ATTO SECONDO
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In casa di Francesco Quarnarolo: salotto interno. La comune in fondo, con anticamera. Pure in fondo, un uscio dal quale si vedrà un altro uscio che mette nella camera di Sofia.
SCENA I.
Marino solo, poi Anna, in fine Sofia.
MARINO
(si avvicina a un uscio, quello della camera di Sofia, poi a un altro uscio di fianco: chiamando) Signorina Sofia! Signorina Sofia!
ANNA
(venendo dalla sua camera: è assai turbata) Sofia sarà nella sua camera.
MARINO
Non ha risposto; non importa. Pregherò lei di dire al signor Francesco che ho veduto il Solaroli e Giordano Candia; vengono subito.
ANNA
(crolla il capo; lo guarda sospirando).
MARINO
(si avvia, poi torna) Se il signor Francesco mi cerca, sono di là. Il Carboni mi ha dato un monte di bozze da correggere: per due giorni sono a posto. Poi, mi dedico al canto.
ANNA
(lo guarda maravigliata)
MARINO
Copio musica. Un maestro russo mi ha dato tutta la sua musica da copiare. Sarò a posto per un'altra settimana; e bene.
ANNA
Guadagna di più?
MARINO
No, di meno: ma ho il vantaggio di non capire ciò che devo copiare. (si avvia).
ANNA
(quando Marino sta per uscire: con dolore) Dica, ma dica lei! non è una grande ingiustizia?
MARINO
Veramente, l'opuscolo «Di chi sarà il domani» è incriminabile dieci volte. Il signor Francesco ha commessa una... diremo, una generosa ingenuità dichiarandosene il solo responsabile. Le leggi ci sono: bisogna bene applicarle, almeno contro gl'ingenui.
ANNA
Ma io!... io!... Che cosa ho fatto io, per avere sempre sospesa sul capo la minaccia di uno sfratto? — E il far chiudere le nostre scuole — le mie scuole! — non è stata un'ingiustizia, un arbitrio?
MARINO
A vero dire, le scuole annesse alla «Lega Femminile» sono sempre state fuor della legge: niente denunce alle autorità scolastiche, niente approvazione di programmi...
ANNA
(interrompendolo) Sa che cosa inventano persino? Che il provveditore ha fatto chiudere le scuole perchè io — la direttrice —, convivo col Quarnarolo. In istrada sono molti che mi voltano le spalle; che fingono di non vedermi per non salutarmi. Sto sempre in casa; ho vergogna a uscire, ho vergogna a farmi vedere. Io, che non ho fatto altro che del bene a tutta questa gente!... E Francesco; il mio Francesco così buono; così generoso!... Ed erano i nostri amici. (piange).
MARINO
L'amicizia è femmina, signora Santer; è debole, è incostante... (guardandola e crollando il capo) il che non vuol dire che anche l'amore resista sempre a certe scosse!
SCENA II.
Sofia e DETTI.
SOFIA
(con cappellino nero: mantellina o paltò, pur nero, che si leverà subito appena entrata: è vivace, allegra) Marino!... Marino!... Cercava di me?
MARINO
Tutti i pretesti per vederla, sono buoni. Volevo dicesse al signor Quarnarolo che ho parlato coll'onorevole Solaroli, e col chiaro letterato Giordano Candia.
SOFIA
(scherzando, minacciandolo col dito) Marino!... signor Marino! Non bisogna essere cattivo! quel chiaro letterato! (si volta, vede Anna che piange, corre ad abbracciarla) Anna!... Anna!... Ancora?!... Non è così che mi avevi promesso. Mi avevi promesso di disprezzarla, di dimenticarla tutta quella gente cattiva. È un bene averli conosciuti, averli scoperti, i cattivi. Non è vero, signor Marino?
MARINO
Certo! (la guarda ammirandola, poi a poco a poco, la segue coi cenni del capo, sempre più intenerito).
SOFIA
(ad Anna) Sono le burrasche della vita. (ridendo) Temporali con tuoni e fulmini!.... Ma passano presto e il cielo ritorna più azzurro e il sole più sfolgoreggiante. Sono le nostre battaglie. (con ardore). E si vincono sempre. E tu lo hai visto il mio babbo a vincere, a trionfare; adesso lo vedi a combattere, e poi lo vedrai a vincere un'altra volta. Non è vero, signor Marino?
MARINO
(c. s.) Certo... Certo...
SOFIA
Io, che sono sempre stata con lui, ormai ci sono avvezza. Ne ho viste tante e tante!... (ridendo) Ma non ho mai avuto paura. Quando ero bambina e c'erano guai, mi raccomandavo alla mamma: pregavo la mamma di aiutare il papà. (scrollando il capo con tristezza) Una... superstizione... (con un gran sospiro) Adesso, invece, ci sei tu: tocca a te, prego te! Sii forte con lui, per lui. (alzandosi, vivamente) Tante cattiverie, tante infamie, mi fanno sentire ancora di più, la superbia, l'orgoglio di essere sua figlia, di essere la figlia di Francesco Quarnarolo. Sai? Guardo in faccia tutta quella gente: la guardo fissa — così — perchè capiscono tutti che sono io, io, — io, sì, — proprio io, la Sofia Quarnarolo!
