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Niccolò Machiavelli e i suoi tempi, vol. I

Volume 1 — APPENDICE DI DOCUMENTI (continued 2)

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Io vo omni dì 4 o 6 volte al nuovo Gonfaloniere, et è tutto nostro, et Monsignor suo fratello mi domandò hoggi, sendo seco, di voi, et mostra amarvi unice, et io anche feci seco lo officio dell'amico circa casi vostri: così li facessi voi di me, chè non desidererei più da voi.

Se non vi incresce, scrivete uno verso al Guidotto in mio favore, che poichè io ho lo stantiamento, mi cavi del generale.[877] Fatelo se vi pare, o se vi viene bene....

Florentie, die 18 octobris M D I J.

Bl. Bo.

Nicolao Maclauello, Secretario florentino p[lurimu]m honorando. Ad Imola.

4 Lettera di B. Buonaccorsi al Machiavelli. 21 ottobre 1502.[878]

Niccolò. Perchè hieri, quando riceve' la vostra, era festa, non potetti farvi fare l'uchettone;[879] ma stamani di buona hora andai ad trovar Lionardo Guidotti, et tolsi il panno, lasciandomene governare a lui come mi scrivesti; et tagliossi in su uno taglio che haveva, che a me pare bello; et intròvi dentro braccia 7 et 1⁄2 di panno, che, a quello potetti vedere, vi costerà la canna da 4 ducati et 1⁄2 in giù. Hollo facto tagliare a me, et del collare et altre cose ho facto quanto ne commectesti, et il meglio ho possuto....[880]

Habbiamo facto cercare delle Vite di Plutarco, et non se ne truova in Firenze da vendere. Habbiate patientia, chè bisogna scrivere ad Venetia; et a dirvi il vero voi siate lo 'nfracida ad chiedere tante cose.

Expecto habbiate scripto al Guidotto, et non tractatomi all'usato.

E' mi duole non vi havere servito in tutto, perchè mona Marietta vostra [ha] saputo di questo uchettone, et fa mille pazìe. Et se voi non havessi allogato la putta sua sì bene, come havete, starebbe di mala voglia; ma desiderrebbe intendere le circunstantie della dota; il donamento et altre cose è ad ordine, et tutte le cornachie di Sardigna verranno ad honorarla et accompagnarla honorevolmente.[881]

Io non so se io harò l'uchettone stasera, havendolo lo manderò; se non, per il primo non mancherà. Et voi mi adviserete della ricevuta del velluto, il prezo del quale Lorenzo non volse chiedere alla Marietta, ma dice lo metterà ad piè di un altro vostro conto havete seco. Et se quel cieco del Guidotto mi havessi voluto dare li mia danari, co' danari contanti si faceva ogni cosa meglio. Habbiate patientia, chè maggiore tocca ad havere ad me.

Io non ho che scrivervi niente di nuovo, et però habbiate patientia; et se nulla verrà, vi tracterò da amico.

Ser Antonio della Valle è in sullo impazare, et disputando lui et ser Andrea[882] di Romolo, a' dì passati, dello Sbaraglino, ser Andrea li adventò uno zocholo et ruppeli le rene, et il povero huomo porta uno bardellone adosso, non sapendo o potendo fasciarsi più comodamente, et non c'è rimedio se lo voglia levare da dosso. Vanno armati amendua, non so se voi m'intendete: ser Andrea di pesceduovi, et ser Antonio d'argomenti; et ciascuno di loro sta in su' sua. Credo che noi la comporreno, se si trova modo da racconciare le rene a ser Antonio.

Niccolò, io sono ad mal partito, perchè ser Antonio ha smarrito il suo caldanuzo, et fassi ad me, et vuole lo rifacci di danni et interessi: non so come me lo accordare, et vorrei pure contentarlo, però non mi mancherete del consiglio vostro.

Il presente latore, che sarà Iacopino, vi porta l'uchettone, et a me pare stia bene, et dinanzi è cucito, perchè ho visto portate così e' luchi: quando non vi piacci, fia poca fatica ad sdrucirlo. Et in effecto ho facto il meglio ho possuto: fate pure che la prima volta vi sia assettato adosso, che pigli buona forma....

Lionardo ha pagato il rimendo et la fattura dell'uchettone lire 5, et di tanto li siate debitore, et con me siate debitore qualche sgallinatura.[883]

Io non ho parlato di licentia, perchè voi non ve ne curate et io lo so. A me basta c.... il sangue per voi et per me, et che voi «sgaliniate.»

Niccolò, io vi ho ad dire ch'e' Collegi fanno mille pazìe del mio stantiamento,[884] et dicono che se non si revoca non faranno nulla, perchè non vogliono habbiamo dua salarii; sichè quando voi siate al termine dello havere guadagnato e' danari havesti, ordinate di non havere ad chiedere stantiamento, et anche non credo lo habbiate mai, per potere poi cancellare il debito dove appariranno li danari havete havuti.[885] Governatevene come vi parrà meglio....

Lorenzo di Giacomino mi dice che domattina manderà il vino et che vi ha servito da huomo da bene, et che avanti sia costì, vi costerà poco meno di 5 ducati; sichè voi ve n'andate in chiasso. Et di più mi ha pregato che, havendo cotesto Signore ad mectere le poste per di qua, che desidererebbe operassi con li amici vostri costì, che lui havessi la posta qui di Firenze. Et perchè voi sapete quanto io lo ami, ve lo raccomando quanto posso.

Florentie, die xxi octobris MDij.

Bl. Bo.

Nicolao Maclauello, Secretario florentino suo plurimum honorando. Ad Imola.

5 Lettera di Niccolò Valori al Machiavelli. 21 ottobre 1502.[886]

Carissimo tamquam frater. Noi habiamo dato per conto vostro a Biagio ducati 40, che meglio non s'è possuto fare per dua cagione: l'una per la scarsità et miseria in che ci troviamo; l'altra mi riserberò nella penna. Se io ho manchato di satisfarvi con i detti, Deus testis, ho sopperito et in publicho et in privato di fare cognioscere le opere vostre; quæ, nihilominus per se luceant, non è fuora di proposito scoprille, et in verità et con i Signori nuovi et Dieci ne ho satisfatto ad me medesimo. Et veramente queste due ultime lettere ci havete mandate v'è suto tanto nervo, et vi si mostra sì buono iudicio vostro, che le non potrebbano essere sute più aprovate; et in spetie ne parlai a lungho con Piero Soderini, che non iudicha si possa a nessuno modo rimuovervi di costì. Et io non manchai fargli intendere quello bisognava fare, et vedrete lo troverrete favorevolissimo alle domande vostre. Confortovi a pacientia, et fare come solete, che doverranno essere più cogniosciute le opere non sono sute qui. Et se io posso nulla per voi, poi non ho fratelli, fo pensiero non vi havere et non mi habbiate in altro luogho che di fratello. Et questa vi vaglia in luogho di contratto. Cristo vi guardi.

Non entro in nuove, perchè etiam non ne voglio da voi.

A dì 21 d'ottobre 1502.

Vostro N. V. in Palagio.

Prestantissimo Niccolò Machiauelli, Segretario degnissimo. In Imola.

6 Lettera di Niccolò Valori al Machiavelli. 23 ottobre 1502.[887]

Carissime tanquam frater. Io ho una vostra de' XX, che mi è suta carissima, come mi saranno sempre tutte le cose vostre. Et veramente i raguagli et discorsi vostri non potrebbano essere migliori, nè più approvati. Et volessi Idio che ogni huomo si governassi come voi, che si farebbe mancho errori. Noi qui, perchè le nuove dipendano di costà, non habiamo molto che dirvi. Mandamo ser Alexandro[888] a Roma, che doverrà essere cosa grata a cotesto Principe, et voi ve ne potrete honorare assai. Le gente comandate non si sono mandate alle frontiere, perchè non farebbono sennon male; ma potete bene dire a Sua Excellentia, s'è mandati più conestabili, de' migliori et da fare fatti al Borgho et negli altri luoghi. Et tutta volta si pensa fare qualche dimostratione che darà reputatione a Sua Excellentia, et sicurtà a noi. Circa a' casi miei particulari, Deus testis, che io v'amo et stimo più che fratello. Et perch'io so haresti voglia d'esserci a questa cerimonia del Gonfaloniere nuovo, ne farò pruova, ma non riuscirà, perchè lui etiam non se ne accorda molto. Bastavi in coscientia non s'è mancato secho di fare l'officio per voi, et satisfare alla verità. Et per la fede è fra noi, io in particulare ne ho parlato secho due volte a lungho, in modo credo che d'amicho vi sia diventato amicissimo. Quello desiderate in secondo luogho, non vi doverrebbe essere dinegato; ma questi nostri Collegii sono in modo attraversati, e non habbiamo mai possuto farne fare loro nessuno: non resteremo d'aiutarne, et voi et gli altri. Nè più per fretta, sennone sono senpre a' piaceri vostri. Cristo vi guardi.

A dì 23 d'ottobre 1502.

Niccolò Valori in Palagio.

7 Lettera di Iacopo Salviati al Machiavelli. 27 ottobre 1502.[889]

IHS. Addì xxvij ottobre 1502.

Magnifice Vir, etc. Io ho la vostra de XXIII per la quale resto avisato a quanto vi trovate d'acchatto,[890] et il desiderîo avete di ricuperarlo, per soprire[891] a' vostri affari. All'entrata del futuro mese, o a pochi dì di quello, se ne risquoterà lo viijº, et rimanente dipoi subcessivo per e' tempi correranno. Et perchè desidero compiacervi, et soprire possiate a' comodi vostri, sono parato servirvi sino a detta somma di mio, non per ritragli di detto assegnamento, ma in presto. Accadendovi, avisate, et pagherogli a chi commetterete, quando così v'attagli. E per questo non acchade altro. Sono a' piaceri. Cristo vi guardi.

Delle nuove, accepto la deliberazione n'avete presa, et quella conmendo.

Iachopo Salviati, in Firenze.

Magnifico domino Niccolao de Machiauellis, apud Ill. Ducem Valentinensem. A Imola.

8 Lettera di Biagio Buonaccorsi al Machiavelli. 28 ottobre 1502.[892]

Niccolò, anchora che voi siate savio et prudente, et che la mia sia presumptione ad volervi ricordare come habbiate ad scrivere, et di quelle cose maxime che a omni hora vedete in viso; tamen io vi dirò brevemente quello mi occorre, non obstante che qui io habbi facto il debito mio, in tutti quelli luoghi et con tutti quelli che vi havessimo volsuto dare carico. Et prima vi ho ad ricordare lo scrivere più spesso, perchè lo stare otto dì per volta ad venire quagiù vostre lettere, non passa con vostro honore, nè con molta satisfactione di chi vi mandò; et siatene stato ripreso da' Signori et dalli altri, perchè, sendo coteste cose della importantia sono, qui si desidera assai intendere spesso in che grado si truovino. Et non obstante che voi habbiate scripto largamente le genti che si truova cotesto Principe, et li aiuti in che li spera, et il prompto animo suo ad defendersi; et che voi habbiate benissimo dichiarato et le forze sua et quelle delli inimici, et messole avanti alli ochi, tamen voi fate «una conclusione troppo gagliarda» quando voi scrivete, che «li inimici non possono horamai nuocere molto a cotesto Signore;» et a me pare, nonchè di questo ne habbiate havuto carico che io sappia, che voi non ne possiate fare iudicio così resoluto, perchè costì ragionevolmente, et secondo havete scripto, non si debbano publicare li progressi delli inimici, et che forze si habbino così ad punto, da che ha ad nascere il iudicio vostro. «Et qui per diversi advisi si intende le cose de la lega essere gagliarde, et non si fa molto buono iudicio de le cose di cotesto Signore:» sì che come voi havete facto et prudentemente, discorso che havete particolarmente tutto quello ritrahete, «del iudicio rimetetevene a altri;».... et non me ne rispondete cosa alcuna.[893]

La lettera al Salviato si presentò, et lui ve ne risponde. Et scrivendomi voi che, riscotendo, vi mandi la berretta, non havendo riscosso, non credo la vogliate; volendola a omni modo, advisate che la comperrò del mio, et con più rispiarmo potrò. Le altre vostre a Niccolò et Albertaccio similmente si presentorono; et io di bocca feci lo officio da amico con Piero Soderini, leggendoli la vostra; perchè nell'ultimo, dove voi chiedete licentia o etc., lui rise; et io seguitai con dire che mi havate scripto, che se non eri provisto ve ne verresti, perchè havate inteso che qui non si stantiava se non alli electi per li Ottanta, et che voi non volavate consumarvi.[894] Ridendo mi rispose et dixe: — Elli ha ragione, ma li scrive troppo di rado, — et così finirono li nostri ragionamenti. Et io vi conforto ad non adormentarvi, perchè voi non ritrarresti mai il servito; governatevi hora come meglio vi pare....

Il signore Niccolò Valori mi ha facto fare dua lettere in nome vostro, una al signore Luigi Venturi, et l'altra al signore Giannozo, pregandoli vi provegga: et in effecto mi hanno promesso lo faranno. Io ci uso ogni extrema diligentia, et credo bucherare tanto, ve li manderò. Nec plura.

Florentie, die 28 octobris 1502.

Blasius.

Nicolao Maclavello, suo plurimum honorando. In Imola.

