NOTE:
Davide Bertolotti translation
7.
Juvenum rorantia colla Ante patrum vultus stricta cecidere securi. Ibat grandaevus nato moriente superstes Post trabeas exul.... In Ruffin. I. 248.
I fatti di Zosimo spiegano le allusioni di Claudiano; ma i principali suoi interpreti non conoscevano la storia del quarto secolo. Io trovo coll'aiuto del Tillemont la fatal corda in un discorso di S. Asterio d'Amasca.
........ Exscindere cives Funditus, et nomen gentis delere laborat.
Gli scrupoli del Pagi e del Tillemont non posson nascere che dal loro zelo per la gloria di Teodosio.
11.
........ Fluctibus auri Expleri ille calar nequit · · · · · · · · · · · · · · Congestae cumulantur opes, orbisque rapinas Accipit una domus......
Questo carattere (Claudian. in Ruffin. 2. 184-220) vien confermato da Girolamo, testimone disinteressato (dedecus insatiabilis avaritiae Tom. I ad Heliodor. p. 26), da Zosimo (l. V. p. 286) e da Suida, che copiò l'istoria d'Eunapio.
12.
.... Caetera segnis; Ad facinus velox; penitus regione remotas Impiger ire vias......
Quest'allusione di Claudiano (in Rufin., I. 241.) parimente si spiega dalla circostanziata narrazione di Zosimo, lib. V. p. 288.
23.
... Si bellica moles Ingrueret, quamvis annis et jure minori, Cedere grandaevos equitum peditumque magistros Adspiceres... (Claudiano, Laus Seren. p. 196).
Un Generale moderno stimerebbe la lor sommissione o un eroico patriottismo o un'abbietta servitù.
25.
... Quem fratribus ipse Discendens, clypeumque defensoremque dedisti.
Pure tal deputazione fu privata (IV. Cons. Hon. III. Cons. Honor. 142) cunctos discedere.... jubet, e perciò può esser sospetta. Zosimo e Suida applicano a Stilicone e a Ruffino l'istesso ugual titolo di Επιτροποι guardiani o tutori.
29.
.... Tantoque remoto Principe, mutatas orbis non sensit habenas.
Quest'alta lode (I. Cons. Stilich. I. 149) si può giustificare da' timori del moribondo Imperatore (De Bell. Gildon. 292-301), e dalla pace e buon ordine, che si goderono dopo la sua morte I. Cons. Stil. I. 150-168.
... Plaudentem cerne Senatum Et Byzantinos Proceres, Grajosque Quirites O patribus plebes, o digni consule patres.
Egli è curioso d'osservare i primi sintomi della gelosia e dello scisma fra l'antica e la nuova Roma, fra i Greci ed i Latini.
38.
Instat terribilis vivis, morientibus haeres, Virginibus raptor, thalamis obscenus adulter. Nulla quies: oritur praeda cessante libido, Divitibusque dies, et nox metuenda maritis. .... Mauris clarissima quaeque Fastidita datur...
Il Baronio condanna tanto più severamente la licenziosità di Gildone, che la moglie, la figlia e la sorella di esso erano esempi di perfetta castità. Una legge Imperiale raffrena gli adulterj dei soldati Affricani.
59.
.... Calet obvius ire Jam Princeps, tardumque cupit discedere solem. Nobilis haud aliter sonipes....
(De nupt. Hon. et Mariae 287) e più liberamente nelle Fescennine (112-126).
Dices, o quoties mihi dulcius Quam flavos decies vincere Sarmatas · · · · · · · · · · · Tum victor madido prosilias toro Nocturni referent vulnera praelii.
64.
.... Alii per toga ferocis Danubii solidata ruunt; expertaque remis Frangunt stagna rotis.
Claudiano ed Ovidio spesse volte divertono la lor fantasia col mescolar le metafore e le proprietà della liquida onda e del solido ghiaccio. In questo facil esercizio s'è impiegato molto falso spirito.
Nec fera Cecropias traxissent vincula matres.
Sinesio (Epist. 156. p. 272. Edit. Patav.) osserva, che Atene, di cui attribuisce le disgrazie all'avarizia del Pro-Console, era in quel tempo meno famosa per le sue scuole di filosofia, che pel commercio che faceva di mele.
71.
.... Vallata mari Scironia rupes Et duo continuo connectens aequora muro Isthmos.... Claudian. de Bell. Getic. 188.
