PATAFFIO DI MESSER BRUNETTO LATINI. (continued 3)
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Ma gli scappò, che non era soletto. Così veggio vendetta de' crudeli, Come si dice ch'è di Macometto.
Che non era ec. perchè avea de' compagni o degli appoggi, perciò col loro ajuto gli venne fatto d'uscirne coll'ossa sane.
Macometto: si dice che questo celebre impostore morisse d'un lento veleno, fattogli apprestare col mezzo d'una sua femmina.
Capruggine, canestri, e cazzaveli, Tartufi bergamaschi, e pece greca! Mal cresce chi non pèggiora, direli.
Capruggine ec. l'ho per un di que' modi ammirativi, come zoccoli! castagne! corbezzoli! la cui forza dipende totalmente dal soggetto del discorso e dall'uso. Quasi egli sul discorso di lei esclamasse: Canchero! l'è piucchè mai furfante.
Mal cresce ec. intendesi d'uno, in cui la malizia sia così passata in natura, che non possa far questa progressi se non su' piedi di quella. Direli: gli direi; è da affibbiargli quel detto ec.
Babbo, il farsetto va, disse 'l Suzzeca; E misemi la pulce nell'orecchie, Quando mi fè rimanere 'l manzeca.
Il farsetto va: perde il pelo, va a logorarsi. Trarre la bambagia del farsetto vale snervare collo smoderato uso de' piaceri. Sai che mi disse il furbo di cotesto Suzzeca per impaurirmi, e così farmi messere? Mi disse ch'il farsetto va.
Misemi ec. metter una pulce nell'orecchio ad alcuno è maliziosamente suggerirgli cosa, che debba porlo in apprensione.
Manzeca: cornuto; dall'Ebreo manser, adultero. Salv. Forse sarà da radice meno straniera, cioè da manzo, bue.
Cascato egli è omai infra le vecchie; E ben mi morse 'l granchio: a quella volta Subito rinculai, dietro a parecchie
Cascato ec. è già invecchiato, non ne può più. Incalza furbescamente il Suzzeca, e contesta che quindi anche il suo farsetto già cascava a pezzi.
Mi morse ec. esser morso del granchio, è comunemente usato per esser di mano avara. Qui credo che parli d'una certa arida contrazion di potenza rapporto a' piaceri: che perciò subito rinculò, rispondendo con beffe al fischio (squilletta) di parecchie, che l'invitavano.
Pisciar su la squilletta. Ed io: ascolta; Allor mi misi la coda fra gambe; E sperperato mi misson in volta.
Mi misi ec. lo stesso avvenne a me pure, ripiglia egli per restituirgli la burla; e perciò feci a somiglianza de' cani, i quali quand'han paura si metton la coda fralle gambe, e fuggono.
Tra 'l piovano e la scotta fu' intrambe; Perch'io ancora nespole non mondo, Cucendo le gavarchie con le strambe.
Piovano: burlescamente per pioggia; onde andar col piovano, andar quando piove. Scotta: siero. Intrambe: una cosa di mezzo. Rid. Pur troppo fui anch'io in uno stato di consumazione, paragonabile a quello che di te tu racconti; com'il siero più o men se la batte coll'acqua piovana.
Nespole: non mondar nespole vale trovarsi a un dipresso nelle circostanze, ch'un altro di se stesso descrisse.
Gavarchie: ci convien confessar col Ridolfi di non saperne indovinare il significato. Strambe: funi fatte d'erba.
Povero 'n canna son col capo biondo; Son più leggier d'un can di ventott'anni: Or non avess'i' peggio all'altro mondo.
Povero ec. son sì macilento da sembrare un di quegli squallidi pezzenti, che van mendicando per le terre con canna in mano: eppur son giovine, col capo biondo.
Leggier ec. e son sì secco ed asciutto, che più non posso le quoja come cane di 28. anni; il quale se si desse, sarebbe affatto consumato dalla decrepitezza. Salv.
A caricarli 'l basto tu t'ammanni: Tu hai maggior ragion, ch'i quarteruoli, E gongoli tu stesso de' tuoi danni.
