ATTO SECONDO
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La scena come al primo atto.
SCENA I.
La signora TERESA, LUISA, BETTA.
(La signora Teresa si è addormentata sopra una poltrona. Betta è seduta, in fondo, con le braccia piegate. Le imposte della finestra sono socchiuse. La stanza è nella penombra.)
Luisa
(entrando, affaccendata, dalla prima porta a destra, e rivolgendosi a Betta, a bassa voce) Dov'è la biancheria pulita?
Betta
(piano) Quella lì, sulla sedia, è già pronta.
Luisa
(prende in fretta la biancheria e sta per uscire.)
Betta
E di': che te ne pare di quel medico?
Luisa
A vederlo, mi pare il più bravo di tutti. (Esce dalla porta da cui era entrata.)
Betta
(getta un sospiro.)
Teresa
(svegliandosi) Cos'è? È già tramontato il sole?
Betta
(alzandosi) No, signora Teresa. È ancora giorno.
Teresa
Così buio?
Betta
Ho socchiuso le imposte per lasciarvi riposare un poco. Sono tre notti che voi e la signora Caterina non avete dormito.
Teresa
Apri, apri.... Alla mia età non bisognerebbe mai dormire, perchè non c'è più tempo da perdere....
Betta
(apre le imposte. L'ambiente si rischiara.)
Teresa
Ho fatto un bel sogno, sai?
Betta
Che avete sognato, signora Teresa?
Teresa
Ho sognato tanti fiori, tanti fiori, più di quanti ce ne sono nel nostro giardino.
Betta
E poi?
Teresa
E poi, nient' altro. Sognando, ho avuto l'idea di regalarli tutti al piccino, ma ora sto riflettendo che... il profumo dei fiori potrebbe fargli male.
Betta
S'intende.
Teresa
Se invece ne regalassi alla Madonna? Che ne dici?
Betta
Fareste bene.
Teresa
(si alza) Vado a raccoglierne io stessa.
Betta
Ma no, signora Teresa. A questo, penserò io. Andate piuttosto di là, voi; andate a sentire un po' quest'altro medico.
Teresa
Un altro?
Betta
La balia mi ha assicurato che è il più bravo di tutti.
Teresa
E non me ne avvertivi, benedetta?! (Si avvia.)
SCENA II.
FELSANI, CATERINA, la signora TERESA e BETTA.
(Felsani è un vecchio dall'aspetto nobilissimo e severo. In ogni sua parola, in ogni suo atto, egli è prudente, lento, misurato, pensoso.)
Caterina
(precedendo Felsani, entra dalla prima porta a destra) Per di qua, dottore. (Va alla scrivania.)
Felsani
(seguendola) Mi favorisce da scrivere?
Caterina
S'accomodi, se non le dispiace. (Indica la sedia che è presso la scrivania.)
Betta
(si trae in disparte.)
Felsani
(siede.)
Caterina
(guarda il dottore con occhio ansioso, scrutatore, interrogativo.)
Felsani
Le prescrizioni del medico curante sono inappuntabili.
Caterina
Niente da mutare? Niente da aggiungere?
Felsani
(stringendosi nelle spalle) Niente.
Caterina
E allora?
Felsani
Io scriverò la mia diagnosi.
Caterina
Sarà utile, non è vero?
Felsani
Può darsi. (Mette i suoi occhiali d'oro. Si dispone a scrivere.)
Betta
(con timidità, a Caterina) Badi, signora, in quel calamaio l'inchiostro si è disseccato. (Abbassando molto la voce, quasi all'orecchio di lei) Non si adopera da quando andò via il signor Ludovico....
Caterina
Già. (A Felsani) Abbia pazienza, dottore.... (A Betta) Porta subito un altro calamaio.
Betta
(via dal fondo.)
Teresa
(a Felsani, avanzandosi un po') Sa, siamo tutti intontiti in questa casa: vorrà perdonarci se....
Felsani
Prego, prego.
Caterina
(indicando Teresa) È la mia avola materna.
Teresa
Ottantadue anni.
Felsani
(guardandola) Assai ben portati.... È una buona notizia per chi ne ha settanta come me. (Girando lo sguardo intorno) E... suo marito, signora, non è in casa?
Caterina
(che non s'aspettava questa domanda) No... non è in casa.
Felsani
Lo conosco di fama: è un vero umanitario....
Caterina
(imbarazzata) Senza dubbio.
