ATTO TERZO
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È sera. In fondo alla scena, comincia il bosco. I rami delle querce si confondono e, di lontano, paiono formare come una gran muraglia il cui orlo frastagliato si disegna sull'azzurro scuro e vaporoso del cielo. Verso la sinistra del bosco, un sentieruolo tortuoso sale e serpeggia tra l'erba selvatica. Più in qua, dallo stesso lato, si perde, tra gli alberi, il cortiletto quasi elegante d'un villino bianco, di cui non s'intravede che la facciata posteriore, senza finestre. Dirimpetto, a destra, un altro villino, più in vista, con la porta chiusa. Qua e là, qualche sedile di pietra e qualche tronco di grosso albero tagliato e abbattuto dai boscaiuoli. Il cielo è cosparso di stelle che, raggiunte da un po' di riverbero lunare, vanno impallidendo.
SCENA I.
BIAGIO e LENA.
Biagio
(che è un vecchietto arzillo, sbuca dal bosco e va a mollare la funicella che tiene in alto un fanale acceso, il quale penzola da un ferro aggrappato a una quercia. Il fanale discende.)
Lena
(aprendo la porta della palazzina a destra, dove abita Ludovico Nemi, sporge la testa.) Ohè, don Biagio, siete voi?
Biagio
Vi dispiace?
Lena
No, ma avevo sentito un rumore di passi e credevo che fosse il padrone. E voi che fate?
Biagio
Spegno.
Lena
E perchè? Siete pazzo?
Biagio
Non vedete che si leva la luna?
Lena
Di qui, non vedo niente.
Biagio
E che mi fa? Ce n'è poca, ma c'è.
Lena
Che novità son queste, don Biagino?
Biagio
Economie del Comune, mia cara.
Lena
Il padrone se l'avrà a male, e anche la signora che abita dirimpetto.
Biagio
Li ho visti or ora insieme gironzare nella valle. E laggiù è più buio di qui. (Lascia andare in su il fanale spento.)
Lena
Siete uno stupido, perchè... se ne avessero voglia.... Sono così vicini di casa!...
Biagio
Stasera, ce l'avranno la voglia, e buon pro; ma il Comune non vuole reggere il lume a sue spese.
Lena
Ci avete il fiele sulle labbra, don Biagio.
Biagio
(allontanandosi per l'erto viottolo) Per voi ci avrei il miele.
Lena
C'è mio marito che me ne dà, ed è di quello buono!
Biagio
«Respice finem», diceva un tale. (Sparisce nel bosco.)
Lena
(rientrando e chiudendo la porta) Linguaccia! Linguaccia!
SCENA II.
LUDOVICO ed ELENA; poi CATERINA.
Ludovico
(nell'ombra del bosco) Eh! Quando correte così, io sono bello e spacciato!
Elena
(in veste bianca — tra gli alberi — guardando indietro e ridendo:) Ah ah ah ah! Povero signor Ludovico!
Ludovico
Sì, sì, ridete, voi! Ma se mi rompo il collo...!
Elena
Attento! C'è un fosso. Aspettate: vi aiuto io.
Ludovico
Questo poi no. (Con un salto, comparisce.) Ecco saltato il fosso!
Elena
Avete calpestata una lucciola!
Ludovico
Nossignora: la lucciola è lì, sotto il lembo della vostra veste.
Elena
(cercando con lo sguardo) Dov'è? Dov'è?
Ludovico
Brava! Adesso l'avete calpestata voi!
Elena
Oh! (Curvandosi come per vedere la lucciola morta) Che dispiacere!
Ludovico
Il vostro piede è più leggero del mio, e nondimeno la lucciola è morta ugualmente.
Elena
Per cagion vostra, però.
Ludovico
(seguendola) Benissimo! Ma giacchè l'avete uccisa voi, io ho tutto il diritto di non averne rimorso.