A caricarli ec. risponde la donna: A quel ch'io veggio tu (t'ammanni) ti vai bel bello preparando a farlo rimaner un asino.
Quarteruoli: monete d'ottone, che servono di memoria in un conto. E ragion fate senza quarteruoli. Sacch. Rim. Sai sì ben fare i tuoi conti, che tu sei a te stesso un calcolo più sicuro de' quarteruoli.
Gongoli ec. perciò quel che ti dovea esser di rammarico e di danno, divien per te argomento di felicità e di tripudio.
A Lunata impiccati i bugiarduoli: E per lo fummaiuol tu te n'andrai, Scoprendosi le torte romagnuoli.
A Lunata ec. rammentati però della fine che fanno a Lunata i bugiardi. Lunata: terra del dominio Lucchese; nè altra notizia abbiamo.
Andrai: ti ridurrai al niente, squaglierai com'il fumo che sbocca da' fumajuoli di sopra a' tetti.
Romagnuoli: suol intendersi per astuti. Venendosi a scoprire i tuoi furbeschi pasticci, e i tuoi raggiri.
Paura guarda vigna sempre mai, Dice 'l proverbio, e non mala famiglia. E zara vaglia, tosto confermai.
Paura ec. il timor d'un male che possa avvenire, ne guarda dal male stesso: tu al contrario ti sei fidato sopra mala famiglia, cioè su raggiri e furberie.
Zara: giuoco di dadi; e propriamente zare si dicon que' punti, che per esser di caso assai raro non s'hanno in conto. Orsù, riprende egli, il mio caso è un po' strano; ma ci scommetto ha da valer questa zara.
La botte piena, e la moglie ebra piglia: E dormirà pe 'l sugo del sermento, Mal non pensando, se fia da Corniglia.
La botte ec. cose incompassibili; cattivo amministratore e prosperità d'affari. Tant'è la zara è questa: sarà il bersaglio de' miei raggiri, e si crederà d'andar molto bene.
Sugo del sermento: il vino. Lo farò dormir lunghi sonni nell'oblio di sestesso, quasi immerso nell'ubriachezza.
Corniglia: città di Brettagna; equivoco dal Franc. Cornouaille. Nè penserà perciò se la sua donna venga intanto a fargli scorno.
E non pensando male, sarà spento Ogni peccato in lei; e 'n vita eterna N'andrà diritta con poco tormento.
Non pensando ec. nè di ciò sospettando, la crederà egli incapace di male; quasi estinto in lei fosse lo stesso fomite del peccato, e quasi colomba da volar dritta in paradiso.
Però usa chiarello la taverna: Amore ha nome l'oste; un soldo rotto Spendi, e non bere acqua di citerna.
Chiarello: in gergo vale acqua. Perchè non sospetta di sua donna, nè guardala con gelosia, perciò può star bene nè saper come; aver cattiva merce e molto spaccio.
Amore ec. amore è quel che la fa da oste e vi chiama la folla de' concorrenti; un misero soldo che tu spenda, là bei e ti diverti.
E del culo menate ben diciotto: I' non ci metto se non culo e denti; E 'l peto 'n cul mi ritorna di botto.
Ben diciotto: assai, quanto ti piace. Così tener l'invito del diciotto per esser loquace quantomai. E strombettate pur da dietro quanto v'aggrada per farvi beffe di me. Il Ridolfi legge delle culmonate, altri delle culmenate.
I' non ec. poco mi costa il rendervi la pariglia, e beffarmi di vostra beffe; una stretta di denti, un'allargata di fondo, ed è fatto.
E 'l peto ec. anzi me ne vedo bene. Riavere il peto è un modo basso, che significa rinvigorirsi. Appoggiò lietamente il corpo al desco. E come si suol dir, riebbe il peto. Malm. 9. 6.
San Biagio è oggi, disson più di venti; E minaccia madama di gran quello. Tal cul ta' brache, e sarete contenti.
S. Biagio: festa in Firenze aspettata da' ragazzi. Sa a quanti dì è S. Biagio dicesi d'un ragazzo da non potersi burlare, ben sapendo quando gli tocca a far festa. Paoli Mod. Tosc. Deh non mi far dire; tu intendi, ed io intendo; ed ognuno di noi sa a quanti dì è S. Biagio. Macch. Cliz. 2. 3.
