REVISIONE ALLE MIE MEMORIE (continued 3)
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Migliorava ad ogni momento la condizione del nemico — e peggiorava la nostra —
Infine, bisognava pensare alla ritirata — non dei legni — era impossibile moverli dal punto — perchè in sfasciume, mancanza d'acqua nel fiume — e la maggior parte dei cordami in pezzi — Il Pereira, fu un momento oggetto d'investigazione, per conoscere se sarebbe atto a metter a la vela — ma fu riconosciuto incapacissimo — La sola goletta Procida, potè salvarsi con parte dei feriti e qualche materiale —
Conveniva quindi limitarsi a salvare le reliquie del personale, ed incendiare la flottiglia — A tal uopo, ordinai si sbarcasse il resto dei feriti — in alcune piccole rimanenti barche — le armi minute — munizioni ed i viveri che capir potevano in quelle — Intanto continuava il combattimento — abbenchè affievolito di molto per parte nostra — e più gagliardo assai, dalla parte contraria —
Preparavansi pure, nello stesso tempo i fuochi, ed i conduttori per l'incendio dei legni —
Qui, mi convien narrare un episodio ben desolante — cagionate dall'eccesso delle bevande spiritose — Negli equipaggi da me comandati — vi era gente d'ogni nazionalità — Gli stranieri eran per la maggior parte marini, e quasi tutti disertori da bastimenti da guerra — E questi devo confessarlo: erano i meno discoli — Circa agli Americani — tutti quanti, quasi, erano stati cacciati dall'esercito di terra per misfatti e massime per omicidio — Dimodocchè, essi erano veri cavalli sfrenati — e vi voleva tutto il rigore di cui era capace un legno da guerra per mantenerli all'ordine.
Solo in un giorno di pugna, tutto codesto miscuglio di gente, erano disciplinati — e si battevano come leoni —
Ora per far l'incendio più eficace — eransi riuniti nella stiva, mucchi di oggetti combustibili — e su di questi spargevansi una quantità di botti d'acquavita che avean fatto parte delle provviste — Ma sventuratamente quegli uomini assuefatti a vivere con una piccola razione spiritosa — trovandosi con un'abondanza spropositata di tali spiriti — vi si ubbriacarono d'un modo, da esser impossibilitati a moversi —
Fu quello uno spettacolo ben doloroso — trovarsi nell'imperiosa necessità di dover abbandonare dei prodi e sventurati uomini, in preda delle fiamme! Io feci il possibile — impegnando i loro compagni — un po' meno ebbri, a non abbandonarli — io stesso sino all'ultimo momento ne colsi quanto potei, e li caricai sulle mie spalle ponendoli in salvo — sventuratamente però, alcuni, volarono coi frantumi delle navi —
In tali conflitti, ebbi il disgusto di vedere anche degli ufficiali in ebbrezza, probabilmente per farsi coraggio
E se tale stato degradante nausea in un individuo qualunque di bassa forza — in un ufficiale, tale stato, è veramente ignominioso!
Tutto preparato, si appicò il fuoco, e sbarcai accompagnato dai pochi individui rimasti meco sino all'ultimo —
Il nemico si accorse, com'era naturale, dello sbarco nostro — e del nostro movimento in ritirata — Egli fece marciare ad inseguirci tutta la sua fanteria, in numero di circa cinquecento uomini — Noi, erimo disposti a combattere comunque — ma ormai disugualissima sarebbe riuscita la pugna — sia per l'inferiorità nostra numerica — sia per la maggior pratica della fanteria nemica — sia infine per lo stato nostro delle armi, e della gente — Un inconveniente poi grandissimo era: esser la nostra linea di ritirata, tagliata a poca distanza, da un fiume importante — confluente del Paranà.
Noi fummo salvi dallo scopio delle Sante Barbere della flottiglia — che effetuossi d'un modo imponente, e terribile — percui s'intimorì il nemico e le vietò l'inseguimento —
Fu uno spettacolo sorprendente il volare dei legni, nel sito ove permanevano, rimase il fiume lisso, com'un cristallo — ed in ambe le sponde dell'ampio fiume, cadevano i frantumi con spaventevole fracasso.
CAPITOLO XXXII. Ritirata su Corrientes — Battaglia del Arroyo-grande.
Noi passammo, nella notte, il fiume Espinello, e campammo sulla sponda destra dello stesso —
Nel viaggio, sino alla Esquina, primo paese di Corrientes, impiegammo tre giorni, camminando penosamente, tra isole e paludi — e ridotti alla meschina razione diaria d'un piccolo biscotto, senz'altro —
Giunti alla Esquina, migliorammo alquanto di condizione: i nostri feriti furono al coperto — ebbimo carne in abbondanza, ed ospitalità completta dalla buona popolazione di quel paese —
Vari mesi passati nella provincia di Corrientes, nulla presentarono d'interessante — Il governo della provincia progettò di armare una piccola flottiglia — ma altro non riuscì, che a farmi perdere del tempo, inutilmente —
Ebbi ordine, poi, dal governo di Montevideo, di marciare alla volta di S. Francisco, nell'Uruguay, e mettermi colla forza, agli ordini del generale Rivera — che stanziava coll'esercito in quelle vicinanze.
Traversammo dunque, tutto il territorio di Corrientes, da S. Lucia sino al passo de Higos sopra l'Uruguay — Varcammo quel passo, e scesimo sino a S. Francisco, parte per fiume, e parte per terra —
Al Salto ebbi il bene d'incontrare Anzani — fatto mercante allora — o piutosto commesso del Bresciano Rini — stabilito in quel paese da qualche tempo —
Giunto a S. Francisco, vi trovai alcuni legni da guerra nostri, di cui presi il comando —
Il generale Ribera presidente della Republica di Montevideo — era passato in Entre-rios, con tutto l'esercito nostro — ed in cotesta provincia doveva riunirvisi l'esercito Correntino — ed attaccare giuntamente l'esercito di Ourives —
Il giorno 6 Decembre 1842 — ebbe luogo nell'Arroyo-grande — la famosa battaglia, ove soccombettero i nostri — cioè tre popoli combattenti per i sacri loro diritti contro un tiranno —
Io non commenterò le cause di quella sventura — perchè troppe, e lunghe a descriversi — Sicuramente però, le discordie, fomentate dall'ambizione ed egoismo di pochi aspiranti, precipitarono in sciagure immense, ed offrirono inermi, all'esterminio dell'implacabile vincitore, popolazioni intiere, e generose!
Successe all'Italia più tardi — lo succeduto alle provincie del Plata — e per li stessi elementi scaturiti dall'inferno —
In S. Francisco, ove trovai il generale Aguiar — rimasto per motivi di salute, soggiornai poco — ed ebbi presto l'ordine da quel generale — di recarmi con tutte le forze disponibili — agiungendomi alcune centinaja di militi, chiamati aguerridos — capitanati dal Collonnello Guerra — di recarmi dico: al passo di Vissillac, per cooperare all'azione dell'esercito nostro —
Giunsi coi legni a Vissillac, e vi trovai alcuni avanzi dell'esercito — cioè, materiale — ma nè un solo individuo —
Mandai alcuni esploratori, battere il campo — niente!
Era il fatale giorno 6 Decembre — sino all'ultimo uomo tutti erano stati chiamati alla battaglia — che si decideva a diciotto miglia di distanza sulle sponde dell'Arroyo-grande[56] —
Vi è qualche cosa, oltre l'intelligenza nell'essere nostro — non si sa discernere, non si può spiegare; ma esiste — ed i suoi effetti, benchè confusi — sono un vaticinio — intendasi come si vuole tale parola — Un vaticinio, che vi reca contento od amarezza — Forse quella scintilla infinitesima — emanata dall'Infinito — e che risiede nella misera nostra scorza — ma immortale come l'Infinito pressente oltre il contatto dei nostri sensi — ed oltre la portata della nostra vista —
Nulla si scorgeva in quelle deserte campagne — quel giorno però, avea alquanto di solenne, di tetro! di desolato! — come il cuore di coloro, che spiravano, o languivano, sul campo di battaglia — calpestati dal soldato insolente! dall'ugne del destriero del truce, dell'implacabile vincitore — giubilante, per i patimenti, per le torture, per la morte del vinto! Gloria! eroïsmo! vittoria! si chiamano cotesti macelli! Ed inni e tedeum si fanno cantare da alcuni mercenari chercuti! Pochissimi, furono i risparmiati in quella terribile pugna — ed il pressentimento d'un fiero disastro, da noi sentito — nulla di esagerato aveva —
Nessuno trovando, che ci dasse notizia dell'esercito — quindi nessun ordine dal capo supremo — come mi avea fatto sperare il generale Aguiar — fu deciso di sbarcare le forze tutte — lasciando piccola guarnigione nei legni — e marciare in cerca dei nostri —
Un piccolo corpo intiero, giungendo nelle vicinanze d'un esercito disfatto — può sempre essere di grande utilità ed io — ne ho fatto tante volte l'esperienza — Esso non cambierà la sconfitta in vittoria — ma potrà sempre salvare del materiale — e degli individui feriti o no che senza sostegno cadrebbero in potere del nemico —
Sovente anche — vedendo un piccolo corpo, con contegno ordinato ed impavido — benchè vittorioso il nemico — ma necessariamente anche lui disordinato dopo una battaglia è molto probabile ch'ei si fermi — e lasci ai vinti una più comoda, e men faticosa ritirata —
Tale certamente, fu il risultato del contegno dei volontari nella campagna del 1866 — alla battaglia di Custosa — Formando essi l'estrema sinistra dell'Esercito Italiano, ed incaricati della custodia del lago di Garda — alla ritirata dell'esercito, dopo la battaglia — i volontari, che in pochi occupavano la sponda occidentale del Lago — si spinsero in avanti, verso Lonato, e Rivertella — e facilitarono con tale mossa, la salvazione di materiale e di alcuni feriti, e traviati —
Io osserverò, passando, che seguendo il prediletto mio sistema del Rio-grande — non marciavo mai, in terra — senza un contingente di cavalleria — estratto dagli anfibi miei compagni di ventura — tra i quali avevo famosi cavalieri — espulsi dall'esercito di cavalleria — per irregolarità di condotta — forse per delitti — ma gente — che in generale battevasi egregiamente — e che naturalmente castigavasi quando lo meritava —
Abbenchè non trovassimo gente in quel punto — vi trovammo alcuni abbandonati cavalli — e con quelli, i miei scapestrati militi — non mancarono di riunire bentosto le sufficienti monture per il servizio d'esplorazione — l'abondanza di cavalli in quei paesi, facilita molto tale operazione —
Erimo pronti — e già si era in moto per la marcia — ma un ordine del generale Aguiar ci richiamava in S. Francisco — Noi saressimo certamente rimasti vittime — trovandoci il nemico in piena campagna dell'Entre-rios — giacchè il nostro esercito rotto in quel giorno complettamente — era introvabile, ed avressimo invece trovato ruina, da cui difficilmente si sarebbe potuto scampare.
Rimbarcammo dunque, senza saperne il motivo, e senza aver potuto ottener veruna notizia degli avvenimenti —
Giunti a S. Francisco, ebbi dal Collonnello Esteves, un biglietto che principiava colle seguenti desolanti parole: «Il nostro esercito ha sofferto un contrasto» Il generale Aguiar era marciato lungo la sponda sinistra dell'Uruguay per raccogliere fuggiaschi — A me si chiedeva rimanere in S. Francisco, a proteggere il molto materiale ivi rimasto —
Nel periodo trascorso tra la battaglia dell'Arroyo-grande, ed il principio dell'assedio di Montevideo — successe quella confusione, quel prendere, lasciare, riprendere, di progetti, che accade in simili circostanze — cioè: dopo le grandi sconfitte — E fu veramente grande, intiera quasi la catastrofe dell'esercito nostro — poichè per molto tempo — non potè più ragranellarsi dello stesso, nulla che somigliasse ad un corpo di truppa — Quando si considera: che l'esercito di Montevideo andava attacare il più forte esercito, che mai si fosse veduto nell'America meridionale — insuperbito da molte e recenti vittorie — attaccarlo nella svantaggiosa posizione di trovarsi il grande fiume Uruguay alle spalle — si capisce: come i frantumi del nostro esercito, furono schiacciati, o prigionieri —
Furonvi molte paure da parte nostra, delle irresolutezze e molte defezioni individuali — come doveva necessariamente succedere, in una guerra, in cui da ambe le parti si parlava lo stesso idioma — ed i maggiori nuclei, eran della stessa terra —
Il popolo però, rispose con fermezza, con eroïsmo, all'energica voce dei generosi che lo chiamavano alla riscossa, proclamando la patria in pericolo, e chiamando tutti sotto le armi!
