FRANCESCA DA RIMINI FANTASIA DRAMMATICA.
Reading edition
INTERLOCUTORI
FRANCESCA
PAOLO
LANCIOTTO
UN ANGELO
Coro d'angeli, di demoni, di beati ec.
La scena è nell'Inferno.
ATTO PRIMO.
SCENA I.
Coro di demoni.
I.
In quest'oscuro bàratro, Che il vento orrido introna. L'eterna ira imprigiona L'alme, che rupper fede a l'amor primo. L'urta da l'alto a l'imo Il turbine veloce, e avvolve e caccia Contro a le punte, ond'è funesto il loco; Ma non avvien che il foco Spenga giammai che la lussuria accese. Sorge acerbo e più fiero entro al lor petto L'insazïato istinto, E, dal dolor non vinto, Ei cresce più quanto più il corpo è inetto.
(Si ode il mugghio della bufera e i gemiti dei dannati)
Urlate, urlate, urlate, Voi che d'adultero Foco d'amor bruciate! Noi per quest'aria nera Tessiam la ridda agli orridi Fischi de la bufera!
(Parte del coro incomincia una tregenda)
II.
Stolti! di tempra eterna Credon lor menti! Al Nume, Che a noi, siccome a loro, usurpa il cielo, Pari tengonsi in volto e in forza uguali! Con superbo costume Spronan l'anime inferme oltre i mortali Segni a strappar d'ogni scïenza il velo; Di nuove stelle in traccia Erran fra l'ombre ardimentosi, e quando Sol del momento han regno, L'eternità sognando, Per l'ignoto avvenir spingon la faccia!
III.
Ciechi! D'amore al laccio Dopo tanto volar porgon la vita, E nel par d'occhi d'una figlia d'Eva Chiudon tanta di ciel brama infinita! Come farfalle improvvide Ardon girando intorno A la face d'amor sempre funesta, E cui picciol soggiorno Parve la terra e l'universo un gioco, A un mal vegliato talamo Legan lor fato; e la condanna è questa.
(Parte del coro come sopra)
Urlate, urlate, urlate. Voi che d'adultero Foco d'amor bruciate! Noi per quest'aria nera Tessiam la ridda agli orridi Fischi de la bufera.
(S'allontanano fragorosamente mentre il turbine va poco a poco cessando.)
SCENA II.
Francesca, Paolo.
Francesca
O supplizio, o tormento, o interminato Amor! (Silenzio) Tu sei muto così! Non hai Più parole per me! Quanto aspettammo Questo istante di tregua! Ecco, già tace Il turbine infernal. Traggo dal petto A fatica il respir! Dio dei soffrenti Abbi di noi pietà!
Paolo
Dio? non intende La nostra voce: il dolor nostro è eterno, Siccome eterno è il nostro amore!
Francesca
Oh! taci, Non parlarmi così! Morta al cor mio La speranza non è. Dio non potrebbe Eternamente condannare al pianto Chi tanto amò sopra la terra. Oh! lascia Che il suo perdon, che la sua grazia implori!
Paolo
Se giusto ei fosse, ai prieghi tuoi, già tempo, Piegata avria la sua pietà! Chiamata A le sedi del cielo, a le lucenti Glorie del paradiso avria te sola, Amatissima donna; e il soffrir mio Fatto avria ben dei nostri falli ammenda. Dei nostri falli! e che diss'io? Qual lieve Nube di colpa a l'alma tua fè velo Nei bei giorni terreni? Io solo, io solo Rovesciai la fraterna ira sul tuo Capo infelice, io ne la mia sciagura, Nel mio morir, nel mio supplizio eterno Crudelmente t'avvolsi, e questa è pena, Che la mia disperata anima addenta Così, che nulla in paragon può darmi Pena maggior l'inferno tutto e il cielo.
Francesca
Crudel mi sei! Pari a la tua non m'arse Lunga, ostinata, immensa fiamma il petto? Del mio pensier, dei sogni miei, dei miei Fati, del viver mio tutto il governo Amor non ebbe, amor secreto e grande Come Iddio, che ai mortali occhi si cela E tutto regge e ad ogni cosa impera? A l'amor tuo tutto io non diedi? Ah! indarno T'illude il core, o invan me illuder tenti! Se colpa è amore, ambi siam rei. Ma il petto Chiuder non posso a la speranza, sai; Fiamma d'amor, quantunque iniqua, eterna Pena non porta da quel Dio, che tanto Per nostro amor sofferse in terra!
