ATTO QUINTO
Reading edition
SCENA I.
Una squallida stanza nel podere del liberto Faonte tra la via Nomentana e la Salaria. Un letto da un lato della scena, e dall’altro una rozza tavola.
Entrano Nerone, Atte, Faonte, Epafrodito
NERONE
Ed è questo il ricovero che m’offri? Faonte, la tua casa suburbana È molto brutta.
FAONTE
Per brev’ora almeno Qui potrai riposarti.
NERONE
E siam lontani Dalla città?
FAONTE
La pietra che sta innanzi Alla mia porta segna il quarto miglio Della via consolare.
NERONE
Avrei creduto Di aver percorso più lunga distanza.— Che paurosa fuga! Ad ogni passo Mi sorgeva d’innanzi un qualche novo Periglio. Tel ricordi?—Sulla porta Salaria impetuosa ala di vento Fe’ svolazzare un lembo del sudario Nel quale m’ascondeva: un pretoriano Mi riconobbe e mi mandò un saluto... Più lunge con orribile fragore Un fulmin quasi mi strisciò la veste... E quell’esangue corpo che, deforme Per più ferite, con le braccia aperte Traversava il sentiero!... O mio liberto, La stanchezza mi vince, e orribil sete Mi tormenta le fauci.
ATTE (ad Epafrodito, accennandogli una tazza che sta sopra la tavola)
Va, riempi Quella tazza nell’acqua del fossato Che fiancheggia la strada.
(Epafrodito piglia la tazza ed esce)
NERONE
E l’ora?
FAONTE
Nasce L’alba.
NERONE
Se l’uomo nascesse e tramontasse Per rinascere come fa il giorno, Non sarebbe un gran danno il tramontare. Ma l’astro umano, ahimè scende nel buio, Ove non è confine!
EPAFRODITO (rientra e presenta la tazza ad Atte)
Ecco la tazza.
(Atte porge la tazza a Nerone; egli se l’accosta avidamente alle labbra, e poi la respinge)
NERONE
Quest’acqua è fango; io non la bevo.
(Una lunga pausa)
Avete Armi?
EPAFRODITO
Questo pugnale.
FAONTE
E questo.
NERONE (dopo aver preso i due pugnali)
Voglio Sperimentarli.
(Li tenta sul collo)
Ahi! ahi!...
(Deponendoli sulla tavola)
Più tardi.—Sono Due punte in fede mia molto più acute Di quanto è necessario!—
(a Faonte)
Tu ritorna Sulla strada di Roma, e se t’incontri In qualche cittadino, ti dimostra Pur mio nemico e apprendi quale sia Lo stato delle cose.—Va, sii destro E veloce.
(Faonte esce)
SCENA II.
Nerone, Atte, Epafrodito
NERONE
Frattanto, Atte, potrei Dare un po’ di quïete alle mie membra; Ò sonno.
ATTE
Un letto è qui.
NERONE (andando verso il letto ed osservandolo)
Qui v’è un covile Più buono per le bestie che per l’uomo, Ma la necessità mi persuade A non sdegnarlo.
ATTE
Vi distendo il mio Manto.
(Si toglie il manto e lo distende sul letto)
NERONE (adagiandosi sul letto come persona stanca)
La bianca veste del convito Avvolge il morituro... Egregio tema Per un poeta! Epafrodito, in guardia Rimani di quell’uscio e con l’orecchio Scopri qualunque più lontan rumore S’alzi per via.—
(Epafrodito esce)
(Ad Atte)
Tu recami quei due Pugnali; amo sentirli sotto il capo Che s’addormenta.
(Atte prende i due pugnali e li dà a Nerone)
NERONE (declamando e scotendo la testa)
«L’uom giusto e tenace Del proposito suo non lo sgomenta Nè il fulmine di Giove Nè di fiero tiranno La faccia a lui vicina... Se con estremo danno Si rompe il mondo, costui non si move, E impavido lo schiaccia la ruina».
(Sorridendo tristamente ed alzando di più la voce)
Un gran buffone è quel poeta Orazio! Vorrei vederlo qui, lui che a Filippi Per ruggir meglio buttò via lo scudo! E poi quei versi son proprio noiosi... E la noia dà sonno...
(S’addormenta)
ATTE
E mai tu possa Risvegliarti, o infelice!
(Dopo una lunga pausa)
Io non credeva Che mi regnasse in cor così profonda Virtù di affetto... Ahi l’indomata angoscia M’astringe al pianto!—Finch’egli sul trono Degli Augusti regnò vile e beato, Come tutti gli oppressi anch’io sentia il diritto d’odïarlo, ma lo vedo Ora prostrato nella sua sventura, Nè più ricordo i patimenti antichi E i turpi oltraggi, e nel mio sen riarde Il primo amore, il mio diletto amore, Speranza della dolce giovinezza. E inganno della vita.—Oh, ben feroci Son questi Dei che chiedono gli altari Al gener nostro, vittima di affetti Da lor creati, per goder nel cielo Dei mille inferni ch’ànno i petti umani!
(Ritornando verso il letto ove dorme Nerone)
Come agitato è il sonno suo!
EPAFRODITO (rientrando pieno di sgomento)
Deh, resta Silenzïosa!
ATTE
E che avvenne?
EPAFRODITO
Scalpore Di cavalli s’avanza per la via.
ATTE (accorrendo verso l’uscio)
È ver, l’odo—più cresce—è trapassato—
NERONE
Galba!...
ATTE
Si sveglia...
NERONE (balzando spaventato dal letto)
Galba è qui?...
