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Memorie

REVISIONE ALLE MIE MEMORIE (continued 2)

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L'esito del combattimento fu dunque la perdita di due sumache — una delle quali diè alla costa — e l'altra, spaventatosi il Capitano di presa, amainò la bandiera.

Una sola presa fu salva, comandata da Ignazio Bilbao, prode ufficiale Biscaïno — ed aprodò nel porto d'Imbituba, in nostro potere.

Il piccolo Seival, avendo smontato il cannone nel combattimento, per il mare grosso — prese la stessa direzione —

Fui dunque obligato d'approdare pure in Imbituba, col vento da Greco, che nella notte variò al mezzogiorno.

Con tale vento, era impossibile di entrare nella Laguna — e certamente i bastimenti imperiali da guerra, stazionati all'isola di S. Catterina — informati dall'Andurinha (il patacho con cui avevimo combattuto) sarebbero venuti ad attacarci — Bisognava quindi prepararsi a combattere —

Il cannone smontato del Seival, fu collocato su d'un promontorio, che formava la baia dell'Imbituba, dalla parte di levante, e vi si costrusse un parapetto gabbionato —

Tale lavoro si eseguì di notte — ed appena giorno si scoprirono tre legni imperiali diretti a noi. Il Rio-pardo fu imbossato nel fondo della baia — e la pugna ben ineguale, ebbe principio — essendo gli imperiali incomparabilmente più forti — I nemici favoriti nelle manovre, da piccolo vento che sortiva dalla baia — mantenevansi alla vela con brevi bordate, e cannonegiavano furiosamente — potendo in tal guisa aprire a piacimento, gli angoli di direzione de' loro fuochi tutti concentrati sul povero e solo Rio-pardo da me comandato —

Nonostante si combatteva da parte nostra, colla massima risoluzione — e ben da vicino — poichè sino alle carabine erano state poste in opera da ambe le parti.

In ragione inversa, delle forze, certamente, andavano i danni — e già la tolda nostra era coperta di cadaveri e di mutilati, crivellati i fianchi del Rio-pardo, e distrutti gli attrezzi dell'alberatura —

Si era decisi di pugnare sino alla morte, e tal decisione, era corroborata dall'aspetto imponente, dell'Amazzone Brasiliana — Anita! Che non solo, non volle sbarcare — ma prese parte gloriosa all'arduo conflitto —

Se noi combattevimo con decisione, non era poco l'ajuto che il prode Manuel Rodriguez — comandante il cannone sulla costa — ci dava con buoni tiri ed eficaci.

Il nemico era impegnatissimo contro il Rio-pardo — e varie volte, nel vederlo approssimar molto, io mi aspettavo ad un abordagio — e noi, erimo pronti a tutto, meno a cedere — Infine dopo varie ore di accanito combattimento, a nostra gran sorpresa egli ritirossi.

Si disse poi: esser il motivo della ritirata del nemico — la morte del Comandante della Bella Americana (uno dei legni nemici di maggior forza)

Noi passammo il resto della giornata a seppellire i morti, e raconciare i danni importanti, sofferti dal povero Rio-pardo —

Nel giorno seguente, il nemico si mantenne lontano a noi a prepararci per una nuova pugna — quindi più tardi, protetti dall'oscurità della notte, salpammo per la Laguna, avendo bonacciato il vento da mezzogiorno.

Di prima notte avevimo silenziosamente imbarcato il cannone che s'era posto sulla costa — e quando il nemico s'accorse della nostra partenza, noi erimo alquanto avanzati — e solo nella mattina del giorno seguente, ci raggiunse, e sparò alcune cannonate senza colpirci.

Noi entrammo nella Laguna di S. Catterina festeggiati dai nostri, che si stupivano, come avessimo potuto scampare ad un nemico, tanto più forte di noi —

CAPITOLO XX. Ritirata.

Altre faccende, e ben serie, ci aspettavano alla Laguna — Coll'avanzarsi dei nemici, grossissimi per terra — ed il contegno prepotente, con cui si eran trattati i Cattarinensi, spinsero alcune popolazioni a sollevarsi contro la Republica — e fra gli altri il paese d'Imiriù, situato al fondo del Lago verso Libeccio.

Il Generale Canabarro mi diede l'esoso incarico di sottomettere quel paese, e per castigo saccheggiarlo.

Io fui obligato di adempiere il comando — Ed anche sotto un governo Republicano, è ben repugnante il dover ciecamente ubbidire —

La guarnigione ed abitanti avevano fatto dei preparativi di difesa verso il lago — Io sbarcai a tre miglia di distanza a levante — e li assaltai improvvisamente dalla montagna — cioè alle spalle — Sconfitta ed in fuga la guarnigione fummo padroni d'Imiriù —

Io desidero per me, ed a chiunque non abbia dimenticato d'esser uomo: di non esser obligato a dar sacco — Credo: che abbenchè vi sieno delle prolisse relazioni di tali misfatti — impossibile sia narrarne minutamente tutte le sozzure, e nefandità — Io mai ho avuto una giornata di tanto rammarico, e di tanta nausea dell'umana famiglia!

Il mio fastidio e la fatica sofferta, in quel giorno nefasto — per raffrenare almeno le violenze contro le persone — furono immense — e vi pervenni, credo, a forza di sciabolate — e noncurante della mia vita — Ma circa alla roba d'ogni specie, non mi fu possibile evitare un disordine terribile.

Non valse, l'autorità del comando, nè i ferimenti da me usati, e da pochi ufficiali non domi dalla sfrenata cupidigia — Non valse, la voce espressamente sparsa, che il nemico tornasse alla pugna più numeroso di prima — e sorpresi così sbandati ed ebbri, ne avrebbe fatto un maccello — se fosse veramente comparso — Ciocchè non tutto era falso, poichè i nemici vedevansi sulle alture — ma non ardirono attaccarci. Nulla valeva a trattenere gl'insolenti saccheggiatori — e disgraziatamente, quel paese, benchè piccolo, era riccamente provvisto d'ogni genere — massime di bevande spiritose — essendo esso un deposito che provvedeva parte considerevole degli abitatori de' monti. Dimodocchè l'ubbriachezza fu generale —

Si noti: che la gente meco sbarcata, io non conoscevo per la maggior parte di nuova leva, ed indisciplinatissima — Certo, se si presentavano cinquanta nemici in tale circostanza, ad attacarci, noi erimo perduti.

Infine, con minaccie, percosse, ed uccisioni si pervenne ad imbarcare quelle fiere scatenate — Imbarcaronsi alcune botti d'acquavite, e comestibili per la divisione, e ritornossi alla Laguna.

Per dare un altro saggio della classe di genti ch'io comandavo in quella spedizione — valga il fatto seguente:

Un sargento tedesco, molto stimato dai soldati, era stato ucciso ad Imiriù — Io ordinai fosse sepellito — ma siccome altro da fare avevano i militi — e poi col pretesto anche, che il cadavere di quel prode meritava d'esser portato alla Laguna, ove ricevere un'onorevole sepoltura — il cadavere del sargento fu imbarcato.

Passeggiando io, sulla tolda del bastimento — e vedendo luce nella stiva ove allogiava la maggior parte della gente — mentre in viaggio — io vidi il seguente spettacolo:

Il sargento tedesco, alto e corpulento, disteso nel centro d'una folla di gente, le di cui fisionomie avvinazzate, eran tutt'altro che gentili — e su quei ceffi poi, riverberandosi il chiaro d'alcune candelle di sego, piantate nel collo di bottiglie collocate sulla pancia del cadavere — facevan l'effetto di certi demoni, rappresentanti giucatori d'anime a tre sette o a briscola — E tali me li ricordo ancora quei depredatori dei poveri abitanti d'Imiriù, giuocando sulla pancia del cadavere d'un loro compagno il prodotto dei loro furti.

Intanto la vanguardia nostra, col collonnello Teixeira, ritiravasi davanti al nemico, che si avanzava dal Settentrione, celeremente, e fortissimo.

Nella Laguna principiavasi a passare i bagagli della divisione sulla sponda destra della Barra — e presto bisognò pensare a passar la truppa.

CAPITOLO XXI. Combattimento ed incendio.

Nel giorno della ritirata, e passaggio nostro sulla sponda destra, di tutta la divisione, con molto materiale, io ebbi il mio da fare — poichè, se non molta numerosa era la gente — la maggior parte era cavalleria, e molto spazioso il tratto di mare, che doveva varcarsi, e correntoso.

Io faticai dunque dalla mattina, sino verso mezzodì — impiegando quanti palischermi erano a mia disposizione — per passar tutto — E m'avviai quindi verso l'entrata della Laguna, in alta posizione, per osservare i legni nemici che s'avanzavano, in combinazione colla truppa di terra, e carichi essi stessi di molta truppa.

Pria di salire la montagna, io feci avvertire il Generale: che il nemico si disponeva a forzare l'entrata della Barra — operazione di cui io non dubitava, avendo veduto le manovre della squadra nemica, dal punto stesso ove stavo effetuando il passagio — Giunto poi sull'alto, me ne accertai indubitatamente.

Erano i legni nemici in numero di ventidue — non barchi di grande portata — ma adeguati alla profondità della foce del lago — Ripetei quindi immediatamente l'avviso al generale Canabarro — e non v'era tempo da perdere —

Però, fosse titubanza per parte del Generale, o veramente avesse la gente, indispensabile bisogno di mangiare, e riposarsi alquanto — il fatto fu: che nessuno giunse a tempo, per coadjuvare alla difesa della foce — in un punto, ove se fosse stata collocata la fanteria nostra — potevasi fare una strage di nemici.

Invece, la resistenza fu eseguita dalla batteria, situata sulla punta orientale, comandata dal valoroso Capitano Capotto — ma che, per poca pratica degli artiglieri — e cattivo stato dei cannoni — pochissimo danno fece —

Lo stesso successe, a bordo dei tre piccoli legni della Republica da me comandati — ove gli equipagi erano scarsi — ed in quel giorno, molti ed i migliori, erano rimasti occupati a passare il resto della divisione — ed altri restii sulla costa, per non esporsi a combattimento tremendo e disuguale —

Io scesi la montagna, e fui celeremente al mio posto, a bordo del Rio-pardo — e giunsi, che già l'incomparabile mia Anita, colla solita intrepidezza, già aveva sparato la prima cannonata, puntata da lei stessa — ed animando colla voce le ciurme sbigottite —

Il combattimento durò poco, ma fu micidiale — non morì gran numero di gente — perchè ve n'era poca a bordo — degli ufficiali esistenti nei tre legni, però, io rimasi solo — in vita —

La squadra nemica, entrò tutta, facendo un fuoco d'inferno con artiglieria e moschetti — Favorita dal vento e dalla corrente che ne radoppiava la velocità essa ebbe poco danno — e gettò l'ancora a tiro di cannone da noi, continuando a cannonegiarci, con pezzi di calibro superiore ai nostri. Io chiesi della gente al generale Canabarro — per poter continuare la pugna — ma ebbi in risposta di dar fuoco ai legni nostri, e ritirarmi colla gente in terra.

In tale missione, avevo mandato Anita — ingiungendole di non tornare a bordo — ma essa non mandò — tornò colla risposta — E veramente io dovetti all'ammirabile sangue freddo della giovine eroina — il poter salvare le munizioni da guerra.

Seguitando il nemico a fulminarci colle sue artiglierie — ed io, quasi solo, dovendo incendiare la piccola nostra flottiglia, ebbi molto da faticare per eseguirne l'intento.

Ebbi pure a sopportare il doloroso spettacolo dell'incendio dei cadaveri de' miei fratelli d'armi, impossibilitato di dar loro altro genere di sepoltura — o far loro gli onori che meritavano.

Passando successivamente a bordo dei vari legni nostri per incendiarli — vi era un maccello di cadaveri e di membra sparse — per la tolda — Il comandante della Itaparica — Juan Enrique del paese della Laguna, lo trovai tra altri cadaveri passato nel mezzo del petto da un biscaïno (metraglia tonda di ferro) Il Comandante della Cassapava — Giovanni Grigg — aveva ricevuto tale una mitragliata, e sì da vicino, che il solo busto rimaneva intiero del suo cadavere — E siccome era rubicondo di volto ed essendo rimasto apogiato alla murata dalla parte opposta da dove era stato colpito ei somigliava vivo.

In pochi minuti, le ceneri di quei valorosi compagni eran sommerse dalle onde!!! e più non esistevano le navi, quei miseri spauracchi dell'impero — ma terribili, che lo dovean divorare — secondo il detto del generale Canabarro.

Cadea la notte, quando io riuniva i superstiti compagni, e marciava alla coda della divisione, in ritirata verso il Rio-grande — per la stessa strada, che percorremmo pochi mesi prima gonfio il cuore di speranze, e preceduti dalla vittoria.

CAPITOLO XXII. Vita militare per terra — Vittoria e sconfitta.