9 Lettera di Biagio Buonaccorsi al Machiavelli. 3 novembre 1502.[895]

Niccolò mio. Perchè costà non venga huomo sanza mia lettere, vi fo questi pochi versi, havendovi scripto li oggi insieme con una del Gonfaloniere, il quale, poichè intrò in Palazo, pare si sia omni cosa cominciata ad indirizare: et di già ha dato principio di volere che le faccende si faccino ad buon'ora, perchè la mattina a 18 hore, et la sera a 3 omniuno sbuca.[896] Et questa sera ha fatto imbasciatore in Francia il vescovo de' Soderini suo fratello, con tanto favore che è stata cosa mirabile; et ha parlato, poi che fu facto alli Ottanta, et decto che, benchè habbi ad essere al Vescovo cosa grave, pure lui farà ultimum de potentia, che vi vadia, et di certo vi andrà, et con lui Alexandro Nasi. Èssi hoggi cominciato ad assettarli la audentia de' Dieci nel modo sapete; et la nostra Cancelleria per hora servirà a' Dieci, et la sala a noi: et questo vi basti.

Io vi ho scripto havere li 30 ducati,[897] nè volere mandarli sanza vostra commissione; sichè advisate, et tanto farò. Il capitano che pagò il fante ritenne li 30 soldi: faromeli dare se vorrà; se non, harò patentia, et di tutto harete buon conto.

La Lessandra[898] non è ita alla Marietta, perchè la non si parte di casa Piero del Nero, et lei non sapeva la casa; manderovela come prima potrà.

Io vi manderò la berretta di velluto, se voi non scrivete in contrario. Nec plura.

Florentiae, die iij novembris 1502.

Blasius.

Carlino Bonciani, quel bello, è stato morto, nè so da chi.

Giovanbatista Soderini si raccomanda a voi.

Nicolao Malclavello, suo honorando. Imola

10 Lettera di Biagio Buonaccorsi al Machiavelli. 5 novembre 1502.[899]

Niccolò mio. Chi iudica le cose troppo presto, spesso si ha ad ridire, come di presente adviene a me. «Il nuovo Gonfaloniere comincia ad rassettare la Città dal volere scemare li salarii a' cancelieri,» et ha facto di havere in nota tutti li ordinari, et il salario loro, in modo che se questa cosa si desta, farà dua cattivi effecti: l'uno della diminutione, l'altro che non obterrà nessuno. Et io vi havevo scripto mirabilia, parendomi pure il principio buono: non errerò più, perchè mi governerò dì per dì, et anche mi parrà lungo tempo, et piutosto farò hora per hora. Voi medesimo conoscete l'importantia della cosa, et quello faccino di malo effecto simili rumori, però non ve ne scriverò altrimenti ad lungo. Io con ser Antonio Vespucci ho facto una diligentia, ma ad dire meglio, ho voluto fare, che mi pareva ci havessi ad giovare assai, et questo era, che in su la nota si mectessi il salario risquotavamo ad punto il mese,[900] ad ciò si vedessi dove battevano le centinaia, et che le non tornavano nulla: non credo si facci anche questo. Et così omni uno s'arrovescia, «et il Gonfaloniere» lo fa sanza saputa nostra: ma perchè io vi ho decto non volere iudicare più sì presto, di questo anchora fo il simile, per non mi havere ad ridire, perchè potrebbe essere che così come elli ha volsuto in nota et tavolaccini et cavallari et omni altro, volessi questo, per il medesimo effecto, cioè per vedere et sapere una volta quanti ministri habbi. Harei caro fussi ad questo fine, benchè il rumore sia in contrario, et parlisi di quello vi ho decto disopra. Stareno ad vedere, et pregherreno Dio ci aiuti.

El tempo della rafferma ne viene forte, et io non piglierò già cura per voi di andare ad dire dello albero et de' fructi, et della mula et della..., perchè non lo farò per me, et anco non satisfarei. Pensate a questo che importa.

Scrivendo ho ricevuto la vostra de' iij, et benchè io sia in faccende, et perciò, Niccolò mio, disperato, sendomi facto forza ad ire in Francia con questi oratori, che sono il vescovo de' Soderini et Alexandro, come vi scripsi, pure ho lasciato stare, o ad dire meglio, lascerò et farò quanto mi dite; et in Francia mi lascerò prima impiccare che andare. El drappo l'acconcerò in modo non si guasterà, et advertirò il cavallaro come advisate.

Dello accatto voi intendesti quello vi scripse il Salviato, et il medesimo mi ha confermato dipoi, dicendomi vi servirà di suo, ma non in su quello assegnamento, volendo, perchè non si può trarre la cosa dell'ordinario: et di quello ve ne havete ad rimborsare hora, lo dirò al Guidotto, et farò quello mi dirà.

Il velluto lo riebbi et andò ad casa.[901]

A Lorenzo ho dato ducati 29, et mi manderà il drappo, et scriverravi, secondo mi ha promesso, del costo et di omni altra cosa; sichè io me ne rimecto a lui.

Scrivendo, Lorenzo è stato ad me et mi dice che, per non havere in bottega raso nero, che sia cosa da servirvi, bisogna lo compri, et che per esser tardi et cattivo tempo, ad volere servirvi bene, bisogna differisca ad lunedì; et io che vorrei fussi contento et havessi honore, non me ne sono curato.

Li ambasciatori vanno via domani, et io credo mi sgabellerò al certo; et portano seco lettere di cambio di Xm scudi per la paga, etc. Et se l'amico fussi vivo, rinnegherebbe Dio, perchè Monsignore subito che acceptò, dixe era a cavallo, et sollicitò Alexandro, et così col nome di Dio andranno. Nè altro di presente mi accade.

La lettera alla Marietta mandai subito, et così manderò l'altra ad Andrea.

Florentiae, die iiiii novembris MDII.

Frater Blasius.

Nicolao Maclavello, suo plurimum honorando.

11 Lettera di Marcello Virgilio Adriani al Machiavelli. 7 novembre 1502.[902]

Spectabilis vir, etc. Il Gonfalonieri stamani mi ha decto che non li pare ad verun modo che tu ti parta, per non li parer anchor tempo, et lasciare cotesto luogo vacuo di qualche segno di questa Città; per havervi ad mandare un altro, non sa chi si potessi essere più a proposito, respecto a molte cose. Però mi ha decto ch'io ti scriva così, et ti advertisca ad non partire; et se io lo fo volentieri, Dio lo sa, che mi truovo con le faccende mie, con le tue et con la lectione addosso. Et se tu harai ad seguire il Duca o non, andando ad Rimine, per la publica ti si dirà più appunto. Vale.

Ex Palatio Florentino, die VII novembris MDII.

Marcellus Virg.

Spectabili viro Nicolao Malchiavello, Secretario et mandatario Florentino, apud Ill.mum Ducem Romandiole, tanquam fratri. A Imola.

12 Lettera di Biagio Buonaccorsi al Machiavelli. 12 novembre 1502.[903]

Niccolò honorando. Io vi scripsi hier sera per Carlo cavallaro et non vi pote' mandare quelli danari, che ne ho havuto dispiacere grandissimo per vostro amore, et così la berretta, la quale, benchè havessi nello scannello aconcia, non me ne ricordai. Questa mattina dipoi Lorenzo è stato ad me, et hammi portato li 29 ducati che io li havevo dati, et così per il presente cavallaro, che sarà un Caio, ve li mando, et con epsi la berretta, la quale vi costa uno ducato, che per essere colore vario non ho potuto fare meglio. Habbiate patientia.

[A Li]onardo ho dato la poliza, che risquota quelli 2 fiorini vi toccano hora dello accatto; et havendoli, li manderò ad madonna Marietta, o li farò scrivere a lui ad vostro conto, così li 30 soldi che ancora non li ho riscossi, ma sono in buon luogo; et volendo altro, advisate, che volentieri farò omni cosa.

Di quello vi scripsi dello scemare,[904] etc., non se n'è sentito altro; ma c'è chi dice che non è necessario farlo solamente de' salari, ma anchora delli huomini, Dio lasci seguire il meglio. Et io vi credo ne siate stucco, et che non vi habbi ad dare molta briga; et doverresti fare omni instantia di tornare, come havete facto infino ad qui....

Florentie, die XII novembris 1502.

Frater Blasius.

Niccolao Malclavello maiori suo honorando.

13 Lettera di Biagio Buonaccorsi al Machiavelli. 15 novembre 1502.[905]

Niccolò honorando. Poichè io hebbi scripto la alligata, comparse la vostra de' 10, et dipoi una delli 8, venuta per uno vetturale. Che vi venga il cacasangue. Et scrivendo la vostra de' 13, et circa ad quello ne ricercate per la preallegata de' dieci, di intendere se io sono ito in Francia, et in che modo me ne liberai, in primis vi respondo, che io mi credo essere in Firenze. Potrebbe essere me ne ingannassi, perchè, considerato la calca me ne fu facto, mi pare ancora essere in compromesso; nè altro mi liberò da tale gita, che una extrema diligentia usata dalli amici, et con lo havere facto io intendere chiaramente lo animo mio al Vescovo, il quale, benchè ancora insieme con Alexandro me ne riscaldassi, pure, mònstroli che io ero per sopportare omni pena piuttosto che andare, mi promisse di aiutarmene, et così fece.

La cagione che ha mosso Monsignore ad andare così presto, non è stata ad altro fine che per amore del fratello, et per credere al certo avere ad fare là qualche buono frutto, per essere appresso la Maestà del Re la Città in buona gratia, et havere tal sicurtà del nuovo Gonfaloniere, che non li sarà dato cagione di alterarla, perchè non se li mancherà de' pagamenti debiti, di uno dì solo. Et hora hanno portato seco li diecimila ducati; et omni bene che ha ad havere la Città, et honore che ha ad havere il fratello, ha ad dependere dalla Maestà del Re, dove, per fare et l'una et l'altra cosa, è ito volentieri, et con animo li habbi ad riuscire, secondo mi dixe al partire suo: et io, conosciutolo, ne sto di bonissima voglia. Hallo mosso anchora la necessità, perchè li pareva si fussi troppo indugiato ad mandarvi oratori, come pareva anchora a voi quando eravate qui, et lui è huomo resoluto. Et dello augmento non ha parlato, ma sì bene Alexandro, il quale per l'auctorità del Gonfaloniere ne è stato contento, benchè nel favorirlo, il Gonfaloniere promectessi al Collegio che per l'advenire non se ne parlerebbe più.

Di quello vi scripsi dello scemarci, etc.,[906] non s'è poi altrimenti parlato, nè anche credo se ne habbi ad parlare; et dello ambulare io ne sto di buona voglia, perchè la dispositione universalmente è buona, pure li appetiti sono varii. Et voi staresti meglio qua che costà, et credo desideriate di tornare, ma voi vedete quello vi fa scrivere il Gonfaloniere: governatevene in quel modo che voi crediate obtenere il desiderio vostro, et anche non li dispiacere.

Il presente apportatore vi porterà la berretta et li danari, et sarà Carlo, et vengono ad vostro ristio. Harò caro venghino ad salvamento, che così piacci a Dio et a' ladri.

Mandai la vostra alla Marietta, et le racomandatione et ambasciate ho facte a tutti, et di più raccomandatovi a Giovambaptista Soderini, che li parlo omni mattina allo studio. Et tornate per l'amore di Dio, che io non posso contentare «Piero Guicciardini,» benchè quasi habbi preso la piega: diguazomi il meglio posso, et duro troppa fatica....

A questi Signori pareva che voi indugiassi ad scrivere, perchè una allegata da voi de' dì 5 non comparse mai, nè voi forse la scrivesti; et quel c.... del Totto penò 8 dì ad giugnere, et Carlo hora ha servito benissimo....

Dove si acconci per il Gonfaloniere ve l'ho scripto diffusamente, et di lui non vi ho da dire altro, se non che omni dì li cresce la reputatione, et lui se la saprà mantenere.

Niccolò, voi berete bianco, perchè credesti «fare costì qualche conclusione che piacesse a cotesto Signore,» et questa risposta «la intorbida,» et siate uno c..., se voi credessi che noi voliamo «comperare tanto tanto a punto penitere.»[907]

Mandovi in uno legato 29 ducati, 25 scempi et 2 doppioni, et la berretta. Advisate della ricevuta, et non guardate se non fussi così bello oro, che mi parve fare un mondo ad haverlo così. Vorrei scrivessi ad Niccolò Valori, et lo ringratiassi della opera fece per voi, perchè è huomo che per natura è tirato ad servire li amici. Bene valete.

Florentiae, die xv novembris 1502.

Frater Blasius.

14 Lettera di Biagio Buonaccorsi al Machiavelli. 18 novembre 1502.[908]

E' bisogna che io mi adiri con voi in omni modo, perchè voi mi scrivete per questa vostra de' 14, come se da me venissi lo havere differito ad mandarvi li danari et non da voi, che havete tanta fermeza che non vi basta una hora, ad stare in uno proposito.[909] Voi sapete ch'e' danari io li haveo dati a Lorenzo, et bisognommi poi, havendo voi mutato sententia, expectare Lorenzo che era in villa, ad poterveli mandare; et se io ho differito qualche poco, è stato per il desiderio havevo di contentarvi; et quando io vi offersi de' mia, che di nuovo lo raffermo, non haveo anchora ritracti de' vostri. Et basterà solo un cenno, quando ne vogliate, che io non sono come voi, che vi venga 40 mila cacasangui, che voi havete tanta paura di non havere ad spendere 20 soldi, poi vi richiesi per compare, che io non vi potevo scrivere peggio, che si disdirebbe a me, havendo havuto per maestro uno che era principe delli avari: andate ad recere. Et il voler hora così ad punto intendere della mancia, mi chiarisce più che doverresti a simili cose minime non pensare. Sichè voi la havesti col malanno che Dio vi dia; che io non ho procurato per voi, qui in questa vostra absentia, li casi vostri, come facesti voi nella mia; et il provveditore non è in Firenze, ma a Arezo. Et se voi non volete vi scriviamo più la festa dei Magi, scriverrenvi quella dell'asino, et fareno in modo che vi contenteremo....[910]

Di Dieci non si ragiona per anchora, et di omni altra cosa vi ho scripto adbastanza.

