LIBRO SETTIMO (continued 2)
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Gl'Inglesi medesimamente, per impedire che le colonie meridionali non potessero mandar ajuti a quelle di mezzo, nelle quali intendevano di far impeto, rinnovarono nella state del presente anno coi leali e coi selvaggi, che abitavano le parti superiori, le pratiche per fargli correre a' danni della Giorgia, delle Caroline e della Virginia. E quantunque i tentativi fatti nei precedenti anni per mezzo dei regolatori e degli sbanditi scozzesi avessero infelice fine avuto, speravano i mandatarj inglesi presso le nazioni indiane, e più di tutti lo Stuart, uomo audace ed operoso molto, di poter coll'aiuto di queste ottenere un miglior successo. Di esortazioni e di speciosi pretesti eran maestri; d'oro e di presenti abbondavano. Spargevano, che una grossa schiera d'Inglesi avrebbe sbarcato nella Florida occidentale; che, traversato il territorio degl'Indiani denominati Creek, Chickesaw e Cherokee, e congiuntisi i guerrieri loro avrebbero corso le Caroline e la Virginia; e che nell'istesso tempo una numerosa armata, ed un grosso esercito avrebbero dato gli assalti sulle coste. Stuart mandava attorno fra i leali lettere circolari, invitandogli a venirsi a porre sotto lo stendardo reale, il quale era stato rizzato nelle contrade dei Cherokee; aggiungendo, che menassero e portassero seco loro i cavalli, i bestiami ed ogni sorta di vettovaglie, le quali sarebbero loro a giusto prezzo pagate. I leali ricordevoli ancora delle recenti sconfitte non fecero alcun motivo d'importanza. Ma gl'Indiani mossi dalle parole e dai presenti, siccome pure dalla probabilità della cosa, e dal desiderio del sacco, accorrevano a stormo, e parevano voler correre popolarmente contro le colonie. Le sei tribù stesse, le quali fin allora se n'erano state religiosamente di mezzo, incominciavano a muoversi, e già avevano commesse le ostilità sui confini. I Creek più avventati ruppero la guerra, e la esercitarono colla solita barbarie. Ma avendo trovato, che i fatti non corrispondevano alle parole, e che i soccorsi non comparivano, si ristettero, e, dimandata la perdonanza, venne loro di leggieri conceduta. E tanto furon essi, o nella fede costanti, o delle parole inglesi diffidenti, od in tal modo compresi dal timore, che quando poco dopo i Cherokee gli richiedettero degli aiuti, risposero secondo l'usanza di quelle genti, che s'eran ben essi cavata quella spina dal piè, e che bene gliene incoglieva loro. Ma i Cherokee non istettero a soprastare. Assalirono con grandissimo furore le colonie, commettendo danni e crudeltà collo scarpello e coi mazzeri. Ammazzavano con eguale ferità, e coloro che abili erano a portar le armi, e coloro ch'erano inabili, i vecchi, le madri, ed i pargoletti loro indistintamente. In ciò facevano a tanto maggior sicurtà, ch'era comparsa a quel tempo l'armata di Peter-Parker nelle acque di Charlestown. Ma quando questa dopo l'infelice assalto dato al Forte Moultrie, abbandonò le coste della Carolina, i Cherokee si trovarono in grande stretta. Poichè, cessato il pericolo dalla parte inglese sulle coste, le due Caroline e la Virginia, intente tutte a opprimere questo male, mandarono le genti loro contro i Barbari, che devastavano la contrada. Queste genti non solo gli sconfissero in varj affronti; ma, entrate nelle contrade loro, tutto posero a ferro ed a fuoco, ardendo le abitazioni, tagliando gli alberi, guastando le biade, e tutti coloro ammazzando, che portato avevano, o tuttavia portavano le armi. Questo fu un quasi totale sterminio della nazione dei Cherokee. Quei, che sopravvissero, parte si sottomisero a tutte le condizioni del vincitore; e parte, venute meno le vettovaglie, si rifuggirono collo Stuart medesimo, autor principale della crudel guerra, e dell'eccidio loro, nella Florida occidentale, dove il governo inglese gli mantenne del pubblico. Cotal fine ebbe in quest'anno la guerra indiana, nella quale si può osservare, che nissun gastigo fu mai nè altrettanto severo, nè altrettanto meritato, quanto questo, che provò la nazione dei Cherokee messa su da uomini crudeli ed avari, i quali tanto più avrebbero dovuto vergognarsi di dar luogo a sì fatte enormità, in quanto che erano nati, cresciuti, ed allevati sotto questo clemente cielo d'Europa.
Ma tempo è oggimai di ritornar a favellare delle cose del Canadà, nel quale, non che posassero le armi, con grandissima contenzione si adoperavano. Abbiam noi nel precedente libro raccontato, come gli Americani cacciati dall'armi britanniche, abbandonato tutto il Canadà inferiore, e perfino Monreale e San Giovanni, si erano ritratti a Crown-point, nel quale luogo gl'Inglesi non avevano potuto seguitargli per difetto delle navi necessarie non solo a traversar il lago Champlain, ma anche a combatter quelle, che a difesa loro avevano gli Americani apprestate. Ma tal era l'importanza per la esecuzione dei disegni degli Inglesi, che ottenessero essi la signoria dei laghi, che Carleton stava tutto intento per apprestar il navilio. Voleva, seguendo le istruzioni dei ministri, penetrare per la via dei laghi sino al fiume del Nort, e quindi recatosi ad Albania congiungersi e cooperare coll'esercito della Nuova-Jork. Nel qual caso non era dubbio, che trovandosi separate da un esercito molto grosso e vittorioso le province della Nuova-Inghilterra dalle altre, le cose americane si sarebbero in gravissimo pericolo ritrovate. Quest'era il disegno, che da lungo tempo aveva covato nelle teste inglesi, e del quale tanto si dilettavano i ministri. Per verità la natura stessa dei luoghi del Canadà sino alla Nuova-Jork pareva dar favore a quest'impresa; conciossiachè, cavatone quelle alture, che tra l'estremità superiore del lago Giorgio e la sinistra sponda del fiume del Nort si frappongono, le quali non sono spazio maggiore di sedici miglia, tutto il tragitto dall'una all'altra di quelle due province si può fare sulle navigabili acque, prima pel San Lorenzo, poi pel Sorel, e quindi, pel lago Champlain, e da questo pel lago Giorgio, o pel Wood-creek sino alle terre di mezzo, e finalmente pel fiume del Nort sino alla città della Nuova-Jork. Siccome poi prevalevano grandemente gl'Inglesi di navilio, che il Canadà stava a lor divozione, che il capo principale della resistenza era nelle province della Nuova-Inghilterra, e che le vicinanze della Nuova-Jork erano molto acconce agli assalti marittimi, così non si può negare, avesse questo pensiero in se stesso molta ed utilità ed opportunità. Ma la difficoltà dell'impresa di Carleton era eguale all'importanza sua. Si aveva a construrre od a ricomporre una flotta di trenta vascelli armati di diversa grandezza, ed alti a portar le artiglierie, ed al combattere; delle quali cose l'una e l'altra erano malagevoli ad eseguirsi per la mancanza dei materiali. Il trasporto poi in certi luoghi per terra, ed il trar su pel ratti di Santa Teresa e di San Giovanni trenta barconi lunghi, molte piatte da carico, una gondola di trenta botti, con quattrocento altri battelli, era opera che pareva non che malagevole quasi impossibile. Ma i marinari inglesi per la perizia ed audacia loro non se ne sgomentarono. I soldati stessi gli secondavano, ed i paesani, fatti tralasciar l'aratro e la marra, erano spinti per forza ad entrare a parte della fatica. In ciò si affrettavano molto i Capi inglesi per prevenir l'inverno, che già si avvicinava, (queste cose si facevano nei mesi di luglio d'agosto, e di settembre); conveniva varcare due lunghi laghi; erano incerte le novelle sulle forze del nemico, il quale stava riparato nelle Fortezze di Crown-point e di Ticonderoga; avuta la vittoria per mezzo delle navi più grosse sul lago Champlain, quelle forse non avrebber potuto passare l'emissario tra il medesimo ed il lago Giorgio, dove peraltro dovevano necessarie essere. Superati finalmente tutti questi ostacoli, rimaneva, che si traversassero le terre di mezzo, selvose, paludose ed intricate per arrivare sulle rive del fiume del Nort, e recarsi sino ad Albania, nel quale luogo solo potevasi sperare di trovar riposo e rinfrescamento di ogni cosa. Ma non si ristavano gl'Inglesi a tante difficoltà. Pareva anzi, che a misura di quelle crescesse l'animo loro, ed in questo era eguale l'ardor dei soldati a quel dei capitani. Conoscevano benissimo l'importanza della cosa, e che, se avessero potuto arrivare ad Albania prima dell'inverno, sarebbe stato la totale vittoria, ed il fine della guerra. Nè non erano molto stimolali dai prosperi successi ottenuti dall'esercito della Cesarea. Ardevano di desiderio di aver parte ancor essi alla riuscita della guerra; e temevano, se non si affrettassero, che quello solo acquistasse la gloria di averla condotta a compimento. Lavoravano adunque con grandissima contenzione. Ma ciò nonostante, non potette esser terminata l'opera loro, e la flotta pronta al navigare, se non quando era già la stagione trascorsa sino al mese d'ottobre. Era quella molto gagliarda, e tale, che non mai su quei laghi si era la somigliante veduta, e non sarebbe nemmeno stata da tenersi a vile sui mari d'Europa. La Capitana, denominata l'Inflessibile, portava 18 cannoni, che buttavano dodici libbre di palla. Avevansi due grossi giunchi, uno di quattordici e l'altro di dodici; un fodero molto largo fornito di dodici cannoni con molti obici; ed una gondola di sette. Seguivano venti battelli, ed alcuni barconi lunghi armati di cannoni e di obici, con parecchie altre barche ad uso di palischermi. Quest'erano le navi atte a combattere. Ma abbondavano in grandissima copia le passeggiere ad uso di trasportar le vettovaglie, le bagaglie, le munizioni e le armi di ogni sorta. Guidava tutta l'armata il capitano Pringle, marinaro espertissimo; le ciurme erano pratiche de' luoghi, numerose ed accese di grandissimo desiderio della vittoria. I soldati poi da terra erano accampati ne' vicini luoghi, pronti, vinte che fossero le battaglie navali, ed avuta la signoria dei laghi, a correre contro il nemico nelle battaglie terrestri. Tremila soldati avevano gli alloggiamenti loro nell'Isola delle Noci, ed altrettanti a San Giovanni; i rimanenti parte sulle navi, e parte qua e là nelle vicine guernigioni.