Paolo
Iniqua La nostra fiamma? Ahi no! Del fratel mio Prima io ti vidi, e pria di lui t'amai. Primo, possente, unico amor gran tempo Mi regnavi ne l'alma; arbitra sola Dei giorni miei, del mio destin compagna Mi venia nei cimenti e nei trionfi La bellissima tua virginea forma, E di valore, di pietà, di tutte Virtudi adorno, invidïato esemplo Agl'italici prenci e al popol caro Mi rese ella, ella sola!
Francesca
O rimembranze De la terra, o dolore!
Paolo
Era il tramonto, Ti sovvien di quel giorno, era il tramonto; Terso era il ciel, chete eran l'aure. Un'onda D'armonie, di fragranze era d'intorno Ai lucidi giardini. Ai consueti Raccoglimenti....
Francesca
Ai miei sogni d'amore....
Paolo
Chiusa nel tuo modesto abito bruno Bellissima venivi. Io muto, ansante, Fra' rami occulto dei furtivi aranci, Seguia col guardo i tuoi passi....
Francesca
I miei passi.
Paolo
Là, presso al tiglio t'assidesti, e....
Francesca
Un libro....
Paolo
Traendo, tutta nei pietosi scritti Gli occhi e l'alma intendevi. Io m'appressai, Furtivamente m'appressai: non visto Mi t'assisi da presso, e l'aria bevvi Del tuo respiro, e i tuoi palpiti intesi La prima volta.....
Francesca
Oh! dolce istante!
Paolo
Amore Mi diè coraggio; mi svelai; sul ciglio Ti spuntava una lagrima. Co 'l guardo, Con l'anima cercai quella pietosa Storia d'amor.... Su la parola istessa S'incontrâr gli occhi nostri, in un sospiro Si confuser le nostre anime; il libro...
Francesca
Di man mi cadde....
Paolo
Io lo raccolsi; e chiusa Qui fra le braccia mie....
Francesca
Fra le tue braccia....
Paolo
«La bocca ti baciai tutto tremante!»
Francesca
O disperato amor!
Paolo
Chi, chi ti tolse Ai baci miei, chi ti rapì? La gioia, La speme, il mondo, l'avvenir, la vita Tutto, colui che ti fu sposo, in terra Ne tolse.
Francesca
E tutto co 'l morir ne diede!
(Voci di demoni, e gemiti di dannati).
SCENA III.
Coro di demoni, Lanciotto, precedenti.
Coro
Spingi, caccia, urta, arrovella L'alma rubella, Che, testè fra noi caduta, Andrà per queste eterne ombre perduta. Bieca, iraconda in vista Ecco ella vien. D'intorno Gli balla, e più l'attrista De l'oscuro soggiorno, La ricordanza de la vita orrenda. Muta, vigil, tremenda, Con la tagliente force Siegue Giustizia; al corso La sprona, e con mortifere Spire l'avvinghia e attorce, Siccome angue, il Rimorso. Spingi, caccia, urta, arrovella L'alma rubella, Che dal vizio sedotta, Viene al giudicio di Minòs tradotta.
Francesca
Un'altra sciagurata anima piomba In quest'oscuro baratro di morte Fieramente ululando.
Lanciotto
Ella?.... Fia vero?....
(Resta immobile).
Coro
Come avare formiche Lungo il tramite, quando Più al sole ardon le lor chete fatiche, S'annusano passando Scevre di preda, e invidiano Le piccolette miche, Ch'altri a lor tolse, e adduce Per opposto sentier con lieta pena, Così, cadute appena Da la superna luce Si scontran l'ombre e piangono La rapita a' lor guardi aria terrena. De la soave e cara Speme, dei dolci inganni Cresce vieppiù la rimembranza amara Quest'immortali affanni. Cinta di liete immagini Ride la terra avara, E il ricordo infedele Muta in dolci venture i casi acerbi. Quindi restiam: si serbi A lo strazio crudele Costui che a quella coppia Mira i silenzïosi occhi superbi.
