NOTE:
Reading edition
49. Ivi.
Fieramosca Capuano
Miale o Aminale Toscano
Mariano da Sarni Napolitano
Pachis, Salamene Siciliani
Braccaleone Romano
Capoccio Romano
Carellario Napolitano
Fanfulla Cremonese
Riccio Parmigiano
Lod. d'Abenavolo Napolitano
Practius, Gelenus Siciliani
Il signor Roscoe ammette come cosa probabilissima che il Machiavelli fosse a parte del complotto di Sinigaglia (Vita e Pont. di Leon X, t. l, c. VI, p. 336 della trad. francese nota I). Questo sospetto, così leggermente promosso contro un uomo che finora non venne accusato di verun delitto, non avrebbe nemmeno potuto venire in mente all'autore, se avesse lette le lettere del segretario fiorentino alla signoria scritte in tempo di questa prima legazione. I naturali progressi de' suoi dubbj, de' suoi timori, delle sue conghietture di mano in mano che gli avvenimenti avanzano, le difficoltà che incontra per parlare al Valentino, perchè egli era un uomo troppo poco importante, le sue replicate inchieste perchè si mandi un ambasciatore in sua vece, per ultimo ogni linea delle 29 sue lettere distrugge vittoriosamente così ingiuriosi sospetti. Il più grande argomento del signor Roscoe è che il Machiavelli, nella separata sua relazione di questo avvenimento, non arricchisce la sua narrazione di veruna considerazione: parmi che non fossero altrimenti necessarie, e che i fatti parlino da sè. Vero è che il Machiavelli non aveva nè stima, nè compassione per questi nemici del suo paese, ed erano in fatti poco degni di stima. Rispetto al Valentino, egli ne ammirava l'accortezza; e vedeva in lui un gran principe. Ma di quell'epoca i vocaboli di principe, di usurpatore, di tiranno erano tutti sinonimi. Il Machiavelli mai non fa distinzione alcuna fra di loro, e non credeva possibile di potervi associare veruna virtù morale, fuorchè grandezza di coraggio, carattere fermo ed accortezza.
Dopo quest'epoca più non avendo la casa Manfredi ricuperata la sua sovranità di Faenza, riputiamo conveniente cosa di riportare in questo luogo una tavola cronologica del regno di questi piccoli principi.
an. C.
1334. Riccardo Manfredi, proclamato dal popolo signore di Faenza e d'Imola.
1350. Giovanni figli di Riccardo, si difendono contro Clemente VI fino al 1358, nel quale sono scacciati dalla loro signoria.
Renieri
1377. Astorre I di Manfredi rientra il 25 di luglio per un acquedotto in Faenza, spalleggiato dai Fiorentini, ed è riconosciuto come Vicario di Faenza e d'Imola. È costretto di vendere queste città a Baldassarre Cossa, che lo fa decapitare il 28 di novembre.
1410. Giovanni Galeazzo Manfredi, figlio d'Astorre I, rientra in Faenza il 18 di giugno. Morto nel 1416.
1416. Guid'Antonio Manfredi, figlio del precedente, signore di Faenza e d'Imola. Morto il 18 giugno 1448.
1448. Astorre II figli di Guid'Antonio Manfredi signore di Faenza. Morto il 2 maggio del 1468.
Taddeo signore d'Imola, vende questa città a Girolamo Riario 1473.
1468. Galeotto, figlio d'Astorre II, signore di Faenza, ucciso da sua moglie il 31 maggio del 1488.
1480. Astorre III, figlio di Galeotto, prigioniere di Cesare Borgia il 22 aprile del 1501; strozzato a Roma il nove luglio del 1501.
1503. Francesco di Manfredi, figlio naturale di Galeotto, proclamato dagli abitanti signore di Faenza in ottobre del 1503, si arrende ai Veneziani il 19 novembre del 1503.
Mainardo di Susinana, primo signore di Forlì.
1276 Sinibaldo, figlio di Mainardo, ucciso nel suo letto dal popolo.
1310 Scarpetta, Pino e Bartolommeo degli Ordelaffi, posti in prigione da Roberto re di Napoli.
1317 Cecco degli Ordelaffi, capitano perpetuo del popolo di Forlì, morto nel 1331.
1331 Francesco degli Ordelaffi, fratello di Cecco, signore di Forlì, Forlimpopoli e Cesena. Sua moglie, Marzia di Susinana, è forzata di cedere Cesena al papa il 21 giugno del 1357; e Forlì il 4 luglio del 1359. Francesco fa la guerra da condottiere e muore a Venezia nel 1374.
1373 Sinibaldo, figlio di Francesco, rientra in Forlì spalleggiato dai Fiorentini. Viene riconosciuto come vicario della santa sede nel 1379. Tradito da' suoi nipoti, viene posto in prigione il 13 dicembre del 1385.
1385 Cecco II nipoti e successori di Sinibaldo morto il 19 luglio del 1401.
Pino morto l'8 settembre del 1405.
1405 Antonio, figlio in tenera età di Cecco II, ridotto allo stato di cittadino della repubblica di Forlì; esiliato dal legato B. Cossa; arrestato in agosto del 1411 da suo cugino Giorgio; richiamato alla signoria in luglio del 1425; morto il 4 agosto del 1448.
1410 Giorgio Ordelaffi, signore di Forlimpopoli; 1411 signore di Forlì; fa arrestare suo cugino Antonio in agosto del 1411; viene riconosciuto dalla santa sede il 26 dicembre del 1418; muore il 25 di gennajo del 1422.
1422 Teobaldo, figlio di Giorgio, di nove anni, sotto la tutela di Lucrezia degli Alidosi, sua madre, viene scacciato da sua zia Catarina, che stabilisce Antonio; muore in luglio del 1425.
1448 Cecco III figli di Antonio e suoi successori nella signoria di Forlì morto il 22 aprile del 1466.
Pino II morto nel 1480.
1480 Sinibaldo II, figlio naturale di Pino II, è riconosciuto per signore, malgrado l'opposizione de' legittimi figli di Cecco III; scacciato lo stesso anno da Girolamo Riario.
1480 Girolamo Riario, nipote di Sisto IV, acquista nel 1473 la signoria d'Imola, occupa nel 1480 quella di Forlì: è ucciso il 15 aprile del 1488.
1488 Ottaviano Riario, figlio del precedente, sotto la tutela di sua madre Catarina Sforza; spogliato da Cesare Borgia, in dicembre del 1499 di Imola, ed in gennajo del 1500 di Forlì.
1503 Antonio degli Ordelaffi, figlio di Cecco III, rientra in Forlì in tempo della prigionia del Borgia: muore nel 1504.
1504 Lodovico, suo fratello naturale, vuole dare Forlì ai Veneziani ed è scacciato da Giulio II; vi ritorna, ed è di nuovo scacciato nel 1505. Muore in Venezia.
Da Sansovino, nelle sue Famiglie illustri d'Italia, è riportata al f.º 17 una tavola genealogica degli Ordelaffi; ma molto inesatta. Non diede quella dei Riarj, che non ricuperarono meglio degli Ordelaffi la sovranità di Forlì.
453. Ivi.