Lionardo Guidotti riscosse quelli dua ducati dello accatto, et halli messi ad vostro conto, come mi ordinaste. Se altro vi accade, semate. Le vostre si dettono.

Florentie, die XVIII novembris MDII.

Frater Blasius.

Nicolao Malclavello, suo honorando. Imole.

15 Lettera di Biagio Buonaccorsi al Machiavelli. 21 dicembre 1502.[911]

Io vi vorrei scrivere uno guazabuglio di cose, che se io lo facessi vi farei spiritare; però me la passerò di leggieri, et Totto vi raguaglierà della opera che io ho facto col Gonfaloniere, che voi siate provisto; et se l'à havuto buono fine, il provedimento ve lo dimonstra, et della licentia, voi vedrete per la alligata quello vi scriva lo Ill.mo Gonfaloniere nostro.[912] Bastavi che per le cose vostre ho havuto una buona fortuna, non so come io havessi facto nelle mia; ma io dubito che la mancia vostra non vadi ad sacco, perchè qui si grida tra questi cancellieri che voi siate una cheppia, et non facesti mai loro una gentilezza. Et io che desidero purgare omni infamia che vi venissi a dosso, la riempierò loro alle spese et barba vostra; et andate ad recere, se voi non ve ne contentate, che così ha ad ire....

Dalla Corte non c'è anchora lettere, cioè da Monsignore, da una breve letteruza infuora, da Lione; ma bene c'è hoggi lettere inpru....[913] dalla Corte proprio, et danno nuove dello adrivare suo là, et dicono esserli stato facto honore grandissimo, et visto tanto volentieri quanto huomo che vi andassi mai: intenderete quello seguirà. Ma io vi expectavo in queste belle stanze ad fare buona cera, et per adventura avanti torniate, chi ambulerà qua et chi là. Dio ci aiuti. Io governo in buona parte questo officio al comando vostro, et così mi vo dignazando, et expectovi per Dio con grande desiderio, et non credo veder l'ora; et Madonna Marietta riniega Dio, et parli havere gittato via la carne sua et la roba insieme. Per vostra fè, ordinate che l'abbia le dotte sua come l'altre sua pari, altrimenti non ci si harà patientia.

De' mogliazi ci si sono facti di nuovo, vi ho scripto abbastanza, et il vostro Albertaccio Corsini è delli Octo nuovi.

Io sono successo nel luogo vostro, quando questi Dieci fanno certe cenuze, et ser Antonio sta intozato,[914] tal sia di lui....

Florentie, die XXI decembris MDII.

Frater Blasius.

16 Lettera di Biagio Buonaccorsi al Machiavelli. 9 gennaio 1503.[915]

Niccolò. Io non so quale sia stato maggiore o il carico che havate del non ci adrivare vostre lettere, o il contento che dipoi si è havuto, visto per queste vostre che siate vivo; perchè qui non se ne stava sanza sospecto, veduto che da otto dì che era seguito il caso,[916] non ci era vostre lettere, et pure da omni banda et da omni altri ci piovevano li advisi. Adrivò hieri la vostra dell'ultimo di dicembre, scripta in sulla presura di coloro, la quale fu data in quello di Urbino a uno viandante, et quello che voi spacciasti fu svaligiato, et qui non comparse mai. Et la lettera capitò al Borgo, ad Giovanni Ridolphi, il quale per tucte sua lettere si rimecteva de' particulari a voi, et visto quella breve lettera, si immaginò quello che in facto era, cioè che da voi non si era mancato di diligentia, scrivendo queste formali parole: che s'è portato amorevolmente verso di voi. Le altre vostre del primo et de' dua sono adrivate hoggi, che siamo a dì 9, et così habbiamo havuto cattiva fortuna in questi advisi di questa cosa, benchè di assai luoghi sempre habbiamo havuti li particulari, et assai veri. Doverrete hora poterle mandare più facilmente, avendo più luoghi de' nostri vicini dove fare scala, et non se ne perdere più, che da quella dell'ultimo dì infuora, et queste dua, non ci è capitata altre lettere. Subito che adrivò hieri quella prima, mandai uno correndo alla Marietta, ad ciò non stéssi più sospesa; et hoggi sono stato col signore Domenico Stradi, che fa lo officio del depositario, et hammi promesso di rimborsarmi de li 5 ducati, li quali manderò subito alla Marietta vostra.

Hovi scripto più volte ad questi dì, et datovi molti advisi, et così molte chiachiere. Harò caro intendere se le havete havute. Bene valete.

Florentie, die VIIII ianuarii MDII.[917]

Frater Blasius.

Nicolao Maclavello, suo plurimum honorando.

DOCUMENTO XX.[918] (Pag. 430)

Lettera dei Dieci al Commissario di Borgo a S. Sepolcro.

Petro Ardinghello Commissar. Burgi. Die xiiij maij 1503. — Noi haviamo questo dì ricevute tre tua, l'una di hieri et l'altre d'avanti hieri; et commendiamoti della diligentia che usi et hai usata in intendere et advisarci. Et perchè tu desideri sapere prima quello che delle genti venute ad Perugia noi ne intendiamo, et dipoi quanto noi confidiamo nella natura et fortuna di quello Duca, ti rispondiamo, che da Roma di coteste genti nè dell'altre non se ne è mai inteso nulla; et se ci havessimo ad rapportare ad quelle lettere, ad Perugia non sarebbe un cavallo; nè ce ne maravigliamo come fai tu, perchè le vengono di verso Roma et non da Roma, sendo sute alloggiate 30 o 40 miglia discosto; et movendosi ad nutum Principis, et ad hora che lo Oratore nostro non ne può havere notitia, non ce ne ha possuto advisare. Pertanto conviene rapportarcene ad te, del quale crediamo li advisi essere fedeli ed ben fondati; nè possiamo di coteste cose fare altro iuditio che si possa chi è costì, nè dartene altro adviso.

Et se noi habbiamo da pensare alla natura et fortuna di quello Signore, non crediamo che la meriti disputa, perchè tucti gli andamenti et cenni suoi meritono di essere considerati et advertiti da chi è discosto, non che da noi ad chi lui è addosso. Nè manchiamo di pensare che quelle genti conviene sieno venute là, o per venire alle stantie, o per assicurarsi di quella città, o per assaltarci per divertire el guasto, o per darci tali sospecti che noi o non diamo el guasto a' Pisani, per paura di essere divertiti, o, dandosi, non si dia gagliardamente, come si farebbe quando fussimo liberi da ogni sospecto. Le prime dua cagioni ci dànno piccola brigha, la terza pensiamo che el Duca ne habbi voglia grande et che la desideri, quando e' non habbi ad havere altro rispecto che 'l nostro. Et perchè noi non veggiamo però che sieno cessati tucti e' rispecti, ne stiamo alquanto sollevati con lo animo, perchè nè lui nè el Papa sono sì pochi obbligati ad el Re, nè el Re ha tanti impedimenti, che loro non li debbino havere, non vogliamo dire reverentia, ma respecti grandi, o che lui facciendo loro qualche temerità non li possa correggere. Et benchè noi conosciamo quello Duca volonteroso, giovane et pieno di confidentia; tamen non lo giudichiamo al tucto temerario, et che sia per entrare in una impresa che facci alla fine ruinarlo, come delli altri che infino ad qui vi sono entrati. Noi siamo però obstinati in questa opinione, anzi crediamo che facilmente ci potremo ingannare, et per questo si pensa ad non lasciare cotesto paese al tucto abbandonato di forze. Diciamoti bene questo, che se si ha da dubitare di assalto manifesto ad 12 soldi per lira, e' se ne ha da dubitare ad 18 soldi di furto, et acciò che lui sotto qualche colore potessi nascondersi, come sarebbe di fare rebellare una di coteste terre, et possere excusarsene. Et perchè ad questo si ha ad pensare più noi, più te lo haviamo sempre ricordato, et di nuovo te lo ricordiamo, che ti guardi dagl'inganni, et di non essere giunto incauto in modo, o che di nocte non ti truovi e' nemici in corpo, o di dì non sia ad tempo ad serrare le porte.

Nè possiamo dirti altro in questa materia, nè dartene altri advisi, perchè quanto ti si discorre et scrivetisi, ti si dice in su li advisi tuoi; et quando quelle genti vi fussino venute per quella quarta cagione di farci risolvere la presa o ire freddamente, siamo disposti che ci facci male la forza et non la opinione. Nè voliamo desistere, nè allentare un punto da lo incepto nostro; perchè ci conforta ad questo el malo essere dei Pisani, el desiderio di toccarne fondo, la causa iusta et li conforti della Maestà del Re, el quale non vorrà che le cose cominciate sotto gli auspitii suoi habbino altro fine che honorevole....

DOCUMENTO XXI.[919] (Pag. 431)

Lettera dei Dieci ai Commissarî nel Campo presso Pisa.

Commissariis in Castris. Die 27 maij 1503. — Questo giorno occorre fare risposta alla vostra di hiarsera, data ad 2 1⁄2 di notte, per la quale restiamo advisati della cagione perchè hieri non passasti Arno, et come hoggi disegnavate ad ogni modo passarlo, et noi crediamo lo habbiate facto. Et quanto a' fanti da pagarsi di nuovo, vi si mandorno hieri e' danari, et con lo adviso come havessi ad soldare et pagarli, et così come e' danari dovettono arrivare hiarsera di buona hora, così questa sera debbono essere arrivati Lazzero di Scaramuccia et il Guicciardino, perchè così ci promissono. Et perchè voi ci dite circha el capo da darsi ad quelli cento fanti da farsi costì, non vi parere ad proposito Bernardo di messere Criacho, rispecto alla emulatione, ci conformiamo facilmente nell'opinione vostra; et se per la nostra vi se ne scripse, fu più per ricordo che perchè ne fussimo al tucto resoluti; et però ve ne governerete come vi parrà, et noi tucto approvreremo.

El discorso che voi ci fate del passare in val di Serchio, et la prontepza dello animo vostro, non ci potrebbe più satisfare, il che tanto più vi si adcrescerà, quanto voi vi vedrete provisti di quella forza più per li fanti 200 nuovamente ordinati. Nè vi potremo più confortare ad procedere animosamente et tirare la 'mpresa avanti; perchè veggiamo el tempo fuggirsi fra le mani, et essere in preiuditio nostro et in favore de' nemici, e' quali si vede che non pensono ad altro, se non come e' possessino temporeggiarci. Voliamo nondimancho ricordarvi più per el debito dello ofitio nostro, che per credere che bisogni farlo, che noi equalmente desideriamo et stimiamo la salute di cotesto exercito quanto il danno dell'inimici, et però vi confortiamo ad adoperare in questa parte animo, et in quella prudentia, et ad pensare bene ogni accidente che potessi nascere, non perchè vi facci stòrre dalla impresa, nè dal procedere avanti; ma per farvi entrare ne' periculi con maggiore securtà et più cautamente. Le cose che noi vi havemo ad ricordare in questa parte sarebbono molte; ma non ci pare da dirle per giudicarlo superfluo, sapiendo voi el paese come egli è facto, le fiumare come le stanno, quello possete temere da Pisa per la disperatione loro, quello da Lucha per la invidia et odio naturale di ogni nostro bene. Et havendo innanzi ad gli ochi tucte queste cose, potrete facilmente pensare ad li rimedii, e' quali noi giudichiamo facili, stando voi ordinati sempre, et ciascuno sotto le bandiere sua, non permettendo ad alchuno che esca dell'ordine, o per cupidità di preda, o per altra insolentia che suole disordinare e' campi, et fare spesso ruine grandissime: di che stiamo di buona voglia per conoscere e' capi, et sapere che tenete bene el segno nostro, et vi fate obbidire.

Noi, perchè la desperatione de' Pisani non ci offenda, haviamo provedute quelle tante forze havete con voi; ma perchè l'odio de' Luchesi non vi nuoca oltre alle forze vi trovate, come più dì fa vi si dètte notitia, si mandò Andrea Adimari in montagna di Pistoia, Lº. Spinelli in Val di Nievole, et prima si era mandato Girolamo de' Pilli in Lunigiana, con ordine tenessi parati tucti gli huomini delle loro provincie et in su quella frontiera di Lucha, per assaltare e' Luchesi da quella banda, quando e' movessino contro a di voi in su la factione del Val di Serchio. Commissesi loro s'intendessino con voi, et colli cenni, ordini et consigli vostri si governassino. Non si sono dipoi altrimenti sollecitati, per volerli lasciare disporre ad voi, e' quali scriverrete quanto sia necessario, componendovi con quelli del modo, acciò che altri stia a' termini, et che disordine non segua sanza bisogno.

Et perchè voi ci dite, che non potendo condurre con voi in una volta tante vectovaglie in Val di Serchio, che voi potessi fare quella factione, et che, bisognandovi ritornare per esse, è bene pensare di farne una canova o ad Bientina o ad Monte Carlo, vi si risponde che questa cura ha ad essere vostra, et di quello di voi che ha ad rimanere ad Cascina, dove è bene rimanghi tu, Pierfrancesco, ad ogni modo, perchè una volta havete la Comunità obbligata ad portare el pane, havete costì la farina, havete e' ministri che ne hanno carico, a' quali potrete ordinare dove le habbino ad volgere et ad farne canova, per rinfrescarne lo exercito, anchora che ad noi paressi che fussi più ad proposito fare capo con quelle a Bientina che ad Monte Carlo, per potervi servire del lago, et condurvele co' navicelli incontro.