In breve vi fu un nuovo esercito — non così numeroso, non tanto disciplinato — ma almeno, assai più, pieno di slancio e d'entusiasmo — più penetrato dalla causa sacrosanta del dovere, che lo spingeva — Non era più, la causa d'un uomo che lo stimolava — che spingeva le moltitudini sui campi di battaglia — l'astro di quell'uomo avea tramontato nell'ultimo conflitto — ed invano sforzavasi in seguito di rialzarsi — ma era la causa nazionale, davanti cui tacevano gli odi, le personalità, le miserabili dissenzioni —
Lo straniero preparavasi ad invadere il territorio della Republica — Ogni cittadino correva con armi e cavalli ad allignarsi sotto le bandiere per respingerlo — Il pericolo cresceva coll'approssimarsi dell'Esercito formidabile di Rosas, comandato dal tremendo suo luogotenente Ourives — ebbene, cresceva il brio, la devozione alla patria, di quelle popolazioni generose — Non una voce di transazione, di patteggio, coll'invasore! e già d'allora potevasi congetturare cosa era capace di costanza, di privazioni, d'eroïsmo, la nazione che sostenne nella sua capitale un assedio di nove anni — per vincere alla fine!
Io arrossisco, pensando a ciò che abbian fatto in Italia, dopo la battaglia di Novarra — Eppure l'Italia tutta bramava non soggiacere allo straniero dominio — ed anelava di combattere — ed io ho la coscienza: sia il nostro popolo suscettibile di costanza e di slancio generoso! Ma le cause!...... Oh! le cause delle nostre sciagure, sono tante!......
E tanti, sono i traditori neri neri, e moltiformi che feconda la nostra bella — e ben sventurata terra!
CAPITOLO XXXIII. Preparativi di resistenza.
Fratanto, io ebbi ordine di mettere a pico nei canali del fiume[57] — per ove poteva ascendere la flotta nemica — i maggiori legni della flottiglia nostra — Quindi, non più a pico, ma bruciati. Ed eccomi dunque nell'obligo d'incendiare una terza flotta — Almeno, nei due primi casi — avevamo potuto combattere a dovere! Fatti nuovamente pedoni, stettimo alcuni giorni ancora a S. Francisco — per dar tempo di evacuare per Montevideo, il restante materiale dell'esercito — Quindi, marciammo noi pure sulla capitale — nei di cui dintorni dovevansi riunire tutte le forze della Republica, che mano mano, si stavano organizzando.
Poco, o nulla d'importante, occorse nel nostro viaggio — eccetto il conoscimento del generale Pacheco (allora collonnello in Mercedes) Quest'illustre orientale, principiò in quelle circostanze di pericolo, a far mostra d'una superiorità distinta, di coraggio, d'energia, e di capacità. Egli senza dubbio, fu il principale campione del suo paese — nella lotta da gigante, sostenuta da Montevideo — contro l'invasione straniera — Lotta!..... che servirà d'esempio alle generazioni venture di tutte i popoli che non vorranno soggiacere alle prepotenze!
Io vado superbo, d'aver diviso con quella prode popolazione, vari anni della sua immortale difesa —
Montevideo presentava in quei giorni, sorprendente spettacolo — Ourives aveva vinto — e si avanzava implacabile alla testa d'un esercito, che passegiato avea sulle provincie Argentine dissidenti dai governo di Rosas, com'una tempesta — com'un fulmine!
Al Coriolano di Montevideo, non avrebbero valso, le prostrazioni dei sacerdoti, delle mogli, delle madri per blandirlo — l'idea di castigare la città proterva, che lo avea cacciato, per proclamarvi un odioso rivale — che lo vide fuggire — dileggiandolo — quell'idea sorrideva al truce vincitore del generale Lavalle[58] come l'amplesso d'una vergine —
L'esercito di Montevideo era stato distrutto — come forse mai successe ad altro esercito — e non esistevano sul territorio della Republica — altro che piccoli, e sconnessi frammenti di forze, sparsi a grandi distanze l'uno dall'altro —
La squadra era annientata — armi e munizioni pochissime — nullo l'erario! se lo figurino con uomini come Vidal — non intento ad altro, che alla ricerca d'oncie d'oro più portatili — per la meditata fuga — Ed era il ministro generale, quel ladro!
Eppure bisognava difendersi! Tale era la volontà generale, in quel magnifico popolo!
Molti eran gli uomini, puramente del partito di Ribera, per cui non v'era scampo, coll'entrata di Ourives, l'antagonista del primo — e per cui la difesa era indispensabile condizione — ma impotenti e tremuli perchè la maggior parte, individui attaccati alla greppia dell'impiego —
Ma la nazione, il vero popolo, non considerava in Ourives, l'antagonista di Ribera, ma bensì il condottiero d'un esercito d'estranei — soldati d'un tiranno, che procedeva coll'invasione, il servaggio, la morte! Ed il popolo corse alla difesa colla coscienza del sacro suo diritto —
In poco tempo, vari corpi di cavalleria si formarono nella campagna — Un esercito di quasi tutta fanteria, si organizzava in Montevideo, palladio della libertà orientale, sotto gli auspici dell'uomo delle vittorie, il generale Paz — certo uno dei migliori, e più onesti capi dell'America meridionale —
Il generale Paz, che l'invidia e la nullità avevano allontanato dal comando, rispose alla chiamata della patria in pericolo — comparì alla testa delle forze della capitale — ed organizzò con reclute, e liberti, emancipati allora dalla Republica, quell'esercito, che durante sette anni, è stato il baluardo del paese — e che tuttora si mantiene impavido in presenza dell'oste più formidabile, che mai abbiano veduto quei paesi (1849)
Molti capi illustri, dimenticati o noncuranti guerre ove primeggiava l'individuale interesse — comparivano nelle fila dei difensori, ed aumentavano l'entusiasmo e la fiducia —
Una linea di fortificazioni fu tracciata intorno alla città — e verso la campagna nell'istmo — ed alacremente vi lavorò la popolazione intiera — sino ad ultimarla, pria della comparsa del nemico —
Fabriche d'armi, e munizioni, fonderie di cannoni, laboratori di vestimenta ed attrezzi per i militi — tutto s'improvisò come per miracolo — I cannoni, che dal tempo delli Spagnuoli, furono giudicati inutili e collocati a guisa di steccato sui limiti dei marciapiedi delle strade — eran dissoterrati, e montati per la difesa — La venuta poi, del generale Pacheco da Mercedes e la sua collocazione al ministero della guerra, diede l'ultima mano ai preparativi della piazza —
Io fui destinato alla organizzazione d'una flottiglia, non esistendo più nemmeno i vestigi dell'antico, per cura e conto del ministro traditore già sopra accennato — Si affitarono alcuni piccoli barchi mercantili, che si armarono come si poteva — ed un'incidente fortunato mi valse molto per poter proseguire con qualche successo a tale armamento —
L'Oscar brigantino nemico, veleggiando di notte nelle vicinanze della costa, investì sulla punta del Cerro (monte a ponente di Montevideo, alla distanza di circa sei miglia — e formando colla sua base nel fiume, la parte occidentale del porto), e ad onta de' moltissimi sforzi per farlo galleggiare fatti dal nemico — esso fu obligato di abbandonarlo.
Noi profitammo assai di tale naufragio — Da principio, voleva il nemico impedirci di avvicinare il naufrago — e mandò la Palmar, goletta da guerra a cannonegiarci — ma vedendo il poco frutto de' suoi tiri — e l'ostinazione nostra a ricuperar la preda degli scogli — ci lasciò liberamente all'opera —
Tra i molti oggetti ricuperati dall'Oscar — eranvi cinque cannoni, per noi preziosissimi — e che ci servirono per armare tre piccole legni — primi, nella nuova flottiglia — e che ci servirono immediatamente a coprire la sinistra della linea di fortificazioni —
Il caso della perdita dell'Oscar, mi sembrò di buon augurio, per l'ardua difesa che si preparava, e fu un nuovo stimolo alla generale fiducia —
CAPITOLO XXXIV. Principio dell'assedio di Montevideo.
Era il 16 febbraio 1843 — apena le fortificazioni della città, avevano avuto tempo di ultimarsi — pochi cannoni da collocarvisi — che comparve sulle alture circonvicine la vanguardia dell'esercito nemico — Il generale Ribera alla testa delle forze di cavalleria, troppo debole per poterlo combattere aveva aperto varco, e preso la campagna — contornando il fianco sinistro del nemico — e ponendovisi alla retroguardia —
Tale manovra riesce facile in un paese — ove ogni uomo è compiuto cavaliere — ed ove essendo l'unico alimento della campagna — la carne — non sono necessarie le fastidiose impedimenta — indispensabili nelle guerre Europee — Ribera poi, se non era un gran generale da battaglie campali — era maestro negli stratagemmi propri della piccola guerra — e tale manovra operata con maestria — lo poneva nuovamente in istato d'incomodare grandemente il nemico —
Il generale Paz rimaneva al comando delle forze della capitale — Tali forze eran numerose — comparativamente all'estensione di mura, che si dovevano difendere — ma se si considera che tutte erano nuove reclute e che non tutti gli individui che le componevano, eran fior di roba — cioè penetrati da vero amor di patria — non si può altro che ammirare la sagacia, il coraggio, e la costanza dell'illustre generale — che dopo d'averle organizzate e disciplinate, sostenne con esse — i primi conflitti dell'assedio, ed i più pericolosi —
Ad onta dello slancio generoso delle popolazioni — non mancavano i dissidenti i codardi ed i traditori: Un Vidal, ministro generale, aveva rubato l'erario e fatto fagotto — Un Antuña, collonnello d'un corpo e capo di polizia, era passato al nemico, con molti altri ufficiali, ed impiegati — Un corpo detto Aguerridos, di stranieri al soldo della Republica — avean defezionato, in varie riprese quasi intieramente non solo — ma una notte che detto corpo occupava i posti avanzati della città ne compromise molto la sicurezza col suo tradimento.
Tali esempi erano seguiti naturalmente da singoli individui — che credendo tutto perduto — con un pretesto o coll'altro, abbandonavano le fila dei difensori per passare al nemico —
Gli affari andavano a rompicollo da principio, e non seppi mai capire: perchè Ourives, informato minutamente di tutto dai suoi aderenti interni — non profitò dello scompiglio, e dell'insufficienza delle fortificazioni, per attaccare vigorosamente la piazza. Egli altro non fece: che dei riconoscimenti, e dei falsi attacchi di notte, che aguerrivano gl'inesperti militi di Montevideo —
Intanto si armavano, e si organizzavano le legioni straniere — e comunque si sia interpretato lo spirito dell'armamento delle legioni Francese, ed Italiana — non può negarsi — che fu l'effetto d'uno slancio generoso, il preludio della prima chiamata all'armi, e per respingere l'invasione dall'ospitale terra d'asilo — Che in seguito vi si sieno introdotti degl'individui collo scopo interessato di speculazioni — egli è pur vero — comunque sia: l'armamento ed organizzazione di quei corpi, se non furono decisivi — valsero almeno a garantire la sicurezza della città.
I Francesi più di noi numerosi, e più esaltati dal prestigio militare, ebbero, in poco tempo, da due milla e sei cento uomini sotto le armi — Gl'Italiani riunironsi in numero di circa cinquecento — e benchè sembri poco a proporzione de' nazionali nostri in quel paese — io avrei mai sperato tanto considerando le odierne consuetudini nostre, e la nostra educazione — Quel numero si aumentò in seguito — ma mai oltrepassò i settecento.
Il generale Paz, profitando dell'aumento di forze stabilì una linea esterna alla distanza d'un tiro di cannone dalle mura —
D'allora in poi, il sistema di difesa fu regolato ed il nemico non fu più capace d'avvicinare la città.
Essendo io al carico della flottiglia, che andava pure organizzandosi, io proposi al comando della legione, un certo Angelo Mancini — d'infame memoria — e quello venne accettatto dal governo —
CAPITOLO XXXV. Primi fatti della Legione Italiana.