Gran quello: gran che; oppur molte quelle, cioè molte smorfie. Quasi dicesser costoro: Tu non ci burli; ben sappiamo il carattere di madama.
Tal cul ec. replica egli: Adattatevi al suo naturale; conforme ha il piede, così le ponete la scarpa.
I' ho male campane, e non ti uccello, Benchè sta notte sentii la tregenda: E nel ventriglio ho l'asso, e nel cervello;
Ho male campane: sono un po duro d'orecchio. Risponde fra tutti Buchino: Poco ci sento; cioè quel che tu dici non mi suona.
Benchè ec. spiega com'abbia male campane, non perchè non ci senta in realtà, avendo pur sentito passar la tregenda; ma perchè non gli va a fagiuolo quel ch'egli dice. Si finge esser la tregenda una processione di notturni fantasmi, che vada attorno con lumicini.
Nel ventriglio ec. di chi è molto dedito al giuoco dicesi aver l'asso nel ventriglio. Lo spasso mi piace sì, ma questa volta non ti sento.
Una meta di bue fu la merenda: Va che ti buchi, mi disse Buchino: Iddio per tutti, e ciascun per se spenda.
Meta: coll'e stretto è una scaricata di ventre. Forse si dovrà legger metà, essendo insolito ne' manoscritti l'uso degli accenti. Salv. Par ch'alluda al costume de' fanciulli Toscani, ch'apparecchiano la sera la merenda alla befana (o tregenda) per esser ben da essa trattati. Quasi dicesse; Buoni pasti abbiam già dati a cotesta befana di donna; abbastanza ha mangiato alle nostre spalle.
Ti buchi: è volgar detto che la befana buchi il corpo a' bambini, e perciò le balie se ne servono accortamente per ispauracchio de' medesimi. Salv. Se da cotesta befana te la vuoi far ficcare, buon pro ti faccia; a me non me la ficca certo.
Iddio ec. lascialo a Dio il pensar a tutti; tu pensa a te, perchè a noi ci pensiam da noi stessi.
Chi prende moglie, e non ha del fiorino, Non fia di meglio; e non fia canajuola, Quando per lui non volgesse 'l mulino.
Chi prende ec. chi senza denari s'accasa, com'ha fatto il marito di lei, ha da far così per istar bene; lasciar a carico della moglie il far grasso quanto più può.
Canajuola: specie d'uva che piace a' cani, i quali di lei si sfamano quando loro manca il biscotto. Qui dice ch'alla fame di lui non si troverà risorsa fuor della moglie.
Il piè nell'O non gli hai, nè pur le suola; Lascialo andar, ch'egli ha nome giuntone, Perch'ha pregna la mamma e la figliuola.
Nell'O: nel sedere. Avere un piè nel sedere ad alcuno è esserselo guadagnato in modo di poter disporre della sua volontà. Rid. Dopo averlo tanto ingrassato che credi tu di cavarne? Sgarbi, e nient'altro. Nè pur le suola: men ch'il piede.
Giuntone: nome fantastico d'un mal uomo, creduto dal volgo corruttore della figlia e della madre; da giuntare, ingannare. Quindi aver nome giuntone è presso la plebe essere un indegno ingannatore. Rid.
Quel bene avrò a calen di mattone Da quel che visse, solo da mia vaga, Che per Enea la Reina Didone.
Quel bene ec. quel conforto che Didone ottenne da Enea, io dalla mia vaga l'avrò solamente dopo calen di mattone; anzi tanti anni dopo quanti son già gli anni della vita di lei. Calen di mattone: calende d'un mese che non vien mai, o verrà dopo il dì del giudizio.
Enea: è noto per l'epica di Virgilio il fatto della famosa spelonca, in cui la sorte d'una procella recò Enea a Didone.
E come 'l fregio sul palio s'adaga, Ch'è pertugiato volte più di mille, che l'un dall'altro niente si smaga:
Fregio: ornamento di guarnizione. S'adaga: s'adatta, si soprappone; forse da adagiare.
