDOVA

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LA VEDOVA

Io la vidi.—Sul volto estenüato

L'insonnia tormentosa

Un sudario di tomba avea calato.

Era scalza, disfatta.—Sui ginocchi

Tenea l'ultimo nato.

I suoi capelli, un dì sì neri e folti,

M'apparver tutti grigi.

Cadeano a ciocche, ruvidi, disciolti,

Irritati.—Nessuno ella guardava

Coi folli occhi stravolti;

Nemmeno i figli.—Intorno, a bassa voce,

Si parlava del morto.

Inghiottito l'avea, presso la foce

Del tristo fiume, a l'improvviso, un gorgo....

Dio! che agonia feroce!...

Bello: trent'anni: i muscoli possenti,

Come sculti nel bronzo.

L'avean cresciuto i balsami tepenti

De le patrie boscaglie, i nembi, il sole,

I lieti inni de' venti!...

Ed or?...—Certo ei, sott'acqua, avea lottato

Con furore d'istinto,

Palmo per palmo, oncia per oncia.—E urlato

Certo avea, con demente urlo d'angoscia....

Poi più nulla.—Annegato.—

.... Ella non ascoltava.—Un fisso, acuto

Pensier la rimordea:

Per sè, pei figli il queto pan perduto,

Il forte braccio inerte, il focolare

Spento ed il letto muto;

E la miseria, la miseria!...—Ai campi

Dunque, gracile donna,

O fischi il vento o sia che l'aura avvampi,

Alla zappa, alla vanga.—Ora sei sola,

Niuno v'ha che ti scampi!...

Alla risaia dunque, alla risaia,

Ove il capo percote

Il sol piombante come una mannaia,

Ed il mïasmo fetido s'infiltra:

Penoso non ti paia

Il sacrificio.—La fatica immane

Tu sempre sosterrai,

Dal rodente pensier de la dimane

Spinta—pei figli, per la rozza casa,

Per un tozzo di pane!...

*

Già la sera calava a poco a poco:

E le donne pensose

Accosciate per terra e intorno al foco,

Pïamente intonarono il rosario

Con un bisbiglio rôco.

Ella tacque—distratta e come stanca

Spogliò l'ultimo nato.

Mormoravan le donne a destra, a manca,

«Ave....» e lei cadde, rigida, a ginocchi,

Presso la culla bianca.

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