ATTO SECONDO.
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Boudoir grazioso, pieno di mazzi di fiori. Due porte laterali. Una gran porta a due battenti, in fondo. Una finestra chiusa. Un pianoforte, un sofà, una scrivanietta, mobili civettuoli, ninnoli dappertutto. Un tavolino con su un servizio da liquori, cui mancano due bicchierini. Presso il sofà, una seggiola, sulla quale sono posati appunto i due piccoli bicchieri, una grossa scatola di sigarette e un portafiammiferi d'argento.
SCENA I.
CLELIA, MARIO, TERESA.
(Mario è sdraiato, svogliatamente, sopra il sofà. Ha in bocca una sigaretta spenta. Clelia, in abito elegante, gli sta accanto, seduta sopra uno sgabelletto tappezzato, col viso rivolto a lui.)
Clelia
Vuoi accendere?
Mario
Sì.
Clelia
(prende il portafiammiferi, accende un cerino e lo porge a Mario, che vorrebbe servirsene da sè, ma ella glielo impedisce. Egli vi accosta la sigaretta, indi fuma, mandando in aria grosse boccate.)
Teresa
(comparendo sotto l'arco dell'uscio in fondo) Avete chiamato, signora?
Clelia
Sì. Porta via questi bicchierini e quei liquori.
Teresa
Avete fatto bene a ricordarvene. (Eseguendo l'ordine) L'altra sera, il signore trovò i due bicchierini sulla sedia. Stette zitto con voi, ma poi, il giorno dopo, mi oppresse di domande che mi pareva un giudice... come si dice... un giudice... distruttore. Io dissi che era venuta a trovarvi Gigetta, e che voi non glie l'avevate detto perchè quella lì dà le stoccate....
Clelia
Metti a posto anche questa scatola di sigarette e questo portafiammiferi....
Teresa
(pone l'una e l'altro sul tavolino, e s'avvia per andarsene con in mano il servizietto dei liquori.) Volete altro?
Mario
Fammi il piacere, Teresina, apri un po' quella finestra. Qui dentro, si soffoca: l'odore di questi fiori dà alla testa.
Teresa
Mi dispiace, ma non posso servirvi: il pianerottolo sta proprio dirimpetto: non si sa mai che gente passa per le scale. E poi, lo stesso signor Carsanti, salendo all'improvviso, potrebbe vedervi. Ci volete compromettere?
Clelia
Basta, Teresa, vattene. E ti prego di star bene all'erta.... Stasera, verrà, forse, più presto delle altre sere.
Teresa
Teresina non ha bisogno di raccomandazioni: pensate a voi: oggi è la vostra festa: divertitevi, divertitevi.... (Esce dal fondo chiudendo con cura la porta.)
Clelia
(dopo una lunga pausa) Mario! (Pausa.) Mario mio,... sei seccato, di', sei più seccato del solito? (Pausa.) Non mi dici nulla?
Mario
(infastidito) Clelia, fammi il favore di lasciarmi tranquillo.
Clelia
(si alza sconfortata e gli parla dolcemente:) Mi tratti male.
Mario
Ma no.
Clelia
Ogni giorno, ogni giorno peggio!
Mario
Ma no.
Clelia
E non me ne fai capire neppure il perchè.
Mario
(volendo essere ancora prudente) Insomma, Clelia, tu non t'accorgi a quali torture mi sottoponi.
Clelia
(schiettamente meravigliata) Io?!
Mario
Questo mistero continuo, questa complicità della serva, questo dovere che ho di nascondermi, di rimpicciolirmi, di fuggire, questa necessità terribile d'andar via paurosamente quando arriva il tuo signore, ti pare niente?
Clelia
Dunque, tu sei pentito d'essere ritornato al mio amore?
Mario
Vi ritornai — e tu stessa ne sei convinta — pazzo di gioia. Sapesti così bene richiamarmi!... Dopo il gran dolore che avevo provato quando tu deliberasti di accettare... la protezione di costui, un sol dolore mi era parso più acerbo, più insopportabile: quello di vivere lontano da te. Ritornai.... Non sapevo ancora che cosa significasse appartenere a quella miserevole categoria di uomini che, a poco a poco, si preparano a ogni vergognosa transazione sotto la veste del così detto «amante del cuore»!
Clelia
Mario... ma tu non fai nessuna transazione vergognosa.