ANNA
(le si butta fra le braccia) Perdonami. Sarò come te; imparerò da te. (suono del campanello di dentro: Anna guarda verso un uscio interno) Nessuno viene ad aprire? (suono del campanello c. s.).
SOFIA
Vado io!
MARINO
(la trattiene colla mano. — via dal fondo).
SCENA III.
Anna, Sofia, poi subito Marino, indi D. Guglielmo Nördel.
MARINO
(ad Anna, stupito) Un vecchio: un prete...
ANNA
(guarda Sofia).
SOFIA
(ad Anna) Ha detto che sarebbe tornato...
MARINO
(ad Anna) Cerca di lei.
DON GUGLIELMO
(aprendo l'uscio ed entrando piano piano, sempre sorridendo) Don Guglielmo Nördel, signora Santer.
ANNA
(inchinandosi, umilmente) Lei?... Lei, Don Guglielmo?
DON GUGLIELMO
Ero stato un'altra volta a cercarla; non gliel'ha detto (salutando Sofia affabilmente) la signorina Quarnarolo?... Oggi, però, sono venuto soltanto... per parlare di affari... per nient'altro.
MARINO
(si avvia per uscire da una porta di fianco).
SOFIA
(si avvia per entrare nella sua camera, poi in fondo si ferma guardando Anna con inquietudine) Devo avvertire anche il babbo?
DON GUGLIELMO
(sempre sorridendo c. s.) Per me, come desidera. La mia visita sarà brevissima; due parole soltanto per affari, come ho già detto; affari che riguardano particolarmente la signora Santer. (Marino va via. Sofia va via inchinandosi, salutata pure da un inchino e da un sorriso affabile di D. Guglielmo. Marino e Sofia chiudono rispettivamente i loro usci. D. Guglielmo prende da un vecchio portafoglio un foglio di carta grande ripiegato) Una proposta da parte della sua famiglia. (sempre sorridendo: sempre affabilmente) Per questo sono stato mandato, sono venuto: soltanto per questo. Non abbia alcun timore, signora Anna. L'altra volta, che sono stato a Milano a cercarla, allora sì! Allora avevo un altro scopo, un'altra missione... oggi so bene a chi parlo: so bene dove sono e in casa di chi sono.
ANNA
(lo guarda come per rivoltarsi; poi non ha il coraggio di fissarlo: abbassa il capo).
DON GUGLIELMO
No, no, no, le ripeto; non abbia alcun timore. So stare al mio posto. Il suo vecchio parroco, il suo vecchio maestro, ormai non ha più voce in capitolo: io rappresento l'uomo d'affari della sua famiglia.
ANNA
(dopo aver guardato la carta che Don Guglielmo le ha spiegato dinanzi) La vendita di Montairolo?
DON GUGLIELMO
La sua famiglia — quella di una volta — desidererebbe, ed in ciò crede interpretare anche un suo naturale desiderio, desidererebbe, d'ora innanzi, evitare qualunque rapporto, anche d'interessi. Sarei dunque incaricato di proporre alla signora Anna la vendita dei fondi, ora amministrati in comune, e della sua parte, appunto, della casa di Montairolo.
ANNA
(vivamente) Dove sono nata? Dove...
DON GUGLIELMO
Per noi, poveri montanari, il pensiero di poter morire dove si è nati, è un grande desiderio e un grande conforto. Ma lei, ormai, è diventata cittadina e non avrà certo simili ubbie; pensi, invece, ch'ella conclude un ottimo affare. Non ha che da leggere attentamente questa convenzione di compra e vendita: se crede, può farla leggere, consigliarsi... ad altre persone. Quando avrà bene riflettuto, la pregherei di mandare la sua risposta al notaio Alghisi, in via Meravigli 57; — e se l'ho incomodata, le fo le mie scuse (per partire).
ANNA
Torna subito a Montairolo?
DON GUGLIELMO
Subito! Subito! (animandosi) Non vedo l'ora di arrampicarmi lassù! Lei è giovane; elegante; ma io?... In questa sua bella Milano io perdo la tramontana. Il rumore m'assorda; il non conoscere nessuna, di tante facce, mi confonde; mi prende la smania del ritorno, come un ragazzo, come se ci fosse il pericolo di perdere la strada!
ANNA
(lo guarda, lo fissa commossa e vinta da quei ricordi).
DON GUGLIELMO
Si ricorda, signora Annetta? Scusi; io ero abituato a chiamarla così! Si ricorda la strada di Montairolo?... Dritta, dritta in mezzo ai boschi di abeti? Tutti noi del paese, abbiamo fatto una soscrizione: abbiamo messe le sue brave panche, i suoi bravi sedili, lungo tutta la strada e nel bosco. — Adesso c'è la neve. Noi, lassù, abbiamo la neve, e dalla finestra della mia stanzetta... — Con quella stufa grande, grande?... Che riscalda tanto bene? — Dalla finestra della mia stanzetta non vedo che neve, altro che neve, tutta neve. Ma di là il Cielo mi par più vicino, per la montagna alta e per la pace del cuore e della coscienza. (commosso a sua volta, la saluta colla mano e poi si avvia p. p.)
ANNA
(con uno strazio nella voce) La zia?!... Come sta la zia?