Gli scogli Scironj son descritti da Pausania (l. I. c. 44. p. 107. Edit. Kahn.) e da' nostri moderni viaggiatori, Wheeler (p. 436) e Chandler (p. 298). Adriano rendè la strada capace di due carri.
.... Et Alpheus Geticus angustus acervis Tardior ad Siculos etiam num pergit amores.
Pure io preferirei il Peneo, basso fiume in un largo e profondo letto, che scorre per Elide, e si getta nel mare sotto Cillene. Esso fu congiunto coll'Alfeo per purgare la stalla d'Augia; Cellar. Tom. I. p. 760. Viagg. di Chandler p. 286.
84.
... Qui foedera rumpit Ditatur; qui servat, eget: vastator Achivae Gentis et Epirum nuper populatus inultam Praesidet Illyrico: jam, quos obsedit, amicos Ingreditur muros; illis responsa daturus, Quorum conjugibus potitur, natosque peremit.
Claudiano, in Eutrop. l. II, 212. Alarico applaudisce alla propria politica (de Bell. Get. 633-64) nell'uso che fece di questa giurisdizione nell'Illirico.
86.
Discors, odiisque anceps civilibus Orbis, Non sua vis tutata diu, dum foedera fallax Ludit, et alternae perjuria venditat aulae. Claudian., de Bell. Getic. 565.
87.
Alpibus Italiae ruptis penetrabis ad urbem.
Quest'autentica predizione fu annunziata da Alarico, o almeno da Claudiano (de Bell. Get. 547), sette anni avanti del successo. Ma siccome non fu adempita dentro il termine che si era baldanzosamente fissato, gl'interpreti se ne sono disimpegnati per mezzo d'un ambiguo senso.
93.
Ingentem meminit parvo qui germine quercum, Aequaevumque videt consenuisse nemus
98.
Venit et extremis legio praetenta Britannis, Quae Scoto dat fraena truci... (De Bell. Get. 416).
Pure la più rapida marcia da Edimburgo, o da Newcastle a Milano esigeva necessariamente uno spazio di tempo più lungo di quello che Claudiano pare che assegni alla durata della guerra Gotica.
104.
Hanc ego vel victor regno, vel morte tenebo Victus, humum etc.
I discorsi (de Bell. Get. 479-549) del Nestore, e dell'Achille de' Goti son forti, caratteristici, adattati alle circostanze e forse non meno genuini di quelli di Livio.
108.
Demens Ausonidum gemmata monilia matrum, Romanasque alta famulas cervice petebat. (De bell. Get. 627).
112.
Et gravant en airain ses frêles avantages De mes états conquis enchaîner les images.
Era famigliare a' Romani la pratica d'esporre in trionfo le immagini de' Re e delle Province. Il busto di Mitridate medesimo, d'oro massiccio, era alto dodici piedi. Freinshem, Suppl. Livian. 103. 47.
132.
.... Cujus agendi Spectator vel causa fui. Claudian. VI. Cons. Hon 439.
Tale è il modesto linguaggio d'Onorio, trattando della guerra Gotica, ch'egli aveva veduta alquanto più da vicino.
140.
Franguntur montes, planumque per ardua Caesar Ducit opus: pandit fossas, turritaque summis Disponit castella jugis, magnoque recesso. Amplexus fines, saltus numerosaque tesqua Et silvas, vastaque feras indagine claudit.
Pure la semplice verità (Caes. de Bell. Civ. III. 44) è molto più grande delle amplificazioni di Lucano (Phars. l. VI. 2963).
149.
... Provincia missos Expellet citius fasces, quam Francia Reges Quos dederis....
Claudiano (i. Cons. Stil. l. 1. 235. ec.) è chiaro e soddisfacente. Questi Re di Francia sono ignoti a Gregorio di Tours; ma l'autore delle Gesta Franc. fa menzione tanto di Sunno che di Marcomiro, e nomina l'ultimo come padre di Feramondo (Tom. II. p. 545). Sembra, che abbia tratto le sue notizie da buoni materiali, che ei non intendeva.
152.
... Geminasque viator Cum videat ripas, quae sit Romana requirat.
162.
... Comitatur euntem Pallor, et atra fames; et faucia lividus ora Luctus, et inferni stridentes agmine morbi. Claud. in IV. Cons. Hon. 321.