Tra le peripezie non poche della mia vita procellosa — io non ho mancato d'avere bei momenti — e tale, abbenchè sembra, avrebbe dovuto esser il contrario — era quello, in cui alla testa di pochi uomini, avanzo di molte pugne — e che giustamente avean meritato il titolo di valorosi — Io marciava a cavallo con accanto la donna del mio cuore — degna dell'universale ammirazione — e lanciandomi in una carriera, che più ancora di quella del mare, aveva per me attrative immense.

¿E che m'importava il non aver altre vesti, che quelle che mi coprivano il corpo? E di servire una povera Republica, che a nessuno poteva dare un soldo? Io, avevo una sciabola ed una carabina, che portavo attraversata sul davanti della sella.

La mia Anita, era il mio tesoro, non men fervida di me, per la sacrosanta causa dei popoli — e per una vita avventurosa — Essa si era figurato le battaglie, come un trastullo — ed i disagi della vita del campo come un passatempo — Quindi comunque andasse, l'avvenire ci sorrideva fortunato — e più selvaggi, si presentavano gli spaziosi Americani deserti — più dilettevoli e più belli ci pareano. Poi sembravami d'aver fatto il mio dovere, nelle diverse e pericolose fazioni di guerra in cui m'ero trovato — e d'aver meritato la stima, dei bellicosi figli del Continente (Rio-grande).

Noi marciammo dunque in ritirata sino a las Torres — limite delle due provincie — ove stabilimmo il campo — Il nemico contentossi d'impadronirsi della Laguna, e non c'inseguì.

In combinazione però col corpo di Andrea — avanzavasi per la Serra (monti e foreste) la divisione Acuñha, venuta dalla provincia di S. Paolo — per tagliarci la ritirata — e dirigendosi per Cima da Serra (departamento nelle montagne, appartenente alla provincia del Rio-grande)

I Serrani, soprafatti da forze superiori, chiesero soccorso al generale Canabarro — ed egli dispose una spedizione agli ordini del Collonnello Teixeira, in aiuto di quelli — Noi fecimo parte della spedizione — Riuniti ai Serrani, comandati dal Collonnello Arañha, battemmo complettamente in Santa Vittoria, la Divisione Acuñha — Morì nel fiume Pelotas il generale nemico, e la maggior parte di quella truppa rimase prigioniera.

Tale vittoria, rimise sotto l'autorità della Republica, i tre dipartamenti di Lages, Vaccaria, e Cima da Serra — Dopo alcuni giorni entrammo trionfanti in Lages (Gennaio 1840).

Intanto l'invasione imperiale aveva rialzato codesto partito in Missiones, ed il Collonnello Mêlo, imperiale, aveva accresciuto in quella provincia il suo corpo — a circa cinquecento uomini di cavalleria —

Il Generale Bento Manuel destinato a combatterlo s'era contentato d'inviare il Tenente Collonnello Portiñhos, che per non aver forze sufficienti limitossi ad osservare Mello, che si diresse verso S. Paolo.

La posizione nostra e possanza — ci metteva in caso non solo di opporsi al passaggio di Mello — ma di sconfigerlo — Così non volle la sorte —

Il collonnello Teixeira incerto: se il nemico verrebbe per Vaccaria — o per altra via chiamata: i Coritibani, divise in due la forza: mandò il collonnello Aranha colla miglior parte, e migliore cavalleria della Serra in Vaccaria — e marciò lui colla fanteria — e parte di cavalleria composta per la maggior parte di prigionieri di S. Vittoria, verso i Coritibani — E per questa parte apunto si diresse il nemico.

Il frazionamento delle nostre forze, ci riescì fatale: la recente nostra vittoria, l'indole ardimentosa del nostro capo, dei Republicani in generale — e le informazioni avute del nemico, che ne menomavano la forza, ed il morale, ce lo fecero disprezzare oltremodo — In tre giorni di marcia fummo ai Coritibani, e campammo a certa distanza del passo di Maromba, per ove si supponeva dovesse arrivare il nemico — Si posero guardie in quel passo, ed in altri punti necessari a guardare.

Verso la mezzanotte, la guardia del passo, fu attaccata dal nemico, con tanta furia, che appena ebbe tempo di ripiegarsi, scambiando alcune fucilate — Da quel momento sino all'alba stettimo con tutte le forze, pronte al combattimento —

Non fu tarda l'apparizione del nemico, il quale avendo passato il fiume con tutta la sua gente — erasi schierato non lungi da noi, in atto pure di combattere.

Tutt'altro che Teixeira, vedendo la superiorità del nemico, avrebbe spedito celeremente ad Aranha per richiamarlo a noi — ed intanto procurato di trattener il nemico sino alla giunzione — Ma l'arditissimo Republicano, temete non gli sfuggisse il nemico — e perdere l'occasione di combatterlo.

All'attacco dunque! E non valse la vantaggiosa posizione in cui il nemico si trovava.

Mello profitando dell'ineguaglianza del terreno — avea formato la sua linea di battaglia, sopra una collina assai alta, davanti alla quale trovavasi una valle assai profonda, ed intralciata da folti cespugli — egli aveva coperti sui suoi fianchi, alcuni plottoni di cavalleria non veduti da noi.

Teixeira ordinò di attacarlo, con una catena di fanteria, e profitare per ciò degli ostacoli della valle — Fu eseguito l'attacco, ed il nemico simulò di ritirarsi — Ma mentre la nostra catena, dopo d'aver varcato la valle perseguiva il nemico a fucilate — fu essa stessa caricata di fianco da uno squadrone coperto, dal fianco destro del nemico, ed obligata di ripiegarsi in disordine, e riconcentrarsi sul grosso della forza.

Morì, in quell'incontro, uno dei più valorosi ufficiali nostri, Manuel N. e molto caro al nostro capo.

Riforzata la catena, e riportata avanti, con più risoluzione, il nemico retrocesse finalmente, e si pose in ritirata, lasciando un cadavere de' suoi sul campo.

Pochi furono i feriti d'ogni parte — poichè poca gente d'ambi i lati avea preso parte alla pugna. Intanto ritiravasi il nemico con precipitazione — e noi lo perseguimmo senza posa —

Ambe le catene di cavalleria, della vanguardia nostra e retroguardia del nemico — scaramucciavano — e così, per nove miglia circa — essendo noi obligati di lasciar la fanteria molto addietro — non potendo certamente tenersi a paro, colla celerità dei cavalli — ad onta d'ogni sforzo — Di tale circostanza, profittò il nemico, o la suscitò lui stesso —

Giunta la nostra vanguardia, sull'alto del passo di Maromba — il comandante della stessa, maggiore Giacinto — mandò un messo al Collonnello, per avvertirlo, che il nemico passava il guado — e che già il ganado[41] e le cavalladas[42] erano dall'altra parte — Indizio: che il nemico continuava a ritirarsi —

Il valoroso Teixeira, non esitò un momento, e comandò si mettessero i plottoni nostri di cavalleria al trotto, per poter attaccare il nemico, dell'atto del passaggio, e sbaragliarlo — Mi ordinò pure: di fare ogni sforzo colla fanteria per seguirlo.

L'astuto Mello, aveva manovrato per ingannarci: Egli avea fatto marciare i suoi plottoni, con precipitazione, per toglierli dalla nostra vista — e giunto nelle vicinanze del fiume Coritibano — fece bensì passare all'altra sponda, i bovi ed i cavalli — ma la truppa la schierò dietro certe colline, sulla nostra sinistra, che la nascondevano intieramente.

Prese tali misure — avendo lasciato un plottone di protezione alla sua catena di tiratori — e scorto ch'egli ebbe la fanteria nostra a molta distanza — retrocesse coperto dalle alte colline sulla nostra sinistra, ed uscendo improvviso, con una conversione a sinistra, attaccò l'uno dopo l'altro, i nostri plottoni di fianco e li sbaragliò complettamente.

Il plottone nostro, di sostegno alla nostra catena che incalzavano il nemico colle lancie nei reni, fu il primo ad avvedersi dell'errore — ma non avendo nemmeno tempo di convergere — ebbe la sorte di tutti gli altri.

Lo stesso successe a tutti — Malgrado il coraggio e la risoluzione di Teixeira — e di alcuni ufficiali Rio-grandensi valorosissimi — Ed in poco tempo la cavalleria nostra presentava il vergognoso spettacolo d'un gregge di pecore in fuga.

A me, non era piaciuto il lasciare tanto indietro la nostra fanteria, essendo la cavalleria composta di elementi poco fidi — per la maggior parte, uomini stati fatti prigionieri in Santa Vittoria — Perciò io sforzavo i miei fanti a tutta possa — per inoltrarli al combattimento — ma invano —

Giunto ad un'altura, io vidi lo strazio dei nostri, e conobbi non esser più tempo d'influire sulla vittoria — ma procurare di non perder tutto — Chiamai a voce una dodicina de' più svelti, e più intrepidi de' miei marini, che presero il trotto alla mia voce — benchè già stanchi dalla lunga e forzata marcia — e li feci prender posizione in un sito forte per fanteria — dominante non solo ma irto di roccie e di cespugli — Da quel punto principiammo a far testa al nemico, ed a insegnarli che non era vittorioso ovunque.

In quel punto si ripiegò il Collonnello, con alcuni ajutanti, dopo d'aver tentato ogni sforzo, con indicibile coraggio — per arrestare i fuggenti.

La fanteria col Maggior Peixotto, che la comandava ai miei ordini — ci raggiunse, nella stessa posizione, e fu terribile allora la difesa, e molto micidiale al nemico.

Noi perdemmo molti fanti di coloro che rimasti indietro, furono involti co' fuggitivi nostri di cavalleria, e quasi tutti uccisi.

Intanto forti del sito, e riuniti in numero di settantatre, noi combattevamo il nemico con vantaggio — essendo esso privo di fanteria, e poco avvezzo a combattere tal'arma — Nonostante il vantaggio nostro — noi ci trovavamo in una posizione isolata — e conveniva di cercare un ricovero più sicuro, e da dove si potesse imprendere una ritirata senza esser molestati dal nemico — E sopratutto non dare al nemico vittorioso, il tempo di rannodare tutte le sue forze, ed ai nostri quello di raffredarsi.

Un capon (Isola d'alberi e folta) trovavasi alla nostra vista, distante circa un miglio — noi imprendemmo la ritirata alla direzione di quello.

Il nemico procurava di avviluparci nel transito, e ci caricava a scaglioni, ogni volta il terreno glielo permetteva — In tale circostanza ci valse moltissimo: esser gli ufficiali armati di carabina — e siccome tutti aguerriti, respingevansi le cariche del nemico, a piè fermo, con impavida intrepidezza — In tal modo, giunsimo a ricoverarci nel capon, ove non ci molestò più il nemico —

Internati alquanto nel bosco, noi scelsimo un sito chiaro di piante, e riuniti, colle armi pronte, stettimo riposando, ed aspettando la notte.

Il nemico fece alcune intimazioni di resa, dal di fuori — a cui non rispondemmo —

CAPITOLO XXIII. Ritorno in Lages.

Giunta la notte fecimo alcuni preparativi per la partenza — La maggior difficoltà fu per i feriti — tra cui il maggior Peixotto, con una palla in un piede — Verso le 10 di sera, accomodati nel miglior modo i feriti, s'incominciò la marcia costeggiando il capon, che si lasciava a destra — e cercando di guadagnar la costa del Mato (foresta) — quella foresta forse la maggiore del mondo, stendesi dagli alluvioni del Plata, sino a quelli dell'Amazzone[43] coronando le creste da Serra do Espinasso (Spina dorsale del Brasile), in una estensione di circa trenta quattro gradi di latitudine — Non conosco l'estensione sua in longitudine, probabilmente immensa —

I tre dipartimenti di Cima da Serra, Vaccaria, e Lages, sono campestres in mezzo alla foresta, cioè campi attorniati da quella — Coritibanos, situato nel dipartimento di Lages, provincia di Santa Catterina — era il teatro del mio raconto — così chiamato dagli abitanti venuti da Coritiba, paese nella provincia di S. Paolo.

Dunque noi costeggiavimo il capon, per avvicinarci alla Selva suddescritta, cercando la direzione di Lages, per riunirci al corpo d'Aranha — da noi sventuratamente staccato —

Successe all'uscita nostra dal capon, uno di quei casi — che provano quanto l'uomo è figlio delle circostanze, e quanto può il terror panico sugli uomini anche i più intrepidi —

Si marciava in silenzio — e com'era naturale, disposti a combattere se s'incontrava il nemico — Ebbene — un cavallo, che probabilmente avea perduto il cavaliere nella giornata — e che trovavasi colle redini, morso, e sella, procurando di malamente pascolare — al poco rumore da noi fatto quell'animale si spaventò e prese a fuggire.

Odesi una voce che dice «il nemico» e tutti assieme, vidersi precipitarsi nel più folto del bosco, quegli stessi settantatre uomini — che per più ore s'erano battutti contro cinquecento nemici! e precipitarsi in tal modo, che ad onta di perder molte ore per raccoglierli — fu impossibile, di riunirli tutti — e se ne perdettero vari —

Raccolti alla meglio, ripresimo strada; ed allo spuntar dell'alba, erimo sull'orlo desiato della grande foresta — costeggiando alla direzione di Lages —

Il nemico ci cercò il giorno seguente — ma non ci rinvenne — essendo noi già lontani.