(L'ombra di Lanciotto per avvicinarsi a Francesca).
Francesca
Lanciotto!... o ciel! no, non m'inganno...
Paolo
O fiera Vista! (Coprendosi la faccia).
Francesca
Fuggiam!
Lanciotto (Fra sè).
Quanto mutata!
Francesca
Il guardo Pietosamente in me figge, e parole Mormora di pietà.
Paolo
Lascialo!
Lanciotto (Accorgendosi del fratello).
Insieme Ancor!
Francesca (Muovendogli incontro).
No, non partir; parlami, ascolta La prece mia, non mi fuggir! men rea Son che tu credi; dei miei falli ammenda, Più che il tuo ferro, il cielo ha fatto! ah! dimmi: Placato sei? n'hai perdonato?...
Coro
Ei muto Resta qual sasso, e gli balenan gli occhi Cupi lampi di sdegno e di vendetta. Spingi, caccia, urta, arrovella L'alma rubella, Che dal vizio sedotta, Viene al giudizio di Minòs tradotta.
Francesca
Deh! fermativi ancor; pietà! Ch'io senta La voce sua! N'hai perdonato?
Lanciotto
A Dio Il perdono domanda: il mio perdono Con l'amor mio morì!
Francesca
Miseri! eterne Dunque ne l'alma tua fiamme ha lo sdegno? Eterna ruggirà sui nostri capi L'ira che bevve il sangue nostro?
Lanciotto
Eterna? E pena ha tal l'eternità che possa Al delitto adeguarsi? Ove, ove sei Tu che al mio cor tutto rapisti? Il fronte Leva, sostieni il guardo mio; di Cristo Il giudicio io precorro: io sono il vero Giudice vostro!
Paolo
Il tuo brando già fece Di noi giudicio! E inulto ancor ti chiami? La tua vendetta è nel mio cor! Costei Che prima, eterna, unica amai, che fatta Felice avrei, che nata era ad amarmi, Nata a intrecciar coi miei giorni i suoi giorni Felicissimi in terra, ecco tu vedi Per tua cagion, più che per mia, travolta Nel fato mio: consorte al dolor solo A la colpa non già, costei tu vedi... E altra pena a me cerchi? Oh! ma a te noto Amor non è; non ti fu mai!
Lanciotto
Gli audaci Sensi e gli accenti e il millantar superbo Ascoltar deggio ancor? Perfidi! io sento Così de la mortale ira avvamparsi Le furie in me; così mi avventa al petto Fiamme gelose il furor mio, che mille Ben mille volte io ti vorrei ridesto A la vita mortal, perch'io potessi Mille volte sfamar dentro il tuo sangue Quest'acre, ardente, insazïata, immensa Vendetta mia, che a la mia vita insieme Spenta non s'è, ma al par s'è fatta eterna!
Francesca
Deh! vi placate, alme infelici! Abbiamo Tanto sofferto, e soffrirem pur tanto! Abbiamo noi, più che non abbia il cielo, Di noi pietà! del suo perdon la via Forse il nostro perdon fia che ne schiuda.
Lanciotto
Perdon dal Cielo io non imploro, e questi Vili dèmoni io spregio....
Coro
O abbominoso Sopra a tutti i mortali!
Lanciotto
Il ciel l'ho perso In te, perfida donna, e d'ogni pena, D'ogni supplizio è l'odio mio maggiore!
(Via tra i demoni).
Coro
Tanto dunque profonde, immortali Mette l'odio radici nel petto Di voi tristi, protervi mortali? Maledetto, maledetto, Maledetto l'amor, che è la fonte D'ogni turpe, malefico affetto! Con le rose, con gli astri a la fronte Passa il ciel, varca il mare, e sorride Ora al cielo, ora al mare, ora al monte; Or tra' sogni, or tra gli odî s'asside, Fiero e saldo, volubile e fiacco, Belve ed uomini e numi conquide; Ed incerto fra l'angelo e il ciacco, Or nel bacio di sozze megère L'orgie canta di Cipri e di Bacco, Or sul dorso di vote chimere. Tramutato in un tisico iddio, Scorda il mondo, ed ambisce alle sfere. Noi felici, cui morbo sì rio Non invade, non agita il petto; Chè alla possa in noi pari è il desio. Maledetto, maledetto, Maledetto l'amor, ch'è la brama D'ogni turpe e malefico obietto; Qui non s'ama, non s'ama, non s'ama!