La legione fece il suo primo servizio in una sortita, — e siccome poco poteva sperarsi da gente nuova alle pugne — non fece buona figura — Si moteggiò, mettendo in dubbio il valore Italiano in Montevideo — io arrossivo di vergogna — e bisognava rintuzzare i moteggi —
Toccava alla Legione, un'altra volta, far parte d'una spedizione al Cerro — io dovevo trovarmi con essa — In quel giorno, comandava la spedizione suddetta il generale Bauzà — buon soldato ma molto vecchio — Si stette in presenza del nemico facendo delle marcie, e contromarcie, ma senza risultato — Era forse prudente non attaccare un nemico, se no più numeroso — certo dei nostri più aguerrito — Io impaziente di provare i miei concittadini — stuzzicavo — ma invano il vecchio generale — quando la fortuna ci mandò da Montevideo il generale Pacheco, allora ministro della guerra — Mi confortai alla vista di quello, che sapevo intraprendente e prode — Mi avvicinai a lui — e colla fiducia e familiarità concessemi — chiesi di cacciare il nemico da una posizione dietro un parapetto che dominava un fosso dalla parte nostra, e dove quello si teneva come al sicuro —
Non solo il Ministro assentì alla mia richiesta, ma ordinò al generale Bauzà di apogiare il movimento della Legione Italiana —
Io feci schierare la legione in collonna per sezioni al coperto d'un numeroso di case semidistrutte, si spiegarono due compagnie in collonna al fronte, e dopo d'aver ricordato qualche cosa che alludeva all'onore della nostra terra noi attaccammo l'ala sinistra del nemico, che consueto a non temerci, ci aspettò di piè fermo, e ci ricevette con terribile fucilata —
Ma la legione Italiana doveva vincere in quel giorno — essa lo aveva giurato ed attenne il giuro — Invano caddero feriti molti dei nostri — si procedeva impavidi sinchè giunti a tratto di baionetta del nemico, quegli prese la fuga — e fu inseguito non poco — Il centro, e l'ala sinistra nostra furono pure vittoriosi — sicchè quaranta e due prigionieri nemici rimasero in nostro potere —
Quel fatto d'armi abbenchè di poco momento, valse sommamente — rilevò il morale dell'esercito nostro, menomando quello del nemico — E da quel giorno la legione Italiana seguì la sua carriera gloriosa facendo l'ammirazione di tutti —
Quel giorno fu il precursore di mille prodezze operate dai concittadini nostri, mai più vinti! E sul campo stesso del Cerro, la Legione Italiana con uno squadrone di cavalleria, ed alcuna fanteria indigena — riportarono — vari mesi dopo — il giorno 28 di Marzo — non ricordo di che anno — uno splendido trionfo, ove lasciò la vita un famigerato generale nemico — Nuñez —
Il giorno seguente alla prima piccola vittoria — la Legione Italiana schieravasi sulla piazza della Matrix, la principale di Montevideo — al cospetto d'un intiero popolo, ricevendo le lodi e felicitazioni del Ministro della guerra — ed acclamata universalmente — La parola potente del generale Pacheco — aveva risuonato tra le moltitudini — Io, mai, ho udito parola più commovente nè più atta a risvegliare una nazione —
Colla Legione Italiana avea combattuto per la prima volta, in quel giorno, e distintamente — quel Giacomo Minuto — detto Brusco — capitano di cavalleria in Roma nel 49 — ferito di palla nel petto — e morto in conseguenza d'essersi stracciato le fascie della ferita, alla notizia dell'entrata dei soldati di Bonaparte —
Il maggiore Pedro Rodriguez di Montevideo ufficiale di fanteria di marina pugnò pure valorosamente. Da quel giorno, sino all'apparizione d'Anzani nella legione — io poco m'allontanai dal corpo abbenchè occupato il più del tempo in mare —
Anzani trovavasi verso quel tempo a Buenos-Ayres, ove ricevendo l'invito mio, recossi a Montevideo — L'acquisto d'Anzani nella Legione Italiana, valse sommamente — in tutto — ma massime nell'istruzione e disciplina — Provetto nella milizia, avendo fatto le guerre di Grecia e di Spagna — io mai ho conosciuto un'ufficiale con più coraggio, più sangue freddo e più istruzione d'Anzani — Ripeto: fu un vero tesoro per la Legione — ed io pochissimo organizzatore fui ben fortunato d'aver presso di me quell'amico e fratello d'armi imparegiabile — Con lui, alla direzione del corpo, io ero certo del buon andamento d'ogni cosa — essendo di più, Anzani, d'una modestia e d'un'onestà a tutta prova — Dimodocchè io potei occuparmi della flottiglia —
Anzani fu molto contrariato da Mancini, e da Danus — uno collllo titolare — ed il secondo maggiore ambi pessima roba, come provarono in seguito — Essi non potevano conformarsi alla superiorità del merito d'Anzani — il quale, ad onta di mille miserie suscitate dai due suddetti — colmo di cognizioni militari, ed amministrative com'era — sistemò il corpo sopra un piede tanto regolare, quanto le circostanze potevano permetterlo —
CAPITOLO XXXVI. Flottiglia — Fatti di questa.
La flottiglia ai miei ordini, benchè di poca importanza, non mancava d'esser utile alla difesa della piazza — Collocata sull'estrema sinistra della linea che varcava l'istmo da un'acqua all'altra, non solo la copriva perfettamente schierata a martello della stessa — ma minacciava il fianco destro del nemico qualora questo attentasse di assaltare —
Essa serviva di anello tra le importanti posizioni del Cerro, e dell'isola della Libertà — detta anche dei Ratti — Facilitando sopra tutto e cooperando nei tentativi che si attuavano continuamente sopra l'estrema destra del nemico — che assediava il Cerro.
L'isola della Libertà era stata adochiata dal nemico, che progettò d'impadronirsene — La squadra di Buenos-Ayres, sotto gli ordini pel generale Brown, preparavasi ad impadronirsene — fu deciso quindi dal governo nostro di prevenire l'occupazione nemica colla nostra — ed io fui incaricato di trasportarvi due pezzi da 18, ed una compagnia di guardie nazionali —
Tale operazione fu fatta di notte — e verso le 10 p.m. tutto era sbarcato nell'isola, ed io tornavo verso Montevideo — col lancione che m'avea servito per i pezzi, a rimorchio —
Successe qui, uno di quei fatti, che l'immaginazione dei Romanzieri partoriscono qualche volta — e che devono lasciar loro col cuor contento, quando concepiti.
L'isola della Libertà staccata dalla costa del Cerro, da una distanza d'un piccolo tiro di cannone — è distante da Montevideo circa tre miglia — Il vento soffiava da mezzogiorno — che cagiona in quel porto agitazione di mare, proporzionata alla forza del vento — e massime nel tragitto dall'isola al molo della metropoli —
Imbarcato io in una di quelle lancie di bastimenti mercantili, e che servono principalmente, colla loro larga poppa a salpar le ancore — imbarcazione, che fu comprata in quei giorni dal governo — avevo meco, i marinai adequati all'operazione effetuata, ed avevimo a rimorchio la stessa barcaccia, o lancione, su cui s'erano trasportati i pezzi d'artiglieria all'isola —
Tra il mare da mezzogiorno, e la gravità della barcaccia — di forma quasi cubica, e molto alta sull'onda, per nulla aver dentro di peso — marciavasi lentamente, e con molta deriva verso l'interno della baia a settentrione — quando tutt'assieme, scorgonsi legni da guerra sotto vento a noi, verso maestro, tanto vicini che la sentinella da prora d'uno di quelli ci gridò: «Chi viva!» «Zitti!» io dissi alla gente: Era senza dubbio la squadra nemica — Sommessamente parlando, io eccitai a radoppiar la voga, e far sui remi meno rumore possibile — Io mi aspettavo ad una grandine di fucilate — dopo l'intimazione fatta dalla sentinella — ma miracolosamente, scassammo, passando quasi sotto il pompresso del Belgrano — ch'io riconobbi — e senz'altra molestia, potemmo seguire il nostro viaggio per Montevideo.
La causa della salvezza nostra fu: che in quell'ora stessa, le minute imbarcazioni della squadra nemica, cariche di truppa, erano state mandate ad assaltar l'isola della libertà — Dunque per tal motivo — fu spiegato poco dopo — il silenzio del nemico, che voleva sorprender l'isola coi palischermi, e perciò ordinato silenzio — ed il motivo pure che non inviò gli stessi a predarci — ciocchè potevano facilmente eseguire —
Ma che fortuna! noi giunsimo in salvamento al molo — da dove si cominciò ad udire tremenda fucilata nell'isola in quel momento assaltata —
Io diedi immediatamente parte dell'occorso al governo — e m'incamminai a bordo, per preparare i nostri piccoli legni alla partenza — ove sussidiare l'isola, se v'era ancor tempo —
Sessanta circa uomini erano i nostri dell'isola della libertà — non ben armati, e con poche munizioni — All'alba io veleggiavo da Montevideo, con soli due legni, dei tre che ne avevimo, non essendo il terzo atto a far fuoco per non esser finito ancora il suo armamento.
Coi due legnetti, armati ognuno d'una caronata da dodici, di quelle prese al naufrago Oscar — noi ci collocammo tra il Cerro e l'isola, bordeggiando; e per uscire dall'incertezza: se l'isola si trovasse in nostro potere o del nemico io fui obligato di mandare a riconoscerla l'ufficiale Clavelli con un piccolo canoto —
Io ebbi la fausta notizia: esser l'isola, nostra, ed il nemico esser stato respinto nel suo attacco di notte —
I bravi nazionali nostri, abbenchè nuovi alle armi, avevano combattuto da valorosi — Non solo avevano respinto il nemico — ma cagionato allo [stesso gravi perdite][59] ed i cadaveri dei soldato di Rosas — galleggiarono per vari giorni nell'acque del porto —
Feci sbarcare subito le munizioni dei due pezzi da 18 — ed un ufficiale con vari artiglieri per il servizio degli stessi —
L'alba stava rischiarando, ed appena terminata l'operazione suddetta — il nemico ruppe il fuoco, e l'isola vi rispose alacremente — Coi nostri legni, io presi il vento alla squadra nemica e l'attaccai pure d'infilata co' miei due cannoncini —
Era però inegualissimo il combattimento — Aveano i contrari due brigantini, e due golette — Tra i primi uno di sedici pezzi di forte calibro — I cannoni dell'isola, che più danno potevano cagionare, non avevano piattaforma — e per fortuna un antico parapetto, semi distrutto — Essi erano malissimo acconciati d'accessori, per esser stati montati in fretta — e peggio di tutto poche munizioni —
Abbenchè non molto grosso il mare, i tiri nostri di bordo erano resi incerti, dal rollare dei piccoli legni — Infine, l'Ufficiale Raffaele, Italiano, — ch'io avevo destinato alla direzione dei due pezzi dell'isola — dopo d'aver esaurite le poche munizioni, s'era coricato coi suoi artiglieri, ed i nazionali, dietro il piccolo e rovinato parapeto, che il nemico fulminava con tutte le sue artiglierie —
I fuochi dell'isola cessati — ed i nostri di bordo, insignificanti — il nemico incominciò a girare i suoi fianchi verso di noi imbossandosi — e già la Palmar con una mitragliata d'un pezzo di lunga portata — m'avea ferito vari uomini sulla tolda, e fra loro il mio assistente Francisco — un bravo mulato — ferito mortalmente nella pancia da un biscaino — ossia palla rotonda di ferro, da metraglie.
Una volta ancora, la fortuna provvide!... Il comodoro Purvis comandante allora la stazione Britannica, in Montevideo, mandò, o venne lui stesso, con una aïola — palischermo — e con una di quelle bandiere, che fermano le tempeste — cioè l'Inglese — Si frammise, e fermò il conflitto — come se avesse toccato i combattenti colla magica bacchetta! Per me e per la Repubblica fu grande ventura!
Da quel momento principiarono le negozazioni, uscì dal porto la squadra nemica — e non più cadette l'isola in potere altrui —
Che magnifico impiego della forza! quando tal contegno, si paragona a quello di certi miserabili potenti, che con un sol cenno avrebbero potuto — o potrebbero fermare fiumi di sangue — Con un sol cenno — potrebbero rialzare popoli caduti, e rintuzzare la mania d'opprimere di prepotenti! Qualunque fossero le ragioni del comodoro Purvis, è innegabile: che vi fu molta generosità cavalleresca da parte sua — per un popolo sventurato, ma prode, ma che, senza dubbio, entrava nella simpatia gentile del filantropo ed onesto figlio d'Albione!
Da quel momento Montevideo conobbe: avere nel Comodoro Inglese, un'amico non solo, ma un protettore.
Il fatto dell'Isola della libertà — il di cui felice risultato, più doveasi alla sorte che al merito nostro — abbenchè nulla si fosse trascurato per difenderla — acrebbe fama, ed importanza alle armi della Republica — comunque insignificante fosse stato il conflitto.
In quella guisa, cioè: con piccole e favorevoli imprese, rilevavasi una causa, già considerata perduta da molti — E ciò prova bene: che mai, si deve disperare nelle battaglie, e nella politica particolarmente, quando si propugna la causa della giustizia —
Patriottica ed eccellente amministrazione del governo, la di cui testa era Pacheco — La direzione della guerra all'integro ed imparegiabile generale Paz — l'impavido ed imponente contegno della popolazione — già scevra da pochi traditori o codardi. L'armamento delle Legioni straniere — Infine tutto, poco a poco vaticinava un esito felice —
CAPITOLO XXXVII. Pugne brillanti della Legione Italiana.
