ATTO TERZO
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SCENA PRIMA.
L'interno di un casolare, nudo, da pescatori.
HUBBO.
(Entrando).
Ecco il frutto della mattinata: due scombri-cavalli, carne dura per i tuoi denti di neve, ma di meglio non c'è. Poi tre uova di gabbiano.
ISOTTA.
Siamo poveri poveri. E noi che ti possiamo dare?
HUBBO.
Niente!... È mio dovere. Puoi usarmi come arnese di cucina come cane, come coltello, ma solo non mi buttare via, signora.
ISOTTA.
Triste un buffone, in tanta nudità! Ma egli è malato, io donna: ci puoi servire.
HUBBO.
Grazie.
(Tra sè).
Idolo bianco, ti ha difesa perchè sei bella e sua, Hubbo, lo scorpione. E non t'abbandona. Ma pazzo, anzi meschino, lotta, con quel pazzo vero e nero, che ti fiuti, sì, ma non ti morda. E Hubbo vincerà. Qui c'è il suo veleno che una goccia sola potrà fare giustizia.
(Rimescola un barattolo e lo ripone).
ISOTTA.
(Fra sè).
Quanta luce in questo casolare e non ci libera dall'ombra.
(Hubbo exit).
La trasparenza delle cose, ahimè, avvilisce le nostre anime opache!
TRISTANO.
(Entrando cauto).
Non c'è nessuno? Tu? Ssst! Un segreto... Non lo dire poi. Vieni qui. In punta di piedi. Piano. E... grazie! Io credo di non essere più io. Siamo tanto soli qui... taci, non ti muovere, non respirare, penso che lei non sappia il luogo, questo luogo. Sfuggiti le siamo! E starà frugando ancòra, nei palazzi, chissà dove... Gliel'abbiamo fatta! Qui, dove si potrebbe nascondere, l'ombra? Non c'è ombra. Tutto sole. Intendi? E credo che ti posso baciare finalmente senza che lei...
ISOTTA.
Non far peccato contro il tuo Dio.
TRISTANO.
Dio? Quale? L'abbiamo perduto. Siamo in esilio, in libertà. Il mare solo colle sue bianche braccia e il suo fragore copre le nostre parole. Grazie, mare, anche a te.
ISOTTA.
Ed hai paura, se parli piano.
TRISTANO.
Sono stato in agonia... Non oso sventolare la salute, ma la fascio, la carezzo... Per essere diverso e non più riconoscibile, ho seppellito là, nella sabbia, la maschera, stanotte. Neanche la luna mi ha veduto. Ora sono bianco, un altro sono! Mi siedo e chiamo: Psst, psst, i miei pensieri che mi vengono a dormire stanchi nel cuore, dopo tante corse, e me li sento, un po' sudati, amici, respirare...
ISOTTA.
I tuoi pensieri, rondini, un attimo ferme, son pronte a ripigliar volo e garrito.
TRISTANO.
No, mentre dormono, tu li ucciderai. Ti spaventa? Cattivi pensieri, mi hanno fatto soffrire tanto!
ISOTTA.
Se io sapessi, come si può fare!
TRISTANO.
Guarda. Sì. Sì. Così. Buona... Poi ti siederai qui, e filerai. Come una moglie di pescatori! Eh, non siamo più niente... Dobbiamo guadagnarci la vita. Ecco: filare. E io farò il falegname. Un onorevole mestiere. Anche il padre di Gesù non se ne vergognava, ed il figlio era re. Noi avemmo il padre re. E qui legheremo un cane che abbaierà alla sua ombra... No; niente ombra, niente cane. Silenzio! Un gatto grigio. Ed il buffone ci farà da sguattero, e Giuseppe lo chiameremo. Sì, sì, una vita come gli altri, nascosta, ogni giorno monotona, eguale e lei forse non ci troverà più, e noi moriremo, colla barba bianca, tu con cento rughe... Isotta... Ma perchè ti chiami... Isotta? Cambia nome: vuoi che seppelliamo anche il tuo nome, sotto la sabbia?