Contro tanti apparati facevano gli Americani gli estremi sforzi loro. I generali Schuyler e Gates soprantendevano il tutto. Arnold poi si trovava presente, e con quel suo smisurato ardire spirava coraggio a tutti. E siccome l'esito della guerra in queste parti dipendeva in tutto dalla forza dell'armata, così niuna diligenza tralasciavano gli Americani per ingagliardir la loro, e di tutte le cose necessarie fornirla. In questo però la cosa non riusciva all'aspettazione. Mancavan loro i legnami, e quei pochi che potevano ottenere, era d'uopo procacciare di lungi; nè la portata delle artiglierie era eguale a gran pezza al bisogno. Difettavasi ancora grandemente di marangoni, i quali, i più, si erano ai porti verso la marina condotti, dove molto faticavano nella costruzione dei legni da andar in corso. Quindi è, che nonostanti l'assiduità e la perseveranza, colle quali insistevano al lavoro delle navi, la flotta non sommava che a quindici vascelli di diversa grandezza, due giunchi, una corvetta, una fusta, tre galee, ed otto gondole. Le più grosse artiglierie, che si trovavano sul giunco principale, buttavano solamente sei libbre di palla. E perchè non mancasse al governo di questa armata un capitano, il cui ardire fosse uguale alla difficoltà ed al pericolo dell'impresa, le fu preposto Arnold. Doveva questi quella chiarezza, che acquistato s'era nelle battaglie terrestri, ora mantenere nelle navali. L'esercito americano poi, il quale malgrado i molti ostacoli, e specialmente il vajuolo, che l'aveva travagliato, per l'industria e la diligenza dei capitani saliva a otto o nove migliaia di soldati, alloggiava a Ticonderoga, avendo però lasciato una grossa guardia a Crown-point. Stando ogni cosa in pronto da ambe le parti, Carleton impaziente della vittoria spingeva avanti tutta l'armata verso Crown-point per incontrarvi l'inimico. Già era giunto a mezzo il lago, senza che avesse potuto discoprirlo, ed andava a suo viaggio senz'alcun sospetto, quando tutto ad un tratto apparve agli occhi degl'Inglesi l'armata americana, la quale molto opportunamente s'era appiattata dietro l'isola di Valicour, e chiudeva il passo per quel braccio del San Lorenzo, che scorre tra quest'isola e la sponda sinistra del fiume. A questa vista insperata si commossero grandemente gli uni e gli altri; gli Inglesi pel corso pericolo, gli Americani per la moltitudine e la grossezza pelle navi nemiche, delle quali alcune, cosa inudita su quei laghi, erano fornite di tre alberi. Ne seguì immantinente una feroce battaglia. Ma gl'Inglesi trovandosi sottovento non potevano prevalersi di tutte le navi loro, dimodochè nè l'Inflessibile, nè le altre più grosse potettero dar dentro. Solo combattettero il giunco, il Carleton, ed i battelli. Nel che diedero pruove di una perizia e di un coraggio non ordinarj. Gli Americani dal canto loro sostennero la battaglia con maraviglioso valore, la quale durò per ben quattr'ore. Finalmente continuando il vento a soffiar contro gl'Inglesi, e vedendo, che costretti a combattere con una sola parte delle forze contro tutta l'armata nemica non facevan frutto, il capitano Pringle richiamò, facendosi già notte, dalla battaglia i suoi, e pose le sue navi arringate in faccia, e presso a quelle del nemico. Arse in questo affronto il miglior giunco degli Americani, ed una gondola andò a fondo. Trovavansi in grave pericolo, e temevano una totale sconfitta, se in quel luogo stesso aspettato avessero una seconda battaglia. Perciò si determinarono ad andarsi a raccoppiare sotto le mura di Crown-point, dove speravano, che l'artiglierie del Forte avrebbero conguagliato la superiorità delle forze nemiche. Parve, volesse la fortuna mostrarsi favorevole a questo disegno di Arnold; e già le sue navi, perduta la vista delle inglesi, navigavano velocemente verso la nuova stazione; quando, diventato improvvisamente il vento prospero alle inglesi, che le seguitavano, queste sopraggiunsero loro addosso, prima che arrivar potessero a Crown-point. Quivi si rinfrescò con più rabbia di prima la battaglia, la quale durò per ben due ore. Ma quelle navi americane, ch'erano nell'antiguardo, cioè una galea e tre bastarde, giovandosi dell'occasione, che le altre tenevano a bada il nemico, dato alle vele, si ritirarono a Ticonderoga. Rimanevano coll'Arnold due galere e cinque gondole, che facevano una disperata difesa. In questo mezzo la galea il Washington condotta dal brigadier generale Waterburg, abbassata la tenda, si arrendè. In tanto pericolo vedendosi Arnold al di sotto, sia pel numero delle navi, sia per la quantità e la portata delle artiglierie, e sia ancora, perchè alcuni de' suoi non facevano quelle parti che dovevano, determinò di cedere alla fortuna in guisa però, che nè il suo navilio, nè i suoi soldati, nè i marinari non venissero in poter del nemico. Adunque con eguale destrezza che intrepidità mandò a traverso, e fe' arenare sulla spiaggia la galea il Congresso, sopra la quale ei si trovava. L'istesso fece delle cinque gondole. Ma queste cose mandò ad effetto in modo, che le sue genti ebbero tempo di sbarcare, e di ardere le navi, avendo a ciò contrastato gl'Inglesi invano per causa del vento, che soffiava da terra, e per la strettezza del lago. Arnold fu l'ultimo ad arripare. Perciocchè non volle abbandonar la sua nave, se non quando già era in fiamme, e dopo d'aver tenuto sino all'ultimo l'insegna inalberata. La qual cosa fu dagli Americani tutti tenuta un'azione degna di un animo forte e generoso. La rotta, quantunque grave, ricevuta dall'Arnold, non solo non nocque alla sua prima fama di guerriero valente ed animoso, ma gli acquistò di vantaggio il nome di pratico e destro marinaro. Gli Americani abbandonaron tostamente Crown-point, non senza di averlo prima smantellato, arso e distrutto tutte quelle cose che non potettero trasportare. Carleton l'occupò, e venne fra breve a congiungersi con esso lui il rimanente dell'esercito. Cotal fine ebbe l'impresa, che per far piuttosto la sedia della guerra nel paese degli inimici, che aspettare, fosse trasferita nel proprio, tentarono gli Americani nel Canadà. Così venne del tutto in poter degl'Inglesi il lago Champlain, ed altro ostacolo non rimaneva loro a superare per entrare nel lago Giorgio, se non la Fortezza di Ticonderoga. Se Carleton avesse potuto spingersi avanti, subito avuta la vittoria, ed in tal modo valersi della confusione, in cui era sulle prime il nemico, forse che si sarebbe senza molta difficoltà impadronito di quella importante Fortezza. Ma un vento da ostro, che soffiò per lo spazio di molti giorni, glielo impedì. In questo frattempo vi si affortificavano gli Americani con quella maggior diligenza, che sapevano e potevano. I cannoni furon posti sui carretti, nuovi bastioni furon construtti, ed i vecchi rassettati. Questi si accerchiarono con fossi, e si palificarono. Nuove genti si fecer venire in fretta per ingrossar la guernigione, e seguendo gli ordini di Washington si sgomberarono a luoghi più lontani i buoi ed i cavalli, acciò non potessero gl'Inglesi con elli vivere, e someggiare. Intanto non aveva tralasciato Carleton di mandare frequenti masnade di speculatori per le due rive del lago, e quando pel vento gli fu permesso, anche alcune navi delle più sottili sino nelle vicinanze di Ticonderoga, per ricavare, quali fossero l'animo e le forze del nemico, e la condizione della Fortezza. Ebbe in avviso, che questa era fornitissima, e la guernigione piena di ardire. Considerò pertanto, che la oppugnazione sarebbe stata lunga, difficile e molto sanguinosa; e che, questo stante, il benefizio che si poteva ottenere dall'acquisto della Fortezza, non sarebbe uguale alla perdita. Essendo già il verno grande, ed i tempi sinistri alla guerra, non si poteva nè invernar senza pericolo sul lago Giorgio pel difetto delle vettovaglie, e per la difficoltà di tenere aperte le vie verso il Canadà, nè usar la guerra con isperanza di buon successo nelle fredde e deserte regioni, che questo lago dal fiume Hudson dividono. Quindi è, che ei giudicò, che la presa di Ticonderoga riuscirebbe in quella stagione pressochè inutile; e giacchè si aveva la signorìa dei laghi, si poteva ritornare sopra di questa molto presto al tempo nuovo, senza esporre i soldati alle fatiche ed ai pericoli di una guerra poco guerriabile in quei tempi del più fitto inverno. Fatte adunque le sue consulte, allentò il pensiero di assaltar quella Fortezza, e deliberò di ritirare il suo esercito nei luoghi più bassi verso Monreale, e così fece sull'entrar di novembre, lasciando le sue prime scolte all'Isola delle Noci. Ma prima di andarsene ebbe per la singolar cortesia ed umanità dell'animo suo mandato alle case loro gli uffiziali americani, che prigioni erano venuti nelle sue mani, somministrando loro tutte quelle cose, delle quali bisogno avevano. L'istessa generosità usò verso i gregarj, i quali la più parte pressochè nudi essendo, fe' rivestire, e fornir di tutto il bisognevole, avuta però la fede dagli uni e dagli altri, non portassero le armi contro i soldati del Re. Questo consiglio di Carleton dell'esser ito a quartiere fu da parecchj biasimato come timido, e pregiudiziale molto alla somma della guerra. Imperciocchè, se si fosse già fin d'allora impadronito di Ticonderoga, ed avesse fatto svernar le sue genti nei vicini luoghi, avrebbe potuto uscire a campo molto per tempo nella seguente primavera. Nel qual caso non era da dubitare, che la guerra avrebbe un tutto diverso fine avuto da quello ch'ella ebbe in fatti. Ma il rendersi padrone di un luogo per natura e per arte tanto forte, quanto era veramente Ticonderoga, dipendeva al tutto dalla difesa, che vi avrebbero fatto dentro gli Americani; e certamente dal numero loro, dal valor dimostrato nei precedenti combattimenti navali, e dalla fede, che avevano grandissima nei Capi loro, dovevasi presumere, che sarebbe stata e lunga ed ostinata. Senza di che doveva pur molto importare la considerazione delle vettovaglie e della comunicazione del Canadà. Comunque ciò sia, questa ritirata del generale inglese, e questa invernale sosta riuscirono di grandissimo giovamento agli Americani. L'esercito che aveva militato sotto il generale Lee, ebbe abilità di andarsi a congiungere con quello di Washington sulle rive della Delawara, ed una parte dello stesso esercito canadese potette condursi sotto gli ordini di Gates al medesimo destino.
In questo tempo stava la fortuna americana in sul crollo della bilancia, ed il minimo caso sinistro avrebbe bastato a farle avere il trabocco. Di questo più si doveva temere, che sperar del contrario. Due grosse province la Nuova-Jork e l'Isola di Rodi erano già venute tutte intiere, siccome pure la più grande e la miglior parte della Cesarea, in mano dell'esercito vincitore. E sebbene le armi anch'esse vittoriose di Carleton avessero arrestato il corso loro sotto le mura di Ticonderoga, poca speranza si poteva avere, che, fatto un nuovo sforzo nella primavera, non s'impadronissero di questa Fortezza, ed arrivate sulle sponde del fiume del Nort non si congiungessero coll'esercito della Nuova-Jork. Nè potevasi ragionevolmente aspettare, che Washington, inferiore di forze egli stesso al suo avversario, fosse in condizione di poter rimandar all'esercito canadese quelle genti, che per la tregua nata sui laghi erano venute a trovarlo sulla Delawara. L'esercito suo poi, quantunque, come abbiam veduto, fosse stato ingrossato per alcuni aiuti, non era però con quello del nemico a gran pezza da paragonarsi nè pel numero, nè pell'ardire, nè per la disciplina dei combattenti, nè per la quantità delle provvisioni d'ogni maniera, nè per la qualità dell'armi. Sottentrava poi anche quella peste dell'esercito americano, vogliam dire il finir delle ferme dei soldati, che minacciava una prossima e quasi totale dissoluzione. Nè non dava molta molestia ai Capi il pensare alla prontezza, colla quale i popoli delle province sottomesse, e principalmente quelli della Nuova-Jork, si apparecchiavano a mutar fede, e correvano ai perdoni. Alcuni si arrolavano eziandio sotto le insegne reali, e sembrava, volessero alla civil guerra inglese arrogere la civil guerra americana. E siccome erano dati loro i perdoni, e ricevuti in grazia, così temevasi, che l'esempio loro avesse a riuscir pernizioso anche per le altre province, e che si destassero dappertutto maligni umori. Si sapeva, che in ciò si esercitava vivamente il governatore Tryon, il quale a bella posta stato era nominato Brigadier generale, e già aveva fatto grandissimi frutti. Per lo contrario la bisogna dello arrolare andava molto lenta dalla parte degli Americani; e di più molti disertori assottigliavano di dì in dì l'esercito già di per sè stesso tanto debole. A tutti questi mali augurj si aggiungeva un altro peggiore, e questo era, che i biglietti di credito incominciavano a scapitare; e siccome quasi niun'altra sorgente d'entrata pubblica si aveva fuori di questa, non osando il governo, tuttavia troppo tenero in quei principj, por mano alle tasse di moneta, e quando osato l'avesse, non potendo tali tasse, se non accrescere il male, aumentando il discredito dei biglietti, si temeva, che fosse per mancar di breve quel nervo principale delle guerre, la pecunia. Il gittar poi nuovi biglietti gli avrebbe certamente fatti cadere in maggior bassanza. Eppure astenersi dal gittarne, pei bisogni dello Stato ognor crescenti, non potevano. Nè vi mancavan di quelli, i quali non che gli ricevessero a perdita, non gli volevan ricevere del tutto. Adunque un presente tempo pericoloso, ed un futuro pericolosissimo si appresentava alla mente degli Americani. Si temeva da tutti, e si diceva da molti, che l'ora dello spegnimento dell'independenza fosse vicina a quella del suo nascimento. Parecchj ancora forte, ed apertamente biasimavano il congresso per aver chiarito l'independenza, ed in tal modo chiusa la via ad ogni onorevole accordo. Perciocchè se prima della dichiarazione si poteva compor con onore, dopo non si poteva se non con vergogna, e senza che diventassero gli Americani la favola del mondo.
In mezzo a tante e così gravi difficoltà il congresso non si perdette d'animo, e deliberò di mostrare il viso alla fortuna. Non che facesse vista di disperarsi, maggior fiducia dimostrava; ed in tanta depressione di cose nissun dubbio pareva, ammettesse sul finale esito dell'impresa. Conosceva egli, che buono studio vince rea fortuna. I membri suoi risguardando alla gloria anteponevano la pericolosa guerra alla pericolosa pace. E pel modo, col quale sostennero l'impeto dell'avversa fortuna, allorquando parevano le cose loro vicine all'ultima rovina, fecero sì, che il nome loro dovesse fiorire per la lode singolare di aver poste le fondamenta ad un nuovo Stato. Si maravigliavano le genti per ogni dove a tanta costanza; e se prima, allorquando i prosperevoli venti parevano volere questa americana nave nel sicuro porto spinger di breve, la sapienza dei piloti lodavan esse universalmente, ora essendo la medesima da una feroce burrasca sbattuta e quasi sommersa, l'ardire e la magnanimità loro ed ammiravano grandemente, e con efficacissime parole magnificavano. Cresceva in proporzione negli animi europei le benevolenza verso gli Americani, siccome l'odio contro l'Inghilterra, per voler essa soggettare, ed ai termini della servitù ridurre popoli sì generosi. Tanto o per ambizione si dilettano gli uomini degli sforzi, che fanno i deboli contro i potenti, o per commiserazione amano quelli, che fanno gli uomini generosi contro l'avversa fortuna. Quest'erano le americane afflizioni e virtù, allorquando, depresse le cose della repubblica, non appariva scintilla alcuna di lume propinquo.