La legione Italiana — la di cui nascita, era stata beffegiata da taluni — massime dai Francesi — che le nostre discordie, hanno assuefato da molto tempo a disprezzarci — giungeva a tal fama da destare invidia alle migliori truppe; non mai vinta — essa aveva parteggiato alle imprese più difficili — ai più ardui combattimenti —
Alle Tres Cruces — tre cruci — ove l'intemerato Collonnello Neira — per un eccesso di bravura, era caduto nelle linee nemiche — la Legione — che in quel giorno stava di vanguardia ai di lui ordini — sostenne una lotta Omerica — corpo a corpo — cacciando gli Orivisti dalle fortissime posizioni — sino all'acquisto del cadavere del capo di linea —
Le perdite della legione in quel giorno, furono considerevoli — a proporzione del piccolo numero de' suoi combattenti — ma altretanto gloriose — Quel successo che sembrava doverla esaurire, la fomentò oltremodo — crescendo in numero con nuove reclute — soldati d'un giorno, che combattevano come veterani! Tale, è il soldato Italiano — tali i figli della nazione disprezzata — quando fuori dalla corrutrice influenza del prete e di reggitori codardi — essi sono stimolati dal bello, e dal generoso —
Il Passo della Boyada (24 Aprile 184.....) fu pure un serio conflitto — Un corpo d'esercito, agli ordini dello stesso generale Paz — era sortito da Montevideo, passando all'ala destra del nemico — costeggiò il littorale tramontana della baia, sino al Pantanoso — piccolo e fangoso fiumicello a due tiri di cannone del Cerro — e doveasi riunire alle forze nostre stanziate in quella fortezza — per dare un colpo — forse decisivo all'esercito nemico — tratto così, fuori dalle forti posizioni del Cerrito — quartier generale d'Ourives — e per lo meno doveasi sorprendere due battaglioni situati sulle sponde del paludoso fiumicello, già accennato —
A poco, o nulla riuscì tale impresa, che dovea dare dei risultati importanti — e ciò per mancanza di concerto — Ciocchè succede spesso, nelle operazioni combinate —
Fummo impegnati — nel passo suddetto — in acanitissimo combattimento — Delle tre divisioni, con cui si formava il nostro corpo di circa sette milla uomini — quella che faceva la retroguardia, fu accossata talmente dai nemici che ingrossavano rinfrancatisi dalla sorpresa — che per motivo, sopratutto, del difficoltosissimo passo — essa a gran stento poteva salvarsi, o salvare parte della sua gente —
Io comandavo la divisione del centro, che già trovavasi sulla sponda destra del Pantanoso, il di cui nome non era esagerato — avendo nel suo letto un pantano che sommergeva nel passo uomini e cavalli — e che conveniva passare su d'una gettata di grandi sassi sconnessi ed ineguali —
Diemmi ordine, il generale, di ripassare in sostegno dei pericolanti — e naturalmente fu forza ubbidire — quantunque a malincuore, certo di perdervi molta gente — e difficilmente potervi far buona figura —
I nostri della retroguardia combattevano valorosamente; ma il nemico, sempre crescente, li aveva involti, e già occupava un fortissimo stabilimento (saladero) dietro loro — cioè: sulla loro linea di ritirata — Di più esausti di munizioni trovavansi i nostri — La testa della legione Italiana, entrava nel sala[dero] — mentre una testa di collonna nemica era già entrata, e spuntava dalla parte nostra — Ivi impegnavasi accanita pugna, corpo a corpo, a bajonettatte, e finalmente trionfava il valore Italiano —
In quel punto, era il terreno ingombro di cadaveri — e tra i nostri caduti, ebbimo a deplorare la morte d'un prode ligure, il Capitano Molinari — Ma i compagni della retroguardia erano salvi — ed il combattimento ristabilito a vantaggio nostro —
Giungevano altri corpi in sostegno, ed operavasi la ritirata mirabilmente[60].
La legione Francese, nello stesso giorno, dovendo simultaneamente operare sulla linea della città — ebbe un rovescio — e così fu da noi, risposto degnamente ai moteggi di codesti nostri vicini.
Il 28 di Marzo — fu pure giorno gloriosissimo per le armi della Republica, e per la Legione Italiana —
In quel giorno l'impresa era diretta dal generale Pacheco — il nemico che assediava il Cerro, agli ordini del generale Nuñez — uno dei capi più famigerati di quei paesi — passato però vergognosamente dalle nostre, alle fila nemiche — nel principio dell'assedio — Il nemico, dico: mostrava molta baldanza in quella parte — e non poche volte era giunto, sin sotto i baluardi della fortezza — minacciando di tagliare le comunicazioni della stessa colla città — e distruggendo a fucilate il Faro eretto sulla parte superiore degli edifizi —
Il generale Pacheco ordinò la traslazione di alcuni corpi al Cerro — tra cui la legione nostra — Il movimento ebbe luogo durante la notte — ed all'alba erimo, colla legione, imboscati in una vecchia polveriera, attorniata da ruinati edifizi — ad un miglio circa a tramontana della fortezza —
Tali edifizi, abbenchè in macerie, conservavano delle mura erette — e capacità sufficiente da nascondere tutta la gente Italiana, quantunque alle strette —
Dal Cerro incominciossi a scaramucciare — e quindi poco a poco, si andava, la pugna riscaldando — Il generale nemico di natura focoso — spingeva baldanzosamente contro i nostri — sino ad impossessarsi d'una forte posizione chiamata quadrado — a piccolo tratto di cannone dalla vecchia polveriera —
Già contavano tra i feriti nostri, due dei migliori tra i capi — i Collonnelli Tajes e Estivao — quando il segnale che doveva ordinare la sortita della legione, non comparendo dall'alto del Cerro[61] e facendosi serio l'affare — fummo chiamati alla riscossa dal collonnello Caceres — incaricato della forza combattente.
Io sarò fiero sempre — d'aver appartenuto a quel pugno di prodi, che si chiamò: legione Italiana di Montevideo — che ho veduto sempre sul cammino della vittoria!
Ma in quel giorno erano i nostri Italiani — belli!..... di sangue freddo e di valore. Essi fecero l'ammirazione degli orgogliosi Americani, che a giusto titolo, pretendono ad una bravura eccezionale.
Trattavasi di attaccare il nemico su d'un'eminenza — dietro un riparo di fosso e parapetto — Lo spazio che si doveva percorrere per assalirlo, era sgombro d'ogni minimo ostacolo; dimodocchè difficile era l'impresa, dovendo marciare scoperti — verso il nemico coperto — Ma la legione in quel giorno avrebbe affrontato il diavolo! Essa ricordava che sullo stesso terreno acquistò il suo diploma di valore — All'orecchio de' suoi militi risuonavano ancora le benedizioni d'un popolo grato! Il plauso delle bellezze della capitale!
Essa marciò contro il nemico senza fare un sol tiro — e senza fermarsi — sino a precipitarlo nel Pantanoso a tre miglia del campo di battaglia — Morì Nuñez, e molti prigionieri si fecero —
I corpi Orientali, compagni nostri — combatterono pure con molto valore — e se ritardato, fosse stato alquanto il movimento suddetto — e dato tempo alla collonna nostra di destra — comandata dal bravo Collonnello Diaz, di avanzarsi, e frammettersi tra il fiumicello ed il nemico — certo non salvavasi uno solo della sua fanteria —
Quel fatto d'armi onora molto il genio militare del generale Pacheco — ed obligò l'estrema destra del nemico a rimanersi guardinga — lontana dal Cerro, al di là del Pantanoso —
CAPITOLO XXXVIII. Spedizione del Salto.
Innumerevoli furono i fatti d'armi sostenuti dalla Legione Italiana, durante i primi anni dell'assedio — numerosi furono i morti e feriti — ma in nessuno scontro risultò disdoro a quella brava gente — e l'Italia può andarne superba!
Noi pure, nei primi calamitosi tempi, ebbimo qualche traditore: quel Mancini, di cui già feci cenno — un Danus, un Giovanni N. ed alcuni poveri diavoli trascinati dagli stessi, defezionarono — Fu vicenda dolorosa quella — ma che presto sommerse nell'Oceano glorioso, in cui veleggiò la superba Legione —
Nell'India muerta — fu battutto il generale Rivera — ma perciò non scemò la difesa della capitale —
I capi dell'esercito di questa, aguerriti da perenni pugne cogli assedianti, vi avean guadagnato una superiorità morale, che aumentava tutti i giorni — Giunse l'intervenzione Anglo-Francese, ed allora tutto vaticinava un esito felice della guerra —
Ogni paese nel mondo, starà sempre meglio, senza intervenzioni straniere — e così sia, nell'avvenire, per la nostra povera Italia, vittima di tanti di quei malanni — Per Montevideo, le condizioni erano diverse: essendo codesta capitale un vero emporio cosmopolita, ove gli stranieri d'ogni nazione, sono sempre, per lo meno, uguali in numero agli indigeni. Gl'interessi stranieri poi sono quasi sempre a quelli degli indigeni superiori —
Se l'Italia diplomatica, avesse contato per qualche cosa nel Rio della Plata — essa avrebbe dovuto far parte dell'intervento Anglo-Francese — essendo gli Italiani non inferiori in numero — a nessuna delle nazioni intervenenti — Ma nel 1842, in cui principiò l'assedio, il rappresentante del governo Italiano a Montevideo, era tenuto per ben poca cosa, ed un solo piccolo legno da guerra, facea sventolare la bandiera Italiana su codesta rada —
Nei progetti di operazioni, combinati tra il governo della Republica, e gli ammiragli delle due alleate nazioni — vi entrava una spedizione nell'Uruguay — ed io ne fui incaricato —
Nel periodo trascorso, la flottiglia nostra, s'era aumentata di vari legni: gli uni presi in affitto, siccome i primi; altri sequestrati ai nemici della Republica — ed altri predati sul nemico, che inviava i mercantili suoi legni nel Buceo — porto immediato al quartier generale di Ourives — ed in altri porti in potere delle sue forze —
Dunque tra l'accrescimento di detti legni, e di altri due della Squadra Argentina, sequestrata dagli Anglo-Francesi, e messi a disposizione del governo Orientale — la spedizione nell'Uruguay, si compose di circa quindici bastimenti — il maggiore dei quali era il Cagancha, brigantino di sedici pezzi — ed i minori alcune baleniere —
La truppa di sbarco, componevasi: della legione Italiana, 200 — dugento uomini circa, di nazionali, agli ordini del Collonnello Battlle — oggi (1872), generale e Presidente della Repubblica — e circa cento uomini di cavalleria, due pezzi da 4, e sei cavalli in tutto —
Era verso la fine del 1845 quando partì la spedizione da Montevideo per l'Uruguay — dando principio alla gloriosa campagna, con fatti brillanti ma infruttuosi per l'infelice e generosa nazione Orientale[62].
Giunsimo alla Colonia — città situata sopra un alto promontorio — sulla sponda sinistra del Plata, — ove le squadre Anglo-Francesi ci aspettavano, per espugnare la posizione —
Non fu ardua l'impresa — sotto la protezione dei superflui fuochi dei legni di tre squadre — Io sbarcai co' miei legionari — ed i nazionali in seguito — Il nemico non oppose resistenza tra le mura — ma usciti al di fuori, lo trovammo disposto a combatterci. Dopo noi, sbarcarono gli alleati — Io chiesi agli Ammiragli di farmi sostenere, mentre io procurerei di allontanare il nemico — ed una forza d'ambe le nazioni uscì in nostro apogio — Ma impegnati che fummo in campo aperto, con un nemico superiore — ed ottenuto alcun vantaggio — gli alleati ritiraronsi intramuros — non so per qual motivo — e ci obligarono a far lo stesso — essendo noi soli, di molto inferiori al nemico —
Pria del nostro sbarco — quando i contrari, davanti all'imponenza delle forze navali — avean progettatto di abbandonare la città — essi obligarono gli abitanti a sgombrarla — quindi tentarono di darla alle fiamme — Dimodocchè molte case, presentavano il triste spettacolo dell'incendio — e per ottenerne un'effetto più pronto, avevano infranto la mobilia, e sconquassato ogni cosa —
Allo sbarcare nostro, cioè della legione, e dei Nazionali di Battlle — noi avevimo immediatamente, seguito il nemico in ritirata — e gli alleati sbarcati dopo, occuparono la sgombra città — mandando, come abbiam veduto, a sostenerci, parte della loro truppa — Ora tra il soqquadro delle ruine e dell'incendio, era difficile di mantenere tale una disciplina, da impedire qualunque depredazione — ed i soldati Anglo-Francesi, ad onta delle ingiunzioni severe degli ammiragli — non mancarono di servirsi a piacimento della roba abbandonata nelle case, e per le strade — I nostri rientrati seguirono — in parte — l'esempio, ad onta di fare noi — cioè gli ufficiali, il possibile per reprimerli —
La repressione dei disordini era difficile — considerando: esser la Colonia paese ben fornito d'ogni cosa per provvedimento della campagna, e massime di liquidi spiritosi — che esaltavano le velleità poco oneste dei depredatori —
D'altronde il più importante delle cose tolte dai nostri, furono comestibili, e materazzi portati nella chiesa ov'erimo accampati per coricarsi — suppelletili, che naturalmente furono abbandonate dopo pochi giorni alla nostra partenza — Comunque, senza l'esempio dei nostri alleati che solletticò — com'era naturale i nostri militi — tali eccessi si sarebbero scansati —
Io mi sono dilungato alquanto sui dettagli di cotesto avvenimento — descrivendoli con scrupolosità veridica — per rintuzzare certe descrizioni fatte da un Chauvin — certo Mr. Page — comandante allora del brigantino da guerra Francese — il Ducouadic — Uomo detto dai concittadini suoi: una creatura di Guizot, mandato da quel ministro di Luigi Filippo — in qualità di emissario segreto —
Descrivendo i fatti occorsi nella Colonia — cotesta spia diplomatica — diceva peste dei Brigands Italiens — e per effetto della di lui Gallica simpatia io fui obligato — all'iniziativa, da noi operata, dello sbarco — di far mettere la mia gente al coperto — non dai fuochi del nemico: perchè il nemico fuggiva senza sparare al nostro approssimarsi — ma da quelli del Ducouadic — che avendo la sua batteria proprio di fronte alla mia gente, la fulminava a cannonate, in modo scandaloso —
Alcuni uomini della mia gente, furono contusi dai frantumi di macerie e dalle schegge, che i tiri di cotesto nostro alleato c'inviava —
Io ricordo che fra gli altri titoli con cui ci onorava nelle sue stravagganti narrative, vi era quello di Condottieri con cui quel signore affettava di spruzzare di disprezzo gente che più di lui valeva —
CAPITOLO XXXIX. Il Matrero.