Mallius indulget somno noctesque diesque: In somnis Pharius sacra, profana rapit. Omnibus hoc, Italae gentes, exposcite votis, Mallius ut vigilet, dormiat ut Pharius.
Adriano era Fario (d'Alessandria). Vedasi la sua vita pubblicata dal Gotofredo; Cod. Theod. Tom. VI. p. 364. Mallio non dormiva sempre. Compose alcuni eleganti dialoghi sopra i Greci sistemi di Filosofia naturale: Claud. in Mal. Theodor, Conf. 61-112.
Romanos bibimus primum, te Consule, fontes Et Latiae cessit Graja Thalia togae.
Oltre alcuni epigrammi Greci, che tuttavia sussistono, il Poeta Latino avea scritto in Greco le antichità di Tarso, di Anazarbo, di Berito, di Nicea ec. Egli è più facile di riparare la perdita della buona poesia, che dell'antica storia.
187.
Hinc albi Clitumni greges, et maxima taurus Victima; saepe tuo perfusi flumine sdero Romanos ad tempia Deum duxere triumphos.
Oltre Virgilio, molti altri Poeti Latini, Properzio, Lucano, Silio Italico, Claudiano ec., i passi de' quali posson trovarsi appresso Cluverio ed Addisson, hanno celebrato le trionfali vittime del Clitunno.
195.
Nec quisquam Procerum tentet (licet aere vetusto Floreat, et claro cingatur Roma Senatu) Se jactare parem; sed prima sede relicta Aucheniis, de jure licet certare secando. Claudian. in Prob. et Olybrii Cons. 18.
Tal complimento, fatto all'oscuro nome degli Auchenj, ha sorpreso i critici; ma tutti convengono, che qualunque sia la vera lezione di questo passo, non si può applicare il senso di Claudiano che alla famiglia Anicia.
200.
.... Fixus in omnes Cognatos procedit honos; quemcumque requiras Hac de stirpe virum, certum est de Consule nasci Per fasces numerantur avi, semperque renata Nobilitate virent, et prolem fata sequuntur
Claudiano in Prob. et Olyb. cons. 12. etc. Gli Annii, il nome dei quali sembra essersi trasfuso nell'Anicia, notano i Fasti con molti Consolati, dal tempo di Vespasiano sino al quarto secolo.
207.
«Quid loquar inclusas inter laquearia sylvas; «Vernula quae vario carmine ludit avis».
Claud. Rutil. Numatian., Itiner, v. III.. Il Poeta visse al tempo dell'invasione Gotica. Un moderato palazzo avrebbe occupato la possessione di quattro iugeri di Cincinnato (Val. Max. IV. 4.). «In laxitatem ruris excurrunt» dice Seneca Ep. 114. Vedi una giudiziosa nota di Hume (Saggi vol. 1. p. 562 dell'ultima edizione in 8).
Postquam jura ferox in se communia Caesar Transtulit, et lapsi mores desuetaque priscis Artibus, in gremium pacis servile recessi. De bello Gildonico, 49.
.... Quamvis quota portio faecis Achaeae? Jampridem Syrus in Tiberim defluxit Orantes; Et linguam et mores etc.
Seneca proponendosi di consolare la propria madre (Consol. ad Helv. c. 6.) colla riflessione che una gran parte dell'uman genere si trovava in uno stato d'esilio, le rammenta quanto pochi fra gli abitanti di Roma fossero nati nella città.
.... vestigia Graeca Ausi deserere et celebrare domestica facta.
Orazio, Epist. ad Pison. 285. con la dotta quantunque ambigua nota di Dacier, che avrebbe potuto accordare il nome di tragedie al Bruto e al Decio di Pacuvio, o al Catone di Materno. Tuttavia sussiste come un saggio assai svantaggioso della tragedia Romana l'Ottavia, attribuita ad uno dei Senechi.
... Tabulata, tibi jam tertia fumant, Tu nesciis; nam si gradibus trepidatur ab imis Ultimus ardebit, quem tegula Sola tuetur A pluvia.... Juvenal., Satir. III. 199.
... Quid agant laqueis, quae carmina dicant, Quaque trahant superis sedibus arte Jovem, Scire nefas homini....
Gli ancili o scudi di Marte, pignora Imperii, che si portavano nelle processioni solenni per le calende di Marzo, traevano l'origine da questo misterioso evento (Ovid., Fastor. III. 259, 398). Si aveva probabilmente intenzione di far risorgere quest'antica festa, che era stata soppressa da Teodosio. In tal caso noi scuopriremmo una data cronologica, vale a dire il primo di Marzo dell'anno 409, che finora non si è osservata.