Noi crediamo che vi sia venuto in consideratione in questa passata d'Arno, ch'e' Pisani non possono havere altro expediente ad molestarvi, che assaltare Cascina o qualchuno di cotesti luoghi nostri; et siamo certi, havendovi pensato, vi harete anchora proveduto. Et noi, stimando questa cosa, disegnavamo mandare ad Cascina gli huomini d'arme di Luca Savello, e' quali questa sera in parte debbono essere comparsi ad Poggibonzi. Ma non volendo noi etiam abbandonare in tucto le cose di sopra, per esservi pure qualche cavallo del Duca, c'è parso fermarle ad Poggibonzi, per potercene servire ad un tracto, et ad Cascina et di sopra. Haviamovi voluto scrivere la verità, et voi darete nome che decte genti habbino ad venire subito costì ad Cascina, per tenere e' nemici addreto, et valervi di questa reputatione....

DOCUMENTO XXII.[920] (Pag. 431)

Lettera dei Dieci ai Commissarî nel Campo presso Pisa.

Commissariis in Castris. Die 14 iunii 1503. — La vostra lettera data questa nocte ad 7 hore, ci dètte et piacere et speranza grande di quello che è poi seguìto, come per l'altra vostra data ad 9 intendiamo, cioè Vico et la forteza essere venuta nelle mani nostre, la quale nuova è stata da tucta questa Città ricevuta con allegreza grande, et ciascuno insieme con epso noi ne ringratia sommamente lo Omnipotente Iddio, et ne exalta et lauda con infinita laude la virtù del signore balì et del signore messer Hercole, et di cotesti altri signori et conductieri nostri, et ne commenda la vostra diligentia et amore verso la patria sua. Et ciascuno crede che questo principio buono et felice ci habbia ad partorire presto fructo più desiderato da noi, et di che ne habbi ad seguire maggiore honore et utile ad cotesto nostro exercito. Et perchè noi conosciamo quanta sia la prudentia di cotesti capitani, et così quale sia la diligentia vostra, et come voi conosciate che la fortuna buona si fa optima collo andare avanti et usare bene l'occasione, nè lasciare freddare la caldeza del vincitore, nè respirare ad chi perde, pensiamo che subito voi harete di già pensato di andare avanti et levarvi dinanzi alli occhi la Verrucola, la quale ci è stata sempre una continua molestia et uno impedimento ad cotesti nostri luoghi all'intorno, et adiuto non piccolo alli inimici. Et tanto più crediamo vi sarete vòlti ad expugnarla, et noi tanto più desideriamo lo facciate, quanto per altri tempi et da chi è capo di coteste genti è stata giudicata tale impresa non molto difficile. Desideriamo adunque che voi la facciate subito et sanza perdere una hora di tempo, perchè non perderemo tempo anchora noi in dare la pagha ad cotesti soldati nel tempo debito. Et quando pure in questa impresa voi vedessi qualche difficultà, la quale non crediamo, ce ne darete subito risposta, significandoci lo animo vostro et opinione di cotesti signori capitani, perchè, come vi si è detto, el desiderio et voglia nostra è che non si perda una hora di tempo; et ci adviserete quando tale impresa non paressi da farsi, quello vi occorra, et così quello che fussi da fare poi, faccendo la 'mpresa della Verrucola, et havendola expugnata. Vale.

DOCUMENTO XXIII.[921] (Pag. 436)

Lettera in cui Beltrando Costabili, ambasciatore ferrarese in Roma, al Duca di Ferrara, narra la morte di Troccio. — 11 giugno 1503.

Mercuri de nocte passata fu tagliato la testa a Iacobo de Sancta Croce, et la mattina seguente se ritrovò el corpo cum la testa tagliata in Ponte, et lì stette tutto el dì; poi alla sera accompagnato da multi homini et done romane, fu portato a la casa sua, et poi sepulto.

La zobia de matina[922] fu menato Trochia; et secondo intendo, essendo giunto in Ostia la notte, li andò don Michele (capo delle navi pontificie),[923] il quale lo fesce descendere da nave in terra, et dètte voce che 'l se fusse gitato in mare. Poi lo condusse qui, et venendo in Transtevere, intrò nel barco apresso una torre rotunda de le mura, fece fare Papa Nicola, et lì lasciò dicto Trochia guardato da alcuni alabarderi, et lui andò a la Santità del Papa et a la Excelentia del signor Duca; et poi ritornò, dopo spacio de due hore, et fece partire tutti quelli lo haveva lasciato a la guardia de Trochia, restando lui cum due altri soli. Et secondo intendo, el Duca poi li andò, et parlò cum Trochia per un poco; poi, mettendosse Sua Excelentia in loco dove la poteva vedere et non essere vista, Trochia fu strangolato per mano di don Michele. La matina seguente fu dipensata tutta la roba sua, la quale insino a quella hora non era stata mossa, ma solo inventariata, et la famiglia fu licentiata. Et secondo intendo, la Santità de Nostro Signore, havendo longamente parlato de esso Trochia in camera, affirmò che lo era morto, se ben la monstrò che 'l se fusse gitato in mare ad Ostia ed annegato, et poi che 'l corpo fusse stato trovato et portato qui. Et dopoi intendo, che Sua Santità ha pur dicto al cardinal Sancto Severino la cosa come la sta, dicendoli che 'l Duca lo ha facto amaciare a quella torre che è nel barcho, et che Sua Santità non se ne è impaciata.

De li beneficii de dicto Trochia intendo chel migliore ha havuto el cardinale de Trani, uno altro ne ha havuto el cardinale de Euna, et uno altro è in Viterbio ha havuto el cardinale Farnese.

Del fallo suo, altro non se intende se non che Nostro Signore ha havuto a dire più volte, che 'l se ne era fugito perchè el voleva essere cardinale. Dopoi intendo che, havendo veduto Trochia la lista de li cardinali se haveano a creare, el se dolse cum la Santità del Papa, per non li essere lui descripto. Et dicendo Sua Beatitudine che 'l signore Duca havea facto la scripta, intendo che 'l se dolsse poi anche più cum Sua Santità del signore Duca; et che la Santità Sua li dixe che l'hera uno pacio a dire cussì, et che se 'l signore Duca intendesse quello che 'l diceva, lo farìa morire: et per le parole de Sua Beatitudine pare che, impaurito, la matina el se ne fugisse. El che tutto per mio debito significo a Vostra Illustrissima Signoria; et a la sua bona gratia de continuo me ricomando

De V. Ill.ma S.

Rome, xj iunii 1503.

Servo Beltrando De Costabili.

DOCUMENTO XXIV. (Pag. 449)

Lettera dei Dieci al Commissario in Castrocaro. 5 ottobre 1503.[924]

Amerigo Antinori, Capitaneo et Commissario Castricarii. Die quinta octobris. — Questa mattina si è ricevuto la tua di hieri, et con piacere habbiamo inteso la venuta costì del signor Antonio degli Ordelaffi, che veramente la liberalità sua dello essersi rimesso nelle mani nostre et lo honore che gli ha facto ad questa Repubblica ci ha in modo satisfacto, che quando e' non ci havessi ad muovere altro rispecto ad piacerli, ci ha ad muovere questo. Et perchè e' si hanno in questa materia ad praticare più cose, che hanno necessario della presentia sua qui, e conviene, ad volerne deliberare bene, parlarli ad boca, voliamo gli facci intendere per parte nostra, che, quanto prima e' può, ne venga alla volta nostra. Et t'ingegnerai che parta subito, perchè lo attendiamo acciò non si habbi ad perdere tempo, quando o la occasione o altra cosa si mostrassi favorevole ad li disegni di Sua Signoria et nostri; et ce li offerirai.

Post Scripta. — L'allegata ti si scrive, acciò la possa leggiere et comunicare al signor Giovannantonio, et appresso fare opera come in quella si contiene, che detto Signore ne venga qui; et perchè noi pensiamo che lui habbi bisognio di qualche danaio per potersi levare, voliamo che, ricercandotene lui o bisognandogli, lo serva al più di 25 ducati d'oro, et noi ci obblighiamo ad rimborsartene al primo tuo adviso. Et in summa lo ofitio tuo debbe essere circa al decto Signore, di fare con ogni dextreza che subito ne vengha ad questa volta. Ulterius, noi pensiamo che questa venuta costà di decto signor Antonio habbi dall'un canto dato buona speranza ad quelli di Furlì, che desideravono e' ritornassi per le mani nostre, et fàccilli stare sollevati; et è ragionevole che ti mandino ad fare intendere qualche cosa di loro animo. Dall'altra parte crediamo che 'l maiordomo et altri huomini, ofitiali et partigiani del Duca Valentino, e' quali per ordine nostro da Giovambaptista Ridolfi sono stati intractenuti infino ad qui et favoriti, insospectischino al presente di noi, et dubitino che noi non voliamo perturbare lo Stato di Furlì, et disfavorire el loro Signore con questo signore Antonio, et che quello che noi vedevamo di non potere fare con Madonna[925] et li figliuoli, per le conditioni loro, noi lo vogliamo fare con cotestui. Et essendo certi che le cose di quella terra saranno in tali dispareri, et non ci venendo per ancora ad proposito farci inimici di alcuna delle parti, voliamo, in quanto fare si può, che le s'intractenghino tutte addua, in questo modo: che ad li huomini ed ministri del Duca facci intendere, quando gli vedessi ne' sospecti predecti, che decto signor Antonio si è facto venire di qua solum ad benefitio del Duca loro, per levare ad li Vinitiani questa via di perturbare quella città di Forli, et per chiudere loro quella porta che solo pareva fussi loro aperta; et con questa iustificatione li intracterrai. Et per adverso, a' Furlivesi che favorissino el signore Antonio predecto, et che ti facessino intendere alcuna pratica, mostrerai come noi lo haviamo facto venire qui in Firenze per pratichare, ordinare et disporre seco quanto sia da fare, et che non si mancherà di cosa alcuna. Et così da ogni parte verrai bilanciando la cosa, acciò noi ci guadagnamo tempo, el quale stimiamo assai in questo maneggio; ma bisogna haverci buona prudentia et dextreza, et governarlo secretamente et in modo colorirlo, che nessuna delle parti si advegha di essere o adgirata o tenuta in pratica. Et sappiamo che non ci mancherai dentro, et sopr'ad tucto ci scriverrai spesso quanto harai o inteso o operato in questa materia.

Ricorderenti solo questo, che di tucte quelle cose che aspectono tempo, te ne rimetta ad scrivercene et pigliarne ordine et parere da noi.

DOCUMENTO XXV. (Pag. 456)

Due lettere del Buonaccorsi al Machiavelli in Roma. 15 e 17 novembre 1503.

Niccolò. Elli è comparsa questa mattina la resposta vostra alla nostra delli 8, spacciata ad posta per le cose di Romagna, dove voi discorrete coteste cose lungamente, et maxime di quello si possa sperare costà, che in facto saranno provisioni a fare poco fructo. Et qui si è facto tutto il possibile, et pare a ogniuno che qui la Città, oltre allo interesse suo, habbi ancora operato in beneficio di cotesta Santa Sede, tanto da haverne qualche grado. Et presto si vedrà che Vinitiani non fanno questo per odio del Duca, ma per loro sfrenata cupidità et ambitione, etc.

Io non voglio mancare di farvi intendere in privato anchora, benchè per la nostra di hieri[927] lo harete possuto vedere, che «qui è tanto in odio cotesto nome solo del Duca, che ogni volta che gli è ricordato in una lettera, non pare che vi possi essere cosa più accetta.[928] Et vogliovi dare questo segnio di questa cosa: che, proponendosi ieri per via di parere ne li Ottanta et buon numero di cittadini, se si haveva ad dare il salvacondotto o non, quelli che non volevano furono circa novanta, et quelli del sì circa venti. Et qui» è ferma oppinione che «il Papa voglia levarselo presto dinanzi, et ad questo fine dica di mandarlo in Romagnia, et non per altro; et voi ne lo universale ne siate uccellato,» scrivendo «di lui gagliardo. Nè è chi manchi di credere che voi ancora vogliate cercare di qualche mancia, che non è per riuscirvi,» perchè qui non bisogna «ragionarne,» ma sì bene di qualche cosa che «gli avessi ad nuocere.»[929] Hovi voluto fare intendere questo ad vostra informatione.

Il vostro figliuolo et la Marietta sta bene, et così tutti li altri vostri, et qua vi desiderano. Pregovi che, venendovi alle mani una plasma, ma vorrei fussi piccola, la togliate ad mia instantia, et io rimborserò chi ordinerete. Io non vi scrivo questo, perchè creda ne habbiate ad usare una minima diligentia; ma perchè io non sono chiaro anchora ad facto di voi, et sono un pazo.

Florentiæ, die 15 novembris 1503.

Noi operreno che quello tallo[930] sia di qualità da haverne honore, non dubitate; ma pare uno corbachino, si è nero.

N[icolao] Maclavello, Secretario flo[renti]no, Romae, suo honorando.

Questa mattina ho ricevuto la vostra delli XI, col postscripto de' XIII, che dovesti ricordarvi di me ad punto quando andavate al cesso, poichè voi la trovasti tra li scartafacci, cercando di qualcosa per uno paragone. A l'usato, et basti.

Voi doverresti esser chiaro che nelle cose che vi importano, io non le ho altrimenti mai havute ad quore che le mie proprie. Et però, se vi scripsi del fanciulo mastio, vi scripsi la verità; et di più vi dico che la Marietta l'à dato ad balia qui in Firenze; et lui et lei sta bene, gratia di Dio. Vero è che la vive con grandissima passione di questa vostra absentia; nè vi è rimedio. Et quando la Lessandra potrà andarvi, non ne mancherà, che pure domenica vi fu. Et lei et io pensiamo sempre ad farvi piacere. Così pensassi voi ad me.