Mario
Non lo so.... Ma certo, quando io esco da questa casa tutta elegante e profumata, mi pare di aver rubato. Io sento i brividi che deve sentire il ladro non ancora esperto.... E l'idea del furto consumato è inevitabile, perchè è intimamente legata al ricordo profondo del godimento. Tu dici che non faccio nessuna transazione vergognosa.... E perchè no? Tu non potevi vivere poveramente: va bene: (accalorandosi) sentivi il bisogno imperioso della ricchezza, o, almeno, dell'agiatezza. Ora, l'hai questa agiatezza: ma sono forse io che te la do, io, io, tuo amante? No. Te la dà un altro. È un altro che ti mette in condizione d'esser mia, ed io sono obbligato a lui... dell'amore che tu mi concedi. Ah! cara Clelia, la transazione è già avvenuta! E poi... vuoi comprendere meglio? Dimmi: (sempre più accalorandosi) se domani io ti chiedessi del denaro, tu... me lo daresti?
Clelia
(con uno slancio di semplicità) Sì!
Mario
(tutto acceso) E ti sembrerebbe naturalissimo....
Clelia
(come sopra) Sicuro!
Mario
(prorompendo con esasperazione) Lo vedi, lo vedi, ti sembrerebbe naturalissimo il farmi commettere una turpitudine: ecco che la tua sincerità mi valuta giustamente e dice, a me e a te, quel che sono diventato!
Clelia
(annichilita, confusa) Mario mio, se ti ho offeso, senza avvedermene, te ne chiedo scusa. Io sono una donnetta, e... molte cose... non le intendo. (Pausa. Cambiando tono come per ragionare) Ma senti, non ti eccitare più, non esasperarti. Questa unione circondata di mistero, di paure e di sotterfugi ti riesce fastidiosa?... Ebbene, se... (timida) se rinunziassi a questa agiatezza che mi costa tante pene e che mi condanna all'enorme fatica della finzione, se facessi uno sforzo di volontà per vivere in pace economicamente, se tornassi a essere tua anche al cospetto del mondo?
Mario
Sarebbe troppo tardi.
Clelia
(sentendo una trafittura al cuore) Ahi!
Mario
Se pure credessi al tuo sforzo di volontà, io non potrei essere per te lo stesso Mario di prima, perchè non potrei mai dimenticare che, dopo il bene che t'ho voluto così perfettamente, tu hai avuto il coraggio di... dividerti tra me e un altro! Clelia, pur troppo, i sensi perdonano meno del cuore.
Clelia
(scoraggiata) No, no, Mario, t'inganni, t'inganni. Io non ti nego che tu pensi quel che è più verosimile, ma te l'ho giurato tante volte che sinora — e, del resto, non sono trascorsi che una ventina di giorni — ho potuto mettere a profitto la timidità di quell'uomo e mi sono salvata!...
Mario
Impossibile!
Clelia
Ma non sei ancora convinto che io sarei fuggita da lui se non avessi stabilito — malvagiamente sì, lo confesso, malvagiamente — di sfruttarne l'amore cretino senza il sacrifizio della mia persona?
Mario
(sogghignando) Il sacrifizio!
Clelia
Hai ragione. Hai ragione perchè non ho mai saputo dirti bene... quel che sono io. Che vuoi! C'è dei segreti nel principio della vita di certe creature che anche un'intimità come la nostra non permette di rivelare con chiarezza. Un pudore invincibile si oppone. Mario, la prima offesa mi fu fatta.... (con raccapriccio) da chi meno poteva esserne sospettato, quando io ero ancora una povera innocentuccia.... La nefandezza inaudita mi annientò.... Diventai impassibile come il marmo!... Nessuno, d'allora in poi, aveva saputo scuotermi, ridarmi il calore, la febbre, i nervi, la vita.... Tu, sì; e sei di me, adesso, padrone assoluto, unico, completo! Ho potuto disporre del mio corpo, come d'una cosa qualunque, finchè la mia impassibilità uguagliava e confondeva insieme tutti gli uomini; ma non ne posso più disporre ora, ora che nel tuo amore, e nel tuo amore soltanto, io risento di essere una donna. Ora... il ribrezzo per tutti gli altri uomini mi assale atrocemente (con una reminiscenza di terrore) come in quel giorno! Tu li hai soppressi, li hai soppressi tutti.... Io sono donna per te, per te: — per gli altri non sono più niente, neppure un oggetto vile da barattarsi.... M'intendi, Mario, m'intendi finalmente? T'accorgi che nella mia voce c'è una franchezza onesta che non ammette dubbi, che non merita sdegno? T'accorgi che così parla l'anima? che così parla la verità? Ma ascoltami bene; (scuotendolo affettuosissimamente) ma guardami bene negli occhi.... e dimmi: mi credi? mi credi? mi credi?
