SCENE DI CONFESSIONALE
Reading edition
—Padre…. al venerdì santo…. Commisi un gran peccato…. Mangiai un…. uovo—O scandalo! Va!… va! tu sei dannato!… Io…. ch'ebbi dal Pontefice L'indulto, in quel dì istesso Non mangiai che una folica…. Ed un branzino a lesso!…
RICCO IGNORANTE
Quattro milioni valgono I vasti tuoi poderi, Quasi altrettanto valgono Le ville ed i manieri;
Ingenti somme valgono I mobili, gli arredi, Le molte gemme, i fulgidi Cocchi che tu possiedi;
Valgono i bovi, valgono Le scope ed i pitali…. Tu solo, in tal dovizia, Gabrio, tu nulla vali.
ALLO STESSO
Se a piè mi incontri, o Gabrio, Meco a parlar ti fermi, Se al corso in cocchio transiti, Fingi di non vedermi.
Io, più cortese e amabile. Dalla pedestre folla Ti grido ognor con enfasi: «Addio, superba chiolla!
A GELLIO
Ho letto in qualche libro, e intesi dir da molti Che gli uomini di ingegno fanno i figliuoli stolti; Di parlar teco, o Gellio, se a qualcheduno accade, Che tuo padre era un genio tosto si persüade.
QUESITO
Veggo che in molti opuscoli E libri si censura Chi chiamò il matrimonio Nodo contro natura.
Perchè, fra gente seria, Fra legisti e curiali, Solo i figli illegittimi Si chiaman naturali?
A CLELIA
Dì: quei capelli Sì folti e belli; Clelia, que' denti Bianchi e lucenti, Quel nuovo petto Che hai nel corsetto, Quanto han costato? —Tutto ho comprato A prezzo onesto Vendendo…. il resto.
RISPOSTA
Non ti nomai; d'un asino Scrissi, tu ti offendesti. Nei versi miei specchiandoti L'effigie tua vedesti?
ANIMA PIA
Ogni giorno si confessa; Se ogni notte la contessa Non facesse un po' all'amore…. Che direbbe al confessore?
MUSICA DEL PASSATO
L'autor del Rigoletto, scrivendo ad un amico, Disse: è ben che i maestri ritornino all'antico. Certi nuovi spartiti, che infatti hanno un tal merito, Non vedran l'avvenire, vedran bensì il preterito.
GUARENTIGIE PARLAMENTARI
Fuori dal Parlamento, Fra noi dell'umil schiera, Per falso giuramento Si può andare in galera— Al Senato, alla Camera Miglior sistema è invalso…. Ivi per molti è titolo D'onor giurare il falso.
GLI EROI[13]
Eroi, eroi! Che fate voi? —Voi massacrate, Assassinate, Voi desolate Borghi e città; Un vil bifolco Che suda al solco, Val più di voi, Birbe di eroi!
AD UN MAESTRO
Tutti oramai son editi I tuoi capolavori; I torchi più non gemono, Gemono gli editori.
CONSIGLIO PROVVIDO
Dì quel che gli altri dissero, Fa quel che gli altri han fatto; Chi papagallo o scimmia Non è, pei volghi è un matto.
MIRACOLI
Allor che al mondo annunziasi Qualche molesto evento: «Oh! il dito dell'Altissimo!» Sclamar dai preti io sento.
D'un prete la Perpetua Ier l'altro ha partorito…, A compier tai miracoli Di Dio bastar può il dito?
STATISTICA [14]
Su per giù, nasceranno In Italia cinquanta- Cinque spartiti ogni anno… Ne muoiono sessanta.
A GELLIO DEPUTATO
Gellio: se non ti avessero Eletto a deputato, Col titol di onorevole Chi mai ti avria chiamato?
CHIASSI FUNEBRI
Se muore un uom grande Per senno e valor, Nell'aria si espande Immenso fragor. Son genî incompresi, Son piccoli eroi, Son nani che gridano: «I grandi or siam noi!»
FINALMENTE!
Di Wagner la grand'opera (Oh evento fortunato!) Tutti fra poco udranno— E l'avvenir fra un anno Si chiamerà il passato.
CONGRESSI
Al Congresso operaio Andò il mio calzolaio. Io colle scarpe rotte Rimasi; il buon Crispino Brïaco l'altra notte Tornò senza un quattrino. —Dirmi oserete adesso Che inutil fu il Congresso?
A GIACINTA
In volto audacemente io ti guardai; A ragione, Giacinta, ti offendesti…. Se guardata nessun ti avesse mai, Fama di bella avresti.
GIACULATORIA
Grazie, o Signor! di un pargolo La casa mia si allieta; Fa ch'egli cresca incolume, Fa ch'ei non sia poeta!