Felsani
Avrei voluto parlare con lui.
Caterina
Con lui?
Felsani
Sì, e sarà necessario ch'io gli parli.... (Sta per soggiungere qualche cosa, ma, vedendo Betta, s'interrompe.)
Betta
(mette un calamaio sulla scrivania.)
Felsani
(a Betta, con un gesto di congedo) Grazie. (E comincia a scrivere.)
Caterina
(è tutta intenta a leggere ciò che Felsani scrive.)
Teresa
(quasi presso l'uscio a destra, guarda un po' nelle stanze dov'è il bimbo e un po' il dottore.)
Betta
(piano, a Teresa) Che fa il piccino?
Teresa
Pare che riposi: vedo che la balia se ne sta tranquilla con le braccia piegate.
Betta
E questo medico che dice?
Teresa
Parla come una sibilla... ma aspetta che glie la tiro io di bocca la verità.
Betta
Senza che la signora se n'accorga, veh! Non si sa mai!...
Teresa
Bisognerebbe che restassi sola con lui....
Betta
Quando starà per andarsene, non vi sarà difficile.
Teresa
Lascia fare a me.
Betta
Ma state attenta!...
Teresa
E tu non dimenticare i fiori.
Betta
Ve ne raccolgo un fascio... un fascio così. (Via per la seconda porta a destra.)
Felsani
(firmando la diagnosi) Ecco, signora.
Caterina
(ha letto attentamente.) Non capisco le ultime parole.
Felsani
E io non desidero che rendergliele del tutto comprensibili. Ma.... (Accenna con uno sguardo prudente alla signora Teresa.)
Caterina
(a voce alta) Oh... è la mia confidente.
Felsani
Ebbene, mi permette qualche domanda?
Caterina
Naturalmente.
Felsani
Non crede lei che suo marito sia vittima egli stesso d'una qualche legge d'atavismo inesorabile?
Caterina
(scossa) ... No, dottore.
Felsani
In tal caso, signora, si è indotti a supporre che, nella sua prima gioventù, quando era libero, quando non sapeva di dover diventare un marito, egli non sia riuscito a sfuggire alla... corruzione che logora la sostanza umana. Non è così?
Caterina
(sforzandosi di rispondere) No, non è così.
Felsani
Per lo meno, però, egli deve avere pazzamente noncurata la sua vita fisica. Mi negherebbe lei anche questo?
Caterina
(umilmente) Sì, dottore, glie lo nego.
Felsani
In conclusione, signora, secondo lei, il padre di quel bambino è un uomo valido, sano, perfetto?
Caterina
(profondamente turbata, siede.)
Felsani
Ma, via, non si turbi così. Le dico queste cose non per il gusto di commettere delle indiscrezioni, e neppure per una fredda indagine scientifica. Assai di rado la costatazione dei fatti addita, come questa volta, alla scienza, lo scopo pratico del suo intervento. Potrebbero... potrebbero venir su degli altri figliuoli, e poichè nulla ci fa sperare che si salverebbero da uno dei più acuti casi della fatalità ereditaria, io ho il dovere d'indicare, con chiarezza, a suo marito, quale e quanta responsabilità ricadrebbe su lui. La mia parola sembrerà severa, ma egli, che si è fatto l'apostolo dei più nobili principii d'altruismo, saprà ascoltarmi, ne sono certo, e saprà provvedere. (Un silenzio.) Non c'è dunque modo di parlare con Ludovico Nemi?
Caterina
(sommessa, pronunziando le parole per una suprema auto-imposizione) Mio marito vive lontano da questa casa.
Felsani
... Sono dolentissimo di non averlo intuito.
Caterina
Non si dia pena, dottore.
Felsani
E... da molto tempo vive lontano?
Caterina
Da sei mesi.
Felsani
Soltanto?... Il che significa ch'io non potrei completare coscenziosamente la mia missione senza rivolgere a lei delle altre domande... importune, la cui audacia ella non saprebbe forse tollerare. Io sono al cospetto d'una madre e d'una moglie, e devo rimettermi ciecamente al suo volere. Vuole ella ch'io cerchi di parlare con suo marito?
Caterina
(abbassando gli occhi)... No.
Felsani
(comprendendo) E con questo, il mio compito è esaurito. (Si alza) Vada, vada dal suo figliuolo. (Con bontà) Questo tempo è per lei assai prezioso e non glie ne voglio rubare.