Niente si smaga: non si stacca punto. Come sta il fregio strettamente attaccato al panno, a cui è ben cucito; così io ec.
Così fuss'io con le dolci mammille. Ma credo ch'altri s'avrà tal diletto; Ma drommi pace, se non mi ritrille.
Ritrille: quasi titille; cioè se nuovo solletico non sorga in me a turbar la mia pace. Salv.
Ch'i' credo ben, che fusse maledetto Il punto l'ora e 'l dì ch'i' nacqui al mondo; Come chi è in pergamo interdetto.
In pergamo ec. come chi è scomunicato; secondo il costume di pubblicarsi sul pergamo le scomuniche.
Cicutrennola stammi sempre a tondo, Ed un putito, e quindici merdosi: E 'l duol della marsupia sta facondo
Cicutrennola: è la cicutrenna uno stromento da sonare simile al zufolo. Zufolo usasi per minchione. Sì che tu resterai zufolo zufolo. Cecch. Il Salvini arbitra d'intender cutrettola, uccello ch'ha parte negl'incantesimi; e dicesi di donnicciuola dal menar la coda.
Putito: puzzolente, che spira cattivo odore come becco graveolente.
E 'l duol ec. i dolori della (marsupia) borsa, inferma per esser vuota, son dolori facondi; cioè che rendono al cercare eloquenti gli stessi chiozzati ec.
A' chiozzari, guascorti, ed acetosi. E vannomi le cose tutte bieche, Per modo ch'io contento gl'invidiosi:
Chiozzati: pieni di chiozze, di gomme, e di piaghe, com'i lebbrosi. Rid. Guascorti: guaschi in furbesco val gentiluomini. Salv. Perciò sarà composto di guaschi e di corti, gentiluomini di quattro soldi. Acetosi: acidi di stomaco; che perciò spesso paton la fame.
Ed una Beca non mi fa due Beche.
Beca: accorciatura di Menica o di Domenica. Rid. Le cose mi van sì male, com'a povero disgraziato ch'avesse una donna nemmen buona a tanto di far due femmine per servizio almen della casa.
CAPITOLO DECIMO.
Preso 'l partito, è passato l'affanno? Tutto cotesto è un manicar grosso: Deh va che non ci nocci; sta con danno.
Manicar grosso: mangiar a grossi bocconi. È un operare inconsiderato il far consistere tutto il difficile nel primo passo di prender risoluzione; quasichè altro non vi sia poi da temere.
Deh va ec. vatti con Dio, che non ci abbiano a nuocere coteste tue massime. Sta con danno: abbili per te que' malanni, di cui vai a caccia colla tua inconsiderazione.
Gli occhi a' mochi non ebbi io nell'osso; Ma col marretto mi colse un marritto, Ch'i' traboccai alla bocca d'un fosso.
Mochi: picciolissima biada, ben guardata da' contadini affinchè non sia mangiata in erba dagli animali selvaggi, a cui piace moltissimo. Quindi aver l'occhio a' mochi per badare con singolar diligenza a' proprj interessi. Nell'osso: nella cassa dell'occhio. Rid.
Marretto: picciola marra. Marritto: colpo menato colla dritta, e perciò più gagliardo. Io l'ho provato che ti fa un operare inconsiderato: mi cascò quindi fra capo e collo un colpo orribile.
E che ne sai? e che sonv'entro fitto? Tanto ti sia rivolto che tu muoja, Con algherìa mi disson con iscritto.
Che ne sai: rispondono alcuni in difesa di quella massima: Preso 'l partito, è passato l'affanno; e dicono: Qual maraviglia se talora ne segua male! Si può forse penetrar l'interno d'ogni cosa, e tutte prevederne le conseguenze?
Rivolto: non si può intender che del collo; detto da quella sentenza giudiciaria: S'appenda finchè muoja. Rid. Ti si possa stroncare il collo: puoi tu tutto antivedere?
Algheria: con fasto, con voce altitonante. Con iscritto: il Salvini legge conscritto, cioè senatore, che dicesi di chi sta sul grave. Forse è gergo frall'uno e l'altro.