(Un raggio di luce illumina a poco a poco la scena).
Francesca
Veggio, parmi, un chiaror novo.
Paolo
L'offesa Pupilla abbarbagliata il soffre appena.
Francesca
Ecco, l'aria s'accheta; una tranquilla Serenità spandesi intorno... O raggio Vivissimo del cielo, o luce, o santa Luce, che nei sorgenti astri notturni E ne l'albe adorai, luce, che tutti I miei sogni sapesti e i miei dolori, Luce degli occhi miei, qual mi ti rende Nova grazia quaggiù?
Paolo
Raggio di Dio, Ch'io prima vidi ed adorai negli occhi De l'amata mia donna, oh! come allora Vesti siccome allor del tuo sorriso I grandi occhi di lei; dammi ch'io veggia Costei, che al petto amaramente io serro, Chiusa nel vel de la tua luce amica, E in lei quest'infelice alma disseti Che disïosa de la luce è tanto!
Francesca
Taci! ascolto una voce; un'armonia Non sentita finora al cor mi scende.
Una Voce dal cielo
O de l'ira di Dio ministri, udite, Udite e voi spirti infelici. Al fine Del dovuto supplicio oggi s'appressa Un'anima dolente. Al cielo assunta. Per decreto di Dio, sarà tra poco D'Arimino la donna.
Francesca
Un'alma ha detto Solo un'anima?... E lui?...
Paolo
Sparito è il raggio, Muta è la voce; io son felice!
Francesca
Io tremo.
(Cade il sipario).
ATTO SECONDO.
SCENA I.
Francesca, Paolo.
Francesca
Ch'io ti lasci così! Che a le beate Sedi, a le gioie de' celesti io corra Senza di te! No, non me 'l dir; crudele Emmi ora il ciel, più che giammai!
Paolo.
Felice, S'esser può qui felicità, felice, Credilo, io son. Speranza unica in terra Erami l'amor tuo, sola speranza M'è qui il vederti redimita un giorno De la luce degli angioli.
Francesca
Lontana Da te! divisi eternamente!
Paolo
Oh! acqueta L'anima generosa! Amor, per tanta Diversità di loco e di destino, Non morirà, non muterà! Sereno, Qual raggio di nascente astro, dal cielo Splender vedrò fra queste ombre il tuo fronte; Dolce, siccome balsamo di brina, Scenderà su quest'arsa alma il tuo riso; Sentirò la tua voce, udrò la santa Melodia dei celesti; e, allor che mugghia Più la bufera e mi travolve e introna, L'anima tua m'aleggerà d'intorno Qual bellissima cosa; e il dolor mio, Gli eterni affanni e l'abbandono e il cielo, Poichè tutto l'ho in te, di te sognando, Oblierò. Non piangere in tal guisa; Non disperarmi, anima cara!
Francesca
Invano M'illudi, invan: ti leggo il cor. V'è cosa Negli occhi tuoi che s'assomiglia al pianto; Trema la voce tua, come nell'ora Del nostro ultimo addio! No, non mentirmi Questo, del cielo a me più caro assai, Dolce senso d'amor; no, tu non soffri Penar quaggiù, lungi da me!
Paolo
S'io tremo, S'io piango? Di dolor sempre foriere Le lacrime non son! Mai non fui lieto, Com'or, te 'l giuro; mai nel ciel non ebbi Fede sì piena, e desiderio e brama D'adorar Lui che fino ad or sconobbi! Oh! non è ver, che inesorato o ignaro Dei nostri affanni, a sommo gli astri ei segga; Oh! ver non è, che dai superbi mari Di luce, ove l'eterno occhio si spande, Piegar si sdegni al tenebroso e mesto Destin del figlio de la creta! Io sento Tornarmi in cor dei giorni miei più belli La speranza e l'ardir; sento, siccome Nel primo dì ch'amor gli occhi mi aperse Al fulgor dei tuoi grandi occhi, una voce Che del ciel mi favella, e accende il raggio De la speranza entro il cor mio! Deserto, Credi, non resto io più, quando dal cielo Tu mi sorridi, quando in cor mi siede Speme e desio di rivederti!