Mario
(aridamente) No.
Clelia
Dio! Dio! Ma se tu guardassi dentro il mio segreto, comprenderesti come, pure essendo vissuta così orribilmente, io debba ribellarmi ora alla brutalità dell'uomo che non amo.
SCENA II.
MARIO, CLELIA, TERESA.
Teresa
(dietro la porta in fondo, tossisce forte, e batte all'uscio) Ohè, ci siamo, ci siamo....
Mario
(ne ha un evidente senso di fastidio e di disgusto.)
Clelia
(imbarazzata, s'affretta a ricomporsi, frenando la commozione da cui era invasa.)
Teresa
(entrando e chiudendo presto la porta) Subito, sbrighiamoci. Il signore è per le scale coi suoi amici.... Ho già mandato il servitore a fargli i salamelecchi.
Clelia
(convulsa, a Mario) Tu, un momentino in questo cantuccio. (Lo spinge in un angolo della stanza.) Abbi pazienza, Mario mio.... Quando Teresina t'avvertirà, te n'andrai, come al solito, pel corridoio.
Teresa
(affaccendata, dando a Mario il cappello e il bastone) Ah! se non prendiamo una casa con due uscite, qui, una volta o l'altra, facciamo il patatrac!
Clelia
(sempre in gran fretta, a Teresa) Taci, ora! (Poi a Mario, dandogli un bacio e guardandolo negli occhi) Ci vediamo domani?...
Mario
(abbassa lo sguardo.)
Clelia
(perplessa) Mario, ci vediamo domani?
Mario
(stringendosi nelle spalle) Non so....
Clelia
Come non sai?...
(Si ode dalla stanza contigua il vocío delle persone che arrivano.)
Teresa
(impaziente, tirando Clelia verso il fondo) Vi vedrete, vi vedrete; ma, adesso, fuori! fuori!
Mario
(a Clelia) Va, va....
Clelia
(apre la porta — e in quell'istante il vocío giunge più forte —; indi, ella, uscendo, la richiude. Si odono le sue parole dette vivacemente:) Oh! bravi! bravi! (E la sua voce si confonde con quella degli altri.)
SCENA III.
TERESA, MARIO.
Teresa
(resta attaccata alla porta tenendo fermi i battenti e accostando l'occhio alla serratura.)
Mario
(col viso arcigno, il cappello in testa, attraversa la stanza sulla punta dei piedi, siede presso una scrivanietta, e scrive qualche cosa.)
Teresa
(sempre con l'occhio alla serratura, senza guardar Mario, col braccio gli fa cenno d'andarsene.)
Mario
(continua a scrivere.)
Teresa
(voltandosi, gli dice, soffocatamente:) Che fate là?
Mario
(continua a scrivere.)
(Dalla stanza attigua, giungono queste parole, confusamente:)
— Sì, sì. — Un po' per uno, stasera. — A me, a me.... — Ah! Ah! Ah! Ah!
Teresa
Ve n'andate, sì o no?
Mario
(consegnandole la lettera che ha scritta) Questa a Clelia.
Teresa
Ma che significa ciò?
(Parlano tutti e due a voce bassissima.)
Mario
Che non ci torno più.
Teresa
Siete matto! Volete farmela morire! Già, tanto, questa lettera io non glie la do, e domani farete la pace....
(Risuona di dentro uno scoppio di risa sguaiate.)
Mario
(irritato e disgustato, s'avvia verso la porta a sinistra: resta ancora un momento, guardando intorno, commosso e titubante. Ad un altro scoppio di risa, egli, risoluto, come se si liberasse finalmente da un incubo, se ne fugge.)
Teresa
(guarda la lettera, e, dopo una breve esitazione, la lacera, e ne nasconde in tasca i pezzettini. Indi, tossendo forte, spalanca i due battenti dell'uscio in fondo.)
SCENA IV.
CLELIA, CARSANTI, il dottor FONSECA, MATURI, GIANNETTI, VERANI.
La stanza attigua è un salotto, splendido di specchi e di candele accese. — Entrano tutti, seguendo Clelia.
