ATTO QUARTO.
Reading edition
Una squallida stanza di locanduccia. Un letto disadorno, basso, con accanto una culla napoletana, vuota. Un baule ai piedi del letto. Una tavola con su l'occorrente per scrivere. Poche altre misere suppellettili, tra cui un cassettone e un lavamani. Sopra il cassettone, un biberon, qualche fiala, uno specchietto, dei pettini. Sparsi qua e là, pannolini per bambini. Unica porta in fondo, ma non proprio nel mezzo. La porta s'apre in un corridoio angusto. Una finestra.
SCENA I.
CLELIA, Signora RENZI, CARMELA, ANGIOLINA, FONSECA.
(Come s'alza la tela, si vede nel corridoio, presso la porta aperta, un gruppo così formato: Carmela, con in braccio un bambino avvoltolato negli scialli; Clelia, che, pallida e desolata, si aggrappa a Carmela e al bambino; Angiolina che cerca di staccarla da lui; la signora Renzi e il dottor Fonseca che la circondano premurosamente.)
Clelia
(con voce rotta, stanca e singhiozzante) Figlio, figlio mio....
Signora Renzi
Coraggio... coraggio!... (È assai commossa anche lei e parla con dolcezza materna.)
Clelia
(spasimando) Sì... mia buona signora, ne avrò, (bacia e ribacia il bambino) ... ne avrò.... Non vedete che sono forte?
Carmela
Facciamo piano.... Meglio profittare adesso che il bambino dorme.
Signora Renzi
Coraggio... via... coraggio!...
Clelia
Aspettate... aspettate... un altro poco....
Angiolina
Ma così non ve ne staccherete mai!
Clelia
Aspettate... aspettate... per pietà.... Pensate che non lo bacerò mai più..., mai, mai più! (Continua a baciarlo.)
Fonseca
Ma sì, ma sì, lasciate che si sfoghi!
Clelia
Addio, figlio mio... Addio, angioletto mio... Addio... addio.... E a voi, signora, grazie. (Le vorrebbe baciar la mano.)
Signora Renzi
(invece si stringe Clelia al petto) Qui... qui.... Voi non dovete ringraziarmi; voi.... (La parola le si rompe nella gola stretta dall'emozione.)
Clelia
Grazie... grazie....
(Mentre la signora Renzi abbraccia e bacia Clelia, Carmela, col bambino, si allontana e sparisce.)
Clelia
(si slancia per seguirlo.)
Fonseca e Angiolina
(la trattengono.)
Signora Renzi
(con uno sforzo, esce.)
Clelia
(dà un grido disperato.) (Cade fra le braccia di Fonseca e di Angiolina, che la sostengono e l'adagiano sopra una sedia; indi, a poco a poco, rinviene.)
Fonseca
(dopo una lunga pausa, a Clelia) Sei stata un'eroina.
Clelia
(appena col fiato) Vedrai....
Fonseca
Ho visto già abbastanza.... Nessuna madre, credi a me, seppe mai essere più nobilmente martire dell'amore materno.
Clelia
Era necessario....
Fonseca
E sì.... Sei malata, non avevi neppure come nutrirlo.
Clelia
E se anche lo avessi potuto nutrire!...
Fonseca
Già, già: intendo.... Almeno ora sai che sarà allevato in una famiglia per bene....
Clelia
E Mario legittimerà il suo figliuolo.... La signora Renzi me l'ha promesso.... E anche io ho promesso qualche cosa. Dovrò... partire per sempre. E partirò. Egli non incontrerà mai sua madre. È tanto giusto che debba avvenire così! (Si abbatte, resta come impietrita, senza sguardo.)
Fonseca
(chiamandola) Clelia... Clelia....
Clelia
(non l'ode.)
Fonseca
(mormorando:) Che depressione di nervi!
Angiolina
(tirando a sè per il soprabito il dottore) Dottore... «Partire» è una bella parola.... Ma come si fa a partire o a restare? Qui c'è bisogno di soldi....
Fonseca
(accingendosi a cavare di tasca il portamonete) Per ora, io posso....