Io vi scripsi ultimamente, non mi ricordo già del dì, tutto quello mi occorreva, che vi fu qualcosa da haverlo caro. Se voi harete facto all'usato, non lo harete letto. Vostro danno. Nè io vi scrivo con altro animo. Dal canto mio non si mancherà mai del debito, benchè alle volte mi adiri, et ad ragione.

Piacerami habbiate aggiunto alla lettera mia al Cardinale[932] quello dite, di che ne dubito. Non dubito già della ricevuta, perchè ne ho da lui risposta. Voi sapete il desiderio mio; et buscando per voi, ricordatevi che io sono qui in tanta fatica et servitù quanto posso, con quello emolumento vi è noto.

Li ambasciatori per costì s'apprestano, et hanno il tempo assignato tutto dì 25 di questo. Et Niccolò Valori anchora presto ne andrà in Francia.

Erami scordato respondere alla domanda vostra delli altri compari,[933] che furono messer Batista Machiavelli, messer Marcello, Lodovico, il capitano Domenico et Io, di bella brigata: et demovi tutti grossi nuovi. Bene valete.

Florentiae, die xvii novembris MDiii.

Uti frater Bl.

N[icolao] Maclavello, Secretario F[lore]ntino, Romae, suo honorando. Romae.

DOCUMENTO XXVI. (Pag. 463)

Lettera di Biagio Buonaccorsi al Machiavelli. 4 dicembre 1503.[934]

Compare honorando. Questa mattina ho ricevuto dua vostre de' 29 et 30, et mi maraviglio non habbiate ricevuto mie lettere da' 21 in qua, che pure vi ho scripto dua o tre volte, et ultimamente per le mani di Bolognino, quale venne in costà con danari del Re; la quale mi sarà caro intendere habbiate ricevuto, perchè per vostro amore ne desidero risposta, ad ciò si mitigassi il signor Agnolo Tucci, il quale, come per quella harete visto, era alterato gravissimamente contro di voi, per non li havere mai resposto, che dice havervene facto scrivere dal Gonfaloniere et da quanti Cancellieri è in questo Palazo. Scripsivi qualcuna delle parole che, in presentia di tutti Signori, haveva usato contro di voi, che invero «furono di mala natura;» et tutti gli altri Signori «stettano ad udire, che chi per una passione et chi per un'altra, non si hebbono per male. Et alla tornata vostra vi raguaglierò di cose che non le iudico da scrivere. Bastivi che ci è di maligni cervelli, et a chi dispiace scriviate bene di Volterra, et a chi un'altra cosa; et così altri con poco suo grado si affatica, et con mettervi del suo.»

Se voi fusti stato presente alla resposta, haresti iudicato vi amo più che me medesimo. Non mi sforzerò già di persuadervelo altrimenti, perchè un dì harete tanti riscontri di questo che lo crederrete, et forse userete verso di me altri termini non havete facto fino qui. Et dove io possa farvi honore, o di parole o di facti, sanza respecto la do per il mezo. Nè sono per mutarmi mai di questo animo, anchorachè poco vi possa fare. Chi vi scrive che troviate altro exercitio non vi vuole bene, perchè io non veggo altro pericolo ne' casi nostri che il consueto. Il Vespuccio una volta ha carpito il tordo, che buon pro li facci, et anche a noi altri se ci riuscirà. Credo habbiate speso assai, et spendiate anchora: non so già come qui habbiate ad esserne satisfacto. Una volta li ambasciatori verranno, fra 4 o 5 dì, et voi harete subito licentia. Et io non so per anchora niente di venire,[935] nè qui si pensa a questo. Verranno honorevolissimamente ad ordine, et maxime il Girolamo et Matheo Strozzi, che si fanno vesti et altre cose sumptuosissime; et credo hareno honore....

«Intendo che il Gonfaloniere pensa mandarvi con Roano verso Alamagnia, per essere là a questo loro Parlamento.» Se fa per voi, bene quidem; se no, ordinate li defensivi. «Ma questo sia secreto, chè mi faresti danno assai.»

La Marietta non ha possuto fin qui scrivere, per essere in parto; credo lo farà per lo advenire. Et pure hieri vi andò la Lessandra, et per Dio non è possibile farla acquiescere che stia in pace.

Duolmi delli affanni vostri, et a Lodovico Morelli farò l'ambasciata. Sarà in una poliza in questa, quello desideri[936] per il fratello, quello de' Tucci; et dice che, spendendo, vi rimborserà. Pregovi ne riscriviate una sola parola. Bene valete.

Florentiae, die 4 decembris MDiij.

Frater Bl.

Nicolò vostro dice non vi scrive per non vi dare noia, che ha raguagliato Totto vostro; et li casi sua non vi ricorda.

Nicolao Maclavello, mandatario [et] Secretario fiorentino, tanquam fratri honorando. Romae.

DOCUMENTO XXVII. (Pag. 469)

Lettera dei Dieci ad Antonio Giacomini. 20 agosto 1504.[937]

Antonio Jacomino. Die xx augusti 1504. — Hiarsera ti si scripse della deliberatione facta da noi circha el voltare Arno alla Torre ad Fagiano, et come noi volevamo fare questa factione subito dopo el guasto, et che per questo egli era necessario che tu pensassi dove, dato el guasto, stéssi bene el campo, per rendere securo chi lavorerà ad tale opera. Di nuovo ti replichiamo per questa el medesimo, perchè tale deliberatione è ferma, et voliamo ad ogni modo che la si metta innanzi; et però bisognia che oltre allo aiutare tale cosa collo effecto, la si aiuti etiam colla demostratione. Questo ti si dice, perchè se fussi costì alcuno condottiero ad chi non paressi, voliamo tu li possa fare intendere quale sia lo animo nostro, et che noi voliamo unitamente et con le parole et co' fatti la sia favorita.

Et perchè noi non voliamo che si perda punto di tempo, domattina manderemo costà Giuliano Lapi e Colombino, ad ciò sieno teco, et, mostroti el disegnio, possiate ordinare quanto sia necessario. Et acciò intenda qualche particolare, e' si è ragionato che bisognino dumila opere il dì, et che gli habbino le vanghe et zappe; voliamo pagare questi huomini ad dieci soldi el dì per ciascuno. Bisogna adunque pensare se di cotesto paese all'intorno se ne può trarre tanti, perchè bisognia che siano buoni, pagandogli noi nel modo soprascripto. Et havendo ragunato così 1000 marraioli, secondo lo adviso di Francesco Serragli, potrai examinare fra loro quali sieno sufficienti all'opera soprascripta, et li farai fermare et provedere degli instrumenti loro; et el resto provedere in quel modo che ti occorrerà meglio. Et non ti bastando ad adempiere el numero questi luoghi convicini, te ne andrai ne' luoghi più propinqui; et quando non si potessi el primo dì cominciare la opera con dumila huomini, voliamo si cominci con quegli più si può, et così quanto prima si può, adempia el numero decto.

Ragionerai tucte queste cose con Giuliano Lapi, et ti varrai dell'opera sua per comandare ad quelle cose che in tale factione sono necessarie. Mena decto Giuliano seco tre o quattro huomini per valersene, et noi facciamo conto che tu ti vaglia, oltre ad quelli, di Pagolo da Parrano et altri simili, che fussino in cotesto campo buoni ad essere soldati, et ad indirizare una simile faccenda. Nè ti scrivereno altro in questa cosa, ma ci rimettereno ad quello che ad bocca ti discorrerà Giuliano Lapi. Et el disopra ti si è scripto, acciò che intenda avanti allo arrivare suo, e' meriti di questa cosa, vi volga l'animo, et ti prepari ad quella con ogni modo possibile.

Fara' ci scrivere appunto da chi ne ha la cura, quante marre, vanghe, pale, et libbre d'auti[938] si truovono costì in munitione, et di tucto ci darai adviso. Potrai cominciare ad fare comandare e' Comuni che venghino con quelli huomini ti parrà, et un dì, quale tu giudicherai che si possa, principiare l'opera; et farai che portino seco la metà vanghe, et l'altra metà meze pale et meze zappe.

DOCUMENTO XXVIII. (Pag. 471)

Lettera dei Dieci al Commissario T. Tosinghi. 28 settembre 1504.[939]

Tomaso Tosinghi, Commissario in Campo. Die 28 septembris 1504. — Questo dì si sono ricevute tre vostre lettere di hieri, le quali, perchè ci confermavano in quello medesimo che voi ci havevi scripto per la de' 26 dì, accrescendo le dubitationi et le difficultà circa el fornire coteste opere, deliberamo haverne consulta del Consiglio degli Ottanta, et di buon numero di cittadini, per vedere come havamo ad procedere. Et insumma, loro consigliono che per ogni respecto si debbe ire avanti et non abbandonare l'opera, anzi raddoppiare la buona diligentia, perchè l'abbi el fine si desidera, et non perdonare ad alcuna spesa, nè disagio; et lo hanno consigliato con tanta caldezza che non si potrebbe stimare. Pertanto è bene che si faccia in modo che nè per voi, nè per noi manchi, et se sturbo veruno habbi ad seguire, nasca dal tempo; perchè desideriamo, avendoci addolere di alcuna cosa, dolerci del tempo et non delli huomini. Et per non mancare dal canto nostro, questa sera manderemo danari per li operai, et così sollecitereno le altre cose che per noi si hanno ad sollecitare. Ma perchè e' danari et el tempo si spenda utilmente, ci pare che non si spenda ad nessuno modo danari in quelli operai che voi giudicate disutili, così di quelli che si truovono costì, come di quelli vi venissero per lo advenire. Et però potrete tali disutili licentiare, perchè voliamo piuttosto habbiate 500 huomini che sieno buoni, che 1000, et che ve ne sia 500 inutili.

Vorremo, oltre ad di questo, che si pensasse come infinite volte si è decto, che quando pure el tempo sforzassi ad levarsi, la opera restassi meglio et più perfecta che fussi possibile, il che ci parrebbe seguissi quando voi ordinassi in modo quello è facto, che tucto operassi qualche cosa. Et però vorremo che con sollecitudine si attendesse ad ridurre la pescaia in modo che la facessi qualche operatione, et che le piene la fermassino et facessino più forte, et così che si sboccassi ad ogni modo el secondo fosso. Et se non si potesse detto secondo fosso condurlo ad Arno tucto largo come e' fu cominciato, vi si conducessi con quella largheza si potessi, acciochè per qualche modo e' pigliassi le acque, et non havessi ad rimanere una buca in terra senza fructo. Parrebbeci anchora che voi facessi la sboccatura di quel fosso fornito, largo almeno cento braccia, ritirando la largheza in verso dove havessi ad essere la bocca del secondo fosso; et se voi non potessi fare questa tale sboccatura quadra, la farete smussata, facendo che el più largo fussi dalla parte del fosso fornito. Questa cosa ci parrebbe che déssi la via più facilmente all'acqua, che con maggiore empito entrassi nel fosso, et togliesse facilità a' Pisani di chiudere la sboccatura, sendo largha. Di nuovo vi si dice che noi desideriamo che l'opera si tirassi innanzi infino al fine, servendo el tempo. Ma perchè el tempo può guastarsi ad ogni hora, vorremo che si lavorasse in quello che facessi l'opera più utile, il che ci pare che sii il fermare la pescaia, sboccare quomodocunque el fosso secondo, et al fosso primo fare una sboccatura. Noi penseremo in questo mezo dove debbino andare cotesti huomini d'arme alle stanze, et te ne mandereno listra, acciochè, bisognando levarsi in un subito, tu sappi dove si habbino ad distribuire, et non segua disordine. Ma terrai questa cosa in te, acciochè, sappiendosi per il campo, e' non cominciassino a levarsi prima che tu non ordinassi o che non fussi el desiderio nostro. Et perchè tu ci scrivi che il sig. Marcantonio desiderrebbe essere alloggiato in Maremma, potrai nel discorso del parlare dirli, come tu credevi che si fussi pensato qui, per honore della sua persona, et per riputatione delle cose nostre costà, di alloggiare la persona sua et li cavalli leggieri in Cascina, et le genti sue d'armi ne' luoghi convicini et commodi.

Intendiamo oltre ad di questo quello tu scrivi delle castagne, le quali noi desiderreno tòrre ad li Pisani ad ogni modo; et però vorremo pensassi ad questa cosa, et ci scrivessi el modo come ti paressi da procedere, et se andandovi con una scorta grossa et con li huomini del paese ad ritorle, e' bastassi. Communicherai questa ad Giuliano Lapi.

DOCUMENTO XXIX. (Pag. 471)

Lettera dei Dieci al Commissario T. Tosinghi. 30 settembre 1504.[940]

Tomaso Tosinghi in Castris Commissario. Die xxx septembris 1504. — Hieri et avanti hieri et questa mattina ti si scripse particularmente quale fussi el nostro desiderio circa el procedere nelle cose di costà, et di nuovo brevemente ti replicheremo, come noi vogliamo si stia tanto in campagna et si seguiti cotesta opera, quanto el tempo ci serve, el quale, per essere questo dì bellissimo, ci dà speranza che, se non mancha da voi, cotesta impresa debbi havere el fine desideriamo. Et vi si ricorda particularmente el fortificare la pescaia, et ridurla in termine che la facci qualche fructo, et così che voi diate la perfectione ad quel secondo fosso, et lo riduciate in termine che pigli dell'acqua; et sopra ad ogni altra cosa, vi si ricorda fare l'abboccature de' fossi larghissime, in modo che fra l'uno et l'altro fosso presso ad Arno, almeno ad cento braccia, non rimanghi punto di grotta, anzi sia sgrottato ogni cosa, se non infino al piano de' fossi, almeno quanto più giù si può, acciò che venendo Arno grosso, et non trovando chi lo ritengha, e' rovini più facilmente verso quella parte donde se gli è cominciato ad dare la via. Noi ve lo replichiamo spesso perchè lo desideriamo, parendoci che, potendosi finire l'opera o non si potendo finire, questa sia una delle più utili cose et delle più necessarie che voi dobbiate fare. Non voliamo manchare farvi intendere come e' ci è venuto ad notitia, che in Barbericina et etiam da cotesta parte d'Arno donde è il campo, si truovono anchora ritte buona quantità di biade; di che ti diamo notitia, perchè vorremo che ad ogni modo le si togliessino o guastassino a' Pisani. Et se non si potessi nè guastare nè tòrre quelle di Barbericina, si guastassino almeno quelle che fussino da cotesta parte del fiume; però intenderai dove le sieno, et vedrai ad ogni modo di privarne e' nemici. Vale.