Il giorno del combattimento fu terribile per operosità, privazioni, e disagi — ma si combatteva — e quell'idea soverchiava ogni altra — ma nella foresta ove mancava il consueto alimento — la carne — ed ove, altro da mangiare non si trovava — era un affare serio — Stettimo quattro giorni, senza provare altro cibo, che radici di piante.

Sono indescrivibili poi, le fatiche da noi provate per tracciarci una via, ove non esistevano sentieri; ed ove la natura, incomparabilmente prolissa, e gagliarda, ammontichia sotto pini collossali dell'immensa selva, la gigantesca taquara — (canna o bamboù) le di cui reliquie, ammassate su quelle delle altre piante — formano insuperabile strame, suscettibile d'inghiottire, e seppellire un individuo, che incautamente vi affidasse il piede — Molti dei compagni, scoraggiavansi — alcuni disertarono — e fu mestieri riunirli, ed energicamente imporre loro: che meglio era manifestarsi apertamente sulla volontà di accompagnarci — e che liberi si lasciavan coloro, che volessero andarsene —

Tale risoluzione fu eficacissima — da quel momento, non ci furon più diserzioni — ed entrò la fiducia di salvezza —

Il quinto giorno, da quello del combattimento — giunsimo all'entrata della piccada (sentiero tagliato nella selva, e che conduceva a Lages) — ove incontrammo una casa — ed ove ci sfamammo maccellando due bovi — Fecimo due prigionieri in detta casa — appartenenti allo stesso nemico che ci avea battuti — Seguimmo quindi per Lages, ove arrivammo in un giorno di pioggia —

CAPITOLO XXIV. Soggiorno in Lages — Discesa della Serra — e combattimento.

Il paese di Lages, che festeggiato ci aveva al nostro arrivo — quando vittoriosi — aveva alla notizia del nostro rovescio ai Coritibani — voltato bandiera; ed alcuni più risoluti, avevano ristabilito il sistema imperiale —

Quegli ultimi, fuggirono all'apparizione nostra, e siccome erano mercanti la maggior parte — ed i più ricchi — essi ci lasciarono i loro magazzeni provvisti d'ogni ben di Dio — Ciò valse a provvederci del bisognevole, e migliorare la condizione nostra — Intanto Teixeira scrisse ad Aranha, ordinandoli di riconcentrarsi — ed ebbesi, circa in quei giorni, notizie della venuta del Tenente Col.llo Portinhos — che colla sua collonna — era stato inviato dal generale Bento Manuel,[44] in seguimento della forza stessa di Mello incontrata da noi, infelicemente ai Coritibanos —

Ho servito in America la causa dei popoli, e l'ho sinceramente servita — siccome ovunque ho combattutto il despotismo — Amante del sistema Republicano idoneo alle mie condizioni — io fui contrario per le stesse al sistema opposto — Gli uomini!...... gli ho piutosto compianti che odiati — rimontando alle cause del male — cioè all'egoismo della sciagurata nostra natura — Lontano poi — oggi (1850) — dal teatro, ove compironsi i fatti ch'io sono a descrivere — posso narrarli con pacatezza ed esser creduto imparziale —

Voglio dunque asserire: che arditissimi, eran codesti prodi figli del Continente[45] ed audacissima fu l'occupazione nostra di Lages — occupazione che tenemmo per vari giorni — disposti a difenderci contro un nemico dieci volte superiore, vittorioso, e divisi da lui dal solo fiume Canoas, che non potevimo difendere — Con gli ausiliari nostri ben lontani —

Molti giorni passarono, pria dell'arrivo di Aranha, e Portinhos — ed in tutto quel periodo fu tenuto a bada il nemico con un pugno d'uomini —

Appena giunti i rinforzi suddetti — si marciò risolutamente al nemico — che non accettò di combattere, ma ritiravasi quando incalzato — apogiandosi sulla provincia di S. Paolo, da dove dovevano giungerli considerevoli ajuti di fanteria e cavalleria —

Qui sentimmo il difetto, che sentiva generalmente l'esercito Republicano — cioè, il non voler permanere i militi sotto le bandiere, quando non si trattava di combattimenti immediati — Vizio sentito anche nell'esercito di Washington — ed in qualunque esercito, in cui la vera disciplina del milite della libertà non è apprezzata — Disciplina che deve nascere nel milite dal convincimento del dovere — e molto diversa dalla disciplina forzata del soldato del despotismo — In questo caso il soldato — o è tolto per forza da' suoi focolari, ed obligato di ubbidire ad un padrone — a qualunque atto malvagio egli sia comandato — oppure è un soldato mercenario, venduto corpo e anima a chi lo paga, e disposto per indole a commettere atti, di cui si vergognerebbe un lupo.

Il milite cittadino appartenente a nazione libera — va sotto le bandiere, quando chiamato — perchè la patria è minacciata da prepondenti — Egli dà volenteroso la sua vita in difesa del suo paese e de' suoi cari — e non abbandona l'esercito nazionale, senonchè quando il pericolo è passato, e quando congedato dai suoi capi.

L'esercito Republicano del Rio-grande, composto per la maggior di militi cittadini valorosi — che però non intendevano rimanere alle bandiere — quando nel loro criterio pensavano non esser tempo di combattere, ed essere il pericolo della patria passato — si allontanavano dalle fila, senza aspettare l'ordine dei capi —

Tale vizio, fu quasi rovina nostra in tale circostanza — ove un più intraprendente nemico, avrebbe potuto schiacciarci, profitando di quel disordine, e della nostra debolezza —

Principiarono i Serrani — gente delle montagne circonvicine — ad abbandonare le fila — e condurre seco loro non solo i propri cavalli, ma pure quelli appartenenti alla divisione —

Quei di Portinho, gente della provincia di Missiones — seguirono l'esempio — E presto si diradò la forza nostra in tal modo — che fummo obligati di abbandonare Lages, e ripiegarsi sulla provincia del Rio-grande, temendo l'avvicinamento del nemico, contro cui non avressimo potuto sostenerci —

Il resto della forza — così menomata — mancante del necessario, particolarmente di vestimenta in un paese di montagna, ove il freddo, cominciava a divenir insopportabile — stava demoralizzandosi, e ad alta voce si chiedeva di tornare ai focolari — cioè nella parte bassa, ed aprica della provincia — La provincia del Rio-grande è divisa in due regioni: la bassa limitata a levante dall'Atlantico, ed a ponente e maestro della Serra do Espinasso — è regione quasi tropicale, per mite temperatura; il cafè, il zucchero, gli aranci, ecc. — beano quella felice contrada — che ha di più il vantaggio d'immensa quantità di bestiame — ed una bellissima popolazione forte a cavallo quanto i figli delle provincie del Plata; l'alta regione — della Serra — con un temperatura assai più fredda — possiede le frutta tutte, che appartengono a clima più rigido — cioè: pomi, pere, pesche, ecc. — ed è coronata dall'estremità meridionale dell'immensa foresta, di cui accennai antecedentemente — ed i cui pini giganteschi vi fanno l'effetto di collonne di templi.

Il collonnello Teixeira, fu dunque obligato di cedere a tali esigenze — e mi ordinò di scendere la Serra cogli avanzi della fanteria, e della marina — e di riunirmi all'Esercito — preparandosi, esso pure a seguirci colla cavalleria —

Quella discesa fu ardua, per le difficoltà della strada, e le ostilità accanite degli abitanti della contrada, nemici accerrimi dei Republicani — Cosa strana, eppur verissima: la classe dei contadini — che più d'ogni altra, dovrebbe amare un reggimento libero — lo detesta, e lo combatte!

Noi scesimo per la piccada (sentiero nella foresta) di Peluffo — erimo in sessanta circa — ed ebbimo ad affrontare terribili imboscate — oltrepassate con incredibile fortuna, grazie alla risolutezza degli uomini ch'io comandavo — ed alla poca pratica di combattimenti de' nostri nemici —

Siccome il sentiero che si percorreva era strettissimo, e tagliato in foltissima selva — il nemico, indigeno, e perciò peritissimo dei luoghi — sceglieva i siti più scabrosi per imboscarsi — irrompeva con furia, e grida tremende su di noi — mentre dalle parti più folte ci fulminava a fucilate — Eppure, tanta paura incutì in quei montanari, l'intrepido contegno nostro — che un solo cavallo morto noi ebbimo, e varie, ma leggiere ferite agli individui —

Giunsimo al quartier generale in Malacara — distante 12 miglia da Porto-Alegre ove si trovava il Presidente Bento Gonçales — allora Generale in capo —

CAPITOLO XXV. Combattimento di fanteria.

L'esercito Republicano era in preparativi di marcia quando noi lo ragiungemmo — Il nemico, dopo la perdita della battaglia di Rio-pardo — rifatosi in Porto-Alegre, n'era uscito agli ordini del vecchio generale Giorgio, ed aveva preso stanza sulle sponde del fiume Cahò — protetto da' suoi legni da guerra, con numerosa artiglieria, riforzato di buon nerbo di fanteria — ed aspettando la giunzione del generale Calderon, che avea riuniti nella campagna un numero di cavalleria, non indifferente — venendo dal Rio-grande —

L'impero con tutti i mezzi di corruzione, di cui poteva disporre — non mancava d'aderenti nella provincia del Rio-grande — paese, ove si può dire come nel Rio della Plata: che gli uomini nascono a cavallo — ed ove lo stesso spirito cavalleresco — fa bellicosi gli abitanti — Ma non tutti gli uomini per cavallereschi che sieno, resistono alle indorature, ai titoli, ai ciondoli, e sopratutto all'onnipossente metallo.

Lo stesso difetto, che abbiam notato sopra — cioè la repugnanza dei Republicani, di star riuniti alle bandiere, quando non era presente il nemico — facilitava tali mosse allo stesso — E quando il Generale Netto — che comandava le forze Republicane della campagna — ebbe riunito gente sufficiente per battere Calderon — questo già erano riunito all'esercito grande nel Cahò, dopo d'aver riuniti molti cavalli di cui tanto abbisognavano gl'imperiali — E quindi con grande superiorità, il Generale Giorgio minacciava gli assedianti la capitale, e li obligava a levar l'assedio —

Era indispensabile, per il presidente della Republica, congiungere la divisione Netto — per esser in istato di combattere l'esercito nemico — e tale giunzione condotta a buon'esito, onora moltissimo la capacità militare di Bento Gonçales —

Ad un esercito Europeo, per motivo delle impedimenta sarebbe stata impossibile tale manovra —

Noi, marciammo coll'esercito da Malacara — prendendo la direzione di S. Leopoldo (colonia Tedesca) — passammo di notte a due miglia dell'esercito nemico — ed in due giorni e due notti di marcia continua quasi senza mangiare, giungemmo nelle vicinanze di Taquary, ove incontrammo il generale Netto — che ci veniva incontro.

Dissi: quasi senza mangiare — e realmente — Subito che il nemico ebbe sentito il movimento nostro — marciò forzatamente per combatterci — e ad onta d'esser molto più pesante di noi, perchè con artiglierie e bagagli — per varie volte ci ragiunse, mentre noi riposavamo dalle lunghe marcie — ed erimo occupati ad arrostir la carne — unico alimento nostro — e per varie volte ci obbligò di metter gli arrosti[46] in spalla, e partire con precipitazione — per ragiungere la meta —

Nel Piñheiriño, a sei miglia di Taquary, si fece alto — e si presero tutte le disposizioni per combattere —

L'esercito Republicano forte di cinque milla uomini di cavalleria, e mille di fanteria — occupava le alture de Piñheiriño — piccolo monte semi-coperto di pini — l'infanteria nel centro, comandata del vecchio Collonnello Crescenzio — l'ala destra comandata dal generale Netto; e la sinistra dal generale Canabarro — Ambe le ali erano composte di pura cavalleria — e senza esagerazione, della migliore del mondo — abbenchè Farrapa[47] —

La nostra fanteria, composta in totalità d'uomini di colore — meno gli ufficiali, — era pure eccellente — e la brama di combattere generale —

Il collonnello Joân Antonio formava la riserva con un corpo di cavalleria —

Il nemico avea quattro milla fanti, tre milla di cavalleria, ed alcuni pezzi d'artiglieria — Egli avea preso posizione dall'altra parte del letto d'un piccolo torrente, che divideva i due eserciti — ed il suo contegno non era disprezzevole — Eranvi le migliori truppe dell'impero — ed il vecchio generale Giorgio che le comandava era tenuto per il più capace —

Il general nemico, aveva sino a quel punto, marciato arditamente su di noi, e già avea preso tutte le disposizioni — per un attacco in regola —

Egli avea fatto passare il letto asciuto del torrente, da due battaglioni di fanteria — che formaron quadrato, subito passati — Due pezzi collocati in posizione vantaggiosa sull'altra sponda, fulminavano le nostre catene di cavalleria, ed i loro sostegni.