Nella Colonia avevimo dovuto cooperare alla presa di quella città — ma il nostro destino era di seguire oltre, e ristabilire l'autorità della Republica sulla sponda sinistra dell'Uruguay —
L'isola di Martin Garcia — ove anticipai Anzani con una piccola spedizione — si rese senza resistenza — Acquistammo in quell'isola, qualche bestiame, ed alcuni cavalli —
Ebbimo nella stessa il primo matrero, un certo Vivorigna, di quelli che tenevano per noi — ed io devo dire una parola su questa classe di valorosi avventurieri — i di cui serviggi tanto ci valsero nell'ardua nostra e gloriosa spedizione —
Il Matrero, è il vero tipo dell'uomo indipendente —
¿E perchè dovrà egli viver tra una società corrotta nella dipendenza d'un prete che l'inganna, e d'un tiranno che gavazza nel lusso e nella gozzoviglie col frutto delle sue fatiche — quando può sussistere nei campi vergini e sterminati d'un nuovo mondo, libero come l'aquila od il leone — riposando la chiomata sua testa in grembo alla donna del suo cuore quando stanco — o volando col selvaggio suo destriero nelle pampas immense in cerca d'uno squisito alimento per lui e per la sua cara?[63].
Il matrero non riconosce governo — ¿E questi Europei, tanto governati sono essi forse più felici? Tante pessime prove si fecero, e si fanno su tale materia da fare la quistione ben ardua a risolversi! Indipendente — il matrero — ei signoreggia quell'immensa estensione di paese colla stessa autorità d'un governo. Non pone imposte — non tributi — non toglie al povero, l'unica sua speranza — il figlio per farne uno sgherro — Egli chiede dall'abitante come dono spontaneo il necessario all'errante sua esistenza — e le necessità del matrero sono limitatissime — e ricambia il donatore coi suoi lavori a cavallo — preziosissimi in quelle contrade —
Un buon cavallo è il primo elemento del matrero — le sue armi, composte ordinariamente d'una carabina, una pistola, una sciabola, e l'inseparabile coltello per aver carne e mangiarla —
Se si considera: che dal bue, egli ritrae i fornimenti della Sella, il mancador, per legare al pascolo il suo compagno cavallo, las maneas per accostumarlo a rimanersi fermo, e non vagare, las bolas che ragiungano il bagual (cavallo selvaggio) quando sfida la velocità dell'uragano — e lo rovesciano — avvitichiandosi nelle gambe del fuggente —
Se non le più utili, las bolas sono le armi più terribili del gauccio (uomo della campagna) — Egli colle bolas, colpisce come abbiam detto il bagual, lo struzzo — uccello che non vola — ma che colle gambe, non la cede in velocità al corsiero — e l'uomo quando dopo la battaglia, egli fugge davanti al nemico che la vinse —
Guai! se il fuggente non cavalca un buon destriero, o non stanco — egli se perseguitato dal boleador — sentirà mancarsi sotto e stramazzare il compagno — senza potersene liberare — a meno: che col poncho trascinando, non raccolga destramente las bolas — e così liberi le posteriori gambe del suo cavallo —
È uno spettacolo sorprendente per noi Europei: il veder una forza di cavalleria, fuggendo davanti altra forza vincitrice — Una nube di bolas s'innalza dalla truppa perseguente, e va a colpire i perseguitati — che sono sovente sgozzati dai primi cammin facendo — e perseguendo alternativamente altri —
Il laccio — il non men utile ausiliario del gauccio, o matrero — che sono quasi sinonimi — essendo il primo non come il secondo — sempre indipendente da ciò che si chiama governo — e che sovente, altro non è che l'amalgama d'alcuni prepotenti — Il laccio, che pende perenne sull'anca destra del corsiero, in un modo che sembra negletto, ma molto accurato — e che serve all'americano del Sud per procurarsi alimento, e per guadagnarsi la vita — quand'egli si trovi in condizione — cosa rara — di dover lavorar per vivere — Infine la carne — generalmente di vaccina — unico alimento del matrero —
Se si considera dico: tutte queste cose, alla costruzione delle quali ed all'uso continuo — è indispensabile il coltello — si avrà un'idea, del conto che il matrero deve fare di quell'arma — della quale, egli mirabilmente si serve pure per tagliar la faccia, o la gola d'un nemico —
Egli giammai rifiuterà di divider con voi, il suo açado (arrosto), ma voi dovete avere un coltello, per non rischiare d'aver il rifiuto di prestarvelo, da lui che lo stima sopra ogni cosa — e che perdendolo avrebbe molta difficoltà di trovarne un altro nel deserto —
Il matrero come abbiam detto — e lo stesso del gauccio de Las Pampas — del monarca de la cuchilla (collina) del Rio-grande; ma più illegale, più indipendente — Egli ubbidirà, quando il governo, sia conforme alle proprie credenze, alle di lui simpatie — Se no, il campo e la selva sono le sue stanze — il suo domicilio — ed il cielo il suo tetto — per la maggior parte del tempo — Egli però costruisce qualche volta capanne nelle foreste — Poco egli comparisce inutilmente nell'abitato; e per lo più ne sarà il motivo l'amante — Il matrero ha un'amante, da cui è generalmente adorato — che divide i suoi disagi, i suoi pericoli, con ugual coraggio. Oh! la donna! che essere straordinario! Essa più perfetta, dell'uomo — è pure d'indole più avventurosa, più cavalleresca di lui! E l'educazione servile, a cui è dannata — fa sì, che meno frequente ne siano gli esempi —
Vivorigna fu dunque il primo dei matreri che ci raggiunse — trovato in Martin Garcia dal Collonnello Anzani — e non era certamente il migliore — Egli, sulle sponde del canale dell'Inferno — tra Martin Garcia, e la costa del continente — aveva guatato una barca — e messa una pistola al petto del barcajuolo, lo avea costretto a trasportarlo nell'isola — ove veniva a presentarmisi.
Altri molti matreri mi si presentarono, e come già dissi: mi servirono immensamente nelle ulteriori operazioni — Ma l'uomo ch'io vorrei fregiare, con un titolo più decoroso — e che riuniva al coraggio, ed all'audacia del matrero — il valore, il sangue freddo, e l'illibatezza del gentiluomo — era il capitano Juan de la Cruz Ledesma — di cui io farò menzione molte volte nel decorso del racconto della Spedizione del Salto —
Juan de la Cruz, alla nera capigliatura — all'occhio d'aquila — al nobile portamento della bella persona — riuniva un cuore d'angelo e di leone — Egli mi fu compagno intrepido e fedele in tutta la campagna dell'Uruguay, ch'io considero la più brillante della mia vita — Lui, e Jozè Mundell figlio di Scozzese, e giunto bambino tra quei coraggiosi ed indipendenti figli d'una vergine natura — mi saranno scolpiti nell'anima tutta la vita —
Mundell non ariegiava tanto il matrero quanto Juan de la Cruz — e d'un tipo diverso — cioè: simile ai concittadini di Wallace — era come lui valoroso e più istruito —
Nella Colonia era rimaso il Collonnello Battlle (oggi presidente della Republica) co' suoi nazionali di guarnigione — e Battlle — era uomo da qualunque impresa delle più ardue — Compagni d'armi sin da principio dell'assedio — noi ci dividemmo da quel prode e gentile ufficiale, con vero rincrescimento. A Martin Garcia lasciammo pure alcuni uomini, innalzandovi lo stendardo Orientale — e la spedizione continuò il suo viaggio progredendo nel fiume. Anzani faceva la vanguardia con alcuni legni minori nostri — e s'impadronì di varie imbarcazioni mercantili con bandiera nemica — Giunsimo in tal modo sino al Jaguary confluente del Rio-negro coll'Uruguay —
CAPITOLO XL. Jaguary.
Il Rio-negro sboccando in quel punto nell'Uruguay, forma varie isole assai estese, coperte di boschi, e di pascoli nei tempi ordinari — Nell'inverno poi, crescendo i fiumi colle pioggie, le allagano quasi intieramente — dimodocchè, pochi sono gli animali che vi ponno stanziare — e la maggior parte degli stessi traversano l'acqua — e passano sul continente — ove pure trovano pascoli richissimi — Così stesso, noi trovammo in quell'isole — assai vaccine per non diffettare di carne — e pure alcune giumenta selvaggie, e puledri —
Il maggior benefizio poi, fu quello di potervi sbarcare i pochi nostri cavalli, e ristorarli dal disagio della navigazione —
Oltre le isole suddette, verso levante, bagnato dal Rio-negro a mezzogiorno e dall'Uruguay a tramontana — havvi il Rincon de las gallinas (canto o gomito delle galline) — Cotale Rincon, è un pezzo di continente magnifico ed ubertoso — riunito al gran continente da un istmo. In quel territorio trovavansi numerosissimi animali d'ogni specie, senza eccettuarne i cavalli e perciò, era una delle predilette stazioni dei matreros —
Una delle prime mie cure, fu quella di marciare con parte della forza di sbarco, e stabilirsi sulla sponda del Rincon — da dove facendo partire in esplorazione il Vivorigna, col il compagno Miranda, a cavallo — non tardarono a ricomparire con vari dei matreri del luogo — Quei nuovi acquisti furono seguiti da altri, e d'allora in poi, potemmo sistemare un principio di cavalleria, che progredì a vista d'occhio —
Colla cavalleria ebbimo in abbondanza della carne — e quella notte stessa s'imprese un'operazione su d'una partita nemica — che ebbe il più felice risultato —
Un tenente Gallegos, partito con noi da Montevideo, fu incaricato dell'impresa — Egli sorprese i nemici in numero di ventina, e pochi poterono scaparsi — ne trasse sei prigionieri de' quali, alcuni feriti — Cotesto nostro ufficiale, era d'un valore brillante — ma sventuratamente troppo sanguinario. Quel fatto ci valse alcuni eccellenti cavalli — interessantissimi nella situazione nostra —
Il sistema adottatto dal nemico d'internare gli abitanti del littorale, per toglierli dalle comunicazioni nostre — ci fece giungere gran parte di quelli infelici — a cui noi offrimmo l'isola maggiore come domicilio — e passammo nella stessa, una buona quantità di bestiame per alimentarli — massime alcune bande di pecore —
La spedizione andava prendendo incremento di numero e d'importanza, aumentata vieppiù dalla venuta del nostro Juan de la Cruz tra noi — Individuo, che con Mundell — meritavano il titolo di principi dei matreros e la di cui scoperta, merita d'esser menzionata —
I matreros del Rincon mi diedero notizie: che Juan de la Cruz, alla testa di varie partite de' suoi, aveva — giorni prima — battute altre partite nemiche, ma che poi soperchiato dal numero — era stato obligato di sciogliere la sua gente — ed inselvarsi solo nei boschi più folti; quindi abbandonare il suo cavallo — e con una leggerissima canoa — vagare per le isole dell'Uruguay, le più recondite; oggetto della maggior vigilanza del nemico — il quale, dopo la battaglia dell'India Muerta, massimamente, non essendovi più corpi nostri di cavalleria nella campagna, impiegava ogni sforzo, per preseguire i matreros che non volevan sapere del suo governo —
In tali strette circostanze trovavasi il nostro amico allora — quando mi fu suggerito di mandare alla di lui ricerca.