Clelia
Venite, venite: qui si sta meglio, qui ho la mia poltrona favorita. (A Teresa, a parte) È andato?
Teresa
Sì. (Esce.)
Clelia
A proposito, io non vi ho ringraziati ancora pei bellissimi fiori. (Indicandoli) Come siete stati graziosi!
Tutti
(protestano modestamente) Oh!
Giannetti
Dovere! Dovere!
Clelia
Cioè, cioè... voi, Maturi, non m'avete mandato niente.
Maturi
(che era rimasto indietro, si fa innanzi confuso) Niente, io?... È strano.... Mi pareva d'aver mandato....
Clelia
Un pensiero gentile?... Mi basta.
Tutti
(ridono.)
Carsanti
(con aria di protezione) Lasciatelo in pace il povero Maturi.
Giannetti
Piuttosto, vediamo un poco questi orecchini magnifici di cui l'amico Carsanti ci ha molto parlato. La commissione di vigilanza è sopra luogo e deve procedere alle debite osservazioni.
Verani, Fonseca, Maturi
Sicuro, sicuro!
Clelia
Ah, sì, gli orecchini che Gerardo mi ha regalati per la mia festa? Vedrete: sono una bellezza davvero!
Carsanti
(impettito, dice piano a Clelia) Ma non hai voluto farmi l'onore di metterli, stasera.
Clelia
(carezzandolo lievemente) Hai ragione.... Scusami.... Intanto, sii buonino: valli a prendere tu stesso. Li troverai nel mio scrignetto, che è aperto, mi pare.
Carsanti
Fai male a lasciarlo aperto: è una imprudenza. (Esce a destra.)
Verani
(va subito dietro a Clelia e le dà un bacio sui capelli.)
Giannetti, Maturi, Fonseca
(rimproverandolo scherzosamente) Verani! Verani!
Verani
(scusandosi) Eh! sui capelli....
Clelia
Verani, voi avete una segreta sì, ma violenta passione per me.
Giannetti, Maturi, Fonseca
Sì, è vero! È vero! È verissimo!
Clelia
(ridendo) Ah! ah! ah!
Fonseca
Ma bada, Clelia, che io sono iscritto prima di lui.... Divento una belva se me lo fai passare innanzi!
Giannetti
Come c'entri tu! Tu sei medico, e i medici non sono....
Fonseca
Cosa non sono?
Carsanti
(rientrando con in mano gli orecchini) Non erano nello scrigno, cara Clelia. Ah, che testolina!
Tutti
(circondandolo) Vediamo, vediamo.
Carsanti
(con ostentata modestia) Non c'è nulla di meraviglioso.
Fonseca
Corbezzoli!
Verani
Stupendi!
Giannetti
Perbacco!
Verani
Poche volte ho visti dei brillanti limpidi come questi.
Giannetti
Che acqua!...
Fonseca
(alle spalle di Carsanti, senza farsi udire da lui) Per darla a bere!
Carsanti
E notate la montatura.
Giannetti
Ci scommetto che non è lavoro napoletano.
Carsanti
Ma che napoletano!
Maturi
(con servilismo lusingatore) Orecchini esteri! Si vede!
Verani
Vi costano un occhio!
Carsanti
Circa... sei mila lire!
Fonseca
Allora... due occhi!
Verani
Bisogna congratularsi (guardando Clelia) con chi li ha saputi meritare....
Maturi
E con chi li ha saputi comprare!
Fonseca
Soprattutto, poi, con chi li ha saputi vendere!
Carsanti
(orgoglioso e sempre ostentando modestia) Ed ora fatemi il piacere di finirla. Vado a riporli, Clelia?
Clelia
Sì, caro.
Carsanti
(esce a destra.)
(Appena uscito, tutti si accostano a Clelia, pettegoleggiando e parlando sommessamente.)
Giannetti
Che brutta roba!
Verani
Comperati di seconda mano.
Maturi
Ecco!
Fonseca
Cosuccia, sei certa che non sono falsi?
Clelia
Linguacce!
Giannetti
(come vede rientrar Carsanti, esclama) Ah! splendidi! splendidi! Che acqua!
Carsanti
Basta! non mi seccate più!.... Ditemi, invece: avete sete?
Fonseca
A proposito di acqua?
Carsanti
Ma no. Stasera, Champagne. Che diamine!
Giannetti
Se si tratta di Champagne, tutti abbiamo sete!
Fonseca
Sitio! Sitio!