Se poi delle tue grazie Colmar lo vuoi, Signore: Fa ch'ei sia sempre un asino Ma ragli da tenore.
CONVERSAZIONE CONIUGALE
A mensa divorando Con gagliardo appetito, Così parlava Eugenia Al burbero marito:
«Come felici siamo! «Dimmi: non ti consola «Pensar che noi formiamo «Due corpi e un'alma sola?»
—Se un corpo solo avessimo, L'altro rispose, appieno Sarei felice, o Eugenia; Mi costeresti meno.
RAFFRONTI STORICI [15]
Narran le antiche cronache Che un pazzo imperatore Al suo cavallo il titolo Donò di senatore.
Qual meraviglia? Ai facili Tempi che venner poi, Forse più eccelsi titoli Non ebber ciuchi e buoi?
POUACH!!!
Su questo cencio ignobile Che ha titol di Rivista Sputò la bava sordida Un rospo giornalista;
Qui con oscene ingiurie Quel sozzo ordì i ricatti; E con tal foglio il podice Credi forbir? lo imbratti.
EPIZOOZIA
Fra le bestie bovine del paese Ha nello scorso mese Una peste terribile infierito; Per tema del contagio Il Sindaco è fuggito.
NEL CIMITERO
Che brava gente! A leggere Le scritte, esclameresti: «Color che qui riposano «Tutti eran probi e onesti!»
Pur, se dall'urna sorgere Potesse alcun, senz'armi Col portafoglio in tasca Qui non vorrei trovarmi.
DON NATALE [16]
In Dio non crede, In nulla ha fede, Pur, don Natale È clericale. Che mai lo lega Alla congrèga Turpe e nefasta? —È pederasta.
A FLAVIO
Troppo imprecasti contro i venduti; Di tema, o Flavio, perchè non muti? Qualcun già mormora che sii sdegnato Perchè nessuno t'ha mai comprato.
AL TEATRO MANZONI
La gente uscia dall'atrio, Il dramma era finito: —Come i teatri annoiano! Sclamava un buon marito; Di becchi e donne adultere Sempre la scena è invasa; A tali drammi assistere Tutti possiamo in casa.
AD UN POETA
Tutti lodarono I tuoi sonetti; Prova certissima Che niun li ha letti.
PASQUA
Ad una signorina Amabile e garbata Dissi: Pasqua è vicina…. Vi siete confessata? Ed ella: al rito santo Ci andrò, ma all'ultim'ora; Spero di fare intanto Qualche peccato ancora.
AD UN EX
Perduto il titolo di deputato, Ex-onorevole fosti chiamato— Ma chi in gran conto non t'ebbe prima, Quasi onorevole oggi ti stima.
NECROLOGIO
Morì l'Osservatore Organo dei rétrivi…. Qual lutto per l'Italia! I redattor son vivi.
I TELEGRAMMI DI RE GUGLIELMO [17]
I.
Ier, sotto i forti, Grande macello…. Sei mila morti…. Il tempo è bello.
II.
Bombardamento Ricominciato…. Morti seicento…. Dio sia lodato!
III.
Oggi, gelati Mille soldati…. Sano son io…. Sia lode a Dio!
NAPOLEONE III [18]
Lui grande al par di Cesare, Quando reggea l'impero, Lui vinto, infame dissero E stolto avventuriero;
Giudicheranno i posteri Qual fu Napoleone; Ciò che fin d'or si giudica È il secolo buffone.
A CLELIA
Che fai? ti arresta, o Clelia! Già deponesti i crini…. Sciolti dal fianco caddero I vasti crinolini…. Il sen ricolmo e turgido Già sparve col corsetto…. Se ancor ti spogli, o Clelia, Che porterai nel letto?
A GELLIO
Dio! come l'aria è rigida! Il capo al vento immite Se ancor tu esponi, o Gellio, Puoi prendere un'orchite!
LA CREMAZIONE
Contro il sistema della cremazione Protestano con ira i collitorti I gesuiti ed i preti retrivi; Noi non cremiam che i morti, La Santa Inquisizione Preferì sempre di cremare i vivi.
REALTÀ E POESIA [19]
Già della Prussia Tutti i soldati Sotto Parigi Stanno accampati…. Già dell'assalto Suonata è l'ora…. E la repubblica Non soffia ancora?
RICORDI D'UNIVERSITÀ
I.
L'esame di botanica Subiva uno studente. So, il professor dicevagli, Ch'ella ha studiato niente;
Un quesito assai facile Proporre a Lei vogl'io: Con qual seme propagansi Le zucche?—E quei: col mio.