DON GUGLIELMO
(voltandosi: severamente) La signora Giulia?... Che Iddio le perdoni un giorno, anche tutto il male che lei ha fatto a quella povera donna!
ANNA
(come ribellandosi) Se io ho lasciata la zia, se io sono venuta a Milano, lei sa il perchè: Mio cognato che si era innamorato di me, che mi opprimeva, mi angustiava, colle sue proteste d'amore, colle sue proteste di matrimonio.
DON GUGLIELMO
Suo cognato Luigi non è più a Montairolo. È andato a stabilirsi a Francoforte. (scrollando il capo) Quel povero disgraziato non è stato per lei altro che il pretesto. (fissandola) Lei, signora Anna, aveva conosciuto il signor Quarnarolo, allora in auge, a Lugano. — Allora, lei non sapeva che la moglie del signor Quarnarolo vivesse...
ANNA
(fa cenno di no vivamente).
DON GUGLIELMO
Voglio crederlo; credo. No, no; non sapeva tutto questo, lei, quando si è abbandonata ad una passione cieca, fatale, che oggi la fa scacciare dalle scuole, e domani sfrattare dall'Italia! Sì! Una passione cieca, fatale, colpevole, per la quale sua zia sta per morire di vergogna e di crepacuore; per la quale ha dato e dà pubblico scandalo legandosi a questo... signore che, spudoratamente, valendosi di dottrine false, scellerate, convive nella stessa casa colla figlia e coll'amante! Un uomo che ha ingannato lei, che ha ingannato tutti; che cela nel suo passato cose turpi, e che l'ha buttata tanto in basso, quanto l'aveva collocata in alto il suo povero marito!
ANNA
(scoppia in un dirotto pianto).
DON GUGLIELMO
(pausa: Don Guglielmo prende una lettera dal suo portafoglio) «Se ne sei ancor degna» vi ha scritto sopra la signora Giulia, sua Zia, Forse avrei dovuto riportarla con me questa lettera. Se qualcuno mi domanderà perchè gliel'ho data, risponderò: — L'ho vista piangere e ho tornato a sperare. (Si avvicina ad Anna; torna a sorridere) Se mi volesse mandare o volesse portarmi una buona parola, per sua zia — la povera signora Giulia, — aspetterò, fino all'ora della partenza, presso il notaio Alghisi (va via).
SCENA IV.
Anna sola.
ANNA
(legge la lettera) «So che sei infelice, che soffri, e per ciò sei di nuovo degna del mio perdono... — Vieni! Vieni! Sono sola! Non lasciarmi morir sola... — Ho bisogno di perdonarti prima di morire...»
SCENA V.
Anna, Francesco.
ANNA
(nasconde in fretta la lettera).
FRANCESCO
(si ferma sull'uscio: sorride) Il prete? M'ha detto Sofia, che il prete è tornato!... Cos'è venuto a fare? (ridendo) A benedire la casa del diavolo? (vedendo Anna commossa: serio) Che cosa ti ha detto?
ANNA
Vorrebbero che io vendessi la mia parte di Montairolo. (fa per dargli la convenzione).
FRANCESCO
È roba tua. Fai tu.
ANNA
(vivamente) E Don Guglielmo m'ha detto... che mia zia... sta poco bene!
FRANCESCO
(accarezzandole i capelli: affettuosamente) Scrivi anche alla zia, se vuoi; fa tutto ciò che vuoi, ma non parlarmi di quella gente. Sono i miei nemici: i soli che temo, perchè sono i nemici del mio cuore.
ANNA
No; non dire così!
FRANCESCO
(battendo le mani con un'altra risata per metterla di buon umore) Su! Su! Allegra!... Ti voglio allegra, se no, lo sai, divento triste anch'io; mi assalgono mille dubbi, mille incertezze, mille paure, ed io, ed io che sono il gran generale nel momento più serio della battaglia, ho bisogno di tutto il mio coraggio. E ne ho. Perchè ci vuole un certo coraggio anche per ischiacciare la testa dei serpenti. Strisciano, ma i loro morsi sono avvelenati. Animo, Anna: due bottiglie di Marsala, e i bicchieri; subito! (voltandosi per guardar Anna che prende la roba nella credenza) Verranno Solaroli, Giordano Candia, Niccolini, Carboni... Scalfi.
ANNA
(maravigliata) Tutta questa gente?
FRANCESCO
Stasera avremo alla «Federazione» un'adunanza importantissima: mi si vuol affidare anche la gestione finanziaria. Dovrò parlare a lungo: dovrò accennare certamente alla furia di persecuzioni, di calunnie, di vituperi che mi si è scatenata addosso. E quello che dovrò dire e fare in argomento, desidero che mi sia consigliato dai miei amici. (va verso il fondo — chiama) Signor Marino!
MARINO
(di dentro) Comanda?
FRANCESCO
Favorisca avvertirmi, appena vede in Redazione Giordano Candia o il Niccolini.
ANNA
E il Solaroli ti ha parlato del processo?
FRANCESCO
Mi potrebbero toccare tre mesetti, (ride) Ma sarò assolto. Non è per la detenzione che mi seccherebbe. Ci vuol altro! (Anna gli passa vicino mentre porta le due bottiglie di Marsala ecc.) Ma tre mesi, tre lunghi mesi senza... (la bacia sulla bocca con grandissima passione) Senza Anna!... (ride). E quel prete?