Or s'i' avessi avuta l'epa croja, Pur risi, come Dio vuol, a formaggi; E spennacchiato rimasi con noja.
Epa croja: trippa dura com'un tamburo. Col pugno gli percosse l'epa croja: Quella sonò come fosse tamburo. Dant. Inf. 30.
A formaggi: a guisa de' formaggi; i quali ridono quando si fendono e crepano. Perciò ridere a formaggi sarà rider crepando per dispetto e per rabbia. Rid. Come Dio vuol: non di cuore: ma a strapazzo, e per non poter far altro.
Con noja: perchè mi scottava veramente il rimanervi avvilito e confuso; come gallina spennata, che par che si vergogni di se medesima.
Non gir alla badia d'adalticaggi: Ma feci un pa' di grotte con più doglie; E di ciò fanno calli assai coraggi.
Adalticaggi: andar alla badia d'adalticaggi sembra un dettato significante cader giù a piombo dall'alto. Rid. Opportunamente gli soggiunsi: Non ti levare in tanta ira, che non avessi a romperti il collo. Adalticaggi: forse è il paese detto Altipassi da Tolomeo da Lucca. Salv.
Ma feci ec. aggrottai però intanto un par di ciglia con tanto d'occhi per interno livore.
Assai coraggi: più d'un cuore a siffatti incontri s'è dovuto indurire. Sicchè amendue aggiam solo un coraggio. Dant. Maj.
Già col tramaglio vi prese tre moglie: Troppo mi se' riuscito del guscio, Disse veggendo mutatomi scoglie.
Già ec. ah ah, riprese egli borbottando, a costui un qualche gran fumo è salito alla testa. Credo di dover così interpretar questo verso, avuto per un mero bisticcio; riflettendo al proverb. Chi toglie una moglie, merita una corona di pazienza; chi due, una di pazzia; e simili. Tramaglio: ampia rete da pescare.
Troppo ec. più bravo assai mi ti mostri di quel che ti credevo; non ti tenea da tanto. Metafora tolta da' pulcini.
Mutatomi scoglie: quasi avessi cambiata scorza, e fossi tutt'altro. Scoglia è la pelle ch'ogni anno muta la serpe.
Ciascun ha l'impiccato suo all'uscio: Così tre asso nel cul li traesse, Perch'a mie spese rosecchio ed isguscio.
Ciascuno ec. e qual maraviglia? ognuno ha i suoi difetti, e soffre ognun qualche eclissi. Quisque suos patitur manes. Virg.
Così ec. sì tanto gli risposi; perchè popoi t'ho io in quel servizio. Tre asso: quel che le persone modeste dicon quattro. Rid. Quasi dicesse: Un corno che dietro se gli ficchi: non campo (rosecchio ec.) già io alle sue spalle, nè ho bisogno di lui.
Rezzajo rezzajo mostra che si stesse; E l'ascoltava per ismemorato: Col cucchiajo voto mostra, che 'l pascesse.
Rezzajo: quasi chi sta pigro e sonnolento al rezzo. Qui rezzajo è di due sillabe secondo l'apostrofe Fiorentina, che pronunzia rezza'.
Pascesse: per pascessi. Pascer col cucchiajo vuoto dicesi di que' maestri, che fole porgono e non dottrine. M'ascoltava sì svogliato, che ben mostrava d'avermi per dettatore di sogni e di fole.
Tra que' che sanno, un sonno ebbi schiacciato; E poi mi dette qualcosa col pane: Chi muta lato, disse, muta fato.
Schiacciato ec. schiacciar un sonno è dormir nella grossa. Chi sembrai allor tra' sapienti? Sembrai un uomo stupidito dal più grave sonno.
Mi dette ec. perciò quasi compassionando la mia grossolana capacità, non col cucchiajo voto prese a pascermi, ma con massime sostanziali.
Chi muta ec. e la massima fu che chi muta lato, muta fato; massima più soda di quella di sopra, che preso partito sia passato ogni affanno.
Poi disse: al badalucco fatti cane; Allora i' mi ristrinsi nelle spalle: Bocca pecciola fece 'n tre semmane.