Quis cladem illius noctis, quis funera fando Explicet etc.
Procopio (l I. c. 2) positivamente afferma che fu ucciso un gran numero di Romani dai Goti. Agostino (de Civit. Dei, lib. I. c. 12, 13) offre un conforto Cristiano per la morte di quelli, i corpi de' quali (multa corpora) eran restati (in tanta strage) insepolti. Il Baronio, da' diversi scritti dei Padri, ha sparso qualche lume sul sacco di Roma. Annal. Eccles. an. 410. n. 16, 44.
294.
Eminus Igilii sylvosa cacumina miror, Quem fraudare nefas laudis honore suae. Haec proprios nuper tutata est insula saltus, Sive loci ingenio, seu Domini genio. Gurgite cum modico victricibus obstitit armis, Tamquam longinquo dissociata mari. Haec multos lacera suscepit ab urbe fugatos, Hic fessis posito certa timore salus. Plurima terreno populaverat aequora bello, Contra naturam classe timendus eques, Unum, mira fides, vario discrimine portum! Tam prope Romanis, tam procul esse Getis.
Rutil., In itiner. l. I. 325. L'Isola presentemente si chiama Giglio. Vedi Cluver., Ital. antiq. l. II. p. 502.
Erige crinales lauros, seniumque sacrati Verticis in virides, Roma, recinge comas etc.
345.
Quod Tartessiacis avus hujus Vallia terris Vandalicas Turmas, et juncti Martis Alanos Stravit, et occiduam texere cadavera Calpen.
Sidon. Apollin. in Paneg. Anthem. 39. p. 300. Edit. Sirmond.
352.
O Lycida, vivi pervenimus: advena nostri (Quod numquam veriti sumus) ut possessor agelis Diceret: Haec mea sunt; veteres migrate coloni Nunc victi tristes etc.
Vedasi tutta l'Egloga nona coll'utile comentario di Servio. Furono assegnate a' Veterani quindici miglia del territorio Mantovano, con la riserva di tre miglia intorno alla città in favore degli abitanti. Ed anche in questa concessione furono ingannati da Alfeno Varo, famoso legale ed uno de' Commissari, che misurò ottocento passi d'acqua e di pantano.
357.
Gens inter geminos notissima clauditur amnes, Armoricana prius veteri cognomine dicta. Torva, ferox, ventosa, procax, incauta, rebellis; Inconstans disparque sibi novitatis amore; Prodiga verborum, sed non et prodiga facti.
Erricus Monac., in vit. S. Germani L. V. apud Vales. notit. Galliae. p. 43. Valesio adduce varie testimonianze per confermare questo carattere, alle quali aggiungerò quella del Prete Costantino (an. 488) che nella vita di S. Germano chiama i ribelli Armorici mobilem et indisciplinatum populum: Vedi gl'Istorici di Francia Tom. I. p. 643.
365.
Leges restituit, libertatemque reducit, Et servos famulis non sinit esse suis. Itiner. Rutil. l. 1. p. 215.
Cum permagna praemia sunt etc.
... A fronte recedant Imperii.
Pure non sembra che quest'Eunuco si fosse attribuito alcuno degli ufizj di forze nell'Impero; ed è chiamato solo Praepositus sacri cubiculi nell'editto del suo esilio. Vedi Cod. Teod. Lib. IX. tit. 40, leg. 17.
515.
Jamque oblita sui nec sobria divitiis mens In miseras leges hominumque negotia ludit: Judicat Eunuchus..... Arma, etiam violare parat.....
Claudiano (l. 229, 270) con quella mescolanza di sdegno e di fantasia, che sempre piace in un Poeta satirico, descrive l'insolente follìa dell'Eunuco, la vergogna dell'Impero, e la gioia de' Goti.
.... Gaudet, cum viderit hostis, Et sentit jam deesse viros.
Omnia cesserunt Eunucho constile monstra.
Il primo libro finisce con un nobil discorso della Dea Roma ad Onorio suo favorito, esecrando la nuova ignominia, a cui trovavasi esposta.
521.
.... certantum saepe duorum Diversum suspendit onus; cum pendere Judex Vergit, ut in geminias nutat provincia lances.
Claudiano (I, 192, 209) distingue sì esattamente le circostanze della vendita, che sembrano tutte allusive ad aneddoti particolari.