ANNA
(vivamente) È stato il mio maestro da ragazza; e, ti ripeto, è venuto a dirmi che mia zia è ammalata, molto ammalata.
FRANCESCO
(dopo averla fissata, a lungo: colle lagrime nella voce) Non lasciarmi! non abbandonarmi!... Anna! Quel prete, che cosa ti ha detto?
ANNA
Niente!... Niente di ciò che tu immagini. M'ha detto che mia zia è ammalata... E capirai... ci penso; molto.
FRANCESCO
È ammalata; Non andrai via!... Non andrai a vederla! Non ti lascierebbero tornar più! Ed io, per essere forte, ho bisogno di te. Sofia... (sorridendo) Non glielo dire, sai: Sofia non mi basta più. Ho bisogno di te: quando mi capita sott'occhio, in uno di quei giornalacci, una nuova infamia, di primo colpo, ne resto come accasciato, sgomentato: poi, penso al tuo amore e ne rido, e mi sento come sono, forte, puro, superbo di me stesso!
ANNA
Ti amo!... Si!.... E ho vergogna, ho rimorso di non essere sempre coraggiosa come vorrei, come dovrei esserlo! Mi credevo più forte, più degna di te; invece, certe volte, ho ancora debolezze, pregiudizii. Ma poi, quando sono vicino a te... (chinando il capo sul petto di Francesco) divento rossa, se ci penso!
FRANCESCO
Dimmi tutto! dimmi tutto!
ANNA
Io non avevo visto che la luce, il trionfo tuo, e non ero preparata a queste lotte. Ma... sono tua... e mi abituerò.
FRANCESCO
Ecco, una buona parola: una parola che fa bene.
ANNA
Ti confesso, però, la notizia che mia zia è tanto ammalata e che non la posso vedere... è un gran dolore!
FRANCESCO
Scrivi a questo vostro... Don Guglielmo di tenerti informata; e se sei sicura di tornare, se vuoi andare a vederla...
ANNA
(con gioia, abbracciandolo) Posso farlo? Sei buono! Come sei buono! Pensa, la zia Giulia non è soltanto una zia per me, è una madre, una vera madre, tanto buona, tanto affettuosa...
FRANCESCO
(con un sorriso triste) Non me ne hai mai parlato... così!
ANNA
(abbassa il capo).
FRANCESCO
Sono geloso; geloso ed egoista. Ti vorrei tutta per me... come Sofia. (triste c. s.) Come Sofia?... Me ne sono accorto: Sofia è innamorata; e Giordano Candia, presto, me la porterà via! È la vita!... Ma non è bella la vita. No, no; non è bella la vita! (pausa) Sai?... Dopo avermi accusato di essere uno sfruttatore, una canaglia, di essere stato perfino un confidente — una spia! — sai che cosa sono andati a scovare nel luridume di Vienna e di Parigi? — Mia moglie! — E cercano d'imbrattarmi anche col fango di quella donna.
ANNA
Dio, Dio, che orrore, che ribrezzo!
FRANCESCO
E Sofia? E che dolore e che disperazione per Sofia, il giorno in cui venisse a scoprire la verità. Anche per Sofia, ho bisogno di te. Troverò subito una casa in campagna, qualche posto vicino a Milano, per te e per Sofia. Tu starai in guardia. Vedrai prima i giornali; la terrai d'occhio con chi parla, ed io verrò fuori tutte le sere e tutti i giorni in cui potrò essere libero. (apre l'uscio della camera di Sofia: chiama) Sofia!
ANNA
(c. s.) Sofia!
SCENA VI.
Sofia e DETTI; poi la voce di Marino, poi Giordano Candia.
SOFIA
Che vuoi?
FRANCESCO
Dicevo adesso con Anna, che sentirei il bisogno di un po' di calma, di riposo, e le facevo appunto la proposta di andare a Stresa o a Pallanza, dove si potrebbe godere ancora di un altro buon mese di sole.
SOFIA
(resta colpita).
FRANCESCO
(ride) Ah! Ah! Ah! Non ti piace il mio progetto? Nemmeno se mi riuscisse, qualche volta, di condur fuori con me, in campagna, anche Giordano Candia?
SOFIA
(sorride) Allora, come vuoi: andiamo pure a Pallanza.
FRANCESCO
(abbracciando Sofia con passione e quasi con un sentimento di timore) Vorrai sempre bene anche a me?... Di'? Di'? Di'? Tesoro, cara, vorrai sempre bene anche a me?
MARINO
(d. d.) È venuto adesso il signor Candia! È in Redazione.
FRANCESCO
Volete dirgli di venir qui, cogli altri? Grazie, signor Marino, (a Sofia e ad Anna) Io scendo in tipografia a cercare il Borla e lo Scalfi.
ANNA
(fermandolo) Dunque?... vado da Don Guglielmo?
FRANCESCO
(stupito) A far che?
ANNA
Per la lettera, da portare alla zia?
FRANCESCO
Non potresti mandarla questa lettera? Del resto, fa come vuoi!... (v. v. per l'uscio della tipografia).
SOFIA
(va a spiare all'altro uscio, aspettando Giordano).