Badalucco: trattenimento giocoso. Altro ammaestramento mi diede, cioè ch'alle festevoli radunanze m'accomodassi; imitando lo scherzevole cagnolino, che con festa corrisponde alle feste che gli si fanno. Rid.
Pecciola: aver bocca a peccioli è volgar detto significante quel portar le labbra alzate, e più per ischerno che per vezzo. Rid,
Ed il prete mangatto, e tre farfalle Ad un bacin ben pien di giglio 'n giglio Alla veletta stava per piglialle.
Mangatto: granfia di gatto, truffarello, Malgatto, cioè astuto, leggerebbe il Ridolfi. Farfalle: persone di poco cervello, facili ad essere svolte e sedotte.
Di giglio 'n giglio: dall'una all'altra estremità; per esservi forse intorno all'orlo dipinti de gigli, come costumasi nelle crete. Il Salvini intende giglio per fiorino.
Alla veletta: come soldato in sentinella. Stava coll'occhio alla mira, sperando che lusingate dal ricolmo bacino, gli venisse fatto di coglierle.
Lucillo fè alle ciulle mormoriglio: Tu m'hai sconcia tutta la farsata, Disse 'n gramuffa, inoltrando malpiglio.
Alle ciulle: all'uso delle cinguettanti fanciulle. Lucillo fu quegli, che scopri con opportuno bisbiglio l'occulta frode.
La farsata: la commedia. Salv. Par che meno a proposito intendasi dal Vocabolario per la parte inferior del farsetto. Col tuo bisbiglio m'hai sconcertata tutta l'opera, e sventati i miei disegni.
Gramuffa: parlar in gramuffa dicesi per modo di scherno il parlar in grammatica affin di non esser inteso. Malpiglio: brutta faccia.
Poi 'n polvereto fu impolverata; Anzi alle quarantotto s'ebbe quello: La lustra le fu fatta a corpacciata.
Polvereto: villa vicina a Firenze, com'è anche un convento di Monache, dove la state non si scarseggia di polvere. Con tal bisticcio non vuol altro significare, se non che fu ingannata; quasi le fosse sparsa polvere indosso, che le annuvolasse la vista.
Alle quarantotto: del doppio più in là delle ventiquattro. L'avremo alle ventiquattro suol dirsi, quando aspettandosi l'adempimento d'una promessa, non se ne giunge mai al termine. Rid.
Lustra: far la lustra vuol dire in lingua antica fare altrui artificiose moine per ritrarne il suo profitto. Rid. A corpacciata: a sazietà, a traboccante misura.
Non posso più pisciar nel muro, Gello; Perch'i' odo già terza, e 'l panno viene: Zara a chi tocca; i' ho voto 'l borsello.
Non posso ec. dicesi dagli scapigliati di chi ha contratto certo mal forestiero. Convengon però il Ridolfi e il Salvini che qui significhi: Non ho tempo da cicalare. Quindi è che precipita il discorso, facendo un fascio di cose.
E 'l panno viene: detto comunissimo per chi dal troppo lungo digiuno si sente mancar lo stomaco. Rid. Amerebbe il Salvini di leggere e 'l pan non viene, è tardi e non c'è da mangiare. Oggi: Egli è nona, e il pan non viene.
Zara: giuoco di tre dadi. Proverb. Zara a chi tocca, e chi l'ha per mal si scinga; se la vedano un po altri: io per me ho voto 'l borsello; forse ho voto il sacco, ho detto abbastanza.
Allo paperin nostro mai più bene: E dove hai fatto l'uovo là schiamazza, Senza travagli dietro, o pur con pene.
Paperin: soprannome di persona, ch'avesse i piedi a guisa de' paperotti. Rid. A costui com'ad ingrato impreca egli che mai più bene non se gli faccia.
E dove ec. vuoi tu poter serbare un grado d'autorità? Volgiti a chi ti si riconosce obbligato. A chi prende aria autorevole con persone a lui niente obbligate, si suol rispondere che vada a schiamazzare dove ha fatto l'uovo, cioè dov'ha versati i suoi benefizj; tolto dalla gallina che schiamazza ov'ha fatto il bene, cioè l'uovo. Rid.
