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Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 2

LIBRO QUINTO (continued 2)

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Avendo il congresso procurati gli uomini, le armi e la pecunia, applicò l'animo ad assicurarsi alle spalle con guadagnarsi le nazioni indiane, sulla mente delle quali non si stava senza qualche timore. Sapeva, che il generale Gage aveva spedito da Boston un suo messo per nome Giovanni Stuart presso la nazione dei Cherokee, che abitava le regioni prossimane alla Carolina Meridionale; e che il generale Carleton, governatore del Canadà, aveva mandato il colonnello Johnson presso gl'Indiani di San Francesco, ed altri pertinenti alle sei tribù, che più erano vicine a quella provincia. Il fine loro era di adescar quelle nazioni con promesse, con danari, e con presenti per indurle a pigliar le armi contro i coloni; la qual cosa, se per avventura si sarebbe potuta tollerare, quando, perduta ogn'altra speranza e forza, l'Inghilterra fosse stata ridotta alla necessità o di adoperar gl'Indiani, o di dar vinta la causa agli Americani, certamente non potrà non condannarsi, e come orribile non biasimarsi, allorquando altre armi, altri soldati si avevano in pronto per esercitar con prosperità di fortuna la guerra contro le colonie. La posterità non potrà non detestare i consiglj di coloro, i quali, da nissuna necessità spinti, hanno anteposto gli sfrenati e crudeli Indiani ai soldati disciplinati dell'Inghilterra. Quest'è stato un partito non solo di barbara ferità notato, ma che riuscì anche in ultimo ai suoi proprj autori esiziale. Ma la mente dell'uomo è cieca, l'animo suo spesso crudele, e le ire civili non placabili. Pensò adunque il congresso ad opporsi con efficaci mezzi a questi tentativi inglesi; e perchè la cosa procedesse con più ordine determinò, che le tribù indiane divise fossero secondo la mente sua in altrettanti distretti; a ciascuno dei quali fosse destinato un uomo a posta, il quale, essendo pratico della lingua, dei costumi e dei luoghi loro, ad essi corrispondesse, spiasse gli andamenti loro, soddisfacesse alle domande in ciò, che fossero ragionevoli, ed ai bisogni e necessità loro provvedesse. In somma non dovevano questi mandatarj nissun mezzo lasciar intentato per cattivarsi la benevolenza degl'Indiani, acciò non dessero ajuto all'armi reali, e tenessero la via neutrale. Credono alcuni, che gli uomini del congresso avessero anche il mandato di far in modo, che gl'Indiani entrassero a parte della guerra, accostandosi agli Americani contro gli eserciti inglesi. Il che non ci pare abbia la sembianza della probabilità, stantechè chiara cosa ella era, che la guerra si doveva in grandissima parte esercitare sul territorio americano; e che quest'Indiani erano soliti a mettere a sacco ed a morte così gli amici, come i nemici. Inoltre non è da credersi, che gli Americani potessero avere in animo di macchiare con una nota di barbarie sul bel principio una causa, ch'essi volevano, fosse da tutti riputata e giusta e santa. Tuttavia non vogliamo tralasciar di dire, che in Filadelfia si credeva e si annunziava, come un caso prospero, che gl'Indiani Moacchi, e quelli di Stockbridge, avendo i primi mandato la ciarpa ai secondi, il che presso di quelle nazioni era un segno di leanza, si eran confederati, e stavan pronti ad unirsi ai coloni, per correre a' danni degli Inglesi. Si credeva istessamente nel Massacciusset, che i Seneca, altra nazione indiana, fossero apparecchiati a far lo stesso. Oltre a ciò un Capo indiano, per nome Svyashan, con altri quattro Capi della tribù di San Francesco arrivarono nel mese di agosto al campo di Cambridge guidati da un Reuben-Colburn. Venivano ad offerirsi pronti ad intraprendere la difesa dell'americana libertà. Furono fatte loro le grate accoglienze, e condotti al soldo. Svyashan si vantava, che avrebbe all'uopo condotta molta gente, aggiungendo eziandio, che gl'Indiani nel Canadà, e perfino i Francesi erano a favore degli Americani volti, e pronti a collegarsi con loro. Queste cose si dicevano, e si credevano universalmente. Ma fossero qualsivogliano i desiderj del popolo, il congresso si contentava di avergli neutrali, ed a questo fine solo s'avviavano i suoi maneggi. Ciò per altro non potè impedire, che gl'Inglesi non si prevalessero di queste prime dimostrazioni, affermando aver essi tratto alla parte loro, ed usati gl'Indiani, perchè gli Americani i primi avevan voluto adoperargli.

Speditosi il congresso dalla bisogna degl'Indiani, la quale lo aveva grandemente tenuto sospeso, si rivolse, fatto più ardito dalle giornate di Lexington e di Breed's-hill, ad onestar la causa sua, e la presa dell'armi nel cospetto di tutte le nazioni del mondo; e ciò facendo usò lo stile delle nazioni independenti. Mandarono un bando, o sia dichiarazione, nella quale con molto gravi parole ricordarono le fatiche, i disagi ed i pericoli dagli antenati loro sopportati nell'andar a piantare le colonie in quelle strane e rimote regioni; le cure loro nel farle crescere e prosperare; i patti fermati colla Corona, e l'utilità e le ricchezze che ne erano all'Inghilterra derivate. Rammentarono la lunga fedeltà e la lodata prontezza a venir in soccorso della comune madre. Quindi trapassarono a parlare dei nuovi consiglj presi dai ministri sul finire dell'ultima guerra, e fecero una diligente enumerazione delle lamentate leggi. Narrarono acconciamente le lunghe e vane querele, le decennali ed inutili supplicazioni. Accennarono le inique condizioni per la pace proposte nel Parlamento (intendo di parlare della proposta d'accordo del lord North), escogitate a bella posta per dividergli, per metter le tasse all'incanto, al quale una colonia concorrerebbe contro l'altra, non sapendo ambedue qual prezzo sia a redimer le vite loro bastevole. Descrissero la possessione nimichevolmente presa della città di Boston dalla soldatesca armata sotto i comandamenti del generale Gage; le ostilità di Lexington incominciate dai soldati reali, e le crudeltà commesse in quel fatto; la rotta fede di quel generale pel rifiuto delle permissioni di uscita, e le più peggiori permissioni concesse, per avere con barbara inumanità separato i mariti dalle mogli, i figliuoli dai genitori, gli amici dagli amici, i vecchi e gl'infermi dai pietosi, dai forti e dai sani, i padroni dalle robe e masserizie loro. Rammentarono la beccheria di Breed's-hill, l'incendio di Charlestown, l'arsione delle navi, il guasto delle vettovaglie, la minacciata rovina e distruzione di tutte le cose. Favellarono delle tente fatte dal governatore del Canadà per ispingere a' danni loro gl'Indiani, gente fera e bestiale, ed i disegni ministeriali notarono di voler accumulare sulle infelici ed innocenti colonie tutti i flagelli del fuoco, del ferro e della fame.

«Siamo, esclamarono essi, al bivio ridotti, o di sottometterci intieramente alla tirannide d'irritati ministri, o di resistere colla forza. Abbiam ragguagliati i danni da una parte e dall'altra, e trovato abbiamo, che nulla è più da temersi, che la volontaria schiavitù. L'onore, la giustizia, l'umanità ci vietano di abbandonar vilmente quella libertà, che abbiamo dai nostri valorosi antenati ricevuta; e che la nostra innocente posterità ha diritto di ricevere da noi. Non possiam portar l'infamia di dar in preda le future generazioni a quella miserabilità, che sovrasta loro inevitabilmente, se noi con inudita viltà lasciam loro per eredità la servitù. La nostra causa è giusta, l'unione perfetta, le facoltà grandi; e non mancheranno all'uopo i soccorsi esterni. Noi ringraziamo grande e gratamente la divina Provvidenza, che a questo terribil cimento non ci abbia tratti, se non quando erano già le nostre forze al presente grado cresciute, ed avevamo nelle precedenti guerre imparato l'uso dell'armi, ed acquistato i mezzi di difesa. Con i cuori confortati da questi pensieri noi solennemente, avanti Dio ed avanti gli uomini, dichiariamo, che noi giusta nostra estrema possa quelle armi, che il benefico Creatore ha nelle nostre mani poste, ed alle quali i nostri nemici ci hanno sforzati di ricorrere, ad onta di ogni pericolo, con animi invitti ed insuperabil costanza adopreremo in difesa delle nostre libertà, essendo tutti, ed al tutto risoluti a morir liberi, piuttosto che a vivere schiavi. Che le menti dei nostri amici e concittadini non si sollevino a queste nostre determinazioni. Noi non intendiamo a niun modo quell'unione disciogliere, la quale da sì lungo tempo dura fra di noi, e che con ogni sincerità desideriamo di veder ristorata. La necessità non ci ha peranco spinti a questo disperato consiglio, nè alcun'altra nazione abbiam contro di essi alla guerra provocata. Noi non leviamo gli eserciti coll'ambizioso disegno di separarci dalla Gran-Brettagna, e diventar Stati independenti. Noi non combattiamo nè per la gloria, nè per le conquiste. Noi offeriamo al mondo lo spettacolo di un popolo assaltato da un nemico non provocato, senza niuna imputazione, o sospetto di offesa. Vantan essi i privilegj e la civiltà loro. Eppure altre condizioni non offrono, che la servitù, o la morte.

«Nella nostra propria contrada, in difesa di quella libertà che abbiamo, nascendo, eredata, che abbiam goduta dai tempi della rivoluzione in poi, per la protezione delle nostre proprietà solo acquistate per la onesta industria de' nostri antenati, e nostra, e contro la violenza testè usata, noi abbiamo le armi pigliate. Queste porremo noi giù, ma non prima, allor quando gli assalitori avran cessato le ostilità, ed ogni pericolo che ricominciar possano, sarà allontanato. Posta umilmente ogni nostra confidenza e speranza nella mercè del supremo, ed indifferente Giudice e Governatore di tutte le cose, noi divotamente supplichiamo la sua divina bontà di proteggerci in questo gran conflitto, ed a felice fine condurci, di piegare il cuore de' nostri avversarj alla concordia, di fargli a ragionevoli termini consentire, ed in tal guisa l'impero preservare dalle calamità della cittadina guerra».

Questo manifesto, il quale fu molto lodato a quei tempi, fu sottoscritto da Giovanni Hancock, il quale era in iscambio del Rutledge stato eletto presidente del congresso, e dal segretario Carlo Thompson.

Il congresso non tralasciò anche in questa circostanza di usare il mezzo della religione. Il manifesto fu mandato in ogni parte del continente, e letto su pei pulpiti dai ministri colle opportune esortazioni. Nel campo bostoniano fu letto con preparata solennità. Il maggior generale Putnam assembrò quella parte dell'esercito, che obbediva a' suoi comandamenti in sul Prospect-hill, e quivi con insolita pompa fu letto ai soldati. Terminata la lettura si fe' un'accomodata preghiera. Dato il segno dal generale, tutto l'esercito gridò tre volte amen, ed in quel mentre si sentì lo scoppio dell'artiglieria, che tirò dal Forte. Drappellavano nell'istesso tempo colla insegna mandata recentemente al Putnam col solito motto di Appello al Cielo, e con quell'altro; Qui transtulit sustinet. Le istesse solennità osservate furono tra le altre schiere. Tutti erano contenti e concitati. A Cambridge poi, essendovi concorsi i principali uomini della provincia di Massacciusset, la lettura fu fatta in presenza loro e di molto popolo con grande apparato. Il che contribuì non poco ad indur negli animi, con una ardenza e zelo religiosi, una grandissima ostinazione. Queste cose si facevano ad imitazione di quelle, che stat'erano praticate dai libertini ai tempi di Carlo I, sicchè pareva, fosse quell'istessa guerra rinnovata, nella quale la religione protestante serviva di motivo o di pretesto agli autori della libertà, od ai fautori dell'anarchia; e la religione cattolica serviva di titolo o di coperta ai difenditori della temperata Realtà, od agli stabilitori del dispotismo. Tanta è la forza della religione nei cuori umani! E tanta è sempre stata la propensione dei reggitori delle nazioni a profittarne! Dal che la religione stessa ricevè gran danno; ed è nata in gran parte quella freddezza, che in proposito di lei fu osservata in certi tempi, e che fu sì meritevolmente lamentata dagli uomini prudenti. Imperciocchè l'universale dei popoli si accorse, che gli uomini astuti della religione si servivano, come di un istromento per arrivare ai fini mondani loro. E siccome l'uomo è pur troppo sfrenato, e ne' desiderj suoi molto intemperante, sicchè non contento di rimanersi ai limiti del bene non precipiti spesso nel suo contrario, così la religione, che dovrebb'essere sempre santa ed intemerata, diè talvolta favore a biasimevoli imprese con grave scandalo dei popoli, e con molta diminuzione della propria autorità, che riuscì assai dannosa alla rettitudine ed al buon costume. Comunque ciò sia, ella è cosa certa, che questa sembianza religiosa, colla quale vollero gli Americani colorire l'impresa loro, se produsse fra di essi maggior consenso ed ostinazione, fu causa eziandio della pertinacia del governo inglese, del rigore e della severità, coi quali esercitò egli la presente guerra. Oltre la ragion di Stato si tramescolava nella mente sua la ricordanza dei passati casi dei britannici Re; il che doveva con un certo spavento indurre anche più rabbia e maggior livore.