Già i valorosi della prima brigata di cavalleria agli ordini del generale Netto avevano sguainato la sciabola, e non aspettavano che il suono di carica, per lanciarsi sui due battaglioni passati — Codesti bellicosi figli del Continente, avevan la coscienza della vittoria — Netto, e loro, non erano mai stati battuti —

La fanteria nostra, con bandiere spiegate — scaglionata per divisioni, sul più alto della collina, e coperta dal ciglione di quella, fremeva di combattere.

Già i terribili lancieri di Canabarro — tutti liberti, e tutti domatori di cavalli — avean fatto un movimento avanti — avvilupando il fianco destro del nemico — obligato perciò di far fronte anche a destra — e disordinatamente —

I coraggiosi liberti — fieri della loro imponenza diventavano più soldi — e vera selva di lancie somigliava quell'incomparabile corpo — composto di schiavi, liberati dalla Republica, e scelti tra i migliori domatori della provincia — tutti neri tranne gli ufficiali superiori —

Il nemico non aveva mai veduto le spalle di cotesti veri figli della libertà — che certo combattevan per essa — Le loro lancie, più lunghe della misura ordinaria — i loro nerissimi volti — le robuste membra, indurite a perenne, e faticoso esercizio — e la loro perfetta disciplina, incutevano terrore ai nemici —

Già la voce animatrice del generale in capo — aveva percorso le fila — «Oggi ognun di noi combatterà per quattro» erano state le poche parole di quel Sommo — dottatto di tutte le qualità del gran Capitano, meno la fortuna!

L'anime nostre, sentivano il palpito delle battaglie, e la fiducia della vittoria — Giorno più bello, e più magnifico spettacolo non erami capitato mai![48] Collocato al centro della fanteria nostra nel sito più alto — io scopriva l'uno e l'altro esercito — I campi sottoposti, seminati da poche e basse piante nessun ostacolo ponevano all'occhio — e si potevano scorgere i benchè minimi movimenti.

Lì, sotto ai miei piedi.... tra pochi minuti, sarà decisa la sorte del maggior pezzo del continente Americano — il Brasile! Deciso il destino d'un popolo! Codesti corpi, sì compatti, sì floridi, sì brillanti — a momenti saranno sciolti, disfatti, orribilmente amalgamati, e respiranti libidine di distruzione! Tra poco — il sangue, l'infrante membra, i cadaveri, di tanta superba gioventù — brutteranno i bellissimi e vergini campi! Eppure si aspettò, si anelava il segno della battaglia...... Ma invano!....... quello non doveva essere il campo della strage!

Il generale nemico, intimorito dal fiero contegno dei Republicani — e dalla fortissima posizione da noi occupata — esitò nell'attacco anteriormente divisato — fece ripassare i due battaglioni — e dall'offensiva che aveva mostrato sin lì — passò alla difensiva.

Il generale Calderon fu ucciso in una ricognizione — quello fu forse uno dei motivi dell'irresoluzione di Giorgio.

Non attaccandoci, noi dovevimo attaccarlo — Tale era l'opinione di molti — Ma avressimo ben fatto? Attaccati nelle superiori posizioni del Piñheiriño — eravi molta probabilità di vittoria — ma lasciandole — e per incalzare il nemico, bisognava traversare il letto del torrente — alquanto scabroso, benchè asciuto — poi la superiorità numerica della fanteria nemica, non era poca — Esso con artiglieria — noi senza un solo pezzo —

Infine non si combattè, e si stette l'intiero giorno in presenza, con piccole scaramuccie —

È uno dei vizi delle posizioni troppo forti, e sovente anche del comodo delle piazze di guerra — che fanno propendere al riposo, ed all'inazione — quando si potrebbe trar molto vantaggio dalla risoluzione d'una battaglia. Tanti sono gli esempi che si potrebbero adurre in apogio di tale ragione — ed è da deplorare l'avviso dei mastri di guerra Italiani (1872) — che vogliono seminare la penisola di fortezze — per la paura d'armare due millioni di cittadini — ed inviare i preti, alle bonifiche delle paludi Pontine —

Nel nostro campo, scarseggiava la carne — e massime la fanteria era famelica — Più insoportabile era la sete — non trovandosi acqua nei siti da noi occupati — Ma, quella gente era fatta alla vita di privazioni — e non udivasi: senonchè il lamento di non combattere!

Concittadini miei! il giorno, in cui voi sarete uniti (un po' lontano sventuratamente), e sobri come i figli del Continente — lo straniero non calpesterà il vostro suolo! Non contaminerà i vostri talami! L'Italia avrà ripreso il suo posto, tra le prime nazioni del mondo!

Nella notte il vecchio generale Giorgio — era sparito, e nella mattina non scorgevasi il nemico da nessuna parte — e per motivo della nebbia, sino verso le 10 a.m. fummo ignari delle sue nuove posizioni — Verso quell'ora alfine si scorse — occupando le forti posizioni di Taquarì —

Io sono certo: la sagace manovra del nemico, non mancò di cagionare cordoglio nel nobile cuore del capo della Republica — Ma non v'era rimedio — Egli avea perduto una splendida occasione di rovinare l'impero, e probabilmente assicurare il trionfo del suo paese —

Poco dopo, ebbesi notizia: passare la cavalleria nemica il fiume Taquarì, coadjuvata dalla squadra imperiale — Il nemico era dunque in ritirata, e bisognava attaccarlo in coda nel suo passaggio — In ciò non titubò il nostro generale — Marciammo dunque risolutamente alla battaglia —

La cavalleria nemica, avea bensì passato il fiume ajutata in quel passaggio da vari legni imperiali, ma la fanteria era rimasta tutta sulla sponda sinistra, in forti posizioni, protetta da bastimenti da guerra, da un bosco d'alto fusto foltissimo —

La seconda nostra brigata di fanteria, composta dal terzo e dal secondo battaglione, era destinata ad iniziare l'attacco. Essa caricò con tutta la bravura possibile — ma il numero dei nemici era soverchiamente superiore — ed i nostri coraggiosi militi dopo d'aver fatto dei prodigi di valore — furono obligati di ritirarsi, sostenuti dalla prima brigata, composta del 1º battaglione, della marina — e degli artiglieri senza cannoni.

Tremendo fu quel combattimento di fanteria nel bosco, ove il frastuono delle fucilate e dei rami infranti — tra densissimo fumo — somigliava ad infernale tempesta — Non meno di cinquecento d'ambo i lati fu la perdita tra morti, e feriti — I cadaveri dei valorosi Republicani, furon trovati sino sulla sponda del fiume — ove avevano impetuosamente bajonettatto il nemico — ma per sventura, senza risultato, e senza profito, fu tanta prodezza — poichè, soperchiata la 2ª brigata da forze molto superiori — ed obligata a ritirarsi, si sospese il conflitto.

Giunta la notte, il nemico potè liberamente ultimare il suo passaggio sulla sponda destra del Taquary —

Tra le brillanti qualità del generale Bento Gonçales, molti notavano il difetto d'irresolutezza — origine dei disastrosi successi delle sue operazioni — ed avrebbero creduto meglio: impegnando una brigata di fanteria sproporzionatamente debole a petto d'un nemico sì numeroso; cioè: uno contro sei almeno; che si avesse dovuto complettar l'attacco — lanciandovi la prima brigata, e quanta cavalleria armata di carabine, trovavasi nell'esercito nostro.

Io giudico nello stesso modo: che quando si sta iniziando un'attacco — vi si deve ponderatamente riflettere; ma una volta deciso — vi si deve impegnare ogni forza disponibile — sino alle ultime riserve — A meno, che non sia una ricognizione — cioè attaccare il nemico, fingendo d'impiegarvi tutte le forze — e quando riconosciuto, o riconosciute le sue posizioni, ed il suo numero — obligandolo di metterlo in evidenza — ripigliar allora le proprie posizioni — In tal caso da parte nostra — abbiamo eseguito una semplice ricognizione — bisogna però star sempre pronti a respingere un'attacco vero del nemico — Un attacco generale, poteva veramente darci una brillante vittoria — se facendo perder piede al nemico lo precipitavamo nel fiume — Egli certamente trovavasi in condizione di timore per l'atto d'esser da noi perseguito nella sua ritirata — e forse, non difettava di probabilità di riuscita — il lanciar tutte le forze all'assalto —

Il Generale in capo credè bene di non avventurare una generale battaglia — e la totalità d'una fanteria, unica che possedeva la Republica —

Egli senza dubbio si pentì: di non aver dato battaglia il giorno antecedente — in cui i suoi militi tutti, in campo aperto avrebbero operato miracoli — Il fatto sta: che una vera perdita, fu quel conflitto per noi — non avendo come supplire alla perdita di circa la metà de' nostri prodi fanti — quando per il nemico la perdita di cinque cento uomini di fanteria era insignificante —

Il nemico rimase sulla sponda destra del Taquary — e perciò quasi totalmente padrone della campagna — Noi ripresimo la strada di Porto-Alegre per ricominciare l'assedio.

Le condizioni della Republica avevano alquanto peggiorato — ripassammo a S. Leopoldo, alla Settembrina — quindi a Malacara nell'antico campo —

Di lì a pochi giorni cambiossi il campamento a Bella-vista, posizione più vicina a la Laguna de los Patos verso Greco da quella di Malacara — Nello stesso tempo il Generale Bento Gonçales ideò altra operazione, il di cui risultato, se felice, poteva migliorare d'assai lo stato degli affari nostri —

CAPITOLO XXVI. Spedizione del Nord.

Il nemico con motivo delle sue escursioni nella campagna — avea sguarnito alquanto di fanteria le sue piazze forti — S. Jozè do Nord — trovavasi in quel caso — Quella piazza situata sulla sponda settentrionale dell'imboccatura della Laguna de los Patos n'era una delle chiavi, ed il suo possesso, ed il suo possesso avrebbe potuto cambiare la faccia delle cose; l'utile principale da ricavarne erano: vettovaglie d'ogni specie, armi e munizioni —

La gente nostra trovavasi in miserabilissimo stato — e là anche poteva vestirsi, e provveddersi d'ogni utile cosa —

Quel punto poi, era non solo importantissimo, come dominante l'entrata della Laguna, unico porto della provincia — ma eravvi da quella parte — l'Atalaya — cioè l'albero dei segnali per i bastimenti, a cui indicava la profondità delle acque, nella barra (foce).

Sventuratamente successe in questa spedizione, lo stesso che in Taquary: Portata l'impresa colla maggior sagacia e segretezza, sino vicino ad ultimarla — se ne perdette il frutto intieramente, per non agiungere l'ultimo colpo —

Una marcia continua di otto giorni — a non meno di 25 miglia al giorno — ci mise, inaspettatti, sotto le trincee della piazza —

Era una di quelle notti d'inverno, in cui un ricovero ed un po' di fuoco è una vera fortuna — ed i poveri militi della libertà laceri ed affamati — colle membra intrise dal freddo — esposti a fitta pioggia di tempestoso diluvio che ci avea accompagnato in tutta la marcia — avanzavansi silenziosi ed intrepidi contro i forti e le mura guarnite di sentinelle —

A poca distanza eransi lasciati i cavalli, sotto la custodia d'uno squadrone di cavalleria — e ciascuno rotolando i miseri cenci, preparavasi all'assalto che doveva aver luogo al primo «chi va là» delle sentinelle —

I militi della Republica assalirono quelle mura come lo avrebbero potuto eseguire i primi soldati del mondo — Pochi furono i tiri d'artiglieria e di moschetteria del nemico — poca la resistenza sulle mura — ed i nostri montando sulle spalle l'uno dell'altro — in poco tempo furon nell'interno della piazza.

Alcuna resistenza di più, fecero i quattro forti che dominavano la trincea — A 1 ora dopo mezzanote principiò l'attacco, ed alle 2 erimo padroni della trincea e di tre forti — con perdite relativamente indifferenti — e senza aver sparato un tiro da parte nostra.

In potere delle trincee, di tre forti su quattro, e tutti dentro della città — sembrava impossibile, non dovessimo rimanerne padroni — Eppure!... anche questa volta si doveva aver la peggio!

La stella della Republica tramontava — e la fortuna era nemica al Duce nostro —

Trovandosi dentro la città, i militi nostri — affamati e cenciosi — credettero altro non vi fosse da fare; che mangiar bene, bever meglio — vestirsi — e depredare — La maggior parte quindi, si dispersero coll'idea del saccheggio.

Intanto rinvenuti dalla sorpresa — rannodaronsi gl'imperiali in un forte quartiere, e fecero testa, in numero d'alcune migliaja — Li assalimmo, e ci respinsero — Cercavansi i nostri militi per rinnovare gli attacchi, e non si trovavano — o se s'incontravano, erano carchi di bottino, ebbri, e senza volontà di rischiar la vita — essendo divenuti ricchi — Parte di loro avean danneggiato i fucili servendosene per abbatter le porte delle case, e negozi che volevano depredare — altri li avevano senza pietre focaje che avevano perdute —

Il nemico da parte sua, non perdeva tempo: vari legni da guerra che si trovavano nel porto, presero posizione infilando le strade da noi occupate — giacchè il paese era proprio edificato sulla sponda del lago —

Dal Rio-grande del Sud che si trovava a poche miglia sull'altra sponda, mandarono soccorsi di truppe; ed il forte unico, che noi avevimo trascurato di occupare, fu occupato dai nemici.