Francesca
O giorno, O speranza mia sola! E s'io potessi, Con le preghiere mie, con le cocenti Lagrime del mio core impetrar pace Al tuo capo diletto; aprir la fonte Su te de le pietose acque lustrali De la grazia divina! Appo i beati, Appo Colei che d'ogni donna intende Le pietose querele, e reca il pianto Fino al trono di Dio, piangendo sempre Genuflessa starommi; a l'odorate D'eterni gelsomini ambrosie vesti M'appiglierò; porterò al labbro i santi Lembi, e il tuo nome, l'amor nostro, i tuoi Tutti tormenti io le dirò nel pianto, Finchè a la luce, ov'io t'aspetto e invoco, Ed all'amplesso mio non ti redima!
SCENA II.
Coro di demoni, precedenti.
Un Demonio
Chi prega qui? Chi del ciel parla? È dessa! La sua pena ha fornita, e il nunzio aspetta Che lontan da le nostre ombre la porti.
Altro Demonio
Ecco egli vien.
(Un chiarore si diffonde a poco a poco fra l'ombre e una musica dolcissima si ode risuonare in lontananza).
SCENA III.
Paolo, Francesca, l'Angelo.
Francesca
L'angel s'appressa: io sento L'aura celeste che l'annunzia.
Paolo
È desso! (O terribile istante! Ella, ella dunque Mi lascerà!) (Si scosta da lei per nasconderle il suo dolore).
Francesca
Lasciarlo io deggio, a tanto Dolor lasciarlo? Oh! no 'l poss'io! Deserto Fra tanto strazio, al cielo in odio, in ira A sè stesso, qual mai speme e conforto Gli resterà? L'amor, la colpa, il pianto, Il morir, tutto avrà meco diviso Fuor che la gloria dei celesti? Oh! il cielo! Oh! la danza dei chiari astri, e la luce Infinita di Dio! Cinta di raggi Fra ghirlande d'elette anime io veggio La madre mia, ch'ivi m'aspetta e chiama, E di palme e di fior candidi intreccia La corona serbata a le mie chiome, La corona dei miei sogni innocenti... Oh! attendi, o madre, attendi ancor! Ch'io pianga L'ultima volta accanto a lui; ch'io volga L'ultimo addio... L'ultimo!? ah! no!
L'Angelo
Di Dio Il perdono io ti reco, al ciel ti guido, E ancor non sorgi? e incerta ondeggi e tremi?
(La musica diviene più distinta e prende un tono malinconicamente celestiale).
Paolo
Vieni al mio cor l'ultima volta! Ah! vieni Qui sul mio core; e al ciel, da cui ti mosse Carità de la mia vita infelice, Torna, vola, amor mio! Lascia ch'io pianga Per tutti io sol! Colpevol fui! Non era Cosa mortal, terrena cosa, il veggio, Degna de l'amor tuo! Se alcuna io m'ebbi Grazia da te; se ancor su queste ardenti Labbra, qui, vedi? su la bocca mia Vive lo spirto dei tuoi baci, oh! nulla Pietà dal ciel, favor di Dio non merto: Tutto ei mi diè ne l'amor tuo, nè spero Altra grazia giammai!
Francesca
Ch'io t'abbandoni!
L'Angelo
Al ciel rinunzi?...
Paolo
Ah! no! siile pietoso Del tuo perdono, Angel di Dio! Non vedi, Che disperatamente ella si serra Su l'anelante mio petto, siccome Chi dà l'ultimo vale?
Francesca (inginocchiandosi).
O luminoso Abitator del paradiso, o santo Messaggiero di Dio, se mai per prova Sapesti amor, se mai de le terrene Tenebrose venture unqua ti venne Conoscenza e pietà, deh! non lasciarmi Derelitto così questo che tanto Sovra tutte le cose ebbi diletto Amatissimo capo! Amor fu tutta La colpa nostra! Amato abbiamo entrambi, Pianto entrambi abbiam noi! Raggio o sorriso Non sparse mai sul nostro cor la gioia; Ma il dolor con sue negre ali ne aggiunse Fedelissimamente, e il morir tenne Loco di maritaggi, e fu l'inferno Del nostro santo amor talamo e altare! Oh! qual favor, qual grazia oggi m'assume Al cospetto di Dio, che me da tanta Parte de l'esser mio svelle e divide? A dura prova, a strazio orrido il Cielo, Credi, questa tremante anima espone. Deh! non negar che meco ei venga! Assunto Meco al Cielo egli sia! Vedi? Mi manca Tanta virtù, che da costui che piange Eternamente io mi divida!
