← Table of contents
Libro allegro

L'ISTRUMENTO È L'UOMO

Reading edition

Imitazione di un articolo francese, con varianti ed aggiunte.

Fu detto e ripetuto: «Lo stile è l'uomo.»

Io dico invece: «L'istrumento è l'uomo.»

Ed al proverbio: «dimmi con chi tratti e ti dirò chi sei,» io sostituisco; «dimmi dove soffi, o dove raschi, e ti leggerò la vita.»

Dopo ciò, raccomando ai signori artisti delle orchestre di non sospettare nelle mie osservazioni alcuna intenzione maligna; esse riguardano principalmente i dilettanti, quelli che raschiano un istrumento qualunque per pura convinzione, quelli che si sono messi a pizzicare la chitarra quando studiavano medicina, ovvero ad esercitarsi sul corno, dopo un anno di matrimonio.

__Il Clarinetto.__

Grande raffreddore cerebrale collocato dentro un tubo di legno giallo.

Il clarinetto non è una invenzione del Conservatorio, ma sibbene del destino.

Si diventa callista a forza di studio e di lavoro, ma si nasce clarinettista.

Il Cittadino predestinato al clarinetto ha un'intelligenza quasi ottusa fino all'età di 28 anni, epoca d'incubazione, nella quale egli comincia a risentire nel naso i primi pruriti della sua fatale vocazione.

Allora la sua intelligenza, fino a quel giorno limitata, cessa di svilupparsi: ma l'appendice nasale volendo vendicarsene, prende delle dimensioni piramidali.

A vent'anni egli compera il suo primo clarinetto per 14 franchi, e tre mesi dopo, vien congedato dal padrone di casa. A venticinque anni è ammesso nella musica della Guardia Nazionale.

Egli muore di crepacuore, per avere tre figli che non annunciano veruna disposizione per l'istrumento dov'egli ha soffiato tutta la sua intelligenza.

__Il Trombone.__

Colui che suona il trombone cerca sempre nella compagnia di quest'istrumento l'oblío delle sue pene domestiche, o delle consolazioni ad un amore tradito.

L'uomo che ha imboccato per sei mesi un tubo di metallo, si trova agguerrito contro ogni disinganno.

Di tutte le passioni umane, all'età di cinquant'anni, nulla più resta a lui fuorchè una sete insaziabile.

Più tardi, aspirando al posto di portinaio in un palazzo di persone civili, o alla mano di una donna di udito delicato, tenta di abbandonare il suo stromento; ma il gusto delle note e delle bibite forti gli rimane per tutta la vita. Intrattenendosi coi padroni di casa, o udendo parlare la moglie, verrà sempre il momento in cui egli si lascierà sfuggire dei brr…! brr…! brr…! portando il pugno sinistro alle labbra e simulando colla mano destra l'allungamento e l'accorciamento della pompa.

Dopo aver continuato fino a 78 anni ad eseguire furtivamente sul trombone la grande aria:

Era anch'io di quella schiera Di Venezia anch'io guerrier….

muore di cordoglio perchè l'acquavitaio non volle dargli a credito un bicchierino di grappa.

__L'Accordeon.__

Primo istrumento dei cuori candidi.

L'individuo che esce generalmente dalla classe dei farmacisti, comincia a suonarlo nella retro bottega di suo babbo e continua fino a quindici anni.

A questa età, se non è morto, lascia l'Accordeon per

__L'Harmoniflûte.__

L'Harmoniflûte, per la natura de' suoi monotoni suoni e del suo tremulo piangente, agisce sui nervi di coloro che lo ascoltano e predispone alla malinconia colui che lo suona.

L'Harmoniflûtista è tenero, linfatico, ha gli occhi azzurri, non mangia che carni bianche o farinacei.

Si chiama Oscarre se è uomo, ed Adelaide se appartiene all'altro sesso.