Teresa
(profondamente impressionata per tutto ciò che ha udito) Sì, Caterina, va.... Farò io gli onori di casa al dottore.
Caterina
(porgendo la mano a Felsani) Io la ringrazio.
Felsani
(stringendogliela) Io... le chiedo scusa.
Caterina
(esce dalla prima porta a destra.)
Teresa
(dandogli il cappello) Sicchè... dottore, il caso non è disperato?
Felsani
(pigliando il cappello) Questo bambino è perduto.
Teresa
Oh!
Felsani
Pensiamo... a salvare gli altri.
Teresa
Quali?
Felsani
Quelli che non sono nati ancora...
Teresa
(fa un gesto di maraviglia e d'interrogazione.)
Felsani
... e che, per essere salvi, non debbono nascere. (Si avvia per uscire.)
Teresa
(si accinge ad accompagnarlo, precedendolo) Le faccio un po' strada.
Felsani
Ma no..., non si scomodi. (Sulla soglia) Non le permetto di scomodarsi!
Teresa
Per accontentarla.... (Avvertendo Betta, che non si vede) Bettina, apri la porta al dottore.
Felsani
(inchinandosi, le passa dinanzi) A rivederla, signora. (Esce dal fondo.)
SCENA III.
La signora TERESA e CATERINA.
Teresa
(resta un momento presso la porta guardando, ossequiosa, il dottore che s'allontana: indi fa qualche passo e desolatamente mormora:) E che dirò a Caterina?... Che le dirò?
Caterina
(entrando con una certa vivacità e con un calore di tenerezza) Sai, nonna, dorme.... Dorme come un bambino che non sia malato. Il suo respiro non è affannoso, no... e quella irrequietezza che stamane ci spaventava è del tutto cessata. Oh, vecchietta mia, non so perchè, io ho un presentimento lieto.... Mi sembra d'essere sicura ch'egli mi sarà preservato e che io saprò vivere sempre più veramente per lui! Tu, buona mia, hai avuta una vita piena di virtù serene e perciò non puoi comprendere certe tristi cose.... (Con espansione circospetta) Vedi: ci sono stati dei momenti in cui ho temuto quasi di non amare abbastanza il figlio ch'ebbi dall'uomo odiato.... (Ha un brivido) Era un equivoco del cuore mio quel timore, niente altro che un equivoco, perchè non è vero che ciò accadesse, non è vero che ciò possa accadere: non deve, non deve accadere; e intanto l'anima m'era attraversata dal dubbio della mia iniquità, e questo bastava a farmi provare un avvilimento profondo. Ma oramai sono forte, assai forte contro il dubbio malsano, e ne parlo a te come d'un nemico non più temuto, come d'un nemico dileguato: te ne parlo perchè non c'è nulla di cui io non ti voglia parlare e perchè mi fa tanto bene che tu, col tuo candore di santa, mi ascolti pazientemente, comprendendomi poco... e assolvendomi tutto! (L'abbraccia con dolcissima effusione.)
SCENA IV.
BETTA, CATERINA, TERESA, FRANCESCO.
Betta
(dal fondo) Signora Caterina, c'è di là il signor Moretti.
(Le due donne ne hanno un'impressione paurosa.)
Caterina
(a Teresa) Lui!
Teresa
(con voce molto sommessa, a Caterina) Che sia venuto per la malattia del bimbo?
Caterina
(con pari segretezza) Non è possibile.... Fortunatamente non ha mai compreso di essere suo padre....
Teresa
E che pensi di fare?
Caterina
Betta, dirai al signor Francesco che... oggi non ricevo nessuno...
Betta
E se insisterà? Era così premuroso.... Stava per entrare senza che io l'annunziassi.
Caterina
Quando saprà che non ricevo nessuno, egli non insisterà.
Francesco
(comparendo e arrestandosi di là dall'uscio — freddamente) Io insisto.
Caterina
(contenendosi) Ma ciò... è abbastanza strano.
Francesco
(entra, senza avanzare) Non tanto strano, visto che io vengo in questa casa per incarico di vostro marito. (Il suo volto è segnato di livore. Nel cavo dei suoi occhi è un intenso scintillio bieco.)
Caterina
(perplessa) Ah! È mio marito che vi manda?
Francesco
Precisamente.
Caterina
(pianissimo a Teresa) Vecchia mia, resta tu un poco presso il piccino e chiudi bene la porta.... Voglio che costui non si accorga di nulla.