Elena
E io vi sfido a non averne davvero. Ah! Mi avete fatto camminar troppo!... (Si abbandona su un sedile.)
Ludovico
Io?... Se siete voi che da più di un'ora mi trascinate per queste valli oscure con la speranza di farmi dirupare come una mucca! Sono salvo per miracolo.
Elena
Via, riposatevi anche voi!
Ludovico
Io voglio sedere qui, ai vostri piedi, presso quei piedini che uccidono con tanta leggerezza. (Siede sopra un tronco che è rovesciato dinanzi al sedile.)
Elena
Per voi... non c'è pericolo.
Ludovico
(con un accento di celia malinconica) Lo so. Non c'è' pericolo che i vostri piedini mi uccidano, perchè io sono già morto da un pezzo!
(Un silenzio.)
(Giunge, fiochissimo, il fischio della locomotiva.)
Ludovico
(diventando molto triste) Com'è fastidioso quest'urlo lontano della locomotiva. Tutto ciò che mi ricorda di non essere veramente fuori del mondo m'importuna.
Elena
Eppure, voi aprite con ansia e leggete assai volentieri qualche lettera che vi giunge dalla città.
Ludovico
... Sì, qualche lettera di Francesco Moretti. Capirete: è un amico d'infanzia....
Elena
Non mi è simpatico il vostro amico d'infanzia.
Ludovico
Poveretto! È un sofferente.
Elena
Che vi ama poco.
Ludovico
Come potete giudicare?
Elena
Non so.... Viene a vedervi così di rado!...
Ludovico
Il venire sin qui non è poi molto seducente. Quattro ore di strada ferrata, oltre il cammino che si ha da fare in carrozza e a piedi fra cespi e precipizi!... C'è da rimetterci una buona dose di amicizia.
Elena
Sicchè, se, quando sarò in città, verrò a trovarvi spesso....
Ludovico
Ma allora sarete diventata un po' più ragionevole e forse non ci verrete punto.
Elena
Avete la sapienza di non farmi dimenticare mai tutto quanto c'è di non ragionevole nel mio affetto.
Ludovico
E voi avete quella di ricordarmi ogni momento l'ingratitudine di cui sono colpevole. Credete voi che io non intenda di essere ingrato al caso che vi ha condotta sul mio cammino? Credete voi che io non intenda quale conforto sarebbe più per me che per voi il potervi voler bene diversamente che come a un'amica? Quando ci siamo conosciuti qui, in questo eremitaggio — dove ciascuno di noi veniva a cercar pace — , eravamo due sventurati: voi brutalmente abbandonata da un marito che era stato sempre un vile, io tradito stranamente da una moglie che era stata sempre un angelo. Allora, forse, si equivalevano le nostre due infelicità; ma oggi la mia è ben più grande della vostra. Voi avete messo alla prova il vostro cuore, e ora siete almeno sicura di poter amare un altro uomo. Ma ho messo alla prova il mio cuore anch'io e, come un chiodo in un macigno, l'ho trovato infisso nella mia sventura. (Si anima, soffrendo.) Voi mi amate, non è vero, mi amate? Ebbene (eccitandosi sempre più), se fossi capace di nudrire questo medesimo sentimento, non più per colei che mi ha distrutto ed alla quale sono incatenato oggi più di prima, ma per una qualunque altra donna, io non avrei neppur bisogno di ottenerne l'amore, no, no, perchè il poterla amare mi darebbe già come la gioia d'un riscatto! Che vittoria la vostra, e che condanna, che condanna la mia!
Elena
(dopo breve pausa, gli dice con serenità non sincera, in tono di consiglio, dolcemente) Perdonate a vostra moglie, Ludovico. Questo è ciò che vi resta a fare di meglio. Se ella vi chiama, ascoltatela bene la sua voce, e andate da lei.