L'Angelo
O cieche Anime! O grazia del Signor, che indarno Come fiume di luce ti diffondi Su questo capo impenitente! Amore Tu invochi? Ascolta: amor cantan le sfere.
I.
Coro d'angeli
Qui dove s'incolora D'eterne rose il giorno, Fra novi astri il soggiorno Pose Colui che l'anime innamora. Amor qui regna; al sole Ei dà la luce, ei regge Gli astri nel cielo ad intrecciar carole, E al cielo, al mare, all'universo è legge.
I.
Coro di diavoli
Liberi come il vento, Senz'amor, senza legge e senza posa, D'ogni creata cosa Noi Siam guerra e spavento. Guerra noi siam, che adduce Per la gora del mondo anima e vita; Ombra noi siam, da cui sorge infinita Brama ed amor de la siderea luce.
II.
Coro d'angeli
Qui in armonia perenne Ogni sospir si muta; Qui trova eco solenne Ogni voce che al mondo erra perduta; Qui in dolce ambra odorosa, Che al sol novo scintilla, Vien mutata la lacrima pietosa Che amor da una soffrente alma distilla.
II.
Coro di diavoli
L'aria, la terra, il mare, Tutto che vive e pensa a noi soggiace. Nostro è l'arbitrio audace Onde sorgon l'imprese inclite e chiare; Per noi servo e conquiso Non giace il vol de le coscienze ardite, Anima nostra è la feconda Lite, Virtù il dispregio, ed arma nostra il riso.
III.
Coro d'angeli
Nocchier naufrago, assorto Da negre onde in tempesta, Qui ai tuoi lunghi travagli apresi un porto, Del procelloso mar la riva è questa. Qui, dov'è luce e amore, Trova ogni anima pia l'alma sorella, Ogni affanno terren mutasi in fiore, Ogni anima che amò diventa stella.
Francesca
O dolcezze ineffabili! o celeste Melodia, che nel cor placida scende Come fioccar di mattutina neve Sovra un povero arbusto! Un dolce io sento Söavissimo spirito di pace Scorrermi per le fibre intime, e come Una memoria lungamente cara D'un ben sempre sognato e mai raggiunto, Come il ricordo d'un april fuggito Sull'ali del più bello angiol d'amore, Malinconicamente in cor mi parla La gioia d'un perduto Èden, da cui Sento che da gran tempo esule io vivo!
Paolo
M'abbandona ella già! Mai non la vidi Trasfigurata in simil guisa! Al cielo Tende, a modo di stanche ali, le braccia, E nel fronte e nei cari occhi le splende La presenza del Nume!
Francesca
Ascolta, ascolta! Odo a nome chiamarmi; il cielo io veggio, Veggio de le beate anime il coro Radïante di luce...
Paolo
Ombre di morte Son su 'l mio guardo, e la bestemmia ascolto Degli infelici, a cui negato è il cielo.
Coro Di Beati
Oh! venite, venite, o dolorose Anime erranti, cui l'amor flagella; Nostre son queste miti aure odorose, Nostra è la luce, ond'ogni ciel s'abbella; Nostro il tesor de l'armonie nascose, Che tempra ogni astro e ad ogni cor favella; De le plaghe del ciel nostro è ogni fiore, Nostro è il guardo di Dio, nostro è l'amore. Oh! venite, venite! E se di pianto Fu nutrito fin'oggi il vostro affetto, Qui nasce un fior, che s'alza e s'alza tanto, Che ogni astro attinge, e il fior degli astri è detto, E chi ciba di lui, quel nodo infranto Vedrà che il lega ad un terrestre obietto, E ne l' oblio d'ogni beltà finita, Saprà l'amor, la verità, la vita!
Francesca
Obliare, obliar?... Che intesi? Il cielo Loco non ha per le memorie mie?