Avendo in tal modo il congresso cercato di giustificar l'opera sua presso le nazioni del mondo, voltò il pensiero a protestare al popolo inglese, che l'intendimento degli Americani era quello di voler l'antica congiunzione con essi mantenere, la quale, affermavano, era stata, e tuttavia era la gloria, la felicità ed il primo dei desiderj loro. Gli ammonivano in istile grave e molto patetico, si ricordassero dell'antica amicizia, delle gloriose e comuni imprese degli antenati, e dell'affezione verso gli eredi delle virtù loro, le quali la vicendevole congiunzione fin'allora conservata avevano. Ma quando, soggiungevano, l'amicizia era violata colle più atroci ingiurie; quando ciò, ch'era l'onore e l'ornamento degli antenati riputato, diventava una cagione di biasimo, e quando niun'altri rispetti rimanevano fuori di quelli, che fra tiranni e gli schiavi esistono; quando finalmente ridotti erano all'alternativa di rinunziar al favor loro, od alla libertà, non dover poter essere dubbia la elezione. E dopo di aver toccato i meriti loro e le dannose leggi, concludevano con dire, che la vittoria sarebbe del pari pregiudiziale all'Inghilterra, che all'America; che quei soldati, i quali avrebbero cacciato le spade dentro le viscere degli Americani, le avrebbero anche senza esitazione alcuna rivolte contro i Brettoni; che pregavano bene il cielo, volesse dagli amici loro, fratelli e concittadini, imperciocchè con tali nomi volevano ancora appellargli, primachè la memoria dell'antica affezione cancellata non fosse, quell'eccidio e quella rovina frastornare, che loro soprastavano.

Composero anche una dicerìa indiritta al Re, colla quale narrati prima i meriti loro, la fede verso la Corona, le disgrazie e calamità presenti, pregarono e scongiurarono, che il reale animo di Sua Maestà si piegasse a voler interporre l'autorità sua per sottrargli dalla presente condizione, ed a trovar qualche buon mezzo, onde, le unite supplicazioni delle colonie udite, possano alla riconciliazione condursi. Imploravano eziandio, cessassero intanto le armi, e quelle leggi si rivocassero, dalle quali maggiore e più prossimo danno provavano. Che ciò fatto, avrebbe il Re tali prove del buon animo delle colonie avute, che le avrebbe tosto alla sua reale grazia ritornate, ed esse nulla lasciato per testimoniare la divozione loro verso il sovrano, e l'affezion verso la comune patria.

Desiderava il congresso di rendersi benevola la nazione irlandese, essendochè molti utili cittadini ne venivano ogni anno dall'Irlanda ad abitar l'America, e tra i soldati, anzi tra i generali americani si trovavano alcuni Irlandesi. Temeva eziandio, che gli uomini di quella nazione avessero mal animo contro i coloni per causa delle leghe contro il commercio, dalle quali avevano ricevuto molto danno. Nè non sapeva, che anche gl'Irlandesi erano per molte ragioni scontenti del governo inglese; e quantunque si fossero ultimamente fatte loro concessioni, tuttavia rimaneva ancora molto disgusto negli animi loro. Questa mala contentezza intendeva di usare il congresso, e d'invelenir quelle piaghe, che già andavano serpendo nei cuori irlandesi. La qual cosa come potesse consistere colla fedeltà, nissuno non potrà non giudicare. Ma la guerra era rotta, e già molto avanti trascorsa, e gli Americani volevano con tutti i mezzi esercitarla; tra i quali secondo il solito, quello si è di aver la sembianza di desiderar la pace, e quell'altro ancora di sollevare ed inasprire gli animi dei sudditi del nemico contro l'autorità dello Stato. A questo fine il congresso scrisse una molto accomodata lettera, la quale inviò al popolo irlandese. Affermarono che siccome ingiuriati ed innocenti, così desideravano di goder il favore dei virtuosi ed umani uomini; che comunque incredibile dovesse parere, che in quel secolo, tanto chiaro per la civiltà e per le dottrine, i reggitori di una nazione, la quale in ogni tempo aveva per la libertà combattuto, e la memoria degli amici di quella con perpetua onoranza proseguiti, tentassero di stabilire un'arbitraria potestà sulle vite, le libertà e le proprietà dei concittadini loro dell'America, ciò era non di meno una altrettanto deplorabile, che incontrastabile verità. Parlavano ancora delle battaglie di Lexington e di Breed's-hill, dell'incendio di Charlestown, e delle prigioni di Boston. Continuarono dicendo, che nissuno gli poteva biasimare di aver voluto colla forza arrestar il corso di tanta desolazione; di ributtare gli assalti delle feroci schiere; che speravano bene coll'ajuto di Dio di poter resistere alle usurpazioni ministeriali, e che già anticipavano nella mente loro quell'età d'oro, in cui la libertà, con tutte le gentili arti della pace e dell'umanità, avrebbe il suo dolce dominio in quel mondo occidentale stabilito, e rizzati monumenti eternali a quei virtuosi amici e martiri della libertà, i quali avevano combattuto per la causa sua, e riportatone ferite, patimenti o morte; che ringraziavano grandissimamente gl'Irlandesi del buon animo loro verso l'America; che sapevano, che non istavan essi nemmeno senz'aggravj; che molto si condolevano alle strettezze loro; e che si rallegravano, che il disegno dei ministri di voler soggiogar le colonie gli avesse indotti a graziar l'Irlanda di alcuni benefizj; che per fino la mercè del governo era stata crudele verso gl'Irlandesi, e che nei grassi pascoli dell'Irlanda molti affamati parricidi avevano trovato e cibo, e forze per macchinare la distruzion sua; che speravano, che la pazienza dei modesti uomini non sarebbe sempre lasciata in dimenticanza, e che Iddio permetterebbe, che fosser guasti e rotti i disegni di coloro, i quali volevano spegnere la libertà nel britannico impero; che avevan essi pigliate le armi per difenderla, e con essa la vita, la roba, l'onore e tutto quello, che l'uomo ha più caro quaggiù; che per ottenere un prospero fine all'impresa loro molto confidavano nei buoni uffizj dei compagni loro al di là dell'Atlantico, giacchè questi altro destino sperar non potevano dal comune nemico, se non quello di esser gli ultimi artigliati.

Insistendo nel medesimo pensiero scrisse il congresso una lettera alla città di Londra per ringraziarla della parte, che aveva presa in favor dell'America; il quale procedere, dicevano, molto bene si conveniva alla prima città del mondo, a quella che in ogni tempo era stata la difenditrice della libertà e di un giusto governo contro la tirannide.

Ma il congresso stimava importare assai al buon fine del suo negozio tenersi gli animi dei Canadesi benevoli, sicchè od agli Americani si accostassero, od almeno tenessero la via di mezzo. Sapevano, che la prima lettera non era riuscita senza effetto, e questo intendevano di confermare con una nuova. Del che avevano grandissima speranza; conciossiachè l'atto di Quebec avesse in quella provincia effetti partoriti del tutto contrarj a quelli, che gli autori suoi si erano proposti. La maggior parte degli abitatori del Canadà l'avevano ricevuto, eccettuati i nobili, con evidenti segni di disgusto, e generalmente lo riputavano tirannico e tendente all'oppressione. E quantunque non si potesse aspettare che i Canadesi, siccome quelli che per lungo tempo sotto il governo francese erano stati avvezzi ad un più duro freno, fossero altrettanto inclinati alla resistenza, che i coloni inglesi usi a vivere sotto le leggi di un governo più largo, tuttavia non si stava senza speranza, che, pel tedio della signoria degl'Inglesi, entrassero anch'essi a parte della querela, e con quelle dei vicini le armi loro congiungessero. Non ignoravano eziandio, che alcuni fra i Canadesi, e massimamente quelli di Monreale e di altri luoghi più vicini alle colonie, si erano gravemente risentiti all'occupazione fatta dai coloni delle Fortezze di Ticonderoga, e di Crown-point, ed alla signoria da essi presa dei laghi, pei quali si ha la via dalle colonie al Canadà. Questi sospetti e queste gelosie volevano gli Americani purgare. Ma quello ch'era più degno di considerazione, si era, che si avevano certe notizie de' sforzi, che non cessava il governo inglese di fare per indurre i Canadesi a pigliar le armi, e coi soldati britannici accozzarsi. Gli agenti del Re nè ad oro risparmiavano, nè a lusinghe, nè a promesse per ottener il fine loro. Il generale Carleton, che ne era governatore, sebbene molto di propria natura severo, faceva in questo però molto frutto coll'autorità, che aveva grandissima presso quei popoli, e coll'opinione in cui era, e molto meritamente tenuto, di buon guerriero, di uomo umano, e d'integerrimo cittadino. Era noto, ch'egli era arrivato nella provincia con un mandato amplissimo. Poteva giusta suo piacere eleggere tutti i membri del Consiglio, o congedargli; obbligare quanti volesse dei sudditi del Canadà contro qualsivoglia nemico ch'ei credesse di dover combattere; piantar Fortezze, o disfarle, e tutte quelle provvisioni fare, che alla sicurezza della provincia riputasse necessarie. Egli poi non era uomo da non saper usar bene l'autorità che gli era stata conferita. Aveva già posto mano all'opera avendo pubblicato, che si sarebbero volentieri ricevuti i Canadesi agli stipendj del Re, ed ordinati in un reggimento. Avevano inoltre gli Americani avuto lingua, che il governo aveva deliberato di spedire alla volta del Canadà quindicimila archibusi per mettergli in mano ai cattolici romani di questa provincia. Tutto annunziava, che si volesse fare una testa grossa per assalir alle spalle le colonie, e cooperar di là coll'esercito del generale Gage. L'istesso lord North, favellando in Parlamento, si era lasciato intendere, che quest'era il disegno del governo. Le cose erano molto strette, e se non si poneva un pronto rimedio, gli animi dei Canadesi si sarebbero di breve rivolti a cose nuove contro la sicurezza delle colonie. Per la qual cosa si risolvette il congresso di scrivere una lettera a quei popoli, intitolandola: Agli oppressi abitatori del Canadà, la quale riempirono di pensieri opportuni, coloriti con istile elegante e molto concitato. Recavan essi in mente dei Canadesi, che già avvisati gli avevano dei perniziosi disegni, che si covavano contro gli uni e gli altri; che ora avevan bene di che condolersi, che questi disegni si volessero mandare ad effetto; che anzi i medesimi per la nuova forma di governo data alla provincia del Canadà si erano già introdotti; che per questa gli abitatori suoi, le donne, i figliuoli erano fatti schiavi; che più non avevan cosa, che loro propria potessero estimare; che tutti i frutti delle fatiche e della industria loro potevano essere involati, quandunque un avaro governo, un rapace consiglio il volessero; che potevano in lontane contrade trasportati essere, per combattervi le battaglie, nelle quali non avrebbero niun interesse; che il godersi la religione loro stessa dipendeva da una potestà legislativa, della quale non eran partecipi; che i sacerdoti loro sarebber cacciati, banditi, spogliati, quantunque volte le ricchezze loro e possessioni avessero sufficienti cagioni di tentazione offerite; che non potevan esser sicuri, che un buon Re sempre occupasse il trono, e se un cattivo, o non curante principe concorresse con malvagi ministri nel cavar denaro per impoverire ed infievolire la provincia, non si poteva prevedere, a quali estremità sotto le presenti leggi avessero i Canadesi ad esser ridotti; che sapevano molto bene gli Americani, che si faceva ogni sforzo, che si usava ogni ingegno per far correre i fratelli del Canadà ai danni loro; ma che s'eglino consentissero a ciò fare, si ricordassero, che, nascendo la guerra colla Francia, sarebbero i tesori loro spesi, i figliuoli mandati nelle spedizioni contro le isole francesi dell'Indie occidentali; che in quanto ai coloni si erano essi determinati a viver liberi, od a morire; che erano amici, e non nemici ai Canadesi; che la occupazione delle Fortezze e delle navi sui laghi era stato l'effetto della necessità; ma che stessero pur sicuri, che altri modi non avrebbero tenuti fuori di quelli, che l'amicizia e l'interesse comune dei due popoli avrebbero consentito; che speravano finalmente, si sarebbero i Canadesi ai coloni congiunti per difendere la comune libertà.

Fatta la lettera la mandarono alla volta del Canadà. La cosa ebbe l'effetto che desideravano, per quanto si voleva, che i Canadesi tenessero la via neutrale. Risposero questi alle instanze del governatore, che stavano sotto il governo inglese molto volentieri, e sempre si sarebbero pacificamente e lealmente comportati. Ma ch'erano affatto stranieri, e non potevano e non dovevano esser giudici delle controversie nate tra il governo e le sue colonie; che in nissun modo conveniva loro, che diventassero parte in questa contesa; che se il governatore volesse levar le milizie della provincia per difenderla nel caso in cui venisse assaltata, ciò farebbono di buonissima voglia; ma al marciare oltre i confini, ed assaltare i popoli vicini non potevan acconsentire. Da questo buon animo dei Canadesi ne ricevettero le cose del congresso verso tramontana maggior sicurtà.