II.
Un professor di storia naturale Per schernire agli esami uno scolaro, Gli chiedeva con aria magistrale:
«Sa dirmi quante gambe abbia il somaro?» E quei: «mi è d'uopo in pria veder le sue» Sotto il tavol guardò, poi disse: «due.»
AGLI ELETTORI [20]
All'urne accorrete, Nessuno si astenga! Però, riflettete Se più vi convenga
Aver deputati Già sazi e contenti, O i nuovi affamati Che affilano i denti.
I FALLITI
—Tre volte Enzo è fallito,… Or dimmi: come avviene Che un tal lusso mantiene? Davver, ne son stupito!
—Le son domande stolte; Per farsi millionario Non sai che è necessario Fallire almen tre volte?
LE SCUOLE
Studiar conviene Poco, ma bene. Or, che si studia Di tutto un po', Chi nelle pubbliche Scuole fu istrutto Può dir: «so tutto, Ma nulla so.»
RIPARAZIONI [21]
Dal freddo assiderato Un vecchio gentiluomo Giaceva sul selciato Della piazza del Duomo.
—A tal ridotto siete! Diss'io, di terra alzandolo; Un tetto non avete? —L'avea; stan riparandolo.
AVVERTIMENTI ATMOSFERICI
Aprile al termine Già volge; e piove, Nevica, grandina Orribilmente.
Non v'è più dubbio: Mite e benefica La Russia muove Verso l'Oriente.
LA GUERRA D'ORIENTE
Si vuole da molti Che sempre la guerra Prepari alla terra Più fulgide età.
Già in arme ai bivacchi Stan turchi e cosacchi…. Dal knut e dal palo Qual luce uscirà?
AD UN CRITICO [22]
Se per lo stil sol vivono I libri, i miei morranno; I tuoi volumi, o Gellio, Eterna vita avranno.
Così fia noto ai posteri Fin del mio nome ignari Che visse al nostro secolo Un asino tuo pari.
A CLELIA
Tanto il tuo viso è sudicio Di polveri, di intonachi, Di lisci, di cosmetici, Di esotici saponi; Che al corso jer scontrandoti, Io t'ho scambiato, o Clelia, Per un avviso mobile Dell'Agenzia Manzoni.
GUARIGIONE RAPIDA
Ieri cadean malati Sindaco e segretario; Oggi son risanati…. Chi fu il veterinario?
NUOVI DRAMMI
Alle abusate adultere Oggi le Messaline Sulla scena sottentrano Con Cleopatra e Frine… Di nome il palcoscenico Ove tai donne han stanza Mutar dovria, chiamandosi Casa di tolleranza.
GUARENTIGIE
Di sedere alla Camera Ambiscon molti, e anch'io Al nobil desco assidermi Non sdegnerei, perdio!—
L'impiego, a ciò che dicesi, È poco profittevole; Ma ivi l'onor puoi perdere Serbandoti onorevole.
A FLAVIO MORALISTA
Allor che predichi Dal tuo giornale Tanta morale, Veder mi pare Un vecchio satiro Dai peli grigi Che al lupanare Fa il panegirico Di San Lüigi.
CUORE DI LOTTOMANIACI
—Buon dì, Clelia!—Ben giunta…! —Quali nuove?—Il Gualtieri È morto—Quando?—Jeri…. —Ventisei…. qual disgrazia!—A dodici ore…. —Quanti anni avea?—Trentotto…. —Peccato! era un brav'uomo…. Dodici…. ventisei…. bel terno al lotto…!
ARTE NUOVA
Strano vocío dagli ùteri Uscia: «noi siam poeti…. Noi siam dell'arte i genii… Largo agli illustri feti!
Le eccelse vie si sgombrino Alla divina prole! Notte voi siete e báratro, Noi vi rechiamo il sole»
—Iddio vi assista! e plausi, E gloria al mondo avrete; Ma prima, questa grazia Fateci almen: nascete!
ANEDDOTO DA SAGRESTIA
—Desiderasti mai la donna d'altri? È un orribil peccato Diceva al penitente un buon curato. —Io!… la donna degli altri!… qual follia! Cederei volentieri anche la mia.
UOMO FELICE
Di te qual avvi, o Flavio, Uom più felice al mondo? Tu ricco sei, tu nobile, Tu grasso e rubicondo:
Odio giammai nè invidia A te recò molestia; Tu già tre volte sindaco, Tu cavalier, tu…. bestia.
AD UNO SCRITTORE
Il tuo stil, ne convengo, è assai purgato; Pure, ogni volta che i tuoi libri ho letti, Per non cader malato, Purgarmi anch'io dovetti.
