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Della illustrazione delle lingue antiche e moderne e principalmente dell'italiana

Delle Grammatiche della Lingua Italiana. CAPO VI.

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Ma passiamo ormai a vedere gli studj degl'Italiani più direttamente relativi alla nostra lingua, e cominciamo dalle grammatiche. Francesco Maria Zanotti scrisse elementi di grammatica a' quali aggiunse un ragionamento sopra la volgar lingua,[66] che intitolò ad una prestantissima Dama Bolognese. È questa un'operetta elementare, come lo stesso titolo avverte, che offre solamente le regole principali, e più necessarie a sapersi intorno alle diverse parti dell'Orazione. Non dirò scevra la sua grammatica da ogni difetto: e per esempio non sa piacermi, che egli tolga dai verbi il modo ottativo, e ponga nel congiuntivo i suoi tempi. Ma forse egli ebbe in animo di sacrificare in parte l'esattezza in grazia della brevità, che dirigendo i suoi insegnamenti ad una giovinetta era necessaria, e perciò pure lasciò di aggiungere tutti que' tempi nei quali entrano i verbi ausiliari. Certo è che con quel suo metodo la conjugazione de' verbi è brevissima, e tutta la sua grammatica occupa poche facciate. Più a lungo scrisse la sua grammatica il P. Benedetto Rogacci della Compagnia di Gesù.[67] Le sue regole sono esatte, e bastevolmente diffuse. Avrei però voluto, che non avesse fatti egli stesso gli esempi, ma si gli avesse tratti dagli autori approvati. Assai lungamente altresì scrisse Girolamo Gigli le sue lezioni[68] e le Regole per la Toscana favella.[69] Ha però qualche errore, come là dove ammette, che dicasi poeticamente dee, e stea in luogo di dava, e stava prima, e terza persona singolare dell'imperfetto dell'indicativo, e nel plurale deano, steano, in vece di davano, e stavano. Nelle lezioni altresì appoggiandosi ad un esempio di Dante vorrebbe, che lui usar si potesse in caso retto. Ma il Manni nelle lezioni (Lez. 5) mostra che quell'esempio ed altri parecchi citati dal Cinonio, e dal P. Daniello Bartoli sono errati e tratti da ree stampe.

Fra le Grammatiche si possono annoverare le lezioni di lingua Toscana di Dom. Maria Manni[70] da me citate testè, nelle quali egli, quantunque non prenda ad esaminare tutte quelle minute cose, che nelle Grammatiche si richiedono, pure di tutte la parti dell'Orazione tenendo ragionamento moltissime belle avvertenze ricorda ed utilissime. Ed io vorrei, che questo libro avessero frequentemente tra mano principalmente i giovani dopo di aver bene appreso in altri libri le prime regole della lingua intorno alle declinazioni, ad alle conjugazioni.

La megliore e sopra ogni altra pregiata grammatica è quella del P. Salvatore Corticelli Barnabita Bolognese. Precisione di metodo, esattezza di regole, chiarezza nell'esporle, abbondanza di ottimi esempj sono i suoi pregi. Niuno errore credo che vi si trovi, quantunque vi si possa far di leggieri qualche aggiunta; poche però, e non di molto momento. Ne darò quì pochi esempi. Nel Libro 1. Cap. 36. dove trattando de' verbi anomali della seconda conjugazione parla del verbo cadere nel preterito indeterminato dell'indicativo leggiamo caddi, cadesti, caddero, caddono, e caderono. Ma nella prima persona del singolare vi ha ancora cadei. Tasso Ger. Lib. C. 8. St. 25. e nella terza cadè, come dice il Cinonio, che cita il Villani. Nelle osservazioni sopra la terza conjugazione parlando de' verbi chiedere, e mettere si vuol aggiungere al preterito del primo chiedei chiedè, e poeticamente chiedeo, onde il Casa disse: di quella, che sua morte in don chiedeo, Son. 35. e al preterito del secondo messe, di che ha il Cimonio (De' ver. Cap. 17.) tre esempi, e uno se ne ha nelle annotazioni. Se ne può aggiungere un quinto del Berni, cioè: Onde al fin l'Argalia messe di sotto. Orl. Inn. Lib. 1. Cant. 2. St. 68. Ma queste, e poche altre simili mancanze non detraggono punto di lode a questa Grammatica, che certamente è la migliore di quante ne abbiamo.