Sendosi dato per il Consiglio Grande della nostra Città, autorità amplissima a' nostri Excelsi Signori di potere per arbitrio loro perdonare et rendere e' beni ad qualunque Pisano, ti mandiamo, in questa, copia d'uno bando, per il quale si possi pubblicare tale loro autorità; el quale bando vorremo che tu mandassi ad quella hora ti paressi più comodo, in lato che chi fussi in sulle mura di Pisa lo potessi udire; et dipoi lo mandassi anchora in cotesto exercito nostro. Vale.

Per parte de' Magnifici et Excelsi Signori Priori di Libertà et Gonfalonieri di Iustitia del Popolo Fiorentino, si fa bandire et pubblicamente notificare, come egli è stato ad loro Excelse Signorie conceduta amplissima autorità et facultà dal Popolo et Consiglio Maggiore della città di Firenze, di potere concedere venia per arbitrio loro ad ciascuno di qualunque grado, stato o conditione si sia, el quale al presente habiti nella città di Pisa, et restituirli e' suoi beni, et adsolverlo da qualunque delitto, maleficio o oxcesso, per alcun tempo infino ad questo dì havessi commesso.

DOCUMENTO XXX. (Pag. 471)

Lettera dei Dieci al Commissario T. Tosinghi. 3 ottobre 1504.[941]

Tomaso Tosinghi, Commissario in Castris adversus Pisanos. 3 octobris 1504. — Per questa tua di hieri mattina, data ad levata di sole, siamo advisati di molti particulari del fosso facto, et dello ad farsi, et della pescaia, et così di tucta l'opera: commendiamoti del ragguaglio. Restaci hora solo un desiderio d'intendere quello habbi facto tanta acqua che voi ci scrivete havere preso et continuamente pigliare el fosso facto; perchè vorremo intendere bene dove l'approda, et quello che la fa, et quanto s'allargha, et che volta piglia, et se la è ancora condocta allo stagno. Intendiamo appresso con piacere grande che del secondo fosso sia fornito per tucta la sua lungheza, una largheza di 10 braccia, et come per tucto dì di hieri non vi doveva restare altro che 80 braccia di sboccatura, la quale voi disegnate largha 55 braccia; et benchè voi ci scriviate che con ogni studio et diligentia voi adtendiate ad decta sboccatura, nondimeno vi ricordereno quello ci occorre. Noi intendiamo quello che voi dite della difficultà che ha cotesta sboccatura ad cavarsi, rispetto alla strada et alla grotta dove è el terreno più fermo et più forte che in tucta la coda del fosso; intendiamo come fra sei dì credete haverla fornita, secondo el parlare di cotesti capi maestri, et come e' se ne potrebbono ingannare, etc.; et examinato con quante difficultà vi si conducono gli huomini, et con quanta, condocti vi sono, voi ve gli mantenete, stiamo con dispiacere in qualche parte di questa cosa; perchè, scorciandosi el tempo,[942] giudichiamo che bisognerà levare mano subito, veggiendo maxime la voglia di coteste genti d'arme, et quando el tempo non si scorciassi, la pagha delle fanterie ci è addosso. Pertanto noi vorremo che si attendessi con quella più diligentia è possibile alle sboccature, et però ci parrebbe che voi deputassi al lavorare in su la sboccatura del fosso secondo, et in su el fare più largha quella del primo, tucte quelle opere che vi si possono maneggiare; et se ve ne avanzassi, non levando mano dalla pescaia, nelle cose necessarie, ci parrebbe le mettessi a lavorare in allarghare più, secondo el primo disegno, la coda del secondo fosso; et potrete cominciarvi da capo, andando lavorando col benefitio del tempo et della fortuna, perchè si potrà ogni volta levar mano, et tucto quello che sarà facto, recherà utile all'opera, et quello che rimarrà ad farsi, non la disturberà.

Tale modo ci pare da tenere per le cagioni dette; et perchè voi ci ricordate vangatori et danari, vi diciamo che bisogna teniate ordine che non si fughino, perchè fare venire nuovi huomini da San Giovanni et Mugiello non sarebbeno a tempo, et tucti questi Vicarii credono che voi teniate quelli vi si sono mandati infino all'ultimo dell'opera, perchè altrimenti loro non li possono ogni dì mandare. Pertanto, se voi gli lasciate fuggire ad stiere, voi rimarrete in secho, et quanto a' danari, noi hiarsera l'altra si mandò ad Giuliano Lapi 200 ducati, et questa sera se ne manda dugento altri....

E' caporali di coteste genti sono stati qui, et in summa ci siamo resoluti con quelli, si stia costì tanto che la opera sia finita, servendo el tempo; habbiamo bene detto loro questo: che fra sei o otto dì crediamo che la harà hauto el suo debito. Et perchè Marcantonio Colonna ci fa intendere desiderare venire infino qui, siamo contenti gli dia licenza vengha la sua persona, con ordine di ritornare in costà subito. Vale.

DOCUMENTO XXXI. (Pag. 478)

Lettera dei Dieci a Giovan Paolo Baglioni. 9 dicembre 1504.[943]

Johanni Paulo de Balionibus. 9 decembris 1504. — Havendo noi inteso più volte da qualche giorno in qua, et da più luoghi da prestar loro fede, come Bartolomeo d'Alviano ingrossa in terra di Roma di gente, non vi habbiamo vòlto molto lo animo, giudicando che la non possessi essere cosa di molto momento, et non appartenente allo Stato nostro. Ma havendo inteso nuovamente el medesimo, et di più come e' Vitegli fanno el simile, et richiamano tucti li huomini d'arme, usi ad militare sotto e' padri loro, et rassettono insieme tucte le bandiere delle lor fanterie, et che sono uniti con decto Bartolomeo, et che gli hanno delli altri seguaci; ci è parso, anchora che per questo non ci sia cresciuto molta dubitatione, di darvi notitia di quanto per noi s'intende, non per altra cagione che per riscontrare con Vostra Magnificentia questi advisi, et di più intenderne l'opinione et el parere suo, et che iuditio ne facci; et se tali ristringimenti sono veri, ad che fine si faccino, et se altri che Vitelli et Alviano convengono con questi preparamenti, et qual fine sia el loro; perchè in su l'opinione di Vostra Magnificentia ci riposereno assai; la quale per essere più propinqua loro, et per molti altri respecti, ne harà potuto intendere el vero o coniecturarlo. Et ad questo effecto le mandiamo ad posta el presente nostro cavallaro, ad ciò habbi più occasione di responderci indreto.

Ulterius, ricercando questi tempi che si riveggha spesso le sua armi in viso, per satisfarsi nel riconoscerle, et per potersene servire, bisognando, desiderremo che quelli suoi huomini d'arme et cavalli leggieri che per loro commodità si ritruovono nel Perugino, ritornassino alle stanze loro, acciò che in sul dare questi nuovi danari o prima, li possiamo vedere in viso et rassegnarli. Nè altro, se non offerirci alla Signoria Vostra.

DOCUMENTO XXXII. (Pag. 478)

Lettera dei Dieci al Capitano di Livorno. 10 gennaio 1504 (1505).[944]

Al Capitano di Livorno. Die x ianuarii 1504. — La Excellentia del Gonfaloniere nostro ci ha mostro una tua lettura che tu li scrivi, dandogli notitia delle cose di costà, et della buona et diligente guardia che per te si fa in cotesto luogo, il che ci è suto sommamente grato, perchè in vero non habbiamo al presente chosa che noi desideriamo più che cotesta. Et di tale tua diligentia ci fa assai buona testimonianza, lo esservi stato ropto la carcere, et tractone el prigione sanza che da te o da altri per tuo ordine sia suto sentito, et dipoi sanza essere visto se ne sia per le mura fuggito, in modo che ogni poco meno di diligentia che per te si fussi usata, posseva costì nasciere caso di maggiore importanza e per adventura inremediabile; perchè chi può uscir fuora per le mura senza esser visto, può etiam sanza esser visto entrar drento; et così chi sanza esser sentito può rompere una prigione, può etiam fare delle altre cose più pernitiose, le quali non hanno per adventura bisogno di tanto aiuto, et con mancho strepito si possono condurre. Pertanto noi non restereno mai satisfacti della tua diligentia, infino non intendiamo che tu l'habbi in modo raddoppiata, che costì non si possa muovere una foglia che la non si veggha o non si senta; et perchè noi speriamo che ad questa hora tu harai ritrovato chi è suto autore della roptura della carcere et della fuggita del prigione, voliamo ce ne dia subito notitia, scrivendoci chi furno et di quale compagnia sono et da quali cagioni mossi. Et quando tu non li havessi anchora ritrovati, userai diligentia in cercarli per poterci satisfare in darcene notitia.

Tu accenni, oltre ad di questo, nella preallegata lettera al Gonfaloniere nostro, come haresti da dire altre cose, oltre ad quelle scrivi che ragguardano alla salute di cotesta terra, et sono d'importantia grande; ma non lo fai per esser cose da riferire ad bocha. Donde e' ci pare che in questo caso tu non usi minor prudentia che ti habbi usata diligentia in quel primo; et veramente le cose d'importanza si debbono tener segrete, ma non tanto che per ignoranza di quelle non vi si possa provedere. Et però era bene considerare che tu parlavi di Livorno, et che bisognia parlar chiaro, et le cose d'importanza dirle, maxime scrivendo alla Excellentia del Gonfaloniere in particulare, del quale ragionevolmente doverresti confidarti. Et però se tu hai da dire alcuna cosa, dilla et scrivila larghamente, acciò che vi si possa fare provisione, et che noi non restiamo in aria per li advisi tuoi.

DOCUMENTO XXXIII. (Pag. 486)

Lettera dei Dieci a P. A. Carnesecchi Commissario in Maremma. — 6 giugno 1505.[945]

Ad Pierantonio Carnesechi. Die 6 iunii, in Maremma. — Le ultime tue de' 3 et 4 del presente, per essere più copiose di advisi delle cose di Piombino, ci hanno dato alquanto più piacere, et più ci hanno satisfacto che le altre tua; perchè quanto alli advisi, come hiarsera ti si scripse, desideriamo essere tenuti un po' meglio raggualiati; dell'altre cose ne siamo sempre restati cumulatissimamente satisfacti. Habbiamo notato inter alia, in queste tue lettere, come tu ricordi che sarebbe bene, per fare venire in maggiore desperatione e' subditi di quello Signore, et per fare riconosciere lui de' suoi errori, prohibire alli suoi subditi che non potessino venire nel dominio nostro, nè godere el benefitio et commodo traggono delle mulina, come fanno continuamente; et havendo bene discorso et examinata questa cosa, laudiamo assai questo tuo motivo, et lo metteremo ad effecto, quando non credessimo che questo havessi ad essere un principio di zuffa. Et però, pensato ad tucto, voliamo che si tenti una terza cosa; et pare con questo pigliare occasione d'appiccare ragionamento, et intendere et scoprire in parte lo animo di quel Signore, et questo è che tu li scriva una lettera con quella prudentia che tu saprai; et li mostri maravigliarti assai della prohibitione che Sua Signoria ha facta, che non entrino subditi nostri nella sua terra; et che tanto più te ne maravigli, quanto tu non sai indovinare la cagione; et li dirai non havere voluto scrivercene, se prima non intenderai la causa da lui, perchè e' fa tale prohibitione, desiderando che più presto, con rimutare quel suo edicto, noi non lo havessimo hauto ad sapere, che, sappiendolo, noi fossimo forzati ad prohibire anchora noi e' paesi nostri a' subditi suoi. Et lo graverai ad volerci scrivere se si tiene offeso, o si truova in alcuno sospecto d'alcuno nostro, promettendoli essere parato ad iustificarlo con quella facilità che il vero si iustifica; et in questa sententia li scriverai con quella prudentia che ad te occorrerà, et della risposta ci manderai copia.

Quanto alla paga di cotesti conestaboli, qua non si pensa ad altro che alla expeditione d'epsa, et subito si manderà. Noi scriviamo l'alligata ad messere Criacho, per la quale l'imponiamo si transferischa in Cascina, dove voliamo stia per capo di quella guardia, et con la provisione sua ordinaria, et con cento provigionati: nè se li dà più compagnia, per non essere necessario accrescere quivi più guardia. Conforteralo ad risolversi et presto, secondo el voto nostro, monstrandoli che chi vuole bene da questa città, bisogna si lasci regolare et governare ad lei; et non voglia che lei sia regolata da lui; et che questa via è da ire insino in cielo, dove noi siamo per condurlo et presto: quando altrimenti, che sarà male consigliato. Vale.