Trovata Carleton nei Canadesi tanta durezza si rivolse all'autorità della religione, e pregò il signor Brand, vescovo di Quebec, acciò volesse pubblicare un mandamento, il quale dovesse esser letto dai parrochi in sui pulpiti nelle chiese a tempo dei divini uffizj. Intendeva, che il vescovo esortasse quei popoli a pigliar le armi, ed a secondare i soldati del Re nell'impresa loro contro i coloni. Il vescovo, con memorabile esempio di pietà e temperanza religiosa, ricusò di metter mano in quest'opera, dicendo, ch'ella era troppo indegna della persona del pastore, e troppo contraria ai canoni della chiesa romana. Tuttavia alcuni ecclesiastici, siccome in tutti gli ordini si trovan di quelli, che antepongono l'interesse al dovere, e l'utile all'onesto, si adoperavano caldamente in questa bisogna. Ma ciò fu tutto invano. I Canadesi persistettero nella determinazione loro a volersene stare di mezzo. La nobiltà, siccome quella che aveva tanto favore ricevuto dall'atto di Quebec, credette, fosse della gratitudine sua di secondare in questo le intenzioni del governatore, e vi si adoperò con molto fervore. Ma i suoi sforzi a far correr la gente pacifica alle risse ed al sangue riuscirono, come quei del governatore, del tutto vani. Forsechè nel confermar gli animi degli abitanti di questa provincia a non uscire della neutralità, oltre le esortazioni del congresso, contribuì non poco la speranza, che il pacifico proceder loro in una occorrenza piena di tanto pericolo, e nella quale la congiunzione loro coi coloni sarebbe stata di tanto danno cagione agl'interessi britannici, avrebbe piegato il governo ad usar con essi più mansuetudine, ed a conceder loro favori, che senza di ciò non avrebbono potuto conseguire.

Accorgendosi Carleton, che non poteva sperare di poter formar reggimenti canadesi, e conoscendo che ciò non ostante esistevano nella provincia alcuni leali, i quali non sarebbero stati lontani dal pigliar le armi, ed altri ancora che per amor del guadagno sarebbero venuti volentieri al soldo, si voltò ad un'altra via, e fe' dar ne' tamburi in Quebec per eccitar la gente ad arrolarsi sotto le insegne d'un reggimento che chiamò dei Reali montanari fuorusciti. Propose favorevolissime condizioni; dovessero condursi solamente duranti le turbolenze; ciascun soldato ottenesse dugento acri di terra in quella provincia dell'America settentrionale, che più gli venisse a grado; il Re pagherebbe esso tutte le gabelle solite a pagarsi nell'acquisto delle terre; per venti anni avvenire non avessero a pagar censi alla Corona; ciascun soldato ammogliato ottenesse cinquanta acri per conto della moglie, e cinquant'altre per conto di ciascun figliuolo, le une e le altre colle medesime esenzioni e privilegj, e di più una guinea di caposoldo nel pigliar la condotta. In questo modo riuscì Carleton a raggranellare alcuni pochi soldati; ma questa fu cosa di poco momento. Ben più importante si fu quella delle mosse degl'Indiani. Il governatore e gli agenti del Re presso di queste selvagge nazioni avevano tanto detto e tanto fatto, che finalmente riuscirono in una parte dello intento loro, avendo persuaso ad alcune di pigliar le armi in favor della parte inglese, non ostante che avessero con tanti giuramenti asseverato di volersene star dall'un de' fati senza impacciarsi più in questa parte, che in quella. Ma non sono già le nazioni barbare meglio mantenitrici della fede, che le civili; e grand'incentivo è l'oro, l'amor della preda, e la sete del sangue. Adunque in sul finir di luglio arrivò in Monreale il colonnello Guido Johnson, soprantendente generale del Re sugli affari indiani, accompagnato da un gran numero di Capi, e di guerrieri delle sei tribù. Vi si fece una solenne adunata, alla quale essi intervennero, siccome pure i Capi ed i guerrieri degli Indiani confederati. Erano una grossa banda. Giurarono, seguendo il costume loro, ed in cospetto del generale Carleton di sopportar la causa del Re. Questo fu il primo principio della guerra indiana. Questi furono quei barbari, che, accozzatisi colle genti del generale Burgoyne, fecero, due anni dopo, tanti guasti, ed usarono tante crudeltà, come apertamente potrà vedere colui, che sarà vago di leggere il progresso di queste storie.

Intanto non poteva il congresso non manifestare qual fosse la opinion sua intorno la provvisione d'accordo del lord North. Il passarla sotto silenzio avrebbe dimostrata troppa caparbietà, e' si sarebbero discoperti gli Americani a non voler ascoltar alcun temperamento. Ciò non pertanto il congresso non volle troppo affrettare questa risoluzione, ed aspettò ben due mesi, prima ch'ei venisse ad un partito terminativo. Voleva con l'indugio mostrare maturità di consiglio, ovvero noncuranza verso la provvisione. Ma la più principal cagione si fu questa, che essendo incominciata la guerra, voleva aspettare l'esito delle prime battaglie. Imperciocchè altra doveva esser la risposta, se le armi inclinavano a suo favore, ed altra se la fortuna si dimostrasse favorevole agl'Inglesi. E quantunque, quando si ricevette la provvisione, che fu ai trenta di maggio, si fosse già combattuta la battaglia di Lexington, nella quale gli Americani avevano acquistato la lode di gente valorosa e forte, era però questa stata piuttosto un'affrontata di moltitudine collettizia contro pochi soldati d'ordinanza, che una giusta battaglia, dalla qual si potesse qualche probabile augurio pigliare intorno l'esito finale della guerra. Vedevano benissimo, che sarebbe stato tempo di calare agli accordi, e volevan serbarsi nel caso di qualche sinistro evento una via aperta a potere, quell'appuntamento accettare, che l'Inghilterra stessa aveva offerto. La vittoria sarebbe divenuta inutile, se prima avessero acconsentito ai patti, e la mala fortuna non avrebbe peggiorate le condizioni dell'accordo. Perciò dal temporeggiare nissun danno si poteva ricevere, e molto utile ricavare. Ma la battaglia di Breed's-hill cambiò affatto lo stato delle cose, e l'ardore col quale i coloni correvano sopra Boston, la prontezza colla quale si procacciavano le armi e le munizioni, la costanza, e quasi l'allegrezza, che si manifestavano nel sopportare i disagi della guerra, e quei prodotti dagli ultimi atti del Parlamento, le confermarono. Se l'evento poteva ancor parer dubbio agli uomini indifferenti, in quegli animi concitati doveva più potere la speranza, che il timore. Adunque i membri del congresso confortati dal favorevole aspetto delle cose, ed avendo indugiato la risposta, quanto parve dignità, si accostarono alla disaminazione delle condizioni d'accordo, e ciò fecero con animo di volerle rifiutare. Il che però non era senza qualche disagevolezza. Poichè nel momento stesso, in cui ricusavano i patti, volevano peranche aver la sembianza di desiderar la concordia. Dovevasi al rifiuto dare qualche probabile colore, e far vedere agli occhi di tutti, che non ogni condizione, ma quelle solamente ch'erano allora offerte, ricusavano. Opinarono, che le colonie d'America avevano sole il diritto di dare e concedere la pecunia loro; e che questo diritto importava quell'altro di poter deliberare, se una qualche concessione, ed a qual proposito debba esser fatta, ed a quanto ella debba sommare, le quali cose tutte in virtù della provvisione di lord North erano tolte affatto dalla facoltà dei coloni; che siccome le colonie hanno il diritto di giudicare dell'uso che si deve fare della concessa pecunia, così dovevan anche aver quello di sopravvederlo, acciocchè non sia adoperata nel comprare, o corrompere questo e quello, a fine di sovvertire i civili diritti dei concessori, di trattener gli eserciti stanziali, ed opprimere la libertà loro. Il quale diritto era violato dalla provvisione, stantechè per questa la pecunia riscossa doveva serbarsi a disposizione del Parlamento; che la provvisione era irragionevole, perciocchè non si poteva sapere, a quali somme sarebbe stato contento il Parlamento, ed insidiosa, perciocchè il Parlamento stesso poteva accettar le modiche offerte di una colonia, e rifiutar le grosse di un'altra, e perciò accordarsi con le prime, e ributtar in una nimichevole condizione le seconde, le quali, abbandonate a sè stesse, avrebbero dovuto a qualunque più grave termine acconsentire, e che da questa divisione delle colonie ne sarebbe nata a posta del Parlamento la schiavitù di tutte. Che siccome la sospensione del diritto di tassar le colonie altrettanto doveva durare, e non più, quanto duravan le concessioni, così potrebbero queste ad arbitrio del Parlamento diventar perpetue; la qual cosa sarebbe molto pericolosa alla pubblica libertà; ed il Parlamento stesso era solito a non conceder la pecunia, se non per lo spazio di un anno, rinnovando ciascun anno la concessione. Che quand'anche si volesse credere, che le condizioni altrettanto fosser giuste e ragionevoli, quanto sono ingiuste ed insidiose; il risuonar d'ogni parte romori sì grandi d'armi, gli eserciti e le flotte, che l'America infestavano e circondavano, dovrebbero soli renderle odiose e non accettabili. Che si credeva, che l'impresa di volere colla forza trarre dalle mani loro le contribuzioni per la comune difesa era del tutto inutile, stantechè di buon grado avevano sempre contribuito; ch'essi soli erano i giudici competenti delle provvisioni a ciò necessarie, e che non volevano, che i popoli d'America fossero gravati per procurar pensioni agli oziosi ed ai malvagi, sotto colore di fornire la Camera reale; che se il Parlamento ordinava nei limiti della sua giurisdizione il civil governo, come gli pareva meglio e piaceva, così anche speravan essi di poter ordinar il loro senza molestia; che la provvisione non gli poteva soddisfare, sia perchè importava solamente sospensione, e non rinunziazione del diritto di tassare, sia perchè non annullava gli odiosi atti del Parlamento; che il ministro voleva far credere, che di nulla altro si disputasse, che del modo di riscuotere le tasse, quandochè in vero pretendeva di aver il diritto di tassar le colonie ad arbitrio suo, e per quelle somme ch'ei voleva. Che inoltre il governo inglese pretendeva di aver la facoltà di alterar i diplomi e le patenti delle costituzioni delle colonie; che finalmente, se si farà considerazione alle tante ingiurie, le quali alle colonie fatte si erano da undici anni in poi, alle pacifiche e rispettose supplicazioni loro, o trasandate, o con nuovi insulti ricevute; se si porrà mente a quel che disse il ministro, che non avrebbe consentito ad entrare in nissuna pratica d'accordo, se non quando sarebbe l'America prostrata a' suoi piè, ed al motto di quell'altro, il quale, parlando dell'America, ebbe a dire, che si spegnesse Cartagine; il che nissuno dei senatori britannici imprese a contraddire; se si attenderanno le armi, colle quali state sono le colonie assalite, e le crudeltà che le accompagnarono, nissuno potrà credere, esser gli Americani (così conchiudevano) discosti dalla ragione; che anzi ognuno si persuaderà, che niuna cosa fuori dei proprj sforzi poteva rompere i ministeriali disegni di eccidio e di servitù.

Queste furono le risoluzioni del congresso rispetto alla provvisione d'accordo del lord North, le quali fece pubblicare e mandare in ogni luogo. Nissuno non vi potrà osservare lo stile acerbo, e le nuove pretensioni degli Americani, che evidentemente dimostrarono, quanto fossero lontani dalla concordia. Tuttavia volendo purgar il pregiudizio, che alla causa loro arrecava la opinione, in cui si era generalmente, che mirassero già fin d'allora all'independenza, e desiderando di lavarsi da quel biasimo, che loro si dava di non aver mai voluto in tutto il tempo della contesa mettere in mezzo veruna proposizione d'accordo, ed intendendo forse di tenersi una via aperta verso il vincitore nel caso, in cui le cose della guerra sinistrassero, e forse anche per preoccupare l'adito alle proposizioni del lord North, che non avevano in animo di accettare, il congresso aveva deliberato di offerire le seguenti condizioni; avessero le colonie non solamente a continuare a concedere gli straordinarj sussidj a tempi di guerra, ma di più, se loro fosse concessa la libertà del commercio, a pagare nella cassa di redenzione tale somma annualmente per lo spazio di cento anni avvenire, la quale sarebbe in tal tempo stata sufficiente, quando fosse fedelmente impiegata, ad estinguere il presente debito della Gran-Brettagna. E nel caso, che questa condizione non fosse accettata, offerivano, che avrebbero consentito a far un accordo colla Gran-Brettagna, in virtù del quale fosse concessa alla medesima la facoltà per lo spazio eziandio di cento anni, di fare tutte quelle provvisioni, che avrebbe creduto necessarie per regolar il commercio, e verso l'utile generale dell'impero indirigerlo; ma che in tal caso niun'altra somma di pecunia potesse loro venire richiesta. La qual offerta, come ognun vede, alcuna nuova concessione non conteneva; che anzi era questo veramente il soggetto proprio della controversia. Alcuni credettero ancora, che proponessero, il Parlamento ponesse una tassa generale su tutto l'impero, intendendosi dell'Inghilterra, della Scozia e delle colonie americane, della quale ciascuna delle parti dovesse sopportare la rata sua all'avvenante delle sue facoltà. Speravano in tal modo, che il Parlamento sarebbe andato a rilento nel por tasse sull'America, stantechè, fatto questo accordo, non poteva porne su di questa, senza gravare nel medesimo tempo, ed in egual proporzione l'Inghilterra. Ma il fatto di Breed's-hill, lo stretto assedio di Boston, l'ardore dei popoli, e forse già qualche più probabile speranza di soccorsi esterni fecero sì, che queste proposte furono messe in disparte, e gli animi si voltaron del tutto ai pensieri di guerra.