Angiolina
Ma che!... Ce ne vogliono molti. Ci ho io la persona adatta.
Fonseca
Non c'è che dire, sei sempre la stessa.... (Si mette la mano sulla bocca.)
Angiolina
Ohe, non m'offendete!
Fonseca
Va' là che non t'offendo. Si sa, io faccio il medico e tu fai.... Basta, chi sarebbe questa persona?
Angiolina
E come? Non capite? Sempre lui, il signor Carsanti.
Fonseca
Ah?... Evviva la costanza!
Angiolina
Gli ho già parlato.... Mi aspetta nel caffè all'angolo della via.
Fonseca
Sei una gran donna!
Angiolina
Lo so.... Arrivederci.... Io vado.... Datele un po' di forza.... Ih! che razza di medico siete! (Via affaccendata.)
SCENA II
CLELIA e FONSECA.
Clelia
(come se si svegliasse) Chi è là?
Fonseca
Son io.
Clelia
Ah!... (Pausa) Dottore mio, se ti chiedessi una grazia?
Fonseca
Disponi di me, liberamente.
Clelia
(parla come inebetita) Ebbene, senza perdere tempo, devi cercare Mario e rimettergli una lettera....
Fonseca
Per ricominciare da capo?!
Clelia
No, non per ricominciare da capo. Tutt'altro! Ma prima di partire, voglio vederlo.
Fonseca
In ogni caso, non partirai certamente oggi....
Clelia
Sì, oggi.
Fonseca
Se non hai neppure un soldo!
Clelia
(sorridendo lugubremente) Chi te l'ha detto? (Pausa) Mi farai questo piacere?
Fonseca
Ma egli non verrà.
Clelia
Verrà! Scriverò una parola che lo farà venire. Acconsenti? Di', di', acconsenti?
Fonseca
(acconsentendo volentieri) E va bene!
Clelia
Ah! (Si leva, sfinita, va sino alla tavola, e, poi, mentre scrive in fretta poche parole, parla eccitandosi lievemente:) Sarà facile trovarlo a casa.... Qui scrivo l'indirizzo....
Fonseca
Conosco....
Clelia
È vicinissimo.... Salendo le scale accanto alla chiesa, arriverai in due minuti....
Fonseca
Conosco....
Clelia
S'intende che consegnerai la lettera nelle sue mani e che nessuno si deve accorgere di nulla. (Gli dà la lettera.)
Fonseca
Sta bene. (Scherzando un po', con tristezza) A un bell'ufficio adibisci il tuo medico....
Clelia
I medici non debbono fare che del bene, e tu me ne farai.
Fonseca
(ricordando la decisione di Angiolina, s'imbarazza.) Senti... se quando viene Mario, qui c'è qualcuno....
Clelia
Chi vuoi che ci sia?...
Fonseca
Non so.... Voglio dire che sarà meglio evitare che qualcuno lo veda con te in questa camera di locanda....
Clelia
Nessuno lo vedrà...
Fonseca
Facciamo così.... Se ricevi, supponiamo, qualche visita —... sia anche quella strega di donn'Angiolina — tu baderai a mettere un panno al balcone affinchè egli aspetti che tu sii sola.... Intanto, io stesso lo avvertirò a voce.... Restiamo intesi?
Clelia
Restiamo intesi, ma non ce ne sarà bisogno.
Fonseca
(andandosene) Arrivederci presto.
Clelia
(malcontenta) Presto? (Con fine celia malinconica) Ma... i tuoi clienti stanno tutti benissimo?...
Fonseca
Ho capito!... Ritarderò un poco.
Clelia
Non mi dai la mano?
Fonseca
Sì....
Clelia
(stringendogli la mano prolungatamente) Stringi forte, forte....
Fonseca
Sì!... (Preso da un subitaneo timor panico) È strano: mi hai messo un brivido....