Il forte maggiore dei quattro, detto Imperiale — da noi assaltato e conquistato nella notte — e che trovavasi dominante nel centro della linea di trincee, la di cui possessione era importantissima, fu inutilizzato da un'esplosione terribile delle polveri, che ci ammazzò e ferì molta gente —

Io ricordo sempre — non era ben chiaro ancora, nella mattina — quando successe la catastrofe — ricordo dico: d'aver veduti i nostri uomini, che occupavano quel forte, scaraventati nell'aria come lucciole — accesi dall'incendio delle vestimenta e gettatti sul suolo orribilmente mutilati —

Infine il più glorioso dei trionfi, cambiossi verso mezzogiorno, in una vergognosa ritirata — quasi una fuga —

I buoni, in pochi che aveano sostenuto il combattimento sino alla fine — piangevano dalla rabbia, e dal dispetto — La nostra perdita fu comparativamente immensa — Da quel giorno la nostra fiera fanteria di liberti divenne uno schelettro —

Poca cavalleria era venuta alla spedizione, e valse a proteggere la ritirata — La divisione marciò ai suoi allogiamenti di Bella-vista, ed io rimasi colle reliquie della Marina, in S. Simon — stabilimento situato sulla sponda della Laguna de los Patos —

La Marina era ridotta ad una quarantina d'individui tra Ufficiali e militi —

CAPITOLO XXVII. Invernata e preparazione di canoe.

Nell'emisfero meridionale — già si sa — l'inverno succede nei mesi in cui noi — nel nostro — abbiamo la state — e dagli abitanti dicevasi inverno rigido — quello — e ci sembrava tanto più tale — che tutti ci trovavamo sprovvisti di vestimenta, e nell'impossibilitato di rimediare alla mancanza —

Il motivo della nostra permanenza in S. Simon, fu per regolarvi alcune canoe (specie d'imbarcazioni fatte d'un sol albero, di cui si scava la parte interna) ed aprire le comunicazioni coll'altra parte del Lago — Ma in vari mesi, ch'io stetti in quel punto, non apparvero mai le canoe — e perciò nulla si fece, di quanto s'era ideato.

In luogo di barche, quindi, noi ci occupammo di cavalli — essendovi dei puledri in quantità, in quel sito — abandonato da vari mesi dai proprietari che appartenevano al partito imperiale — Quei puledri servirono per fare de' miei marinari, altretanti cavalieri — ed alcuni anche, malamente, domavano cavalli —

È, S. Simon, un bellissimo e spaziosissimo feudo benchè, allora distrutto ed abbandonato — e credo era proprietà d'un conte dello stesso nome, esule o i di cui eredi erano esuli, per diversità d'opinione dalla dominante Republicana —

Non essendovi padroni, e quelli essendo avversari, noi facevamo da padroni in quel luogo — La padronanza nostra però, consisteva di servirsi degli animali del feudo per alimento — non avendo altro — e di divertirci a domar poledri — In quel tempo (16 settembre 1840) la mia Anita ebbe il suo primo nato — Menotti, la di cui esistenza era un vero miracolo — poichè nel decorso della gravidanza, la coraggiosissima donna avea assistito a molte pugne, sopportate molte privazioni e disagi — ed una caduta da cavallo, per cui nacque il bambino, con una ammacatura nella testa —

Anita partorì in casa d'un abitante di quella campagna, nelle vicinanze d'un piccolo villagio chiamato Mustarda — ed ebbe tutte le cure, immaginabili da codesta generosissima famiglia per nome Costa — Io sarò riconoscente a quella buona gente tutta la vita —

Ben valsa alla mia buona consorte trovarsi in quella casa — poichè le miserie che si pativano allora nel nostro esercito — erano giunte al colmo — e certo io non avevo come regalare la mia cara partoriente, ed il mio bambino, con un solo fazzoletto —

Mi decisi, per assistere i miei cari con alcuni panni, a fare un viaggio alla Settembrina[49] ove alcuni amici — massime l'eccellente Blingini, mi avrebbero sovvenuto di qualche cosa[50] —

In conseguenza — mi misi in viaggio, attraverso le inondate campagne, di quella parte tutta alluvionale della provincia — ove per giorni intieri, io viaggiava, con acqua sino alla pancia del cavallo —

Passai nella Rossa Velha (vecchio campo coltivato) ove incontrai il Capitano Massimo dei lancieri liberti, il quale mi accolse da vero e generoso compagno. Egli era stato preposto, con un distaccamento dei suoi militi, alla custodia delle cavalladas — (cavalli di riserva) in quelli eccellenti pascoli —

Giunsi in quella località di sera, con forte pioggia — vi passai la notte — ed all'alba dell'altro giorno — essendo anche maggiore, mi rimisi in viaggio — contrariamente al parere del buon Capitano, che voleva fermarmi per aspettare tempo migliore —

Premevami troppo la mia missione, per diferirla, e mi avventurai nuovamente in quel diluvio di inondazioni —

Alla distanza d'alcune miglia — udii delle fucilate dalla parte da dove ero partito — mi nacque alcun sospetto, ma non potevo far altro che proseguire.

Arrivai alla Settembrina — comprai alcune cosarelle di panni — e mi avviai nuovamente verso S. Simon —

Nel ripassare alla Rossa Velha, seppi la causa delle fucilate, ed il tristissimo caso accaduto al Capitano Massimo, ed ai suoi bravi liberti — subito dopo la mia partenza da quella casa —

Moringue (quello stesso che mi sorprese in Camacuan) aveva sorpreso il Capitano Massimo — e dopo una difesa disperata di quel prode ufficiale coi suoi lancieri, era pervenuto ad ucciderli quasi tutti —

I migliori cavalli erano stati imbarcati ed inviati a Porto-Alegre — ed i men buoni uccisi tutti — I nemici avevano eseguito l'impresa con legni da guerra, e fanteria — quindi rimbarcati i fanti — s'eran diretti per terra, colla cavalleria verso il Rio-grande del Nord, sbaragliando tutte le piccole forze Republicane, che trovavansi sparse su quel territorio — o spaventandole —

Tra quelle trovavansi i miei pochi marini, che furono obligati di abbandonare la loro posizione e cercare rifugio nella foresta — essendo il nemico troppo numeroso per loro —

Anche alla mia povera Anita — a dodici giorni di parto — toccò di fuggire, col suo pargolo sul davanti della sella — affrontando tempi tempestosi — Io non trovai più la mia gente, e la famiglia al mio ritorno in S. Simon — e fui obligato di rintracciarli nell'orlo d'una selva — ove soggiornavano ancora, quando li trovai, non avendo notizie esatte del nemico —

Tornammo in S. Simon, e vi stettimo qualche tempo ancora — quindi cambiammo stanza — e la stabilimmo sulla sponda sinistra del fiume Capivari — Cotesto fiume, è formato dai differenti scoli — dei vari laghi che guarniscono la parte settentrionale della provincia del Rio-grande, tra la costa dell'Atlantico, ed il versante orientale della catena do Espinasso — Esso prende il suo nome dalla Capivara, specie di majale anfibio, molto comune nei fiumi dell'America meridionale —

Dal Capivari, e dal Sangrador do Abreu (Sangrador è un canale che serve di veicolo, tra una palude, ed un lago o fiume ove avevimo potuto ottenere e regolare due canoe) fecimo alcuni viaggi — alla costa occidentale della Laguna dos Patos — trasportando gente e comunicazioni —

CAPITOLO XXVIII. Ritirata disastrosa per la Serra.

Intanto la situazione dell'esercito Repubblicano peggiorava — ogni dì le urgenze erano maggiori — e maggiori le difficoltà di soddisfarle — I due combattimenti di Taquary e Nord — avevano scemato talmente il numero della fanteria — che i battaglioni erano diventati schelettri — I soverchi bisogni, generavano il malcontento — questo la diserzione —

Le popolazioni, siccome succede nelle guerre lunghe, si stancavano, e si ammorbavano d'indifferentismo — coll'alternare del passaggio, e delle esigenze delle forze d'ambe le parti —

In tale stato di cose, gl'imperiali fecero delle proposte d'accomodamento — che abbenchè vantaggiose, considerando le circostanze in cui si trovavano i Repubblicani, non furono accettate, e respinte con alterigia, dalla parte più generosa dell'Esercito — Tale rifiuto però, acrebbe il malcontento, nella parte più transigente e stanca —

Infine l'abbandono dell'assedio della Capitale, e la ritirata furono decisi —

La divisione Canabarro, di cui faceva parte la Marina, doveva principiare il movimento, e sgombrare i passi della Serra, occupati dal generale nemico Labattue — francese al servizio dell'impero — Bento Gonçales col resto dell'esercito marcerebbe in seguito, coprendo il movimento —

In questo tempo morì il nostro Rossetti — irreparabile perdita! Rimasto colla guarnigione Republicana della Settembrina, che doveva marciare ultima, quella gente fu sorpresa dal famoso Moringue divenuto l'incubo dei Republicani — e perì in quella sorpresa l'incomparabile Italiano, combattendo valorosamente —

Caduto da cavallo — ferito — le fu imposto d'arrendersi — egli rispose a sciabolate, e vendè caramente una vita — ben preziosa all'Italia!

Non v'è un angolo della terra, ove non biancheggiano l'ossa d'un Italiano generoso! E l'Italia li scorda! — Essa si occupa di comprar delle isole per formar dei penitenzari[51] Essa, vezzeggia la compassione dei Potenti, per riabilitar le sue membra e costituirsi «del non suo ferro cinta» plaudendo ai suoi governanti che la prostituiscono! Essa amoreggia oggi coll'idra sacerdotale, e la lecca, l'accarezza, supplicandola genuflessa — acciò le mantenga i suoi figli nell'ignoranza, e nell'abbrutimento! — chiamando l'atto sudicio, infame! garanzie!

Ed essa scorda..... coloro che fecero bello il suo nome nel nuovo mondo! In tutte le contrade del mondo! Essa!...... ne sentirà la mancanza, nel giorno, in cui vorrà sollevarsi sui cadaveri de' corvi che la divorano!

L'impresa ritirata, nell'invernale stagione fra i dirupi delle montagne, e con pioggie quasi continue — fu la più disagiata e terribile ch'io m'abbia veduto mai —

Noi conducevamo per tutta provvista, alcune vacche a capestro — non trovandosi animali nell'ardui sentieri che dovevamo percorrere, dalle pioggie impraticabili —

I numerosi fiumi della Ser[r]a, gonfi oltremodo, capovolgevano gente, animali, e bagagli — Si marciava con pioggia, e senza alimento — Accampavasi, senza alimento e con pioggia —

Tra un torrente e l'altro — coloro a cui era toccato di rimanere vicini alle disgraziatissime vacche avevano carne — e gli altri nulla! Massime la povera fanteria[52] trovossi in tremendo conflitto, mancando anche di carne cavallina, di cui facevano uso i cavalieri a difetto d'altra —

Furonvi scene da inorridire!! Molte donne — com'è uso in quei paesi accompagnavano l'esercito — e non mancavano d'esser utili, impiegate alla conduzione delle cavalladas, che eseguivano a cavallo — essendo esse molto pratiche in tale esercizio — Colle donne v'erano naturalmente dei bambini d'ogni età — Pochi bambini dell'età più tenera — uscirono dalla foresta! — Alcuni pochi furono raccolti da cavalieri — giacchè pochi cavalli si salvarono — e molte madri pure, rimasero morte o morenti di fame di disagio e di freddo —!!!

Vi sono foreste nella parte bassa della provincia — ove il clima è quasi tropicale — ed in cui si trovano in abbondanza frutta selvaggie, ma buone e nutritive — come la guayaba, l'arassa ecc. ma nelle selve dell'alta serra, ove ci erimo inoltrati — non si trovano tali frutta — ed apena trovansi foglie di Taquara (canne grossissime) alimento insufficiente per animali; e che non valse a salvarmi due muli che portavano il mio povero bagaglio[53] Anita abbrivvidiva all'idea di perdere il nostro Menotti, che salvammo per un miracolo —!