Fatte tutte queste cose, le quali riguardavano od alle provvisioni della guerra, od a conservarsi nell'amicizia le vicine nazioni, ovvero a dar favore alla causa loro presso gli abitanti della Gran-Brettagna e dell'Irlanda, il congresso applicò l'animo a determinare, qual fosse l'autorità sua ed i termini, sino a' quali essa si doveva distendere, siccome i rispetti che doveva avere coll'autorità delle assemblee provinciali. La qual cosa era di somma necessità non senza ragione tenuta. Imperciocchè fin allora il suo operare era meglio fondato sull'opinione favorevole dei popoli, che su statuti, i quali fossero da questi, o dalle assemblee, che gli rappresentavano, approvati. Si obbediva al congresso, perchè tal era l'inclinazione delle genti, ma non già perchè così fosse dagli ordini pubblici statuito. Si desiderava eziandio, che siccome si voleva condurre l'America allo stato di una nazione independente, la quale avesse un governo proprio, ed un solo maestrato supremo, così si cominciassero appoco appoco a questo fine indirizzare le cose, e la somma di esse ritraendo dalla potestà dei maestrati locali, in una sola e generale si concentrassero. Quest'era anche un mezzo efficace per ottenere, che nissuna provincia si ardisse da sè sola scostarsi dalla lega; perchè in tal caso non solo sarebbe diventata infedele alle altre, ma ancora ribelle al governo generale dell'America. Con tutto ciò non si poteva questa bisogna senza molta disagevolezza maneggiare per causa delle gelosie delle assemblee provinciali, le quali difficilmente avrebbero consentito a rinunziare ad una parte dell'antica autorità loro per investirne un maestrato insolito e nuovo. E se non fosse stata la propensione dei popoli e la necessità di continuare nella carriera, nella quale si era di già camminato sì gran tratto, forse che tutta l'impresa si sarebbe guasta per causa di queste ambizioni parziali. Ma le sorti eran tratte, e bisognava o andar avanti più che non si sarebbe voluto, o ritornar indietro più che non si sarebbe temuto. Adunque tra di queste speranze e queste necessità il congresso divisò e pubblicò gli articoli della confederazione, coi quali veniva a stabilire ed a dichiarar l'autorità sua non più fondata sull'impeto momentaneo dei popoli, ma sugli ordini pubblici approvati e consentiti da tutti. Si obbligassero i coloni e la posterità loro per la comune difesa contro i nemici, per la sicurezza delle libertà e proprietà loro, siccome delle persone e della prosperità dell'America; ritenesse ciascheduna colonia l'intiera sua giurisdizione dentro i suoi limiti, e quella ancora di far leggi di amministrazione interna, ed una independente sovranità in tutti i suoi domestici affari: si eleggessero, pel più conveniente maneggio delle faccende generali, da ciascuna colonia delegati da doversi riunir in congresso a tali tempo e luogo, che dal precedente congresso sarebbero determinati, e che nei casi ordinarj s'intendesse, che la sede del congresso dovesse andar a volta da questa colonia a quella, sinchè in tutte successivamente assembrato si fosse; il che fatto, si dovesse ricominciar la vicenda; la potestà del congresso fosse di far la guerra o la pace, di contrar leanze, di comporre le controversie tra una colonia e l'altra, e di piantarne nuove là, dove fosse creduto necessario; dovesse il congresso, e far potesse quelle generali provvisioni, che all'utilità generale delle colonie fossero stimate necessarie, e per le quali non fossero le assemblee provinciali competenti, come sarebbe a dire ordinar le forze della lega, e le faccende appartenenti al commercio, od al conio; dovesse nominare tutti gli uffiziali, tanto civili che militari della lega, come sarebbero generali, ammiragli, ambasciadori e simili; dovessero le gravezze della guerra ed altre spese della lega pagarsi dal comun tesoro, il quale dovesse da ciascuna colonia riempirsi in proporzione del numero dei maschi dell'età dai sedici infino ai sessant'anni; il numero dei delegati per colonia al congresso fosse scalato secondo il numero degli abitanti maschi nella medesima, dimodochè un delegato vi fosse per ogni numero di cinquemila abitanti maschi; le provvisioni nel congresso si dovessero vincere colla metà dei suffragi; e che si potesse anche render suffragio per procurazione; vi fosse un Consiglio esecutivo composto di dodici persone elette fuori del congresso, quattro delle quali dovessero aver gli scambj ogni anno; dovesse questo Consiglio a' tempi delle vacanze del congresso mandare ad esecuzione tutte le provvisioni da questo fatte, e che i partiti vi si dovessero vincere con due terzi delle voci; avesse il medesimo Consiglio il maneggio delle faccende generali tanto interne quanto esterne; ricevesse gli uffizj presentati da parte dei Principi e governi forestieri; preparasse la materia da sottomettersi alla considerazione del prossimo congresso; riempisse nelle vacanze di questo tutti i maestrati che vacassero; ed avesse inoltre la facoltà di estrar la pecunia dal pubblico erario. Si stabilì ancora, che nissuna colonia potesse offender con guerra alcuna nazione indiana, senza il consentimento del congresso; che i confini e le terre di ogni nazione indiana dovessero esser riconosciute loro, ed assicurate; che si trattenessero agenti da parte del congresso tra le nazioni indiane nei distretti a ciò appropriati, il cui debito fosse di prevenir le fraudi e le soperchierie nel traffico con quelle; che questa general lega dovesse bastare, finchè i termini di composizione proposti nella petizione del varcato congresso al Re fossero accettati dall'Inghilterra, e gli atti proibitivi del commercio americano annullati, ed un compenso fosse dato per la chiusura del porto di Boston, per l'incendio di Charlestown, e per le spese fatte nella guerra, e finchè ancora le genti britanniche non avessero votato intieramente il territorio dell'America. Aggiunsero in ultimo, che quando le soppraddette condizioni avesse il governo inglese adempite, sarebbero le colonie all'antica congiunzione ed amicizia colla Gran-Brettagna ritornate. Ma che diversamente dovesse la confederazione esser perpetua. Fu lasciato luogo ad entrar nella lega alle province di Quebec, di San Giovanni, della Nuova-Scozia, delle due Floride, ed alle Bermude. Questi furono i fondamenti gettati dal congresso alla grandezza dell'America.

Ma le colonie nell'accettar questi articoli fluttuarono. La Carolina Settentrionale apertamente gli ricusò. Le cose non erano ancora a tal maturità pervenute, che già si potesse venire allo stabilimento della lega. I popoli si lasciano troppo spesso condurre o da vani timori, o da vane speranze. Ed a quel tempo l'universale dei coloni andavasi tuttavia lusingando di poter ritornare, quando che fosse, con onorati termini all'antica unione colla Gran-Brettagna. Si vedeva in vero, a qual fine mirasse il congresso. Ei considerava la riconciliazione come se fosse, se non affatto impossibile, almeno molto improbabile. E se vi fosse stata tuttavia qualche speranza di componimento, questi stessi capitoli (e perciò forse il congresso gli aveva messi avanti) l'avrebbero molto attenuata, per non dir del tutto spenta. Imperciocchè, passando anche sotto silenzio le acerbe e minaccevoli parole, e gli stabiliti ordini pubblici affatto lontani dalla costituzione inglese, e dal tenore dei diplomi, solo questa nuova pretensione dei compensi sarebbe stata sufficiente per rompere ogni pratica d'accordo; poichè nissuna speranza si poteva avere, che il governo britannico fosse per calare a sì vituperevoli condizioni. Laonde essa era una cosa molto manifesta, che nel mentre che le due parti protestavano di volersi appuntar l'una e l'altra, facevano ogni sforzo per disgiungersi e vieppiù discostarsi. Da questo si vede ancora, che quando nel Parlamento si proponevano dagli avversarj dei ministri concessioni e condizioni d'appuntamento, molto a ragione gli ridarguivano i ministri, dicendo, ch'esse concessioni e condizioni non solo sarebbero inutili state, ma eziandio dannose, perciocchè avrebbero dato animo ai coloni a tirarsi su maggiormente colle dimande. E se i ministri stessi poi proposero e vinsero una provvisione di accordo, ciò fu per colorire e per dividere, e non per accordare. Avevan adunque i ministri la ragione, quando volevano ad ogni modo continuare la guerra; ebbero bensì il torto a non averla esercitata coll'armi sufficienti.

Io non so quello che taluno sarà per dire, leggendo queste storie, considerando, che mentre i popoli in tutte le colonie correvano all'armi, pervertivano o annullavano le leggi pubbliche, ed ogni sorta di dimostrazione ostile facevano contro l'autorità del Re, i governatori, i quali questo rappresentavano, si stessero, per così dire, colle mani alla cintola, e nissuna di quelle determinazioni pigliassero, che fossero atte a ristorare l'antica obbedienza e divozione. Se qualcuno avesse preso maraviglia, che nessuno dei governatori abbia fatto sforzi eguali alla gravità delle circostanze, ci ponga mente, che in nissuna provincia si avevano in pronto eserciti stanziali per costringere gli abitatori alla obbedienza. La sola forza, alla quale solevano i governatori ricorrere per mantenere la pubblica quiete e far eseguir le leggi, eran le bande paesane, le quali essendo parte del popolo sollevato, ed alle voglie di questo del tutto favorevoli, nissuna forza rimaneva per proteggere efficacemente l'autorità loro. Non era quivi il caso, che si osserva ne' regni europei, nei quali una milizia, che non è più parte del popolo, ma sibbene questo signoreggia, e, perpetuamente armata essendo, è sempre apparecchiata a mandar ad effetto le leggi ed i comandamenti del principe. Per lo contrario nelle colonie inglesi la milizia non era altra, ma sì la stessa col popolo, e, mancata questa, mancava di necessità ogni nervo del governo. Tuttavia i governatori si adoperarono più o meno efficacemente, secondo la natura e circostanze loro, nel voler mantenere l'autorità del Re; dal che ne nacquero memorabili effetti, siccome in appresso si vedrà, e l'estinzion totale del governo regio.

Abbiamo già notato i disgusti che correvano tra lord Dunmore e l'assemblea, e generalmente tutti i popoli della provincia di Virginia. Nuovi umori si mossero, tostochè arrivarono dall'Inghilterra le novelle della provvisione d'accordo del lord North, e si può dire, che un mezzo, che portava in titolo la pace e la concordia, sia stato la cagione, non solo di discordia, ma di aperta guerra. Il governatore pose innanzi gli occhi dell'assemblea, che fu a quest'uopo convocata, la provvisione, dicendo molte cose della bontà del Parlamento. Ei si lasciò anche intendere, che il frutto della condiscendenza loro sarebbe stato l'annullazione delle lamentate leggi. Ma le dolci parole poco profittavano negli animi esacerbati e nelle menti insospettite dei Virginiani. L'assemblea, che voleva la gara, in vece di entrare nella disquisizione della proposta, venne tosto in sulla querela del magazzino, e voleva che si ristorasse. Ma non potendo ciò fare senza il consenso del governatore, mandarongli dicendo, fosse contento, vi potessero entrare. Qui nacquero le altercazioni, e mentre tra il sì ed il no si tenzonava, ecco che il popolo a calca vi fè impeto dentro, e ne portò via le armi. Ma se prima erano alterati, ora, veduto lo stato in cui si trovava, entrarono in grandissimo furore; la polvere guasta; i focili tolti dagli archibusi; ogni cosa mancante, artiglierie piantate, ed effetti predati nell'ultime turbolenze.

Il governatore, veduta la mala parata, si ritirò colla sua donna ed i figliuoli a bordo di una nave da guerra, ch'era sorta in sull'ancore presso Jork-Town nella riviera di questo nome. Prima di partire lasciò un messaggio indiritto all'assemblea, col quale dopo di aver narrato, che in rispetto al pericolo, ch'egli e la sua famiglia correvano per causa della infuriata moltitudine, aveva cosa prudente stimato di ritrarsi ad un luogo di sicurezza; annunziava, ch'ei desiderava, continuassero le bisogne loro; che dal canto suo avrebbe continuato ad esercitare l'uffizio; e mandassero, secondo che mestiero ne sarebbe, alcuni dei membri loro a conferir con lui a bordo della nave sugli affari che correvano.

Rispose l'assemblea, che non potevano recarsi a credere, che alcuno vi fosse in mezzo ai Virginiani d'animo così scellerato, che fosse capace di trascorrere all'eccesso, del quale il governatore apprendeva. Si lamentavano, ch'ei non gli avesse fatti consapevoli dei suoi timori prima di abbandonar la sede del governo; che avrebbero volonterosamente tutti quei partiti abbracciati, ch'egli stesso avesse saputo proporre per la sicurezza sua e della sua famiglia; che in quel luogo così sconcio non era possibile di seguir il corso degli affari con quella convenevolezza e celerità, che richiedevano. Lo pregavano perciò, ritornasse, soddisfacesse all'impazienza dei popoli, e gli disponesse con questa pruova di confidenza alla quiete ed alla concordia.