Incaricai quindi, un comandante Saldaña — vecchio amico di Juan de la Cruz, con alguni matreros, in un palischermo nostro, per trovare il di lui nascondiglio e condurlo nosco —
La comitiva sortì con esito fortunato; e dopo alcuni giorni d'indagini incontrarono Juan de la Cruz, in un'isola, sopra un albero, e la di lui canoa nascosta in un cespuglio a piè dello stesso — essendo stata, in quei giorni, inondata l'isoletta — E lo incontrarono, certamente, pronto a rinselvarsi se gli investigatori fossero stati nemici — poichè dal posto suo, egli poteva scoprire chi lo cercava ad una distanza sufficiente per aver tempo di mettersi in salvo —
Imparino i nostri giovani Italiani una lezione della vita, che siam chiamati a sostenere, quando vorremo veramente redimere la patria nostra — È una fatalità — ma pur vera! che l'indipendenza, e la libertà, debbasi acquistare a furia di disagi, di sacrifizio, e di coraggio —
Fu Juan de la Cruz, per noi, un prezioso acquisto — d'allora in poi, ebbimo con noi tutti i matreri dei contorni — ed una eccellente forza di cavalleria — senza di cui è impossibile nulla imprendere, in quei paesi essenzialmente cavallereschi.
CAPITOLO XLI. Spedizione a Gualeguaychù — Hervidero — Anzani.
L'isola del Biscaïno, la principale di quelle del Jaguary — divenne ben presto una colonia, popolata dalle famiglie fuggenti le barbarie nemiche, e da varie delle povere famiglie della capitale, che la miseria spingeva sulle nostre traccia, sicure di trovare almeno della carne — Quivi passammo molto bestiame — lasciammo alcuni cavalli, ed un ufficiale superiore incaricato di tutto —
La spedizione progredì pel fiume — e quindi in un punto di quello chiamato Fray Bento — nella costa opposta, sulla provincia d'Entre-rios, si gettò l'ancora —
Abbasso circa otto miglia da Fray Bento — nella stessa parte dell'Entre-rios — esiste la bocca del fiume di Gualeguaychù confluente dell'Uruguay — Il paese è distante circa sei miglia dalla foce.
La provincia d'Entre-rios, era nemica, noi abbisognavamo di cavalli per le nostre operazioni — e lì ve n'erano degli eccellenti — Il paese di Gualeguaychù poi — ci allettava, per esser un emporio richissimo — capace di vestire i nostri pezzenti militi — e provvederci di arnesi per i cavalli — e d'ogni cosa necessaria — Fu dunque deciso di farvi una toccata —
Noi avevamo, espressamente, rimontato più insù il fiume, a circa sei miglia, per non ispirare verun sospetto — Nella notte, nei nostri piccoli legni e palischermi — imbarcaronsi i nostri buoni legionari — la gente di cavalleria, con pochi cavalli — e vogammo verso la meta nostra —
Nell'imboccatura del fiumicello, eravi una famiglia stabilita — e sapevasi esservi vari barchi mercantili — ed una ballenera da guerra — Bisognava tutto sorprendere, e veramente tutto sorpresimo —
Noi fummo sì fortunati in quell'impresa, che di sorprese, in sorprese — fummo sino alla casa del comandante di Gualeguaychù — che fu trovato in letto dormendo — Villagra era il Collonnello comandante militare del paese — Tutte le autorità, e guardie nazionali, rimasero in nostro potere —
Si guarnirono colla truppa nostra i punti più forti — si stabilirono dei posti avanzati a certa distanza sulle vie ove potevano comparire nemici — e si procedette a reclutare cavalli, e requisire dal paese, tutti gli oggetti, per noi, di prima necessità. Acquistammo in Gualeguaychù, molti buoni cavalli, la roba necessaria per vestire tutta la gente, gli arnesi per la cavalleria — ed alcuna moneta, che si distribuì ai poverissimi nostri marini e militi — da tanto tempo nelle miserie e privazioni. I prigionieri furono rilasciati tutti alla partenza nostra — generoso procedimento che non avrebbero imitato i feroci fautori di Rosas, se vincenti —
Una partita di cavalleria nemica, erasi trovata assente dal paese al nostro ingresso — ed appartenendo alla guarnigione, essa tornava durante l'occupazione nostra — Vista dalle nostre sentinelle vi si mandò alcuni nostri cavalieri — già meglio montati, ed equipaggiati — Fuvvi uno scontro in cui i nostri fuggarono i nemici —
Quel primo fattarello d'armi — rallegrò molto la nostra gente — e solleticò il prurito per le avventure tanto più, che fu combattutto in modo brillante in presenza di tutti — Ebbimo un ferito assai grave —
Eravi nell'imboccatura del fiumicello una penisola, formata dall'Uruguay e dallo stesso — ove dimorava la famiglia anzidetta — Tale penisola ci servì mirabilmente per compire l'operazione indisturbati — giacchè in cotesti paesi di gente bellicosa — in poco tempo si riuniscono forze di cavalleria delli stessi abitanti d'una mobilità e d'un'audacia sorprendenti — La gente di fanteria nostra, imbarcossi nei piccoli legni, che ci avean condotti — La cavalleria marciò sui buoni cavalli predati, e conducendone molti — Ed ivi ci riunimmo nuovamente —
Il lavoro d'imbarcare, e sbarcar cavalli, non c'era nuovo — ed in pochi giorni, tutti furono trasportati fuori: parte nell'isola del Biscaïno — e parte in altre isole nella parte superiore del fiume per servirci alle imprese ulteriori —
Procedemmo nell'interno — e sino a Paysandù — poco, o nulla accadde da meritar menzione — In quella città eravi un presidio assai considerevole — vi aveva, il nemico, costrutte alcune batterie — poi, messi a pico una quantità di barchi, in vari punti del canale del fiume, per ostruire il passaggio — Tutto fu superato — e poche palle nei legni, con alcuni feriti, furono le conseguenze d'un gran cannoneggiamento sostenuto contro coteste batterie —
Io devo far menzione di due ufficiali: Francese l'uno, Inglese l'altro — che comandando due piccoli legni da guerra della loro nazione, ci accompagnarono in quasi tutta quella spedizione — e mi valsero molto, abbenchè le loro istruzioni fossero di non combattere — Dench, era il nome del tenente Inglese — che rimase poco tempo con noi — Hypolite Morier — comandante la goletta l'Eclair, era il Francese — quest'ultimo essendo rimasto con noi — tutto il tempo che durò l'impresa, ci era diventato carissimo — ed era ufficiale di molto merito —
Giunsimo all'Hervidero — stabilimento bellissimo, anticamente, ma allora abbandonato e deserto — richissimo ancora, in quelle circostanze di bestiame, che ci valse in tutto il tempo del nostro soggiorno —
Cotesto punto, sulla sponda sinistra dell'Uruguay, chiamasi Hervidero, dallo spagnuolo Herver — bollire — E veramente, — ivi, quando il fiume è basso, sembra una caldaja bollente, dai vortici, cagionati da una quantità di scogli che si trovano sott'acqua — che battutti perennemente da corrente velocissima — fanno molto pericoloso quel passo —
Una casa spaziosa di azotea, cioè con terrazza per tetto — ergesi sull'eminenza che domina la sponda sinistra del fiume, ed intorno a quella, una moltitudine di ranchos (barracche col tetto di paglia) attestano la molta servitù di cui disponevano i padroni della famosa Estancia, in tempi più quieti.
Giungeva ancora, intorno alle case, il ganado manso (gli animali vaccini mansuefatti) — in cerca degli esuli abitatori e con loro una majada (grege di pecore) che avvicinava in numero le quaranta milla — Coteste pecore, non tose, trascinavan la lana per terra, e quando movevano per le colline — esse somigliavano alle onde del mare —
Non meno, certo, saranno state le vaccine — compresovi il ganado chuero o alzado (non domestico).
Agiungansi innumerevoli giumente, e puledri — per lo più selvatici — ed altre qualità di quadrupedi — majali, somari, gazzelle, ecc. — e si avrà un'idea di quelle immense campestri proprietà — chiamate estancias — ove potrebbero vivere agiatamente molte famiglie — ed ove non abita un solo individuo — Tutto ciò frutto delle guerre intestine, a cui è dannato cotesto bellissimo e sventurato paese —
L'Hervidero era pure un saladero, a tempi floridi — cioè: sito, ove si salava carne — maccellando centinaja d'animali ogni giorno — ¿E le sventure sofferte da codeste popolazioni — saranno esse una vendetta per i gran patimenti inflitti alle altre razze animali?
Io credo: la morte una semplice transizione della materia, a cui conviene conformarsi pacatamente — anzi famigliarizzarsi con essa — Ma i patimenti, inflitti da un essere all'altro! — Oh! io credo: che esistendo una vendetta nella natura, essa dev'esser applicata ai ministri del rogo, delle torture, e di qualunque sofferenza inflitta ad animale qualunque!
Esistevano pure gli edifizi, atti a tutte le differenti faccende di quel grandioso stabilimento — dimodocchè, più ad un villaggio, col suo feodale castello, somigliava che a particolare stabilimento di campagna —
All'Hervidero, si fermò la spedizione — presimo possesso delle case, e si fecero alcune fortificazioni provvisorie — La profondità del fiume, non permetteva di seguire oltre co' barchi maggiori —
Anzani colla legione Italiana — dugento uomini circa di fanteria — allogiò nello stabilimento, occupandolo militarmente — come già dissi — e ben valsero, tali misure di precauzione, a respingere un inaspettatto attacco combinato — tra i nemici d'Entre-rios, comandati dal Generale Garzon, e quelli dello Stato Orientale, dal collonnello Lavalleja — Successe tal fatto, mentre io era assente dallo Hervidero — e narrerò prima: del motivo della mia assenza —
Tra le cure di Juan de la Cruz — egli aveva assunto quella: di far avvisare — da alcuni de' suoi — tutti i matreri che si trovavano nella spaziosa campagna, sulla sponda sinistra del fiume Uruguay, e massime quelli del Queguay — assai numerosi —
Un Magallanes, ed un Josè Dominguez, capi secondari, erano tra i più famigerati — e tutti obbedendo volontariamente al loro capo principale José Mundell, di cui già abbiam parlato — Mundell, inglese, ma giunto in quei paesi da bambino, s'era immedesimato cogli abitanti, e le loro consuetudini — Egli aveva regolato una estancia, delle migliori dei dintorni — ed era uno di quei pochi privilegiati, venuti al mondo per dominar, senza violenze, quanti li avvicinano. Senza nulla aver di straordinario nel fisico — era però forte e svelto —
Franco cavaliere, e generosissimo, egli avea guadagnato il cuore di tutti — e massime dei matreros — che beneficava in ogni loro bisogno — temprandone l'indole soverchiamente avventuriera e talvolta sanguinaria — Mundell, ad onta d'aver passato la maggior parte di sua vita nel deserto — aveva, per propensione propria, coltivato lo spirito — ed acquistato collo studio, non mediocri conoscimenti —
Egli mai s'era mischiato in affari politici, sintanto che quelli avevano per motore gare individuali per gelosia d'autorità di presidente, ecc. — ma quando lo straniero agli ordini di Ourives, invadeva il territorio della Republica — Mundell credè delitto l'indifferenza, e si lanciò nelle fila dei difensori della terra che lo aveva accolto infante, e lo ospitava —
Col prestigio acquistato tra i bravi suoi circonvicini egli ebbe riunito, ben presto, un numero di alcune centinaja d'uomini — coi quali, in quelli stessi giorni, mi aveva fatto avvertire, che voleva accompagnarmi — I bravi ragazzi, mandati da Juan de la Cruz, presso Mundell erano giunti all'Hervidero con tale notizia — ed io decisi, immediatamente, di abboccarmi con Mundell nell'Arroyo Malo — a una trentina di miglia abbasso del Salto — secondo il suo desiderio —
Nella prima notte dell'assenza mia, era stato attaccato l'Hervidero — ed udite da noi le cannonate dalle vicinanze dell'Arroyo Malo — io ero rimasto in forte anzietà — com'era naturale — benchè fidente nel valore e capacità d'Anzani, che di tutto era rimasto incaricato —
L'attacco contro l'Hervidero, era stato immaginato, e disposto di modo — che se l'esecuzione vi avesse corrisposto, ci poteva riescire fatale —
Garzon le di cui forze ascendevano almeno a due milla uomini, la maggior parte infanteria — doveva approssimarsi alla sponda destra dell'Uruguay — mentre Lavalleja attaccherebbe l'Hervidero dalla sponda sinistra, con cinquecento uomini —
Due brulotti costrutti nel Juy fiumicello a monte di noi — erano stati spinti simultaneamente, verso la squadra per impedirla di dare ajuto a quei di terra —
Il coraggio, il sangue freddo d'Anzani, e la bravura dei dugento — resero inutili tutti gli sforzi, e le astuzie del nemico —
Garzon nulla ottenne, co' suoi fuochi serrati di fanteria — perchè troppo distante — e dominata quella sponda dalle artiglierie de' nostri legni — che la fulminavano — I brulotti abbandonati in balìa della corrente, passarono distanti dai barchi, o furono distrutti dal cannone — Lavalleja spinse inutilmente i suoi contro i prodi nostri legionari, che trincerati negli edifizi — spaventavano i nemici col loro silenzio, e fiero contegno —
Anzani aveva ordinato: non si facesse una sola fucilata, sinchè il nemico fosse a brucia panno, e ben valse: poichè credendo avessero i nostri evacuato le case — i contrari giunsero vicinissimi — e scopiando allora una generale scarica da tutti i punti — essi si diedero a precipitosa fuga — perdendo intieramente la voglia di tornare all'assalto —
Avendo combinato con Mundell, circa l'entrata sua nel Salto — quando da noi occupato — io ritornai all'Hervidero —
In quel tempo, ebbi, dall'Uruguayana, notizie: che il Collonnello Baez, si disponeva di raggiungermi con alcuni uomini — E l'unico legno da guerra del nemico, stanziato nel Juy, defezionò a noi con parte dell'equipagio — Tutto quindi arrideva alla impresa nostra —
CAPITOLO XLII. Arrivo al Salto — Vittoria del Tapeby.