BANCHETTO GIORNALISTICO
I giornalisti all'àgape Fraterna convenuti, L'uno all'altro ricambiansi I brindisi e i saluti. L'ire gelose e gli odii In amistà si cangiano…. —Sazio han davver lo stomaco; Fra lor più non si mangiano.
AD UN MAESTRO PLAGIARIO
Con frasi tolte a prestito Tu l'opere componi; Opere invan le intitoli, Non son che operazioni.
IN MORTE DI VITTORIO EMANUELE
Morì Vittorio; al lugubre Annunzio, il popol tutto Segni di immenso lutto Pel Sire estinto diè; E ognun cogli occhi in lacrime S'udia sclamar stupito: «Fenomeno inaudito! «Fu galantuomo e Re!»
AD UN GIORNALISTA
Per le inserzioni—a pagamento La quarta pagina—hai destinata. Perchè da tutti—ripeter sento Ch'è di tue pagine—la men pagata?
TRAVET
Morto (d'inedia forse) È un povero Travet—nè alcun si accorse Del suo morir…. nè v'ha più chi lo nomini; Pure, anch'egli era il Re…. dei galantuomini.
CATTIVO AFFARE
Colla dote della moglie So che i debiti pagasti, Ma sposandoti incontrasti D'ogni debito il maggior.
ONORIFICENZE
Ieri, un calligrafo, Per quel che ho udito, D'equestre titolo Venne insignito; Nessuno in dubbio Vorrà più mettere Che or si proteggano Le belle lettere.
CARATTERI FERMI
—Perchè non paghi i debiti Mutata è la tua sorte, Tutti san che ricchissimo Ti fe' d'un zio la morte.
—S'io pagassi, direbbero Che col cangiar del fato, Come gli stolti sogliono, Anch'io mi son cangiato.
L'ISTRUZIONE OBBLIGATORIA
«Dalla miseria «Consunti siamo» Gridano i popoli: «Pan non abbiamo!» Ed ecco provvido Giunge un decreto: «Chi ha fame nutrasi Coll'alfabeto!»
A CLELIA
Scioglimi un dubbio alfine: Lèvati il falso crine; Vediam se ancor ti resta, O Clelia, un po' di testa!
RÉCLAME
Vogliam raccomandare Il Vero, un pio giornale, Organo, a quel che pare, Del clero liberale; Gratis a chi lo chiede Lo mandan per la posta, E già fin d'or si vede Che vale quel che costa.
CONFORTO
Dalle nuziali soglie Ieri fuggia tua moglie…. E contro Lui ti irriti! E piangi…. e imprechi a Lei! Pensa a quanti mariti D'invidia oggetto sei!
RIPARAZIONI
Era, fa un mese appena, il tuo giornale Organo del partito moderato; Progressista or divenne e liberale…. Ai mantici qualcuno ha riparato?
AL PIÙ ALTO DEI MAESTRI
Maestro: alle tue musiche Crescer dovresti il prezzo…. Col metro misurandoti Formi un maestro e mezzo.
IN MORTE DI UN SINDACO
È morto il Sindaco…. Ahi! fiero evento! Presto! innalzategli Un monumento!…
O del suo genio Nella città Doman più traccia Non resterà.
LA DIVA [23]
Diva è la Patti, e attestanlo I molti suoi miracoli Veramente incredibili E sopranaturali…. Ieri, se il ver narrarono, Il giornalista Gellio Dopo un lustro di proroghe Pagò quattro cambiali.
AD UN PRETE
Rasa la testa, raso Il mento ha don Tomaso; Tutto, quest'uom del cielo, Sul cor serbato ha il pelo.
QUESITO
Membro dell'Accademia, Membro del club artistico, Membro dell'onorevole Consesso giornalistico, Membro al comizio agricolo, Membro dell'Ippodromo…. Che sei tu dunque, o Gabrio? Che sei? Un membro o un uomo?
GLI AVVENIRISTI
I bimbi ai vecchi gridano: «Dell'arte antica voi «Siete le illustri mummie, «E l'avvenir siam noi!»
Nè questi genii in fasce Pensan che l'avvenire Non spetta a ognun che nasce, Ma a chi non dee morire.
IN EXTREMIS
Della morte il pensiero Non mi sgomenta affatto, Già del grande mistero L'esperienza ho fatto; Mai non mi sono accorto Del nulla mio profondo, Pure fui sempre un morto Pria di venir nel mondo.
IL MIO EPITAFFIO
Dicendo mal di tutti, il vero espressi Lassù nel mondo; se parlar potessi, Pietoso passeggier, ora direi Ogni bene di te, ma…. mentirei.