NOTE:
Davide Bertolotti translation
Εκπωμα ξυλινον κρατων εβοα τω μιλιω Βελισαριω οβολον δοτε τω στρατηλατη Οκ τυχη μεν εδοξασεν, αποτυφλοι δο φθονος.
«Tenendo in mano una coppa di legno, gridava al popolo: date un obolo a Belisario Generale, glorificato già dalla sorte, poi dall'invidia accecato».
Questa morale o romanzesca novella fu portata in Italia insieme con la lingua ed i codici della Grecia; e quivi fu ripetuta avanti il fine del secolo XV da Crinito, da Pontano e da Volaterrano; impugnata da Alciato, per onor della giurisprudenza; e difesa dal Baronio (A. D. 561 n. 2 ec.) per onor della Chiesa. Non pertanto lo stesso Tzetze aveva letto in altre cronache che Belisario non perdette la vista, e che ricuperò la sua riputazione ed i suoi beni.
Γης και θαλασσης σκηπρα και μοναρχιαν Δαβοντες.
Della terra e del mar gli scettri e il regno Pigliando.
Predizione ardita avanti il fine della prima guerra punica.
Agricolam laudat juris legumque peritus Sub galli cantum consultor ubi ostia pulsat. · · · · · · · · · · · · Romae dulce diu fuit et solemne, reclusa Mane domo vigilare, clienti promere jura.
..... nihil est quod credere de se Non potest, cum laudatur diis aequa potestas.
Fontenelle (t. 1 p. 32-39) ha volto in ridicolo l'impudenza del modesto Virgilio. Tuttavia lo stesso Fontenelle colloca il suo re al di sopra del divino Augusto; ed il saggio Boileau non ha arrossito di dire: «Le destin à ses yeux n'oserait balancer.» Con tutto ciò Augusto e Luigi XIV non erano al certo due sciocchi.
320.
— Sic fiunt octo mariti Quinque per autumnos. Juven. Sat. VI, 90.
Quantunque questa successione sia molto rapida, essa è tuttavia credibile, come pure il non consulum numero, sed maritorum annos suos computant di Seneca (De beneficiis, III 16). A Roma San Gerolamo vide un marito che seppelliva la ventunesima sua moglie, la quale aveva seppelliti ventidue suoi predecessori meno robusti di lui (Opp. tom. I p. 90, ad Gerontiam). Ma i dieci mariti in un mese del Poeta Marziale, sono una stravagante iperbola (l. VI, epigr. 7).
Odi concubitus qui non utrumque resolvunt. Hoc est quod puerum tangar amore MINUS.
428.
Dispositorque novus sacrae Baduarius aulae; Successor soceri mox factus Cura palati. Corippo.
Fra i discendenti e gli alleati della casa di Giustiniano contasi Badoario. Una casa Badoero nel nono secolo, famiglia nobile di Venezia, vi ha fabbricato chiese e dato alcuni Duchi alla Repubblica; e se la di lei genealogia è comprovata come si conviene, in Europa non v'ha Re che vantarne possa una tanto antica ed illustre (Ducange, Fam. Byzant. p. 99, Amelot de la Houssaye, Gouvern. de Venise, t. 11 p. 555).
Terribilis visu facies, sed corde benignus, Longaque robusto pectore barba fuit.
Nel palazzo di Monza distante dieci miglia da Milano si mirano ancora oggi giorno i ritratti degli antichi Lombardi; quel palazzo fu fabbricato o restaurato dalla Regina Teodolinda (l. IV, 22, 23).
514.
Εις οιωνος αριστος αμυνεσθαι περι πατρης Iliade, XII, 243.
Questo eccellente verso che sì bene ci spiega il coraggio di un eroe, e la ragione di un savio, ci prova chiaramente quanto Omero fosse, sotto ogni aspetto, superiore al suo secolo ed al suo paese.
554.
Ει τας επ’ ακρον ηρμενας ευεζιας Εσφαλαμενας λεγουσιν ουκ απεικοτως Κεισθω το λδίπον εν καικος τα Περσιδος Αντίστροφκ δε, etc. Georg. Pisid. Acroas. 1, 51, pag. 4.
Gli Orientali provano pur essi la più gran compiacenza di ricordare queste sì strane vicende; e mi rammento benissimo la storiella di Cosrou Parviz che molto non varia da quella dell'anello di Policrate di Samos.
565.
Et pontem indignatus Araxes. Virgil. Eneide. VIII, 728.
L'Arasse è un fiume che corre con gran strepito, impeto e la massima rapidità, e non v'è modo di resistergli quando le nevi si sgelano: rovescia i più forti ed i più massicci ponti, e le rovine d'un gran numero d'archi che si mirano in vicinanza dell'antica città di Zulfa, sono una testimonianza irrefragabile del suo sdegno. (Voyages de Chardin, t. I, p. 252).
Montrez Heraclius au peuple qui l'attend.
converrebbe assai più applicato a questa circostanza. Vedi il suo trionfo in Teofane (p. 272, 273) e Niceforo (p. 15, 16). Giorgio di Pisidia ci assicura della madre e del tenero affetto del figlio. (Bell. Abar. 255, etc. p. 49). La metafora del Sabbato adottata da Cristiani Bizantini, era veramente un poco troppo profana.