Nel più arduo della strada, ed al passo dei torrenti io portavo il mio caro figlio di tre mesi, in un fazzoletto a tracollo, procurando di riscaldarmelo al seno, e coll'alito —

D'una dodicina d'animali di mia proprietà, che con me, entrarono nella foresta — tra cavalli, e muli, parte da sella, ed altri da bagagli — con due cavalli, e due muli, erimo rimasti — Il resto stanchi, erano stati abbandonati —

I pratici, per colmo di sventura, avevano sbagliato la piccada (sentiero tagliato nella foresta), e quello fu uno dei motivi, che sì difficilmente, ci fece varcare quella terribile selva de las Antas (Anta è una belva che mi dissero somigliarsi all'asino, inoffensiva — la di cui carne è squisita, ed il cuojo serve a molti forti ed eleganti lavori — Io ho veduto il cuojo — mai l'animale)

Siccome, più si procedeva avanti — non trovavasi mai la fine della piccada — io rimasi nella selva coi due muli, che pure si stancarono — e mandai Anita col mio assistente, ed il bambino — acciocchè alternando i due cavalli che ci rimanevano — essa procurasse di uscire al chiaro — cioè fuori della foresta, ove trovare alcuni alimenti per essa, e per il pargoletto —

I due cavalli che alternativamente portavano Anita, ed il coraggio sublime di quella valorosa mia compagna, salvaronmi ciocchè di più caro io avevo nella vita — Essa giunse fuori della piccada, e per fortuna vi trovò alcuni de' miei militi con un fuoco acceso — cosa, che non sempre poteva ottenersi, per la continuazione della pioggia a diluvio — e la povera condizione a cui erimo ridotti —

I miei compagni a cui era riuscito d'asciugare alcuni cenci — presero il bambino che tutti amavano — l'involsero, lo riscaldarono, e lo tornarono in vita — quando la povera madre, già poco sperava di quella tenera esistenza —

Essi, con amorevolissima sollecitudine — procurarono, quei buoni militi, di cercare alcuni alimenti — coi quali ristaurossi la cara mia donna, e potè allattare il mio primo nato!

Io faticai invano per salvare i muli — Rimasto con quelle spossate bestie — tagliai loro, quanto mi fu possibile, delle foglie di canne per alimentarli — ma non mi valse — fui obligato di abbandonarle — e cercare d'uscir io pure dalla foresta, a piedi, ed affamato —

Ai nove giorni, dalla nostra entrata — apena trovavasi fuori della piccada, la coda della divisione — e pochissimi cavalli d'ufficiali eransi potuti salvare —

Il generale Labattue che ci aveva preceduti fuggendo, avea lasciato nella stessa selva de las Antas alcune artiglierie, che per mancanza di mezzi, non potemmo trasportare, e rimasero sepolte in quelle spelonche — chi sa per quanto tempo —

I temporali sembravano star di casa nella selva suddetta — poichè usciti nei campi dell'alti-piano — in Cima de Serra, noi trovammo dei tempi bellissimi — e vi trovammo pure, per noi preziosissimi come alimento, degli animali bovini — Dimodocchè si dimenticarono alquanto i disagi passati —

Entrammo quindi nel dipartimento di Vaccaria ove permanemmo alcuni giorni — per aspettare il corpo di Bento Gonçales, che ci giungeva frazionato ed assai malconcio —

L'infaticabile Moringues, informato della ritirata, erasi messo alla retroguardia di codesto corpo — incomodandone la marcia in ogni modo — coadjuvato dai montanari, sempre accanitamente ostili ai Republicani.

Tuttociò diede al Labattue, tutto il tempo necessario per la sua ritirata e giunzione al grosso dell'esercito imperiale — Vi giunse però quasi senza gente, per motivo delle diserzioni, cagionate da forzate marcie, e le stesse privazioni, e disagi da noi sofferti —

Accade di più al generale Francese, uno di quelli incidenti — ch'io narrerò per la natura sua straordinaria —

Dovendo Labattue varcar nel suo cammino, i due boschi conosciuti col nome: di Mattos (bosco o selva) Portoghez e Castellano — trovavansi in quei dintorni alcune tribù d'indigeni selvaggi, chiamati Bugre delle più feroci che si conoscono nel Brasile — esse sapendo del passaggio degl'imperiali, li assalirono in varie imboscate della macchia, e ne fecero strage; facendo sapere nello stesso tempo al generale Canabarro, ch'essi erano amici dei Republicani; e veramente nel nostro transito per le loro selve, nessun disturbo ci cagionarono —

Vidimo però i loro foge (buchi profondi, ricoperti accuratamente con delle zole — nei quali si precipita l'incauto viandante — e profitano i selvaggi del suo inciampo per assalirlo) — Per noi, nessuno di quei buchi però, era coperto, e le formidabili barricate d'alberi, innalzate lateralmente al sentiero da dove colpiscono i passeggieri con dardi e frecce — erano sguarnite —

In quei medesimi giorni, comparì, fuori della foresta, una donna — rubata nella sua giovinezza dai selvaggi, in una casa della Vaccaria — Essa profitò in detta occasione, della vicinanza nostra per salvarsi — Era quella poverina in una condizione ben deplorabile —

Non avendo noi, nemici da fuggire, nè da perseguire, in quelle alte regioni, procedevamo nelle nostre marcie con lentezza — mancanti quasi totalmente di cavalli — ed obligati di domare, cammin facendo, alcuni poledri che si trovavano dispersi in quei campi —

Il corpo dei lancieri liberti, rimasto intieramente smontato, fu obligati di rifare le sue cavalcature con poledri —

Era bel vedere allora — quasi ogni giorno — una moltitudine di quei giovani e robusti neri, tutti domatori, lanciarsi sul dosso dei selvaggi corsieri, e tempestare per la campagna — montonando prima — facendo il bruto ogni sforzo per sbarazzarsi del suo carico e scaraventarlo a gambe all'aria lontano — l'uomo ammirabile di destrezza, di forza, di coraggio, inforcarsi siccome tanaglia — battere, spingere, e domare infine il superbo figlio del deserto — che come saetta parte finalmente, quando conscio della superiorità del dominatore che lo cavalca, e divora in pochi momenti uno spazio immenso — per ritornare colla velocità stessa, anelante e grondante di sudore —

In quella parte dell'America, il puledro giunge dal campo, si laccia, si sella, imbrigliasi, e senz'altre disposizioni, è cavalcato dal domatore a campo aperto — L'esercizio ha luogo, generalmente varie volte nella settimana — ed in pochi giorni è capace di ricevere il morso — Anche i più renitenti, riescono così, famosi cavalli in alcuni mesi — Difficilmente però sortono ben domati da' soldati nelle marcie — ove non ponno avere il comodo, la cura, e massime il riposo necessario per ben formarsi —

Passati i Mattos Portoghez e Castellano — scendemmo nella provincia di Missiones, dirigendosi sopra Cruz-alta, capoluogo di detta piccola cittadina su d'un altipiano, ben costrutta ed in bellissima posizione — siccome bella, e tutta quella parte dello Stato Rio-grandense —

Da Cruz-alta, marciammo a S. Gabriel, ove si stabilì il quartier generale, e si costrussero baracconi per il campamento dell'esercito.

Io pure, vi costrussi una capanna, e vi passai alcun tempo colla famigliuola —

Sei anni però, d'una vita di disagi e di privazioni — lontano dal consorzio delle mie relazioni antiche, e dei parenti — di cui ignoravo assolutamente la sorte, per l'isolamento in cui avevo vissuto, e l'impossibilità d'aver di loro notizie — essendo lontano da qualunque porto di mare — mi fecero nascere il desiderio di riavicinarmi ad un punto — ove poter sapere qualche cosa de' miei genitori — il di cui affetto, avevo potuto conculcare nella foga delle avventure — ma che vivamente sussisteva nell'anima mia —

Poi, abbisognavo provvedermi di tante cose — la di cui necessità, non avevo sentito sino allora, per me stesso — ma che diventavano indispensabili per la mia donna ed il mio bambino —

Mi decisi adunque di passare a Montevideo, temporariamente — ne chiesi il permesso al presidente che me lo concesse — e col permesso del viaggio — ebbi pure quello di fare una piccola truppa di bovini, per poter far fronte alle spese —

CAPITOLO XXIX. Montevideo.

Eccomi dunque truppiere cioè condottore di bovi —

In una Estancia chiamata del Corral de Pedras — coll'autorizzazione del ministro delle finanze — mi riescì riunire, in una ventina di giorni, circa novecento animali — con indicibile fatica, e con maggior fatica ancora, condurli a Montevideo — ove, non dovevo giungere colla truppa di bovi — ma bensì con circa trecento cuoja degli stessi —

Ostacoli insuperabili, mi si presentarono nella via — e più di tutti il traboccante Rio-Negro, ove mancai di perdere il mio capitale quasi intiero —

Dal fiume, dalla mia imperizia in quella classe di mestiere, e dalla furfanteria di certi mercenari, che avevo assoldato per la conduzione del bestiame — io, apena potei far passare il Rio-Negro a circa cinquecento animali — che per la lunga strada, poco cibo, e strapazzi nei passaggi dei fiumi, furon giudicati incapaci di giungere a Montevideo.

Fu deciso, in conseguenza di cuerear (ammazzare per toglier le cuoja, e lasciare la carne ai corvi) e così si fece — non essendovi altro modo, per poter salvare qualche cosa —

Si osservi: che quando qualcheduno di quei poveri animali si stancava — io ero obligato di venderlo — e per grazie ne ricavavo uno scudo — Infine — dopo d'aver passato indescrivibili incomodi, freddi, e dispiaceri, per lo spazio d'una cinquantina di giorni — giunsi a Montevideo con poche cuoja — risultanti dai miei novecento bovi — dalle quali ritrassi poche centinaja di scudi — che apena servironmi per scarsamente vestire la famiglia, e due miei compagni —

Riparai in Montevideo in casa dell'amico mio Napoleone Castellini alle di cui gentilezze, e della moglie io devo molti riguardi — e passai qualche tempo nella di lui casa —

Avevo famiglia, esausti i mezzi — era quindi necessario procacciar l'esistenza di tre individui — e d'un modo indipendente — Il pane altrui mi è sempre sembrato amaro — e pur troppo nella mia vita piena di peripezie — sovente ho avuto bisogno d'un amico, che per mia fortuna, mai mi è mancato.

Due occupazioni, di poco prodotto veramente — ma che servirono all'alimento — io assunsi fratanto, e furono quella di sensale mercantile; ed alcune lezioni di Matematiche, date nell'istituto dello stimabile istitutore Sig. Paolo Semidei[54].

Tal genere di vita durò sino al mio impiego nella Squadra Orientale (cioè di Montevideo) —

La quistione Rio-grandense, incamminavasi verso un accomodamento — ed Anzani, ch'io avevo lasciato al comando delle poche forze da me comandate in quella Republica — ritiravasi — e mi scriveva: che nulla più v'era da fare in quel paese —

La Repubblica di Montevideo mi offrì ben presto occupazioni — Mi fu offerto, e lo accettai, il comando della corvetta da guerra Costituzione di 18 pezzi — La Squadra Orientale era comandata dal collonnello Cohe, Americano — e quello di Buenos-Ayres, dal generale Brown, Inglese —

Alcuni combattimenti di mare, avevano avuto luogo, ma con risultati di poco momento.

Contemporaneamente era stato incaricato del ministero della guerra della Repubblica un certo Vidal, d'infausta e dispregevole memoria — Uno dei primi e sciagurati pensieri di quell'uomo, fu di togliersi il fastidio della squadra, che diceva molto onerosa allo stato, ed inutile — quella squadra, che immense somme avea costato alla Repubblica, e che fomentata, siccome potevasi allora, e ben diretta, avrebbe potuto costituire una preminenza marcata nel fiume della Plata — senza di cui, Montevideo non sarebbe mai sortita dallo stato di mancipia di Buenos-Ayres, e peggio ancora dell'allora suo tiranno.

All'incontro la squadra di Montevideo, fu intieramente annientata dall'imbecille perversità del ministro suddetto — vendendosene i legni, a vergognosi prezzi, e dilapidandosene i materiali —

Per complettare l'opera di distruzione — io fui destinato ad una spedizione, il di cui risultato — altro non poteva essere: che la perdizione dei legni da me comandati —

CAPITOLO XXX. Comando la squadra di Montevideo — combattimenti nei fiumi.