Ludovico
(scrollando il capo) Ah sì! è innegabile che dovrei saperle perdonare, perchè, come un apostolo cristiano, io sono andato predicando l'indulgenza illimitata; ma quando tocca a me di mettere in pratica le mie idee, non posso, o, peggio ancora, posso perdonare soltanto condizionatamente, e il perdono patteggiato è orribile per chi lo concede e per chi lo riceve. Non c'è via di mezzo! O perdonare ciecamente, o non perdonare affatto!
Elena
Tuttavia, sarà indispensabile patteggiare. (Si alza.)
Ludovico
Non sarà indispensabile a lei.
Elena
Proponete le vostre condizioni e la povera pentita le accetterà.
Ludovico
Ma che! Quando glie le proposi, non le accettò.
Elena
Erano probabilmente troppo gravi.
Ludovico
(levandosi con veemenza) Erano disumane, ne convengo, ma erano le sole che mi avrebbero garantito il coraggio di continuare a vivere con lei e per lei.
Elena
Le chiedevate, dunque, un sacrificio enorme?
Ludovico
Sì, enorme!... enorme!
Elena
Ma quale?
Ludovico
Le chiedevo che si allontanasse dal suo figliuolo.
Elena
Dal suo figliuolo?!
Ludovico
(acceso d'ira) Tra il figlio del peccato e me, doveva scegliere me!
Elena
Oh... il povero piccolo irresponsabile!
Ludovico
Irresponsabile o no, il mio persecutore è lui! È lui il mio nemico!
Elena
Così sventurato egli stesso!
Ludovico
Tacete, Elena, perchè la vostra difesa mi dà le vertigini!...
Elena
Ciò che sentite in questo momento, Ludovico, è abbominevole!
Ludovico
È abbominevole, sì: io lo esecro!
Elena
No!
Ludovico
Io lo maledico!
Elena
Non voglio che sentiate così!
Ludovico
Voi non siete la mia coscienza. Lasciate che essa mi si ribelli, se può. La ribellione vostra è inutile!
Elena
Ah, io non sono riuscita nemmeno a esservi veramente amica visto che la mia persona non ha nessun potere su voi!
Ludovico
Voi mi donate qualche minuto di sollievo, e questo è già molto.
Elena
Vi dono qualche minuto di sollievo quando taccio o quando vi parlo di cose futili o vi leggo un libro o, che so? quando mi metto al piano per farvi della musica. Ma appena vi accorgete che il mio pensiero vi si avvicina, voi provate un fastidio invincibile. Le mie parole non leniscono le vostre sofferenze, e la mia lealtà, che così dolorosamente vi consiglia di andare da lei — da lei che amate — e che indica a voi l'unica soluzione possibile, non fa che esasperarvi sino alla ferocia più raccapricciante! Questa mia amicizia, quest'eroismo, non vi serve a niente, e, tant'è, sarà meglio tornare alla realtà arida, senza illusioni. Noi non siamo e non saremo mai nè amanti, nè amici.... (Commovendosi) Andremo per due direzioni opposte, ognuno con le sue malinconie e coi suoi dolori... fin dove potremo... sforzandoci, invano, voi a ricordarvi di me, io... a dimenticarvi. (Piange).
Ludovico
Non piangete così.... Non merito le vostre lagrime.
Elena
E che importa! Io non piango per tutto il male che mi fate: piango... per il bene che non posso farvi.
(Un lungo silenzio.)
(Nel sentieruolo in fondo, comparisce Caterina. Ella, scorgendo la presenza di Elena, si ferma trepidante. Non ha più il coraggio di avanzare, e si nasconde tra gli alberi, guardando, spiando. È vestita di nero. Si distingue soltanto il suo volto bianco.)
Elena
(asciugandosi gli occhi) Volete che vi lasci solo?
Ludovico
(tace, pensoso, assorto, con la testa china.)
Elena
Sì, sarà meglio. Sarà meglio. Buona notte, Ludovico!
Ludovico
Grazie, amica mia! Buona notte! (Le stringe la mano.)