Soda e non mezza torrai una mazza; E 'l pizzicor della schiena le cava; Ma per la Podestà nol fare 'n piazza.
Soda: ben salda e dura; non già fragile (mezza) e fiacca. Mezza coll'e stretta; epiteto di frutto troppo maturo.
La Podestà: lo stesso che il Podestà. Non pero t'arrischiare di farlo in pubblico, per non esporti a risentimenti della giustizia.
Incespicando si dimergolava; Di là da Bari cominciò a bere: I' ho portato 'l vanto, e spetezzava.
Incespicando: quasi avesse i piedi avviluppati in cespugli, si dimergolava, barcollava su mal ferme piante.
Bari: città di Puglia. Ma qui di là da Bari è un gergo da doversi intendere: A oltrepassare la misura d'un barile. Rid.
I' ho ec. pieno egli intanto di vino andava dicendo: Io ho portato il vanto nella gara del bere; e nel tempo stesso per una scurrile millanteria facea di basso trombetta.
Uno speziale è morto, ed a cadere Comincia, e dice: costaci persona: Un pa' di Frati presel per tenere.
È morto ec. quando muore chi solo vendea una merce, suol dirsi: Ella comincia a cadere, e cadendo dice: Costaci persona; cioè costa il suo mancare la vita d'un uomo. Rid. Sembra voler dire, che non si sapesse trovar antidoto per rimettere in sesto quel briaco.
Questo fu a mal abbi in Falterona Presso a Umiliato: o enne o esse, Quando fu ritediosa tal persona.
A mal abbi: in tanta tua malora. Falterona: montagna, onde scaturisce l'Arno.
Umiliato: luogo della stessa montagna, forse allora spettante all'ordine degli Umiliati. O enne o esse: o sì o no.
Ritediosa: duplicatamente tediosa. Quand'una tal persona è sì rincrescevole, il miglior partito è sbrigarsi con un sì o con un no.
E 'n Percussina catun percotesse; Perchè Matteo vi fu, pur Mattio: Così 'l Romano a Romena non stesse.
Percussina: parrocchia del contado Pisano: Catun: ciascheduno; voce antica: Percotesse: termine di caccia, quando si batte un bosco per destarne la cacciagione. Rid. Segue bisticciando a inculcare di tener lontani i seccatori.
Pur Mattio: vi fu anche Mattia, perchè vi fu Matteo. Ma che perciò? L'autore pensa a far pompa di bisticci; e noi gli condoneremo questo sfogo, contentandoci di non intenderlo.
Romena: città del Casentino; già dei Conti Guidi. Salv. Romano: pende il Ridolfi a intenderlo pel contrappeso della stadera.
D'accegge un pa' di nozze (o Guelfo Dio!) Che campa nulla: ver la campanella Questo fa 'l Conte, che canta: Amor mio.
Un pa' di nozze: per proprietà di lingua Fiorentina è lo stesso pranzo nuziale: e cotesto è d'accegge, uccello infausto agli sposi a motivo del lungo becco, di cui è armato. Guelfo Dio: quasi Dio non potesse esser de' Ghibellini, tenuti per nemici della Chiesa. Rid.
Che campa nulla: che non dura niente, che tosto finisce; detto de' contadini. Rid.
Perchè la stalla molt'acqua distilla Pe' falli folli che son troppo felli; Chè fan le fiche con fioca favilla;
Fin vo far, che vi sien rotti gli anelli.
Che vi sian rotti gli anelli: questo è chiarissimo; e siamo ben tenuti alle buone intenzioni e a' cortesi auspicj del nostro Brunetto. Dieci però di questi capitoli potean bastantemente accertar noi dello scopo, e lui dell'infallibilità di sue mire. I suoi futuri comentatori saran forse stati quelli, che più da lui furon presi di vista. L'essergli servito d'oggetto sarà pertanto l'unica gloria mia; e quindi mi si rammenterà invano: Nisi utile est quod facimus, stulta est gloria. Fedr. 3. 17.
Fine del Pataffio.