Colla corvetta Costituzione di 18 pezzi, il brigantino Pereira con due culisse (rotatori) da 18, ed un trasporto, goletta Procida, io fui destinato a Corrientes, provincia alleata, per coadjuvarla, nelle sue operazioni di guerra, contro le forze di Rosas — tiranno di Buenos-Ayres — V'era anche il motivo, od il pretesto di portar delle munizioni in quella provincia —

Darò un piccolo cenno, sulla nuova guerra, a cui, io mi accingevo a prender parte —

Trovavasi la Republica Orientale dell'Uruguay — così chiamata, per trovarsi veramente sulla sinistra sponda di detto fiume — e di cui, Montevideo è capitale — Trovavasi dico: siccome la maggior parte delle Republiche dell'America meridionale, in quello stato di guerra civile — la di cui quasi perenne durata — forma il maggior inciampo al progresso di cui è suscettibile — codesta splendida parte del mondo — certo non seconda a nessun'altra, per ogni naturale ricchezza —

E la cagione delle intestine discordie, era allora la pretensione alla presidenza della Repubblica dei due generali Fruttuoso Rivera, e Manuel Ourives —

Rivera più felice, da principio, pervenne, dopo varie vittorie a cacciarne Ourives — e s'impadronì del potere occupato da quello — L'altro cacciato, si rifuggì a Buenos-Ayres, ove Rosas lo accolse, assieme agli emigrati orientali, e se ne servì contro i propri nemici, capitanati allora dal generale Lavalle — i quali nemici chiamavansi Unitari — mentre il partito di Rosas era chiamato Federale —

Vinto Lavalle, il feroce ex-presidente di Montevideo, si accinse a riacquistare la perduta potestà del suo paese — e trovava in ciò, Rosas la più dilettevole lusinga alle sue mire — cioè la finale distruzione degli Unitari suoi mortali nemici, il di cui ultimo ricovero era Montevideo — e di più l'abassamento d'una Republica vicina, rivale, che le disputava la supremazia dell'immenso fiume — spingendo in seno della stessa i più accaniti e formidabili elementi di tremenda guerra civile —

Al tempo della mia partenza da Montevideo, ed entrata nel fiume — trovavasi l'esercito Orientale in S. Josè dell'Uruguay, e quello d'Ourives alla Capitale della provincia d'Entre-Rios-Bajada — preparandosi ambi ad una decisiva battaglia —

L'esercito Correntino disponevasi di riunirsi all'Orientale — Io dovevo rimontare il Paranà sino a Corrientes — percorrere uno spazio di più di seicento miglia, tra due sponde nemiche — ove, non avrei potuto aprodare, senonchè nell'isole, e nelle coste deserte —

Partito da Montevideo coi tre legni suddetti, ebbi da sostenere un primo combattimento contro le batterie dell'isola di Martin Garcia — isola che comanda il fiume, verso il confluente dell'Uruguay col Paranà, d'un'altezza considerevole — e dalla quale bisogna passare vicino, non essendovi altri canali più lontani, adequati per bastimenti grandi — Èbbi alcuni morti, e feriti in quel primo conflitto, e passai oltre[55]

A tre miglia da Martin Garcia, arenammo colla Costituzione, e disgraziatamente in tempo che la marea bassava, dimodocchè immensa fatica ci costò il poterla rimettere [a] nuoto — e grazie a molta risoluzione ed energia da parte di tutti — ufficiali e marini, non fu perduta in quella circostanza la nostra flottiglia —

Mentre occupati a trasbordare gli oggetti di peso, sulla Procida, comparve la squadra nemica, dall'altra parte dell'Isola, avanzandosi a piene vele, e vento favorevole su di noi, con sette legni — La Costituzione era arenata circa tre piedi, e priva de' suoi principali cannoni, ammonticchiati sulla piccola Procida —

Era veramente una terribile situazione quella per me — La Procida complettamente inutile — la Costituzione più inutile ancora — e non rimanevami senonchè il brigantino Pereira, il di cui coraggiosissimo Comandante trovavasi vicino a me, colla maggior parte del suo equipaggio, ajutandoci nei nostri lavori —

Intanto il nemico procedeva superbo, alla vista, ed alle acclamazioni delle truppe dell'isola — sicurissimo della vittoria, con sette forti legni da guerra — e noi rimasti con uno solo disponibile, e debole —

Il mio animo non era dato alla disperazione — ciocchè mai mi è succeduto — ma lascio all'altrui sagacia il figurarsi lo stato mio — Non si trattava della vita sola, di cui poco m'importavo in quei momenti — ma, benchè fosse forza d'imprevisti e fatali avvenimenti — anche morendo, difficilmente si salvava l'onore, poichè impossibile, era di combattere, nelle condizioni nostre — La fortuna anche questa volta, stese la sua mano potente e protettrice sul mio destino — e non ci voleva altro che un colpo della sua ruota —

Il legno ammiraglio del nemico, il Belgrano, arenò! ed arenò pure nelle vicinanze dell'isola, a circa due tiri di cannone da noi — e fummo salvi!

Il contratempo del nemico, aumentò l'alacrità nostra — in poche ore galleggiò la Costituzione — e ricevette nuovamente la batteria e tutto il materiale suo, trasbordato — «Le fortune siccome le disgrazie non arrivano sole» si dice volgarmente — ed in quella circostanza successe proprio così —

Una nebbia foltissima caduta come per incanto — coprì tutto — e ci favorì grandemente — nascondendo al nemico la direzione nostra — Tale circostanza ci valse sommamente — poichè quando il nemico terminò per far galleggiare il Belgrano — ignorando la direzione nostra — prese a perseguirci nell'Uruguay, ove non erimo entrati — e perdete così molti giorni, pria di conoscere la vera nostra destinazione —

Intanto noi entravamo nel Paranà coperti dalla nebbia, e favoriti dal vento — Io avevo la coscienza dell'impresa, certo, una delle più ardue della mia vita —

In quel giorno stesso, il piacere di scampare ad imminente pericolo, ed il sollettico provato all'idea della grandezza dell'impresa — furonmi amareggiati dallo stupore, paura, e renitenza dei pratici, che sino a quel momento avean creduto dirigersi all'Uruguay — ove la sponda sinistra almeno era in potere dei nostri — mentre le due sponde del Paranà erano assolutamente in potere di nemici formidabili quali Ourives alla sinistra sponda e Rosas alla destra —

Tutti i pratici allegarono non conoscere il Paranà — e veramente, per ingannare il nemico — io avevo chiesto e trovato pratici dell'Uruguay — Essi, da quell'istante rinunziarono a qualunque responsabilità —

Della responsabilità, io poco m'importavo — abbisognavo d'un pratico comunque fosse — In conseguenza di molte indagini, seppesi: uno di loro, aver alcune cognizioni del fiume, ma tacerle per timore — La mia sciabola spianò bentosto le difficoltà — ed ebbimo un pratico —

Il vento favorevole ci portò nella notte nelle vicinanze di S. Nicolas — primo paese Argentino, che s'incontra sulla sponda destra del fiume — Eranvi alcuni legni mercantili — noi avevimo bisogno di trasporti e di pratici — Una spedizione notturna coi palischermi ci procurò una cosa e l'altra —

Erimo obligati ad usar di prepotenza: la posizione nostra delicata lo esigeva — Un Antonio Austriaco, che da molto tempo navigava nel Paranà — cadette fra i prigionieri, e ci rese importanti servigi nel viaggio —

Procedendo verso la parte superiore del fiume — non ebbimo ostacoli, sino alla Bajada — capitale della provincia d'Entre-rios — ove trovavasi l'esercito d'Ourives —

Operammo nel transito alcuni sbarchi, per acquistare carne fresca, d'animali bovini, che ci venivano contestati dagli abitanti, e dalle truppe di cavalleria vigilanti la costa — Alcuni parziali combattimenti avevano luogo, per tal motivo, con vantaggi e perdite alternativamente —

In una di quelle pugne, ebbi la sensibilissima perdita, dell'ufficiale Italiano Vallerga, da Loano — giovine di sorprendente valore, e d'un genio che prometteva assaissimo — Egli era profondo Matematico — Un'altra croce... sulle ossa d'un figlio della sventurata nostra terra — perduto per una causa giusta è vero — ma che, come tanti altri, sperava di poter dare la vita al suo paese! —

Alla Bajada, ove Ourives avea il suo quartier generale, trovammo formidabili preparativi per riceverci — Ivi, affrontammo un combattimento, le di cui apparenze, nel principio mostravano, dover dare più importanti risultati — ma il vento favorevole, e la distanza in cui potemmo passare dalle batterie nemiche ci lasciarono sfuggire anche in questa circostanza, a pericoli, che potevano esser assai più dannosi — Vi fu un forte cannoneggiamento d'ambe le parti, con perdite insignificanti —

A las Conchas, alcune miglia sopra la Bajada operammo uno sbarco di notte — che ci diede — ad onta di forte resistenza del nemico — quattordici bovi —

I nostri pugnarono in quella occasione, con un valore sommo — e vi si distinsero sopra tutti il Vallerga, di cui già feci cenno, e Battaglia domatore da cavalli —

Le artiglierie nemiche seguivano la costa — e profitando della circostanza del vento contrario, e della strettezza ci cannoneggiavano ove potevano con vantaggio — ed ove potevano ci fulminavano anche con moschetteria —

Nel Cerrito, posizione forte, sulla sponda sinistra del Paranà, vi stabilì il nemico una batteria di sei cannoni — Il vento era favorevole ma poco; ed in quel punto stesso per le tortuosità del fiume, ci dava in faccia — dimodocchè dovemmo fare un traggito di circa due miglia, a tonneggio — cioè portando ancorotti (piccole ancore) avanti, con lunghe alzane — e tirando sopra le stesse, a suono di tamburo, ed a passo di carica — procedendo così a piccola velocità per esser forte la corrente contraria in siti stretti —

Per fortuna nostra, la batteria nemica, era troppo alta, e troppo vicina — sembrando sospesa sulla nostra testa — Cotesto combattimento fu brillante: La maggior parte della gente nostra, era destinata alle alzane, ed ai palischermi — il resto ai cannoni, e fucili — Combattevasi e si lavorava con alacrità grandissima — le pugne eran diventate giuoco — per i miei valorosi compagni — Si osservi, che il nostro nemico apparteneva ad un esercito esaltato, e superbo da recenti vittorie — Lo stesso esercito che poco dopo, sbaragliava il nostro complettamente all'Arroyo-grande — assieme all'esercito di Corrientes riunito al nostro —

Ogni ostacolo fu superato con poca perdita — e questa cagionata dai moschetti nemici — giacchè i pezzi troppo alti, e troppo vicini, passavano sulle nostre teste, danneggiando appena l'alberatura — E dopo d'aver smorzato i fuochi del nemico, e smontati alquanti de' suoi pezzi, noi giungemmo con tutti i legni in salvo — in una posizione spaziosa, fuori d'ogni pericolo —

Vari legni mercantili provenienti da Corrientes, e dal Paraguay, eransi posti sotto la protezione della batteria nemica — essi cadettero in nostro potere con poca fatica — Tali acquisti ci provvedevano, di vettovaglie — e di mezzi d'ogni genere —

CAPITOLO XXXI. Combattimento di due giorni con Brown.

Noi procedevamo quindi nell'arduo nostro viaggio nel fiume — Il nemico svogliossi di mettere ostacoli — e giunsimo dopo alcuni arenamenti, massime della Costituzione — sino a Cavallo Guatià (cavallo bianco) — ove si congiunse la flottiglia Correntina — composta di due lancioni, ed una calandra armati in guerra — Essa ci traeva alcuni viveri freschi — e la nostra condizione era perciò, alquanto migliorata — Avevimo buoni, e fidati pratici — ed un riforzo, benchè piccolo — assai giovevole, massime sul morale della gente —

Pervenuti così sino alla costa Brava — fummo obligati di fermarsi, per motivo della mancanza di profondità nel fiume — la cui differenza col pescante della Costituzione — era di quattro palmi — e tale inconveniente, principiò ad insospettirmi alquanto sull'esito della spedizione —

Io non potevo ignorare che il nemico, avrebbe tentato il possibile per inutilizzar l'ardito, e temerario tentativo — poichè giunti noi a Corrientes — immenso sarebbe stato il pregiudizio recato al nemico, col dominio d'un fiume come l'alto Paranà — in una posizione intermedia tra le provincie dell'interno della Republica Argentina, il Paraguay e la grande capitale di quella — Sarebbe stato pure un foco da corsari, da infestare e distruggere molta parte del commercio nemico —

A tal uopo, nulla si trascurò per la perdizione nostra — ed in ciò, non poco, contribuì la scarsezza d'acqua nel fiume — che a detto dei pratici, non s'era veduta tale da mezzo secolo — Relazione confermatami dallo stesso Perrè governatore di Corrientes —

Non essendo possibile d'oltrepassare — io decisi: metter la flottiglia in istato della maggior resistenza — aspettandomi un giorno o l'altro alla comparsa dell'ammiraglio Brown, il di cui inganno, non poteva poi durar tanto tempo —

Dalla sponda sinistra del Paranà, al disotto del banco che c'impediva di progredire avanti — in un angolo ove esisteva sufficiente profondità dell'acqua vicino alla costa — io tirai una linea di legni, principiando da un yacht mercantile — su cui feci collocare quattro cannoni — Il Pereira in mezzo — e la Costituzione all'ala destra — formando così una perpendicolare alla direzione del fiume — infilandolo colla batteria sinistra della corvetta, che montava più pezzi e di maggior portata — ed opponendo verso il nemico che doveva comparire d'avalle — tutta la forza possibile —

Tale disposizione ci costò fatica, per motivo della corrente — che, benchè poca in quel punto da noi scelto — non mancava di farci impiegare tutte le catene ancore, e gomine per ormeggiarvi i legni — massime la Costituzione che calava diciotto piedi —

Non terminati ancora, erano i nostri lavori d'imbossaggio, che comparve il nemico in numero di sette legni —

Era superiore d'assai alle forze nostre — ed in situazione da poter ricevere a piacimento, ogni qualunque riforzo e vettovaglie — Noi, non solo lontani da Corrientes, unico paese che ci poteva soccorrere — ma nella quasi certezza del nessun ausilio, come lo proveranno i fatti. Eppure bisognava combattere, anche colla certezza di soccombere — almeno per l'onore delle armi — E combattemmo!