ISOTTA.
È l'unico dono che m'è rimasto di mio padre, il nome.
TRISTANO.
Beato, in pace con sè stesso!
ISOTTA.
Non mi ha giovato il voto...
TRISTANO.
E perchè non te ne sciogli? Se tu m'aiuti... Posso io?
ISOTTA.
Ma devi me cercare dentro le mie braccia, non l'assente: solo me, e mi conoscerai allora, se pallida, marmo no, malata di languore, come notte di maggio e di luna, e s'aprirà la mia chiusa forza, come un altro mare...
TRISTANO.
Chi sei? Guardo la tua bocca dir queste parole, e guardo la tua gola vivere, e queste mani... Le mani... Erano tue?
ISOTTA.
Le riconosci vive, qui?
TRISTANO.
Le tue! Dunque sei tu? Tu! Ecco: ti accarezzo... E ti abbraccio... Nessun velo fra te e me... Nessun'ombra! Posso... Sì. Posso dire forte, Isotta! Più forte, Isotta... Più forte, Isotta! Libero sono... Salvo per queste mani mie, che erano te, che sono te, Isotta cara...
(Entra Hubbo con in mano la maschera di Tristano).
ISOTTA.
Che c'è?
HUBBO.
Questo, c'è...
TRISTANO.
(Cupo tra sè).
L'ombra?...
HUBBO.
Il mare ha scavato la sabbia ed è venuta su questa pezzuola del signor Tristano...
TRISTANO.
(Delirando).
L'ombra! M'ha ritrovato! Ecco: sorridevo! Ho parlato forte... troppo forte... M'ha udito... M'ha ripreso, è qui...
ISOTTA.
No... Non è che la tua maschera...
TRISTANO.
Ma lei me la rimanda! Oh, conosco i suoi segni... i suoi gesti senza parole... le sue pause d'agonia... e d'ironia! Mi dice: ricopri quel viso ch'è mio. Tuo? Perchè? Ti rispondo: no! E guarda... le calpesto la maschera... le sputo su... le ballo su... ballo...
HUBBO.
Signor mio...
TRISTANO.
Ballo... ballo...
HUBBO.
Dentro un barcone ora approdato c'è un prete, barba così, che racconta d'Isotta...
TRISTANO.
Di chi?
HUBBO.
Racconta che Isotta regina, la moglie di re Marco, è stata da re Marco ferita per furore, ed essa langue ora, e par che dica: Muoio... Tristano...
TRISTANO.
Maledetto! Tu muori... tu! No. Hai ragione... Per questo la maschera m'ha spedito... La bacio. Sa di sale! Sì. È come un'anima avvilita e lagrimosa. Ma lei ferita hai detto? E muore? Per furore... per gelosia! Isotta, hai capito? Ebbene voglio essere ferito anch'io.
ISOTTA.
Non divagare... Ritorna alla tua vita nuova...
TRISTANO.
Al gatto?... Al falegname? Come lei, sempre come lei, per morire come lei, almeno questo! Provoco e chiedo ciò alla tua gelosia. Hai detto d'aver cuore e sangue... Su, su. Ferisci! Dove vuoi... Nel mio cuore... nel mio sangue... Voglio, intendi? voglio essere ferito.
(Hubbo spalma dell'unguento del barattolo un coltello e lo pone sul tavolo).
ISOTTA.
Non essere crudele con te e con me!
TRISTANO.
Un coltello!
(Brandisce il coltello ch'è sul tavolo).
O mi ferisci, o mi scanno. Isotta mia, ti sento, e ti obbedisco! So quello che vuoi...
ISOTTA.
Chi può sapere? Interroga quel frate...
TRISTANO.
Sangue! Il mio bel sangue nero! Ecco: non colpisci? Io, allora io...
ISOTTA.
No...
TRISTANO.
Taglia... taglia... un po' di carne lacerata mi salverà dall'ascoltare l'anima mia... e i ricordi... su... taglia!
ISOTTA.
(Pungendogli il collo).