Carsanti
(tocca il bottone del campanello elettrico e va nella stanza vicina, in fondo, a parlare con Giacomo il servo.)
Clelia
(gettando un sospiro canzonatorio) Verani, che avete?
Verani
(che è assorto, posando a sentimentale) Una giornata di spleen.
Giannetti
Se hai dormito tutto il santo giorno!
Verani
Sì, ma, dormendo, mi sono accorto che avevo lo spleen. (Languidamente, a Clelia) E anche voi, Clelia, stasera non siete di buon umore.
Clelia
(con uno dei suoi soliti sforzi di dissimulazione) Perchè no? Anzi! Suoniamo, cantiamo, balliamo, se volete. (Si alza.) Non v'ho detto che da una settimana prendo lezione di pianoforte. (Va al piano e siede.) State a sentire che progressi. (Pesta violentemente la tastiera con un sol dito, principiando il motivo del Rigoletto: «La donna è mobile»; poi ripete le prime note accompagnandovi la voce) «La donna è un mobile....»
Verani
(sospirando) Ah! la donna — la donna che dico io — sarebbe per me tutt'altra cosa!
Maturi, Giannetti, Fonseca
(rimproverandolo scherzosamente, come prima) Verani! Verani!
Giannetti
Non sospirare.
Carsanti
Per chi sospira, Verani?
Clelia
Per me, per me. (Si alza dal piano.)
Giannetti
(vi si siede.)
Carsanti
(celiando, tira Verani per l'orecchio) Se ti permetti di sospirare per Clelia... (abbassa la voce, velenosamente scherzoso) non ti presto più danaro!
Verani
Ritiro il sospiro immediatamente!
(Entrano Giacomo portando in un vassoio due bottiglie di Champagne e i bicchieri a coppa, e Teresa, portando, in un altro vassoio, pasticcini e bonbons.)
Clelia
(battendo le mani) Ecco lo Champagne!
Giannetti
(al pianoforte, accenna il motivo del brindisi della Cavalleria rusticana.)
Clelia
Bravo Giannetti! Anche pianista.
Giannetti
Una volta, sonavo un poco.
Carsanti
(stura, intanto, le bottiglie, e quindi versa lo Champagne nei bicchieri, parlottando col servo.)
Clelia
(a Giannetti) Continuate, continuate: il brindisi della Cavalleria rusticana mi piace.
Giannetti
(continua a sonare.)
Verani
E Carsanti lo canterà... (A Clelia) Voi già sapete che Carsanti canta....
Carsanti
Non rilevare queste velleità della prima giovinezza....
Clelia
Cattivo! E non me ne avevi detto niente.
Carsanti
Va là, va là, non stare a sentire tutte le scioccherie che ti contano.... Offri da bere a questi signori.
(Giacomo e Teresa vanno via.)
Clelia
(offre un bicchiere a Fonseca) Al primo iscritto. (Poi, a Giannetti, che cessa di sonare) A voi il vostro «vino spumeggiante». (Poi, a Maturi, che, appartato, con innanzi un mucchio di dolciumi, ne mangia avidamente) Buon appetito!
Maturi
(con la bocca piena) No.... Stasera ho lo stomaco chiuso.
Clelia
(offrendo un bicchiere a Verani, sospira burlescamente) A voi, Verani.
Giannetti e Fonseca
(insieme) E va bene! E va bene!
Clelia
(prende un bicchiere e l'offre a Carsanti, che già ne ha uno in mano. Allora, contraccambiandosi uno sguardo grazioso, si scambiano i bicchieri, e se li toccano.)
Tutti, meno Maturi
(li circondano per toccare.)
Giannetti
(toccando i bicchieri di Clelia e di Carsanti) Alla vostra felicità!
Carsanti e Clelia
(insieme) Grazie, grazie.
Carsanti
Su, su, amici, un po' d'allegria.... Stasera vogliamo fare delle follìe!
Giannetti
Mi sottoscrivo. (Alzando il bicchiere) Hip! hip! hip!
Tutti
(meno Maturi che è sempre intento a mangiare) Urrah!
Clelia
(beve il bicchiere colmo, e impallidisce.)
Carsanti
Che hai?
Verani
Clelia!...
Giannetti, Fonseca, Maturi
Oh!...
Clelia
(mal sorreggendosi) Niente, niente.... (Tentando di sorridere e di celiare) Un po' di Margherita Gautier fa sempre un bell'effetto....
Fonseca
(a Carsanti) Hai del liquore anodino?