Già raccontato abbiamo, quali siano state le risoluzioni del congresso a fine d'ingrossar con nuove leve l'esercito, e per allontanare il pericolo della brevità delle ferme, siccome pure per far correre all'armi le bande paesane. Intanto, come se presente non fosse, o non incalzasse così vicino un possente nemico, piacque al congresso di andar considerando alcuni articoli di confederazione e di perpetua unione tra gli Stati, acciocchè ognuno di questi venisse a conoscere, e l'autorità propria al di dentro, ed i suoi rispetti verso gli altri, e quali fossero nel capo della lega, cioè nel congresso medesimo le facoltà a reggere e governare il tutto. Furon essi articoli vinti nella tornata del congresso dei quattro ottobre, ed inviati spacciatamente per l'approvazione alle assemblee di ciascun Stato. I principali erano i seguenti:
Che i tredici Stati si confederassero insieme sotto il nome degli Stati Uniti d'America;
Che si obbligasser tutti, e ciascheduno alla comune difesa, e per le libertà loro mantenere;
Che ad ogni Stato particolare fosse conservata la facoltà di regolar le cose del suo governo interiore in tutto ciò, che non fosse contrario agli articoli della confederazione;
Che nissuno Stato particolare potesse nè mandare, nè ricevere ambascierie, nè negoziare, nè far trattati, nè romper la guerra (eccettuati i casi di repentino assalto) con alcuno re, principe, o potentato qualsivoglia senza il consentimento degli Stati Uniti;
Che nissuno, che tenesse o maestrato, o uffizio, o commissione qualsivogliano dagli Stati Uniti, o da qualcuno di essi, ricever potesse, nè presenti, nè paghe, nè uffizj, nè titoli di niuna sorta da alcun re, principe, o potentato forestiero;
Che non potesse niuna assemblea conferir titoli di nobiltà;
Che nissuno Stato potesse fare alleanze, o trattati qualsivogliano con un altro senza il consenso di tutti;
Che ciascuno Stato particolare potesse sia in pace, che in guerra quel numero di navi da guerra, o di soldatesche tenere, e non più di quanto dall'assemblea di tutti gli Stati stabilito fosse;
Che vi dovesse essere un tesoro generale ad uso della lega da riempirsi dalle rate particolari di ciascuno Stato, le quali determinar si dovessero all'avvenante del numero degli abitatori di ogni età, sesso ed ordine, eccettuati però gl'Indiani;
Che ogni anno il primo lunedì di novembre si convocasse a Filadelfia un congresso generale dei deputati di tutti gli Stati, al quale tutte quelle facoltà concedute fossero, che ai reggitori supremi delle nazioni si appartengono. E di tutte queste fu fatta una diligente enumerazione;
Che gl'impiegati, che tirassero o stipendio, o salario, o emolumenti di qualsivoglia natura si fossero, avessero divieto dal congresso;
Che vi fosse un Consiglio di Stato composto di un deputato per ciascuno Stato da eleggersi ogni anno dai suoi colleghi dello Stato medesimo, e nel caso che questi non si accordassero, dalla generale assemblea;
Che ciascuno Stato rendesse un solo suffragio;
Che il Consiglio di Stato avesse, e duranti le tornate, ed a' tempi delle vacanze della generale assemblea, la facoltà di governare gli affari generali della lega, consistendo però sempre nei limiti prescritti dalle leggi, e particolarmente dagli articoli della lega medesima.
Fu lasciato luogo alla provincia del Canadà ad entrare nella lega.
Poscia il congresso per confortar coloro, che sbigottiti si erano al sinistro aspetto delle cose, e perchè colla fortuna non si mutassero gli animi dei popoli, mandò fuori un cartello, col quale, raccontato prima la giustizia della causa loro, le lunghe ed inutili supplicazioni, ed i crudeli procedimenti dei ministri, la necessità della dichiarazione dell'independenza, e l'universale consenso, col quale era stata approvata, andò annoverando i prosperi successi, che accompagnato avevano le armi americane nelle settentrionali province, la cacciata di Boston, il ributtamento di Charlestown, l'arrestamento a Ticonderoga, l'abbondanza delle prede fatte sul mare, la copia delle vettovaglie, e la speranza di poter presto fornir l'esercito delle vestimenta, delle quali abbisognava. Gli esortò quindi, e particolarmente i popoli della Pensilvania, della Nuova-Cesarea, e dei vicini Stati, stessero concordi e forti nel difendere la patria. Addusse, che la presente condizione non era da niun errore commesso dai Capi, o da difetto di valore nei soldati da riconoscersi; ma bensì dalla brevità delle condotte. Ricordava, che già i principi forestieri avevano accomodato l'America di molte cose necessarie all'uso della guerra, e che si aveva la certezza di averne a ricevere più efficaci ajuti; che non mancassero a sè stessi, e non permettessero, che la ricca e popolosa città di Filadelfia venisse in poter del nemico; che non lasciassero fuggir la occasione di opprimere l'esercito di lui principale ora, che si trovava lontano dalle navi, nelle quali la sua principal forza consisteva. E quantunque la perdita di Filadelfia non fosse per essere la perdita della causa, tuttavia non permettessero, che il nemico ne trionfasse; che lo raffrenassero; che lo arrestassero; che convincessero gli amici dell'America, anche i più lontani, che quivi fosse una mente sola, ed una sola volontà per difendere contro uomini crudeli, ciò che l'uomo ha, e dee tenere più caro; pensassero, che si trattava di acquistar una perpetua quiete e sicurtà agli Stati Uniti, ed a' loro nomi una gloria immortale; durassero; serbassero sè medesimi a più prosperi successi; risorgessero a miglior fortuna.
E perchè l'autorità della religione confortasse e tenesse anch'essa in fede i popoli, determinarono, che si dovesse dalle assemblee dei diversi Stati fermar un dì di digiuno, di umiliazione, e di preghiera per impetrar dalla clemenza dell'altissimo Dio prosperità alle armi e felicità alla giusta causa americana.
Ma crescendo vieppiù il pericolo, ed avvicinandosi il nemico alle rive della Delawara, il congresso a ciò confortato dai generali Putnam e Mifflin deliberò addì dodici decembre di allontanarsi da Filadelfia, aggiornandosi al giorno venti dello stesso mese a Baltimore nella Marilandia. Partito il congresso da quella città gli abitatori entrarono in grandissimo spavento, sia pel timore dell'esercito nemico, sia anche per quello dei leali, che vi abbondavano; poichè sebbene molti iti fossero per aver i perdoni a trovar i commissarj inglesi, un più gran numero erano rimasti, e si dubitava forse fossero per fare qualche motivo pregiudiziale alla pubblica tranquillità; poichè già avevano impedito coi clamori e colle minacce loro, che non si fortificasse la città, come si era voluto fare. Questi erano la maggior parte della generazione dei Quaccheri. Washington era stato obbligato a mandarvi una buona smannata di soldati d'ordinanza sotto gli ordini del Lord Stirling, perchè i fedeli confortassero, e frenassero gli avversi.
Assembratosi il congresso a Baltimore, considerato l'imminente pericolo, e la necessità dell'autorità dittatoria, decretò, che avendo la più intiera fede posta nella saviezza, nel vigor della mente e nella rettitudine del generale Washington; fosse questi investito della più piena, ampia e compiuta facoltà di levare e raccorre nel più speditivo ed efficace modo da qualcuno, o da tutti gli Stati Uniti sedici battaglioni di fanti in arrota a quei dal congresso già ordinati, e di eleggerne gli uffiziali; di levare, fornire, compire di uffiziali tremila cavalleggieri, tre reggimenti d'artiglieri ed uno di ingegneri, e di stabilir loro le paghe; di chiamar dagli Stati, e far marciar le milizie; di far canove come e dove più giudicasse conveniente; di dar le licenze, e far gli scambj a tutti gli uffiziali sotto il grado di brigadier generale, e di empir tutte le vacanze in qualunque parte dell'esercito; di pigliare, ovunque ci fosse, e quantunque gli abbisognasse per l'uso dell'esercito, mettendo alle robe richieste un giusto prezzo, quando gli abitanti di buon grado vender non le volessero; di far por le mani addosso, e sostener tutti coloro, che i biglietti di credito rifiutassero, od in qualunque modo disaffezionati si mostrassero, mandando ai rispettivi Stati, ai quali i sostenuti appartenessero, i nomi loro, la natura delle offese, ed i testimonj da comprovarle. Statuirono eziandio, che tali straordinarie facoltà dovessero in Washington durare sino a sei mesi, se però diversamente non determinasse il congresso. In cotal modo i governatori dell'America mossi da un estremo pericolo, e dalla virtù del capitano generale in lui solo rimettettero tutto il pondo della guerra. In tanta depressione delle cose loro, ed in mezzo a tante calamità non si udì fra gli Americani alcuno, che accennasse non che il sospetto del tradimento, quello solamente di negligenza, o d'insufficienza nei primi Capi dell'esercito, e principalmente nel Capitano generale, nè venne meno quella fiducia, che in lui grandissima collocato avevano. Esempio da notarsi di temperanza e di modestia cittadina; imperciocchè quel popolo non credeva sè stesso invincibile per orgoglio, nè era sospettoso per ambizione. Quindi è, che riconosceva le sconfitte dalla necessità delle cose, e non dalle falte dei capitani; e per questa costanza nell'avuta fede meritò di trovare, e trovò in effetto capitani fedeli; mentrechè altri popoli, o corrivi al sospettar della fede altrui, o facili al prestar orecchi agli ambiziosi rapportatori, o impazienti delle disgrazie, o intemperanti nella superbia, spesso provarono con danno e pericolo loro, che chi non ha fede in altrui, non la trova.
Perchè poi non potesse venir meno in tanto bisogno la pecunia pubblica, il congresso applicò l'animo al far un accatto di cinque milioni di dollari, dei quali si pagasse ai prestatori un merito di quattro per centinaio; e che la fede degli Stati Uniti fosse impegnata al pagamento del capitale e degl'interessi; quello sul finir di tre anni, e questi ogni anno. Crearono a questo fine un uffizio di accattatori, e vollero che questi avessero per sè un ottavo per centinaio delle somme che ricevessero in accatto. Poco poi non riempiendosi questo, se non a stento, il merito del quattro per centinaio fu fatto salire al sei.
Fecero anche col medesimo intento un lotto, nel quale si metteva o dieci dollari, o venti, o trenta, o quaranta per polizza. Questo lotto doveva, dedotti i premj, gittare una somma di sette milioni e cinquecentomila franchi, e qualche cosa più. I possessori poi delle polizze beneficate potevano riceverne, in premio sotto certe condizioni una polizza del camerlingo, pagabile in moneta al fine di un certo spazio di tempo, e coll'interesse aggiuntovi del quattro per cento. Speravasi in tal modo, sia pel guadagno del lotto, sia per l'accatto dei premj riscuotere una buona somma di pecunia.
Queste cose si facevano altresì per ristorare il credito dei biglietti coll'allontanare la necessità di gittarne dei nuovi. Ma tutti questi rimedj in sì pericoloso frangente, se non riuscivano vani del tutto, eran però poco efficaci per ovviare a un sì gran male, come quello si era dello scapitar dei biglietti di credito. Si giudicò dunque necessario di venire a provvedimenti più gagliardi. E siccome questa sfidanza dei biglietti si manifestava principalmente nella Pensilvania, così il congresso decretava, che la congregazione di sicurezza di questa provincia fosse ricerca di fare le più efficaci e pronte provvisioni per punir coloro, i quali i biglietti ricusassero, e che il generale desse assistenza, perchè le risoluzioni della congregazione fossero recate ad effetto. La congregazione deliberò, che chiunque ricusasse di ricevere i biglietti di credito in pagamento, o soddisfazione di qualunque debito o contratto, o in prezzo di qualsivoglia grascia o merce, o di esse maggior prezzo domandasse in biglietti che in moneta, dovesse considerarsi per la prima volta, come un nemico della società, e perdesse o la somma del credito, o la roba contrattata, le quali ceder dovessero in proprietà del debitore, o del compratore. Pagasse inoltre allo Stato una multa maggiore o minore secondo il valore delle robe. Quelle persone poi, che cadessero in fallo per la seconda volta, oltre le mentovate pene avessero ad esser sbandite e confinate là, dove, e come al Consiglio medesimo più conveniente paresse. Stante poi che ad alcuni di simili sfiduciati erano già state prima fatte serrar le botteghe, e chiudere i traffichi, ed alcuni anche stati erano banditi, così a quelli fu fatta abilità di riaprire i traffichi, e questi furono ribanditi, sperandosi, che per la ricordanza delle passate pene, e pel timore delle nuove avessero ad astenersi da queste pratiche tanto al credito pubblico, ed alla somma delle cose pregiudiziali.
Poco tempo dopo il congresso, avendo conosciuto, che l'autorità della congregazione di sicurezza di Pensilvania non aveva bastato ad arrestar il corso dello scapito in quella provincia, e vedendo, che questa peste giva appiccandosi anche alle altre, volendo anche coll'autorità sua dar maggior peso alle risoluzioni, che ad allontanarla tendevano, stanziò, che chiunque in qualsivoglia compra o vendita, o baratto stimasse l'oro o l'argento coniati a maggior prezzo che i biglietti di credito del congresso, fosse tenuto nemico alle libertà degli Stati Uniti, ed il valsente perdesse della moneta, o di quell'altra cosa qualsivoglia, la quale fosse venuta in quella compra o vendita, od in quel baratto, in cui quella differenza di valore fosse stata fatta. Decretò ancora, che si facesse richiesta alle assemblee provinciali, acciò rendessero i biglietti moneta legale che non si potesse rifiutare nel pagamento dei debiti sì pubblici, che privati; e che il rifiuto importasse l'estinzione del debito. Le assemblee fecero le provvisioni consentanee all'intendimento del congresso.
Il primo effetto di tutti questi provvedimenti fu, che crebbe all'avvenante del discapito il prezzo di tutte le robe, che si vendevano su pei mercati; ed invece di diminuire, pareva crescesse lo scapito pel gran desiderio che si dimostrava per impedirlo. L'altro si fu, che i debitori si liberavano con una moneta scadente verso i creditori; e sebbene in questo anno lo scapito non fosse grande, potendosi aver cento dollari coniati con centoquattro dollari in biglietti, il danno però fu assai grave, e l'esempio perniziosissimo. Laonde per andare all'incontro ad un male tanto grave, raccomandò il congresso alle assemblee degli Stati, dessero la fede loro per la redenzione dei biglietti gittati dal congresso, sperandosi, che la mallevadoria di ciascuno Stato particolare per la rata sua, al quale effettualmente spettava la redenzione, aggiunta a quella del congresso potesse procacciar maggior fidanza a questi biglietti. Si pensò ancora, che conveniente fosse, le medesime assemblee degli Stati ponessero senza più indugiare quelle tasse, che meglio credessero potersi per la condizione dei rispettivi popoli sopportare, e con minore scomodo esser pagate. Ei promise loro, che le somme in tal modo riscosse sarebbero a favore di ciascuno Stato ricevute in credito dagli Stati Uniti in quella rata del debito pubblico, ch'era stata a ciascun di quelli sortita. Le assemblee fecero le risoluzioni giusta i desiderj del congresso. Si vinse anche in questo un altro accatto di due milioni di dollari. Ma tutte queste provvisioni riuscivano di poco o di nessun effetto per la strettezza delle cose presenti, per l'incertezza dell'avvenire, per l'abbondanza dei biglietti che già erano in corso, per la facilità che avevano il congresso e gli Stati particolari, e per la necessità che sovrastava loro di gittarne ogni dì de' nuovi.