Ecco: una goccia di sangue...
TRISTANO.
(Subitamente calmo).
Una gemma. Fermi! Devo morire. Sono sulla soglia del palazzo eterno... Sì, povera vita mia, ti lascio... Una gemma: di questo rubino fatti l'anello di nozze che non t'ho dato ancòra... Pace. Non urlo più. Non tremo più. Vedo la morte che mi viene incontro. Quanto tempo?
(Una pausa).
Sì? Grazie, anche a te, morte. Posso vederla, ancòra! Hubbo, sali sul barcone ch'è approdato, riprendi il mare, vola, e va dalla regina ferita, laggiù, di' che Tristano muore, e che insieme, insieme si ha da morire, e portala qui. Se torni con lei, alza vele bianche, senza, vele nere. Aspetterò, tenendomi la vita colle mani. Va!
ISOTTA.
Va!
(Hubbo exit).
TRISTANO.
Ed ora comincio ad aspettare. Guardo. Un po' d'acqua... Ho sete... Grazie... E lasciami solo... Va via: solo:... Voglio pregare, se ripesco qualche parola nella mia memoria...
ISOTTA.
Ti posso insegnare...
TRISTANO.
Tu?
ISOTTA.
Io prego sempre. Ripeti: O voi che proteggete chi patisce...
TRISTANO.
O voi che proteggete chi patisce...
ISOTTA.
Fate che Isotta mi venga ridata...
TRISTANO.
Fate che Isotta...
SCENA SECONDA.
A bordo d'una barca a vela: in alto mare. Tempesta.
(In piedi, Erasmo, in abito d'eremita, regge la barra del timone. Accovacciato Hubbo tiene la corda della vela).
HUBBO.
E chi vede più niente in questo inferno? Si scivola... si vola a precipizio!
ERASMO.
Io gli scogli non scorgo, ma Dio veglia: Ci diriga se vuole, o ci frantumi!
HUBBO.
Sono maledizioni di saette... E non arriveremo che al naufragio!
ERASMO.
Io sono pronto.
HUBBO.
Eh vecchio sei barbone amico di Dio, ma Hubbo la morte lo spaventa.
ERASMO.
Tira! Oh senti la campana! È l'ora nostra... Su, su... L'ondata passa... e spazza! Amavi tu la vita come i re?
HUBBO.
Come un rospaccio cui tirano sassi anche i marmocchi fior d'innocenza... Ah quant'acqua... Non si regge più! Tu forse avrai goduto.
ERASMO.
Avidamente ho steso le mani su tutti i beni della terra e nulla è stato mio: le mani or tendo al cielo e qualche cosa piglierò lassù.
HUBBO.
Hai amato ed hai sofferto per amore?
ERASMO.
Prega... Il vento cambia. Forza!
HUBBO.
Tutta la barra. Ancòra. L'albero cede.
ERASMO.
No. Tien saldo. Mi piacque una nipote principessa di mani come il vento...
HUBBO.
Isotta!
ERASMO.
L'hai conosciuta? E casta come morta...
HUBBO.
No, casta. Tu non sai l'amore suo!
ERASMO.
Per chi? Su! Grida più dell'uragano!
HUBBO.
Per un Tristano che se l'è sposata...
ERASMO.
Ah parole più fulmini del fulmine! L'ama? È felice? Parla! Com'è fatto?
HUBBO.
Oh piangere la fa! Chè lui non l'ama!
ERASMO.
Piangere? Miserabile!.. Oh vendetta...
HUBBO.
Compiuta, la vendetta. Tristano muore. E vuole anche morir contento! E com'è stato fedele a un'altra Isotta, a un suo peccato, manda noi, che gliela riportiamo, questa Isotta, per essere felice, nel trapasso, ed in eterno, ed infelice in eterno quella che tu amavi.
ERASMO.
Lascia la vela. Ed io lascio il timone.
HUBBO.
Ma la barca impazzisce disperata...
ERASMO.
Giù! Giro tondo e vortice che sale!
HUBBO.
È la fine! È la fine!