Il governatore rescrisse molto acerbamente, perchè questi moti popolari troppo più, che non si conveniva, gli perturbavano l'animo. Ritornò però in fine sulla provvision dell'accordo, conchiudendo, che sarebbesi recato a felicità sua, se avesse potuto esser l'istrumento della concordia tra le disgiunte parti dell'impero britannico.

La mansuetudine del fine non era valevole a mitigare l'acerbità concetta negli animi per le male parole del principio della lettera. E se questa fu aspra, nissun dubiti, che la risposta dell'assemblea non lo sia stata molto più. In rispetto poi alla provvisione d'accordo risposero, ch'essa era vana ed insidiosa. Conchiusero, che cambiava bene il modo dell'oppressione, ma non la levava; perciò non la volevano accettare.

Stando in tal tempera gli animi da ambe le parti, le altercazioni eran senza fine. Finalmente avendo l'assemblea fatte le provvisioni, mandò dicendo al governatore, fosse contento di venire nella città di Williamsburgo per dar la ferma alle medesime. Rispose Dunmore, che non voleva la sua persona arrisicare in mezzo ad un popolo impazzato, mandassergli le provvisioni; le avrebbe esaminate. Venisse anche l'assemblea per fermar gli atti che avesse approvati. Qui fu fatto fine ad ogni pubblica corrispondenza tra il governatore e la colonia di Virginia. Se il governatore non voleva fidar sè stesso ai Virginiani, questi non vollero di vantaggio fidarsi in lui. Senza di che pareva anche una strana cosa, che in mezzo a tanti sospetti gli uomini principali di tutta una provincia andassero a mettersi a bordo di una nave da guerra affatto in balìa di una persona, che credevano avversa, e che avrebbe in tal modo potuto ritenergli, come statichi a' suoi ulteriori disegni.

Ricevuta questa risposta l'assemblea vinse un partito, col quale dichiarò, che si avevano sospetti, che qualche sinistro disegno si tramasse contro il popolo di quella colonia. Perciò si avvertivano gli abitatori di star avvisati e pronti a difendere le proprietà e gl'inestimabili diritti loro. Fatte poscia protestazioni di lealtà al Re, e di amore verso l'antica patria si risolvettero, aggiornandosi al mese di ottobre. Così verso la metà di luglio cessò affatto il governo reale in Virginia, dopo ch'esso aveva bastato per ben dugento anni con universale soddisfazione dei popoli, e felicità di tutti.

Ma soprastava grave travaglio e pericolo alla provincia. Si temevano sulle coste e sulle rive dei grossi e numerosi fiumi, che la bagnano, le correrie del nemico, che tanto prevaleva per le forze di mare. Nè si stava senza sospetto sugli schiavi, che in essa erano numerosissimi, e che Dunmore aveva dato intenzione di voler far rivoltare contro i padroni. Questa generazione d'uomini crudele, e crudelmente trattata, se si fosse congiunta con alcuni leali in quei primi momenti, in cui il governo virginiano era tuttavia così tenero, avrebbe potuto operare i più perniziosi effetti, e forse lo sterminio totale della provincia. Per la qual cosa fecero i Virginiani un convento, nel quale presero grandissima confidenza. Procedettero senza soprastamento alcuno ad assoldar genti, a procacciar munizioni, a far provvisioni di pecunia, ed a tutti quei partiti pigliare, che credettero poter partorire qualche benefizio alle cose loro.

Escluso in tal modo Dunmore o per propria caparbietà, o dalla necessità delle cose dal proprio governo, non volle per altro, essendo egli uomo pratico nell'arte della guerra, abbandonar la speranza di ricuperar l'autorità; al qual tentativo l'invitavano oltre l'animo suo tenace e capace di ogni più grande disegno, anche il desiderio, che aveva grandissimo, di far qualche rilevata pruova in servigio del suo Re, e l'opinione, in cui egli era, che sarebbe nato qualche gran moto infra gli schiavi. Credeva eziandio, che fosse grande il numero dei leali, i quali non avrebbero, come ei riputava, mancato di romoreggiare, quando si fosse rappresentato con forti e numerose navi sulle coste, e per fino nel cuore stesso della provincia. La quale speranza, se non era affatto vana, non aveva però in sè certezza alcuna; ed il motto volgare, che dice, che chi vive nella speranza muore a stento, in nissun caso più pienamente si è verificato, che in questo. Ma questo sperare nelle Sette e divisioni intestine dei popoli sollevati è stato un errore comune in tutti i tempi, ed a tutti i capitani. In fatto però vennero a congiungersi col governatore tutti coloro, che venuti essendo in voce di popolo non potevan più rimanere sicuramente nella provincia, ed un certo numero di schiavi, gente tutta di mal affare. Con questi, e colle fregate da guerra, che là stanziavano, aveva in animo di poter fare qualche impressione di momento nei vicini luoghi. Ei non omise nemmeno nissuna diligenza per accrescere il suo navilio, per poter raccor più gente, e maggiormente alla terra avvicinarsi. Nel che avendo ottenuto il suo intento, poichè già aveva in pronto oltre le fregate un gran numero di navi minute, si mise all'opera, mostrandosi ora in questa parte, ora in quella. Ma di per sè non era abile a produrre qualche considerabil effetto. Sperava bensì, che il popolo avrebbe fortuneggiato, e pigliate le armi in favore del Re. Ma questa speranza fu vana. Allora stretto dalla necessità incominciò le ostilità, le quali riuscirono piuttosto una ladronaia, che una buona e giusta guerra. Cosa in vero brutta, che il governatore corresse con ogni sforzo ai danni della sua provincia, e fosse costretto ad accattar colla forza i viveri, dei quali abbisognava. E che dall'altro canto coloro, che testè, e per lungo tempo, obbedito avevano ai comandamenti suoi, s'ingegnassero diligentemente a ributtarlo. Abbenchè i Virginiani affermavano, ch'era loro data onesta cagione di così far dal governatore; poichè le soldatesche regie non solo la conservazione di sè, ma di più la distruzione del paese avevano in mira. Si lamentavano, che rapissero le persone a loro moleste, ed in sulle navi le confinassero; che guastassero le piantagioni, incendiassero le case, rubassero i Neri; nella quale devastazione seguirono molte ferite e morti. I Virginiani fecero marciar verso i fiumi e le coste alcune bande di fresco assoldate dal convento provinciale. Ne seguiva una guerra altrettanto crudele, quanto era inutile, ed a niun altro fine tendeva, che a vieppiù accendere ed inasprire gli animi da una parte e dall'altra.

Il governatore inserpentito incendiò la Terra di Hampton, situata sul porto di questo nome. Avrebbe voluto pigliar ivi le stanze, e farvi un capo grosso. Ma i Virginiani, sopravvenuti a calca, il rincacciarono.

Lord Dunmore pubblicò la legge marziale, per la quale ogni ordine civile doveva cessar nella provincia; si esortarono i leali a ripararsi alle insegne del Re, a ritener presso di loro i censi dovuti alla Corona ed altre tasse, finchè la pace fosse ristorata. Si dichiararono inoltre i servitori appartenenti ai ribelli, Neri o Bianchi che si fossero, del tutto liberi, purchè, pigliate le armi, andassero ad unirsi alle soldatesche reali.

Questo bando, e massimamente la dichiarazione di liberar gli schiavi, che dimostrarono, Dunmore fosse un uomo poco prudente e poco temperato nell'animo, non produssero quegli effetti, ch'egli aveva sperato. Fu essa generalmente e nelle colonie, e in tutti gli altri paesi biasimata, siccome quella, che tendesse a turbar fin in fondo la società, a distruggere la domestica securità, ad ingenerare mortalissimi sospetti, e ad eccitare una gente, già di per sè stessa crudele, all'ire ed al sangue. In fatti poi questo partito del governatore riuscì non che vano, dannoso. Irritò molti, e non sottomise nessuno.

Tuttavia essendo il governatore venuto a terra, prese i suoi alloggiamenti a Norfolk, Terra molto grossa posta sulle rive del fiume Elisabet, nella quale, e nelle vicinanze abbondavano i leali. Quivi concorsero a lui alcune centinaia di questi, e di Neri, dimodochè diventò in quella parte superiore ai nemici. Alcune milizie provinciali, le quali avevano fatto le viste di opporsi, furon di leggieri sconfitte. Già si aveva concetta nell'animo la speranza di esser in grado di ricuperare la provincia, ed alla divozione del Re tutta ritornarla.

Queste cose, come origine di più importanti moti, e seme di più gran guerra furono gravemente sentite dai reggitori dello Stato di Virginia; onde deliberarono di porvi un pronto rimedio. Mandarono con ogni maggior diligenza alla volta di Norfolk un reggimento di soldati d'ordinanza, ed una mano di minuti uomini sotto i comandi del colonnello Woodford. Avuto il governatore intenzione di questi rinforzi, occupò molto prudentemente un forte luogo sulla sponda settentrionale della riviera Elisabetta, chiamato Great-Bridge, o sia Gran Ponte, distante a poche miglia da Norfolk. Questo dovevano traversare i provinciali, se volevano arrivare alla Terra. Quivi construsse tosto un puntone dalla parte di Norfolk, che affortificò il meglio che seppe e potè per la brevità del tempo, e lo fornì copiosamente d'artiglierie. Il puntone era da ogni parte attorniato d'acque e da paludi, e solo vi si aveva il passo per un dicco, o sia argine molto lungo. Le forze del governatore non erano di gran momento. Aveva da due centinaia di stanziali, ed una banda di volontarj norfolchesi. Il resto era, tra gentame di Bianchi, e servidorame di Neri racimolati in fretta, una moltitudine disordinata. I Virginiani pigliarono gli alloggiamenti a fronte degl'Inglesi in un piccolo villaggio a gittata di cannone. Avevano avanti di sè il dicco molto stretto, l'estremità del quale affortificarono anch'essi con un puntone. In questo stato stettero molti dì l'una parte e l'altra senza far moto alcuno. Finalmente accortosi Dunmore, che l'indugio era pregiudiziale a lui ed utile agli Americani, ai quali abbondavano le vettovaglie, e che s'ingrossavano ogni giorno, essendo egli stesso d'animo grande, ed avendo forse a vile i soldati del nemico, deliberò di dar la batteria. Sperava in questo modo di potersi aprir la via nelle viscere della provincia. Adunque la mattina dei 9 dicembre prima del dì ordinò a Fordyce, capitano di una compagnia di granatieri, andasse all'assalto. Marciarono baldanzosamente contro il puntone degli Americani. Fordyce guidava l'antiguardo; il luogotenente Baturst i fanti perduti. Il capitano Leslie veniva dopo con una schiera di trecento tra Neri e Bianchi, e dugento stanziali. Si risentì tosto il campo americano, e si apparecchiò alle difese. Il combattimento durò lunga pezza con un'ostinazione incredibile. Finalmente, morto Fordyce, che meritò in questo fatto le lodi di animosissimo soldato, a pochi passi del puntone, e molti de' suoi, le genti britanniche si ritirarono al ponte. Gli Americani non gli seguitarono, impediti dall'artiglieria del Forte. I Neri fecero cattivissima pruova, e si salvarono con la fuga. Trattarono gli Americani dolcemente gl'Inglesi venuti in mano loro, duramente i leali. Fu questo fatto, dal canto di Dunmore, più di temerario capitano, che di animoso soldato.

Il governatore, perduta ogni speranza di far frutto in questa parte, abbandonato il Gran Ponte, si ritirò a Norfolk, lasciando in poter dei nemici alcune bocche da fuoco. E non credendosi sicuro in questa Terra e nella vicinanze, deliberò di montar di nuovo sulle navi, il numero delle quali si era molto accresciuto per l'aggiunta di quelle, che si erano trovate nel porto di Norfolk. Il che gli venne fatto in un gran bisogno; poichè molti fra i leali, abbandonato il paese, cercarono rifugio sull'armata, portando seco gli arredi e suppellettili più preziose. I provinciali occuparono Norfolk, il quale quasi deserto trovarono, avendo i più sgombrato alle navi del governatore.