Ma qualunque fosse per esser l'effetto che le narrate risoluzioni del congresso dovessero operare, sia per far genti, come per mantener il credito pubblico, e ad ogni modo per arrestar il corso della vittoria al nemico, conosceva esso benissimo, che se i principi europei non ci mettevano le mani, ed all'America non soccorrevano, non si poteva concepire speranza di bene. Sapeva ancora ch'essi principi, e massimamente quelli, dei quali siccome gagliardi sull'armi marittime, si poteva più utile opera aspettare, e tra i quali il Re di Francia teneva il primo luogo, erano tutti, o per odio contro l'Inghilterra, o per la speranza di vantaggi, volti a favor dell'America. Di questo, oltre la propensione generale dei popoli, ne apparivano manifestissimi segni. Le navi americane erano ricevute nei porti francesi e spagnuoli sia in Europa che nelle Antille, non solo come appartenenti ad una nazione amica, ma veramente come se spettassero ad una nazione affatto independente. Dal che ricevevano i Francesi e gli Spagnuoli grandissimo benefizio; stantechè incominciavano a godere i vantaggi di quel commercio coll'America, il quale sin là stato era privato e proprio della sola Inghilterra. Nè solo si contentavano di accogliere nei porti amichevolmente gli Americani, ma di più permettevano, che gli armatori pubblicamente vi vendessero le prede, che avevano fatte contro il commercio inglese, tanto in Europa che in America. E poco o niun effetto avevano avute le rimostranze, che i ministri britannici avevano indiritte in questo proposito alle Corti di Versaglia e di Madrid. Nè era nascoso, che ogni dì partivano dai porti francesi navi cariche di munizioni da guerra alla volta dell'America. Una cosa eziandio che gl'Inglesi non potevano a patto nissuno tollerare, e della quale facevano un grandissimo scalpore, questa si era, che nell'Antille i Francesi non solo ricevevano nei porti loro i corsari americani, le prede comperavano, e di ogni cosa necessaria gli accomodavano; ma ancora non pochi fra i Francesi medesimi, armato navi in corso, e rizzatovi su lo stendardo americano, dopo di aver dal congresso ricevute le commissioni, scorrazzavano quei mari, e, fatte molte prede, il commercio inglese manomettevano. Il che siccome il governo francese non proibiva, forz'era concludere, che l'approvasse. Si vedeva poi anche una generale inclinazione in Francia in tutti gli ordini di persone, e massimamente nei gentiluomini di chiaro nome per andarsi a condurre ai soldi degli Stati Uniti; e già molti fra i medesimi arrivati in America si erano acconci col congresso, e fra gli altri il cavaliere Defermoy era stato eletto brigadier generale negli eserciti americani; ed il signor di Portail, uomo di chiaro ingegno e di pronto valore, Capo degli ingegneri, dei quali avevano gli Americani grandissimo difetto. Nè mai in nissun'altra guerra i Francesi, i quali tanto si dilettano nel romor dell'armi, si erano così disiosi dimostrati di andar a mettersi sotto le insegne di un potentato forestiero. La qual cosa, sebbene si possa in parte attribuire alle opinioni, che a quei tempi regnavano generalmente in Europa in fatto di materie politiche, ciò non di meno si debbe massimamente dalla conosciuta inclinazione del governo riconoscere. Ella è anzi cosa molto probabile, che la Francia avrebbe piuttosto, ch'ella non fece, rotta la guerra alla Gran-Brettagna, se il Re francese fosse stato di meno mansueta natura di quello, ch'egli era veramente. Nè non davano molto sospetto all'Inghilterra, e molta speranza agli Americani gli apparecchiamenti marittimi, che con incredibil ardore si proseguivano nei porti della Francia e della Spagna. Dimandavan ragione di sì grandi apparati i ministri britannici, ai quali si rispondeva, che si temeva, per una querela nata col Portogallo, di vicina guerra con quel regno. Ed oltre a ciò, che giacchè i mari erano gremiti di flotte inglesi e di corsari americani; che non solo la guerra marittima si esercitava con tanta rabbia da ambe le parti, ma che tali eserciti erano stati mandati dall'Inghilterra nel Nuovo Mondo, che mai somiglianti vi si eran veduti ne' tempi andati, anche la Francia e la Spagna dovevan farsi forti sull'armi per proteggere il commercio loro, ed assicurare all'uopo le colonie. Aggiungevano, ch'era ben da maravigliare, che coloro, i quali non contenti all'aver messo in pronto col maggiore sforzo loro tutte le nazionali forze, avevano anche mandato in America un grosso esercito di mercenarj forestieri, trovassero, che strana cosa fosse, che i vicini loro anch'essi si preparassero alle difese contro tutti quei casi che potrebbero avvenire. Queste escusazioni, siccome non soddisfacevano al governo inglese, così non toglievano nissuna speranza agli Americani, i quali vedevano benissimo, che gli addotti motivi non eran proporzionali di gran lunga alla grandezza degli apparecchiamenti. Nè era dubbio, che siccome il patto di famiglia stipulato nel 1761 tra il Re Cristianissimo ed il Re Cattolico aveva dimostrato in questi due Re l'intenzione di alleare e collegare tutta la Casa dei Borboni contro l'Inghilterra per abbassare la sua potenza, così questa querela americana ne dovesse esser l'occasione. Questo era evidentemente lo scopo, al quale tendevano gli straordinarj preparamenti della Francia e della Spagna; e se in luogo di quei peritosi dottori di legge, i quali allora reggevano i consiglj britannici, l'animoso conte di Chatam, o qualche altro che lo somigliasse, avesse in questo tempo avuto la somma delle cose in mano, certo è, che l'Inghilterra avrebbe fin d'allora intimato la guerra ai Borboni; poichè si sa per pruova, che la fortuna è amica agli audaci, e che questo mondo è di chi se lo piglia. La Olanda poi, sebbene per non esser ella Stato altrettanto guerreggevole, che la Francia e la Spagna erano, non facesse preparamenti che potessero dar sospetto, tuttavia, pel maggior desiderio del guadagno in sul mercanteggiare, gli Olandesi abbondantemente gli Americani fornivano di munizioni, di armi, e di ogni altra cosa, che più sia alle guerre necessaria. Tutti gli altri potentati dell'Europa più, o meno del medesimo animo si dimostravano. Solo il Portogallo, persistendo nell'alleanza, si manteneva fedele all'Inghilterra, e non volle mai consentire, che da' suoi si fornissero gli Americani delle cose appartenenti alla guerra, nè si desse ricetto ne' suoi porti ai corsari loro.
Il congresso adunque, considerate molto bene tutte queste cose, e spinto dalla necessità, deliberò di usar la presente occasione. E stante che tutta questa lega, la quale contro l'Inghilterra si andava preparando, aveva per fondamento principale, e quasi per anima la Francia, così molto per tempo nell'anno 1776 aveva mandato presso quel governo Silas Deane, acciò spiasse meglio, quali fossero le intenzioni di lui verso l'America; disponesse vieppiù gli animi a favor suo, ed ottenessene intanto tutte quelle somministrazioni d'armi e di munizioni, che meglio sapesse e potesse. Eseguì egli molto diligentemente le sue commissioni, specialmente in rispetto all'ultimo capo delle somministrazioni. Non solo ottenne dagli uomini, o dalle compagnie private, tra i quali merita particolar menzione Carone di Beaumarchais, che con molto utile, e degli Americani e suo, prestò in questo un'opera molto eccellente, ogni sorta di armi e di munizioni, le quali dalle navi americane apertamente, e dalle francesi di nascosto erano portate in America; ma ancora trovò modo di cavarne dalle armerìe regie. Ebbe principalmente da queste quindicimila archibusi ad uso delle fanterie, i quali avviò con gran diligenza in America, dove furono molto opportuni. Usava ancora di condurre agli stipendj dell'America quei gentiluomini francesi, i quali di ciò si dimostravano vaghi; ma in ciò con poca soddisfazione del congresso, il quale non potette sovente star contento agli accordi fatti dal Deane, nè qualche volta ancora alle persone.
Ma, chiarita la independenza, e diventando da un altro canto le cose della guerra molto strette, aveva il congresso giudicato, cosa conveniente fosse il mandar uomini di maggior autorità, acciocchè rappresentando questa solenne ambascierìa tutto l'aspetto della repubblica rendessero al re Luigi testimonio di una singolare affezione e reverenza. Facessero anche ogni opera, perchè quello che non era che un semplice desiderio, diventasse volontà efficace, e l'intenzione si convertisse in atto. Per la qual cosa il congresso nella sua tornata dei 26 settembre chiamò commissarj alla Corte di Francia Franklin, Jefferson, e Deane, uomini tutti di gran maneggio e di giudizio fino. Ma essendosi scusato Jefferson, ebbe lo scambio in Arturo Lee. Il mandato loro fu di continuar a far procaccio di armi e di munizioni, di ottener licenza dal governo di allestir a spese degli Stati Uniti nei porti francesi alcune navi da guerra per correre addosso alle proprietà inglesi; e finalmente di tenere con uffizj ed offerte spesso sollecitato il governo di Francia, acciò concludesse un trattato d'alleanza, del quale il congresso aveva fatto una bozza, e rimessa ai commissarj. Avevano anche nel mandato medesimo di operar in modo, che la Francia accomodasse gli Stati Uniti con un presto di dieci milioni di franchi; e quando non se ne potessero ottenere altrettanti, se ne avessero almeno sei, o finalmente al postutto quattro. Sopra ogni cosa, procurassero, che la Francia riconoscesse pubblicamente la independenza degli Stati Uniti. E siccome sapeva il congresso, che quello che teneva sospesi gli animi dei principi a non voler far sì tosto questa riconoscenza, si era il timore, che gli Americani gli abbandonassero ad un bel bisogno, ed all'antica obbedienza ritornassero, così ordinò a' suoi commissarj, facessero ogni opera per persuadere al Re Cristianissimo, che gli Stati Uniti non erano mai per ritornare sudditi al Re della Gran-Brettagna; e che di niuna cosa, ch'egli per questa pia causa si promettesse delle forze ed opera loro, non sarebbe per ritrovarsi in alcun tempo ingannato; che mai non avrebbero conceduto agl'Inglesi nissun traffico esclusivo, o maggiori vantaggi, o privilegj di commercio, che ai sudditi della Francia concessi non fossero. Volle ancora, che offerissero ed ottenessero, che nel caso di guerra tra la Francia e la Gran-Brettagna, gli Stati Uniti e la Francia si obbligassero a dinunziarsi vicendevolmente i negoziati tendenti alla pace, i quali potrebbero nascere, acciocchè l'una parte e l'altra potessero, quando il volessero, entrarvi. Sollecitassero una nuova provvisione di venti o di trentamila archibusi con una certa quantità di artiglierie e gran copia di munizioni, da essere ogni cosa conviata dalle navi francesi sino in America; il quale convoglio però far si dovesse a spese degli Stati Uniti. E per aggiungere negli animi francesi alle speranze dei vantaggi da ritirarsi dall'unione con essi Stati anche il timore dei danni da una nuova congiunzione loro coll'Inghilterra, comandò il congresso a' suoi mandatarj, artatamente andassero spargendo, che malgrado la buona volontà degli Stati Uniti, non potevano però essi colle sole forze loro resistere alla prepotente forza della Gran-Brettagna lungo tempo; che ci era pericolo, se abbandonati fossero a loro medesimi, fossero per la necessità delle cose costretti a cedere, e che per la conquista ottenesse il governo britannico ciò, che la volontà loro non avrebbe mai potuto consentire. Rispetto poi alla Spagna, a fine di scemar il timore, ch'ella aveva della ribellione nelle sue proprie colonie, l'assicurassero con quelle più efficaci protestazioni, che migliori immaginar sapessero, che mai in nissun caso avrebbero le colonie spagnuole ricevuto dagli Stati Uniti molestia alcuna. Finalmente stessero vigilanti per penetrare, se mai covasse qualche nuovo trattato in Europa per inviar nuovi soldati mercenari a danni dell'America. E quando tale fosse il caso, si studiassero con ingegno di ottenere dalla Corte di Francia, che s'intromettesse per istornare un sì pernizioso disegno.
Avute tutte queste istruzioni partirono i mandatarj americani. Arrivava Franklin addì 13 dicembre a Nantes, e poco poi a Parigi. Da molto tempo non era in questa città capitato un uomo, che più di questo e venerando fosse, e venerato, o si consideri l'età sua, che già era oltre i settant'anni trascorsa; o l'eccellenza dell'ingegno, o la vastità della dottrina, o la fama della virtù. Nè medesimamente di lunga pezza era stata tra gli uomini francesi, naturalmente molto avidi di novità, tant'aspettazione, come in questi dì. Pareva, che di altro non si parlasse fra di loro, di altro non si scrivesse, ad altro forse non si pensasse, che a questa medesima causa americana, la quale tutti universalmente lodavano ed ammiravano. Giunto adunque l'inviato americano, se i popoli lo riguardassero, se con ogni curiosità le parole, gli atti e le opinioni ne spiassero, non è da domandare. Nè si potrebbe negare, che non abbia molto acconciamente quella via seguita, che alla condizione della sua patria, ed alla sua propria ottimamente si convenivano; Si dimostrava egli, ed in ogni luogo si appresentava come un cittadino d'un'infelice patria agli estremi casi ridotta dalla britannica crudeltà. Con quelle canute chiome, ed in quell'età ormai caduca, venuto essere a traverso un mare smisurato a raccomandare la causa di lei a coloro, che soccorrer la potevano. Non mai sì pietosa opera, come questa, essersi offerta a compire alla generosità francese; esser la Francia l'avvocata dei miseri, la difenditrice dei perseguitati, la protettrice degli oppressi; quella guerra essere per la parte britannica crudele; quel sangue sparso dagli Americani innocente; sperar essi nel patrocinio del Re ritrovare alcun rifugio alla loro misera e travagliata fortuna, e potersi un dì ridurre a vita tranquilla e sicura. Si ritraeva poscia alla villa di Passy, posta presso le porte di Parigi, dove pareva, deplorasse in quel secesso i duri casi dell'America. Si spargeva la voce, se a caso o a studio non saprei, che il governo inglese aombrasse per la vicinanza di lui, ed al francese domandasse, lo facesse allontanare. Quindi nacque fra i popoli quella compassione, che si ha di satura verso la virtù perseguitata. Tutti perciò lo guardavano con maggior curiosità; e ne' suoi passeggi, dove gli facevan l'accompagnatura molti fra i suoi paesani stati prima o manomessi crudelmente, o proscritti dal governo britannico, siccome pure nelle brigate sì pubbliche che private, e nelle adunanze delle accademie dei dotti, dove interveniva spesso, si facevano le affoltate per vederlo. Su pei canti si vedevano i ritratti di Franklin, dipintovi con aspetto venerabile, e con vestito, come si suol fare, anzi un po' strano, che no. Viveva poi a Passy con una certa semplicità, che molto ritraeva da quella degli antichi filosofi; ed i suoi arguti motti, e le gravi sentenze facevan sì, che molti a Socrate lo somigliassero. Così il nome di Franklin era in bocca di tutti; e la moda, che sì spesso aggira i cervelli francesi anche nelle cose più leggieri, s'era questa fiata volta ad un oggetto molto grave, e degno d'osservanza. Ma egli intanto, contento all'aver guadagnata l'attenzione, ed eccitata verso la patria sua la compassione di quegli spiriti parigini cotanto gentili e ben creati, a questo non si ristette; che anzi con eccellente industria, e con molta segretezza andava presso i ministri, dai quali era udito con allegra fronte, avanzando la causa dei suoi mandatori. Nel che faceva grandissimi frutti, e si speravano dalla Francia di breve pubblici ed efficaci ajuti.