Teresa
(tuttora preoccupata dalle parole del medico, pensa di doverle riferire a Caterina e non ne ha il coraggio. — Le dice all'orecchio:) Ma... non ritardare troppo.... Io ho paura di quest'uomo.
Caterina
(sentendosi a un tratto animosa) Ed io no.
Teresa
Permettete, signor Francesco.
Francesco
Prego, signora Teresa.
Teresa
(guarda timorosamente Francesco e pietosamente Caterina, ed esce a destra.)
SCENA V.
CATERINA e FRANCESCO.
Caterina
(volgendo le spalle a Francesco, severa, rigida, sicura) Che cosa dovete voi dirmi per conto di mio marito?
Francesco
A voi, niente. Ieri, stetti da Ludovico, in campagna, ed egli m'incaricò solamente di cercare nella sua scrivania certi manoscritti, per poi spedire a lui alcuni di essi e bruciarne altri.
Caterina
(incredula) Ma pure....
Francesco
(interrompendola con preveggenza) La chiave della scrivania è questa (glie la mostra), e questa è l'indicazione dei manoscritti. (Mettendole sotto gli occhi una carta) Riconoscete la sua calligrafia?
Caterina
Non dubitavo della vostra parola....
Francesco
Leggete, leggete.
Caterina
Non è necessario.
Francesco
Potrà anche interessarvi.
Caterina
(vorrebbe prendere e leggere la carta, ma non osa.)
Francesco
Leggo io. (Legge:) «Manoscritti da bruciare: L'egoismo dell'onore» (A Caterina, con sarcasmo) Peccato! È un'opera assai bella e originale! (Legge:) «Il dovere del perdono» (A Caterina) Questa, fa bene a distruggerla! (Legge:) «Undici sonetti intitolati: «Il figlio». E anche questi devono valer poco.
Caterina
(fissa la carta, ascoltando e diventando livida.)
Francesco
Poi, c'è l'elenco dei manoscritti da salvare. Volete leggere voi?... Ma, già, i manoscritti da salvare non vi riguardano punto.
Caterina
Sta bene. La scrivania di cui avete la chiave è quella. Voi potete eseguire liberamente l'incarico che accettaste. La mia presenza è inutile. (Si avvia per uscire.)
Francesco
(trattenendola col gesto) Non così inutile come voi fingete di credere. Restate ancora un poco. (Cercando le parole) Sto per aprire il cassetto dei segreti di vostro marito.... La vostra presenza sarà per lui una garanzia... della mia discretezza.
Caterina
(schivando di guardarlo e di essere guardata) Ma no.... Egli ripone in voi una fiducia illimitata....
Francesco
E invece il vostro convincimento è che io sia una vile persona.
Caterina
Non l'ho mai detto....
Francesco
(avvicinandosi a lei) Poc'anzi volevate mettermi alla porta.
Caterina
Voi esagerate.
Francesco
Poi avete sospettato ch'io ricorressi a un sotterfugio per introdurmi in casa vostra....
Caterina
Il vostro orgoglio dovrebbe escludere la possibilità di sospetti così oltraggiosi.
Francesco
È il vostro contegno che li denunzia.
Caterina
(facendo qualche passo per allontanarsi) Non è vero!
Francesco
E adesso, lo vedete, adesso voi vorreste fuggirmi, adesso vorreste evitare il suono della mia voce, vorreste evitare l'aria che io respiro, vorreste evitare i miei sguardi come se fossero quelli d'uno spettro o di un delinquente..., mentre qui... in questa medesima stanza....
Caterina
(interrompendolo supplichevole) No! Ve ne scongiuro, non mi ricordate quel giorno!
Francesco
Evvia! Esso non è tanto lontano che voi abbiate già potuto dimenticarlo.
Caterina
(quasi con remissione) Ma, allora, perchè ridire oggi quello che tutti e due ricordiamo?
Francesco
Perchè soltanto così potrò ricacciarvi nell'anima la vostra offesa....
Caterina
(ascoltando le parole di lui, sentirà penetrarsele dentro come punte d'acciaio e, con raccapriccio e disgusto, rivedrà i particolari della seduzione.)