DOCUMENTO XXXIV. (Pag. 486)

Lettera dei Dieci al Governatore Ercole Bentivoglio. 28 giugno 1505.[946]

Ad messere Ercole Bentivoglio Governatore. Die 28 iunii 1505. — Quanto la S. V. discorre per questa sua de' 26, ci satisfa assai, parendoci che sia tucto bene considerato et ragionevole. Et perchè quella presuppone che questi fanti venuti ad Piombino sieno paghati da' Sanesi et da' Luchesi, et che vi sieno condocti con consentimento loro (e' quali giudichano più facilmente farci ritirare da la impresa di Pisa, et per conseguens tenerla più viva in questo modo, che se li havessin seguitato di pagare e' fanti et cavalli di Pisa, come feciono lo anno passato); et così questi fanti, secondo quello scrive la S. V., satisfanno al desiderio de' Luchesi et Sanesi, et a Consalvo assicurarsi che Pisa non ci verrà sotto, non voliamo manchare di farvi intendere quello che contro ad tale opinione s'intende. Riferisce alcuno che ha hauta qualche tempo la mente del Signore di Piombino, come sendo decto Signore, poichè li entrò in quello Stato, vixuto sempre con paura che noi o Pandolfo non ne lo priviamo, monstrò prima di confidarsi di Pandolfo più che di noi, presupponendo che lui havessi meno animo ad ingannarlo; et Pandolfo, che dubitava che noi non ce ne insignorissino, attese sempre ad crescerli e' sospecti in modo, che nè e' nostri buoni portamenti, nè la fede observata, nè e' benefitii li habbiamo facti, li hanno mai possuto trarre questa gelosia dal capo. Nè si è però tanto diffidato di noi che interamente si fidassi di Pandolfo, come di sopra si dice; onde vivendo in questa diffidenza, pensò ricorrere ad un terzo aiuto, et non lo trovando propinquo, si gittò ad intractenere Consalvo, con el quale dice costui essere chiaro che li ha contracto parentado, et che sarà presto per scoprirsi. Et di questa confidentia che el Signore ha hauto in Consalvo, ne allega, che tenne già praticha di assicurarsi per via del Papa, et come e' trovò luogho in Consalvo, lo lasciò. Dice questo tale havere sollecitato decto Signore[947] Consalvo al mandargli in casa questi fanti, per esserli cresciuto el sospecto di Pandolfo, rispecto allo havere alle spalle Bartolomeo d'Alviano, in campagna et sanza partito et sanza stato, del quale ha dubitato, che con consenso di Pandolfo, sotto colore di passare per ad Pisa, non se li gittassi in casa; et Consalvo ha mandati volentieri tali fanti, perchè li torna ad proposito haverli quivi, per tenerci indreto et sbigottirci da el fare la 'mpresa di Pisa; et che ad Consalvo non è importato molto el tenere questi fanti più ad Piombino che nel Regno, havendoli ad paghare in ogni modo; ma piuttosto ci guadagna per discaricarsene, faciendoli pasciere in sul paese d'altri.

Et così giudicha costui che, sendo venuti decti fanti sanza participatione de' Sanesi et Luchesi, che non sieno per havere altra coda, nè possino fare altra factione, nè che sia da temerli, se non per quanto possono per il numero sono. Nondimancho la conclusione vera è, che questi 800 fanti sono là in vicinanza nostra, et che bisogna pensare che possino havere coda et possino non la havere, et fare in ogni opinione quelle provisioni si può, delle quali non siamo per manchare. Et ad Volterra et ad Campiglia et ad Pescia si è ricordato quello habbiamo giudicato convenirsi per la salute di quelle terre, ad ciò si preparino che di furto non possino essere offesi. Alle forze si provedrà ogni volta s'intenda che maggiore bisogno lo richiegga; nè siamo per abbandonarci, nè dubitiamo etiam essere abbandonati. Et Vostra Signoria si transferirà personalmente in tucti quelli luoghi, dove ella crederrà fare qualche fructo per honore suo et securtà nostra. Valete.

DOCUMENTO XXXV. (Pag. 490)

Lettera dei Dieci a P. A. Carnesecchi Commissario in Maremma. — 30 luglio 1505.[948]

Pier Antonio Carnesechi. 1505, die 30 iulii. — Noi habbiamo questo dì ricevute dua tua lettere di hieri, le quali ci hanno dato dispiacere, veduto quanto tu monstri di temere in su li advisi ci sono suti porti di Bartolomeo; et perchè tu intenda l'ordine nostro, quando infino ad qua non lo havessi inteso, sappi che in su questi movimenti di Bartolomeo, havendo noi considerato l'insulti ci poteva fare, et veduto ci posseva assaltare in Maremma et in Valdichiana, habbiamo sempre creduto che vengha più presto verso Valdichiana che in costà: le ragioni che ce lo facevono credere sono molte, le quali non adcade replicare. Et per questa cagione si era pensato fare testa grossa al Poggio, luogo comune ad potere soccorrere costà et le Chiane, dove fussi bisognio. Et quivi habbiamo vòlte tucte le fanterie che si sono facte, et tucta volta le spignamo ad quella volta, andando dietro ad el primo disegno nostro. Habbiamo questo dì hauto l'adviso tuo, per il quale scrivi Bartolomeo doveva essere infino hieri ad Scarlino; el quale adviso, quando fussi vero, harebbe chiarito la partita che venissi con le genti in costà et non nelle Chiane; et haremo facto spignere ad cotesta volta tucte le forze ordinate, se noi d'altronde non intendessino Bartolomeo a' 28 dì essere ad Istia[949] in sul fiume. Et perchè questo riscontro habbiamo di più d'un luogho, lo crediamo; et essendo anchora in lato da potersi anchora voltare in Valdichiana, non ci determiniamo ad voltare tucte le forze costà. Pure alcuni conestaboli, che hanno la compagnia loro qui in Firenze, l'inviereno ad cotesta volta, nè manchereno, al primo adviso certo dove e' sia, d'inviare gli altri; nè siano per manchare di aiuto nè ad te, nè ad cotesto paese.

Et perchè tu intenda meglio le qualità del nimico, sappi che el conte Lodovico di Pitigliano, che ha 60 huomini d'arme, non solum non viene seco, ma noi questa mattina l'habbiamo condocto, et è diventato soldato nostro. El signore Renzo de Ceri, che ha più di 80 huomini d'arme, non vuole seguirlo; molti huomini da bene, spicciolati, come el Mancino da Bologna et altri, l'hanno lasciato, tale che non li resta 150 huomini d'arme et 200 cavalli leggieri: fanterie non ha; Gian Paulo nè Sanesi non lo aiutono. Viene ad questo insulto contro la voglia di Consalvo; et di questo ne habbiamo mille riscontri, in modo che delle fanterie di Piombino non è per valersi, nè per havere riceptaculo in quella terra.

Onde, considerato ogni cosa, non è tanto terribile questa sua venuta che non si possa opporseli, et che con le forze ti truovi costì non lo possi tenere ad bada tanto che li altri soccorsi venghino, che verranno subito. Et quando havessi dove fussi al certo, ne scriverrai al Governatore, chiedendogli quelle forze che ti può subministrare. Pertanto di nuovo ti si fa fede che noi non siamo per abbandonare nè te nè cotesto paese, purchè tu non l'abbandoni te medesimo. Et comunicherai li advisi di questa lettera ad el signor Marcantonio, ad ciò veggha in quanti passi d'acqua si trova el nemico, et conosca quanto e' si abbia ad temere di lui, ad ciò che non ci nuoca più la reputatione sua che le forze. Polvere, passatoi, gavette et molte altre cose ti se ne mandò infino domenica buona somma.

Se Girola[mo] Pilli si truova in cotesto paese, fermera'lo costì, et per la prima ti scriverreno quello voliamo ne facci.

DOCUMENTO XXXVI. (Pag. 491)

Lettera dei Dieci al Commissario Antonio Giacomini. 16 agosto 1505.[950]

Antonio Giacomino, Commissario Generali. 16 augusti. — Per la tua Δ,[951] data hiarsera ad 6 hore, intendiamo come voi, per havere inteso per duplicate, Bartolomeo d'Alviano volere ire alla volta di Pisa, eri deliberati andarne questa mattina alle Caldanelle, per essere el passo dove lui è necessitato venirvi sotto, quando voglia ire ad Pisa per la Maremma. Intendiamo le genti dite che sono rimase ad Bartolomeo, et la opinione certa havete di metterlo ad mal cammino, quando vi vengha ad trovare. Noi habbiamo considerato et examinato bene questo scrivere vostro; et considerata la prudentia tua et della Signoria del Governatore, non ne habbiamo pelo che pensi e' vi possa incontrare per alcun conto alcuna cosa sinistra, perchè sappiamo harete pensato ad ogni cosa che potessi sforzarvi, et mettere in ruina coteste genti; et che harete considerato come, nonobstante che si dica che Gian Paulo sia ad Grosseto, e' potrebbe sanza la persona sua havere ingrossato Bartolomeo delle sue genti; et come nonobstante che el Signore di Piombino vi habbi testificato havere ad sospecto Bartolomeo, potrìa tamen essere che fussino confidenti, et che queste cose fussin facte per havervi più incauti. Crediamo che harete etiam pensato gli aiuti ch'e' Pisani possono dare ad Bartolomeo nel farsi avanti, et ad mille altre cose che noi non sapremo altrimenti discorrere.

Nondimancho, con tucta questa opinione, vi significhereno lo animo nostro, quale è che noi desideriamo assai, che Bartolomeo d'Alviano non passi per ad Pisa, per fuggire tutte quelle molestie che ci potrebbe fare, essendo congiunto co' Pisani. Ma noi desideriamo molto più, et senza comparatione, che si salvi cotesto exercito; perchè, passando lui ad Pisa, noi haremo mille rimedi, come potete per voi immaginare, mediante le nuove genti condocte, le quali fanno adcelerare forse Bartolomeo di darvi occasione d'appiccarvi, per non lo havere ad fare quando fussi tucti insieme, et mediante le pratiche che vanno adtorno, di che vi habbiamo dato piena informatione. Ma, perdendo coteste genti, non ci sarebbe remedio alcuno; et però desiderreno che si fuggissino tucte quelle zuffe, dove tucte coteste nostre forze s'havessino ad impegnare, et nelle quali bisognassi o vincere al tucto o essere ropti al tucto. Nè crediamo che voi la intendiate altrimenti, nè habbiate altro in disegno che questo, per le ragioni preallegate, per quelle che per altre vi habbiamo decte, et per quelle che voi medesimi conosciete et ad noi anchora havete scripte. Insomma noi ricordiamo di nuovo alle prudentie vostre la salute di coteste nostre genti, la quale voliamo si prepongha ad ogn'altra cosa. Noi non vi ricordereno che egli è bene pensare in ogni evento come rimane Volterra et Livorno; perchè, sendo certissimi che el fine habbi ad essere buono, governandovi con quella prudentia che noi ci persuadiamo, non scade pensarvi. Pure, quando ad voi paressi di havervi consideratione et provedervi in qualche modo, o voi lo farete costà, o voi ce ne adviserete; et così d'ogni altra cosa che ad voi occorra. Et noi di nuovo vi ricordiamo el salvare coteste genti.[952]

DOCUMENTO XXXVII.[953] (Pag. 492)

Lettera del Commissario Antonio Tebalducci Giacomini ai Dieci, scritta in Bibbiena il 17 agosto 1505. Narra la rotta data dall'esercito fiorentino all'Alviano in quello stesso giorno.

Magnifici Domini mei observandissimi, etc. — Hiersera a hore una, fu l'ultima mia da presso a Campiglia, donde questa mattina, per haver notitia che il signor Bartolomeo si levava, ci mettemo in ordine ancora noi. Et stando in aspectatione alla volta di Pisa, nel levare del sole, lo vedemo sulla campagnia, con le battaglie, appresso le Caldane; al quale passo non parve al signor Governatore et ad me assaltarlo, ma andarne per la via che va da Campiglia a San Vincenti, con ordine che dove lo trovavamo, incontrarlo. Et affine di haverlo maturo et disordinato, et che non ci schappassi innanzi, li mandamo per dirieto, per la via delle Caldane, messer Malatesta et Pavolo da Parrana, con commissione che andassino tucta volta assaltando; et per davanti, per la via facemo noi, tucto il resto de' cavalli leggieri, per fare quello medesimo effecto che quelli mandati per coda, quali arrivati a Santo Vincenti avanti loro, furono alle mani. Et ancora che pigliassino parecchi cavalli de' nimici, non poterono risistere, et se ne tornorono per la via nostra, quali ci trovorono a mezo miglio discosto a Santo Vincenti, con li fanti et gente d'arme.

Et ritracto da loro che e' nimici erono in buona parte passati, piacque al signor Governatore che temporeggiando ci conducemo appunto alla coda de' nimici, nelle ruine di Santo Vincenti, dove havevono fatto testa di loro gente d'arme et fanti. Et noi, visto tale ordine, con il colonnello del Zitolo et messer Victorio, uniti insieme, et con le squadre del signor M. Antonio et signor Iacopo investimo ne' nimici, i quali al primo assalto ne detton le spalle: dove furono feriti et amazati buona parte de' fanti, talmente che mai più se ne vide nissuno. Così fu preso qualche cavallo. Et non più avanti ci detton le spalle, che una arcata passato il fosso di Santo Vincenti, verso Bibbona; et fatto testa, li ributtorono li nostri fino al detto fosso, tanto gagliardemente del mondo (sic): al che si provide con il tirare avanti il colonnello del signore Piero et Conte di Sterpeto uniti, et le squadre di messer Hanibale Bentivogli et lance spezate. Et fatto grandissima punta li inimici di riguadagnare tal passo, maxime la persona del signor Bartolomeo, quale fu ferito nella faccia, con tutto il fiore delle sue genti non potè mai spuntarne: dove fu guasti assai cavalli et huomini. Infra il qual tempo giunsono i falconetti, quali per insino allora non s'erono possuti operare: in su che facemo gran fondamento, et vincere a ogni modo sanza nissuno pericolo, et sanza cacciaregli altrimenti con le genti, battendo con detti falconetti il ristringimento delle loro genti, che era circa cento huomini d'arme. Quale cominciatosi per le artiglierie ad aprire et desordinare, ci parve tempo investirgli con tutte le forze, et così con li cavalli leggieri per marina, le gente d'arme per la strada, et li fanti dal canto di sopra per il boscho, li mettemo per quella via che più volte s'è detto a Vostra Signoria di fare, talmente che da Santo Vicenti sino in Ciecina, mai s'è facto che pigliare.

