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Vita di Andrea Doria, Volume II

NOTE:

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Alfonso Ulloa nella Storia di Carlo V e de' suoi tempi così racconta: — Nel che si vide chiaro il valore e la fede di quel principe, il quale havrebbe potuto salvare tutti i suoi legni, senza perderne pure uno; anzi, se bene vide la fortuna, non volle mai che le sue galee si movessero da cotesta spiaggia, acciocchè lo Imperatore non fosse abbandonato in terra e così commise a Giannettino Doria, che per niente non si movesse da quel luogo, sebben sapesse perirvi con tutte le galee, ma che stesse saldo mentrechè lo Imperatore era in terra; epperò gli toccò quel gran danno, essendosi potuto rimediare, andando alla volta di Busia come fecero molti. — Venezia, 1606, p. 117 retro.

Questo tratto di lettera si legge in nota a pag. 263 della Guerra degli Spagnuoli contro Papa Paolo IV del Nores, pubblicata per cura di L. Scarabelli. Dopo ciò sembra, che non abbiano valore di sorta le avvertenze scritte dal signor Arbib nella edizione per lui fatta a Firenze delle Storie del Varchi intorno al caso di Cosimo Gheri.

«L'affetionatissima, città di Placentia essendo per ritornare alla desiderata obedientia de la Cesarea Maestà e stato di Milano, così come voluntariamente se gli sottopone, così in segno et memoria del bono animo et sincera fidelità supplica etc.» e il Gonzaga per naturale sequela concede ogni cosa — attesa la devozione voluntariamente dimostrata etc. E' pare proprio, che avessero bisogno di far comparire volontaria la dedizione di Piacenza.

«Cæsaris injussu Farnesius occiditur heros, Sed data sunt jussu præmia sicariis. Tres sunt heredes: Dux, Margheretha, gemelli. Hunc socer, hanc genitor, hos spoliavit avus.»

Nolente Cesare si trucida l'eroe Farnese: volente poi si danno premii ai sicari; tre sono gli eredi, il duca, Margherita, e i gemelli; quello il suocero, questa il padre, e questi altri spoglia il nonno.

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