Elena
(lentamente si allontana e sparisce nel cortiletto del suo villino.)
SCENA III.
LUDOVICO e CATERINA.
Caterina
(vincendo la trepidanza che la trattiene, fa qualche passo e chiama:) Ludovico!
Ludovico
(trasalendo) Che!
Caterina
Ludovico, sono io! sono io!
Ludovico
(slanciandosi a lei impulsivamente) Caterina!?
Caterina
Sì, Caterina presso la tua porta, come una mendicante: ai tuoi piedi (inginocchiandosi), come una schiava!
Ludovico
(ansioso e severo, ma senza crudezza) Tu, Caterina, a quest'ora! Che è accaduto? (La solleva) Perchè sei venuta? Perchè? Perchè?
Caterina
(affannando) Un momento, Ludovico... un momento.... Se tu sapessi come mi batte il cuore. Ma... ecco... ecco... ti spiegherò tutto. Sono venuta a quest'ora, perchè di giorno non mi sarei sentita veramente sola con te. Mi pare che la luce del sole sia un testimone indiscreto e guasti tutto quel che ci è di intimo tra le anime dolenti.... Mi domandi che è accaduto?... E il tuo amico... il tuo amico Francesco, che venne in casa mia, inviato da te... non ti ha parlato?
Ludovico
No, non mi ha parlato. Mi mandò alcune mie carte, e poi non s'è fatto più vedere. Ma tu che cosa hai da annunziarmi di tanto grave?
Caterina
(con gli occhi spalancati e fissi) Il mio bambino... è morto!
Ludovico
(stranamente, profondamente impressionato) Morto!
(Un silenzio.)
Caterina
(sempre con gli occhi fissi, sbarrati, attoniti, pallidissima) Sono passati soltanto quindici giorni, e io sono già qui.
Ludovico
(soggiogato da un'idea tragica) Tu temi che io voglia violare il tuo dolore? No! No! Non lo temere! Io non voglio che accogliere il destino, il nostro destino. Tu sei presso la mia porta come una mendicante.... Ebbene, io vedo e so che questo non è più il tuo posto. (Vibrando di passione e indicandole la porta della sua casa) Entra, Caterina! Entra! Entra!
Caterina
(come in preda a un crescente timor panico) Non ancora! Non ancora!... Anzitutto, tu devi comprendermi e devi aiutarmi.... In questi quindici giorni, attraverso al mio dolore immenso, penetrava e mi pungeva, pertinace, insistente, la tentazione di te. La povera creatura che ci aveva separati era... sparita; ed io pensavo che se fossi ritornata a te — sola — peccatrice piena di rimorsi, ma tutta tua, non più madre, non più stretta al passato — tu non mi avresti respinta. Questo pensiero era più forte di ogni altro; questa tentazione diventava irresistibile.... Ma ora che sono dinanzi alla felicità... c'è dentro di me qualche cosa di complicato e di sinistro che me la vieta, che mi esulcera il cervello, che mi piglia alla gola come per soffocarmi. Io ho paura, Ludovico, ho paura!...
Ludovico
Paura di che?!
Caterina
Ho paura del dubbio terribile d'avere aspettata nel fondo oscuro dell'anima mia, senza rendermene conto, la morte del mio piccino, per correre a gettarmi fra le tue braccia.... È atroce, è atroce!... E tu devi aiutarmi a vincere questo dubbio prima che io entri nella tua casa!... Te ne supplico, Ludovico: aiutami tu, aiutami tu!
Ludovico
(suggestionato) Ma se davvero questo nostro ravvicinamento ti minacciasse un nuovo rimorso, quale potrebbe essere l'aiuto che mi chiedi?... Uno solo, Caterina, uno solo: (con violenza) fuggirti o scacciarti....
Caterina
(afferrandolo con ambo le braccia come per non lasciarlo fuggire e dando un grido) No!