Marmaricus claris violatur caedibus Hammon
evidentemente allude alla sua persuasione della morte di Timasio.
Suppliciterque pias humilis prostratus ad aras Mitigat iratas voce tremente nurus.
Sed tamen exemplo non feriere tuo,
può riguardarsi come una prova di qualche promessa.
Ils ne sont pas venus nos deux Rois! qu'on leur die Qu'ils se font trop attendre, et qu'Attilla s'ennuie.
I due Re de' Gepidi e degli Ostrogoti son profondi politici e sensibili amanti; e tutta l'opera presenta i difetti senza il genio del Poeta.
661.
.... Alii per Caspia claustra Armeniasque nives inopino tramite ducti Invadunt Orientis opes: jam pascua fumant Capadocum, volucrumque parens Argaeus equorum Jam rubet altus Halys; nec se defendit iniquo Monte Cilix: Syriae tractus vastantur amaeni; Assuetumque choris et lauta plebe canorum Proterit imbellem sonipes hostilis Orontem.
Claudian. in Rufin. l. II. 28, 35. Vedi ancora il medesimo in Eutrop. l. I, 243, 251 e la forte descrizione di Girolamo che scriveva per propria esperienza Tom. I. p. 26. ad Heliodor. p. 200, ad Oceanum. Filostorgio (l. IX. c. 8) fa menzione di tal invasione.
Lithorius Scythicos equites, tunc forte subacto Celsus Aremorico, Geticum rapiebat in agmen Per terras, Arverne, tuas, qui proxima quaeque Discursu, flammis, ferro, feritate, rapinis, Delebant; pacis fallentes nomen inane.
Un altro Poeta, cioè Paolino del Perigord, conferma questo lamento. Nam socium vix ferre queas, qui durior hoste. Vedi Dubos Tom. 1 p. 330.
Quae noster peccavit avus, quem fuscat id unum, Quod Te, Roma, capit... (Sidon., Panneg. Avit. 505)
Questo carattere, applicabile solo al Grande Alarico, stabilisce la genealogia de' Re Goti, che fin qui era stata ignota.
710.
... Capto terrarum damna patebant Lithorio, in Rhodanum proprios producere fines, Theudoridae fixum: nec erat pugnare necesse, Sed migrare Getis; rabidam trux asperat irum Victor, quod sensit Scythicum sub moenibus hostem Imputat, et nihil est gravius, si forsitan umquam Vincere contingat trepido... (Paneg. Avit. 300 etc.)
Sidonio quindi prosegue, secondo il dovere d'un Panegirista, a trasferire tutto il merito da Ezio ad Avito suo Ministro.
..... Mihi Romula dudum Per te Jura placent: parvumque ediscere jussit Ad tua verba pater, docili quo prisca Maronis Carmine molliret Scythicos mihi pagina mores. Sidon., Panegyr. Avit. 495. etc.
720.
.... Francus qua Cloio patentes Atrebatum terras pervaserat... (Panegyr. Major. an. 212).
Il posto preciso fu un castello o villaggio chiamato vicus Helena; e sì il nome che il luogo da' moderni Geografi si sono scoperti a Lens. Vedi Valesio, Notit. Gall. p. 246. Longuerue, descript. de la Franc. Tom. II p. 88.
729.
..... Subito cum rupta tumultu Barbaries totas in te transfuderat Arctos Gallia. Pugnacem Rugum, comitante Gelono Gepida trux sequitur. Scyrum Burgundio cogit, Chunus, Bellonotus, Neurus, Bastarna, Toringus Bructerus, ulvosa quem vel Nicer abluit unda, Prorumpit Francus. Cecidit cito secta bipenni Hercynia in lintres, et Rhenum texuit alno. Et iam terrificis diffunderat Attila turmis In campos se Belga tuos.... (Paneg. Avit. 320).
733.
....... Ut liquerat Alpes Aetius, tenue et rarum sine milite ducens Robur, in auxiliis Geticum male credulus agmen Incassum propriis praesumens adjere castris.
750.
Leo respondit, humana hoc pictum manu: Videres hominem deiectum, si pingere Leones scirent...... Append. ad Phaedr., Fab. 25.
Il Leone, appresso Fedro, molto stoltamente s'appella dalle pitture all'anfiteatro; ed ho piacere d'osservare, che il naturale e giudizioso La Fontaine (l. III. Fab. X.) abbia tralasciato questa molto difettosa ed impropria conclusione.