Clelia
Vattene ora.... Corri. (Fonseca esce. Dopo un istante di concentrazione, ella, pallidissima, fragile, lenta, solenne, va fino al baule, e, con le spalle rivolte alla porta, ginocchioni, fruga in esso. Trova una boccettina e mormora:) Eccola! (La guarda con gli occhi fissi e spalancati. La mano che stringe la boccettina è tremante. Ella la contempla con evidente paura. Poi, diventa estatica, invasa dal pensiero della morte e del riposo.)
(Si picchia alla porta.)
SCENA III.
CLELIA, CARSANTI.
Carsanti
(con voce indistinta, di dentro) Permesso?
Clelia
(ne ha come un urto alle spalle. Senza alzarsi, in un istante di volontà suprema, beve. Il suo viso esprime la sensazione del disgusto e del dolore. Pare che qualche cosa di gelidamente viscido le passi per le reni. Ella nasconde in tasca la boccettina. Tossisce lievemente. Indi, con voce tranquilla, dice:) Avanti.
Carsanti
(entra.)
Clelia
(alzandosi e voltandosi) Voi!
Carsanti
Io.
Clelia
Ah!... comprendo. Come al solito. Angiolina vi ha chiamato e voi venite... a soccorrermi. Ma c'è un equivoco, vedete: questa volta, non ho bisogno di nulla e di nessuno. (Comincia a soffrire nello stomaco, e dissimula.)
Carsanti
Le sventure non vi hanno mutata! Ma la vostra alterigia non mi ha mai fatto indietreggiare. Voi pensate, lo so, che io sono un uomo volgare. Orbene, sia! Sono appunto abituato a combattere con la volgarità dei miei mezzi contro l'alterigia altrui. Eppure, non vengo qui per combattere; vengo soltanto a ricordarvi che siete ancora tanto giovane e tanto bella....
Clelia
(interrompendo) In altri termini, voi venite, tranquillamente, a ricordarmi che io sono ancora commerciabile. Vi ringrazio, perchè anche voi mi dimostrate così l'urgenza di risolvere un gran problema: l'avvenire di mio figlio....
Carsanti
(osservando le contrazioni del suo volto) Ma voi soffrite....
Clelia
E io l'ho già risoluto....
Carsanti
(ansioso) Come?
Clelia
(cava di tasca la boccettina: gliela mostra; si abbandona sulla tavola, piegandovi la testa appesantita.)
Carsanti
(afferra la boccettina, la guarda, e, inorridito, esclama:) Avvelenata! (Confuso, convulso, corre alla porta, gridando:) Ehi! qualcuno! qualcuno! Albergatore! Soccorso!... Soccorso!...
SCENA IV.
ALBERGATORE, CLELIA, CARSANTI.
Albergatore
(dal corridoio, senza mostrarsi) Che è questo chiasso?
Carsanti
Un medico! Presto: un medico!
Albergatore
(comparendo nel corridoio) Ma, insomma, che è accaduto?
Carsanti
Si è avvelenata... Non c'è tempo da perdere!... Custodite questa camera!... Non fate entrare nessuno!... Andrò io stesso!...
Albergatore
(trattenendolo con prudenza diffidente) Perdonate, signore, voi non vi muoverete di qua. Andrò io, andrò io... Provvederò io.... (Via.)
Carsanti
Ma sbrigatevi, per pietà, sbrigatevi.... (Torna subito a lei) Volete che v'adagi sul letto? (Sta per darle aiuto.)
Clelia
(supplichevole, ma pur rivelando l'antico ribrezzo, come alla fine del primo atto, gli dice:) No, non mi toccate!... Ci vado da me. (Faticosamente, si accosta al letto, e vi si distende quasi di traverso, presa da vertigine.)
Carsanti
(rabbrividendo, mormora amaramente:) Sempre la stessa... sino all'ultimo!
Clelia
(agitando le braccia) Questa culla... questa culla... Toglietemi dinanzi questa culla vuota....
SCENA V.
CLELIA, MARIO, FONSECA, CARSANTI.
Una voce
Non si può entrare, vi dico!
Fonseca
(di dentro) Siete matti!
Un'altra voce
Basta, signore! Indietro!
(Si odono altre voci confuse.)