Voce della madre
Sorgi a l'amplesso mio, Vieni, non odi di mia voce il suono? Figlia, senza di te sola son'io; Tutto luce è nel ciel, ma cieca io sono. Piegato ha il mio pregar l'ira di Dio, Co 'l mio pianto cresciuto è il suo perdono; Vieni, diletta mia, vieni e saprai, Che amor qui sorge, e non tramonta mai.
Francesca
O madre mia! (All'angelo). Partiam, fuggiam da questa Tenebra lungi! Al ciel recami, al cielo Patria degl'infelici! Oh! vedi? Io posso Sostener la tua vista; al fin ti veggio In tutto lo splendor che ti circonda Nel paradiso.
Paolo
O mia Francesca!
Francesca
... Un serto Di stelle fulgidissime circonda Il tuo fronte, il tuo crin, tutta è di luce La tua pura sostanza. Oh! schiudi il volo, Scoti le penne lampeggianti; mira, Io ti seguo, io m'inalzo!
Paolo
O mia Francesca!
Francesca
Chi piange qui? Chi mi rattien?... Deh! vieni Vieni tu pure, alma infelice! Iddio Ne chiuderà nel suo perdon, siccome Due piccioli, sorgenti astri, che il sole Ne l'oceano dei suoi raggi confonde. Fuggiam, fuggiam da questi lochi. Oh! mira... Ma a che, pietoso messagger, tu il guardo Luminoso da me torci, e le penne Pur dianzi aperte e lampeggianti al volo Mestamente sui lievi òmeri chiudi? Venir sola degg'io? Su questa fronte, Ch'io tanto amai, ch'io tanto amo (oh! perdona, Pietoso angiol di Dio! nel cor mi siede Quella memoria ancor, nè forse il cielo Cancellarla potria) Rispondi: eterna Su questa fronte derelitta e cara Striderà l'ira del Signor? Ch'io sappia Pria di partir...
L'Angelo
Sieguimi!
Francesca
Ah! di'...
L'Angelo
Ritorno Far deggio al ciel recando il tuo rifiuto? Breve istante t'assegno.
Paolo
Ah! parti, il segui, Lasciami, fuggi...
Francesca
Oimè!
Paolo
Svolgiti; addio... Eternamente!
Francesca
Addio!
Paolo
Pur, là nel cielo, Non obliarmi!... Al nostro amor talora, Al morir nostro il pensier volgi!
Francesca
O dolci Istanti de la terra, e voi del nostro Tanto soffrir memori luoghi... addio!
(La musica risuona più dolcemente; l'angelo dispiega le ali e cinge Francesca delle sue braccia).
Paolo
Scatenatevi, o turbini; ululate, Dèmoni e voi, spalancatevi, o abissi, Fulmina, o ciel; tutti or vi spregio e sfido, Che solo al pianto eternamente io resto!
(Mentre i demoni stanno per impadronirsi di Paolo, e Francesca stà per sollevarsi al Cielo, Lanciotto ripassa in fondo in mezzo ai diavoli).
Francesca
Oh! sorreggimi al volo! È tanto grave Quest'aria, e l'ali mie son così stanche! Lascia ch'io posi anco un istante! Intorno Vedi? fiorito è questo loco...
L'Angelo
Orrendo Loco di pianto e di supplizio è questo: Vieni, il ciel si dischiude...
Francesca
Il ciel? Deserto È intorno a me; vasto deserto! Mute Son l'armonie, pallidi gli astri, estinta Ogni luce, ogni raggio... Immoto, in grembo D'una tenebra immensa, Iddio balena Terribile dagli occhi... Oh! non è questo Il ciel, l'amor questo non è! Lasciatemi, Udite? Egli è laggiù!... laggiù dal fondo Di quell'abisso piangendo ei mi chiama... Oh! la mia gloria, l'amor mio, la luce, Tutto il mio cielo in quest'abisso è chiuso!
(si stacca dalle braccia dell'Angelo e ripiomba abbandonatamente sul suolo).
Paolo
Che fai? misera donna! eternamente Tu sei perduta!...
Francesca
Eternamente io t'amo!
(La musica cessa d'un tratto; la bufera mugola spaventosamente, i demoni intrecciano una tregenda).
Un Demonio
Oh! nostra gloria onnipossente!
L'Angelo
(Coprendosi la faccia). Oh! amore!
Fine