La provincia di Corrientes, dopo la battaglia dell'Arroyo-grande, era ricaduta sotto la dominazione di Rosas; ma la resistenza ammirabile di Montevideo — ed alcune altre favorevoli circostanze — la chiamarono nuovamente all'indipendenza —
I fratelli Madariaga, principali autori di quella bella rivoluzione, avevano chiamato il generale Paz da Montevideo preponendolo al comando dell'esercito — Il vecchio, e virtuoso generale, colla propria fama e capacità avea indotto il Paraguay — ad un'alleanza offensiva e difensiva; e quello Stato avea riunito a Corrientes, un contingente d'esercito rispettabile —
Le cose, dunque, andavano pure a meraviglia da quella parte — e non era il minore ogetto della spedizione nostra, quello di aprire le comunicazioni, con quelle interne provincie — e di riunire nel dipartimento del Salto, gli emigrati orientali, che si trovavano in Corrientes e nel Brasile —
Dall'Hervidero, io mandai dunque una ballenera — (barca leggera) con missione per il generale Paz — Ma essendo stata scoperta, e perseguita dal nemico furono obligati gl'individui che ne componevano la ciurma — di rifuggiarsi nella selva, ed abbandonar la barca — Sino a tre volte, fui obligato di ripetere tale tentativo — sinchè un bravo de' nostri ufficiali Italiani — Giacomo Casella — aprofitando d'una forte crescente del fiume — pervenne a superare tutti gli ostacoli — e giunse nella provincia di Corrientes —
Colla stessa crescente — io giunsi colla flottiglia al Salto — quella città era presidiata da quello stesso Lavalleja che attaccò l'Hervidero — e da una forza di circa trecento uomini, tra cavalleria ed infanteria —
Egli da vari giorni, erasi occupato a far evacuare la città dagli abitanti — per cui, e per la propria forza, stabilì un campo, sulla sponda sinistra del Tapeby, alla distanza di 21 miglia circa dal Salto — Noi occupammo la città, quindi, senza resistenza, e trattammo di stabilirvi alcune fortificazioni, che come vedremo ci servirono egregiamente —
Occupato quel punto, noi rimasimo, com'era conseguente, assediati dalla parte di terra — essendo tutta la campagna orientale in potere del nemico — ed uno dei principali inconvenienti nostri, era naturalmente la mancanza di carne — essendo pure, stato ritirato tutto il bestiame nell'interno — Non restammo però molto tempo, in tale situazione —
Mundell, avendo riunito circa 150 uomini, diede addosso ad un corpo nemico che lo incomodava, ed a noi si ricongiunse nel Salto[64]. Da quel momento principiammo a fare alcune sortite — e raccogliere il bestiame di cui si abbisognava —
Colle cavallerie di Mundell e Juan de la Cruz — fummo capaci di tener la campagna — ed un bel giorno — di andar a cercare Lavalleja nel suo proprio campo —
Alcuni disertori del nemico, mi avevano raguagliato esattamente della di lui posizione, — e del numero delle sue forze — ed io decisi d'attaccarlo —
Una sera, messi insieme dugento uomini di cavalleria, e cento dei nostri legionari — mossimo dal Salto al principio della notte — coll'intenzione di sorprendere il nemico prima del giorno —
Le guide nostre erano i disertori sumentovati; ed abbenchè fossero pratici — siccome non esistevano strade battute, nella direzione da noi presa, ci straviarono, ed il giorno ci colse alla distanza di circa tre miglia dal campo cercato —
Non era forse prudente, attaccare un nemico — almeno quanto noi forte — trincerato nel suo campo — e che d'un momento all'altro doveva ricevere riforzi, che aveva chiesto — Ma tornare indietro, non solo vergognoso sarebbe stato — ma molto influito avrebbe sulla nuova truppa ch'io guidavo, e che aveva concepito grande stima del valore Italiano — Poco, mi molestarono, veramente, le idee retrograde — e decisi d'attaccare senza fermare il movimento in avanti per profitare della sorpresa —
Giunti sopra un'eminenza, ove il nemico aveva un posto avanzato, che si ritirò all'avvicinarsi nostro — io scopersi il campo nemico, e mi capacitai della sua posizione — Vidi vari gruppi di cavalleria, che si riconcentravano verso il campo, da varie direzioni —
Erano distaccamenti, mandati nella notte, su differenti punti per spiarci — avendo avuto, il nemico, sentore della nostra sortita — ad onta d'ogni segretezza usata in ogni disposizione —
Riconcentravansi pure sul campo varie truppe di cavalli, e di buoi — animali importantissimi: i primi come rimonte per cavalleria — ed i secondi — alimento unico di quelle campagne —
Ordinai subito a Mundell, che faceva la vanguardia, di staccare una metà de' suoi plottoni — acciò tentassero d'impedire il concentramento — Fece lo stesso il nemico — scorgendo il movimento nostro, per proteggere i suoi —
Mundell, con molta bravura, aveva eseguito il suo movimento apogiando lui stesso col resto della sua forza i plottoni mandati avanti — ed aveva incalzato e disperso vari distaccamenti nemici — ma nel bollore della pugna — non considerando la gran distanza che lo divideva dalla fanteria nostra — erasi troppo avanzato — dimodocchè trovavasi colla sola sua forza involto da tutta la cavalleria nemica, che rivenuta dal primo sgomento, lo rincalzava colle lancie nei reni — minacciando di dividerlo dal grosso nostro, che tuttora ben distante procedeva alla battaglia — coi nostri fanti — fortunatamente giovani — che correvano colla lingua fuori —
Io non perdevo di vista nulla, certamente — essendo il campo sgombro, e noi discendendo — Pria, desiderando di portar in massa la piccola forza nostra — per eseguire un colpo di mano decisivo — acceleravo bensì la marcia della fanteria — ma tenevo però — la forza di Juan de la Cruz, che marciava alla retroguardia, intera come riserva —
Vedendo la situazione di Mundell, che non permetteva dilazioni — lasciai la fanteria indietro agli ordini del prode Marrocchetti — e spinsi avanti le riserve di cavalleria scaglionate —
Il primo scaglione nostro comandato dal Tenente Gallegos, diede bravamente dentro, e ristabilì alquanto la pugna di cavalleria — Alla carica di Juan de la Cruz, il nemico retrocesse, ripiegandosi verso il campo — e schierandosi dietro la linea di fanteria — coperta da una barricata di carri —
Io avevo ordinato, agli ultimi scaglioni di cavalleria nostra di caricare compatti, senza perder l'ordinanza — dimodocchè al coperto di questi, i matreros di Mundell, che valorosamente avean combattutto — si riordinarono in un momento —
Procedemmo allora, verso il campo nemico, in vero ordine di battaglia: La fanteria nel centro, in massa per sezioni — e con ordine di non fare un tiro — Mundell alla destra, e Juan de la Cruz alla sinistra — ed alcuni plottoni di cavalleria seguendo in riserva —
La cavalleria nemica — come abbiam detto — dopo il primo scontro, erasi rifatta dietro la fanteria — coperta questa pure da una linea di carri — Ma il contegno impavido della nostra gente — e il suo procedere compatto, e silenzioso — intimorì il nemico talmente che poca fu la resistenza — In un attimo, non vi fu più pugna — ma una sconfitta completta, ed un fuggire disordinato dei nemici verso il passo del fiume Tapebì.
In quel passo, alcuni de' più coraggiosi — dopo aver passato — vollero far testa — e lo avrebbero potuto essendo esso assai arduo — e fermarono la cavalleria nostra — Ma i nostri legionari alla voce: «di cartucciere al collo, e avanti» si precipitarono nell'acqua come tanti demoni, e non vi fu più resistenza —
Io mai, mi son potuto spiegare: perchè il Colonnello Lavalleja, avea stabilito il suo campo, sulla sponda sinistra del Tapebì — invece della destra — ove, certo, avrebbe potuto fare molto maggior resistenza — massime costruendo alcune opere volanti sul passo stesso —
La sponda sinistra era verso il Salto — e probabilmente non entrò nel criterio del vecchio e bravo colonnello, che pochi marini, e militi nuovi, potessero fare una marcia di venti miglia in una notte — e giunger a combatterlo — Oppure, conscio dell'avvicinarsi dell'esercito vittorioso d'Urquiza — non supponeva che fossimo capaci d'abbandonar il Salto — Il fatto sta: che in guerra le precauzioni son sempre poche. Il trionfo fu completto — la fanteria tutta, in numero di circa dugento — rimase in potere nostro — ed alcuni di cavalleria — Tutte le famiglie del Salto, trascinate fuori dei loro focolari — con numeroso treno d'ogni specie di vettovaglie in 34 carri — estratti pure dalla città — Infine gran numero di cavalli, per noi preziosissimi —
Fra le prede, la più rara, e stimabile fu un cannone di bronzo da sei, fuso a Firenze nel medio evo da un certo Cenni — e che probabilmente era giunto nel Rio della Plata, coi primi spagnuoli al tempo della scoperta — o coi Portoghesi —
Era lo stesso cannone, che avea fatto fuoco all'Hervidero contro noi, e che smontatosi in quella notte di conflitto trovavasi in reparazione nel campo —
Il nostro ritorno al Salto fu una marcia trionfale —
Ci benediva la popolazione, reintegrata nelle proprie case, e tale vittoria ci acquistò meritata reputazione, costituendo il nostro piccolo corpo di sbarco: forza delle tre armi capace di tener la campagna —
CAPITOLO XLIII. Arrivo d'Urquiza.
L'impresa del Tapebì, era stata eseguita colla prontezza possibile — dopo il fatto d'armi, e dopo di aver raccolto quanto fu possibile, di ogetti utili, cavalli, armi, ecc. — si riprese la direzione del Salto — e ben valse tale celerità — Siccome, ho già accennato: il nemico aspettava riforzo; e tale riforzo, era niente meno; che l'esercito vittorioso del generale Urquiza — che tornava da sbaragliare quello del Generale Rivera all'India muerta, e che s'incamminava verso Corrientes per combatterne l'esercito —
Vergara che ne facea la vanguardia, comparse alla vista del Salto, il giorno seguente al nostro ritorno, e ci tolse alcuni cavalli sparsi nel pascolo dei dintorni.