In casa, al Dessert, va in cerca del suo istrumento, e quando gli stomachi sono pieni, cioè quando gli spiriti sono disposti all'allegria, egli vi regala: «Fra poco a me ricovero» oppure il Miserere del Trovatore.

L'Harmoniflûtista piange facilmente. Dopo un esercizio di quindici anni sul suo istrumento, egli si converte in ruscello.

__L'Organo.__

Istromento complicato e maestoso, di indole clericale, destinato, per la sua grande sonorità, a soperchiare le stonature del clero e del popolo.

L'Organista, ordinariamente, è un uomo venuto al mondo colla vocazione di fare molto strepito senza troppo consumo delle proprie forze; un uomo che vuol soffiare più forte degli altri, senza logorare i proprii mantici.

Diviene, a quarant'anni, l'amico intimo del parroco e il membro più influente della fabbriceria. Ripete per cinquant'anni alla Messa ed ai Vesperi gli stessi ritornelli; e frattanto egli impara il latino, e sa a memoria tutte le antifone da vivo e da morto. A cinquant'anni sposa una zitellona devota, raccomandata dal coadiutore della parrocchia.

È buono e mansueto ne' suoi rapporti coniugali, ma alla vigilia di ogni solennità ecclesiastica, ha il difetto di sognare ad alta voce. Alla notte del sabbato santo, è raro ch'egli non svegli la moglie, gridando a tutta voce: ressurexit!—La brava donna si desta di umor lieto per rispondergli col debito cerimoniale: alleluja!

All'età di sessant'anni divien sordo, e allora comincia a credere di suonare perfettamente. A 70 anni muore di cordoglio, perchè il nuovo parroco, in luogo di farlo assidere alla grande mensa coi sacerdoti e coi fabbricieri, lo ha fatto pranzare al tinello, in compagnia del sacrista e del becchino.

__L'Ottavino.__

Lo sciagurato che soccombe all'ottavino non è mai un uomo che goda il perfetto sviluppo delle sue facoltà intellettuali. Egli ha necessariamente il naso appuntito, sposa una donna losca, e muore schiacciato da un omnibus.

L'ottavino è il più fatale di tutti gli istrumenti. Esso esige una coltura ed una conformazione particolare dell'unghia del pollice pei buchi che non devono chiudersi che per metà.

L'ottavinista aggiunge sovente a questa infermità la mania di addomesticare le faine, le tortore ed i porcellini d'India.

__Il Violoncello.__

Per suonare il violoncello bisogna aver le dita lunghe e magre; ma più indispensabile è ancora il portare capelli lunghissimi che voluttuosamente accarezzino il collo grasso del paletot.

Il violoncellista scorgendo in pericolo di incendio la propria moglie ed il proprio violoncello, salverà prima quest'ultimo. Poscia penserà a … lasciar bruciare la moglie.

Parlando del suo strumento, egli lo chiama Violonscello; con ciò non la male ad alcuno, ed egli prova un'estasi voluttuosa.

La sua maggior soddisfazione è quella di far piangere le corde; qualche volta, infatti, egli riesce a far piangere la moglie ed i figli con un regime di sobrietà troppo stretto. Gli avviene anche di far ridere e di far sbadigliare, ma ciò dipende, a suo dire, dagli influssi atmosferici.

Parimente fa esprimere dalle sue corde esaltate tutti i dolori possibili, meno quelli dei suoi uditori e dei suoi creditori.

Il violoncellista si occupa anche di magnetismo; queste due passioni sono quasi sempre inseparabili.

Il carattere malinconico di quest'istrumento porta al misticismo, e il suonatore giunge quasi sempre fino all'invocazione degli spiriti.

Si alza di notte, risveglia la moglie, e le suona in camicia la frase del manzanillo nell'Africana.

Sua moglie si riaddormenta mormorando:

—Come sega!

__Il Contrabasso.__

Un critico-musicista ha chiamato il contrabasso l'Elefante delle orchestre.