Ma in questo mezzo, essendosi la fortuna tanto contraria dimostrata nella Nuova-Jork, e nella Cesarea agli Americani, trovandosi le cose loro di tal maniera afflitte, che non che altro l'istessa città capitale della lega portava grandissimo pericolo di cader in mano del vincitore, temette il congresso, che tosto che le infelici novelle fossero pervenute in Francia, si raffreddassero le pratiche già incominciate coi governi francese e spagnuolo da' suoi delegati; e che questi governi dubitando della prossima rovina dell'America, e della costanza degli Americani, non si ritraessero. Per la qual cosa deliberò di fare alla Francia ed alla Spagna nuove e più gagliarde protestazioni tendenti a far credere, di voler ad ogni rischio nella intrapresa via continuare, ed a far loro più grassi partiti, quando a favor suo si discoprissero. Scrisse ai suoi delegati, assicurassero di nuovo quei governi, che gli Americani s'erano fermi a voler mantenere ad ogni evento la independenza. Comandò loro, ponessero ogni studio, perchè la Francia si discoprisse ad ogni modo contro la Gran-Brettagna con assaltar l'Elettorato d'Hannover, o quell'altra parte dei dominj britannici, che più opportuna sarebbe creduta sia in Europa, che nell'Indie orientali od occidentali. E per questo ottenere più facilmente, facessero certo il Re Cristianissimo, che in caso, che Sua Maestà denunziasse la guerra alla Gran-Brettagna, congiungerebbero gli Stati Uniti le forze loro colle sue per conquistar le isole di Terra-Nuova e del Capo-Brettone, e che, ottenuto l'intento, si escluderebbero per sempre dalle pescagioni del merluzzo su per quelle spiagge i sudditi del Re britannico, e quei di qualunque altra nazione, dimodochè solo gli Americani ed i Francesi avrebbero il diritto di esercitar quelle pescagioni; che il Re Cristianissimo possedesse in piena proprietà la metà dell'isola di Terra-Nuova, purchè egli fornisse all'uopo gli Stati Uniti del necessario navilio per soggettar la provincia della Nuova-Scozia; e che questa medesima provincia coll'isola del Capo-Brettone, e la rimanente parte della Terra-Nuova fossero ridotte sotto l'imperio della repubblica. Quando poi le mentovate offerte non bastassero a persuader la Francia alla guerra, proponessero di più, che gli Stati Uniti erano pronti a consentire, che tutte quelle isole inglesi dell'Indie occidentali, le quali nel corso della guerra conquistate fossero dalle forze unite della Francia e dell'America, cadessero in assoluta proprietà del Re Cristianissimo; e che a questo fine avrebbero essi somministrato le provvisioni a proprie spese, e sino al valsente di due milioni di dollari, come pure sei fregate allestite e fornite di tutto punto, e pronte a mettere in mare. Che avrebbero in somma tutta quella assistenza data in queste spedizioni, che a buoni e fedeli alleati meglio si convenissero. Che finalmente avrebbero stipulato, che tutto il traffico, che si sarebbe fatto all'avvenire tra gli Stati Uniti e le Antille, sarebbe esercitato dalle navi dei sudditi di Sua Maestà Cristianissima e degli Stati Uniti. L'animo poi del Re Cattolico volevano si tentasse con promettergli, caso dinunziasse la guerra alla Gran-Brettagna, di aiutarlo a ridurre in sua potestà la città ed il porto di Pensacola. Gli si proponesse ancora di concludere cogli Stati Uniti un trattato di alleanza e di commercio somigliante a quello, che al Re Cristianissimo era stato proposto. Aggiunsero all'uno ed all'altro Re, che quando fosse vero, come già n'eran pervenute le novelle, che il Re portoghese avesse con insulto da' suoi porti cacciato, o confiscato i vascelli americani, e quando ciò fosse cosa grata alla Francia ed alla Spagna, avrebbero gli Stati Uniti a quel Re intimato la guerra.
Nè qui si ristettero in questa bisogna i pensieri del congresso. Mandarono commissarj alle Corti di Vienna, di Prussia e di Toscana, nelle quali non si vedevano male disposizioni verso l'America, anzi molti segni d'istimare la salvezza della repubblica. Volle, che que' sovrani fossero accertati della determinazione degli Stati Uniti a voler persistere nell'independenza. Gli piacque ancora, che questi commissarj usassero ogni studio loro, perchè le sopraddette Corti, ma specialmente l'Imperatore di Germania, ed il Re di Prussia s'intromettessero, perchè non fossero mandati a' danni dell'America altri soldati mercenarj tedeschi o russi. Ebbero anche in mandato di proporre alla Corte di Berlino un trattato di amicizia e di commercio, quando ciò non dispiacesse ai Re, Cristianissimo e Cattolico.
Queste furono le risoluzioni prese dal congresso in fortificazione dello Stato in tanto pericolo delle cose sue. Nel che si vede, ch'ei trattava colla medesima costanza i negoziati co' principi e niente più pigramente provvedeva alle cose, che appartengono all'esercizio della guerra. Non solo ei non fece alcuna vista di voler abbandonar il proposito dell'independenza, o di calare a qualche accordo coll'Inghilterra, ma neanco nissuna proposizione, od offerta fece ai principi forestieri, la quale dimostrasse la disperazione, o si sconvenisse ad uno Stato ottimamente constituito, forte ed independente. Per verità alcuni membri del congresso posero in questa occorrenza certi partiti, che minor costanza e fiducia dinotarono. Conciossiacosachè taluno fosse diventato fautore, che si facesse abilità ai commissarj presso la Corte di Francia, offerissero di trasferire, a favor di questa tutto quel monopolio di commercio, di cui aveva goduto l'Inghilterra; altri, che le si proponesse il monopolio d'alcuni capi di commercio, ed altri ancora una lega offensiva e difensiva. Ma vinse la fortuna della repubblica, la quale l'aveva a migliori condizioni destinata; e tutte queste proposte, contraddicendo la più sana e la miglior parte dei membri del congresso, non si ottennero. Nissuno non vedeva, che se accettate si fossero, avrebbero, mostrando disperazion delle cose, un tutto contrario effetto partorito a quello, che gli autori loro ne aspettavano. Perciocchè la Francia aveva ben altri e più forti motivi, che questi non erano, per romper la guerra alla Gran-Brettagna, i quali avrebbero bastato per indurla a pigliar tal partito, solo che gli Americani si dimostrassero costanti nel proponimento loro, e con forti animi, e con ogni sforzo la guerra esercitassero.
Queste instruzioni del congresso inviate a' suoi commissarj furono per via intraprese dagl'Inglesi, i quali le fecero pubblicare. Del che non si mostrò malcontento il congresso. Perciocchè non dubitava, che il dimostrare con tanta efficacia, che continuasse in tutti la medesima prontezza a non voler tornare sotto l'obbedienza britannica, mentre la fortuna loro era condotta a tanto bassamento, convincesse coloro fra i principi europei, i quali lo sceveramento dell'Impero britannico desideravano, ch'era tempo, che si discoprissero, acciocchè quello, a che gli Americani non volevano consentire, l'inferiorità delle forze loro e la conquista non se lo facessero.
Ma qualunque fossero la costanza del congresso, o l'opportunità delle sue proposte ai principi forestieri, poco si poteva sperare, che in tanto pericolo delle cose sue acconsentissero questi al venire a parte, abborrendo ciascuno dal prender briga di ripescar coloro che sommergono. Certo poco profittan le parole, quando elleno non sono dalle buone armi, e dal favor della fortuna accompagnate. E così deboli erano le speranze, alle quali si atteneva sul finire del presente anno il destino dell'America, che si doveva ragionevolmente credere, che due o tre notti fredde, che si fossero messe, fatto gelar le acque della Delawara, avrebbero posta in mano degl'Inglesi, senza che gli Americani opporvi si potessero a patto nissuno, la città capitale di tutta la lega. E quando questa gelata contro il solito della stagione non avesse avuto luogo, la più gran parte del già sì debole esercito di Washington si sarebbe risoluta pel finir delle ferme nell'uscir dell'anno. Nè si poteva credere, che in tanta avversità nuovi soldati venissero a pigliare il luogo di quelli, che se ne andavano. In questo stato di cose altro non si poteva aspettare, che un soggettamento senza ostacolo delle province più aperte, e che, ritiratisi i miseri avanzi dell'esercito americano ai luoghi più forti, nelle selve e nelle montagne inaccessibili, nascesse una guerra guerriata, la quale nulla potrebbe importare alla somma dell'impresa. Ma Washington non si disperava; e prima che, o il gelicidio sopraggiungesse, o finissero le ferme dei soldati, volle con audace e ben ponderato consiglio far nuova pruova della fortuna della repubblica, con affrontar un nemico vittorioso e forte, il quale a tutt'altro pensava fuori che a questo. Del che debbono i posteri suoi avergliene una eternal riconoscenza; imperciocchè da questa improvvisa fazione cambiossi ad un tratto, e fuori di ogni aspettazione la condizion della guerra, ed incominciò la vittoria ad inclinare alle parti americane. Aveva egli osservato, che Howe, o fosse per procurare a' suoi soldati alloggiamenti più comodi in quell'aspra stagione, o per impedire, come si credette, il reclutar degli Americani, o che giudicasse in modo la guerra vinta, ed i nemici inabili a qualunque sforzo, aveva troppo distese le ali del suo esercito, occupando tutta la provincia della Nuova-Cesarea, e la riva sinistra della Delawara da Trenton sino a Burlington. Aveva le sue stanze a Trenton il colonnello Ralle, valoroso capitano di Essiani colla sua brigata di fanti, ed alcuni pochi cavalleggieri inglesi, e cinquanta stracorridori, che sommavano in tutto a quattordici o quindici centinaia di soldati. Alloggiava più sotto a poche miglia a Bordenton il colonnello Donop con un'altra brigata di Essiani; ed ancor più in giù, distante a venti miglia di Filadelfia, aveva i suoi quartieri un'altra schiera di Essiani e d'Inglesi. Gli uni e gli altri stavano a mala guardia, sia perchè conoscevano, esser il nemico non che debole, quasi affatto distrutto, sia perchè per le passate rotte lo tenevano molto imbelle, e come spogliato d'ogni onore della milizia. Il rimanente esercito si era fermato in luoghi più lontani, e principalmente a Princetown, a Brunswich e ad Ambuosa. Washington, considerata bene la larghezza degli alloggiamenti del nemico, entrò in isperanza di potere con un improvviso assalto opprimere quelle bande, le quali erano più vicine al fiume, e sì dall'altre lontane, che non avrebbero potuto essere soccorse a tempo. Perchè poi l'assalto procedesse con ordine, e partorisse maggior frutto, distinse tutto il suo esercito, il quale per la più parte consisteva nelle cerne della Pensilvania e della Virginia, in tre schiere, la prima delle quali, ch'era la principale, dovesse varcar il fiume a Mackenky's-ferry circa nove miglia sopra Trenton. Questa doveva guidar egli stesso, accompagnato dai generali Sullivan e Greene, ed aveva seco alcuni pezzi di artiglierie da campo. S'intendeva, ch'ella facesse impelo contro Trenton. La seconda, che obbediva agli ordini del generale Irwin, doveva traversar a Trenton-ferry un miglio circa sotto il borgo di questo nome, ed arrivata sulla sinistra del fiume impadronirsi spacciatamente del ponte posto sul rio di Trenton, e ciò per impedire che il nemico, rotto che fosse a Trenton dalla schiera di Washington, non potesse per questa strada trovare il suo scampo. La terza, ch'era posta sotto i comandamenti del generale Cadwallader, doveva traghettare a Bristol per andar a pigliar il posto di Burlington. La notte di Natale fu destinata alla fazione. Preso, come si è detto, modo ad assalir il nemico, procedevano gli Americani con mirabile silenzio ed ordine verso la Delawara. Dicevasi ai soldati per tener fermi gli animi loro, e deliberati al combattere, stessero obbedienti agli ordini, e nell'animo forti; si levassero dal viso le macchie dell'Isola-Lunga, della Nuova-Jork e della Cesarea; si poneva loro davanti la necessità, la gloria, le magnifiche spoglie della vittoria; avvisassero, che quella notte fatale doveva il destino della patria definire. S'infiammavano d'ardentissimo desiderio della vittoria. Giugnevano tutto e tre le schiere sull'imbrunire sopra la sponda del fiume. Aveva sperato Washington di poterlo passare, e trasportar sull'altra riva le artiglierie, prima che fosse fatto mezza notte, e perciò aver tempo di sopraggiungere sullo spuntar dell'alba, e sorprendere il nemico a Trenton. Ma essendo il freddo molto aspro, il fiume si trovò sì fattamente ingombrato di grossi diacci, che non si potette por piede e sbarcar le armi sull'altra sponda prima delle quattro della mattina. Passato il fiume, la schiera si divideva in due bande, delle quali la prima voltasi a diritta s'incamminava a Trenton per la via più bassa, che corre a riva la riviera; e l'altra condotta dallo stesso Washington