Mentre in tal modo si travagliava sulle coste della Virginia, covava un disegno di grand'importanza, e questo era di levare in armi gli abitatori delle parti diretane delle colonie, ma particolarmente della Virginia e delle due Caroline, i quali si sapeva essere bene affetti verso la causa reale. Si sperava ancora, che gl'Indiani si sarebbero accozzati, e non solamente avrebbero molestato alla coda i provinciali; ma inoltre crescendo di numero e di forze, pervenuti sarebbero a traversare le province, e congiungersi sulle coste col lord Dunmore. Fu creduto istrumento opportuno a questo disegno un Giovanni Conelli, nato nella contea di Lancastro in Pensilvania, uomo arrisicato ed audace molto, il quale, trovatosi con Dunmore, aveva da lui ricevuto favorevoli condizioni, ed un mandato amplissimo per poter mettere ad esecuzione il carico, che gli era stato dato. Adunque questo Conelli, lasciato Dunmore, andò a tentare gli animi degl'Indiani dell'Ojo e quelli dei leali sui confini delle colonie. Avendo in ciò fatto grandissimo frutto, se ne ritornava al governatore. Si era appuntato, che le guernigioni vicine, e principalmente quelle del Detroit, e del Forte Gage fra gl'Illinesi gli prestassero assistenza, e si sperava altresì, che gli uffiziali delle guarnigioni del Canadà lo avrebbero secondato. S'intendeva, che tostochè le genti sue fossero in pronto, dovesser far capo grosso a Pittsburgo, e quindi, valicate le montagne Allegany, correre la Virginia, e, traversatala, andarsi a congiungere con Dunmore nella città di Alessandria, posta sulle rive del fiume Potamack. La fortuna si era favorevole dimostrata a questi primi principj. Era già Conelli andato parecchie volte sano e salvo da un luogo all'altro, e tenute le sue pratiche cogl'Indiani e coi leali molto segrete. Già si andava avvicinando a Detroit sulle estreme frontiere della Marilandia presso il borgo di Tamar, seco stesso rallegrandosi di essere oramai uscito da tutti i pericoli. Ma in questo luogo fu conosciuto, carcerato, e le scritture che portava, pubblicate per ordine del congresso. Così questa segreta trama che Dunmore, mancando di armi vive, aveva ordito, riuscì come parecchie altre di niun effetto. Solo s'inasprirono vieppiù gli animi dei coloni, e la sua autorità andò soggetta a maggior diminuzione.

In questo mentre si preparava contro Norfolk un evento lagrimevole. Quantunque molti fra i leali di Norfolk e del contado vicino avessero cercato asilo sull'armata del governatore, molti però erano rimasti, o sia, che non fosse bastato loro l'animo di lasciar le proprie terre, o sia, che temessero i disagi del mare e della fame, o sia pure, che sperassero di trovare più mansuetudine nei concittadini loro, i quali facevano professione della libertà, ch'essi stessi non avevano fatto provare a questi, quando erano stati superiori in quel tratto di contrada. Certo è, che i libertini diventati superiori essi, gli aspreggiarono fieramente, e sopra di loro tutte quelle più gravi nimicizie esercitarono, che tanto sono frequenti nelle guerre civili tra gli uomini di diverse Sette. Il governatore arrabbiato, e commosso alle miserabili grida dei leali, se ne volle vendicare. Questo mal talento si accresceva ogni giorno a motivo delle avvisaglie, che seguivano frequentemente tra le due parti, sforzandosi i provinciali d'in sulla spiaggia d'impedire, che i reali non isbarcassero per andare alla busca nel paese, e questi per lo contrario brigando in ogni maniera di furar vettovaglie ad ogni tratto. Per la moltitudine delle bocche erano stremi di ogni cosa, e non avevano più di nissun ben vivente. Finalmente essendo arrivata dall'Inghilterra nella cala di Norfolk una nave da guerra, Dunmore mandò a terra un tamburino, intimando ai provinciali, somministrassero i viveri, e cessassero il trarre; altrimenti avrebbe fulminata la Terra. I provinciali risposero del no. Il governatore deliberò di cacciargli colle artiglierie, e di ardere le case che stavano in sulla riviera. La mattina mandò a dar notizia della presa risoluzione, acciocchè le donne, i fanciulli e tutte le bocche innocenti potessero ritirarsi in salvo. Il primo di gennajo la fregata il Liverpool, due corvette ed il giunco armato del governatore traevano furiosamente contro la città, e nel medesimo tempo alcuni uomini delle ciurme sbarcavano e mettevano fuoco alle case. Tosto le fiamme si apprendevano, l'incendio si propagava. Tutta la Terra fu consumata. Arse anche tutto il paese all'intorno per opera dei provinciali stessi, perchè volevano levare al nemico qualunque comodità, e tor quel nido alle genti del Re. Tali sono gli effetti dell'ire civili, tali i risultamenti delle umane discordie. Ma l'uomo è troppo spesso o ambizioso, o ingannato; e se non mancano in ogni età gli autori delle guerre, non manca nemmeno loro l'ingegno di ricoprirne coi soliti inorpellamenti le cagioni, sicchè i miseri popoli oppressi e soppozzati in fondo non sappian il più delle volte, da chi ne abbiano il buon prò. In questo modo fu distrutta una delle più ricche e delle più fiorenti città della Virginia.

Narrato lo stato della provincia di Virginia, dopo che vi aveva il governo regio cessato, l'ordine della storia ricerca, che noi ci voltiamo a raccontar quelle cose, che a questi tempi accaddero nelle altre. Già abbiamo detto l'ardor dei popoli, che si manifestò nella Carolina Meridionale al tempo, in cui vi si ebbero le novelle del fatto di Lexington, e come vi si facesse un convento provinciale, si sottoscrivesse una lega e vi si assoldassero fanti e cavalli per difendere la colonia. In mezzo a questi travagli arrivava il governatore Campbell, al quale nonostante i pubblici romori furon fatte le grate accoglienze. Ei si pensò di voler usar la milizia per ostare ai reggimenti d'ordinanza, che stati erano levati dal convento, o congresso provinciale, ed a questo medesimo contrapporre l'assemblea provinciale. Sperava in tal modo, col dividere i popolani, diminuir le forze loro ed interrompere i loro disegni. Perciò di propria autorità spedì i ruotoli agli uffiziali della milizia, e convocò l'assemblea secondo gli ordini antichi. Ma l'uno e l'altro disegno riuscì vano; le milizie stettero ferme nella impresa del popolo, e l'assemblea sì ostinatamente resistette ad ogni sua proposta, ch'ei fu necessitato a congedarla. Parve star quieto per qualche tempo. Ma si sapeva che teneva pratiche segrete coi leali, che non eran pochi, e massimamente sui confini verso le montagne ed i laghi. Per iscalzarlo i provinciali operarono di modo, che uno, Adamo Macdonald, capitano nei reggimenti provinciali, uomo in molta fede presso i libertini, andò a visitare il governatore sotto il nome di Dick Williams, qualificandosi di messo, che i leali mandavano per professar la fede loro e ricevere gli ordini. Il governatore, che si sentì sollecitare dove gli pizzicava, si discoperse, e disse tutto quel che sapeva. Macdonald, scovato nel modo che si è detto il governatore, rapportò le cose al Consiglio generale. Si levò un romore grandissimo. Il Consiglio diputò al governatore alcuni de' suoi, fra i quali lo stesso Macdonald per chiedergli, mostrasse loro i dispacci ricevuti dall'Inghilterra. Campbell ricusò risolutamente. Si mosse il partito di farlo arrestare, ma non si ottenne. Il governatore ebbe paura, e si ritirò a bordo di una corvetta, ch'era sorta nel porto. Portò seco il sigillo della provincia. Il Consiglio mandò a pregare, ritornasse. Non volle. Così cessò affatto il governo reale nella Carolina Meridionale, e tutta l'autorità pubblica fu trasferita dagli antichi maestrati nel convento provinciale, nella congregazione di sicurezza, e simili maestrati popolari, alla potestà dei quali il popolo non pose alcun limite, se non se, guardassero, la repubblica non ricevesse danno.

Ma intanto il governatore Campbell non istava ozioso. Sapeva, che i reali erano numerosi in certe parti della provincia, e sperava, che incitandogli e rizzando un'insegna, intorno alla quale avessero potuto raunarsi, avrebbe fatto qualche gran frutto. Nella parte posteriore della provincia abitava una generazione d'uomini chiamati regolatori. Eransi questi nel 1770 arrogato il diritto di eseguire essi stessi le leggi contro i malfattori. Sì oltre procedettero, che di propria autorità davan le pene corporali a questo ed a quello. Per ovviare a tanta enormità fu mandato lord Mantague, il quale, usando molta severità, restituì in mezzo a quella gente trascorsa l'autorità delle leggi. Adunque questi regolatori ricordevoli dello scotto avuto per causa di quelle illegittime assemblee, non fu mai, che avessero voluto consentire ad accostarsi al congresso ed agli altri maestrati popolari, che, egualmente che i passati, riputavano irregolari ed illegali. Ritrovavansi nei medesimi luoghi molti Olandesi ed Irlandesi, i quali siccome quelli che dalle concessioni e liberalità del Re avevano ricevuto le terre, o per debito di gratitudine, o per paura di perderle, se si fossero congiunti coi libertini, si conservavano fedeli, ed ogni opera facevano per contrastare ai nuovi reggitori. Ai medesimi si congiunsero alcuni altri Irlandesi, i quali veniticci per paura dalle province settentrionali si erano in questa ritirati. Perciò determinò Campbell di usar queste genti per arrivare ai fini suoi. Andò seminando fra di loro, che le colonie d'America erano di gran lunga troppo deboli per poter resistere alla potenza della Gran-Brettagna; che non si trattava, che di una piccola tassa sul te, il qual essi non erano usi di logorare; che gli abitanti delle coste erano quelli, che si opponevano a questa tassa, e ciò per averne il te franco, senza prendersi pensiero, che questa ostinazione loro avrebbe privato gli abitatori delle parti interne di molti oggetti al vivere necessarj; che la sola spesa di mantenere i reggimenti provinciali oltrepasserebbe d'assai quella, a cui sommavano le tasse imposte dal Parlamento. Accrebbero il mal animo di costoro le violenze dei popolani, i quali si sforzavano, volessero o no, di far loro sottoscrivere la lega. Dal che nacque, che molti, che rimasti sarebbero neutrali, si gettavano di forza nella parte contraria. In nessuna parte della provincia erano i leali altrettanto numerosi, quanto in quel tratto di paese che giace fra i due fiumi Broad e Saluda. Ricusarono di secondare le risoluzioni del congresso, di sottoscrivere la lega e di far leve di soldati. I libertini desiderando di procedere pacificamente, mandarono in quei luoghi due uomini di grandissima autorità Guglielmo Enrico Drayton, e Guglielmo Tennent. Questi molto dissero e molto fecero per sopire i sospetti nati fra quei popoli, ma con niuno o poco frutto. Quindi nacquero gravi gelosie tra le due parti. Corsero all'armi, e le due osti presero il campo l'una dirimpetto all'altra. S'interposero i buoni cittadini per evitar il sangue, e finalmente dopo alcuni giorni di pratica si conchiuse un accordo, pel quale i leali dettero la fede di rimaner neutrali. Ma ruppe queste prime speranze di qualche riposo un Roberto Cunningham, persona inquieta, ed uno dei Capi più vivi dei reali, il quale non cessava di sparger nuovi semi di discordia. Da ogni parte i reali correvano all'armi. Il congresso, volendo porre il piè su di quelle prime faville, ordinò al maggiore Williamson, comandante la milizia, di marciar contro i sediziosi. Ma questi, in maggior numero essendo, prevalevano. I tempi correvano difficili, ed il congresso caroliniano avendo un esercito ed un'armata inglese a fronte, a ridosso i concittadini sospetti, non poteva sperar di ottenerne la vittoria. I Capi provinciali per opprimere questi tentativi degli avversarj fecero marciare alla volta dei luoghi sospetti molte bande di milizie e di soldati di ordinanza sotto gli ordini dei colonnelli Richardson e Thompson, ai quali si accozzarono di vantaggio i colonnelli Polk e Rutherford, che guidavano i Caroliniani settentrionali. I reali, dispersi, discordi, e privi di Capi di riputazione, trattando tutte le cose con timore e con dubbioso consiglio, dovettero ricevere i patti dai vincitori. A questo subito impeto dei libertini stettero per lungo tempo quieti, e non fecero più nissuna dimostrazione, fino a che le armi inglesi non prevalsero nelle province della Giorgia e della Carolina Meridionale.

I Caroliniani essendosi al tutto risoluti al partito della guerra, incominciarono a voltar l'animo a tutti quei provvedimenti, che potessero abilitargli ad esercitarla con frutto. Pensarono sulle prime a far procaccio di polvere d'artiglierie, della quale avevano grandissimo difetto. Stava sull'ancore vicino al rialto o banco, che essi chiamano barra, di Sant'Agostino nella Florida Orientale una nave inglese, che aveva un gran carico di polvere. Alcuni popolani audaci e pratichi del mare si recarono con grandissima celerità sopra la nave, l'abbordarono, e s'impadronirono di quindici migliaia di libbre di polvere, che con eguale felicità trasportarono in Charlestown. Questo fu acquisto utilissimo in tanto bisogno loro, e ne fornirono molto opportunamente i Massacciuttesi, siccome pure l'esercito, che fece poco dopo la spedizione del Canadà. Ma rimaneva ancora in potestà del Re il Forte Johnson posto sull'isola James, la quale sta a rimpetto della città. Questo Forte signoreggiava il porto di Charlestown. La notte il colonnello Motte con una buona smannata di nuove leve, sbarcato sulla isola entrò dentro, essendosi la guernigione ritirata, come inabile a resistere, sopra le navi da guerra. I Capi del popolo ordinarono, che nissuno stesse a somministrare acqua o vettovaglie alle navi del Re, altro che del giorno al dì. Gl'Inglesi bloccavano il porto e facevan molte prede con infinito danno della città. Perciò il colonnello Moultrie con una masnada di soldati provinciali, e colle artiglierie andò ad occupare la punta di Huddrel, e piantativi alcuni pezzi ben grossi obbligò i capitani inglesi a snidare di quei luoghi, e ad allargarsi in alto mare. Così la città si trovò per allora libera dal travaglio dell'armi inglesi. Ma per preservarsi dai futuri assalti deliberarono di far fortificazioni sulla punta di Huddrel, che difende l'entrata alla città per la via del canale di Hog-Island, e di accrescere quelle del Forte Johnson, il quale assicura il porto in faccia a James's-Island. Rizzarono eziandio un nuovo Forte in questa medesima isola a ponente del Forte Johnson, ed un altro sull'isola di Sullivan, il quale chiamarono poscia col nome del colonnello Moultrie. Le milizie provinciali si esercitavano, e i reggimenti di ordinanza s'ingrossavano ogni giorno. In somma in tutte le parti della provincia si preparavano le difese contro gli assalti del nemico.