Il nemico capitanato dal generale Brown — la prima celebrità maritima dell'America meridionale — ed a giusto titolo: avendo comandato la squadra di Buenos Ayres — sino dal tempo della guerra d'indipendenza contro la dominazione spagnuola — il generale Brown dico: procedeva contro di noi, colla fiducia della sua potenza (Mi pare fosse il 15 Giugno 1842) — Il vento era favorevole al nemico, in quel giorno — ma poco — ed abbisognava egli di tonneggi per venire avanti — seguendo la sponda sinistra del fiume — La destra era impraticabile a legni grandi per bassi fondi — Siccome noi dominavamo la sinistra sponda — sulla quale apogiavamo il fianco sinistro della nostra linea — si sbarcarono parte degli equipagi, e truppa di marina non necessari a bordo — per disputare palmo a palmo il tonneggio, a cui era obligato il nemico —

I nostri di terra, si batterono valorosamente in quel conflitto, e ritardarono di molto il suo progresso — ma il nemico — avendo sbarcato sulla stessa sponda cinquecento uomini di fanteria — la superiorità del numero prevalse — e furono obligati i nostri a ripiegarsi sotto la protezione della flottiglia —

Il maggiore Pedro Rodriguez, che comandava la forza nostra di sbarco, pugnò in quel giorno, con tutta la perizia, e valore immaginabili — Egli collocò gli antiposti verso sera, sulla costa — e così si rimase tutta la notte, preparandosi d'ambe le parti al combattimento per il giorno seguente —

Il sole del giorno 16, non s'era alzato ancora — che il nemico principiava il cannoneggiamento su di noi — con tutte le forze che avea potuto collocare al fronte in tutta la notte —

Io avrei desiderato: si fosse — il nemico — maggiormente avvicinato — poichè, solo i nostri pezzi del centro erano di lunga portata, e capaci di danneggiarlo — il resto, ed eran la maggior parte — eran pezzi corti, ed incapaci di ragiungerlo alla distanza in cui s'era tenuto — e si lasciavano quindi inoperosi —

Il vecchio ammiraglio Inglese, conosceva benissimo la portata delle nostre artiglierie, e l'inferiorità marcata che avevano a paragone delle sue — Egli perciò, sacrificando il brillante d'un combattimento a metraglie, e corpo a corpo — si attenne al sodo — profitando della superiorità di portata de' suoi cannoni — e rimase perciò in grande distanza, a noi poco conveniente —

Si combattè senza interruzione sino a notte chiusa, e da ambe le parti col maggiore accanimento —

La prima vittima a bordo della Costituzione, fu ancora un ufficiale Italiano di molto valore — Giuseppe Borzone — di bellissime speranze — Io non potei occuparmi de' suoi resti, per l'infierire della pugna —

Non furono pochi i danni d'ambe le parti — i nostri legni erano ridotti a carcasse — La corvetta, ad onta di non tralasciarsi di turare i buchi delle palle — aveva aperto acqua al punto — che difficilmente poteva vincersi, pompando senza posa, ed impiegandovi per torno, tutta la gente —

Il comandante del Pereira, era morto in un'arditissima impresa per terra, contro i legni nemici — Io perdevo in lui, il migliore, e più valoroso dei compagni —

Molti erano i morti, più assai i feriti — il rimanente della gente, spossatissima — non poteva aver riposo, per l'acqua soverchiante nella stiva — Eppure v'era polvere ancora — v'erano projettili a bordo e bisognava combattere — non per vincere — non per salvarci — ma per l'onore —

L'onore! mi vien da ridere — quando io penso all'onore del soldato — ma di disprezzo! massime nel genere dell'onore dei Borbonici, degli Spagnuoli, Austriaci, Francesi, quando assaltavano — come assaltano gli assassini sulla strada, i poveri viandanti — L'onore di sgozzare dei conterranei gli uni — dei correligionari politici gli altri — mentre un mostro — una prostituta, un discolo scettratto, se la godono e se la ridono sotto baffi — tra le luride gozzoviglie di Napoli, Vienna, Madrid e Parigi —

Noi dunque, combattevamo per l'onor solo — e codesto era almeno conforme ai dettami della coscienza — giacchè si pugnava per un popolo contro due tiranni — e si combatteva per l'onore — a seicento miglia da Montevideo — con nemici da tutte le parti — dopo una quantità di combattimenti, privazioni, disagi — quasi certezza di perderci tutti —

Intanto Vidal, ministro generale della Republica — accumulava dobloni, per servirsene a delle carozzate — e splendide comparse nelle prime capitali d'Europa — ¿Ed il popolo? Pare creato a pascolo di tanta canaglia!

Malatesta Baglioni, ed imperatori o re — per comandarlo o reggerlo! Preti o dottrinari per ingannarlo!

Ecco l'onore, la libertà, la giustizia, le leggi! Ecco il mondo —

Ecco, a profito di chi suda, e muore di fame la plebe!

Ecco, a profito di chi sprecano la vita — innumerevoli generosi Italiani — gettatti sulla terra straniera — dalle sciagure della patria nostra!

Colombo inceppato!... Castelli decapitato sulla piazza di Buenos-Ayres! Borso di Carminati fucilato in Spagna! Che uomini! che servigi resi allo straniero! e con che ingratitudine pagati! Lo straniero, le di cui simpatie, si sono manifestate or ora (1849) O Roma! — allorquando la veneranda tua cervice — innalzavasi un momento dal letame obbrobrioso — ove ti mantengono le sconoscenti tue alunne — dopo d'esser state da te strappate dalla barbarie delle foreste..... O madre, o grande, istitutrice e donna delle Nazioni!

Eppur tremarono — allo scuoterti le chiome — e fu loro d'uopo, la frode, le zizzanie, lo spionaggio sfrontato dei sacerdoti dell'inferno — per abbassarti — Dunque sei grande ancora Italia! Dunque, il giorno che una voce gagliarda di redenzione, possa percuotere l'orecchio dei tuoi figli.... In quel giorno sfumeranno gli affamati e codardi avvoltoj che ti divoran le viscere! —

Nella notte del 16 al 17 — tutta la gente fu occupata a preparare i cartucci tutti consumati — tagliare catene per supplire alle mancanti palle — e continuamente pompare l'acqua soverchiante

Manuel Rodriguez — quello stesso ufficiale Catalano, salvatosi meco dal naufragio del Rio-pardo sulla costa di S. Catarina, fu occupato assieme ad un pugno dei migliori — ad assestare alcuni legni mercantili a guisa di brulotti — colla maggior quantità possibile di materie combustibili — e quando furono pronti — circa la mezzanotte, si rimorchiarono alla direzione del nemico — Tale espediente non mancò d'incomodarlo tutta la notte — ma non ebbe l'effetto che me ne aspettavo — era la gente, sommamente stanca — e ciò fu il principale motivo del poco successo —

Tra i contrattempi di quella sventurata notte — il più che mi afflisse, fu la diserzione della squadriglia Correntina — Villegas il comandante di quella — simile a tanti altri milantatori, da me riconosciuti per tali nella calma e nell'orgia — s'intimorì talmente all'avvicinarsi del pericolo — da risolversi al più degradante ed ignominioso dei delitti: la diserzione in presenza, e nell'impegno del nemico —

Egli poco potea servirmi in un combattimento a lunga portata — essendo i suoi pezzi troppo piccoli — ma il suo ajuto poteva esser grande: dovendo ricevere, o dar un arembaggio — giacchè il suo equipaggio era composto di gioventù animosa — Poi, pratico egli stesso, ed avendo buoni pratici del fiume a bordo — mi era molto giovevole — Prezioso infine mi sarebbe stato, dopo la catastrofe per salvare i feriti — e fare una ritirata men disastrosa —

Dal principio del combattimento — io avevo veduto il Villegas impaurito — e gli ordinai perciò di collocarsi dietro la nostra linea — in posizione, da non poter esser colpito dai projettili nemici — e sotto la di lui vigilanza, avevo fatto collocare un legno mercantile che dove servir di ospedale —

Verso sera mi fece dire: che cambiava di posizione — non ricordo per qual motivo, o pretesto — Abbisognando nella notte della cooperazione sua nel lavoro dei brulotti — io lo feci chiamare — ed ebbi la desolante notizia, che in nessuna parte si trovava — Non volli crederlo capace di tanto tradimento — ed andai io stesso con leggero palischermo per assicurarmi del fatto — Non trovandolo — mi avanzai alcune miglia verso Corrientes, ma indarno — il codardo avea fuggito, e tradito — Me ne tornai coll'anima rammaricata!

Ben giusto era il mio rammarico: poichè, la maggior parte delle piccole barche nostre erano state distrute nel servizio durante il combattimento — Io contavo quindi sui legni Correntini, per l'inevitabile ritirata, onde poter salvare i molti nostri feriti — ed imbarcarvi i viveri necessari per tutti — trovandoci molto distanti ancora, dall'abitata frontiera di Corrientes —

L'ultime speranze mi svanivano colla miserabile defezione di quei nostri alleati! La defezione all'ora del pericolo, è il più nefando di tutti i delitti!

Io tornavo a bordo, e non era lontana l'alba — Bisognava combattere, e non vedevo intorno a me — altro che gente sdrajata e soprafatta dalle fatiche — non udivo altro suono — altro romore, che le lamentazioni strazianti dei disgraziati feriti — non ancora trasportati all'ospedale, incapace di contenerne tanti!

Io davo la sveglia ed ordinavo: si riunisse la gente — e dall'alto d'una pompa, dirigevo ad essa, alcune parole di conforto e di eccitamento — Non furon vane le mie parole — e trovai nell'animo de' miei sfiniti compagni — tanta risoluzione da edificarmi — e persuadermi: che l'onore almeno, si voleva salvo —

Unanime grido di battaglia, fu ripetuto da quei generosi — ed ognuno fu al suo posto —

Non era ancor ben chiaro — che già ricominciava la pugna — ma, se nel giorno anteriore, sembrava il vantaggio da parte nostra — nel secondo — scorgevasi indubitamente, con noi la peggio — I nuovi nostri cartucci erano di polvere inferiore — le palle di calibro, terminate — e supplite da altre minori — e perciò inesattezza nei tiri — massime nei pezzi da 18, di lunga portata, collocati nel centro della Batteria della Costituzione — e due rotatori a bordo al Pereira —

Si erano bensì tagliate delle catene nella notte, per servir da projetti — ma anche questi — che avrebbero potuto servire da vicino — erano inutile da lontano —

Il nemico scorgeva più scemi d'assai, i nostri tiri — poi, era informato della situazione nostra dai disertori, che non avean mancato, profitando del nostro contatto colla sponda — quindi egli era sempre più imbaldanzito, ed aveva, per gli stessi motivi, portato tutti i suoi legni in linea — ciocchè non avea potuto eseguire nel giorno antecedente — impedito dai superiori nostri fuochi —

Notes in this chapter

Note 1 · Ganado truppa di bovi o vacche — che devono servire d'alimento alla gente — che non porta altre impedimenta —Note 2 · Cavalladas — cavalli di riserva, indispensabili in quei paesi, ove la maggior parte della forza è cavalleria nutrita sui propri campi — per Note 3 · Dal prezioso trattatto l'Universo, del professore Filopanti — vedo oggi esser codesti i fiumi maggiori — mentre credevo prima: il MississipìNote 4 · Quel generale Bento Manuel — tradì poi la Republica e passò agli imperiali —Note 5 · Continente — nome probabilmente dato dagli scopritori — alla vasta e bella provincia del Rio-grande del Sud — essendovi un'altra provincia dNote 6 · L'arrosto di vaccina, principale alimento dei militi Americani — si cuoce infilzato ad un ramo verde degli alberi della foresta — quindi facNote 7 · Gli imperiali chiamavano Farrapos (cenciosi) i Republicani — e questi Caramurù, gli altri (uomini di fuoco, nel dialetto indigeno).Note 8 · Che gusto per un discepolo di Beccaria nemico della guerra. Ma che volete: ho trovato sul sentiero della mia vita gli Austriaci, i preti, edNote 9 · Settembrina, nome d'un villagio vicino a Porto-Alegre nominato così dai Republicani, in onore del mese in cui fu proclamata la Republica — PNote 10 · La Republica non pagava i suoi militi — e perciò non era peggio servita —Note 11 · Tratta perciò coll'Inghilterra —Note 12 · In quei paesi — ove si mangia sola carne, e la carne è acquistata col cavallo e col laccio — si capisce che sola la cavalleria trovasi nell'Note 13 · Si osservi: che con moglie e bambino — ero stato obligato di provvedermi d'una tenda e poco bagaglio —Note 14 · Io ricordo con affetto e gratitudine — di quell'epoca — la generosa amicizia di G. B.ta Cuneo — invariabile amico di tutta la vita — dei FraNote 15 · Perdetti un ufficiale Italiano di molto valore in quella pugna — per nome Pocaroba di Genova — Ebbe la testa portata via da una palla di can
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