ANNA
(scrivendo in fretta la lettera per sua zia). Troverò un brum, qui vicino?
SOFIA
Sì, ci sono sempre.
GIORDANO
(entra; è fermato da Sofia sull'uscio) Lei, signorina Sofia?
SOFIA
(rapidamente) Si va a Pallanza. Potrai venire anche tu; il babbo sa tutto.
GIORDANO
(irritato) Perchè glielo hai detto?
ANNA
(si alza, si veste in fretta per uscire, vede nello specchio la cravatta rossa; se la leva — prende il cappello di Sofia) Prendo il tuo cappello (prendendo il paltò c. s.) e anche questo: la zia Giulia sta male: non voglio farmi vedere vestita di rosso. (via).
GIORDANO
Che cos'hai detto a tuo padre?
SOFIA
Io?... Niente. Il babbo ha capito tutto da sè. Perchè negare?
GIORDANO
Si può non negare... e non confermare. Si tace, facendo un atto di stupore.
SOFIA
(fissandolo) Comincio a trovare strano il tuo contegno, molto strano! E comincio a non capirti più. Dovevo rispondere a mio padre: che era vero ieri, ma che oggi... non vuoi più saperne di me?
GIORDANO
È soltanto nell'interesse di tuo padre, che io ti consiglierei, al caso, il maggior riserbo.
SOFIA
Per mio padre?
GIORDANO
Tuo padre... nell'ora presente, ha bisogno di chi possa difenderlo apertamente, spassionatamente e sopratutto liberamente, senza apparenti legami di affetti domestici, di interessi personali. — Intendi?
SOFIA
(lo fissa: non capisce bene).
GIORDANO
Quell'uomo di buona fede, si pasce, si addormenta nelle più fallaci illusioni.
SOFIA
Mio padre?
GIORDANO
La guerra palese ed occulta di questi giorni lo ha scosso, non soltanto in seno alla «Federazione» ma ancora nell'animo dei suoi amici.
SOFIA
(con impeto) Ma che?... I nostri amici, i suoi compagni, si lascieranno influenzare dalle polemiche, dalle violenze dei giornali? E quali giornali? Quelli dei nostri nemici!
GIORDANO
Intendimi bene. Vi sono accuse, che non si scrivono, che non si stampano impunemente, ma che girano, di bocca in bocca: e queste accuse non è prudente sdegnarle; bisogna distruggerle con prove luminose e che tuo padre potrà addurre indubbiamente. Intendi?
SOFIA
Accuse? Prove?... Quali? No! No! No! Non ho capito? Spiegati!
GIORDANO
(le impone silenzio) Ssst.
SOFIA
(con disperazione) Ricordati!... È mio padre!... E deve essere il tuo!
GIORDANO
(allontanandosi) Vengono.
SCENA VII.
Niccolini, Rissone, Bonaldi e DETTI, poi Carboni, Marchesi, Scalfi; poi di dentro la voce di Francesco.
SOFIA
(a Niccolini con grande espansione, per renderselo amico) Il babbo, il mio babbo, torna subito: è qui subito.
NICCOLINI
(freddamente) Va benissimo: aspetteremo.
SOFIA
(corre dal Rissone, gli stringe forte la mano c. s. fissandolo bene in faccia).
RISSONE
(ricambia la stretta di mano senza guardare in viso Sofia. In questo punto entra Carboni).
SOFIA
(correndo dal Carboni, abbracciandolo, piano) Sei il mio amico, tu? Il mio amico, sempre?... sempre?...
CARBONI
Sì. Ed io ho sempre la stessa sicurezza nell'onestà di tuo padre!
FRANCESCO
(d. d. ridendo allegramente) Ah! Ah! Ah! Precisamente! Quattro chiacchiere per intenderci e un buon bicchiere di Marsala!
SCALFI
(imponendosi) E ricordatevi! È il momento di parlar chiaro!
SCENA VIII.
Francesco seguito dal Borla e DETTI.
FRANCESCO
(entrando) To'! Ecco lo Scalfi! Cerca, cerca, ed eri qui! Son due giorni che non ti posso trovare. Ci siamo tutti?
NICCOLINI
Manca soltanto il Solaroli.
FRANCESCO
All'occorrenza (ride) ne faremo a meno anche dell'onorevole. (a Sofia) Va giù, in tipografia, dal signor Marino; e che nessuno venga a disturbarci.
SOFIA
(va fin presso l'uscio, guardando tutti con un'espressione di timore; poi Giordano, c. s. con preghiera).
GIORDANO
(voltandosi per vincere l'imbarazzo: a Bonaldi) Dammi una sigaretta.
FRANCESCO
(voltandosi, vedendo Sofia) Hai capito? fa presto.
SOFIA
(corre via con uno schianto nel cuore).
FRANCESCO
(colla bottiglia in una mano e il cavatappi nell'altra) Dunque, sentite.
NICCOLINI
Aspettiamo Solaroli.
TUTTI
Sì, sì, aspettiamo Solaroli.
FRANCESCO
(sturando la bottiglia) Aspettiamolo pure, e intanto... (si sente lo schiocco del turacciolo) Alla nostra salute! (ride e versa il marsala nei bicchieri).
SCENA IX.