Ma questo zelo dei Caroliniani a difendere la propria provincia, quantunque vi andassero molto di buone gambe, era anche acceso vieppiù dalle risoluzioni del congresso generale. Aveva questi decretato, che se si avesse a difendere Charlestown contro i tentativi dei nemici, si dovessero mantenere a spese della lega nella colonia tre reggimenti di fanti; che se il convento o la congregazione di sicurezza giudicassero spediente di arrestare o distruggere qualsivoglia nave che si fosse, il facessero, ed avrebbe il congresso approvato. Raccomandò eziandio, si piantassero Forti e batterie nei luoghi, che più opportuni giudicassero.

Nè erano in questo tempo state del tutto quiete le cose della Carolina Settentrionale, provincia, nella quale i reali abbondavano forse più che in qualunque altra, cavatane però quella della Nuova-Jork. Eravi governatore un Martin, uomo pronto ed operoso, il quale si studiava continuamente a novità per accrescere le parti del Re. I libertini stavano in molta gelosia rispetto massimamente agli abitatori delle contrade superiori della colonia, tutti Scozzesi, e montanari fuorusciti, coi quali si sapeva, che il governatore teneva pratiche continue. Il congresso non aveva tralasciato di prendere risoluzioni, che atte fossero a rompere questi disegni. Aveva raccomandato ai popoli della colonia, amatori della libertà, si collegassero ed ordinassero in bande di milizia, e nel caso in cui l'assemblea od il convento provinciale giudicato avessero necessario di far genti, queste dovessero esser considerate come parte dell'esercito generale, e condotte al soldo della lega. La quale risoluzione del congresso fu mandata ad effetto, se non con un consenso universale, certo con sufficiente prontezza. Si fece anche un convento provinciale, il quale assunse l'autorità della consueta assemblea dei rappresentanti. Si arrosero, secondo il solito, le congregazioni di sicurezza, e gli altri maestrati popolari. Il governatore s'insospettiva, ma non si perdeva di animo; ed a fine di poter sostenere un primo impeto, finchè ad un gran bisogno fosser venuti in suo soccorso i leali delle parti superiori, fece affortificare il suo palazzo a Newburn, e munirlo d'artiglierie. Il popolo s'infuriò, corse alle artiglierie, se ne impadronì, e ne portò via sei pezzi. Il governatore allora si rifuggì precipitatamente al Forte Johnson sul capo della Fear-river. Temendo i provinciali, che quivi si affortificasse e facesse qualche capo grosso, siccome pure, che quel luogo servisse come di porta, per la quale entrar potessero quelle forze, che sarebbero mandate contro la colonia, deliberarono di cacciarlo da quel nido. Ei pare eziandio, che non fossero senza sospetto, che fosse per bandire la libertà degli schiavi a fine di servirsi dell'opera loro per ristabilire il governo del Re. Desideravasi un pronto rimedio. Fecero una massa generale a Wilmington, città molto principale della provincia, ed elessero condottiere il colonnello Ashe, il quale dagli stipendj del Re si era condotto a quelli del popolo. Corsero tosto contro il Forte Johnson; ma il governatore, il quale non aveva voluto aspettare tanta piena, si era ritirato a bordo di una nave del Re. La notte che seguì, il colonnello Ashe entrò nel Forte, e vi arse ogni cosa. Guastò poi il paese, acciocchè il governatore non se ne potesse prevalere. Chiarirono il governatore nemico all'America, e gl'imputarono di aver voluto sollevar i Neri contro i padroni, la qual cosa non gli fu apposta falsamente. Rispose con una lunghissima scrittura, che fe' propagare nella provincia. Ma il congresso provinciale chiarì questo bando del governatore libello famoso, e lo fece ardere pubblicamente per le mani dell'esecutor della giustizia. Fecero anche a questi dì una lunga lettera agli abitanti della Gran-Brettagna piena delle solite protestazioni. Queste cose tutte attizzavano singolarmente il popolo. Ma quello che diè nuova e maggior esca a questo fuoco si fu, che nel giardino, e dentro le volte del governatore furono trovate nascoste polvere e palle con altre armi e munizioni. Intanto aveva il convento provinciale decretato, si facesse una leva di mille stanziali, ed un'altra di tremila di minuti uomini. Creò biglietti di credito pel mantenimento loro. Il congresso generale desiderando di viemmeglio assicurare le cose sue, e conoscendo di quanta importanza fosse l'aver favorevoli i regolatori ed i montanari, che abitavano le parti superiori, mandò loro due ministri del Vangelo per fargli capaci della natura della controversia, che correva allora tra la Gran-Brettagna e le colonie. Così nissun mezzo intentato si lasciava dai Capi del popolo per arrivare ai fini loro. Le armi e la pecunia si preparavano; i soldati si esercitavano, e gl'inesperti si ammaestravano. Gl'indifferenti od i tiepidi si riconfortavano. I Capi popolari in questa colonia per l'abbondanza degli avversi si mostraron altrettanto più operativi, quanto più difficil'era la condizione, nella quale si ritrovavano.

Nella Pensilvania si procedeva temperatamente, o fosse l'indole più quieta degli abitanti, o la prudenza del governatore. Tuttavia, e l'assemblea provinciale, che continuava a risiedere in Filadelfia, e tutti gli abitatori generalmente non si dimostravano meno costanti nel procacciar le difese. A questo fine si esercitavano con molta efficacia nell'armi. E siccome per la vastità e la profondità dell'acque del fiume Delawara, il quale corre vicino alle mura della città di Filadelfia, vi era pericolo che gl'Inglesi colle navi loro vi si accostassero, la qual cosa sarebbe stata cagione di gravissimo danno alla provincia e universalmente a tutta la lega, si consigliarono di serrar il passo con affondar dentro nel filo dell'acqua grosse e pesanti travate, ch'essi chiamarono cavalli di frisia, e che noi con vocabolo italiano chiameremo triboli. Questi triboli eran così fatti, che su due grosse travi poste in fondo del fiume fra di loro paralelle, e ad una convenevole distanza, e congegnate insieme con le opportune correnti, o sia travicelli trasversali si elevavano all'insù, ed inclinantemente un poco verso la china del fiume altre due grosse travi colle teste broccate di ferro capaci di forar le navi, che si attentassero di andar su pel fiume. Tutte queste macchine gravi per sè stesse, ed aggravate ancora da grosse pietraje, non potevano nè sì facilmente esser rotte, nè arrovesciate, nè rivoltate. Furono esse, essendo state con molto ingegno immaginate, e con ogni maestria costrutte, di non poca utilità negli avvenimenti della guerra. Oltre a ciò i Pensilvanesi erano diligentissimi nel fornir le armi e le munizioni. L'assemblea provinciale aveva deputato una congregazione d'uomini eletti per sopravvedere, se le armi si fabbricavano con quella prontezza che si desiderava, e con quella perfezione ch'era richiesta. Questi non cessavano di andare attorno per istimolare all'opera gli archibusieri ed altri armaiuoli. E perchè non venissero meno le polveri, delle quali già si provava grandissimo difetto, pubblicarono, che si sarebbe dato un premio a chiunque avesse portato salnitro ben condizionato. Ordinava l'assemblea, si levassero parecchj battaglioni, e si vestissero ed armassero. Grandissime quantità di polvere si fabbricavano nelle vicinanze di Filadelfia, e da un sol molino se ne avevano cinquecento libbre la settimana. In somma ogni cosa si volgeva alla guerra. Il governatore non poteva opporsi ad una inclinazione cotanto universale, non avendo in pronto nella colonia soldatesche proprie.

La provincia, e principalmente la città della Nuova-Jork si ritrovavano in grave travaglio. Erano da ogni parte esposte alle offese delle armate britanniche, e questa aveva un presidio, sebbene debole, di soldati reali d'ordinanza. S'aspettavano inoltre dalla Gran-Brettagna nuovi rinforzi, e si sapeva che tutte le genti che arrivavano in America, sbarcavano e facevano capo grosso nella Nuova-Jork. Fecero dunque un mandato ai deputati loro al congresso generale, perchè movessero, acciocchè questi avvisasse, in qual maniera dovessero procedere nel caso, in cui arrivassero le genti, le quali era noto, fossero già partite dall'Irlanda per alla volta dell'America. Rispose il congresso, stessero sulle difese, le lasciassero sbarcare, fossero permesse di rimanere nelle baracche, purchè pacificamente e quietamente si comportassero; non potessero però rizzar fortificazioni per interrompere la comunicazione tra la città ed il contado; se usassero la forza, si resistesse colla forza; le munizioni da guerra si sgombrassero ai luoghi interni della provincia; si dinotassero i rifugi per le donne e pei fanciulli; si armassero, e stessero avvisati gli abitanti. Ma i Jorchesi non indugiarono molto ad essere liberati dalle apprensioni in cui erano. Le genti regie arrivarono; ma invece di sbarcare alla Nuova-Jork andarono a prender terra a Sandy-Hook, donde, trovati gli ordini del generale Gage, si rimbarcarono per alla volta di Boston. Il fatto di Breed's-hill aveva assottigliato il presidio di questa città, e nuovi soldati abbisognavano per riempir le compagnie. Quelle soldatesche istesse, che da molto tempo avevano gli alloggiamenti nella Nuova-Jork, si ripararono a bordo di una nave da guerra, ch'era sorta nel porto, dimodochè la città, liberata affatto dalla presenza delle soldatesche reali, fu intieramente in propria balìa riposta.

In questo tempo arrivò da Londra a Nuova-Jork il governatore Tryon, uomo d'ingegno molto svegliato, d'animo pronto e di molta autorità nella provincia. Fu accolto gratamente. Ei non si ristava nel promuovere la causa reale. Nel che faceva gran frutto. Le cose passarono assai quiete per un tempo. Poi successe una baruffa, in cui una nave regia trasse a palla ed a scaglia contro la città, perchè i cittadini vollero allontanar le artiglierie da certi luoghi. Molti fuggendo si ritirarono in contado. Il governatore, pregato il convento, la congregazione di sicurezza e gli uffiziali delle milizie, lo udissero, l'ottenne. Disse, che aveva provato grandissimo dolore alla presente discordia; pregò, usassero prudentemente la potestà, che avevano intiera; osservò, che i partiti violenti allargavano la ferita, e ponevano la Terra in manifesto pericolo di esser da capo in fondo distrutta. Da questo si vede chiaramente, a quali termini fosse condotta, ed a quanto deboli fondamenta si appoggiasse allora l'autorità reale in America; perciocchè nella provincia stessa della Nuova-Jork, in cui forse più che in nissun'altra abbondavano i leali, il governatore era a tali strette arrivato, che invece di comandare era obbligato di pregare. Da ciò si manifesta ancora, che il Tryon era stato inviato non per governare una provincia, che più non lo voleva obbedire, ma per brigare di segreto, per seminar la zizzania, per corrompere i buoni, e per istipendiar i tristi. La qual cosa quanto sia lontana dalla dignità del governo di una nazione potente, e quanto atta sia a renderlo agli occhi dell'universale contennendo, ognuno sel può immaginare. Ei sarebbe stato molto migliore partito, se il governatore, conosciuta la condizione delle cose, si fosse ritratto altrove, lasciando la provincia tutta in poter dei libertini. Imperciocchè il reggere senza comandare, ed il comandare senza essere obbedito non poteva essere se non con molta diminuzione della dignità sua e dell'autorità regia.

Il congresso generale era entrato in grandissimo sospetto alle arti, che il governatore Tryon usava. Temevano, ch'ei vi movesse umori pericolosi, i quali fluttuando avrebbono facilmente sortito qualche fastidioso termine. Perciò pensarono al rimedio. Deliberarono, si arrestassero, e con buona guardia si custodissero in tutte le province tutti coloro, siano, chi esser si vogliano, ed avesser nome come lor paresse, i quali per le opinioni loro dessero qualche sospetto. Questa fu la legge dei sospetti. I deputati jorchesi ne mandarono copia nella provincia loro. Tryon, udita la novella, dubitando di qualche strana risoluzione, si rifuggì tosto a bordo di una saettìa inglese, che stava in porto. Portò seco il sigillo della provincia. In sul finire dell'anno poi, avendo avuto licenza dal Re, mandò un bando ai Jorchesi, col quale notificò loro questa intenzione del Principe, ed il desiderio, ch'egli aveva grandissimo, che si ritrovasse tra l'una parte e l'altra qualche termine di onesta composizione. Così svanì del tutto perfino la sembianza dell'autorità regia nella Nuova-Jork, la qual autorità però era cessata già da molto tempo prima. Questo fu il fine delle speranze, che i ministri avevano collocato nelle arti e nei maneggi del governatore Tryon, il quale riputato avevano istrumento molto potente a travagliare le cose di quella provincia tanto principale.