Pressentendo la tempesta, che ci sovrastava, si fece ogni sforzo per resisterla — Una batteria tracciata da Anzani, nel centro della città, s'innalzava come per incanto — militi e popolo lavorando ad essa alacremente —
Le case atte alla difesa, furono fortificate — e tutta la gente: militi, marini, cavalieria — furono ripartiti sulla linea ognuno al suo posto di battaglia —
Sbarcammo alcuni cannoni di marina, e prepararonsi con affusti di posizione nella batteria —
In quel tempo, giunse nel Salto, il Collonnello Baes, con una sessantina d'uomini di cavalleria. Non tardò a comparire Urquiza, col suo esercito composto delle tre armi — e molto borioso — Egli aveva assicurato i suoi amici: che avrebbe passato l'Uruguay al Salto, coll'ajuto della flottiglia nostra predata — Ma a lui fallì il vaticinio —
L'attacco del nemico, fu simultaneo all'apparizione del grosso delle sue forze —
Havvi dalla parte orientale del Salto, una collina a tiro di fucile dalle prime case, che intieramente domina la città — Noi, non avevimo fortificato tale collina per il motivo della poca forza a nostra disposizione, e per cui la linea di difesa, avrebbe avuto un'estensione troppo grande — quindi per guarnirli male preferimmo abbandonarla, e concentrare tutte le nostre milizie nella batteria, e nelle prime case, destra e sinistra della stessa —
Com'era naturale — Urquiza prese posizione su quella collina — e vi collocò sei pezzi d'artiglieria — Nello stesso tempo, spinse la sua fanteria a passo di carica sulla nostra destra, mentre ci fulminava a cannonate —
Quasi nello stesso tempo, noi avevamo terminato di stabilire due pezzi sulla batteria — ma piattaforma e parapetto non esistevano — ed i cannoni nel far fuoco, sprofondavano nel terrapieno, non consolidato ancora —
La destra nostra, era veramente la più vulnerabile potendovi giungere il nemico, coperto per la concavità d'una valle — e realmente dall'impetto e subitaneo apparire di quello, in numero considerevole, si sbigottì la gente nostra dell'ala destra; ed abbandonando le azoteas (case con terrazzo) fuggiva verso il fiume, coll'intenzione, naturalmente, d'imbarcarsi e ricoverarsi a bordo dei legni — Non vi riuscì però essendo state, preventivamente, allontanate tutte le piccole barche — misura che riescì efficacissima —
Io stavo sulla batteria, e nella disposizione della gente, avevo riserbato una compagnia della legione in riserba, dentro della stessa — Feci subito caricare la metà di quella compagnia — comandata dal prode Tenente Zaccarello — contro l'irrompente nemico —
Dopo la prima, la seconda metà — e sì valorosamente, furono eseguite quelle cariche — che, a suo torno, fu posto il nemico in precipitosa fuga —
La compagnia di cui parlo — era comandata dal Capitano Carone — numerando appena cinquanta uomini; i due plottoni erano agli ordini di Ramorino, e Zaccarello — tutti bravi ufficiali ed eccellenti militi — Il nostro successo sull'ala destra, dissuase il nemico da ogni tentativo d'assalto, ed il combattimento fu limitato a cannonate —
In quest'ultimo genere di pugna — benchè il nemico ci avesse colti non preparati, per non averne avuto il tempo — non si mancò di far buona figura —
Avevo io fatto sbarcare i cannoni di bordo — agli ordini di tre ufficiali di marina — Suzini Antonio, e Cogliolo Leggiero — ambi dell'isola Maddalena — ed un terzo Josè Maria — tutti prodi ufficiali — dimodocchè l'artiglieria nemica, benchè superiore in numero e di posizione, era regolarmente mal menata, ed obligata di nascondersi ogni tanto dietro la collina —
Le perdite d'una parte e dall'altra non furono serie per non esservi stato un assalto generale su tutta la linea — Perdetimo la maggior parte del bestiame bovino, che trovavasi in un corral (recinto) — e siccome era selvatico — aperto il cancello dal nemico, tempestò fuori com'un torrente, e si dileguò per la campagna —
Per tre giorni, continuò Urquiza, i suoi tentativi — ed ogni giorno c'incontrava meglio preparati, poichè anche di notte, non si perdeva un momento, per ultimare i lavori della batteria — innalzare barricate — e riparare i danni ricevuti di giorno — Si collocarono cinque pezzi nella batteria — si ultimò la piatta-forma, il parapetto, e la Santa Barbera — Infine, vedendo egli, che nulla avanzava cogli assalti e le cannonate — adottò il sistema di blocco — e ci rinchiuse ermeticamente dalla parte di terra — Ma anche in quel modo, riusciva deluso — essendo noi padroni del fiume — e potendo da quella parte ricevere le necessarie vettovaglie —
Ne' diciotto giorni, che durò l'assedio, non si stette oziosi — dovendo provvederci di fieno per gli animali — si veniva alle mani ogni giorno col nemico — Poi siccome per restringerci, egli avea dovuto formare una catena circolare di posti — noi, profittavamo della trascuranza degli stessi, per assaltarli di sorpresa — e spesso con vantaggio —
Infine dopo diciotto giorni d'assedio — stancatosi, o forse chiamato dall'altra parte dello Uruguay, per affari più urgenti — Urquiza ci lasciò — e fu a passare il fiume al dissopra del Salto — non coi legni della flottiglia nostra però, com'egli avea promesso —

GARIBALDI NEL 1846.
CAPITOLO XLIV. Assediati nel Salto da Lamas e Vergara.
Rimasero ad assediarci, le due divisioni di cavalleria Lamas, e Vergara — con circa settecento uomini —
D'allora in poi non potè il nemico, tenerci assediati senonchè a grande distanza — e noi fecimo quindi alcune sortite, ora raccogliendo bovi, ed ora puledri, coi quali si rimise in regolare stato la cavalleria nostra — esausta quasi di cavalli dalla strettezza sofferta dell'assedio —
Si osservi: che i cavalli di quei paesi, si nutriscono generalmente a solo fieno, pascolato al campo — e pochissimi quelli che si mantengono a biade — In quei giorni ebbe luogo un'operazione nostra assai bella, e singolare per noi Europei —
Il corpo d'esercito di Garzon, stanziato alla Concordia dirimpetto al Salto — era marciato a riunirsi con Urquiza, per dirigersi agli ordini di quest'ultimo sopra Corrientes — Era rimasto alla Concordia, un corpo di cavalleria d'osservazione — Dal Salto vedevansi le sentinelle di quella gente, e la cavallada (truppa di cavalli) che, per esser migliori i pascoli nelle vicinanze del fiume, e più comodo per abbevverarli — di giorno l'approssimavano alla sponda — ritirandoli nell'interno di notte —
Il collonnello Baez, mi propose d'impadronirmi di tal cavallada —
Un bel giorno, prepararonsi una ventina di cavalieri scelti, e nudi, con arma unica, la sciabola; ed una compagnia di legionari, divisi tra i legni della flottiglia, pronti ad imbarcarsi nei palischermi — Era verso il meriggio, quando più caldo il sole — Le sentinelle nemiche, colla lancia fitta nel suolo — e fatta barracca del poncho (mantello), stavano sonnacchiando, o giuocando a carte — Il fiume, nel punto in cui dovea passarsi — avrà un cinque cento metri di largo e molto profondo e correntoso —
Diedesi il segnale convenuto: I cavalieri escono da dietro le frasche della sponda del fiume, ov'eran nascosti, e si precipitano nell'onda coi loro corsieri, senza sella, e colle sole redini — I legionari — che uno ad uno eran già discesi nelle barche dalla parte nostra, ove non potevano esser scoperti dai nemici, vogavano nei palischermi, a tutta voga — E quando le sentinelle nemiche si accorgono del movimento già le fucilate dei nostri svelti giovinotti, fischiano alle loro orecchie — e gli anfibi centauri giunti alla sponda, le perseguono per la collina. La prode cavalleria Americana, è unica capace di tali operazioni — e nuotatori eccellenti, uomini e cavalli, assuefatti ambi al passagio di grandi fiumi — essi traversano facilmente le maggiori distanze — tenuti generalmente alla criniera del cavallo, con una mano, nuotano coll'altra — trascinando armi e bagagli nella pelota fatta con la carona[65] —
Parte dei nudi cavalieri, restano in osservazione sulla collina — mentre gli altri raccolgono i dispersi cavalli, e li conducono o spingono alla sponda — ove precipitati nel fiume, al punto chiamato porto — ove gli stessi animali sono assuefatti ad abbeverarsi — passano la maggior parte; ed alcuni, più renitenti o più apprezzati, si legano, e si trascinano colle barche — Intanto, i legionari, cambiano alcune fucilate col nemico che va ingrossando — ma non bastantemente per osare di caricarci — e tenendosi a rispettosa distanza, in ossequio di alcune cannonate sparate dalla flottiglia —
In sostanza, in poche ore, sono in potere nostro, cento e tanti buoni cavalli, senza avere un sol'uomo ferito —
Fu curioso avvenimento quello per la sua singolarità e perchè operato su d'un campo d'azione, in piena perspettiva della città del Salto — I cavalli d'Entre-rios poi, sono universalmente stimati, e con ragione — Tale preda di cavalli, fece nascere, naturalmente, il desiderio di tastare un po' i nostri assediatori —
Vergara, colla sua divisione, ci serrava da vicino — Noi, mandammo alcuni pratici del paese a bombearlo (spiarlo), e seppimo da loro la posizione che occupava — Di giorno, sarebbe stato impossibile di sorprenderlo — bisognava attaccarlo di notte —
Io avevo incaricato del comando della nostra cavalleria il collonnello Baez — Anzani comandava la fanteria — e così uscimmo dal Salto al principio della notte, e ci dirigemmo verso il campo nemico, situato a circa otto miglia di distanza — Per silenziosa, e diligente che fosse la marcia, fummo sentiti dalle sentinelle avanzate — e perciò ebbe tempo Vergara di far montar a cavallo, e mettersi in ritirata.
Assalimmo comunque senza ritardo — e la sola cavalleria nostra pugnò essendo impossibile alla fanteria di seguirne il movimento, per quanti sforzi essa facesse per ragiungere la pugna —
Il nemico combattè accanitamente — ma alla voce di: «avanza la fanteria» che si esclamava a proposito, cedeva terreno — e finì per sbandarsi e mettersi in fuga — Tale era il prestigio acquistato da cotesti pochi ma valorosissimi fanti —
Si perseguì il nemico per alcune miglia — ma a cagione della notte, poco vantaggio ci recò il trionfo —
Fecimo alcuni prigionieri, e presimo alquanti cavalli — pochi [morti] e feriti vi furono d'ambe le parti —
Al giorno chiaro, apena si conosceva campo di battaglia erasi pugnato marciando — e dei nemici, soli alcuni gruppi si scorgevano in lontananza — Il collonnello Baez, rimase colla cavalleria per perseguirli, e riunire una truppa di vaccine — Noi tornammo al Salto —
CAPITOLO XLV. S. Antonio.
Verso quel tempo (principio del 1846) ebbimo notizie, che il generale Medina — nominato generale in capo dal governo — delle truppe della campagna, in assenza del generale Rivera — che il generale Medina dico: con alcuni emigrati orientali, dal Brasile e da Corrientes, ove stavano dopo la sconfitta dell'India muerta dovevano riunirsi a noi nel Salto —
La sconfitta di Vergara, ci aveva bensì vantaggiato, ma non dato quei risultati che se ne potevano aspettare se l'avessimo sorpreso — Lamas non molto distante occupato a far domare puledri, accorse alla notizia del rovescio, ed agevolò al collega, la riunione della gente — Ambi stabilirono il campo, ad alcune miglia dal Salto — e ricominciarono l'assedio — che consisteva per lo più ad allontanarci il bestiame ciocchè potevan fare agevolmente in considerazione della loro superiorità in cavalleria —
Nominato il generale Medina a capo dell'esercito — conveniva proteggere la sua entrata nel Salto — Il collonnello Baez, come già dissi: avea assunto il comando della cavalleria nostra, e l'aveva regolarmente organizzata, perito com'era in quell'arma — d'un attività non comune — egli aumentò il numero dei cavalli, e provvedeva la città e milizia di bestiame. Mundell, e Juan de la Cruz, trovavansi ai di lui ordini — ed in quei giorni trovavansi distaccati ambi, in commissione di domar puledri.
Il colonnello Baez, più noto al generale Medina, era in diretta relazione con quel generale — seppi da Baez dunque, che Medina, colla sua piccola truppa, doveva comparire alla vista del Salto, nel giorno 8 Febbraio — combinammo dunque, che lo accompagnerei colla fanteria —
All'alba del giorno 8 febbraio 1846, uscimmo dal Salto, dirigendoci verso il fiumicello di S. Antonio — sulla sponda sinistra del quale, dovevimo aspettare l'apparizione del generale Medina, e del suo seguito — Anzani, per fortuna nostra, rimase nel Salto, un po' indisposto —
Il nemico, come soleva farlo, quando si usciva a tale direzione — mostrò sulle alture di destra, alcuni gruppi di cavalleria, che si approssimavano a vicenda, come per osservare, se si raccoglieva bestiame, e disturbarci — contro tali osservatori staccò il collonnello Baez, una catena di tiratori di cavalleria, e si stette per alcune ore guerrigliando (fuochi da volteggiatori) colla catena nemica —
La fanteria avea fatto alto, e formato i fasci, nelle vicinanze del fiumicello, su d'una eminenza chiamata: tapera de Do Venanzio — ove rimanevano pochi avanzi d'un posto di estancia o di saladero —