Et in effecto, abreviando, ritraiamo solo essere schappato il signor Bartolomeo con circa XX cavalli corridori, tutti disarmati, quali crediamo che da Musachino et quelli di Rosignano non possino schappare; perchè non potendo li nostri seguitarli sin là charichi di preda et di prigioni (che infino a' fanciulli et pastori di Bibbona n'ànno presi), usaron li nostri cacciatori farlo intendere a Rosignano. Donde in questa hora habbiamo lettere da Giovanni, che Musachino calava loro adosso, non sapendo però fussi della fuga de' cacciati da noi, non havendo nuova della rotta, ma indicando solo cavalli di Pisa. Harannoli trovati strachi talmente, che tenemo per certo non ne sia schappato nissuno; et maxime che intendiamo andavano per marina, dove sono passi strectissimi. Piaccia a Nostro Signore Dio che li nostri li arrivino, affine che lo insolente sia exemplo alli altri presuntuosi.

Se le Signorie Vostre non saranno per questa raguagliate secondo il desiderio di quelle, mi haranno per iscuso; et fia con la prima, altra con dire particularmente e' nomi de' baroni presi et numero della bella gente trovata, quali di cavalli, arme et veste sono benissimo addobbati, con presentia di huomini da bene: di che hanno facto prova, non havendo perso per difetto loro, ma di chi insolentemente li conduceva.

Scordavami dire che, poi havemo rotto e' nimici alla Torre, non havendo comodità di scrivere, spacciai il Zerino cavallaro, che a boca facessi intendere quel tanto haveva visto, et la speranza che havamo dipoi sotto Castagneto, seguitando la caccia de' nimici. Dètti fatica a Luca Cavalcanti di venire fino costì, per ragguagliare Vostre Signorie, quali haranno agiustar fede, per essere stato in fatto. Et se ho tardato fino a mo' a scrivere, l'à causato lo attendere le genti qui, con tanti prigioni che sono più di noi.

Domane et non prima che noi ci saremo tucti, piglieremo qualche luogo dove si possa stare; et in questo mezo Vostre Signorie diranno quel tanto voglion si facci, quali sono sapientissime, et noi siamo figliuoli di obbedientia. Que feliciter valeant. Ex felicibus castris iusta Bibbonam, die xvij augusti 1505, hora xxiiij.[954]

Antonius de Tebalducis Generalis Commissarius

Magnificis dominis Decem Viris Libertatis et Balie Reypublice Florentine.... observandissimis.

DOCUMENTO XXXVIII. (Pag. 472 e 498)

Lettere di B. Buonaccorsi al Machiavelli in legazione presso Giulio II.[955]

Niccolò honorando. Io ho ricevuto la vostra de' 30, et mandato le chiavi alla Marietta, con farli intendere quanto m'ordinasti. Il simile farò domani de' danari della Δ,[957] benchè non vegga modo ad mandarveli securi. Et però vorrei ve ne valesti costì o da Monsignore reverendissimo o da qualcuno altro, et me li traessi qui, dove subito li pagherei. Expecteronne una risposta: dipoi ne farò quanto m'imporrete.

Le cose de' fanti vanno per quello ordine desiderate; et così feci pagare quelli 4 conestabili mi lasciasti in nota. Et se nulla mi mancava, questo rifiorisce, che voi non fusti partito di dua dì, che io ero per Palazo con tre drieto; et questa mattina n'ho rimandato il Tedesco, che volse ire in quello di Pisa ad vedere il paese. State di questo con lo animo posato, perchè sendo rinfrescati qui quelli medesimi advisi della passata dello Imperatore che scrivete voi, tra li primi ragionamenti in su tale accidente fu che le ordinanze si tenessino di presso, come cosa più salutifera et più importante per ogni respecto. Nè vo' mancare di dirvi che, havendo facto mettere dreto allo officio Bastiano da Castiglione, capo di quelli del Valdarno di sotto, per lo effecto sapete, et essendo domandato come haveva li homini ad ordine, rispose: — Io ve ne darò in 4 hore 700, et tutti homini da ogni factione. — In sulle quali parole si maravigliarono gustam[ent]e[958] come cosa di grande momento; et così fu expedito di ciò che desiderava. Hovvi volsuto [dire] queste poche parole di questa materia, ad vostra satisfactione, stimando vi habbi[no ad] essere grate. Le altre cose tutte vanno per l'ordine loro.

Se io dicessi non vi havere invidia, non vi confesserei la verità; et per la fede mia, non per altro, se non per la continua conversatione harete col nostro reverendissimo Monsignore, la quale sono certo vi riuscirà tra le mani d'una gran lunga meglio non ve la haveva dipinta. Raccomandatemeli, ve ne prego, quando vi viene bene. Con le altre Dio vi dia migliore fortuna non dètte a noi, che credo le faccende vi adiuteranno assai, quale fanno destare li homini et mutare di natura.

Notes in this chapter

Note 1 · Intendi — Giacchè fu presa la deliberazione di darmi il danaro chiesto, me lo faccia avere di fatto.Note 2 · Carte del Machiavelli, cassetta III, n. 6.Note 3 · Il lucchettone, il lucco.Note 4 · Qui è al solito una esclamazione indecente, che si sopprime.Note 5 · Qui non intendiamo a che cosa alluda il Buonaccorsi. La moglie del Machiavelli non poteva ancora aver figli, e molto meno una figlia da mariNote 6 · L'uno e l'altro coadiutori nella cancelleria.Note 7 · Si vede chiaro che queste lettere del Buonaccorsi erano scritte a varie riprese, secondo che gli affari della Cancelleria lo lasciavano qualNote 8 · Deliberazione di pagamento, oltre il salario, alla quale allude anche nella lettera precedente.Note 9 · Cioè: — Quando avrete speso i danari avuti nel partire, non chiedete stanziamento. Vi farete poi pagare quello che dimostrerete avere speso Note 10 · Carte del Machiavelli, cassetta III, n. 30.Note 11 · Carte del Machiavelli, cassetta III, n. 41.Note 12 · Alessandro di Rinaldo Bracci, il quale era stato altra volta inviato a Roma, vi tornò adesso, come già notammo, in qualità di mandatario. GiNote 13 · Carte del Machiavelli, cassetta III, n. 42.Note 14 · Specie d'imposta, sotto forma di prestito, che veniva restituita a rate, almeno in parte.Note 15 · Sopperire.Note 16 · Carte del Machiavelli, cassetta III, n. 7.Note 17 · Intendi: — Nel rispondermi è meglio non tocchiate questo soggetto. — Il Buonaccorsi temeva che le sue lettere fossero vedute da altri.Note 18 · Il Machiavelli, come notammo, era stato inviato al Valentino dai Dieci, senza essere eletto dagli Ottanta.Note 19 · Carte del Machiavelli, cassetta III, n. 3.Note 20 · Intendi: — Gl'impiegati sbucano, escono dall'ufficio.Note 21 · Aveva il dì 1º novembre scritto d'avere ricevuto per lui 30 ducati, che teneva a sua disposizione. Non s'era però fatto stanziamento per essNote 22 · La moglie del Buonaccorsi.Note 23 · Carte del Machiavelli, cassetta III, n. 4.Note 24 · Si facevano sugli onorari ritenute, le quali rendevano il valore reale assai inferiore al nominale.Note 25 · In altra lettera dice, che questo velluto era stato alla porta della Città tolto a colui che lo portava.Note 26 · Carte del Machiavelli, cassetta III, n. 32.Note 27 · Carte del Machiavelli, cassetta III, n. 8.Note 28 · Intendi: scemare i salarî.Note 29 · Carte del Machiavelli, cassetta III, n. 15.Note 30 · Allude di nuovo alla temuta diminuzione de' salarî, di cui parla nelle lettere antecedenti.Note 31 · In due lettere del dì 8 novembre, il Machiavelli aveva insistito sulle grandi premure fatte dal Duca per venire ad accordo coi Fiorentini. INote 32 · Carte del Machiavelli, cassetta III, n. 16.Note 33 · Il Buonaccorsi aveva scritto: saldo proposito; ma poi cancellò la parola saldo.Note 34 · Qui segue una delle solite esclamazioni indecenti.Note 35 · Carte del Machiavelli, cassetta III, n. 17.Note 36 · Il Gonfaloniere infatti scriveva il 21 dicembre al Machiavelli, che gli si mandava del danaro per ora, promettendo che sarebbe stato richiamNote 37 · Foro nell'originale.Note 38 · Imbroncito.Note 39 · Carte del Machiavelli, cassetta III, n. 18.Note 40 · Allude all'eccidio di Sinigaglia.Note 41 · 1502 secondo lo stile fiorentino, 1503 secondo lo stile nuovo.Note 42 · Archivio fiorentino, Cl. X, dist. 3, n. 103, a c. 172: autografo del Machiavelli.Note 43 · Archivio fiorentino, Cl. X, dist. 3, n. 107, a c. 24t: autografo del Machiavelli.Note 44 · Archivio fiorentino, Cl. X, dist. 3, n. 107, a c. 47t: autografo del Machiavelli.Note 45 · Archivio di Modena, Cancelleria Ducale, Dispacci da Roma, busta 13.Note 46 · Il giovedì mattina.Note 47 · Nel Giustinian non troviamo che don Micheletto comandasse le navi pontificie, ma solo le armi di terra, e più specialmente quelle del ValentNote 48 · Archivio fiorentino, Cl. X, dist. 3, n. 107, a c. 171t: autografo del Machiavelli.Note 49 · Caterina Sforza, già signora di Forlì.Note 50 · Carte del Machiavelli, cassetta III, n. 21.Note 51 · Allude alla lettera scritta dai Dieci il dì 14 novembre 1503, che trovasi pubblicata nelle Opere (P. M.) del Machiavelli, vol. IV, pag. 361.Note 52 · Intendi: — Ogni volta che ne ricordate solo il nome in una vostra lettera, si crede subito che egli vi sia troppo accetto, che vogliate favoNote 53 · Qui come altrove le virgolette indicano le parole in cifra. Il deciferato, quando non è del Machiavelli, è ricavato dalle Chiavi dei cifrarîNote 54 · Sembra un'allusione scherzevole al bimbo del Machiavelli.Note 55 · Carte del Machiavelli, cassetta III, n. 23.Note 56 · Il cardinal Soderini.Note 57 · Al battesimo del bimbo.Note 58 · Carte del Machiavelli, cassetta III, n. 26.Note 59 · Intendi: — non so che debba venire io.Note 60 · Desidera.Note 61 · Archivio fiorentino, Cl. X, dist. 3, n. 112, a c. 89t: autografo del Machiavelli.Note 62 · Aguti, chiodi.Note 63 · Archivio fiorentino, Cl. X, dist. 3, n. 112, a c. 152t: autografo del Machiavelli.Note 64 · Archivio fiorentino, Cl. X, dist. 3, n. 112, a c. 156: autografo del Machiavelli.Note 65 · Archivio fiorentino, Cl. X, dist. 3, n. 112, a c. 157t: autografo del Machiavelli.Note 66 · Intendi: — Scorciandosi le giornate, per l'avanzarsi della stagione.Note 67 · Archivio fiorentino, Cl. X, dist. 3, n. 113, a c. 211t: autografo del Machiavelli.Note 68 · Archivio fiorentino, Cl. X, dist. 3, n. 116, a c. 23: autografo del Machiavelli.Note 69 · Archivio fiorentino, Cl. X, dist. 3, n. 116, a c. 151: autografo del Machiavelli.Note 70 · Archivio fiorentino, Cl. X, dist. 3, n. 116, a c. 141t: autografo del Machiavelli.Note 71 · Intendi: — Il Signore di Piombino avere sollecitato Consalvo.Note 72 · Archivio fiorentino, Cl. X, dist. 3, n. 116, a c. 171t: autografo del Machiavelli.Note 73 · Istia d'Ombrone.Note 74 · Archivio fiorentino, Cl. X, dist. 3, n. 116, a c. 191t: autografo del Machiavelli.Note 75 · Questo segno indica che la lettera era venuta per staffetta.Note 76 · In margine è scritto: Per Δ, ad ore 2 1⁄2, al Console. È questa l'indicazione dell'ora in cui doveva, per staffetta, partire questa risposNote 77 · Carte del Machiavelli, cassetta IV, n. 11.Note 78 · La lettera scritta lo stesso giorno dal governatore E. Bentivoglio, molto più breve e lacera in diversi punti, dà assai minori ragguagli delNote 79 · Pubblichiamo queste lettere, perchè, oltre le notizie politiche che contengono, dimostrano chiaro come, anche lontano da Firenze, l'animo deNote 80 · Carte del Machiavelli, cassetta IV, n. 103.Note 81 · Questo segno è messo generalmente invece della parola staffetta.Note 82 · Le parole o lettere, qui e appresso, poste in parentesi quadra, sono supplite, essendo in quei luoghi rotta la carta nell'originale.
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