Francesco
Quel giorno, è vero, io l'avevo lungamente aspettato; anzi, dirò di più, io ne avevo preparate le circostanze propizie; ma quando, nell'audacia dell'uomo che giuoca tutto per tutto, io ebbi una frenesia d'amore insensato, voi non fuggiste, no, non fuggiste; e, quasi vinta da una ignorata malìa, piegandovi al mio contatto come una sensitiva, non m'impediste di stringervi fra le braccia....
Caterina
(con ribrezzo doloroso) Ahi!...
Francesco
Non m'impediste di respirare il vostro alito....
Caterina
Tacete!
Francesco
E io vidi il vostro volto diventare più bianco e più bello e i vostri occhi socchiudersi in un dolce languore senza difesa.... (Insinuando il ricordo con passione, quasi con tenerezza d'innamorato) Voi non parlavate, non parlavate, e, tra le mie braccia, io vi sentivo tremare, Caterina, sì, vi sentivo tremare....
Caterina
(esausta) Non più, Francesco, non più!...
Francesco
(in un subitaneo ritorno di rudezza e di acredine) Perchè, dunque, non mi fuggiste quel giorno? Perchè non mi respingeste in quel momento?
Caterina
(convinta) In quel momento non c'era, non ci poteva essere più nulla di me nella mia persona; in quel momento io vi abbandonavo un corpo senz'anima; e, appena ritrovai me stessa, tutto ciò che era accaduto mi parve non un sogno, oh no!, disgraziatamente, non un sogno, ma una ributtante realtà circondata da un impenetrabile mistero; e ne ebbi orrore!
Francesco
Era troppo tardi!
Caterina
Era troppo tardi, lo so, e ve ne chiesi perdono e ho continuato a chiedervene, come se veramente avessi io fatto del male a voi; ho continuato a chiedervene anche quando mi nauseavano e m'insultavano le vostre nuove insidie, e continuo, continuo a chiedervene oggi che venite a rimproverarmi, a rinfacciarmi di essermi data a voi, quasi che voi foste stato la vittima d'un mio capriccio di femmina pervertita. Ma che altro devo dire? Che altro devo io sopportare? Che altro deve accadere affinchè voi mi facciate la grazia di concedermi, incondizionatamente, la liberazione?
(Un breve silenzio.)
Francesco
(parlandole dappresso con un accento sinistro) Sicchè, vi pesa molto la catena che ci unisce?
Caterina
A voi non mi unisce nessuna catena.
Francesco
Ma quale liberazione invochereste se non ci fosse un legame tra voi e me?
Caterina
Tra voi e me c'è il fantasma del passato; ma un legame, certamente no!
Francesco
(penetrante, sorvegliando tutti i moti dell'animo di lei) Ed è questa la verità?
Caterina
Sì, questa è la verità.
Francesco
E ne siete così ben sicura voi, che della verità dite d'avere il culto e l'istinto?
Caterina
(difendendosi) Ne sono sicura, perchè non c'è nulla che leghi assolutamente tra loro un uomo e una donna!
Francesco
Neanche... un figlio?
Caterina
(con un groppo alla gola) ... Neanche!
Francesco
(avvicinandosi molto a lei, a bassa voce, acutamente) È la vostra ultima parola?
Caterina
L'ultima.
Francesco
(afferrandole un polso) Ah no! È giunta l'ora in cui voi dovete rendermi conto di qualche cosa!
Caterina
Badate che siete in casa mia!
Francesco
Ma non per questo io soffocherò il grido dei miei diritti!
Caterina
(svincolandosi) Non c'è alcun diritto che voi possiate esercitare su quanto non appartiene che a me!
Francesco
Io vi assicuro di sì!
Caterina
Io vi assicuro di no!
Francesco
(con violenza minacciosa) Questo è ciò che vedremo!
Caterina
(assorgendo impetuosa ed altera) Ah sì! Lo vedremo.
(Un silenzio.)
Francesco
(siede con una certa aria di prepotenza, cercando, nondimeno, di raffrenarsi e di parlare con calma.)
Caterina
(siede anch'essa.)