Ludovico
(amorosamente) E io non lo farei, non lo farei. Non potrei più averne l'abnegazione, perchè accanto a te ritrovo una vitalità che credevo perduta per sempre, e mi pare che già nelle vene mi si rinnovi il sangue e che questa primavera, a cui poc'anzi io mi sentivo estraneo, fiorisca oramai anche per me!
Caterina
(tenendo fra le sue mani quelle di lui) Tu mi parli così dolce, così dolce, che ogni mia tortura si perde in questa dolcezza infinita, e per non turbarla io non voglio sospettare d'essere giunta troppo tardi. Ho visto, sai, ho visto, coi miei occhi, che la tua vicina è assai bella.
Ludovico
È assai buona....
Caterina
(infantilmente addolorata) Un pericolo più grave!...
Ludovico
Ma nemmeno per la sua bontà io ho potuto amarla.
Caterina
Hai tentato?!
Ludovico
Ho tentato. E in questa mia confessione non sai tu leggere tutta la storia del tuo trionfo?
Caterina
(posando il capo sulla spalla di Ludovico) Sì....
Ludovico
Non ti accorgi d'essere l'unica, l'unica donna che mi possa tenere?
Caterina
Me ne accorgo.
Ludovico
(la bacia.)
Caterina
(d'un sùbito si distacca da lui tremando, indietreggiando.)
Ludovico
(raggiungendola) Tu hai rabbrividito!?...
Caterina
(come invasata) Ho rabbrividito, sì, perchè, se mio figlio non fosse morto, questo bacio io non lo avrei mai avuto!...
Ludovico
(con ferocia) Mai, te lo giuro!
Caterina
Lo vedi! Lo vedi! Ogni nostra tenerezza sarà — inesorabilmente — un beneficio che tutti e due sapremo di avere ottenuto dalla sua sparizione. (Con un accento di mistero spaventoso) Ogni tuo amplesso mi dirà che quella morte l'hai aspettata, segretamente, anche tu!
Ludovico
(ha un moto di profondo raccapriccio.)
Caterina
E difatti... ora sei tu che hai rabbrividito!
Ludovico e Caterina
(presi dal terrore, in una repentina allucinazione tenebrosa, istantaneamente, quasi vedono il piccolo morto.)
Caterina
Ah, Ludovico, quel morticino sarà sempre con noi! Sempre!... (Poi cerca di sottrarsi al fantasma con una violenza di riscossa disperata.) Ma non c'è più scampo!... Io mi sono ribellata alla menzogna, io ho sofferto in pace il tuo abbandono, io mi sono affaticata a cercare, a cercare nella mia coscienza, a dilaniarla con una crudeltà che violentava l'istinto umano; ma ora non ho più la forza di lottare! (Intensamente appassionata) Non posso, non posso.... Ho bisogno d'essere amata.... Ho bisogno del tuo amore....
Ludovico
Io vivrò per adorarti, Caterina!
Caterina
... E dovessi pure difendermi dai fantasmi più paurosi, dovessi pure morire dannata, io non voglio rinunziare a questa gioia suprema! Sentimi... sentimi ancora.... Io ti terrò con la gelosa avidità d'un avaro, io non ti lascerò il tempo di sperimentare la bellezza e la bontà di altre donne.... No No!... Io invaderò tutta quanta la tua esistenza, io mi ti avvincerò così strettamente (si avvince a lui con frenesia), così strettamente, che nessun fantasma e nessuna persona viva mi ti potranno togliere più, mai! (In estasi, palpitante, pronunziando queste parole appena col fiato, sempre più stretta al suo Ludovico) Così, ecco.... Così.... Così....
Ludovico
(baciandola, le sussurra all'orecchio:) Finalmente!
Caterina
(come trasognata, esausta, tutta abbandonandosi a lui) Sì, finalmente!... Non sapevo d'amarti tanto.... Non sapevo di amar tanto la vita.... Prendimi... prendimi....
SIPARIO.
(Fine del dramma.)
NOTA