camminava per la via superiore, o sia per la strada di Penington. E siccome la distanza per a Trenton per queste due strade era ad un di presso eguale, si credette, potessero l'una e l'altra banda arrivarvi nel medesimo punto. Fu imposto loro, venissero tostamente, ed a prima giunta alle mani, e, messe in fuga le prime scolte, corressero senza frappor tempo in mezzo contro il grosso del nemico a Trenton, acciocchè non avesse questi comodità di apparecchiarsi all'assalto. Facevano ogni diligenza per arrivare prima del dì. Ma erano molto ritardati da un grosso nevazìo, e da una pioggia grandinosa, che rendevano anche le vie molto sdrucciolose. Arrivavano alle otto l'una e l'altra banda. Malgrado tanti Impedimenti, e l'ora già tarda, non ebbero gli Essiani del Ralle alcun avviso dell'approssimarsi del nemico. Gli Americani adunque venuti sopra alla non pensata, fatto impeto nelle scolte, le mettevano in rotta. Ralle mandava in soccorso il suo reggimento, acciocchè, ricevuta la prima impressione, gli ritardasse, finchè il grosso avesse tempo di ordinarsi alle difese. Ma la fuga dei primi sbaragliava anche gli ordini dei secondi, e gli uni e gli altri si ritiravano a rotta al principale alloggiamento. Il capitano tedesco, ordinati a molta fretta i suoi, gli traeva fuori per dar la carica al nemico in luogo aperto. Ma ferito mortalmente nel primo assalto, e affoltandosi gli Americani con molta furia, i lanzi si voltarono in fuga, lasciando sul campo sei pezzi di minute artiglierie. Si attentaron essi di scantonarsela difilatamente per la via di Princetown. Ma, accortosi Washington del disegno, fatte marciare rattamente alcune compagnie, che da fronte gli assalissero, gl'intraprese. Accerchiati in tal modo da ogni parte i tre reggimenti dei lanzi di Ralle, di Anspach e di Knyphausen furon costretti a por giù le armi, e ad arrendersi a prigionieri di guerra. Alcuni pochi, massimamente cavalleggieri, stracorridori, ed altri fanti più spediti, in somma quasi cinquecento soldati, trovarono modo di scampare per la via di sotto, che conduce a Bordenton. Un altro numero di Essiani, i quali erano quella mattina usciti alla busca, e lontani dal campo, udito il remore, e poscia la rotta dei compagni, se ne fuggirono a Princetown. Aveva bene il generale Irwin fatto ogni sforzo per passare il fiume al tempo prescritto, e poter quindi cooperare per la parte sua al compimento di tutto il disegno. Ma tanto si erano in questa parte del fiume accumulati i ghiacci, che la passata ne fu del tutto impossibile. E perciò questa parte di Essiani ebbero la via libera per ricoverarsi in salvo a Bordenton. L'istesso incontro ebbero i tentativi fatti dal generale Cadwallader per valicar più sotto, ed andar a pigliare il posto di Burlington, come n'era stato il pensiero. Perchè dopo di aver trasferito sulla sinistra riva una parte delle sue fanterie, non si trovò modo a portar oltre le artiglierie; e perciò inabili a far frutto alcuno, e trovandosi in pericolo, furon di nuovo fatte venire sulla diritta. Così una parte sola del disegno del capitano del congresso ebbe l'esito che si aspettava. Ma da quello che si ottenne, si può argomentare, che, se non correva in quella notte il verno sì aspro, e tutte avessero la esecuzione loro avuta, tutte le bande regie, che si trovavano nelle vicinanze del fiume sarebbero state attorniate e prese. Pochi fra gli Essiani furono morti o feriti, non più di trenta o quaranta. Ma i prigionieri sommarono a prima giunta a meglio di novecento; poi, raccolti quei che si erano nascosti per le case, a meglio di un migliaio. Ottenuto questo prospero successo, Washington si ristette, non volendo perdere per imprudenza quel frutto, che con tanta discrezione aveva acquistato. La forza delle sue genti non era tale, che potesse resistere a quelle, che in poco d'ora avrebbero i capitani inglesi potuto raccorre. Conciossiachè una grossa banda di fanti leggieri aveva le sue stanze a Princetown, Terra distante a poche miglia da Trenton; alla quale avrebbero potuto facilmente congiungersi la brigata di Donop, ed altri battaglioni, che avevano gli alloggiamenti nei circonvicini luoghi. Perciò abbandonato Trenton, e conducendo seco a man salva i prigionieri, le conquistate armi e le bandiere, si ritrasse sulla destra riva del fiume.
I Capi americani si deliberarono di usare in ogni modo la opportunità della vittoria a fine di spirar coraggio e maggior caldezza agli animi de' sbigottiti popoli. Perciò fecero marciare a guisa di trionfo i soldati cattivi, le armi e le insegne conquistate per le vie di Filadelfia. Ciò nonostante, tanto era spaventoso ai popoli d'America il nome di questi Tedeschi, che molti si eran dati a credere nel momento stesso, in cui andavano i vinti a processione per la città, che questo fosse un inganno dei Capi per aggirargli; stimando, fosse impossibil cosa, che i lanzi fossero stati superati dai soldati americani. Degl'Inglesi non temevano altrettanto; perchè gli conoscevano; ma di questi forestieri assai, siccome l'uomo suol più temere delle cose ignote; e poi la lingua loro strana, le maniere affatto nuove, gli abiti diversi generavano lo spavento. Ma quando si accorsero, esser vera la cosa, non si potrebbe con parole descrivere, quanto si rallegrassero a sì insperato accidente, e si confortassero quei popoli; e siccome prima gli stimavan da più, così ora gli tenevan da meno degl'Inglesi. E brevemente da quest'affare di Trenton cominciò a variarsi la condizione delle cose, sicchè quei, che quasi disperati erano, diventassero confidentissimi. Nè minor maraviglia provarono gl'Inglesi a così subito ardimento, ed a questi nuovi rigogli di un nemico, il quale credevano vinto e disfatto. Non potevano restar capaci, come una gente, che nell'arte della guerra era tenuta fra le prime, fosse stata obbligata a cedere ad una milizia raunaticcia, male armata, e peggio disciplinata. Quindi, come si fa nelle disgrazie, i rimproveri, le accuse ed i sospetti erano frequenti; che il generale inglese avesse ordinato i quartieri del suo esercito troppo larghi; che Ralle mal si fosse consigliato, trovandosi più debole, a lasciar l'alloggiamento, ed uscir alla carica; che fossero stati a sì mala guardia; e che invece di star alle poste iti fossero scorrazzando a saccomanno. Comunque ciò sia, ogni cosa in moto nell'esercito britannico. Donop, udite le novelle, temendo di sè, e de' suoi, si ritirò più che di passo per la via d'Ambuosa, ed andò a congiungersi col generale Leslie a Princetown; ed il generale Grant, il quale con il grosso dell'esercito stanziava a Brunswick, si condusse pur esso ad accozzarsi colla vanguardia a Princetown. Il conte di Cornwallis medesimo, il quale si trovava alla Nuova-Jork in procinto di far vela per l'Inghilterra, sentito l'impensato accidente, se ne tornò speditamente nella Nuova-Cesarea.
Ma intanto gli Americani, ripreso ardire, correvano all'insegne, e l'esercito di Washington si trovò talmente ingrossato, ch'egli alzò l'animo a maggiori pensieri, e credette poter tentare qualche cosa sulle rive della Nuova-Cesarea. Perciò ordinò a Cadwallader, che, valicato il fiume, andasse a pigliar un posto forte dall'altra parte, dimodochè però procedendo con molta cautela, evitasse i casi improvvisi. Mifflin con un grosso polso di bande pensilvanesi s'era accostato al generale Irwin, e l'uno e l'altro passarono il fiume. Poco poi seguitò Washington medesimo, e si fece la massa di tutte le genti a Trenton. Quivi le genti della Nuova-Inghilterra, compiute le ferme, se ne volevano andare; ma colle preghiere, e con un caposoldo di dieci dollari ciascuno, i più furon fatti rimanere. Il nemico, che si era fatto forte a Princetown, deliberò di non perder tempo, e di andar ad assalire Washington ne' suoi alloggiamenti di Trenton, prima ch'ei ricevesse nuovi rinforzi, e forse anche sapendo e sperando, che pel finir delle ferme si sarebbe una parte del suo esercito sbandata.
1777
Adunque il dì due gennaio Cornwallis marciava coll'antiguardo sopra Trenton, dove arrivò verso le quattro della mattina. Il retroguardo si trovava a Maidenhead, Terra posta a mezzo cammino tra Princetown e Trenton. Altri reggimenti erano sulle mosse da Brunswick per andar a rinforzare l'esercito principale. Washington, trovandosi il nemico sì grosso e sì vicino, ritirava i suoi alloggiamenti sull'opposta riva del rio di Trenton, che chiamano anche Assumpink, dove, occupato e guardato bene il ponte, attendeva a fortificarsi. Gl'Inglesi si attentavano di passare in varj luoghi; ma sempre invano, trovandosi tutti i guadi ottimamente custoditi. Si diè mano dall'una parte e dall'altra al trar delle artiglierie, sebbene con poco frutto, stando forti gli Americani nel loro vallo; il che durò sino alla seguente notte. Cornwallis aspettava i rinforzi per andar all'assalto all'indomani; ma l'Americano non intendeva di tirar un sì gran dado. Da un altro canto il ripassare la Delawara, ch'era allora più che mai fosse ingombra di ghiacci, ed avendo sì vicino e sì gagliardo il nemico, era impresa troppo piena di pericolo, perchè tentar si potesse. Perciò si trovava di nuovo in grandissima difficoltà. In questo stato di cose fece Washington una molto audace risoluzione, e questa si fu, poichè si era condotto tanto innanzi, che senza manifesto pericolo non poteva tornar indietro, di abbandonar ad un tratto le rive della Delawara, e di portar la guerra nel cuore stesso della Nuova-Cesarea. Avvisossi, che Cornwallis, siccome pareva più verosimile, dubitando di esser tagliato fuori dalla provincia della Nuova-Jork, e temendo forte per le canove, che abbondantemente ad uso di tutto l'esercito britannico s'eran fornite in Brunswick, si sarebbe anch'esso allontanato dal fiume, ed in tal caso la città di Filadelfia sarebbe preservata, una gran parte della Nuova-Cesarea ricuperata, e la guerra da difensiva cambiata in offensiva; il che avrebbe dato nuovo animo all'universale dei popoli. Ovvero, persistendo l'Inglese nel suo disegno, si sarebbe recato al di là del fiume, ed impadronitosi di Filadelfia. Ma, qualunque avessero ad essere gli effetti di questo sinistro avvenimento, sarebbe stato sempre miglior consiglio il perder Filadelfia, conservando intiero l'esercito, che il perder ad un tratto e quella, e questo. Fatta la deliberazione, la quale fu approvata da una Dieta di tutti i capitani dell'oste, si pose tosto mente a mandarla ad effetto. S'inviaron gl'impedimenti più sotto a Burlington; e quando fu alta ora, cioè un'ora della mattina, non buzzicandosi i nemici, gli Americani riaccesi i fuochi nel campo loro, lasciate le guardie al ponte ed ai guadi, perchè secondo il solito facessero la ronda, e battessero le strade, si difilarono con eguale, e silenzio, e rattezza, passando per la via più lunga di Allenstown per isbrigarsi dal rio, e schifar l'incontro del nemico a Maidenhead, verso Princetown. S'eran posati quella notte in questa Terra tre reggimenti inglesi, due dei quali già s'erano inviati a levata del sole per alla volta di Maidenhead. Sopraggiungevano in questo mentre gli Americani, e gli assalivano con molta vigorìa. Gl'Inglesi si difendevano con gran valore, dimodochè le milizie americane, le quali erano andate le prime all'assalto, si volgevano in fuga, e si ritiravano disordinate. In questa prima affrontata fu ferito mortalmente il generale Mercer, mentre faceva ogni sforzo per rannodar i suoi. Ma Washington, veduta la rotta della vanguardia, e conoscendo ottimamente, che la perdita della giornata sarebbe stata la totale rovina dei suoi, si spinse avanti colla sua schiera composta di quelle genti, che avevano avuta la vittoria di Trenton, e rinfrescò la battaglia. Sopraffatti i due reggimenti inglesi dal numero e dalla furia del nemico, furon separati l'uno dall'altro, e si trovarono in grandissimo pericolo. Il colonnello Mawhood, che ne guidava uno, dopo d'aver sostenuto con maraviglioso ardire per un pezzo il durissimo assalto, fatto un grande sforzo, e puntando colle baionette ferocemente, si aprì la via per mezzo gli ordini delle schiere nemiche, e si ritirò a salvamento a Maidenhead. L'altro, che era la retroguardia, sostenuta lunga pezza la carica, non potendo aprirsi la via verso Maidenhead, ritornò per la via di Hillsborough a Brunswick. Un terzo, che si trovava tuttavia a Princetown, si ritirò anch'esso, dopo un leggier conflitto, di gran passo a Brunswick. Morirono in questo fatto degl'Inglesi da cento, e circa trecento furon fatti prigionieri. Dal canto degli Americani pochi meno morirono. Ma tra questi il generale Mercer, lodato ed esperto capitano della Virginia, lasciò grandissimo desiderio di sè nell'animo di tutti, e principalmente in quello di Washington, il quale lo riputava molto, e teneva caro. Dopo il combattimento gli Americani fecero la mossa a Princetown.