Francesco
E, anzitutto, voglio spiegarmi. Vostro marito mi confidò che voi gli rivelaste d'averlo tradito. Ciò mi è stato assai utile, ed io ve ne ringrazio. Benchè egli abbia l'abitudine di non celarmi niente, questa volta la sua confidenza non era completa; e la rivelazione da voi fatta a lui mi riguardava troppo direttamente perchè io potessi rinunziare a conoscerla intera. Nell'animo di quell'uomo di buona fede non mi fu difficile penetrare; e, senza interrogarlo, senza indurlo a dirmi con parole ciò che gli avrebbe bruciate le labbra, io ho compiute le indagini, e nel contegno con cui voi mi avete per tanto tempo offeso, nella incoerenza con cui avete buttato via come un cencio l'amante di un giorno, io ho scoperto il vostro egoismo snaturato. Voi mi avete fatto ignorare d'essere il padre del vostro figliuolo, voi lo avete sottratto al mio affetto, voi me lo avete nascosto, voi non mi avete permesso di nudrire un sentimento che, anche solitario e sepolto nel mio cuore, mi avrebbe riempita l'esistenza.... E ora vengo qui con la rabbia e col dolore d'una belva ferita per reintegrare, a qualunque costo, i diritti del mio sangue. Pensateci bene!
Caterina
Voi cedete a un'ambizione di vendetta e di tirannia e la dissimulate in una sentimentalità che non vi somiglia. E, difatti, in che modo potreste voi reintegrare i così detti diritti del sangue senza che io diventassi per lo meno la vostra compagna?
Francesco
E non sarebbe questo, oramai, il vostro dovere?
Caterina
Sì, forse sarebbe questo il mio dovere, se l'aberrazione d'un istante avesse proclamata al cospetto del mondo e al cospetto di mio figlio la paternità che ora vantate. Pur troppo, in tal caso, io sarei perduta, io dovrei piegarmi a voi, dovrei essere la vostra donna, dovrei subire la vostra supremazia e dovrei dividere con voi — con voi che non mi amate, che non amo e che non amerò mai — tutto ciò che può darmi di dolce o di doloroso la mia creatura. (Si esalta a poco a poco nel convincimento della sua forza e del suo coraggio.) Ma, per fortuna, i figli nati all'ombra dell'infedeltà coniugale non appartengono che alla madre. Il fallo fu mio, non vostro, come miei sono stati i pericoli, miei gl'intimi dibattiti, mie le trepidazioni, mie le sofferenze fisiche e morali che soffiarono la vita in quel piccolo essere, e questi sono i fatti che costituiscono l'unico diritto vero, sicuro, forte, intangibile! Io potrei negarvi che quel figlio è vostro, e voi non potreste provarmi il contrario! Ciò basti a mostrarvi che debole cosa sia veramente la paternità. Ma io non ve lo nego, e non ho il bisogno di negarvelo! (Levando le braccia in alto) La provvidenza mi soccorre, ed io accetto il suo soccorso!
Francesco
Voi m'invitate a un'aspra lotta, Caterina.
Caterina
Non vi temo!
Francesco
(minaccioso) Ad una lotta disastrosa per voi!
Caterina
Non vi temo!
Francesco
Non mi temete, perchè la mente di quella creatura è ancora inaccessibile, e la sua incoscienza passiva vi garantisce l'immunità del vostro egoismo. (Si alza.) Ma quando il gingillo vivente, che ora custodite per voi, sarà un uomo, e quando quest'uomo girerà ansiosamente gli occhi intorno e non troverà suo padre in colui che gli ha dato il nome e vive lontano da lui, lontano dal suo cuore, lontano dalla sua casa, io sarò lì, vigile e pronto, a gridargli: «Tuo padre sono io! Non te ne accorgi? non mi senti? non senti ch'io t'aspettavo? non senti che sono stato sino ad oggi un rinnegato? non sai, non sai che sino ad oggi tua madre mi ha fatto vivere nel supplizio per far vivere te nella illusione della sua virtù? Sono io tuo padre — gli griderò — e se non vuoi perdonare a me l'errore d'averti messo al mondo perchè l'amai, non devi perdonare a lei d'averti data la vita soltanto perchè fu una volgare peccatrice!»