Solaroli e DETTI.
SOLAROLI
Sono in ritardo?
GIORDANO
Come il solito!
RISSONE
Sempre così!
SCALFI
(a Francesco) Ci siamo tutti: avanti! E sbrighiamola!
FRANCESCO
Eh, che furia (parlando, porge il bicchiere pieno all'uno e all'altro) Questa sera, dunque, avremo a votare la proposta, fatta nell'ultima adunanza: il mese scorso; cioè affidare — a me — esclusivamente, anche la gestione finanziaria. (ride) È un nuovo onore, ma anche una nuova e grave responsabilità. Ora io domando a voi quello che, con tutta la bufera che mi si è scatenata addosso, io sia in dovere e in diritto di fare (porge il bicchiere a Giordano).
GIORDANO
(elegantemente, colla sigaretta fra le dita, indicando la gola) Grazie: mi sarebbe... fatale.
FRANCESCO
(continuando, sempre sicuro, sempre sereno) A questo mondo un uomo pubblico, di fronte alle insinuazioni, alle accuse, alle calunnie, ha due vie aperte: o non curarsene, e rispondere continuando a fare e a lavorare; o raccoglierle, distruggerle e vendicarsi. Quale delle due, devo prendere? Ditemelo voi, perchè io, stasera, nell'assumere la presidenza, voglio poter fare ai soci un'esplicita dichiarazione: — ho messo il mio nome nelle mani dei miei amici, dei miei compagni: essi mi hanno consigliato di fare... questo e questo, ed io senz'altro lo farò. — (sorridendo c. s.) Va bene? (pausa — silenzio — quelli che hanno in mano il bicchiere, lo posano sul tavolo ecc.) Come? — Dunque... io devo difendermi?... A voi pare che io debba scolparmi?... — No; non ne ho bisogno. Non mi degno di difendermi. Fatelo voi, se credete di farlo. Voi che mi avete veduto ora per ora, giorno per giorno, a lavorare, a lottare, a vincere! Voi... dovete farlo nel vostro cuore e nella vostra coscienza! (Silenzio. — Si ode lo scricchiare del cerino di Giordano che accende la sigaretta).
SOLAROLI
(si alza, guarda in giro tutti i compagni, poi si avvicina con solennità a Francesco stendendogli la mano) Noi tutti siamo con te: vogliamo aiutarti e siamo convinti della tua innocenza.
FRANCESCO
(impallidisce: guarda tutti stupito: allontana la mano di Solaroli) Sarete... con me?... Volete aiutarmi?... e tutti voi... (a Carboni) Anche tu! (a Rissone) Anche tu! sentite di dovermi assicurare — assicurare me — che mi credete un uomo onesto?
SCALFI
(aggressivo, rozzo) Ma... se siamo convinti noi, questo non basta!
SOLAROLI
(irritato, allo Scalfi) Parlo io.
NICCOLINI
Non basta per i nostri avversari.
BONALDI
Non basta per i nostri nemici.
CARBONI
Ecco; questo è: per noi basta, ma per gli altri, no!
SCALFI
(c. s.) Per gli altri, occorrono prove chiare, lampanti.
RISSONE
Per sbatterle in faccia ai tuoi diffamatori!
SOLAROLI
Lasciatemi parlare!
FRANCESCO
(prorompendo) Ma che parlare! Ma che vuoi dire? ma che potete dire tutti quanti? Le prove? Le prove?... quali prove? Le prove che non sono vere tutte le infamie che mi si scagliano contro per colpire in me solo, tutti voi insieme? (ridendo amaramente) Volete la prova che non sono uno sfruttatore? un impostore? una canaglia? — C'è stato un giornale che ha insinuato, persino, che io ho fatto... il confidente: ebbene... anche di questo, anche di questo volete la prova che non è vero? Tu, Rissone! (vedendo Carboni, correndo ad afferrarlo, a scuoterlo forte per il petto) Tu, tu, anche tu, vuoi la prova che non ho fatto la spia?!
CARBONI
(in fretta lo abbraccia, poi si allontana asciugandosi gli occhi e si mette in disparte).
NICCOLINI
Così non si discute; così non si ragiona.
SCALFI
(c. s.) E ne sapremo meno di prima.
SOLAROLI
Un po' di calma; un po' di calma: sedetevi: parliamo uno alla volta. (obbligando Francesco a sedersi) Anche tu, Francesco, non esagerare, non gridare, non riscaldarti. Da bravo!
FRANCESCO
Ma Dio! Dio santo! (balbettando) So... sono colpi che ammazzano. So... sono cose...
SOLAROLI
(pigliando la parola al volo) Che esigono una discussione calma, esauriente. Noi vogliamo entrare questa sera nella sala della «Federazione» e poter dire serenamente: — Compagni, sulla nostra coscienza e per la grande idea che rappresentiamo, Francesco Quarnarolo, è degno di essere il nostro capo. Francesco Quarnarolo, è la personificazione, il simbolo quasi, più alto e più degno, dell'opera nostra!
FRANCESCO
E... non puoi dirlo?... (fissando tutti gli altri) E non potete dirlo, questo? (silenzio).
NICCOLINI
(a bassa voce) No.
SCALFI
(forte, aggressivo) No!