ERASMO.
Che importa? Vuoi che io serva a quel Tristano?
HUBBO.
Ho promesso... Ho paura...
ERASMO.
Ma ti viene la morte e ti cancella e le promesse annegano con te...
HUBBO.
No. Non si può camminare...
ERASMO.
Se non gli giunga, se mai più riveda quest'altra Isotta, morirà furioso?
HUBBO.
Furioso, sì, come un cane.
ERASMO.
E d'Isotta, la mia?
HUBBO.
La nostra, sarà un po' contenta...
ERASMO.
Quale nostra?... Anche tu? Maledizione!
HUBBO.
No. No. Non ho che pianto. Pietà di me...
ERASMO.
Verme! Rospo, hai osato? Ma si muore... Vieni qui. Parla. Non tremare. Parla. Ancora è bella? E le sue mani bianche?
HUBBO.
Come la spuma... Oh, no. Si sprofonda!
ERASMO.
Sì.
HUBBO.
Salvami! Non vedi? Non vedi?
ERASMO.
Sì. Ma parla di lei! Parla di Dio!
HUBBO.
È triste, Isotta... E non ci ha mai sorriso...
ERASMO.
Isotta, Isotta...
HUBBO.
Isotta...
(S'inabissano).
SCENA TERZA.
Lo stesso casolare della prima scena dell'atto.
TRISTANO.
(Su un giaciglio).
Quanta polvere! Due pescatori han pescato un morto fra gli scogli: un annegato colla barba e glie l'hanno tagliata. Poi l'hanno portato in questo casolare e sono io... Povera gente! Il mare mi cullava. Qui sono un cane malinconico che aspetta per poter morire l'arrivo del suo padrone, ed agita la coda...
ISOTTA.
Sei tu che vivere non vuoi...
TRISTANO.
Non so, non so vivere... Se tu m'avessi insegnato!
ISOTTA.
Che potevo fare di più? Tacere e patire, oltre le mie forze.
TRISTANO.
Ascolta. Ho fatto un sogno, non so come, senza chiudere gli occhi mai. Sognavo che tu e lei foste una Isotta sola, e Languis e re Marco un solo vecchio ed ero felice o mi pareva, e t'ho guardata, e tu eri tu, sola, e Isotta mia, lontana!
ISOTTA.
E se non t'amasse più, colei?
TRISTANO.
Più? Me?
ISOTTA.
Non esiste il verbo dimenticare?
TRISTANO.
Dimenticare?
ISOTTA.
Chiudere nel cuore il ricordo, sorridere a nuove parole, aver pietà di sè.
TRISTANO.
Ho potuto io, dimenticare lei? E lei come...?
ISOTTA.
Come una donna.
TRISTANO.
Vile bugiarda! E vuoi rubarmi nell'anima!
ISOTTA.
Un po' di pace vorrei darti, se anche tu con odio mi ripaghi.
TRISTANO.
Pace mi darà la morte. Ma lascia che io creda in quest'amore! O per chi avrei vissuto?
ISOTTA.
Per te.
TRISTANO.
Oh, io non valgo la mia vita! Muoio, e non per me... non per me. Ti ho fatta soffrire, ho fatto soffrire me, funesto a nemici ed amici, almeno per grande fuoco, ciò: amore è come patria, giustizia, come Dio! E tu che ami, non dire sacrilegio contro l'amore! Ed essa viene. Sento che essa viene, Isotta! Ha chiuso tutte le sue lacrime per sorridermi ancora una volta. Vieni qui. Ascolta. Tu non la conosci. Io sì. Io non conosco che lei. Essa avrà detto: perchè partite? Eh! Perchè sono partito? Potevo rimanere. Delitto, sì. Ma le lacrime di Marco non valevano le sue, nè le tue, che non hai pianto. Ma così ho fatto: sono partito. Ed ho potuto non ritornare più! Come ho fatto? Così. Per viltà e per essere pietra d'eroismo, senza cuore nè sangue. E li ho, ribelli. Tu mi conosci! Ma non credere che Isotta abbia dubitato mai di me, o mi abbia maledetto mai. Te maledetta, se lo credi. Essa, lo sento, mormorava: Tristano vuol così, e così sia. Ma io le grido: Tristano è un vile! Ma quando il tuo buffone le ha detto: Tristano muore, vieni, essa si è levata in piedi, su, benchè morente, e l'anima sua è volata qui prima del corpo, è qui. Essa è qui, intendi? E io parlo a lei... non a te... E aspetto il bacio suo! Non il tuo, Isotta... Il suo, d'Isotta!...