Caterina
(scoppiando d'ira e di disprezzo, si alza — quasi trionfale) Ah, finalmente, ti riveli per quello che sei!... (Affrontandolo, investendolo) E io rivedo, rivedo il bruto in tutta la sua abietta energia! Fui tua, fui tua, sì, e fui, davvero, una volgare peccatrice, perchè cedetti alla tua brutalità, che esercitò su me, per una volta, il fascino funesto che possono esercitare, in un'ora sciagurata, tutte le cose mostruose. A te mi associai nella brutale turpitudine e, per commettere un così basso peccato, fui anche capace di tradire come tradivi tu! Tu tradivi l'amico, io tradivo il marito; ma io, se non altro, ho confessato il tradimento e lo espio, mentre tu all'amico ti sei sempre più attaccato, e non ti stanchi di tradirlo per usurpare il suo posto, per rubargli ogni segreto, per sorprendere e sfruttare le sue angosce, per impormi la tua cupidigia. E vuoi che queste tue minacce non rafforzino il coraggio della mia ribellione? Vuoi ch'io non difenda disperatamente mio figlio dalla prepotenza e, sia pure, dal diritto d'un mostro come te? (Battendo le mani sulla scrivania) Fruga, fruga ancora nei segreti, nei tormenti, negli scritti, tra i brandelli d'anima del tuo amico, giacchè ne hai la fiducia; ma sbrigati, e va via! Sì, va via! va via!... E mettiti bene in mente (afferrandogli il petto dell'abito con ambo le mani) che il giorno in cui tu tenterai di togliermi il figlio che m'è costato il maggiore dei sacrifici, quello di rinunziare alla felicità immensa d'essere amata da colui che è in cima a tutti i miei pensieri, io ti saprò essere degna nemica; e, anche a costo di soccombere insieme con te, io ti schiaccerò: te lo giuro!
Francesco
(solenne e freddo) Siamo intesi.
La voce di Teresa
(di dentro, chiamando con un impeto d'allarme) Caterina! Caterina!
Caterina
(trasalisce, intuisce, e resta un istante come fulminata.)
Francesco
Addio.
Caterina
(con una chiusa ferocia) No! Aspettami! (Ed esce precipitosamente per la prima porta a destra.)
Francesco
(senza aver compreso, l'ha seguìta con lo sguardo ed ora, loscamente, si avvicina alla scrivania. Cava di tasca la chiave, apre il cassetto e fruga. Ne trae molti manoscritti. Siede. Li guarda, li esamina. Consulta la carta che ha mostrata a Caterina. Piglia alcuni zibaldoni e biecamente mormora:) Questi al fuoco! (Li mette da parte. Cerca ancora fra i manoscritti. Vede alcune paginette. Mormora:) Ah! I famosi sonetti!... (Sogghigna. Per un'aspra curiosità comincia a leggere:)
Vagisci, o bimbo, e il tuo vagito pare non so quale prodigio d'eloquenza. Non pensi, è ver, ma a tutto fai pensare in questa tua dolcissima incoscenza.
Non pensi, è ver, ma quante cose care al babbo dici....
(S'interrompe. Con dolorante rancore, scrolla il capo. Continua a leggere:)
al babbo dici, inconsciamente, senza che l'aria stessa le possa rubare alla felice tua breve innocenza.
(Più triste, più angosciato, col pianto nella voce, con qualche lagrima nel fondo degli occhi:)
O bimbo mio, guardandoti nel viso, di qualche cosa grande ed infinita ben sento che mi parla il tuo sorriso.
O bimbo mio, guardando la tua culla, dove mi par continui la mia vita....
(Scrolla ancora il capo stranamente. Indi legge l'ultimo verso del sonetto, pensandolo molto, con amara incredulità:)
io credo in Dio e più non temo il Nulla!
(Sghignazza un po') Ah! ah! ah!... E anche questo al fuoco.... (Esegue. Con un fiammifero accende i manoscritti messi da parte e li getta nel camino. Borbotta:) Il mio ufficio d'amico è adempiuto. (Riunisce in fretta, nervosamente, le altre carte e le avvolge in un giornale. Come se qualche cosa richiamasse la sua più acuta attenzione, figge lo sguardo sulla porta a destra.) Ma che accade lì dentro?!...
(Un silenzio.)
SCENA VI.
FRANCESCO, CATERINA, la signora TERESA.
Caterina
(comparisce, spettrale. Ha sul volto l'impronta del terrore e del dolore più profondo. Si slancia verso lui come per parlargli subito, ma la voce le manca.)
Francesco
(vivamente scosso) Caterina? Che volete voi dirmi?
Caterina
Non capite?... Non capite?
Francesco
Una sciagura, forse?! Una sciagura al bimbo?...
Caterina
(terribilmente) La morte!
Francesco
(con raccapriccio) Che!?
Caterina
(abbandonandosi sopra una sedia) E ora non avete più nulla da pretendere! (Guarda nel vuoto, come una pazza.)