Clelia
(abbandonandosi sulla poltrona) No... piuttosto dell'aceto inglese....
Tutti
(vanno verso la stanza da letto a destra.)
Clelia
(cavando di tasca l'ampollina) Ce n'ho io, ce n'ho io.... (Odora l'aceto inglese.)
Fonseca
Vuoi sbottonarti? Chiamiamo Teresa? (Le mette la mano sulla fronte.)
Clelia
No, non è necessario. (Riavendosi) È passato.
Fonseca
(tastandole il polso) Sicuro... non è nulla....
Carsanti
Ci hai allarmati.
Clelia
Scusami, Gerardo.
Carsanti
E intanto, vedi, ti sei versato lo Champagne sull'abito.
Fonseca
Via! Via! Andate là, voialtri: lasciate che io interroghi la mia cliente.... Anche tu, Carsanti, via!
Tutti
Sì, sì, interroga. (S'allontanano.)
Maturi
(profitta e ricomincia a mangiare.)
Clelia
(a Fonseca) Veramente, è passato. Un lieve capogiro, sai, accompagnato da un po' di nausea qui.... (indicando lo stomaco) e da una stretta alla gola.
Fonseca
(abbassando molto la voce) Bambina: guardami in faccia. Non c'è proprio altro da dirmi?
Clelia
(sorridendo tristamente) Oh! Che pensi, adesso!
Fonseca
(all'orecchio) Io gli annunzierei subito l'erede al trono!
Clelia
(di scatto, con voce severa e soffocata) No, per carità, non scherzare su questo.
Fonseca
Sciocca! Sarebbe una fortuna per te.
Clelia
Te ne scongiuro, taci.
Fonseca
(stringendosi nelle spalle, s'allontana.)
Carsanti
Ebbene?
Gli altri
Ebbene? Ebbene?
Fonseca
(umoristicamente) Sta a vedere che un medico deve mettere in piazza i mali dei suoi clienti.
Clelia
(chiamandolo gentilmente) Gerardo, Gerardo, senti.
Giannetti
Io protesto! Noi siamo la commissione di vigilanza e dobbiamo essere informati di tutto.
Carsanti
(s'avvicina a Clelia.)
Gli altri
(si raggruppano a parte, cicalando tra loro.)
Clelia
(piano a Carsanti) Fammi un favore: mandali via, non sto perfettamente bene.
Carsanti
Che figura mi fai fare? Li avevo invitati a passare la serata con noi. (Continuano a parlare.)
Giannetti
(in mezzo al gruppo) Diavolo, diavolo! Gli combinerebbe un marmocchio?
Maturi
Di già!
Verani
Sarebbe un bel colpo!...
(Le parole di Giannetti, di Maturi e di Verani, appena si distinguono nel vocìo.)
Carsanti
(malcontento, a Clelia) Ti servirò. (Rivolgendosi agli amici.) Signori miei, io vi metto alla porta. Clelia non ha avuto il coraggio di dirvelo, ma ella ha bisogno di riposo.
Giannetti
Oh! ce ne andiamo subito.
Verani
Certamente.
Maturi
(tuttora con la bocca piena) Quanto a me, senza cerimonie, se anche la signora ha bisogno di riposo, io posso restare benissimo.
Giannetti
Tu, senza cerimonie, verrai con noi, perchè senza cerimonie hai mangiato bene e bevuto meglio.
Maturi
Non dicevo per questo....
Fonseca
Arrivederci, Cosuccia. (Dandole la mano furbescamente) Va a dormire, e... ci siamo intesi? Caro Carsanti....
(Si stringono la mano.)
Giannetti
Buona notte.
Verani
Buona notte.
(Saluti ed altre strette di mano.)
Clelia
Voi non me ne volete, amici miei, eh?
Giannetti
Vi pare!
Verani
Verremo a vedervi al più presto possibile.
Fonseca
(a Carsanti che li accompagna verso la porta) Non t'incomodare....
Giannetti
(in tono lievemente canzonatorio) Resta tu, resta tu....
Carsanti
Ma che! Lasciate almeno che io vi metta alla porta con tutti gli onori.
Verani, Giannetti, Fonseca
(insieme, un po' sogghignando) Grazie, grazie!... Maturi, e tu?
Maturi
Eccomi. (S'inchina a Clelia.)
Carsanti
(un po' in disparte, a Maturi) Ohè, domani mattina, avverti Narducci che io gli mando l'usciere....