Nessun istrumento può infatti rivaleggiare con esso nella ampiezza della mole. Gli è forse per questa ragione che gli uomini alti e stecchiti sono attratti a suonarlo da una irresistibile simpatia.

Applicando il contrabasso all'abdome, un suonatore della famiglia dei merluzzi può illudersi di aver un gran ventre, e un ventre sonoro per giunta.

Il contrabassista tende alla serietà, e si atteggia, nelle riunioni pubbliche e private, da uomo grave e profondo. Parla poco, e prima di esporre la propria opinione, attende che tutti gli altri abbiano finito di discutere. Ama con trasporto il tabacco da naso, e profitta, per assaporare la sua presa, degli intervalli d'aspetto.

Qualche volta numera i detti intervalli ribattendo voluttuosamente sotto le narici il pollice e l'indice ingrommati di tabacco.

È raro che un suonatore di contrabasso rimanga celibe oltre l'età di trent'anni. La moglie lo tiene in gran conto e lo venera credendolo dotato di una energia formidabile. Questa specie di venerazione ella suol anche riportarla sullo strumento, ch'ella pone a giacersi nelle assenze del marito, al lato deserto del talamo. In tali casi, destandosi la notte, ella da un pizzico alle corde e poi brontola: «meno male! questi almeno, se lo tocco, grugnisce…. Ma lui…. mio marito…. dà mai segno di comprendermi?»

__L'Arpa.__

Stromento ascetico, già suonato dal Re Davide con irresistibile successo. Serve di accompagnamento obbligatorio ai canti celesti.

L'arpista nasce cogli istinti del gatto, ma all'età di dieci anni fa voto di castità. Si nutre di vermicelli al brodo e, all'estate, di lattuche. Ammesso a far parte di una orchestra, si innamora platonicamente della prima donna contralto, nella cui voce ermafrodita gli par di sentire il canto degli angioli.

Dato ch'ei prenda moglie, usa con essa celestialmente. In casa suona di rado, ma quando ciò gli avvenga, si pone in capo una corona d'oro e si figura di essere il Re Davide. La moglie, ordinariamente, lo regala di altre corone meno splendide.

Oggidì, nelle orchestre, il posto dei Re Davidi venne usurpato dalle Bersabee, le quali pizzicano più leggermente, ottenendo degli effetti più omogenei; a venticinque anni muoiono consunte d'amore pel primo flauto.

__Il Timpano.__

Un testone di legno e di pelle, ripieno d'aria e di sinistri presagi. Il rullo dei timpani serve nel melodramma ad annunziare l'arrivo di un personaggio fatale, che il più delle volte suol essere un marito becco. Qualche volta il suo funereo brontolío serve a descrivere il silenzio, o la intima disperazione di una prima donna colta in flagrante adulterio.

Il timpanista è un uomo serio, compreso della sua alta missione drammatica; ma sa dissimulare il proprio orgoglio, dormendo sul proprio strumento quando gli altri suonatori fanno il maggior strepito.—Egli incarica il più prossimo de' suoi colleghi di orchestra di svegliarlo a tempo debito.

Al destarsi, afferra i due battenti e percuote; ma quando il vicino si dimentica di svegliarlo, egli prolunga i suoi sonni fino al calar del sipario. Allora, si riscuote, si accorge che l'opera è finita, si stropiccia gli occhi; e se avviene che il direttore di orchestra lo rimproveri di aver mancato all'attacco, risponde, crollando le spalle: «tanto, anche senza i miei rulli, il tenore è morto lo stesso…. Rullo più, rullo meno, così la deve finire!»

__Gran Cassa.__

Inutile parlarne.—È lo strumento dell'epoca; e Ministri, Deputati, Scienziati, Poeti, Parrucchieri, Cavadenti hanno imparato a suonarlo per eccellenza… Le cretine moltitudini accorreranno sempre al richiamo del poum!… poum!… e avrà sempre ragione chi batterà più forte.

Explore with AITake your curiosity a little further.

Reading settings