Parla prima delle parti dell'Orazione, poi della costruzione, e finalmente del modo di pronunziare, e dell'ortografia. Gli esempj sono tutti presi dagli Autori, che fanno testo in lingua. A questi ne ha il Corticelli aggiunti tre, cioè i discorsi di notomia del Bellini, le prose del P. Alfonso Nicolai Gesuita Lucchese, e la vita di S. Ignazio del P. Antonfrancesco Mariani Gesuita Bolognese, oltre agli autori di cose grammaticali come l'Amenta, il P. Bartoli, ec. che non entrano in questo novero. Or questa scelta è contrassegno del fine giudizio del Corticelli, perchè quegli scrittori sono purissimi, e i primi due con più altri furono poi dall'Accademia Fiorentina scelti per esser citati nella nuova edizione del Vocabolario secondo il partito preso nel 1786. ed il terzo non era indegno d'essere in quel numero collocato.

Parecchie altre Grammatiche di nostra lingua hanno veduta la pubblica luce nel Secolo decimottavo[71]. Ma io contento di aver quì ricordate quelle, che o pe' loro pregj, o per la celebrità de' loro autori richiedevano special menzione tralascerò le altre, e passerò ad indicare altre opere, che a questo genere si posson riferire. Tali sono le annotazioni del Baruffaldi e del Cavalier Baldraccani al Cinonio,[72] le quali però non si vogliono avere in molto pregio. Tali sono le osservazioni di Nicolò Amenta sul Torto, e diritto del non si può del P. Bartoli[73] nelle quali egli rileva ogni error commesso da questo Scrittore. Ma l'Amenta altresì non fu esente da qualche errore, onde ebbe poi il suo censore in Giuseppe Cito. Degli avvertimenti grammaticali stampati in Padova, e poi altrove più volte, non dovrei far parola, perchè sono opera del Card. Sforza Pallavicini, e perciò appartengono al secolo decimo settimo. Ma non debbo tacere, che in nuova forma, e d'alquante aggiunte arricchiti vider la luce per opera d'ignoto editore, che si celò sotto il nome Arcadico di Alcindo Menonio[74]. Finalmente alcune piccole operette polemiche di Lucchesi Scrittori domandano d'esser per me ricordate. Alcuni uomini letterati si radunavano nella bottega del librajo Frediani di Lucca, e solevano per loro studio far critiche osservazioni su componimenti, che uscivano in luce, notando ciò che in essi trovavano degno di lode o di biasimo. E siccome stavano con un'anca sopra l'altra per criticare, perciò essi per ischerzo chiamarono quella loro adunanza, Accademia dell'Anca. Ciò fu nel millesettecento dieci o in quel torno[75]. Erano di questo numero Angelo Paolino Balestrieri valoroso Poeta, Matteo Regali Medico, e buon Poeta, e delle cose di nostra lingua intendentissimo, il P. Sebastiano Paoli, e il P. Alessandro Pompeo Berti uomini di gran dottrina ed erudizione, come tutti sanno, e forse altri. Avvenne un giorno che in quest'Accademia fu criticato in qualche cosa di ortografia un poetico componimento di Donato Antonio Leonardi, che era anch'egli pregevol Poeta. L'ira ne' poeti si desta facilmente, e il Leonardi mal sofferendo quella critica volle difendersi, e pubblicò il Dialogo dell'Arno e del Serchio, sopra la maniera moderna di scrivere e di pronunziare nella lingua Toscana dell'Accademico Oscuro. Perugia presso il Costantini 1710. in 12. Da Matteo Regali celato sotto il nome di Accademico dell'Anca, gli fu risposto col Dialogo del Fosso di Lucca, e del Serchio di un Accademico dell'Anca in risposta al Dialogo dell'Arno. ec. Lucca presso Pellegrino Frediani 1710. in. 8. Punto il Leonardi da questo libro vi oppose la Dieta dei Fiumi tenuta l'Anno 1711. per fare il processo al Fosso di Lucca per aver pubblicata una critica derisoria, e mordace contro il Serchio suo padre. Dell'Accademico Oscuro. Macerata per Michele Angelo Silvestri 1711. in 8. E a questa nuova sua produzione replicò il Regali con il Filofilo dialogo di un Accademico dell'Anca in risposta alla Dieta de' Fiumi dell'Accademico Oscuro. Lucca pel Frediani 1712. in 8. Nè la disputa andò più oltre, perchè mentre si stampava questo libro, il Leonardi morì. La questione a dir vero era di poco momento nella sua origine, non trattandosi che d'un raddoppiamento di consonanti in una parola, ma volendo favellarne con qualche generalità offerse al Regali l'occasione di far conoscere il suo molto sapere, e l'erudizion sua nelle cose della lingua, e quanta pratica avesse de' buoni Autori. Deboli al contrario, e insussistenti erano le opposizioni del suo avversario, il quale non sentiva molto avanti in questa parte d'erudizione. Più altre dispute si destarono nel secolo decimottavo intorno a cose grammaticali, onde abbiamo parecchie opere polemiche, come del Biscioni, e del Bracci sull'edizione de' Canti Carnascialeschi da questo procurata in Lucca con falsa data di Cosmopoli,[76] il parere sulla voce occorrenza,[77] la Giampaolagine del Tocci,[78] ed altri simili. Anzi fino i Tribunali furon talvolta costretti a decidere intorno a somiglianti controversie, e della voce majorasco, se significhi primogenitura, come vuol la Crusca, o primogenito come usano i Senesi, decise la Rota Romana a favore di Siena[79]. Il Gigli dice, che con ciò quel Tribunale venne a dichiarare, che la Crusca non ha la potestà di Adamo di dare i nomi alle cose[80]. Il che è vero; è però altrettanto vero, che i Tribunali hanno forza nel Foro e in ciò che dal Foro dipende, ma nelle cose della lingua non ne hanno alcuna. Queste ed altre quistioni lascierò da parte, perchè sarei infinito se di tutte parlar dovessi, benchè brevemente. E già aspettano il mio discorso cose maggiori, e più ardue, e di maggior celebrità: voglio dire i Dizionarj.