(Spossato ricade sul giaciglio).
ISOTTA.
Povera pena! Come vorrei tu avessi una piaga sanguinosa e non questa tortura di un'idea!
TRISTANO.
Donna, vuoi guardare dalla porta?
ISOTTA.
Perchè?
TRISTANO.
Guarda il mare, il mare... No. Io: lascia che mi levi!
ISOTTA.
Non ti reggi!
TRISTANO,
Sì. Posso camminare... Ma non vedo lontano. Vedo te che non voglio vedere. E là non vedo nemmeno il mare. Muoio? Ah no! Morire... non ancora... non ancora...
(Ritorna a buttarsi sul giaciglio).
ISOTTA.
Riposa.
TRISTANO.
Guarda tu... Guarda... E di'. La sua barca si vede? La vedi? O sei cieca anche tu, donna? Non tacere per gelosia dell'altra!
ISOTTA.
No. Tristano. Penso a te, soltanto.
TRISTANO.
Non piangere. Non piangere. Guarda con occhi asciutti o non puoi vedere...
ISOTTA.
Non c'è sul mare che un correre di onde.
TRISTANO.
Anche tu non sai vedere! Essa c'è sul mare. Ed è vicina. La sento io. La sento meglio che tu non veda... Guarda! Sforza lo sguardo! Su! Su!... Parla...
ISOTTA.
Sì. Forse... hai ragione.
TRISTANO.
Non farmi morire d'ansietà...
ISOTTA.
Una barca... Una piccola barca...
TRISTANO.
Le vele?... Che vele?...
ISOTTA.
Vele bianche.
TRISTANO.
È lei... col suo cuore... i suoi capelli... I suoi occhi miei... Vederla!... Un suo bacio... Il suo bacio... Morire... Festa... la mia morte... La barca... Isotta!
ISOTTA.
Approda.
TRISTANO.
Piano... Gli scogli... Attenda... Il mare può... tradire... No, no...
ISOTTA.
Ecco. Una donna...
TRISTANO.
Lei!... La vita!...
ISOTTA.
Scende sulla spiaggia, sale, viene verso qui..
TRISTANO
Mia carezza... sento... musica... bionda... lei... quanta notte... d'oro... Lei.. Dov'è Dov'è?
ISOTTA.
S'avvicina. Io vado. Col mio povero nome, ch'è suo, e col mio sangue ho tenuta accesa la lampada della tua vita e del tuo dolore... Ora essa è qui. Ho finito. Vado. Addio.
TRISTANO.
Lei... Isotta!... Isotta!... Vieni...
(Isotta da una porta exit).
No... Non ti dico niente del mio male... dei giorni... no... non ho sofferto... tutto sparito... ho aspettato... questo minuto... solo... te... Beato... Ah... ah... Il paradiso... apre le... porte...
(Isotta da un'altra porta ricompare).
Ah... sì... tu... Sei tu... Mio cuore... non era un sogno... Tu c'eri... al mondo... viva... Io... Io... sono felice... tanto... tanto... Qua... vicina... vieni... Piglia l'anima... mia... fra le tue braccia.... Nè io... senza di te... nè tu senza di me... Un bacio... Tutta la mia vita... anche la tua... per un bacio... Moriamo... insieme... sì...
(Isotta viene a baciarlo).
Vedo il tuo... bianco... me... ra... viglia... feli... cità... Sono... non più... Tristano... sono Dio...
(Muore. Isotta s'inginocchia).
FINIS.