Fonseca
(ancora di dentro) Ma io sono il medico! Lasciatemi passare!
Mario
(prima di comparire) Clelia!
Clelia
(scotendosi) Ah!... è lui! (Vorrebbe gridare per chiamarlo, e non può.)
Mario e Fonseca
(si slanciano nella camera, correndo verso il letto.)
Carsanti
(si ritrae in disparte, sinistramente.)
Clelia
(aggrappandosi a Mario con uno sforzo disperato) Mario! Mario!
Fonseca
(la soccorre, le tasta i polsi, la fronte, lo stomaco.)
(Carsanti e Mario si scambiano un'occhiata di odio.)
Clelia
(soffocando) Ho un fuoco... un fuoco qui dentro... (Si tocca la gola.) Avrei dovuto scegliere un'altra morte...
Mario
(raccapricciato) È terribile!
Fonseca
(cercando attorno urgentemente) Con che si è avvelenata?
Carsanti
(affrettandosi a consegnargli la boccettina del veleno) Ecco.
Fonseca
(la guarda e la odora appena) Perdio!... Nicotina!... Non arriveremo in tempo! (Esce a precipizio.)
Carsanti
(resta lontano dal letto, guardando sottocchi.)
Clelia
(le convulsioni interiori e gli stringimenti della gola le spezzano la voce e le parole. Il torpore aumenta. Ella fa degli sforzi per udire e parlare.) L'hai visto l'angioletto... nostro?
Mario
Sì, l'ho visto.
Clelia
Com'è bello!... Non dubiti più, ora?...
Mario
No.
Carsanti
(ha preso il cappello, e, rasentando il muro, camminando piano piano, come un'ombra, sta per dileguarsi.)
Clelia
(chiamandolo sommessamente con un accento amicale) Carsanti, qua.
Carsanti
(le si avvicina un poco.)
Clelia
Carsanti, in questo momento così grave, dite: sono mai stata veramente.... la vostra amante?
Carsanti
(con un tono di vergogna, di dolore e di rispetto) Mai!
Clelia
(abbozzando un lugubre sorriso di trionfo) Grazie. (Pausa. — Poi, quasi affettuosamente) Addio, Carsanti.
Carsanti
(in uno strano misto di commozione e di avvilimento, sentendo di essere un estraneo, si allontanerà, mentre Mario e Clelia si scambieranno le ultime parole. Ma, giunto all'uscio e, apertolo, si fermerà come trattenuto da una forza magnetica e resterà presso lo stipite, fissandoli di sbieco.)
Mario
(rompe in singhiozzi) Ah! non morire... non morire, Clelia mia....
Clelia
«Tua» hai detto?... Non è vero... Non m'hai voluta... (Parla in una specie di dormiveglia angoscioso, stentatamente, come se avesse la lingua paralizzata. Le sue parole sono interrotte da lievi singhiozzi spasmodici.) E io me ne parto come avevo promesso.... Egli, quando sarà grande,... non dovrà arrossire di... sua... madre... Soffoco.... (Le si offusca la vista, poi il bulbo degli occhi le biancheggia nelle orbite. — Lunga pausa) E tu sarai onesto, felice... con lei.... Sposala.... Dille... che... (le manca la voce)... che le raccomando... nostro... (Dopo un breve rantolo, s'irrigidisce, fra le braccia di Mario, morta.)
Mario
(la contempla atterrito, senza parlare.)
SCENA ULTIMA.
FONSECA, MARIO, CARSANTI.
Fonseca
(di dentro) Largo! Largo! (Entra con in mano qualche bottiglia e si precipita verso il letto.)
(Lo seguono e si affollano subito nel corridoio e sulla soglia qualche facchino, l'albergatore, due guardie e alcuni curiosi, urtandosi tra loro, mormorando, cianciando.)
Mario
(disperatamente, a Fonseca) Inutile!...
Carsanti
(come uno spettro, si avanza un poco per vederla.)
Fonseca
(simultaneamente, in fretta, va a chiudere l'uscio con violenza.)
(Sipario.)
FINE DEL DRAMMA.