Francesco
La morte? La morte?... Ma io devo saper tutto! Una catastrofe così improvvisa, così repentina, non è possibile! Io devo saper tutto!
Caterina
(ha il viso impietrito in una espressione spasmodica) E che posso dirvi, io?... Il fatto è che noi mettemmo al mondo una creaturina anemica, diafana, malata.... Il fatto è che quel povero piccolo, così fragile, così fragile, pareva che coi suoi occhietti scialbi mi rimproverasse la sua nascita o mi chiedesse la ragione della sua fragilità! Che altro posso dirvi?... La sua malattia è durata dalla nascita alla morte.... Egli... era il figlio vostro: ecco tutto.
Francesco
(abbassa il capo, e il suo volto si rabbuia di vergogna.)
Caterina
(continuando) Ma non pensate che io inveisca ancora contro di voi. No, no, Francesco! La lotta fra voi e me è finita. Innanzi a quel cadaverino... io non sono più la donna che vi giudica. No: io sono la madre umiliata, la madre che s'era illusa di poter combattere perfino la morte con l'orgoglio dell'affetto materno.... Quando io era qui, un momento fa, ad accusarvi e a difendermi, tutta intenta all'avvenire (a poco a poco il suo terrore si dissolve in commozione), egli viveva la sua ultima ora, e sono giunta appena in tempo per vederlo agonizzare.... Oh, perchè illudermi?! perchè illudermi così?!... (Gli occhi le si ingombrano di lagrime.) Perchè figurarmelo adulto, capace di comprendermi, capace di perdonarmi?... Perchè?... Egli era distrutto già da un pezzo! (Sempre più commossa, parlando a sè stessa:) Fin dall'alba di stamane, sul guanciale, la sua piccola testa bruna sembrava un'ombra.... Egli non c'era più... non c'era più, e difatti... è da questa notte che non mi ha più chiamata «mamma»... e le sue braccine non si sono più aggrappate al mio collo come facevano sempre.... Non ho più sentita la stretta di quelle braccine deboli deboli, che pure una volta mi comunicavano tanta forza, e nei suoi occhietti senza luce non ho più trovato il solito rimprovero.... (Ora, le lagrime le inondano il viso.) Mi aveva già lasciata..., mi aveva già lasciata... ed io non me n'ero accorta! (Caldamente piange.)
Teresa
(attraversa le stanze contigue; comparisce, un istante, oltre la seconda porta a destra, poi oltre quella di fondo. Passa, dilegua.)
Francesco
(accigliato, sinistro, prende di su la scrivania l'involto e il cappello, e con cupa voce, curvandosi alle spalle di Caterina, le dice:) Io me ne vado, Caterina, perchè, tanto — voi avete detto giusto — il bimbo è sparito e la lotta è terminata. Oramai, non c'è più nulla che vi sottragga all'amore di vostro marito.... Chiedevate la liberazione, e l'avete ottenuta... completamente!
Caterina
(sentendosi agghiacciare il sangue) Francesco! (Il pianto è cessato d'un tratto....)
Francesco
(tuttora alle spalle di lei, parlandole quasi all'orecchio con un accento fatale, in un misto di cinismo e di soffocante sofferenza) Tentate di essere felice!
Caterina
(spalanca gli occhi, ergendosi in piedi.)
Francesco
(esce.)
Caterina
(come invasa da uno spavento nuovo) Felice!... (Perdutamente, come difendendosi da un nemico occulto) No! Non voglio, non voglio!
Teresa
(entra dal fondo, recando un fascio di fiori; e s'arresta sulla soglia con vigile prudenza affettuosa.)
Caterina
(in atto di deprecazione, volgendo gli sguardi al cielo, gridando come un naufrago la sua preghiera, e levando le mani solennemente) Dio! Dio! Dio mio! Fate che nessun bene mi venga dalla morte del mio angioletto, fate che alla sua memoria resti strettamente congiunto questo dolore che oggi mi possiede, fate che io lo porti ben chiuso nel cuore perennemente, fate che tutto e sempre io lo senta e lo soffra e me ne strugga, senza tregua e senza consolazione!
Teresa
(che le si è avvicinata piano piano) Caterina, non chiedere a Dio una così grande crudeltà!
Caterina
(scoppia in un pianto più disperato e le getta le braccia al collo allacciandosi a lei) Oh, vecchierella mia!... Vecchierella mia!...
SIPARIO.