759.
........ Tardis ingens ubi flexibus errat Mincius, et tenera praetexit arundine ripas. . . . . . . . . . . . . . Anne lacus tantos te, Lari maxime teque, Fluctibus et fremitu assurgens, Benace, marino.
.... S'il ne veut s'arréter (il suo sangue) (Dit-il) on me payera ce qu'il va m'en coûter.
Jam reputant annos, interceptoque volatu Vulturis, incidunt properatis saecula metis. · · · · · · · · · · · · Jam prope fata tui bissenas vulturis alas Implebant; scis namque tuos, scis Roma labores.
Vedi Dubos, Hist. crit. Tom. 1, p. 340, 346.
778.
Districtus, ensis, cui super impia Cervice pendet, non Siculae dapes Dulcem elaborabunt saporem: Non avium citharaequae cantus Somnum reducent..... Horat. Carm. III. 1.
Sidonio termina la sua lettera coll'istoria di Damocle, in modo sì inimitabile raccontata da Cicerone (Tusculan. V. 20, 21).
780.
.... infidoque tibi Burgundio ductu Extorquet trepidas mactandi Principis iras.
Sidonio, in Paneg. avit. 442. Verso notabile che fa conoscere, che Roma e Massimo furono traditi da' loro mercenari soldati Borgognoni.
..... Romae sum, te duce, amicus; Principe te, miles..... Sidonio Paneg, Avit. 511.
Dal disegno, che aveva formato il Re degli Svevi, è chiaro che si conosceva, e si praticava la navigazione da' porti della Gallicia al Mediterraneo. Lo navi di Bracara o Braga navigavano cautamente lungo la costa, senz'arrischiarsi di estendersi nell'Atlantico.
Sic mihi diverso nuper sub marte cadenti Jussisti placido Victor ut essem animo. Serviat ergo libi servati lingua Poetae, Atque meae vitae laus tua sit pretium.
Sidon. Apoll., Carm. IV. p. 308. Vedi Dubos, Hist. Crit.
......... Postquam ordine vobis Ordo omnis regnum dederat; plebs, curia, miles, Et collega simul.... 386.
Questo è un linguaggio antico e costituzionale: possiamo qui osservare, che il Clero non era considerato ancora come un ordine distinto dello Stato.
824.
Interea duplici texis dum littore classem Inferno superoque mari, cedit omnis in aequor Sylva tibi etc......... Sidonio Paneg. Major. 441, 461.
Il numero delle navi, che Prisco fissa a 300 vien magnificato mediante un'indefinita comparazione con le flotte d'Agamennone, di Serse e d'Augusto.
826.
..... Spoliisque potitus Immensis, robur luxuria perdidit omne, Qua valuit, dum pauper erat. Paneg. Major. 330.
In seguito applica, ingiustamente per quanto sembra, a Genserico i vizi de' suoi sudditi.
Auxerat Augustus naturae lege Severus Divorum numerum.....
ed una vecchia lista degl'Imperatori, composta verso il tempo di Giustiniano, loda la sua pietà, e ne fissa la residenza in Roma (Sirmondo not. ad Isid. p. 111, 112).
....... Hic Vandalus hostis Urget; et in nostrum numerosa classe quotannis Militat excidium; conversoque ordine fati Torrida Caucaseas infert mihi Byrsa furores.
Praeterea invictus Ricimer, quem pubblica fata Respiciunt, proprio solus vix marte repellit Piratam per rura vagum....
L'Italia dirige le sue querele al Tevere, e Roma, all'istanza del divino fiume, si porta a Costantinopoli, rinunzia i suoi antichi diritti, ed implora l'amicizia dell'Aurora, Dea dell'Oriente. Questa favolosa macchina, di cui aveva già usato, ed abusato il genio di Claudiano, è il costante miserabile ripiego delle muse di Sidonio.
846.
..... Tali tu civis ab urbe Procopio genitore micas, cui prisca propago Augustis venit a proavis...
Il Poeta (Sidon. Paneg. Anthem. 67-306) quindi passa a riferir la vita privata, e le avventure del futuro Imperatore, di che doveva egli esser ben poco informato.
Caesar Tiberius quam petens Neapolim, In Misenensem villam venisset suam, Quae monte summo posita Luculli manu, Prospectat Siculum, et prospicit Tuscum mare.