ATTE
Nol vedi? Qui non v’è alcuno.
NERONE
Ma colui ben stava Dentro il mio sonno... Eppur non vo’ tristezza. Tocca, o donna, le corde alla mia cetra, Come solevi un tempo—io vo’ cantare, Io, poeta maggior di quanti illustri Ebbe il mondo latino... Ecco il teatro Suona di plausi... Datemi corone, E sian di rose; il lauro è pianta vecchia, Nè dà più onore.
ATTE
È fuor di sè.
EPAFRODITO
Dagli occhi Manda paura.
NERONE
Quanta folla! E dove M’aggiro?—Mi s’accalcano d’intorno Gl’importuni... Scostatevi... Littori, Date loco al mio passo... È vano: i morti Uccider non si ponno un’altra volta... Sei tu, mia madre?—Non m’ascolta, sfibbia Dalle mie spalle il manto imperïale, Sorride—e fugge.—E tu, Cassio Longino, Da me che chiedi? e come puoi guardarmi? Nella vita eri cieco: e che? fa tali Miracoli la tomba?—E tu qual nome Avevi? la tua fronte è laureata, Il volto ài scarno, e le nudate braccia Verso di me agitando, lento, lento Goccia il tuo sangue dalle rotte vene... Ti ravviso, o cantor della Farsaglia, E perchè mi sogghigni sulla faccia? Credi che il tuo poema abbia vittoria Sopra i miei versi?—Stolto! È ver, cantasti Nel supremo momento di tua vita, Ma che perdevi? la vita—ed io perdo Vita ed imperio, e nondimeno canto. Dunque il poeta e l’uomo è assai più forte Di te. Sgombra, e non ridere!
ATTE (circondandolo amorosamente con le sue braccia)
Nerone, Ài d’uopo di tua mente, in te ritorna.
NERONE (fissandola senza riconoscerla)
In me?... Perchè ridevi?
ATTE
Io?
NERONE
Sì, ridevi.
ATTE
Io piangeva.
NERONE (riconoscendola)
Piangevi!... E col tuo pianto Vuoi forse anticiparmi il funerale?
EPAFRODITO
Ecco Faonte.
SCENA III.
Faonte, Epafrodito, Atte, Nerone
NERONE (correndo verso il liberto)
O amico mio, puoi darmi O vita o morte: parla.
FAONTE
Oh, non avessi La lingua!
ATTE
Ebbene?
FAONTE
Roma confermava L’eletto imperatore.
NERONE
Ed il Senato?
FAONTE
Ti giudicò nemico della patria, E rinnovò contro di te la legge De’ nostri antichi.
NERONE
E qual pena è prescritta Da questa legge?
ATTE
Non lo chieder...
NERONE (a Faonte)
Bada Di non celarmi sillaba!
FAONTE
Prescrive Che il reo s’appenda nudo e si percota Fino alla morte con le verghe.
NERONE (con un moto di ribrezzo)
I nostri Antichi erano barbari...—E quel Rufo Io lo chiamava buono!... Ahi traditrice Onestà della faccia!—E non son paghi Se non mi vedon morto i furibondi! E non potevan relegarmi in Grecia Od in altra provincia? In ogni loco Vi son teatri e circhi...—E voi che fate Istupiditi intorno a me? Vi dico Ch’io vivo turpemente e ch’ho bisogno Di morire... Intendeste? preparatemi Il rogo.
ATTE
Or sì posso ammirarti, e parli Come conviene ad un romano. L’opra Sia luminosa come la parola; Sorridi altero, come fan gli eroi, Al fato—e muori.
NERONE (guardando Atte)
Muori!—Ecco un consiglio Che si dà facilmente, ma l’esempio Avrebbe più efficacia...—E alcun di voi, O vigliacchi, per darmi un po’ di core Non sa ferire il suo?
ATTE (corre a prendere uno de’ pugnali e se lo immerge nel petto)
Mi guarda, e impara Dunque...
NERONE
Che ài fatto?...
ATTE
Ripiglia il pugnale: Posso dirti per prova, o mio Nerone, Che non duole...
NERONE (piglia il pugnale, e poi si curva sul corpo di Atte osservando se fa ancora qualche movimento)
È già spenta.—Ed è poi vero Che la morte non duole?—Ad ogni modo Sarà dolore breve.
(Tocca ancora il cadavere e poi si rialza)
EPAFRODITO (venendo dall’uscio)
A questa volta Corrono legionari.
NERONE (tendendo l’orecchio)
Odo il galoppo De’ lor cavalli.
FAONTE
A te provvedi: vuoi Cader vivo in poter de’ tuoi nemici?
NERONE
Oh mai!...—Faonte, aiutami... non oso...
EPAFRODITO
I soldati s’appressano...
NERONE (si pone il pugnale alla gola e rimane incerto. Allora Faonte afferra la mano di Nerone insieme all’elsa del pugnale e lo aiuta a ferirsi)
Che grande Artefice perisce!... ahi!...
SCENA ULTIMA
I precedenti personaggi, Icelo centurione, Legionari.
ICELO (entrando rivolto ai soldati)
Legionari, Cercate in ogni loco...—Ma che veggo? Non è quello Nerone?
FAONTE
Ei si feriva Di propria mano.
ICELO (correndo verso Nerone)
Ch’io fermi il suo sangue...
NERONE (tentando di alzarsi, e guardando il centurione con occhi terribili)
Tardi, soldato!... È questa la tua fede?
(Ricade e muore)
Fine dell’atto quinto
NOTE STORICHE