A levata del dì, accortosi Cornwallis, che gli Americani avevano abbandonato il campo di Trenton, e conosciuto tostamente, qual fosse il disegno loro, levatosi anch'esso dal suo si avviò molto tostamente verso Brunswick, temendo delle bagaglie e munizioni che ammassate vi erano. Arrivò alla coda dell'esercito americano a Princetown. Washington si trovava di nuovo in grave pericolo. I suoi soldati erano aggravati dal sonno, non avendo dormito le due notti precedenti, ed oltreacciò stanchi dalle fatiche, afflitti dalla fame, pressochè nudi in quella sì aspra stagione. Aveva alle spalle un nemico, che lo perseguitava, possente di numero, fresco dal riposo, abbondante di tutte le cose. In tal condizione, non che potesse sperare di continuar ad offendere, doveva recarsi a gran ventura, se potesse a luoghi forti e sicuri ritirarsi. Per il che, lasciata la Terra di Princetown, s'incamminò rattamente verso le parti superiori e montagnose della Cesarea; e per ritardare il nemico ebbe rotti i ponti sul fiume Millstone, che corre tra Princetown e Brunswick. Quindi, valicato il fiume più grosso detto il Rariton, andava a porre gli alloggiamenti a Pluckemin, dove le sue genti si riconfortarono dalle sofferte fatiche e dai corsi pericoli. Ma trovandosi molto debole, ed assottigliandosi il suo esercito ogni dì di vantaggio pel numero degli ammalati e degli andantisi, deliberò di accamparsi più in su in un luogo più sicuro. Perchè, dopo che ebbe per la necessità delle cose tentato colle precedenti fazioni la fortuna, gli piaceva il procedere sicuramente, e l'uscire il meno che potesse dalla potestà di sè medesimo. Si ritirò a Morristown nell'alta Cesarea. Cornwallis, non credendo di poter seguitar il nemico con frutto su per quelle balze, si avviò a Brunswick, dove trovò il generale Matthews, che aveva avuto una gran battisoffiola, e già aveva incominciato a sgomberar le bagaglie e le munizioni. Ma Washington, ricevuti alcuni racimoli di nuove fanterie, e riconfortati i suoi, fra breve uscì di nuovo alla campagna correndo tutto il paese sino al fiume Rariton; che anzi, valicato questo, ed entrato nella contea di Essex, s'impadronì delle Terre di Newarck, di Elisabetta, e perfino di Woodbridge, di maniera, che ei signoreggiava tutta la costa della Cesarea, che guarda l'Isola degli Stati. E seppe così bene, e tanto acconciamente pigliar i posti, ed affortificargli, che i regj non ebbero ardire di tentare di sloggiarnelo. In cotal modo l'esercito britannico, il quale aveva corso vittoriosamente tutta la Cesarea sino alla Delawara, e ridotto in così imminente pericolo la città stessa di Filadelfia, si trovava ora ristretto nei soli due posti di Brunswick, e di Ambuosa, i quali eziandio per la sola via del mare potevano colla Nuova-Jork aver comunicazione. Così da un esercito presso che ridotto allo stremo fu salvata Filadelfia, preservata la Pensilvania, ricuperata la Cesarea quasi tutta, ed il suo avversario vittorioso e potente in istretti termini confinato; e non che osasse offendere, ridotto alla necessità del difendersi.
Tutte queste sì inaspettate fazioni acquistarono grandissima riputazione al capitano del congresso, e tutte le nazioni, non che l'americana, furono soprapprese da non poca maraviglia. Ognuno lodava la prudenza, la costanza e l'ardimento del generale Washington. Tutti lo chiamavano il salvatore della sua patria; tutti lo pareggiavano coi più riputati capitani dell'antichità, e specialmente col nome di Fabio americano lo distinguevano. Era egli nelle bocche di tutti gli uomini, e nelle penne degl'ingegni più elevati. I maggiori personaggi di Europa fecero con esso lui ogni uffizio di lode e di congratulazione. Così non mancarono al generale americano nè una insigne causa da difendere, nè l'occasione di acquistar gloria, nè l'ingegno per usarla, nè la fama che lo esaltasse, nè tutta una generazione d'uomini atta e molto ben inclinata a celebrarlo.
Il congresso poi, preso maggior confidenza in lui, ed avendo veduto, che per opera sua già s'era risvegliata la fortuna della repubblica, decretò, che nelle consultazioni fatte nelle Diete militari non foss'egli obbligato alla pluralità dei voti, nè al parere degli uffiziali generali, coi quali opportuna cosa credesse il consigliarsi. Volle anzi, che in ogni caso seguisse quei consigli, che di per sè conoscesse, poter ritornare a maggior benefizio dell'impresa. Ritornò il congresso a Filadelfia, intendendo di vieppiù riconfortare i popoli.
Le cose intanto continuarono nel medesimo stato tutto l'inverno, e la maggior parte della primavera. Seguivano però spesse scaramucce tra le due parti, le quali altro effetto non partorivano, che quello di tribolare ed istancar l'esercito britannico, e di dar nuovo coraggio agli Americani. Erano, siccome abbiam detto, le genti del Re ristrette nelle due Terre di Brunswick e di Ambuosa, donde poco s'ardivano di saltar fuori, e non potevano non che buscare alla scapestrata, foraggiare senza pericolo. Perchè non solo la gente assoldata di Washington, ma gli abitatori stessi della Cesarea a grandissima rabbia commossi dalle enormità commesse, principalmente dagli Essiani, e parte anche dagl'Inglesi, prese le armi, saltavan fuori dalle case loro e dai luoghi opportuni alle insidie, e le bande scorrazzanti con subiti assalti opprimevano. Quei, che non potevano portar le armi, facevan l'uffizio di spie, di maniera, che appena, i regj incominciato avessero una mossa, i repubblicani n'erano informati, e si apparecchiavano a sturbarla. Questo tanto cambiamento nell'animo dei Cesariani, i quali, subito dopo le fazioni della Nuova-Jork, dimostrati si erano favorevoli alle armi del Re, debbesi alla barbara ferità, colla quale i soldati del Re la guerra esercitavano, intieramente riputare. Si levò in America un romor universale contro le crudeltà, gli ammazzamenti, i ratti, le rapine del distruggitore esercito; le quali se convien credere, siano state esagerate, forza è pur confessare, siano state la gran parte vere. Questi Essiani naturalmente feroci, per niente avvisantisi nè di umanità, nè di non umanità, nissun modo conoscendo, che violento non fosse, nè altra sorta di guerra, che quella di ridur tosto col maggior possibil danno sì pubblico che privato il nemico a divozione, non mettevano nissun freno alle voglie loro, nè nissun fine alle devastazioni. Fu scritto da alcuni, che fosse nata tra questa gente zotica una opinione, che quelle terre che in America conquistassero, avessero a diventar loro proprie, e perciò riputassero i possessori di queste, come naturali nemici loro, che bisognasse spegnere ad ogni modo. Ma che trovandosi poscia ingannati della opinione loro, venissero in sul saccheggiare ed abbottinare a guerra rotta le cose mobili. E si disse ancora, che questi uomini trauzeschi con tanta ingordigia in ciò si adoperassero, che finalmente ne diventasser sì ingombri di preda, che fossero male atti alle fazioni militari. Questo desiderio del predare accrescevano vieppiù gli Americani cogl'improperj contro gli Essiani. Avvezzi alla libertà detestavano, ed abborrivano quest'imbestiati mercenarj, i quali non contenti, dicevano, di sopportare il dispotismo in casa loro, si facevano ancora per pochi denari gl'istromenti della tirannide in casa altrui, venivano a tramescolarsi in una domestica querela, dove non avevano interesse di sorta alcuna; che avevan lasciate le case loro nel vecchio mondo per venir a far beccheria nel nuovo di un popolo innocente e generoso, il quale non aveva fatto loro ingiuria alcuna; che anzi aveva ricevuto in luogo di asilo, e confortato ospitalmente una moltitudine degli antenati loro, che fuggivano una tirannide simile a quella, che ora vorrebbon essi nell'America stabilire. A queste parole i Tedeschi si accanivano vieppiù, e dimostravan coi fatti la rabbia loro. Era un aspetto terribilissimo e crudelissimo a vedere quella campagna fertilissima abbruciata e danneggiata in ogni suo bene. Amici e nemici, repubblicani e reali, tutti erano vittime di tanto furore. Sverginate le donzelle, svergognate le spose nelle case, e sotto gli occhi dei padri e dei mariti loro. Molte fuggivano spaventate nelle selve. Ma nemmen là potevan trovare rifugio contro la bestiale lussuria dei barbari imperversati, che con ogni diligenza le ricercavano. Le case arse o distrutte, i bestiami o rapiti, o uccisi; ogni cosa disterminata. Il generale essiano de Heister non che comportasse tant'enormità a' suoi soldati, dava loro la briglia in sul collo; ed il generale inglese avrebbe voluto, ma non poteva frenarle. Erano questi Essiani altrettanto numerosi, quanto gl'Inglesi medesimi, e non si volevan disgustare. Quindi questa peste pel malo esempio, e per l'impunità si appiccò alle genti britanniche, sicchè facevano a gara colle tedesche nel rubare, rapire, violare, ardere, e guastare. La Nuova-Cesarea ne fu sperperata in fondo. L'America fu riempita di querele, e la fama di tante ingiurie si sparse per tutta l'Europa con gran carico dell'Inghilterra. I popoli si raccapricciarono; particolarmente i Francesi mansueti di natura, nemici agl'Inglesi, favorevoli agli Americani. Dappertutto si diceva, essere rinati in America per opera del governo inglese il gotico furore e la settentrionale barbarie. Ma tanta immanità ritornò in capo, e riuscì ancor più pregiudiziale agli autori, che non ai sofferitori. Gli amici in America diventaron nemici, ed i nemici di maggior odio e desiderio di vendetta si riempirono. I popoli correvano all'armi più unitamente, e più volonterosamente per cacciar dalle terre loro, come dicevano, quegli efferati ladroni. Così l'enormità dell'esercito del Re egual danno, e forse maggiore arrecarono alla causa britannica, che non le armi stesse di Washington e le risoluzioni del congresso.
Ma questa smania del far suo quello d'altrui aveva anche contaminato l'esercito americano. Mandavansi a ruba le case, e le proprietà dei miseri Cesariani sotto pretesto, che fossero leali. Soldati ed uffiziali in questa brutta usanza si esercitavano. Così gli saccheggiavano gli Essiani e gl'Inglesi, allegando, fossero ribelli; gli depredavano gli Americani affermando, fossero leali. Sì oltre procedette la cosa, che Washington, al quale queste cose infinitamente cuocevano, fu costretto per raffrenare l'insolenza de' suoi e temperare un tanto furore, a pubblicar un bando, le più severe pene minacciando ai commettitori di tante mostruosità.
In questo mezzo i leali facevano vista di voler far novità nelle Contee di Sommerset, e Worcester in su quel della Marilandia, ed in quella di Sussex nello Stato della Delawara, siccome pure in su quel d'Albania e nella contrada dei Moacchi. Vi si mandaron le soldatesche per fargli stare in cervello. Il congresso decretò, si sostenessero, e si confinassero a luoghi sicuri i sospetti. In questo tempo il generale Heath, il quale stava alla guardia delle alture della Nuova-Jork, tentò il Forte Independenza situato nelle vicinanze di Kingsbridge. Ma quei che lo guardavano, risposero audacemente, e si preparavano alle difese. Gli Americani disperando di far frutto per assalto, abbandonata l'impresa, se ne ritornarono a luoghi alti e forti.
Non facendo sul principio di quest'anno Howe nissun moto, che potesse dar sospetto agli Americani, ch'ei volesse di breve uscir a campo, deliberò Washington di usar la presente quiete per liberar dal vaiuolo i suoi, peste sì terribile a quei popoli. Era stato di questo malore talmente afflitto l'esercito settentrionale nel varcato anno, che non altro, se non se gli ostacoli incontrati sui laghi avevano impedito, che l'esercito inglese non venisse sopra il fiume del Nort. Temevasi nel presente di una simile calamità per l'esercito del mezzo. Deliberò Washington di sottomettere tutte le sue genti, e tutti quegli aiuti, che da varie parti gli pervenivano, ad un generale annestamento del vaiuolo. La cosa fu con tanta prudenza condotta nel campo, che niuna occasione fu offerta al nemico di poter far danno. Si ordinò nel medesimo tempo ai medici dell'ospedale di Filadelfia, innestassero grado grado tutti quei soldati, che dalle province meridionali erano inviati al campo, e che venivano a far capo grosso in quella città. Negli altri luoghi di posata le istesse cautele si usavano, in guisa che si ebbe ottenuto per le vicine fazioni un esercito esente da un male, che di gravissimi pericoli poteva diventar cagione. Da quest'esempio delle soldatesche nacque un insigne benefizio a tutte quelle popolazioni; perchè imitandolo generalmente, pochi furono coloro, che non usassero l'innesto, e appoco appoco i popoli diventarono esenti da tal malattia.
Frattanto essendo già trascorsa la stagione sino più oltre di mezzo marzo, e non potendo Howe uscir ancora a guerra campale per la mancanza delle tende, e di altre bagaglie, che aspettava dall'Inghilterra, deliberò di tentare almeno qualche spedizione, che potesse riuscire di notabil danno al nemico. Avevano gli Americani durante l'inverno fatto una molto considerabil massa di vettovaglie, di strami e di munizioni di ogni sorta in quell'alta e montagnosa contrada chiamata Courtland-Manor. La fortezza del luogo, la vicinità del fiume del Nort, l'opportunità di poter ricevere dalle occidentali province tutte quelle cose, che là inviate si sarebbero, e la facilità di farle pervenire all'esercito cesariano, avevano persuaso ai Capi americani a fare su di quelle alture la generale riposta. Giace poi più sotto sul fiume del Nort, distante a cinquanta miglia dalla Nuova-Jork, una piccola Terra chiamata Peek's-hill, la quale serviva di porto per ricevere le provvisioni, e rimandarle all'esercito. Ma siccome assalire ad un tratto tutto il Courtland-Manor era impresa, se non impossibile, molto difficile, essendo il luogo fortissimo e ben custodito, così il Capitano britannico si determinò a fare soltanto la fazione di Peek's-hill. Si avviarono gl'Inglesi a quella volta per la via del fiume. Tostochè ebbero gli Americani le novelle dell'avvicinarsi del nemico, stimandosi inabili al resistere, e non isperando per la brevità del tempo rimuover le munizioni, posto fuoco alle baracche ed ai magazzini, si ritirarono. Giunti gl'Inglesi sbarcarono. Il danno fu grande; ma non tanto, quanto se l'erano gl'Inglesi dati a credere, maggiore però di quanto pubblicassero gli avversarj.