SOLAROLI
(prontissimo) No; finchè tu non ci avrai dato una risposta...
GIORDANO
(con forza, passando vicino a Francesco, stendendogli la mano) ... che dissiperà, ne sono certo, qualunque dubbio, dall'animo dei nostri amici. (getta via con impeto la sigaretta. — Tutti si siedono, con naturalezza: l'atteggiamento di tutti diventa quello serio, grave di giudici).
FRANCESCO
(si lascia cadere sopra una seggiola; si guarda in giro come trasognato) È... un processo?...
CARBONI
(dal fondo) Per difenderti! Per poterti proclamare innocente, in faccia a tutto il mondo!
SOLAROLI
È forse... È l'ora più amara, più dolorosa delle nostra vita in comune, ma ci è imposta.
NICCOLINI
«Se io stesso, un giorno, fossi d'inciampo alla vostra marcia in avanti, passate sopra di me, ma non vi fermate un istante». — Sono parole tue: fra le più belle; fra le più generose.
FRANCESCO
(colle lagrime: supplichevole) Presto, presto, presto: tutto ciò che avete da domandarmi — presto. (pausa).
SOLAROLI
(lentamente: con molta gravità) Qual'è, veramente, il dramma che hai avuto nella tua vita: fra te e tua moglie.
FRANCESCO
(scatta in piedi indicando verso la camera di Sofia: a bassa voce) Sofia!
GIORDANO
(pronto, si alza, corre, apre e richiude il primo uscio) Non c'è! Non c'è nessuno! È andata giù! (richiude anche il secondo uscio).
FRANCESCO
Volete... sapere?...
SOLAROLI
È necessario.
CARBONI
Per te.
SCALFI
(c. s.) E per noi!
FRANCESCO
A... a Torino... era figlia della padrona dove... dove ero in pensione.
SOLAROLI
Tua moglie?
FRANCESCO
Sì. Lei. Voleva andare... sul teatro... studiare il canto... Invece, ad un tratto, muore sua madre.
SOLAROLI
La madre di tua moglie?
FRANCESCO
Sì... sua madre. Rimasta sola e senza niente...
SOLAROLI
Tua moglie era povera?
FRANCESCO
Niente, niente; e le lezioni, i maestri costavano assai: io... ne ero innamorato, pazzamente innamorato; e anche lei... pareva. Allora, l'ho persuasa a rinunciare al teatro, e ci siamo sposati. Io lavoravo tutto il giorno: trovavo da scrivere... anche la sera... la notte...
SOLAROLI
Che impiego avevi a Torino?
FRANCESCO
Vice Cancelliere di Tribunale.
SCALFI
(violento) Di Tribunale? Questo non l'hai mai detto!
FRANCESCO
No. Non ho mai... mai... parlato... (si batte sul cuore come per indicare di non averne mai parlato per il dolore ecc. — riprendendo) Lavoravo, guadagnavo, si viveva bene... quando è nata (indica verso l'uscio di Sofia con un singulto di pianto) ero ancora pazzamente innamorato di Emma. E anche lei... pareva. Un giorno mi riesce, lavorando in fretta, in fretta, di guadagnare una mezz'ora... di poter correre a casa un po' più presto. Corro dalla mia bambina, poi domando alla donna: — la signora Emma, dov'è? — La donna mi dà una lettera: (si alza) era fuggita col suo amante. Cioè, no, no, no! Era corsa dietro al suo amante... a Parigi, eccitata, esaltata, presa ancora dalla febbre del teatro. Il cuore no! Il cuore no! Il cuore non lo aveva mai avuto, mai! Nè per me, nè per sua madre, nè per sua figlia, nè per il suo amante! La vanità e il lusso e i piaceri e la celebrità... Invece... (ride) Ah! Ah! Ah! rotolò giù, giù, giù... dal teatro al caffè, da Parigi a Londra, a Vienna, giù, giù, giù, dal caffè alla strada!
SCALFI
Ma tu, quando non hai più trovato tua moglie che cosa hai fatto?
FRANCESCO
(con un grido) Io?... Partire! Raggiungerla! ammazzare lei! Ammazzare il suo amante!... (ride) Ah! Ah! Poterlo fare! E mia figlia? Mia figlia, con una madre per il mondo e suo padre in galera?... E tutto ciò che io chiedevo, esigevo, perchè mi fosse resa giustizia, per tutelare il mio nome, il mio onore, per vendicarmi, tutto mi è stato negato, — tutto. — L'amante di mia moglie era un uomo ricco, potente, e io solo e povero, mi sono fracassata la testa inutilmente contro i privilegi, le impunità, le complicità di questo mondo vecchio, ipocrita, ciarlatano, che ci sta ancora sul collo. Prima vinto, disperato; poi è venuta la ribellione: ho preso mia figlia, sono venuto a Milano: come ho lavorato, come ho combattuto, come ho trionfato, lo sapete.
SCALFI
E il denaro?
FRANCESCO
Il danaro?
SCALFI
Il danaro che hai messo in comune col Carboni, e col Rissone, come lo hai avuto?
FRANCESCO
Colla vendita dei miei mobili, della mia roba; di tutto.
SOLAROLI
(a Scalfi) Basta; finiamola. Tocca a me parlare, interrogare. — Non c'è stato più nessun rapporto fra te e tua moglie?