Maturi
S'intende bene. (E raggiunge gli altri.)
(Fonseca, Giannetti, Verani, Maturi vanno via.)
SCENA V.
CARSANTI e CLELIA, poi GIACOMO.
Carsanti
(si avvicina affettuosamente) Se ne sono andati. Sei contenta?
Clelia
(dolce) Sì.
Carsanti
E come ti senti?
Clelia
Molto meglio. (Gli dà la mano con cordialità.) Buona notte, amico mio.
Carsanti
(meravigliato) Mandi via anche me!
Clelia
(con cortesia fredda) No... Resta, se vuoi. Anzi, mi fai piacere. Credevo che tu volessi andartene. (Pausa.) Io me ne sto ancora un pochino qui, zitta zitta, rannicchiata sulla mia poltrona. Tu, parla. Raccontami qualche cosa.
Carsanti
(scoraggiato) Che vuoi che ti racconti? Niente che ti possa interessare! (Fa qualche passo su e giù per la stanza, indi siede lontano da Clelia. — Dopo una lunga pausa) Clelia....
Clelia
Gerardo.
Carsanti
Sei tu soddisfatta di me?
Clelia
Che domande!
Carsanti
Sei soddisfatta di me?
Clelia
Ma più che soddisfatta....
Carsanti
Ti manca nulla?
Clelia
Nulla.
Carsanti
Indovino ogni tuo desiderio?
Clelia
È vero, è vero.
Carsanti
Lesino forse sulle spese?
Clelia
O che! Sei così largo, così galante....
Carsanti
E... farò anche di più....
Clelia
Ma io non permetterò mai che tu ecceda!
Carsanti
(va a sederle accanto) Compreremo, sai, la pariglia di sauri inglesi che vende Ebe Michel.... Ebe è in liquidazione. (Pausa.) Voglio che tu sii la più elegante di tutte. — Sei già la più carina.... (Le prende le mani.)
Clelia
(sforzandosi di essere gentile, dice di no col capo.)
Carsanti
(con espansione timida) Sì, sì, la più carina... la sola che sappia ammaliare un uomo come me....
Clelia
(si turba.)
Carsanti
(ne tiene sempre le mani e le serra fra le sue) ... perchè, tu lo vedi, io vicino a te divento un collegiale... un collegiale innamorato sino alle midolla, che si tormenta, che spasima e che....
Clelia
Ahi, non mi stringere così.... Le tue mani sono di ferro....
Carsanti
(alzandosi e raffrenandosi) ... e che resta come uno sciocco alla prima resistenza!
Clelia
(Lunga pausa. — Si alza lentamente.) Amico mio, non vi dispiaccia.... Me ne vado a letto: sono un poco stanca. Arrivederci, eh?
Carsanti
(sogghignando e concentrandosi in sè) Arrivederci....
Clelia
(attraversa pian piano la stanza, andando verso destra. Quando sta per oltrepassare la soglia, Carsanti la chiama.)
Carsanti
(timidamente) Clelia....
Clelia
(si volta.)
Carsanti
(supplichevole) Un bacio....
Clelia
(con finta disinvoltura) Volentieri. (Come Carsanti le cinge la vita col braccio, ella si stecchisce, e sfiora appena con le labbra il volto di lui, con evidente sforzo.)
Carsanti
(la bacia con paurosa tenerezza, poi, carezzandole i capelli) Sei molto stanca?
Clelia
Sì....
Carsanti
... Senti.... Tutto, tutto potrai ottenere da me! Abbi pietà! (L'abbraccia avidamente.)
Clelia
(come presa da una paura invincibile, si svincola.) No! no! questo no! (Le si legge sul viso la sincerità della repulsione.)
Carsanti
(cerca reprimersi, ma poi, pallido di collera, scoppia.) Ah!... nessuna vergogna, nessun dolore può eguagliare il supplizio di vedersi respinto come questa femmina mi respinge!... Da venti giorni, io combatto con tutti i mezzi per piegarla, per conquistarla; da venti giorni, io la circondo di cure, di cortesie, d'affetto, io la colmo di denaro, di abiti, di gioielli... e lei mi sfugge, lei mi disprezza, lei mi offende concedendomi appena l'elemosina d'un bacio sdegnoso e mostrandomi sfacciatamente il suo disgusto, come se avesse oramai il diritto di succhiarmi il sangue per poi buttarmi via come un limone spremuto.