Un'altra somigliante fazione fu fatta dagl'Inglesi alcuni giorni dopo sulle terre del Connecticut. Avevan gli Americani una gran riposta di bagaglie e di munizioni a Danbury, grosso borgo del Connecticut nella contea di Fairfield. Fu commessa la cura di andar a guastarle al generale Tryon. Oltre la distruzione delle provvisioni, speravasi che i leali sarebbero accorsi a congiungersi coi soldati del Re. In questo era Tryon confidentissimo, siccome quegli, che prestava gran fede alle parole dei fuorusciti, pronti sempre a credere quello, che desiderano. La sera dei venzette aprile una banda di duemila soldati, passato il Sound, sbarcò, dopo tramontato il sole, sulla costa del Connecticut tra Fairfield e Norwalk. E senza metter tempo in mezzo, s'avviò a Danbury, dove arrivò l'indomani. Il colonnello Huntingdon, che vi era di presidio con pochi soldati, veduto il nemico vicino, si ritirò in su ai luoghi forti. Gl'Inglesi non avendo carreggio da trasportar le munizioni, le guastarono. Fu gravissimo il danno, massimamente per la perdita di parecchie centinaia di tende, delle quali stava l'esercito americano in gran bisogno, perdita tanto più grave, che mancavano negli Stati Uniti le materie atte a poterle rifare. I leali non fiatarono.
Ma intanto la contrada si era levata a romore. Già le milizie, dimostrando volontà e fede verso la repubblica, si erano aggreggiate a Reading sotto le insegne del congresso. Arnold, che per caso si trovava nelle vicinanze occupato nella bisogna dell'arrolare, udito il romore dell'armi, del quale tanto si dilettava, seguendo quel suo smisurato ardire, era corso a congiungersi coi compagni a Reading. Il generale Wooster, il quale dagli stipendj del congresso si era condotto, come brigadier generale delle milizie, a quei dello Stato del Connecticut, arrivò da un'altra parte con molte genti. Tutti ardevano di desiderio di venirne alle mani col nemico. Gl'Inglesi, veduto il pericolo, si ritirarono a gran passo per la via di Ridgefield. Gli Americani determinarono di opprimergli, prima che nuovi rinforzi ricevessero. Wooster molestava agramente, usando l'opportunità dei luoghi, il retroguardo inglese, quantunque i capitani colle minute artiglierie si difendessero valorosamente, e si fiancheggiassero con numerose torme di corridori. Ma finalmente l'Americano, combattendo, piuttosto con temerità giovanile, che con senil prudenza (era egli nell'età di settant'anni) fu ferito mortalmente, e portato fuori del campo, dove poco distante morì con quella costanza istessa, colla quale era vissuto. I suoi, conosciuto il caso del capitano, si disbandarono. Ma in questo mezzo era arrivato Arnold a Ridgefield, dove affortificatosi con barricate e terrapieni ordinava i suoi alla battaglia. Arrivarono gl'Inglesi, e ne seguì un feroce affronto, che durò assai tempo. I regj saliti di forza sui dirupi fulminavano gli Americani per fianco. Si disordinarono questi, e mal grado tutti gli sforzi di Arnold per rannodargli, si ritirarono alla spezzata a Pangatuck, distante a tre miglia da Norwalk. Gl'Inglesi impadronitisi di Ridgefield vi pernottarono, e l'indomani mattina, arse prima alcune case, ricominciarono a ritrarsi, camminando verso il Sound. Furono di nuovo incontrati dall'Arnold, il quale aveva raccozzate nuove genti con alcune artiglierie. Succedevano leggieri e continue avvisaglie dall'una all'altra riva, ed una più grossa al ponte del fiume Sagatuck. Ma finalmente gl'Inglesi superiori di numero e di disciplina, superati gli ostacoli, arrivarono al luogo dove le navi gli aspettavano, ed ivi non senza però gravi difficoltà e nuove battaglie s'imbarcarono. Il congresso fece rizzare un monumento a Wooster, e presentò a molto onore Arnold con un cavallo acconciamente bardato.
Questa spedizione con tanto apparato fatta non francò la spesa. Le provvisioni distrutte, se si eccettuano le tende, non importarono gran cosa; e l'arsione delle case di Danbury e di Ridgefield in un coll'altre bestialità commesse dai regj eccitò a maggior rabbia quei popoli già di per sè stessi molto ostinati ed ardenti. Si conobbe eziandio, quanto fossero vane le speranze, che Tryon aveva poste negli aiuti dei leali. Poichè da parte nissuna si romoreggiò a favor degli Inglesi; per lo contrario i popoli si levarono a calca, e corsero contro gli assalitori.
Questa medesima fazione degli Inglesi diè origine ad un'altra piena di molta audacia posta ad effetto dai Connecticuttesi. Avevano questi avuto notizia, che un abbondanziere inglese, aveva fatto accolta di munizioni sì da guerra, che da bocca, e specialmente di biade in un piccolo porto chiamato Sagg-Harbour nell'Isola-Lunga, dove stavano a guardia pochi fanti, ed un giunco armato di dodici cannoni. Ma ciò nonostante gli Inglesi stavano a molta sicurezza, perchè tenendo un frequente navilio nel Sound, non avrebbero potuto recarsi nell'animo, che gli Americani sarebbero stati sì arditi a volerlo varcare per andar sopra all'Isola-Lunga. Ma la difficoltà dell'impresa non potè tanto raffrenare quegli uomini arrisicati, che non tentassero di sorprendere a Sagg-Harbour con un'improvvisa e subita correria il nemico. A questo fine il colonnello Meigs, uno degli audaci compagni d'Arnold nella spedizione del Canadà, superati con incredibile prestezza tutti gli ostacoli del tragitto, arrivò prima del dì nel luogo delle canove; e, nonostante la resistenza della guardia e delle ciurme, arse molti legni, ed ogni cosa distrusse di quelle che stavano sulla marina. Ottenuto l'intento se ne ritornò a man salva a Guilford nel Connecticut, conducendo seco non pochi prigioni. Si portarono gli Americani in questo fatto molto umanamente, astenendosi dal sacco delle proprietà private, ed avendo anzi ai prigionieri tutte le robe restituite.
Mentre queste cose si facevano, cominciando omai il verno a indolcire, si avvicinava la stagione del poter osteggiar alla campagna, e nissuno dubitava, nel presente anno non avrebbero gl'Inglesi lasciato indietro cosa alcuna per ridur la guerra ad una finale conclusione. Un grosso esercito stava pronto ad assalire le province americane dalla parte del Canadà, ed un altro ancor più grosso instava contro quelle del miluogo. Tutti stavano in grandissima aspettazione delle future cose. Se i capitani inglesi avessero potuto uscir a campo, tostochè la stagione avesse svernato, certo è, che avrebbero fatto grandissimo frutto. L'esercito di Washington si trovava nella primavera tuttavia molto debole; poichè, quantunque alcuni fra coloro, i quali avevano compiute le ferme, pregati dai generali, e temendo della totale rovina della patria, quando l'esercito già debole abbandonassero, fossero rimasti, i più, inabili a sopportare in mezzo ai campi i rigori del verno, se n'erano alle case loro ritornati. La bisogna poi dell'arrolare per tutto il termine della guerra, od almeno per tre anni, procedeva molto lentamente, nonostanti i promessi vantaggi, ostandovi la natura di quei popoli, nemici naturalmente di ogni soggezione, ed amantissimi della personale libertà. Il trarre poi per sorte dalle bande paesane i soldati d'ordinanza, il che era l'ultimo rimedio, era riputata cosa, siccome nuova, così piena di molto pericolo. Nè si poteva l'esercito della Nuova-Cesarea rinforzare col far venir dalle province della Nuova-Inghilterra, le quali abbondavano d'uomini valorosi e pugnaci, nuovi aiuti, temendosi di Ticonderoga, del fiume del Nort, e della città stessa di Boston, dove una moltitudine di armatori americani ridotta si era colle prede, e contro la quale l'antico odio conservavano gl'Inglesi. Davano anche sospetto le genti britanniche, che stanziavano nell'Isola di Rodi, le quali potevano assalire il Massacciusset di fianco, e correre vittoriosamente le vicine province. Tanta era la necessità e la difficoltà, in cui si trovavano a quei dì gli Americani di far gente, che diedero la libertà a servi, cosa, alla quale prima grandemente ripugnate avevano, e pigliarono ai soldi i novizj dei mestieri. In tal modo si travagliava nell'inverno e nell'entrante primavera. Cominciando poi a spirare verso il finir di maggio l'aria più propizia, correvano gli Americani all'armi volonterosamente, e Washington ogni dì acquistava nuove forze. Perdettero adunque gl'Inglesi l'occasione di una facile vittoria, forse, come fu scritto, pel ritardo delle tende, ed allora ricominciarono la guerra, quando dovevano trovare più duro incontro. Ignorava Washington; quali avessero ad essere i disegni di Howe sul modo di fare la vicina guerra, e stava in molta apprensione, a quali parti fosse il suo avversario per volger le armi. Temevasi, che, rinnovata la guerra nella Nuova-Cesarea, si avviasse alla volta della Delawara; la quale valicata su di un ponte, che sapevasi essere stato a quest'uopo costrutto, s'impadronisse della città di Filadelfia. Dubitavasi eziandio molto, e quest'era la credenza di Washington, che il generale inglese si avvierebbe verso le parti superiori della provincia della Nuova-Jork, montando a ritroso pel fiume del Nort a fine di cooperar coll'esercito inglese del Canadà, il quale doveva nel medesimo tempo far impeto contro Ticonderoga; e, superata questa, venire a congiungersi nelle vicinanze di Albanìa con quello dell'Howe. Di questa mossa altrettanto più si doveva temere, che, oltre l'opportunità sua, sapevasi di certo, che già fin dall'anno passato aveva Howe ricevute istruzioni dai ministri di doverla eseguire; dalla quale però le sue vittorie dal canto della Nuova-Cesarea, ed il desiderio nato colla speranza di poter da sè solo porre un pronto fine alla guerra, l'avevano distratto. In tanta incertezza sulle operazioni future dell'inimico, Washington, avendo ricevuto i rinforzi, si determinò a pigliar tali posti, che fossero egualmente opportuni per potergli contrastare, sia che quegli s'incamminasse ad Albanìa, ossiachè si volgesse per la Cesarea alla volta di Filadelfia. Adunque le bande, che appartenevano alle province settentrionali, furon fatte alloggiare parte a Ticonderoga, e parte a Peek's-hill, quelle delle province di mezzo, e delle meridionali sino alla Carolina del Nort, nella Nuova-Cesarea, lasciandone alcune poche per la guardia delle province più occidentali. In tal modo, se l'Howe si avviava a Filadelfia, avrebbe trovato da fronte tutte le forze adunate nella Cesarea, e di più quelle di Peek's-hill, le quali sarebbero scese a tribolarlo sul destro suo fianco. Se quegli poi si fosse volto ad Albanìa, le genti di Peek's-hill avrebbero difeso i passi da fronte, e sarebbero rattamente venute in soccorso loro quelle della Cesarea, le quali avrebbero anche potuto molestare sul suo fianco sinistro il nemico sulle rive del fiume del Nort. Se per lo contrario l'esercito inglese del Canadà fosse venuto per la via del mare a congiungersi con quello dell'Howe sulle spiagge della Cesarea, potevano le genti di Peek's-hill ad un tratto congiungersi colle restanti in questa stessa provincia, e fare in tal modo un'oste gagliarda per difendere Filadelfia. Ma finalmente, se l'esercito del Canadà puntasse contro Ticonderoga, le bande di Peek's-hill avrebbero potuto correre in aiuto di quelle, che già avevano in cura di difendere quella Fortezza. Ma siccome troppo più grande, di quanto si sarebbe potuto pensare, si era l'importanza di conservare in poter della lega la città di Filadelfia, così determinò il congresso, si ponesse un campo sulla riva occidentale della Delawara, sia perchè là andassero a rannodarsi tutte le leve, che venivano dalle province australi ed occidentali, e sia perchè servir potesse alle riscosse. Quivi anche dovevano concorrere tutte le bande paesane della Pensilvania, confortate da alcuni reggimenti di stanziali. Si fece Capo di quest'esercito Arnold, il quale si trovava a quei dì in Filadelfia. Fatte tutte queste cose, Washington levatosi dal campo di Morristown andò il dì 28 maggio a pigliar con tutto l'esercito gli alloggiamenti a Middlebrook a poche miglia distante da Brunswick sulla sinistra riva del Rariton in una contrada difficile e montagnosa, dove non poteva essere sforzato. Quivi attendeva a fortificarsi maggiormente, ed in pochi dì questo nuovo campo diventò non che forte, pressochè inespugnabile. Aveva da fronte alcune creste di monti ed il fiume Rariton, che colle sue giravolte lo proteggeva. Alle spalle poi, e da fianco luoghi alpestri e sicuri. Signoreggiava ancora tutto il paese da Brunswick sino ad Ambuosa, dimodochè potevano gli Americani discoprir tosto qualunque mossa, che gl'Inglesi si facessero. Erano in questo mentre nell'esercito americano, inclusi i Caroliniani del Nort e le milizie della Cesarea, quindici migliaia di soldati, od in quel torno, tra i quali però si contavano molto servidorame, ed alcune bande indisciplinate.