Prima però che io passi a far parola di questi debbo far menzione d'un libro, che può ugualmente fra le Grammatiche annoverarsi e fra i Dizionarj: voglio dire le cento osservazioni del Canonico Paolo Gagliardi.[81] Più e diversi oggetti a Grammatica appartenenti egli vi prese a trattare, come per avventura gli si presentavano alla mente; ora d'alcune voci, ora dell'articolo, ora di certe irregolarità nella costruzione, e via dicendo. Intorno alle quali cose dà sottili ed utili avvertimenti, e spesso emenda i più solenni Grammatici, ed anche il Vocabolario della Crusca. Il che fa sempre coll'autorità de' buoni scrittori, essendo amantissimo della purità della lingua, come ragion vuole. Laonde io reputo commendabile l'opera sua molto: e solo mi rincresce, che non abbia vie maggiormente accresciuto il numero delle sue osservazioni.

Notes in this chapter

Note 1 · Zanotti Op. T. 7.Note 2 · Pratica e compendiosa istruzione a' principianti circa l'uso emendato ed elegante della lingua Italiana, Roma 1711., e di nuovo Roma 1765. iNote 3 · Lezioni di ling. Tosc. Venezia 1722. in 8.Note 4 · Roma 1721. in 8.Note 5 · Lezioni di lingua Toscana dette nel Seminario Arcivescovale di Firenze. Firenze. 1737. in 8.Note 6 · Il P. Zaccaria nella Storia Letteraria T. 3. p. 377. sull'autorità del Vincioli attribuisce al Muratori una Grammatica intitolata: Nuovo metNote 7 · Osservazioni della lingua Italiana raccolte dal Cinonio in questa nuova edizione accresciute dall'Accademico Intrepido (Girolamo Baruffaldi)Note 8 · Napoli 1717. T. 2. in 8.Note 9 · Idea Generale del Vocabolario della Crusca, ed osservazioni intorno alla moderna ortografia Italiana con un piccolo trattato della Poes. ItaNote 10 · Quadrio Stor. e Rag. d'ogni Poesia T. 1. p. 75. e Mazzucch. Scritt. Ital. T. 2. p. 673. il quale corregge I. Iarchio Specim. Hist. Ac. Ital.Note 11 · Parere (del Canonico Biscioni) sopra la seconda edizione de' Canti Carnascialeschi. Firenze. Moucke 1750. in 8.—I primi due dialoghi di DeciNote 12 · Firenze pel Martini. 1707. in 4.Note 13 · Colonia (Firenze) nella Stamperia Arcivescovile 1708. in 4.Note 14 · Coram Reverendis. Molines in Romana Primogeniturae de Salviatis super localibus et Tabulis pictis 28. Iunii 1706.Note 15 · Voc. Cater. alla v. Maggiorente.Note 16 · Cento osservazioni di lingua, nelle quali si spiegan diversi modi particolari, usati dalla lingua Toscana. Bologna 1740. in 12.
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