Clelia
Calmati, Gerardo, te ne prego... non giudicarmi così.... Ricordati, ricordati bene a quale condizione io accondiscesi....
Carsanti
Condizione assurda!
Clelia
(altera) Assurda o no, voi e la vostra mezzana, insidiandomi, me la faceste credere possibile, ed io l'accettai. (Cambiando subito tono — con accento umile e remissivo) Non dico che adesso voi abbiate torto; ma, via, non potrete negare d'avermi stranamente ingannata.... Sulle prime, m'avevate fatto supporre in voi un misto di generosità e di vanità, e io avevo creduto di potere essere da voi soccorsa non diventando... che la vostra vetrina. Pur troppo, non sono nuova alla vita: so che spesso noialtre creature frivole ed inette non siamo che l'insegna della maschilità e della vanità di chi ci prende in fitto. E questa idea, da cui tante donne si sentono offese, a me, invece, aveva sorriso. Ero più o meno colpevole delle altre? Non so. Diversa certamente: e questa è la vera causa di tutto ciò che accade. Diversa, sì, diversa.... E quando mi sono accorta di essermi lasciata ingannare, quando mi sono accorta dell'assurdità delle mie illusioni, ho tentato di abituarmi al pensiero d'essere veramente vostra; ho tentato di ridiventare come sono le altre, come sono stata anch'io; ma qualche cosa di misterioso e d'invincibile me lo ha impedito inesorabilmente! Ora comprendo d'essere stata un'egoista e peggio, comprendo che debbo chiedervi perdono; e ve lo chiedo umilmente, umilmente....
Carsanti
(commosso) No, non chiedermi perdono. Non voglio. Mi basta che tu sii pentita.... La tua umiltà (quasi stizzoso) mi molesta.... Non voglio che tu sii umile con me! (Diventando mellifluo) E poi... perchè chiedermi perdono? Tu non sai quello che fai.... Tu sei Cosuccia, non è vero? (ricominciando a carezzarla) ... la mia Cosuccia, e io desidero che tu non ti tormenti, che tu non sciupi con le sofferenze questo bel visino.... Io dimenticherò il male che mi hai fatto... io non oserò mai più di alzare la voce.... E tu, anche, sarai buona... sarai la mia amica... la mia compagna... la mia amante.... Sì? La mia amante?
Clelia
(glacialmente solenne, scostandosi da lui) Amante, mai!
Carsanti
(acceso d'ira) Ah! vivaddio, ma io ti costringerò! (Sta per avventarsi su lei, afferrando una sedia.)
Clelia
Bada: chiamo gente!... mi metto a gridare dalla finestra!
Carsanti
(trattenendosi) Non temete.... Non userò la violenza. Vi costringerò... (sinistramente) con tutta la cortesia che merita una pari vostra. (Poi imperiosamente) Scegli: o mi dici di sì, o io ti scaccio stasera stessa da questa casa!
Clelia
(con esultanza pazza e baldanzosa) Ah! se non sai costringermi che così, io... sono salva!
Carsanti
(trepidante) Come!?
Clelia
(trionfalmente) Me ne vado!
Carsanti
(sbalordito) Te ne vai?!...
Clelia
(sempre più eccitata da una gioia mista di rabbia, va a dirgli sul muso) Sì, sì, me ne vado! Me ne vado! (Scoppia in una risata convulsa; indi, minacciosamente) Aspetta. (Corre nella sua camera da letto, uscendo dalla porta a destra.)
Carsanti
(resta fremendo, e passeggia concitato. È inferocito; ma dal suo volto traspare il desiderio vivo che ella non parta.)
Giacomo
(comparisce, rispettosamente, sotto l'arco della porta, in fondo.) Signore, posso spegnere i lumi?
Carsanti
(non si accorge di lui, e, assorto nei suoi pensieri angosciosi, si ferma presso un tavolino.)
Giacomo
(dopo avere aspettato invano la risposta, comincia, nella sala contigua, a rassettare i mobili e a spegnere i lumi. I battenti della porta sono tuttora spalancati.)
Carsanti
(risoluto, si precipita nella camera di Clelia.)
Clelia
(grida di dentro:) No! Lasciatemi! Lasciatemi! Lasciatemi! (Poi, correndo, guardandosi indietro, avvolta in uno scialle, attraversa la stanza, ed esce per la porta a sinistra.)
Giacomo
(resta a spiare presso la porta, mezzo nascosto, attonito.)
(Sipario.)