FRANCESCO
No. Non me ne sono più curato: non ne ho più saputo niente.
NICCOLINI
Hai saputo peraltro, lo hai detto adesso, che è stata a Parigi, a Londra, a Vienna...
FRANCESCO
Da altri, l'ho saputo: da altre persone.
SCALFI
Quello che ti portava le notizie, non ti ha portato, una volta, anche del danaro? diecimila lire da parte di tua moglie?
FRANCESCO
(gli salta addosso, tenta di afferrarlo per il collo) Canaglia! Canaglia! Canaglia! (tutti si mettono in mezzo per dividerli, dando ragione a Francesco).
RISSONE
(a Scalfi) Non sei tu!
CARBONI
(c. s.) Non toccava a te!
NICCOLINI
(c. s.) È Solaroli che parla!
SOLAROLI
(c. s.) Imprudente!
GIORDANO
Vada fuori!
FRANCESCO
(mentre lo tengono fermo e gli altri vogliono cacciar fuori Scalfi, Francesco continua a gridare) Io lo ammazzo! Lo ammazzo! Lo ammazzo!
GIORDANO
(continua a raccomandare il silenzio perchè non sentano gli operai: perchè non senta Sofia. — Ottiene per un momento che parlino più piano, poi tutti scoppiano di nuovo, più forte).
SCALFI
(mentre è spinto fuori, continua a gridare) Non era per le rivendicazioni sociali!... Era per sfogare la tua vendetta di marito! Ci hai sporcati tutti con quel tuo danaro! Ci hai imposto la tua amante che non potevi sposare! Impostore! Dà le tue dimissioni! Vattene! (lo cacciano fuori).
SOLAROLI
(imponendosi a Francesco, mentre tutti si saranno voltati). E ora finiamola: bisogna rispondere: questo danaro lo hai ricevuto sì o no?
FRANCESCO
Sì!... lei me lo ha mandato!... per nostra figlia.
SOLAROLI
Che cosa ne hai fatto?
FRANCESCO
Gliel'ho rimandato, ricacciato indietro subito, sul momento, per Dio!
NICCOLINI
Avrai una prova?
BORLA
Una ricevuta?
MARCHESI
Una lettera?
CARBONI
Qualche cosa avrai?
FRANCESCO
No! No! No! (pausa) Ma come pensare? Come prevedere? Sono vent'anni! E poi vedendo quel danaro... ero diventato come pazzo!... Il danaro?... (con ribrezzo) Il danaro di quella donna? Ma che prove! che ricevute! Ho scacciato quell'uomo! L'ho scacciato! E adesso?... Sono vent'anni! Dove trovarlo? Sono vent'anni! Ma è vero! è vero! è vero! Ma non capite, non vedete, non sentite che è vero? Non sentite che sono un galantuomo? Carboni! parlo con te! Rispondimi! Guardami in faccia! Guardami in faccia!
CARBONI
Io sì! Io sì.... ma tutti gli altri! (va via, con uno scoppio di lacrime).
SOLAROLI
Te l'ho detto prima: fossimo convinti noi, non basta!
FRANCESCO
Fossimo? Non lo siete più?... — E voi che prove avete contro di me?... Quali? Quali? Che prove avete per credermi tanto abietto, tanto miserabile? Sentite nel cuore che io sono innocente, ma vi manca il coraggio di difendermi, perchè siete dei... codardi!
TUTTI
(meno Giordano) Basta! Di' pure! non raccogliamo! Puoi dire quello che vuoi!... Finiamola!
FRANCESCO
Si; sì! Codardi! Andate! Andatevene! Fuori!
TUTTI
(c. s.) Non una prova! Niente!
FRANCESCO
(con una grande sghignazzata) Sì! Codardi! Buffoni! Io... che vi ho dato vent'anni della mia vita; la mia intelligenza, il mio cuore, il mio danaro! Sì! Sì! Anche il mio danaro! (ride c. s.) Ah! Ah! Anche tu, Solaroli, che mi fai il processo!... Me lo fanno anche quegli altri, il processo! E per te, e per voi, e per tutti! Buffoni! Codardi!
GIORDANO
(resta l'ultimo: si vedono ancora gli altri nell'anticamera).
FRANCESCO
(in fondo; fermandolo, abbracciandolo) Tu no! tu no! tu no!... tu... (guarda verso la camera di Sofia: nella massima disperazione) tu sei buono, generoso, tu sei convinto della mia innocenza!
GIORDANO
(ritraendosi: con asprezza) Sì, ma ti si impone l'obbligo di dare le tue dimissioni: e devi trovarla una prova! (via dal fondo: Tutti via).
FRANCESCO
Anche... anche tu?! (colpito) E Sofia?... E Sofia! Sofia! (corre a chiamarla come un pazzo, alla finestra, a tutti gli usci) Sofia! Sofia! Sofia!
SCENA X.
Sofia e DETTO.
SOFIA
(correndo precipitosamente, dalla sua camera) Babbo! Babbo! Papà!
FRANCESCO
(abbracciandola: scoppiando in lacrime) Oh, vigliacchi! Vigliacchi! Vigliacchi!
FINE DELL'ATTO SECONDO.