Intanto aveva il convento provinciale divisa la colonia in altrettanti distretti, dimodochè ciascuno fornir dovesse una compagnia di soldati. Nel medesimo tempo aveva ordinato, quale avesse ad esser la forma e l'ordine delle compagnie. Ma erano in molti più vane dimostrazioni, che vere protestazioni. Imperciocchè alcuni membri del convento provinciale stesso si discoprirono con dire, che i biglietti di credito non avrebbero ricevuto, e che si sarebbero allo stendardo reale riparati, quando fossero arrivate le soldatesche inglesi. I soldati jorchesi stessi disertavano alla ricisa. Tanto era stato efficace il subbillare di Tryon, o sì grandi erano l'avarizia, o la paura, o la fedeltà degli abitanti. Delle quali cagioni, quando si voglia credere, che l'ultima sia stata la vera, non si potranno con tuttociò i Jorchesi scusare dalle note di viltà e d'ipocrisia, per non aver essi avuto ardire di seguitare apertamente le bandiere reali, ed aver anzi simulato zelo per la causa, che la maggior parte dei coloni abbracciata avevano. Ma le simulazioni e le dissimulazioni in nissun tempo sono tanto frequenti, quanto nei rivolgimenti politici delle nazioni. Perciocchè quelli, che testè seguivano i Re, dopo seguirono le repubbliche, e quei che testè seguivano le repubbliche, appresso parteggiarono pei Re, secondo che gli guidava o l'ambizione, o l'avarizia, o l'una o l'altra di queste due pesti. Tal è la miserabil condizione dell'umana natura, ch'ella non è mai a sè stessa consentanea; e che quando lascia un partito per correre ad un altro, questo fa il più delle volte piuttosto per biasimevoli cagioni, che per lodevole consiglio.

La Marilandia seguiva l'esempio delle altre province. Anche in questa l'autorità della consueta assemblea fu trasferita in un convento, che si fece nella città di Annapoli, il quale propose gli articoli di una lega da accettarsi da tutti i suoi membri, e da tutti gli uomini liberi della provincia. Si univano, e la lor fede impegnavano l'uno verso dell'altro, e tutti verso l'America di persistere giusta lor possa nella opposizione, sia coll'armi, sia colle restrizioni commerciali. Decretarono, si arrolassero quaranta compagnie di minuti uomini, e che tutti gli abitanti della provincia, uomini liberi, dai sedici ai cinquant'anni, eccettuati solamente gli ecclesiastici, i medici esercenti l'arte loro, i serventi del governatore, i minuti uomini, i bombardieri, e quelli i quali le opinioni religiose proibivano dal portar le armi, si facessero descrivere in una qualche compagnia di milizia. Dal che si può conoscere, quanto assegnati, e da ogni cieco impeto lontani fossero quei popoli, i quali stretti da un sì grave bisogno essendo, esentarono però dal carico della milizia quegli uffiziali del pubblico, che più credevano all'utilità comune necessarj; ed in quanto rispetto avessero le opinioni appartenenti alla religione. Determinarono con molta accuratezza, quali avessero ad essere gli ordini di questa milizia, e quali le paghe dei soldati e degli uffiziali. Crearono ancora una congregazione di sicurezza, che governar dovesse le bisogne spettanti alla milizia ed ai minuti uomini; e che a tempo delle vacanze del convento tutte quelle provvisioni facesse, le quali alla salute della provincia si appartenessero. Ordinarono congregazioni per sopravvedere il tutto, e per ricevere e mandare l'un all'altro le opportune notizie. Finalmente crearono 266,666 dollari in biglietti di credito per sovvenire ai bisogni della milizia. Intanto il popolo aveva già fatto impeto nel magazzino provinciale, e ne aveva portate via le armi e munizioni, che erano una quantità notabile.

Nella Nuova-Cesarea continuava l'autorità regia secondo gli ordini consueti, la quale però non faceva nissun effetto, non essendo munita delle necessarie armi; e di già era sorta l'autorità popolare, la quale avendo le armi e l'opinione dell'universale volte in suo favore reggeva ogni cosa. Vi si descrivevano, si armavano, si ordinavano e si esercitavano le milizie a norma dei provvedimenti fatti da un congresso provinciale. Il popolo era corso al Tesoro provinciale, dove si contenevano da venti in trentamila lire di sterlini, e di questi si impadronì, riserbandogli alle paghe della milizia. Intanto oltre alle milizie provinciali il congresso generale raccomandò, che il convento della Nuova-Cesarea levasse senza soprastare, a spese della Camera generale, due battaglioni; che gli uffiziali le medesime paghe avessero dei compagni dell'esercito della lega; e che i soldati si conducessero per un anno. In questo frattempo il governatore convocava l'assemblea provinciale, alla quale favellando parlò con dolore delle presenti turbolenze, ed annunziò, che i comandanti delle armate britanniche sulle coste d'America tenevano ordini di procedere nimichevolmente contro ogni porto o Terra, nei quali o stati fossero offesi gli uffiziali del Re, o fatte genti, o piantate Fortezze, o messi a ruba i pubblici fondachi. Parlò ancora del desiderio dell'independenza, e toccò della sicurezza della sua persona, aggiungendo, che in questo se ne voleva del tutto rimettere nella fede loro. Rispose l'assemblea, in quanto alla independenza, negando molto asseverantemente; circa la sicurezza del governatore, stesse egli di buon animo; e finalmente in rispetto alle turbolenze, che le deploravano essi bene; ma che non potevan far altro, standone la causa nelle deliberazioni del Parlamento.

Le due province del Connecticut e dell'isola di Rodi avendo gli uomini loro di natura molto inclinati alla libertà, e non avendo l'impaccio di un governatore reale, imperciocchè giusta gli ordini antichi, esse stesse a voce di popolo se lo eleggevano, avevano molto per tempo fatto provvedimenti d'uomini, d'armi e di munizioni. Del che stavan essi in tanto maggior bisogno, quanto che la vicinanza delle genti inglesi da Boston dava lor sospetto, e le navi nemiche andavano corseggiando per le coste a fine di trarre vettovaglie; non solo per uso loro, ma eziandio del presidio assediato in quella città. Oltre di questo il capitano Wallace, comandante di una nave del Re, con alcuni altri legni armati in guerra noiava grandemente il commercio loro, predando ora questo, ora quell'altro legno mercantile appartenenti ai Rodiani od ai Connecticuttesi. Poi trasse a furia contro la città di Bristol. Le case, i fondachi e la chiesa ricevettero gran danno. La sera si fece un accordo, concedendo gli abitanti bestiame minuto all'infuriato capitano. Queste ostilità esercitate dalle navi del Re contro una città disarmata, diedero nuova cagione ai già troppo gravi disdegni degli Americani, i quali se ne dolsero nelle numerose scritture pubbliche e private, molto acerbamente.

Ma Wallace non era tale, che si lasciasse smuovere facilmente dal suo proposito, e forse anche la necessità lo costringeva. La colpa non era sua, ma sibbene di quei ministri, i quali avevano con rigidissimi decreti provocata la guerra, senza aver apprestate le necessarie armi. Perciò, poichè non si poteva combattere apertamente alla campagna per vincere, bisognava predare per vivere. Fece adunque una molto aspra correria nell'isola di Conanicut, depredando quanto gli si era parato davanti. Per dare ajuto ai Rodiani arrivarono dall'esercito massacciuttese alcune bande di soldati sotto i comandamenti del generale Lee, il quale da quell'uomo rotto, ch'egli era, e poco curante delle leggi e degli ordini pubblici, quando si trattava di dar favore all'americana rivoluzione, tosto obbligò i Rodiani a prestar un molto terribile giuramento, di non tener nissuna pratica cogl'istrumenti, così dicevan le parole del giuramento, della tirannide ministeriale, chiamati volgarmente le truppe e le armate del Re, di non prestar loro soccorso di sorta alcuna, di disvelar ai maestrati pubblici i traditori, e di pigliare le armi in difesa della libertà dell'America, quandunque il congresso generale ed i maestrati provinciali il richiedessero. Questo procedere di Lee fu riprovato dal congresso. Del che egli poco si curò; perciocchè chiamava timido consiglio la risoluzione di voler osservar le leggi civili in mezzo all'armi; e credeva potersi, e doversi a' tempi delle rivoluzioni far d'ogni erba fascio per arrivare al proposto fine. Il quale metodo però, se conduce una rivoluzione alla meta, lascia da un altro canto, come la esperienza dimostra, l'appicco e l'addentellato per un'altra.

L'assemblea dell'isola di Rodi decretò, che coloro fra gli abitanti della colonia, i quali tenessero pratiche coi ministri della Gran-Brettagna o cogli agenti loro, o fornissero gli eserciti, ed armate con armi, e munizioni da guerra o da mare, o servissero di piloti alle navi inglesi, incorressero la pena di morte, e la confiscazione delle terre e beni loro. Confiscò ancora i beni di alcuni, ch'ella chiarì nemici alle libertà dell'America. Ordinò ventimila lire di sterlini in biglietti di credito. Per la presenza di Lee, e per questi provvedimenti dei popolani le cose dell'isola di Rodi restarono in sicuro.

Continuava nel Nuovo-Hampshire il governatore Wentworth. Ma appoco appoco andavano prevalendo le forze dei libertini, e diminuiva a proporzione l'autorità sua in mezzo a quella popolazione. Perciò temendo di qualche sinistro caso si ritrasse ad abitar nel castello denominato Guglielmo e Maria.

I maestrati popolari si erano anche introdotti nella provincia della Giorgia, e l'autorità pubblica tolta ai maestrati consueti. Tuttavia prevalevano i partigiani regj, ed il congresso generale, stando in gran sospetto aveva ordinato, vi si tenesse un battaglione armato a spese della lega. Ma innanzi ch'ei vi arrivasse era accaduta nella città di Savanna una feroce mischia tra i libertini, che tenevano il Forte, ed i regj, che lo assaltavano. Rimasero questi superiori. I patti furon osservati, e non si udirono crudeltà commesse contro i vinti. Tuttavia nel rimanente della provincia eran più potenti i libertini, e si preparavano gagliardamente a dar l'assalto per insignorirsi di nuovo del Forte di Savanna. Erano essi, e meglio armati, e più concordi dei nemici loro, i quali mancavano di munizioni, e si trovavano dispersi in differenti luoghi.

In tal modo, siccome raccontato abbiamo, cessò l'autorità reale nelle diverse colonie, la quale fu succeduta appoco appoco da quella del popolo per mezzo dei congressi, o conventi straordinarj in ciascuna di esse. Ma ciò non bastava a quelli, i quali dirigevano i consiglj americani. Conciossiachè, siccome il fine loro era la independenza, e che questo stato di cose, appunto perch'egli era straordinario, e perciò di sua propria natura temporale, lasciava tutt'ora la via aperta, per la quale si poteva venire ad un accomodamento colla Inghilterra, conservate l'unione e la dependenza, così desiderarono, si creassero in ciascuna provincia ordini tali, che avessero la sembianza di una costituzione permanente, acciocchè s'inducesse l'opinione nei popoli, che gli Americani erano di per sè stessi abili al reggimento loro, e ad essere governati dalle proprie leggi. Nel che fare i Capi popolari non era, che non incontrassero qualche difficoltà, malgrado l'ardore che si manifestava in ogni parte nel seguitare i consiglj loro. I più lodavan bene la resistenza, ma detestavano tuttavia l'independenza, o almeno al disegno di questa si sgomentavano. Per la qual cosa coloro, che avevano la somma delle cose in mano, temendo che, se si discoprissero fuori di tempo, avrebbero del tutto guasta l'opera loro, si determinarono a procedere in questa bisogna con molta cautela, e la mandarono ad effetto, accennando, ch'ella fosse volta a tutt'altro fine, che a quello che intendevano. Era eziandio di molta importanza, che questo disegno s'incominciasse a tentare in quelle province, che più si erano mostrate avverse alla Inghilterra. Si sperava, che una volta, che fosse recato ad effetto in una od in più, le altre avrebbero seguitato. A questo fine nissuna provincia pareva più opportuna, che quella di Massacciusset. Adunque il congresso provinciale di questa colonia mandò attorno le scritte per l'elezione dei rappresentanti, i quali avessero a statuire la forma del governo. Dugento membri si assembrarono in Watertown, e pigliando le antiche forme della costituzione britannica, si risolvettero in assemblea ordinaria, o sia Camera dei rappresentanti, ed assunsero tutta quell'autorità, che a somiglianti assemblee negli antichi ordini competeva. Determinarono altresì di creare il solito Consiglio, il quale dovesse assistere nelle sue deliberazioni il governatore. Così l'autorità regia si cambiò, prima in autorità popolare tumultuaria, e poscia in autorità popolare regolare. Tutte queste cose si facevano, non già, come dicevan essi, per arrivare alla independenza, ma sibbene per indur l'Inghilterra a calare ad onorevoli e giusti accordi. Una delle prime provvisioni fatte da questa Camera si fu quella di riscuoter per via di una tassa trentamila lire di sterlini. Il che produsse un'alterazion d'animi non mediocre; imperciocchè quei popoli s'eran dati a credere, che poichè si trattava di non pagar tasse all'Inghilterra, così non ne dovessero neppur pagar nissuna al proprio governo.

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